«Con Dario e Franca? Tanti scherzi» - Intervista a Jacopo Fo

Domanda obbligata: come è stato, esser figlio di due artisti di quella portata?
«Molto strano. Ho avuto un grande colpo di fortuna. Ma devo premettere – sorride Jacopo Fo – che come si può immaginare questa è una domanda che mi sento fare da tutta la vita. Pensi di avere la risposta pronta, ma insieme alla solita risposta preparata, nella mia testa ogni volta riaffiorano ricordi ed emozioni».
Ce ne racconta qualcuno?
«I miei genitori avevano una grande capacità di empatia, di relazione. Io ho amici che in tutta la vita non hanno mai abbracciato il proprio padre. Nella mia famigli l’emotività faceva parte… del lavoro. Gli scherzi, la comunicazione, l’emozione erano continui. Tutto ciò era semplicemente grandioso».
Lei naturalmente questo rappresenta sul palco, e racconta nel libro?
«Io cerco di regalare attraverso lo spettacolo e il libro, il fatto di essre cresciuto nella completa mancanza di aderenza ai codici. Una volta mio padre per chiedere informazioni stradali, non c’erano ancora i navigatori elettronici, esce dalla macchina e gli cascano i pantaloni. Ricordo mia mamma che si scompiscia letteramente, mentre io ero terrorizzato. Pensavo: ma con mio padre non sono al sicuro. E poi… ».
Dica,
«Una gita in montagna – noi avevamo case a Milano e a Cassanego di Cernobbio, e a Sala di Cesenatico -, avevo tre anni e mezzo. Dovevamo pranzare in un ristorante in quota, sulle Aspi. Mi caricano da solo in seggiovia. Ero terrorizzato. Arrivo in cima in crisi di panico, aggrappato come una scimmia. L’addetto mi tira un ceffone. Mio padre alla fine mi portò giù a piedi. Niente ramanzine, mai un ceffone, una punizione. Mi spiegavano le cose. ‘Ti dico perché hai fatto una c….’, mi diceva. Il loro metodo educativo era lasciarmi completamente libero».
Non è pericoloso?
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Una serata in compagnia di Jacopo Fo

 

Ieri, sabato 9 novembre, al Teatro Astra di Bellaria Igea Marina, una serata in compagnia di Jacopo Fo.
Dopo lo spettacolo "Com'è essere figlio di Dario Fo e Franca Rame", l'incontro con il pubblico. Molti i sorrisi, le strette di mano e le dediche firmate direttamente dal figlio di Dario Fo e Franca Rame.

 
Clicca qui per vedere tutte le foto!

 


La magia esiste: la caduta del Muro di Berlino

9 novembre 1989: cambia il mondo

In certi momenti ti viene da credere che la magia esiste
Me lo sono sempre chiesto: come mai nessuno ha sparato al primo matto che si è arrampicato sul Muro di Berlino?
Un alto papavero del regime della Germania Est aveva risposto in modo confuso alla domanda di un giornalista televisivo e dalle sue parole era sembrato che i cittadini potessero andare a Berlino Ovest. Così migliaia di persone si erano recate ai varchi di frontiera del Muro per vedere se era vero che si poteva passare liberamente. La frontiera era chiusa.
Però in città continuava a girare la voce che in realtà era aperta e arrivava altra gente.
A un certo punto lungo il Muro si era radunata una folla imponente: erano decine di migliaia.
Un ragazzo si arrampica sul Muro. La polizia di frontiera non reagisce. Com’è che non gli hanno sparato?
I soldati erano lì armati, con i mitragliatori spianati. Per quarant’anni tutti quelli che si erano anche solo avvicinati al Muro li avevano crivellati di proiettili senza problemi. Ma quella sera c’era tanta folla, e voci sulle dichiarazioni del ministro…
E quel pazzo si è arrampicato e si è messo a gridare. E il soldato più vicino non gli ha sparato, e l’altro soldato ha detto tra sé : «Se non gli spara lui non gli sparo nemmeno io.» E l’ufficiale che doveva tirare in testa al soldato insubordinato ha pensato: «Io non gli sparo
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Autismo: salute fisica e alimentazione

Molto spesso le persone nello spettro autistico hanno anche problemi di funzionamento intestinale

Torniamo a Villa SardiniPieve Santo StefanoLucca, per continuare a parlare con Francesca Bogazzi (e Jacopo Fo) di autismo. In Italia, purtroppo, siamo ancora indietro con lo studio dei rapporti tra alimentazione e autismo.

 

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Jacopo Fo “Racconto la mia vita accanto a genitori in prima linea”

Tutti genitori, man mano che si cresce, finiscono con l’essere presenze un po’ ingombranti. Ma alcuni, bisogna riconoscerlo, lo sono di più. Un attore famoso, il vincitore di un premio Nobel, un politico molto discusso, una star televisiva. Mettete tutte queste caratteristiche insieme e avrete i genitori di Jacopo Fo: il risultato è una vita turbolenta, ricchissima e un po’ incredibile, che Jacopo ha deciso di raccontare in un libro, “Com’è essere figlio di Franca Rame e Dario Fo” edito da Guanda, e quindi trasformare in spettacolo. Il monologo di Jacopo Fo apre questa sera alle 21 la stagione del Garybali di Settimo torinese, gestita dai Santibriganti e che per questa prima nazionale si avvale della collaborazione con Piemonte dal vivo.

Jacopo, per quale ragione ha deciso di ripercorrere la vita con i suoi genitori?
«Raccontare la propria vita serve a fare chiarezza. La mia psicologa mi ha consigliato di mettere per iscritto la storia della mia vita, e io le ho dato retta e ne è venuto fuori un libro. Che poi ho ripreso in forma di spettacolo…».
Quindi lo spettacolo non si limita alla sua infanzia?
«Nello spettacolo racconto tutta la mia vita. Non posso spiegare il rapporto con i miei genitori senza raccontare cosa è successo a me. Ho avuto una vita pazzesca».
Per esempio?
«A 7 anni andavo in giro con la scorta. Ne avevo 23 quando partecipai alla nascita della rivista Il Male, che ebbe un successo pazzesco. Poi sono stato travolto dallo scandalo per aver parlato di incontinenza sessuale femminile. Ho fondato la Libera università di Alcatraz… insomma non sono cose che capitano alle persone di solito, è stata una vita molto strana».
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Comunicare in maniera efficace?

È mai possibile che passiamo anni ed anni in scuole che ci insegnano cose intelligenti, ma non passiamo nemmeno un’ora per imparare come si comunica!?

In questi anni ho fatto corsi, ricerche, esperienze e conoscenze grazie alle quali ho scoperto che quando comunichiamo si attivano tanti meccanismi. Saperli riconoscere è fondamentale per due ragioni:
- Se devi parlare in pubblico, potrai capire quali sono i tuoi punti di forza.
- Aumentarai la consapevolezza di te stesso. Capirai tu come funzioni. E conoscere è il primo passo per cambiare.

Parleremo anche di questo nel per-corso online Zen Occidentale. Oltre 300 persone si sono già iscritte! Aspettiamo anche a te! http://www.campusdelcambiamento.it/landing/zen-occidentale/

 

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Le società matriarcali erano avanti!

Intervento al convegno “Donne in evoluzione: tra il dovere, il volere e il piacere” tenuto il 26-27 ottobre a L’Aquila. Prima parte

Vi vorrei parlare della società matriarcale che è l’origine dalla nostra storia. Parliamo dell’età della pietra, del neolitico.
Abbiamo generalmente un’idea molto primitiva dell’età delle caverne.

 

Vi mostro questa immagine : è una Venere di circa 8/9000 anni fa ed è incredibile il livello di realismo.

Sono stati ritrovati anche i resti di alcuni insediamenti nella valle del Mississippi: erano costruzioni colossali, delle piramidi tronche che erano diffuse probabilmente in tutte le grandi pianure, servivano per evitare di finire sott’acqua durante le grandi inondazioni.

Queste società sviluppano tutta una serie di scoperte fondamentali. Sono esseri umani che vivono in case con le porte munite di cardini, con i camini. Sono quelli che iniziano una forma primitiva di scrittura simbolica – su questo tema vi consiglio la lettura di un libro fantastico di Marja GimbutasIl Linguaggio della Dea che dimostra che prima della scrittura a ideogrammi c’era questa primitiva, anche se non era esattamente una scrittura.

Parità di genere

Questa società ha una caratteristica: ci sono grandissimi insediamenti che non hanno mura difensive, le sepolture sono tutte uguali, non ci sono regge o castelli e in alcune sepolture di maschi si sono trovati oggetti che oggi consideriamo femminili e in alcune sepolture di donna c’erano alcuni oggetti maschili: addirittura delle armi o strumenti per la caccia.

Correttamente si parla di società di partnership, durante il matriarcato le donne non dominavano i maschi, c’era la parità.
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Autismo e lavoro: il progetto Scipione

 

Le persone autistiche possono lavorare in vigna?

Siamo a Pieve Santo Stefano, frazione del Comune di Lucca, all’interno della meravigliosa Villa SardiniFrancesca Bogazzi, intervistata da Jacopo Fo, racconta del progetto Scipione, studiato per offrire una possibilità formativa e lavorativa nell’agricoltura alle persone con autismo.

 

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Lo Zen Occidentale non ha tutte le risposte, ma grazie a decine di incontri con artisti, ricercatori, esperti nelle tecniche che migliorano il benessere ti fornirò strumenti efficaci e tecniche concrete per migliorare il modo di ascoltare le tue sensazioni, di respirare, di usare la voce e muovere il tuo corpo, entrare in empatia con le persone che incontri; ti fornirò metodi sperimentati su di me per scoprire la tua naturale creatività.

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