politica

Riforme: caro Renzi, te lo do io un miliardo di euro. Gratis!

Matteo Renzi

Ci sono alcune azioni a costo zero che si potrebbero decidere domani pomeriggio volendo…
Hai fatto molto promesse, e hai avuto anche il coraggio di sbilanciarti sulle date. Coraggioso ma adesso rischi grosso: quando prendi il 41% dei voti poi devi portare a casa i risultati, sennò lo sai come sono gli italiani: ti girano le spalle.
Non sono renziano ma penso che se tu riuscissi a portare a casa alcune riforme, sarebbe utile.
Secondo me stai facendoli un po’ di conti… Hai una maggioranza che ti fa impazzire, più di 800 decreti legge pregressi da varare, qualche risultatino l’hai portato a casa, qualche cos’altro te lo fai dare dalla Merkel, altri due sorrisi alle telecamere e poi spari un altro Stai sereno! e si vota… E dici: “Avrei fatto tutto quello che ho promesso ma non me lo fanno fare… Votatemi e vi faccio l’Italia come Disneyland ma con le donne nude e il vino al posto del succo di frutta…”. E rischi di riprendere il 40% e fare un monocolore di soli toscani duri.

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Elezioni amministrative 2014: la sconfitta di Perugia, dolore fisico e anche bugie

Wladimiro Boccali

Non è stato sconfitto il vecchio apparato del Pd.
Grossomodo Renzi il Rottamatore ha detto che il Pd ha perso dove non si è rinnovato. Gli hanno fatto eco in molti.

Mi pare vero in genere. Ma non è vero per Perugia.

Il sindaco Boccali non è un esponente della vecchia politica.

A Perugia è il rinnovamento.

Vladimiro Boccali non solo è una persona onesta ma è anche capace.

È sempre stato tra gli innovatori, fu uno dei fondatori di Banca Etica a Perugia e durante il suo mandato ha sostenuto molte iniziative solidali come l’autocostruzione di case, lo sviluppo delle cooperative sociali, il sostegno ai giovani artisti, a sistemi di riuso e riciclo come il mercato dell’usato e del baratto e alla diffusione dell’efficienza energetica.
Ma soprattutto la giunta Boccali si è dedicata a costruire il rilancio economico della città. E Boccali, contro ogni aspettativa, è riuscito a portare a casa un risultato enorme. Infatti, Perugia è riuscita a essere selezionata tra le 6 finaliste che concorrono per diventare capitale europea della cultura nel 2020. Ed essere tra le 6 finaliste vuol dire aumentare la visibilità in Europa e  intercettare le enormi risorse dei finanziamenti europei che vengono erogati alle città finaliste. Quindi anche se alla fine non si dovesse vincere si è già ottenuto un risultato molto positivo.

In soldoni, parecchi punti di Pil comunale
Ma se Boccali è stato così bravo, c’è da domandarsi che cosa abbia determinato una sconfitta elettorale che sembrava impossibile…

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Beppe Grillo e la trappola leninista

Beppe Grillo

Tra le migliaia di commenti che sono arrivati ai miei articoli uno in particolare è perfetto per spiegare il pensiero di una parte consistente dei simpatizzanti del M5S e di Grillo. È di una persona forse non troppo soddisfatta di sé ma estremamente tenera che si firma Coso Brutto e scrive:

“Prima l'appello del ‘facciamolo’.
 Poi gli ultimi richiami ‘state perdendo una grande occasione... il paese muore... bisogna fare in fretta’.
Abbiamo capito, volete comprarci con qualche perlina per poi poter dire che anche noi siamo uguali a tutti gli altri e ugualmente colpevoli. Meglio perdere qualche voto di chi crede a queste favolette e si fa abbindolare, piuttosto di mischiarci con ladri, traditori della repubblica e menzogneri.”

Caro Coso Brutto,
la questione è che tu ti aspetti di avere per l’M5S, alle prossime elezioni, il 50% dei voti + 1. Ed è questa l’idea che Grillo evoca quando dice: prenderemo il 100% dei voti. Ovviamente è un’iperbole, lo sa anche lui.
La questione è quindi: il M5S potrebbe prendere più del 50% dei voti e quindi, avendo la maggioranza schiacciante in parlamento, governare e regalarci finalmente un’Italia riformata, giusta, ecologica ed efficiente?

Questo è il problema. Il popolo italiano è pieno di gente strana, analfabeti di ritorno, collusi, gente che trae il suo piccolo vantaggio dal sistema marcio... E gente completamente incapace di capire chi sono i ladri. Non c'è modo di uscirne, almeno in tempi brevi... Neppure se il M5S fosse l’organizzazione più perfetta e potente del mondo. Si tratta di un limite fisiologico dato dall’attuale reale situazione sociale e culturale. Per cambiare l’Italia dobbiamo cambiare la testa agli italiani, ma per farlo ci vuole tempo. Non ci sono scorciatoie. Per questo io sono favorevole ad accordi con il PD. La politica è lo specchio del Paese. Lo specchio dei reali rapporti di forza tra gruppi sociali, interessi e modi di pensare. Una trattativa, viste le forze del M5S e le spinte verso il rinnovamento provenienti dalla base del PD, potrebbe portare oggi non a un governo e a un programma perfetti, ma almeno all’inizio di una vera stagione di riforme. Se si riuscisse a realizzare almeno gli 8 punti di Bersani otterremmo già un risultato eccellente… Sono 50 anni che parlano di riforme e poi non fanno niente.
Aspettando che il livello culturale ed etico migliori dobbiamo impedire la macelleria sociale che provocherebbe un peggioramento delle condizioni morali, etiche e culturali...
Questa idea che si possa sconfiggere totalmente, con un trionfo elettorale, una classe politica e una tipologia umana, ben radicata e numerosa, è errata. La corruzione dei politici non è la causa della stupidità e disonestà degli italiani. Sono un gran numero di italiani ignoranti o collusi che determinano i risultati elettorali e la pessima qualità dei governanti.
Il contrario non può funzionare e non ha mai funzionato. Già ci han provato Lenin e Mao. Un popolo con una cultura da schiavo genera sempre e comunque un potere schiavista, le buone intenzioni sono a zero! La realtà è determinata dalla qualità dei singoli non dalla grandiosità dei leader.

Si tratta di una questione filosofica e pratica essenziale che da più di un secolo spacca il movimento progressista. Un interrogativo che rasenta la profondità assoluta del mistico “È nato prima l’uovo o la gallina?”

Quando avevo 17 anni entrai nel Gruppo Gramsci, una formazione extraparlamentare microscopica, eravamo qualche centinaio in tutta Italia. Avevamo pure un servizio d’ordine patetico che arrivava sempre in ritardo ai cortei… Terribile!
Però nel nostro esecutivo nazionale c’erano un filosofo, un economista, un operaio, una donna e un omosessuale. Ed eravamo l’unico gruppo comunista che parlava d’amore e musica rock. Inoltre ci facevano una scuola quadri eccellente. Ho imparato molto più lì che a scuola. Le lezioni di Romano Madera e Nanni Arrighi (grande economista riconosciuto a livello internazionale) erano affascinanti perché proponevano una visione del mondo completamente nuova.
La prima lezione di Madera aveva come tema la rivoluzione russa.
Madera iniziò chiedendo perché la rivoluzione russa fosse fallita.
La mia idea allora era quella che andava per la maggiore nel movimento comunista: Lenin era morto troppo presto, e Stalin, che era un criminale, aveva fatto un colpo di stato, ammazzato decine di migliaia di veri rivoluzionari comunisti e instaurato una dittatura fascista sanguinaria truccata da comunista.
Madera mi costrinse con la sua logica a rovesciare il mio punto di vista.
Marx aveva ben spiegato che è il modo di vivere che determina il modo di pensare. Le idee nascono dalle azioni che compiamo.
Marx era convinto che gli operai, che lavoravano in migliaia nelle immense fabbriche, fossero portati, a causa della loro concentrazione numerica e del tipo di lavoro, sostanzialmente collettivo, a sviluppare una mente diversa, a capire la possibilità di collaborare, a comprendere che così come potevano gestire la fabbrica senza i padroni potevano gestire lo Stato direttamente.
Questa coscienza figlia dell’organizzazione del lavoro e della vita degli operai avrebbe quindi determinato la coscienza di classe.
Contemporaneamente lo sviluppo capitalista, in virtù delle leggi economiche che lo governavano, avrebbe portato a uno stato endemico di crisi nel quale alla fine il capitalismo speculativo sarebbe diventato un ostacolo alla produzione capitalista. Il capitalismo, cioè, avrebbe cessato di essere capace di portare sviluppo e ricchezza. Quindi sarebbe divenuto obsoleto e a quel punto (solo a quel punto) i lavoratori sarebbero stati costretti, per necessità, a prendere in mano la situazione e creare una società socialista, basata sulla cooperazione.

Corollario di questa idea, che è il fondamento della teoria di Marx e Engels, era il fatto che Lenin era un pirla.
Se fosse stato un marxista non avrebbe mai cercato di creare una società socialista in una nazione che aveva ancora una struttura economica contadina, con un numero irrilevante di operai.
Avrebbe dovuto al contrario guidare la transizione dalla Russia semi feudale a un capitalismo dal volto umano, alleandosi con la borghesia nazionale e limitandosi a garantire un livello decente di equità sociale.
Solo quando il capitalismo avesse esaurito la sua funzione di forza di propulsione dello sviluppo, avrebbe potuto iniziare la transizione verso il socialismo.
Invece Lenin aveva perso la testa: a causa di un colpo di culo spaventoso (dal punto di vista della probabilità storica) un piccolo gruppo di comunisti ben organizzati, era riuscito a prendere il potere con una rapida azione militare. Quindi avevano scambiato quella vittoria come la prova che il popolo russo avesse compiuto in pochi mesi quel salto di stile di vita e di modo di pensare che solo decenni di sviluppo capitalista avrebbero potuto creare. L’ascesa di uno Stalin era inevitabile. La creazione di una burocrazia statale comunista non avrebbe mai potuto diventare uno strumento di crescita umana e intellettuale del popolo. Milioni di contadini russi erano abituati a ubbidire e a essere trattati come schiavi. I funzionari dello Stato e del partito divennero così i nuovi padroni (violenti e corrotti) perché quella era la loro mentalità e la mentalità dei cittadini.
Questo tragico paradigma si può applicare a tutti tentativi di imporre militarmente un sistema socialista a popolazioni precapitaliste: Albania, Cina, Cuba, Vietnam, Cambogia… Un disastro dopo l’altro perché non è possibile imporre la democrazia laddove la struttura produttiva non ha portato allo sviluppo di una coscienza democratica. Per avere la democrazia è necessario che le persone la vogliano veramente e sappiano gestirla.

Nonostante queste lezioni illuminate io non riuscii a capire fino in fondo il senso di questo ragionamento. Due anni dopo, nel 1974, mi trovai insieme ad altre migliaia di comunisti a credere che fosse giunto in Italia il momento in cui il socialismo era maturo e quindi si poteva iniziare a costruire il socialismo.
Era sufficiente che ci procurassimo un po’ di armi e iniziassimo a sparare perché il potere ci cadesse in mano.
Per fortuna prima che io mi sporcassi le mani di sangue, mi trovai a pormi una domanda che nasceva da una semplice constatazione.
In quel momento in Italia c’erano 3-4mila compagni pronti alla guerra civile. Ipotizzai che se avessimo lavorato bene avremmo potuto mettere insieme in un paio di anni altri 50mila militanti pronti a tutto.
I capitalisti avevano dalla loro parte l’aviazione. Eravamo realmente in grado di vincerli?
Posi questa domanda a Toni Negri durante una riunione dell’esecutivo nazionale di Rosso. Parlò un’ora senza riuscire a rispondere alla mia semplice domanda militare. In effetti bastava andare in giro guardando le facce delle persone per rendersi conto che non esisteva una massa enorme di italiani intenzionati a fare la rivoluzione. Lo shopping tirava di più.
Di lì a pochi giorni uscimmo in 150 da Rosso, ed è stata una delle cose più intelligenti che abbiamo fatto in vita nostra.
Quei pochi che restarono con Toni Negri ebbero la vita distrutta o morirono ammazzati. Erano caduti in una trappola mentale spaventosa. E che fosse una trappola divenne evidente quando a partire dal 1977 le bande armate furono distrutte in poco tempo grazie a un numero spaventoso di pentiti. La maggioranza degli arrestati quando si trovò in prigione, con la prospettiva di farsi 20 anni, si rese conto che nessuna rivoluzione ci sarebbe stata, che nessuno li avrebbe liberati, che non c’era nessun proletariato pronto alla rivoluzione… Le loro illusioni crollarono e per lo più si pentirono (e denunciarono i compagni a 100 per volta) o si dissociarono. Nel giro di pochi mesi la potente Armata Rossa fu azzerata. E non può esserci dimostrazione migliore del fatto che la valutazione sullo stato dello sviluppo del capitalismo in Italia e della coscienza di classe fosse basata su pure allucinazioni oniriche (e sinceramente non capisco proprio chi ancora continua ad ascoltare persone come Toni Negri, che insistono imperterrite ad affermare che le loro analisi di 40 anni fa erano perfette. Hanno guidato un’armata di disperati verso la rovina, sostenendo che avevano la prova scientifica della volontà di milioni di operai di insorgere e non hanno mai fatto autocritica… La loro religione è basata sull’avere le fette di salame sugli occhi…).

I fallimenti delle rivoluzioni socialiste nei paesi contadini e dei tentativi insurrezionali degli anni settanta nei paesi capitalisti hanno entrambi dietro l’idea errata che la qualità delle persone (dei leader) possa sostituire il livello di coscienza del popolo.

Il M5S sta cadendo in un’analoga trappola logica.
Se il Pdl e il Pd fanno un governo insieme faranno schifo e alle prossime elezioni noi vinceremo col 50%.
In questo caso la battaglia elettorale ha preso (fortunatamente) il posto dell’insurrezione armata (un grande passo avanti, sono molto meno pirla di quanto lo fossi io a 19 anni).
Ma la tipologia dell’errore è simile: si pensa che esista un popolo che nella sua maggioranza desidera veramente la democrazia, e che esista dietro questo popolo una società che a causa della sua struttura produttiva e ha creato una crescita culturale tale da rendere cosciente e matura per la democrazia diretta la maggioranza dei nostri connazionali.
Quante persone leggono i vostri blog? Quante persone guardano il Grande Fratello? Come puoi pensare che chi guarda il Grande Fratello abbia la testa per partecipare alla democrazia diretta a partire da domani mattina?
Grillo non tiene conto che gran parte di chi ha votato M5S lo ha fatto per rabbia contro la Casta, non perché ha veramente capito i valori (e i doveri) della democrazia diretta.
Come Lenin ha vinto la rivoluzione militare per un colpo di culo così Grillo ha avuto il culo (e l’abilità) di radunare attorno a se un grande consenso. Un consenso ottenuto CONTRO l’esistente, non a favore di un chiaro progetto per il futuro. In Italia la cultura dei furbetti va ancora forte.
Datemi retta amici del M5S, cerchiamo di cambiare quel che le condizioni storiche ci consentono. Se ci riusciremo convinceremo altri al cambiamento. Se si tornerà invece a votare, prima di fare le riforme essenziali (spreco, corruzione, burocrazia, evasione fiscale, illegalità) non aumenterete i voti. Nessuno vi darà la medaglia neanche se riuscirete a dimostrare che i cattivi sono gli altri. Non importa. Il voto di protesta se non arrivate ai risultati evaporerà perché è basato su un particolare momento emotivo e di disperazione economica. Sotto il 24% non sareste più determinanti in parlamento. E in più rischiamo di Nuovo Berlusconi.
Meglio un uovo oggi che una gallina domani.

 


Grillo crolla? E noi siamo all’ultima spiaggia?

Se non si fanno le riforme l’Italia ha chiuso. Ci sarà il cambiamento? Come?

Non conosco un altro caso di un successo come quello del M5S, così grande e rapido. E non ho neppure notizia di un movimento politico che si sia suicidato tanto rapidamente.
Evidentemente gli amici del M5S non hanno letto “L’arte della guerra” di Sun Tzu, un manuale scritto circa 2.400 anni fa.
Sun Tzu sostiene che per vincere una guerra è indispensabile saper dividere il nemico.
E questo Grillo non è stato proprio capace di farlo: nel giro di un mese è riuscito a unire le forze che si oppongono al cambiamento e contemporaneamente ha spaccato in due gli elettori del M5S.
E già i sondaggi registrano un diminuzione dei suoi consensi. Ma io credo che stia perdendo molto di più di quel che mostrano i sondaggi. Almeno a sentire la gente che conosco.
Una fetta maggioritaria della base Pd premeva per il cambiamento e sarebbe stato possibile tirar fuori un governo con un programma decente. Ma a forza di insulti hanno spinto Bersani e Napolitano a percorrere un’altra via… La mossa dei 10 saggi è un modo nuovo per fare un governo Bersani (o simil Bersani) con il sostegno esterno, più o meno nascosto, di Lega e Pdl.
Potevamo ottenere un vero cambiamento con un governo dei sogni alla siciliana, e ci ritroviamo in mano una cacca rimasticata.
Grazie.

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Nuovo governo, perché Bersani ce la farà

Ho finalmente capito dove sta il trucco. Grillo l’ha capito?

A “Un giorno da pecora” Sabelli mi ha chiesto quante probabilità ha Bersani di ottenere la maggioranza. Ho risposto: il 2%.
In trasmissione c’era il ministro della Sanità Balduzzi (in forza nel governo Monti) che ha dato a Bersani un 50%. Mi è parso strano. Poi come un flash back ho risentito una nota sorniona nascosta nelle parole che Balduzzi aveva appena pronunciato. E ho capito che non avevo capito niente…Ma per arrivarci ci ho messo un po’.
All’inizio ho solo avuto la sensazione che il ministro sapesse qualche cosa che io non sapevo.
Allora, appassionati del giallo, ecco la soluzione dell’enigma nascosto nella voce di Balduzzi.

Apparentemente per Bersani non c’è alcuna possibilità.
M5S, Pdl e Lega gli han detto di no.
Quindi, o lascia a un altro, più gradito al M5S, oppure si va a elezioni. In entrambi i casi è politicamente finito. Se invece per la disperazione si allea con il Pdl è comunque finito e in più uccide pure il Pd che alle prossime elezioni prende il 12%. E questo l’han capito tutti.

Ma Bersani sa una cosa che gli dà la forza di tentare l’impossibile.

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Finalmente ho parlato con Grillo e Casaleggio, e li ho convinti

Poi ho parlato anche con Bersani. Lui retrocede a Ministro dell’Economia, la Puppato capo del governo.
La Gabanelli ministro della Cultura e delle Telecomunicazioni, Barca agli Affari Comunitari, Settis ai Lavori Pubblici, Carlo Petrini all’agricoltura e turismo, Celentano allo Spettacolo.
Poi ho telefonato al Berlusca e gli ho detto: “Adesso la devi piantare!” Ha detto che ci pensa.
Sono quindi andato da Barbanera e mi sono fatto dare precise indicazioni sul futuro.
La prima mossa del nuovo governo sarà decapitare i rimborsi elettorali, sgozzare gli stipendi dei parlamentari, bucare le gomme alle auto blu, e farle a pois. Poi ghigliottineranno le province e se si trova un politico in una banca gli si taglia via il pipo.
Burocrazia alla tedesca, giustizia svizzera, efficienza danese, si scaricano tutti gli scontrini e a chi denuncia gli evasori gli diamo il 5% dell’evasione recuperata (ma c’è chi è disposto a farlo gratis per spirito di vendetta).
Poi si costituisce la Banca Nazionale del Tempo e del Baratto, una rete di cooperative sociali viene finanziata per gestire il riuso dei beni riciclabili e il recupero degli alimenti prossimi alla scadenza.
Coi soldi che recuperiamo dallo spreco e dall’inefficienza ci finanziamo il lavoro di due milioni di disoccupati che vanno a piantare alberi sulle frane e a dragare via i sedimenti che si sono accumulati dentro il letto dei fiumi ingorgandoli, e si ripuliscono pure le piazzole delle autostrade che fanno schifo.
Isoliamo tutti i tetti d’Italia e saltano fuori altri due milioni di posti di lavoro e 20 miliardi di risparmio annuo.
Il primo che costruisce una casa che non è autosufficiente energeticamente lo si butta dalla torre di Pisa durante l’orario di chiusura per non dar fastidio ai turisti.
Si danno 500 euro a scuole di ginnastica, cori di anziane cattoliche, equilibristi, gruppi di salsa, attori dialettali, scalatori, mangiatori di spade e fachiri in genere, burattinai, pattinatrici, calzolai, trampolieri, birrai, imitatori dell’Uomo Ragno e si fa la giornata dell’Orgoglio Nazionale durante la quale in tutte le piazze d’Italia si fa vedere come siamo bravi a far tutto. Il giorno dopo si fa la Giornata della Gentilezza con gli immigrati e i leghisti. A questa segue la Giornata Nazionale delle coccole tra amanti.
Poi ci scateniamo sul made in Italy, approfittando dalla sovraesposizione mediatica pluriennale, frutto del Bunga Bunga, del Loden e della vittoria del M5S, pompiamo le esportazioni di capelli finti, danze tribali africane, prodotti tipici della Lucania, tortellini, vestiario, profumi e nanotecnologie calve.
Dopodiché l’economia nazionale si impenna, i tedeschi ci invitano a bere una birra e Obama si fa fotografare che si mangia una vera pizza.
E finalmente a Roma arrivano più turisti che a Parigi (che quel poco di opere d’arte che c’anno le hanno rubate quasi tutte a noi, maledetto Napoleone!).
Dopodiché rivinciamo i mondiali. E pure quelli di rugby per umiliare la perfida Albione.
Contemporaneamente il Papa Argentino vende il tesoro del Vaticano per pagare gli studi ai bambini del Burundi e si vede con l’Imam di Teheran per una polca. Ma finisce che fanno un Harlem Shake con le maschere di Topolino e Paperino insieme a 400 teologi di entrambe le confessioni e un Pope Copto con la testa di giraffa.
Quindi mandiamo Bruno Vespa a trattare con i talebani e loro sono disposti a firmare la pace a patto che ce lo riprendiamo.
Poi Toto Cutugno scopre la formula della mozzarella biologica che provoca spaventose erezioni negli uomini e particolari turgori nelle donne.
E via così verso un socialismo dal volto umano che assomiglia a Raul Bova.
Non ci credi?
Stai a guardare!
Noi ci divertiremo a farlo.
(Scartate le possibilità possibili restano le possibilità impossibili)

 


Cara Laura Puppato: costruisci un ponte per un governo Pd-M5S?

Pd e M5S parlano lingue diverse… Serve un traduttore e tu conosci entrambi i linguaggi.

Se si vuole arrivare a collaborare in qualche modo con il M5S è necessario che qualcuno nel Pd inizi a parlare nella loro lingua…
Il Pd ha fatto 8 buone proposte, che in realtà sono molte di più se si ha la pazienza di andarsele a leggere, ma evidentemente non sono sufficientemente appetibili per M5S. Santoro ha provato a proporre un governo di grandi personalità fuori dai partiti ma anche questa idea ha ricevuto una risposta negativa dal M5S.

Noi crediamo che il M5S aprirebbe spiragli di trattativa solo se si presentasse un programma dettagliato, con un calendario preciso di voto in Parlamento, per i disegni di legge. E sarebbe necessario che questo programma fosse veramente innovativo.

Il nostro tentativo in queste due settimane è stato quello di interpellare esperti di vari settori per ampliare una proposta di programma possibile per un governo possibile.
Gli 8 punti di Bersani e ai 20 punti di M5S vertono sui grandi temi. Ma ci sono molte piccole leggi banali, basate sul buon senso, che si potrebbero approvare subito, sono a costo zero e produrrebbero immediatamente risparmi per lo Stato, ossigeno per l’economia e nuovi posti di lavoro.

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M5S e Pd, ecco come possiamo sbloccare la situazione

Ecco un piano dettagliato di riforme concrete, banali e dimenticate (ma abbiamo bisogno di te: dai una possibilità al cambiamento!)

Il M5S continua a ripetere che non darà la fiducia né a un governo Pd né a un governo tecnico di grandi personalità. Eppure crediamo che ci sia qualche spiraglio per una collaborazione su obiettivi concreti. Ma per arrivare a un governo di idee e a una collaborazione sui fatti il Pd deve uscire dall’ambiguità degli otto punti e deve accettare di confrontarsi con il M5S, o sfidarlo, se il verbo vi sembra più consono alla situazione,  fuori dalle ritualità inciuciose  dei vecchi schemi.
Subito dopo le elezioni abbiamo lanciato una proposta che va in questa direzione. Siamo partiti dall’idea che un accordo ci può essere solo su un governo che non si basi né sui partiti, né sulle persone, ma su un programma una volta tanto dettagliato, concreto, efficace. Niente liste di mere intenzioni che  allontanano soluzioni e diluiscono le idee in chiacchiere.
Non è tempo di chiacchiere.
Un programma dettagliato vuol dire un documento che indichi in modo chiaro che cosa si vuol fare  con l’impegno a mettere ai voti in Parlamento quel preciso articolo di legge, entro un certo tempo.
Un accordo che contenga già i testi delle leggi da approvare, perché è essenziale come lo scrivi l’articolo di legge, è lì che può scattare l’inefficienza in pratica!
La prima cosa che bisogna fare per dare un minimo di dignità ad una trattativa è mettere sul tavolo un’offerta chiara e certa, anche nei tempi di approvazione, una lista di intenti non basta, non è credibile.
Del resto visto fino ad oggi nessuno ha proposto al M5S qualcosa del genere, con un calendario e un impegno vincolante, non si può onestamente dire che l’M5S abbia rifiutato tutte le proposte.

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Dai una possibilità al cambiamento!

Proporre per unire. Operare per costruire concretezza.
Trasformare l’incertezza in una grande occasione di riforma.

Ecco la nostra proposta come punto di partenza per una piattaforma di discussione che raccolga idee per un programma di leggi possibile per un governo progressista possibile, che vari finalmente riforme indispensabili per il Paese.

Chi crede nella possibilità concreta che la nostra nazione sia all’inizio di un grande percorso, e non sull’orlo di un baratro, oggi ha una possibilità.

Quello che ti chiediamo è di mandarci le tue proposte, menzionando in breve lo scopo e gli effetti.
Queste proposte saranno l’espressione del concreto desiderio e della concreta possibilità di vedere superato il clima di scontro e di stallo attuale, arrivando a un governo che sia vera rappresentatività del desiderio di riforme che gli elettori hanno espresso con il voto.
Abbiamo però poco tempo, e quindi pochi giorni per fare tutto questo, ma il gioco vale la candela. Aiutaci

Non vogliamo metterci a discutere dei grandi temi delle riforme “politiche” di cui si stanno occupando le segreterie di partiti e movimenti (finanziamento ai partiti, corruzione, legge elettorale, abolizione delle province eccetera) quello è  territorio di mediazione tra le forze politiche.
Noi vogliamo occuparci di una parte specifica del possibile programma per un possibile governo.
Per maggiori informazioni su questo progetto clicca qui.
Ecco i primi contributi che abbiamo raccolto.

INDICE

- Efficienza della giustizia e garanzie per i consumatori
di Marco Marchetti, avvocato

Ridurre i tempi del processo civile concentrandone le fasi e rendendolo più snello. (CLICCA QUI)

Introdurre il garante dei contratti di massa per utenze e servizi di massa. (CLICCA QUI)

Snellire la burocrazia.

- Finanzia etica e microcredito
di Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica

UNA PROPOSTA PER LA FINANZA SOCIALE (CLICCA QUI)

Fabio Salviato fondatore e in passato presidente di Banca Etica e oggi Presidente di Sefea (Società Europea di Finanza Etica ed Alternativa)
PER UNA COSTITUZIONE E UN SUPPORTO AL MICROCREDITO IN ITALIA (CLICCA QUI)

- Efficienza dei controlli sulle merci
Dottor Corrado Giannone, tecnologo alimentare di Conal

Unificare i più di 20 organismi che vigilano sulla qualità della filiera alimentare (CLICCA QUI)

- Efficienza energetica e rilancio dell’occupazione
Maurizio Fauri - Presidente del Polo Tecnologico per l’Energia srl. Docente presso l’Università di Trento
Per lo sviluppo dell’efficienza energetica (CLICCA QUI)

 


Contributo di MARCO MARCHETTI, AVVOCATO
Ridurre i tempi del processo civile concentrandone le fasi e rendendolo più snello per decisioni più veloci. Introdurre il garante dei contratti di massa per utenze e servizi di massa – rendere possibile  per le procure contabili recuperare i danni anche a carico dei privati che hanno beneficiato di un atto illegittimo del funzionario o dell’amministratore pubblico (oggi non prevista) – ed altro.

Proposte:
Niente sfascismi, e niente critiche facili a istituzioni o apparati dello Stato che sono ancora oggi garanzia di libertà, efficienza, competenza. Se, per esempio, è facile criticare la lentezza della giustizia civile ed è doveroso intervenire, non lo è per altri settori come la giustizia amministrativa, dove la giurisprudenza del Consiglio di Stato è baluardo di libertà e progresso civile, tutela dei valori fondanti: andate a leggere le sentenze sul tempo come bene della vita, sul danno da ritardo, sull’urbanistica, o la sentenza su Mantova del 2012 dove una orrida speculazione è stata interdetta utilizzando come paradigma del paesaggio italiano ed elemento identitario della nostra cultura un quadro del Mantegna come se fosse un codice!
Seguendo questo approccio ci sarebbero cose da fare facilmente e di grande rilevanza:

1. Garante dei contratti di massa
Scopo: introdurre una istituzione pubblica che tuteli la corretta esecuzione e interpretazione del contratto quando ha per oggetto beni o servizi di massa (energia, utenze, trasporti, comunicazioni, finanziamenti) sottraendoli alla contrattazione o alla predisposizione unilaterale del soggetto più normalmente più forte. 
Effetti: moduli contrattuali predisposti per legge. Garante come Autorità Pubblica Indipendente che possa intervenire ripristinando legalità e corretta esecuzione con poteri autoritativi. Certezza al rapporto contrattuale, clima di fiducia dei cittadini nella fornitura dei beni primari.
2.  Tutte le cariche pubbliche da assegnare mediante concorso
Scopo: aprire a competenze tecniche e ai giovani ruoli lasciati a soggetti compiacenti e selezionati sulla affidabilità politica e non sulla competenza.
Effetti: incentiva la cultura del merito e della competenza , erode la ingerenza partitica; eleva la qualità dell’attività.
Applicabile anche sulle società a partecipazione pubblica, di enti locali, amministratori, ecc.
3. Nuovo codice della responsabilità amministrativa, azione di danno erariale esperibile dalle Procure della Corte dei Conti anche a carico dei soggetti privati che si sono avvantaggiati dell’atto dannoso del funzionario.
Scopo: rendere coerente il sistema con i principi processuali del giusto processo. Introdurre l’azione per danno erariale esperibile anche nei confronti dei soggetti privati che si sono avvantaggiati dall’atto del funzionario produttivo del danno (oggi non prevista).
Effetti: processo più efficace, tempi più rapidi, recupero più efficace di somme oggetto di danni agli enti.
Come: introdurre un nuovo comma nell’art.1 della legge 14 gennaio 1994 n.20 “ art. 1 comma 4. L’azione è esercitabile anche in solido nei confronti dei soggetti privati che si sono avvantaggiati o hanno comunque beneficiato delle conseguenze dell’atto o del comportamento generatore del danno posto in essere  dal funzionario responsabile. Il soggetto convenuto in giudizio potrà effettuare la chiamata in causa di altri soggetti obbligati al risarcimento del danno secondo le regole del codice di procedura civile”.
4. Introdurre un nuovo reato di truffa – “truffa di massa”. 
Scopo: introdurre un deterrente più efficace al reato di truffa quando questa sia organizzata in danno di una massa di persone (truffa di massa) mediante una nuova figura di reato. Pene più severe, non perseguibile a querela, patteggiamento non consentito senza il risarcimento del danno.
Effetti: limita le truffe organizzate su vasta scala. Tutela meglio le vittime. Crea una concezione adeguata ai tempi, e alle esperienze negative che abbiamo visto in Italia.  Si colloca nell’ambito della tutela di massa costituisce il lato penale dell’azione civile risarcitoria (class action dell’art.140 bis codice consumo).
5. Accessibilità gratuita e pubblicità di tutti i dati pubblici. 
Scopo: rendere effettivo il principio di trasparenza; facilitare la trasmissione di dati e informazioni, incentivare una cultura della trasparenza anche in ambito privato;
mediante: la libera accessibilità, senza necessità di istanza e senza oneri, dei dati di tutti gli uffici pubblici (autorizzazioni, titoli abilitativi, proprietà, società, ecc.)
Effetti: rende trasparenti e  circolabili tutti i dati.  Non lede la privacy perché tocca dati accessibili attraverso procedure inutilmente più complesse (visure, istanze, ecc.)
6.Territorio ed edilizia.
Costituire i piani di risanamento del territorio al fine di  provvedere alla bonifica sotto l’aspetto idrogeologico e paesaggistico; introdurre agevolazioni per l’adeguamento degli edifici e sistemi di alimentazione energetica da fonte non fossile, bonifiche dei materiali da costruzione, consolidamento antisismico, adeguamento a rischio idrogeologico; bonifica paesaggistica su piano di risanamento approvato dalla Soprintendenza. Rottamare per migliorare.
Riforma del sistema sanzionatorio amministrativo e penale. Allungare i termini di prescrizione del reato.
7. Riforma del processo civile.
Scopo: concentrare le fasi del processo civile, uniformarsi ai principi del processo del lavoro, rendere il ricorso al giudizio di cognizione ordinario l’eccezione, privilegiando schemi operativi  desumibili dagli istituti alternativi caratterizzati da una snellezza  e velocità maggiore (696 bis; 702 bis c.p.c.), inserire nuove norme sul rispetto dei termini per le istruttorie. Snellire i giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo mediante da un lato l’obbligo di decidere subito sulla provvisoria esecuzione del credito (a tutela del creditore e per scoraggiare opposizioni dilatorie) e ridefinire i presupposti della stessa.
Effetti: velocizza i giudizi civili, rende effettiva la tutela dei diritti e dei crediti, rende più efficiente il sistema.
Come: privilegiare il ricorso all’istituto dell’accertamento tecnico preventivo ai fini della conciliazione mediante applicazione dell’istituto previsto dall’art. 696 bis codice di procedura civile, in tutti i casi in cui si debba accertare l’esistenza e/o la quantificazione di un credito derivante da contratto, atto unilaterale o atto illecito, mediante una perizia tecnica (ad es. appalti, sinistri stradali, compravendite, ecc.) .
Inoltre rendere indisponibile la  scelta e quindi riservare al giudice (e non più al resistente) la decisione sulla applicabilità della procedura degli art.702 bis e seguenti del codice procedura civile (processo sommario di cognizione) ove il Giudice ravvisi la possibilità di definire la controversia mediante una istruttoria semplificata. In questo modo la fase istruttoria può essere molto più veloce escludendo istruttorie defatiganti. Il vantaggio sarebbe notevole.
Oltre a questo sarebbe opportuna la abolizione dell’istituto dell’interrogatorio formale (interrogatorio della controparte finalizzato alla sua confessione che in pratica è solo perdita di tempo. La confessione può essere data in altra forma e non sarebbe certo vietata: forma scritta).
Inoltre sarebbe opportuno responsabilizzare i CTU (consulenti tecnici di ufficio) al rispetto dei tempi per il loro lavoro e per il deposito delle relazioni che condizionano il giudizio, prevedendo l’automatica revoca dell’incarico in caso di omesso deposito nei tempi imposti dal Giudice salvo una sola proroga per giustificati motivi e per un tempo non superiore a trenta giorni. In caso di reiterazione della violazione del termine perentorio per il deposito della perizia il Consulente viene cancellato dall’albo dei CTU presso il Tribunale.
Infine sui crediti azionati mediante decreto ingiuntivo prevedere l’obbligo per il Giudice di pronunciarsi sulla provvisoria esecuzione alla prima udienza, prevedendo altresì l’obbligo di concedere la provvisoria esecuzione prevista dall’art. 648 c.p.c. qualora l’opposizione non sia fondata su prova scritta di fatti o atti estintivi modificativi o impeditivi del diritto azionato con il monitorio.
Come: Inserire una modifica all’art.648 c.p.cp. al primo comma come segue:” Il giudice istruttore, se l’opposizione non fornisce prova scritta di fatti estintivi, modificativi  o impeditivi del diritto azionato con il monitorio, deve concedere la esecuzione provvisoria del decreto con ordinanza non impugnabile”.

 


Contributo di UGO BIGGERI, PRESIDENTE DI BANCA ETICA
UNA PROPOSTA PER LA FINANZA SOCIALE: LOTTA AI PARADISI FISCALI – SEPARARE LE BANCHE COMMERCIALI DALLE BANCHE DI INVESTIMENTO -  CREARE UN AZIONARIATO POPOLARE ED ABOLIRE L’IMPOSTA DI BOLLO SUI PATRIMONI INFERIORI A MILLE EURO – RIVEDERE L’ACCORDO DI BASILEA SUL RISCHIO BANCARIO SUPPORTANDO IL MONDO DEL NO PROFIT  E REPUTANDOLO NON AD ALTO RISCHIO
Da “Cambiamo la finanza per cambiare l'Italia” - Alcune richieste al mondo politico
Prima delle elezioni la rete di Banca Etica ha lanciato l'appello “Cambiamo la finanza per cambiare l'Italia” contenente alcune domande in due direzioni complementari. Da un lato chiudere il gigantesco casinò finanziario che ci ha trascinato nella crisi, dall'altro favorire le esperienze di finanza etica e cooperativa. Riassumiamo due proposte per ognuna di queste due direzioni, su cui chiediamo un impegno concreto del prossimo governo. Un impegno per riportare la finanza a essere uno strumento al servizio dell'economia e dell'insieme della società, non un fine in sé stesso per fare soldi dai soldi.
1. Contrastare i paradisi fiscali
Il problema. I paradisi fiscali hanno impatti devastanti tanto nel Nord quanto nel Sud del mondo. Dall'evasione fiscale alla fuga di capitali, dal riciclaggio alle attività criminali, dall'esasperare l'instabilità finanziaria a molti altri. L'approccio fino a ora seguito, a partire dall'identificare questi territori con l'isoletta tropicale di turno, si sono rivelati inefficaci.
Cosa fare. Introdurre la rendicontazione Paese per Paese (Country by Country reporting) dei dati contabili e fiscali delle imprese multinazionali. Queste ultime devono oggi riportare nei propri bilanci unicamente dati aggregati per macro-regioni. In questo modo è impossibile sapere se le imprese pagano in ogni giurisdizione le tasse dovute, quale sia il loro fatturato e via discorrendo. L'obbligo di pubblicazione dei bilanci Paese per Paese consentirebbe un decisivo salto di qualità nella lotta contro l'evasione fiscale, la corruzione, il riciclaggio e la criminalità organizzata.
Questa proposta è sostenuta da anni dalle reti della società civile internazionale, ma fino a poco tempo fa è rimasta confinata in ambiti accademici. Finalmente nelle ultime settimane l'Unione Europea ha fatto un passo in avanti così come alcuni Paesi in maniera autonoma, a partire dalla Francia. Parliamo quindi di una proposta facilmente implementabile, molto efficace e di grande attualità. Anche in ragione del peso dell'evasione fiscale e dell'economia illegale, l'Italia potrebbe agire da capofila su tale questione.
2. Separare le banche commerciali dalle banche di investimento
Il problema. Nel '29 le banche utilizzavano i risparmi dei correntisti per speculare in borsa. Dopo lo scoppio della crisi e gli enormi impatti sociali, gli USA hanno adottato una legge (Glass-Steagall Act) per separare le banche commerciali da quelle di investimento. La legge è stata abrogata a fine anni '90 sull'onda delle dottrine neoliberiste, il che ha dato vita alla nascita delle “banche universali”, in buona parte responsabili dell'attuale crisi. Parliamo delle istituzioni too big to fail che hanno di fatto ricattato i governi, costringendoli a giganteschi piani di salvataggio, quindi a socializzare le perdite dopo che i profitti erano rimasti in mani private. Oggi diversi conglomerati finanziari hanno un fatturato superiore al PIL del Paese dove sono registrati.
Cosa fare. Proposte di separazione delle banche commerciali dalle banche di investimento sono allo studio in numerosi Paesi. All'interno della legge di riforma della finanza voluta dalla prima Amministrazione Obama (il Dodd-Frank Act), una regola (la Volcker Rule) va esattamente in questa direzione. Analogamente, dei progetti di legge sono stati presentati in Francia, Germania e Regno Unito4, e la discussione è portata avanti anche in sede di BCE. Nuovamente, l'Italia potrebbe dare un segnale di grande importanza adottando una misura che serva anche come apripista in Europa.
3. Azionariato popolare
Il problema. Il governo Monti ha introdotto con l'ultima legge di stabilità un bollo sul deposito titoli, prevedendo un'imposta minima di 34,20 euro anche per gli investimenti al di sotto dei 1.000 euro. Di fatto vengono pesantemente penalizzati i piccolissimi risparmiatori, e di conseguenza il mondo cooperativo. Chi acquista poche azioni per partecipare alla vita di un'impresa è costretto a pagare un'imposta in proporzione elevatissima. In pratica l'investimento finanziario viene ridotto alla sola ricerca di un profitto, mentre si penalizzano le esperienze di partecipazione e di democrazia economica e nello specifico il mondo della finanza etica e cooperativa.
Cosa fare. Il gettito che deriva dall'imposta di bollo sotto i 1.000 euro è molto basso, e rischia di diventare trascurabile in breve tempo, visto che una tale imposta costringerà moltissimi piccoli azionisti a dismettere le proprie partecipazioni. Il gettito ricavabile, inoltre, potrebbe facilmente essere compensato da una diversa modulazione della tassazione, in un'ottica di progressività e giustizia fiscale. Si chiede quindi l'immediata abolizione dell'imposta di bollo sui patrimoni inferiori ai 1.000 euro, come previsto dalla normativa italiana fino a fine 2012 e come richiesto da diversi parlamentari anche in sede di discussione dell'ultima Legge di stabilità.
4.  Basilea per il sociale
Il problema. L'accordo di Basilea II sul rischio bancario prevede che le banche debbano tenere da parte un certo ammontare di capitale per ogni prestito erogato. L'ammontare è fissato all'8% del prestito, ma viene poi pesato a seconda del rischio. Così per i finanziamenti più sicuri basta il 50% di questo 8%, per quelli più rischiosi l'assorbimento di capitale sale. La traduzione in Italia delle norme di Basilea II ha previsto che il mondo del no profit sia considerato a massimo rischio, con un assorbimento di capitale del 100%. Questo pone enormi freni all'accesso al credito alle organizzazioni del terzo settore. Quelle che negli ultimi anni hanno mostrato una maggiore resilienza alla crisi e una capacità di creare posti di lavoro ed economia. Non solo. Il terzo settore si è dimostrato almeno altrettanto affidabile di quello “tradizionale”. La stessa Banca Etica lavora da quindici anni finanziando prioritariamente il no profit, e con tassi di sofferenza nettamente inferiori alla media del sistema bancario italiano.
Cosa fare. In altri Paesi europei l'implementazione dell'accordo di Basilea è differente, e in particolare il mondo del no profit è assimilato alle piccole e medie imprese, con un assorbimento di capitale del 75%. Una simile misura darebbe enorme stimolo tanto alla finanza etica e cooperativa quanto allo stesso terzo settore. Il recente rapporto Liikanen commissionato dall'UE, sottolinea il ruolo cruciale svolto dalle banche etiche e cooperative per uscire dalla crisi.
Andando oltre, negli ultimi anni sono circolate proposte per tenere conto anche del rischio e degli impatti ambientali nella valutazione complessiva di un prestito bancario, premiando nell'accesso al credito le imprese sostenibili e penalizzando chi inquina di più. Uno strumento concreto di politica economica per favorire le imprese più innovative e lavorare nella direzione della tanto sbandierata green economy, il tutto a costo zero per le casse pubbliche.

 


Contributo di FABIO SALVIATO, PRESIDENTE  DI SEFEA
PER UNA COSTITUZIONE ED UN SUPPORTO AL MICROCREDITO IN ITALIA
COME: COSTITUZIONE DI UNA BANCA PER IL MICROCREDITO

“Banca per il Microcredito”
Il promotore   
L’idea di creare una Banca per il Microcredito in Italia nasce da SEFEA, Società Europea di Finanza Etica ed Alternativa, braccio operativo di FEBEA, Federazione Europea delle Banche Etiche ed Alternative, che rappresenta le banche etiche europee. SEFEA opera a livello europeo per il sostegno della finanza etica, e dal 2010 sta lavorando con il FEI – Fondo Europeo Investimenti – per convogliare in Italia parte dei fondi europei a disposizione per l’ampliamento del mercato del microcredito locale.
Obiettivo Generale   
SEFEA ha maturato l’idea di creare una Banca per il Microcredito in Italia in seguito all’analisi di tre diverse
constatazioni.
La prima riguarda la definizione di microcredito: il microcredito è uno strumento di sviluppo del potenziale e dell’autonomia delle persone che rovescia la pratica bancaria convenzionale e crea un sistema bancario basato sulla fiducia, sulla responsabilità, sulla creatività e partecipazione.
Oggi invece varie sono le forme di microcredito che vengono realizzate in Italia, ed il rischio che si sta correndo è che il reale significato di questo strumento finanziario venga perso, interpretando sempre più frequentemente il microcredito come un semplice intervento finanziario di “ridotto importo”.
La seconda constatazione riguarda l’elevata domanda potenziale di microcredito in Italia che rimane insoddisfatta perché non vi è una adeguata offerta. Un’analisi di carattere quantitativo del mercato del microcredito nazionale è stata sviluppata dalla dott.ssa Marine Hainguerlot, dell’università di “Paris Est Créteil Val de Marne” nel 20101 che ha messo a confronto il mercato del microcredito in 7 paesi europei (Germania, Belgio, Spagna, Finlandia, Francia, Italia e Regno Unito). Dalla ricerca è emerso che il valore del mercato potenziale più elevato, in termini di numero di microcrediti, si trova in Italia, sia a causa di un tasso di rischio di povertà che è il più elevato tra gli altri paesi, sia per la maggiore propensione della popolazione ad avviare un’attività autonoma, avendone ovviamente le possibilità.
Dal lato poi dell’offerta, è emerso che l’Italia ha un tasso di penetrazione nel mercato (ovvero la capacità dell’offerta di soddisfare e rispondere alla domanda) più basso rispetto agli altri paesi: il tasso di penetrazione in Italia è pari a 0,34%, ovvero trova risposta in Italia solo lo 0,34% della domanda di microcredito, a fronte di una media europea del 17% (media semplice tra i tassi di penetrazione di 7 paesi presi in esame).
La terza constatazione riguarda le nuove modifiche del Testo Unico Bancario (rif. Art. 111 del TUB), che come è noto, permetteranno anche agli enti no profit di erogare direttamente microcrediti, e di gestire autonomamente tutto il processo del credito. Tali modifiche pur introducendo una grande riforma in quanto riconoscono il microcredito come strumento finanziario e ne permettono la diffusione a costi probabilmente più bassi rispetto ad oggi, dall’altro lato però apriranno una serie di criticità legate alla gestione del microcredito stesso.
Gli enti no profit, anche i più avanzati in termini di organizzazione e struttura, risultano  infatti oggi privi di quelle nozioni di tipo finanziario che permettono una buona gestione del credito, del rischio di credito, delle politiche dei tassi, ed è per questo che devono essere accompagnati sia nel processo di reperimento dei fondi sia nel processo del credito.
L’obiettivo che ci si pone è quindi quello di dar risposte concrete a questi 3 punti, ovvero:
1. riportare il microcredito al suo originale significato, cioè quello di strumento finanziario di sviluppo locale ed empowerment sociale che, dando risposte concrete ai bisogni riscontrati, possa attivare circuiti virtuosi di inclusione sociale e finanziaria
2. migliorare la performance dell’Italia in termini di risposta al bisogno di microcredito.
3. creare uno strumento che possa dare adeguata consulenza alle reti sociali che potrebbero avere in futuro la possibilità di gestire processi di microcredito.
Per raggiungere tale obiettivo i promotori dell’idea vogliono quindi promuovere lo sviluppo di una banca a vocazione nazionale che, attraverso il supporto delle reti sociali già attive in Italia nella lotta all’esclusione finanziaria e sociale, possa favorire una rete di servizi di micro finanza (quindi non solo microcredito, ma anche micro risparmio e micro assicurazione), rivolta alle fasce della popolazione che soffrono l’esclusione finanziaria.
Modello Operativo   
Il modello operativo del progetto si basa sulla costituzione di banca dedicata alla micro finanza, che offra da un lato strumenti di microcredito sociale e imprenditoriale (importo < € 25.000), dall’altro lato offra prodotti di gestione per il micro-risparmio e le micro-assicurazioni, oltre ad un servizio di consulenza e sostegno. 
Tale banca dovrà avere una struttura leggera che lavori IN RETE, appunto con i network sociali; la scelta dei promotori di sviluppare uno strumento che applichi il modello reticolare nello sviluppo degli interventi è legata alla capacità di tale modello di superare i limiti che possono sorgere qualora un ente a carattere nazionale realizzi interventi a carattere locale, permettendo così di aumentare l’efficienza e l’efficacia degli interventi in loco.
La banca potrebbe ispirarsi a quanto già sta facendo “Microbank la Caixa”, una banca spagnola che offre prodotti e servizi finanziari su misura per le esigenze dei micro-imprenditori e delle famiglie per aiutare:
la promozione delle attività produttive e la creazione di posti di lavoro attraverso il sostegno finanziario ai liberi professionisti e ai microimprenditori;
al lavoro autonomo attraverso la creazione di piccole imprese grazie allo strumento del micro-credito per i nuovi imprenditori
il supporto alle famiglie e ai singoli, rispondendo alle loro esigenze e facilitando il superamento delle difficoltà temporanee.
l’inclusione finanziaria, offrendo nuovi servizi bancari ai clienti attraverso la rete commerciale disponibile diffusa.
Dalla sua nascita (2007), Microbank la Caixa ha prestato circa 128.000 microcrediti per un totale di circa 800 milioni di euro; la raccolta per tale attività è fornita dalla Banca per lo Sviluppo del Consiglio Europeo (CEB Bank) che ha erogato alla Caixa 3 finanziamenti per un totale di 180 milioni di euro, mentre la copertura della garanzia è data dal FEI – Fondo Europeo d’Investimento.
I numeri della Banca2    
Sulla scia e sull’esempio quindi della Microbank la Caixa, la Banca per il Microcredito avrebbe come obbiettivo:
l’erogazione di 50.000 microcrediti imprenditoriali nell’arco dei primi 5 anni di attività
la creazione di circa 100.000 nuovi posti di lavori, ivi compreso l’emersione del lavoro irregolare.

Relativamente al funding necessario per realizzate tale progetto, la banca richiederebbe :
una immissione di capitale sociale iniziale di circa 50 milioni di euro
una raccolta di fondi a debito iniziali di circa  200 milioni di euro.

Il Funding potrebbe essere intercettato dalle istituzioni europee ed italiane quali:
Fondo Europeo Investimenti
Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa
Cassa Depositi e Prestiti
Il target di riferimento     
I beneficiari di microcredito in Italia sono i cosiddetti soggetti “non-bancabili” ovvero tutti quei soggetti che soffrono una situazione di esclusione finanziaria.
L’esclusione finanziaria ovvero l’impossibilità di avere accesso agli strumenti bancari e finanziari, anche ai più basilari quali i conti correnti (in Italia si stima che 1 famiglia su 4 non è titolare di conto corrente), è legata a vari fattori:
aumento del livello di povertà assoluta e percepita – oggi molte più famiglie vivono al di sotto della soglia di povertà o sono molto vicini alla soglia, a causa dell’aumento del livello di disoccupazione da un lato e dell’abbassamento del potere di acquisto dal’altro;
fattori culturali legati prevalentemente all’appartenenza ad etnie diverse, che rendono difficile il crearsi di un rapporto fiduciario tra il soggetto richiedente e il soggetto erogante un servizio finanziario;
fattori legati all’incertezza del mercato del lavoro che sempre meno fornisce adeguate garanzie per l’ottenimento di prodotti finanziari.

 


Efficienza dei controlli sulle merci
Dottor Corrado Giannone tecnologo alimentare di Conal
Razionalizzare il sistema ed evitare sovrapposizioni.

In Italia sono presenti più di 20 enti che a diverso titolo hanno competenza in materia di controllo della filiera alimentare, che perdipiù dipendono da diversi diversi (Ministeri della Salute, Politiche Agricole, Sanità, Economia ai quali vanno aggiunti entità sotto il controllo di regioni, province e comuni). Sarebbe il caso di istituire un solo organismo autonomo dai ministeri e da altri enti che vigili sull’intera filiera alimentare. Questo porterebbe maggiore efficienza e minori costi.

 


Contributo di Maurizio Fauri - Presidente del Polo Tecnologico per l’Energia srl – Università di Trento
Documento programmatico per una nuova politica energetica.
UNA LEGGE CHE IMPONGA L’EFFICIENZA ENERGETICA E UN NUOVO COMPORTAMENTO DEI CITTADINI PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO DEL PAREGGIO ENERGETICO

Il problema dell’energia in Italia, come nel resto del mondo, dipende da due fattori fondamentali:
dalle modalità di consumo;
dalle tipologie di produzione.
I due settori, del consumo e della produzione, si intrecciano spesso nelle discussioni, senza distinguere le modalità di intervento e mescolando tra loro rimedi e soluzioni. Sono due punti completamente distinti, da trattare separatamente anche da un punto di vista concettuale.
Il miglioramento della produzione e la distribuzione dell’energia ha una implicazione quasi esclusivamente tecnologica, mentre il consumo, nonostante possa essere "aiutato" dalla tecnologia, ha intrinsecamente un aspetto antropologico elevato attraverso gli usi, le abitudini, l’educazione, ecc..
Si pensi che il consumo medio annuale di energia elettrica pro-capite in ufficio (5.000 kWh/anno) è 5 volte superiore rispetto a quello domestico (1.000 kWh/anno) e cresce fino a 7 volte nel caso delle banche.
Quando si parla di energia è fondamentale, prima di tutto, agire sulle modalità di consumo. È uno spreco inutile cercare nuove fonti di energia per riscaldare case senza isolamento o con “le finestre aperte”. Occorre “chiudere le finestre” e isolare bene le case prima di pensare ad altre forme di energia. In altre parole occorre assumere la coscienza che l’energia è un bene primario che non va assolutamente sprecato. A nulla serve sostituire le vecchie lampadine a incandescenza con nuove lampade fluorescenti compatte a basso consumo se poi si lasciano comunque sempre accese anche quando non servono.
Ma vediamo l’attuale situazione italiana dei consumi e cerchiamo di capire come sia possibile intervenire distintamente per questi due settori.
I CONSUMI ENERGETICI IN ITALIA
Le forme di utilizzo dell’energia possono essere dirette (utilizzando i combustibili fossili per generare calore e/o movimento) oppure indirette (utilizzando i combustibili fossili per produrre energia elettrica che poi viene impiegata a sua volta per altri usi). In ogni caso l’impiego dell’energia richiede sempre una trasformazione fisica (per es. da energia chimica ad energia termica o meccanica od elettrica) e quindi delle perdite legate sia al rendimento della trasformazione che della distribuzione.
Per confrontare i consumi indipendentemente dai rendimenti di trasformazione e distribuzione ci si riferisce al valore di “energia primaria” ossia alla quantità di energia adoperata alla fonte (all’inizio della catena di trasformazione) per soddisfare i consumi finali. Per comodità di confronto i consumi vengono quindi convertiti nell’unità di misura corrispondente alle tonnellate equivalenti di petrolio (TEP) che identificano l’energia primaria effettivamente o potenzialmente consumata. Qualche volta l’energia primaria si esprime anche in tonnellate equivalenti di carbone (TCE dall’inglese tonne of coal equivalent)
Ad esempio, per produrre una unità di energia elettrica (1 kWh) con un ciclo termoelettrico occorrono circa 2,3 unità (2,3 kWh) di energia primaria (ossia di combustibile fossile). Sapendo che l’energia contenuta in un litro di petrolio è di circa 10 kWh, ogni 4,3 kWh di energia elettrica consumata, si brucia un litro di petrolio. Un consumo elettrico mille volte superiore pari 4.300 kWh (si consideri che il consumo medio di energia elettrica di una famiglia italiana è di circa 3.300 kWh all’anno) si brucia una tonnellata di petrolio di energia primaria (1 TEP).
Per ogni TEP di energia primaria si emettono poco più di 3 tonnellate di CO2 nell’ambiente.
La quasi totalità dell’energia in Italia viene consumata per un terzo dal settore residenziale, un terzo dall’industria ed un terzo dai trasporti.
Il consumo di energia primaria in Italia è attorno a 180 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (MTEP).
Per quanto riguarda il costo dell’energia si possono fare due valutazioni considerevolmente diverse.
1. Costo alla produzione. Il costo all’origine del gas naturale si aggira intorno a 0,35 €/m3, mentre il petrolio è valutato circa 0,46 €/litro (considerando un prezzo di 90 $/barile ed un cambio Euro/Dollaro pari a 1 € = 1,3 $). Con questi valori, in base alla ripartizione dei consumi tra gas e petrolio, ne risulta un costo della bolletta energetica nazionale intorno a 70 miliardi di Euro all’anno.
Al prezzo dell’energia all’origine, l’efficienza energetica sarebbe remunerata con un valore di circa 0,04 €/kWh.
2. Costo al consumo. Il prezzo all’ingrosso del gasolio per riscaldamento comprensivo di accise e tasse (circa 50%) è di circa 1,45 €/litro. Il gasolio per autotrazione ha un costo di circa 1,7 €/litro (sempre comprensivo di una tassazione pari al 50%), mentre un litro di GPL costa 0,87 €. Il costo del gas naturale per un consumatore domestico è di circa 0,9 €/mc. Con questi costi al consumo, la spesa energetica vista dal lato dei consumatori diventa superiore di (3÷4) volte e quindi si aggira intorno a 250 miliardi di Euro.
L’efficienza energetica sarebbe remunerata con un valore di 0,14 €/kWh.
Già nel 2006, il piano di azione della Commissione Europea prevedeva una possibile riduzione dei consumi del 28% che porterebbe ad un risparmio tra 60 e 80 miliardi di Euro all’anno.
INTERVENTI DI RISPARMIO ED EFFICIENZA ENERGETICA
La riduzione dei consumi attraverso l’incremento dell’efficienza ed il risparmio energetico deve essere prodromica ad ogni intervento di produzione di energia con fonti rinnovabili o alternative.
Dal lato dei consumi, l’abbattimento delle emissioni di gas serra legate all’utilizzo dell’energia da fonte fossile può avvenire attraverso provvedimenti educativi, strumenti di incentivazione, nuove tecnologie, interventi legislativi, partecipazione e condivisione degli obiettivi.
Una drastica e sostanziale riduzione dei consumi è conseguibile, non solo con interventi tecnici e con il miglioramento delle tecnologie, ma deve essere necessariamente accompagnata da un forte cambiamento di mentalità, secondo quanto espresso anche da A. Einstein: “...non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che lo ha generato...”.
Per capire le potenzialità degli interventi di efficienza e risparmio energetico per la riduzione dei consumi, si riportano delle considerazioni di massima per alcuni macrosettori di intervento.
Energia termica per uso residenziale
Questo settore è quello con i margini di intervento più promettenti, considerato che nel corso dei prossimi decenni, con interventi di risanamento edilizio, nuove costruzioni ad elevata efficienza e modifica dei regolamenti edilizi, i consumi medi si potrebbero ridurre a valori inferiori della metà rispetto agli attuali con un potenziale contenimento dei consumi del (30÷40)%, corrispondente a circa 20 MTEP di energia primaria risparmiata e 60 milioni di tonnellate di CO2 di emissioni evitate.
Nell’ambito degli edifici esistenti, le azioni prioritarie di efficienza devono mirare a:
·    incrementare il livello di isolamento termico degli involucri edilizi attraverso la coibentazione delle pareti e delle coperture e la sostituzione degli infissi;
·    migliorare i rendimenti degli impianti termici, tramite la sostituzione dei generatori di calore obsoleti, con riferimento sia alle caldaie individuali che alle caldaie condominiali.
Per quanto concerne le nuove edificazioni, assume una particolare importanza la realizzazione di tutti i nuovi edifici pubblici ad emissione zero o quasi zero, la diffusione del teleriscaldamento a biomassa e l’applicazione degli impianti geotermici a bassa entalpia per il riscaldamento invernale ed il raffrescamento estivo.
I valori indicati sono realistici e facilmente dimostrabili dai risultati pratici ottenuti con i sopralluoghi ed i piani di efficienza energetica già realizzati per decine di Amministrazioni pubbliche del Centro Nord.
Energia elettrica
Grazie allo sviluppo di nuove tecnologie (come per es. l’illuminazione a LED, i sistemi elettronici di regolazione, la domotica, ecc.) è realistico ipotizzare, in uno scenario futuro, che i consumi di energia elettrica per uso civile si riducano del (35÷40)%, (ciò è giustificato dal fatto che oggi una quota parte consistente dell’energia viene utilizzata per la climatizzazione), quelli del settore industriale del (38÷42)% e dell’agricoltura del (25÷30)%.
Il 75% dei consumi elettrici industriali è dovuto al funzionamento dei motori elettrici. Risulta evidente, quindi, che una scarsa efficienza dei motori si ripercuote in modo considerevole sui consumi energetici. Inoltre, è importante tener presente che, mediamente, i costi di acquisto e di manutenzione dei motori elettrici rappresentano solo il 5% dei costi complessivi associati al loro ciclo di vita, mentre il restante 95% è costituito dalle spese connesse al consumo energetico. Si tenga presente che ad oggi non esiste alcuna normativa tecnica o legislazione che imponga un grado di efficienza minimo per i motori elettrici sia per applicazione industriale che civile.
La riduzione dei consumi di energia elettrica in ambito industriale è conseguibile tramite il rinnovo dell’attuale parco dei motori elettrici e l’impiego di elettronica di potenza (inverter), nelle numerose applicazioni che richiedono la variazione della velocità di rotazione delle macchine operatrici per rispondere alle diverse esigenze del processo produttivo (sistemi di pompaggio, ventilatori, compressori d’aria, gruppi frigoriferi, ecc.).
Nel settore industriale, fra le misure di miglioramento dell’efficienza energetica, assume una particolare rilevanza anche la cogenerazione (produzione combinata di energia elettrica e calore), le cui potenzialità, quale strumento per la riduzione dei consumi, risultano, ad oggi, sfruttate in minima parte.
Con un risparmio medio del 25% per i consumi elettrici, si ottiene una riduzione di quasi 80 TWh (ottanta miliardi di kWh che corrispondono a circa 20 MTEP) evitando l’emissione di oltre 50 milioni di tonnellate di CO2.
Trasporti
Insieme al riscaldamento degli edifici, questo è il settore dove si ha un’altissima percentuale di uso diretto dei combustibili fossili.
Proponendo dei provvedimenti legislativi per nuove e importanti realizzazioni e incentivazioni per il trasporto pubblico, per il miglioramento energetico dei mezzi di trasporto (il consumo medio delle auto a combustione può scendere da 10 litri/100 km a 5 litri/100 km e il consumo medio dei mezzi commerciali si può ridurre da 15 litri/100 km a 10 litri/100 km), si può prospettare uno scenario della mobilità al 2020 in grado di raggiungere una riduzione superiore al 30% rispetto agli attuali consumi.
Si consideri poi che il futuro dell’auto sarà elettrico e/o ad idrogeno e/o a biocarburanti (produzione di biometano e di biogas da biomassa vegetale ed animale) ed è assai probabile che nei prossimi anni queste tecnologie decolleranno e che entro i prossimi 10 anni una quota    consistente    del parco    macchine    circolante    sarà    a propulsione elettrica/idrogeno/biocombustibili.
La previsione di riduzione dei consumi può raggiungere 20 MTEP, corrispondenti ad oltre 74 milioni di tonnellate di CO2 di emissioni evitate.
Educazione e modifica dei comportamenti
La riduzione dei consumi si può conseguire sia mediante un miglioramento delle tecnologie, ma soprattutto mediante un loro corretto utilizzo. Contribuisce poco alla riduzione dei consumi il rifacimento di un impianto di illuminazione ad alta efficienza per ufficio se poi rimane acceso tutta la giornata per non curanza degli impiegati (o un moderno sistema di climatizzazione fatto funzionare con le finestre aperte).
A riprova della necessità di cambiamento dei comportamenti, si consideri che il consumo medio annuale di energia elettrica pro-capite è di circa 1.100 kWh per consumi domestici, mentre sale a valori circa 5 volte superiori in ufficio (questo rapporto sale fino a 7 nel caso degli istituti bancari). Attraverso esperienze già svolte in Italia ed in Europa (www.energytrophy.org), è stato dimostrato, che il solo cambiamento di comportamento (specialmente in ambito pubblico) può ridurre i consumi del (25÷40)%.
La modifica dei comportamenti influenza anche le emissioni indirette di CO2 che si possono stimare in circa 2 t/(persona anno). Con il consumo di prodotti locali, costruzioni con materiali autoctoni, preferendo, in sintesi, le brevi distanze dei prodotti di consumo, si può ipotizzare al 2020 una riduzione di almeno il 5% delle emissioni indirette, con una riduzione di emissioni che può superare le 30 milioni di tonnellate di CO2.
Ulteriori considerazioni sugli interventi di risparmio ed efficienza energetica
Sulla base delle sintetiche considerazioni precedenti si perviene ad osservare che il potenziale contenimento dei consumi potrebbe quanto meno pareggiare (se non superare) la quantità di energia prevedibilmente generabile con le centrali nucleari proposte per il futuro scenario energetico italiano.
Il pareggio energetico tra le possibili riduzioni dei consumi e la generazione da fonte nucleare non si riduce però solamente ad un mero fatto tecnico-numerico, ma comporta anche dei forti risvolti psicologici ed antropologici.
La disponibilità di energia a basso costo (come si prospetta esser quella da produzione nucleare, anche se questa affermazione è tutta da dimostrare), potrebbe spingere ad evitare la necessità di proporre risparmio ed efficienza energetica, con un progressivo abuso dei consumi, maggiori sprechi e impieghi irrazionali dell’energia. Ne conseguirebbe che le nuove centrali nucleari, anziché sostituire l’energia elettrica prodotta dalle centrali a combustibile fossile, porterebbero unicamente ad un aumento dei consumi elettrici, lasciando inalterato il bilancio delle emissioni di CO2 con effetti tremendamente diseducativi nell’uso responsabile delle risorse energetiche (senza considerare gli scontri sociali sulla localizzazione delle centrali, il rischio nucleare, la gestione delle scorie, ecc.).

 


Italia nel caos?

E adesso vediamo di che pasta siamo fatti.

Care amiche, cari amici, non vi faccio perdere tempo con tutte le preoccupazioni del momento.
Credo che tutti si condivida che se non si fanno riforme urgenti e semplici per rilanciare l’economia, subito, abbiamo la bancarotta e se si rivota, rischiamo di avere il calvo pentito per altri 4 anni, dopo la bancarotta lo sfracello…

In questo momento vediamo all’opera tutti i vizi nazionali che da tempo denunciamo, rissosità da stadio, calunnie contro gli avversari politici, idee semplificate fino a rasentare la stupidità, macchine del fango all’opera, addirittura falsi militanti del M5S che fanno gli isterici per dimostrare che TUTTI quelli del M5S sono isterici…
Tutta roba alla quale cerchiamo di opporci da decenni, convinti che vi sia un livello di CIVILTA’ minima da difendere.

Sono 11 giorni che sto conducendo una onerosa campagna di pacificazione… Che a far muro all’indecenza della disinformazione si fa pure fatica…
E ho la sensazione di non essere il solo.
Continuo a incontrare persone che mi dicono: anch’io sto cercando di calmare chi mi sta attorno, anch’io sto cercando di convincerli che solo se si trova un punto d’unione evitiamo il baratro.
Bene, sono convinto che stiamo facendo la cosa giusta.
E sono convinto che ci riusciremo perché tanta gente sta spingendo in questa direzione.
E sono convinto che la comunità degli abbonati a questo quotidiano di buone notizie sia geneticamente una straordinaria forza spontanea di interposizione contro la demenza collettiva.

Noi siamo i peacekeeper, gli acchiappatori di pace.
Ed è importante quel che stiamo facendo.
Ed è importante capire che oggi, la propria opposizione quotidiana, ai discorsi esagerati, ai toni isterici, alle imprecisioni, alle approssimazioni, alla superficialità, farà la differenza. Questa volta è l’azione piccola che comanda sulla grande.

Molti mi hanno criticato (insultato, vilipeso, smerlato, ecc) perché sono andato da Barbara D’Urso, alla Zanzara o al TGCom24.
Allora vorrei qui spiegare la linea di condotta che mi sono dato.

1 - Io cerco la pace. Il mio primo obiettivo è che Pd e M5S, possano discutere sulla base di quel che sono e non sulla base di reciproci toni di aggressività. Il primo obiettivo è quindi stabile una situazione di rispetto dell’avversario. Grillo non è Hitler, Mussolini, l’antipolitica… Bersani non è Stalin, e neanche Berlusconi e non è neppure D’Alema (che neanche lui è Berlusconi, ma solo per un pelo…).

2 - Esistono 100 leggi necessarie subito all’Italia sulle quali più della metà degli italiani sono d’accordo, questo è un terreno di trattativa possibile per un governo possibile. Ovunque vada ottengo il mio obiettivo se riesco a dire questo. Quindi sono disposto ad andare a parlare ovunque. E parlerò gentilmente, usando parole semplici rivolte a entrambi gli schieramenti (e siccome i militanti del M5S preferiscono essere chiamati M5S, li chiamerò sempre e soltanto M5S). Praticare oggi la gentilezza e la pacatezza è lo strumento più potente. Essere chiari e netti è obbligatorio.

3 - Ogni volta che qualcuno cerca di far passare una falsità o un’imprecisione sull’avversario io devo fermare tutto fino a quando non si ritorna al rispetto della realtà. Se non ci riesco vado via. I raccoglitori di pace devono essere pazienti, gentili, ma irremovibili: non posso continuare a parlare con te se non ammetti che hai fatto un’affermazione falsa (vedi quel che è successo alla Zanzara…).

4 - Tanto più dobbiamo impegnarci a non tollerare le falsificazioni calunniose preparate ad arte. Il mio intervento dalla D’Urso è stato il più criticato… Invece io credo che esserci è stato utile, perché almeno un milione di persone si sono rese conto che la storia non stava in piedi, che c’era un falso militante del M5S, e quindi qualcuno cercava di creare una suggestione artefatta. Sulla responsabilità del trappolone non mi pronuncio. Non mi interessa sapere se era un mitomane che ha buggerato la redazione della D’Urso, o se la redazione della D’Urso ha organizzato il trappolone e se la D’Urso era al corrente oppure è stata buggerata pure lei. Per ora mi interessa smascherare il falso e raccogliere il maggior numero di alleati sul fatto che di falso si tratti. E che si tratti di una caduta di civiltà ricorrere a questi metodi. In questo modo ho raggiunto un punto di alleanza perfino con persone apertamente di destra. Devi scegliere: o fai il peacekeeper o fai il giudice. I due ruoli non sono sovrapponibili. L’obiettivo del raccoglitore di pace è diffondere pace ovunque a tutti i costi.

5 - In questi giorni ho continuato a parlare con decine di persone anche individualmente, faccia a faccia: dobbiamo insistere ovunque sul fatto che serve aumentare la dose di gentilezza e generosità oggi presente nella società italiana. Questa non è una battaglia che si vince mandando pochi pacificatori in tv… Quello che serve è un’azione capillare di migliaia di persone che cercano di trovare momenti di pacificazione quotidiana: distribuiamo torte, massaggi, sorrisi per strada e stiamo ad ascoltare tutti quelli che ci vogliono raccontare la loro agitazione… Così si scaricano. Permettiamo che intorno a noi le tensioni si sgonfino. Ognuno di noi può essere un territorio ospitale. So che qualcuno leggendo queste parole le sentirà assurde o retoriche… Ma io sono convinto che le grandi svolte che un paese prende, nel bene o nel male, siano in realtà determinate dalle microazioni dei singoli, non il contrario. Se proponessi di fare un corteo parrebbe logico e non retorico… Ma oggi i cortei non servono. Serve la testimonianza individuale, nei fatti, negli atteggiamenti, nei sorrisi, di migliaia di persone.

6 - Continua a costruire ponti. Continuiamo a spremerci le meningi per trovare modalità di mediazione. Bene la proposta di Santoro di un governo di eccellenze. Ma troviamone anche altre. Noi stiamo lavorando su una piattaforma di leggi banali, per lo più a costo zero, che metterebbero in pari il bilancio dello Stato e rilancerebbero l’economia… Banalità che i grandi politici si dimenticano sempre… A giorni le pubblicheremo.

7 - Non arrendersi, neanche quando ti trovi 7 contro uno. La pace è l’unica possibilità ragionevole, la trattativa è l’unica opzione che ci mantiene in piedi come popolo. Chi si ostinerà a non volersi mettere d’accordo sarà ricordato come Grande Pirla e come peccatore di fronte alla Galassia.

8 - Vinceremo perché non vogliamo sopraffare nessuno, vogliamo solo una botta di buon senso e sana prudenza. E quando si metteranno d’accordo daremo a loro tutto il merito.