cacao della domenica

Alcatraz: fare arte e cultura nel 2016

(tutto quello che stiamo facendo minuto per minuto…)

Finalmente, dopo anni che se ne discuteva, stiamo vedendo un gran fermento cooperativo. In Italia esistono migliaia di realtà culturali che finora erano per lo più chine a lavorare per dare forma ai loro progetti. Quello che vedo dall’osservatorio di Alcatraz è che ora molti stanno iniziando a dedicare energie al lavoro di connettersi perché sempre più si verifica che solo cooperando si riesce a dare concretezza ai sogni più smodati.

Sicuramente la rete spinge in questa direzione rendendo agili i contatti. Ma iniziamo anche a sperimentare l’Internet del futuro… Ad esempio YouTube sta diventando uno spazio importante, con decine di milioni di utenti italiani e nessuna censura. Oggi non puoi più dire: “Ho grandi idee ma le tv non mi danno spazio”. Se hai idee e professionalità puoi realizzare grandi risultati… Basti pensare che un ragazzino, con video fatti in casa, con lui che gioca ai videogames, ha incassato oltre un milione di euro nel 2014…
Ma se non sei un mandrake smanettone e vuoi incassare le royalties sui video pubblicati ti conviene unirti con altri, per affrontare il carico di lavoro necessario per farsi riconoscere da You Tube, il che non è automatico (e quindi avere diritto ad incassare quote della pubblicità). È quello che stiamo cercando di fare con Alcatraz Channel, concepito come contenitore che unisca diversi produttori di contenuti (hai video da proporci?).
Abbiamo già pubblicato una cinquantina di clip e ora abbiamo l’obiettivo di aumentare il numero degli iscritti al canale (e sarebbe cosa buona se tu volessi iscriverti, è gratis).

Nei prossimi mesi continueremo anche a produrre video in collaborazione con altri gruppi, come è successo con Il Mammut, realizzato con Bandabardò.
Stesso discorso per la visibilità sul Web, anche in questo settore abbiamo creato un sistema di scambio banner (Stradaalternativa.it) gratuito che è già utilizzato da più di 500 siti.
Un altro risultato lo abbiamo ottenuto con il gruppo di lavoro sui Seminole che ha finalmente visto il frutto di tre anni di lavoro. La nostra ricerca è servita da base per la stesura del romanzo di Dario “Storia proibita dell’America”, che ha in copertina i nomi dei partecipanti al gruppo di ricerca. La prima tiratura di questo libro è andato esaurito in un mese… A breve uscirà poi, edito da Guanda, l’e-book con tutta la documentazione raccolta. E a Bologna a fine ottobre ha debuttato lo spettacolo di Dario sullo stesso tema (a giugno andrà in scena a Roma).
Contemporaneamente stiamo portando a termine una seconda ricerca, sulle vittoriose rivolte degli schiavi neri in Brasile.
Nei prossimi mesi prenderà corpo un nuovo gruppo di lavoro sulla storia della resistenza al colonialismo e allo schiavismo in Mozambico che è connessa con l’esperienza di teatro di informazione sanitaria realizzata quest’estate con 7 attori mozambicani che hanno lavorato con noi ad Alcatraz, per 25 giorni (guarda il video). Se ti interessa collaborare con questo progetto di ricerca scrivi a simone@alcatraz.it, riceverai informazioni sugli sviluppi dell’impresa.
Un altro progetto in avanzato stato di realizzazione è quello del Bosco Fantastico di Eleonora Albanese, uno mondo a sé dove alberi, prati e altri fenomeni naturali si mischiano con il gioco dell’arte… Sta venendo fuori qualche cosa di veramente stupefacente… L’idea è quella di un Museo Parco. È possibile partecipare con opere proprie oppure seguire i laboratori di arte zen che si svolgono periodicamente.
Un altro progetto che ci sta molto a cuore è quello nato dalla collaborazione con il Gruppo Toponomastica Femminile con il quale stiamo studiando la possibilità di realizzare ad Alcatraz un Viale delle Giuste. A marzo inizierà, con la partecipazione di alcune scuole, una consultazione per decidere a quali donne intitolare una statua in questo percorso della memoria.
E in collegamento con questa iniziativa stiamo anche progettando la realizzazione di uno spettacolo teatrale, titolo provvisorio “Storie di donne straordinarie” sul quale lavoreremo durante il corso di teatro ad Alcatraz, dall’1 al 9 maggio. L’idea è di mettere in scena uno spettacolo che verrà poi portato in giro da diversi gruppi di attori più o meno numerosi e professionali a seconda delle situazioni…
Infine, ma non per importanza, quest’estate il Festival Ecofuturo si sdoppierà con un’edizione magnum a Rimini, a fine luglio, in una struttura eccellente: Ecoarea, con conferenze, spettacoli e esposizione di tecnologie. Ad Alcatraz si terrà invece all’inizio di settembre un’edizione più mirata al Web e alla produzione di materiali video di informazione.
Vogliamo sviluppare in questo modo la visibilità delle aziende ecotecno. Abbiamo anche iniziato a raccontare storie di imprenditori innovativi, iniziando con Fabio Brescacin fondatore di Ecor-Naturasì.
Un’altra iniziativa alla quale teniamo molto è Arte Irregolare, gestita dal Nuovo Comitato un Nobel per i disabili, una galleria d’arte on line e molte altre iniziative parallele nel mondo reale per promuovere artisti più o meno diversamente normali.
Ovviamente continuiamo con le iniziative storiche di Alcatraz: il festival della musica, Estasi Musicando, di Imad Zebala, le vacanze per genitori e figli, il festival dell'immaginazione, i corsi di Yoga demenziale.
Per adesso sono queste le nostre proposte… Hai voglia di partecipare? Lo spazio c’è, la prospettive di realizzare qualche cosa e non fare solo chiacchiere pure…
Attivizzati!

Un nuovo punto di vista per il Movimento Progressista: passiamo all’azione diretta

di Jacopo Fo

Lo scandalo di Affittopoli a Roma mostra che questa città è stata amministrata pessimamente dando agio alla corruzione e allo spreco di ingrassare, e Roma non è la sola in questo stato pietoso.
Ma Affittopoli mostra anche il grande limite di quell’insieme di persone che si impegnano per costruire un’Italia migliore e che io chiamo Movimento Progressista, (senza stare a fare tante distinzioni tra questa e quella bandiera).
I fatti ci dicono che il Movimento è sempre restato al carro della magistratura, manifestando sempre dopo che rari servitori dello Stato onesti erano riusciti a far scoppiare lo scandalo. Il Movimento Progressista italiano solo in poche occasioni ha saputo scoprire il mal governo e far scoppiare scandali.
Eppure le cose si sapevano. Quella che è mancata è stata la capacità di condurre inchieste, raccogliere prove e poi presentarsi di fronte ai giudici con accuse inoppugnabili.
Secondo me questo è un compito essenziale del far politica.
Lo stesso avviene su molte altre questioni oltre la corruzione, ad esempio l’inquinamento. Legaambiente è riuscita a fare scandalo dandosi strumenti formidabili come l’iniziativa dei lenzuoli bianchi ai balconi per monitorare lo smog. Ma queste iniziative non hanno mai provocato terremoti perché non sono mai state costruite in modo da ottenere l’intervento della magistratura.
Se oggi, ad esempio, nelle grandi metropoli, il Movimento si dotasse di pulmini per la misurazione dell’inquinamento che prelevassero l’aria non a tre metri d’altezza ma ad altezza passeggino e si realizzassero i prelievi sulle circonvallazioni, invece che sulle strade minori, il tasso di inquinamento dell’aria risulterebbe superiore ai limiti di legge quasi tutti i giorni dell’anno. E si potrebbero denunciare i sindaci per omissione di atti di ufficio, visto che sono loro i responsabili locali della salute dei cittadini.
Una simile iniziativa creerebbe ricadute enormi perché costringerebbe sindaci e prefetti a intervenire con azioni efficaci oppure a bloccare in modo permanente il traffico urbano, le emissioni industriali e quelle dei riscaldamenti domestici…

Uguale carenza di azione diretta il Movimento l’ha dimostrata nel settore della solidarietà sociale. Da questo punto di vista solo la componente cattolica ha messo in campo capacità di grande iniziativa ed efficacia. La sinistra laica ha agito invece in modo disordinato e locale, senza capacità di regìa. In altri paesi i progressisti sono stati capaci di ben altra efficacia, basti pensare al movimento greco che ha saputo costruire una potente rete di assistenza sanitaria, alimentare e psicologica ai cittadini gravemente colpiti dalla crisi. Una rete di solidarietà potente, che ha fatto la differenza e ha portato Siryza a vincere le ultime due elezioni.

Nella filosofia del Movimento manca la coscienza della centralità e della necessità di adottare la filosofia che oggi sta cambiando il mondo, dimostrando nei modi più svariati che per cambiare la situazione è necessario innanzi tutto cambiare il modo di pensare.
I media non ne parlano ma c’è un nuovo spettro che si aggira per il pianeta e che sta terrorizzando i conservatori: uno spettro senza nome… Una nuova prassi politica, sociale e umana che potremmo definire come la pratica dell’azione che cerca il risultato immediato e usa lo strumento della spinta gentile (link articolo Spinta gentile)

Molti si affannano in attività “di propaganda” senza rendersi conto che solo se si riesce a immaginare e mettere in pratica percorsi concreti, minutamente organizzati, funzionanti e capaci di offrire risultati tangibili e immediati si può pensare di cambiare il modo di pensare delle “larghe masse”.
Gli esempi sono innumerevoli, dalla Banca dei Poveri di Yunus, alle mutue autogestite dei contadini indiani, al mega gruppo d’acquisto globale dei lavoratori Volkswagen che permette risparmi enormi.

Ancora vedo troppi compagni e amici che si dannano a organizzare eventi ai quali parteciperà chi è già convinto e che non avranno nessun peso reale sulla realtà.
Questo modo di fare che illude di essere attivi mentre si resta ininfluenti va riconosciuto come inutile e abbandonato.
Se vogliamo il cambiamento dobbiamo innanzi tutto cambiare radicalmente il nostro modo di concepire l’azione sociale e culturale.
Abbiamo bisogno di rifondare il Movimento Progressista su basi completamente diverse. Gli italiani hanno bisogno di una massiccia dose di strategia del fare.

Emorroidi solidali: una malattia infamante discriminata

di Jacopo Fo

Tra le demenzialità della cultura occidentale c’è la discriminazione per chi soffre di emorroidi. Si stima che circa 3 milioni di italiani soffrano di emorroidi, ma il disturbo colpisce episodicamente la metà dei nostri connazionali.
Quindi parliamo di un malanno molto diffuso.
Io ho iniziato a soffrirne nove anni fa in modo abbastanza grave, tipo con crisi di una settimana intera che passavo a letto a piangere. Ho quindi scritto l’articolo Emorroidi Solidali, chiedendo consigli. Il mio medico mi consigliava di operarmi ma io avevo paura per via che la percentuale degli insuccessi non è indifferente (sottolineo però che l’operazione ha risolto il problema in modo definitivo a moltissime persone ma io sono un fifone… E comunque affiancare alla terapia convenzionale anche altri accorgimenti è comunque utile)...
Ho ricevuto un numero incredibile di consigli, alcuni molto utili, e soprattutto mi sono fatto un’idea più esaustiva del problema. E ho continuato a raccontare l’evoluzione del mio malanno in cinque articoli che hanno superato i 600mila lettori, a riprova del fatto che si tratta di un problema molto sentito e diffuso.
In questo articolo riassumo i metodi che ho seguito, ma prima vorrei parlare dell’aspetto sociale di questa malattia e della strana esperienza “pubblica” che ho vissuto.

Emorroidi, ciambelle gonfiabili e vergogna
Il problema delle emorroidi, diciamolo, è che assurdamente nell’immaginario collettivo il disturbo resta legato a riprovevoli pratiche sessuali contronatura. E anche in un periodo storico che vede la riscossa gay e l’avanzata della libertà sessuale questo preconcetto resta. Oggi socialmente essere gay non comporta grandi censure, ci sono gay dichiarati che parlano in tv… Lo stesso non vale per gli emorroidici. E lo dimostra quel che è successo a me. Incredibile ma vero!
Forse il rimedio più efficace che ho sperimentato per ridurre la sofferenza emorroidale è quello di eliminare la sofferenza nello star seduti, che ti avvelena le giornate. Ho comprato quindi una ciambella di gomma, gonfiabile (15/25 euro a seconda dell’esosità del commerciante). La tengo non completamente gonfia perché il risultato migliore si ottiene riducendo il peso dell’appoggio dell’area anale senza però che l’ano sia “sospeso” perché sennò si rischia l’effetto contrario in quanto se l’area non è appoggiata la forza di gravità tende a “spingere fuori” quindi NO BUONO. Ma se il contatto con la sedia c’è senza che ci sia troppa pressione si  ottiene il meglio e sedersi non  è più una tortura (per inciso questo fa benissimo anche per problemi di cistite! In quanto la pressione nell’area pubica aumenta la congestione della vescica e la cattiva circolazione del sangue… Vedi “Le mie cistiti”). La ciambella è pure utilissima per chi soffre di mal di schiena, perché ti porta a compiere continuamente micro movimenti della spina dorsale, grazie all’elasticità della superficie sulla quale si sta seduti. Ci sono sedie “elastiche” che ottengono lo  stesso risultato, ma costano parecchio e non te le puoi portare in giro…
Entusiasta per la ciambella gonfiabile ho iniziato a usarla dovunque, in auto, in treno, alle riunioni di lavoro e al ristorante. Queste ciambelle sono di un meraviglioso arancione vivace e ci ho messo poco a rendermi conto che la gente mi guardava strano. Quindi mi sono procurato una bella fodera nera, munita di due strisce di cotone che fungono da manico, tipo borsa, così dà meno nell’occhio (“Che strano quel tipo che si siede sulla sua borsa!”).
Ma essendo molto entusiasta dei benefici ottenuti e a causa del mio istinto socializzante ho deciso di condividere con più persone possibile questa scoperta e quindi mi sono presentato in una nota trasmissione televisiva, chiedendo agli autori di poter mostrare la mia meravigliosa ciambella arancione al grande pubblico. Gli autori mi hanno autorizzato con grandi sorrisi e io al momento opportuno mi sono alzato mostrando il meraviglioso oggetto e spiegando che era eccellente per chi soffre di emorroidi, cistite e mal di schiena.
Nei 12 mesi precedenti a questa esposizione del miracolo della ciambella arancione avevo partecipato ad almeno 5 trasmissioni al mese, più di 60 in un anno. Nei 12 mesi successivi nessuna tv mi ha più invitato.
Ne discende che evidentemente essere opinion maker è incompatibile con il fatto di fare pubblica dichiarazione di essere emorroidico. Ho anche verificato che la pena per questa colpa è giusto di un anno, visto che trascorso questo tempo ho ricominciato a ricevere inviti in tv. Per fortuna i mass media hanno l’amnesia veloce.
Grazie a questa esperienza mi sono anche convinto che questa censura sociale sia alla base di molte questioni psicologiche legate alle emorroidi e alla difficoltà di curarsi. Non a caso non si vede molta gente girare con delle belle ciambelle gonfiabili. E mi pare incredibile visto che è veramente tremendo stare seduti in treno o in ufficio con quel fastidio che non può che peggiorare a causa della pressione sedia/deretano…
E mi chiedo se un passo verso il miglioramento del malanno non sia anche quello di iniziare a fregarsene della stupidità sociale. Per me è stata una liberazione psicologica con ricadute positive in campo emorroidale, quando ho deciso di presentarmi a una importantissima trattativa di lavoro con la mia ciambella arancione, senza neanche la fodera. È vero che ho rischiato di non concludere il contratto perché avere le emorroidi è vergognoso; ma è anche vero che se mostri di non piegarti alle assurde consuetudini comportamentali mostri grande determinazione e coraggio e questo può essere un punto a tua favore. E nel mio caso alla fine ho concluso molto positivamente… Quindi, emorridici, prendete il coraggio a due mani e ciambellatevi! (Organizziamo un Emorroidi Pride?)

Come vanno le mie emorroidi
La diagnosi di uno specialista rinomato e amico è che ho delle emorroidi di 3° grado con fistola anale. Assolutamente da operare. Alcuni mi hanno criticato perché secondo loro propongo soluzioni palliative mentre l’unica è l’operazione. Io sinceramente non propongo niente. Ognuno faccia quel che crede. Ho solo scritto che io ho paura, visto che sono un fifone e che temo il rischio, che è basso ma esiste, dell’insuccesso dell’intervento...
Chiarito questo ecco il bilancio di nove anni di esperimenti.
Innanzi tutto ho ancora problemi. Più che altro fastidi ma persistono. Non ho più crisi di dolore acuto da almeno sette anni, non ho più sanguinamenti quotidiani, ma non sono guarito, ho ridotto però di molto il problema anche se ogni tanto perdo una goccia di sangue e ogni due o tre mesi il fastidio si acuisce, senza diventare però dolore.
Quali sono le terapie che sono state più efficienti?
Nella fase acuta sicuramente mi hanno aiutato alcune creme, in particolare quella di Aboca, Fitoroid.
Utilissimo è stato consumare un cucchiaino di Psilium, ma ATTENZIONE va prima tenuto a bagno in acqua per almeno tre ore sennò più creare gravi inconvenienti perché si può attaccare alle pareti dell’apparato digerente. E consiglio vivamente di interpellare prima il proprio medico per essere sicuri che non ci siano controindicazioni. La positività di questa mucillagine è che rende morbide e scivolose, quindi non irritanti, le feci.
Poi c’è la già citata ciambella.
Movimento e dieta equilibrata ricca di verdure sono altrettanto essenziali ma sulla dieta ora mi sono ammorbidito, amo il peperoncino e ho scoperto che (su di me!) non ha effetti negativi (ma neanche positivi come alcuni sostengono), idem per un caffè al giorno e la frutta secca.
Fa bene anche respirare in modo naturale, col naso, lasciando che il movimento dei polmoni si espanda verso l’alto e verso il ventre, cioè espandendo la cassa toracica e spingendo in basso gli organi interni del ventre, lasciando poi che l’aria esca senza spingerla fuori, come si fa col sospiro di sollievo.
Utile anche muovere molto lentamente i muscoli della nuca, del collo, della mandibola e dell’area bocca/naso. Molto lentamente…
Ho anche notato che rilassarsi e non incazzarsi è utile, così come lasciar correre le ansie inutili.
Se vuoi saperne di più eccoti i link a tutto quello che ho scritto, dove spiego nel dettaglio anche la respirazione e i movimenti al rallentatore. Ovviamente, lo ripeto, il far da sé senza consultare un medico e fare indagini che escludano altri più gravi malanni è un pessimo errore.

Ecco i link:
Emorroidi solidali

Il segreto delle emorroidi scomparse. Un sunto dei rimedi che mi hanno dato beneficio


Emorroidi solidali (ultimo atto)


Emorroidi solidali: guarire giocando con i videogames!

“Jacopo lascia andare la rabbia”. Ma come faccio? (Gastrite, cistite, emorroidi solidali)

Una modesta proposta per rifondare il Movimento Progressista

Di Jacopo Fo

Secondo i miei calcoli circa 800mila persone si troveranno a guardare il titolo di questo articolo senza leggerlo.
Circa 10mila persone inizieranno a leggerlo. 3mila  andranno oltre le prime 4 righe.
200 persone arriveranno a leggere fino in fondo. 100 persone lo leggeranno solo per la soddisfazione di pensare che sono stupido; 200 saranno d’accordo.
Delle 200 persone che saranno d’accordo 150 non faranno nulla per sostenere e diffondere questa proposta. 30 faranno qualche cosa di ininfluente tipo mettere un “mi piace”. 20 persone decideranno di fare qualche cosa per sostenere in modo efficiente questa proposta. Se sei una di queste 20 persone hai una grossa responsabilità. Potresti cambiare il corso delle cose. 20 persone sono più che sufficienti.

So di non essere una persona simpatica. Da fastidio a molti sentirsi dire certe cose. Per questo negli ultimi mesi ho girato intorno a questo articolo senza avere il coraggio di scriverlo fino in fondo. Speravo che qualcun altro dicesse quel che volevo dire. Ma visto che non lo fa nessuno...

Dal 2007, quando mia madre era al Senato abbiamo iniziato a lavorare su una proposta politica nuova e molto semplice: una strategia per il Movimento basata su due azioni.
Abbiamo portato questa proposta a Di Pietro che sul suo blog si è dichiarato entusiasta, il suo articolo è stato pubblicato sulle pagine del Fatto Quotidiano on Line. Poi non ha fatto niente (vedi sotto lettera a Di Pietro e sua risposta).
Abbiamo provato con Vendola. Anche lui si è dichiarato entusiasta sul suo blog, anche la sua risposta è stata pubblicata sulle pagine del Fatto Quotidiano on line. Poi non ha fatto niente (vedi sotto lettera a Vendola e sua risposta).

I due punti del programma:
1) Dare vita a un’azione di Obbedienza Civile. In Italia ci sono tante buone leggi che lo Stato non ha la forza di far rispettare. C’è una legge che vieta alle banche di praticare tassi di usura, altre leggi stabiliscono standard di qualità per i prodotti (ad esempio per i caschi dei motociclisti), leggi che vietano il lavoro nero, leggi che puniscono chi gestisce vendite televisive truffaldine… Tutte leggi che non vengono rispettate. Si potrebbe mettere insieme un gruppo di avvocati, di tecnici e di militanti armati di telecamere per far rispettare la legge. L’associazione Altroconsumo ha documentato centinaia di casi di non rispetto dei regolamenti sulla qualità dei prodotti, basterebbe partire da lì per dare un duro colpo alla disonestà nazionale. Di Pietro, con la sua esperienza giudiziaria convenne che un’azione simile sarebbe possibile e fruttuosa: una grande campagna per appoggiare lo Stato nella repressione dell’illegalità basata su azioni che la magistratura e le forze dell’ordine non hanno la capacità o la volontà di realizzare.
Il problema è che un’azione simile richiede grandi mezzi. Ai tempi della mia proposta Idv aveva milioni di euro provenienti dal finanziamento pubblico dei partiti. Oggi li ha Sel e preferisce tenerseli e li ha il M5S, e (in modo meritorio) preferisce restituirli allo Stato.

2) A parole il governo Renzi vuole la rivoluzione verde. Nei fatti si muove su questo terreno a passo di lumaca.
Ci sono molte tecnologie ecologiche che oggi non arrivano sul mercato o ci arrivano debolmente perché ci sono i mezzi per produrre su larga scala e pubblicizzare i  prodotti. Si potrebbe organizzare (con i soldi del finanziamento pubblico dei partiti) un sistema di sostegno alle aziende, certificando i prodotti, aiutandole ad ottenere i finanziamenti europei, informando i cittadini. Questo gruppo potrebbe anche aiutare i Comuni che vogliono tagliare lo spreco energetico informandoli sulle esperienze di successo e fornendo supporto tecnico per la scelta delle tecnologie e le procedure d’appalto. Grazie al Festival Ecofuturo abbiamo realizzato un Libro bianco sulle ecotecnologie dimostrando che l’inefficienza energetica costa all’italia 200 miliardi di euro (scaricalo qui gratis).

Per meglio spiegare queste proposte ripubblico una sintesi delle lettere che scrissi a Di Pietro e a Vendola (e le loro risposte) e i video del mio intervento all’assemblea sull’ecologia del Sel e all’assemblea delle liste civiche di Beppe Grillo a Firenze del 2009 nel quale parlai tra l’altro di come selezionare e formare attraverso l’azione diretta i dirigenti di un movimento progressista.

Lettera a Di Pietro
Caro Di Pietro,
Perché non fai il difensore dei cittadini?
 Sarebbe ora di iniziare una battaglia per l’obbedienza civile, all’americana. Hai voglia di farlo tu?...

Vorrei proporti di far saltare il banco cambiando strategia.
Non è un’idea mia. Viene dai neri americani. Nel 1955, nella città di Montgomery, una sarta nera quarantenne si sedette su un sedile libero nella parte di un bus riservato ai bianchi, e poi si rifiutò di cedere il posto a una persona di razza caucasica. Per questo fu arrestata. Martin Luther King fu tra gli organizzatori di una protesta colossale e incredibile. Per 381 giorni, la quasi totalità dei neri di Montgomery smise di prendere i mezzi pubblici. Migliaia di operai, cameriere, inservienti, impiegati, iniziarono ad andare al lavoro a piedi. Si organizzarono servizi di auto con la collaborazione anche di centinaia di democratici bianchi, per trasportare vecchi, invalidi e malati. Uno sforzo chiaramente colossale che alla fine portò al quasi fallimento dell’azienda dei trasporti pubblici e alla cancellazione dell’apartheid sui bus.
Fu questo il primo passo del movimento della Disobbedienza Civile, non violenta.
In 13 anni di lotte riuscirono a far cancellare una dopo l’altra, dal Congresso, le leggi sull’apartheid.
Ma via via che le vittorie avanzavano si dovette affiancare alla Disobbedienza Civile un’altra tecnica di lotta non meno essenziale: l’OBBEDIENZA Civile.
Quando i neri poterono finalmente entrare nelle università bianche la battaglia era vinta solo a metà. Era necessario che gli studenti esercitassero quei loro diritti, che entrassero in una università, frequentandola e uscendone laureati. Fu anche questa una battaglia durissima, con gli studenti neri che per entrare negli atenei dovevano passare in mezzo a due ali di razzisti bianchi che li insultavano. Ma tennero duro e si laurearono. E solo allora la battaglia fu vinta veramente.
La situazione italiana presenta un’analogia con quella americana.
In questo momento la corruzione e l’illegalità generalizzata che domina il paese sono teoricamente vietati dalla legge ma in pratica lo Stato non ha la forza di imporre questa legalità.
Ci sono le leggi ma i giudici e gli agenti da soli non possono farle rispettare.
Questo avviene a livello generalizzato su mille questioni grandi e piccole. E questa condizione di impunità generalizzata è il substrato della cultura del berlusconismo e dell’inciucio.
Che cosa succederebbe se un partito con la forza dell’Italia dei Valori decidesse di cambiare la situazione?
In realtà sarebbe relativamente facile proprio perché si tratta di dare un semplice “aiutino” allo Stato.
Faccio un esempio. Nel 1996 con Angese lanciammo una rivista di satira: l’Eco della Carogna. Nel primo numero denunciammo una situazione allucinante: avevamo scoperto che la vernicetta argentata dei biglietti del Gratta e Vinci, conteneva ftalati e fenoli ed era quindi cancerogena. Ogni mattina milioni di italiani grattavano la polverina tossica sul bancone del bar e poi con le dita impolverate inzuppavano il cornetto nel cappuccino.
Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, documentata con analisi chimiche e pareri di specialisti, non successe nulla.
Restammo stupiti, avevamo denunciato un’aperta violazione della legge e del buon senso e nessuno interveniva!
Allora il 17 agosto presentammo un esposto documentato alla magistratura, denunciando il danno alla salute pubblica che si stava producendo per semplice idiozia, da parte di un ente statale per giunta.
 Il 19 agosto i Gratta e Vinci tossici furono ritirati su tutto il territorio italiano. Fu uno shock nazionale, ci furono crisi di astinenza da grattazione ma dopo un paio di settimane i Gratta e Vinci tornarono in commercio, meno luccicanti e argentati di prima e senza cancerogeni. Modestamente abbiamo evitato un tumore a migliaia di connazionali e ci siamo guadagnati un posto nel paradiso degli impenitenti, che è addirittura meglio di quello dei credenti.
L’attuale stato delle cose in Italia è che ci sono migliaia di casi analoghi. Migliaia di situazioni che danneggiano gravemente i cittadini, in plateale, aperto, conclamato, disprezzo della legge, sulle quali nessun partito interviene in modo costante e organizzato.
E sono battaglie che i singoli cittadini e i piccoli gruppi non hanno la forza di condurre, servono energie notevoli e serve la forza di resistere poi alle ritorsioni (l’Eco della Carogna chiuse nonostante il grandioso successo di pubblico, forse fra 20 anni potrò raccontare come accadde).
Scovare queste illegalità è facile. Ho in mano il numero 235 di Altroconsumo, una rivista collegata a un’associazione straordinaria che da 37 anni informa i cittadini sulla qualità dei prodotti e sui loro diritti, fornendo convenzioni, supporto legale e consulenza tecnica in casi di contenzioso.
Leggo che su 15 modelli di casco per motociclisti sottoposti a un test di qualità e resistenza da Altroconsumo, addirittura 8 risultano essere fuori legge perché non rispettano i parametri minimi di efficienza.
Non stiamo parlando di un problema da poco. Vuol dire che in Italia su due morti in motocicletta grossomodo uno indossa un casco tecnicamente illegale.
 Altroconsumo fa il suo lavoro impagabile informando sulla situazione. E credo che siano quotidianamente stupiti del fatto che la cosiddetta Società Civile non faccia tesoro del loro lavoro.
Perché non c’è nessun partito che incarica un avvocato di presentare un esposto alla magistratura e far ritirare questi caschi fuori norma? 
Io credo che questo dovrebbe essere uno dei compiti fondamentali dei partiti politici. Non basta fare le leggi nelle aule parlamentari. Bisogna poi praticare l’Obbedienza Civile e agire perché la legge diventi operativa...
Caro Di Pietro, secondo me otterreste una rivoluzione copernicana se l’Italia dei Valori mettesse in agenda questa battaglia. I cittadini italiani, abituati a partiti che poco si occupano della gente, resterebbero favorevolmente impressionati se vedessero farsi avanti un’organizzazione che prende a cuore il loro benessere.
Parliamo di prodotti scadenti che causano indirettamente o direttamente morti, feriti, contusi, malanni, sofferenze, perdite di tempo e di denaro. Parliamo di testi di contratti per servizi, palesemente fuori legge, con clausole vessatorie che non resisterebbero per un secondo nell’aula di un tribunale ma che per il singolo cittadino diventano ostacoli difficili da superare. Parliamo di tante piccole truffe, che continuano impunite, ad esempio nelle televendite, soltanto perché nessuno si prende la briga di far rispettare la legge con strumenti legali… Migliaia di vecchiette turlupinate ogni giorno non avrebbero il diritto a un difensore etico?
E otterreste anche un radicamento sul territorio e uno strumento di crescita sul campo, dei militanti e dei dirigenti del partito. Le sedi locali dell’IDV diventerebbero anche centri di Obbedienza Civile e difesa del cittadino.
L’IDV troverebbe finalmente quel rapporto localizzato con gli elettori che oggi le manca e gli italiani diventerebbero più ricchi e meno mazziati se, ogni lunedì, la settimana si aprisse con Antonio Di Pietro che mette fine a un’altra furbata dei potenti e di quelli che se ne fregano delle leggi dello Stato.
Una simile iniziativa politica avrebbe poi il pregio di creare un potere di dissuasione. Vi sono alcuni casi in cui si reca grande danno al cittadino anche senza violare una legge.
Casi di infima piccineria e miopia delle aziende che per ottenere utili minimi fanno danni enormi.
Ad esempio, sono in commercio pellicole che contengono pvc (che si scioglie a contatto con i grassi) vendute insieme alle pellicole per alimenti, senza una dicitura leggibile. Ho dato incarico a un avvocato di scoprire cosa dice la legge. E mi ha risposto che non c’è niente da fare. Se c’è scritto “Non usare per avvolgere alimenti contenenti grassi” non puoi denunciarli, anche se è scritto alto un millimetro. E’ una carognata che colpisce i consumatori che non leggono attentamente le etichette dei prodotti.
Vecchiette, commercialisti disinformati… Secondo me succederebbe qualche cosa se un partito politico come l’IDV andasse dai dirigenti dei supermercati e gli dicesse semplicemente: “Vi sembra bello fare questo? E’ bello mettere insieme un prodotto a norma di legge per alimenti e uno che non si può usare per alimenti contenenti grassi, e magari quello insano costa un po’ di meno?…”.
Ai dirigenti dei supermercati verrebbe il senso di colpa che non ci dormono perché sono sensibili e il giorno dopo questa crudeltà cesserebbe.
Ci sono tante situazioni in cui si sente la mancanza della funzione di BUON PADRE DI FAMIGLIA GLOBALE  che lo Stato dovrebbe avere. Una funzione di dissuasione, consiglio, formazione etica.
E visto che lo Stato non espleta questa funzione, ricade nella sfera di responsabilità dei partiti che si candidano a gestire lo Stato. E che possono così dimostrare, anche stando all’opposizione, quale è la loro filosofia sociale. Non in astratto, a parole, ma calata nel quotidiano con i fatti.
Ecco quindi come vedrei un programma di Obbedienza Civile.

Il primo lunedì: si fanno ritirare dal territorio nazionale i caschi da motocicletta fuori norma.
Il secondo lunedì: si denunciano le banche che nascondono con capziosi artifici di calcolo il fatto che praticano interessi a volte superiori ai tassi di usura.


Il terzo lunedì: si apre la caccia gli estintori domestici e aziendali fuori norma (ti è mai capitato di correre con un estintore per spegnere un incendio e accorgerti che non funziona? Io l’ho provato, un’esperienza molto deprimente).
Quarto lunedì: televendite di orologi finti, materassi in puro lattice vegetale chimico, quadri d’autore originali stampati in serie.
Quinto lunedì: si dice basta alla gente che telefona a tutte le ore offrendoti raggiri incredibili come l’abbonamento alle riviste: Amo la Finanza, Amo i Carabinieri, e Amo i Poliziotti, con autoadesivo da attaccare all’auto così puoi andare a 200 all’ora e non ti fanno la multa, puoi non pagare le tasse e la Finanza ti ama lo stesso e puoi sputare sui marocchini che in fondo siamo tutti settentrionali dentro.
E così via, 52 volte all’anno. Diventerebbe l’evento del lunedì più appassionante. Sei contrariato perché devi tornare a lavorare ma sei contento che è lunedì perché così scopri cosa ha combinato Di Pietro questa volta.
Si potrebbero anche stampare dei grandi manifesti:
 Guerra pacifista all’illegalità generalizzata. Guerra pacifista alla cultura dei furbetti impuniti.
Iniziamo a cambiare l’Italia, da subito, nel piccolo e nel grande, ovunque sia possibile...
PS: Nella lettera della settimana scorsa a Bersani, gli ho proposto di realizzare in tutti i Comuni gestiti dalla sinistra le azioni di efficienza energetica che decine di sindaci del PD hanno già concretizzato con enorme vantaggio economico e ecologico, migliorando contemporaneamente il benessere dei cittadini...

Di Pietro rispose:
“Caro Jacopo,
ho letto con molta attenzione il post che mi hai indirizzato. Innanzitutto ti ringrazio per aver pensato a me e all’Italia dei Valori come tuoi interlocutori...
Il salto di strategia che tu ci proponi fa parte del nostro Dna, visto che siamo un movimento che si è trasformato in partito e che – tra le sue caratteristiche principali – ha proprio quella di lavorare fianco a fianco con i cittadini…” (qui il resto della risposta di Di Pietro)

Questa la lettera a Vendola
Hai aperto un grande dibattito ora possiamo mettere ai voti alcune decisioni?...
Centomila di posti di lavoro. Miliardi risparmiati per le famiglie.
Possiamo creare lavoro anche se stiamo all’opposizione. Oggi esistono gli Ecobonus per la casa, sgravi fino a 50/60 mila euro per chi ristruttura in modo energeticamente efficiente. Ma nella situazione attuale le famiglie dei lavoratori che più avrebbero interesse a tagliare del 50% la loro bolletta energetica non sfrutteranno questa occasione a causa della disinformazione, della caoticità del mercato delle ecotecnologie e alla difficoltà di reperire finanziamenti bancari.
È esattamente quel che è successo per il fotovoltaico, il governo Prodi ha varato una legge ottima ma poi quasi nessuno è andato a spiegare alle famiglie italiane che era una grande opportunità per l’ambiente e per le loro tasche.
Chi lo ha fatto ha ottenuto buoni risultati, noi, ad esempio, abbiamo creato un gruppo d’acquisto fotovoltaico con 350 famiglie. Ma cosa sarebbe successo se una grande organizzazione come Sel si fosse impegnata?
 Oggi Sel potrebbe dare vita, usando in modo ammirevole il finanziamento pubblico, a un sistema di assistenza alle famiglie che intendono tagliare la loro bolletta energetica, e stipulare una serie di accordi con banche e aziende, verificando prezzi, garanzie e standard tecnici. In questo modo potremmo rendere semplice e sicuro migliorare la propria casa ma anche comprare in cooperativa case e ristrutturarle. Quindi potremmo dare vantaggi concreti alle famiglie e creare contemporaneamente posti di lavoro.
Non è semplice ma noi lo abbiamo fatto con 350 famiglie, con l’appoggio di Sel, fatte le debite proporzioni, potremmo offrire un servizio di assistenza a 350mila famiglie. Sarebbe una novità, nell’avvilente panorama nazionale, un partito che si presenta dicendo: “Per adesso ti aiuto a migliorare la tua casa e risparmiare, quando saremo il primo partito italiano miglioreremo l’Italia…” Un rovesciamento assoluto di logica! E anche un modo per selezionare i dirigenti del partito sulla base delle loro capacità di essere militanti al servizio del popolo.
Militanti al servizio del popolo suona strano, un po’ trombonesco… retorico… Ma cosa vogliamo che siano i militanti di un partito? E se vuoi essere al servizio del popolo come fai se non scendi in campo a misurarti con i problemi reali: muri e tubi della vita delle persone?
Tagliamo un miliardo di euro di costi dei comuni senza avere la maggioranza in parlamento. 
L’assurdità del sistema Italia è tale che alcuni problemi potremmo risolverli per via legale. E riuscirci sarebbe proprio una bella novità: “Caro Elettore, abbiamo tagliato lo spreco senza neanche avere la maggioranza, immagina cosa faremmo se tu ci votassi…”
Si dà il caso che la legislazione italiana contenga un’anomalia delirante: siamo l’unico paese al mondo a prevedere l’obbligo per i comuni di costruire cimiteri che non sono semplici appezzamenti di terreno dove i morti vengono seppelliti ma vere e proprie follie. Un cimitero italiano è una una scatola di cemento armato, dotata di tutta una serie di sistemi di scolo delle acque e di impermeabilizzazione e di un muro di recinzione alto due metri… Questa scatola enorme viene poi riempita di terra e quindi vengono sepolti i morti… Questo sistema è delirante perché già le bare sono sigillate e non c’è nessuna possibilità che sostanze organiche si infiltrino nel terreno attraversando le pareti metalliche che ne rivestono l’interno. E se anche questo dovesse accadere basterebbe uno strato di calce viva per scongiurare rischi sanitari. Pensare oggi di modificare queste disposizioni per via parlamentare è utopico. Si potrebbe invece ricorrere al Tar, alla Corte Costituzionale e al Tribunale Europeo e chiedere che la legge venga invalidata per manifesta demenzialità. Riuscirci vorrebbe dire liberare i comuni (e quindi i cittadini) da una tassa occulta, ignobile e idiota… Folle tanto più in un momento drammatico come questo.
(Sulla lotta legale per la razionalizzazione del sistema nel 2010 avanzai altre proposte che qui non c’è lo spazio per citare, in una lettera a Di Pietro che mi rispose pubblicamente in maniera entusiastica avvallando con la sua esperienza di giudice la possibilità di utilizzare lo strumento legale per imporre cambiamenti. Poi fu colpito da amnesia selettiva…)
Aiutiamo i comuni italiani a risparmiare denaro sostituendo le lampadine dei lampioni. Si risparmierebbero centinaia di milioni.
Oggi una delle voci di spreco più notevoli per i comuni è il fatto che si usano lampadine antiquate. La sostituzione con i led oggi è possibile e taglia del 90% la spesa elettrica e il costo degli operai che sostituiscono le lampadine ogni 3mila ore circa. Le lampadine a led durano più di 80mila ore. Sono decine i comuni che hanno dimostrato che è possibile farlo e conviene. Ma Padova è l’unica città italiana dove, con Zanonato e il professor Fauri, siamo riusciti a farlo. Ristrutturando anche i sistemi di riscaldamento abbiamo ottenuto un risparmio annuo di un milione e mezzo di euro. E anche una dozzina di riconoscimenti nazionali e internazionali. Sel potrebbe creare un ufficio di consulenza per i comuni, che proponga i percorsi burocratici e finanziari migliori, e una consulenza centralizzata? Le grandi città italiane hanno bollette che superano i 20 milioni di euro ognuna. Imponiamo con una campagna di informazione che si smetta di sprecare questa montagna di denaro. Se partiamo subito potremo vedere nuovi lampioni entro il 2014…
Qui il video del mio intervento all’ assemblea Sel del 26 ottobre 2010
La risposta di Nichi Vendola sul suo blog.
Caro Jacopo, pratichiamo insieme una qualità nuova della politica
Caro Jacopo,
la tua lettera mi ha fatto particolarmente piacere perché è uno di quei rari casi in cui la politica sospinta da valori di riferimento giunge all’immediatezza del fare. Spesso queste due dimensioni della politica marciano separate e talvolta, addirittura, sono del tutto assenti. Le azioni che tu proponi invece, così io le leggo, tengono insieme un orizzonte di fondo come può essere quello della partecipazione diretta dei cittadini, della necessità di smuovere le cose anche stando all’opposizione e del principio fondamentale della cooperazione, con la concretezza di un obiettivo mirato, anche parziale o settoriale ma utile alla vita reale delle persone. E’ precisamente un’idea di politica che mi anima e mi agita da tempo, qualcosa che cerco di portare nella mia esperienza di governatore di regione e che i partiti che hanno in mente il cambiamento sociale, a cominciare da Sinistra Ecologia Libertà, dovrebbero fare stabilmente propria, modificando alla radice forme e pratiche politiche ormai vuote di contenuto e di efficacia. Per questo aderisco alla tua proposta e ti ringrazio della stima e della fiducia che riponi in noi. Naturalmente, proprio per dare concretezza alla tua proposta, è necessario compiere insieme quel minimo percorso organizzativo e operativo capace di definire ancor meglio obiettivi e mezzi necessari per conseguirli. Per me, per noi, le tue suggestioni rappresentano uno stimolo teso a praticare una qualità nuova della politica di cui, ti posso assicurare, avverto un bisogno sempre più forte ed urgente. Troviamo presto dunque il modo di entrare insieme nel merito delle azioni e delle campagne da te indicate e da altre che, nella reciprocità del confronto, potremo individuare… (continua qui)

Questo il mio intervento alla presentazione delle liste civiche di Grillo del 2009
Prima parte
Seconda parte

Italiani depressi e neri coraggiosi

di Jacopo Fo

In questo periodo in Italia domina lo sconforto e la paura e sento molti dire: “Siamo senza speranze!”. Credo allora che sia utile raccontare la storia di chi vivendo una situazione disperata e inumana ha avuto il coraggio di tentare l’impossibile per conquistare il diritto ad una vita degna.
Eccoti quindi la storia vera di una delle più spettacolari fughe di schiavi negli Stati Uniti. Un viaggio impossibile verso la libertà. Questo testo è la fedele trascrizione del loro racconto.

Il mio nome è Ellen Smith. Ma in realtà neppure questo nome è veramente mio. L’uomo bianco che aveva in proprietà mia madre si chiamava Smith e mi impose il suo cognome.
Sono figlia del Maggiore Smith che violentò mia madre. Poteva farlo perché mia madre era una schiava e anch’io nacqui nella condizione di schiava.
Mia madre, Maria, era figlia del padrone che violentò mia nonna.
Così mia madre nacque mulatta, perché figlia di una nera e di un bianco. E io, figlia di una mulatta e di un bianco sono nata con la pelle bianca, più chiara addirittura di quella di molte donne di origine inglese. Ero bianca come le figlie che Smith aveva generato con sua bianca moglie.
Il Maggiore James Smith era biondo, basso e corpulento ed era proprietario di piantagioni di cotone, a Clinton, in Georgia. Ogni giorno alle 5 prendeva il the sul patio della sua grande casa di legno dipinta di bianco. Per lui lavoravano 60 schiavi.
Mia madre serviva come cameriera nella sua casa.
Un giorno la moglie del Maggiore Smith non ne poté più di vedermi girare per la piantagione con la mia pelle bianca anche perché gli ospiti mi scambiavano per una sua figlia.
Così nel 1837, quando avevo 11 anni, la signora Smith mi diede come regalo di nozze alla sua figlia più grande, Eliza Cromwell Smith.
Così dovetti dire addio a mia madre e a mia sorella, che era più piccola di me e fui portata a vivere a Macon.
Ma non avevo modo di ribellarmi. Per legge i bianchi potevano infliggere violenze moderate ai loro schiavi. Se poi durante queste moderate violenze lo schiavo moriva questo era considerato uno spiacevole infortunio, senza conseguenze.
E i padroni erano veramente abili nell’inventare moderate percosse che facessero provare agli schiavi dolori atroci senza che ne morissero.
Quindi affrontai la mia vita di schiava sottomettendomi a tutti gli ordini che mi dava la mia padrona. Ed evidentemente diventai una brava cameriera personale, tanto che lei mi diede una piccola stanza dentro la sua grande casa con il patio ornato da alte colonne di legno intagliato, dipinte di bianco.
Una piccola stanza nel sottotetto, ma era un grande lusso riservato a ben poche schiave.
Avevo 18 anni quando conobbi un giovane schiavo nero, di due anni più grande di me, era alto, la sua pelle era nerissima e portava la barba, cosa rara tra gli schiavi. Era di proprietà del cassiere di una banca, il signor Collins, che lo aveva affittato a un falegname, come apprendista. Si chiamava William Craft.
Mi innamorai di lui. E dopo 2 anni ci sposammo.
Ma agli schiavi non era concesso contrarre un vero matrimonio di fronte a Dio. Il vincolo dell’indissolubilità del matrimonio non valeva per chi non possedeva la propria persona. I padroni potevano vendere uno schiavo quando volevano e noi per di più appartenevamo a due diversi padroni, quindi non potevamo vivere assieme. A volte ci incontravamo di notte, io uscivo dalla villa della mia padrona e lo incontravo nel prato, dietro una siepe di rose rosse e bianche. A volte sento ancora il profumo di quelle rose.
Il nostro fu un matrimonio da schiavi, senza prete e senza un libro dove registrarlo.
Tra gli schiavi si usava così. Ci si sposava con una festa tra neri. Fu una bella festa. Una domenica. Fu un vecchio nero con i capelli bianchi e un occhio solo a sposarci. Era uno nero che tutti gli schiavi rispettavano. Arrivarono molte persone, ognuno portò un po’ di cibo e si mangiò seduti sopra un prato. Per fortuna quel giorno c’era il sole. Poi alcuni uomini iniziarono a suonare e le coppie si misero a ballare.
Ma io ero terrorizzata all’idea di avere dei figli che potevano essere in qualunque momento venduti dalla mia padrona. Dei figli che non avrei potuto veder crescere. E anche William condivideva questa paura, aveva visto sua sorella, ancora piccola, strappata alla madre e poi lui stesso era stato venduto e portato lontano da lei.
Così iniziammo a fantasticare sulla possibilità di fuggire. Ma era un’idea che faceva paura solo pensarla.
Quando uno schiavo fuggiva tutti i bianchi si mobilitavano per dargli la caccia.
E c’erano cacciatori di schiavi professionisti che avevano cavalli veloci e cani capaci di seguire una traccia per giorni.
E intorno a noi, per mille chilometri, in ogni direzione, c’erano migliaia di schiavisti pronti a fermare qualunque nero viaggiasse da solo e interrogarlo e portarlo in prigione se avevano anche solo il lontano sospetto che fosse uno schiavo fuggitivo. Nessuno poteva viaggiare senza avere con sé il permesso scritto dal suo padrone. E noi non sapevamo neppure scrivere e non avevamo modo di procurarci un lasciapassare falso. E nessun negozio ci avrebbe venduto cibo senza chiedere che mostrassimo i nostri documenti di viaggio
Quando la notte, dopo 15 ore di lavoro, potevamo incontrarci parlavamo della nostra fuga.
E ascoltavamo le storie degli schiavi che avevano tentato senza riuscirci e avevano pagato caro il loro folle tentativo.
Come potevamo riuscire a conquistare la nostra libertà? Fuggire a piedi era impossibile. Anche se fossimo scappati di notte e la nostra fuga fosse stata scoperta all’alba quanti chilometri potevamo percorrere? Rubare due cavalli? Non sapevamo stare in sella. E poi dove potevamo fuggire? Sapevamo che c’erano stati al nord dove la schiavitù non era ammessa. Ma i cacciatori di schiavi potevano raggiungerci anche là. Per essere in salvo dovevamo arrivare in Canada.
Non riuscivamo a trovare un’idea su come fuggire ma continuavamo a sognare e decidemmo che comunque per scappare avevamo bisogno di denaro. Così iniziammo a risparmiare ogni piccola mancia che ogni tanto i padroni ci davano. Io ero brava a cucire e di notte iniziai a confezionare vestiti che rivendevo ad altre schiave e a un negozio, e William si mise a lavorare di notte costruendo piccoli mobili. Era vietato comprare qualche cosa da uno schiavo che non avesse il permesso scritto del suo padrone per vendere. Ma se proponevi prezzi veramente bassi trovavi qualche bianco disposto a far finta di niente.

Una notte, nell’estate del 1847, ci eravamo assopiti sul prato di fronte alla villa dei miei padroni, nascosti dalla siepe di rose bianche e rosse.
William si svegliò di soprassalto e si mise seduto. Il suo movimento mi riportò alla coscienza, socchiusi gli occhi e lo guardai: “Che succede?”
“Ho fatto un sogno, io e te viaggiavamo sopra il treno che porta a Savannah, tu eri vestita come una signora bianca e io ero il tuo schiavo. Ecco come potremo fuggire!”
Restai un poco pensierosa. Poi dissi: “Non può funzionare. Nessuna donna bianca viaggerebbe mai con uno schiavo nero, senza la compagnia di un uomo bianco.”
William smise di sorridere. Sapeva che avevo ragione. Restò in silenzio. Dopo un poco mi disse: “E se tu fossi vestita da uomo?”
L’idea era folle, ma ci vidi una speranza. Nessuno avrebbe pensato che un bianco e il suo schiavo nero fossero in realtà un uomo e una donna fuggitivi.
Poi lui increspò la fronte nello sforzo di pensare: “Ma come potremmo fare perché il tuo viso sembri quello di un uomo?”

Scartammo l’idea di incollare i peli della barba di William sul mio viso. L’idea ci fece ridere ma non era attuabile: viaggiando seduti vicini ad altri viaggiatori il trucco sarebbe stato visibile. Dovevamo escogitare qualche cosa d’altro.
Poi fummo sopraffatti da tutte le difficoltà che avremmo incontrato e che parevano insormontabili: non sapevamo nulla della strada che avremmo dovuto percorrere per arrivare al nord. Una volta arrivati a Savannah forse saremmo potuti salire su un piroscafo… Ma quanto sarebbe costato il biglietto? Quanti giorni sarebbe durato il viaggio? Quanto avremmo speso per mangiare? Sarebbe stato necessario fermarsi in un albergo per dormire? Come potevamo procurarci gli abiti adatti ad un padrone bianco?

Nei giorni successivi, con molta cautela, iniziammo a raccogliere informazioni.
Nella bottega dove William lavorava arrivavano a volte dei viaggiatori, e al mercato di Macon si incontravano schiavi che attendevano i loro padroni vicino all’albergo, girando tra i banchi della frutta, seduti sotto il portico o sdraiati a riposare sul fieno di una stalla insieme ai cavalli. William chiedeva loro da dove venissero e cercava di portare la conversazione sul percorso che avevano fatto, sul costo dei biglietti, sulle locande dove dormire.
A nord di Savannah c’era la grande città di Charleston, per arrivarci dovevamo prendere una nave…. Da lì bisognava prendere un’altra nave per Philadelphia, nel Jersj e lì finalmente saremmo stati fuori dal territorio schiavista, ma il nostro viaggio doveva poi continuare. La strada per arrivare in Canada era ancora lunga ma non avevamo trovato informazioni sul percorso che avremmo dovuto prendere da lì in avanti…

Poi un giorno trovammo la soluzione per nascondere il mio viso femminile.
Avrei finto di essere un bianco molto malato. Avrei cosparso il mio mento e il labbro superiore con un impiastro medicamentoso coperto da una fasciatura.
E per rendere ancora migliore il camuffamento decidemmo di procurarci un paio di occhiali. William riuscì a comprarne un paio con le lenti verdi.
Poi una schiava che avevo incontrato in un emporio di Macon, frequentato dai neri, mi raccontò il suo viaggio da Washington a Macon, insieme ai suoi padroni, che avevano dormito in un albergo. Riuscii a farmi descrivere l’albergo e con rammarico scoprii che era usanza firmare un registro per essere ospitati. E io non sapevo scrivere. Era vietato qualsiasi insegnamento per gli schiavi. La punizione per chi imparava era la frusta e i bianchi scoperti a insegnare dovevano pagare una multa di 250 dollari.
Ma anche per questo problema trovammo la soluzione: visto che ero un bianco molto malato avrei avuto anche il braccio e la mano destra avvolti in bende e medicamenti.

Dovemmo lavorare sodo per mesi per ottenere dai nostri padroni il permesso di assentarci per due giorni per fare visita a mia madre, poco prima di Natale. Così avremmo avuto un po’ di tempo prima che la nostra fuga venisse scoperte e iniziassero a darci la caccia. Ma non avevamo idea di quanti giorni avrebbe impiegato l’allarme a diffondersi e quanto lontano sarebbe arrivato.
Avevamo racimolato 107 dollari, una cifra enorme per due schiavi. Avevamo nascosto i miei vestiti da uomo nella mia stanza, dentro un comò che William aveva costruito per me, avevamo comprato un barattolo di Opodeldoc, un intruglio estremamente puzzolente fatto con sapone, alcool, acqua, canfora, artemisia e rosmarino. Avevamo gli occhiali con le lenti verdi… eravamo pronti a gettarsi in quella folle avventura!

Il 21 dicembre 1848, prima dell’alba, uscivamo dalla mia stanza, io già vestita da uomo bianco malato. La grande casa era ancora immersa nel sonno. Quando arrivammo alla porta che dava sul retro io fui colta da un’ondata di terrore e scoppiai sommessamente a piangere. Nella mia testa correva l’orrore di quel che avremmo dovuto subire se ci avessero presi. William mi abbracciò e mi tenne contro il suo corpo. Dopo poco mi ripresi e dissi: “Andiamo!”

Impiegammo più di un’ora a raggiungere a piedi la stazione di Macon. Avevo il sangue che mi batteva in testa mentre compravamo i biglietti per il treno.
Salimmo accomodandoci in uno degli scompartimenti del quarto vagone.
Attendevamo con ansia il momento della partenza. Per raggiungere savannah avremmo percorso più di 200 chilometri, quasi 8 ore di viaggio.
Essere arrivati su quel treno ci sembrava già un miracolo.
Poi mi si gelò il sangue quando vidi che sulla banchina c’era il falegname per il quale William lavorava. Anche lui lo vide. Il falegname avanzava lentamente guardando dentro ogni scompartimento del treno, come se cercasse qualcuno. Cosa era successo? Possibile che la nostra fuga fosse già stata scoperta? William si schiacciò contro la parete della carrozza. Ora il falegname era a due scompartimenti dal nostro, pochi metri e avrebbe guardato noi. Il mio cuore non batteva più. Poi sentimmo il fischio della locomotiva  e il treno partì.
Poco dopo un bianco si sedette di fronte a me. Ero ancora scossa per il passato pericolo ma mi resi conto che un'altra minaccia era incombente. Riconobbi l’uomo, era il signor Cray, un amico di famiglia degli Smith che mi conosceva fin dall’infanzia; due sere prima aveva cenato con i miei padroni alla villa, e io lo avevo servito. Mi avrebbe riconosciuto?
Poco dopo la partenza il signor Cray si rivolse a me dicendo: “È una splendida mattina!” Avevo paura che se avessi parlato lui avrebbe riconosciuto la mia voce. Feci finta di non sentire e continuai a guardare fuori dal finestrino.
Il signor Cray ripeté la domanda e allora io decisi di fingermi sorda e di non poter parlare a causa della fasciatura. Mi girai verso di lui e indicai il mio orecchio con l’indice della mano sinistra, scuotendo la testa. William capì al volo le mie intenzioni e parlò per me: “Il mio signor padrone è sordo, signore.”
Anche questo sotterfugio sembrò funzionare perché il signor Cray rinunciò a fare conversazione con me. Sentii alcuni altri viaggiatori commentare che era una grande menomezione essere sordi.
Il viaggio fino a Savannah continuò senza altre difficoltà. I bianchi parlarono animatamente dei soliti argomenti: negri, cotone e abolizionisti.

Arrivammo ​​a Savannah all’imbrunire.
Una grande carrozza collettiva, tirata da 4 cavalli, una corriera, ci portò insieme ad altri viaggiatori fino ad una locanda dove tutti scesero per mangiare qualche cosa. Io restai sulla corriera per evitare rischi e William andò a prendermi un vassoio con una tazza di the e una fetta di torta di mele. Dopo un’ora la corriera ripartì e di lì a poco arrivammo al porto dove comprammo i biglietti e salimmo sul vaporetto diretto a Charleston, South Carolina.
Quando salimmo a bordo notai che il capitano dell’imbarcazione e gli altri passeggeri mi guardavano con sospetto. Mi ritirai subito nella mia cuccetta, William prese le bende e l’Opodeldoc e andò nella sala dove c’era una stufa per riscaldare le fasce cosparse di  unguento. Così ebbe modo di spiegare ai passeggeri che lo interrogavano che ero molto malato e che stavamo andando a Philadephia nella speranza di trovare una cura per i miei reumatismi. La puzza dell’Opodeldoc sembrò convincere i signori bianchi che ero veramente molto malato. Mentre William scaldava l’unguento in un pentolino uno dei passeggeri disse: "Che cos'hai lì?". Lui rispose: "Opodeldoc, signore»
Un uomo con una grande pancia commentò: "Questa puzza è sufficiente per uccidere venti uomini!”.
William mi portò le bende intrise di Opodeldoc e poi andò a dormire sul ponte della nave, con gli altri schiavi. Per fortuna la notte era calda.
La mattina dopo uscii dalla mia cuccetta per andare a fare colazione assistita dal mio schiavo. Il capitano della nave si informò gentilmente sulla mia salute. Ebbi l’impressione che a causa della mia infermità provasse pena per me.
Mentre mangiavo William andò sul ponte. Il capitano allora mi disse: "Signore, lei ha un ragazzo molto attento; ma faccia attenzione quando arriverà al nord. Ora si comporta bene ma tutto potrebbe cambiare quando sarete in mezzo agli abolizionisti. Ho conosciuto persone che hanno perso i loro schiavi appena sono arrivati”.
Prima che potessi rispondere un bianco con un panciotto ricamato con colori vivaci, il mento ispido, gli occhi iniettati di sangue e la bocca piena di pollo è intervenuto consigliandomi di vendere subito il mio schiavo. Me lo avrebbe comprato lui in cambio di buoni dollari d’argento.
Cercando di parlare con la voce molto bassa e profonda risposi: "Non voglio venderlo, signore, è uno schiavo fedele e non posso andare avanti senza di lui."

Allorché quello esclamò: "Mi fa sempre impazzire sentire un uomo parlare di fedeltà dei negri. Non ce n’è uno che non talgierebbe la corda se ne avesse la possibilità!”
Un ufficiale dell’esercito, che viaggiava anch’esso con uno schiavo mi disse: «Mi scusi, signore, credo che lei rischi di rovinare il suo ragazzo. Ho sentito che gli ha detto grazie. Vi assicuro , signore, niente rovina uno schiavo così presto come dirgli grazie. L'unico modo per mantenerli al loro posto è farli tremare come foglie. Come ha visto quando parlo al mio scatta come un fulmine, e se non lo fa lo scortico a frustate".

Arrivammo il giorno dopo a Charleston, il molo era pieno di gente e scendemmo per ultimi dal vaporetto per paura di incontrare qualcuno che ci riconoscesse. Andammo all’ufficio del porto dove chiedemmo di comprare i biglietti per Philadelphia, ma scoprimmo che in inverno le navi passeggeri non facevano servizio. Comprammo allora due biglietti per Wilmington, North Carolina.
Il capo dell’ufficio chiese sospettoso chi fosse William. Lui rispose che era il mio schiavo. Dovevamo firmare il registro di viaggio e io dissi che avendo la mano dolorante non potevo scrivere: “Potrebbe registrarmi lei? Io mi chiamo William Johnson”. Ma il capo dell’ufficio portuale disse che lui non avrebbe scritto nulla per me, perché non mi conosceva. Alzò la voce dicendo che non potevamo imbarcarci se non avevamo documenti per me e il mio schiavo. Proprio in quel momento entrò nell’ufficio l’ufficiale che aveva viaggiato con noi. Era lievemente alticcio ma questo non gli impedì di capire subito la situazione e senza pensarci su disse: “Io conosco bene quest’uomo!” Il giovane capitano del piroscafo diretto a Wilmington sentendo che l’ufficiale dichiarava di conoscerci  disse: “Mi prendo io la responsabilità di firmare il registro”. Così ottenemmo il permesso di imbarcarci e io mi chiusi subito in cabina mentre William dormiva sul ponte.
Arrivammo a Wilmington il mattino successivo e lì prendemmo il treno per Richmond, Virginia.
Su quel treno c’era uno scompartimento riservato alle famiglie più agiate e agli invalidi e il capotreno mi fece accomodare lì, mentre William si dovette sistemare altrove. Nel mio scompartimento si sedettero anche un uomo molto ben vestito con un abito di flanella color cachi e le sue figlie che portavano ampi scialla di lana rosa. Mi interrogarono sulla mia malattia e sulla destinazione del mio viaggio e io dissi che soffrivo di reumatismi e che andavo a Philadelphia per curarmi. L’uomo parve preoccuparsi per il mio stato di salute, ni raccontò di conoscere bene la sofferenza che danno i reumatismi, mi consigliò un medico di sua conoscenza e mi regalò anche un piccolo libro, che presi ringraziandolo e poi misi subito nel panciotto senza aprirlo per il timore di sbagliarmi e guardarlo tenendolo al contrario. Poi mi offrirono da bere e da mangiare, e io accettai ringraziandoli. Vedendomi stanco le sorelle si tolsero gli scialli e ne fecero un cuscino. Mi invitarono a sdraiarmi ed ad usalo per stare più comodo appoggiandoci la testa. Lo feci e finsi di addormentarmi. Quando pensarono che dormissi una delle sorelle disse: “Povera me, in vita mia non mi sono mai sentita così emozionata vicino a un gentiluomo!” Dentro di me tirai un sospiro di sollievo, evidentemente il mio camuffamento funzionava se riuscivo a passare per un uomo tanto bene da far innamorare una ragazza!

Arrivati a Richmond abbiamo dovuto cambiare treno e abbiamo raggiunto la costa poco oltre Fredericksburg dove abbiamo preso il piroscafo per Washington e poi ancora il treno fino a Baltimora, ultima città in territorio schiavista.
Ma quando stavamo per arrivare alla stazione è entrato nel nostro scompartimento il capotreno che mi ha detto che per continuare il viaggio oltre Baltimora dovevo esibire i documenti che provassero che lo schiavo che era con me era effettivamente mio. Io dissi che non avevo con me l’atto di acquisto del mio schiavo perché non pensavo di averne bisogno per raggiungere Philadelphia. Così arrivati alla stazione fummo accompagnati nell’ufficio del capostazione il quale ribadì che se non avevo l’atto di proprietà del mio schiavo non potevo proseguire perché se lo schiavo non era mio il legittimo proprietario poteva richiedere alla ferrovia di essere risarcito perché si era concesso ad uno schiavo senza documenti di uscire dai territori schiavisti.
Io trovai il coraggio di rispondere con decisione che non potevano trattenermi. Ma intanto il terrore mi faceva tremare l’anima perché vedevo infrangersi il nostro sogno a un passo dal traguardo.
Nell’ufficio c’erano altri passeggeri che iniziarono a protestare dicendo che viste le mie pessime condizioni di salute il capostazione doveva lasciarmi proseguire il viaggio. La discussione andò avanti per alcuni minuti durante i quali non avevo il coraggio di guardare il viso di William per timore che la nostra disperazione trasparisse.
Poi il capostazione si mise le mani nei capelli dicendo agli altri passeggeri: “Non so proprio cosa fare! C’è un regolamento da rispettare!” Alla fine dopo altre insistenze da parte dei presenti accettò di lasciarci andare. Così salimmo sul treno per Philadefhia. Quando la campanella suonò annunciando la partenza, sospirai trattenendo le lacrime: forse ce l’avevamo fatta.
Erano le otto di sera. La mattina successiva arrivammo finalmente a Philadelphia. Era il girono di Natale e noi eravamo liberi!

Post scritto
Ellen e William Craft non andarono in Canada. Entrarono in contatto con i gruppi antischiavisti, di Philadelphia e parteciparono a incontri pubblici del movimento raccontando la storia della loro fuga. E si sposarono ufficialmente.
L’anno successivo venne approvata dal Senato degli Stati Uniti una legge infame che prevedeva che gli schiavi fuggiti negli stati non schiavisti venissero arrestati e riconsegnati ai loro proprietari.
I Craft fuggirono allora a Londra, dove, nonostante il forte razzismo diffuso, poterono vivere del loro lavoro, William faceva il falegname, Ellen la sarta. Ebbero 5 figli.
Scrissero un libro sulla loro fuga: “Correre mille miglia per la libertà”. Questo libro ebbe un certo successo ed essi parteciparono a molte manifestazioni abolizioniste e tennero conferenze in diverse città. Nel 1870, dopo l’abolizione della schiavitù, tornarono negli Stati Uniti; con il denaro raccolto grazie all’aiuto del movimento antischiavista comprarono un podere di 1800 acri, a Woodville, Georgia, dove fondarono una scuola per neri la Woodville Co-Operative Farm School. La scuola dovette chiudere però nel 1878 per mancanza di fondi. William si recò per 3 volte in Africa, nel Dahomey (oggi Benin) dove fondò una scuola e sostenne altre iniziative per lo sviluppo sociale ed economico. Cercò anche di convincere il re a vietare il commercio degli schiavi. Non ebbe successo. Ellen morì nel 1891 a 67 anni, William nel 1900 a 78 anni.

Stefano Benni e l’invasione aliena nel 2016

Il mio problema all’inizio dell’anno era capire cosa sta succedendo.
Avevo telefonato a Gad Lerner a novembre e mi aveva detto che si sentiva pessimista. Il giorno dopo c’è stato il massacro di Parigi. Merda! Non gli ho più telefonato. Sergio Parini, che era a scuola con me e Gad invece era possibilista. È sempre possibilista. Così quando Stefano è venuto ad Alcatraz ho sentito il bisogno di un terzo parere: inquinamento, crisi, terrorismo, leghisti che sbavano per ributtare a mare i profughi: come la vedi? Il suo parere per me è importante, ci conosciamo da quando eravamo ragazzi. Mio padre mi aveva spedito a Bologna a lavorare al Foglio, non quello di Giuliano Ferrara. Era un Foglio di sinistra. Durò poco. Era occupato dai giornalisti perché lo volevano chiudere. E lì c’era Stefano che scriveva la cronaca nera. Aveva fatto un’inchiesta vecchia maniera, andando a chiedere ai vicini di casa della vittima che cosa sapevano e che cosa avevano visto. La polizia non l’aveva fatto. Così aveva scoperto  che non avevano capito un cazzo. Ci eravamo messi a fare una storia assurda di telefoni a gettone drogati. Lui scriveva e io facevo le illustrazioni.
Stefano mi ha colto alla sprovvista: “Credo che arriveranno gli alieni. Lo sbarco è previsto per il 2016”.
Previsto da chi?
“C’è un giapponese che è in contatto con loro. Sono una federazione galattica e hanno deciso di intervenire prima che distruggiamo il pianeta. Intervengono solo in casi estremi come il nostro. Vogliono eliminare la razza umana perché il problema siamo noi.”
Cazzo, dico io. Allora niente di buono.
Però c’è un olandese che è anche lui in contatto con gli alieni, che dice che il giapponese spara cazzate. Sbarcheranno ma non elimineranno la razza umana. Elimineranno solo gli stupidi.
Una botta di ottimismo.
E noi potremmo salvarci perché siamo amanti della natura, facciamo gli ecovillaggi e i centri culturali salvando i boschi.
Per Stefano il problema è come fare a convincere gli alieni che noi siamo brave persone. Perché non è detto che abbiano sistemi sensati per distinguere i buoni dai cattivi. Fanno errori anche loro e magari finiamo fritti da un raggio vibratorio mortale che ha scambiato le onde emesse dalla nostra mente fantasticante, per ghiozzo odio contro gli animali in via d’estinzione.
Per essere sicuri che non ci ammazzino per errore dovremmo darci da fare per dimostrare che stiamo con loro… Ad esempio, potremmo fare i delatori e aiutare gli alieni a capire chi è meglio sterminare. Questo potrebbe salvarci. Dovremmo iniziare a buttare giù delle liste, un due, tre miliardi di nomi potrebbero bastare.
Passo la notte a pensare come mettere assieme una lista. Chi ci mettiamo? Tipo che si potrebbe iniziare dai militari, i politici, gli usurai, i magnaccia e quelli che comprano azioni di banche fallite perché non hanno mai letto un cazzo sulla Parmalat. Come si fa a buttare tutti i risparmi fidandosi di quello che ti dice il tuo bancario di fiducia? Bancario di fiducia è come dire ladro di organi di buon cuore…
Lo so che sono cose brutte da dire.
Però forse qualcuno dovrebbe iniziare a dirlo che il problema in Italia non sono i malvagi ma gli amorfi. Quelli che non sanno le cose fondamentali perché pensano che non li riguardino.
Così ho iniziato a mettere già una lista delle cose che devi sapere per avere il diritto di sopravvivere.
In Italia la legge è scritta in modo tale che se fai una truffa non finisci in galera in nessun caso. Quindi quando ti dicono che quelli della banca Etruria che hanno fottuto i risparmiatori devono essere puniti ti dicono una stronzata perché non saranno puniti in nessun caso. Ma neanche quelli che sinceramente desiderano che vengano puniti lo dicono.
Mediaset ha due canali di pornografia pesante a pagamento. E Berlusconi, tramite le sue società è pure azionista di un portale di gioco on line. Sarebbe uno scandalo se si sapesse. Ma neanche quelli che odiano Berlusconi con tutto il cuore lo dicono.
Poi mi son fermato a scrivere la lista perché mi son detto che se le cose da sapere per essere risparmiati dagli alieni erano così difficili finiva che venivano eliminate un sacco di persone gentili che conosco e che mi sono simpatiche. Allora ho iniziato a fare domande a tutti quelli che erano ad Alcatraz la notte di Capodanno. Ho rotto i coglioni ma ho anche capito che la disinformazione regna sovrana. Uno su due non sapeva neanche che se apri una Srl, compri tutto quello che vuoi e poi non paghi e se fallisci non ti fanno un cazzo. La legge prevede che perdi per 5 anni il diritto di fare l’amministratore delegato di una Srl. E basta. L’ha detto a un mio amico il suo avvocato sghignazzando. Questo mio amico ha affittato un capannone a una Srl che non paga e dopo che è pure scaduto il contratto da un anno non se ne vogliono andare. La causa la vince e se ne andranno, forse fra 6 mesi, ma di vedere i soldi dell’affitto non c’è modo. Ma come?!?, ha detto il mio amico. Eh, caro, è il capitalismo che è veramente una merda e quello italiano per di più puzza.
Insomma buttar giù una lista di quelli da denunciare agli alieni è un casino. Mica posso denunciare il mio amico!
Allora che criterio uso?


…Magari potremmo sacrificare tutti quelli che quando c’è un problema tirano fuori delle scuse: se ti fottono i risparmi e ammetti che sei stato un po’ coglione vivi. Se invece dici: Non potevo saperlo! Non mi hanno informato, muori, a meno che tu non sia cieco e analfabeta. In quel caso ti salvi in quanto minoranza etnica.
Ve lo ricordate Rutelli? Quello che gli fregarono 20 milioni di euro del partito e poi disse che lui non lo poteva sapere perché non era compito suo andare a vedere i conti del partito? Cazzo e chi lo deve fare se non il segretario?
Una cosa così se la dici in Danimarca sei considerato peggio che se i soldi li hai rubati tu. Loro non sopportano chi cerca delle scuse. Loro sono calvinisti protestanti. Non c’hanno il sacramento della confessione. Non possono dire: volevo fare il buono ma poi il Diavolo ha complottato contro di me. Fanculo! Che il Diavolo c’è lo sai. Se sei un vero credente devi avere fede che Dio ha predisposto una possibilità per fottere il Diavolo. E devi trovarla questa possibilità. Se non la trovi sei una merda e devi friggere all’inferno per la tua mancanza di fede e di determinazione.
Italiani bamboccioni. Se lo dici si incazzano ma è così.
Merda.
Così adesso Rutelli è tornato in auge. E anche quel furbastro di Cirino Pomicino. Fa l’opinion maker in tv!!! Lui! Fa audience!
Italiani bamboccioni e smemorati di Collegno, si perdona tutto a tutti. Pure il mostro del Circeo lo avevano mandato in libera uscita. Così ha potuto ammazzare altre due donne. Giustizia di merda. Ma Renzi non ha tempo di far funzionare la giustizia. Preferisce prendersela con gli operai e gli insegnanti.
Una volta ho scritto un articolo sul fatto che la maggior parte degli insegnanti fa delle lezioni noiosissime. Si sono incazzati come belve. Non veniamo pagati il giusto! Sì cazzo, è vero. Una società civile pagherebbe moltissimo gli insegnanti perché hanno la responsabilità fondamentale di educare le nuove generazioni. Ma ciò non toglie che la maggioranza degli insegnanti uccide di noia gli allievi. Certo che non c’è neanche una formazione, nessuno insegna a tenere lezioni divertenti e appassionanti. E non c’è un portale dove chi riesce a fare una lezione divertente la mette in rete per aiutare gli altri insegnanti. Ma avete mai sentito il sindacato protestare perché non ci sono esami per verificare che un insegnante sia capace di appassionare?
E perché nei 3 anni di scuola media di mia figlia il comitato genitori non è riuscito a cacciare un professore pedofilo? Leggi di merda, sindacati moralmente inetti, oppositori di marzapane, telespettatori imbesuiti, elettori schizofrenici.
Forse ha ragione l’amico degli alieni giapponese: non vengono qui a migliorare la razza umana, vengono a eliminarci. E sono calvinisti danesi: niente scuse. Non puoi dire che sei ecologista e che sono gli altri ad essere stronzi. Ti vaporizzano e basta.
C’è una sola possibilità di salvezza: le stranezze del mondo. Ad esempio non vi pare assurdo che prima del Foglio di Ferrara ci fosse un Foglio di sinistra con dentro Benni e modestamente anche il sottoscritto? Forse possiamo cavarcela all’italiana: quando sbarcano gli alieni gli diciamo che c’è un qui pro quo: la vecchia razza umana non c’è più. Un’epidemia. E noi siamo i nuovi esseri umani. Siamo qui solo da 6 mesi, stiamo impegnandoci ma ancora non abbiamo risolto tutti i problemi. Facciamo alla Renzi… Con la Merkel ha funzionato. L’ha convinta che stava facendo le riforme… Povera creatura. E pure sfigata… Accoglie orde di profughi che poi la notte di Capodanno vanno ad aggredire e insultare le donne che festeggiano pacificamente la voglia di vivere! Questi li denuncio tutti agli alla Confederazione Galattica dei Popoli. Magari riusciamo a fagli venire un dubbio. Un piccolo dubbio sul fatto che sia successa una cosa incredibile che non avevano previsto. Se ragionano come i danesi nel dubbio non ci eliminano. Guadagnamo tempo e magari stando qui si rimbecilliscono anche loro. Non è che noi terrestri siamo stronzi… È l’aria che fa questo effetto: troppo ossigeno. Che cazzo ci possiamo fare? Mica è colpa nostra!

Ps
Pare ormai certo che i guidatori di Ufo sono simili a noi perché evolutisi in ecosistemi omologhi (concordano perfino il nippo alienista e l’Olandese Volante). A questo punto la domanda che sorge spontanea è: come sono le ragazze? Le abitanti di Alfa 126 sono facili? E la passera? Orizzontale o verticale?

Se fossi sola al mondo cosa faresti?

Da un’inchiesta lanciata da Eleonora su Fb (Nora Albanese)
risulta che molte donne smetterebbero di depilarsi… C’è poi Elena che scrive: “Andrei in macchina in piazza duomo e parcheggerei proprio li in mezzo, poi mi metterei un costume da cantante lirica della scala, di quelli esagerati e barocchissimi, girerei sempre a piedi nudi e andrei a mangiare una pizza vestita da madame pompadur sul tetto del duomo”
Francesca andrebbe a Piazza Farnese e la riempirebbe di gatti vestita da sposa.
L’idea di Eleonora è quella di realizzare una serie di video su questi propositi con l’obiettivo di raccontare i condizionamenti sociali e le fantasie divertenti fleshmobbizzando in giro per il mondo… (ce n’è bisogno!).


E sono anche appena usciti i video della serie: “Sei una signora se…”, 20 microclip esilaranti.

Anche io mi sono dato da fare con un video sulle truffe bancarie.

Insomma ci stiamo dedicando al racconto filmato cercando di coinvolgere chi ha voglia di divertirsi. Questo è il nostro programma per l’inverno (iscriviti ad Alcatraz Channel!!!). Hai voglia di partecipare? Credo possa essere un gioco molto appassionante. La prova l’abbiamo avuta nell’ultimo fine settimana dedicato alla tempesta di cervelli. Sono uscite molte idee. E durante le vacanze di Capodanno e dell’Epifania, oltre a uno spaventoso corso di Yoga Demenziale ci dedicheremo a inventare e girare storie.
Questo anche perché ormai You Tube è diventato a tutti gli effetti un fenomeno che fa concorrenza alla televisione. Oggi non si può dire che se non ti fanno andare in tv non hai modo di realizzare le tue idee, anche perché il canale web inizia a pagare… È una novità che cambia lo scenario dell’informazione. E i numeri possono essere spaventosi: il video più visto del mondo è stato scaricato 2 miliardi e 400 milioni di volte. Incredibile!
E un ragazzo italiano l’anno scorso ha incassato 2 milioni di euro commentando in modo delirante i videogiochi.
Quindi non ci sono più scuse: prendi la tua telecamera e fatti vedere!

L’illustrazione della settimana

La sinistra ha ancora paura del Punto G

di Jacopo Fo

 

 

Quasi 30 anni fa commisi un peccato che alcuni non mi hanno ancora perdonato: scrissi sulle pagine di Tango, supplemento satirico dell’Unità, un articolo intitolato: “Muscoletti vaginali”. Raccontavo che l’Italia era la nazione nella quale il maggior numero di donne aveva problemi di frigidità e di incontinenza delle urine dopo la menopausa, e che in altri paesi europei le cose andavano meglio grazie alla ginnastica del muscolo pubococcigeo, insegnata in tutti i reparti maternità e a volte pure a scuola. L’Italia aveva un’incidenza di questi disturbi superiore al 50%, Francia e Paesi scandinavi sotto il 20%.

Scoppiò il finimondo: a molti pareva una bestemmia parlare di passera e di piacere sessuale sopra il quotidiano comunista fondato da Antonio Gramsci. Alcune compagne mi accusarono di essere un fallocrate che pretendeva che le donne non fossero solo madri, cameriere, cuoche e lavoratrici ma pure acrobati sessuali.

Le reazioni furiose mi indussero ad approfondire la questione sessuale e mi resi conto che esisteva un vuoto sulle più elementari conoscenze anatomiche: pochi sapevano dell’esistenza del Punto G, dell’eiaculazione femminile, del Punto L maschile e del fatto che molti uomini soffrono di frigidità, cioè hanno un’eiaculazione senza orgasmo. Così scrissi Lo Zen e l’arte di scopare che diventò poi uno spettacolo teatrale, però dovetti ammorbidire il titolo che diventò Lo Zen e l’arte di far l’amore, perché sennò i teatri si rifiutavano di ospitarmi. (...)

CONTINUA A LEGGERE SUL BLOG DEL FATTO QUOTIDIANO