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Anche le piante hanno il battito cardiaco

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 21:00

Le piante potrebbero avere, se non proprio un cuore, un battito regolare, molto lento e costante. Due nuovi studi l’hanno… auscultato. E ne hanno svelato la funzione.

D’accordo, il titolo è un po’ forte. Però è vero che molti alberi attraversano periodici cambiamenti di forma e posizione delle fronde che appaiono sincronizzati per tutte le parti della pianta, e che non dipendono dall’alternanza giorno-notte: l’hanno scoperto ricercatori ungheresi e danesi, che paragonano queste oscillazioni a intervalli regolari a una sorta di battito cardiaco vegetale, legato a un lento, ma costante, sistema di pompaggio attivo della linfa.

Questi impercettibili movimenti sarebbero legati a cambiamenti periodici di pressione dell’acqua attraverso le radici e il fusto: gli alberi la risucchierebbero attivamente in fasi periodiche, della durata di alcune ore. Finora non si credeva che le piante potessero farlo: piuttosto, si pensava che l’evaporazione di liquidi dalle foglie innescasse una risalita passiva di nutrienti dal terreno.

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Cilento, sul belvedere spunta “l’obbligo di baciarsi”

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 16:30

“Kiss, please”. Un cartello stradale originale impone l’obbligo: forma rotonda, colore blu. All’interno, non c’è una direzione o un divieto: più semplicemente, l’icona di un bacio. Accade nel cuore del Cilento, a Trentinara, poco più di 1600 abitanti e l’idea che l’amore vinca su tutto.

Foto Michela Daniele

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Gli Ultimi

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 15:00

Magari è l’esercizio che in UniCredit sta tentando di fare con grande fatica il generale Mustier, senza peraltro essere ascoltato dai suoi colonnelli che, cosi come ribadito su queste colonne, rappresentano i veri portatori di una cultura malata e dannosa. Il vero tumore da estirpare per iniziare un processo di cambiamento culturale e comportamentale è il livello manageriale intermedio rappresentato dai cosiddetti area manager, moderni kapò di un esercito di disillusi.

Infatti se gli ultimi dati BanKitalia ci dicono che i ricavi delle banche nel 2018 sono stabili a 82 miliardi e gli utili in salita del 2%, posso assicuravi che i risultati non sono frutti di cambiamento. Soprattutto, perché gli utili sono stati realizzati con una spending review tutta a carico dei lavoratori con interventi pari a 2,2 miliardi (-7,2%) in meno sui costi del personale, da 30,7 a 28,5 miliardi. Costi che scendono da 56,8 a 54,8.

In banca le pratiche e le abitudini sono sempre le stesse. Come se fossimo fermi a 10 anni fa, pagano sempre gli ultimi.

«Io so e ho le prove» dicevo nel mio primo libro, quello della denuncia ai più blasonati istituti di credito italiani. «Io so e ho le prove» posso ancora affermare in merito alle premesse sinora fatte, in merito a quanto voglio raccontarvi oggi.

Come si fosse in una società qualunque, anche in banca c’è un preciso e ferreo organigramma.
C’è chi legifera e stabilisce piani strategici, chi fa in modo che le leggi e le strategie siano applicate e chi deve applicarle. Insomma, chi decide e chi mette in pratica ciò che altri hanno deciso. C’è uno scarto sostanziale, tenetelo a mente.

A stabilire le direttive, la linea guida è il Top management. I mega direttori galattici direbbe Fantozzi, le figure dirigenziali più alte.
Troviamo poi gli Area manager, gli intermedi. Questi ultimi sono quelli che vigilano, che pressano, che “molestano” (perdonatemi il termine, è forte per darvi la sensazione) affinché ciò che è stato deciso venga messo in pratica.

Gli intermedi non ascoltano ragioni, pretendono dai loro sottoposti che le direttive siano applicate con ferocia e per farlo creano un’atmosfera tesa, un clima asfissiante.

Il Low management (direttori di filiale e consulenti) è accerchiato e spinto in condizioni estreme. Il raggiungimento del budget e degli obiettivi diventa maniacale attraverso pratiche da lavaggio dei cervelli.
Quelli che oggi ho deciso di chiamare ultimi sono continuamente raggiunti da messaggi di controllo del pensiero.
Il plagio psicologico è perseguito attraverso mail incessanti e insistenti, chat personalizzate, ricorrenti dati aggiornati, report sugli andamenti.
Molto è detto soprattutto a voce, perché le parole non lasciano tracce, nessuno può “screenshottarle”.

E sono gli stessi sindacati a denunciarlo, come si evince dal volantino sindacale recapitatoci da fonte anonima

Non puoi stimare, supporre, ritenere, devi applicare assolutamente!

Ma quando non hai il tempo di pensare, sapete cosa succede? Sbagli. La fretta, la pressione e il lavacro inducano all’errore.

L’errore degli ultimi. Gli unici che saranno puniti.

Ti chiedono (ti impongono) di vendere prodotti ad alta marginalità, ad alto profitto per la banca.
Per vendere questi prodotti, devi disinvestire i vecchi. Lo fai. Magari sbavi per l’urgenza, la furia, l’aggressività, qualche piccolo premio

Ad un certo punto mamma banca si accorge dell’errore. Ti accusano di non aver rispettato la durata naturale del vecchio prodotto disinvestito, quindi sei fuori. Ti mandano a casa così come fatto con un direttore di una piccola filiale che, continuando a utilizzare tecniche di vendita basate sulla omissione (ricordate il mantra che mi ripeteva il mio Direttore Generale? «In banca non si dicono bugie ma si omette») ha ricevuto le suddette contestazioni dopo aver semplicemente eseguito gli ordini del suo area manager!

Mamma banca utilizza queste metodologie per puntare il dito contro chi ha commesso l’errore. Nessuno, infatti, si chiede perché, perché si è sbagliato, da dove arriva all’errore. Arriva dall’alto: le strategie arrivavano dall’alto, il doverle applicare dai mediani ma pagano gli ultimi. Lo scarto è sostanziale ma non frega a nessuno.

Hanno scelto chi licenziare, chi mandare a casa, il sacrificabile. Mandare a casa chi non ha fatto altro che applicare gli ordini.

I ricavi (utili – costi) restano postivi per il sacrificio degli ultimi.

Risultati fenomenali senza cambiare abitudini.

Photo by Tim Marshall on Unsplash

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Calamari pronti a prosperare a causa dei cambiamenti climatici

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 12:30

Il clima sta cambiando e così lo stanno facendo anche i vari ecosistemi del nostro pianeta. Molte zone stanno subendo dei cambiamenti profondi con pesanti ripercussioni sugli animali. I mari e gli oceani sono tra i più colpiti quindi tutto quello che vive tra queste acque è a rischio, o forse no. Apparentemente i calamari non stanno avendo dei problemi con l’aumento delle temperature e dell’acidità dell’acqua causata dall’anidride carbonica.

Secondo uno studio portato avanti da alcuni biologi, alcune specie di calamari da loro analizzate non stanno subendo cambiamenti dovuti dall’aumento dell’anidride carbonica e secondo loro potrebbero addirittura giovarne. Diversi giorni fa il pianeta Terra ha raggiunto un record ovvero la concentrazione di anidride carbonica presente nell’aria ovvero sopra i 400 ppm. Entro la fine del secolo, se si continua così, potrebbe arrivare a 900 ppm cambiando radicalmente la vita sul pianeta.

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“I deplasticati” puliscono le nostre strade e spiagge

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 10:47

Ha vent’anni e ha deciso di dedicare parte del proprio tempo libero per aiutare l’ambiente. Nello specifico Alessio Bellini, che all’Università studia Comunicazione, raccoglie mozziconi di sigarette e posta le fotografie del suo “bottino” su Facebook per denunciare l’inciviltà di molti e per provare a  convincere altre persone a seguire il suo esempio. In soli quattro pomeriggi, con un’uscite di almeno un’ora ciascuna, ha raccolto più di 1.200 sigarette nel centro storico di Sanremo, dove vive. Quando ha deciso di dedicarsi alla spiaggia, insieme alla sorella, ha visto persone entusiaste aggiungersi spontaneamente alla caccia alle cicche: 704 filtri sono stati estratti dalla sabbia in 45 minuti.

Faccio parte de ‘I deplasticati’, un gruppo di volontari che una volta al mese organizza giornate di pulizia dei luoghi del cuore dai rifiuti. Ma non mi bastava – ha raccontato a Repubblica – mi sono sentito in dovere di fare di più. La mia iniziativa personale è nata così dalla volontà di non dare respiro ai nemici dell’ambiente. Serve costanza e passione, ma non ho alcuna intenzione di fermarmi”. Continua a leggere [Fonte: “Raccolgo mozziconi di sigarette sulle spiagge. La sfida è social” – REPUBBLICA.IT di Claudio Cucciatti]

Panoramica sulla situazione in Italia:

  • SI CHIAMA “PLOGGING” E SI STA DIFFONDENDO RAPIDAMENTE PERCHÉ FA BENE AL CORPO E FA BENE ALLA NATURA
[Fonte: canale YouTube di FANPAGE.IT ]
  • 282 COMUNI – OLTRE 6 MILIONI DI ITALIANI! – VERSO L’AZZERAMENTO DEI RIFIUTI. Strategia Rifiuti Zero: un modello in 10 passi sia pragmatico che utopico. Lo Zero rifiuti è sia pragmatico che utopico: si tratta di progettare e realizzare prodotti per avere un limitato volume di rifiuto, eliminare la tossicità, riciclare-riusare-recuperare tutto in un ciclo teoricamente infinito.

A fine aprile di quest’anno sono 282 i Comuni italiani che hanno aderito alla strategia Rifiuti Zero: un modello in 10 passi – messo a punto da un Comune della Toscana e poi diffuso un po’ in tutta Italia – che si propone di riprogettare la vita ciclica dei rifiuti, da non considerare più scarti ma risorse da riutilizzare, ovvero le materie prime seconde. Questo modello si contrappone necessariamente all’incenerimento o termovalorizzazione e alla discarica proprio perché tende ad annullare, o almeno diminuire sensibilmente, le quantità da smaltire.

Strategia Rifiuti Zero e Definizione – Il modello si basa su una strategia ben definita in un documento adottato dai partecipanti al 5° Convegno Internazionale sulla Strategia Rifiuti Zero tenutosi a Napoli ormai 10 anni fa, di cui si riportano alcuni passi cruciali:

  1. La strategia “rifiuti zero” è attualmente il modo più veloce ed economico attraverso cui i governi locali possono contribuire alla riduzione dei cambiamenti climatici, alla protezione della salute, alla creazione di posti di lavoro “verdi” e alla promozione della sostenibilità locale.
  2.  La gestione sostenibile delle risorse passa attraverso il raggiungimento di tre obiettivi generali:
    1. responsabilità dei produttori, a monte del processo produttivo: produzione e progettazione
    industriale;
    2. responsabilità della comunità, a valle: modelli di consumo, gestione dei rifiuti e smaltimento;
    3. responsabilità della classe politica, per coniugare responsabilità industriale e della comunità in un contesto armonioso.
  3.  Ognuno di noi produce rifiuti e pertanto è un elemento di una società non sostenibile. Nonostante ciò, con una buona leadership politica, ognuno di noi può essere coinvolto in un processo diretto verso una società sostenibile.
  4.  Una buona leadership politica tratta il cittadino come un alleato chiave nella lotta per la protezione della salute dell’uomo e della terra e nel processo di transizione verso un futuro sostenibile.
  5.  La definizione di “Rifiuti Zero” secondo la Zero Waste International Alliance (Z.W.I.A.)
    “La strategia “rifiuti zero” è al tempo stesso pragmatica ed utopica. Essa cerca di emulare la sostenibilità dei cicli naturali, dove tutti i materiali eliminati diventano risorse per altri. “Rifiuti zero” significa prodotti pensati, progettati e realizzati in modo da ridurne drasticamente il volume ed eliminare la tossicità del rifiuto, conservare e recuperarne tutte le risorse, senza ricorrere a pratiche di incenerimento o sotterramento“.
  6.  “Se un prodotto non può essere riutilizzato, riparato, ricostruito, rinnovato, rifinito, rivenduto, riciclato o compostato allora deve essere ridotto, ridisegnato o rimosso dalla produzione”. Continua a leggere  [Fonte: PEOPLEFORPLANET di Elisa Poggiali]
  • TERMOVALORIZZATORI A PARTE, COME VA L’IMPORT-EXPORT DEI RIFIUTI IN ITALIA? Il dibattito interno alla politica che divide il governo sulla questione dei termovalorizzatori ripropone il grande tema dei rifiuti.Come se la cava l’Italia con l’import-export dei rifiuti, compresi quelli pericolosi?

Novembre, tempo di rifiuti. Il dibattito interno alla politica che mina il governo al suo interno  – con da una parte Matteo Salvini favorevole ai termovalorizzatori e dall’altra il secco “no” di Luigi Di Maio, specie in riferimento al Sud Italia – cade proprio nella Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR) in corso fino al 25 Novembre e giunta ormai alla decima edizione. Tema di quest’anno, i rifiuti pericolosi, vale a dire quei rifiuti urbani (cioè prodotti da privati) oppure speciali (cioè prodotti da attività industriali e commerciali) che contengono parti infiammabili, esplosive e potenzialmente tossiche per la salute delle persone e dell’ambiente. Rifiuti pericolosi possono provenire da cosmetici, vernici, lampadine, pesticidi, RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), eccetera, e sui confini – talvolta labili – tra rifiuti pericolosi e rifiuti semplicemente speciali si sono contese non poche battaglie legali, anche nel recente passato.

Lo smantellamento dei rifiuti, specialmente in regioni come la Campania, è stato una spina nel fianco per ogni governo salito in Italia, e talvolta ha contribuito addirittura a farlo cadere, come nel caso del secondo governo Prodi. Fatta eccezione per eccellenze come le città di Salerno, Mercato S. Severino e Giffoni, e per gli sforzi di città come Napoli, dove lo scorso ottobre la raccolta differenziata ha toccato il record storico del 38%, in Campania, come del resto in moltissime altre regioni, la differenziata continua ad avere percentuali da prefisso telefonico. D’altro canto la Lombardia, con i suoi 21 casi attestati di roghi dolosi, si sta impegnando parecchio per diventare la nuova terra dei fuochi. Piaccia o no, la questione dei rifiuti in Italia non si esaurisce in una partita verticale tra un virtuosissimo Nord e un altrettanto ipotetico viziosissimo Sud, e la differenziata non può sopperire ovunque allo smaltimento dei rifiuti, né costituire l’unica alternativa alla termovalorizzazione, considerato che dei 2,5 miliardi di tonnellate prodotti ogni anno in Europa soltanto l’8% proviene dalla famiglie. Continua  a leggere [Fonte: PEOPLEFORPLANET – Stela Xhunga]

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Tumori: on line la mappa dei luoghi di cura

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 09:18

In Italia solo il 27% degli ospedali esegue almeno 70 interventi per cancro al polmone all’anno. E soltanto il 23% dei centri ne esegue almeno venti nel tumore dello stomaco. Dall’altro lato, nel 2017, il 20% degli ospedali ha effettuato almeno 150 interventi chirurgici, lo standard stabilito per legge, rispetto al 16,5% del 2015. Non solo. La proporzione di re-interventi di resezione entro 120 giorni da un’operazione conservativa per carcinoma della mammella si è ridotta nel tempo, passando dal 12,3% del 2010 al 7,4% del 2017, a conferma che alti volumi di attività garantiscono migliore qualità delle cure.

Per orientare i pazienti oncologici e i loro familiari nella scelta del centro a cui rivolgersi per affrontare la malattia, Fondazione Aiom dedica due sezioni del sito (fondazioneaiom.it) a “Dove mi curo” e “Come mi curo”, temi al centro di un convegno che si è svolto a Roma (Palazzo Giustiniani), con il contributo di 3M.

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Fondi di caffè per orto e giardino, così diventano concime naturale

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 08:00

Calcio, azoto, potassio e magnesio: i fondi di caffè sono ricchi di minerali. Tutti preziosi per fertiIlizzare la terra e per nutrire piante e foglie. A costo zero.

FONDI DI CAFFÈ PER L’ORTO – Volete fiori, per esempio quelli delle ortensie, con un colore blu brillante? Usate il riciclo dei fondi di caffè, quelli che abitualmente buttiamo, e sprechiamo, nel secchio della spazzatura: riducono il ph del terreno e creano le condizioni per colori così intensi. I fondi di caffè, inoltre, arricchiscono il compost, oppure essiccati e mescolati con i semi degli ortaggi, migliorano dal primo momento la crescita di queste piante.

Leggi anche Vino, cioccolato e caffè sono in via di estinzione?

Non c’è dubbio che i fondi di caffè, in un Paese dove tutti siamo abituati a consumare tazzine di espresso durante la giornata, siano una preziosa materia prima, naturale, per curare al meglio, senza sprechi e senza costi, giardini, orti, balconi, terrazze.

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Chi chiacchiera con le balene alzi la mano

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 07:20

Gli scienziati stanno dando credito crescente agli antichi popoli che preparano rituali comunicativi per cacciare le balene. O meglio: per accordarsi con loro.

È noto infatti che le balene comunicano tra loro in modo raffinato, e che, grazie a una lunga infanzia in cui i cuccioli restano a stretto contatto con la madre, che impartisce loro regole e comportamenti, questi animali possiedono e tramandano una vera e propria cultura, cosa che fino a pochi anni fa si pensava essere prerogativa unicamente umana. Ci sono stati poi negli scorsi anni balene addestrate a parlare, per imitazione, o beluga utilizzati come spie.

Il linguaggio delle balene resta comunque non del tutto comprensibile a noi; si ritiene che questi animali si chiamino per nome, segnalino cibo e nemici, e non molto altro è noto. Ma ci sono culture – recentemente oggetto di studio da parte della scienza – che da secoli, per tradizione, comunicano con questi superbi animali su temi addirittura astratti, filosofici o religiosi.

Ne sono un esempio gli Yupik che vivono tra l’estremo oriente della Russia e l’Alaska centro meridionale, sull’isola di St. Lawrence. Si nutrono di balene per tradizione e necessità, ma nel modo più affascinante che si possa immaginare.

Le loro barche hanno speciali incisioni sul fondo, per renderle visibili agli animali. Secondo la tradizione Yupik, oggi oggetto di ricerca scientifica, le balene nuotano sotto le barche e ispezionano le incisioni. Se sono belle e danno fiducia sul rispetto che quegli uomini portano loro, la balena permetterà ai cacciatori di arpionarla. Altrimenti, nuoterà via.

Questo può sembrare strano, e ingenuo, per un osservatore esterno, ma nella cultura Yupik ha un senso preciso. La balena si sarebbe sviluppata da un animale terrestre – e in effetti si sa che il feto di una balena abbozza delle piccole gambe poi destinate a scomparire – e sarebbe sua aspirazione tornare a diventarlo. Per questo, dopo aver ucciso e mangiato una balena beluga, gli Yupik eseguono un rituale sulle sue ossa che consente all’animale di reincarnarsi come animale terrestre. Gli Yupik credono che le balene beluga vogliano subire questo processo per tornare sulla terra, e che questa “comunicazione spirituale” tra uomini e animali si concretizzi in uno scambio di favori.

Una cosa simile avviene tra i popoli Makah e Nuu-chah-nulth, che vivono rispettivamente nello Stato di Washington e nell’isola di Vancouver. Passano otto mesi eseguendo antichi rituali per comunicare con le balene: preghiere, bagni in speciali piscine e canzoni sacre puntano a ottenere il sacrificio della balena. Proprio come gli Yupik, anche queste popolazioni – lontane e in passato isolate tra loro – credono da sempre che una balena cederà la sua vita ai cacciatori di proposito, per poter rinascere. Anche loro decorano il fondo delle barche per lusingarle.

Se la scienza riuscirà in questa quasi paradossale missione di assegnare anche agli altri animali capacità mistiche e una sensibilità religiosa, al momento non è dato sapersi. Quello che è certo è che c’è stato un tempo – e in parte c’è ancora – in cui il rispetto segnava il rapporto tra cacciatore e preda, e la morte di un altro essere senziente non era mai considerata meno di un sacrificio. Per una cultura come la nostra, che accetta e si nutre di animali allevati in batteria, sebbene siano condivise le numerose prove sulla capacità animali di pensiero e sentimento, sembra questo l’insegnamento più importante.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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CAT: dimezzare emissioni entro 2030 o riscaldamento globale toccherà +3°C

People For Planet - Dom, 06/23/2019 - 21:00

Le emissioni globali di gas serra andrebbero dimezzate entro il 2030 se si vuole contenere il riscaldamento globale nei previsti dagli Accordi di Parigi: a rilanciare l’appello è il report di metà anno del Climate Action Tracker (CAT), uno dei più autorevoli consorzi scientifici indipendenti specializzato nel monitorare i livelli di emissioni nell’atmosfera.

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Il report prende in analisi i Piani di contrasto al cambiamento climatico stilati da 32 nazioni in tutto il mondo (l’Unione europea, in questo caso, è considerata come un’unica entità): secondo gli esperti del CAT, anche ipotizzando che tutti gli Stati riuscissero a centrare gli obiettivi dichiarati, le temperature medie mondiali rischiano di aumentare di 3°C entro fine secolo, il doppio rispetto al limite più ambizioso fissato dagli Accordi di Parigi del 2015.

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A preoccupare gli analisti sono soprattutto i recenti trend in materia di emissioni: il 2018 ha visto un nuovo record delle immissioni in atmosfera di CO2, di cui oltre 1/3 causato dall’utilizzo di carbone. Allo stesso tempo, sono aumentate le emissioni generate dal consumo di gas naturale, la cui produzione si è impennata grazie soprattutto all’intensa attività estrattiva degli Stati Uniti, e quelle causate dalle fuoriuscite di metano, molte delle quali correlate al fracking. Di contro, segnala il report, le nuove installazioni di energie rinnovabili hanno visto un sostanziale stallo dopo un decennio di continua crescita.

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Michael Jackson, grandezza e caduta di una popstar: dieci anni fa l’addio, oggi le polemiche

People For Planet - Dom, 06/23/2019 - 16:00

Il 25 giugno 2009, a Los Angeles, moriva l’artista soprannominato ‘il re del Pop’. Ma dopo le lacrime e le celebrazioni, sono arrivate, postume, le accuse di molestie. Contenute in un documentario sconvolgente. Chi era davvero Jackson?

Angelo o diavolo? Ma se, come è più probabile, non fosse stato né l’uno né l’altro? Michael Jackson, scomparso esattamente dieci anni fa, non era certamente un santo, cosa che con buona certezza non è la stragrande maggioranza degli esseri umani, ma era sicuramente un grande artista.

E forse non era nemmeno un diavolo, anche se in tanti oggi pensano lo sia stato. Di certo, Michael Joseph Jacksonmorto dieci anni fa nella sua casa di Los Angeles, è stato uno dei personaggi che ha contribuito a definire il mondo dello spettacolo della fine del secolo scorso. Lo ha fatto cambiando le regole del pop, usando i videoclip, costruendo degli show in cui alla fine addirittura volava, costruendo il suo personaggio e portandolo al livello del mito.

Chiediamocelo ancora: angelo o diavolo? E se alla fine Michael Jackson fosse stato entrambi? Non c’è dubbio che volendo raccontare la storia di Jackson l’aggettivo “normale”, sempre che l’aggettivo abbia qualche senso se applicato a una star del mondo dello spettacolo, è del tutto inutilizzabile. Jacko “normale” non è mai stato, nel trionfo come nella fine, quando era sugli altari e quando è finito nella polvere. Ma forse nessuno di noi ha mai pensato che Jackson fosse ‘normale’, anzi nessuno di noi ha mai voluto che lo fosse.

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La violoncellista che suona in ospedale per i malati terminali

People For Planet - Dom, 06/23/2019 - 12:15

Così Claire Oppert, una famosa violoncellista francese allieta i pazienti ricoverati in ospedale

La musicista infatti da anni fa visite settimanali all’ospedale Sainte-Perine di Parigi portando con sé il suo violoncello e regala un piccolo concerto ai malati, suona nella sala comune, oppure affianco al letto dei pazienti del reparto di oncologia e di cure palliative, ogni settimana nuovi grandi classici, per alleviare le sofferenze di chi è ricoverato i compositori preferiti di Claire sono Franz Schubert e Johann Sebastian Bach, ma ha inserito nel suo repertorio anche Mozart, Brahms, Maghreb e molti altri, a seconda di quello che il suo pubblico, quello dei pazienti, gli chiede di suonare.

Le persone per cui suona solo solitamente malati terminali o persone che stanno vivendo grandi sofferenze, fisiche e psicologiche, e la musica classica aiuta ad alleviare il dolore, trasporta per qualche ora in un’altro mondo, cullati dalle note dei grandi classici, si risolleva l’animo e lo spirito.

Nonostante sia una musicista professionista e stia girando il mondo con il suo strumento, la violoncellista ha un appuntamento fisso con il suo pubblico speciale, ogni venerdì, in ospedale, ormai sia per i pazienti che per il personale medico ed infermieristico, è diventato un appuntamento a cui non si può mancare.

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Biocarburanti dal whisky e dal cioccolato

People For Planet - Dom, 06/23/2019 - 09:08

In tutto il mondo ricercatori studiano nuove fonti rinnovabili, a basso impatto ambientale e sulla salute, per produrre biocarburanti: scarti vegetali, colza, olio fritto…

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Perché dobbiamo dichiarare l’emergenza ambientale ora

People For Planet - Dom, 06/23/2019 - 09:00

Il 5 giugno scorso, durante la Giornata Mondiale dell’Ambiente, il Senato ha discusso quattro mozioni a tema ambientale, respingendo quelle che chiedevano al governo un maggiore impegno per raggiungere obiettivi più ambiziosi nell’attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima. Perdendo l’occasione di dichiarare lo stato di emergenza climatica, le istituzioni italiane hanno rinunciato a una presa di posizione netta sull’urgenza del problema. È stata invece approvata la mozione 135 della senatrice Patty L’Abbate (M5S) che, senza approfondire le iniziative necessarie e le scadenze, raccomanda di “ricorrere all’eco design, favorire l’autoproduzione distribuita di energia da fonti rinnovabili; promuovere campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte ai cittadini in sinergia con gli enti locali, anche mediante l’introduzione dell’educazione ambientale nelle scuole”, con cui attuare delle “politiche serie e concrete finalizzate alla decarbonizzazione dell’economia”.

Nel complesso si tratta di affermazioni vaghe che non prevedono tagli ai fondi a sostegno delle energie fossili, anche se il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha espresso comunque soddisfazione per “una presa di posizione da cui non si può tornare indietro”.  In particolare, tra le mozioni rifiutate, la mozione 85 (testo 3) del senatore Andrea Ferrazzi (Pd) faceva esplicito riferimento ai concetti di green economy ed economia circolare come pilastri delle strategie contro il surriscaldamento globale.

La  mozione 97, proposta dalla senatrice Maria Alessandra Gallone (Fi) ricordava che il nostro Paese ha ripetutamente violato i limiti annuali di biossido di azoto nelle città e non ha adeguato i sistemi di trattamento delle acque di scarico secondo le norme europee, venendo deferito dalla Commissione europea. Ma è soprattutto la mozione 122, firmata dalla senatrice Loredana De Petris (Misto – Leu), che ha fatto discutere con la sua proposta di un green new deal anche per l’Italia, proponendo la rimozione degli incentivi alle energie combustibili fossili e la dichiarazione dello stato di emergenza climatica. 

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Gli strani casi dell’animo umano: “Quelli che si comportano, fuori, come se fossero a casa”

People For Planet - Dom, 06/23/2019 - 07:00

Ma ci sarà pure una differenza tra ciò che si può fare dentro casa e ciò che è ammesso nei luoghi pubblici. 

Ecco, parliamone. Parliamo di quelli: quelli del prossimo decalogo in 7 punti (sic!), suggestivo più che esaustivo:

1) Quelli che al cinema masticano. Patatine, croccante, miccette e tric trac. Per 180 minuti. Per tutta la maratona de “Il Signore degli anelli”. Mordono, sgranocchiano, ruminano. E poi cercano cose nelle buste. Ma che cercate, nelle buste? Nella carta del pane, nella stagnola, nel pluriball. E leggono il cellulare. Illuminano, fotografano, ascoltano vocali. Senza arrivare a quelli che commentano e anticipano le scene. #sonolorochenonarrivanoallafine #soffocarneunopereducarnecento #noallamanovradiheimlich

2) Quelli che lasciano che i bimbi si rincorrano gridando in mezzo ai tavoli dei ristoranti, come se fossero figli di tutti. O, in alternativa, propinano a tutta la sala “il gatto con gli stivali” su iPad a volume altissimo. Che “mica gli puoi dare le cuffiette: fanno male alle orecchie!”  #ancheiopossofaremalealleorecchie #dipiù #fidati 

3) Quelli che litigano gridando in pubblico e poi ti chiedono perché cavolo non ti faccia gli affari tuoi. #cihoprovatomanonmisento #quellochehailanciatoerailmiopiatto

4) Quelli che in fila dal medico ti raccontano gli affari propri come se vi conosceste. Ada, Carla, la portiera e il cane della cugina. Sta male. Mi dispiace. Ma è stato tanto di compagnia. Sono contenta per te. Mancherà a tutti. Ne sono certa. Ora ti faccio vedere le foto. #pietàlefotono #signorapassiavantilaprego #infermieradellacicuta

5) Quelli che parlano nelle saune, bagni turchi, zone relax. Non importa di cosa. #osisudaosiparla #nomultitasking 

6) Quelli che camminano per strada con la musica a palla dal cellulare. Una volta lo facevano “gli indiani” sulle bici in campagna; tornando dai campi, al buio, dopo aver lavorato per 12 ore a 2 euro. Lo facevano per non essere investiti e per farsi compagnia. Ora, anche su questo, prima gli italiani. #solosullamusicamolesta #colcacchiocheandatearaccogliereipomodori 

7) Quelle che sembrano uscite di casa un tantinello di corsa. Dice, infatti, che va tanto di moda indossare nei locali la biancheria intima. Cioè, le giovani donne escono in body di pizzo senza sentire la necessità di aggiungere uno strato ulteriore. #aimieitempiquieratuttacampagna #attiscemiinluogopubblico

Mamma, in albergo, diceva: «Comportati bene, mica siamo a casa!»

E, tra le mura domestiche: «Questa casa non è un albergo!»

Forse è qui che nasce l’equivoco originario: ecco perché siamo sempre un po’ fuori luogo. Ma esiste un posto in cui essere liberi di fare come ci pare? #lisolachenoncè #lacasadellelibertà #saichitisalutauncasino 

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Il gatto-volpe esiste davvero e vive in Corsica

People For Planet - Sab, 06/22/2019 - 19:00

Sulle montagne della Corsica è stata avvistata una nuova specie: il gatto-volpe.

A vederlo potrebbe sembrare un micio qualsiasi, ma se lo si osserva bene saltano all’occhio delle caratteristiche particolari. Intanto ha dei denti canini molto più lunghi rispetto ai gatti comuni. Anche la coda risulta differente, con diversi anelli di colore più scuro e la punte nera. Il pelo è setoso e fitto, così da riuscire a respingere le zecche, pidocchi, pulci e altri tipi di parassiti. Le orecchie sono larghe, le zampe posteriori sono scure e quelle anteriori invece tigrate. Anche la lunghezza è diversa, 90 centimetri dalla testa alla coda. Praticamente è un miscuglio tra un comune gattino da appartamento e una bella volpe selvatica.

Per anni ritenuto solo una leggenda, dal 2016 i ranger sono riusciti a catturarne 12 esemplari nelle foreste nel nord della Corsica. In tutto ne sarebbero stati avvistati sedici. Tutti i soggetti catturati sono stati presi con metodi assolutamente non violenti e rilasciati subito dopo essere stati studiati. Gli esami effettuati hanno rilevato che il Dna di questi gattoni particolari e bellissimi, non è uguale a quello del nostro micio. Molto più simile al gatto selvatico africano, felis silvestris lybica, che al cugino europeo, felis silvestris silvestris.

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Aria condizionata e schermi, doppio stress per gli occhi

People For Planet - Sab, 06/22/2019 - 16:00

Aria condizionata e schermi, doppio stress per gli occhi: quando in estate aprire le finestre non migliora la situazione di caldo opprimente di case e uffici, ci chiudiamo dentro sparando l’aria condizionata al massimo. Un classico, che se associato al trascorrere di ore davanti allo schermo di un computer o del nostro smartphone, può creare un doppio stress per gli occhi

La situazione peggiora in presenza di un difetto di vista non corretto e si aggrava se la luminosità della stanza è disomogenea, soprattutto rispetto allo schermo del computer. A sottolineare la necessità di proteggere gli occhi in estate, non solo dai raggi del sole, è Gianluca Manni, docente di Clinica oculistica dell’università di Roma Tor Vergata. «In realtà – spiega all’AdnKronos Salute – l’ aria condizionata ha sugli occhi gli stessi effetti collaterali del riscaldamento elevato d’inverno. Si tratta di microclimi che tendono a far asciugare il film lacrimale che protegge la cornea. Si determina infatti un’evaporazione più elevata del film. Questo ci induce a sbattere più frequentemente le palpebre per umidificare ed evitare la sensazione di corpo estraneo o di sabbia negli occhi dovuto alla disidratazione. In questo caso è utile istillare negli occhi lacrime artificiali senza conservati. E se il sintomo persiste, serve consultare l’oculista».

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Gli agricoltori nel Salento che hanno deciso di coltivare utilizzando meno acqua possibile

People For Planet - Sab, 06/22/2019 - 12:30

Due generazioni di agricoltori pugliesi mi hanno raccontato come si fa a coltivare senza irrigare. E come spesso accade, le buone pratiche ambientali vengono dal passato.

In un momento storico cruciale, in cui i cambiamenti climatici non possono più essere ignorati, ogni azione che sostiene l’ambiente va valorizzata e conosciuta meglio. Da quando ci siamo ‘svegliati dal torpore’ – forse ancora non abbastanza – ogni giorno veniamo bombardati da consigli e pratiche per diminuire il nostro impatto sull’ambiente, vediamo addirittura comparire strani piatti realizzati con foglie sulle nostre home di Facebook e Instagram. Ma, se alcune pratiche a favore dell’ambiente, si basassero sul solo recupero di antiche tecniche dimenticate nel corso dei decenni? È il caso dell’aridocoltura.

L’aridocoltura è una tecnica recuperata, il Salento è una regione priva di corsi d’acqua. C’è acqua, ma è tutta sotterranea. Oggi ci sono i pozzi, ma un tempo bisognava centellinare ogni litro d’acqua, per esempio la stessa bacinella d’acqua in cui si lavavano 5 persone, veniva poi riutilizzata per irrigare i campi.

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Anticitera, l’isola greca paradisiaca cerca (disperatamente) abitanti

People For Planet - Sab, 06/22/2019 - 09:00

Si chiama Antikythera, è un pezzetto di terra in mezzo al Mediterraneo e conta poche decine di abitanti. Chi l’ha visitata parla di un vero e proprio paradiso terrestre: scogliere a picco sul mare, spiagge mozzafiato, mare pazzesco e tranquillità. È un’isola greca, ma non ha niente a che fare con il caos e la confusione delle cugine Mykonos e Santorini.

Anticitera – questo il nome italiano dell’isolotto – si trova non troppo lontano da Creta, a sud del Peloponneso, ed è a corto di abitanti: in tutto ce ne sono una trentina. Solo tre bambini, tanto che le porte della scuola sono rimaste chiuse per oltre venti anni Insomma, il futuro dell’isola è segnato, se qualcuno non decide di prendere un traghetto e mettere radici lì.

Ed è proprio questo il fine della campagna lanciata: il ripopolamento dell’isola per assicurare un minimo di ricambio generazionale. L’appello è stato lanciato sul Los Angeles Times, in cui si legge che l’isola ormai è un posto per pensionati. La maggior parte delle persone, nel bel mezzo della crisi economica, hanno deciso di lasciare Anticitera in cerca di fortuna altrove.

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Vinci solo se fai la pace con te

People For Planet - Sab, 06/22/2019 - 08:00

Anche quest’estate terrò con i miei collaboratori ad Alcatraz un corso di Yoga Demenziale… Ne ho fatti più di 300 in 32 anni, un bel numero…
E sempre cerco di sfruttare le domande che mi vengono fatte per cambiare punto di vista e valutare aspetti che non avevo osservato con attenzione.
Stavo parlando della comunicazione non verbale e di come, con micro cambiamenti delle espressioni del viso, della posizione del corpo e della tonalità della voce comunichiamo con le persone che ci sono di fronte.
Se sono in spiaggia e incontro una persona che non conosco, in costume da bagno, ho pochi elementi razionali per capire se è ricco o povero, colto o ignorante; ciononostante, in pochi secondi, mi basta guardarla muoversi e ascoltare la sua voce per decidere se mi sta simpatica o no.
Si tratta di un giudizio elaborato dalla nostra mente non razionale, istintiva, animale, che si basa su segnali corporei che durano centesimi di secondo e che la mente razionale, evoluta, non è in grado neppure di registrare.
Stavo dicendo che se è vero che questi segnali esistono e sono evidenti e potenti, quello che si racconta nei telefilm, sulla lettura del linguaggio corporeo, è esagerato proprio perché solo rivedendo un video girato a mille fotogrammi al secondo si possono vedere questi segnali. Pensare di poterli leggere e di controllare le risposte corporee è un’illusione (che ha travolto la vita di molti che usano malamente varie “tecniche psicologiche” come la Pnl, Programmazione Neuro Linguistica).
Un giovane mi ha chiesto quale sia il sistema per ottenere una comunicazione non verbale più efficace e positiva.
Ho risposto che in effetti non lo so e non credo che ci sia un modo, anche se il mercato è pieno di imbonitori che vendono trucchi per rendere più potente e persuasivo il proprio linguaggio corporeo. Ma non funzionano. Proprio perché la comunicazione corporea è troppo veloce, sequenze di pochi centesimi di secondo.
Mentre parlavo mi è poi venuto in mente che nel 1976 ero stato molto impressionato da un articolo che raccontava di un giovane imprenditore che teneva personalmente corsi ai suoi venditori, insegnando tecniche di manipolazione non verbale. Entrava nei dettagli minimi, ad esempio spiegando che non si deve appoggiare la propria borsa sulla scrivania del cliente perché è un gesto invasivo. La borsa va appoggiata per terra così da chinarsi più volte per estrarre dépliant e formulari, eseguendo in questo modo una movenza di inchino e di offerta che sottintende sottomissione.
Quell’imprenditore si chiamava Silvio Berlusconi. E certamente le sue tecniche relazionali gli hanno dato notevoli vantaggi immediati. Ma vediamo anche che negli anni non gli hanno evitato di circondarsi di profittatori, succhiasoldi, traditori e persone che al posto del cuore hanno il tassametro… Sai quanto si sarebbe divertito di più Berlusconi se invece di fare il grosso fosse venuto a darmi una mano ad Alcatraz? Magari avrebbe guadagnato un po’ meno… Ma cosa c’è che ti puoi comprare con 7 miliardi di euro che non ti puoi comprare con 100 milioni di euro? (come chiese uno dei due fratelli McDonald all’altro fratello, mentre discutevano sulla possibilità di vendere la loro catena di paninerie rinunciando a possibili immensi guadagni successivi, per ritirarsi dall’attività lavorativa e darsi alla bella vita).
Se il tuo scopo è quello di vivere in armonia con gli altri, i trucchi dei mercanti di persuasione è meglio che li lasci perdere. Ti portano fuori strada. Generalmente non funzionano (Silvio era un grande persuasore istintivo); e se poi, puta caso, funzionano sei nella merda.

Alcune correnti della cultura orientale si sono occupate a fondo di questa questione.
Secondo alcune fazioni taoiste e la gran parte dei Trukese e degli Yapese (popoli semi matriarcali e pacifici della Micronesia), il problema dell’essere umano è che siamo abitati da molte identità. È una realtà che tutti sperimentiamo quando dobbiamo prendere alcune decisioni sulle quali siamo (appunto) divisi. Una parte di me vuole andare al mare, un’altra no, un’altra è dubbiosa.
Essi credono che questa discussione interiore, questa molteplicità di punti di vista dentro se stessi, sia una questione centrale per il benessere umano.
C’è chi vuole dimagrire e allora apre una vera e propria guerra contro la propria identità golosa, la chiude in gabbia.
E quella cerca continuamente di evadere e buttarsi dentro il frigorifero allo scopo di devastarlo.
Non riesci a odiare una parte di te e a reprimerla senza odiarti. E finisce che fai una serie di azioni e lanci una serie di messaggi corporei contro di te.
E questo fa male alla salute e ti procura storie sgradevoli.
L’obiettivo della vita, secondo questi saggi, è proprio riuscire a conoscere e comprendere le proprie identità e arrivare a un accordo, a una mediazione. Magari mangi un po’ di meno ma solo cose sopraffine, così che anche il goloso che è in te ha la sua soddisfazione e il riconoscimento dei suoi diritti.
Esiste una corrente di pensiero all’interno del Kung Fu che ha portato alla creazione in Giappone dello Judo e dell’Aikido. Si tratta di due scuole di arti marziali che non prevedono colpi d’attacco ma solo di difesa.
L’idea soggiacente è che l’essere umano sia sostanzialmente, naturalmente, istintivamente buono, cooperativo e solidale. E anche il più cattivo dei malvagi, che per essere così stronzo deve avere una terribile guerra interiore, quando ti aggredisce sente la sua reclusa identità gentile che protesta e percepisce un sordo senso di colpa. Quindi il violento quando ti attacca è diviso in due. Hai contro due identità, due poli energetici. E questo toglie forza all’aggressore.
Se tu sei in uno stato di pace con le tue identità e i tuoi desideri, se tu non odi l’aggressore, se tu semplicemente difendi il tuo diritto alla vita, allora sei una persona sola, sei uno. L’aggressore colpisce con una sola identità, l’altra sua identità non partecipa. Combatti ogni volta con le tue due metà unite. Lo scontro è sempre 2 contro 1.
Inoltre quando l’aggressore tenta di colpirti deve entrare nel tuo spazio vitale. Tu sei già lì. Quindi tu sei sempre non solo più forte (2 contro 1) ma anche più veloce. Quindi puoi dargliele di santa ragione. E con questo discorso si capisce anche perché esiste il modo di dire “di santa ragione”: si dice così proprio perché quando gliele dai al malvagio non hai tentennamenti, perché hai ragione.
Creare pace tra le proprie diverse aspirazioni, capire e accettare anche le nostre identità strampalate, volersi bene, sono le uniche azioni che possono influire veramente, in modo positivo, sulla nostra comunicazione non verbale, sull’immagine di noi che proiettiamo agli altri e anche sul nostro carisma. Le persone adorano chi è un essere umano intero.
La scissione dell’anima ti contamina.
Ascoltare i nostri desideri profondi ci permette di ascoltare e capire quelli delle persone che amiamo: è conveniente in maniera pazzesca! (se vuoi vivere gradevolmente).
Mio padre mi ha sempre detto: “Fai quel che vuoi che campi di più”. L’arte è capire cosa vuoi.

Vedi anche: Perché non credi al potere dei tuoi muscoli
Ci pensi tu a distruggere la tua vita o ti fai aiutare da qualcuno?
Scacco matto spirituale in 4 mosse 
Quanto è creativa la tua tribù?
Come compiere miracoli e altre cose facili da fare
La mente mente continuamente?
Il pensiero che guarisce
Avere sempre ragione fa malissimo alla salute

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Un gioiello, un’Avventura di latta

People For Planet - Sab, 06/22/2019 - 05:05

In Via Tribunali 188 a Napoli si trova il Laboratorio l’Avventura di Latta dove ragazzi italiani e immigrati creano gioielli, vasi, lampade lavorando metalli poveri e di riciclo.

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