Vacanze estive alla Libera Università di Alcatraz

cacao della domenica

Londra: scoperti scheletri di vampiri, draghi ed elfi

merrylin from Simon Lewis on Vimeo.

 

Durante la demolizione di un vecchio stabile che una volta era un orfanotrofio è venuta alla luce una sala sotterranea sigillata da un doppio muro. All'interno, conservati in cassettiere e vetrine di legno antico, sono state trovati decine di teschi e corpi imbalsamati di creature sconosciute.
Dalle indagini seguite al ritrovamento si è scoperto che si tratta della collezione di un personaggio altrettanto misterioso: Theodore Thomas Merrylin. Nato nel 1782 girò il mondo con il padre, zoologo, alla ricerca di creature sconosciute. Dopo la morte del genitore si rinchiuse nella sua magione per studiare i reperti che avevano collezionato. Nel 1899 all'età di 117 anni, si impegnò in un tour negli Stati Uniti per mostrare la sua incredibile collezione. Iniziarono però così i suoi guai, fu accusato di blasfemia e di stregoneria. Questo anche perché nonostante la veneranda età pareva un quarantenne, come testimoniano alcune fotografie pubblicate da giornali statunitensi. Si ritirò quindi nuovamente nella sua magione di Londra. Nel 1942 donò la sua casa a un orfanotrofio imponendo però nell'atto di donazione che nessuno violasse il suo laboratorio sotterraneo che venne murato. Aveva 160 anni e ancora dimostravanon più di 40 anni.
La data della sua morte non è conosciuta.
Ora la sua enorme collezione, composta da più di 5mila reperti (vegetali, scheletri e mummie) sarà esposta in un museo.
Il curatore, Alex CF, ha compiuto analisi del dna dei reperti in collaborazione con alcuni laboratori, che hanno certificato che il materiale genetico non appartiene a nessuna specie vivente conosciuta. Nella pagina Fb del museo è disponibile un video con l'intervista al capo della ricerca.
La notizia della scoperta ha fatto il giro del mondo ed è stata ripresa da centinaia di siti web, deliziando ufologi, amanti delle scienze occulte e criptozoologi.


Ovviamente si tratta di un'abilissima messa in scena. Stupefacente per la qualità dei finti reperti e per la presentazione correlata da diari, appunti di viaggio, schede e disegni. Tutti i particolari sono curatissimi e l'artista Alex CF si è sbizzarrito nel realizzare armadietti, fiale, barattoli, espositori, bauli, cassetti con scomparti, serie di arnesi pseudo scientifici... Veramente bellissimo tutto. Peccato sia un falso. All'inizio ci avevo sperato. Quando con Eleonora abbiamo capito che non era vero niente ci siamo restati un po' male. E sì che le tracce lasciate da Alex CF erano chiare, a partire dal fatto che i reperti erano in vendita.
Ė affascinante però il fatto che internet permetta di costruire giochi veramente straordinari.


E permette anche a chi è disposto a credere qualunque cosa e non si dà pena di ragionare su quel che legge, di trovare le prove dell'esistenza di tutto e del contrario di tutto...

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Una grande lezione da mio padre: vivere alla grande sfruttando la propria, intima, misteriosa “attitudine”

Di Jacopo Fo

Un giorno Piera mi dice: “In uno spettacolo io entro in scena per la prima volta camminando completamente coperta da un lenzuolo. E ogni volta gli spettatori ridono. Una sera stavo male e sono stata sostituita da un’altra ragazza che ha fatto la stessa identica cosa ma nessuno ha riso. Perché?”
Io non sapevo cosa dire e allora ho chiesto a mio padre. Mi ha risposto: “Certo, è l’attitude”.
Attitude è un termine francese che gli attori usano gergalmente per indicare questo fenomeno misterioso: due attori eseguono esattamente perfettamente la stessa gag ma solo uno fa ridere.
Eppure se guardi attentamente quello che fanno, non riesci a scorgere nessuna differenza.
Ne abbiamo parlato parecchio durante il corso di teatro che si è svolto ad Alcatraz la settimana scorsa (vedi tutte le lezioni).
Molti attori si impegnano allo stremo per replicare esattamente toni, movimenti ed espressioni di un maestro ma non riescono ad ottenere lo stesso risultato.
La differenza non sta nei gesti ma in qualche cosa di più difficile da scorgere e imitare, qualche cosa che a oggi nessuna cinepresa ad alta velocità riesce a cogliere, nessuna macchina scientifica è capace di misurare.
Parlo di un aspetto talmente sottile, veloce, impalpabile e inconscio che non è possibile modificarlo volontariamente.
Qualche cosa che dipende da cosa vogliamo ottenere raccontando di fronte a un pubblico una storia. Da come “sentiamo” il pubblico, dal tipo particolare di paura di fallire che ci emoziona in quel momento; dal nostro modo di vivere la paura.
Quando sei di fronte al pubblico vorresti dare il massimo, sei emozionato, hai paura. Ma puoi al contempo pensare (come dice mio padre) che hai di fronte degli amici che si sono infilati il cappotto e sono usciti di casa apposta per venire a vederti, e puoi pensare che il tuo obiettivo è raccontare loro storie che li divertano e magari gli regalino un pensiero nuovo, perché questo li farà stare meglio e a te piace che la gente stia meglio… Oppure puoi recitare perché vuoi che venga riconosciuta la tua bravura, oppure per dimostrare di essere più bravo di qualcun altro, oppure per guadagnare tanti soldi. Esistono milioni di sfumature dei motivi che ti danno l’energia per recitare male. Esiste un solo modo per recitare bene e la tua buona recitazione dipende da quel che pensi del mondo fuori dal palcoscenico.
Una legge assoluta del teatro è che chi non offre mai un caffè a nessuno non avrà mai molto successo. Avrà al massimo uno sprazzo di successo.
Chi non è generoso non ha successo perché non desidera regalare un’ora di benessere a un gruppo di sconosciuti, non è lì sul palcoscenico per questo.
E questo non lo impari osservando le intonazioni del recitato ma ascoltando la sensazione che l’attore ti dà mentre recita, ma anche quando se ne sta seduto fermo ad ascoltare un altro attore.
Le persone emanano qualche misteriosa vibrazione che ci tocca e provoca in noi sensazioni sottili, che riusciamo a percepire solo se ci mettiamo veramente in ascolto. Non parlo di qualche cosa di mistico ma di sensazioni reali, che sentiamo chiaramente ma alle quali i più non prestano attenzione. La presenza di una persona mi fa sentire qualche cosa ed è questa presenza che determina il modo in cui leggo le sue azioni, e quindi è la presenza (la vibrazione, il feeling che mi dà, l’attitude) a determinare se quel che dice mi fa ridere o no.
Sono convinto che sia un fatto fisico, anche se misterioso.
Esiste una app che permette di valutare se una persona dice la verità o no analizzando le variazioni della luminosità della pelle attraverso l’immagine ripresa dalla fotocamera. Se la pelle è tesa la luce rimbalza di più che se la pelle è rilassata. Contrazione e rilassamento cambiano l’apertura dei pori della pelle.
In realtà è una app che non funziona, a oggi i sensori disponibili non sono abbastanza sensibili (questioni di numero di megabit e quantità di scatti al secondo) ma rende l’idea. Il nostro inconscio potrebbe essere in grado di percepire e analizzare queste variazioni. Oppure si scoprirà che possediamo un sensore ottico in grado di percepire fremiti microscopici del corpo che si differenziano per ritmo e intensità. Quando noi incontriamo una persona che non conosciamo siamo capaci di decidere se ci è simpatica o no in una frazione di secondo: ci dà una sensazione.
Il modo di essere di questa persona diventa una musica che ci piace o no.
La persona che abbiamo di fronte provoca in noi una cascata di micro sensazioni. Possiamo farci caso razionalmente oppure ignorare sommovimenti, sussulti, fruscii, sensazioni di caldo e di freddo, di movimento o di quiete, che percorrono per frazioni di secondo il nostro corpo.
Comunque sia, questo è l’aspetto determinante nelle relazioni.
E grazie a questo processo siamo spesso in grado di identificare comportamenti falsi, affettati, aggressivi, freddi, scivolosi, ruvidi, ambigui quanto modi di fare aperti, caldi, accoglienti, morbidi, sinceri…
E allora per migliorare come attore (ma vale anche per migliorare in generale), è necessario occuparsi del proprio modo di vedere il mondo che dà la direzione, il ritmo alla nostra attitude.
I trucchi non funzionano.
Ad esempio è determinante rispondere ad una serie di domande preliminari:

La vita fa schifo o ogni tanto sembra pure bellissima?

Il mondo sta andando a rotoli e tutto peggiora oppure vedi segnali che abbiamo la possibilità che migliori in maniera pazzesca?

Gli esseri umani sono tutti bastardi oppure ci sono decine di milioni di persone straordinarie che compiono ogni giorno il miracolo di seguire con impegno la propria coscienza e i propri desideri?

Tu sei una persona degna e incredibilmente bella, piena di amore da regalare e desiderosa di riceverne e meriti felicità e progresso oppure sei una merda putrida insignificante che ammorba l’aria?

Forse queste domande ti parranno stupide. Mi dispiace ma le domande intelligenti sono finite.
Se ti parrà inutile dedicarti a decidere la risposta da dare a queste domande, nel privato della tua anima, rinuncerai anche a rafforzare e armonizzare la tua attitude.

Nota linguistica sulla parola attitude: non esiste un’attitude negativa, esiste solo la mancanza di attitude. L’attitude non fa mai male e più ce n’è, meglio è.


A proposito dell’evoluzione, delle formiche e della cooperazione

di JacopoFo

Una buona notizia: nell’universo è potente la forza della cooperazione.
La sopraffazione ha i giorni contati?
Darwin scoprì il meccanismo evolutivo, concetto che ai suoi tempi veniva negato dai più. Dimostrare che la vita si fosse evoluta dai più piccoli organismi fino alle specie più evolute fu la sua grande impresa.
Ebbe però dei problemi a interpretare alcuni comportamenti animali in quanto privilegiò gli aspetti competitivi della vita sociale che erano allora noti. Lo giustifica il fatto che non disponeva degli strumenti e dei risultati delle ricerche che oggi ci permettono di conoscere l’esistenza di comportamenti determinanti per l’evoluzione che non sono improntati sulla competizione ma sulla cooperazione.

In particolare gli zoologi del tempo osservavano le scimmie convinti che i loro comportamenti rispecchiassero quelli umani.
Ad esempio, osservarono che lo spulciamento avviene seguendo una chiara gerarchia: i più forti del branco sono spulciati dai più deboli. Ne dedussero che esser spulciati fosse un lavoro svolto dalle scimmie di classe sociale inferiore, una specie di servaggio.
Oggi sappiamo che lo spulciamento offre vantaggi enormi per gli spulciatori: essi mangiano le pulci, che sono nutrienti, e inoltre assorbono gli anticorpi che il corpo dello spulciato ha elaborato (mangiando le pulci mangiano pure il sangue che esse hanno succhiato).
Cioè gli spulciati offrono cibo e medicine agli spulciatori. Quindi non c’è sottomissione ma aiuto.
I più forti del branco non spulciano i più deboli perché non ne trarrebbero vantaggio ma anzi rischierebbero di prendere malattie e quindi di non essere più una farmacia efficiente.
Però tutti spulciano i bambini che grazie al loro giovane organismo sono particolarmente rapidi a elaborare anticorpi.

Si è inoltre notato che scimmie come gli scimpanzé e soprattutto i Bonobo, che sono i nostri più vicini parenti dal punto di vista genetico sono naturalmente generose e antepongono gli interessi del gruppo a quelli individuali. Ad esempio, se 8 femmine Bonobo ricevono un biscotto e una nona Bonobo riceve una banana essa si rifiuterà di mangiarla perché non vuole essere diversa dalle altre
(ci sono molti esperimenti sulla generosità delle scimmie che si possono trovare in rete).
Da questa osservazioni alcuni ricercatori sono partiti per ipotizzare che l’essere umano sia ancor più altruista dei Bonobo e in effetti questa qualità è stata evidenziata con molti esperimenti con i bambini piccoli (poi alcuni si guastano).
Riane Eisler ha quindi ipotizzato che la capacità di cooperazione sia stata determinante per l’evoluzione umana e la causa dello sviluppo del linguaggio e della capacità umana di contrastare e soggiogare le altre specie viventi.

Sono inoltre stati trovati comportamenti molto strani in alcune colonie di topi che nutrivano individui disabili che via via arrivavano a ingrassare diventando enormi, dieci volte un topo normale. Ma non si è potuto trovare un qualche segno che indicasse che queste specie di topi regina avessero potere sulla colonia. Si cerca invece di comprendere in che modo i topi traggano vantaggio da queste creature all’ingrasso.

Recentemente osservando il mondo vegetale si è scoperto che vi sono molte piante simbiotiche. Apparentemente il vischio può sembrare una pianta che sfrutta la quercia riuscendo a manipolarla con segnali chimici e convincendola così di essere non un invasore ma un normale ramo della quercia stessa,  e così riesce a rubarle nutrimento. Ma oggi sappiamo che il vischio non danneggia la quercia che lo ospita e oltre a svolgere le funzioni dei normali rami (clorofilliana) offre alla pianta ospitante altri servizi.
Si è scoperto anche che i boschi si comportano come organismi cooperativi. Quando un albero viene attaccato da un parassita emette alcune molecole che attivano negli altri alberi tossine in grado di combattere il parassita. Alcune piante hanno più di mille segnali chimici con i quali inviano messaggi alle piante della stessa specie.

Ma l’idea della cooperazione come base della vita e suo punto di forza viene anche dall’osservazione che noi viviamo in alleanza con miliardi di batteri e noi stessi siamo cooperative cellulari che ospitano cellule di nostra madre e di nostra nonna e dei loro fratelli maggiori, così come la madre ingloba cellule dei figli che ha avuto nel ventre. Queste cellule hanno precisi compiti, ad esempio, intervengono nel proteggere la madre dai disturbi cardiaci (vedi articolo Internazionale su micronemesi).
Ma è anche interessante sapere che durante tutta l’evoluzione la cooperazione con altri esseri è stata elemento portante. Ad esempio, la placenta dei mammiferi si è formata grazie alla collaborazione di determinati virus il cui dna è stato assorbito dalle cellule che hanno così cambiato forma e qualità. Il 7% del dna umano è formato da cellule che hanno inglobato materiale genetico virale.

Margulis negli anni ’80, ha sfatato poi definitivamente il mito della cellula come organismo unitario e solitario, dimostrando che i mitocondri che essa contiene e che trasformano gli zuccheri in energia (funzione fondante per la cellula) esistevano prima della formazione della prima cellula. Quindi la cellula è una cooperativa!
Essa ha quindi rivisto la storia evolutiva mettendo in primo piano la pulsione alla collaborazione, e svalutando la posizione che Darwin dava alla competizione, che pur avendo un ruolo importante è secondaria rispetto sia alla cooperazione che all’attrazione sessuale e quindi alle capacità riproduttive (amore e cooperazione sono più importanti della guerra).

Un altro elemento che conferma questa idea è la teoria di Gaia. Nasce negli anni ’70 quando un gruppo di scienziati mette insieme diverse ricerche e dimostra che il pianeta Terra riesce ad aumentare la capacità di rifrazione dell’atmosfera  in modo tale da fermare più raggi durante le tempeste solari; così il pianeta  mantiene stabile la temperatura ammortizzando gli sbalzi del calore proveniente dal Sole. La cosa incredibile è che questo fenomeno avviene grazie alla collaborazione di un numero enorme di specie viventi. Quando le radiazioni solari sono troppo forti esplode il numero di alcuni batteri che aumentano così la quantità di minerali particolari che vengono demoliti. Questi minerali polverizzati vengono poi trasportati dalla pioggia nei fiumi e quindi in mare e scatenano il proliferare di una serie di microorganismi che a loro volte interagiscono con il plancton e con muschi, funghi, eccetera dando origine a una serie di processi organici e chimici che modificano la composizione dell’atmosfera terrestre. Questa teoria è oggi ancora discussa ma sono sempre di più gli scienziati che la sostengono e le prove che essi portano  suo sostegno.

Per quanto riguarda le formiche le più recenti ricerche hanno dimostrato che esse hanno una straordinaria capacità di azione collettiva. Nel video Sciami, disponibile su You Tube vediamo interi formicai agire all’unisono con una intelligenza incredibile. Grazie alla secrezione di determinati odori alcune formiche si coordinano. Nel caso di un’inondazione, ad esempio, sono alcune formiche “vigilanti” a lanciare il segnale chimico. Tutte le formiche escono dal formicaio, le operaie trasportano ognuna un uovo e si dispongono una vicina all’altra, le formiche guerriere, più grosse si mettono ognuna sopra due formiche operaie tenendole insieme. E sopra queste si dispone un altro strato di formiche guerriere che agganciano due formiche sotto di loro. E così via… Fino a creare una zattera compatta che galleggia sostenuta dalle uova. Aspettano quindi che il livello dell’acqua cresca fino a sommergere il formicaio e poi si lasciano trasportare dalla corrente. Quando l’acqua spinge la zattera ad alcuni centimetri dalla riva le formiche guerriere si spostano tenendo sempre unite le formiche operaie che galleggiano sulle uova, in questo modo formano una proboscide che esce dalla zattera e si attacca quindi alla riva, ancorando la zattera e permettendo a tutte le formiche di raggiungere la terra ferma.

Il comportamento delle formiche è determinato, a quanto pare, da un’intelligenza collettiva. Esse agiscono come fossero un organismo unitario che prende decisioni sulla base degli imput, dai segnali, lanciati da tutte le formiche nel loro insieme. La regina non decide di propria volontà quante uova dovrà far diventare operaie e quante guerriere (ci riesce tramite la secrezione di un ferormone). Essa reagisce in modo automatico ai segnali chimici che le altre formiche le trasmettono e che riguardano il clima esterno, la disponibilità di cibo, il numero di aggressioni subite dal formicaio. La regina non sa nulla del mondo esterno oltre a quello che le altre formiche le comunicano e non ha nessuna autonomia nelle scelte, la chimica dei messaggi le determina totalmente.
E in alcune specie di formiche pare siano addirittura particolari gruppi di operaie a determinare la direzione di sviluppo dei neonati con diverse diete alimentari.

Quindi molti credono che la visione della colonia di formiche come un luogo governato da gerarchie sociali sia errata. Essere la regina è solo una funzione, non comporta un vantaggio, la regina è una macchina da uova. Non fa altro dalla mattina alla sera, ma non segue un suo vantaggio individuale e ubbidisce completamente agli input genetici che la portano in effetti a svolgere in modo totale la sua funzione indispensabile per la salute del formicaio. È l’interesse collettivo che governa l’evoluzione e ha determinato il formarsi di regine, non un golpe.
Questa visione sarebbe avvalorata dal fatto che le formiche riescono a realizzare collettivamente imprese incredibili, coltivano funghi, piantano i semi di piante che sono per loro utili, allevano acari, insetti e bruchi (che mungono perché sono dotati di ghiandole che se massaggiate secernono una sostanza zuccherina).

Altre formiche depredano le riserve di cibo dei formicai vicini; altre ancora attaccano i formicai e ingannano le abitanti con odori particolari, uccidono la regina e la sostituiscono con la loro e quindi fanno accudire, dalle formiche operaie ingannate, le loro uova non facendo più nascere formiche locali. Alla fine tutte le formiche ospitanti si estinguono e loro passano a depredare un altro formicaio.
Altri gruppi di formiche si stabiliscono nei formicai altrui ma non li sterminano e garantendo lo sviluppo delle uova delle ospitanti si assicurano che vi siano formiche sufficienti per trovare cibo per tutti.  
Ma ci sono anche formiche che vivono come ospiti e cooperano al buon andamento del formicaio ospitante.
Ancora si sta studiando il rapporto di dare e avere tra queste specie simbiotiche ma non è detto che anche i bruchi che vengono munti non abbiano il loro vantaggio.
Ma tutte le nuove scoperte in questo come negli altri campi citati vanno ad ampliare la nostra conoscenza delle molteplici forme che l’evoluzione dà alla capacità di cooperazione delle specie viventi e del pianeta nel suo complesso.
Ed è da sperare che anche tra noi esseri umani ricominci a prevalere il senso della collettività.
Ne abbiamo bisogno.


È il caso che tu decida con chi stare: merda o berretta rossa?

di Jacopo Fo

Merda o berretta rossa era un grido insurrezionale. Voleva dire: ti arrendi al sistema o combatti?
Probabilmente farà ridere molti il fatto che io tiri fuori dal cassetto un vecchio slogan in un momento nel quale il Popolo Progressista sta con il morale sotto le scarpe.
Affronto il ridicolo perché credo che quei pochi che hanno ancora l’uggia di battersi per un mondo migliore (antico vizio) hanno di fronte una sfida irrinunciabile: guarire il Popolo Progressista dall’ondata di pessimismo che lo ammorba.
La maggioranza dei progressisti oggi è sfiancata soprattutto dal fatto che la crisi e le sofferenze atroci che ha portato, han convinto tutti che la situazione è peggiorata (vero!) e che QUINDI il mondo sta andando verso il peggio.
E questo è un dramma epocale, perché se pensi che TUTTO stia peggiorando ti crolla la voglia di lottare. Vedi tutti gli accadimenti come segni di sconfitta, decadenza, perdita di senso e il morale ti scivola sotto i calzini.
Io sono convinto che oggi la situazione italiana sia notevolmente peggiorata. Sono aumentati i poveri, sono diminuiti i servizi essenziali per le persone in difficoltà, c’è in giro molta alienazione, sono aumentate le persone che si rimpinzano di ansiolitici e simili, alcool, droghe, gioco d’azzardo, pornografia, assenza di rapporti umani.
Se si inizia a parlare dell’Italia possiamo dirne male per ore.
E poi ci sono le guerre con i loro orrori indicibili, milioni di profughi, dittature…  
Che schifo!
Cavolo scrivendo queste righe già mi è sceso l’umore.
Merda.
Merda. Merda.
L’unica cosa che ogni giorno mi funziona per tirarmi su dopo aver visto il telegiornale è che comunque 40 anni fa era peggio.
Ma non è un pensiero facile da concepire, ti devi concentrare, devi sforzarti a fare delle misurazioni comparate. Ed è difficile.
Ma è indispensabile.
E se tu hai capito questo la cosa più utile che puoi fare per un mondo migliore è impegnarti a parlare con quelli che sono progressisti, hanno visto i danni tremendi che questo sistema di sfruttamento e violenza produce, ma sono paralizzati dalla convinzione che “va sempre peggio”.
Parrebbe facile riuscirci, perché se mettiamo insieme un po’ di dati indiscutibili si vede proprio che il mondo è migliorato.
La popolazione mondiale dagli anni 60 è cresciuta di quasi 5 volte. Negli anni '60 morivano di fame ogni anno 40 milioni di persone. Oggi ne muoiono meno di 10 milioni. Il numero dei morti per le guerre è più che dimezzato (vedi scheda sotto). Oggi le donne hanno ovunque diritto di voto. Si è dimezzato il numero delle dittature. La vita umana, le possibilità di comunicare, fare impresa, incontrare persone sono aumentate di mille volte. La vita si è allungata dandoci più tempo per capire come funziona il mondo e costruire qualche cosa di buono. E cresce costantemente il numero di nazioni che rispettano i diritti delle donne, degli omosessuali, dei disabili.
Non è mai esistito un altro momento nella storia durante il quale gli esseri umani avessero altrettanto potere, diritti, accesso alla cultura e possibilità di cooperare.
Ma quando mi metto a discutere su questi temi vedo facce che comunicano diffidenza e noia.
Perché siccome anche Obama e Renzi dicono che tutto migliora (grazie al fatto che loro sono al potere) allora se lo dici anche tu diventi subito un filogovernativo amico delle lobbies.
Difficile far capire che si può vedere un miglioramento nel mondo e continuare a essere oppositori radicali.
Difficile far capire che vedere il miglioramento NON vuol dire essere ciechi di fronte alle terribili ingiustizie.
Ma non c’è oggi discussione che sia più importante: se la maggioranza dei progressisti non riacquista speranza, l’Italia resta in questa cavolo di situazione di paralisi.
È fondamentale comprendere che le lotte di milioni di persone hanno dato e continuano a dare risultati straordinari. Stiamo assistendo a un salto di qualità epocale: l’assistenza sanitaria per 100 milioni di statunitensi, l’assistenza sanitaria autogestita dai contadini indiani, il microcredito, il movimento solidale, le cooperative...
E lasciatemi fare un grammo di retorica: centinaia di migliaia di persone hanno dato la loro vita per ottenere questi “piccoli” passi in avanti. Non si può sputare sul loro sangue.
La domanda epocale, dalla quale dipende il futuro di tutti noi è: siamo stati capaci di migliorare il mondo e saremo ancora in grado di farlo?
Il grande movimento del 1968 è partito in tutto il mondo, contemporaneamente, da New York a Milano a Pechino, una bella mattina nella quale un milione di persone sparse per il pianeta si sono alzate dal letto e contemporaneamente hanno detto: se pò fa!
Si può fare.
Ma succederà solo se prendi il tuo vicino di casa, tua moglie o il tuo collega di lavoro, li metti seduti davanti a una tisana di camomilla e gli dici: adesso voglio capire insieme a te dove stiamo andando: merda o berretta rossa?

Non c’è azione rivoluzionaria più potente e urgente.
E prima di provarci preparati!
Ecco un po’ di dati e statistiche:
Non e' vero che tutto va peggio estratto dal libro di Michele Dotti e Jacopo Fo disponibile su www.commercioetico.it

L’Umanità migliora costantemente perché le idee fanno sesso!

E, fondamentale guardati il film Don’t Panic
(Puoi inserire i sottotitoli in italiano)
 

Guerre negli anni ‘60
1896 - Guerra di indipendenza del Kenia contro la Gran Bretagn
1954-62 - Guerra di indipendenza in Algeria contro la Francia
1954 - Intervento USA in Guatemale
1956 - Guerra del Canale di Suez (Inghilterra, Francia e Israele alleati contro l'Egitto-seconda guerra arabo-israeliana)
1956 - Invasione sovietica dell'Ungheria e della Polonia per soffocare le insurrezioni popolari
1957-60 - Guerra fra Honduras e Nicaragua
1959-75 - Guerra del Viet Nam contro le truppe americane
1960 - Guerra fra Paraguay e Argentina
1961-75 - Guerra nel Laos contro le truppe americane
1962 - Guerra fra India e Cina per i territori di confine
1963-1991 - Guerra di liberazione dell'Eritrea contro l'Etiopia
1962-63 - Guerra fra Haiti e la Repubblica Dominicana
1963-74 - Guerra di indipendenza della Guinea dal Portogallo
1963-67 - Guerra di indipendenza dello Yemen del Sud dalla Gran Bretagna.
1964 - Intervento USA a S.Domingo
1962-74 -Guerra di liberazione del Mozambico e dell'Angola contro il Portogallo
1965 - Guerra fra India e Pakistan
1965-93 - Guerra civile nel Ciad
1966-90 - Guerra di indipendenza della Namibia contro il Sud Africa
1967 - Guerra "dei 6 giorni" (terza guerra arabo-israeliana)
1968 - Invasione sovietica della Cecoslovacchia
1969 - Scontri fra Cina e URSS sul fiume Ussuri
1969 - Guerra fra Honduras e Salvador
1969 - Guerra fra Uruguay e Argentina.

Di queste la guerra d’Algeria, quella del Biafra e quella del Vietnam hanno causato, da sole, più di 5 milioni di morti. Il doppio dei morti di tutte le guerre combattute tra il 2000 e il 2010.
Nel 2014 i morti nel mondo per guerre e terrorismo sono stati 180mila. Per i dati sulle guerre dopo il 1945 clicca qui


La condizione della donna migliora. Ma molte donne amano negarlo. Alla faccia di secoli di lotte femministe

di Jacopo Fo

La signora elegante, bionda tinta, dice in tv: "Non c'e' più educazione ai sentimenti, la violenza contro le donne dilaga".
E nessuno le risponde: "Signora lei e' disinformata". Anzi, tutti i partecipanti al talk show annuiscono solidali.
Non c'e' niente da fare, la maggioranza dei giornalisti, degli opinion maker e degli spettatori, sono abbonati alla lamentela sul bel passato che non c'e' più e sulle barbarie che avanzano.
Solo una piccola minoranza, neanche tanto combattiva, si oppone a questa visione pessimistica. E appena apri bocca ti subissano: "Ma non vedi quanto orrore c'e' in giro oggi?" E subito passi per un cretino insensibile e intimamente sostenitore del maschilismo capitalista governativo.
Sarebbe importante che le persone capissero che l'impegno civile di milioni di persone e in particolare delle donne ha ottenuto dei risultati! Milioni di persone hanno lottato e sofferto e sovente pagato con la vita per ottenere questo lento miglioramento. Negarlo vuol dire dar ragione alla maggioranza scoreggiona dei benpensanti sempre pronti a dirti: "Lascia stare! Non ti impicciare. Cercare di cambiare le cose non serve a niente".
Ahimé, sopratutto tra i progressisti, si fa a gara a dipingere il momento attuale come il peggiore della storia. Si pensa che spargendo pessimismo e terrore si riuscirà a svegliare la gente. Si ottiene invece l'effetto contrario: si distrugge la speranza, la coscienza della possibilità di migliorare la condizione umana.
Il mondo e' pieno di fatti terribili, orrendi, inumani. Ingiustizie di proporzioni assolute. Siamo d'accordo. La questione e' che non si capisce che non si tratta di novità figlie dell'era moderna, di internet, del consumismo o di qualunque altro accidente recente.
La violenza sulle donne non è una novità moderna.
Il numero degli stupri e degli assassini è diminuito costantemente negli ultimi decenni quanto negli ultimi secoli.
Basti pensare che in Italia solo nel 1996 lo stupro è diventato un reato contro la persona. Prima era (assurdo!) un reato contro la morale. E fino al 1954 la Cassazione ribadiva il diritto del marito a picchiare MODERATAMENTE la moglie!
E se guardiamo qual era il livello di violenza nei secoli scorsi, ci accorgiamo che la situazione era totalmente agghiacciante: l'idea stessa che lo stupro fosse un atto terribile era sconosciuta ai più. Erodoto e Ovidio, considerato un vate dell'amore, affermavano che le giovani donne amano subire violenza.
Il motivo per cui molti sono convinti che la violenza contro le donne sia in aumento sta nel fatto che finalmente le donne hanno il coraggio di denunciare gli stupri. E molti studi documentano che ancora persiste la reticenza  a rivolgersi alla giustizia. Ancora, anche in Italia, molte donne preferiscono tacere.
Quindi il numero degli stupri censiti dalle statistiche, sulla base delle denunce, va  letto al contrario.
La situazione balza agli occhi se si osserva che nelle aree dove la condizione della donna è peggiore, il numero delle denunce è bassissimo. L'Egitto ad esempio ha più di 80 milioni di abitanti ma ogni anno vengono denunciati circa 100 stupri.


Incazzarsi, non incazzarsi o lasciarsi travolgere dall’amnesia selettiva?

 

di Jacopo Fo

Credo che una delle maggiori fonti di sofferenza sia cercare di essere quel che non si è.
Suppongo che vivi meglio se accetti che sei quel che sei.
Soffri enormemente se cerchi di comportarti in un modo che non ti corrisponde. Il che ovviamente non vuol dire rinunciare a crescere e a migliorarsi. Ma se lo fai imponendoti i comportamenti, violentando la tua indole, allora non ti fa bene.
Cristiani e buddisti predicano il perdono. Quando ci riescono li ammiro.
Quando ci riescono veramente li ammiro. Ma vedo a volte persone che parlano di perdono ma si vede benissimo che fanno una fatica boia. Sotto il sorrisino pacifico sono furenti. Non credo che sforzarsi così sia positivo per la salute.
Penso che se ti fanno male sia umano che t'incazzi.
Credo che sia importante riconoscere la tua rabbia, sopratutto se hai tutte le ragioni per essere negativamente alterato. L'odio è comunque una forza vitale, anche se negativa. Tra averla e non averla è meglio non averla. Ma se ce l'hai fingere di non sentirla, fare finta di essere superiori è nocivo, perché quell'energia se non la guardi, se non l'accetti, ristagna e imputridisce e poi ti puzzano i piedi.

Altro discorso è la coltivazione della rabbia.
Se subisci un torto e ti arrabbi è ok. Ma poi devi fartene una ragione e guardare avanti. Se continui a rimuginare sulle ingiustizie del mondo, se non accetti il fatto che per ragioni misteriose e incomprensibili esistono gli stronzi, se non riesci a mettere al centro dei tuoi pensieri quel che di bello e gradevole vuoi realizzare e vivere, allora il male che hai subito continuerà a danneggiarti perché gli dai energia.

La settimana scorsa ho scritto a proposito del perché chi pratica la violenza e l'ingiustizia poi fa una vita di merda e sul perché la vendetta è inutile quanto dannosa per chi la pratica...
Meglio l'amnesia.
Subire fa male, dover subire in silenzio fa peggio, meglio incazzarsi fortemente e poi dimenticare rapidamente.
Riuscire a continuare a coltivare il senso del piacere e della costruzione, la capacità di curare la propria vita e di far crescere il rapporto con gli altri è la miglior vendetta e la miglior medicina.
Come dicono alcuni saggi indiani non devi cercare di negare il dolore, ma neppure è sensato coltivarlo. Guarda altrove, lasciati attrarre da ciò che non è dolore. Anestesia tramite la distrazione. Funziona.
Un trucco è fare finta che quel che hai subito sia accaduto 50 anni fa e che chi ti ha colpito sia morto 45 anni fa spiaccicato sotto un treno. Ma non è deceduto subito. Ha sofferto a lungo in un ospedale gestito da primari corrotti che non volevano somministrargli antidolorifici.

Io non sono buono. Sono solo pigro.