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Come funziona la mente istintiva
Fin dal primo incontro con una persona, in un solo istante trasmettiamo centinaia di informazioni attraverso il linguaggio dei movimenti, dei toni e dei ritmi. Questi messaggi non razionali sono il vero luogo dell’interazione sociale. Le parole che diciamo sono solo la confezione di una relazione con un altro essere umano. La sostanza sono i messaggi emotivi che cogliamo solo inconsciamente.
(Non dire a Berlusconi che se ne deve andare usando uno striscione, diglielo con il linguaggio del corpo!)
Il libro “In un batter di ciglia” di Malcolm Gladwell cita numerose ricerche su quanto sia istantanea la capacita' della mente irrazionale di dare giudizi.
E sul punto esistono molti studi.
Sto dicendo una cosa grossa.
Sto dicendo che noi percepiamo la realta' molto di piu' di quanto ce ne si renda conto.
La prova di questa nostra capacita' incredibile ci viene dall’osservazione degli animali.
Ad esempio ci sono domatori che riescono a insegnare agli animali fino a un centinaio di segnali impercettibili. In questa maniera diventa facile stupire il pubblico esibendo un cavallo che e' abilissimo in matematica e da' i risultati battendo con lo zoccolo per terra. Ovviamente il cavallo non capisce nulla di quel che sta facendo e non ha nessuna idea del concetto NUMERO. E’ il domatore che e' bravo in matematica e che gli dice: “Batti 5 volte.” Ma il pubblico non se ne accorge perche' il domatore usa 10 diversi segnali, tutti impercettibili, che in ore di allenamento ha associato a 5 colpi di zoccolo.
Le percezioni degli animali colgono sfumature che a noi sfuggono non perche' non siamo capaci di vederle ma perche' non ci occupiamo di identificarle.
Per dimostrare questo fatto ho realizzato decine di volte un esperimento, sempre sfruttando la sensibilita' dei cavalli al linguaggio corporeo.
C’e' un grande recinto con 6 cavalli liberi al pascolo.
Un gruppo di persone si avvicinano, uno per volta.
I cavalli hanno tre distinte reazioni. Con una certa persona restano fermi e si lasciano avvicinare, con un’altra si allontanano ogni volta che lei si avvicina, con una terza persona invece sono i cavalli ad avvicinarsi.
E si puo' stare certi che se i cavalli si allontanano da una persona si tratta di qualcuno che ha gravi problemi anche nelle relazioni con gli esseri umani.
Ho inventato questo esperimento proprio per dimostrare alle persone che vivono male la loro socialita' che non possono limitarsi a dare la colpa agli altri. I cavalli non giudicano se sei bello o brutto, non sanno niente di moda e di eleganza, non leggono il tuo livello sociale. I cavalli guardano come ti muovi e che odore emetti e su questa base decidono se sei gradevole, neutro o pericoloso. Sono animali erbivori e devono guardarsi dai predatori, e per questo sono meno socievoli di cani e gatti ed e' piu' facile interpretare le loro reazioni.
Come vedremo, cambiare il tuo messaggio corporeo e' facile e automatico. Se pensi che tutti sono stronzi mandi un semplice messaggio: siete tutti stronzi.
Se ami le persone, il tuo corpo dice: vi amo.
Se odi le persone e vuoi avere successo puoi imparare a fingere di amarle. Reciti esattamente come un attore.
Puoi anche convincere le folle e diventare potente come Hitler. Ma, come vedremo, chi recita, per quanto bravo, sta fingendo e il suo messaggio corporeo sara' quindi meno limpido di quello di una persona che non recita, e' se stessa.
Forse leggendo queste parole puoi essere concorde ma valutare che gli effetti di questa comunicazione non verbale abbiano un peso limitato sulla nostra vita.
Invece sto cercando di dimostrare che e' su questo terreno che le persone prendono le decisioni essenziali.
E’ sulla base dei messaggi corporei che scelgo l’automobile, chi votare, chi frequentare, chi sposare, chi odiare. E la cosa piu' inutile che posso fare e' cercare di denunciare le malefatte del governo usando SOLO il linguaggio verbale.
Per comprendere quanto sia importante questo terreno della comunicazione emotiva possiamo occuparci per qualche minuto di come funziona il meccanismo della percezione. Un’altra questione importante della quale a scuola non ti dicono praticamente nulla.
Comunemente noi diciamo “Io vedo.”
L’idea e' che attraverso gli occhi noi si veda fuori come se si guardasse da una finestra. Ma la fisiologia ci spiega che l’occhio non e' una finestra. E’ una telecamera digitale. L’occhio e' una macchina incredibile che letteralmente digitalizza le immagini esterne, le trasforma in impulsi elettrici e poi le trasmette al cervello attraverso un cavo di trasferimento dati che si chiama NERVO OTTICO. Quindi l’immagine, in un qualche modo che ancora non abbiamo pienamente colto, viene “proiettata" sopra milioni di neuroni e cellule varie che in un’altra massa di cellule producono tutta una serie di fenomeni che noi riassumiamo dicendo: “Guarda la' che bella ragazza!”
In realta' noi non vediamo un cazzo. Noi guardiamo il mondo attraverso un videocitofono.
Ed e' pure un videocitofono veramente strano.
Illustri ricercatori come Piaget, hanno dimostrato che il processo di decodificazione di quello che vediamo e' molto complesso e per apprenderne le basi dedichiamo i primi 3 anni di vita.
Semplificando potremmo dire che i nostri occhi ci inviano una massa enorme di dati e che il grosso problema e' quello di interpretare le immagini, dare loro un senso comprensibile. Il bambino prima di essere in grado di riconoscere una sedia deve averla toccata, leccata, aggirata, esserci passato sotto, averla annusata, essercisi seduto sopra. Solo allora e' in grado di riconoscere in una frazione di secondo una sedia, anche se la vede da punti di vista diversi, dipinta in colori diversi, con forme diverse. E’ un processo enorme. Si tratta di costruire un filtro tridimensionale in grado di processare l’insieme delle immagini e identificare strutture note.
Che questo processo sia molto difficile lo hanno verificato gli scienziati che da anni cercano di insegnare a un computer a riconoscere la funzione SEDIA all’interno di centinaia di immagini che contengono sedie di tutte le fogge.
Sembra facile….
Il problema centrale della percezione e' proprio quello di filtrare le immagini e leggerle riconoscendo in ogni massa di colore simile una funzione analoga a una tipologia di oggetti.
In realta' tutti sperimentano quanto sia complesso questo meccanismo ma non identifichiamo questa informazione.
Ti e' mai successo di guardare un oggetto da un’angolatura strana e, per qualche istante, di non riuscire a riconoscerlo?
E succede anche di infilare le mani in tasca e cercare le chiavi di casa e non trovarle. Cerchi dappertutto, non ci sono, cerchi in tasca non ci sono, cerchi dappertutto, non ci sono, cerchi in tasca non ci sono, poi ricerchi in tasca e ci sono.
Le sentivi anche prima, solo che il cervello in quel momento non riusciva a decodificare il file che i nervi gli trasmettevano. L’intoppo in questi casi e' nel servizio di decodificazione. Il processo di lettura della realta' e' qualche cosa di una complessita' spaventosa. Se ci pensi ti da' le vertigini. In ogni istante tutti i nostri sensi ci inviano milioni di bit di informazioni su quel che succede dentro e fuori di noi. E in ogni istante decodifichiamo questa massa spaventosa di informazioni e le interpretiamo sulla base delle nostre esperienze.
E’ talmente complesso e difficile che e' ovvio che basta un sovraccarico emotivo o un momento di stanchezza per mandare a pallini il nostro sistema di decodifica. Sentiamo qualche cosa in tasca ma non riusciamo a trovare niente utilizzando il FILTRO “chiave di casa”.
Te lo hanno detto a scuola che il tuo problema piu' grosso e' capire cosa succede veramente fuori da te?
Beh, se non te lo hanno detto sono proprio degli stronzi. Sono cose arcinote da 50 anni, anche se ancora non tutti i processi fisiologici sono ben chiari.
Ad esempio, recentemente si e' scoperto che se io penso di correre o di baciare una ragazza non si attivano solo certe parti del cervello ma anche alcune zone della pancia. Ci sono sinapsi anche li', collegate alla mente attraverso la spina dorsale. Ragioniamo anche con la pancia. I messicani e i cinesi lo sostengono da millenni.
Dico questo per sottolineare quanto e' complesso il funzionamento di tutto quello che fai in un secondo.
COMPLIMENTI!
Ma come fa la mente a reggere uno sforzo continuo di questo genere?
Non ci riesce.
Quando entri in una stanza la decodifichi. Dopodiche' smetti farlo fino a quando non subentra qualche nuovo elemento. I film cambiano continuamente inquadratura proprio perche' cosi' tengono vispa la tua attenzione. Ti costringono a leggere le immagini.
A questo punto devo osservare che si verifica uno strano fenomeno nel processo percettivo.
Proprio perche' decodificare e' faticoso tendiamo a economizzare le forze. Ad esempio, mentre guardiamo la tv entriamo in uno stato catatonico che elimina gli altri sensi. Una cosa analoga succede se siamo sotto stress perche' ci sentiamo minacciati.
Riduciamo la quantita' di dati che leggiamo. Ci concentriamo sulla ricerca di segnali di pericolo.
E’ come se usassimo uno zoom percettivo concettuale, un filtro che ha il compito di identificare solo movimenti che possono essere collegati a un attacco fisico.
Quindi a seconda che ci si senta minacciati o tranquilli montiamo diverse ottiche al nostro sistema percettivo. Grandangolo, visione media, zoom.
Se confronti il ricordo di un momento di relax con il ricordo di un momento di stress potrai facilmente notare che nei momenti di stress la percezione globale di te e del mondo e' meno nitida, meno definita.
Il fatto che comunemente non si parli di questo fatto ha un impatto disastroso sull’umanita'.
Molte persone, ad esempio, soffrono immensamente di incapacita' di amare, di innamorarsi, di godere emotivamente e fisicamente dell’intimita' e della tenerezza semplicemente perche' non hanno capito che possono cambiare filtro percettivo a seconda delle necessita' e che quando dai un bacio ti conviene usare il grandangolo, sentire tutto. E’ molto meglio. E’ chiaro che se il sesso mi stressa perche' mi hanno detto che e' peccato, prendo le brutte malattie, resto incinta, soffro di insicurezza, sono ansioso perche' desidero approvazione (eccetera, eccetera) non riusciro' a mettermi ad ascoltare fino in fondo.
Le nostre percezioni hanno il volume come uno stereo. Puoi alzarlo e abbassarlo. Se ti rilassi, sorridi, fai un po’ di sbadigli e semplicemente ti metti in ascolto succede automaticamente che aumenti il volume delle percezioni. Se c’e' molto silenzio intorno a te puoi sentire perfino il battito del tuo cuore o il fruscio ritmico del sangue che scorre vicino all’orecchio interno, una specie di zZzzz zZzzz.
Capisci che usare correttamente questa funzione e' centrale nella costruzione del nostro benessere?
Tocca proprio allenarsi a raggiungere il livello di massimo ascolto. Non e' difficile: trova una persona simpatica che sia brava a fare i massaggi promettigli che laverai i piatti e pulirai tutta la sua casa in cambio di 45 minuti di carezze (lente e delicate). Dopo circa 31 minuti (come ha dimostrato Dittamo Montecucco) si arriva al massimo dell’empatia e della capacita' di ascolto. Montecucco ha dimostrato che in 31 minuti avviene una sintonizzazione delle onde cerebrali. Succede nel massaggio, nello sport, nell’arte, nel sesso, nel gioco.
E noi percepiamo questa sintonizzazione fisicamente come una sensazione diffusa di benessere.
Chimicamente succede che produciamo dopamina che e' una droga meravigliosa,che sintetizziamo noi, naturalmente, e che agisce positivamente sul sistema immunitario e sul buon funzionamento del metabolismo.
Dal punto di vista del funzionamento della mente abbiamo aperto i filtri percettivi, abbiamo messo al massimo la capacita' di lettura dell’insieme dei segnali esterni. Ce li stiamo godendo tutti. E’ come se il mio cervello stesse facendo una bella corsa liberatoria.
Comprendere questo, scoprire cosa mi aiuta a entrare in questo stato di coscienza, allenarmi a farlo, identificare le modalita' con le quali mi muovo in questo spazio percettivo e' essenziale per la mia vita.
Ed e' anche piacevole: si tratta di immergersi in qualche cosa che ti piace e ascoltare tutte le sensazioni.
L’ascolto delle sensazioni ha come primo effetto che alla guida la mente irrazionale si sostituisce a quella irrazionale. Poi il resto va da se'.
Questo e' importante e neanche questo te lo dicono a scuola: ogni volta che ascolti una sensazione, il cervello razionale si spegne. Prova a pensare e contemporaneamente a sentire un odore. Non ci riesci. Puoi passare velocemente, a intermittenza, dall’ascolto di una sensazione al pensiero verbale ma non puoi fare le due cose assieme.
E se non c’e' un motivo reale di pericolo, appena inizi ad ascoltare inizi anche ad aumentare il volume e ad allargare la visuale, lo spettro percettivo.
A questo punto torniamo al nostro discorso originario.
Che importanza ha tutto quanto detto fin qui rispetto alla mia capacita' di realizzare quel che desidero?
Il modello della percezione che ho tratteggiato ci dice che la mente inconscia riceve mille volte piu' informazioni, poi al cervello razionale fornisce un riassuntino essenziale.
Quando mi trovo in una situazione drammatica posso crollare in una crisi di panico o di depressione, oppure posso riuscire a entrare in un particolare stato di coscienza nel quale riesco a elaborare una super quantita' di informazioni e cogliere un’assonanza che mi permette di inventare istantaneamente un comportamento stupefacente che mi salva. E perche' mi salva? Perche' coglie di sorpresa il mio avversario, lo spiazza, gli toglie la terra sotto i piedi, SEMPLICEMENTE PERCHE’ MANDA IN TILT IL SUO SISTEMA PERCETTIVO. NON E’ PIU’ IN GRADO DI INDENTIFICARE IL CONTESTO.
Improvvisamente il carabiniere non se la sente piu' di fare il carabiniere, il rapinatore non ha voglia di sparare al rapinato, il khmer non vuole piu' sparare a Terzani e lo stupratore ha paura della sua vittima (vedi http://www.jacopofo.com/come-evitare-rapine-e-trovare-amore-attitudine-peso-mentale-azioni).
E questo e' possibile perche' le persone che vivono un ruolo stressante stanno montando un super zoom. Se guardi una collina con un telescopio rischi di perderti.
Lo stesso se cerchi un posto usando un ingrandimento di Google Maps troppo grande. Devo zummare all’indietro per capire dove sono finito.
Ma c’e' un altro aspetto: tutte le informazioni che non vengono inviate alla mente razionale dove finiscono?
Non vengono buttate via. Vengono utilizzate dalla mente irrazionale per redarre una comunicazione emotiva.
Nel primo di questa serie di articoli parlavo di METTERE PESO MENTALE NELLE AZIONI.
Ecco questo peso dipende dal messaggio emotivo che la mente non razionale invia al cervello.
Il messaggio emotivo e' costituito da centinaia di micro sensazioni interne. Noi sentiamo il nostro corpo. Succede qualche cosa di fisicamente diverso se pensi alla parola FRAGOLA rispetto a quando pensi alla parola BANANA. E’ come se sentissi qualche ricordo del sapore, delle esperienze legate al settore BANANA della memoria.
Ecco, potremmo parlare di colonna sonora.
Se ogni volta che vedi la faccia di una persona la tua mente inconscia ti invia un suono grave, minaccioso, sentirai antipatia per quella persona anche senza un motivo razionale.
Ed e' importante sapere che questa colonna sonora determina le nostre scelte molto piu' dei pensieri razionali. Andiamo dove sentiamo suoni piu' confortevoli, frequentiamo persone insieme alle quali sentiamo una musica emotiva piu' piacevole. Questo livello di esperienza e' in realta' quello primario, non e' vero che e' la mente razionale a decidere cosa facciamo nella vita. E’ una balla che ci hanno insegnato a scuola.
Perche' sono ignoranti.
E’ chiaro che in un mondo nel quale pochissimi hanno capito questi semplici meccanismi mentali, quelli che li colgono hanno grandi possibilita', anche se magari sono un po’ furbetti.
Ad esempio, la sinistra italiana soffre di una grave paralisi storica sostanzialmente perche' non ha capito niente della comunicazione emotiva, i suoi leader non lavorano sulla comunicazione corporea, non verbale.
Obama ha 15 consulenti pagati profumatamente per rivedersi decine di volte i video dei suoi discorsi e scoprire dove sta mandando messaggi corporei negativi.
E ogni volta che vedo Berlusconi in tv noto che, al di la' di tutto, e' un maestro della comunicazione emotiva e riesce a vivere e a percepire il suo ruolo con tale immedesimazione emotiva e una tale padronanza dell’alfabeto delle espressioni e dei ritmi che se lo ascolti ti sembra effettivamente che abbia ragione.
La differenza tra Obama e Berlusconi e' che Silvio non ha neanche un consulente alla mimica. Lui insegnava queste tecniche ai suoi dipendenti gia' nel 1976. E’ un precursore e sicuramente uno dei piu' grandi specialisti del mondo. Quando parla, lui e' assolutamente convinto di quello che dice. Anche se sa che e' falso. Questa e' la sua magia. E’ messianicamente convinto.
La sua forza e' la capacita' di mettere peso nelle azioni. E’ quella che gli attori francesi chiamano L’ATTITUDE.
Il povero D’Alema invece non sa nulla di come si sorride, non ha passato ore allo specchio a fare LA FACCIA DA AMICO. La faccia da bambino ferito, da padre preoccupato, da figlio pentito. Non sa nulla delle note musicali materne da infondere nella voce. Dei ritmi. Non ha insegnato per anni ai suoi dipendenti questi trucchetti. Non parla al cuore della gente, fa dei ragionamenti, delle lezioni. Parla alla mente razionale. E perde.
PROSSIMAMENTE
Capitolo quarto
Perche' i malvagi partono svantaggiati rispetto alle buone persone.
Perche' cosi' spesso i buoni commettono errori grossolani che vaporizzano ogni vantaggio iniziale.
Come costruire una strategia esistenziale che aiuti le brave persone a non farsi male da soli.
(Il cuore dello scontro sociale e' tra stronzi e beneandanti. Cerchiamo di darci un’organizzata senno' ci menano.)
Capitolo quinto
Vincere non e' peccato
La psicanalisi e la psicologia per piu' di un secolo hanno indagato le ragioni del disagio andandole a cercare nel passato di una persona. Solo recentemente alcuni ricercatori si sono occupati dei meccanismi che permettono alle persone di vincere.
A tutt’oggi in psicologia si parla ancora ben poco delle modalita' che una persona usa per realizzare azioni che ottengono i risultati desiderati.
Capitolo sesto
La forza della motivazione. Seminare la motivazione.
Tecniche colturali per far crescere una buona motivazione sana e verace.
Combattere le idee deprimenti.
Sorridere fa bene.
Regalare fa bene.
Amare fa benissimo.
Capitolo settimo
Malattia e attitudine negativa.
BENESSERE E SALUTE.
Sognare e ridere.
Pochi chilometri fuori da Bangalore, in India, sorge il Narayana Hrudayalaya Hospital, il miglior ospedale pediatrico del Paese, centro medico di eccellenza nella cura delle malattie cardiache, all'avanguardia nelle attrezzature chirurgiche e soprattutto, cosa non poco importante nei paesi “poveri”, aperto a tutti.
La struttura e' stata creata ed e' tutt'ora gestita dal medico chirurgo Devi Prasad Shetty. “Una figura notevole. Camicia inamidata, bretelle alla Wall Street, scarpe nere lucide e Mercedes elegante. Sembra fuori posto nella strada polverosa che esce da Bangalore” scrive nel suo libro “2.4 miliardi di imprenditori” il professor Tarun Khanna, docente alla Harvard Business School di Boston.
Giovane talento, il dottor Shetty studia a Londra poi, rientrato in India, incontra Madre Teresa di Calcutta, con cui lavora per 5 anni.
Nei muri degli uffici, delle sale operatorie e degli ambulatori dell'ospedale e' scritta una frase della stessa Madre Teresa: “La mano che aiuta e' piu' preziosa di quella che prega”.
Di lei dice: “In qualche modo, anche se sono uno scienziato e non mi aspetto di trovare Dio, incontrarla e' stato quasi come incontrare il divino”.
Di bambini malati il dottor Shetty ne ha aiutati tanti.
3.000 posti letto, 2.777 operazioni a cuore aperto (nel 2008), piu' di 4.000 bambini ricoverati. La percentuale di successo in sala operatoria e' superiore al 90%.
Tutto il personale medico e infermieristico e' induista ma la cappella per la preghiera costruita all'interno dell'ospedale fa chiaramente capire che non ci sono distinzioni: di forma tonda e' suddivisa in 4 zone uguali e indipendenti, per ognuna delle religioni presenti in India (indu', musulmana, cristiana e sikh).
Dicevamo che il Narayana Hrudayalaya Hospital e' aperto e tutti. L'economia e' gestita con lo “schema Yeshasvini”, ideato dallo stesso Shetty.
“Sette anni fa l'associazione dei produttori di latte mi invito' a sponsorizzare una loro nuova bevanda a basso colesterolo. Io accettai a patto che i loro aderenti, piu' di un milione e 700mila, pagassero una piccolissima quota annuale per finanziare un fondo destinato alle operazioni chirurgiche. Cosa che fecero”. Oggi l'assicurazione Yeshasvini e' pagata da piu' di 3 milioni di contadini. Cinque rupie al mese (11 centesimi di dollaro) per coprire 1.650 tipi di operazioni diverse.
Dei soldi usufruisce appena lo 0,8% dei soci, che puo' contare su un servizio di altissima qualita'. Se si e' poveri non si paga nulla, mentre chi vuole avere dei comfort aggiuntivi (stanza singola, aria condizionata) paga come in un altro normale ospedale.
Un sistema uguale e' stato adottato anche nell'Andra Pradesh indiano, dove ha aderito l'80% della popolazione dei villaggi e ora la Banca Mondiale sta studiando un modo per applicare lo schema Yeshasvini anche in Africa.
Nel frattempo Shetty costruisce nuovi ospedali, amplia i padiglioni e recentemente ha dichiarato di voler arrivare a 30mila posti letto al piu' presto.
Qualcuno ironizza, definendo il suo ospedale una catena di montaggio dei cuori, ma tutti gli specialisti internazionali che fino ad oggi hanno visitato la struttura constatano solo pulizia, precisione, attenzione e amore.
La pratica quotidiana ha reso le equipe mediche del dottor Shetty tra le piu' preparate e capaci del mondo, il flusso continuo di cardiochirurghi dall'estero, che arrivano India per imparare, ha abbattuto i costi degli interventi e permesso di sviluppare nuove tecniche. Un antico proverbio del Burkina Faso recita: "Le formiche se si mettono insieme spostano l'elefante". Una saggezza che, come dimostra la storia dell'ospedale di Bangalore, ha valore universale.
Ci uniamo alla campagna di solidarieta' partita in Australia per salvare il posto di lavoro a David Kiely, impiegato della banca Macquarie, beccato a guardare una foto di nudo sul pc durante una diretta televisiva di Channel 7.
Ora rischia il licenziamento, tentera' di negare l'evidenza.
Costruita in legno lamellare, con pareti, tetto e pavimento ventilati, riscaldamento a pavimento, isolamento termico, tripli vetri con gas, serra che cattura il calore del sole. Le pareti portanti sono in lamellare rivestito internamente e esternamente di vari strati di isolante. Può essere rifinita in legno, intonaco, pietra ricostruita, piastrelle.
Le cose andrebbero comunque molto meglio se evitassimo di utilizzare sistemi sbagliati per ottenere quel che desideriamo.
Riuscire ad agire in modo assennato non e' facile perche' nessuno te ne parla.
L’educazione che ci viene impartita e' incentrata sull’insegnare a comportarsi bene, a non cadere preda del demonio, essere onesti, non scoreggiare davanti a tutti.
Poi ci imbottiscono di informazioni che dovrebbero esserci utili nella vita: chi era Napoleone, dov’e' la Giordania, la funzione dell’epiglottide.
Non ci si occupa per nulla di come impegnarsi in modo tale che i nostri sforzi raggiungano dei risultati.
Un vuoto pazzesco!
La settimana scorsa ho cercato di dimostrare che esiste un metodo preciso che usiamo quando abbiamo successo e che NON usiamo quando NON abbiamo successo.
Non si tratta di un sistema che ti da' la certezza di un risultato positivo pero' aumenta notevolmente le tue probabilita' di arrivare dove desideri.
Non ha a che fare tanto con quello che fai ma con lo stato d’animo che sperimenti mentre agisci.
Funziono molto meglio se desidero intensamente una cosa ma contemporaneamente sono in un certo qual modo distaccato.
Ho cercato anche di argomentare il fatto che e' possibile sviluppare questo atteggiamento positivo, questa attitudine produttiva, riflettendo su cosa desideri veramente e come lo desideri.
Se desidero trovare la donna giusta e non solo fare sesso una sera, saro' piu' disposto a prendere alla leggera un rifiuto, perche' posso ben capire che nella mia ricerca della donna giusta per me dovro' fare molti tentativi a vuoto. Quindi sono piu' distaccato, meno angosciato dal risultato di quella particolare serata di corteggiamento. E questo distacco mi rende estremamente seduttivo e amplifica le probabilita' che quando incontrero' la donna giusta riusciro' a entrare in empatia con lei e non me la lascero' sfuggire.
Ho poi cercato di dimostrare che questo stesso meccanismo, legato alla determinazione profonda con la quale io agisco, e' connesso con la mia capacita' di cogliere l’attimo, intuire a pelle, istintivamente, cosa posso fare o dire in una data situazione.
Essere profondamente determinati ci porta a volte a compiere azioni delle quali ci stupiamo noi per primi, azioni capaci di destabilizzare un rapinatore, scioccare un aggressore, fare uscire un poliziotto dal suo ruolo.
Ad esempio, mia nonna Pina Rota, quando mio padre diserto', decise di andare dal podesta' di Luino e chiedergli di nascondere suo figlio in casa sua.
Che probabilita' aveva una donna minuta, non appariscente e seduttiva, di convincere un fascistone con il quale non aveva rapporti di amicizia a nascondere suo figlio disertore?
Eppure lui accetto'. Forse sospettava la verita', che mia nonna faceva parte della resistenza e che forse in futuro questo avrebbe potuto salvarlo, come poi successe. Ma in quel momento mia nonna non aveva niente di concreto da offrire. Aveva solo una disperata assoluta convinzione di essere nel giusto.
Ed era talmente determinata da compiere un’azione apparentemente insensata ma effettivamente vincente.
Ma come succede che a volte prendiamo decisioni fuori da ogni logica corrente? Come succede che in un certo momento siamo assolutamente certi che quell’azione e' quella giusta anche se la nostra razionalita' abitudinaria ci dice che non puo' funzionare?
Credo che anche tu possa ricordare qualche episodio nel quale hai deciso di compiere un’azione fuori dagli schemi ottenendo un risultato tanto positivo quanto improbabile. E per farlo a volte hai dovuto rovesciare convinzioni ben radicate.
Spesso la gente mi racconta storie incredibili. Forse perche' mi piace molto ascoltare. Se ascolti, le persone prendono gusto a raccontare e ti raccontano anche fatti che sarebbe meglio tacessero.
Un signore, un vecchio comunista coriaceo, mi racconto' di un grande scontro con un suo amico e socio d’affari. A un certo punto questo socio lo denuncia per vendetta, tirando fuori dei pagamenti in nero che lui aveva incassato e consegnando la documentazione alla finanza, dando la colpa al comunista coriaceo. Questi e' all'oscuro di tutto quando la finanza irrompe nel suo ufficio. Sono uno squadrone e iniziano a perquisire ovunque. Un ufficiale lo affronta a quattrocchi. Gli mette davanti i documenti che provano l’incasso in nero. Un disastro, rischia 3 miliardi di lire di multa. Il finanziere gli spiega la situazione e poi gli dice: “Io adesso le metto davanti dei fogli e lei firma tutto senza discutere.”
I due si guardano in faccia. Il vecchio comunista ha in testa un’idea certa, inculcata da anni di esperienza politica e di battaglie di piazza: MAI E POI MAI DEVI FIRMARE QUALCHE COSA!
Una legge, un assioma, un comandamento primario.
Lui guarda il finanziere, il finanziere lo guarda. Lui prende la penna e firma tutto.
Solo dopo scopre che il suo ex socio, dopo averlo denunciato, era entrato in fibrillazione e siccome la finanza tardava a intervenire aveva denunciato i finanzieri per omissione di atti di ufficio. Quindi i finanzieri erano intervenuti per dimostrare che l’ex socio e' un isterico e loro se l’erano presa comoda solo perche' avevano capito che le irregolarita' erano minime. Quindi avevano ricostruito tutto in modo da smontare le accuse contro il comunistaccio. Quindi firmare tutto era l’unica cosa sensata che lui poteva fare anche se andava contro idee ben radicate.
Carissimi,
come sapete ci piacciono le belle storie, in particolare ci piacciono quelle storie in cui si dimostra che al di la' degli orrori che ci raccontano in tv, c'e' poi chi riesce a fare buone cose con buone pratiche.
Ecco quindi perche' vi raccontiamo la storia di Domenico Cristofaro e della sua azienda che si chiama Ecoplan.
La riprendiamo da Micromedia e siamo felici di condividerla con voi.
In un'oliva la Calabria di domani
di Ilaria Donatio
La prima cosa che Domenico Cristofaro dice al telefono, e' che e' un geometra calabrese figlio di due sarti, "per chiarire subito che lui e' partito da zero", che "se in Italia fare gi imprenditori e' difficile anche quando si eredita un'impresa bell'e avviata", partire da zero, puo' rivelarsi un "handicap", perche' "sei un pioniere, nel bene e nel male".
La seconda e' spiegare perche' lo ha fatto: la "volonta' di uscire fuori dai soliti schemi assistenzialistici", la "voglia di dimostrare a se stessi e al territorio di poter fare qualcosa di diverso" e l'idea di "creare ricchezza e sviluppo con l'autoimprenditorialita'". Il territorio: tornera' spesso durante tutta la conversazione, per dire che non e' solo teatro o sfondo, ma la chiave di tutto, perche' "nulla sarebbe potuto essere fuori dalla Calabria", questo e' "fuori discussione".
E' subito chiaro, dunque, che questo pioniere di Polistena - nella parte orientale della Piana di Gioia Tauro, alle pendici dell'Aspromonte - ha grinta da vendere. Di lui e della sua impresa, Ecoplan, si e' molto parlato negli ultimi mesi: un'"idea-progetto" concepita 17 anni fa ma ancora unica e rivoluzionaria per l'industria ambientale: da un impasto realizzato con la sansa esausta di olive (solo nella Piana se ne producono due milioni e mezzo di quintali ogni anno) - risultato dell'ultima spremitura delle olive - e con polipropilene riciclato, ottenuto con i residui della lavorazione di pannolini per bambini, Domenico ha costruito pannelli ecologici molto resistenti, con uno spessore che puo' arrivare fino a trenta millimetri (tanto che in un comune vicino Milano, ci hanno pavimentato i percorsi pedonali all'interno di un parco pubblico).
Ma le lastre dell'imprenditore calabrese sono adatte a una miriade di utilizzi: pavimenti, scaffali, mobili, arredi scolastici, allestimenti di soppalchi, strutture balneari, pianali di veicoli industriali o di container: tutto senza tagliare un albero. Una plastica speciale - la Ecomat - riciclabile all'infinito (l'azienda ritira e ricicla i propri prodotti a fine ciclo vita, abbattendo i costi di acquisto dei nuovi), ma priva di formaldeide o di altre sostanze cancerogene - spesso contenute nelle colle con cui si producono i pannelli in legno - che potrebbe scompaginare totalmente l'industria dei pannelli e dei laminati.
Cosi', e' nata Ecoplan. Dopo "dieci anni di ricerca e sviluppo, spesi per mettere a punto il prodotto", la linea di produzione e' stata definitivamente messa a punto nel 2007 e gia' ha fatto notizia in tutto il mondo tanto che "cinesi e coreani" - produttori mondiali di container - "sono venuti a vederla" (ma, con un pizzico di orgoglio, Domenico ci informa che i campioni li ha chiesti anche un big come Norman Foster, grande architetto e designer britannico e L'Ore'al li sta esaminando con attenzione, per i pavimenti e gli arredi "ecologici" dei suoi nuovi show room in giro per il mondo).
E la 'ndrangheta? "Non si e' fatta vedere, ancora, forse perche' e' un settore ad alta tecnologia che per ora non produce ricchezza,". Ma se bussasse alla sua porta, Domenico non ha dubbi: "Se cedessi alla richiesta del pizzo, sarebbe come cederle un pezzo di mio figlio". Lui, che di figli ne ha due (di dodici e quattordici anni), ha scelto una gestione sempre trasparente della sua impresa, a qualsiasi prezzo: come quando ha "restituito allo Stato oltre 250 mila euro dei finanziamenti ottenuti" (perche' non li aveva potuti spendere come inizialmente previsto, a causa di problemi legati alla ritardata messa a punto dell'impianto), su un totale di un milione e 300 mila euro di finanziamenti a fondo perduto, cui ha avuto accesso grazie alla legge 44 per l'imprenditoria giovanile (l'investimento complessivo realizzato e' pari al doppio, circa due milioni e mezzo).
Neanche la malattia ha piegato questo calabrese vitalissimo e coriaceo che, per curarsi, qualche anno fa se n'e' andato da solo a Milano, per poi tornare a occuparsi dell'azienda, "la sua medicina migliore". E trova, di tanto in tanto, anche la forza di rassicurare chi gli sta accanto: "Mia moglie ha avuto, giustamente, momenti di stanchezza durante tutti questi anni" perche' "non e' facile seminare sempre e attendere il momento della raccolta: a un certo punto ti chiedi anche se arrivera', prima o poi".
In futuro, dovrebbe partire un'altra sfida: quella di utilizzare al posto della sansa, la lolla di riso, cioe' la parte dell'involucro che contiene il riso e che viene scartata durante il ciclo di lavorazione dello stesso. Nell'ambito del programma di cooperazione ambientale tra Italia e Cina, e' allo studio il "progetto Ecomat": nel dragone rosso la quantita' di lolla presente, e' talmente elevata da costituire un serio problema per il suo smaltimento. Ed ecco che Domenico pronto a scommettere: quella di realizzare, in Cina, uno o piu' impianti per la produzione di pannelli, utilizzando scarti industriali di origine vegetale, la lolla del riso, alternativi ai pannelli in legno tropicale perche', spiega, "la produzione di legname per scopi industriali e' tra le cause principali della deforestazione nelle aree tropicali".
La verita' e' che Italia e' piena di progetti innovativi (che non fanno rumore) ma quando "fare impresa" diventa una "battaglia per un nuovo modello di sviluppo" (Ecoplan e' stata premiata dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, presieduta da Edo Ronchi), quando "investi in una terra" la cui economia e' governata, in troppi settori, dalla 'ndrangheta, e sorretta da braccia clandestine, come gli immigrati di Rosarno (a dieci chilometri dai padiglioni della Ecoplan), dove sfruttamento e illegalita' sono all'ordine del giorno, allora si tratta di vera "resistenza" condita da un po' di "sana utopia".
"Questa, oltre ad essere una missione imprenditoriale", e' anche una "missione sociale, etica, responsabile, stimolatrice", legata al territorio di cui vuole sfruttare in maniera positiva, peculiarita' e caratteristiche. Ma "senza stravolgerne l'assetto, con lo sguardo rivolto al futuro in maniera glocale e, al tempo stesso, ecologica e sostenibile, con l'ambizione di eccellere in innovazione e in qualita'".
In quella Calabria, dove di "aziende produttive vere e proprie ce sono davvero poche; dove, se vuoi fare le cose per bene e nel rispetto della legge trovi difficolta', mentre se vuoi tagliare per il 'corto', magari, tutto diventa piu' facile e fattibile". A cominciare dal rapporto con le amministrazioni pubbliche, con le istituzioni, con le banche, con i fornitori con i clienti, con il tessuto sociale e imprenditoriale... "Quante volte mi hanno chiesto di entrare in politica! Ma io mi sentirei incoerente: posso essere parte della classe dirigente anche facendo l'imprenditore".
Lui che "don Pino De Masi, l'ha visto crescere" ed ha sempre con se' "la tessera di Libera in tasca" (impegnata nella lotta contro tutte le mafie), riferisce il commento del sacerdote (referente dell'associazione per la Piana di Gioia Tauro) ai fatti di Rosarno: "Il problema immigrati non esula dal problema delle mafie perche' e' la 'ndrangheta che gestisce tutto ed e' sempre la criminalita' organizzata che stabilisce i movimenti, le paghe ed il compenso dei caporali". Per poi citare quel detto antichissimo, che Benedetto Croce amava spesso ripetere a proposito di tutto il meridione: "Il Sud e' un paradiso abitato da diavoli". E chiudere con le parole del "piu' grande scrittore calabrese di sempre", Corrado Alvaro, che nel suo diario, all'inizio di un viaggio che lo avrebbe portato a Torino per insegnare, scriveva "... e' anche troppo quello che sono riuscito a combinare con tutti gli inconvenienti con cui sono partito: meridionale, povero, scrittore".
Conciliare un piano di sviluppo economico con un piano di sviluppo energetico, ovvero pensare al profitto senza danneggiare l’ambiente bensì attingendo alle risorse che la natura ci mette a disposizione gratuitamente.
E’ il nuovo modello di sviluppo realizzabile nell’immediato futuro attraverso una serie di interventi che creeranno nuovi posti di lavoro e che renderanno le città italiane più competitive dal punto di vista tecnologico ed economico.
Ne è convinto anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che dopo aver ospitato un workshop con esperti ed economisti di tutto il mondo, ha presentato alla conferenza mondiale sui cambiamenti climatici di Copenhagen un piano per attuare azioni concrete su energia e ambiente nella Capitale.
Roma si mette così alla testa di importanti progetti in materia di politiche energetiche e sostenibilità ambientale che anche altri amministratori potrebbero emulare trasformando i Comuni italiani in città a impatto zero.
L’amministrazione capitolina intende installare stazioni per la distribuzione di idrogeno e metano per autoveicoli usufruendo di finanziamenti della Comunità Europea ed estendere l’infrastruttura per la ricarica delle auto elettriche.
Un importante contributo all’attuazione di politiche più efficaci ed efficienti è rappresentato dalle nuove tecnologie di illuminazione pubblica basate sui Led. Questo tipo di tecnologia comporta minori costi di gestione, garantisce consumi ridotti e un’illuminazione più equilibrata e distribuita.
Attraverso i Led si ha un abbattimento fino all’80% dei consumi elettrici con notevole riduzione dell’anidride carbonica immessa nell’atmosfera. Inoltre, la luce prodotta è più gradevole e soprattutto pulita perché priva di raggi ultravioletti e di sostanze inquinanti come il mercurio. I lampioni a Led hanno una buona resistenza al freddo, alle variazioni di temperatura e alle vibrazioni causate dal passaggio di mezzi pesanti sulle strade. In più, hanno una maggiore durata, a prescindere dal numero di accensioni, e l’intensità della luce può essere ridotta nelle ore in cui ce n’è minore necessità.
Il Comune di Roma intende attivare 100.000 punti luce entro il 2020 e individuare forme di incentivo per migliorare l’efficienza energetica degli immobili privati.
Ma la Capitale non è la sola città italiana ad aver intuito gli straordinari vantaggi del passaggio alle nuove ecotecnologie. Grazie alla collaborazione con un gruppo di professionisti che fanno capo a EcoFiera.it, il Comune di Padova ha già tagliato un milione e mezzo di euro in costi per l’illuminazione pubblica e il riscaldamento senza spendere un soldo.
Sotto la guida dell’ing. Maurizio Fauri, Professore presso l’Università di Trento e presidente del Polo Tecnologico per l’Energia, Ecofiera ha già realizzato numerosi interventi presso pubbliche amministrazioni in tutto il Paese e contattato più di 8.000 tra sindaci ed amministratori comunali per evidenziare nel dettaglio i risparmi energetici ed economici che deriverebbero da interventi di miglioramento dell'efficienza dell'illuminazione stradale.
I lampioni a Led si stanno rivelando la soluzione migliore per illuminare le aree periferiche e tutti gli spazi urbani, aumentando anche la sicurezza nei quartieri. Strade, piazze, parcheggi, zone pedonali, piste ciclabili, parchi e cimiteri possono essere illuminati con minimo consumo e massima affidabilità grazie al fotovoltaico.
La tecnologia a Led rappresenta quindi una grande svolta nell’uso delle energie rinnovabili e un’opportunità da cogliere sia sul piano del risparmio energetico che sulla qualità della vita delle nostre città, che si avviano in tal modo a diventare sempre più ecosostenibili e a misura d’uomo.
In questo articolo racconto incredibili storie di persone che sono riuscite a uscire dall’Italia col passaporto scaduto accompagnate da un commissario, evitare violenze sessuali, scenate del capoufficio e altri odiosi inconvenienti della vita utilizzando il potere dell’ATTITUDINE.
Ho dovuto aspettare 55 anni per scrivere questo articolo.
E sinceramente lo scrivo con un sacro timore.
L’argomento e' estremamente delicato e si corre il rischio di cadere in terribili trappole mentali capaci di distruggerti.
Non sto usando un trucco letterario per incuriosirti. Dico veramente.
Oggi ho deciso di tirare le somme di tutto un ragionamento che sto seguendo da anni e che mi porta ad affermare un cosa molto drastica (e qui soppeso attentamente le parole).
Un’idea completamente fuori dal comune modo di pensare.
Andiamo per ordine.
L’argomento e': che rapporto c’e' tra quel che fai e quel che ti succede?
Chiarimento: io non credo al Pensiero Positivo. “Se pensi bene tutto ti va bene e non ti puo' capitare niente di male”. Balle. Come ho ripetuto migliaia di volte esiste la Sfiga Statistica. Se ti deve cascare in testa una tegola non c’e' niente da fare. Il caso spara nel mucchio e becca gli onesti e i farabutti.
Sono da tempo convinto che non esista nessun talismano, potere, destino scritto che ti possa salvare il culo da tutta una serie di disastri. I tuoi meriti non c’entrano un cazzo. Non sono INERENTI.
Per dimostrare questa verita' assoluta posso osservare che io non ho avuto nessun merito ne' nessun demerito a diventare quello che sono.
Io sono nato per caso in una famiglia dove tutti scrivevano, mio nonno materno, mia nonna materna, due mie zie, uno zio, mio cugino, mia cugina. Sono bravo perche' scrivo? Cosa avrei dovuto fare?
Se nascevo in Bangladesh e morivo a 2 mesi ero meno bravo?
Sono anni che medito su questa questione e credo sia molto importante vedere l’immensa schiera dei neonati come un insieme. Alcuni riescono a sopravvivere, alcuni no. Alcuni trovano terreno fertile per sviluppare le loro potenzialita', altri vengono soffocati. E’ terribile, ma l’universo funziona cosi'. E questo da' una grande responsabilita' a chi ha avuto la fortuna di nascere in una situazione positiva.
E dovremmo avere la modestia di pensare all’enormita' di quello che abbiamo e a chi ha invece occupato i posti piu' scomodi. Per questo sono nostri fratelli. Per questo essere solidali e' un bisogno genetico. Perche' la tua vita e' la mia vita. E le nostre posizioni potevano essere invertite.
Ma torniamo al cuore del discorso: cosa determina il successo o l’insuccesso di un’azione?
Siamo abituati a vedere i fatti della vita come un susseguirsi di eventi provocati da una serie di cause. Hai incontrato una persona, ti sei innamorato, lei si e' o non si e' innamorata di te. Se lei non ti ama cerchi delle cause in quel che hai detto o fatto, in come eri vestito. Oppure ti spieghi l’insuccesso dicendoti che non hai abbastanza bellezza, cultura, soldi. Oppure sei piu' fatalista e pensi che non c’era feeling, empatia, corrispondenza.
Ecco piu' vivo su questo pianeta piu' mi rendo conto che i fattori che determinano i fatti essenziali della nostra vita sono aspetti apparentemente secondari e lontani dai fatti stessi.
Cosa fai, cosa dici, che vestiti hai addosso, se sei bello o brutto possono essere concause, rafforzativi ma non sono mai l’aspetto determinante.
Hawking, il famoso fisico non e' certo un bell’uomo e inoltre e' paralizzato quasi completamente. Si e' sposato, ha fatto dei figli, ha venduto milioni di libri, realizzato scoperte entusiasmanti e poi e' fuggito con l’amante.
Se non era paralizzato cosa faceva?
Io credo che il risultato di quello che fai dipenda notevolmente dal PESO MENTALE che metti nelle tue azioni e NON altrettanto da cosa fai.
Certo che se per chiedere a una ragazza di baciarti le dai uno schiaffo non funziona. Ma se ti comporti mediamente in modo sensato la differenza la fa il tuo atteggiamento.
Non importa cosa fai ma come lo fai.
Mi rendo conto che il concetto PESO MENTALE, va chiarito. Gli attori francesi lo chiamano ATTITUDE, attitudine.
E’ un termine che si riferisce al fatto che ci sono attori che riescono a far ridere anche senza dire niente, stando con un lenzuolo in testa. E non si capisce proprio COSA faccia ridere il pubblico. Un altro attore puo' provare a fare le stesse cose ma non ottiene una risata.
L’ATTITUDE e' qualche cosa che abita nel territorio del feeling, delle buone vibrazioni, dell’empatia, del linguaggio corporeo, del suono cellulare forse…
Credo che a volte ti sara' capitato di notare che ottenevi un certo risultato stando in un certo stato psicologico contrassegnato da evidenti sensazioni particolari.
Prova a pensare a un momento della tua vita in cui hai ottenuto un successo.
Come definiresti lo stato emotivo in cui ti trovavi prima di ottenerlo?
Io ho una grande esperienza di rifiuti femminili.
Ero uno stakanovista del rifiuto. Avevo capito che per ottenere grandi risultati bisogna viaggiare su numeri alti, quindi ci provavo con molte ragazze. A furia di provare ottenevo anche qualche risultato e alla lunga mi resi conto che quando le fanciulle si concedevano fisicamente ai miei baci io ero generalmente dentro un certo umore, un certo modo di vedere, di sentirmi.
Carissimi,
la settimana scorsa vi abbiamo presentato il primo audioracconto di Scherlock Holmes edito da Full Color Sound. Questo sabato vi presentiamo la seconda storia: “Sherlock Holmes e la lega dei capelli rossi”.
Entrambe sono lette da Francesco Pannofino, su musiche dei Trichorde.
Buona lettura e buon ascolto
Sherlock Holmes e la lega dei capelli rossi
Un giorno, nell'autunno dello scorso anno, ero andato a far visita al mio amico Sherlock Holmes e lo vidi impegnato in una conversazione con un anziano gentiluomo, robusto e dal viso rubicondo, con una folta capigliatura rossa. Chiedendo scusa per l'intromissione, stavo per andar via, allorche' Holmes mi spinse bruscamente dentro la stanza, chiudendo la porta dietro di me.
“Non poteva arrivare in un momento migliore, caro il mio Watson”, esclamo' cordialmente.
“Temevo fosse impegnato.”
“Infatti lo sono, e parecchio per giunta.”
“Allora posso aspettare nell'altra stanza.”
“Niente affatto, Questo signore, Mr. Wilson, e' stato il mio socio ed aiutante in molti dei miei casi più' fortunati, e non ho dubbi sul fatto che mi sara' di estremo aiuto anche nel suo.”
Il robusto signore si alzo' per meta' dalla sua sedia accennando un saluto con la testa, con un veloce sguardo interrogativo, lanciato dai suoi occhietti affondati nel grasso.
“Si metta comodo sul divano”, disse Holmes, abbandonandosi nuovamente nella sua poltrona e congiungendo le dita, come era solito fare nei momenti in cui esaminava qualche caso. “So, mio caro Watson, che lei come me ama tutto cio' che e' strano e fuori dal normale, che e' lungi dalla solita routine quotidiana. Prova ne e' il fatto che si e' messo a scrivere, e per certi versi a migliorare, molte delle mie avventure.”
“I suoi casi, in effetti, hanno sempre destato in me moltissimo interesse”, osservai.
“Ricordera' senz'altro quando giorni addietro le dissi, giusto prima di prender in esame il banalissimo caso presentatoci dalla signorina Sutherland, che per rintracciare gli effetti più' bizzarri e le combinazioni più' eccezionali si deve far affidamento alla vita stessa, la quale e' molto più' incredibile di qualsiasi sforzo dell'immaginazione.”
“A proposito di questa frase mi sono permesso di esprimere i miei dubbi.”
“E' vero, dottore, ma penso che alla fine dovra' prenderla per vera, altrimenti mi costringera' ad enunciarle una serie di fatti di fronte ai quali dovra' arrendersi ed ammettere che ho ragione, Adesso, qui con noi c'e' il signor Jabez Wilson che e' stato cosi' gentile da venire a farmi visita e che mi stava raccontando una storia che ha l'aria di essere una delle più' strane che abbia mai sentito. Mi ha sentito dire che le cose più' uniche e strane sono spesso da riconnettersi ai delitti più' piccoli e non a quelli più' gravi, e per di più' anche dove c'e' motivo di mettere in dubbio che un crimine sia stato effettivamente commesso. Da quello che ho sentito fino ad ora, e' impossibile per me stabilire se si tratta di un crimine o no, sicuramente la serie di avvenimenti e' una delle più' strane di cui abbia mai sentito parlare. Dunque, signor Wilson, avrebbe la gentilezza di riprendere la sua storia?...
…
Il paffuto cliente, con fare orgoglioso, gonfio' il petto ed estrasse dalla tasca interna del soprabito un quotidiano sporco e sdrucito. Mentre egli scorreva con lo sguardo la colonna delle inserzioni, con la testa china in avanti e il giornale aperto sulle ginocchia, scrutai attentamente quell'uomo, seguendo l'esempio del mio amico, per trovar indicazioni utili dal suo aspetto e dal suo abbigliamento.
…
Mi diede il giornale e lessi quanto segue:
“Alla lega dei capelli rossi: grazie alla donazione del defunto Ezekiah Hopkins. Di Lebanon, Pennsylvania, USA, rimane al momento un posto vacante che da' diritto a un appartenente alla Lega di percepire 4 sterline settimanali ad uso strettamente personale. Tutti gli uomini coi capelli rossi, sani nello spirito e nel corpo e che abbiano compiuto i 21 anni possono essere scelti. Presentarsi personalmente lunedi', alle ore 11, da Duncan Ross, presso gli uffici della Lega, 7, Pope's Court, Fleet Street.
Questa mattina, ascoltando Il Ruggito del Coniglio, siamo rimasti allibiti… Eppure non era una bufala, la notizia e' confermata anche da uno dei giornali piu' vicini al Presidente del Consiglio, IlGiornale.it.
Il fatto e' il seguente: Berlusconi e' in visita in una scuola elementare abruzzese quando, visibilmente euforico, si mette a interrogare i bambini: “Quante dita ha un mano?”
“Cinque” rispondono i piccoli.
“E due mani?”
“Dieci” tutti in coro.
“E dieci mani?”
“Cento!” rispondono ancora i bambini.
“Bravissimi, di solito rispondono tutti cinquanta”.
Prima del Lodo Pitagora in effetti 10 mani avevano 50 dita.
Il terremoto ha distrutto
tutto
I soccorsi sono partiti
Ma non sono
ancora
arrivati
Tutti gli aerei
sono fermi sulle piste
Stanno controllando le liste
di imbarco sul cargo
Non gli tornano i conti
Non sono ancora pronti
A Haiti la gente muore
Mancano il cibo, l’acqua, le medicine
La gente sepolta dalle macerie
Aspetta ancora i soccorsi
Ma all’orizzonte non si vede niente
Così muore la povera gente
Generale generale
Ci avete insegnato a sparare
E adesso ci dite di andare a salvare
la gente di Haiti che sta per crepare
Non sappiamo proprio da dove cominciare
E’ più facile buttare giù le bombe
Che correre a soccorrere le bimbe
È più semplice bruciare i rivoltosi
Che curare questi feriti disgustosi
Generale non ho la mascherina
Generale non trovo la medicina
Generale s’è perduto lo scatolone
Con i guanti di lattice e il cotone
Generale abbiamo tanti fucili
Ma siamo sprovvisti di badili
Barili di petrolio
o barili di rosolio?
Burro o cannoni?
Baionette o cannelloni?
Bombe o bomboloni?
Ma non era più semplice continuare ad amazzare?
Siamo soldati non ci piace curare
Ci avete insegnato a sterminare!
Non è per fare dei cavilli
Ma lì è pieno di bacilli
C’hanno dei virus grossi come topi di fogna
E il più sano di certo ha la rogna
E tutti i bordelli sono crollati
E i supermercati li hanno saccheggiati.
Generale non puoi mandarmi in un posto migliore
dove non ci sia tutto questo dolore?
Obama
dai retta a uno che ti ama
solo la povertà stratosferica
di questo mondo dalla forma sferica
minaccia la prosperità dell’America
Per difendere gli Stati Uniti
È meglio appoggiare la banca dei poveri
Che costruire nuovi aereomobili
È meglio dare da mangiare ai bambini
Che costruire missili assassini
È meglio coltivare il deserto
Che comprare un carro armato corazzato blindato esagerato
È meglio fare la pace
Che la guerra
È meglio coltivare la terra
e occuparsi dei pomodori nella serra
Obama dai retta a me
ad Haiti avete perso più di una guerra
la gente dice: hai visto gli americani?
Se c'è da distruggere una nazione non li batte nessuno.
Ma se bisogna aiutare la povera gente
non sono capaci di fare niente.
Obama, dai retta a uno che ti ama.
Hai una priorità assoluta.
SALVARE LE DONNE E I BAMBINI
SOPRA TUTTO QUELLI PICCOLINI
far vedere che l'America è capace
di coltivare la pace.
Apriamo il dibattito. I GAS non si diffondono abbastanza perché spesso non mettono il risparmio al centro del loro lavoro? C'è troppa ideologia? Come mai i Gas non si pongono il problema di fare convenzioni anche per l'acquisto di auto, cellulari, lavatrici, assicurazioni eccetera? Quanto potrebbero risparmiare le famiglie consociando la maggior parte delle loro spese? Perché si organizzano così poche operazioni di acquisto e restauro collettivo di case? Perché non si organizzano fondi di investimento in impianti fotovoltaici collettivi? Perché la capacità di iniziativa di questo movimento che porta in piazza migliaia di persone poi diventa moscia quando si tratta di incrementare veramente il livello di ricchezza delle famiglie? In Trentino se ne sta discutendo... Il Trentino è sempre avanti. Pubblico questa lettera uscita su http://libera-mente.blogspot.com/2010/01/lettera-aperta-al-gruppo-di-acquisto.html Lettera aperta al Gruppo di Acquisto Solidale di Lavis Ringraziandovi per l'ospitalità e la cordialità, con la presente vi comunico che ci ritiriamo dal Gas di Lavis per diversi motivi che di seguito elenco, pur sapendo di andare incontro a numerose critiche. Ritengo il gruppo di Lavis un gruppo, come altri Gas, troppo politico, chiuso, autoreferenziale. Un paragone per tutti: da un paio d'anni, acquisto l'energia elettrica verde dall'Agsm di Verona attraverso il gruppo di acquisto nazionale di Jacopo Fo. Un gruppo di acquisto costituito da migliaia di persone su tutto il territorio nazionale, accomunate dal fatto di acquistare energia verde. Chi per risparmiare, chi per puro ideale ecologico, chi per entrambe le cose... In ogni caso non ho mai ricevuto dal gas di Jacopo Fo, una mail o una comunicazione di alcun tipo. Migliaia di persone che in silenzio, forse, riescono a cambiare qualcosa. In questo GAS invece mi ritrovo la mail intasata da email su vaccini, inceneritore, centro commerciale, ecc. Probabilmente il contenuto sarebbe interessante ma vanno sempre inesorabilmente a finire nel cestino, come i santini elettorali dati dagli “amici” nel periodo di elezioni... Apro un inciso sul centro commerciale di Lavis. Io dico ben venga il centro commerciale. Anzi, non uno, ma molti centri commerciali. Io non lavoro in provincia, alle poste, né ho “il vecchio” con la campagna sulla quale aprire il solito agriturismo. Devo tirare la fine del mese con uno stipendio modesto e in questo non mi aiutano certo i piccoli negozi come quelli di Lavis, che magari manco ti fanno lo scontrino. Oppure le norme di igiene non sanno cosa siano come in qualche panificio. Allora evviva il centro commerciale, dove io che lavoro tutti i giorni, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19 posso andare la domenica. Evviva le catene, dove le procedure fanno si che lo scontrino venga fatto e le norme di igiene rispettate. Sopratutto evviva il centro commerciale perchè posso risparmiare. Evviva il Prix, l'Eurospin e tutti gli hard discount! (Evviva il centro commerciale anche perchè, nonostante sia un po triste, di norma diventa un centro di aggregazione che funziona meglio della caneva autoreferenziale degli orsi trentini). Ricordo che in occasione di una serata di presentazione del Gas a Gardolo una coppia del sud, con figli, faceva notare che loro volevano entrare nel Gas per risparmiare/sopravvivere e che l'acquisto di prodotti biodinamici / biologici mal si coniugava con questa necessità. Da chi presentava gli fu dato ragione ma fu detto che il Gas di Lavis si era dato questa priorità, oltre ad una finalità educativa. Il problema è questo, come sottolineava un professore di Economia, dell'Università di Modena a Radio 24. I gas sono poco diffusi, poiché tranne alcune eccezioni, anziché preoccuparsi di acquisti pretendono di cambiare il mondo e questo limita tantissimo la loro diffusione. Al Gas di Lavis si continua a parlare di divisione, di dimensione ormai ingestibile... ma cosa può pretendere di cambiare un gas di una manciata di persone? E questo ci riporta all'esempio iniziale. Il mondo si cambia cambiando sé stessi, e dando l'esempio, non catechizzando gli altri su cosa è giusto e cosa è sbagliato. Condivido anche il pensiero di coloro che avevano descritto come impresa impossibile contattare il Gas di Lavis, un gruppo che, al di la delle parole, vuole rimanere chiuso. Incontri di presentazione che continuavano a saltare o ad essere spostati, riunioni nelle quali si doveva decidere se accettare dei nuovi entranti... Qui mi fermo, perché penso di aver messo abbastanza carne al fuoco! Con alcune persone stiamo valutando di dare vita ad un nuovo grande gas, apolitico, apartitico, aconfessionale, il cui scopo sia aiutare le persone ad arrivare "alla fine del mese" . Se interessati contattatemi! Pubblicato da ilgrillosparlante a 21.19 Etichette: Gas, Gruppo di Acquisto, Gruppo di Acquisto Solidale, Lavis, trentino, Trentino Alto Adige, trento
Lanciamo la rivoluzione emotiva!
Manifesto insurrezionale
Milioni di ore di televisione, milioni di immagini, milioni di parole contenenti il vuoto assoluto ci bombardano ogni giorno trasformando il dolore di milioni di umani in merce.
Sterilizzano la realta' perche' non ostacoli la digestione di milioni di famiglie che si ingozzano di porcherie pubblicizzate dalla televisione mentre guardano la televisione.
La broda che invade le nostre menti e' composta di una parte di paura, due parti di sesso, due parti di cavolate pazzesche.
I media distorcono costantemente la percezione del mondo.
Essi censurano il dolore e censurano il piacere.
Censurano le buone notizie, la speranza, la sacralita' della vita.
“Mi dica: come si sente dopo che la sua famiglia e' stata sterminata?”
Trasformare il dolore in evento, in prodotto, scarnificarlo dal silenzio del rispetto, dall’accoglimento della sofferenza dell’ascolto degli altri esseri umani. La tv predigerisce il dolore e lo trasforma in una piccola emozione morta.
I media sono pieni di pezzi di corpi nudi, di sesso consumato.
I media non parlano del miracolo sacro del piacere, dell’intimita', della lentezza dell’ascolto, della bonta' del desiderio, della saggezza degli istinti, della magia del corpo, della pulsazione della vita, della delicatezza della morte.
I media bestemmiano qualunque senso di Dio perche' oscurano la santita' della vita, l’enormita' dell’esperienza di poter vivere per un tempo brevissimo avendo un corpo fisico capace di percepire sensazioni nitidissime.
I media, su migliaia di canali, ci mostrano giorno e notte persone che vivono senza stupirsi, senza godere dell’incredibile di ogni istante, senza diventare esploratori del mondo, cercatori di incontri, sperimentatori professionisti di delizie.
Le rare eccezioni che sfuggono alla mannaia della censura dell’Inutile annegano in un mare di melassa ricavata spremendo stronzate.
La cacca riempie palinsesti televisivi, teatri, cinema e librerie. Siamo accerchiati da milioni di imbecilli impomatati che ci ripetono che niente e' importante al di la' dei soldi, il culo, il cazzo o la figa, e il potere di rompere i coglioni agli altri.
Mandiamo i nostri figli in scuole dove neanche per sbaglio si dice ai giovani che lo scopo della vita e' trovare il tuo scopo nella vita, il tuo magico, personale, unico modo di sperimentare questa vita intensamente arrivando alla fine a dire: e' valsa la pena di vivere. Ho visto e fatto cose veramente interessanti. Ho conosciuto persone interessanti, ho amato intensamente, ho lavorato insieme agli altri, sono stato solidale con i miei fratelli e le mie sorelle e ho lasciato un mondo migliore di quello che ho trovato.
Le chiese, le sinagoghe, i templi e le moschee sono pieni di falsi sacerdoti che anelano denaro e potere e che insegnano un rapporto con Dio basato su regolette per garantirsi una vita decente dopo la morte, invece che sulla pratica vera, quotidiana dell’amore, della ricerca, della crescita spirituale. I sacerdoti che veramente hanno colto la sfida della fede sono talmente pochi che si perdono anch’essi nella melma merdona.
Il risultato di questo stato di cose e' che la gente si affanna a cercare di possedere oggetti, persone, ruoli. Si accanisce a recitare personaggi inventati dai telefilm, vive esperienze spogliate della loro unicita' rincorrendo gli stereotipi disegnati da sceneggiatori senza anima.
E rafforza questa mali'a il fatto che ci abbiano convinto che per cambiare il mondo si debbano abbattere i governi, vincere le elezioni.
E vediamo cosi' i movimenti progressisti invischiati in questa visione del mondo senza emozione.
Perche' i leader politici non parlano d’amore?
Perche' non raccontano di sentimenti?
Perche' esistono associazioni che promuovono e difendono ogni sorta di minoranza e che si oppongono ad ogni sorta di abuso e non esiste quasi nessuno che metta al centro della sua iniziativa politica la sensibilita' verso il senso della vita.
Ancora sembra un’idea strana quella di lottare contro Berlusconi parlando d’amore.
Non si coglie la concretezza del fatto che lui e' al potere proprio perche' ha venduto per anni storie lacrimevoli e depressive alle casalinghe e cosce sgambettanti ai loro mariti.
COME E’ POSSIBILE PENSARE DI BATTERE BERLUSCONI INFORMANDO GLI ITALIANI SUL FATTO CHE E’ ACCUSATO DI DECINE DI REATI?
Lo sanno gia' e non gliene frega niente!
Il Movimento progressista ha bisogno piu' del pane di acquisire una diversa consapevolezza della realta'.
Abbiamo un presidente del consiglio che gioca di fronte alle telecamere mimando l’incularella stando dietro a una vigilessa e abbiamo il piu' votato al Grande Fratello che fa lo stesso in diretta. Le concorrenti femmine si offendono e lui trionfa adorato dalle casalinghe mentalmente brutalizzate dalla pubblicita'.
Almeno il 60% degli italiani non ha mai letto un libro in vita sua e non sa chi sia il premio Nobel Mohammad Yunus e non ha mai sentito parlare della banca dei poveri.
Almeno il 60% degli italiani non ha mai scritto qualche cosa che esprimesse i propri sentimenti o le proprie idee e non sa cosa sia un gruppo d’acquisto, cosa significa biologico. Non sa che chi vive in una grande citta' inquinata campa quasi 6 anni meno di chi abita a Macerata.
Almeno il 60% degli italiani non sa nulla di antibiotici, antistaminici, cortisone, anticoncezionali, prende medicine e fa analisi e esami clinici senza chiedersi neppure cosa stia facendo; non e' in grado di capire una busta paga o un estratto conto bancario, non sa cosa sia il tasso di inflazione e il tasso di interesse, non sa quante tasse paga ogni anno. E non ha capito la differenza tra pannelli solari termici e pannelli fotovoltaici.
Piu' del 50% degli italiani fa un uso smodato di alcool, ansiolitici, antidepressivi, sonniferi, anfetamine, ecstasy, cocaina, eroina.
Piu' del 50% degli italiani ha problemi a dormire o soffre di disturbi alimentari.
Il 50% degli italiani non prova piacere durante i rapporti sessuali (vedi qui sulla frigidita' maschile)
Il 50% degli italiani fa l’amore immaginando di farlo con una star della tv.
Il 90% dei video piu' cliccati sui siti porno mostrano un uomo che dopo aver fatto di tutto con una o piu' donne si stacca e si allontana raggiungendo l’eiaculazione con una masturbazione solitaria. Massimo della soddisfazione la trae schizzando con il suo seme su una o piu' donne. Possibilmente da un metro di distanza. Questo non e' sesso, e' un surrogato delle pistole ad acqua.
Piu' del 50% degli italiani ha fiducia in Berlusconi.
E nonostante tutta questa ignoranza gli italiani sono in testa alle classifiche dei popoli che vivono piu' a lungo (noi e i finlandesi), il che vuol dire che in fondo agli italiani piace cosi'.
Decine di secoli di invasioni e schiavitu' ci hanno insegnato che e' meglio vivere in uno stato dove le leggi hanno sempre un cavillo e se hai qualche amico e qualche protettore alla fin fine ti salvi sempre. Vivere in una nazione “a 'umma a 'umma” dove quasi nessuno e' fesso e una mano lava l’altra piace. E funziona da millenni.
Questi sono i dati di fatto dai quali partire.
Qui sono le connessioni da cogliere.
Solo se si sviluppera' il Movimento che ha il coraggio di demolire innanzi tutto gli schemi mentali possiamo immaginare di proporre agli italiani qualche cosa di meglio di quel che hanno gia' e che bene o male funziona.
(Si', e' vero, abbiamo gli argini dei fiumi sfasciati, i fondali ingorgati, le ferrovie obsolete, le case costruite sui torrenti, il cemento fatto con la sabbia di mare, le discariche tossiche, le fabbriche di morte, gli incidenti stradali, l’inquinamento, i morti sul lavoro, la criminalita' organizzata e quella disorganizzata, la corruzione, lo spreco della pubblica amministrazione… Ma nessuno e' perfetto…)
Il primo passo da compiere e' capire che NON abbiamo nessuna possibilita' di convincere con le chiacchiere gli italiani a cambiare filosofia.
La propaganda e' roba vecchia che non funziona.
Berlusconi non fa propaganda, interpreta la sua leggenda!
Educare le masse e' una gran rottura di palle e non serve a niente.
La rivolta degli anni ’60 non e' esplosa perche' qualcuno ha fatto comizi. A un certo punto e' successo che c’erano abbastanza persone che avevano voglia di vestiti colorati, gonne corte e capelli lunghi. E questi si sono vestiti come cavolo gli pareva, e si sono messi a ballare nuova musica che odorava di sesso e di peccato. E altri giovani hanno sentito la musica e hanno visto che ballavano danze stupefacenti e facevano l’amore e gli e' venuta voglia di cambiare.
Una rivoluzione inizia quando un gruppo sufficientemente grande di persone inizia a vivere nuove idee.
All’inizio sembra che non succeda niente. Poi la vita delle persone diventa completamente diversa.
Questo e' successo.
Siamo in migliaia ad aver abbandonato IL SISTEMA dell’assenza di SENSO.
VIVIAMO FISICAMENTE ALTROVE anche se siamo in una grande citta'.
Viviamo le nostre emozioni. Ci stupiamo ogni giorno per essere vivi.
Facciamo l’amore in un altro modo.
L’amicizia per noi e' una religione.
E l’amore e' il centro del mondo.
I nostri figli nascono in modo gentile.
Li educhiamo al gioco, alla creativita', alla qualita', all’indomabilita' e al rispetto.
Abbiamo lavori nuovi, inventati, non collaboriamo all’economia del dolore.
Abbiamo i nostri posti dove ballare, dove mangiare, dove imparare.
Consumiamo energia che viene dal sole, la nostra energia, abbiamo costruito le nostre case ecologiche, i nostri ecovillaggi.
E stiamo raggiungendo la massa critica che ci permettera' di far vibrare tutte le nostre vite insieme a tutto quello che in questi anni abbiamo costruito.
Esiste un pezzo di mondo che e' gia' veramente migliore.
E si sta connettendo.
Il processo di creazione di una rete unitaria e' appena iniziato.
Fra poco tutti i fili saranno collegati.
Questo e' un appello rivolto direttamente a te. Connettiti con la tua gente!
E lo spettacolo iniziera'.
Lo spettacolo di una vita diversa che si mostra, perche' ormai e' troppo grande e troppo bella e troppo potente per restare nascosta.
Noi siamo il futuro adesso.
Uno spettro s’aggira per l’Europa.
Maneggia l’arte e i flash mob, forma reti digitali tra persone che credono nella sacralita' dell’esperienza di vivere e rifiutano la lobotomizzazione emotiva.
E’ un grande movimento che ancora non si e' manifestato come realta' unitaria, come grande attrattore ideale.
In effetti questo movimento, questo modo di pensare e sentire la vita e il progresso non ha neppure un nome.
Potremmo chiamarlo:
Umani per il pensiero trasversale
Comitato per la rivoluzione creativa
Associazione per un nuovo punto di vista sulla felicita'
Movimento Umano
Fondazione per la Rifondazione Estetica della scala di valori esistenziali
Gruppo per la ricerca di uno scopo nella vita
Sole che Gode
Scuola Filosofica Comica
Partito Visionario
Falce e Cervello
Il Gruppo Facebook “Spostare le montagne e' bellissimo!”
I guerrieri della battaglia a cuscinate
I cavalieri Sincronici
Gli Ecocomici
I Claun Shamani
Gli Eticisti Allegri
Gli Elettricisti Onirici
I Guardiani delle Buone Vibrazioni
Scegliete voi un nome, o proponetene un altro.
Ma fate in fretta. Il passato non aspetta. Il futuro e' gia' qui.
DIVENTA UN ATTIVISTA CLAUN!
Ci sono centinaia di gruppi che agitano le bandiere della realizzazione istantanea e ludica del futuro migliore.
Scegli un’associazione esistente oppure creane una e connettiti!
Il nostro snodo della rete e' aperto al contributo di persone e gruppi che sono sulla nostra lunghezza d’onda.
Ci occupiamo principalmente di informazione, formazione ed ecotecnologie.
La Libera Repubblica di Alcatraz e' uno dei territori liberi dove ci raduniamo in pace. Ed e' l’unica nazione del mondo fondata sull’amore e sul ridere. (www.repubblicadialcatraz.it)
Il nostro network e' aperto allo scambio di link e banner tra siti etici: www.stradaalternativa.it.
La nostra Libera Universita' e' disponibile ad ospitare gruppi e seminari (www.alcatraz.it).
Stiamo costruendo un ecovillaggio (http://www.jacopofo.com/ecovillaggio-solare-ambiente )
La nostra ideologia e' la Rivoluzione dei Claun.
Il nostro strumento e' il comico, perche' il ridere devasta lo strato di banalita' con il quale stanno nascondendo il miracolo dell’esistente.
I nostri filosofi sono Patch Adams, Susan Parenti, Miloud, Kataria.
E siamo pronti ad affrontare un gioioso periodo di sommovimenti artistici e rivoluzioni culturali.
Siamo nati pronti.
Carissimi,
questa settimana vi presentiamo due nuovi audioracconti arrivati freschi freschi dalla Full Color Sound. Si tratta di due racconti di Sir Arthur Conan Doyle: “Sherlock Holmes e un caso di identita'” e “Sherlock Holmes e la lega dei capelli rossi”.
I racconti sono entrambi letti da Francesco Pannofino e le musiche sono dei Trichorde. Inoltre, in un libricino allegato al CD, il testo originale in inglese con testo italiano a fronte.
Bello, bello... da leggere a casa e sentire in auto... che lusso!
Vi riportiamo un estratto di Sherlock Holmes e un caso di identita', buona lettura!
“Caro amico mio”, disse Sherlock Holmes mentre ci accomodavamo uno di fronte all'altro vicino al camino nell'appartamento di Baker Street, “la vita e' notevolmente piu' strana di qualsiasi fantasia che la mente umana possa concepire. Non saremmo nemmeno capaci di immaginare cio' che in realta' non sono che circostanze comuni della nostra esistenza. Se fossimo in grado di volare, stringendoci la mano, fuori da quella finestra per spiare dall'alto le bizzarrie che succedono, le strane coincidenze, i complotti che vengono orditi, i contrastanti scopi, il magnifico legarsi tra loro degli accadimenti nel corso delle generazioni e i risultati quanto mai eccessivi che ne risultano, qualsiasi romanzo con le sue convenzioni e i suoi banali epiloghi risulterebbe trito e infruttuoso.”
“Non sono totalmente d'accordo con lei”, risposi. “I casi che vengono pubblicati dai giornali sono, generalmente, abbastanza semplici e grossolani. Nei nostri verbali di polizia troviamo il realismo spinto agli eccessi, dobbiamo ammetterlo, eppure cio' che ne risulta non e' ne' accattivante, ne' artistico.”
“Una certa selezione e discrezione bisogna che ci sia al fine di produrre degli effetti realistici”, sottolineo' Holmes. “Nei verbali della polizia e' soprattutto questo che manca, in quanto essi mettono maggiormente in risalto le insulsaggini del magistrato piuttosto che gli elementi che contengono invece la reale sostanza degli avvicendamenti. Non c'e' piu' niente di piu' illogico dell'ovvieta', mi creda.”
Ci risi su, scuotendo la testa. “E' normale che lei pensi cosi'”, risposi. “E' ovvio che, essendo lei un consulente non ufficiale e rappresentando dunque l'ancora di salvezza per chi non sappia piu' a cosa appigliarsi, - in tre continenti – lei si trova a che fare quasi sempre con qualcosa di strano e bizzarro.”
“Ma ecco”, proseguii raccogliendo il giornale del mattino che era caduto, “mettiamo in pratica cio' che ha detto. Il primo articolo che mi si pone e': “Crudelta' di un marito contro la moglie. E' soltanto un trafiletto ma, senza doverlo leggere, posso intuire tranquillamente di che si tratta. Ovviamente c'e' un'altra donna, il marito spesso ubriaco, le spinte, le botte, i lividi, la sorella o la vicina di casa di turno che la conforta. Il piu' grezzo degli scrittori non potrebbe concepire trama piu' prevedibile e rozza.”
“Onestamente questo e' senz'altro il peggior esempio che poteva trovare per avvalorare la sua tesi” disse Holmes...
Oggi vorrei proporti un punto di vista diverso sul dolore degli altri.
Le immagini del terremoto che ha devastato Port au Prince sono tremende.
E mentre le guardo mi chiedo: quante persone dedicheranno veramente un minuto a mettersi nei panni di quei disgraziati?
Cosa vuol dire avere una figlia ferita e non esiste piu' un ospedale?
La prima cosa che viene da pensare e' che non siano tante le persone a cui interessa il dolore degli altri. Se piu' persone sentissero coscientemente il peso della sofferenza sopportata da altri esseri umani il mondo sarebbe ben diverso.
Il disastro di Haiti non e' causato da un evento naturale ma dall'incuria di uno stato inesistente.
Il popolo haitiano, composto in gran parte da neri, ha patito le ferite fisiche e culturali dello schiavismo, del colonialismo, dello sfruttamento selvaggio di ogni risorsa. Ed e' stato represso con la forza, e il disgustoso sostegno Usa, ha annullato ogni tentativo di autodeterminazione politica.
Sterminate fisicamente o costrette all'esilio intere generazioni di progressisti.
Alla fine di questo processo di espropriazione lo stato e' imploso.
Pur di impedire lo sviluppo di questo popolo mantenuto in stato di servaggio si e' agito per azzerarlo.
Quindi non solo dovremmo provare dolore per quanto sta accadendo dopo il sisma. Se il nostro dolore fosse cosciente e ci informassimo sulle sue cause dovremmo arrivare a comprendere che ci sono precise responsabilita' dietro questo dolore e questo dovrebbe spronarci all'azione politica, all'impegno sociale.
Ma questo non avviene se non per piccole frange della popolazione umana.
Perche'.
Non gliene frega niente del dolore degli altri?
Sono egoisti?
Io non ci credo.
Io credo che le immagini del telegiornale sconvolgano tutti.
Ma la maggioranza delle persone reagisce in modo diverso a questo shock emotivo che ti arriva addosso dal televisore.
Soffrono senza riuscire a immaginare un modo concreto per cambiare le cose.
Non riescono a pensare a niente che possa funzionare.
Si crea cosi' un ciclo che parte dal dolore, passa per la frustrazione e si conclude con il tentativo di far finta di niente.
Ma a causa della prima legge della termodinamica e del fatto che niente si crea, niente si distrugge e tutto si trasforma, succede che il dolore non riesci a rimuoverlo, ti resta in circolo e non ti fa bene.
Credo che questo fatto riguardi tutti, anche quelli che sembrano totalmente privi di interesse per quel che capita agli altri umani.
Il piu' cinico dei cinici, il super egoista mazzettaro soffre anch'esso.
Anzi soffre perfino piu' di me. Perche' lui si immagina di vivere in un mondo dove nessuno ha pieta' per nessuno. Un'idea terribile che puo' solo generare altra angoscia, paura, insicurezza, fobie, ossessioni.
Questo fatto mi porta a un'altra riflessione.
Da qualche secolo in qua i progressisti tendono a vittimizzarsi, a sentirsi eroici perche' si impegnano per un mondo migliore.
Trovo che sia una grande cazzata e uno dei motivi per i quali i progressisti sono cosi' lenti a produrre il progresso.
La maggioranza delle persone ascolta questi progressisti di buon cuore, magari e' anche d'accordo, ma la proposta di affrontare una vita di sofferenze e rinunce per perseguire cause giuste non e' una prospettiva che li attrae particolarmente e lasciano perdere.
Credo che presentarsi come eroi sia una grande cazzata dei progressisti.
Il guaio e' che la maggioranza dei progressisti e' veramente convinta di essere eroica e di affrontare un grande sacrificio.
Io credo che non sia efficiente lanciare questo messaggio e non sia neanche veritiero.
Io mi sento di far parte di un'e'lite di fortunatissimi. Abbiamo avuto il privilegio di sperimentare la comprensione del dolore altrui in modo cosciente e di trovare modi concreti per lottare contro questo dolore. Non siamo noi i martiri. I martiri sono quelli che vivono senza provare il sollievo di dedicarsi a migliorare il mondo e assaporare ogni tanto anche la sensazione euforizzante di esserci riusciti.
sentire il dolore del mondo, sentirsi minacciati da questa situazione folle e non avere gli strumenti culturali e emotivi per schierarsi contro questo orrore e iniziare a demolirlo.
Io credo poi, di far parte di un gruppo ristretto di super fortunati perche' ho avuto l'occasione di poter dedicare tutto il mio lavoro quotidiano a costruire pezzi di mondo migliore.
Ogni giorno vedo piccoli successi che vanno ad aggiungersi ad altri piccoli successi. Un pannello solare, un libro, un gruppo d'acquisto, dieci chili di zucchine dell'orto, un pozzo costruito in Africa...
Ogni giorno ho la sensazione che insieme al mio gruppo di amici siamo riusciti a fare qualche cosa e ogni tanto mi sembra che siamo riusciti a alleviare la sofferenza di qualcuno e questa situazione fa crescere in me la fiducia, la speranza, la convinzione di vivere in un mondo pieno di esseri umani solidali, che si battono giorno per giorno contro la miseria e l'arretratezza. Noi abbiamo la meravigliosa consapevolezza che siamo milioni, che lavoriamo con costanza e con metodo, ognuno sul suo fronte personale, ma siamo tutti assieme.
Il nostro mondo e' infinitamente piu' bello di quello nel quale sono costretti a vivere i cinici e gli egoisti.
E, attenzione, non e' solo un'illusione. Ci sono persone che quando cercano aiuto trovano veramente decine di persone disposte ad aiutarle. Si tratta di persone che hanno costruito una rete di relazioni basate sulla solidarieta', la cooperazione e la generosita'. A queste persone succedo fatti che raramente accadono agli aridi.
Poi c'e' un altro fattore interessante: occuparsi degli altri, regalare tempo e denaro, fa bene alla salute. Lo dimostrano numerose ricerche mediche: fare un regalo scatena emozioni specifiche che attivano particolari sinapsi poste lungo la colonna vertebrale, che comunicano messaggi galvanizzanti al sistema immunitario.
Infine c'e' da dire che le persone che vogliono costruire subito un mondo migliore sono mediamente piu' vivaci, aperte, simpatiche, raccontano barzellette migliori, cucinano meglio e sono molto piu' sensibili quando fanno l'amore. Anche se costruire un mondo migliore fosse impossibile varrebbe comunque la pena di dedicarcisi solo per godere della qualita' delle persone che si conoscono in questo ambiente.
Il mondo compira' un salto di coscienza quantico quando diventera' piu' diffusa la coscienza che impegnarsi per migliorare le condizioni di vita dell'umanita', cura l'angoscia provocate dalle ingiustizie del mondo, sviluppa le relazioni sociali, ti rende partecipe di una rete di aiuto reciproco e ti potenzia in modo impressionante i leucociti che vengono dotati di mazze ferrate e pistole laser per sterminare i batteri e i virus patogeni ed e' pure divertente.
Haiti in questo momento ha bisogno dell'aiuto di tutti e l'unica cosa che si puo' fare e' mandare soldi la' dove siamo sicuri che saranno usati per la popolazione del Paese e non per pagare mega-strutture burocratiche.
Yele e' un'associazione fondata da haitiani che opera nel Paese da molti anni con vari progetti: scuole e facolta' universitarie perche' si formino specialisti sul posto, microcredito ai contadini per sviluppare l'agricoltura, e mille altre cose che potete vedere sul sito www.yele.org.
Oggi a Yele i soldi servono per poter avere viveri, acqua e quanto necessita nell'emergenza.
Conosciamo bene questa associazione e possiamo garantire che i vostri soldi andranno a chi ne ha veramente bisogno.
Solo nella giornata di ieri sono stati raccolti via sms (servizio possibile solo dagli Stati Uniti) 400mila dollari, e' un record, vuol dire che 80mila persone hanno inviato un sms per l'emergenza terremoto. Sono tantissimi soldi, ma una goccia nel mare del bisogno.
Grazie a tutti quelli che vorranno contribuire.
Nel corso dell'anno scorso le tariffe dell'energia elettrica hanno subito una riduzione rispetto a gennaio 2009, momento in cui viene fissato da Agsm il prezzo a kWh per l'intero anno, e questo fa applicare ai nostri aderenti la “Clausola di garanzia rispetto al mercato di maggior tutela”.
In pratica a tutti coloro che hanno aderito all'inizio del 2009, Agsm restituira' un importo equivalente alla differenza tra quanto pagato nel corso del 2009 (effettuando un calcolo "pro die" per contabilizzare le fatture che fanno riferimento a consumi a cavallo dell'anno) e quanto il cliente avrebbe pagato rimanendo nel mercato vincolato.
Il rimborso sara' conteggiato nella prima bolletta 2010.
Se siete stati attenti al risparmio energetico e ai consumi potreste ricevere la magica bolletta con scritto NON C'E' NIENTE DA PAGARE!!!
Se non avete ancora aderito al Gruppo di acquisto di energia da fonti rinnovabili... fatelo!
In dicembre davo la notizia della morte di Checco Fantoli, ucciso ad Haiti durante una rapina.
Oggi ho saputo che è morta, per malattia, Marina Dobrilla. Insieme a Marina, Checco e a Davide Toscano fondammo Alcatraz 29 anni fa. Per un anno lavorammo a tirar su muri e intonacare, montare infissi, aggiustare tetti, programmare corsi.
Mesi intensissimi, in una casa semi diroccata.
Marina si occupava dell’organizzazione dei corsi e dei pasti caldi. Noi ci davamo da fare con le case. Marina era fidanzata con Checco. Una ragazza di una bellezza imbarazzante, con i capelli ricci e neri che le esplodevano in testa.
Restai sconvolto quando seppi che aveva una gemella, Elena. Mi si riempì il cuore di speranza. Ma non ci fu niente da fare.
A Alcatraz tutti amavano Marina. Aveva un’energia vitale irrefrenabile e un sorriso che era una festa.
Per lei prese una sbandata anche Andrea Pazienza che la mise dentro i suoi disegni.
Le sorelle Dobrilla, quattro come i Beatles, con Lorenza e Claudia, costituivano tutte insieme un fenomeno esistenziale galvanizzante.
Di Marina conservo una foto, del giorno nel quale scaricammo nel prato davanti al ristorante di Alcatraz un camion di materassi e uno di mobili.
Avevamo fatto una catasta di materassi, un letto a quattro piazze alto due metri, Marina si sdraiò sopra quella catasta, ridendo, e qualcuno le fece una foto. Era una giornata di sole meravigliosa.
Da tempo Marina non stava più con Checco, ma è incredibile coincidenza che siano morti a così pochi giorni di distanza. La vita è un fenomeno incredibile.
La sorella Claudia morì invece in modo repentino, ma questo lo scopro solo ora.
Anche Checco aveva visto morire un fratello e una sorella. Destini che si incrociano terribilmente.
Mando un grande abbraccio a Elena e a Lorenza Dobrilla e a tutta la famiglia.
Un terribile terremoto ha devastato Haiti, uno dei paesi più poveri del mondo. Se volete aiutare potete donare attraverso il sito di Yelè, un'associazione haitiana con cui abbiamo già contatti da tempo e della quale garantiamo la serietà. Nella home page http://www.yele.org in alto a destra trovate un bottone con scritto: donate now. Ci vogliono pochi clic e pochi secondi. Saremo così sicuri che TUTTI i soldi che doneremo andranno a chi ne ha veramente bisogno.
Grazie.
Gabriella
Il primo passo verso il miglioramento della condizione di una persona e' una valutazione realistica dei fatti.
Prendiamo le relazioni con gli altri esseri umani.
Ci sono dei problemi di relazione con gli altri.
Ma, diciamoci la verita', a volte non e' che hai problemi di relazione con gli altri esseri umani.
E’ che non vuoi nessuna relazione con gli esseri umani.
Conoscere la gente comporta il rischio di affezionarsi. Si diventa amici, magari amanti, poi si fanno male, muoiono o diventano dei sabotatori della tua perfetta esistenza. E tu soffri.
Percheccazzo devo avere rapporti sociali? Fottetevi.
Lo stesso vale per tutte le teorie spiritualiste e le scuole di psicologia e psicanalisi, pensiero positivo e mantra tibetani.
Mica me l’ha ordinato il medico di LAVORARE SU DI ME.
Perche' devo stare li' a migliore il mio stile di vita?
Non sarebbe meglio ammettere che vivere e' una gran rottura di coglioni e l’anestesia totale e' meglio?
Quello dice: “Allora suicidati!” e perche' mai? Suicidarsi e' sgradevole e doloroso. E io sono fedele al principio: non far tu quel che puoi lasciar fare a qualcun altro.
Ci sono dei giorni che io preferisco semplicemente praticare l’anestesia totale. Mi immergo in un videogame, in un lavoro vorticoso, ammazzo il tempo anziche' viverlo. Prima lo inganno e poi l’ammazzo. E’ una bella rivincita anche. Non vivo, senza la scomodita' di uccidermi. Frego la vita.
Diciamoci la verita', tanto non ci sente nessuno…
Ogni tanto io mi sento proprio cosi'. Non sempre ma ogni tanto si'.
A volte sono RISENTITO con il mondo che non mi vuol dare quello che e' giusto. Il mio diritto.
Sono risentito.
Incazzato, avvilito.
Ma tendo a far finta di niente. A non vedere che cerco una specie di vendetta contro tutto negandomi alla vita.
Me ne vado. Scappo. Mi nascondo.
Me ne sto per conto mio. Con la mia rabbia.
Un breve suicidio.
Poi mi tocca tornare a vivere.
IO PRATICO L’ANESTESIA
Come forma di protesta. Il mondo e' ingiusto? E io lo punisco smettendo di vivere attivamente. Mi infilo in un videogame e ci resto 6 ore di seguito senza respirare mai.
Anche tu pratichi l’anestesia ogni tanto?
Come fai?
Che tecnica usi?
Forse fai un uso compulsivo della politica?
Preferisci le donne nude?
Oppure lavori fino ad azzerarti la testa?
Giochi d’azzardo?
Rimugini?
Ti fai le seghe mentali?
Odi qualcuno?
Ti droghi?
Ti ubriachi?
Stai dentro la tua routine?
Prendi gli psicofarmaci?
Usi il Grande Fratello (bovinizza in poche puntate!)
Dai la caccia ai batteri sulle piastrelle del bagno? (li scovi col microscopio e poi li uccidi uno per uno con un un nanomartello, miracoli moderni delle nanotecnologie).
La societa' moderna ha inventato mirabolanti sistemi per uscire di scena. Puoi vivere passando da un Ipod a un PC a un Tv al plasma senza dover pensare o ascoltare le sensazioni del tuo corpo neppure un istante in tutta la giornata.
Il parametro dell’anestesia e' proprio questo: quanto tempo passo senza sentire quella scassacavoli della sensazione di vivere?
Sensazioni fisiche.
Sensazioni emotive.
Le sensazioni sono il nostro problema. Il bersaglio dell’anestesia.
Sono deluso, non ho voglia di niente. E soprattutto non voglio sentire quella sensazione sgradevole che mi attanaglia alla pancia, alla gola, alle ginocchia, all’inguine. Che mi attacca alle spalle, mi sorprende. NON VOGLIO.
Chiudo i contatti.
Base Terra, Base Terra addio, avete rotto le palle.
Addio.
Io me ne vado.
Astronave 317 adieu!
Me ne vo'.
Cuccatevi voi il Mare della Sfiga.
La Noia delle Muffe Mentali.
I Biechi Blu.
I Cucu' a molla.
Le donne con la colla.
La gente Pappa Molla.
L’Ingiustizia esistenziale.
Di essere nato maiale e morire sotto Natale.
Va tutto cosi' in fretta.
E sembra che non si muova niente.
Allora dico.
Sono proprio incazzato.
E ho tutte le mie ragioni.
E anche tu le tue.
Allora resto staccato dal mondo.
Pero' ogni tanto mi viene la voglia.
Una cosa pericolosa.
Mi dico: ma vaffanculo Jacopo, tanto sei vivo, non sei bravo a fare finta di essere morto.
Ce ne sono che ci riescono. Diciottenni lobotomizzati, ottantenni sclerotizzati, quarantenni impomatati con l’appretto nell’anima e il gel sui sentimenti.
Io invece, a volte, mi sembra quasi che potrei anche vivere.
Ascoltare fiumi di sensazioni, conoscere persone anche se so che non si tratta di immortali.
Creature transitorie.
Brevi sprazzi di individualita' nella misura esagerata del tempo. Devi conoscerli subito, domani chi lo sa se ci sono ancora.
Piuttosto che piangere i morti e sfuggire i vivi sarebbe meglio il contrario. Fiori di campo. Non durano quanto le piramidi.
Ma i giorni se li vivi tutti sono immensi. Dall’alba al tramonto, e anche un po’ di notte. E puoi trasformare ogni giorno in una vita intera. E vivere migliaia di vite.
Quel che 'sti stronzi non c’hanno detto a scuola e' che possiamo scegliere. Ogni mattina: vita o anestesia totale rimuginante.
Per anni ho pensato che mi alzavo di un certo umore o di un altro.
Una roba tipo che hai gli occhi azzurri o non li hai; non ci puoi fare niente. E anzi pensavo che fosse ingiusto agire contro il proprio umore. La propria fenomenologia interiore ha un diritto. La meteorologia dei sentimenti va rispettata, tu sei i tuoi sentimenti.
Partivo dalla constatazione che negare i propri sentimenti sia nascondersi qualche cosa. Fa male non ascoltare le sensazioni emotive.
Giusto.
Lo penso ancora.
Ma sto parlando di un altro aspetto della questione.
Mi alzo, sto male, ne prendo atto, dedico un quarto d’ora a osservare quanto sto male e a dirmi: ma quanto sto male. Magari posso cercare di comprendere sommariamente anche perche' sto cosi' male e fare un bell’elenco dei motivi. Se sto veramente male e ho veramente molti motivi di dolore da elencare posso anche passare 45 minuti a crogiolarmi nella contemplazione zen del mio dolore cosmico e della mia anima bambina schiaffeggiata dai marines.
Ma poi tocca decidere di alzarsi dal proprio brodo di merda. Sorridere. Anche se non ne hai voglia, dopo un po’ che sorridi il tuo cervello (che e' ‘nu poco fesso) si convince che tutto va bene e inizia a produrre ENDORFINE, meravigliose sostanze naturali che provocano un intenso rafforzamento di tutte le funzioni vitali organiche e danno una sensazione oserei dire piacevole.
Endorfine, dopamine, endocannabinoidi eccetera.
C’abbiamo tutta una farmacia dentro, fantastica.
Sto male?
Mi curo!
Piglio la pasticca.
Come faccio?
Mi metto a fare qualche cosa. Corro, rompo gli zebedei al mondo con un articolo, organizzo un gruppo d’acquisto, una festa, faccio sesso.
Poi sto meglio. Il difficile e' alzarsi. Riuscire a immaginare che nel giro di mezz’ora potresti stare gia' meglio, molto meglio.
Mi viene una specie di rabbia, perche' lo so che se mi muovo poi smetto di rimuginare, mi si alza il tasso di ossigeno nel sangue e la pelle diventa piu' luminosa. Mi fa rabbia di essere cosi' debole, che basta niente che subito mi sento quasi bene. E tutta l’indignazione, tutto il livore, tutto il malanimo, la delusione, la frustrazione puo' svanire da un momento all’altro come se non avesse nessuna importanza, nessuna sostanza.
Una parte di me vorrebbe lottare per proteggere il mio sacrosanto cattivo umore. Il mio livido disprezzo per la vita. Ho diritto di soffrire per questo mondo di cacca quanto voglio!
Vero.
Ma chi me lo fa fare?
E’ semplice stare un po’ meglio. Ci riesci subito. E appena stai un po’ meglio poi stai ancora meglio. Sei incazzato con lei, poi lei fa una certa cosa, che magari ti piace tanto, e passa tutto in un attimo. Ci vuol poco. E tu pero' sei un po’ arrabbiato constatando come lei abbia il potere assoluto sul tuo stato d’animo.
Mi viene voglia invece di usare questa fragilita' del mio malumore, questa evanescenza della musonita'.
Ho voglia di esplorare TERRITORI DELLA MIA ANIMA DOVE LE INCROSTAZIONI DI RABBIA FRANANO.
Questa e' la mia idea per il 2010.
Non farmi piu' fregare neanche un giorno dall’ANESTESIA TOTALE.
Oltrepassata la soglia dei 50 mi capita sempre di piu' di riflettere sulle persone e sui rapporti umani.
Al di la' del razionale, poi, ci sono frasi che buttate li' da emeriti sconosciuti mi fanno venire la pelle d’oca.
“Io voglio bene a tutti” per esempio, “Io amo l’umanita'”. Beh… io no. Io non voglio bene a tutti, voglio bene a qualcuno, che conosco, che fa parte della mia vita. E ne fa parte per mille motivi: perche' ho condiviso con questa persona pezzetti importanti del mio cammino, perche' mi ha detto una frase che ci stava proprio rispetto a quello che stavo vivendo e per mille altri motivi. Queste persone sono dentro la mia vita. A vari livelli, mica tutti nello stesso modo. Nel tronco del mio esistere, che conta tanti cerchi, il primo e' composto di coloro che chiamo “schiridu'” perche' definirli amici e' riduttivo: gli schiridu' sono i pezzi di te senza i quali la tua vita non ha piu' senso e per cui daresti tutto, esistenza compresa, sono l’Amore, quello che crea i legami, sono i Piccoli Principi che mi hanno addomesticato, e se uno schiridu' uccide una persona io penso a come salvarlo, a dove fuggire. Non mi importa della vittima, non la conoscevo. Io, poi, son fortunata, ho molti schiridu', piu' della maggioranza delle persone. Ma per tanti che siano si contano sulle dita di una mano.
Poi il secondo cerchio e' composto dagli amici, e cosi' via.
Ogni cerchio aggrega: persone che stimo, a cui voglio bene, con cui esco volentieri e passo del tempo piacevolmente.
Gli altri? Non mi interessano, non so chi siano, non li frequento. Non e' detto che alcuni di loro, che occasionalmente posso incontrare, non entrino nel mio tronco ma non li cerco, non ne sento il bisogno. Non mi gratifica piu' essere amata da tutti. Specie se questo “amore” lo devo poi pagare in tempo prezioso, discorsi che mi annoiano o ricatti morali.
Non voglio bene al primo stronzo, se e' vivo o morto non mi fa alcuna differenza, non voglio bene al cane dei vicini che abbaia giorno e notte, se muore mi fa un favore. Poi non uccido, che son pacifista, ma se posso ogni tanto caccio un urlo cosi' mi sfogo.
Non sopporto quelli che hanno figli piccoli e li fanno diventare i padroni della loro vita, che sarebbero poi cavoli loro se non fosse che quando vengono a trovarmi pensano che il piccolo mostro debba anche essere padrone della mia.
Trovo di una noia mortale chiunque pensi che perche' sei una persona gentile ti puo' raccontare tutta la sua vita partendo dalla mamma incinta, o quelli che iniziano il discorso dicendo “Tu mi capisci…”. No, io non capisco un cazzo, mi devi spiegare bene e comunque non e' detto che mi interessino i tuoi problemi di coppia, a meno che non mi paghi per ascoltarli.
Detesto cordialmente chiunque non faccia domande chiare e precise: “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi” e' una canzone di Battisti, nel quotidiano questi arzigogoli mentali mi danno l’orticaria.
Provo una sana antipatia per chiunque pensi che visto che mi occupo di ecologia e sono di sinistra ogni problema o tiramento di culo di un gruppo di squinternati debba essere di mio interesse: “Ma come!!! Non fai una campagna per la salvaguardia del panda gigante?!?!” No, ho altro a cui pensare e se te ne occupi tu perche' me ne devo occupare pure io? “Ma come? Ma non sei ecologista?” Si', ok, ma posso fregarmene altamente del panda gigante, sono in tutto sei al mondo e si spende piu' per farli scopare che per dar da mangiare ai senzatetto.
Nel 1999 tenemmo ad Alcatraz un festival della comicoterapia, tra gli ospiti anche i bambini di strada di Bucarest, al tempo 6.000, che vivevano nel Canal, una sorta di sotterraneo della citta', sniffando colla per non sentire i morsi della fame. Pochi giorni dopo la fine del festival mi telefonarono da un’associazione: “Noi ci occupiamo dei cani randagi di Bucarest… e' un problema enorme, sa? Queste povere bestie sono abbandonate a se stesse…, non puo' non interessarle questo problema!!!” Grrrrrr.
Oppure quelli che ti dicono: “Ti mando due righe sul mio progetto” e ti inviano 1.253 pagine scritte a corpo 2 dove ti spiegano per filo e per segno una cosa che non ha niente a che fare con la tua attivita' e il tuo impegno, e l’hai pure gia' detto, ma insistono dicendo: “Cosi' ti fai un’idea…” e dopo 20 minuti ti richiamano per sapere se hai letto tutto e sei disposta a partecipare a un evento che coinvolgera' 12 persone in un paese dell’avellinese che ci metti sei giorni per arrivarci e non e' previsto il rimborso spese e se lo chiedi si offendono pure, perche' per la causa questo ed altro.
Ma alla causa ci dedico l’intera giornata, e' il mio lavoro! Mica come te che lavori alla Nestle' e poi per pulirti la coscienza fai il volontario dei miei santissimi.
E non sopporto, in assoluto, quelli che accampano scuse per qualsiasi cosa. Specie in ambito lavorativo. Non ci sono scuse. Ma mai. Se devi fare un lavoro o rispettare un impegno, le scuse stanno semplicemente a zero. Se abbiamo un appuntamento e arrivi in ritardo senza avvisarmi non ci sono scuse, e anche se mi avvisi deve essere successo che a casa tua c’e' stata un’invasione di extraterrestri altrimenti, anche in quel caso, non ci sono scuse.
Ho lavorato per un periodo in una casa editrice a Bologna e traducevamo testi. Per trovare i traduttori facevamo dei test, mandavamo un brano inglese e ci tornava tradotto in italiano. Molti erano decisamente da buttare e un giorno in cui ero particolarmente in vena di fare la “buona maestra” decisi di chiamare due ragazze che avevano fatto delle traduzioni tremende per spiegare loro che cosi' no, in cosa avevano sbagliato. La prima mi rispose: “Sai ho solo 27 anni e non sono esperta, poi mi pare che alcuni paragrafi andassero bene…” e la seconda “Si', hai ragione ma sai… ho fatto la traduzione senza vocabolario”. Senza vocabolario?!?!?! Ma perche' senza vocabolario? Te l’aveva mangiato il gatto? E poi a 27 anni c’e' chi ha scalato le montagne… e c’era qualche paragrafo giusto? Ma si presuppone che un traduttore faccia tutto bene!
Da allora decisi che le spiegazioni per le traduzioni non accettate me le tenevo per me.
Un amico mi raccontava dell’infanzia in un paese dell’Africa. Mi diceva che i bimbi iniziano a occuparsi di pecore a 3 anni, e devono stare molto attenti a non perderle perche' producono il latte per tutti, fanno la differenza tra la vita e la morte di una famiglia.
Mi raccontava che quando si perdeva una pecora il bimbo non tornava a casa fino a che non l’avesse trovata, non importa che ora fosse, doveva riportare a casa tutte le pecore. Quando arrivava a casa la madre senza dire una parola contava le pecore e, se c’erano tutte, metteva davanti al bimbo il piatto con la cena. Semplice: il bimbo aveva fatto il suo lavoro e la madre aveva cucinato il cibo. Il rapporto e' chiaro, trasparente, privo di ogni pastoia emotiva.
Cosa succede se il bimbo perde la pecora e proprio non la ritrova? chiesi. La deve ricomprare, mi rispose, e andra' in giro per il villaggio a cercare mille lavoretti che fara' dopo avere accudito al gregge, per raggranellare i soldi per la pecora. E quando sara' riuscito a ricomprarla arrivera' a casa, la madre contera' le pecore e senza dire una parola mettera' davanti al bimbo il piatto con la cena,
E il bimbo non si aspetta parole di elogio dalla madre, perche' lui ha risolto il proprio problema, SUO di lui, non era di nessun altro e nessun altro poteva e doveva risolverglielo. Cosi' impara che i problemi hanno sempre una soluzione. E che lui e' in grado di risolvere i propri problemi.
Lo stesso amico mi raccontava che in questo paese cosi' povero un giorno arrivarono alcuni bianchi che facevano parte di un’organizzazione umanitaria. Chiesero ai bambini di partecipare a classi in cambio di cibo e altre cose. Quando i bimbi arrivavano al centro una signora dell’organizzazione faceva ampi sorrisi dicendo: “Ma che bello! Ma bravo!” e i bambini la guardavano molto perplessi: lo facevano per loro, per ricevere quanto promesso, e sembrava lo facessero per lei… questo li mandava in confusione… perche' questa donna li ringraziava per avere svolto il loro lavoro? Dare e avere, una regola chiara, perdeva di senso e cosi' creava una grande confusione.
La gratificazione… che parola assurda quando viene richiesta ad altri. La gratificazione ognuno la trova dentro se stesso, perche' in quel momento, per quella cosa, abbiamo fatto quello che dovevamo fare, quella che era la nostra responsabilita', e abbiamo risolto i problemi che ci si presentavano. A che eta' si smette di chiedere alla mamma: “Sono stato bravo?”
Vi posso assicurare che a quei bambini una frase del genere non passa neanche per l’anticamera del cervello: che va tutto bene lo capiscono da soli quando contando le pecore vedono che ci sono tutte.
Boh, ripeto, sara' l’eta' e la saggezza che ne consegue ma ormai ho capito da tempo che amare tutti significa semplicemente amare nessuno e i cuoricini e le dichiarazioni mielose mi mandano in travaso il serbatoio della retorica.
Questo non significa che vada in giro con il kalashnikov, sono una persona gentile e sorrido spesso, anche se devo ammettere che, prima del caffe' della mattina, non sono esattamente cordialissima.
Scusatemi, ma a me il buonismo fa venire la congiuntivite, e nel 2010 ci voglio vedere chiaro.
Sono bastati pochi giorni di maltempo per provocare allagamenti, frane e crolli ovunque, frane sui binari, incidenti ferroviari, valanghe. 18 morti solo a Messina.
La magistratura ha accertato che la casa dello studente dell’Aquila, crollata ammazzando 8 giovani, era costruita male, mancava un pilastro. Ma tutti i morti dell’Aquila potevano essere evitati. 273 persone uccise dalle norme antisismiche non rispettate, dalla sabbia di mare nel cemento armato e dall’incuria di chi doveva controllare. E dalle mazzette.
Il tutto con uno sfondo di treni bloccati, aeroporti in tilt, strade impraticabili.
In questo crollo nazionale i media riescono a compiere un miracolo dando la netta sensazione che si tratti di fatti alla fin fine normali, inevitabili, casi separati, eventi causati da situazioni particolari.
Mi chiedo quanti si rendono conto che quella che abbiamo visto negli ultimi mesi è la foto di un paese allo sfascio.
I fiumi straripano causando miliardi di danni perché ha piovuto in modo esagerato?
Ma non diciamo stronzate. Quando ci fu l’alluvione di Firenze, più di 40 anni fa, a scuola ci fecero studiare che cosa stava succedendo ai fiumi italiani. La pioggia porta a valle tonnellate di terra, ogni anno e i fiumi si intasano. Era necessario dragare i fiumi italiani per ripristinare la portata d’acqua di una volta. E anche i politici in tv ammettevano che un grande lavoro doveva essere fatto urgentemente per evitare in futuro devastazioni simili. Sono passati 40 anni senza che niente sia stato fatto. Anzi la situazione è peggiorata. Sono state costruite strutture in cemento armato sul bordo dei fiumi, sono state ridotte le aree destinate a contenere gli straripamenti, sono stati quasi abbandonati i lavori di manutenzione degli argini. Nel frattempo i fiumi italiani si sono sempre più ingorgati per il terriccio portato dalle piogge. Se oggi dovesse piovere in modo veramente eccezionale, come avvenne 40 ani fa, vedremo disastri ancora più grandi.
Altro che lamentarsi del maltempo. Dovremmo baciarci i gomiti che abbia piovuto e nevicato poco. (Preghiamo tutti che in primavera le piogge siano moderate…) E cosa sarebbe successo all’Aquila se invece di una scossettina ci fosse stato un terremoto come quello dell’Irpinia?
Nel nostro sistema ti ammazzano di burocrazia se sei una persona onesta, se invece sei un furbacchione truffaldino schifoso le leggi le aggiri e rigiri come vuoi.
Siamo un popolo un po’ coglione, ogni anno l’incuria ci costa in danni molto più di quanto ci costerebbe una vera ristrutturazione del sistema. E adesso, con le infrastrutture che vanno a rotoli, investiremo miliardi in opere faraoniche deliranti come il ponte sullo stretto e 4 nuove centrali nucleari.
Follia primaria.
Se poi a questo schifo aggiungiamo la strage continua della mala sanità, i morti sul lavoro, l’inquinamento letale di ampie zone della nazione, l’inquinamento urbano, abbiamo un quadro completo di una nazione sull’asse dei formaggini.
Ma la domanda più stuzzicante è: quanti morti e quanti immensi danni materiali dovremo ancora patire prima che gli italiani capiscano che la corruzione e l’incapacità dei politici uccide 1000 volte di più del virus della Mucca Pazza?
C'era una volta a Ypres, in Belgio, una guerra.
La chiamarono Prima Guerra Mondiale, perche' poi ce ne furono altre.
Era il 1914 e a pochi metri di distanza gli uni dagli altri, due battaglioni degli eserciti britannici e tedeschi si combattevano dalle loro trincee.
Immersi nel fango, sotto la pioggia, calpestando i cadaveri dei propri compagni, i soldati erano logorati da un'inutile battaglia per la conquista di una striscia di terra.
In autunno i due generali nemici, impantanati anche da un punto di vista strategico, iniziano a scambiarsi i primi favori, come quello di non sparare durante l'ora dei pasti.
Inizia la “tregua di Natale”, che ebbe il suo culmine tra il 24 e il 25 dicembre 1914: i soldati tedeschi decorano gli alberi con candele e intonano canti natalizi.
Gli inglesi rispondono coi loro canti tradizionali.
Poi gli ufficiali si scambiano gli auguri a distanza.
Il giorno dopo entrambi gli schieramenti depongono i fucili e si incontrano, scambiandosi addirittura doni come sigari, whisky e cioccolata.
Nei giorni seguenti la tregua si estende lungo due terzi del fronte occidentale , in alcune zone e' poi durata fino a Capodanno.
Il giorno di Natale non fu sparato un solo colpo.
Pubblicata da Focus.it questa storia e' vera, non ne trovate traccia nei libri di storia perche' siamo dei baluba, ma e' chiaramente raccontata in una canzone folk dell’artista inglese Mike Harding, dal titolo Christmas 1914: “I fucili rimasero in silenzio […] senza disturbare la notte. Parlammo, cantammo, ridemmo […] e a Natale giocammo a calcio insieme, nel fango della terra di nessuno”.
La Storia narra che la partita si interruppe quando il pallone colpi' il filo spinato, bucandosi.
Nacque li' il terzo tempo.
Buon Natale, amici, e un felice nuovo anno.
Riprenderemo le spedizioni di Cacao quotidiano e Cacao della domenica dal 10 gennaio 2010. Se andate in astinenza da buone notizie potete leggerci ogni giorno su il Fatto Quotidiano.
L'amministrazione della Provincia ha fatto della tutela del clima una sfida appassionata, scrive l'Ansa, e i risultati si vedono: nel 2009 Bolzano e' arrivata a coprire il 56% del proprio fabbisogno energetico con fonti rinnovabili, mira ad arrivare al 75% entro il 2013 e al 100% entro il 2020-30.
Partecipa inoltre al progetto di un'autostrada dell'idrogeno, che colleghi Monaco a Mantova, con punti di rifornimento ogni 100 km,.
Come se non bastasse, la Provincia e' gia' dotata di 930 centrali idroelettriche, oltre 1.000 impianti fotovoltaici, 281 piccoli impianti geotermici e 63 centrali a biomassa.
Gli impianti solari termici sono invece 17.700 e coprono il 15% del fabbisogno di acqua calda dell'Alto Adige.
(Fonte: Ansa Ambiente)
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