Altre notizie dai nostri siti

Se vieni a lavorare in bici ti pago

People For Planet - 8 ore 59 min fa

Le esperienze si moltiplicano e i risultati sono ottimi.

In Francia la sperimentazione è partita nel 2015 grazie a Ségolène Royal, allora ministro dell’Ecologia, e prevedeva un rimborso di 25 centesimi di euro a chilometro per quei lavoratori che decidevano di andare al lavoro in bicicletta lasciando l’auto in garage.
L’azienda paga il lavoratore e l’importo poi viene detratto dalle imposte a carico dell’azienda stessa.
La sperimentazione, che per ora riguarda solo le aziende private ed è su base facoltativa, è andata così bene che alcuni parlamentari hanno chiesto all’attuale ministro dei Trasporti francese, Elisabeth Borne, di renderla obbligatoria per tutte le aziende.
A coloro che si preoccupavano del costo economico del provvedimento, i deputati e le ONG promotori hanno presentato un dossier che dimostra come l’onere per le aziende e lo Stato sia inferiore rispetto al risparmio sanitario che si otterrebbe con l’aumento dell’uso della bicicletta.

Il primo Paese a pensare e applicare una “indennità chilometrica” è stato il Belgio, già dal 1999. Oggi se ne avvale quasi il 10% della popolazione, oltre 400 mila persone che nel solo 2015 hanno percorso 420 milioni di chilometri sulle due ruote. E ogni anno i numeri crescono.
Anche in Lussemburgo viene premiato chi va a lavorare in sella alla bici. In molte aziende bici hanno sostituito l’auto anche come mezzo aziendale.

In Italia l’iniziativa per promuovere l’uso della bicicletta per gli spostamenti è in linea di massima lasciata ai privati. E il caso di Coop che “converte” ogni chilometro in bici percorso dai clienti in 10 mega di traffico telefonico, mentre per i dipendenti è previsto un bonus in busta paga.
A Bologna è di recente attuazione il progetto Bella Mossa che prevede sconti e buoni spesa per chi sceglie i mezzi pubblici o la bicicletta per i propri spostamenti e che è rivolta sia a privati sia ad aziende che vogliano coinvolgere i dipendenti.

Sbaraglia tutti però l’agenzia pubblicitaria Make Collective, in Nuova Zelanda, che ha deciso di pagare i propri dipendenti 5 dollari al giorno se decidono di andare a lavorare in bici, cifra che raddoppia dopo sei mesi di costante pedalare.
C’è da farsi un bel gruzzolo anche senza tener conto di quanto si guadagna in salute. Certo, la Nuova Zelanda è un po’ lontana, però ci sono chilometri e chilometri di piste ciclabili!

Fonti:

https://www.terranuova.it/News/Ambiente/Francia-soldi-a-chi-va-al-lavoro-in-bici
https://www.lifegate.it/persone/news/tre-paesi-europei-lavoro-bici
https://www.coopvoce.it/web/portale/servizio-vivibici
https://www.bellamossa.it/page/about
https://www.greenme.it/muoversi/bici/26910-bici-lavoro-pagamento

 

Categorie: Altri blog

People For Planet aderisce alla campagna We Welcome All

People For Planet - 10 ore 43 min fa

Immigrati di qualsiasi nazione, persone di qualsiasi razza, qualsiasi religione, qui sono tutti benvenuti!
Anche People For Planet aderisce alla campagna #wewelcomeall (Diamo il benvenuto a tutti).
Scarica i volantini, stampali e appendili a casa, in ufficio, in palestra, condividi l’immagine sui tuoi social.
Di seguito tutti i formati:

Per Web

Formato A4

Formato A3

Categorie: Altri blog

Negozi aperti o chiusi la domenica e nei giorni festivi?

People For Planet - 11 ore 29 min fa

Lanciato su Facebook la scorsa settimana, il sondaggio “Negozi aperti la domenica e nei giorni festivi: favorevoli o contrari?” di People for Planet ha fatto registrare un 44% di opinioni favorevoli e un 56% di opinioni contrarie. La maggior parte dei partecipanti al sondaggio preferisce quindi che di domenica le serrande degli esercizi commerciali rimangano abbassate, rispetto a chi vorrebbe continuare a  fare acquisti 7 giorni su 7. Ma la vittoria degli uni sugli altri è tutt’altro che schiacciante, e lascia intravedere un Paese a metà.

Rivedere le liberalizzazioni Monti

Il M5S e la Lega in campagna elettorale avevano fatto della promessa di chiusura dei negozi di domenica e nei giorni festivi un cavallo di battaglia e ora hanno deciso di passare ai fatti. Cosa accadrà è però ancora presto per saperlo: l’iter per rivedere le liberalizzazioni delle aperture delle attività commerciali introdotte dal governo Monti dal 2012 è infatti iniziato alla Camera dei deputati in  Commissione Attività produttive solo un paio di settimane fa attraverso la presentazione di una proposta di legge della Lega. “Abbiamo iniziato l’iter per rivedere le assurde liberalizzazioni del Governo Monti sugli orari di apertura degli esercizi commerciali – ha scritto su Facebook lo scorso 6 settembre Barbara Saltamartini, Presidente della Commissione -. Cambiamo rotta per non penalizzare più i piccoli commercianti e le botteghe storiche, e ridare a lavoratori e famiglie la libertà della domenica. Dalle parole ai fatti senza perdere tempo! Questo è il #Governodelcambiamento
#lega  #MatteoSalvini“.

La nuova proposta di legge

La proposta di legge è di iniziativa di 14 deputati tra cui la stessa Saltamartini. “La presente proposta di legge – recita il testo – si prefigge di modificare la normativa vigente in materia di orari di apertura e di chiusura degli esercizi commerciali ripristinando l’obbligo di chiusura domenicale e festiva degli stessi”. Con alcune eccezioni, ovvero per “le domeniche del mese di dicembre, nonché ulteriori quattro domeniche o festività nel corso degli altri mesi dell’anno” in cui i negozi potranno rimanere aperti, e per gli esercizi commerciali ubicati in località turistiche, di montagna o balneari, per i quali l’orario di apertura e chiusura non è soggetto ad alcun obbligo. Per il resto, di domenica serrande giù.

Vantaggio per i consumatori

“Il vantaggio di tale revisione – si legge nella proposta di legge – ricadrebbe anche sui consumatori che, pian piano, riscoprirebbero il piacere di riappropriarsi di alcuni valori all’interno del contesto sociale in cui vivono come, ad esempio, quello di trascorrere le festività in famiglia o di impiegare il proprio tempo libero passeggiando all’aria aperta o nei piccoli centri”.

Cosa dicono i commercianti

Come riporta l’Ansa il Presidente di Federdistribuzione (l’associazione che raggruppa centri commerciali e ipermercati) Domenico Gradara afferma che “con lo stop all’apertura domenicale si potrebbero perdere decine di migliaia di posti di lavoro” poiché “la domenica è il secondo giorno della settimana per fatturato“, spesso con un valore doppio rispetto a un giorno feriale. La proposta sulla chiusura dei negozi la domenica all’esame del Parlamento sarebbe quindi un “passo indietro”. Confesercenti (che associa 60 associazioni che rappresentano piccole e medie imprese di ogni settore economico di interesse nazionale) scrive in una nota che “le liberalizzazioni delle aperture delle attività commerciali, introdotte dal governo Monti a partire dal primo gennaio 2012, avrebbero dovuto dare una spinta ai consumi grazie all’aumento delle opportunità di acquisto per i consumatori”, ma che quest’ultimo “non sembra essersi trasformato in acquisti reali: nel 2017 le vendite del commercio al dettaglio sono state inferiori di oltre 5 miliardi di euro ai livelli del 2011, ultimo anno prima della liberalizzazione. È importante, a questo punto, arrivare ad una revisione dell’attuale regime con una norma condivisa e sostenibile. Noi non chiediamo di stare chiusi sempre, ma di restare aperti solo quando e dove necessario, come ad esempio nelle località turistiche”.

Categorie: Altri blog

A Milano la bicicletta rivela-smog

People For Planet - Gio, 09/20/2018 - 02:20

Il 17 settembre l’artista tedesco Martin Nothhelfer ha attraversato Milano in sella alla sua altissima bicicletta, dotata di un congegno che emette bolle di sapone dove l’aria è pulita oppure fumo dove è sporca. Quando indossa il suo ingombrante costume da nuvola, Nothhelfer è il Wolkenradler (“ciclista-nuvola”).
Invitato nella Pianura Padana dall’Associazione Cittadini per l’aria Onlus, Martin è partito dall’Arco della Pace, è entrato nel Parco Sempione e poi è uscito vicino al traffico dalle parti di piazza Lega Lombarda. La reazione immediata della bicicletta alle variazioni nella qualità dell’aria ha permesso di notare immediatamente la notevole differenza di concentrazione delle sostanze inquinanti a distanza di pochi metri. E il fumo ci ricorda che dobbiamo spingere la politica ad adottare le soluzioni necessarie per salvaguardare la salute dei cittadini e le loro stesse vite. A Milano si stimano 600 morti all’anno – uno ogni 15 ore – per colpa del solo biossido di azoto (NO2), ed è Milano la città italiana con più morti da particolato sottile (PM2,5).
L’Italia in generale ha il triste primato europeo di morti per inquinamento. Queste sostanze, insieme al PM10, sono responsabili anche di serie patologie all’apparato respiratorio e cardio-circolatorio; e di conseguenza causano milioni di euro spese pubbliche per il Servizio Sanitario Nazionale, essendo correlate anche all’insorgenza di gravi tumori.
Il progetto “Pretty Bloody Simple” ha un sito ufficiale e un account Instagram.

Le foto sono di Adele Grotti

Categorie: Altri blog

Le Ricette di Angela Labellarte: involtini d’autunno

People For Planet - Gio, 09/20/2018 - 02:11

Ingredienti per 6 involtini

Pasta fillo: 6 fogli
Formaggio Feta: 200 gr
Fichi: 5 (4 per la ricetta e 1 per la decorazione)
Menta tritata: 1 cucchiaino + qualche fogliolina per la decorazione
Olio EVO: q.b.

Preparazione
Sbucciare i fichi e mescolarli con la feta sbriciolata grossolanamente. Aggiungere la menta tritata.
Piegare un foglio di pasta fillo in 4 e disporre il ripieno su un lato. Ripiegare le estremità e formare un involtino.
Disporre gli involtini su una teglia da forno e spennellarli con olio Evo. Informare a 200°per 12 minuti.
Disporre su un piatto di portata e decorare con fichi e qualche fogliolina di menta.
Servire caldi.

Ph. Angela Prati

Categorie: Altri blog

Vino, cioccolato e caffè sono in via di estinzione?

People For Planet - Gio, 09/20/2018 - 00:26

Gli esperti (britannici) hanno recentemente stimato che il caffè potrebbe essere estinto già nel 2080 se non si interviene drasticamente” scrive Lifegate.
Secondo uno studio dell’International Center for Tropical Agriculture l’estrema volatilità delle temperature nei principali Paesi produttori di cacao rischia di far diminuire notevolmente la produzione entro il 2030.” scrive IlSole24Ore.

Dovremo dire addio a caffè e cioccolato? Secondo diversi studi parrebbe di sì, e anche il vino sarebbe a rischio: “La produzione di vino nei prossimi 50 anni potrebbe arrivare a ridursi fino all’85% dei volumi attuali a causa dell’innalzamento delle temperature nelle principali regioni produttive.”
E così per fragole, ciliegie, pesche, albicocche e prugne, frutti molto delicati che richiedono temperature costanti, un’esigenza sempre più difficile da soddisfare.

Il problema più preoccupante riguarda soia, mais, riso e grano, “il 51% delle calorie introdotte a livello mondiale e il cui consumo è previsto in aumento del 33% entro il 2050”.
A causa dei cambiamenti climatici, solo per la soia, è previsto un calo di produzione del 40% entro il 2100.

Le banane sono invece a rischio a causa di una patologia che sta colpendo le piantagioni di tutto il mondo, la Malattia di Panama, che sta progredendo ormai da decenni.

A rischio anche i salmoni, che fanno a fatica a riprodursi a causa dell’innalzamento delle temperature dell’acqua, e lo sciroppo d’acero, altra specie a rischio a causa dell’innalzamento globale delle temperature.

Massima attenzione, a livello mondiale, sul miele, uno degli alimenti più antichi dell’umanità, nonché un vero e proprio medicamento naturale.
Siccità, pesticidi, inquinamento, stanno decimando le popolazioni di api: nel 2017, secondo i dati forniti dagli apicoltori italiani dell’Unaapi, hanno causato un calo della produzione di miele dell’80%.

Fonti:

https://www.lifegate.it/persone/news/10-dei-nostri-cibi-preferiti-potrebbero-sparire-pochi-anni
http://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/03/14/la-mappa-sulla-sicurezza-alimentare-12-cibi-rischio-estinzione/?refresh_ce=1
https://www.thesun.co.uk/living/1730928/coffee-chocolate-bananas-and-7-other-of-your-favourite-foods-that-could-be-extinct-soon/

Immagine di copertina: fotomontaggio di Armando Tondo

Categorie: Altri blog

Trieste, un’illusione ottica per combattere gli incidenti stradali

People For Planet - Mer, 09/19/2018 - 02:30

Come combattere gli incidenti stradali? Con un’illusione ottica. Nel mondo si sta diffondendo l’uso di strisce pedonali 3D che spingono gli automobilisti a frenare per quello che l’occhio individua come un ostacolo.

Le strisce pedonali 3D sono comparse anche a Trieste, in via Marchesetti, probabilmente realizzate da un cittadino, in un punto della strada particolarmente critico per i pedoni, che nel 2016 fu luogo di un terribile incidente.

GUARDA IL VIDEO SU REPUBBLICATV

Categorie: Altri blog

Sardegna: Ichnusa riporta il vuoto a “buon” rendere

People For Planet - Mer, 09/19/2018 - 02:16

Entrando in molti bar della Sardegna è comune notare un usanza. A differenza di molte altre regioni e dei paesi nordici in cui aumentano sempre più i consumi individuali di piccoli formati, qui la birra è ancora prevalentemente un rito di offerta e condivisione collettiva legato ad un particolare standard, quello da 66 centilitri. Non è solo la condivisione però a differenziare i consumatori sardi da quelli “del continente”, così come vengono definiti sull’isola.
La Sardegna ha infatti un consumo procapite di birra annuo di circa 61,7 litri, circa 20 litri sotto la media europea ma due volte la media nazionale, e ha sempre vantato un aspetto virtuoso legato alla bevanda di malto che purtroppo negli ultimi anni è andato perdendosi in favore delle leggi di mercato, ovvero il vuoto a rendere.

CONTINUA A LEGGERE SU LASTAMPA

Categorie: Altri blog

Stretta della Francia sull’obsolescenza programmata

People For Planet - Mer, 09/19/2018 - 02:04

A partire dall’1 gennaio del 2020 in Francia ogni prodotto tecnologico dovrà esibire un’etichetta che riporti l’indice di riparabilità. L’obsolescenza programmata ha i giorni contati.

Tutto si può dire dei francesi tranne che non sappiano fare le rivoluzioni e che non abbiano una particolare predilezione per il mese di luglio.

La rivoluzione francese contro l’obsolescenza programmata ha infatti inizio l’1 luglio 2016, quando è entrato in vigore il reato di obsolescenza programmata, con pene fino a due anni di reclusione per l’amministratore delegato dell’azienda condannata e multa di 300mila euro, estendibile al 5% del fatturato generato nel Paese.

L’emendamento, voluto dalla commissione speciale per l’energia, è stato approvato a meno di un anno dalla proposta. Una decisione rapida e indolore, che ha come obiettivi l’allungamento dei cicli di vita degli oggetti di uso quotidiano e una maggiore trasparenza a favore dei consumatori. L’etichetta obbligatoria riporterà l’indice di riparabilità del prodotto calcolato in base a dieci parametri: ciò permetterà non soltanto acquisti più consapevoli ma riutilizzi più agevolati degli oggetti, a vantaggio di ambiente e tasche dei cittadini.

Un’indagine francese condotta da ADAME (Agenzia per l’ambiente e la gestione dell’energia) ha rilevato che l’88% dei francesi sostituisce il proprio telefono cellulare non perché inutilizzabile, ma perché “vecchio”. Per ogni utente che cambia il proprio telefonino ogni quattro anni anziché ogni due il risparmio ambientale è di 37 kg di gas serra in meno nell’atmosfera.

Certo, facile fare le rivoluzioni in Francia, dove ci sono un Ministro per la Transizione Ecologica e Solidale, Brune Poirson; il FREC (Feuille de route économie circulaire), un piano di governo francese, pubblicato a maggio, a favore dell’economia circolare; associazioni come HOP (Halte à l’Obsolescenze Programmée, letteralmente “stop all’obsolescenza programmata”) che affiancano la magistratura nelle inchieste contro addirittura le multinazionali del mondo digitale; big del mercato digitale come Fnac-Darty, piattaforma e-commerce di prodotti di elettronica, che nonostante sia terza per grandezza nel mercato francese, e con centinaia di negozi fisici sparsi sul territorio, ha introdotto l’etichetta di riparabilità già a partire da quest’anno, con due anni di anticipo rispetto all’entrata in vigore dell’obbligo per legge.

Quanto sta facendo la Francia è un chiaro esempio di come – pur con le difficoltà legate all’uscita da una crisi che ha colpito tutti e da cui è ancora difficile affrancarsi – un mercato sostenibile è concretamente possibile. È pratica comune di questi tempi demonizzare il mercato. Il suo pregio dovrebbe essere quello di funzionare in modo naturale e permettere a ciascuno di guadagnare quanto qualcun altro è disposto a dargli. Ciò nonostante, a torto o a ragione, si imputa al mercato ciò che forse ha più a che vedere con l’egoismo umano. Di più: si imputa al mercato storture e difetti che sono propri dei consumatori.

Si può vietare la plastica usa e getta, per altro indispensabile in certi ambiti, come quello medico, si possono introdurre veicoli sempre meno inquinanti, si può regolamentare l’utilizzo delle risorse. Se però il consumatore prende l’auto per fare quattrocento metri, tenendo il motore a 6mila giri e il condizionatore a 18° a settembre, è evidente che il problema non è il fantomatico mercato, ma l’individuo, il consumatore.

Egli gioca un ruolo fondamentale, anche nella partita contro l’obsolescenza programmata. In linea teorica il consumatore può già farsi una stima della vita utile del prodotto che intende acquistare. Nel caso di un cellulare, ad esempio, la durata della batteria, le plastiche e il MTTF dell’elettronica sono dati che informano sulla durata oltre che sulla qualità del prodotto. Ma quanti prestano attenzione alla scheda del prodotto? Quanti sono in grado di leggere tali dati? Un’etichettatura comprensibile e valida per tutti è indubbiamente il primo passo verso una società di individui consapevoli.

L’obsolescenza programmata risale all’invenzione della lampadina, ed è un concetto quasi banale, che il consumatore accetta come qualcosa di naturale, di ovvio, specie in relazione a oggetti che hanno a che fare con l’informatica e la tecnologia. Dell’obsolescenza programmata di alcuni oggetti non si fa nemmeno più caso: lo spazzolino elettrico a cui non si può sostituire la batteria, il frullatore da cucina, dove occorre spaccare la plastica per riparare o sostituire il motore elettrico, perché non ci sono viti, eccetera. Per evitare di circondarsi di 300mila intercambiabili, di cui non si ha nemmeno conoscenza, è necessario affinare la coscienza.

 

Photo credit: www.dailygreen.it

Categorie: Altri blog

Mario Pirovano porta in scena Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame, 50 anni di un capolavoro teatrale. Una Produzione C.T.F.R.

FrancaRame.it - Mar, 09/18/2018 - 17:51

Compagnia Teatrale Fo Rame
presenta
 

MISTERO BUFFO

50 anni di un capolavoro teatrale 

Lo spettacolo di Dario Fo e Franca Rame
che ha cambiato la storia del teatro italiano
interpretato da Mario Pirovano

 

 

1969-2019 | Nell’Aula Magna dell’Università Statale di Milano, occupata da oltre 2000 studenti, entrò il 30 maggio 1969 Dario Fo per presentare in anteprima assoluta il suo Mistero Buffo.
Fu l’inizio di un percorso che attrasse subito centinaia di migliaia di persone, la maggior parte delle quali non frequentavano il teatro nei circuiti classici e convenzionali.
Riproposto dal 1969 ad oggi in oltre 5000 allestimenti, in Italia e all'estero, nelle piazze, nelle scuole, nelle fabbriche, nei teatri, e anche nelle chiese!
Arricchito di volta in volta da nuove e diverse giullarate, Mistero Buffo è uno straordinario impasto comico-drammatico le cui radici affondano nel teatro popolare, quello delle sacre rappresentazioni medievali (chiamate misteri), dei giullari e della commedia dell'arte. Per anni Dario Fo, insieme a Franca Rame, ha raccolto documenti di teatro popolare di varie regioni italiane e li ha ricostruiti in questo spettacolo dal sapore ironico e profetico che diverte, stimola, affascina, ed ha la capacità di coinvolgere anche le più giovani generazioni. Le giullarate, infatti, affrontano tematiche sempre attuali: il potere, l’ingiustizia, la fame, la ribellione, la ricerca di una vita degna da condividere gioiosamente.
La lingua in cui vengono recitate è un particolare insieme di dialetti delle regioni settentrionali e centrali dell’Italia, una lingua sempre perfettamente comprensibile grazie alla forza della gestualità che accompagna la narrazione.
Si tratta di un monologo senza scenario, senza musica, senza costumi, che sollecita l’immaginazione e la partecipazione degli spettatori al punto da rendere quasi visibile, sulla scena, una molteplicità di personaggi, di oggetti e di luoghi.
Il carattere di questa recitazione ci riporta di colpo alle origini della tradizione orale, della narrazione pura che trova la sua forza nella ricchezza del racconto e nella mimica dell’attore.
E’ questo carattere che ha influenzato le generazioni teatrali successive a Fo, e in particolare il suo diretto allievo Mario Pirovano, che oggi si impegna a portare nei teatri di tutto il mondo i testi di Dario Fo e Franca Rame.

Numerosi sono i monologhi che Dario Fo e Franca Rame hanno portato in scena nelle varie edizioni di Mistero Buffo.
Oggi, per festeggiare i primi 50 anni di questo spettacolo che ha segnato la storia del teatro, vogliamo riproporre quei pezzi che lo hanno reso famoso in tutto il mondo,
tra cui alcune delle giullarate che vennero portate in scena durante le primissime rappresentazioni.

LA NASCITA DEL GIULLARE
Il testo, ispirato a due racconti medievali, è la descrizione di una trasformazione: dalla condizione umana di sottomesso a quella di protagonista. Il contadino diventa giullare trovando la forza di raccontare sofferenze e ingiustizie non con autocommiserazione ma con l’arma potente della satira e dell’ironia. Ad incitarlo in questo ribaltamento è stato lo stesso Gesù Cristo, che vuole tutti liberi, consapevoli della propria forza e dell’importanza dell’agire collettivo per diventare padroni del proprio destino.
LA FAME DELLO ZANNI
Il protagonista di questo racconto è lo Zanni, un contadino del Cinquecento senza lavoro, che vive nelle valli di Bergamo e Brescia: una delle maschere più famose della Commedia dell’Arte. Con contorsioni e sproloqui da funambolo, lo Zanni ci descrive l’incubo suscitato dalla mancanza di cibo. La sua è una fame atavica, provocata da guerre e sconvolgimenti economici, ma ci appare ancora spaventosamente attuale.
IL PRIMO MIRACOLO DI GESU’ BAMBINO
E’ il poetico racconto tratto dai Vangeli apocrifi che descrive come il piccolo Gesù, per farsi accettare dagli altri bambini, realizza un miracolo stupefacente: fa volare gli uccellini di argilla che essi hanno fatto con le loro mani. Quando il figlio dell’uomo più ricco della città interviene a distruggere questi giochi, il piccolo Gesù reagisce in modo infantile ma tremendo a questa prepotenza.
IL MIRACOLO DI LAZZARO
E’ questa la descrizione parodistica del miracolo più popolare del Nuovo Testamento, vissuto come grande happening del tempo. La drammaticità del momento s’intreccia alla comicità delle diverse situazioni e dei molteplici personaggi, dal guardiano del camposanto al venditore di sardine, dal distributore di sedie allo scommettitore... La voce dell’attore dà vita a tutti questi spettatori curiosi, venuti per assistere all’eccezionale evento.
LE NOZZE DI CANA
Due sono i personaggi che conducono questa rappresentazione: l’ubriaco e l’angelo. L’angelo vorrebbe presentare secondo i canoni tradizionali il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino; l’ubriaco vuole a sua volta raccontare l’evento come lo ha vissuto di persona, e riesce ad imporre il suo punto di vista. Il racconto è l’esaltazione dell’umana gioia di vivere e della condivisione che lo stesso Gesù generosamente sollecita.
GRAMMELOT DELL’AVVOCATO INGLESE
L'avvocato si trova a difendere un giovane, non nuovo ad atti di violenza carnale, che è stato accusato di stupro. Egli dimostrerà, attraverso gesti allusivi e un linguaggio di parole-non parole, la totale innocenza del suo cliente, presentandolo come timido e dedito soltanto agli studi; sosterrà che è stata la ragazza a provocare il giovane con la propria seduttiva bellezza e che comunque lei è stata del tutto consenziente!
BONIFACIO VIII
Questo monologo racconta del Papa che Dante ha condannato all’inferno ancora prima che morisse. Bonifacio, abbigliato con paramenti sacri di grande magnificenza, parte in processione insieme a frati e cardinali, ma incontra un’altra processione, quella di povera gente guidata da Cristo in persona. La giullarata ci presenta il pontefice prima nel rito quotidiano della sua vestizione, poi nel suo incontro-scontro con Gesù: classico anacronismo medievale, teso a sottolineare l’immensa differenza fra i due.

MARIO PIROVANO
UN ATTORE CON DELLE REFERENZE D’AUTORE

Mario Pirovano è un autodidatta di grandi qualità espressive.
Per anni è stato ad ascoltare le mie esibizioni, ha seguito le lezioni e le dimostrazioni che davo ai giovani attori.
Alla fine ha assimilato come un’ idrovora tutti i trucchi e la “sapienza” del mestiere al punto da poter arrivare ad esibirsi da solo con grande successo.
Personalmente ho assistito ad una sua esibizione nell’ Università di Firenze, facoltà di lettere.
L’ ho trovato eccezionale. Soprattutto non mi faceva il verso, non mi imitava.
Dimostrava una propria carica del tutto personale, una grinta di fabulatore di grande talento.

(Dario Fo, Firenze, giugno 1991)

Mario Pirovano nasce nel 1950 e trascorre la sua infanzia e adolescenza in campagna a Pregnana Milanese.
Nella prima metà degli anni settanta si trasferisce a Londra, dove continua a svolgere i più diversi lavori finché nel 1983 incontra Dario Fo e Franca Rame.

“Vivevo a Londra da quasi dieci anni. Una sera sono andato al teatro ‘Riverside Studios’ per assistere a Mistero Buffo: fu una folgorazione. Nella lingua, nei gesti, nei personaggi e nelle storie popolari di quell’opera io ritrovavo le atmosfere e le situazioni della mia infanzia contadina. Nella denuncia dell’ingiustizia, nella voglia di riscatto e nell’ironia mi sono riconosciuto subito completamente, consapevole del valore sociale oltre che artistico del testo. Sono tornato ogni sera a teatro per rivedere lo spettacolo e conoscere, finalmente, Dario Fo e Franca Rame”.

Nello stesso anno entra stabilmente nella loro compagnia dove svolge le mansioni di traduttore, comparsa, aiuto elettricista, aiuto macchinista, responsabile della diffusione del materiale editoriale, direttore di scena, assistente alla regia, seguendo i due attori anche nelle tournée internazionali. Viene così a trovarsi in una posizione privilegiata, come un artista che apprende direttamente il mestiere in una bottega del Rinascimento: dalla scrittura dei testi alla prima lettura con gli attori, alle prove sul palcoscenico, ai continui cambiamenti dell’opera nel suo divenire. Nel 1991 Pirovano arriva a esibirsi lui stesso da solo sulla scena proprio con il Mistero Buffo, di cui ormai conosce ogni segreto.

Per leggere alcune recensioni sul Mistero Buffo interpretato da Mario Pirovano: http://mariopirovano.it/new_site/teatro/recensioni/mistero-buffo
 

 

Gestisci un teatro, organizzi un festival culturale, sei un professore? 
Vuoi invitare Mario Pirovano a mettere in scena Mistero Buffo
nella sua versione originale nel tuo teatro, nella piazza della tua città, nella tua scuola o università? 
Scrivici a info@francarame.it 

COMPAGNIA TEATRALE FO RAME - C.T.F.R. 

 

Argomento: Compagnia Teatrale Fo Rame - C.T.F.R. - Tutti gli spettacoli e gli EventiAnno: 2018
Categorie: Altri blog

Mario Pirovano porta in scena Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame, 50 anni di un capolavoro teatrale. Una Produzione C.T.F.R.

Il blog di Dario Fo - Mar, 09/18/2018 - 17:39

Compagnia Teatrale Fo Rame
presenta
 

MISTERO BUFFO

50 anni di un capolavoro teatrale 

Lo spettacolo di Dario Fo e Franca Rame
che ha cambiato la storia del teatro italiano
interpretato da Mario Pirovano

 

 

1969-2019 | Nell’Aula Magna dell’Università Statale di Milano, occupata da oltre 2000 studenti, entrò il 30 maggio 1969 Dario Fo per presentare in anteprima assoluta il suo Mistero Buffo.
Fu l’inizio di un percorso che attrasse subito centinaia di migliaia di persone, la maggior parte delle quali non frequentavano il teatro nei circuiti classici e convenzionali.
Riproposto dal 1969 ad oggi in oltre 5000 allestimenti, in Italia e all'estero, nelle piazze, nelle scuole, nelle fabbriche, nei teatri, e anche nelle chiese!
Arricchito di volta in volta da nuove e diverse giullarate, Mistero Buffo è uno straordinario impasto comico-drammatico le cui radici affondano nel teatro popolare, quello delle sacre rappresentazioni medievali (chiamate misteri), dei giullari e della commedia dell'arte. Per anni Dario Fo, insieme a Franca Rame, ha raccolto documenti di teatro popolare di varie regioni italiane e li ha ricostruiti in questo spettacolo dal sapore ironico e profetico che diverte, stimola, affascina, ed ha la capacità di coinvolgere anche le più giovani generazioni. Le giullarate, infatti, affrontano tematiche sempre attuali: il potere, l’ingiustizia, la fame, la ribellione, la ricerca di una vita degna da condividere gioiosamente.
La lingua in cui vengono recitate è un particolare insieme di dialetti delle regioni settentrionali e centrali dell’Italia, una lingua sempre perfettamente comprensibile grazie alla forza della gestualità che accompagna la narrazione.
Si tratta di un monologo senza scenario, senza musica, senza costumi, che sollecita l’immaginazione e la partecipazione degli spettatori al punto da rendere quasi visibile, sulla scena, una molteplicità di personaggi, di oggetti e di luoghi.
Il carattere di questa recitazione ci riporta di colpo alle origini della tradizione orale, della narrazione pura che trova la sua forza nella ricchezza del racconto e nella mimica dell’attore.
E’ questo carattere che ha influenzato le generazioni teatrali successive a Fo, e in particolare il suo diretto allievo Mario Pirovano, che oggi si impegna a portare nei teatri di tutto il mondo i testi di Dario Fo e Franca Rame.

Numerosi sono i monologhi che Dario Fo e Franca Rame hanno portato in scena nelle varie edizioni di Mistero Buffo.
Oggi, per festeggiare i primi 50 anni di questo spettacolo che ha segnato la storia del teatro, vogliamo riproporre quei pezzi che lo hanno reso famoso in tutto il mondo,
tra cui alcune delle giullarate che vennero portate in scena durante le primissime rappresentazioni.

LA NASCITA DEL GIULLARE
Il testo, ispirato a due racconti medievali, è la descrizione di una trasformazione: dalla condizione umana di sottomesso a quella di protagonista. Il contadino diventa giullare trovando la forza di raccontare sofferenze e ingiustizie non con autocommiserazione ma con l’arma potente della satira e dell’ironia. Ad incitarlo in questo ribaltamento è stato lo stesso Gesù Cristo, che vuole tutti liberi, consapevoli della propria forza e dell’importanza dell’agire collettivo per diventare padroni del proprio destino.
LA FAME DELLO ZANNI
Il protagonista di questo racconto è lo Zanni, un contadino del Cinquecento senza lavoro, che vive nelle valli di Bergamo e Brescia: una delle maschere più famose della Commedia dell’Arte. Con contorsioni e sproloqui da funambolo, lo Zanni ci descrive l’incubo suscitato dalla mancanza di cibo. La sua è una fame atavica, provocata da guerre e sconvolgimenti economici, ma ci appare ancora spaventosamente attuale.
IL PRIMO MIRACOLO DI GESU’ BAMBINO
E’ il poetico racconto tratto dai Vangeli apocrifi che descrive come il piccolo Gesù, per farsi accettare dagli altri bambini, realizza un miracolo stupefacente: fa volare gli uccellini di argilla che essi hanno fatto con le loro mani. Quando il figlio dell’uomo più ricco della città interviene a distruggere questi giochi, il piccolo Gesù reagisce in modo infantile ma tremendo a questa prepotenza.
IL MIRACOLO DI LAZZARO
E’ questa la descrizione parodistica del miracolo più popolare del Nuovo Testamento, vissuto come grande happening del tempo. La drammaticità del momento s’intreccia alla comicità delle diverse situazioni e dei molteplici personaggi, dal guardiano del camposanto al venditore di sardine, dal distributore di sedie allo scommettitore... La voce dell’attore dà vita a tutti questi spettatori curiosi, venuti per assistere all’eccezionale evento.
LE NOZZE DI CANA
Due sono i personaggi che conducono questa rappresentazione: l’ubriaco e l’angelo. L’angelo vorrebbe presentare secondo i canoni tradizionali il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino; l’ubriaco vuole a sua volta raccontare l’evento come lo ha vissuto di persona, e riesce ad imporre il suo punto di vista. Il racconto è l’esaltazione dell’umana gioia di vivere e della condivisione che lo stesso Gesù generosamente sollecita.
GRAMMELOT DELL’AVVOCATO INGLESE
L'avvocato si trova a difendere un giovane, non nuovo ad atti di violenza carnale, che è stato accusato di stupro. Egli dimostrerà, attraverso gesti allusivi e un linguaggio di parole-non parole, la totale innocenza del suo cliente, presentandolo come timido e dedito soltanto agli studi; sosterrà che è stata la ragazza a provocare il giovane con la propria seduttiva bellezza e che comunque lei è stata del tutto consenziente!
BONIFACIO VIII
Questo monologo racconta del Papa che Dante ha condannato all’inferno ancora prima che morisse. Bonifacio, abbigliato con paramenti sacri di grande magnificenza, parte in processione insieme a frati e cardinali, ma incontra un’altra processione, quella di povera gente guidata da Cristo in persona. La giullarata ci presenta il pontefice prima nel rito quotidiano della sua vestizione, poi nel suo incontro-scontro con Gesù: classico anacronismo medievale, teso a sottolineare l’immensa differenza fra i due.

MARIO PIROVANO
UN ATTORE CON DELLE REFERENZE D’AUTORE

Mario Pirovano è un autodidatta di grandi qualità espressive.
Per anni è stato ad ascoltare le mie esibizioni, ha seguito le lezioni e le dimostrazioni che davo ai giovani attori.
Alla fine ha assimilato come un’ idrovora tutti i trucchi e la “sapienza” del mestiere al punto da poter arrivare ad esibirsi da solo con grande successo.
Personalmente ho assistito ad una sua esibizione nell’ Università di Firenze, facoltà di lettere.
L’ ho trovato eccezionale. Soprattutto non mi faceva il verso, non mi imitava.
Dimostrava una propria carica del tutto personale, una grinta di fabulatore di grande talento.

(Dario Fo, Firenze, giugno 1991)

Mario Pirovano nasce nel 1950 e trascorre la sua infanzia e adolescenza in campagna a Pregnana Milanese.
Nella prima metà degli anni settanta si trasferisce a Londra, dove continua a svolgere i più diversi lavori finché nel 1983 incontra Dario Fo e Franca Rame.

“Vivevo a Londra da quasi dieci anni. Una sera sono andato al teatro ‘Riverside Studios’ per assistere a Mistero Buffo: fu una folgorazione. Nella lingua, nei gesti, nei personaggi e nelle storie popolari di quell’opera io ritrovavo le atmosfere e le situazioni della mia infanzia contadina. Nella denuncia dell’ingiustizia, nella voglia di riscatto e nell’ironia mi sono riconosciuto subito completamente, consapevole del valore sociale oltre che artistico del testo. Sono tornato ogni sera a teatro per rivedere lo spettacolo e conoscere, finalmente, Dario Fo e Franca Rame”.

Nello stesso anno entra stabilmente nella loro compagnia dove svolge le mansioni di traduttore, comparsa, aiuto elettricista, aiuto macchinista, responsabile della diffusione del materiale editoriale, direttore di scena, assistente alla regia, seguendo i due attori anche nelle tournée internazionali. Viene così a trovarsi in una posizione privilegiata, come un artista che apprende direttamente il mestiere in una bottega del Rinascimento: dalla scrittura dei testi alla prima lettura con gli attori, alle prove sul palcoscenico, ai continui cambiamenti dell’opera nel suo divenire. Nel 1991 Pirovano arriva a esibirsi lui stesso da solo sulla scena proprio con il Mistero Buffo, di cui ormai conosce ogni segreto.

Per leggere alcune recensioni sul Mistero Buffo interpretato da Mario Pirovano: http://mariopirovano.it/new_site/teatro/recensioni/mistero-buffo
 

 

Gestisci un teatro, organizzi un festival culturale, sei un professore? 
Vuoi invitare Mario Pirovano a mettere in scena Mistero Buffo
nella sua versione originale nel tuo teatro, nella piazza della tua città, nella tua scuola o università? 
Scrivici a info@francarame.it 

COMPAGNIA TEATRALE FO RAME - C.T.F.R. 

 

Categorie: Altri blog

Sharing Economy: la Condivisione diventa totale

People For Planet - Mar, 09/18/2018 - 03:57

Condividere è bellissimo, etico e molto conveniente!
Stiamo parlando dell’Economia Collaborativa che secondo uno studio di PwC, una società internazionale di servizio alle imprese, è un mercato che nella sola Europa vale 28 miliardi di euro e che è destinato a crescere: si stima un valore di 570 miliardi di euro entro il 2025.

La faranno da padroni, sempre secondo questo studio, i sistemi di condivisione dei trasporti che potranno arrivare a coprire il 40% del mercato: car sharing, bike sharing, ecc.

La diffusione degli smartphone, l’accesso sempre più diffuso alla rete Web e la creazione e la diffusione delle applicazioni specifiche permettono già da subito di condividere qualsiasi prodotto o servizio che si presti a questo fine. Ognuno può scambiare beni o servizi con qualcun’altro per un tempo limitato e questa possibilità ha aperto molte prospettive per investimenti e nuovi posti di lavoro.
Si può mettere a disposizione la casa, la piattaforma Airbnb ne è l’esempio più famoso. Si può condividere il cibo e si può condividere pure la gestione della spazzatura.

Una delle novità di questi ultimi anni è costituita dalla possibilità di condividere gli strumenti di lavoro. Serve un trattore Lamborghini 1050 con braccio decespugliatore? Oppure un carrello elevatore laterale o molto più semplicemente un tosaerba?
Toolssharing.com è il sito – con relativa app – che risponde proprio a queste esigenze: pensato non solo per chi ha bisogno per qualche ora o qualche giorno di un particolare attrezzo ma, come nella filosofia dello sharing, anche per chi ha questi utensili e vuole che siano usati con maggior frequenza (e ammortizzarne anche in parte il costo di acquisto).
Per esempio: una motosega costa 28 euro al giorno che diventano 20 al giorno se viene tenuta due giorni e 15 per un mese.
Per ogni macchinario il sito offre le caratteristiche tecniche, a quali utilizzi è destinato e quali dispositivi di protezione richiede. La meticolosità è tale che si può leggere che la motosega serve per tagliare i rami degli alberi!

Insomma, si può condividere molto, basta un po’ di fantasia, la voglia di collaborare e una app; e a vedere i numeri la Sharing Economy è anche estremamente conveniente.

Fonti:
https://www.insidemarketing.it/sharing-economy-in-italia-prospettive-2025/
https://www.pwc.co.uk/issues/megatrends/collisions/sharingeconomy/future-of-the-sharing-economy-in-europe-2016.html
https://toolssharing.com/

Immagini copertina e gallery: fotomontaggi di Armando Tondo

Categorie: Altri blog

Una persona su 9 nel mondo è denutrita

People For Planet - Mar, 09/18/2018 - 02:33

La preoccupante notizia arriva dal rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World 2018 pubblicato lo scorso 11 settembre dalla FAOFood and Agriculture Organization (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e Agricoltura).

Eventi climatici estremi e variabilità delle condizioni meteo sono tra i maggiori responsabili del trend in negativo registrato negli ultimi anni. I dati riportati nel rapporto ONU sulla sicurezza alimentare della fame nel mondo non sono per nulla incoraggianti: tra il 2016 e il 2017 in numero di persone denutrite è aumentato di 6 milioni, arrivando complessivamente a contare 821 milioni di persone. Un trend in crescita per il terzo anno consecutivo.

“Il principale dato emerso quest’anno è che, in effetti, la fame a livello mondiale sta aumentando per il terzo anno consecutivo” dichiara Cindy Holleman, economista senior presso ESA Divisione Economia Agricola e dello Sviluppo della FAO . “E questo è molto preoccupante perché in pratica ci riporta ai livelli di fame di quasi un decennio fa. Quindi è una situazione abbastanza allarmante” continua l’esperta.

Un miraggio lontano ci sembra l’Obiettivo 2 previsto nell’Agenda 2030: porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile e paradossale è la situazione attuale se si pensa che, in alcune parti del globo, ci si trova quotidianamente a lottare contro il problema opposto: l’obesità, anche in Italia.

Mentre ogni giorno si cerca di sensibilizzare milioni di persone verso una dieta equilibrata, altrettanti milioni non hanno cibo a sufficienza e, non soddisfatti, sappiamo con certezza che ogni giorno vengono letteralmente buttati nella spazzatura chili cibo ancora commestibile (vedi infografica sullo spreco alimentare in Italia).

I cambiamenti climatici sono responsabili della fame nel mondo.
Lo studio mette in evidenza come il danno inferto dai cambiamenti climatici alla sicurezza alimentare riguarda tutti i parametri possibili: dalla disponibilità di cibo alla possibilità di accedervi, fino alla stabilità delle risorse.

Tifoni, uragani, siccità… L’instabilità climatica, accompagnata da temperature anomale in continuo aumento, ha come conseguenza la difficoltà di assicurare raccolti regolari e sufficienti e quindi, per gli agricoltori, di provvedere al proprio sostentamento. Inoltre, nei Paesi dipendenti dalla produzione agricola, queste incertezze si sono manifestate anche nei prezzi alimentari che, aumentando esponenzialmente, hanno creato dirette ripercussioni sul reddito familiare e l’impossibilità di provvedere a un equilibrato sostentamento. Con le categorie vulnerabili in prima linea.

Quali sono i paesi più colpiti? Sud America e Africa registrano una situazione particolarmente grave e in continuo peggioramento, mentre gran parte del continente asiatico si sta risollevando da una situazione precedentemente al pari dei Paesi sopracitati, registrando un trend positivo negli ultimi anni.

Categorie: Altri blog

Australia, ecco il primo treno a energia solare

People For Planet - Mar, 09/18/2018 - 02:30

Da rottame a pioniere della mobilità sostenibile. “Lui” è un vecchio treno, uno storico convoglio australiano rimandato in “pista” dalla Byron Bay Railroad Company con una sostanziale novità: è il primo treno alimentato al 100 per cento da energia solare. Fa la spola fra il centro cittadino di Byron Bay, cittadina balneare del Nuovo Galles del Sud, in Australia, alla zona turistica ricca di resort, lungo tre chilometri di binari. Con i suoi cento posti a sedere e la sua anima green, è la risposta all’esigenza di promuovere la mobilità su ferro a zero emissioni e alle richieste degli stessi cittadini stufi del diesel.

Da luogo d’incontro (la “Cavvanbah” degli aborigeni), paradiso dei surfisti e stella polare degli hippy, oggi Byron Bay si trasforma in capitale dei trasporti eco-friendly. Il convoglio, che originariamente era alimentato proprio da motori diesel, può contare su un impianto solare da 30 chilowatt, un sistema proprietario di accumulo e una stazione di ricarica. I pannelli solari integrati alla locomotiva e i tetti delle carrozze sono di 6,5 chilowatt, mentre il generatore solare installato a bordo è alimentato da una batteria da 77 chilowattora. Il sistema di ricarica a frenata permette di recuperare fino a un quarto dell’energia elettrica.

CONTINUA A LEGGERE SU REPUBBLICA.IT

Categorie: Altri blog

Il flop della Ferrari senza Marchionne

People For Planet - Mar, 09/18/2018 - 02:20

Sergio Marchionne si è addormentato con la Ferrari potenziale campione del mondo, in testa alla classifica piloti della Formula Uno con Sebastian Vettel. E ora, se si sarà svegliato da qualche parte, starà fumando persino più del solito e imprecando l’impossibile. Senza di lui, Maranello si è dissolta. Il manager col pullover, che ha stravolto e salvato la Fiat, che è entrato più volte in collisione col sistema Italia, è stato dichiarato in coma irreversibile prima del Gran Premio di Germania che si è corso il 22 luglio. Da appena ventiquattro ore Marchionne non era più il presidente della Ferrari. In quel momento, la scuderia più affascinante della Formula Uno era in testa al Mondiale con Sebastian Vettel che aveva otto punti di vantaggio su Lewis Hamilton. Da allora, però, tutto è cambiato.

Le prima avvisaglie ci furono subito, non in pista ma a Piazza Affari. Dopo la morte di Marchionne, il titolo crollò dell’8%: il secondo peggior risultato di sempre. Era la Ferrari il grande cruccio del manager italo-canadese. Cruccio sportivo. Perché dal punto di vista industriale, l’aveva risollevata eccome. Il cavallino rampante quotato in Borsa anche a New York (oltre a Milano) e trasformato in uno dei grandi marchi di lusso. Mancava la ciliegina sulla torta: riportare il Mondiale a Maranello. Marchionne aveva già deciso: dopo la sua uscita programmata da Fca, si sarebbe dedicato soltanto alla Rossa. Dicono che stesse cercando casa a Modena. Aveva risollevato la scuderia puntando sulla valorizzazione delle risorse interne. E questo sembrava l’anno giusto. Prima del maledetto luglio.    

Quattro vittorie di Hamilton su cinque Gran Premi

Da quando Marchionne non è più presidente della Ferrari, Hamilton ha vinto quattro gare su cinque. Mentre Vettel ha trionfato solo in Belgio e soprattutto Maranello è parsa una scuderia allo sbando. In cinque gare è successo di tutto. Già in Germania, con Marchionne biologicamente (solo biologicamente) ancora vivo, ci furono le prime avvisaglie. Con l’ordine di scuderia imposto a Raikkonen di far passare Vettel. Enzo Ferrari non lo avrebbe mai fatto, è contrario ai suoi principi, è sempre la pista a stabilire chi è il più veloce. E poi Vettel che non ha trovato di meglio che andare a sbattere contro un muro. E perdere la gara e il primo posto in classifica.

A Monza il trionfo dell’approssimazione

L’unica vittoria della Ferrari post Marchionne è stata in Belgio, con Vettel ovviamente. Preludio all’attesissimo Gran Premio di Monza dove è andata in scena l’approssimazione della Ferrari. Due rosse in prima fila, Raikkonen davanti a Vettel, grande eccitazione sugli spalti. Sembrava il giorno del riscatto e invece è stato il giorno del dilettantismo. Con Vettel che prima ha provato invano a superare Raikkonen e poi è entrato in collisione con Hamilton. Un suicidio sportivo pochi secondi dopo la partenza. È finita con Hamilton braccia al cielo, le bandiere rosse ammainate e Vettel quarto, sempre più lontano dalla vetta. E Marchionne chissà dove.

Fino all’altra figuraccia rimediata ieri a Singapore. Dopo aver nel frattempo comunicato che dall’anno prossimo il signor Raikkonen non guiderà più la Rossa. Al suo posto l’astro nascente Leclerc. La musica, però, non è cambiata. La Ferrari ha sbagliato strategia al cambio gomme e ha perso altri tredici punti in classifica.

Marchionne ha lasciato con Vettel in vantaggio di otto punti su Hamilton; in meno di due mesi, l’inglese gliene ha mangiati quarantotto di punti e ora la classifica dice: 281 a 241. Mancano ancora sei gran premi. In teoria, tutto è possibile. In pratica, restano frasi come «Non capiamo che cosa non abbia funzionato» oppure «Sono io il principale nemico di me stesso» pronunciata da Vettel a Singapore. Psicologia a buon mercato più che filosofia di cui Marchionne è stato da sempre grande appassionato e studioso.

Categorie: Altri blog

Perché tutti vogliono salvare queste profughe?

People For Planet - Lun, 09/17/2018 - 04:50
flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_202"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/202/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/202/output/ehi-capitano.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/202/ehi-capitano.mp4' } ] } })

 

Categorie: Altri blog

Il Partenope: la moneta complementare di Napoli

People For Planet - Lun, 09/17/2018 - 02:54

E’ la domanda che ha suscitato tante discussioni (anche sui social) a seguito della dichiarazione del sindaco di Napoli Luigi De Magistris di introdurre una moneta complementare, il Partenope, per agevolare gli scambi di beni e servizi prevalentemente all’interno della comunita’ partenopea.

Abbiamo avuto innanzitutto una conferma : siamo il paese con il più alto tasso di ignoranza finanziaria del vecchio continente. E non e’ solo un problema dell’ormai iconica vecchietta da cui non si puo’ pretendere che impari a leggere il Financial Times. L’incompetenza in materia finanziaria investe, invece, anche opinion leader e rappresentanti della politica oltre ovviamente ai webeti tuttologi che hanno inondato i social di commenti superficiali ed ironici, quando non offensivi.

Uno scambio di ignoranza avvilente, probabilmente sollecitato anche dal modo in cui e’ avvenuta la comunicazione del sindaco che ricordiamo oggi di mestiere fa il politico e necessariamente deve utilizzare un linguaggio conciso e populista, termine che occorrerebbe definitivamente sdoganare dalla sua illetterata accezione.

Ma cosa non ha voluto dire De Magistris quando ha parlato del Partenope ?

Il Partenope non è e non può essere:
una moneta di corso legale che puo’ essere emessa, stampata e coniata, solo dalle banche centrali
una moneta virtuale (non è qualcosa di simile ai Bitcoin, ecc);
un sistema di baratto (perché il baratto è solitamente immediato e unilaterale, cioè io do qualcosa a te, tu la dai a me: con il Partenope io do qualcosa a te e poi posso comprare 1, 2, 3 altre cose da altre persone, facendo leva sui crediti accumulati).

Il Partenope dovrebbe essere una moneta complementare. Si tratta di uno strumento di pagamento parallelo ed integrativo della moneta tradizionale, una modalità di transazione tra aziende (inserite in un circuito di corporate barter) con forma di pagamento in merci e servizi che vengono valorizzati attraverso una unita’ di conto digitale basata sulla equazione 1 Partenope=1 Euro; in altri termini il Corporate barter consente alle aziende che hanno poca liquidità e a cui le banche hanno ridotto o chiuso gli affidamenti di pagare gli acquisti con la vendita dei propri prodotti.
E si ritorna alle origini.
Non perché mancano i beni o i servizi (anzi, ce n’è una quantità eccessiva), ma perché manca la moneta o quantomeno non circola.
E se la moneta non gira, non crea mercato. E la produzione, di qualsiasi tipo, implode.
Quindi da qualche anno (Oltreoceano esiste dalla crisi del 1929) si sta sviluppando anche nel nostro Paese (il piu conosciuto e’ il Sardex) tra la comunità delle aziende, soprattutto piccole e medie imprese, un sistema che non produce liquidità, ma che sicuramente ne fa risparmiare tanta: il Corporate barter, una compensazione multilaterale tra aziende che avviene tramite network molto conosciuti sul web in cui e’ previsto lo scambio di beni e servizi attraverso l’uso di monete complementari.

Si paga una quota associativa che mediamente costa circa il 5% dei movimenti.
I dati della Irta (International reciprocal trade association) riportati da Bloomberg stimano negli Stati Uniti un mercato da 12 miliardi dollari all’anno in transazioni che non prevedono scambio di valuta.
A chi si rivolgono i circuiti di Corporate barter?
Soprattutto commercianti con fondi di magazzino che in tal modo hanno il vantaggio di promuovere il proprio invenduto, ma anche fornitori di servizi che non hanno materiale da scambiare e a cui risulta più semplice il do ut des.
Il baratto tra aziende, come abbiamo detto, è multilaterale, cioè avviene tra soggetti diversi e può essere effettuato al 100% in natura oppure pagando una parte in denaro.

Lo schema è semplice: A vende a B che vende a C che a sua volta vende ad A; in tal modo il Corporate barter non solo rappresenta una strategia finanziaria anti-crisi, ma anche una forma nuova di marketing per piccole imprese, tra l’altro sempre percorribile, perché permette di allargare il mercato di riferimento delle aziende che arrivano, in tal modo, a intercettare clienti e territori che prima non erano mai riuscite a raggiungere monetizzando prodotti o servizi disponibili o risultanti da una capacità produttiva finora inespressa.
Al momento dell’ingresso nel network, successivo all’analisi della solvibilità dell’aderente, viene concesso alle aziende un piccolo fido, meglio dire una disponibilità di acquisto (perché non genera interessi di alcun tipo), con cui possono fare le prime transazioni.
Ogni azienda che aderisce al circuito apre quindi un conto che gestisce la contabilità in entrata e in uscita dei valori corrispondenti alle vendite o agli acquisti.
Per cui se l’azienda va “a debito” (cioè ha acquistato più di quanto ha venduto) si salda semplicemente, a fine anno, vendendo merce o offrendo un servizio per un importo pari a quanto acquistato.
Se poi l’azienda non vuole rinnovare la quota associativa, si salderà in denaro.
Se invece va a credito (cioè ha venduto più di quanto ha acquistato) quest’ultimo si estingue solo facendo acquisti in barter, in qualsiasi momento e senza alcuna scadenza, e mai convertendo in denaro il credito.
L’unico handicap riscontrato sta nella legislazione vigente (in Italia, ovviamente) che limita fortemente una società di barter a dare piena soddisfazione a tutte le richieste di acquisto e vendita di beni e servizi in compensazione multilaterale: tasse (è solo un piccolo passo il baratto amministrativo introdotto con il decreto Sblocca Italia del novembre 2014), utenze e oneri finanziari non sono ancora “barterizzabili”.
Come mai? Immaginate un po’…

Categorie: Altri blog

Dal 16 al 22 settembre torna la Settimana europea della Mobilità

People For Planet - Lun, 09/17/2018 - 02:46

La Settimana Europea della Mobilità sostenibile, giunta alla 17° edizione, quest’anno ha come  tema principale la “Multimodalità” con lo slogan “Cambia e vai”.

Quest’anno ai cittadini europei viene chiesto di ripensare a come si muovono, come vivono la propria città e di essere sensibili all’ambiente trovando mezzi alternativi per gli spostamenti, magari in modo misto.

Tendenzialmente prendiamo l’auto per andare ovunque: in gita, in palestra, in ufficio.

Invece si può provare a cambiare: in palestra ci si può andare a piedi così si risparmia sul tapis roulant, per la gita domenicale perché non prendere il treno o fare un giro in bici? E per andare in ufficio magari l’autobus è una buona soluzione.

Ce lo chiede l’Europa!
La Commissione Europea chiede a ogni Paese membro di organizzare una settimana di attività dedicate al tema dell’anno, almeno una misura permanente e l’istituzione, preferibilmente il 22 settembre, di una “Giornata senza auto” e in molte città italiane sono state organizzati eventi, performance e attività rivolte a sensibilizzare i cittadini al cambiamento e al rinnovamento dei propri stili di vita.

L’Italia è stata il Paese che nel 2017 ha raccolto più adesioni, 2526, e quest’anno si può dare di più, come diceva il poeta e senza essere eroi.

Per esempio possiamo aderire all’iniziativa della FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta Onlus- e alla “Settimana Europea della Mobilità Sostenibile… in Bicicletta” con l’hastag  #CarFreeWeek.
7 giorni a due ruote e i vostri polmoni vi saranno grati in eterno.

Potete scaricare l‘immagine ufficiale sul sito www.settimanaeuropeafiab.it postandola sui vostri social con una foto che vi vede orgogliosamente in sella.

Per ulteriori informazioni e per adesioni alla Settimana Europea della Mobilità è possibile visitare il sito internet http://www.mobilityweek.eu/.
Saranno a breve rese disponibili le linee guida per supportare le amministrazioni locali nell’organizzazione, mentre al link http://www.mobilityweek.eu/communication-toolkit/ è già disponibile un insieme di materiali di comunicazione liberamente utilizzabili.

Categorie: Altri blog