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Dilston Grove, la Chiesa d'erba

Dilston Grove, la Chiesa d'erba

Guardate che meraviglia hanno creato due artisti inglesi, Heather Ackroyd e Dan Harvey, nella chiesa abbandonata di Dilston Grove, a Londra. Dopo aver ricoperto tutte le pareti con argilla e semi, hanno innaffiato e questo è il risultato Clicca qui
(Fonte: Ecoblog)

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Il mondo non finirà nel 2012, pare...

Calendario MayaIn un sito archeologico in Guatemala sarebbero state scoperte delle tavole astrologiche Maya molto più antiche di quelle che datano al 21 dicembre 2012 la fine del mondo.
Secondo questo nuovo calendario il mondo continuerebbe per altri 7.000 anni. Per il Ministro Fornero ci sta un altro innalzamento dell'età pensionabile.

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Il capitalismo è bugiardo!

Parla male di te.
Vedo tanti segnali del fatto che molti hanno capito che questo sistema è una truffa.
Ma nonostante questa consapevolezza non riusciamo a rialzarci.
Che cosa ci manca?
Non lo so.
Ma ho pensato che potrebbe essere utile discutere sul fatto che siamo suggestionati da una serie incredibile di falsità.
Inizio quindi una caccia spietata a censure e bugie, sperando di fornire deliziose pietanze alla tua voglia di idee nuove.
Anche questo è un servizio pubblico…
La cultura dominante è oggi basata sul dominio e sullo scontro.
E se un ricercatore fa una scoperta che fa sospettare che l’ideologia predatoria sia una perversione, questa scoperta è confinata all’interno della cerchia accademica.
Viviamo in una società nella quale esistono due verità scientifiche: una per il popolino e un’altra per gli specialisti.
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[VIDEO] Simposio "Società Sostenibile": Jacopo Fo - Gli ecovillaggi

Jacopo interviene al Simposio "Società Sostenibile" svoltosi a Verona il 19 novembre 2011. Si parla di risparmio energetico, ecovillaggi, lavoro...

La formazione militare delle ragazze. ULTIMO CAPITOLO

Capitolo 17

I quattro dell’Alleanza si avvicinarono. Io, Pinin e Armin formavamo il gruppo di contatto. I cinque anziani amici di Pinin erano sparsi per la sala con le facce da turisti. Quando i quattro furono a un paio di metri Armin li salutò. Ci guardammo. Non ci furono strette di mano. Armin disse: “Aspettiamo che arrivino gli altri”.
“Aspettiamo”, disse il più anziano dei quattro, un signore imponente con una gran pancia e una settantina d’anni. Calvo. Gli altri tre erano giovanotti con lievi rigonfiamenti sotto le giacche.
Uno in particolare mi colpì. Aveva una faccia neutra, il naso piccolo, le mani piccole. Da una serie di segnali corporei trassi l’impressione che comandasse lui la forza d’urto.
Poi arrivarono quelli dell’Alleanza, anche loro erano quattro come avevamo chiesto. Tutti e quattro in blu. Tre maschi e una femmina. Carina ma aveva un corpo da lottatrice. Il capo delegazione era un vecchio piccolo e secco come un colpo di tosse.
Se avevano delle pistole le nascondevano bene. Forse erano tipi da fondina alla caviglia. La ragazza poteva nascondere una calibro 32 nel reggiseno.
Anche loro si avvicinarono. Sorridevano. Armin li salutò, il vecchio segaligno rispose aggiungendo un cenno gelido per la delegazione dell’Alleanza. I suoi accompagnatori restarono col sorriso meccanico sulla faccia e gli occhi spenti. Assassini nati.
Poi il vecchio della Congregazione diede uno sguardo alla Pinin: “Ti vedo bene, cara.”
Lei lo guardò come se vedesse un lombrico per la prima volta: “A te invece ti vedo sciupato…”
Lui incassò senza cambiare espressione. Sorriso metallico.
Pinin conosceva proprio tutti in questa storia.
“Allora?” Chiese il grosso vecchio dell’Alleanza.
“Allora dite ai vostri ragazzi di fare quattro passi indietro… Dobbiamo fare un discorso molto privato.
I due vecchi guardarono i loro accompagnatori che arretrarono pigramente un po’ contrariati. Stavano per perdersi la parte interessante.
Il loro dolore non mi spezzò il cuore.
“Allora caro Luigi Tosaerba, caro Marco, vi abbiamo qui convocati perché dobbiamo risolvere una questione incresciosa. Il ragazzo…” Indicò me. “E' stato coinvolto in una storia alla quale è estraneo. Le nipotine di Pinin hanno fatto un po’ di sciocchezze giovanili. Vi hanno raccontato un po’ di favole perché voi eravate ansiosi di credere alle favole. Adesso dobbiamo porre fine a questa faccenda prima che qualcuno si faccia male.”
Il vecchio piccolo disse: “Si è già fatta male molta gente.”
Il vecchio grosso aggiunse: “Per una volta siamo d’accordo su qualche cosa… E poi con che presunzione ci vieni a dire cosa dobbiamo o non dobbiamo fare?”
“Innanzi tutto state buonini perché avete otto pistole puntate addosso.
“Mi stai minacciando!” Esclamò il vecchio piccolo. Il vecchio grosso si guardò intorno e intercettò un paio di sorrisi da parte della nostra squadra Terza Età appostata intorno.
Armin continuò: “Non ti minaccio, ti informo. E poi ti informo anche che sappiamo che alla fin fine voi due siete amiconi. Muovete come pedine quei poveri fessi che credono alle vostre favole. E per inciso di matematica alchemica non capite un cazzo.”
“Ma tu chi cazzo ti credi?” sbottò il vecchio grosso, Tosaerba.
“Chi sono io lo sai bene. E ti ricordo che una volta ti ho anche salvato la vita, quando facevi l’imbecille rivoluzionario. Ma non è questo il punto. Il punto è che abbiamo le registrazioni di alcune telefonate tra voi due stronzi che vi mettete d’accordo. E ora siete sotto tiro. Quindi tu Tosaerba adesso telefoni e dici di lasciare andare le ragazze. Sono nella tua clinica. E tu Bussolotto telefoni ai tuoi e dici di ritirarsi.”
“Bussolotto lo dici a tua madre.”
“Non alzare la voce con me.”
E lì capii che era tutta una storia tra vecchie conoscenze, una storia dei tempi che furono, quando la città prendeva fuoco facilmente e le bande armate imperversavano. Vecchie amicizie, vecchi odi.
Il vecchio piccolo, Bussolotto, disse: “Non vorrai mica metterti a sparare qui dentro?”
Armin: “Sono convinto che a Leonardo piacerebbe.”
Proprio in quel momento mi resi conto che c’era un sacco di gente. Una decina di uomini comandati da Morbius, uno dei soci di Armin, si erano piazzati tra noi e gli accompagnatori di Bussolotto e Tosaerba. Un’altra decina, con a capo Scheletor, attorniavano noi, fingendo di ammirare l’Ultima Cena. Armin aveva convocato la Polizia Alchemica al completo.
Armin dedicò al suo gruppo di fuoco un’occhiata ampia e soddisfatta. Poi si rivolse al piccolo e al grosso: “Ragazzi, credo che non vi convenga continuare a fare i rompicoglioni. Una telefonata a testa e poi vi dimenticate di tutto. Se non lo fate vi ammazziamo e vi sputtaniamo con i vostri adepti. E non so in che ordine facciamo le due cose. Se non ci rompete le palle vi lasciamo vivere e continuare a fare i vostri giochini. Se non sono stato chiaro vi sparo nelle gambe così mi capite meglio. Abbiamo un intero battaglione fuori, abbiamo auto blindate ed esplosivo. Se vogliamo teniamo l’intero quartiere per due ore, dopo aver cosparso delle vostre budella questo luogo dove si celebra l’arte e la bellezza. Sarà uno schifo ma non mi rovinerà la cena di stasera.
Decidete: telefonate o morite?”
I due stronzi si guardarono e vidi benissimo che erano umanamente uguali. Un paio di merde.
Tirarono fuori i telefonini, molto controvoglia.
Telefonarono.
Passarono dieci minuti durante i quali non successe assolutamente niente e nessuno parlò.
Poi suonò il telefonino di Armin: suoneria campane a festa.
Lui rispose. Ascoltò. Sorrise e disse ai presenti: “Ok, la partita è chiusa. Se vi sento ancora respirare vengo a casa vostra a strapparvi gli occhi.”
Loro non dissero niente. Noi uscimmo. Dietro di noi gli amici di Armin. Poi scivolarono fuori anche gli amici di Pinin.
Un’auto ci aspettava fuori col motore acceso. Ma non faceva né rumore né puzza perché era una grossa auto elettrica. La nostra scorta si dileguò a piedi. Mente ci allontanavamo li vidi camminare in ordine sparso, metà su un marciapiedi, metà sull’altro. Formazione sciolta.

42 ore dopo mi svegliai da un lungo sonno. Sopra di me giravano le pale di un ventilatore appeso al soffitto, di quelli enormi usciti dai romanzi di Hemingway. Ero disteso di traverso su un grande letto coperto da una zanzariera. Faceva caldo. Mi misi seduto. Allungai la mano verso una birra calda che se ne stava solitaria sul comodino di bambù.
Mi feci una doccia. Mi infilai una camicia e un paio di calzoni Havana, poi feci i cento metri che mi separavano dal mare. Un mare immenso. Con sopra un cielo troppo alto. Odore di tropici, un odore leggermente marcio con una punta di aroma di rum.
Il sole era quello del primo pomeriggio. Mi guardai intorno. La spiaggia era rosa, lunghissima e semideserta. Sentii delle risate. Sotto un ombrellone c’erano le quattro sorelle Tempesta.
“Salute!” Dissi quando arrivai vicino a loro.
Mi guardarono come se avessi interrotto qualche cosa. Poi Ester disse: “Forse ti dobbiamo delle scuse.”
“E magari anche qualche spiegazione.” Dissi io.
“Magari…” Sospirò Deborah.
La guardai. Mannaggia… Era bellissima.
Ma non mi sentivo di far finta di niente. Avevano giocato con la mia vita come fosse una pallina da ping pong. Avevano rischiato di farmi ammazzare o di produrmi altri danni permanenti.
Ma sapevo già che alla fine avrei mollato.
Troppa pelle nuda esposta al sole per reggere a lungo con l’incazzatura.

Nei giorni successivi mi feci molte domande.
E feci molte domande alle ragazze.
La storia del sogno guidato era vera solo in parte. L’ultima parte. Quella che ci eravamo trovati di fronte agli eserciti schierati dell’Alleanza e della Congregazione, con l’Armata Rossa appostata in mezzo. Quello era un sogno. A partire dal risveglio del mattino. Gli adepti dell’Alleanza erano arrivati di notte e mi avevano narcotizzato mentre dormivo. Poi mi avevano portato alla clinica.
Anche il sogno che avevo fatto all’inizio di tutto era frutto di un trucco. Avevo sognato che una ragazza mi diceva: “Timbuctù è assediata. Timbuctù la profumata. Vieni a salvarmi. I Kung non lasceranno vivo nessuno!”
Noemi mi disse che il giorno prima che tutto iniziasse, il giorno prima del sogno, mi ero trovato in ascensore con un uomo anziano. E l’ascensore si era bloccato. Questo me lo ricordavo. Non mi ricordavo invece di essere stato ipnotizzato. Quello che mi era sembrato un sogno era un ricordo indotto.
Era vero il cadavere nella casa dove viveva il pesce rosso prigioniero (che poi avevo liberato, anche lui era vero).
Ed era successa realmente la battaglia alla Fortezza, quando la Confraternita aveva attaccato ed eravamo fuggiti per i tunnel.
E anche quei morti erano veri.
Perché ero stato scelto io?
Le ragazze avevano realizzato un programmino che analizzava numeri: numeri civici, numeri telefonici, date di nascita, targa dell’auto.
Ci avevano infilato dentro i numeri di un migliaio di identità prese a caso da alcune banche dati ed era venuto fuori il mio nome insieme a una percentuale notevole di numeri 5.
Così era scattata la caccia all’uomo. Che nel caso specifico ero io.
Che stronzata!
La storia dei libri con le copertine diverse aveva un senso?
No, erano lì per caso. Uno zio pazzo aveva dedicato gli ultimi anni della sua vita a scambiare le copertine ai libri.
E il libro che si intitolava L’educazione militare delle ragazze che significato aveva?
Deborah mi disse: “E’ un bel libro. Ne ho una copia in borsa, se vuoi te lo regalo. A noi non è servito granché a tenerci fuori dai guai…”.

Insomma, eravamo lì a prendere il sole e a bere succhi di frutta e mangiare aragoste arrosto. Era necessario che restassimo lì, fuori dai guai, per qualche anno… A meno che quelli dell’Alleanza e della Confederazione non si sterminassero reciprocamente prima.
La zia Pinin ci aveva messo soldi bastevoli su un conto corrente alle isole Cayman. E c’era parecchio mare da guardare. Non a caso lo chiamano oceano.
Insomma poteva andare peggio.

Poi una notte, dopo che avevo fatto l’amore con Deborah le dissi: “Io comunque il numero me lo ricordo”.
Lei disse: “Lasciamo perdere.” E si addormentò.

Io pensai: 2743. Poi mi addormentai anch’io.
Il giorno dopo, facendo il bagno nell’oceano incontrai un pesce rosso. Mi guardò, lo guardai, e mi parve di conoscerlo.
Ma con i pesci non puoi mai dire: si somigliano tutti.

Fine
(probabilmente)

 

INDICE CAPITOLI

Capitolo 1 Ottima marmellata d’arance

Capitolo 2 Ragazze educate

Capitolo 3 Una situazione complessa

Capitolo 4 Agguati mentali

Capitolo 5 Eventi indecifrabili

Capitolo 6 La Fratellanza

Capitolo 7 Nera. Ma quanto nera?

Capitolo 8 Il tripudio della confusione

Capitolo 9 La Fortezza

Capitolo 10 Scatole dentro scatole dentro scatole

Capitolo 11 La Polizia Alchemica

Capitolo 12 Fisso il pensiero fisso

Capitolo 13 clicca qui

Capitolo 14 clicca qui

Capitolo 15 clicca qui

Capitolo 16 Pinin

Capitolo 17 Fine

 

Libri, libri, libri!

di Gabriella Canova

Libri, libri, libri! Belli i libri, eh?
Che miracolo sempre. Un sacco di pagine scritte fitte fitte, nessuna immagine o pochissime ma ogni volta è come se il lettore diventasse Alice nel Paese delle Meraviglie. Sei lì, sulla poltrona o a letto e in pochi secondi eccoti a Belleville con la famiglia Malaussène, oppure nella camera di Elianto mentre con lui guardi l’ombra del grande albero sulla parete.
Che meraviglia i libri.
Se sono belli ti fanno innamorare e poi ti dispiace finirli: che accadrà ora in quella storia che ormai ti è diventata familiare? I libri continuano a raccontare anche dopo che li hai riposti nello scaffale? E, pensa, ci puoi ritornare dentro ogni volta che vorrai, per scoprire una frase nuova che non avevi notato, riprendere quel personaggio ormai familiare, capirne ancora una volta l’essenza e amarlo una volta di più.
Che invenzione fantastica i libri.
Immagina i primi esseri umani che hanno pensato di mettere su papiro, pergamena, tavoletta i loro pensieri, così… perché anche gli altri li conoscessero. Magari all’inizio erano solo regole che definivano comportamenti, oppure istruzioni per utilizzare cose, costruire oggetti. Poi, chissà, un giorno un essere umano ha pensato di scrivere un’altra storia, raccontare un sogno ...
Ho sempre amato leggere, e ho avuto il privilegio di poterne fare un lavoro. Mi piace la parola scritta, mi diverte moltissimo andare a cercare il sinonimo migliore per esprimere un concetto, seguire la trama di un romanzo per evitare che la nonna morta al secondo capitolo dica la frase risolutiva al decimo.
Ho avuto la fortuna di lavorare per un paio d’anni con Laura Malucelli - autrice di Schiave Ribelli, Gesù amava le donne e Il libro nero del Cristianesimo - che insieme a Roberto Vignoli e Antonio Imparato ha fondato la casa editrice Nuovi Mondi Media.
Iniziò con un sito, poco dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Laura era sconvolta non solo dall’accaduto ma soprattutto dalla malainformazione di giornali e televisioni “ufficiali”. Una "gènia" della navigazione in Internet, lei, che parla e scrive in tre lingue, trovava insopportabile che nessuno raccontasse anche l’altra faccia della medaglia, che i giornali mainstream non cogliessero evidenti contraddizioni nei fatti di quei giorni.
Fu lei a trovare le informazioni e a diffondere l’articolo di Dario, Franca e Jacopo “Dai una possibilità alla pace” che tanto fece infuriare i quotidiani italiani, fu lei che tradusse e pubblicò “Lettera da Kandahar”, un articolo scritto da una madre afgana che raccontava la guerra dalla parte di chi la subisce. La lettera fu ripresa da tutti i giornali, La Repubblica la pubblicò in prima pagina.
Passava notti intere a parlare col mondo, a leggere centinaia di articoli in inglese, tutti contenenti informazioni che in Italia non arrivavano. E allora decise di dirle lei, queste cose, e aprì un sito che pubblicava, tradotti in italiano, i migliori articoli che giravano in rete. Fu lei a dare il via in Italia, di fatto, a quello che sarà il fenomeno dell’informazione indipendente.
Non contenta ha iniziato a pubblicare libri e ha assunto collaboratori. Ci conoscevamo già da anni e mi ha voluto con sè: in un piccolo negozio a Ozzano dell’Emilia eravamo stipati in 6. Lì fu editato “Tutto quello che sai è falso”, una raccolta di saggi pubblicati negli Usa da Disinformation.com, il più grande sito di informazione indipendente statunitense.
Tutto era nuovo: dal formato, all’impaginazione, i saggi erano scritti dai più autorevoli autori americani e per l’edizione italiana avevamo aggiunto altri autori. Il rigore con cui erano controllate fonti e informazioni ci permise di diventare autorevoli e incontestabili.
Sono stati anni appassionanti, fatti di discussioni, ricerche. Ho imparato molto: dalle impaginazioni più impegnative al controllo dei traduttori (certi strafalcioni ogni tanto esilaranti, come quella volta che una ragazza tradusse “bombe intelligenti” con “bombe simpatiche”, una simpatia addirittura letale). 
Per due anni abbandonai le colline per tornare a vivere nella mia Bologna tanto amata, poi il richiamo della campagna umbra risultò irresistibile e tornai quindi ad abitare qui.
Nuovi Mondi Media nel frattempo andava avanti per la sua strada. Di lì a qualche anno venne assorbita dalla Logos: le piccole case editrici hanno grandi difficoltà a sopravvivere al monopolio dei distributori! Qualche tempo dopo Laura decise di lasciare la casa editrice; non è stata certo una sconfitta: se in Italia si è cominciato a parlare del mondo in un altro modo, se la saggistica geopolitica ha avuto molti più lettori di prima, è grazie anche al suo lavoro.
In questo mese Commercioetico.it aderisce al Maggio dei Libri, proponendo vari testi, ogni giorno un titolo diverso al prezzo simbolico di un euro: alcuni titoli sono della Nuovi Mondi, se ve li siete persi vi consigliamo di approfittare dell’occasione, non se ne sa mai abbastanza!
Grazie a tutti e buoni libri!

Ecologia estrema

Vodka per le pulizie domesticheL'ultima moda in fatto di pulizie ecologiche è la vodka, straordinaria per le sue proprietà disinfettanti e deodoranti. Può essere utilizzata diluita con acqua sui sanitari del bagno e in cucina per togliere le macchie di grasso, o non diluita per dimenticarsi di avere la casa sporca.
(Fonte: Ecoo.it)
Se non volete diventare a rischio alcolismo potete sempre scegliere detersivi ecologici non alcolici.

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Il Nevada autorizza le auto che si guidano da sole

Toyota Prius Google CarLe autorità statali del Nevada hanno concesso la prima delle autorizzazioni necessarie per far circolare liberamente nel traffico le auto senza guidatore. Prima di vederle sulle strade saranno necessari altri adempimenti del Dipartimento dei Trasporti, ma l'autorizzazione apre la strada alle sperimentazioni su larga scala. Il primo modello in circolazione sarà una Toyota Prius modificata da tecnici di Google. Secondo gli esperti il fattore umano nella guida di un'auto è causa di comportamenti scorretti, incidenti stradali e maggiori consumi di carburante. La Google Car invece garantisce precisione e sicurezza. Al massimo vi mette nello spam...
(Fonte: Repubblica)

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Cazzo, cazzo, cazzo!

FulmineGiovedì corso a Madrid, in piena Avenida de La Ilustración, un uomo di 53anni è stato colpito da un fulmine. Allo scroto. Avete letto bene: la saetta è entrata dall'inguine e si è scaricata a terra passando per i gioielli di famiglia e finendo nei piedi. Per fortuna con l'uomo c'era il figlio che ha subito chiamato un'ambulanza.
Nonostante tutto qualcuno lassù lo ama: nessun danno interno, solo bruciature esterne.
(Fonte: Gizmodo.com)

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A caccia di democrazia

Referendum contro la caccia in PiemonteOggi avremmo dovuto dare la notizia dell'adesione di Jacopo al referendum contro la caccia in Piemonte. La consultazione non mirava ad abolire la caccia, ma solo a limitare le specie cacciabili e i giorni di attività venatoria.
Usiamo il passato perché qualche giorno fa, con un bel colpo di spugna, il Consiglio Regionale presieduto dal governatore leghista Roberto Cota, ha abrogato la legge regionale che regolamenta la caccia, invalidando di conseguenza il referendum.
Ora, spiega il Comitato promotore del referendum, entrerà automaticamente in vigore la legge nazionale, molto più permissiva (vieta la caccia solo per 5 specie, contro le 25 che chiedeva il referendum). L'unica piccola buona notizia è che il Comitato presenterà ricorso al TAR e forse l'anno prossimo ne risentiremo parlare.

http://www.referendumcaccia.it/
 

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