cacao della domenica

Dio è nero (E Gesù è un profugo siriano)

Carissimi,
vi proponiamo in anteprima il testo guida della mostra: Dio è nero (E Gesù è un profugo siriano) di Jacopo Fo, dal 7 al 20 aprile a Roma, presso la galleria Monogramma
Arte Contemporanea
- via Margutta 102 – 00187 - Roma - www.monogramma.it - infomonogramma@gmail.com
Nelle foto un bozzetto originale delle opere in esposizione.
Buona lettura.

Dio è nero (E Gesù è un profugo siriano)
di Jacopo Fo

Questa mostra è un atto di opposizione a quanti erigono muri in nome di Dio.
A quanti non sentono l'imperativo morale di portare aiuto ai profughi e ai diseredati.
Viviamo una fase di revanscismo di sentimenti ignobili.
Sento il bisogno di ribellarmi all'ipocrisia di chi inneggia alla guerra e poi rifiuta di soccorrere i profughi.
Innanzi tutto mettiamo i puntini sulle "i".
Secondo i Vangeli, Gesù era un profugo immigrato in Egitto per sfuggire alla persecuzione.
E non era biondo. Era piuttosto scuro di pelle e di capelli. Anche perché ai tempi gli ebrei non erano ancora arrivati nell'Europa del nord, dove a causa del freddo si sono un po' sbiancati. Lo confermano autorevoli ricerche. Senza contare che una delle 12 tribù di Israele era nera, proprio nera, e lo è ancora! Quindi c'è il rischio che Gesù fosse non solo abbronzato ma proprio nero.
Quindi ne discende che la sua mamma, la Madonna, fosse piuttosto scura di pelle anche lei. Cosa di cui peraltro molti italiani sono convinti da tempo visto il proliferare delle Madonne Nere sul suolo italico.
Inoltre la rivoluzionaria ricerca di Luca Cavalli Sforza sul dna dei mitocondri delle cellule umane, ha dimostrato che discendiamo tutti da alcune donne africane nere di pelle. Quindi Eva era nera, e visto che Dio ci fece a sua immagina e somiglianza, è indiscutibile pure che Dio è nero!
Ed è pure dimostrato che le principali invenzioni dell'umanità primitiva, l'uso del fuoco, l'agricoltura, la ceramica, sono state realizzate da popolazioni nere dell'Africa prima delle migrazioni nel resto del mondo.
Questi sono i fatti, taciuti dalle scuole e dalla maggioranza dei testi divulgativi.
Ho deciso quindi di realizzare una serie di dipinti che facciano giustizia delle falsificazioni cromatiche razziste. Una mostra che parte da Roma e ha come obiettivo quello di girare l'Europa per arrivare infine in Africa.
Vorrei con questa azione pittorica innanzi tutto celebrare la bellezza dei popoli neri e secondariamente raccontare quel che viene taciuto. Ho una sola paura: che mi si accusi di blasfemia per aver dipinto un Dio nero. Temo che la stupidità dei bigotti razzisti sia superiore a qualsiasi logica consequenziale. Vediamo cosa succede.

PS
Questi lavori proseguono la ricerca sulle meravigliose sfumature della pelle nera che ho intrapreso per realizzare i pannelli di informazione sanitaria utilizzati durante il progetto teatrale in Mozambico "Il Teatro Fa Bene".


Ma che bello fare cose impossibili


 
È parecchio che mi chiedo perché i progressisti non funzionino molto bene.
È indubbio che la coscienza, ecologista, solidale e pacifica si sta diffondendo, e cresce pure il numero delle persone che si impegnano quotidianamente per migliorare un granello di mondo.
Ma con 500mila associazioni solidali e centinaia di milioni di volontari per la libertà e la giustizia dovremmo concludere un po’ di più.
Si va lenti e a singhiozzi e mo’ c’abbiamo Trump tra i maroni… Che non è un gran successo…
Son decenni che sbatto contro questo interrogativo: perché non riusciamo a fare di più, perché non siamo capaci di fare veramente argine all’orrore delle violenze, delle guerre e della fame.
Avevamo sognato Obama, le primavere arabe… Ora guardiamo le immagini del drone che sorvola Aleppo devastata dall’idiozia criminale umana.
E questo nonostante la nostra capacità di comunicazione grazie a internet sia mille volte più potente di 20 anni fa.
 
Sono arrivato a darmi una risposta, c’ho messo qualche decennio ma credo di essere giunto all’ombelico del problema: la nostra capacità di iniziativa è fiacca perché la cultura dei progressisti è ammalata di un morbo, di un paradigma mentale sbilenco che riguarda esattamente la nostra idea dell’azione stessa.
Mia madre parlava spesso di professionismo e dilettantismo. Una categoria mentale che ho impiegato un po’ a penetrare veramente.
Nel Movimento Progressista Mondiale è maggioritaria una visione dell’impegno sociale parolaia. È un’affermazione dura, sgradevole ma credo proprio che questo sia il centro del problema.
Molte persone arrivano a comprendere la misura dell’orrore che ancora domina questo pianeta. Ma raggiungere la coscienza dell’ingiustizia e del dolore che questo sistema infligge sembra loro già un grande risultato. Quando devono poi decidere cosa FARE concretamente pensano che sia sufficiente PARLARE di questa loro convinzione. Solo pochi si danno l’obiettivo di agire ottenendo dei risultati concreti.
Non hanno il sacro rispetto per quell’atteggiamento pragmatico che è il solo che su questo pianeta garantisce risultati, cioè non hanno un atteggiamento da professionista.
Si discute per ore sulle idee, sui principi, ci si innamora delle idee e dei principi, COME cambiare le cose diventa secondario.
La maggioranza dei progressisti non percepisce neppure la centralità delle questioni di metodo.
Trovo avvilente il pressapochismo che ne discende. La nostra comunicazione risulta debole (e Trump se la gode) proprio perché è il principio che conta, non i fatti.
Prendiamo un tema centrale per i progressisti: la violenza sulle donne. Ma com’è possibile che il 90% dei discorsi che ascolto partano da una balla autolesionista?
Continuo a sentir dire: “La violenza contro le donne ha raggiunto ormai livelli intollerabili!”.
La realtà è che la violenza sulle donne sta costantemente diminuendo proprio grazie a un grandioso cambiamento culturale. Dopo un secolo di lotte femministe la maggioranza della popolazione ha capito che ammazzare le donne, picchiarle, violentarle è disumano e finalmente il problema e un orrore nascosto per millenni è arrivato sulle prime pagine dei giornali.
Perché non si dice che il numero di donne ammazzate sta diminuendo lentamente da decenni? Questo è il fatto reale, comprovato da tutte le statistiche. Non è possibile in nessun modo affermare il contrario. Quel che finalmente sta aumentando esponenzialmente è la coscienza dell’intollerabilità della violenza sulle donne!!! Se questo non fosse successo dovremmo dire che tutto l’impegno di milioni di persone, per decenni non è servito a un cazzo! E questo sarebbe tragico. Ma come fai a pensare di cambiare il mondo e agire concretamente contro la violenza sulle donne se parti dicendo una cosa falsa e contemporaneamente sminuendo il frutto di un enorme impegno collettivo? Parti dandoti la zappa sui piedi, non hai riflettuto, non ti sei studiato il problema, parli per sentito dire. Certo, apparentemente fa più effetto dire “C’è un aumento spaventoso degli omicidi e delle violenze” ma è un modo di fare comunicazione che ha le gambe corte. Questo modo di approcciare il problema parte da un’affermazione che pullula di mancanza di interesse per la realtà, di PROFESSIONISMO.
E alla fine questo modo di procedere è la ragione prima della nostra relativamente bassa capacità di incidere sulla realtà.
Se vogliamo coinvolgere sempre più persone nell’impegno quotidiano contro la violenza di genere dobbiamo partire da premesse solide. E dobbiamo anche andare a fondo dei problemi (vedi: “Lo stupratore è frigido”).
Questo pressapochismo lo troviamo ovunque tra i progressisti, figlio dell’idea bislacca che se hai ragione il fato è con te e vincerai. Abbiamo visto che non è così.
 
Lo stesso pressapochismo lo troviamo su tutti i temi cruciali.
Nell’era di Internet si può ancora sentire gente che dice: “L’Italia possiede l’80% del patrimonio artistico mondiale”. Balle. E basterebbe pensarci un secondo per rendersi conto che è impossibile. Abbiamo grossomodo il 10% del patrimonio artistico mondiale, e già è un’enormità. L’80% è un numero ridicolo. E che credibilità puoi avere se parti da un’affermazione che chiunque si faccia dieci minuti di ricerca sul Web scopre subito che spari numeri a casaccio?
 
Ma questo che sto dicendo è solo la buccia del discorso, tanto per capirsi sul tema che vorrei discutere. Spesso mi trovo a partecipare a conversazioni con bravissimi e buonissimi attivisti progressisti con i quali si arriva presto a una totale incomprensione. Proprio perché è poco diffusa l’idea che in un progetto politico l’obiettivo sia altrettanto importante della strada per raggiungerlo.
Incontro un gruppo di amici che vuole presentare una lista d’opposizione alle elezioni comunali e mi raccontano cose bellissime sull’onestà, l’efficienza, il progresso. Ma una volta che hai vinto le elezioni come fai a raggiungere i tuoi obiettivi?
Su questo ci si limita a due parole e gran sventolamento di bandiere. Mi dispiace ma non ci sto. E pongo il problema di dotarsi innanzi tutto di un bilancio analitico del Comune. Solo che sono proprio pochi quelli che si pongono il problema del bilancio analitico. Lo scontro è tra gli onesti e i ladri. Vero. Ma lo scontro vero, strategico, è tra chi è capace di fare un buon bilancio analitico e chi non è capace.
Il bilancio analitico è ben altra cosa di un bilancio complessivo (che tutti i Comuni possiedono). Il bilancio complessivo non ti dice quanti sono i metri cubi riscaldati e quanto ti costa ogni metro cubo in un anno. E solo se lo sai puoi fare confronti e determinare (prima di vincere le elezioni) l’entità dello spreco, i soldi che puoi risparmiare e i servizi che puoi erogare con quei soldi risparmiati e quindi proporre un programma operativo vero. Il bilancio dei Comuni suddivide le spese per settori (scuola, edilizia, sanità, trasporti, sociale ecc) ma non ti dice quanto spendi globalmente nelle varie tipologie di “prodotti” (auto, carburanti, elettricità, acqua, dipendenti divisi per funzioni, ecc). E se non hai queste informazioni per tipologia di spesa non puoi confrontare le tue spese con quelle di altri Comuni nel mondo quindi non puoi capire dove spendi troppo, quindi non puoi realizzare un programma di ristrutturazione. Essere onesti non basta.
Il problema è che un bilancio analitico costa dei bei soldi. Per un Comune di medie dimensioni siamo oltre i 100mila euro. E non ci sono soldi. E non ci sono i soldi neanche per fare un po’ di formazione vera (professionale) a chi andrà a fare il sindaco o l’assessore. Anche la formazione costa. Grossi problemi. Affrontiamoli in modo pragmatico. Magari riesci a coinvolgere qualche manager e qualche commercialista e realizzare  almeno una ricognizione sul bilancio analitico. Quantomeno prima delle elezioni indichi la rotta. Ma il bilancio analitico DEVE far parte del tuo programma elettorale. DEVE essere al centro della tua campagna elettorale. Anche se è un concetto che nell’immediato è poco comprensibile e ti porta pochi voti. E devi dirlo che solo dei pazzi possono aver amministrato per decenni un comune senza MAI pensare che serve un bilancio analitico per capire cosa stanno facendo.
Sono anni che collaboro a progetti di razionalizzazione delle spese energetiche dei Comuni. Mai una volta che arrivi, chiedi quanto spendono per mq di riscaldamento e loro ti sanno rispondere.
Ma allora di cosa parliamo? Cosa vuol dire amministrare? Essere onesti? No, cari, qui servono idee nuove che ci portino fuori da una terribile crisi economica e culturale.
Tanto per farti rendere conto del livello di follia vigente, in un dibattito televisivo ho chiesto a Giachetti candidato sindaco a Roma per il PD se gli sembrava normale che Rutelli e Veltroni non abbiano dotato Roma di un cazzo di bilancio analitico. Lui mi ha risposto ridendo e dicendomi che ero un ignorante perché il Comune di Roma ha il suo bel bilancio e lo presenta  obbligatoriamente alla Corte dei Conti. E il giornalista che conduceva il dibattito e un altro illustre politologo ospite ridevano con lui guardandomi come se fossi cretino che pensavo che Roma non avesse un bilancio. Cioè non avevano neanche idea di cosa stessi parlando.
 
Ma il discorso sul bilancio analitico è solo un esempio. Discorsi analoghi potremmo farli su tutti i servizi erogati dal Comune, dalla cultura alla promozione dell’economia. Non ci sono analisi della situazione, non ci sono strumenti di misurazione della qualità dei servizi, non ci sono idee strategiche.
Non voglio fare per forza il primo della classe… È che trovo dilettantistico in modo superlativo il fatto che le amministrazioni non si dotino di strumenti per valutare la produttività dei progetti, l’efficacia dell’operato dei dipartimenti, la congruità della ricaduta dei finanziamenti europei. Tutte cose essenziali per il buon governo di un Comune o di una Regione… A livello nazionale poi non ne parliamo. Tutta questa roba non interessa ai governi quanto non interessa ai cittadini… E allora…
 
Ok. Basta con i piagnistei.
La buona notizia è che, oltre a decidere che non voglio più avere a che fare con la politica dei dilettanti, è che dopo 35 anni di sforzi siamo quantomeno arrivati a mettere insieme un’entità di nuovo tipo che risponde alla domanda di professionalità nel settore “Nuovi Mondi da Costruire”.
È una rete internazionale di professionisti. Una rete informale.
Lo sviluppo è stato molto lento, ogni anno le persone che entravano nel nostro “sistema” non erano più di 2 o 3.
Abbiamo condotto grandi campagne vittoriose: il parto dolce, la comicoterapia negli ospedali, la diffusone di idee innovative nel settore del benessere, i pannelli solari, il biodiesel, i riduttori del flusso dell’acqua dei rubinetti, l’illuminazione pubblica a led, il progetto Ecofuturo, il teatro di informazione sanitaria per i paesi in via di sviluppo e numerosi progetti di formazione e assistenza a nuove imprese basati sullo sviluppo delle potenzialità individuali e della passione… E quello che abbiamo sperimentato è che se metti al primo posto l’atteggiamento “da professionisti” i risultati arrivano.
Ed è anche più appassionante lavorare con una rete di persone che non perdono tempo a discutere dei massimi sistemi e si concentrano sulla realizzazione di un primo risultato.
Stiamo sperimentando che questa metodologia è potente. Dà grande soddisfazione lavorare con persone che se ti hanno promesso un lavoro entro il 14 marzo poi il 14 marzo o sono morte oppure ti consegnano il lavoro. Ma quel che sta venendo fuori che questo stile di lavoro è talmente potente che diventa l’equivalente di una linea politica. Una programma rivoluzionario basato non su “cosa sarebbe giusto fare” ma su “cosa è possibile fare oggi”. Una metodologia di lavoro che è una filosofia. Ad esempio, sono più di 15 anni che non facciamo una assemblea generale. Questo perché abbiamo scoperto che l’assemblea non va bene per lavorare insieme. In assemblea spuntano leader e contro leader, si creano fazioni e si alimentano le chiacchiere e la sete di protagonismo. E poi molti in assemblea non parlano. Quindi si tratta di uno strumento bello in teoria ma limitante in pratica. Noi seguiamo un altro metodo molto più democratico: quando hai un progetto ne parli con tutte le persone che sono utili per realizzarlo, personalmente. Il dialogo a due permette di sviscerare i problemi, di fare emergere le incertezze, di chiarire le intenzioni. Quando hai trovato le persone interessate e hai raggiunto un buon livello di condivisione, si inizia a lavorare e si discute solo delle questioni pratiche via via che si presentano.
Può sembrare un discorso assurdo a chi non voglia provare a rovesciare il punto di vista su “obiettivi politici” e “metodo di lavoro”. Che io sappia esiste una sola entità “politica” che ha da tempo sperimentato questa logica. Mi riferisco al movimento delle città in transizione. A questa organizzazione si aderisce solo sulla base di un’esperienza positiva realizzata, non sulla base della condivisione del credo dell’organizzazione. È un salto quantico. Il Transition Town non ha una linea politica o filosofica, ha un libro nel quale sono descritte nel dettaglio tutte le iniziative che hanno portato a un risultato positivo dal punto di vista della transizione dal sistema del petrolio a quello rinnovabile. Qualunque tipologia di azione va bene, la discriminante è unicamente cosa funziona e ci fa fare un passo in avanti. Ecco, noi applichiamo la stessa logica. Solo che oltre a essere professionisti dal punto di vista filosofico siamo un gruppo di persone che ha fatto di questo impegno anche il mestiere che ti dà da vivere. E questo ci ha fin’ora reso possibile un grande impegno in termini di ore di lavoro per ogni singola persona e quindi una notevole capacità di iniziativa.
 
Spero di aver posto con sufficiente chiarezza l’idea che se vogliamo ottenere grandi risultati tocca cambiare priorità.
Come ebbe a dire il Presidente Mao: “Sennò son cazzi amari!”

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1 milione di posti di lavoro. Li creiamo io e te

di Jacopo Fo

L'automazione produrrà disoccupazione a man bassa? Questo si chiedono in molti.
Credo di sì ma produrrà anche nuove professioni.
Per decenni miliardi di euro sono stati spesi in pubblicità. Il numero di addetti in questo settore (tv, giornali, ecc) era relativamente basso.
Già oggi grazie a Google e altri sono centuplicate le persone che traggono parte del loro bilancio economico da pubblicità su video e blog. Il numero di lavoratori dei media web è già maggiore di quelli occupati del resto dei media. Ma è esploso anche il numero di persone che guadagnano in proprio producendo contenuti e servizi alla comunicazione. Ma ancora il grosso degli incassi passa da poche mani, i colossi della comunicazione.
Osservo che potenzialmente i piccoli potrebbero offrire servizi e comunicazione molto più efficiente e incisiva (emozionale) dei grandi gruppi; ma dovrebbero connettersi. E questo, lo vediamo da decenni è difficile. Ho scritto alla nausea che se ci si collaborasse faremmo il botto e incasseremo più di Repubblica e il Corriere messi assieme. Comunque la potenzialità c'è. Prima o poi troveremo la strada.
E in effetti mi è pure venuta un'idea, stamattina sotto la doccia.
E se il problema fosse che fino ad oggi abbiamo tentato di connettere gruppi? Forse la soluzione è connettere singoli. Vedi FB ecc. forse funziona l'adesione individuale a una rete, quella di gruppo è più complessa...

Ok. Allora un sistema basic: copiato dalla pubblicità di Google. Ti registri, ricevi un codice, lo pubblichi in una casella del tuo blog e inizi a incassare per ogni click true (cioè ogni volta che uno sulla tua pagina clicca per entrare nello spazio dell'inserzionista). Una cosa semplice. E aggiungiamo però che l'annuncio sul tuo blog non è un testo ma un piccolo televisore che trasmette un palinsesto in diretta , e che se tu che pubblichi il televisorino hai un video lo puoi mandare in onda, hai a disposizione un tuo tempo tv corrispondente al numero di visitatori del tuo sito, esempio: ogni 1000 hai un minuto. Inoltre ottieni che una serie di spazi gestionali della rete ti linkano.
Quindi aumenti il traffico. Infine c'è un'agenzia centrale (o meglio una rete di agenzie) che vende pubblicità su questa tv, puntando sul fatto che essendo una rete particolare, perché SOLO TIPI PARTICOLARI FANNO LA FATICA DI COOPERARE; quindi la pubblicità su questa tv può essere venduta a un prezzo maggiore di quella classica Google. Cioè si possono vendere campagne con un alto valore aggiunto relativo al target e al valore emotivo della rete... non un gelido network commerciale.... ma una rete di creativi che collabora in varie forma alla gestione della compagna. La pubblicazione della tv sul tuo blog è solo l'opzione base. Chi vuole può aderire a livelli crescenti di collaborazione, assumendo particelle di lavoro di comunicazione, creazione contenuti, progettazione creativa, laboratori happening via teleconferenza ecc ecc e chi più ne ha più ne metta.
A questo punto se mi son spiegato e l'idea ti piace resta solo da decidere cosa fare. La prima mossa per me è sapere se ci sono 22 kamikaze disposti a fare la prima mossa. Cioè incontrarsi ad Alcatraz un fine settimana per parlarne. Se interessa la via maestra è maillare (neologismo prodotto qui per qui ora) elena@alcatraz.it specificare quale è il tuo blog o pagina FB (visto che possiamo monitorare e numerizzare (toh ne ho inventata un'altra di parola) anche accessi via FB.


Alla scoperta dell’Italia che non c’é

di Jacopo Fo

(Un progetto al quale forse ti interesserà partecipare, standotene a sedere comodamente sulla tua poltrona)
Negli ultimi mesi ho girato l’Italia per realizzare le interviste per il documentario sui miei genitori, per alcuni progetti culturali e per recitare.
Ho incontrato molte persone veramente notevoli. Gente che sta realizzando progetti ambiziosi e difficili. E che ci riesce.
Un nuovo tipo di lievitazione per la pizza, un nuovo sistema per tirar fuori biogas dagli scarti dell’olio d’oliva (assolutamente impossibile fino a ieri), una mensa per chi è in difficoltà, una compagnia teatrale, un film.
Persone straordinarie per la loro passione.
Persone delle quali raramente i media parlano.
E se le tv non parlano di te non esisti.
E anche grazie a questo buco nella comunicazione ho incontrato moltissime persone che ti dicono che l’Italia sta affondando, che non ci sono possibilità, che la gioventù non ha speranze…
Ho pensato che se riuscissimo a far conoscere di più l’Italia che ufficialmente non c’è faremmo qualche cosa di utile per curare questi casi di pessimismo disfattista, effetto collaterale della disinformazione.
E magari se si sapesse di più quel che la gente di buona volontà sta costruendo (ora) qualcuno potrebbe essere catturato dalla passione, che come si sa fa bene al pancreas e riduce l’alitosi.
Questi sono due buoni motivi sociali e solidali e anche culturali. Ma c’è una terza linea di spinta che mi induce a pensare di fare qualche cosa a proposito delle persone positive che ho incontrato e delle migliaia che non ho incontrato: qui siamo di fronte a un patrimonio spaventosamente ricco!!!
Lo facciamo rendere abbastanza?
Mi sembra che ci sia poca comunicazione tra chi sta percorrendo strade irregolari.
Intervistando Cochi e Renato, Dacia Maraini, Giovanna Marini, Ornella Vanoni, mi sono reso conto che il punto di forza della cultura progressista che ha preparato il ’68 è stata una grande disponibilità a incontrarsi.
A Milano come a Roma c’erano bar, ristoranti e cabaret dove i miei si vedevano per fare quattro chiacchiere con Jannacci, Gaber, Moravia, Pasolini, Fontana e tanti altri. Senza un obiettivo, solo per scambiarsi idee, conversare del mondo. A volte nascevano una canzone improvvisata o progetti fantasiosi. Ma l’obiettivo era il dialogo. Un’esperienza analoga l’ho vissuta col Male negli anni ’70 col vortice di disegnatori, scrittori, fotografi, attori che giravano intorno alla redazione e il lavoro collettivo della redazione: 20 pazzi incavolati intorno a un immenso tavolo.
Penso che sia iniziato un periodo di riflusso. Non è più il momento delle proteste in piazza. Tocca rimettersi a lavorare sui fondamentali della nostra cultura, fare formazione, diffondere il gusto per l’arte, ma soprattutto intensificare i rapporti tra chi è sulla strada alla ricerca di quello che ancora non esiste.
A questo soprattutto vorrei dedicare una buona parte delle iniziative di Alcatraz nel 2017… Ad esempio penso a una decina di giorni durante i quali invitare un po’ di persone strane, senza un obiettivo, una festa delle relazioni umane.
Interessa?
Innanzi tutto procediamo a un minimo di mappatura. Conosci gruppi o singoli che stanno realizzando esperienze interessanti?
Scrivi a elena@alcatraz.it
Quattro righe di descrizione, indirizzo e telefono. Poi se ne avrai voglia potrai partecipare alla progettazione di qualche evento. Ovviamente sono benvenute anche proposte.

Grazie


La bellezza è fondamentale, qualunque cosa tu fai è arte

 

Pubblichiamo oggi la seconda parte dell’intervento di Jacopo Fo al Convegno “Le Chiavi Mentali per accendere l’Autoimprenditorialità” organizzato da ScintillaeMattone a Trieste il 16/10/2015

Alla fine della prima parte di questo intervento ho parlato di passione, del fatto di godere nel fare ciò che stiamo facendo… Beh, credo che la disciplina venga da sé, se la disciplina è auto-imposta per passione.
Mi rendo conto di avere un grande privilegio: mi alzo la mattina e mi dico: “Cosa faccio oggi? Mah... non lo so, non lo so!” Cosa faccio stamattina? Cosa faccio nel pomeriggio? Non lo so.
Ho iniziato a scrivere un romanzo e poi ho scritto un manuale, poi un altro libro, poi un altro libro ancora, e poi a un certo punto mia madre ha iniziato a dirmi:  “Ma sei davvero un indisciplinato! Devi darti una regolata...” E io sono andato avanti così: quando ho iniziato a scrivere il decimo libro, solo allora sono riuscito a finire il primo. Al momento ho pubblicato quarantacinque libri, ma ne ho altri dieci in cantiere, che non ho ancora pubblicati semplicemente perché ne sto scrivendo troppi! Sì, a mia madre a un certo punto ho dovuto ammettere che ero un po’ fuori di testa… ma non si può dire che io non fossi costante; quindi indisciplinato ma costante! Cioè un altro uomo.

Secondo me dobbiamo capire che siamo tutti “umani”, siamo tutti un po’ “malati di mente”, e se pensate di essere persone ragionevoli fatevi un serio esame di coscienza: forse siete venuti qui pensando di essere persone intelligenti… però sono stronzate: che l’essere umano è l’essere più intelligente degli animali è una balla! L’essere umano è il meno rincoglionito degli animali e voi non siete persone intelligenti che, per esempio, non fanno mai confusione… ma non posso nemmeno pensare abbiate una laurea in psicologia.
Quante volte vi è successo di arrivare a casa e mettere le mani in tasca, cercate le chiavi di casa, non ci sono, mettete le mani in tasca. Non ci sono, mettete le mani in tasca, non ci sono, non ci sono, mettete le mani in tasca, ci sono! Fanculo! Dov’erano?  E guardate che questo può succedere anche a livello Fiat, cioè cercano le chiavi di casa, chiavi che hanno delle proporzioni galattiche e non le vedono… ma dove sono le chiavi di casa? Quando dicono che Marchionne è un grande imprenditore… ma và! Lui si è perso un finanziamento al 100% per i pannelli fotovoltaici con gli interessi passivi, sono venuti dalla Cina per fare gli impianti in Italia, Marchionne non ha fatto nemmeno un impianto fotovoltaico con un pannelllino. C’aveva km di ettari di stabilimenti, cazzone, non trovava le chiavi di casa. C’aveva i miliardi e non c’aveva i soldi per pagare gli operai, povera bestia… Montezemolo ha aperto la Ferrari con i pannelli fotovoltaici che quando Marchionne l’ha capito… com’è avere uno stabilimento tutto pieno di pannelli fotovoltaici gratis?!?

Ultima storia: come si fa ad avere la motivazione? Perché dovreste fare impresa?
E’ sufficiente che voi siate enormemente interessati ai soldi e a tutto quello che possano comprare i soldi? Sì!
Ci sono poi altre persone che sono riuscite ad avere successo travolti da una stragrande ansia di possesso: l’ansia di possesso, è una cosa semplice adesso ve la spiego…
Il fatto di essere il figlio di Dario Fo mi ha portato talvolta a incontrare gente molto lontana da me: in una strana occasione, una festa, ero assieme ad alcune persone che non conoscevo, e così, a un certo punto mi sono trovato in chiacchiere con uno che aveva fatto soldi a palate. Il tipo era arrivato lì con due top model e per una serie di casualità eravamo ancora lì alle due di notte, io e lui. Questo si vantava della sua vita, dei suoi successi, ecc. Aveva lavorato come un pazzo, schiacciato teste, “accoltellato” amici, si era drogato… e intanto beveva whisky, e mi raccontava questa storia… e beveva whisky… un terzo, un quarto, e ancora… A un certo punto ha abbassato un po’ la voce e dice “Ho sentito che hai scritto dei libri sul sesso…” Ora, siccome si ricorda solo che ho scritto sul sesso, ritiene che le persone possano raccontarmi proprio i lori cazzi privati… vabbè. Comunque mi guarda e dice: “Jacopo, ma sa che io quando mi trovo lì, con queste top model, io benedico l’eiaculazione precoce … è un sollievo…” Capite? Una vita distrutta! Ha fatto di tutto, si è sporcato le mani per arrivare dove voleva… e per cosa? Per non arrivare a “dover” fare sesso e non avere neppure soddisfazione, che è tutt’altra cosa.
Ecco, penso che sia fondamentale guardare la propria vita, guardare le vite degli altri, guardare cosa succede… Su questo mi interrogo sempre: penso alla mia famiglia in cui mi hanno fatto vedere come si può vivere altrimenti da sempre. La mia motivazione è sempre stata l’interesse per gli altri, l’interesse per la società: fin da piccolo sono stato abituato a guardare gli altri, in particolare quelli che vivono in condizioni terribili. E’ una cosa che non ho dovuto imparare, l’idea che vivo in un mondo che devo contribuire a migliorare è una cosa per me ovvia … Poi diciamo pure che io, in particolare, ho interiorizzato cose molto forti, nel senso che il rapimento di mia madre e quello che ha subìto mi ha dato una tale incazzatura che continuo a sublimarla in quello che faccio. Io non posso non fare quello che faccio perché c’ho una cosa dentro che devo sciogliere.
Ovviamente non vi auguro che vi succeda qualcosa di terribile! Quello che vi auguro – ed è questo il motivo per cui sono sceso nel personale – è di scoprire qualche cosa dentro di voi che vi dia fuoco, che vi renda impossibile il non impegnarvi nella vostra vita.
Forse non lo sapete, non ve l’ho detto: dobbiamo morire tutti! Pensate… trovarsi nel momento in cui capisci che stai per morire e scoprire che prima della tua vita hai avuto miliardi di anni in cui non esistevi, e poi ci saranno miliardi di anni in cui non esisterai, c’hai un piccolo tempo in cui sei vivo… e non hai fatto un cazzo! Questo secondo me è inferno. E un sacco di gente di questo inferno se ne accorge soltanto quando gli dicono: ”Sei in fin di vita”, o anche quando dei bastardi passano sulla tua vita col carro armato… Se tutto va bene, la maggior parte delle persone è abituata a non fermarsi un attimo, a non chiedersi “che cazzo sto facendo della mia vita?” Vi auguro di avere quel momento, non che vi capiti una disgrazia ma che vi fermiate a chiedervi che cazzo state facendo della vostra vita. Guardate che il vero piacere è in questo, tanto più se uno poi non ha un dramma.

Si è parlato poi del gruppo: ragazzi, il gruppo è una cosa strepitosa.
Quella dei neuroni a specchio è una scoperta italiana: quando vedo una persona che sorride o che è triste, nel mio cervello si muovono le stesse parti, gli stessi neuroni che si attivano e che io utilizzo quando rido, quando sono felice e quando corro. L’egoismo, il vedere solo sé stessi, è una malattia fisiologica. Lo stupratore è incapace di piacere sessuale, questo sarebbe un lungo discorso da fare. Molti non sanno neppure che il maschio non può essere completamente frigido, si chiama adenia, ci sono i test medici, ma non c’è scritto sui manuali di sessuologia.
Allora una persona che non gode del piacere degli altri, che non soffre del dolore degli altri, è un amputato emotivo. E’ una delle cose più dolorose e tragiche che possano succedere nella vita di una persona. Lavorare in un gruppo è l’allenamento dei neuroni a specchio.
All’inizio degli anni novanta Giacomo Rizzolatti e l’equipe da lui coordinata scoprono che dopo trentun minuti che un gruppo fa qualcosa insieme - cantare, ballare, protestare, anche pregare e andare in chiesa, eccetera eccetera – si verifica una sincronizzazione delle onde celebrali che scatena una sorta di piccola estasi. Questo è il lavoro di gruppo. Come si fa ad avere il lavoro di gruppo? Bisogna divertirsi. Brainstorming, non è come capire una partita a briscola, brainstorming non è un gruppo di persone che dice cose intelligenti, il brainstorming è un gruppo di persone che dicono cose stupide, quello dice una cosa stupida, quell’altro dice una cosa imbecille, quell’altro dice una cretinata pazzesca, però dopo un po’, il giorno dopo - perché a prima vista le idee geniali non si vedono - il giorno dopo viene fuori l’idea geniale. Il giorno dopo, perché ci devi dormire sopra, alla fase creativa, fantastica… Quindi: fase creativa-fantastica, dormire, rielaborazione, setaccio, sintesi.

Fallire: questo è un bel problema.
Allora: io vengo da una scuola di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria finale.
Mio padre mi ha detto pochissime cose, ma veramente pochissime, perché nella mia famiglia si diceva “guarda come si fa”. E a questo proposito un altro grande maestro nella mia vita è stato il mio vicino di casa, un contadino: arriva sul campo, si mette a potar l’olivo, io lo guardo. Dopo un’ora e mezzo che pota - si chiamava Ildebrando Gaggiotti, un supereroe – gli chiedo:” Ilde, mi dici come si fa a potare?” e lui mi risponde in umbro stretto: “N’vedi?!?”… ”Non vedi?!?”, che cazzo ti devo dire, guarda! ... E questa secondo me è una grande scuola di apprendimento!
Bene, parlavo del fallimento: accettare il fallimento è durissimo, ci si mette a piangere, si sta delle ore nel letto, si hanno crisi di panico e poi ci si rende conto che la situazione di merda nella quale si è finiti può girarsi da qualche altra parte, si trova un qualcosa che fa sì che quella situazione abbia la stessa importanza di un cotton fioc… Se poi hai un gruppo, ne parli con loro, con loro ti chiedi “come facciamo?” e magari ritorni a vedere.

Resta una domanda a cui io non ho risposta: ”Perché tanta gente rinuncia a vivere”. La grossa scommessa di questa grandiosa iniziativa è avere disoccupati disposti a fare qualche cosa. Perché io, Paolo Baiocchi e tanta gente ci proviamo da anni. Abbiamo fatto dei corsi per diventare naturopata complementare, una cosa bellissima, oppure per riuscire a imparare a fare le applicazioni per smartphone, che è una cosa che sanno fare in quattro sostanzialmente, gratuiti, compreso di soggiorno a Alcatraz per nove lunghi anni… cazzo! Abbiamo finito con otto allievi, abbiamo iniziato con quaranta e finito con otto; con i migliori insegnanti sul mercato, forse a qualcuno sarà successo qualcosa di grave, avrà avuto dei lutti, ma molti semplicemente hanno mollato. Allora qui c’è un problema per il quale io non ho risposta, se qualcuno di voi trova la risposta, bene, io spero che questa scuola sia un modo per trovare un metodo. Però ragazzi si cambia il mondo, si cambia il mondo perché noi abbiamo milioni di autostrade davanti e dobbiamo solo riuscire a percorrerle … O meglio, chi l’ha capito, l’ha capito, ma sennò è come essere niente, ed essere niente in questo caso è di una tristezza mostruosa

Faccio un esempio finale: “Voi avete i piedi così?” (jacopo mostra l’immagine del piede con tutte le dita uguali e l’indice più lungo), “ Oppure avete i piedi così?” (fa vedere il disegno del piede con le dita a scalare dall’alluce al mignolo). Io trentasei anni fa scopro che ho i piedi così (ripropone il disegno del piede con le dita a scalare), guardo le mie scarpe e dico: “Sono sbagliate”.
Le scarpe sono fatte così (si leva una scarpa e la mostra al pubblico). Allora vado da un’azienda di scarpe e dico: “Cazzo! Avete sbagliato a a fare le scarpe”, questi mi trattano malissimo, a malapena hanno guardato le mie scarpe e mi hanno dato del cretino… Ho occasione di andare in Danimarca e scopro un marchio di scarpe, la Jaco … Jacoform, mio fratello di sangue! (Il pubblico ride). Questa ditta produce scarpe pensate per la forma dei nostri piedi e sono ormai trentacinque anni che acquisto e indosso le scarpe della Jacoform. Di recente anche altre aziende si sono finalmente decise a produrre questo tipo di scarpe. Ma mi spiegate perché il genere umano accetta tutta una serie di malattie, di mal di testa, mal di schiena, calli, piedi deformati, cose orrende… ?!? Perché fa troppa scena la scarpa brutta!

Grazie a tutti! Ciao!”


Le Chiavi Mentali per accendere l’Autoimprenditorialità

Prima parte dell’intervento di Jacopo Fo al Convegno “Le Chiavi Mentali per accendere l’Autoimprenditorialità” organizzato da ScintillaeMattone a Trieste il 16/10/2015

Fare i soldi giocando
Credo che stiamo assistendo a una rivoluzione di proporzioni galattiche, di cui ahimè non parla nessuno. Parlo del fatto che alcuni degli uomini più ricchi del mondo hanno fatto soldi regalando:
Google, Facebook, Youtube ecc., nessuno paga per questi servizi.
E’ una rivoluzione che inizia nel dopoguerra.
Oggi c’è una sovrabbondanza di merci e non vince più chi produce merce standard al prezzo più basso ma chi inventa un prodotto che diverte la gente. Grandi aziende sono fallite perché non hanno azzeccato un colore o un taglio, un profumo, una suggestione.
Il consumismo è una grande rivoluzione che dà il potere ai consumatori e lo toglie alle aziende. Non interessa quanto sei grande e potente, interessa che idea hai e questo apre la possibilità al fornitore di un nuovo tipo? Come quando Benetton si è inventato l’intimo colorato e h aspazzato via la concorrenza che continuava a produrre i capi di biancheria solo in bianco e nero. Non importa quanto fossero grossi, quanto fossero cattivi, quanto fossero potenti, vennero spazzati via. Oggi noi abbiamo questa nuova realtà e abbiamo un nuovo tipo di essere umano che diventa multimiliardario con la sua forza…
Mi spiego meglio con un esempio.
Bill Gates ha regalato 25 miliardi di dollari, una cifra che vale quasi l’intera Fiat.  Ha deciso che visto che ha tutto voleva divertirsi e per farlo avrebbe debellato la malattia del sonno provocata dalla puntura della mosca tze-tze.
Ci son quei coglioni che si comprano 35 Ferrari e 25 yacht e poi non c’hanno culi abbastanza per andare in giro con tutti questi mezzi e lui invece ha pensato “Mi sta sui coglioni la mosca tze-tze. Fanculo”.
Gli strumenti della politica oggi sono ancora fermi alla paura del complotto, ci sono i cattivi… sicuramente esistono i complotti però dobbiamo parlare a lungo anche della stupidità: l’essere umano è troppo coglione per fare un complotto che funzioni, tra un complotto e l’altro alla fine non fanno mai un cazzo e stanno sempre lì a litigare.
Da un po’ di anni frequento grosse aziende e rimango basito. Perché si danneggiano così tanto? Le grandi aziende non funzionano e non funzionano neanche le piccole aziende ma poi qualcuno invece ce la fa. Perché capire tutto questo è interessante? Perché apre una possibilità straordinaria all’Italia. Certo, ci sono disoccupati che non hanno accesso agli strumenti della nostra società, ma oggi chi è alfabetizzato non ha un problema di disoccupazione, ha un problema di mancanza di idee
C’è la concreta possibilità di fare delle cose straordinarie. In questa società non si stanno producendo alcuni prodotti fondamentali, oppure li si sta producendo, ma lo fa uno talmente sfigato che non riesce a veicolarli per tanti motivi e cercherò di delinearne qualcuno.
Oggi, l’80% dei quindicenni ha in mano strumenti di comunicazione che sono un milione di volte più potenti di quelli che aveva Giulio Cesare e allora non posso sentire in televisione durane un’intervista che un giovane dice: “Noi siamo una generazione senza speranze..”
Cazzo ma è chi parla che è senza speranze… Mai sentito parlare della Siria?
Ed è la sinistra stessa a incalzare: “Si! Questa è una generazione senza speranze!”
Questi non sono discorsi di sinistra, sono discorsi di gente che non ama l’umanità, che non ha speranze di idee.
E qui c’è tutto un capitolo che potremmo aprire sul fatto che tutto continuano a dire: “Le cose vanno sempre peggio! Renzi è come Hitler!”
Un po’ di senso della misura, per favore! Come si fa a dire che oggi è peggio degli anni Settanta? Ho vissuto negli anni settanta, abbiamo avuto 500 morti fatti dai servizi segreti deviati, oggi l’Italia fa schifo, d’accordo ma non siamo a quei livelli, qualcosa va meglio.
Dire che è peggiorato quello che  è migliorato vuol dire insultare  tutti quelli che si sono fatti ammazzare, tutti quelli che si sono fatti la galera, tutti quelli che hanno dato la vita per il cambiamento.
Se non è cambiato niente allora è stato tutto inutile e c’è un sacco di gente che dice che è stato tutto inutile….
Nel 1960 c’erano due miliardi e mezzo di persone al mondo e 40 milioni morivano di fame. Oggi siamo 6 miliardi, quasi 7, e ne muoiono di fame 10 milioni, sarà un miglioramento o no?
Per chi ha ancora dei dubbio ho scritto un libro: “Non è vero che tutto va peggio” e molto più efficace del mio libro c’è un film che si chiama “Don’t panic”.  Andatelo a vedere, cambiate visione perché migliorerete sicuramente la giornata forse anche qualcosa di più e quando sentirete qualcuno che dice che negli anni Sessanta e Settanta andava meglio lo sputtanate.
E’ una lotta contro il pessimismo, i giornali ci si nutrono. Da quindici anni con Simone Canova facciamo Cacao – Il quotidiano delle buone notizie. E’ un servizio di tipo sanitario perché è chiaro che alzarsi e sentire che tutto va peggio fa male alla salute.

Quali sono le chiavi del successo? La prima è la passione.  
Quando volete fare qualcosa con i vostri figli vi suggerisco di fare qualcosa di manuale. Se ho fatto un errore con le mie figlie è stato quello di parlare troppo invece avrei dovuto fare più cose con le mani, perché così si insegna la passione.
La passione è qualcosa di straordinario. Se manca la passione sono cavoli amari.
Ho sentito molto parlare di disciplina. E’ vero in certe discipline serve disciplina, però questa parola disciplina a mi sta un po’…
Quando sento parlare di disciplina… anche perché mio padre diceva: “Fai quel cazzo che vuoi, campi di più!”.
Mio padre non è mai riuscito a farmi fare qualcosa che non avessi voglia di fare.
Sinceramente non credo che una persona possa eccellere da qualche parte se non gode in maniera pazzesca a fare quello che fa. Se non vi capita così cambiate perché state sbagliando!
Nessuna disciplina senza la passione e, oserei dire, il gusto estatico di fare quello che si sta facendo vi porterà da qualche parte. Questo non significa che non c’è la fatica, non vuol dire che non c’è lo sforzo ma siete voi che decidete fortemente di fare quella cosa.
Io vi auguro di fare un mestiere che se non vi pagassero sareste disposti a pagare per farlo. A me se dicessero: “Se vuoi disegnare tutti i giorni devi pagare” io direi:” Pago”. Perché per me è bello!
(continua...)

Fine prima parte

SECONDA PARTE