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Profilo di rischio: se non c’è un Decreto allora facciamo una class action virtuale

People For Planet - 5 ore 47 min fa

Sono passati 4 anni circa dalla uscita del mio IO SO E HO LE PROVE (Chiarelettere) che scoperchio’ il pentolone della malafinanza. Da allora sono andate in default parecchie banche, sono stati traditi e azzerati centinaia di migliaia di risparmiatori, ho scritto altri due libri (IO VI ACCUSO e SACCO BANCARIO sempre per Chiarelettere) sulla gangbank, e’ stata rafforzata la tutela del risparmiatore con la introduzione della direttiva comunitaria MIFID2 (esisteva gia’ la MIFID1), e’ stata istituita una Commissione bicamerale di inchiesta sulle banche in crisi che ha certificato tra l’altro anche la inefficienza (!!!) di Bankitalia e Consob ma… il risultato non e’ cambiato!
Non e’ stato ancora estirpato il male incurabile del sistema bancario: la revisione da parte delle banche del profilo di rischio dei risparmiatori. Un check-up generale, magari imposto agli istituti di credito da un decreto ad hoc, di quello che considero la “madre” di tutte le truffe bancari.
In attesa pero’ di una legislazione al riguardo, se proprio vogliamo renderci conto di come hanno lavorato (e probabilmente lavorano) le banche per noi clienti allora, nella prima puntata della nostra rubrica, lanciamo una ‘virtuale’ class action: tutti in banca a chiedere di verificare (ed eventualmente modificare) il «proprio profilo di rischio».
L’obiettivo è di eliminare dalle mani delle banche lo strumento che consente alle stesse di proporre e vendere al cliente i prodotti che “loro” (le banche) vogliono collocare, e quindi di tutelarsi con un paracadute da utilizzare in caso di eventuali contestazioni
Ma che cosa è il profilo di rischio?
La direttiva comunitaria sui servizi di investimento, entrata in vigore nel 2007 e nota come Mifid (Market in financial instruments directive), richiede che le banche, per qualsiasi cliente e per qualsiasi offerta di prodotti, debbano obbligatoriamente valutare «l’adeguatezza e l’appropriatezza del prodotto o servizio offerto e venduto ai clienti».
A tal fine, la nuova normativa stabilisce che ciascuna banca proceda obbligatoriamente a una classificazione dei propri clienti in base alle caratteristiche degli stessi e alla competenza in materia finanziaria e ne tracci quindi un «profilo di rischio o profilo finanziario»
Il profilo di rischio è una vera e propria fotografia dell’investitore fatta attraverso un questionario detto Test di appropriatezza o di adeguatezza (vedi allegato) che assolve la funzione di raccogliere e documentare i dati ottenuti o forniti dal cliente alla banca.
Per il tipo e la quantità di informazioni, il test è graduato e modulato sulla base di un crescente «grado di rischio» che viene riconosciuto al prodotto finanziario che si intende offrire o vendere.
Ma perché questa precauzione? Cosa e’ successo negli ultimi anni nelle banche italiane?
La cronaca e la magistratura ci hanno confermato che il Test di adeguatezza (e quindi il corrispondente profilo di rischio) in numerosi casi non era ( e non e’) la fotografia dell’investitore ma quella che la banca, spesso surrettiziamente, produce per il cliente, predisponendo il test già precompilato con la «baffatura» nelle caselle «convenienti» per l’Istituto di credito e sottoponendolo poi alla firma del cliente, tra le centinaia di carte che solitamente vengono prodotte.
Della serie: decidiamo noi banche che ne sai tu di un titolo di Stato, di una obbligazione strutturata, di una azione o, addirittura, di uno strumento derivato
In tal modo gli istituti di credito si sono precostituiti la «giustificazione giuridica», l’alibi per poter collocare e vendere prodotti ad alto rischio tipo obbligazioni Parmalat, Cirio, Lehman Brothers, polizze assicurative, diamanti, swap sui tassi di interesse, nonché obbligazioni subordinate e azioni di banche a seguito degli aumenti di capitale dalle stesse deliberati! Cioe’ tutta quella spazzatura che il cliente inconsapevole non avrebbe mai acquistato !
Ma cosa deve fare il cliente ? A tal proposito forniamo un To do in tre punti che può cambiare, rivoluzionare, stravolgere il rapporto tra banca e cliente. Tre consigli per difendersi:

  • Andare in banca e chiedere di verificare il proprio «profilo di rischio»
  • Se il cliente si accorge che non è il suo «profilo di rischio», la sua “fotografia” di risparmiatore, ne chiede (e ottiene) la modifica, adeguandolo alle sue effettive caratteristiche di investitore.
  • A questo punto la banca si trova nell’impossibilità di offrire e vendere, in futuro, prodotti che il cliente non avrebbe mai voluto acquistare.

Quindi muoviamoci, reagiamo, mobilitiamoci.
In questo Paese siamo sempre più abituati a pensare che la responsabilità dello status quo sia ………..di qualcun altro. Molto spesso il cambiamento passa attraverso di noi. Altrimenti non lamentiamoci.

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Vincenzo Imperatore e la rubrica BancoMatto

People For Planet - 5 ore 59 min fa

Chi è Vincenzo Imperatore

Vincenzo Imperatore (Napoli, 24 Febbraio 1963) è un consulente di direzione e autore di libri di saggistica. È laureato con il massimo dei voti in Economia e Commercio. Dopo un master in Business Administration a Roma ha vissuto 22 anni come manager di importanti banche nelle piazze più importanti del meridione. Nel 2009 diventa Presidente della Onlus “United Colours of Futsal”, nata con la finalità di favorire, attraverso lo sport, l’integrazione e il ridimensionamento del disagio sociale di ragazzi inseriti in contesti “difficili” e di giovani extracomunitari. Nel 2012 sceglie la strada della libera professione e fonda InMindConsulting, società di consulenza aziendale che tra le altre attività assiste i propri clienti nelle ristrutturazioni dei debiti bancari.
Il 16 ottobre 2014 pubblica il suo primo libro, “Io so e ho le prove” (Chiarelettere), attraverso il quale per la prima volta un ex manager bancario offre la sua testimonianza per svelare i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista. La diffusione del testo ha provocato un forte riscontro mediatico e attenzione da parte della opinione pubblica fino a diventarne una omonima pièce teatrale scritta e diretta dal drammaturgo Giovanni Meola.
Il 16 ottobre 2015 pubblica il suo secondo libro, “Io vi accuso” (Chiarelettere), una guida per le famiglie e le piccole imprese vessate dalle banche, raccontato attraverso casi, storie e testimonianze.
Nell’ottobre 2017 pubblica “Il sacco bancario” (Chiarelettere), una inchiesta sugli scandali delle “segrete stanze” raccontate per la prima volta da testimonianze inedite di top manager del settore bancario.
Giornalista pubblicista, collabora con quotidiani e riviste specializzate e conduce un programma radiofonico di informazione finanziaria.

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Per questa bistecca di vitello nessun animale è stato ucciso

People For Planet - 6 ore 41 min fa

L’ultimo Rapporto Eurispes 2018 afferma che i vegetariani e i vegani in Italia sono il 7% della popolazione dai 18 anni in su.

Ciò detto, da qualche anno il settore dell’industria alimentare che offre prodotti Vegan ha visto l’impennarsi dei fatturati. In molti supermercati troviamo interi scaffali che espongono prodotti vegani.
La prima macelleria vegana nasce negli Usa, a Minneapolis. Nel 2015 due fratelli, Aubury e Kale Walch, grazie a un crowdfunding su Kickstarter hanno raccolto 60mila dollari con cui hanno aperto la loro macelleria dove vendono mortadella, salsicce, bacon, formaggi, affettati, ecc. Tutto rigorosamente di origine vegetale.
I fratelli americani ammettono che pur essendo vegani convinti avevano nostalgia del sapore della carne e quindi hanno unito l’etica al gusto e oplà! le salsicce sono a base di glutine, brodo vegetale, fagioli e pomodorini secchi, erbe e spezie.

In Italia la prima macelleria vegana è stata aperta a Bari, dalla signora Porzia Milella, moglie di Mimì, titolare di una storica macelleria. Visto che la clientela diminuiva la signora Porzia ha pensato bene di aggiungere agli hamburger classici anche quelli vegetariani a base di tofu con l’aggiunta di pomodoro, spinaci, zucca e spezie.
La signora Porzia afferma che aver aggiunto alla loro produzione salsicce, hamburger e polpette vegetariane ha aumentato la clientela soprattutto quella più giovane.

La stessa scelta è stata fatta da una grande macelleria di Rimini, la Guidi & Casali che ha visto impennarsi il fatturato dopo l’aggiunta d prodotti vegan e vegetariani nel loro bancone.
Una scelta più radicale invece è quella della macelleria/rosticceria Gorilla Bianco di Querceta, in provincia di Lucca, che ha definitivamente abbandonato la carne per diventare una gastronomia- ristorante esclusivamente vegan.

Un’altra macelleria-gastronomia vegana è stata aperta a Rovigo da Valentina Scorzina, ex nutrizionista. Seitan e tofu la fanno da padrone nelle sue preparazione che assomigliano ai prodotti a base di carne.
Un’altra ancora la troviamo al Vomero, Napoli, ed è quella di Gennaro Gagliano.
A Montemurlo , in provincia di Prato, patria della mortadella IGp, un’ex macelleria si è convertita a salumificio vegano producendo insaccati rigorosamente vegan e gluten free.
In bottega dove prima pendevano dai ganci prosciutti e bistecche ora sono appesi salami e mortadelle fatti con patate, barbabietole, ortaggi e amidi tutto prodotto in casa come spiega il titolare Fabio Messana: «A differenza degli altri insaccati veg che si trovano sul mercato, quelli che noi produciamo sono realizzati artigianalmente, nello stesso modo e con gli stessi macchinari con cui vengono preparati gli insaccati di carne. Impastiamo patate, barbabietole e amidi utilizzando budelli in fibra vegetale anziché animale. Insaporiamo i nostri prodotti con spezie, come il finocchio o il macis e li facciamo stagionare anche un mese, in modo che si abbia una fermentazione simile a quella classica. Inoltre, a differenza dei prodotti che sono sul mercato, i nostri sono tutti assolutamente senza glutine. L’unica differenza col salume tradizionale la fa l’assenza della carne, poi la lavorazione è davvero identica».
Insomma, si fa un po’ di necessità virtù. Siamo certi che offrire prodotti vegan ai propri clienti è senz’altro una scelta etica da parte dei macellai, è anche vero che i consumi di carne in Italia sono diminuiti sensibilmente negli ultimi anni.
Nel rapporto 2017 di Vegan Italia si dimostra un calo del 5,8% per le carni rosse e suine, del 5,3 per i salumi e 3,2 per i prodotti caseari.
Cresce il consumo di frutta e verdura e di alimenti vegani, del 9% il consumo di latte vegetale, del 20% del biologico.
Secondo la Lav, basterebbe rinunciare ad una bistecca da 500 gr una volta a settimana per salvare 910 metri quadrati di foresta e risparmiare 390 chilogrammi di cereali e 403.000 litri d’acqua.

E il gusto? Questo lo lasciamo dire a voi, che ne dite della mortadella vegana? E’ ottima con uno sfilatino di pane caldo?

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Chimica verde: cos’è e di cosa si occupa

People For Planet - 7 ore 4 min fa

Da diversi anni l’attenzione all’ambiente e al pianeta – e gli studi, che con sempre più precisione prevedono l’esaurimento entro pochi decenni delle risorse da idrocarburi – hanno indotto anche le grandi multinazionali del petrolio e le aziende che utilizzavano i combustibili fossili per la produzione di beni a guardare altrove, e quindi a studiare sistemi di produzione e a commercializzare prodotti che non inquinino, siano biodegradabili e sostenibili.

Anche perché si è ormai capito che usare alcune sostanze molto inquinanti non conviene non solo dal punto di vista ambientale ma nemmeno da quello economico perché lo smaltimento dei rifiuti diventa troppo costoso. E poiché la chimica è quella scienza che studia la materia e la sua trasformazione, si capisce quanto sia importante – proprio come scienza in sé – nello studio non solo del tipo di sostanze impiegate, ma anche della gestione dei processi.

E più nello specifico: cos’è la chimica verde?
Secondo la IUPAC, l’Unione Internazionale di Chimica Pura e Applicata – un’organizzazione non governativa a cui aderiscono molte nazioni, compresa l’Italia per il tramite del Consiglio Nazionale delle Ricerche – per chimica verde si intende: “L’invenzione, la progettazione e l’uso di prodotti chimici e processi per ridurre o eliminare l’uso e la produzione di sostanze pericolose”. Una definizione sostanzialmente analoga a quella adottata dall’Epa, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti, che identifica 12 punti chiave che si possono leggere sul sito ufficiale: tra gli altri, prevenire la produzione di rifiuti piuttosto che trattarli dopo che sono stati prodotti; ridurre al minimo la tossicità delle sostanze chimiche utilizzate; usare ogni volta che sia possibile materie prime rinnovabili.
Si parla di chimica verde, ad esempio, per le bioplastiche o i biolubrificanti.

Per capire meglio ancora l’ambito di applicazione della chimica verde partiamo da una domanda: una particella di sodio è identica a un’altra particella di sodio?
Per un chimico tradizionale una molecola è uguale a un’altra, per un chimico verde no. Da dove arriva quella molecola? Quanta energia si è consumata per produrla? Queste sono le prime domande che il chimico verde si pone; e subito dopo: come posso produrre la stessa molecola usando le risorse rinnovabili del territorio, energia rinnovabile, scarti agricoli, e quant’altro arrivi dall’ambiente e all’ambiente possa tornare?

La chimica verde NON si occupa di alimenti ma di tutto il resto. Degli scarti alimentari per esempio. L’industria alimentare produce una grande quantità di rifiuti, solo il 40% del vegetale viene utilizzato, il resto è scarto e quello scarto può diventare un’opportunità per decine di altre applicazioni. I polisaccaridi estratti dai residui di lavorazione possono essere usati come leganti nella preparazione di biofilm, che sono biodegradabili, biocompatibili e non tossici. E quindi adattissimi alla conservazione e al packaging degli alimenti anche perché agiscono da barriera selettiva nei confronti dell’umidità e della perossidazione lipidica, principale causa dell’irrancidimento dei grassi alimentari.

E tutto questo grazie alla chimica! O meglio, alla Chimica Verde! Ve ne racconteremo delle belle, restate connessi!

 

Disegno di Jacopo Fo – gennaio 2018

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Cuffie che traducono tutte le lingue del mondo? Un sogno… ma forse presto una realtà!

People For Planet - 7 ore 42 min fa

Esiste nella realtà una tecnologia simile e funzionante?

No, o meglio sì ma con riserve sul loro buon funzionamento.

Due le tecnologie al momento disponibili: gli auricolari Pilot Translating Earpiece dell’azienda Waverly Labs e quelli Pixel Buds di Google.

Delle Pilot Translating Earpiece la vendita dei primi esemplari è iniziata a fine dicembre 2017, sono prodotte da una startup con sede a New York e al momento in cui scriviamo hanno un costo di 249 dollari, un’offerta lancio a fronte dei 299 dollari di listino.

Lo studio ha richiesto 4 anni di ricerca e sviluppo e la campagna di crowdfunding su Indiegogo ha raccolto più di 4 milioni di dollari. Il primo modello dovrebbe garantire la traduzione simultanea di cinque lingue: inglese, francese, italiano, spagnolo e portoghese. Nell’autunno del 2018 è previsto l’inserimento di tedesco, greco, danese, svedese, cinese mandarino, hindi, giapponese e arabo.

Le cuffiette funzionano solo se usate da entrambe le persone che stanno dialogando e richiede uno smartphone connesso alla rete dove si selezionano le lingue usate.

Attenderemo di leggere le impressioni da chi le proverà. La prima sembra essere molto incoraggiante.

Le Google Pixel Buds sono auricolari bluetooth che, integrati con gli strumenti di Google, possono essere utilizzati anche come “traduttori”.

Scrive Luca Zaninello su Androidpit.it: “E’ da ormai più di un mese che ho il piacere di poter utilizzare il primo paio di cuffie prodotto da Google dotate di Assistant. Queste cuffie promettono di farvi utilizzare l’assistente vocale in maniera più immediata e di aiutarvi a parlare lingue che non conoscete.”

In realtà siamo ancora lontani dalla traduzione in tempo reale che ci si aspetterebbe: perché il meccanismo funzioni è anzitutto necessario installare sul proprio smartphone un’apposita app, Pixel2; quando poi si pronuncia la frase da tradurre, questa viene gestita in modo simile al Google Translate: le parole così tradotte arrivano allo smartphone che le legge inviandole alle cuffie via bluetooth.

Questo video, con oltre un milione di visualizzazioni, conferma i limiti delle Google Pixel Buds: ma lo scorso dicembre l’autorevole Wired.co.uk è stato davvero impietoso e qui titola: “I Pixel Buds di Google non sono solo inadeguati, sono assolutamente inutili”. Aspettiamo comunque le prossime recensioni.

Intanto l’autorevole Tech Crunch ha sperimentato con successo un auricolare che traduce il cinese parlato in inglese e viceversa in tempo quasi reale e ha intervistato Wells Tu, la cui azienda TimeKettle ha realizzato questo prototipo a Shenzhen, la megalopoli dove la Foxconn fabbrica gli iPhone per Apple. Ora vuole finanziare la produzione delle cuffiette iniziando un crowdfunding.

Insomma, la strada per una traduzione simultanea alla Star Trek è ancora lunga ma ogni invenzione è partita con piccoli passi: ne siamo certi, fra qualche anno potremo senz’altro parlare con il mondo… e soprattutto capire quello che stiamo dicendo.

 

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Come sarà la casa del futuro?

People For Planet - Dom, 02/18/2018 - 04:52

Un mix di tecnologie per la cattura dell’energia solare e la produzione di energia elettrica, dai pannelli fotovoltaici organici ai concentratori solari luminescenti.
Intervista a Luca Longo.

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VERONA: 24 febbraio 2018 - Apertura definitiva degli spazi del Museo Archivio Laboratorio Franca Rame Dario Fo

FrancaRame.it - Sab, 02/17/2018 - 09:44

Comunicato Stampa, 16/02/2018

Siamo felici di poter finalmente annunciare l’apertura definitiva degli spazi del MusALab - Museo Archivio Laboratorio Franca Rame Dario Fo!

Per l’occasione la Compagnia Teatrale Fo Rame, gli Archivi di Stato di Verona e il MIBACT invitano tutti i curiosi e gli appassionati a partecipare alla giornata di inaugurazione intitolata “La Necessità dell’arte oggi” in programma per sabato 24 febbraio 2018. Alle ore 11.30, presso gli Archivi di Stato in via Santa Teresa 12, si terrà la conferenza stampa (aperta a tutti) e in seguito Jacopo Fo accompagnerà i presenti nella visita delle sale espositive del MusALab, dove la Compagnia Teatrale sta allestendo un nuovo percorso espositivo dedicato alla storia di Franca Rame e Dario Fo.

La giornata proseguirà nel pomeriggio, dalle ore 15.00, presso il Teatro Ristori, che già negli anni ’60 ospitava gli spettacoli della coppia d’arte, dove verrà dato spazio ai giovani allievi delle scuole e dell’Accademia che, a conclusione del percorso di studio svolto nell’ultimo anno in collaborazione con MusALab, esporranno all’interno dei foyer del teatro gli elaborati artistici che hanno prodotto e alle ore 17.00 ci regaleranno una performance di teatro, danza, musica e parole ispirata all’opera di Dario Fo e Franca Rame. La giornata si concluderà, sempre al Teatro Ristori, con un intervento di Jacopo Fo.

Presto pubblicheremo il Comunicato Stampa completo di tutte le informazioni e il programma dettagliato delle iniziative organizzate per l’occasione.

Per maggiori informazioni: 


Compagnia Teatrale Fo Rame – Ufficio Stampa
Mattea Fo: info@francarame.it ; telefono: 3456308663

MusALab Franca Rame Dario Fo
Dott.ssa Mariateresa Pizza: archivioctfr@francarame.it ; telefono: 3477050135

Archivio di Stato di Verona 

Dir. Dott. Roberto Mazzei: as-vr@beniculturali.it ; telefono 045-594580

Argomento: MusAlab - Museo Archivio LaboratorioAnno: 2018
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VERONA: 24 febbraio 2018 - Apertura definitiva degli spazi del Museo Archivio Laboratorio Franca Rame Dario Fo

Il blog di Dario Fo - Sab, 02/17/2018 - 09:42

Comunicato Stampa, 16/02/2018

Siamo felici di poter finalmente annunciare l’apertura definitiva degli spazi del MusALab - Museo Archivio Laboratorio Franca Rame Dario Fo!

Per l’occasione la Compagnia Teatrale Fo Rame, gli Archivi di Stato di Verona e il MIBACT invitano tutti i curiosi e gli appassionati a partecipare alla giornata di inaugurazione intitolata “La Necessità dell’arte oggi” in programma per sabato 24 febbraio 2018. Alle ore 11.30, presso gli Archivi di Stato in via Santa Teresa 12, si terrà la conferenza stampa (aperta a tutti) e in seguito Jacopo Fo accompagnerà i presenti nella visita delle sale espositive del MusALab, dove la Compagnia Teatrale sta allestendo un nuovo percorso espositivo dedicato alla storia di Franca Rame e Dario Fo.

La giornata proseguirà nel pomeriggio, dalle ore 15.00, presso il Teatro Ristori, che già negli anni ’60 ospitava gli spettacoli della coppia d’arte, dove verrà dato spazio ai giovani allievi delle scuole e dell’Accademia che, a conclusione del percorso di studio svolto nell’ultimo anno in collaborazione con MusALab, esporranno all’interno dei foyer del teatro gli elaborati artistici che hanno prodotto e alle ore 17.00 ci regaleranno una performance di teatro, danza, musica e parole ispirata all’opera di Dario Fo e Franca Rame. La giornata si concluderà, sempre al Teatro Ristori, con un intervento di Jacopo Fo.

Presto pubblicheremo il Comunicato Stampa completo di tutte le informazioni e il programma dettagliato delle iniziative organizzate per l’occasione.

Per maggiori informazioni: 


Compagnia Teatrale Fo Rame – Ufficio Stampa
Mattea Fo: info@francarame.it ; telefono: 3456308663

MusALab Franca Rame Dario Fo
Dott.ssa Mariateresa Pizza: archivioctfr@francarame.it ; telefono: 3477050135

Archivio di Stato di Verona 

Dir. Dott. Roberto Mazzei: as-vr@beniculturali.it ; telefono 045-594580

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Tell Me!

Comitato Nobel Disabili Onlus - Ven, 02/16/2018 - 11:57

Procede spedito il progetto transnazionale di alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro. Dal 21 al 27 febbraio sono in programma due workshop a Gubbio con due spettacoli in diretta Facebook

Il progetto “TELL ME – Theatre for Education and Literacy Learning of Migrants in Europe” ha come obiettivo specifico quello di costituire nuove linee guida metodologiche, che diventino un riferimento europeo, sull’utilizzo del teatro per l’alfabetizzazione linguistica e matematica dei migranti, favorendone così l’inserimento sociale e professionale.

Il progetto, che si sta sviluppando tra Italia, Portogallo e Svezia, è finanziato dal programma Erasmus+ ed è stato ideato da Jacopo Fo e da Nazzareno Vasapollo per il Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili che ne è capofila e che lo sviluppa con una partnership strategica che vede coinvolti altri enti europei.

Dopo quasi due anni di lavoro il progetto sta volgendo al termine della sua prima fase e prevede due workshop che si svolgono a Gubbio presso la Libera Università di Alcatraz tra il 21 ed il 27 febbraio 2018.
I workshop s’intitolano “Theater as an Instrument of Relationship in the Migrants’ Linguistic Literacy” e “Theater as an Instrument in the Migrants’ Mathematical Literacy”, sono rivolti a 24 operatori europei e propongono anche due momenti di spettacolo che verranno trasmessi in diretta sulla pagina Facebook di Jacopo Fo.
Il 22 febbraio alle ore 21 Mario Pirovano presenta lo spettacolo teatrale “Comic Mistery Play”, il Mistero Buffo di Dario Fo in lingua inglese, mentre il 25 febbraio alle ore 21 ci sarà il concerto del gruppo Red Roses con voce, arpa e violino.

Procede anche la promozione di un prodotto molto importante del progetto: TellMe Social Platform online in https://social.tellmeproject.com
Uno strumento che si pone l’obiettivo di implementare una rete europea che connetta le esperienze di coloro che operano nell’ambito dell’apprendimento, del sociale e del teatro e a creare nuove collaborazioni, nuove idee e nuovi progetti. Una sorta di forum avanzato nel quale gli utenti interessati (educatori, rappresentanti di istituzioni, di associazioni di categoria, migranti…) potranno trovare un luogo di informazione, scambio e riflessione sulle pratiche educative rivolte a rifugiati, richiedenti asilo e immigrati con particolar riguardo a quelle inerenti l’alfabetizzazione (linguistica, matematica, finanziaria…) della fascia adulta.

Sito web: www.tellmeproject.com  | Social Platform: https://social.tellmeproject.com
Indirizzo email dell’organizzazione italiana: europe@comitatonobeldisabili.it
Facebook: https://www.facebook.com/tellmeproject/
Twitter: https://twitter.com/Tell_Me_Project

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Energia dalla Concentrazione Solare (VIDEO)

People For Planet - Ven, 02/16/2018 - 11:46

Eni sta migliorando tutta una serie di aspetti della concentrazione solare per rendere la tecnologia più interessante dal punto di vista economico e dei materiali.
Intervista a Luca Longo.

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Lo sporco fa bene! I batteri fanno bene!

People For Planet - Ven, 02/16/2018 - 10:22

Orrore!
Miliardi di miliardi di batteri nostri amici e simbiotici ci difendono dai batteri malvagi e dai virus carogne! Un esercito sterminato di microorganismi che ci considerano divinità lotta ogni giorno contro le forze del male.
Pulire casa è bene, usare disinfettati sterminatori è malissimo!
Non sto dicendo una sciocchezza: qui di seguito trovi tutta la documentazione scientifica e le fonti! Non ci sono dubbi. Disinfettare i pavimenti, i vestiti e la tua morbida pelle è un comportamento idiota. Un conto è lavarsi con acqua e sapone, un conto è scatenare la guerra chimica in casa.
Unisciti a noi in una grande battaglia per fermare la pubblicità che dice alle mamme: “Se ami la tua creatura irrora la tua casa con sostanze che uccidono il 99% dei germi!”. CRIMINALI SOCIALI!
Questa pubblicità sta diffondendo notizie false e tendenziose facendo vilmente leva sull’istinto protettivo e sui sensi di colpa materni. È una carognata! Fottutissime aziende malvagie vergognatevi e chiedete scusa!
Proteggiamo i nostri figli! Fermiamo le multinazionali del dolore!!!

Cosa dice la scienza

I batteri simbiotici sono necessari per la nostra sopravvivenza.
Siamo abituati a considerare i batteri come nemici della nostra salute. E invece sono indispensabili

La pubblicità dello yogurt non mente quando ci dice che i fermenti lattici vivi ci fanno bene. Il processo digestivo ha assolutamente bisogno di miliardi di miliardi di batteri. La pubblicità li chiama “flora intestinale” perché questa parola fa meno paura… Ma non sono fiori, sono microorganismi, ovvero microbi, germi, batteri…

Comunque l’idea che faccia bene mangiare miliardi di microscopici esseri viventi è passata.

Più difficile da mandar giù l’idea che viviamo in simbiosi con uno sterminato esercito batterico che ci protegge costantemente dai batteri patogeni (quelli cattivi), dai virus, da muffe e funghi nocivi.

Ancora più difficile credere che la troppa igiene dei vestiti e della casa non sia un atto di amore verso i nostri bimbi, ma un comportamento sconsiderato. Sterminare le microcreature non è un modo per proteggere la nostra famiglia, ma un sistema sicuro per danneggiare la salute di tutti, e dei bambini in modo particolare!

Da decenni schiere di ricercatori hanno dimostrato che l’eccesso di igiene è dannoso, soprattutto per i bambini piccoli che rischiano di sviluppare allergie. E i disinfettanti domestici ci privano di preziosi alleati.

Già nel 2010 sono state pubblicate dalla stampa di tutto il mondo le dichiarazioni di Guy Delespesse, professore all’Università di Montréal e direttore del Laboratorio di ricerca sulle allergie, che analizzano nel dettaglio i danni di questa ossessione per la sterilizzazione. Tra questi il rapporto stretto tra iper-igiene e l’insorgere di allergie nei più piccoli.

Lo studio “Better hygiene in wealthy nations may increase the Alzheimer risk”, pubblicato dall’Università di Cambridge nel 2013  rivela che l’igiene eccessiva sarebbe addirittura tra le cause dell’Alzheimer: “le persone che vivono nei paesi industrializzati possono avere maggiori probabilità di sviluppare l’Alzheimer’s a causa del contatto molto ridotto con i batteri, i virus e altri microorganismi, che può portare a problemi con lo sviluppo immunitario e all’aumento del rischio di demenza”.

Nel 2014 Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria, ha commentato: “C’è grande interesse nei confronti del nostro ‘microbioma’, composto da miliardi di germi che abitano il nostro corpo e che, in buona parte, ci aiutano a stare bene. I primi germi con i quali si entra in contatto alla nascita sono i più importanti perché diventano prevalenti e avviano una convivenza di mutuo soccorso“. Cioè appena nasciamo abbiamo una necessità fondamentale: mettere insieme una comunità di germi amici che ci sappia difendere grazie alla presenza di diversi tipi di batteri dotati di specifiche abilità.

E non è tutto, continua Villani: “Agendo sulla tipologia dei germi si può influenzare l’apparato immunitario. Le ricerche di questo tipo sono numerose, si sta cercando di tipizzare i germi che possono esserci di aiuto, non solo contro le allergie ma anche contro le malattie reumatologiche, oltre che gastrointestinali“.

Certo l’igiene è fondamentale, ma igiene non vuol dire azzerare i microbi!

Villani ci spiega che: “Grazie all’igiene il tasso di mortalità neonatale in Italia è fra i più bassi al mondo”; ma la medicina attualmente sta cercando di sfruttare le capacità terapeutiche dei microbi nostri amici, impiegati addirittura come medicine: “In futuro si potrà anche ipotizzare che, insieme agli yogurt addizionati di probiotici, saranno disponibili degli spray da inalare a base di probiotici per prevenire l’iperattività dell’apparato respiratorio”.

Le esperienze in questo campo sono notevoli e sono molte. Due anni fa, nel 2015, il dottor Antonio Gasbarrini ha effettuato al Policlinico Gemelli, presso l’Unità Operativa di Gastroenterologia, il primo trapianto in Italia di flora batterica da una persona sana, per sconfiggere una grave forma di diarrea batterica (da Clostridium Difficile) in un paziente. I risultati dello studio clinico condotto dai ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma sono stati pubblicati sulla rivista Alimentary Pharmacology and Therapeutics: grazie a questa tecnica le guarigioni sono state del 90% contro il 26% ottenuto con le terapie tradizionali a base di antibiotici.

Nel 2016, B. Brett Finlay, professore di microbiologia all’Università della British Columbia ha pubblicato il bestseller “Let them eat dirt”, tradotto in 11 lingue, letteralmente: “Lasciate che mangino il sudicio”, sottotitolo “Salva il tuo bambino da un mondo troppo igienizzato

Nel 2017 perfino la Food and Drug Administration americana, in una comunicazione rivolta al grande pubblico, ha confermato la correlazione tra asma e ambienti domestici estremamente puliti, che possono far “deragliare” la risposta immunitaria nei bambini più piccoli

Il risultato di tutte queste ricerche ci dice che incontrare molte persone, stringere la mano, abbracciarsi e baciarsi sulle guance fa bene perché arricchisce la biodiversità batterica di ognuno di noi. Avere paura dei contatti fisici con gli altri esseri umani e con gli animali è una fobia immotivata e dannosa.

Se incontri qualcuno che dopo averti dato la mano se la disinfetta, avvisalo!

Fonti:

https://www.sciencedaily.com/releases/2010/04/100413160901.htm
http://www.marieclaire.co.uk/life/health-fitness/excessive-cleaning-blamed-for-rise-in-allergies-182400
http://www.affaritaliani.it/cronache/allergie_boom_di_casi_per_eccesso_di_igiene200410.html
http://www.cam.ac.uk/research/news/better-hygiene-in-wealthy-nations-may-increase-alzheimers-risk
http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/salute_bambini/medicina/2014/05/13/microbi-nei-polmoni-proteggono-bebe-dalle-allergie_e7a0d317-5924-4981-b669-d2576eba1d80.html
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/apt.13144/full
http://letthemeatdirt.com/
https://en.wikipedia.org/wiki/Brett_Finlay
https://www.fda.gov/BiologicsBloodVaccines/ResourcesforYou/Consumers/ucm167471.htm

 

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Mani fredde, cuore caldo?

People For Planet - Ven, 02/16/2018 - 10:15

La risposta arriva dalla scienza: hanno meno massa muscolare dei maschi. Lo dice una ricerca dell’Università di Cambridge e pubblicata sull’American Journal of Physical Anthropology.
Così afferma Stephanie Payne coordinatrice del progetto: «Abbiamo sempre pensato che fosse il grasso, agendo da ‘isolante’, a giocare il ruolo più importante nei processi di termoregolazione. Invece questa funzione chiave sembra svolgerla il muscolo»
L’esperimento ha visto coinvolti 140 volontari tra i 18 e i 50 anni. Hanno immerso le mani nell’acqua gelida per tre minuti e poi è stato misurato il tempo che ci è voluto per farle tornare “in temperatura”. Si è così scoperto che chi aveva maggiore massa muscolare si riscaldava prima.

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Che car sharing scelgo a Roma? (Infografica)

People For Planet - Ven, 02/16/2018 - 10:02

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

@font-face { font-family: 'exomedium'; src: url('http://cdn.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/CarSharingRomaInfografica.hyperesources/exo-medium-webfont.woff2') format('woff2'), url('http://cdn.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/CarSharingRomaInfografica.hyperesources/exo-medium-webfont.woff') format('woff'); font-weight: normal; font-style: normal;

}

Alimentazione 0,24
€/min 450
auto N° Auto – Benzina A partire da 0,37*
€/min Prezzo 0,25
€/min 600
auto 0,24
€/min Fiat 500 160
auto Dati aggiornati al: 08/01/2018 600
auto – Fiat (500, 500L, Doblò, Fiorino, Panda)- Citroen C3- Lancia Y – Nissan e-NV200 Auto elettriche ZD – Smart ForTwo- Smart ForFour *+ abbonamento + deposito cauzionale Tipologia – Benzina
– Diesel
– Elettrica – Elettrica Ruota il tuo dispositivo! Ruota il dispositivo in orizzontale! *+ abbonamento + deposito cauzionale 0,24
€/min 600
auto 160
auto A partire da 0,25
€/min – Fiat (500, 500L, Doblò, Fiorino, Panda)- Citroen C3- Lancia Y – Nissan e-NV200 0,37*
€/min 450
auto 0,24
€/min 600
auto Dati aggiornati al: 11/12/2017

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Biogas Italy 2018: i video e le interviste

People For Planet - Ven, 02/16/2018 - 09:36

Scrive Ecquologia: “400 presenze in sala, alcune migliaia in streaming e in diretta Facebook hanno assistito a un evento di valore internazionale che ha suffragato con ricerche internazionali di centri di ricerca francesi, inglesi, statunitensi, argentini ed italiani le affermazioni di principio e le realizzazioni impiantistiche del Biogasfattobene. Il Biogasfattobene rappresenta infatti la svolta possibile per il rilancio della salubrità delle coltivazioni anche delle grandi pianure europee, grazie al digestato consente di fare a meno dei concimi chimici, con la doppia coltivazione e la semina su sodo stocca la CO2 nel suolo stesso e ne aumenta di continuo la sostanza organica e la fertilità.”
Continua a leggere clicca qui

Nel primo video intervista Christian Curlisi, Direttore del Consorzio Italiano Biogas e Fabio Roggiolani, esperto di ecotecnologie.

Nel secondo video interviste ad alcuni dei protagonisti della prima giornata di Biogasitaly 2018

Nel terzo video interviste ai protagonisti della terza giornata di Biogas Italy 2018.

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L’orto sul terrazzo

People For Planet - Ven, 02/16/2018 - 04:44

Parlerò qui di due possibili tecniche di coltivazione: una più tradizionale e una molto innovativa e sicuramente più efficace dal punto di vista del rispetto dell’ambiente. A voi la scelta.

L’orto in cassoni di legno o vasi

La tecnica tradizionale prevede l’uso di cassoni in legno o vasi. I cassoni migliori sono quelli in larice, legno molto resinoso che resiste a lungo. Saranno alti 1 metro, lunghi quanto potete, profondi 50 cm, larghi almeno 50 cm. Più sono grandi più piante potranno accogliere. Non potendosi procurare un cassone potete usare anche dei vasi ma si sfrutta meno bene lo spazio, ne parliamo tra poco.

Procedete in questo modo. Isolate il fondo del cassone con tessuto non tessuto (impedisce alle radici di uscire dal cassone), coprite con un abbondante strato di argilla espansa o lapillo vulcanico di 15 cm per ottenere un buon drenaggio dell’acqua (se l’acqua ristagna danneggia le radici). Coprite con terriccio universale concimato riempendo il vostro cassone fin quasi al bordo. Lo potete acquistare in qualunque negozio specializzato.

Se vivete in zone dove l’acqua è molto calcarea, mettete, invece, 2 parti di terra universale concimata ed 1 parte di terra per piante acidofile.

Per capire se l’acqua è calcarea osservate i forellini della doccia: se si otturano presto e diventano bianchi avete a che fare con acqua calcarea, al contrario, se facendovi una doccia avrete la sensazione di non sciacquarvi mai, l’acqua sarà acida.

La maggior parte degli ortaggi viene piantata in primavera o in autunno, ma è bene cominciare già in inverno a costruire la struttura che accoglierà l’orto, per essere pronti all’arrivo della primavera.

Come si è detto se non avete abbastanza spazio, andranno bene anche dei semplici vasi. Cercate però di usare vasi che abbiano un diametro minimo di 30 cm.

I migliori saranno sempre quelli di terracotta, più belli, ma molto più pesanti e cari.

Anche nei vasi il drenaggio sarà molto importante.

Se i vasi di terracotta sono nuovi, ricordatevi prima dell’uso di tenerli più ore colmi d’acqua, in maniera che la creta la assorba bene tutta, quindi svuotateli, coprite i fori di scolo con un coccio con la gobba rivolta verso l’alto, coprite con uno strato di argilla o lapilli di 5/10 cm e poi uno di terra concimata.

A gennaio-febbraio potete interrare degli spicchi d’aglio bianco. Ogni spicchio andrà posizionato con la punta verso l’alto e ricoperto con un leggero strato di terra. Gli spicchi dovranno avere una distanza di 15 cm l’uno dall’altro.

In primavera o in autunno potete scegliere quali piante interrare e in questi periodi la scelta sarà assai vasta.

Quasi tutte le piante, tranne i tuberi (carote o patate) che si sviluppano in profondità, potranno essere messe a dimora nei vasi. A voi la scelta a seconda dei gusti. Ho visto crescere nei cassoni insalate, pomodori, melanzane, fagiolini nani, cetrioli rampicanti, ravanelli, rughetta, meloni, biete, sedani e altro ancora. Le fave saranno sempre le benvenute in qualsiasi orto anche perché apportano azoto al terreno, cioè lo concimano.

E’ molto importante ricordare la rotazione delle piante. Per esempio, non mettete mai i pomodori nella terra che li ha ospitati l’anno precedente. In quella potrete, per esempio, piantare l’insalata. Lo stesso criterio vale per qualsiasi altro ortaggio. Dovrete anche ricordare sempre di lasciare una giusta distanza tra una piantina e l’altra: nei mesi successivi cresceranno e occuperanno molto spazio.

Sul mio minuscolo terrazzo in Sabina ho scelto di coltivare erbe aromatiche.

Ho sistemato 4 vasi rettangolari (60x30x30) agganciati alla ringhiera e ho iniziato col solito drenaggio d’argilla ricoperto poi dalla terra. In un vaso ho messo rucola con accanto sedano nero, nell’altro erba cipollina e maggiorana, nel terzo timo e basilico e nel quarto menta piperita con mentuccia romana.

La salvia e il rosmarino sono erbe più difficili da coltivare in vaso perché hanno bisogno di molto spazio.

Anche le fragole sono coltivabili in vaso. Da qualche anno si trova in commercio una varietà di fragole “rifiorenti” così chiamate perché assicurano una produzione di frutti per parecchi mesi, per la gioia dei bimbi. Vi basteranno poche piantine e nel giro di 2 anni avranno invaso il loro territorio.

Materiali e prezzi

Nella scelta dei materiali bisognerà tenere conto dello spazio che avete a disposizione e del peso che il vostro terrazzo può sopportare.

Cercando on line i cassoni in larice, li troverete ad un prezzo di circa 100,00 euro della misura 80X50X80 cm. 200 euro circa vi occorreranno per il terriccio (320 litri) e 30 euro per l’argilla (95 litri).

Se la vostra acqua è calcarea ci vorranno 50 euro di terriccio per acidofile, 90 euro di terriccio universale e 30 euro di argilla per il drenaggio.

Il larice è il legno più adatto perché non richiede un trattamento che lo renda impermeabile.

Un vaso di terracotta tondo di 30 cm di diametro costa tra 80-100 euro a seconda della qualità. 10 euro per il terriccio e 2 euro per l’argilla.

Un vaso in terracotta rettangolare 62x25xh25 costa intorno ai 100,00 euro. Il terriccio necessario 20 euro e l’argilla 2 euro.

In presenza di acqua calcarea: 5 euro terriccio per acidofile, 15 euro terriccio e 2 euro argilla.

In generale, questi sono i prezzi:

argilla sacco da 50 lt, 15 euro circa
lapillo vulcanico sacco da 10 lt, 9 euro
terriccio concimato bio sacco da 50 lt, 22 euro circa
terriccio piante acidofile bio sacco da 50 lt, 23 euro circa

Se non volete comprare la terra al vivaio, fate una gita nel bosco, prendete la terra, pulitela dai bulbi e dalle ghiande, sminuzzate con una buona cesoia tutte le radici ma lasciate eventuali vermi che vi aiuteranno nella concimazione.

L’Orto Bioattivo

Esiste un nuovo metodo di coltivazione di ortaggi messo a punto dall’agronomo Andrea Battiata, chiamato Orto Bioattivo, sito internet, attualmente in rifacimento.

Questa tecnica consiste principalmente nella preparazione di un terriccio naturalmente ricco, che consente la coltivazione, in piccoli spazi, di un gran numero di ortaggi altamente nutrienti e con il consumo di poca acqua.

Il terriccio, così preparato, non si impoverisce per nutrire la pianta, ma si auto-rigenera e quindi non necessita nemmeno di essere cambiato a fine coltivazione, né di essere zappato o fertilizzato.

Il preparato cerca di ricreare quello dei boschi e delle foreste che, nel corso di molti anni, si arricchisce di meccanismi microbiologici che lo rendono naturalmente fertile. Si prepara con un substrato di terra vulcanica, un compost di foglie, uno di lombrichi e un po’ di concime naturale ottenuto dalla fermentazione di alcune piante.

Molto importante è la pacciamatura finale (copertura usata in agricoltura, messa a protezione del terreno) composta da rami sminuzzati.

A questo punto si potranno posizionare le piantine molto più vicine l’una all’altra che nell’orto tradizionale.

Nella scelta di “cosa” piantare, qui e nell’orto tradizionale, oltre ai gusti personali, è importante tenere conto delle sinergie esistenti tra alcune piante. Infatti, alcune specie diverse troveranno beneficio se piantate vicine. Questa tecnica è efficace non solo per la migliore crescita e qualità degli ortaggi, ma anche per proteggerli dall’attacco dei parassiti.

La raccolta nell’orto bioattivo avviene senza estirpare le radici ma lasciandole nel terreno dove diverranno nuovo concime. Inoltre, avendone la possibilità, tutti i residui dei raccolti (rami, foglie, fusti) potrebbero essere messi a fermentare per produrre nuovo humus (della preparazione di compost parleremo nelle prossime puntate).

La complessa preparazione iniziale consentirà a questo tipo di orto di non richiedere più alcun intervento da parte vostra anche perché le erbe spontanee fanno parte di questo sistema. Basterà garantire una corretta irrigazione (volendo possono essere allestiti degli impianti che prevedono il recupero dell’acqua in eccesso), mantenere la pacciamatura e ripiantare altri ortaggi subito dopo il raccolto.

Buon lavoro!

 

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La favola di Serena, Ade e Getty

People For Planet - Ven, 02/16/2018 - 04:41

Serena, in vista della laurea in lettere classiche, effettua uno studio di catalogazione di reperti che emergono dagli scavi di Morgantina, un’antica città siculo-greca, nei pressi di Aidone. Tra i reperti Serena scopre un frammento di colore blu che sembra un ricciolo. Colpita dalla sua particolarità, lo fotografa e inserisce la foto nella sua tesi di laurea.

E tutto avrebbe potuto finire qui. Serena non sapeva che il ricciolo che aveva colpito la sua attenzione proveniva da una testa preziosissima, unica: la testa policroma di Ade, dalla barba blu e dai capelli rossi…

Ma il caso vuole che due anni dopo Serena regali una copia della sua tesi a una collega, Lucia Ferruzza, reduce da una visita al Getty Museum di Los Angeles. Lucia vede la foto e associa quel ricciolo alla testa di Ade che ha visto esposta a Los Angeles.

Coincidenza? Pura rassomiglianza? Magari il dubbio resterebbe senza risposta se non accadesse che un altro giovane ricercatore, questa volta statunitense, non trovasse a distanza di qualche altro anno nei depositi del Museo di Morgantina una scatoletta contenente altri tre riccioli, uno blu come il primo e gli altri due rossastri.

Un ricciolo magari è poco, ma quattro sono veramente troppi per non indurre il sospetto che siano parte della preziosissima testa policroma. E la prova definitiva è che, applicandoli alla testa, combaciano!

A questo punto al Getty Museum non resta che riconoscere che la testa di Ade è stata acquistata tramite trafficanti d’arte che l’hanno trafugata da Morgantina e restituirla al Museo di Aidone.

Se passate dal Museo di Aidone (vi assicuro, ne vale la pena) forse incontrerete Serena, la potete riconoscere dalla foto, e potrete farvi raccontare da lei altre storie meravigliose.

* * *

Serena Raffiotta – Archeologa e archeo-guida, la sua passione per il mondo antico comincia da piccola, seguendo il papà appassionato di storia.
Come ama raccontare, ha imparato a camminare proprio tra le pietre antiche di Morgantina, straordinario sito archeologico nel cuore della Sicilia, oggi il suo luogo del cuore. Ecco perchè si sente predestinata…
Si occupa anche di ricerca scientifica, dedicando la propria attività quasi esclusivamente allo studio e alla promozione dell’antica città siculo-greca.

 

Foto della Testa di Ade: Bruno Patierno 

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Abbandona la rabbia : vivi meglio e perdi peso!

People For Planet - Gio, 02/15/2018 - 18:24

Si può morire d’amore?
Nel corso dei secoli, l’arte, l’architettura, la musica e la letteratura hanno riportato veri e propri episodi di cuore spezzato. Tra i più noti, in Romeo e Giulietta di William Shakespeare, sembra che Lady Montague sia morta di crepacuore a causa dell’esilio di suo figlio Romeo… Ma puoi davvero morire di crepacuore?
– Vai all’articolo completo > Can you die of a broken heart?

 

Fare sempre più attenzione a cosa mangiamo e indossiamo.
Sappiamo già che quello che mangiamo ingerendo cibo industriale e soprattutto junk food, ci fa male, ma anche l’imballaggio potrebbe essere dannoso. Sembrerebbe infatti che, le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) che si trovano nel packaging alimentare e nei tessuti, abbiano un impatto negativo sulla nostra salute.
– Vai all’articolo completo > Chemicals In Some Food Packaging Could Cause Weight Gain

 

Asparagi nel mirino: fanno davvero male?
Gli asparagi causano il cancro? Questa domanda è salita alle prime posizioni nei termini di ricerca di Google degli ultimi giorni. Il motivo è un interessante studio su Nature che ha trovato una relazione tra l’asparagina e lo sviluppo di tumori.
– Vai all’articolo completo >  Qué hay detrás del reciente estudio que asocia una sustancia del espárrago con el cáncer

 

Abbandona la rabbia : vivi meglio e perdi peso!
Stai già preparandoti alla prova costume con ore di palestra e diete folli? Comincia da un semplice esercizio: allenta lo stress e smetti di arrabbiarti.
Sebbene  siano diversi i fattori che influenzano il peso, da una ricerca emerge una forte relazione tra la rabbia e l’aumento di peso.
– Vai all’articolo completo > Enojarte puede hacer que subas de peso

 

Apple Vs Switzerland.
Il colosso tecnologico statunitense Apple ha venduto più orologi negli ultimi tre mesi del 2017 rispetto a tutti gli orologiai svizzeri messi insieme. Complice il periodo natalizio, dove ormai gran parte degli acquisti vengono realizzati online, o è un trend che andrà a consolidarsi?
– Vai al video > Changing times: Apple sells more watches than Switzerland

 

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Tell Me!

People For Planet - Gio, 02/15/2018 - 15:07

Il progetto TELL ME – Theatre for Education and Literacy Learning of Migrants in Europe ha come obiettivo specifico quello di costituire nuove linee guida metodologiche, che diventino un riferimento europeo, sull’utilizzo del teatro per l’alfabetizzazione linguistica e matematica dei migranti, favorendone così l’inserimento sociale e professionale.

Il progetto, che si sta sviluppando tra Italia, Portogallo e Svezia, è finanziato dal programma Erasmus+ ed è stato ideato da Jacopo Fo e da Nazzareno Vasapollo per il Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili che ne è capofila e che lo sviluppa con una partnership strategica che vede coinvolti altri enti europei.

Dopo quasi due anni di lavoro il progetto sta volgendo al termine della sua prima fase e prevede due workshop che si svolgono a Gubbio presso la Libera Università di Alcatraz tra il 21 ed il 27 febbraio 2018.
I workshop s’intitolano “Theater as an Instrument of Relationship in the Migrants’ Linguistic Literacy” e “Theater as an Instrument in the Migrants’ Mathematical Literacy”, sono rivolti a 24 operatori europei e propongono anche due momenti di spettacolo che verranno trasmessi in diretta sulla pagina facebook di Jacopo Fo.
Il 22 febbraio alle ore 21 Mario Pirovano presenta lo spettacolo teatrale “Comic Mistery Play”, il Mistero Buffo di Dario Fo in lingua inglese, mentre il 25 febbraio alle ore 21 ci sarà il concerto del gruppo Red Roses con voce, arpa e violino.

Procede anche la promozione di un prodotto molto importante del progetto: TellMe Social Platform online in https://social.tellmeproject.com
Uno strumento che si pone l’obiettivo di implementare una rete europea che connetta le esperienze di coloro che operano nell’ambito dell’apprendimento, del sociale e del teatro e a creare nuove collaborazioni, nuove idee e nuovi progetti. Una sorta di forum avanzato nel quale gli utenti interessati (educatori, rappresentanti di istituzioni, di associazioni di categoria, migranti…) potranno trovare un luogo di informazione, scambio e riflessione sulle pratiche educative rivolte a rifugiati, richiedenti asilo e immigrati con particolar riguardo a quelle inerenti l’alfabetizzazione (linguistica, matematica, finanziaria…) della fascia adulta.

Sito web: www.tellmeproject.com | Social Platform: https://social.tellmeproject.com
Indirizzo email dell’organizzazione italiana: europe@comitatonobeldisabili.it
Facebook: https://www.facebook.com/tellmeproject/
Twitter: https://twitter.com/Tell_Me_Project

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Parkinson: una macchina per dire addio ai tremori

People For Planet - Gio, 02/15/2018 - 11:36

All’ospedale Borgo Trento di Verona è entrata in funzione una nuova apparecchiatura medica (MRgFus) a ultrasuoni focalizzati che consentirebbe di trattare in modo assolutamente non invasivo alcune patologie neurologiche invalidanti tra cui il morbo di Parkison, eliminando del tutto o in parte i tremori nell’80% dei pazienti trattati. L’invenzione è israeliana.
Scrive Pazienti.it: “Il macchinario si basa su due principi fondamentali: tramite una risonanza magnetica “3 Tesla” (unica in Italia), vengono individuati con estrema precisione le parti dell’organismo da trattare. Con gli ultrasuoni focalizzati, invece, si procede con la distruzione dei tessuti malati, tramite un innalzamento della temperatura.”
Aggiunge Barbara Ganz su Il Sole 24 Ore: “Le applicazioni – Quelle possibili sono multidisciplinari: in neurochirurgia per il tremore essenziale, il tremore dominante da Parkinson, il dolore neuropatico; in oncologia per la denervazione ossea dei tumori benigni e per l’osteoma osteoide; nel campo della salute della donna per attaccare i fibromi uterini e l’adenomiosi, la forma dell’endometriosi che infiltra la parete muscolare dell’utero.”

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