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Yéle Haiti chiede aiuto

Wyclef Jean HaitiCarissimi,
Questa settimana torniamo a parlare di Haiti. Come sapete abbiamo seguito questo sfortunato paese gia' con due cacao del sabato, una volta parlando di un suo illustre rappresentante, Wyclef Jean, e della casa discografica che stava costruendo dal basso tramite internet (http://www.jacopofo.com/wyclef-jean-guerrieri-musica-case-discografiche-mp3-cd-album) e un'altra volta per chiedervi di aiutarci a raccogliere fondi per Yele, un'organizzazione haitiana fondata dallo stesso Wyclef Jean che portava aiuti immediati e concreti alla popolazione della penisola martoriata dal terremoto.
La situazione ad oggi e' quantomeno drammatica.
A distanza di sei mesi da quel terribile giorno i paesi che si sono fatti carico dell’onere di donare ingenti somme di denaro in aiuto di Haiti per ora hanno donato solamente il 10% di quello che hanno promesso, eccezion fatta per il Brasile che ha versato 55 milioni di dollari, e il Venezuela che ha quasi raggiunto la sua quota e continua a inviare aiuti umanitari.
L’11 luglio scorso l’ex presidente americano Bill Clinton, co-presidente della Commissione interim per la ricostruzione di Haiti (IHRC), denunciava il mancato assolvimento di queste promesse da parte di paesi e istituzioni come Usa, Giappone, Spagna, Francia, Norvegia, Ue, Banca dello sviluppo interamericano e Banca mondiale.
Un altro paese, oltre al Brasile e il Venezuela, in prima linea per la cancellazione del debito internazionale di Haiti e' il Canada, che oltre ad aver cancellato il debito estero che Haiti ha nei suoi confronti, ha promesso di versare 400 milioni di dollari a sostegno del Piano di Azione per Haiti dopo averne versati 33 per estinguerne il debito con le banche di sviluppo internazionali.
Ma al di la' di quello che puo' fare la comunita' internazionale aiutare Haiti vuole anche dire dare la possibilita' ad Haiti stessa di risorgere. Dare la possibilita' agli haitiani di costruire la loro Haiti, di coltivare la loro terra, di costruire le loro case, di creare l'Haiti degli haitiani.
Ed e' esattamente quello che sta cercando di fare Yele, che oltre a distribuire acqua e viveri per i bisogni immediati sta anche distribuendo sementi per coltivare i campi, preparando nuovi siti per la ricostruzione, organizzando comunita' e cooperative di lavoro con l'utilizzo del sistema del microcredito.
Aiutiamo Yele' e Wyclef Jean in questa impresa, con le nostre piccole cose: basta una donazione, potete trovare come fare su www.yele.org. Grazie.

Traduciamo e riportiamo un articolo del cantante hip hop pubblicato dalla CNN. Buona lettura.

Nei sei mesi da quando un terremoto ha devastato la mia terra, Haiti, il 12 gennaio, ho lavorato con mia moglie, Claudinette, e con Yele Haiti, l'organizzazione che ho fondato piu' di cinque anni fa, per cercare di porre rimedio alle condizioni terribili in cui vive la mia gente.
Ogni volta che torno, mi auguro che le cose siano migliorate e lo sono, ma solo un po' e non e' mai abbastanza. Dobbiamo continuare a sperare, per l'amor di Haiti, che il mondo non si dimentichi di quanto aiuto sia ancora necessario.
Per il popolo di Haiti, che ha cosi' poco, sono una gioia anche le cose piu' piccole. Nei pacchetti che distribuiamo, per esempio, le donne che vivono nelle tendopoli sono felici di trovare le torce windup (ricaricabili a manovella). Un oggetto che per noi ha poco valore, ma senz'altro avrete letto che alcune donne sono state assalite, stuprate o rapite nei campi di notte, ecco che queste torce permettono loro di non dover girare al buio nei campi di notte. Ecco che le torce illuminano il loro cammino e anche i loro visi quando le ricevono!
Naturalmente, sappiamo che c'e' molto altro da fare per garantire la sicurezza di tutte le donne e bambini.
Le aziende che ci forniranno case con porte che si chiudono contribuiranno a migliorare le condizioni economiche delle persone cosicche' i disperati non abbiano la necessita' di ricorrere al crimine e alla violenza... ma per ora la semplice torcia che si ricarica a mano da' qualche speranza a queste donne.
Pensate solo all'ondata di caldo che ha colpito la costa orientale degli USA in questi giorni, le temperature hanno superato i 38 gradi. Questa e' la temperatura normale in estate ad Haiti dove ci sono 1,2 milioni di persone che non hanno casa, che vivono nelle tendopoli, senza abbastanza cibo e acqua, con appena un riparo dal sole e senz'altro senza aria condizionata.
Pensate a questo e cosi' non vi sara' difficile capire perche' la gente e' cosi' felice di ricevere cose che altri danno per scontato avere: pacchi soccorso con pochi vestiti, oggetti di pronto soccorso, scarpe, alimenti in scatola e acqua.
Yele porta fino a 36.000 litri di acqua filtrata al giorno alle tendopoli, con una flotta di 14 camion cisterna. Portando l'acqua tutti i giorni abbiamo aiutato 7.200 famiglie che cosi' hanno potuto avere la gioia di cucinare un po' di cibo o di lavare i piatti, E abbiamo distribuito acqua potabile, inizialmente in bottiglia, ora in singoli sacchetti da 0,3 litri, piu' piccoli e quindi piu' facili da trasportare. Anche in questo caso sono le piccole cose che possono fare la differenza.
Ma vogliamo dare agli haitiani di piu'. Vogliamo che non debbano essere felici solo con una piccola torcia, quando in realta' cio' di cui hanno bisogno e' una casa che li metta al sicuro. Vogliamo che non debbano essere grati di avere l'acqua di cui necessitano quando quello di cui hanno bisogno e' migliori condizioni di vita con una fonte di acqua vicina alla loro casa. Ecco perche' Yele sta organizzando e raccogliendo fondi per la costruzione di case per i residenti delle tendopoli, dove ci sia anche una scuola, latrine, docce e una fonte d'acqua per ogni piccolo gruppo di case.
Vogliamo che il popolo di Haiti, per poter sognare in grande, non debba accontentarsi del minimo per tirare avanti. La loro gioia e gratitudine sono il carburante per i nostri sforzi. Perche' vogliamo portare loro un po' di sollievo che non hanno da quando il terremoto li ha colpiti sei mesi fa, e vogliamo combattere per loro, perche' il mondo sappia che meritano di vivere meglio che nelle condizioni disastrose in cui sono causate da circostanze al di fuori del loro controllo.
Tutti i nostri piccoli sforzi, le nostre piccole cose, una dopo l'altra, possono portare a grandi cambiamenti. Quindi cerchiamo di apprezzare le piccole cose, come gli haitiani fanno, ma cerchiamo di fare grandi miglioramenti per queste grandi persone.


Berlusconi non sa nulla del Punto G.

La sinistra, la ciulatina di Berlusconi con la cameriera e i muscoli pelvici.

(Dal blog di Jacopo su il Fatto Quotidiano)

Come fa l’amore Silvio? In maniera patetica. Ecco le prove. Il suo livello di conoscenza dei misteri del sesso è fermo a quello di un adolescente che ha frequentato i corsi di educazione sessuale della Gelmini. Tragico.
E’ tanto che lo tengo d’occhio e annoto.
Il primo campanello d’allarme mi è suonato ascoltando le registrazioni della notte brava con la D’Addario.
Allora, riflettiamo sulla scena: tu sei lì nel lettone che ti ha regalato Putin, con una ragazza dalle curve portentose, e lei ti dice che non ha raggiunto l’acme del piacere. E tu cosa le dici? Silvio le consiglia di esercitarsi un po’ di più da sola. Un vero principe. Già questo mi fece intravedere una logica erotica un po’ calcistica: se non sei bravo nei calci di rigore tocca che ti eserciti.
Lungi da lui pensare che ci siano magari anche questioni psicologiche, emozionali, sentimentali. Il panorama erotico del presidente, la sua visione del desiderio, è un deserto dei tartari. Il nulla per centinaia di chilometri.
Se fosse un uomo di mondo, un vero amante delle donne, avrebbe potuto dire alla D’Addario ben altro. Ad esempio chiederle se c’erano situazioni nelle quali provava un maggior trasporto. Cercare di farle comprendere che solo se c’è un abbandono mentale profondo scattano i meccanismi dell’ascolto delle sensazioni corporee e quindi si può innescare la meravigliosa spirale del piacere.
Se poi il Presidente avesse proprio voluto entrare nel tecnico avrebbe potuto spiegare alla D’Addario che esiste anche un nesso tra tensione muscolare e piacere sessuale. Come scoprì il dottor Kegel, già nel 1936, esiste un collegamento stretto tra frigidità femminile e tono muscolare dell’area. Secondo alcune ricerche circa il 50% delle donne occidentali ha un tono muscolare insufficiente. Il sesso, culturalmente negato viene dimenticato anche muscolarmente. La muscolatura si atrofizza e anche la sensibilità al piacere diminuisce. Il dottor Kegel dimostrò che le donne frigide possono recuperare la capacità orgasmica imparando a considerare il sesso in modo positivo e rieducando al movimento la muscolatura pelvica.
Si tratta di esercizi molto semplici. Il primo passo è individuare il muscolo pubococcigeo che è quello che tutti usiamo, anche i maschi, se facendo pipì blocchiamo il flusso delle orine.
Esercitare questo muscolo è facile. Basta contrarlo per circa 5 secondi e rilassarlo per 15. Questo esercizio NON va eseguito facendo pipì. L’esempio serviva solo per identificare il muscolo.
Poi Silvio avrebbe potuto continuare ad aiutare la D’Addario a superare il suo problema di insensibilità spiegandole anche che tonificando il cosiddetto pavimento pelvico, si ottiene anche di rendere sensibile un’area che si trova tra l’interno dell’osso pubico e la parete superiore del sesso femminile, a circa 3,5 cm di profondità. Quest’area è il Punto G e finalmente si è provato che esiste veramente. Abbiamo le foto realizzate dal Professor Jannini dell’Università dell’Aquila, risultato che è stato applaudito da tutti i più grandi sessuologi del mondo.
Proprio il fatto che le donne che non muovono i muscoli pelvici hanno quell’area atrofizzata ha reso così complesso dimostrare l’esistenza di questo punto orgasmico.
Infine Berlusconi avrebbe potuto spiegare alla D’Addario che anche la parte emotiva è essenziale e che se lei continua a accoppiarsi con vecchi babbioni economicamente e politicamente molto potenti, non può pretendere anche di essere travolta dal trasporto emotivo indispensabile per una piena soddisfazione.

 

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Intercettate questo!

“Le parole che non vogliono farti sentire”, di Saverio Tommasi.
Una raccolta delle migliori intercettazioni telefoniche dal 1983 ad oggi.
Lodevole lo scopo di Tommasi: “L'obiettivo e' quello di fare comprendere a tutti la loro importanza, con il fine di impedire al governo in carica di varare una legge pesantemente restrittiva rispetto al loro utilizzo, indispensabile per la ricerca delle prove e dei colpevoli”.
“Da Berlusconi a Dell'Utri, passando per Vittorio Mangano e la D'Addario. Da Fassino a Consorte, da Moggi ai poliziotti in servizio al G8 di Genova. Ci sono tutte.”
Il libro e' gratuitamente scaricabile in formato pdf  dal sito http://www.saveriotommasi.it/blog/intercettazioni/ .


L’italiano ne ha pieni i coglioni della destra e della sinistra!

Nei sondaggi di Repubblica sul gradimento di politici e partiti, Berlusconi arretra ma arretrano anche PD e Di Pietro.
Nel giro di 11 mesi Berlusconi ha perso 8 punti passando dal 49% di consenso al 41%. Il suo governo sta al 37%.
Il Partito Democratico stava al 32% a settembre 2009, era salito al 41% a novembre, ora e' arretrato al 34%.
A settembre 2009 l’IDV raccoglieva un gradimento del 43% fino ad oggi ha perso 7 punti e sta al 36%. Perdita di due punti per Udc, stazionaria la Lega.
(http://www.repubblica.it/statickpm3/rep-locali/repubblica/speciale/2010/sondaggi_ipr/fiducia_governo_giugno.html?ref=HREC1-3)

Il che vuol dire che nessun partito riesce oggi ad aumentare il proprio consenso.
Siamo in una specie di melma. Cresce il numero dei cittadini che sono esasperati e non vedono una via d’uscita.

E la situazione non potrebbe essere diversa.
E’ ormai evidente che l’opposizione e' affetta da una serie di malanni che non la rendono abbastanza diversa dalla Banda Bassotti.

Ad esempio, il PD continua a candidare personaggi di dubbia moralita'. Non vogliono proprio capire che per il popolo della sinistra e' un’azione disgustosa.

Poi e' sempre piu' evidente che la strategia complessiva dell’opposizione parlamentare ed extraparlamentare contro il Governo del Conflitto di Interessi e' perdente.

Come si batte Mister B?
Con un bel corteo?!?
Con un bel referendum? (Quanti ne abbiamo gia' persi? 23 o 24? Ho perso il conto…)

Nell’ansia di attaccare il presidente del Consiglio italiano piu' inquisito degli ultimi 2.000 anni, si arriva poi a sostenere il malaffare.
E’ il caso della giusta protesta contro i tagli alla cultura.
E’ orrendo che si tagli il denaro destinato a un’area essenziale per la crescita del nostro Paese.
Ma come e' possibile chiedere al popolo della sinistra di difendere un sistema di finanziamenti che favorisce le baronie?
Da sempre in Italia i finanziamenti alla cultura sono stati uno strumento di potere e camurria. Spettacoli faraonici costati centinaia di migliaia di euro e poi visti da qualche centinaio di spettatori.
Teatri Stabili che si scambiano gli spettacoli in un girotondo che serve a “fare serate” per incassare lauti premi ministeriali.
Un sistema burocratico che rende quasi impossibile a chi non e' AMICO di arrivare a incassare un solo euro.

Ma poi, perche' finanziare spettacoli che interessano solo a un pubblico ristrettissimo?
Non si dovrebbe investire per diffondere la cultura?

Ieri sera sono andato a vedere il saggio di ginnastica ritmica di mia figlia. Qui in provincia di Perugia ci sono tantissime scuole che si riuniscono per dar vita a spettacoli di danza con piu' di 100 ragazzine per volta. Sono scuole di paese, frequentate da ragazze figlie di operai, impiegati, artigiani, contadini.
C’erano almeno mille genitori a vedere lo spettacolo.
E valeva proprio la pena. Le scuole, aiutate dai genitori, hanno prodotto costumi e coreografie notevoli. Hanno messo in scena “Il re leone”.
Credo che la maggioranza del pubblico presente non sia mai stata in un teatro vero.
Peccato che lo spettacolo si svolgesse in una palestra, senza un’illuminazione e un’acustica decenti.
Ma queste scuole popolari sono disprezzate dai baroni della cultura e non ricevono un solo euro di sostegno pubblico.
I teatri finanziati con i nostri soldi non offrono la possibilita' di rappresentare gli spettacoli sopra un palcoscenico vero e attrezzato. I teatri stanno chiusi piuttosto che dare spazio a pezzenti che non hanno mai preso un premio o ottenuto una recensione.
Se avessero un minimo di sostegno queste iniziative potrebbero compiere grandi salti di qualita'. Da questo punto di vista la cultura e lo sport sono simili. Se voglio avere molti calciatori devo organizzare molte squadre di calcio per bambini. Se voglio ottenere vivacita' culturale devo investire a livello di massa dando possibilita' a centinaia di migliaia di dilettanti.
Sono stato in Danimarca dove ho scoperto che la' lo Stato investe cifre enormi proprio per sviluppare queste attivita' di base. I gruppi “amatoriali” hanno spazi di ogni genere a cifre irrisorie. Non solo teatri veri ma laboratori favolosi dove ci sono tutti i tipi di attrezzature, e anche artigiani in grado di aiutare le persone alle prime armi. Ci sono centri multidisciplinari super attrezzati in tutti i quartieri e perfino nei paesini.
E appena un gruppo teatrale raggiunge un minimo di qualita', ha a disposizione circuiti eccellenti dove cimentarsi di fronte a un pubblico. E incassare. Ad esempio, ogni scuola, dalle elementari in su, paga piccoli gruppi che rappresentano spettacoli per gli studenti.
Vedere spettacoli teatrali e di danza fa parte integrante del programma scolastico.

Insomma, il sistema di finanziamenti pubblici pelosi alla cultura, nato dall’inciucio tra destra e sinistra, fa schifo. Non me la sento proprio di impegnarmi per difenderlo.
Non si puo' difendere un sistema marcio e corrotto solo perche' una cacca e' meglio di niente.
E non si puo' pensare di fare un’opposizione vera se non si ha il coraggio di proporre il totale ripensamento del sistema.
La crisi italiana e' di sistema.


Cacao Resistenza e Informazione Alternativa: Alfredo Gasponi

Carissimi questa settimana ci occupiamo di una questione di cui pochi parlano e che puo' sembrare marginale o riguardante solo una persona, ma ci sembra importante mettervi a conoscenza di questo fatto in quanto risponde a quanti affermano che la questione della censura, delle corporazioni intoccabili, piu' semplicemente dell'informazione in Italia non esiste, o riguarda solo quei giornalisti come Travaglio, Gomez, Santoro che sono sempre li' a rompere le scatole...
Qui raccontiamo la storia di Alfredo Gasponi, giornalista collaboratore (articolo 2) del Messaggero che si occupa da anni di critica musicale e che ha solo avuto la sfortuna di avere imposto dalla redazione del quotidiano un titolo che l'ha messo nei guai, una storia assurda che colpisce una persona che ha sempre fatto onestamente il suo lavoro e che con una condanna al pagamento di 500mila euro si trova ad aver pignorata la casa.
La storia la lasciamo raccontare a Dario della Porta, professore di storia ed estetica musicale al Conservatorio dell'Aquila.

La storia di Gasponi fa il paio con un'altra raccontata in questi giorni su Cacao: quella riguardante il sindaco di Camigliano (CE) Vincenzo Cenname. Per leggere l'articolo clicca qui

Gasponi, la giustizia e lo Zen
Antefatto: Alfredo Gasponi e' un critico musicale del quotidiano il Messaggero condannato da un Tribunale a pagare un risarcimento di 500.000 euro a favore dei musicisti dell'orchestra Santa Cecilia (e 2.500.000 euro il Messaggero) in quanto lesi nell'onore dal titolo dell'articolo pubblicato nel 1996 che sintetizzava un parere critico di W. Sawallisch sui musicisti della prestigiosa orchestra.
L'oggetto della denuncia (come si legge nell'articolo qui sotto) e' soprattutto legato ai titoli considerati diffamatori dall'Accademia di Santa Cecilia. Titoli e sottotitoli di cui non e' autore Gasponi.

Articolo Alfredo Gasponi

Ho esaminato il testo delle due sentenze - in primo grado e in appello - che condannano il critico musicale del “Messaggero” Alfredo Gasponi a pagare mezzo milione di euro all'orchestra di S. Cecilia per aver intervistato un illustre direttore d'orchestra, Wolfgang Sawallisch, e aver riportato alcune opinioni del Maestro sull'orchestra stessa. Le stesse sentenze erano state distribuite ai giornalisti intervenuti alla conferenza presso l'Associazione Stampa Romana il 6 aprile scorso, riunita  allo scopo di discutere questo grave caso; per cui, molti passaggi importanti del testo mi erano gia' noti in quanto gia' stati citati in diversi articoli pubblicati su questa vicenda. La quale e' semplicemente kafkiana. Luogo comune, lo so, ma bisogna rassegnarsi ai luoghi comuni quando questi sono i piu' atti a esprimere la realta'. La vicenda e' lontana - inizia nel 1996 - ma ora e' giunta a un nodo preoccupante e cruciale. La lettura integrale ha confermato l'idea che mi ero gia' fatta sulla questione, che vorrei qui approfondire. L'interpretazione avverra' a lume di buon senso: non sono un giurista. Premesso che sia l'articolo incriminato - una intervista, per l'esattezza - che una lettera di Sawallisch, la quale totalmente discolpa Gasponi, sono pubblicati in facsimile nella pagina di Facebook “Solidarieta' ad Alfredo Gasponi” (http://www.facebook.com/group.php?gid=112023232151747), vediamo come le sentenze le hanno interpretate.

La prima cosa da dire e' ormai arcinota: Gasponi e' si' l'autore dell'intervista a Wolfgang Sawallisch, ma non del titolo di essa (“Sawallisch, allegro non troppo”), ne' del sottotitolo (“Il Maestro: l'orchestra di S. Cecilia non e' all'altezza del suo ruolo”) e men che meno del titolo di richiamo in prima pagina, quel fatale “A S. Cecilia non sanno suonare”, pensiero che Sawallisch non ha mai espresso in questi rozzi termini, e che infatti non compare nell'intervista interna. Gasponi e' da decenni legato al “Messaggero” da un tipo di contratto di collaborazione esterna, detto Articolo 2, che per la sua stessa tipologia lo tiene lontano dalla creazione dei titoli e da tutto cio' che riguarda il cosiddetto desk, che e' compito dei redattori; nel caso poi della prima pagina, di redattori d'alto rango.

Cio' nonostante, i titoli sono la vera pietra dello scandalo, in questo caso. Gli orchestrali stessi lamentavano che “dal tenore dei titoli e dei sottotitoli appariva che la critica, del tutto generica, si dovesse riferire proprio ai professori di musica rientranti nella pianta stabile dell'orchestra”. La, critica, pero', generica o specifica che sia stata, veniva da Sawallisch, e non da Gasponi che l'ha solo riportata. E i presunti offesi pretendono di desumerla “dal tenore di titoli e sottotitoli”, a quanto pare, e non dal testo. Meno male che la sentenza denota una visione meno ristretta, poiche' afferma: “Nella valutazione degli articoli occorre procedere a un esame globale, tenendo conto non solo delle singole espressioni letterali usate ma anche del complesso dell'informazione, rappresentato dal testo, dal titolo e dalle immagini e dal modo di presentazione e piu' in generale del linguaggio usato dall'autore”. Solo che tale valutazione globale finisce per accusare, incredibilmente, il giornalista. Vediamo come: la sentenza di primo grado (confermata in appello) recita: “in ordine al tenore dell'articolo deve rilevarsi la falsita' del contenuto specifico del titolo e del sottotitolo”. Giusto. In effetti il titolo, quello di prima pagina, e' certamente censurabile: eccessivo, molto forzato, un commentaccio da foyer, su questo sono stati tutti d'accordo. Una recente sentenza della Corte di Strasburgo ammetterebbe anche i titoli forzati; il che ci riguarderebbe se in questo caso Gasponi fosse l'autore dei titoli, ma non lo e', e come si e' detto, neppure poteva esserlo.

Andiamo avanti con le sentenze, che ora hanno doppiato il periglioso capo dei titoli e sottotitoli e navigano attraverso la valutazione globale: “Come rilevato dalla Suprema Corte, il giornalista ha l'obbligo di controllare la verita' della notizia, non potendosi 'supinamente' adagiare a riferimenti a dichiarazioni di terzi e a notizie riportate da altre fonti”. Belle e giuste parole, ma non vedo il nesso col caso in questione. Terzi? Quali terzi? Quali altre fonti? La fonte di Gasponi e' Sawallisch, parleranno mica di lui? Si direbbe che qui si stia trattando di chiacchiere di pianerottolo, di pettegolezzi orecchiati mentre si sta dal barbiere e poi riportati con finalita' maliziose. Invece si tratta una normale intervista rilasciata da uno dei massimi direttori d'orchestra viventi a un giornalista di un quotidiano di ampia diffusione: una intervista di cui esiste il nastro magnetico registrato, e a proposito della quale il Maestro stesso ha dichiarato che riportava senza travisamenti le sue parole e il suo pensiero, e che l'intervistatore “ha scritto la verita'” (sic). Sawallisch  ha affermato questo in una lettera autografa, scritta nel suo impeccabile italiano, riprodotta nella pagina di Facebook sopra citata,  e che gia' e' stata pubblicata su un quotidiano nello scorso aprile. Dov'e' quindi che Gasponi si sarebbe “supinamente” adagiato? Quali altre fonti avrebbe dovuto controllare, oltre alle parole dell'intervistato, parole che aveva il dovere di riportare? Oltretutto, a voler parlare di “altre fonti”, nella stessa pagina dell'intervista, molto correttamente, Gasponi da' la parola sull'argomento a due membri dell'orchestra e allo stesso presidente di S. Cecilia. 
Sembrerebbe proprio che la  lettera di Sawallisch tagli la testa al toro, unitamente alla non responsabilita' di Gasponi riguardo ai titoli. Eppure, entrambe le questioni sembrano essere state del tutto ignorate, per motivi che non mi so spiegare.

Andiamo avanti col testo della prima sentenza, che cosi' prosegue: “Nel caso e' proprio questo il comportamento tenuto dal compilatore dell'articolo, il quale ha riferito all'orchestra stabile di S. Cecilia appunto quel giudizio che al contrario lo Sawallisch aveva invece riferito alla composizione specifica con gli elementi aggiunti nel corso dei concerti tenuti il 10, 11 e 12 marzo 1996”. Il Maestro dichiara nero su bianco che Gasponi ha riportato fedelmente il suo pensiero, ma qualcuno sembra conoscere meglio di Sawallisch il pensiero di Sawallisch. La sentenza di appello conferma: il Maestro “non aveva stigmatizzato le capacita' dell'intero complesso orchestrale, ma solo quello degli elementi esterni aggiunti di volta in volta per integrarne l'organico”. Come se fossero due complessi diversi, due entita' distinte, insomma. Nell'intervista pero' si legge la seguente frase: “Si tratta di pezzi tecnicamente difficili - spiega Sawallisch - ma un'orchestra come quella di S. Cecilia dovrebbe eseguirli senza troppi problemi. Purtroppo cosi' non e'”. Il Maestro quindi parla di  “un'orchestra”: non de “gli aggiunti di un'orchestra”. E' questa, del resto, una esemplificazione molto ben fondata, oltre che di uso comunissimo: se la tale squadra di calcio, anche gloriosa,  perde una partita perche' imbottita di riserve di modesto livello, cosa si dira'? Che ha perso la tale squadra, o che hanno perso le riserve? Se la Ferrari perde un Gran Premio per colpa di un componente meccanico difettoso, il dato di fatto sara' che ha perso la Ferrari, o il componente meccanico? E cosi' via. Certo, sara' piu' che doveroso spiegare i motivi della loro modesta performance, ma del resto questo e' stato fatto anche nell'intervista incriminata.

D'altronde, come sa chiunque abbia assistito a qualche concerto sinfonico in vita sua, non e' per nulla facile scindere, fra decine e decine di persone che suonano assieme, l'esito ottenuto dagli aggiunti da quello degli strumentisti in pianta stabile. Tanto piu' se gli aggiunti sono una trentina: nel caso in questione, il quaranta per cento circa dell'intera compagine. Per di piu', bisognerebbe sapere quanti e quali sono gli uni e quali gli altri. L'orchestra, tanto per il direttore nel momento in cui sale sul podio alla prima prova, quanto per il pubblico che ascolta l'esecuzione al concerto, e' un tutto unico. Mi viene  in mente un aneddoto letto molti anni fa in un libro Adelphi, “101 storie Zen”. La storia del giovane Toyo e del suo maestro  Mokurai: “Tu puoi sentire il suono di due mani quando battono l'una contro l'altra” disse Mokurai. “Ora mostrami il suono di una sola mano”. Era questo che veniva richiesto a Sawallisch, o a Gasponi?  Lo Zen e la giustizia, un bell'argomento di riflessione...

Ecco una vera bizzarria: all'interno di una compagine, l'orchestra, che fin dalle sue origini tende alla massima coesione e che anche in base a questa coesione va ed e' giudicata, si pretende che a priori venga distinto questo da quello. Per contro, si vuole che venga  considerato come creazione unitaria con un unico responsabile (fin nell'impaginazione! come si legge nella sentenza di appello) un articolo di giornale che per sua natura (e in qualche caso per legge) e' frutto di mani diverse, che hanno mansioni e responsabilita' diverse.

Frattanto, un corretto professionista  e' in attesa che gli pignorino la casa e il suo contenuto. Per un titolo che non ha scritto, e per aver riportato correttamente le parole di un intervistato. Con tanto di dichiarazione scritta dell'intervistato stesso. Togliamo per un attimo questo episodio dal contesto in cui e' nato, vale a dire quello della cosiddetta “musica classica”. Esaminiamone l'ossatura, che si riduce al seguente schema: il giornalista A intervista il soggetto B, ne riferisce correttamente le dichiarazioni, e viene condannato.
Oggi accade in ambito musicale, e domani?
Ricordiamoci che un precedente e' un precedente, in qualunque ambito avvenga.

Dario della Porta


La fine del mondo e' adesso! Altro che 2012!!!

In questi giorni ho avuto la febbre, e le notizie dei tg mi arrivavano attraverso una nebbia sciropposa. Mi sembrava tutto irreale, impossibile.
Poi mi sono ripreso e mi sono reso conto che non ero in preda ad allucinazioni febbricitanti. E’ proprio cosi'!
Mentre il vulcano islandese erutta cenere sull’Europa, il pozzo di petrolio nell’oceano continua a eruttare oro nero. I petrolieri hanno ammesso che non hanno la piu' pallida idea di cosa fare. La BP ha pubblicato un appello: cercano qualcuno che abbia un’idea per fermare il disastro.
Forse ci butteranno una bomba atomica. Forse due.
La Grecia crolla, le borse crollano. Ci sono ancora in giro titoli tossici per un valore spaventoso. Il sistema bancario mondiale si rivela una truffa colossale. E dire colossale e' poco.
Si inizia a parlare di crisi endemica.
Intanto in Italia pare si siano scoperchiati i tombini dell’inferno: la nuova tangentopoli e' entrata in una fase di iper-accelerazione supersonica. Si scoprono liste spaventose di lavoretti realizzati dalla cricca Anemone a centinaia di alti papaveri della politica e dell’amministrazione pubblica.
Un amico notaio mi ha detto che ormai e' di rito che l’acquirente di una casa, al momento di pagare, domandi al notaio con un sorrisetto: ”Arriva adesso quello che mi paga meta' della casa?”
Un tormentone. Su Facebook puoi scaricare un’applicazione che ti avvisa quando qualcuno ti compra una casa a tua insaputa.
Berlusconi vacilla e per la prima volta in 20 anni non tira fuori la storia dei giudici comunisti. Ha detto che le indagini le fa lui. Personalmente. Guardera' i sospettati negli occhi e chiedera': “Sei tu onesto al cento per cento?!?”
Cioe' non so se hai presente Berlusconi quando fa gli occhi da pazzo… Nessuno puo' mentirgli!

E poi ci sono alcuni giornalisti che insinuano che sta per arrivare una bomba ancora piu' grossa.
Piu' grossa di cosi'?
Cosa c’e' di piu' grosso di cosi'?
Vuoi vedere che qualcuno e' veramente riuscito a vendere il Colosseo ai giapponesi e la settimana prossima arrivano con gli elicotteri e se lo portano via?

E anche dalle parti di Dio non se la passano bene. Sentenza dopo sentenza il conto dei preti pedofili diventa sempre piu' salato. Tra poco dovranno vendersi la tiara papale.
Il solito sceicco si e' gia' offerto di comprare la Cappella Sistina.

Non mi risulta che ci sia mai stato un momento simile. Un crogiolo di coincidenze pazzesche. Sincronicita' impossibili.

Una caratteristica e' comune a tutti questi eventi epocali.
I petrolieri hanno fatto finta di avere sotto controllo i pozzi di petrolio e non era vero.
I banchieri hanno fatto finta di gestire un sistema finanziario onesto e non era vero.
I preti hanno fatto finta che le chiese fossero luoghi sicuri per i bambini, e non era vero.
Berlusconi ha detto che non c’era la crisi e che nel suo partito c’erano solo persone oneste e non era vero.

 


Europa7 ha vinto!

 

(L’hai sentito dire tu?)

Europa7 Televisioni Di<br />
StefanoInternet e' grande: le notizie fanno prima ad arrivare su Wikipedia che sui quotidiani. In televisione non ci passano proprio.
Ho letto sull’enciclopedia piu' letta del mondo:
“L'8 aprile 2010 e' stata risolta definitivamente la disputa: per integrare la copertura del canale 8 in banda VHF, il Ministero ha deciso di assegnare dei canali ulteriori….”
Su Cacao l’avevamo scritto perche' siamo bravi…
Ma il testo continua spiegando che da giugno partira' questo nuovo network digitale con svariati canali ad altissima qualita'.
Cioe' ci sara' proprio un decoder di Europa7. Un decoder interattivo con un super HD che a confronto quello di Sky e' un ferro da stiro a carbonella.
6 canali, 5 a pagamento, con film, eventi e sport, uno free di informazione.
E’ diventato quindi di pubblico dominio uno dei segreti meglio custoditi dopo l’ubicazione esatta del Santo Graal.
Non potevo dirtelo prima perche' senno' poi dovevo venire a casa tua a ucciderti personalmente. E odio viaggiare.
Se i brontosauri se ne fossero accorti per tempo avrebbero scatenato i lanzichenecchi. Invece ormai le navi cariche di decoder sono giunte nel porto di Ostia e stanno risalendo il Tevere a bordo di carri armati anfibi fabbricati a Latina in una fabbrica truccata da salumificio.
Di Stefano, dopo 11 anni di guerra contro una truffa incredibile e' pronto. Ha lottato strenuamente contro un inciucio tra Berlusconi e D’Alema, con l’appoggio esterno di Bertinotti, che ha fatto si' che si negassero a lui 2 reti tv nazionali mentre continuava a trasmettere Rete4 che non ne aveva il diritto.

Quindi ora, se il cielo non ci cade in testa, avremo il piacere di vedere uno che non si e' piegato alla Casta, che inizia a poter agire senza le manette ai polsi.

 

Da anni sosteniamo la battaglia di Di Stefano.
Da quando lo incontrai nel maggio 2003 e mi racconto' la sua storia, dalle nove di sera all’una di notte.
La controinformazione non voleva parlare di lui perche' era un imprenditore. E si sa gli imprenditori sono tutti capitalisti, i capitalisti sono tutti cattivi e le bionde naturali non esistono veramente. Sono solo uno spot.
Vecchie logiche da socialismo distruttivo.
Con mio padre e mia madre scrivemmo un articolo di denuncia che pubblicammo su Cacao e che fu ripreso dai quotidiani tedeschi. Da li', lentamente, questa storia di ordinaria illegalita' di Stato fu sdoganata.

Da allora ogni tanto telefono a Di Stefano e gli chiedo: “Come va?”
E lui mi racconta un altro capitolo del delirio legale che ha combattuto in questi anni, con una determinazione impressionante.
Per 11 anni ha vinto tutti i procedimenti legali, smontato tutti i cavilli. E ogni volta che sembrava conclusa la vicenda ecco che veniva fuori un altro cavillo, un’altra azione palesemente illegale, un altro funzionario, ministro, presidente, che si rifiutava di applicare la legge. Governo D’Alema, governo Berlusconi, governo Prodi, governo Berlusconi.
E ogni volta Francesco Di Stefano radunava i suoi avvocati e cominciava da zero una nuova battaglia. E cosi' avanti per 11 anni. Non e' un uomo, e' un caterpillar.
Ma mentre la battaglia legale non e' ancora terminata, finalmente Di Stefano puo' iniziare a far vivere la televisione che doveva nascere 11 anni fa.
Sono proprio contento. Se lo merita.
E di certo avere un polo televisivo indipendente e' bene.
In questi anni durissimi di costruzione del progetto dei gruppi d’acquisto, della edificazione ribelle di spazi nuovi per le ecotecnologie, di progettazione dell’Ecovillaggio di Alcatraz, spesso mi sono trovato a dover cominciare tutto da capo, dover sormontare un nuovo ostacolo burocratico, di comunicazione, di mancanza di mezzi. Quando mi pigliava lo sconforto pensavo a Di Stefano.
Ed e' un caso interessante il fatto che alla fine siamo arrivati simultaneamente al momento topico.
www.ecoshow.it e' partito con successo. L’Ecovillaggio ha raccolto le prime adesioni, un pacchetto di appartamenti e' stato assegnato e le gloriose ruspe socialiste gia' stanno dissodando le zolle ecologiche mentre gli architetti barriscono nelle trincee autorizzative sventolando meravigliose licenze ottenute (immagine esagerata).
Da altre parti vedo amiche e amici che stanno arrivando proprio ora alla fine di altrettante strade, lunghe e ripide, percorse in questi anni per dar vita a nuove realta', a possibilita' antagoniste.
L’impianto di dissociazione molecolare di Peccioli ha concluso con successo la certificazione, il mulino a vento di Cimini, il Tornado Like, avanza, l’automobile ad aria compressa sta per arrivare sul mercato europeo.
Ho detto tante volte che la vera battaglia contro MisterB non e' questione di cortei e petizioni ma di spazi di impresa da conquistare, cooperazioni da realizzare, sinergie innovative.
E’ qui lo scontro vero.
Qui ti accorgi di quanto siano solidali loro, i bastardi monopolisti, reazionari, stupidi. Uniti nel tagliarti le gambe: burocrati ottusi, politici corrotti, signorotti della guerra, gente che si e' costruita in modo abusivo spazi monopolistici.
Interi pezzi di economia sono guardati a vista da enormi orchi puzzolenti.
Orchi cattivi.

Chiunque in Italia voglia costruire qualche cosa di alternativo al sistema viene perseguitato in modo pazzesco.
Nuove tecnologie ecologiche, risparmio etico, commercio solidale. La guerra che ti fanno e' senza quartiere.
Comunque e' un grande momento.
C’e' una strana sincronicita' nei percorsi.
E’ sempre stato cosi'. Telefonavi a un amico e gli dicevi: “Perdirindindina, sono un po’ alterato per via che mi hanno bloccato su questo e su quello." E lui ti rispondeva: “Che caso, anche a me han fatto saltare un contratto, m’han fatto fuori di qui e di la'…”
Adesso invece chi incontro mi dice: “Siam quasi pronti, siamo li' li'.” E succede per giunta nel momento in cui e' palese anche ai paracarri scemi che il sistema capitalista ha iniziato a distruggere le forze produttive (vedi articolo su Obama e la regolamentazione della finanza e del sistema petrolifero).
Cioe' un gran momento per far vedere che sappiamo fare noi qualche cosa di completamente diverso.
Sono stati anni vissuti pericolosamente, sull’orlo dell’estinzione. A incazzarsi con grandi idee e mezzi ridicoli, o montagne di pupu' troppo grandi a bloccare la strada.
In questi anni abbiamo cercato di raccontare quel che si sarebbe potuto fare, abbiamo mostrato qualche scampolo eccellente…
Adesso vediamo…
Progetti, grandi progetti che finalmente si dischiudono, fruttificano. Sarebbe una grande rivincita.
…E viene giugno il mietitore.
E prego che non ci cada il cielo sulla testa perche' sarebbe ora che iniziasse a crollare anche questo muro di Berlino all’italiana, fatto di lobby che si nutrono di carne umana e che tengono fermo lo sviluppo sensato.

Note tecnologie su Europa 7 HD (Da Wikipedia)

Secondo alcune indiscrezioni, il piano industriale sara' presentato a maggio, e dovrebbe avere contenuti sia free e sia pay, sfruttando la tecnologia DVB-T2. Inoltre si ipotizza che il MUX dell'emittente potrebbe denominarsi Europa 7 HD.

 

Per saperne di piu'

Il signore che rubo' una televisione, anzi due.

Le avventure di Nemo (Un altro racconto di fantapolitica su Europa7)

Il grande inciucio. Il governo protegge Rete 4 contro Europa 7


Si discute della legge sulle intercettazioni, intanto si tagliano le palline a quelli che lavorano per intercettare.

L’Associazione I.L.I.I.A denuncia che lo stato italiano ha un debito (500 milioni di euro) contratto dal Ministero della Giustizia per le forniture richieste nel settore intercettazioni.

Somma accumulata in diversi anni di attività, con fatture risalenti addirittura all’anno 2003. La situazione odierna delle aziende del settore è drammatica.

La Iliia annuncia che le aziende sono sull’orlo del collasso e la conseguente inevitabile paralisi delle attività tecniche di supporto alle intercettazioni disposte dalla magistratura.
Capito mi hai?
Ma dove vai se il microfono non cel’hai?

Già oggi intercettare per la polizia è molto più difficile che pria.
Fra poco potranno farlo solo vendendosi le volanti.

E' parecchio che denunciamo questa storia... Vedi:

Ecco come le intercettazioni telefoniche ormai sono impedite nei fatti con un semplice trucco!!!

http://www.jacopofo.com/stato_non_paga_debito_450_milioni_aziende_fornitrici_servizi_intercettazioni_telefoniche

Perche' la controinformazione non vuol parlare delle intercettazioni bloccate e della strage di Acerra?

http://www.jacopofo.com/berlusconi-intercettazioni-telefoniche-diossina-acerra-silenzio-controinformazione

(Oh quanto godo a stracciare i santissimi, sempre con le stesse storie che stanno sul cavolo!!!!!! Ohh! Non ho detto neanche una parolaccia! Com'è successo?)

Tag: Iliia, intercettazioni, censura, Berlusconi, Alfano, debito pubblico, economia bloccata, illegalità di stato


L’eroe romantico e' uno stronzo!

Oggi vorrei affrontare un argomento del quale non ho mai sentito discutere. Il che e' strano perche' si tratta di una questione centrale nella nostra vita. Dell’esistenza di questa questione io stesso me ne sono reso conto solo pochi giorni fa. Ci ho dormito sopra, e ora cerco di raccontare questo pensiero. Sono quindi curioso di conoscere il vostro parere.

Ci sono dei momenti nei quali dobbiamo scegliere una linea di condotta.
Ti accorgi che lei ti tradisce. Lei ti chiede perdono. Cosa fai? Lei e' dolce, ti ama, con lei trascorri momenti meravigliosi, pero' ti ha tradito! Accetti di lasciar perdere? Oppure tronchi perche' tu certe cose non le accetti?

Oppure.
La ami, lei ti ama, e' una bellissima storia, state insieme da molti anni. Ma ci sono delle difficolta', delle ruggini che rendono macchinoso, a volte, il rapporto. Che fai? Molli tutto e ti metti a cercare una storia nuova, tutta da inventare, senza vecchie recriminazioni, piccoli rancori… Oppure ti dedichi a cercare il dialogo, aprirti di piu', limare con pazienza e giochi la ruggine?

Questi due esempi ci mettono di fronte a un bivio comportamentale.
Da una parte un gesto dettato dall’onore o dal desiderio di avventure e novita'.
Dall’altra parte c’e' un abbozzare, farsi forza, prendersi cura, rispondere alle difficolta' mettendosi in gioco, inventando corteggiamenti, sorprese, nuovi stupori.

Non so come funzioni per le donne, forse e' diverso in parte…
Ma per noi uomini queste due alternative hanno un colore diverso, ti danno una sensazione differente, un’emozione agli antipodi. Da una parte c’e' una tua identita', dentro la tua testa, che ti dice: “Non accettare di chinare la testa! Non farti mettere le briglie! Tu sei forte, tu meriti molto, la vita e' breve, non farti fregare, da vecchio avrai enormi rimpianti perche' non hai avuto il coraggio di osare e vincere. Si vive una volta sola”  E’ un’identita' che ti dice: “Lascia questa donna potrai trovarne altre, anche a tre per volta”. Questa identita' nutre sentimenti ribelli, vitalistici. Ama i cibi piccanti, i colpi di scena, gli oggetti appariscenti, e' trasgressiva, non e' incanalabile. Non e' disposta a passare l’equivalente sentimentale di una vita da contabile dietro una scrivania. Ama l’arte, l’estremo, la festa, i fuochi d’artificio, il pericolo, l’ebbrezza. E’ esaltante! E’ colorata.
L’altra identita' sembra un po’ noiosa. E’ un’identita' metodica, che soppesa i pro e i contro, che pensa in termini di anni, di direzioni, di lunghi percorsi. E’ un’identita' che sa stare zitta, che riflette, che si mette nei panni dell’altro, che cerca di mediare, di proteggere, di curare. E’ un’identita' che ti dice: “Ma sei proprio sicuro che quello che vuoi e' ricominciare da capo? Ripercorrere la lunga trafila di avventure senza valore, con scarso godimento… Ritrovarti con una persona che non conosci, nudi nel letto e chiederti: checcazzo ci faccio io qui? Che cos’ho da spartire con questa tipa? Come faccio a sganciarmi il piu' velocemente possibile?

E l’identita' piu' sfrenata ti dice: “Vuoi la minestra tutti i giorni o la torta una volta l’anno?
Meglio un giorno da leoni o 100 anni da pecora?”

Ma l’identita' piu' casalinga chiede: “Ma siamo sicuri che questo giorno da leone valga poi cosi' tanto? Voglio veramente ruggire? E poi ci sono pecore e pecore. Chi raggiunge i risultati piu' sostanziosi: uno che e' capace di prendere fuoco e bruciare in un attimo o chi e' in grado di dare una martellata al giorno per 100 anni?”

Ma a questo punto entra di mezzo la storia che ci insegnano a scuola, la storia raccontata dai documentari televisivi e dai romanzoni.
Quando il popolo e' riuscito a liberarsi dal giogo dei nobili e dei re?
Quando c’e' stata la rivoluzione francese, le barricate, la presa della Bastiglia, le donne col seno scoperto e la bandiera in mano, in piedi sulla barricata della rivoluzione… E tutti quei nobili finiti sulla ghigliottina. Una grande avventura narrata per secoli come una storia di ribellione romantica, estetica, trascendentale.
Balle.
La Rivoluzione Francese e' stata un disastro. Un inutile spargimento di sangue. Subito dopo i nobili, sono stati i rivoluzionari sinceri ad avere la testa tagliata.
L’Inghilterra ha conosciuto il trionfo della borghesia e dei diritti dei cittadini prima della Francia, senza decapitazioni in piazza. Agli inizi del 1800 le macchine a vapore hanno creato l’industria moderna e arricchito talmente gli imprenditori che a quel punto comandavano di fatto anche se il potere era formalmente ancora nelle mani della nobilta'.
La riforma dello Stato ha poi ratificato questi nuovi rapporti di forza.
In Inghilterra la rivoluzione industriale ha dato il potere economico ai capitalisti e i nobili hanno fatto un passo indietro. Perche' il potere ce l’ha chi ha i soldi e le forme della politica si piegano spontaneamente a questo stato di cose.
Le forme costituzionali sono solo l’ombra dei reali rapporti di forza.

Usando la stessa logica, che pone l’accento sull’aspetto scenico degli eventi, i libri di storia ci magnificano le gesta del grande generale Giulio Cesare che cavalca alla testa dei suoi uomini sopra un bianco destriero grazie al suo coraggio e alla sua genialita'.
Ma se andiamo a analizzare le ragioni delle vittorie dei grandi generali scopriamo continuamente che il fattore GENIO INDIVIDUALE e' alla fine un elemento secondario nel determinarsi della vittoria.
Al di la' di singoli colpi di genio o di fortuna, le guerre le vincono sempre gli eserciti che hanno alle spalle una tecnologia e un’economia capaci di dedicare maggiori risorse alla guerra.
Alessandro Magno vince perche' ha in dotazione cavalli domati in modo eccelso: la sua cavalleria era capace di manovrare durante la battaglia fermando istantaneamente una carica al galoppo e invertendo subito dopo la direzione. Si scontravano con eserciti che quando la cavalleria partiva alla carica poi non la fermavi piu' perche' i cavalli erano domati male. I Macedoni avevano poi imparato a usare in battaglia la formazione a falange: un muro di scudi e di lance e riuscirono a creare addirittura una falange a cavallo. Poi avevano le catapulte e le macchine d’assedio migliori del mondo in quantita' enorme e valenti artigiani al seguito capaci di costruire ponti, torri e addirittura alzare di parecchi metri una montagna per arrivare a montare le catapulte piu' alte del livello delle mura nemiche.
Cesare vince i Germani semplicemente costruendo in pochi giorni un ponte di barche sul Danubio in piena. I Germani, che non avevano mai visto niente del genere, fuggono terrorizzati. I Mongoli vincono gli europei e gli arabi perche' hanno bombe, razzi esplosivi, gas asfissianti e lanciafiamme. E gli Europei sbaragliano gli Incas e i Maya perche' hanno spade di acciaio, armature, fucili e cavalli. E gli alleati sconfiggono Hitler perche' hanno un’economia spaventosamente piu' potente e producono cento aerei per ogni aereo abbattuto. Americani e Inglesi subiscono una serie di sconfitte clamorose, lo sbarco in Normandia e' un delirio, i carri armati sono delle ciofeche, i generali sono isterici ma alla fine i nazisti non reggono alla misura delle forze messe in campo.

Se poi portiamo questo ragionamento sul terreno dei bilanci personali scopriamo innanzi tutto che la scelta tra impegnarsi in una storia d’amore e sfarfallare qua e la' premia chi riesce a tenere in piedi la propria relazione negli anni: vivono di piu' le persone che hanno trovato un’anima gemella.
Rompere tutto e' scenografico, momentaneamente appagante per il super io, ma alla lunga crea dei problemi.
Ad esempio perche' l’essere umano ha bisogno di stabilita'.
Gia' siamo nei casini perche' ci e' saltata la socialita' istintiva del branco animale. Se mi togli anche il bozzolo del nucleo famigliare entro in ansia e mi ammalo!
Non e' bello ammettere che abbiamo bisogno degli altri. Faccio piu' colpo se dico: io sto bene da solo, io non ho bisogno degli altri, io basto a me stesso.
Ma e' una balla. La nostra natura e' quella di bestioloni socievoli e teneroni, che amano stare al sole a spulciarsi e leccarsi reciprocamente i graffi.
Questo ci piace veramente, profondamente. Abbiamo bisogno di aria, di acqua, di cibo, di coccole.
E anche di sesso.
Quando pensiamo al sesso e' facile cadere in certe fantasie… Quel modo di fare sesso esagerato che imperversa nei film porno. Posizioni acrobatiche, succhiamenti forsennati a velocita' da formula uno, stantuffamenti da 120 colpi al minuto. Una roba tutta: ti prendo, sono potente, guarda come ti trivello bella cavallona. Esibizione. Trasgressione. Desiderio di sesso a chili, quantitativo.
Ma questo e' il piacere?
Il massimo dell’orgasmo, della sensazione fisica del piacere genitale lo ottengo quando lei me lo risucchia facendo vorticare la lingua a 200 all’ora?
Se me lo succhiano in due godo il doppio?
Io sinceramente il massimo orgasmico lo tocco dopo un massaggio dolce di un’oretta, quando il mio pene viene sollecitato con estrema delicatezza.
L E N T A M E N T E.
Si'. Qualche volta e' divertente fare anche la stantuffata stile caterpillar con trivella idraulica. Anche cosi' puoi avere un buon orgasmo. Ma quando sono rilassato, morbido ed emotivamente coinvolto godo di piu'. Molto di piu'.

E godo di piu' con una donna con la quale faccio l’amore da anni. Su… diciamolo… e' raro che durante le prime scopate raggiungi il massimo del godimento, non ti conosci, non c’e' confidenza. Certo c’e' piu' emozione, c’e' la novita', ma se dobbiamo misurare i kilotoni di potenza del piacere, io sinceramente il massimo inizio a sperimentarlo dopo un migliaio di volte che faccio l’amore con una donna, e piu' passa il tempo piu' il piacere cresce.

Lo so che molti stanno storcendo il naso.
Balle, dici cosi' perche' speri di fare bella figura con tua moglie che sta sospettando che tu la tradisci con una ventenne pettoruta… Ed e' vero.

Lo so che porgo il fianco ai sospetti e alle risatine incredule.
Ma chiedete in giro. C’e' molta gente che la pensa sinceramente come me. Io ho avuto la fortuna di vivere la rivoluzione sessuale prima dell’Aids. E’ durata poco ma abbiamo scopato veramente tanto.
In particolare se eri un fumettaro pacifista vegetariano new age. Avevamo depenalizzato il sesso. Anzi, c’era un obbligo morale a scopare il piu' possibile con tutti.
Io a un certo punto non ne potevo piu'.
Era diventata una cosa sportiva, una specie di sollevamento pesi. Era certo gradevole cambiare donna ogni giorno ma non era profondamente appagante.
Non era neanche rassicurante. Era destabilizzante.
Poi ho scoperto che il mio piacere vero aveva bisogno di tranquillita', di farmi sentire a casa, un amante complice non un’amante da conquistare. Un frutto da cogliere assieme non un frutto da rubare.
Voglia di rapporti di qualita'.

E qui entriamo nel vivo di un discorso difficile da mandar giu'.
Parliamo di fedelta'.
Per anni siamo stati convinti, noi rivoluzionari floreali, che la nostra natura sessuale fosse quella dei bonobo: sesso con tutti a oltranza. I bonobo costituiscono relazioni di coppia stabili per tutta la vita ma poi fanno sesso con tutti. La coppia si basa su altri comportamenti oltre a un’assiduita' sessuale: spulciarsi, dormire vicini, accudire i figli, coccolarsi e avere una precisa posizione reciproca in caso di pericolo.
Credo che questa sia la forma naturale anche per gli umani, e so che per millenni e' stata praticata con gioia e vantaggi enormi da moltissimi popoli.
Ma sono nato nel 1955 in Italia, sono cresciuto a film western, ho la cultura del maschio dominante, della gelosia, della faida.
Per anni ho praticato la coppia aperta.
Ho pianto perche' la mia donna stava scopando con un altro e lo sapevo. E ho soffocato questo dolore perche' anch’io ci guadagnavo potendo andare a letto con chi volevo.
Ma poi mi sono chiesto: e' questo che voglio?
Il mio modesto parere e' che la coppia aperta e' una boiata pazzesca!
Un sistema per farsi male in quantita' industriali.
E vaffanculo, mica me l’ha ordinato il dottore.
Se mia moglie e' a casa da sola con un essere di sesso maschile prima di entrare in casa busso forte, perche' non si sa mai e non mi va di sorprendere qualcuno a letto. E se mia moglie mi tradisse lascerei correre.
Ma sono proprio contento che ne' a me ne' a lei, a oggi, interessi avere relazioni sessuali con altri. Mi da' una gran tranquillita' pensare che puo' anche succedere ma non e' proprio obbligatorio per motivi politici.
E sinceramente non essere sempre li' in tensione che devi sedurre qualcuno senno' ti senti un perdente mi rilassa.
E’ una calma profonda che vale parecchie scopate con avvenenti sconosciute.

Non dico che se vedo una bella ragazza non mi piace. Mi piace, la guardo, ma mi sembra cosi' complicato arrivare poi a letto. Entrare nel mondo delle relazioni clandestine oppure buttare via un rapporto meraviglioso per la vita per qualche scopata…
Non vale la pena, il gioco non vale la candela. Potra' essere magari una buona amica, avere un ruolo nella tua vita anche senza sesso. Non sto dicendo di limitare le relazioni, di chiudersi nella coppia, io e Eleonora conosciamo centinaia di persone ogni anno. Magari lei torna alle 3 di mattina perche' e' restata ad Alcatraz a fare una gara di barzellette. Piena autonomia, piena indipendenza. Ma io so che il suo bersaglio sessuale sono io e questo mi da' serenita'. Una cosa impagabile (e viceversa).
E’ cosi' grave non mandare la palla in rete?
Non segnare il punto di una scopata?
Ma chissenefrega!

Un attimo fa ho scritto che per gli animali, oltre al sesso c’e' il piacere di spulciarsi, dormire vicini, accudire i figli, coccolarsi e avere una precisa posizione reciproca in caso di pericolo.

Sentirsi all’interno di un sistema di difesa collettivo in caso di pericolo credo sia un grandissimo piacere fisico. Una sensazione di pelle di tranquillita' e completezza.
Oggi, dopo la disgregazione consumista della famiglia patriarcale tradizionale questa sensazione ci manca.

Molte persone non hanno alle spalle un sistema famiglia che li protegge.
E non solo si e' disgregata la famiglia, ma pure la parrocchia, la sezione di partito, il sindacato, le associazioni hanno smesso di essere reali strutture di protezione reciproca, di mutualita', assistenza e cooperazione.
L’umano del 2010 e' molto solo. Nuove strutture socializzanti si stanno sviluppando ma sono ancora in germoglio (i social network, gli ecovilaggi, il cohousing).

Sentirsi parte di una rete di mutua assistenza e' essenziale per il nostro benessere quanto il cibo.
Decine di statistiche su migliaia di casi ci dicono che le persone rissose, sospettose, musone vivono meno di quelli ottimisti socializzanti e dotati di senso dell’umorismo. Questo succede proprio perche' i musoni tendono a isolarsi.
La socialita' agisce sul benessere fisico direttamente perche' uno stato d’animo conviviale attiva la produzione delle dopamine in quantita' massiccia.
La socialita' ha un potere straordinario: baciarsi con amore o regalare qualche cosa sono attivita' capaci di attivare il sistema immunitario, grazie alla produzione di dopamine, meravigliose droghe naturali, e combattere un’influenza piu' efficacemente di un’aspirina.
Questa nostra natura e' iscritta nel nostro DNA. Noi abbiamo in testa, da qualche parte, imperativi assoluti che ci spingono a costituire reti di relazioni. I branchi animali hanno una precisa divisione dei compiti e della posizione nello schieramento difensivo in caso di attacco nemico. Ad esempio, quando una cavalla allo stato brado partorisce, intorno a lei si forma un cerchio che comprende le figlie e la capo branco, intorno le sorelle e la madre, un cerchio successivo e' costituito dalle altre femmine del branco, poi c’e' il cerchio lungo dove montano la guardia i maschi adulti, piu' all’esterno ancora i puledri che generalmente sono presi da esaltazione e scalciano qualunque foglia si muova.
In natura i branchi di scimmie sono indissolubili. Si nasce e si muore all’interno del proprio branco.
Questo legame e' molto piu' forte e basilare di quello sessuale.
L’umano moderno spesso e' privo di branco e cambia lavoro, citta', nazione.
Uno stress enorme dal punto di vista animale.
Chi ha provato a mettere insieme 5 cavalli che non si conoscono, liberi in una valle, sa quante risse si verificano. I cavalli sono agitati e nel primo anno puoi scommettere che avverranno incidenti di ogni genere. Poi piano piano il gruppo si omogeneizza, si stabiliscono i ruoli e tutto inizia a girare per il verso giusto.
Lo stesso vale per gli umani.
Abbiamo bisogno di stabilita' nei rapporti sociali.
Abbiamo bisogno di sentirci protetti dal gruppo.
La funzione protettiva della coppia assume un’importanza cruciale, in una situazione nella quale la maggioranza delle persone e' senza un branco solidale.
E visto che il branco primordiale si e' dissolto, costruirsi il proprio branco e' una priorita' centrale nella vita di una persona ma anche avere una storia d’amore stabile e' una grande sicurezza.
Da questo punto di vista una storia di vero amore da' benefici enormemente superiori a 100 storie di una notte.

Far parte di circuiti di solidarieta' e cooperazione e' un elemento importante per il nostro benessere psicologico e fisico.
Lo spessore delle relazioni positive determina la capacita' di superare le crisi.
Ogni volta che con un amico o un amante riesci a rinnovare la relazione, a comprendere le ragioni dell’altro, a ritrovare il piacere di stare insieme, aumenti lo spessore della tua fiducia, della tua capacita' di capire gli altri e acquisti determinazione nel continuare a coltivare le relazioni nonostante le difficolta'.
Chi fugge ogni volta che una storia si fa difficile e bisogna arrivare a riconoscere i propri errori, non riuscira' a crescere emotivamente e sentimentalmente e non avra' nessuna fiducia nella solidita' e continuita' delle relazioni.
Quando si litiga hai la convinzione di avere ragione. Tutte le ragioni. Mille volte.
Ma non e' mai vero. Mia nonna Pina mi diceva che un soldato da solo non fa la guerra.
Quello che dobbiamo superare e' la convinzione di avere tutte le ragioni. Capire il punto di vista dell’altro, ammettere le proprie insensibilita'. Ammettere. Scusarsi.
Non c’e' niente che sia piu' difficile, piu' profondamente eroico del cercare l’amore quando va a pezzi.
Non c’e' una carica di cavalleria che esprima la stessa potenza di fuoco, lo stesso sprezzo del pericolo, lo stesso coraggio, la stessa abnegazione.
E’ una roba da guerrieri, non da ragazzini esaltati.

Quando vivi, a volte vai a sbattere contro una tragedia.
Quando sei morto difficilmente ti succede.
Quando attraversi la palude del dolore con una persona che ti ama che cammina con te, ti stupisci.
Si', ti stupisce che un altro essere umano ti ami talmente da sopportare di starti vicino nel tuo momento peggiore. Accettare di vederti soffrire, di soffrire con te.
Queste sono cose che neanche gli Dei sono capaci di fare.
Sono cose di un livello superiore.
Quando poi fai l’amore, o anche solo ti abbracci con una persona con la quale hai vissuto questo, e' diverso.

E se invece vuoi cambiare il mondo cosa fai?
Le battaglie con la polizia?
Quando ero un ragazzo pensavo che l’essere comunista si misurasse con la capacita' di restare fermi quando la polizia caricava.
Io era un pauroso totale e il terrore era talmente tanto che mi venivano delle coliche renali durante i cortei.
Poi un giorno decisi che dovevo aspettare di vedere il bianco degli occhi dei poliziotti prima di lanciare il mio sasso. L’avevo sentito dire in un film. Quello che avevo in mano era un sassolino che non avrebbe fatto male a un topo, ma non mi interessava far male a un poliziotto. Volevo solo dimostrare a me stesso che potevo restare fermo mentre i poliziotti mi venivano addosso.
Tutti i compagni erano scappati. Io stavo in mezzo alla strada. Uno squadrone di polizia mi veniva addosso e io ero da solo. E non riuscivo a vedere quel cazzo del bianco degli occhi.
Poi l’ho visto, ho lanciato il sassolino simbolico, mi sono girato e ho fatto 100 metri in 9 secondi e 4 decimi. Forse meno. Ero contento perche' non ero piu' un vigliacco.
Ma e' veramente questo il coraggio?
Il bel gesto eroico?
Serve veramente scontrarsi con la polizia, sventolare le bandiere, riunirsi in piazza a insultare il governo, urlare forte?
Questo cambia il mondo?
Oppure si cambia il mondo inventando il martello, la tessitura, la pizza, il mambo?
Abbiamo da fermare la fame, la guerra, l’inquinamento. Dobbiamo costruire l’economia etica e smettere di finanziare con i nostri soldi l’impero del male.
E dobbiamo inventare nuovi modi di coltivare l’orto, fare politica e ballare.
Non abbiamo eroi.
Abbiamo voglia di lavorare.

Gli eroi romantici hanno fatto il loro tempo, appartengono a un’epoca primitiva.
Noi siamo nati per costruire un mondo di pace. Oggi e' possibile!
Noi siamo quelli che si alzano al mattino sempre con la stessa idea in testa, siamo quelli che lavorano con metodo, sfidando i decenni.
Siamo quelli che amano una donna fino alla morte e che vogliono un mondo migliore per i loro figli.
Non vogliamo solo provare a costruire un mondo migliore. Vogliamo costruirlo veramente.
Cureremo le ferite di questa terra e costruiremo giardini pieni di fiori e di pannelli solari.
E daremo un senso nuovo, piu' profondo al mambo.
Amiamo vivere con calma. E chi va piano va sano e va lontano.
Siamo qui e ci resteremo per miliardi di anni. Fino a quando il sole restera' nel cielo.
Abbiamo fantastiliardi di fantabilioni di baci da baciare.

 


I fatti improbabili avvengono continuamente.

Ad esempio su 1.300 persone che si sono gettate giu' dal Golden Bridge di San Francisco, 20 sono sopravvissute.

Capitolo terzo

Come sopravvivere a un volo dal settimo piano.
E’ opinione comune che sia sufficiente cadere dal terzo piano per morire. Oltre il quinto, il decesso diventa una certezza. Ma le cronache ci narrano di persone che sono sopravvissute a voli di parecchi piani.
Ad esempio: il 7 dicembre 2008 Alcides Moreno stava pulendo i vetri esterni di un grattacielo appollaiato sopra un’impalcatura mobile che ha ceduto. Moreno e' precipitato dal 47esimo piano, piu' di 150 metri di caduta libera. Varie fratture e traumi interni ma e' ancora vivo.
Nel gennaio del 2007, Joshua Hanson torna al suo hotel dopo una notte di baldoria, uscito dall'ascensore al 17.mo piano per raggiungere la sua stanza si diresse correndo contro la doppia finestra in fondo al corridoio, sfondandola e cadendo sull'asfalto del marciapiede.
Se l'e' cavata con una gamba rotta.
 
In un articolo del 1942, il fisiologo Hugh De Haven ha documentato di otto persone che sono sopravvissute a cadute tra i 15 e i 45 metri, sulla terraferma, molte se la sono cavata con lievi ferite.
Il Golden Gate Bridge di San Francisco e' alto 67 metri. Si dice che sia il luogo piu' popolare del mondo tra i suicidi. Nel 2003 erano gia' 1.200 le persone che avevano scelto questo tuffo per morire. Volando giu' da quell’altezza si raggiungono i 120 chilometri orari e l’acqua diventa solida quasi come una lastra. Uno stuntman che aveva scelto come nome d’arte Kid Courage, era convinto di poter penetrare nell’acqua ad alta velocita', ha studiato a fondo la questione e poi si e' buttato. E’ morto sul colpo.
Insomma, sopravvivere a una simile caduta non e' facile neanche per un professionista attrezzato.
Ma su 1.200 poveri cristi che si sono buttati dal ponte 20 sono sopravvissuti. L’uno virgola sei percento.
Non lo trovi eccitante?
Avrei scommesso che neppure uno su mille sarebbe sopravvissuto.
E che dire dell’Australiano Philip Lamattina, che si e' lanciato a circa 500 km/h, con un mostro da 8.000 cavalli, e si accorge che la sua auto va in pezzi e viene avvolta dalle fiamme? L’auto rotola, brucia, vola per decine di metri, diventa una palla di fuoco, va a sbattere contro le paratie.
 I soccorritori si precipitano a spegnere le lamiere contorte con gli estintori, Lamattina esce con le sue gambe dalla carcassa del veicolo, ha solo una piccola escoriazione a una mano.
Di questo fortunoso disastro puoi anche vedere il video.

Ma se sopravvivere a uno spaventoso incidente automobilistico o a un volo da un palazzo e' difficile, che probabilita' si hanno di rialzarsi ancora vivi buttandosi da un aereo senza paracadute?
Pochissime. Ma anche in questo caso sono molte di piu' di quante credessi.
La storia piu' pazzesca che ho trovato e' quella di una ragazzina: Juliane Koepcke.
Alla vigilia di Natale del 1971, un aereo di linea che volava sopra il Peru' viene colpito da un fulmine e si spezza. Una ragazza adolescente cade per piu' di 3 mila metri, ancora legata al sedile. Sopravvive, con una clavicola rotta e altre lesioni. Ma e' in mezzo alla giungla amazzonica. Una persona dotata di un livello medio di determinazione si sarebbe accasciata dolorante attendendo i soccorsi. Se Juliane Koepcke lo avesse fatto sarebbe morta. I soccorsi non impiegarono molto tempo per ritrovare la carcassa dell’aereo nascosta sotto il fogliame fitto di alberi giganteschi. Ma per fortuna il padre di Juliane Koepcke le aveva trasmesso una certa passione per la natura e lei sapeva che seguendo il corso dell’acqua di un fiume prima o poi si incontra un villaggio. Inoltre Juliane e' una tipa piu' tosta di Schwarzenegger. Cosi' si fa coraggio, sfida serpenti, insetti giganti, pesci carnivori e belve e inizia a camminare alla ricerca di un corso d’acqua. Lo trova e cammina per 11 giorni prima  di arrivare a un villaggio.
Ho reperito in rete indicazioni precise su una quarantina di altri casi di esseri umani sopravvissuti a cadute di piu' di mille metri.
Ecco altri esempi.

Alan Magee era un mitragliere su un B-17 dell’U.S. Air Force, in missione a St. Nazaire,  Francia, nel gennaio del 1943. L’aereo viene colpito e si incendia. Lui si trova sbalzato fuori dal velivolo.
E’ caduto da piu' di 6.000 metri e si e' schiantato sul lucernario della stazione ferroviaria di St. Nazaire. Qualche frattura e molti vetri conficcati in varie parti del corpo.

Marzo del 1944, Nicholas Alkemade era il mitragliere di coda di un bombardiere britannico Lancaster in missione sopra Berlino. L’aereo colpito precipita e oltretutto Alkemade scopre che il suo paracadute e' in fiamme. Decide di saltare senza paracadute. Cade per 18.000 piedi (piu' di 5mila metri), sopra un bosco innevato e si procura una storta a un ginocchio e qualche contusione.

26 gennaio 1972, Vesna Vulovic era una hostess delle Jugoslavian Airlines, sulla rotta Copenaghen-Belgrado, il DC9 esplode per una bomba forse piazzata dagli ustascia, i nazionalisti croati. L’aereo precipita da quota 10.160 metri. Ventisette morti, lei sopravvive.

Christine McKenzie nell' agosto 2004 e' al suo lancio numero 112, sta precipitando da quasi 4.000 metri quando si rende tristemente conto che i due paracadute non si aprono.
Precipita sulle linee dell'alta tensione prima di toccare terra.
Conseguenze dell'incidente: un’anca rotta e niente di piu'.

Lareece Butler  nel marzo 2010 si butta da un aereo ma il paracadute si rompe e lei vola giu' per 1.000 metri. Il fidanzato la trova molto dolorante ma viva.

Questi esempi incredibili dimostrano che la realta' ci offre molte piu' possibilita' di quante si pensi. E credo che anche in questi frangenti entri in gioco la tendenza dell’universo a espandersi in tutte le forme e in tutti i modi possibili scatenando sciami di coincidenze improbabili per realizzare linee di sviluppo stupefacenti.
Abbiamo notizie di una quarantina di sopravvissuti dopo tuffi superiori a 1.000 metri. Mi sembra un numero enorme visto che e' sostanzialmente impossibile sopravvivere a migliaia di metri di caduta libera.

E’ stato addirittura realizzato un manuale per sopravvivere a una precipitazione dal cielo.
La cosa che devi cercare di non fare in nessun caso e' atterrare di testa. Poi e' buona cosa, durante la caduta, il mettersi orizzontali allargando le braccia. Sembra poco ma decelerare un po’ puo' fare la differenza. Venendo giu' piatti bisogna poi ricordarsi di darsi un colpetto prima dell’impatto per atterrare di piedi.
Meglio stare morbidi prima dell’impatto per assorbire meglio il colpo. Se hai a disposizione un vassoio o qualunque altro oggetto capace di aumentare la resistenza dell’aria usalo. Non attaccarti a niente a forma di siluro di piombo. Se hai in tasca delle monetine buttale via, al momento fanno solo danno.
Anche il cellulare non ti serve.
Se cadi da 10.000 metri probabilmente svieni per mancanza di ossigeno e per il freddo. Non preoccuparti, se non muori dovresti risvegliarti verso i 1.000 metri d’altezza con tutto il tempo per metterti orizzontale, agitare le braccia, eventualmente scoreggiare cadendo di schiena. Aiuta.
Comunque anche se arrivi al suolo in stato di svenimento non e' male. C’e' gente che si e' salvata cadendo priva di conoscenza. Pare che i riflessi felini funzionino meglio se sei catalettico.
Spero che a questo punto tu ti senta piu' fiducioso e ottimista. E credo anche che tu ora abbia molte piu' probabilita' di sopravvivere a un tuffo di 6.000 metri.
Si', perche' il fatto che ora sai che potresti sopravvivere e sai anche che puoi compiere alcune azioni per incrementare la probabilita' di sopravvivere aumenta la tua autostima e migliora le tue capacita'. E questo scatena ulteriormente gli sciami delle coincidenze improbabili.
Dunque, l’ho detta grossa.
Sto sostenendo che un atteggiamento mentale positivo e appassionato, con un forte coinvolgimento emotivo ha un effetto diretto sulla probabilita' di beccare una coincidenza folle. E sostengo che questo e' possibile non in virtu' di qualche forma di magia ma a causa di precise concatenazioni materiali.
Impossibile?
Per anni la medicina ufficiale si e' scontrata con la psicanalisi. I medici sostenevano che l’azione degli stati d’animo sulla salute poteva essere solo di tipo mentale: fissazioni e paranoie possano creare la percezione di dolori che sono solo nella tua testa. Hai mal di pancia ma la tua pancia sta benissimo e' la testa che non funziona e inventa il dolore.
Poi si e' scoperto che gli stati d’animo mentali generano precisi segnali che arrivano al sistema immunitario attraverso specifiche sinapsi poste lungo la spina dorsale. E questi segnali provocati dall’umore, dallo stato psicologico, possono agire limitando o aumentando l’efficienza del sistema immunitario. Si e' poi dimostrato che baciarsi, giocare, fare un regalo, hanno effetti molto positivi sull’organismo arrivando a superare i risultati offerti dalle comuni medicine. Al contrario l’ansia, la rabbia e la vergogna hanno effetti disastrosi sull’organismo.
E addirittura si e' scoperto che le nonne cattoliche tendono a non morire prima di Natale perche' vogliono rivedere tutti i loro nipotini e bisnipotini.
Le nonne musulmane non muoiono prima delle loro feste, idem per le devote della religione ebraica, buddista, induista eccetera.
La voglia di rivedere i nipotini e' capace di fermare la morte per qualche giorno. Non esiste una medicina che sia altrettanto potente.
E allora ecco che mi si ingrossa il sospetto che ci sia anche una relazione tra il mio desiderio di sopravvivere e le coincidenze che potrebbero aumentare le mie possibilita' reali di salvarmi durante una caduta spaventosa. Qualche cosa di fisico. Cosa potrebbe essere?
Sinceramente non lo so. E’ solo un sospetto.
Pero' qualche indizio posso fornirlo.
Per farlo devo porti una bella domanda.

Perche' esistiamo?
Migliaia di pensatori, spremendosi il cervello per anni su questa domanda, sono arrivati recentemente alla stessa conclusione.
L’era dei computer ha mostrato a tutti un fatto epocale: oggi non esiste solo un mondo reale. Ne abbiamo creato un altro, che cresce di minuto in minuto in modo esponenziale e che esiste solo in modo digitale.
Osservando che abbiamo amplificato in modo immenso le possibilita' dell’essere ci si e' chiesti se non fosse proprio questo lo scopo della razza umana: evolversi e creare un universo virtuale per soddisfare la sete di espansione, di essere tutto cio' che si puo' essere, esistere in tutte le forme, che come abbiamo detto nei precedenti capitoli e' una delle prime, fondamentali, modalita' esistenziali dell’universo.
Per questo l’universo ha creato un milione di pianeti dove la vita avrebbe potuto svilupparsi e almeno uno dove questo e' successo. E non e' stato facile, abbiamo rischiato parecchie volte di estinguerci ma sciami di coincidenze positive ci hanno protetto come una coperta blindata.
E se lo scopo era quello di produrre un universo di semplici, immateriali bit, allora vuol dire che l’universo e' sensibile alle idee. Contempla di evolversi non solo attraverso la materia ma anche attraverso i pensieri.
In fondo le idee che esprimiamo nella realta' virtuale sono oggetti fisici, sequenze di interruttori accesi o spenti dentro il mio portatile, milioni di connessioni aperte o chiuse. Roba molto piu' grossa di un quark che neanche si vede.
Quindi mentre scrivo questo testo l’universo lo sa. E l’andamento dei bit registrati sul file di testo gli permette anche di sapere se sto scrivendo qualche cosa di nuovo e sconvolgente oppure sto soltanto dicendo le solite cazzate.
Tra un pensiero banale e un pensiero nuovo, appassionato, pieno di dubbi e seduzioni, c’e' una differenza che potrebbe saltare all’occhio anche solo osservando la struttura elettrica di un file. Potremmo scorgere musiche diverse perche' i testi hanno ritmi diversi, costruzione sintattica, scelta delle parole, punteggiatura diversa. La forma digitale del file di un testo banale sara' banale, monotona. La forma di un testo appassionato e nuovo sara' irregolare, piena di picchi e laghi piatti.
E a ben pensarci anche il cervello traduce i pensieri in connessioni neuronali, registra le immagini memorizzando la combinazione di cellule coinvolte nel ricordo e la loro posizione. Quindi anche i nostri pensieri in effetti sono un mondo virtuale che l’universo ha creato nella sua brama espansiva.
La situazione e' curiosa. A un certo punto qualche cosa esplode e nasce un caos di fuoco e fiamme immenso che si espande, si raffredda e si struttura: un universo di particelle sub atomiche.
Poi si compie il primo salto evolutivo e le particelle si riuniscono in atomi, altro salto e gli atomi formano le molecole di parecchie sostanze. E poi sistemi di stelle, pianeti eccetera, che nella loro forma riecheggiano la struttura atomica fatta di nuclei e satelliti che girano intorno al nucleo.
E poi inizia un altro giro e si sviluppa la vita. Creature unicellulari che si riproducono scindendosi in due, poi la rivoluzione della riproduzione sessuata, poi le piante marine, quelle terrestri, gli insetti marini, i crostacei, i pesci, gli anfibi, i rettili, gli uccelli, i mammiferi, l’umanita'. E poi gli umani diventano creature pensanti che creano un secondo universo fatto di pensieri. E anche qui si sviluppa una complessa catena evolutiva, si passa da pensieri elementari a strutture filosofiche, si inventa l’arte, la comunicazione emotiva, la psicologia, la storia, la scienza. Contemporaneamente la razza umana crea una varieta' immensa di oggetti e manufatti che mai avrebbero potuto essere creati spontaneamente dalla natura. E poi le creature pensanti creano un mondo virtuale digitale, nel quale i pensieri diventano corrente elettrica grossolana.
Non lo trovi colossale?
Dicono che l’universo ha 7 miliardi di anni.
E per 7 miliardi di anni, che non sono pochi, l’universo non ha smesso un solo secondo di seguire una via precisa che doveva arrivare alla creazione dell’intelligenza umana, dei manufatti umani e della realta' virtuale. Certo tutto e' avvenuto attraverso megamiliardi di casi fortuiti.
Ma quando per sette miliardi di anni infili coincidenze, assolutamente improbabili, una dietro l’altra, magari ti viene il dubbio che queste coincidenze improbabili non siano poi cosi' improbabili. Anzi ti viene il dubbio che siano certe. Piu' sicure di un’assicurazione svizzera. Magari non sai come, dove, chi e quando, ma puoi avere la certezza matematica che prima o poi salta fuori uno come Obama, che non e' abbronzato, e' proprio nero, e ti diventa presidente degli Stati Uniti d’America. E attenzione Obama non aveva nessuna possibilita' di vincere. Fino a pochi mesi prima dell'elezione i sondaggi non erano favorevoli. Poi accade la coincidenza pazzesca: scoppia la bolla speculativa immobiliare, la piu' grande crisi economica degli ultimi 80 anni proprio prima delle elezioni nelle quali si presenta Obama. E la bolla speculativa scoppia ne' troppo prima ne' troppo dopo le elezioni. Giusto in tempo per far incazzare un numero sufficiente di americani che a quel punto vedono in Obama l’unica possibilita' di cambiare qualche cosa. E che lui rappresenta il cambiamento ce l’ha scritto in faccia e anche gli analfabeti lo capiscono: Obama e' nero.
E’ come se le coincidenze avessero creato un grande cartello sulla testa di Obama, una freccia che dice: vota quest’uomo!

La scuola ha fatto di tutto per nasconderci la verita'.
Ad esempio ci hanno falsificato la storia delle battaglie.
Hanno taciuto il fatto che un numero incredibile di eventi militari sono stati vinti non per la superiorita' di un esercito o i colpi di genio dei generali ma per coincidenze assolutamente folli.
Ad esempio, l’esito della battaglia di Legnano, nella quale la fanteria lombarda massacro' l’esercito imperiale del Barbarossa, fu deciso, oltre che dalla trappola di pali nascosti che bloccarono rovinosamente la carica imperiale, anche dal fatto che proprio mentre i tedeschi si ritiravano arrivo' una compagnia di 300 cavalieri lombardi che si erano persi e da ore vagavano cercando il luogo della battaglia. Arrivano nel momento esatto in cui i tedeschi si ritirano malconci e gli imperiali, gia' stupiti dalla trappola di pali che li ha massacrati, si fanno prendere dal panico, si convincono che i 300 cavalieri lombardi siano 3.000 e iniziano una rotta disordinata, si buttano nel Ticino annegando a centinaia e molti altri vengono colpiti alle spalle dai 300 cavalieri lombardi, che fanno prodigi perche' sono ormai convinti di essere divinita' invincibili.

Napoleone a Waterloo aveva vinto la battaglia. Ma quel cretino del fratello di sua moglie, desideroso di partecipare alla vittoria ormai certa coprendosi di gloria, abbandona il fianco dello schieramento francese che doveva tenere saldo con i suoi lancieri a cavallo. Decide di caricare una batteria austriaca ma non si accorge che c’e' una trincea profonda 4 metri e si schianta dentro con i suoi meravigliosi cavalieri. Una strage idiota, un suicidio di massa.
Contemporaneamente un cretino austriaco che comandava uno squadrone di cavalieri e che, incredibile ma vero, si era perso con i suoi uomini e da ore vagavano per il Belgio cercando Waterloo (e non la trovavano) sbuca dalla boscaglia proprio in corrispondenza del fianco dello schieramento francese che quel cretino del fratello della moglie di Napoleone aveva abbandonato alla ricerca di gloria per farsi bello con le ragazze.
Gli austriaci prendono quindi d’infilata lo schieramento francese e le sorti della battaglia vengono rovesciate.
Il che comunque non avrebbe avuto conseguenze gravissime se non per l’assurda coincidenza che Napoleone quel giorno non ci stava con la testa. Comandava la battaglia disteso sopra un tavolo nel quartiere generale dell’armata, in preda a un attacco spaventoso di colite spastica. Dolori lancinanti. Proprio quel giorno.

L’Invincibile Armata spagnola fu sconfitta da una tempesta spaventosa che provoco' dieci volte i danni causati dai cannoni inglesi.
I mongoli tentarono per due volte di invadere il Giappone con flotte enormi cariche di soldati, catapulte, razzi e bombe di ferro. Centinaia di navi. Entrambe le volte furono spazzati via da tempeste epocali. Poi decisero che invadere il Giappone era una cazzata.
Nel mio libro: La vera storia del mondo (di imminente ripubblicazione) ho elencato decine di queste coincidenze incredibili.

Ma ancora piu' stupefacente e' osservare che hanno avuto successo piani militari assolutamente folli e azzardati, complicati tecnicamente e che richiedevano un livello di coordinamento altissimo. Ed e' chiaro che tanto piu' un piano e' complesso tanto piu' e' probabile che qualche cosa si intoppi. Invece nella pratica succede con notevole incidenza che piani complessi siano realizzati senza problemi (cioe' con un culo mostruoso) mentre, in altre condizioni emotive, eserciti di grande esperienza non riescano a mettere in pratica manovre elementari.

I patrioti vietnamiti sbaragliarono la flotta cinese costruendo un’immensa selva di pali di bambu' conficcati sul fondo del mare. Il luogo era la foce di un fiume, dove lo scarto del livello dell’acqua tra alta e bassa marea era notevole. I vietnamiti attaccarono con piccole barche i cinesi, si fecero inseguire, poi li bloccarono dove avevano piantato i pali e li tennero li' fino a quando la bassa marea non fece adagiare le navi sui pali appuntiti bloccandole. Poi le attaccarono e le bruciarono una per una.
Cioe' un piano complicatissimo esposto a ogni sorta di contrattempi.

Invece durante la battaglia di Balaklava vennero mandati al massacro 600 splendidi lancieri inglesi per un errore di trasmissione di un ordine.

Gli inglesi sbaragliarono i tedeschi in Nord Africa perche' riuscirono a ricevere i rifornimenti navali nonostante i continui attacchi aerei tedeschi, di giorno e di notte.
Questo avvenne grazie a un esperto di illusionismo che capitano' una squadra incaricata di escogitare trucchi.
Essi riuscirono a far scomparire un’intera citta' e il suo porto costruendo una citta' finta, fatta solo di luci, a dieci chilometri di distanza dalla citta' vera. Ovviamente spensero tutte le luci della citta' vera. E mentre i tedeschi bombardavano migliaia di lampadine accese, le navi inglesi entrarono nel porto e scaricarono i rifornimenti.
Anche qui resta un mistero per quale serie di coincidenze fortunate il trucco riusci' e a nessun pilota tedesco venne in mente di chiedersi perche' quella notte tutte le luci della citta' fossero accese o di fare due conti sulla distanza percorsa.

La cosa interessante che si scopre studiando la storia delle battaglie e' che c’e' un nesso chiaro tra la vittoria di eserciti fortunati o capaci di escogitare strategie belliche geniali e la compattezza ideale e la forza economica del popolo che esprime questi eserciti vincenti.
In altre parole e' vero che “Cuor contento il ciel l’aiuta”.
Ovviamente questo fatto dipende dalla natura emotiva della guerra. Un esercito motivato, che ha fiducia nei suoi generali, con soldati che sentono di dover combattere al meglio per il bene dei propri figli, lottera' sempre molto meglio di un esercito comandato da cialtroni ed espressione di un’economia e di una cultura decadenti.
L’aspetto psicologico e' determinante anche perche' le capacita' umane, sia fisiche che mentali, variano enormemente a seconda del contesto.
Lo hanno dimostrato decine di esperimenti. Ad esempio, se prendo 100 studenti universitari statunitensi di colore e chiedo loro di rispondere a un test da terza liceo la maggioranza rispondera' correttamente. Ma se prima del test chiedo loro di compilare un modulo nel quale si chiede nome, cognome e gruppo etnico di appartenenza, poi non sono piu' capaci di rispondere alle domande. Forse sono incazzati, forse umiliati, forse demotivati. Comunque il loro cervello non funziona piu'. E se in condizioni analoghe testiamo la forza muscolare registriamo anche in questo caso un crollo delle capacita'.
Ed e' quindi chiaro perche' lo stato d’animo diventa un elemento essenziale per determinare l’esito di una battaglia.
Ma osservando quel che e' successo nei millenni non puo' non venirmi il dubbio che a determinare gli esiti delle guerre entrino in gioco anche attrattori di ben altra portata.
E sottolineo che la caratteristica costante di tutti gli eserciti vincenti e' che esprimono novita' ecologiche, economiche, sociali. La superiorita' strategica di un esercito dipende dallo stato d’animo e dalla potenza economica e sociale che lo ha prodotto e questi elementi sono intimamente collegati al livello di innovazione che quel popolo esprime in quel momento storico.
Parlo di innovazione, non di bonta' d’animo.
Le pacifiche popolazioni matriarcali vengono massacrate da bruti ignoranti e schiavisti. Un mondo pacifico che era restato immobile e beato per migliaia di anni viene travolto da una manica di psicopatici in frenetico divenire, sempre alla ricerca di nuove prede e nuove tecniche per combattere.
Essi hanno archi potenti, spade di bronzo e sanno cavalcare.
Non si era mai visto niente del genere e questa era la loro forza.
Alessandro Magno conquista il mondo grazie a nuove tecniche di doma del cavallo: i suoi squadroni sanno arrestare improvvisamente una carica, girarsi e caricare di nuovo il nemico. E poi ha le catapulte.
I Romani sono predatori senza morale, con la mania dell’efficienza, imparano tutti i trucchi possibili e immaginabili e perfezionano continuamente strade, fortificazioni, armi. Combattono schierandosi a forma di enorme testuggine, un carro armato costituito da centinaia di scudi levati in ogni direzione. E costruiscono macchine da guerra enormi, combattono per catturare schiavi e bottino e dopo ogni battaglia aumentano gli schiavi e i terreni che possono coltivare.
I mongoli sono nomadi, velocissimi, un popolo giovane, disciplinati e organizzati in modo ossessivo e hanno la polvere da sparo, i razzi, le bombe, i gas tossici, i lanciafiamme montati su carri e alla fine aiutati dagli arabi assoggettati fondono i primi cannoni di bronzo.
 
Ma l’aspetto piu' straordinario della storia come rivelatore di un’interrelazione tra spinta espansiva dell’universo, coincidenze e atteggiamento umano, la possiamo forse scorgere in modo netto osservando la storia dei grandi condottieri. Sembra quasi che esista una legge dell’universo speculare a quella che incentiva i comportamenti nuovi, una sorta di limite che impedisce ai vincitori di andare oltre un certo punto. Oppure si tratta di un sistema di espulsione automatica che entra in azione ogni volta che un condottiero ha esaurito la spinta innovativa e diventa ripetitivo. Sono pochissimi i grandi generali che muoiono nel proprio letto dopo aver realizzato conquiste incredibili, successe a Gengis Khan ma il suo impero venne comunque smembrato subito dopo la sua morte. Muoiono invece assassinati Alessandro Magno e Giulio Cesare, Napoleone impazzisce: si rovina tentando di conquistare la Russia e cade in disgrazia (e forse viene avvelenato), Hitler impazzisce: decide di invadere la Russia, viene sconfitto e si suicida, Stalin muore di malattia a pochi anni dalla fine della Guerra Mondiale (ma c’e' chi mormora che anche lui sia stato assassinato).
Insomma, esaurita la parabola ascendente, i condottieri vengono buttati via alla svelta come un fazzolettino di carta usato da un catarroso.
Essere estremamente cattivi alla lunga non conviene, l’universo ti manda uno sciame di sfighe e in un baleno sei piu' morto di Tutankamon.
Quindi, se le armate extraterrestri degli Sbaruck hanno invaso il tuo pianeta verde e al momento ti stanno dando la caccia nella Foresta della Sassonia, non perderti d’animo, inventati qualche tattica militare estremamente innovativa e abbi fiducia nel fatto che l’universo sta tramando perche' (a causa di una serie di assurde coincidenze) i tuoi persecutori si sparino in un piede, cadano giu' da un dirupo, contraggano la sifilide o si avvelenino mangiando cozze avariate. Combattere quando il nemico ha la cacarella e' meglio.

Contempla nella quiete della tua anima le probabilita' piu' improbabili e chiedi al tuo cuore quali probabilita' improbabili hanno numerose probabilita' di realizzarsi.
E ricordati: quando affronti le orde del male, avere l’alito profumato e' meglio. L’estetica e' un grande attrattore, vedere il bello aumenta le tue possibilita'. Ed e' anche piu' carino.

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Capitolo quarto
I numeri della roulette non escono a caso (ma non illuderti di poter usare questa informazione per vincere alla roulette)

Capitolo quinto
Innamorarsi e' matematico. Quando sperimenti gli effetti destabilizzanti di un’erezione e' importante che tu sappia che le forze stesse che danno solidita' al concetto di numero stanno operando furiosamente per portarti a un livello frenetico di godimento.

Capitolo sesto
Non siamo soli. Ovunque vai 10 miliardi di batteri vengono con te. Hai appena letto una doppio senso perfetto. I batteri vengono con te nel senso che viaggiano a bordo del tuo corpo. I batteri vengono con te anche nel senso che mentre ti muovi crei immensi terremoti a livello batterico e questo movimento eccita i batteri e contemporaneamente amplifica l’aspetto cinetico dell’amplesso sessuale. In ogni istante, 10 mila batteri stanno raggiungendo l’orgasmo da qualche parte dentro di te. Sei un immane bordello viaggiante irrorato di sperma batterico. E non venirmi a dire che i batteri si moltiplicano per partenogenesi, cioe' scindendosi ogni volta in due individui autonomi. Che schifo. Sono tutte cazzate. I batteri trombano di brutto.

Capitolo settimo
Un nuovo modello mentale del mondo. L’azione perfetta: a prescindere dal numero di persone che sono presenti in una stanza, dalla loro posizione sociale e dal loro livello culturale, dalla quantita' di armi o di avvocati di cui dispongono all’interno della stanza, tutti usciranno velocemente dalla stanza se scoreggi abbastanza forte.
(Piu' restringi il tuo raggio d’azione piu' aumenta il tuo potere)

Capitolo ottavo
Il Dio dei numeri e' un comico. Per questo i matematici hanno difficolta' a vederlo. Nel programma universitario non sono previsti esami di barzellette.
Quindi adesso vorrei spiegare perche' soltanto l’esistenza dello charme puo' mettere insieme la teoria del tutto e chetare finalmente le crisi di ansia dei fisici. Lo charme e' l’attrattore cosmico che rende possibile alle donne distruggere un uomo senza toccarlo.