cacao della domenica

È morto Vincino. Panico in Paradiso

Era il 1976, Gad Lerner mi disse che al quotidiano Lotta Continua serviva un sostituto per Vincino che doveva andare in vacanza. Così arrivai nella sede del giornale con tipografia annessa, la porta vigilata da alcuni compagni del servizio d’ordine. C’era uno strano direttore, Enrico Deaglio, medico che di mattina prima di iniziare a fare il giornalista visitava i redattori malati, facendoli sdraiare sui tavoli e poi prescriveva medicamenti.

Vincino mi venne incontro con quel suo sorrisone, era grande e grosso e mi fu subito simpatico, spettinato con i vestiti raffazzonati, mi invitò quella sera stessa a cena. Abitava in una viuzza fetida nella zona dei Fori Imperiali, l’ingresso della palazzina era buio e sporco e io iniziai a temere di dover mangiare schifezze in un antro putrido. Vincino suonò alla porta del primo piano e quando si aprì restai a bocca spalancata vedendo una ragazza di una bellezza scioccante: Giovanna Caronia, sua moglie, che mi offrì pure una fantastica cena siciliana. Poco tempo dopo fummo chiamati a lavorare ai Quaderni del Sale da Pino Zac, il grande maestro che tornava in Italia dopo anni di fuga in Francia per una serie spaventosa di denunce per oltraggio a qualunque cosa. Fui io a trattare sui soldi con l’editore, anche per Vincino.

Ero entrato pensando a una cifra esagerata, 250mila lire al mese. L’editore mi accolse in uno studio faraonico e per tutto il tempo giocherellò con una manciata di diamanti grossi come nocciole. Io non potevo crederci e alla fine gli chiesi 500mila lire. Quando dissi a Vincino quanto ci davano si incazzò dicendo che non poteva accettare uno stipendio che era cinque volte quello di un operaio. Io gli dissi che poteva dare i soldi a chi voleva ma non provasse a contestare l’accordo.

Nello stesso periodo mi propose di collaborare al supplemento satirico di Lotta Continua, che intitolammo L’Avventurista. Poi la proprietà del Sale chiuse la rivista e con Pino Zac mettemmo insieme la redazione del Male, cambiando solo la lettere iniziale del titolo (da Sale a Male) cercando così di non perdere gli amati lettori. Il giornale stava allegramente fallendo quando in Francia un gruppo di terroristi dadaisti riuscì a sostituire un carico di copie di Le Monde con giornali contraffatti che arrivarono così nelle edicole. Quando lo raccontai a Vincino lui subito, sprezzante del pericolo, disse: “Facciamolo!”.

Così ci impossessammo della testata di Repubblica e uscimmo con un falso intitolato “Lo Stato si è estinto”.  E di lì a poco, all’indomani della sconfitta italiana alla finale dei mondiali di calcio, uscimmo con un falso del Corriere dello Sport intitolato “Annullati i mondiali” che scatenò in tutt’Italia caroselli di tifosi, anche perché gli edicolanti esposero il nostro Corriere dello Sport al posto di quello vero. Ancora oggi mi chiedo perché poi nessuno ci denunciò, nonostante rubare la testata di un giornale fosse assolutamente vietato.

Forse eravamo troppo simpatici e nessun direttore avrebbe fatto bella figura coi suoi amici, dicendo che ci aveva portato in tribunale. Vincino fu indiscutibilmente il motore del Male perché era animato da un istinto suicida per il gioco. Qualunque rischio era accettabile, fosse fisico o legale. Un giorno durante una riunione di redazione ci mettemmo a guardarlo e ci rendemmo conto che con una pelata finta in testa assomigliava pazzescamente a Craxi. Così pochi giorni dopo una folta delegazione del Male accompagnava una copia perfetta di Craxi al congresso del Partito Socialista. Fu un capolavoro di tempismo incurante del pericolo che a confronto Mission impossible è una cavolata. Immagina migliaia di socialisti assiepati all’Eur di fronte al palco e improvvisamente dalle due porte ai lati del palco, compaiono due identici Craxi scortati da due codazzi di attendenti, salgono sul palco, si incontrano al centro e Vincino riesce a stringere la mano al vero Craxi, sbigottito.

Poi portare fuori da lì Vincino non fu facile perché quando il servizio d’ordine socialista capì la beffa scoppiò il finimondo e volevano mangiarselo vivo. Ma facemmo muro intorno al nostro Craxi e non riuscirono a torcergli un capello. Ci vendicammo del tentato omicidio con uno scoop colossale che faceva riferimento alla fama di seduttore di Craxi. Riuscimmo a organizzare in un appartamento l’incontro tra Vincino Craxi e Cicciolina Ilona Staller, mentre alla finestra di fronte eravamo schierati noi con il fotografo Giustibelli, collegati con la coppia via telefono. Ad un certo punto Cicciolina cercò di spingere il contatto fotogiornalistico verso una direzione orale e sentivamo Vincino opporre risoluta resistenza mentre raggiungeva livelli di imbarazzo da palermitano medioevale di fronte alla femmina spregiudicata nord europea. Giovanna vicino a me rideva per la crisi di panico del marito.

Lui era così, grande e grosso, con gli occhialoni, capace di entusiasmi illimitati, genialità, coraggio spaventoso e momenti di gentilezza e sensibilità grandissima, capace di emozionarsi con la potenza di un bambino. Si toglieva gli occhiali, li puliva e intanto ti guardava inclinando la testa di lato e ti faceva un mezzo sorriso dicendoti qualche cosa di buono. Eravamo una grande banda di irrispettosi e negli anni continuammo insieme a organizzare assalti al grigiore triste dell’Italia abbagliata da soldi e corruzione…

Con Vincino che ardiva irridere l’eroismo di Gianni Agnelli che aveva partecipato all’invasione della Russia ma era poi tornato a casa in settimana. Lo fece su Avaj (dai nostri nomi: Angese, Vincino, Andrea Pazienza e Jacopo); era il supplemento di Linus di proprietà degli Agnelli e ovviamente fummo cacciati. Lo face ironizzando sugli amori di Scalfari sull’Espresso e fu cacciato… E siamo andati avanti così, per 40 anni, radunandoci con un giro di telefonate ogni volta che c’era lo spiraglio per una nuova battaglia. È sempre finita che ci hanno eliminati dalla partita, ma abbiamo sempre vinto il gioco.

Di tutto quel che ho letto su di lui in questi giorni da coccodrillo spicca positivamente l’articolo di Fulvio Abbate che descrive in modo valente il disegnare di Vincino, e di come la china gli si srotolasse dalle dita sul foglio, con un ritmo magico. Perché oltre tutto sapeva pure disegnare.

C'era una volta la Rivoluzione

Il Sessantotto e i dieci anni che sconvolsero il mondo
 Di Jacopo Fo e Sergio Parini

La testimonianza di due protagonisti di una stagione irripetibile. Un racconto sincero, autocritico, ironico.

Jacopo Fo è stato tra i fondatori della rivista satirica “Il Male” e di “Cacao”.
Cura un blog per ilfattoquotidiano.it e fa teatro. Dal 1981 gestisce la Libera Università di Alcatraz, sulle colline sopra Perugia, dove si insegna arte, yoga demenziale, public speaking e difesa della pace e dell’ambiente.

Sergio Parini ha fatto l’organizzatore di concerti e il rocchettaro. È stato caporedattore centrale di “Donna Moderna” e ha lavorato per “Epoca”, “Linus”, “Lotta continua”, “il manifesto”, “Panorama”, Radio Popolare. Ha un bambino, Giorgio, per il quale ha scritto Le fatiche di Ercole (Gallucci).

Qui per leggere un estratto del libro che comincia così:
Noi vecchi reduci di tutte le battaglie ogni tanto ci troviamo intorno al fuoco e ci raccontiamo di quelle notti e quei giorni in cui tentammo di fare la rivoluzione in Italia. Abbiamo raccolto queste storie. Gli episodi e i personaggi qui descritti e raccontati sono puramente frutto di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale. Si dice così di solito no? Ad esempio, quei due che ogni tanto compaiono nelle pagine seguenti e che si chiamano Jacopo e Sergio (a volte parla in prima persona uno, a volte l’altro, oppure tutti e due insieme, a seconda di chi ha vissuto o si è ricordato, pardon, si è inventato quel singolo fatto) è solo un caso se hanno il nostro stesso nome. Noi non c’entriamo niente, siamo falsi e bugiardi come tutti i sessantottini. Ma sì, i sessantottini, o per meglio dire quelli del Movimento, cioè quelli brutti-sporchi-cattivi che hanno messo a ferro e fuoco l’Italia per un decennio dal ’68 al ’78, i truci protagonisti degli anni di piombo (il periodo precedente i mitici anni di merda, gli Ottanta).
Quelli del Movimento per fortuna non ci sono più, o se ci sono adesso sono pentitissimi del loro passato. Quanto eravamo cattivi! Ma cattivi proprio, eh! Senza nessun’altra qualità, come oggi quasi tutti ci ricordano continuamente. Se vi interessa la verità, non leggete le prossime pagine. Quella sta sui volumi di storia scritti dai vincitori. Noi vi raccontiamo un’altra verità, quella di chi ha fatto il Sessantotto e anche il Sessantanove (e il Settanta, il Settantuno, il Settantadue…).
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Qui per prenotarne una copia

Zanzare e insetticidi

Anche quest’anno avvelenerai il tuo bebè oppure coglierai il senso della frase: “Prima di soggiornare aerare i locali”?

Milioni di persone si avvelenano e avvelenano i loro cari perché usano vari tipi di insetticidi tossici senza capire come funzionano.
Ci sono, ad esempio, quelle belle macchinette che attacchi alla spina elettrica e che diffondono costantemente piccole dosi di insetticida. Le mettono nella camera della loro creatura e le lasciano accese tutta la notte. Eppure la pubblicità in tv (in fretta alla fine dello spot) dice che non puoi stare in una stanza con questi aggeggi accesi. E credo che il significato della frase “aerare i locali prima di soggiornare nuovamente” non sia difficile da comprendere. La cosa riguarda tutti i tipi di spray, zampironi e derivati… Ma questo particolare sfugge.
C’è chi è convinto che lo zampirone non faccia male perché è di origine vegetale. A questo proposito posso solo citare il saggio Lao Tze quando disse: “’Sta ceppa di cazzo!”

Milioni di madri amorevoli lavano pavimenti, tavoli e vestiti con graziosi prodotti che promettono di sterminare il 99% dei batteri.
In questo caso la pubblicità non te lo dice che se stermini i batteri buoni poi ti ammali tu e tuo figlio diventando una collezione di allergie. In effetti noi siamo esseri simbiotici e senza i miliardi di batteri eubiotici, che vivono in simbiosi con noi, non possiamo restare in salute.
Questo, lo ammetto, è un concetto più complicato. Ma internet è piena di centinaia di articoli e ricerche scientifiche che illustrano questo dramma planetario.
La maggioranza delle persone che pensano che i media fanno parte di un complotto malvagio e che la pubblicità mente, non sentono l’esigenza di informarsi su questa questione.
E anche se glielo dici, e lo capiscono, non vedono in questa storia una vera emergenza.
Lo stesso dicasi per chi continua a credere agli spot che magnificano la leggerezza dell’olio di girasole industriale e non viene loro in mente di leggere in rete alla voce: “Procedimento produzione olio semi”. Potrebbero scoprire che viene generalmente estratto bollendolo, bombardandolo con derivati della benzina e dell’acido solforico…

Poi abbiamo i vegani bio che si avvelenano con gli incensi di pessima qualità (bruciano benzina sporca nell’alcova), i non fumatori osservanti che se ti vedono fumare gli piglia l’isteria predicozzante e poi si mettono la tutina e si fanno una bella corsa lungo la circonvallazione.
E ci sono quelli che quando hanno l’influenza prendono sempre gli antibiotici, che ammazzano i batteri… Peccato che l’influenza sia causata da un virus, che gli antibiotici gli rimbalzano.
Così alla lunga allevi dei batteri resistenti agli antibiotici. Anche perché non ci credi che devi fare la cura fino all’ultimo giorno anche se sei guarito… In Italia abbiamo il record europeo di infezioni batteriche resistenti agli antibiotici.
Milioni di persone soffrono di una lesione alla capacità di capire.
Muoiono con una frequenza pazzesca.

Jacopo Fo

Le risposte della Presidente di Rete Ferroviaria Italiana

Perché all’Alta Velocità di Bologna mancano le panchine?
Dopo il flash-mob alla stazione di Bologna e una lettera aperta indirizzata a lei, la Presidente di Rete Ferroviaria Italiana ci ha concesso un’intervista condotta da Jacopo Fo che trovate qui.
La domanda chiave era: perché con tutti i soldi che la stazione è costata non si è pensato di mettere delle sedute per i passeggeri in attesa sulle banchine dei binari? (…)
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Quel che serve oggi è più passione. Noi sappiamo produrla. Chi è capace di venderla?

Le coltellate ai professori, il disagio sociale, i suicidi, l’emarginazione, la crisi economica e politica…
La società è malata, la passione è l’unica cura possibile.
Negli ultimi decenni una frazione minoritaria della popolazione ha deciso di costruirsi una vita più appassionante e ha scoperto che è possibile riuscirci e addirittura trasmettere questa passione.
Quando dico che “NOI” siamo in grado di produrre passione e di trasmetterla mi riferisco al grande arcipelago di associazioni sportive, gruppi teatrali, pittorici, poetici, narrativi, musicali, relazionali, hobbistici, ghiottoni o genericamente culturali e solidali…
Una compagine che nel suo insieme è la grande esperienza italiana di resistenza all’avvilimento umano. Grande per risultati e per numero dei partecipanti: si mormora che siamo almeno un milione… Un milione di persone che hanno messo la qualità e il senso della vita al primo posto. Persone coraggiose che affrontano incredibili difficoltà ma ogni giorno continuano a provarci cercando di opporsi alla miseria, al degrado, all’alienazione alienazione, alla noia di vivere.

Oggi la società è ai ferri corti con sé stessa, i cittadini con la politica, le aziende con i consumatori, la civiltà con l’inciviltà, la cooperazione sociale con lo sfascismo.
Qualcuno inizia a rendersi conto che il danno sociale che deriva dalla mancanza di un senso positivo della vita inizia a presentare conti salati e che l’investimento in cultura e socialità non è più un lusso per intellettuali illuminati e ricchi ma un’esigenza sociale urgente. Conveniente anche dal puto di vista del bilancio del sistema Italia.
E lo iniziano a capire pure alcuni anche provvisti di mezzi economici immensi, una minoranza vivace all’interno di fondazioni, industrie, associazioni filantropiche, Unione Europea, regioni ecc.
La cultura e la passione sono cose che si mangiano, galvanizzano il Pil e riducono follia, criminalità e corruzione. E non lo dice il nipote scemo di Carlo Marx ma addirittura Visco, il capo di Banca Italia… Son cose che danno soddisfazione…
E sarebbe naturale che queste brave persone dotate di mezzi economici spaventosi si rivolgesse a NOI, che da decenni ci facciamo le ossa in questo settore, e ci dicesse: “Ragazze e ragazzi, visto che siete così bravi ad appassionarvi, ecco qui una valigia di dobloni, fateci delle belle cose che diffondano la passione e la gioia!”
E NOI potremmo trasformare in quattro e quattr’otto l’Italia in un luna park fantasmagorico, ecologico, a energia rinnovabile, che usa l’arte al posto del gasolio e diffonde solidarietà e cooperazione. Salveremo esistenze vuote, argineremmo crisi di mancanza di senso. Distribuiremmo salvagenti onirici a tutti! WOW!
(….!!!)
Ma nei fatti la domanda stenta a incontrare l’offerta.
Perché noi siamo fatti strani e quegli altri pure. Non siamo bravi a scrivere progetti in politichese, industrialese, europeese…
Non siamo bravi a creare sinergie tra noi, scambiarci visibilità, connetterci. E poi c’è la questione dei soldi. A noi fanno un po’ schifo, ce li puoi dare ma solo se lo vuoi veramente e noi li pigliamo con le pinze per non infettarci. E quando dobbiamo trattare coi manager delle grandi aziende e dipartimenti, pubblici e privati, sopra le camice a fiori e i jeans stracciati indossiamo tute pressurizzate di plastica per evitare che le loro cravatte ci contagino (la cravattite è mortale).
E poi, sia chiaro, che se vuoi lavorare con noi ti possiamo, forse, pagare pochissimo.
Per tutto questo stato di cose succede che non riusciamo a prendere i soldi che potremmo, non riusciamo a realizzare quel che vorremmo… Non ce la facciamo neanche a acchiappare i finanziamenti europei che nessuno vuole e che tornano all’Unione Europea che poi li dà ai tedeschi e ai portoghesi che successivamente ci sgrufolano dentro felici e benedicenti la stupidità italica.
Certo se la domanda di finanziamento la fai fare a Teodolindo, che è il tuo cugino, che suo padre era commercialista (ora fa la femme fatale a Parigi) allora forse puoi capire cosa non va…
Certo è inquietante pagare 100.000 euro a uno che è tanto sveglio e c’ha la cravatta talmente bella e parla l’europeese talmente bene che ti ha fatto prendere un milione di euro… Orrore!
Meglio non averli…
Beh questa è la situazione.
Noi siamo i meglio, i più cazzutissimi e passerizzatissimi del quartiere, potremmo costruire chissacché ma intanto non siamo neanche stati capaci di avere uno straccio di portale dove trovi l’indice dei blog della rete e un cavolo di calendario con gli eventi che NOI realizziamo ogni santo giorno che qualcuno lassù manda in terra.
Apriamo la discussione sul tema: “Perché la crema della crema dell’arte, della solidarietà, dell’ecologia e della cultura è così divisa, schizzinosa e spatoccata che riesce a realizzare solo un centesimo di quel che potrebbe?”
Avanti miei prodi: facciam funzionare le tastiere che con le parole non ci batte nessuno!

Uno scontro epocale tra la cultura mansueta e quella aggressiva

di Jacopo Fo

La pensiamo diversamente. Siamo una minoranza anche nel movimento progressista ad aver capito che per migliorare il mondo serve calma, lavoro metodico, comprensione del punto di vista degli altri e la diffusione della passione.
Siamo quelli che non credono all’efficacia delle punizioni e dei brutti voti per “far rigare dritto” figli e studenti.
Siamo quelli che quando leggono certe notizie prima di tutto si chiedono: “È vero? È proprio così?”
Siamo quelli che credono di far parte di una collettività solidale anche se a volte non sembra.
Siamo quelli che credono nella sostanziale amorevolezza umana e considerano i criminali persone che hanno perso la loro umanità: sono solo macchine che sono pure rotte.
Abbiamo capito che la cooperazione è indispensabile anche con chi non la pensa come te. E abbiamo capito che per cooperare serve sviluppare l’elasticità mentale e la comprensione. Nessun matrimonio regge se non si accetta la diversità di chi ami. Nessun grande progetto riesce se non vuoi unire anche chi la pensa diversamente.

E’ difficile capire che anche chi è in contrasto con te può essere prezioso. Ed è difficile cercare di valorizzare gli aspetti positivi anche di un tuo avversario.
Certo quando hai di fronte le armate di Hitler c’è poco da valorizzare…
Però anche quando affronti il male assolto (quello vero) devi saper riconoscere che non sono tutti malvagi alla stessa maniera. Durante il nazismo ci furono molti Schindler, grandi e piccoli. Molti nazisti e fascisti che aiutarono chi cercava di salvare ebrei, zingari, russi, serbi, omosessuali… La più grave malattia della cultura oggi dominante è l’incapacità di capire il peso delle sfumature.
Ho avuto la fortuna di avere un nonno, il padre di mio padre, che salvò parecchi ebrei e una volta arrestato dai fascisti venne rilasciato grazie a un complotto di fascisti umanitari che giurarono sulla sua innocenza.
E quando la Resistenza vinse, mio nonno prese su la mitraglietta e con altri quattro iniziò a girare fermando i plotoni di esecuzione che stavano fucilando gente che magari era fascista ma non si era mai macchiata di crimini…
Nessun grande progresso dell’umanità è possibile se non si riesce a coinvolgere anche alcuni avversari.

Esattamente quel che non sta succedendo oggi in Italia, con una classe politica uniformemente dedita all’insulto, sempre incapace di riconoscere quel che c’è di buono nello schieramento avverso. Gente che nei comizi non parla mai d’amore e di mansuetudine. Hanno scoperto che la maggioranza degli elettori premia i più rissosi e ci danno dentro, con risultati alterni… A volte vince un rissoso a volte vince un altro rissoso.
Le recenti sceneggiate per varare un governo hanno mostrato quanto la rissosità sia un pericolo primario per il nostro paese.

Il razzismo, le guerre, la follia del sistema sono prodotti dell’aggressività.
Un atteggiamento verso la vita che devasta famiglie e nazioni.
Da sempre sostengo che il mondo sta migliorando. Troppo lentamente, ma sta migliorando (vedi questa infografica animata - richiede Flash Player - qui il grandioso documentario di Gapminder, sottotitolabile in italiano “Niente panico, la fine della povertà”).
Ma certamente assistiamo a una recrudescenza della rabbia.
Si tratta di un passaggio storico drammatico: negli ultimi 10 anni siamo stati travolti da cambiamenti tecnologici enormi. Il modo di comunicare, avere relazioni, lavorare, comprare, viaggiare, fare e consumare cultura è cambiato radicalmente. E chi studia il cervello ci dice che è un’entità che adora la ripetizione, perché quando si trova in una situazione nota si rilassa e ci premia con meravigliose scariche di droghe naturali.
Se invece ci troviamo in una situazione nuova entriamo in agitazione perché la mente identifica tutto quello che non riconosce come un potenziale pericolo, e partono le adrenaline, le anfetamine che le nostre ghiandole sono capaci di produrre in gran quantità.
Quando miliardi di persone non riconoscono più gli elementi della quotidianità si scatenano reazioni ansiogene a catena.
La guerra è dentro la testa della gente e Trump diventa presidente promettendo di riportare gli Usa al glorioso passato.

Servirebbe che le persone che hanno superato lo stadio iroso della crescita umana si rendessero conto che sono meravigliose portatrici di futuro.
Nel nostro modo di pensare ci sono gli anticorpi a questa ondata di follia distruttiva. Ma ora sarebbe assolutamente necessario che ci incontrassimo, dobbiamo unire le nostre voci, collaborare.
Non so se sarà possibile promuovere veramente un salto di qualità nelle coscienze. Forse richiederà ancora tempo attraversare questo periodo di crisi. Ma sento forte il bisogno di tentare di arginare questa follia.
Noi, come gruppo di amici senza bandiere, stiamo provandoci in molti modi.
La nostra azione è incentrata sul racconto di esperienze positive e sulla realizzazione di iniziative che diffondano la passione.
E stiamo cercando di connettere chi sta lavorando nella stessa direzione.
A giorni partirà un nuovo portale che permetterà lo scambio automatico di contenuti tra blog etici, ecologici, solidali e artistici. Un servizio gratuito che potrebbe finalmente connettere molti produttori di cultura mansueta.
E cercando di diffondere passione stiamo realizzando un progetto all’interno dell’Altenanza Scuola Lavoro: 593 studenti di Gela e di Lovere, lago di Iseo stanno creando un loro blog individuale, sulle proprie passioni. Questi blog sono collegati da una rete di link reciproci (i contenuti di 180 blog sono già visibili su Fb e qui puoi vedere il portale del sistema, appena attivato, di scambio di contenuti tra i blog studenteschi).
I ragazzi di Lovere sono nel frattempo riusciti a sviluppare un’idea nata durante una gita didattica ad Alcatraz, dove abbiamo realizzato una tempesta creativa dalla quale è scaturita l’idea di costruire un’isola di bottiglie di plastica, con pannelli solari, pompe, filtri e piante, che ha lo scopo di depurare l’acqua del lago più inquinato d’Italia. Nel giro di 60 giorni sono riusciti a realizzare un progetto dettagliato, un calendario dei lavori e trovare sponsor per coprire il costo dell’isola: 10mila euro!
E hanno contemporaneamente scatenato il dibattito nei comuni lacustri, portando all’attenzione di tutti lo stato di degrado dell’acqua.
I giovani, quando si propone loro di appassionarsi a progetti concreti, che li mettono in gioco, sanno sviluppare energie straordinarie!
Piccoli progetti, certo, ma noi seguiamo la filosofia Shanghai, azioni piccole che danno risultati immediati e stupefacenti, come nel gioco delle bacchette cinesi cerchiamo di seguire la linea di minor opposizione. E puntiamo sul fatto che una palla di neve che rotola può diventare una slavina.

Da 20 anni ormai siamo impegnati nella diffusione della cultura della positività. Il pensiero positivo non funziona molto, ma funziona invece in modo potente il pensiero negativo, e i media sono impegnati a diffonderlo a piene mani, dando al contempo grande spazio alla cultura della rissa. A Cacao, il quotidiano delle buone notizie, si è recentemente aggiunto People For Planet nel quale raccogliamo notizie di esperienze positive evolute e proponiamo iniziative come le 3 leggi facili tentando di individuare proposte capaci di creare un grande consenso. E ci rendiamo conto della repulsione che questo modo di pensare e agire provoca nella maggioranza rancorosa. Abolire i vitalizi privilegiati è senz’altro giusto e si risparmierebbero 150 milioni di euro ma con la vendita delle medicine sfuse, cioè nella quantità ordinata dal medico, si risparmierebbero 500 milioni. E un’inchiesta di Gian Antonio Stella sul Corriere ci spiega che solo razionalizzando i servizi base degli ospedali (farmaci, mense, pulizie e lavanderia, cancelleria) si otterrebbero altri 700 milioni di euro di risparmio. E così pochi ne parlano...
Con Ecofuturo Festival (prossima edizione Padova 18-22 luglio) abbiamo raccolto un dossier che dimostra che l’efficienza energetica potrebbe portare al sistema Italia un risparmio di 200 miliardi di euro vedi “Ecotecnologie per un ecofuturo”. Lo abbiamo presentato in 3 incontri alla Camera e al Senato e al Parlamento di Bruxell.

La domanda è: riusciremo a fare rete?
Riusciremo a diffondere un po’ di passione per il ragionamento pacato e razionale?
Riusciremo a usare le maniere tenere per cambiare il mondo?
Improbabile.
Ma eventi improbabili accadono continuamente, ogni volta che le persone di cuore decidono di non abbassare la testa, di non tacere, di non restare isolati.

Forse qualcuno penserà che con tutta la violenza che c’è in giro serve qualche cosa di meno morbido di una carezza.
Ma c’è modo e modo. La mansuetudine è morbida ma non è incapace di agire con energia e forza.

Gesù, che in quanto a mansuetudine non era secondo a nessuno, ha mostrato che esser mansueti non vuol dire tirarsi indietro quando c’è da rovesciare i banchi dei mercanti nel Tempio.

Pd-M5S, idee per un programma condiviso alla tedesca!

di Jacopo Fo

Una cosa che pochi raccontano è che il M5S ha votato a favore delle leggi approvate dal Senato. Nel 39,5% dei casi. E parecchie sono state le leggi e gli emendamenti presentati dal M5S e poi approvati con i voti del Pd. Quindi una base da cui partire c’è e non è vero che il 5 Stelle ha detto sempre di no a tutto.

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Gli intellettuali di sinistra alla carica contro il Pd… Sono innocenti?


di Jacopo Fo

I maestri del pensiero assolvono sempre sé stessi. E quelli progressisti di più. Che si prendano le loro responsabilità è oggi impensabile: sono loro a riempire i dibattiti televisivi e gli editoriali dei giornali: qualche colpa ce l’avranno se l’Italia è a pezzi… Ma figuriamoci se riescono a fare autocritica. Loro sono al di sopra delle parti.

A volte si impegnano in duelli urlati ma poi si stringono la mano, e dopo le scaramucce si incontrano ai party, alle prime degli spettacoli, ai festival, e si scambiano premi, recensioni, prefazioni. Magari in una recensione stroncano l’avversario, ben sapendo che un po’ di polemica aumenta la visibilità di entrambi i contendenti.
E tutti insieme se la prendono con i politici, salvo poi affollare le sale d’aspetto dei ministeri alla ricerca di soldi, incarichi, spazi televisivi.
A volte possono trascendere e insultarsi gridando, ma sempre rispettando una certa etichetta. Si colpiscono con bastoni fasciati con la gomma piuma, attenti a non farsi mai veramente male, sempre lì a calcolare costi e ricavi di ogni scontro.

Si parla tanto degli sprechi di Stato, mai nessuno che denunci il fatto che i teatri pubblici hanno bilanci in perdita per milioni di euro e un costo per spettatore abominevole. Mica vorrai prendertela veramente con altri intellettuali?
Sono pronti a inveire contro gli stipendi di parlamentari e parrucchieri del Senato ma quando mai si mettono a discutere sull’ammontare delle fatture per le consulenze culturali?
E magari attaccano B. per le evasioni fiscali, i suoi rapporti con la mafia e con donne a pagamento, ma quanti hanno detto che B. aveva le mani in pasta in due canali a pagamento pornografici e una centrale di gioco d’azzardo on line? Sarebbe stato un colpo sotto la cintura, meglio occuparsi di questioni più “importanti”.

Se ci pensate è grottesco: gli elettori di destra sono insensibili alla voracità sessuale del capo e alla disinvoltura finanziaria… Ma magari si sarebbero scandalizzati, almeno i cattolici e i razzisti, scoprendo che il loro leader lucrava sulla ludopatia e sulle immagini di neri che con falli smisurati sodomizzano fanciulle dalla pelle chiarissima.

Questo fatto da solo fa comprendere molte cose. L’obiettivo di questi progressisti alla camomilla non era quello di battere B. ma quello di guadagnare visibilità e stima con le proprie critiche. Una critica la fai se ti fa sembrare estremamente intelligente e informato, non se è efficace contro il tuo avversario. E poi se quando B. era potente lo colpivi sotto la cintura magari si incazzava…

Per capire come funziona questa gente basta vedere il peso che i direttori dei giornali danno agli eventi.
Tre assassinati da un terrorista islamico in Francia hanno più spazio di 3mila morti per i bombardamenti in Siria.
Lo sterminio dei curdi, eroi contro l’Isis, vale quanto l’incendio, senza vittime, di un capannone in Piemonte.
E fiumi di parole scorrono sugli immigrati che annegano nel Mediterraneo, poche righe sui campi di concentramento libici, gironi infernali di violenze e morti che nessuno potrà mai contare.
Dicono che sono costretti a condurre così i giornali perché sennò nessuno li legge… Poi però parlano di etica dell’informazione.

Patetico.
E sono abili a scegliere la parte comoda di tutte le notizie. Comoda perché non richiede di sforzarsi il cervello ed è priva di rischi.
Parlano di aiutare i neri a casa loro ma poi non dicono che i paesi ricchi continuano a distruggere l’economia africana con l’invasione dei pescherecci, con le reti a strascico, e i prodotti agricoli venduti sotto prezzo.

Ma forse la cosa peggiore che smerciano questi intellettuali mosci è il loro ossessivo formalismo.
Non interessa che un’idea sia sensata, l’importante è che sia bella e facile.
Quando hai sentito un intellettuale dire che se la politica non inizia a investire denaro ed energie nella realizzazione di bilanci analitici delle spese dello Stato non avremo mai una razionalizzazione delle spese?
I bilanci fiscali dividono i costi per categorie (cultura, turismo, trasporti pubblici…) il bilancio analitico divide i costi per tipologie (riscaldamento, elettricità, cancelleria, auto di servizio).
Milena Gabanelli è stata per anni una spina nel fianco di questa gente perché lei lavorava proprio sull’analisi dei bilanci, andando a scovare i macrocosti che sfuggono nei bilanci fiscali. Ma questo è un ragionamento complicato… Che importa se è una questione fondamentale per il futuro dell’Italia. I telespettatori si annoiano se scendi nei dettagli. Meglio restare nei cieli altissimi…

Loro sono attenti solo per quanto concerne il loro look, magari si vestono da cani ma con un certo non so che, magari spettinati, ma con stile. Lo stile di vita è essenziale. Non distinguono una patata fritta con l’olio di semi industriale, ma poi pontificano sui grandi chef, sui vini d’annata, sempre pronti a osannare i piatti più stupefacenti, con 50 ingredienti, lavorati e rilavorati, che poi non digerisci. Non interessa il cibo come nutrimento del corpo, guardano lo share dello show. Vivono così, ossessionati dal look, dal glamour, dal trendy.

Perché per fare le bolle di sapone ci vuole molta classe non è facile riempirle col nulla.