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Inquinamento, lo smog aumenta il rischio di cancro al cervello del 50%

People For Planet - Lun, 11/18/2019 - 15:43

L’impatto del particolato ultrafine sul cervello, può essere devastante. Già nel 2016 si è dimostrato che le nanoparticelle di polveri sottili possono penetrare nel cervello e diventare ponte per sostanze chimiche altamente cancerogene. I ricercatori della canadese Università McGill hanno recentemente revisionato i dati relativi a 2 milioni di pazienti canadesi e concluso che l’aria tossica può procurare enormi riduzioni dell’intelligenza, aumento della demenza e dei problemi di salute mentale sia negli adulti che nei bambini, sino a provare che l’alta concentrazione di polveri sottili può provocare il tumore al cervello.

Nel nuovo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Epidemiology, si legge che l’aumento di un anno all’esposizione di agenti inquinanti pari a 10.000 nanoparticelle per centimetro cubo – ovvero  la differenza approssimativa tra una strada poco trafficata e una molto trafficata – ha innalzato il rischio di cancro al cervello di oltre il 10%. Il particolato ultrafine (UFP) è prodotto dalla combustione di carburante, in particolare nei veicoli diesel. I livelli di inquinamento nelle città studiate – Toronto e Montreal – variano da 6.000/cm3 a 97.000/cm3. Esposizioni più elevate aumentano significativamente le possibilità delle persone di contrarre il cancro, ne emerge che le persone che vivono in città dove l’inquinamento raggiunge i 50.000/cm3 hanno un rischio del 50% più alto di cancro al cervello, rispetto a quelle che vivono con 15.000/cm3.

Italia prima in Europa per morti da inquinamento atmosferico

Un altro studio recente, condotto da 35 istituzioni e 120 ricercatori in tutto il mondo, pubblicato su The Lancet, ha fornito in questi giorni un resoconto puntuale sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute. Purtroppo ne emerge che l’Italia gode di un triste primato: è prima in Europa e undicesima nel mondo per morti premature da esposizione alle polveri sottili PM2.5. Infatti nel 2019 sono morte 58.600 persone per le polveri sottili, 14.600 per biossido di azoto (NO2) e per ozono (O3), generando una perdita economica di 20 milioni di euro.

Le minuscole dimensioni del particolato PM2.5 consentono a queste nanoparticelle di penetrare nel nostro corpo sino a giungere agli alveoli polmonari così come al cervello. I più esposti sono bambini e neonati, per via del loro sistema immunitario in via di sviluppo.

Leggi anche:
Smog: Italia prima in Europa per decessi
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Bronchioliti: Nei bambini il rischio aumenta se l’aria è inquinata

Photo by Dima Shishkov on Unsplash

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C’è poco da fare: al Nord si vive meglio che al Sud

People For Planet - Lun, 11/18/2019 - 15:00

Secondo la classifica annuale di ItaliaOggi e Università La Sapienza la città d’Italia dove si vive meglio nel 2019 è Trento. I parametri presi in esame: affari, lavoro, ambiente, istruzione, tempo libero e turismo. E nei primi 68 posti della classifica non compaiono città del Sud.

Le buone notizie: in generale si vive meglio

I dati 2019  dimostrano che la qualità della vita in Italia è complessivamente migliorata: in 65 provincie italiane su 107 la qualità di vita è buona o accettabile, il risultato migliore degli ultimi 5 anni. Dopo Trento ci sono Pordenone, Sondrio, Verbano-Cusio-Ossola, Belluno, Aosta, Treviso, Cuneo, Udine e Bolzano.

Le cattive notizie

La prima provincia del Sud Italia è al 69.mo posto in classifica, Potenza, seguita da Matera al 70.mo posto. In 35 province su 38 del Sud la qualità della vita è risultata scarsa o insufficiente, il 44% della popolazione italiana vive con una qualità insoddisfacente.

Nell’Italia Centrale si registra una situazione stabile: in 14 province su 22 la qualità della vita è accettabile.

In generale si vive meglio nelle piccole e medie province, tuttavia le performance di alcune grandi città nel 2019 migliorano: Roma risale dall’85 al 76 posto, Milano dal 55 al 29, Torino dal 78 al 49, Bologna dal 43 al 13, Napoli dal 108.mo al 104.mo posto.

Pordenone è la provincia più sicura d’Italia, Rimini quella meno.

Isernia si classifica al primo posto nel settore “Salute” grazie all’alto numero di strutture sanitarie.

Siena primeggia nel tempo libero e nel turismo, come nelle 5 passate edizioni.

In tema ambiente e sostenibilità vince Sondrio, ultima Catania.

Altre Fonti: Tgcom24 e Repubblica.it

Immagine: © Matteo Ianeselli / Wikimedia Commons

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Cucina italiana, all’estero taroccati 2 piatti su 3

People For Planet - Lun, 11/18/2019 - 14:02

Spaghetti alla bolognese conditi con sugo di pomodoro e polpette che nella realtà gastronomica dell’Emilia Romagna non esistono. Cotoletta alla milanese fatta con carne di pollo o maiale fritta nell’olio di semi al posto della carne di vitello cotta nel burro. Pasta alla norma condita con formaggio grattugiato al posto della tradizionale ricotta salata. E ancora, il tiramisù preparato con la panna al posto del mascarpone. Sono solo alcuni degli “sfregi” ai piatti tradizionali italiani rilevati da Coldiretti, la maggiore associazione di rappresentanza dell’agricoltura italiana, e serviti in molti ristoranti italiani all’estero: secondo l’associazione infatti al di fuori dei confini nazionali vengono serviti ingredienti definiti “made in Italy” ma taroccati in quasi due piatti su tre, e a essere portate in tavola sono le più bizzarre versioni delle ricette tradizionali.

Un affare non da poco: l’agropirateria internazionale fattura infatti oltre 100 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la nostra realtà nazionale.

Le specialità più “tradite”

Tra le specialità più tradite ci sono anche la caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte, la pizza che viene offerta nelle versioni più strane, da quella hawaiana con fette di ananas a quella di pollo, la pasta condita col pesto alla genovese proposto con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e la carbonara preparata con il prosciutto cotto al posto del guanciale e, spesso, con l’aggiunta di panna.

Leggi anche: Tutti pensiamo di saper fare l’insalata di riso…

La carta d’identità per ristoranti 100% ItalianTaste

Per identificare i veri ristoranti italiani all’estero e proteggerli dai concorrenti “fake” e dall’utilizzo di prodotti tricolori tarocchi arriva la prima carta d’identità ideata da Coldiretti e Asacert, azienda di certificazione e ispezione con esperienza pluriennale e accreditamenti internazionali. Grazie a un apposito protocollo basato sulla rispondenza dei fornitori, dei menù e della carta dei vini, sarà infatti possibile identificare i ristoranti – precisa Coldiretti – che sono davvero italiani e non solo di nome e di “facciata”, ovvero sul piano delle materie prime, dello staff e soprattutto della tradizione culinaria e della proposta enogastronomica. La certificazione “ITA 0039 | 100% ItalianTaste” è nata, infatti, dalla necessità di difendere, promuovere e valorizzare il patrimonio agroalimentare italiano, non solo a livello di prodotto ma anche sul piano della distribuzione enogastronomica.

Record storico per le esportazioni agroalimentari italiane

La notizia dei piatti “made in Italy” taroccati serviti nei ristoranti italiani all’estero arriva proprio nell’anno del record storico per le esportazioni agroalimentari nostrane: secondo un’analisi effettuata da Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi otto mesi dell’anno, diffusa in occasione della Settimana della cucina italiana nel mondo 2019 in programma dal 18 al 24 novembre, mai così tanto cibo e vino italiani sono stati consumati sulle tavole mondiali: si parla per il 2019 di un valore di 28,6 miliardi di euro, con un aumento del 4%.

(in foto un piatto di spaghetti alla bolognese così come viene servito all’estero)

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I farmaci da banco in Italia costano di più. Uno scandalo di cui continuiamo a occuparci

People For Planet - Lun, 11/18/2019 - 12:39

In merito alla questione sollevata nel nostro articolo “I farmaci da banco ci costano fino a sei volte di più che in altri Paesi europei. Perché?”, all’inizio del mese scorso abbiamo scritto al ministro della Salute onorevole Roberto Speranza per sottoporre questo argomento alla sua attenzione attraverso l’invio di una lettera aperta nella quale chiedevamo una risposta alla nostra domanda da far pervenire anche ai nostri lettori.

Venti giorni – e diverse sollecitazioni – dopo l’ufficio stampa del ministero della Salute ci ha finalmente risposto, scrivendoci che la richiesta da noi effettuata era stata inviata all’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e suggerendoci, per il prosieguo della nostra inchiesta sui farmaci, di indirizzare eventuali richieste future all’AIFA stessa, in quanto competente in materia.

Abbiamo quindi scritto di nuovo ringraziando l’ufficio stampa del ministero della Salute della risposta fornitaci ma ribadendo che la nostra domanda è rivolta al ministro Speranza, per conoscere il suo punto di vista sulla questione e le iniziative che il ministero della Salute intende intraprendere al riguardo.

Abbiamo fatto acquisti in Olanda, Germania, Uk e Francia

In attesa che dal ministero della Salute ci arrivi una risposta sul se e sul come intenda affrontare la questione, siamo andati a fare acquisti in farmacia in Olanda, Germania, Regno Unito e Francia per toccare con mano la differenza (a nostro scapito) dei prezzi di alcuni dei principali farmaci da banco. La settimana prossima pubblicheremo il servizio video. Continuate a seguirci!

Leggi anche: “I farmaci da banco ci costano fino a sei volte di più che in altri Paesi europei. Perché?”

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Regola n. 2: investire con strumenti efficienti

People For Planet - Lun, 11/18/2019 - 11:00

Proseguendo nel percorso relativo al comportamento da tenere nei processi di investimento dei propri risparmi, affrontiamo questa settimana la seconda delle tre regole da seguire: investire con strumenti efficienti

Oltre a investire in modo globale, dovete assicurarvi che lo strumento su cui investite sia efficiente. Dovete puntare sulla crescita economica del pianeta, non su singoli titoli (per esempio Telecom, Enel eccetera) o mode del momento (come settori particolari tipo biotecnologie, farmaceutici, energetici e così via), e nemmeno su singoli Paesi (per esempio, esclusivamente su titoli o indici italiani).

Ma cosa s’intende per «efficiente»?

Un indice, un mercato o uno strumento finanziario è efficiente quando è in grado di incorporare appieno l’economia reale che rappresenta. Tecnicamente, gli economisti parlano di capacità di incorporare tutte le informazioni che derivano dal mercato.

Inoltre, un mercato è efficiente quando ci sono tanti operatori, così da impedire che pochi attori possano condizionarne l’andamento, e anche quando è molto liquido e reattivo, in grado cioè di incorporare immediatamente i cambiamenti che avvengono al suo interno.

Un mercato azionario efficiente, dunque, incorpora sempre la crescita economica, che però avviene esclusivamente nel lungo periodo. Come abbiamo visto, nel breve periodo i fattori emotivi e speculativi incidono sulle oscillazioni delle azioni.

Per questo è fondamentale saper aspettare che i frutti maturino e non farsi prendere dalla logica di breve periodo: anche se i mercati crollano, bisogna vedere un’eventuale perdita momentanea del 30-40% come un’importante opportunità, più che una tragica fatalità.

Il mercato finanziario italiano, per esempio, non è un mercato efficiente. Al di là della nostra economia, che ormai è al palo da decenni, il nostro mercato azionario non presenta le caratteristiche dell’efficienza, e non è in grado di incorporare la crescita economica del Paese, perché condizionato da pochi attori che fanno il bello e il cattivo tempo.

Chi non ricorda le scorribande del finanziere Soros & compagni tra il 2011 e il 2013 sui nostri titoli di Stato, che rischiarono di mettere in ginocchio il Paese? O tutte quelle attività ultra-speculative fatte su singoli titoli azionari che nel tempo hanno affossato anche il mercato nel suo complesso?

Questo spiega in parte anche perché dal 2011 a oggi mercati più efficienti come quello americano ed europeo abbiano più che raddoppiato il loro valore, mentre il mercato italiano è ancora in negativo rispetto ai massimi del 2008!

Oltre all’efficienza in senso stretto, la selezione degli strumenti da inserire nel portafoglio deve considerare anche l’efficienza in termini di costi (commissioni e spese varie).

Ipotizziamo un investimento di 1.000 euro e un rendimento annuo del 6% per trent’anni. Un prodotto con un costo dell’1% genera in questo arco di tempo, per effetto dell’interesse composto, un capitale finale di 4.248 euro, mentre lo stesso prodotto ma con un costo del 2,5% (quindi 1,5% in più) frutta un capitale finale di soli 2.687 euro. L’incidenza dei costi, dunque, in questo caso quasi dimezza il capitale finale!

La sintesi di tutto quanto detto finora si chiama «risparmio gestito», ovvero quando il risparmio di un investitore viene gestito da un intermediario finanziario specializzato, sia questo una SGR o una banca. L’intermediario esegue tutte le operazioni di acquisto e vendita di attività finanziarie per costruire un portafoglio caratterizzato da un livello di rischio e da una modalità di gestione (attiva o passiva). Agli operatori, ovviamente, viene riconosciuta una commissione su tali attività.

Forse starete pensando: Ma che fa, Imperatore, ci ributta di nuovo tra le fauci di quegli squali delle banche?

A questo punto, infatti, è fondamentale avviare un’attività di selezione non più della banca, che abbiamo già scelto secondo i criteri che abbiamo già consigliato su queste colonne, ma dei migliori strumenti globali del risparmio gestito, capaci non solo di incorporare la crescita di aree economiche importanti, ma anche di ridurre al minimo i costi. È la combinazione di questi due fattori a incidere sui rendimenti di portafoglio.

Gli strumenti da prendere in considerazione si potrebbero dividere in due grandi categorie: fondi attivi e fondi passivi.

I fondi gestiti in maniera attiva cercano di «battere» il mercato selezionando solo alcuni titoli, convinti che questi saliranno più degli altri. Il gestore di un fondo attivo costruisce dunque il portafoglio con un costante lavoro di ricerca, analisi e selezione. Questa complessa attività ha un costo a volte anche elevato che ricade sul fondo, e dunque sull’investitore.

I gestori attivi possono applicare differenti strategie d’investimento (stili di gestione) selezionando alcuni titoli piuttosto che altri, aumentando o diminuendo la posizione in un’area geografica piuttosto che in un’altra e così via. In sintesi, il gestore attivo è libero di operare a livello globale con l’unico obiettivo di guadagnare più del mercato.

Questo, però, solo sulla carta. L’esperienza, invece, ha dimostrato che pochissimi gestori riescono sistematicamente a battere il mercato. Meno del 15% è in grado di farlo in maniera costante, e non solo per le enormi difficoltà tecniche di prevedere(e quindi indovinare) quale titolo andrà meglio di altri, ma anche perché sulle performance di questi fondi incidono molto le spese di gestione.

Un fondo passivo (per esempio gli ETF, Exchange Traded Fund) ha invece come obiettivo principale la replica del mercato. Si prefigge di comprare tutti i titoli presenti in un mercato attri- buendogli anche lo stesso peso, in modo da avere un andamento identico al mercato stesso. Per questo i fondi passivi, una volta implementati, non hanno bisogno di analisi, strategie o altro e possono ridurre al minimo i costi di gestione.

Quindi, quali fondi scegliere tra attivi e passivi?

Dipende. Se siamo in grado di selezionare tra i fondi attivi quei pochi che riescono costantemente a «performare» più del mercato, allora possiamo inserire in portafoglio una buona dose di fondi attivi, consapevoli che il loro andamento non dipenderà solo dal mercato, ma anche dalle scelte del gestore (ci sono molti gestori attivi che da anni ottengono performance eccezionali, come pure gestori attivi che non sono mai riusciti a battere il mercato).

Di solito i fondi attivi sono più efficienti nelle fasi in cui sul mercato c’è maggiore oscillazione (che tecnicamente si chiama «volatilità»), perché nelle situazioni di incertezza riescono a esprimere meglio la loro bravura nel selezionare i titoli vincenti.

I fondi passivi, al contrario, sono imbattibili quando l’oscillazione è molto contenuta, anche se avendo costi molto ridotti (come gli ETF, appunto) nel lungo periodo riescono sempre a generare performance positive.

Per questo motivo, e anche per rendervi la vita un po’ più semplice, nel processo di investimento vi consiglio di utilizzare come strumenti di base i fondi passivi, che sono più affidabili e meno costosi, e come strumenti satellite i fondi attivi (ma selezionando quei pochi gestori capaci!), che nei momenti di alta volatilità dei mercati potrebbero dare una mano al rendimento del portafoglio.

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Chi sono gli uomini più ricchi del mondo?

People For Planet - Lun, 11/18/2019 - 09:00

E’ il fondatore di Microsoft Bill Gates l’uomo più ricco del mondo secondo l’indice dei miliardari 2019 di Bloomberg.

Bill riconquista la testa della classifica battendo il rivale Jeff Bezos, Ceo di Amazon, vincitore negli ultimi due anni. Bill Gates possiede un patrimonio di 110 miliardi di dollari contro i 108,7 miliardi di Bezos.

Terzo posto per Bernard Arnault, patron di LVMH, colosso del lusso del valore di 100 miliardi di dollari. Arnault ha invece un patrimonio di 103 miliardi di dollari.

Quarto posto per Warren Buffett con 86,6 miliardi di dollari e quinto posto per il creatore di Facebook Mark Zuckerberg con 74,5 miliardi di dollari.

Segue Amancio Ortega di Zara con 67,6 miliardi di dollari e poi Google, con Larry Page, 64,3 miliardi di dollari, e Sergey Brin, 62,4 miliardi di dollari.

Il primo italiano in classifica è al 29.mo posto con un patrimonio di 30,3 miliardi di dollari: Giovanni Ferrero, presidente del colosso dolciario Ferrero. 38.mo posto per il secondo e ultimo italiano nella classifica dei 100 uomini più ricchi del mondo: Leonardo del Vecchio, patron di Luxottica, con un patrimonio di 25 miliardi di dollari.

E le donne? Sono solo due

Solo uomini? No, al 10.mo posto Julia Flesher Koch, nipote di David Kock, con 61 miliardi di dollari. Le Kock Industries si occupano principalmente di produzione di energia e raffinazione del petrolio.
13.mo posto per Françoise Bettencourt Meyers, ereditiera della famiglia proprietaria del marchio L’Oreal. 57.6 miliardi di dollari.

La notizia? I 26 uomini più ricchi del mondo possiedono la stessa percentuale di ricchezza dei 3,8 miliardi delle persone più povere.

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Le pitture per la casa 100% ecocompatibili ricavate dagli scarti alimentari

People For Planet - Lun, 11/18/2019 - 07:00

Vernici 100% ecocompatibili, ma anche detergenti, lucidanti e antimuffa. Sono tanti i prodotti per colorare e fare manutenzione alla casa a base vegetale. Non solo, quindi, atossici per gli ambienti interni e dunque ideali per la salute, ma anche virtuosi per l’ambiente perché recuperano scarti altrimenti destinati allo smaltimento.

Pitture per la casa 100% ecocompatibili: Boero Group e l’Istituto Tecnologia di Genova

Le “Green Paints” sono pitture ecosostenibili al 100% ricavate dagli scarti di cacao, mais e arance che consentono di creare pitture per la casa in maniera naturale e garantire un reimpiego di prodotti di scarto che altrimenti sarebbero solo un costo per le aziende e un carico inquinante per l’ambiente.

Alla base di questi prodotti ci sono delle bioplastiche che permettono di sostituire i pigmenti tradizionali delle vernici per interni. Sono state messe a punto da una collaborazione tra l’Istituto di Tecnologia di Genova e Boero Group, leader nella produzione di vernici per Edilizia e Yachting.

Le micropraticelle di bioplastica derivanti dall’amido di mais, di colore bianco, sono state studiate come alternativa al classico pigmento chiaro e opacizzante per la realizzazione di pitture neutre, poi tinteggiate con diverse colorazioni con la tradizionale tintometria. Con le bioplastiche provenienti da scarti di arancia e cacao sono invece state create pitture colorate come giallo e marrone, sfruttando i pigmenti naturali dello scarto vegetale di partenza.

Per dare un’idea di ciò che si recupera: per realizzare 1 kg di prodotto verniciante occorrono 100 grammi di bioplastica derivata da residui vegetali essiccati: dunque, per ottenere 1 kg di prodotto a base di buccia di arancia serviranno gli scarti di tre arance. Un processo produttivo virtuoso che impatta in modo minimo sull’ambiente, che genera prodotti non tossici per chi li usa e abita negli ambienti che vengono ritinteggiati e che annulla i costi – economici ed ambientali – dello smaltimento dei rifiuti.

I prodotti a base vegetale di Durga

Era l’anno 1994 quando nacque la Durga, che produce impregnanti e vernici naturali ad Acciaiolo, in provincia di Pisa. Il suo responsabile, Marco Susini, sul sito aziendale afferma: «Volevo creare una serie di prodotti esenti da: derivati del petrolio, sostanze allergeniche, prodotti pericolosi per l’ambiente e l’uomo». Vernici, pitture, detergenti petrol-free in un mondo dominato dalle multinazionali, che all’epoca non era ancora pronto per questa innovazione. «Ma il problema è che ancora oggi si nascondono gli effetti negativi delle sostanze inquinanti, dei processi di produzione che non tengono conto dell’ambiente in cui viviamo», continua Susini.

Durga fa quindi una scelta tecnica che è anche una scelta etica, decide di seguire i cicli della natura: «Scegliamo ingredienti naturali che nella loro applicazione non inquinano l’ambiente, non creiamo né utilizziamo molecole che non conosciamo, perché in questi ultimi 20 anni tutte le problematiche inizialmente sottovalutate sono venute pian piano fuori. Pensiamo alle allergie, un fenomeno che purtroppo sta aumentando: i mobili di casa, i parquet ma anche le pareti sono diventate una minaccia. Sono ormai numerosi gli studi sull’inquinamento indoor, negli USA, in Europa e anche in Toscana. L’inquinamento indoor è superiore a quello outdoor. Ovvero la casa, a volte, può essere più pericolosa di alcuni ambienti esterni». «Una conseguenza di questi problemi portati dalla chimica di sintesi nelle case è, per esempio, l’asma. Si continuano ad utilizzare prodotti come le vernici all’acqua pensando che siano atossici» spiega Susini. «È urgente cambiare passo: la natura è il laboratorio di sintesi ideale, capace di dare ciò che è necessario mantenendo l’equilibrio nell’ambiente».

La produzione di Durga spazia dalle vernici, agli impregnanti per parquet e legno in genere, alle pitture murali bianche e colorate, alle vernici per metalli, ai prodotti per la cura e manutenzione di legno e pavimenti (cere), ai detergenti per la casa. Tutti prodotti di origine naturale, e non sono gli unici con queste caratteristiche (per cui è difficile oggi dire che un prodotto naturale non si trova sul mercato).

Normative e costi

Negli ultimi anni la situazione è un po’ migliorata anche dal punto di vista legislativo: ci sono nuove norme sull’uso dei biocidi nelle vernici e nelle colle per mobili e si punta a basse emissioni di formaldeide. «Anche se in realtà», spiega Susini, «il problema della formaldeide non è l’unico, bensì si tratta solo dell’emissione a rilascio più lungo. Quando acquistiamo bisogna ricordarsi anche che con la vernice restiamo a contatto per molte ore al giorno e soprattutto di notte, quando siamo anche a finestre chiuse».

L’altro tema quando si parla di bioedilizia è il costo maggiore. I prezzi, afferma Susini, «sono in linea con molti prodotti convenzionali di alta/media qualità». Non sono dei costi improponibili, ma Susini ribadisce che i confronti si devono fare, ovviamente, a parità di qualità: «Quando si scelgono prodotti molto economici bisogna mettere in conto che ci possono essere degli ingredienti anche nocivi per la salute del consumatore. Noi nell’etichetta riserviamo uno spazio per tutti i componenti. Facile dire o scrivere che si tratta di un prodotto naturale: bisogna dichiarare tutti gli elementi che vengono utilizzati».

Con i prodotti naturali ora si possono contrastare tanti fenomeni, anche combattere la muffa: nel mondo convenzionale si cerca di utilizzare il cloro che decolora la muffa, ma non risolve il problema. Per i laboratori Durga, invece, il problema è per esempio risolvibile usando dei sali con una caratteristica fondamentale: si cristallizzano e rimangono inalterati, e quindi l’azione rimane negli anni e senza esalazioni nocive nell’ambiente.

Leggi anche https://www.peopleforplanet.it/guida-alle-etichette-ambientali-per-unedilizia-ecocompatibile/

Leggi anche https://www.peopleforplanet.it/ristrutturare-green-soluzioni-materiali-risparmi/

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Gli strani casi dell’animo umano: “Quelli che… devono fare outing”

People For Planet - Dom, 11/17/2019 - 10:00

Perché da chi è innamorato di una persona dello stesso sesso ci aspettiamo una dichiarazione urbi et orbi con tanto di conferenza stampa ufficiale?

La nostra è una Società eternamente adolescente. Guarda dal buco della serratura, ridacchia per un paio di tette, si dà di gomito alla minima allusione sessuale.

Contemporaneamente, è una Società fintamente bigotta
La potremmo definire realmente tale, infatti, se solo condannasse ogni forma di trasgressione: dal tradimento ai rapporti pre-matrimoniali, dal sesso ludico e fine a se stesso alla maliziosità.

E invece no: è solo una Società faziosa e ingiusta. Che addita come sconveniente e ghettizza solo ciò che non segue la “morale” imperante: quella dei più forti o solo dei più.

L’omosessuale, dunque, deve dichiararsi. Non può amare chi vuole così come gli pare: deve avvertire gli altri. “Scusate tutti, non potevo più tenerlo per me, vorrei essere autorizzato ad amare alla luce del sole”.
Tiziano Ferro dichiara ciò che non c’era bisogno di esplicitare? Ora che ce lo ha fatto sapere va già meglio. Non proprio bene, eh? Non sia mai. Ma meglio. Perché il famoso deve rendere conto al Paese intero, come se avesse 60 milioni di genitori che devono far pace con il senso di colpa per “quella cosa lì”. 

Si parla di amore. E quindi va a finire pure di sesso. E i 60 milioni di cui sopra sono genitori adolescenti che non hanno ancora imparato che l’amore e le sue manifestazioni sono belle e basta, sane e basta.

Eppure, a me personalmente, vengono in mente ben altre situazioni più imbarazzanti che necessiterebbero di vergognoso outing:

  1. Amo la pasta scotta
  2. Sono il Segretario di un partito che ha ricevuto un finanziamento illecito
  3. Indosso volentieri i mocassini senza calzini e quando mi sfilo le scarpe non le getto nel tritarifiuti
  4. Difendo la famiglia tradizionale a scapito di tutte le altre ma sono divorziata
  5. Ho letto il Vangelo ma non l’ho capito
  6. Sono il Ghost Writer di Moccia
  7. Sono Moccia
  8. Quando non ho voglia di andare al Super mangio i biscotti del mio cane
  9. Ho dichiarato che Stefano Cucchi se la fosse cercata

Che poi, a pensarci bene, passi tutto. Ma la 2, la 4 e soprattutto la 9 proprio no, dai!

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Sotto Sopra, il circo dei bambini (Video)

People For Planet - Dom, 11/17/2019 - 08:32

Conosciamo, tramite le parole di Mariagrazia, le attività del Circo Sotto Sopra di Bologna. A differenza di altre realtà il Circo Sotto Sopra lavora soprattutto attraverso il teatro, facendo emergere l’unicità di ogni bambino.
“Il linguaggio universale del corpo e le arti circensi possono creare ponti e relazioni tra mondi e culture diverse” si legge sul loro sito.

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Detox Phone: basta social, tornano i cellulari per chiamare e inviare sms

People For Planet - Dom, 11/17/2019 - 07:00

Possono solo fare telefonate e inviare messaggi: sono i cellulari di ultima (sì, ultima) generazione, che rispondono all’esigenza sempre più diffusa di disintossicarsi da notifiche continue, social network, fiumi di e-mail a qualsiasi ora del giorno. Promettendoci la disconnessione dal mondo virtuale, promettono anche la riconnessione con quello reale.

Cosa faremmo senza smartphone?

Attenzione: la domanda non è “Come faremmo senza smartphone?”, ma “Cosa faremmo senza smartphone?”. Ci sono effettivamente pro e contro nel liberarci dai nostri dispositivi mobile. I vantaggi sono incarnati principalmente da un ritorno al godersi il mondo reale. Spesso camminiamo con gli occhi fissi sul cellulare e non osserviamo più nulla. Il nostro spirito avrebbe bisogno di bellezza ma siamo talmente presi da messaggi, chat di gruppo, commenti su Facebook e like che non ci lasciamo catturare da altro. Le notifiche continue ci distraggono, fanno sembrare che ogni interruzione sia importante e che ogni risposta vada postata nel momento stesso in cui la notifica appare. Non ci concediamo più tempo per procrastinare la vita online; anche quando siamo immersi in teorici momenti di relax l’occhio cade sullo schermo e la mente si fissa su quelle notifiche da leggere. Gli smartphone però non vanno demonizzati, anzi, è una scelta del tutto personale quella sul loro utilizzo, così come sul tempo e sull’importanza da attribuire nella propria giornata alla vita online. Proprio per questo esistono le app e ognuno è libero di scegliere quali soddisfino i propri bisogni. Grazie allo smartphone possiamo scoprire il mondo intero, relazionarci in tempi rapidi, leggere notizie da ogni luogo e in ogni momento; possiamo guardare le nostre serie tv preferite in metro; possiamo vagare per città sconosciute consultando una mappa che ci condurrà dritti dove vogliamo; possiamo scattare foto di qualità senza dispositivi ingombranti al collo. Lo smartphone è un passatempo mentre siamo in attesa dal medico o in coda alla posta, lo smartphone non ci consente di annoiarci. Ma, in questo mondo di iperconnessione abbiamo quasi dimenticato che il cellulare serve prevalentemente per telefonare e inviare messaggi utili.

Cosa faremmo, dunque, senza smartphone? Sorseggeremmo un caffè al bar leggendo i quotidiani e ingannando il tempo osservando i passanti, ad esempio. Chiacchiereremmo di più alla fermata dell’autobus o in treno. Andremmo a provarci quel vestito e chiederemmo il parere dei commessi, non di qualche amica fidata su WhatsApp. E non avremmo nessuna recensione da consultare, per scegliere il ristorante giusto ci faremmo consigliare da amici e parenti.

Mudita, Punkt MP02: è l’era dei detox phone

Detox da cosa? Dall’ansia generata dal sentirsi esclusi, anche solo per qualche momento, da ciò che accade online. Detox dalle negatività generata dall’iperconnessione. Detox dagli effetti negativi sulla salute di un utilizzo eccessivo degli smartphone. Per disintossicarci non serve fuggire su un eremo e scappare dal mondo, ma le comunicazioni vanno ridotte all’osso. Per chi vuole sperimentare questa dieta esistono sul mercato alcuni dispositivi come le due “teste di serie” che stiamo per elencare:

Mudita Pure: non ha un browser per navigare su Internet, ha uno schermo E-Ink monocromatico anche alla luce, non emette luce blu (quella che fa male al sonno e alla vista), ha antenne che supportano reti GSM, 2G, 3G e 4G LTE, ha una presa usb che consente di utilizzare il suo modem integrato per navigare da computer (seduti dietro una scrivania, quindi, non mentre camminiamo); la batteria si ricarica in 3 ore e dura 5 giorni; sveglia, calcolatrice, calendario, music player, torcia, registratore vocale.

Punkt MP02: anche in questo caso, il telefono serve a chiamare e mandare messaggi, ma la connessione 4G LTE può essere condivisa con un tablet/laptop per scrivere da uno schermo più grande; Internet serve soprattutto per consultare mappe o leggere le e-mail; si può decidere quando non essere disturbati dalle notifiche; display monocromatico b/n soltanto testuale senza icone, suonerie personalizzate; tempo di ricarica della batteria di 2,5 ore e autonomia in conversazione di 7 giorni in standby; sveglia, calendario, block notes, cronometro e calcolatrice.

Insomma, se avete ancora a casa un vecchio Nokia 3310, sappiate che è tornato di moda!

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Alieni? Orge sacre di massa? Risolto il mistero dei buchi di Nazca!

People For Planet - Sab, 11/16/2019 - 11:00

Da decenni ricercatori e appassionati si scervellano per capire perché gli antichi Nazca (o Natzca), oltre a realizzare immense figure scavando la crosta del deserto cileno, abbiano realizzato un’opera così notevole nella valle di Pisco sull’altopiano di Nazca in Perù. Sul culmine del fianco di una montagna completamente brulla, si staglia una striscia composta da migliaia di buche lunga 1,5 km e larga mediamente 19 metri. È orientata nord/sud.

Le ipotesi sono state varie: una specie di codice a barre visibile dalle astronavi. Oppure una gigantesca sequenza binaria che poteva variare significato a seconda di quali buche erano illuminate da un falò. Altri ancora hanno ipotizzato si trattasse di depositi dove accumulare derrate alimentari (interrandole?!?). Non sono mancate anche le interpretazioni più fantasiose e scandalose: erano luoghi dedicati a un culto simile a quello dionisiaco, ma con alcove separate per le singole coppie (un’orgia di massa con un po’ di privacy?).

Un’ipotesi diversa

Ora noi avanziamo un’ipotesi che va in un’altra direzione e parte da una osservazione su questo popolo che si è potuta realizzare solo dopo la copertura delle foto satellitari. Infatti sono state scoperte una serie di curiose costruzioni, chiamate Puquios, si tratta di strade che scendono a spirale nel sottosuolo, restringendosi sempre più e raggiungono un canale sotterraneo; sono abbastanza larghe da permettere il passaggio a tre persone che camminano spalla a spalla.

Immagine

Queste strade sono delimitate da muri massicci di pietre a secco, che costeggiano la spirale. Queste spirali discendenti sono disposte in file, di anche più di dieci spirali, collegate da un unico tunnel (vedi i pozzi di Cantalloc, o di Cantayo, nome ispanizzato). Per ora ne sono state individuate una trentina ma potrebbero essercene molte altre sepolte, visto che la ricerca su queste costruzioni è solo all’inizio (vedi Un incredibile successo italiano dell’equipe di Pietro Laureano: 80 oasi ritrovate nel Sahara algerino).

In questo caso è chiaro lo scopo di tanta fatica e tutti i ricercatori concordano sul fatto che siano enormi condensatori d’acqua: il vento mulinella all’interno della spirale creando una violenta corrente all’interno del tunnel sotterraneo, una specie di effetto Venturi. Grazie alla pressione che il vento sviluppa contro le pietre dei muri a secco che delimitano la spirale e grazie alla differenza di temperatura tra l’aria esterna e il tunnel, si ottiene la condensazione del vapore acqueo presente nell’aria e quindi una notevole quantità di acqua. Queste spirali, funzionano in modo simile alle foggare (note anche come Qanat) del Sahara (tunnel lunghi chilometri e dotati di centinaia di camini verticali che raggiungano la superficie)

L’esistenza di questi Puquios dimostra fuor di dubbio, che i Nazca utilizzavano avanzate tecniche per la captazione dell’acqua utilizzando pietre.

Quindi perché non chiedersi se non stia qui la soluzione del mistero della striscia di buche dei Nazca. E possiamo chiederci se altrove buche delimitate da muri a secco circolari, sono utilizzate per scopi idrici.

Nelle foto qui sotto puoi vedere qualche cosa di molto simile alla striscia di buchi Nazca sulle isole Canarie.

In questo caso sappiamo bene a cosa servono queste buche sono utilizzate per la coltivazione di alberi, vigne e orti. Questi muri a secco proteggono le piante dal vento proveniente dal mare e condensano umidità.

Tecniche agricole simili le troviamo in varie parti del pianeta, sempre vicine al mare in zone calde.

A Pantelleria si è arrivati a costruire muri a seco di notevole altezza e larghezza, un grosso impegno di lavoro che fa crescere le piante rigogliose anche in assenza di pioggia: il muro produce acqua.

Perché quindi non pensare che i buchi dei Nazca fossero un accorgimento agricolo?

Niente alieni, niente orge, niente magazzini. Orti e frutteti.

Per vedere altre immagini vedi qui:
Monte Sierpe, una alargada franja artificial compuesta de 6.000 hoyos cercana a las líneas de Nazca
Did the Inca use a mysterious line of holes to collect TAX? Ancient empire may have used 6,000 pits to store and count tributes
Lanzarote
Il Giardino Pantesco
Pantelleria

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Immagine copertina: Charles Stanish

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Chi aiuta i senzatetto a superare l’inverno

People For Planet - Sab, 11/16/2019 - 07:00

L’ultimo dato Istat aggiornato al 2015 parla di 51mila senzatetto in Italia di cui 12mila a Milano e 8mila a Roma.

Nel dato ci si riferisce a persone senza fissa dimora e se si includono anche coloro che vivono in immobili abbandonati, accampamenti informali, roulotte, bivacchi in strada ecc. la cifra aumenta considerevolmente, solo a Roma si parla di circa 15mila persone.

Nell’ultimo anno i centri Caritas hanno distribuito 385mila pasti offrendo 210mila pernottamenti, 13mila prestazioni sanitarie e 2mila visite domiciliari a chi un tetto ce l’ha ma vive in uno stato di estrema povertà.

Un altro gruppo di volontari molto ben organizzato è quello della Croce Rossa Italiana che da oltre 150 anni è impegnata a mettere in opera programmi e attività a favore dei più vulnerabili. Una rete organizzata di volontari ogni sera va nei luoghi frequentati dai senzatetto per portare assistenza sanitaria, pasti caldi e dialogo.

Solo a Napoli sono quasi 15.000 i pasti distribuiti nel 2018 in circa 150 uscite. «Ma il cibo è solo un modo per approcciare le persone con cui abbiamo meno confidenza», racconta uno dei volontari. «Cerchiamo di assicurare cure mediche, vestiti, coperte per l’inverno ma, soprattutto, una parola di conforto per far sentire loro che non sono soli».

Alcune iniziative per chi vuole aiutare

Un sacco di vita
È un’organizzazione non profit che ogni anno distribuisce ai senzatetto di tutta Italia coperte e sacchi a pelo per ripararsi dal freddo invernale. A metà ottobre di quest’anno hanno iniziato la distribuzione a Milano. Oltre alle coperte offrono anche bevande calde e merendine.

La zuppa della bontà
Promossa dalla Fondazione Progetto Arca che si occupa dal 1994 di persone in stato di indigenza, la Zuppa della bontà è un’iniziativa che si è svolta sabato 26 e domenica 27 ottobre nelle piazze di 21 città italiane.

Con un contributo di 5 euro si poteva scegliere tra tre diversi tipi di zuppa biologica che poi saranno cucinate e offerte alle persone senza fissa dimora assistite nelle strutture della fondazione. 
La fondazione Progetto Arca distribuisce oltre 2 milioni di pasti all’anno oltre a offrire assistenza medica, supporto legale e assistenza sociale.
D’inverno pasti caldi, d’estate bottigliette d’acqua contro la disidratazione.

MIA Milano in Azione Onlus
È un’associazione di volontariato nata nel 2012 per dare assistenza alle persone gravemente emarginate e povere di Milano, con particolare attenzione a chi è anche senza dimora.
Con l’Unità di strada raggiungono i clochard nei luoghi dove si apprestano a passare la notte per consegnare generi di prima necessità o “salvavita”. Distribuiscono panini, biscotti e tè e per l’inverno stanno organizzando la cena della domenica sera, quando molte mense milanesi sono chiuse così da offrire un pasto caldo.
«Oggi abbiamo a disposizione un laboratorio di cucina professionale a norma, dove i nostri volontari possono alternarsi ai fornelli con persone ex-senza dimora coinvolte in percorsi di reinserimento lavorativo: questo ci consentirà anche di offrire a chi è in difficoltà un’opportunità lavorativa» scrivono nel loro sito.
Ogni settimana il solo servizio di Unità di strada permette di avvicinare una media di 120 persone.

Fratelli della stazione
Operano a Foggia da vent’anni e ogni sera a turno vanno nel piazzale antistante la stazione ferroviaria e sui binari a portare cibi caldi ai chi pernotta lì.
Il 12 settembre sono stati multati dalla Polizia ferroviaria con 16.67 euro a testa per essere entrati nella zona binari senza biglietto ferroviario.
Ogni tanto la burocrazia rasenta livelli inimmaginabili di imbecillità.

Non solo cibo
La Fondazione Caritro di Trento dal 2006 ha in attivo il progetto: Avvocati per la solidarietà che offre assistenza legale gratuita ai bisognosi. Ne fanno parte cinquanta avvocati e settanta studenti di Giurisprudenza che offrono tempo e competenza.

Queste sono solo alcune delle associazioni che si occupano di aiutare le persone in difficoltà in Italia, se ne conoscete altre o ne fate parte segnalatele scrivendo a redazione@peopleforplanet.it

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Venezia: il rispetto dell’ambiente e della salute non è di sinistra

People For Planet - Ven, 11/15/2019 - 15:00

Un nuovo allarme della scienza prevede in 4 gradi l’aumento della temperatura nei prossimi 70 anni. Ma anche mentre affoga, Venezia vota contro una politica a salvaguardia di sé stessa (e della sua Regione)

Vado a memoria. Dopo la palma per i morti da particolato vinta in Europa dall’Italia, e l’appello di 11mila scienziati perché la politica si muova a favore della lotta al cambiamento climatico e per garantire un futuro alle prossime generazioni, è uscito di recente anche il Lancet Countdown Report 2019, prestigioso resoconto in tema di ambiente e salute. Dopo aver confermato che l’Italia sconta la più grave perdita in vite umane in relazione all’inquinamento, Lancet calcola in 4 gradi l’innalzamento della temperatura di qui a 71 anni (qui avevamo spiegato i danni previsti dall’Ipcc nel caso di un aumento di 2 gradi: morti, devastazioni, migrazioni di massa). Mentre tiriamo il fiato, possiamo ridere assieme ai lettori della Cnn perché il Consiglio Comunale veneto si è allagato in questi giorni per la prima volta nella sua storia, proprio immediatamente dopo il voto di Lega e Fratelli d’Italia contro le misure sul clima, proposte dal Pd. “Dio forse non esiste – ha commentato qualcuno sui social – ma i cambiamenti climatici sì”: karma o non karma, Venezia morirà. Potremmo però forse fare qualcosa per il Veneto, e per il resto del mondo e i suoi abitanti.

La scienza non ha dubbi

Il panorama a tema cambiamenti climatici dell’ultima settimana è mortificante. Si è scoperto per la prima volta un legame tra particolato e tumore cerebrale, una gravissima patologia in aumento. Sempre recentemente abbiamo saputo che nel Mediterraneo i cambiamenti climatici arriveranno in anticipo, e che l’innalzamento del livello dei mari è stato sottostimato, assieme al numero di città che saranno sommerse.

Se dunque per Venezia è solo una questione di tempo, l’intervento della politica potrebbe migliorare le prospettive di molte altre città che altrimenti seguiranno la sua strada, nello stesso Veneto (vedi la mappa alla fine di questo articolo). Eppure Zaia che piange in pubblico i centinaia di milioni di danni, ha votato no alla proposta di intervenire a favore del clima.

Cosa chiedeva l’opposizione?

Finanziamenti per le fonti rinnovabili, per le colonnine elettriche, per la sostituzione degli autobus a gasolio con altri più efficienti e meno inquinanti, per la rottamazione delle inquinantissime stufe, per finanziare i Patti dei Sindaci per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), per ridurre l’impatto della plastica ecc.” ha scritto su Facebook Andrea Zanoni (Pd), tra i promotori. Nulla insomma che non sia una tendenza consolidata e ormai apartitica in tutte le città e regioni del mondo: solo noi ci dividiamo ancora politicamente su questi temi, e consideriamo di parte l’energia pulita, le emissioni dei mezzi pubblici o la necessità di sostituire le vecchie stufe. Tanti auguri.

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Antibiotico-resistenza, Iss: valori in calo ma ancora oltre la media europea

People For Planet - Ven, 11/15/2019 - 13:33

In Italia i numeri dell’antibiotico-resistenza sono in leggero calo rispetto agli anni precedenti, ma i valori restano comunque oltre la media europea. Il quadro che rappresenta come il nostro Paese si colloca nell’ambito dell’antibiotico-resistenza lascia intravedere qualche spiraglio di luce – i casi sono in leggero calo – ma è perlopiù pervaso da tinte fosche: l’Italia è il primo Paese in Europa per morti dovuti all’antibiotico-resistenza, e se gli sforzi fatti finora sono valsi a qualcosa, gli esperti spiegano che non sono sufficienti. Bisogna fare di più.

Otto patogeni sotto sorveglianza

Secondo i dati aggiornati della Sorveglianza Nazionale dell’antibiotico-resistenza (AR-ISS) e della Sorveglianza delle CPE (Carbapenemase Producing Enterobacteriaceae), coordinate entrambe dall’Istituto Superiore di Sanità, pubblicati in vista dell’imminente European Antibiotic Awareness Day (18 novembre 2019) e della World Antibiotic Awareness Week (18–24 novembre 2019), nel nostro Paese nel 2018 le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli otto patogeni sotto sorveglianza (Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter species) si mantengono più alte rispetto alla media europea, pur nell’ambito di un trend in calo rispetto agli anni precedenti. Inoltre gli oltre 2000 casi diagnosticati nel 2018 – anche questo un dato costante – di infezioni nel sangue causate da enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE), ovvero di enzimi in grado di distruggere i carbapenemi (una classe di antibiotici ad ampio spettro) evidenziano la larga diffusione nel nostro Paese di infezioni resistenti a questa classe di antibiotici.

In Italia primato di mortalità

Purtroppo il nostro Paese detiene il triste primato, nel contesto europeo, della mortalità per antibiotico-resistenza: dei 33 mila decessi che avvengono in Europa ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, oltre 10 mila succedono in Italia.

Antibiotico-resistenza e multi-resistenza

Gli ultimi dati disponibili – afferma Annalisa Pantosti, Responsabile della Sorveglianza AR-ISS – mostrano che i livelli di antibiotico-resistenza e di multi-resistenza delle specie batteriche sotto sorveglianza sono ancora molto alti nonostante gli sforzi notevoli messi in campo finora, come la promozione di un uso appropriato degli antibiotici e di interventi per il controllo delle infezioni nelle strutture di assistenza sanitaria. In questo contesto, il ‘Piano Nazionale di Contrasto dell’Antibiotico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020”, rappresenta un’occasione per migliorare e rendere più incisive le attività di contrasto del fenomeno a livello nazionale, regionale e locale’».

Leggi anche: Infezioni antibiotico-resistenti: Italia prima in Europa per numero di casi e di morti

L’ordigno “antibiotico resistenza” si può evitare che esploda (e così pure le malattie che ne derivano, come la New Delhi)

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I 10 migliori film di Alberto Sordi

People For Planet - Ven, 11/15/2019 - 11:24

“Ve lo meritate Alberto Sordi” urlava il protagonista di “Ecce Bombo” di Nanni Moretti. Una maschera non amata molto dall’intellighenzia di sinistra, poi recuperata nel corso del tempo. Oltre 200 film (il doppio di quelli di Totò) di valore artistico e culturale profondamente diversi tra loro. Gavetta lunga con passaggi importanti nella radio e nel doppiaggio per Sordi che arriva al successo tardi ma sarà di lunga durata. Eroe della commedia all’italiana classica che con la sua cifra versatile ci ha regalato personaggi molto amati dal pubblico e che ricompongono mezzo secolo di storia italiana. Anche questa volta scegliere i migliori dieci film di Albertone, mostro sacro del cinema italiano è stata impresa ardua. E mi sono arrogato il gusto di qualche sorpresa.

LA GRANDE GUERRA di Mario Monicelli, 1959

Capolavoro del cinema italiano che racconta la tragedia della prima guerra mondiale attraverso la coppia del milanese Giovanni Busacca interpretato da Vittorio Gassman e del romano Oreste Jacovacci affidato all’estro di Alberto Sordi. Due che si arrangiano ad evitare la battaglia e imboscarsi in trincea, destinati a scegliere di essere improvvisamente eroi. Metafora dell’Italia in una rara commedia premiata a Venezia. Il personaggio di Sordi prevale in valore sul Mattatore Gassman, infatti gli sarà riconosciuto il nastro D’Argento. Ma i due attori diventarono grandi amici.

UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO di Mario Monicelli, 1977

Commedia incarognita per i contesti del tempo in cui questa volta Monicelli plasma un Sordi mostruoso e appunto piccolo borghese. Si presenta tipicamente paternalista l’impiegato Vivaldi. Il suo scopo far accedere il figliolo amatissimo con pastetta truccata allo stesso ministero dove lui lavora grazie alla Massoneria de noantri. Irrompe la violenza che ti cambia la vita e che reclama una vendetta alla Charles Bronson. Sordi perfettamente in bilico tra tragico e comico. Duro e spietato il film. Ancora attuale.

I VITELLONI di Federico Fellini, 1953

Dopo la prima prova felliniana ispirata ai fotoromanzi in “Lo sceicco bianco”, tra i cinque protagonisti giovani provinciali il personaggio di Alberto è il più compiuto drammaturgicamente per violenza satirica, chiave grottesca, mammismo italico e contraddizione maschile. E’ lui il più vitellone degli altri. Un provinciale doc. Il braccio alzato all’indirizzo dei lavoratori è un fermo immagine del fannullone che oltraggia chi si guadagna la vita. Il travestimento da donna alla festa di Carnevale ne mostra l’impietoso doppiezza. Alberto è un conformista che non comprende il dramma della sorella che scappa con l’amante. Recitazione perfetta.

TUTTI A CASA di Luigi Comencini, 1960

Forse il miglior film di Comencini. Un on the road drammatico legato alla data chiave dell’8 settembre (Indimenticabile la battuta di Sordi sottotenente che al telefono dice ai superiori “I tedeschi si sono alleati con gli americani”.) Un gruppo di sbandati resta assieme con l’obiettivo di tornare a casa. Come ne “La grande guerra” c’è riscatto nel finale con la scelta della parte giusta. Sordi misurato nella recitazione è l’architrave di comico e grottesco, drammatico e patetico. Boicottato da Andreotti che non prestò i carri armati dell’esercito.

UN AMERICANO A ROMA di Steno, 1954

Secondo Morandini “segna una svolta e il decollo della carriera artistica di Alberto Sordi”. Nato sul successo dell’episodio di “Un giorno in pretura” la figurina di Nando Moriconi mette in scena il giovane teenager italiano che rompe con la tradizione in nome della moda americana. La stessa messa in canzone da Renato Carosone. La sociologia vista attraverso l’umorismo di chi ama le star di Hollywood e scende a compromesso gastronomico con gli spaghetti. Ispirato al pittore Rotella che tornato da un viaggio negli Usa nella Roma dell’epoca si era fatto notare per il suo imitare lo stile di vita americano. Intuizione di Lucio Fulci affidata alla macchina da scrivere di Ettore Scola.

IL VEDOVO di Dino Risi,1959

Una commedia nera perfettamente riuscita per Dino Risi che con Sordi raggiunge gustose vette anche nel bellissimo “Una vita difficile”. Sceneggia Sonego e s’inventa l’industriale romano Alberto Nardi, megalomane e incapace, sposo di Elvira, milanese che ha i soldi e l’ingegno adatto agli anni del Boom economico. Una superlativa Franca Valeri è l’antagonista perfetta per Sordi impareggiabile nel momento in cui pensa di essere diventato il padrone di tutto.
Ovviamente non è così. Comicità altissima per un intreccio perfetto.

DETENUTO IN ATTESA DI GIUDIZIO di Nanni Loy, 1971

L’inferno delle carceri italiane attraverso la commedia. Sordi è un geometra felicemente sposato in Svezia che dopo sette anni rientra con la famiglia in Italia e per un disastro colposo finisce carcerato senza diritti e alle prese con rivolte e punizioni. Cinema di denuncia puro, figlio dell’epoca in cui è girato. Nanni Loy trova in Sordi l’attore perfetto nella molteplici situazioni che deve affrontare. Un corpo estraneo tra i dannati della terra che dimostra la crudeltà del carcere italiano.

Il MEDICO DELLA MUTUA di Luigi Zampa, 1968

L’indovinata e feroce satira sociale di Zampa trova un Sordi in splendida forma per mettere alla berlina nel 1968 il welfare della Mutua. Guido Tersilli è un arrampicatore che sa come prendere l’ascensore sociale. David di Donatello e Globo d’oro per Sordi. Campione d’incassi con tre miliardi di lire al botteghino. Un seguito che adopera la stessa fortunata colonna sonora di Piero Piccioni affidato alla regia di Luciano Salce.

LE VACANZE INTELLIGENTI di Alberto Sordi, 1978

Nel film ad episodi “Dove vai in vacanza” Sordi dietro la macchina da presa per riprendersi nei panni del fruttarolo che insieme alla moglie si sottopone ad un itinerario turistico proposto dai figli. E’ uno scontro tra alto e basso. Eventi intellettuali pallosi e pranzi macrobiotici affliggono la coppia che si cimenta con la Biennale d’arte e concerti barocchi. Reazionario nei propositi ma effetto comico altissimo.

BREVI AMORI A PALMA DI MAJORCA di Pietro Bianchi, 1959

Dimenticata commedia balneare dalla regia artigiana ma molto comica. Avversata dalla critica ma valorizzata da Walter Veltroni che scrive: “Considerata opera minore del maestro, questo Brevi amori a Palma di Majorca è assolutamente irresistibile. Non tutto il film, che anzi contiene anche molte banalità, ma la dirompente apparizione di uno dei più riusciti personaggi di Sordi. In verità, il mio preferito. Anselmo Pandolfini, nome geniale, è un autentico iradiddio. Non conosce vergogna, travolge gli ostacoli come un filo di lana”. Da recuperare.

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Buon riposo, Stefano

People For Planet - Ven, 11/15/2019 - 09:34

12 anni ai carabinieri Di Bernardo e D’Alessandro; condannato solo per falso Francesco Tedesco, l’imputato-testimone che rivelò il pestaggio. Mentre per i medici del Pertini, 4 prescrizioni e un’assoluzione.

Questi i numeri di una vicenda che dura ormai da 10 anni. Dieci anni che avrebbero sfiancato molti ma non Ilaria Cucchi, sorella di Stefano e i suoi genitori.

Non staremo qui a raccontarli tutti questi dieci anni ma facciamo nostra la considerazione di Federica Olivo in un bell’articolo su Huffington Post:

“Lo Stato che sancisce, dopo dieci anni, la verità. E che si inchina ad essa, in segno di rispetto”. 

E ci si è inchinato letteralmente il carabiniere che subito dopo la sentenza ha baciato la mano di Ilaria e che a chi gli chiedeva il perché ha risposto: «Finalmente dopo dieci anni è stata fatta giustizia». 

Sì, è stata fatta giustizia: buon riposo, Stefano

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Tutto sul caso Cucchi: dall’arresto al colpo di scena dell’Arma dei Carabinieri

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L’ordigno “antibiotico resistenza” si può evitare che esploda

People For Planet - Ven, 11/15/2019 - 07:00

È stato stimato che 2,4 milioni di persone potrebbero perdere la vita in Europa, Nord America e Australia nel periodo 2015-2050 a causa dell’antibiotico-resistenza, un vero e proprio ordigno che dobbiamo impedire che esploda. E sarebbero Italia, Grecia e Portogallo a collocarsi ai primi posti tra i Paesi dell’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) per i più alti tassi di decesso.

Il dato emerge dall’analisi dell’Ocse riportata dal presidente di Farmindustria (l’Associazione delle imprese del farmaco) Massimo Scaccabarozzi nel corso di un’audizione in commissione Affari Sociali della Camera. Scaccabarozzi ha ribadito come la quota di infezioni sia cresciuta in Italia in una percentuale quasi doppia rispetto alla media Ocse (dal 17% del 2005 al 30% del 2015) e che, secondo gli ultimi dati, entro il 2050 potrebbero moltiplicarsi i decessi (ne sono stimati 450 mila) e i costi a carico della collettività (circa 13 miliardi) legati all’allungamento delle degenze in ospedale, eventuali invalidità e uso di farmaci.

Perché potrebbe rivelarsi un ordigno e avere queste “dimensioni”?

Il principale capo di imputazione è l’uso inappropriato e smodato degli antibiotici. Gli antimicrobici in commercio oggi sono 750 «di cui 268 inseriti dall’Organizzazione mondiale della sanità nella lista dei medicinali essenziali», ed è per questa ragione che gli antibiotici, precisa Scaccabarozzi, «non vanno demonizzati, ma usati sotto stretto controllo medico e in caso di effettiva necessità».

L’impiego estensivo e spesso non necessario di antibiotici sia per la cura di malattie, sia negli allevamenti che in agricoltura, ha infatti comportato la diffusione di queste sostanze nel suolo e nelle acque. Molti sono gli studi che oggi dimostrano quanto questi – come molti altri farmaci – sono ormai rintracciabili ovunque e possono essere reintrodotti negli organismi in vari modi e creare nel tempo quella resistenza che poi è la causa di malattie molto gravi (proprio perché antibiotico-resistenti, e quindi non curabili con gli antibiotici attuali).

Come la NDM, acronimo di New Delhi Metallo beta-lactamase, enzima recentemente identificato da batteri presenti nell’intestino, in grado di distruggere molti tipi di antibiotici tra cui i carbapenemi, classe di antibiotici molto importante perché utilizzata per il trattamento di infezioni gravi.

Tra il novembre 2018 e l’ottobre 2019 la NDM è stata rinvenuta nel sangue di 126 pazienti in Toscana, che è la Regione dove questa malattia ha avuto più rilievo in termini di casi accertati. L’infezione è risultata letale nel 33% dei pazienti con sepsi.

New Delhi Metallo beta-lactamase: cosa è, da dove viene

Il nome deriva dalla prima identificazione di questo enzima, nel 2008, riscontrato nel sangue di un cittadino svedese che era stato precedentemente ricoverato a New Delhi, in India. Casi sporadici sono successivamente stati riscontrati in tutto il mondo con la più alta prevalenza nel subcontinente indiano, nel Medio Oriente e nei Balcani. I primi casi in Europa si registrano in Italia nel 2011 in sei pazienti ricoverati in quattro ospedali di Bologna. Anche nel nostro Paese il primo caso in assoluto risultò essere un paziente italiano che era stato precedentemente trattato in India, a New Delhi, e che venne nuovamente ricoverato una volta di ritorno a Bologna.

L’NDM rappresenta un nuovo meccanismo di antibiotico-resistenza, sviluppato da batteri normalmente presenti nella flora intestinale umana che possono diventare resistenti agli antibiotici in seguito all’esposizione prolungata a determinate tipologie di questi farmaci. La capacità di resistere agli antibiotici rende pertanto pericolosi questi batteri, soprattutto in pazienti fragili, già colpiti da gravi patologie o immunodepressi.

Il caso Toscana: il quadro e le azioni messe in piedi dalla Regione

Da novembre 2018 si è osservata una diffusione significativa nell’area nord-occidentale della Toscana che è stata oggetto di un comunicato dell’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control). In Toscana i batteri produttori di NDM sono stati identificati nel sangue di pazienti ricoverati con patologie gravi e confermati da test molecolari. L’Assessorato alla Salute ha costituito a maggio 2019 un’unità di crisi che ha prodotto un documento di indicazioni regionali per il contrasto alla diffusione di questi batteri produttori dell’enzima NDM. Le Aziende Sanitarie toscane hanno messo in atto interventi volti a sorvegliare l’evoluzione del fenomeno tramite screening attivo, a rinforzare le procedure di prevenzione e controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie e ad adottare schemi terapeutici più adeguati per il trattamento delle infezioni causate da questi batteri. Il monitoraggio effettuato ha portato a identificare fino al 31 agosto 708 soggetti ricoverati, sui quali sono state applicate misure igieniche di contenimento.

Ma la NDM non è la sola malattia derivata dall’antibiotico-resistenza: è solo un fenomeno nuovo che ha assunto recentemente proporzioni rilevanti. Il problema dell’antibiotico-resistenza è molto più ampio e i dati dell’OCSE lo dimostrano.

Antibiotico-resistenza: quali sono gli interventi per ridurre i rischi

Se la strada è certamente quella di limitare l’uso degli antibiotici allo stretto necessario, per quanto riguarda sia la cura delle persone che degli animali, un’altra misura che andrebbe applicata sarebbe adottare tutti gli accorgimenti per evitarne la dispersione nell’ambiente: in fase produttiva, nell’uso, nello smaltimento.

Al momento la ricerca è impegnata nella sperimentazione di 60 nuovi antibiotici appositamente studiati per sconfiggere i patogeni più resistenti. Di questi almeno 40, secondo Scaccabarozzi, potrebbero arrivare a essere autorizzati per il commercio: ma questo non risolve, comunque, il problema all’origine. Per cui al momento resta fondamentale che ci sia dialogo tra gli operatori sanitari e i pazienti, che ne venga limitato l’uso negli allevamenti, che vengano prodotti e smaltiti in modo corretto.

Fonti:
https://www.ilsole24ore.com/art/l-abuso-antibiotici-come-bomba-orologeria-24-milioni-morti-2050-ACSgcVsù
https://www.ars.toscana.it/2-articoli/4161-batterio-new-delhi-in-toscana.html

Foto di Brett Hondow da Pixabay

Leggi anche https://www.peopleforplanet.it/ormoni-della-crescita-e-antibiotici-nella-carne-possono-esserci-ancora/

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Soft Gym Fitness: le ginnastiche dolci

People For Planet - Ven, 11/15/2019 - 07:00

La ginnastica dolce è consigliata a persone anziane, stressate, non sportive. E’ un tipo di attività cartterizzata dal basso tenore di intensità. Movimenti lenti, graduali, a basso impatto.

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Tampon tax, riammesso emendamento su tamponi e assorbenti

People For Planet - Gio, 11/14/2019 - 17:15

L’emendamento al decreto legge fiscale che prevede l’applicazione dell’Iva ridotta al 10% invece di quella al 22% su assorbenti, tamponi e coppette mestruali è tornato in discussione. La proposta, giudicata ieri inammissibile dalla Commissione Finanze della Camera dove il decreto è in esame, oggi è stata riammessa e potrà quindi nuovamente essere discussa.

Ecco il testo dell’emendamento, la cui prima firmataria è l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini: «Ai prodotti sanitari e igienici femminili, quali tamponi interni, assorbenti igienici esterni, coppe e spugne mestruali, si applica l’aliquota del 10 per cento dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) ai sensi di quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633».

Leggi anche: Tampon tax bocciata. No alla riduzione dell’Iva sugli assorbenti

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Cambiamento climatico, le lumache di città diventano gialle

People For Planet - Gio, 11/14/2019 - 15:33

Si sa, il riscaldamento globale incide su tutti gli ecosistemi e sulle singole specie, come la femmina di cervo che in Scozia partorisce molto prima di un tempo perché fa più caldo. In particolare, il gruppo di ricerca di Menno Schilthuizen all’Università di Leida ha avviato uno studio per capire come le lumache della specie Cepaea nemoralis, ovvero la classica lumaca che vive un po’ dappertutto dai boschi alle città, modifichi il colore e il numero di striature del proprio guscio per adattarsi all’aumento delle temperature. Questa tipologia di lumaca può essere rosa, gialla o marrone e sul guscio può avere sino a cinque striature diverse. Le lumache sono sensibili agli sbalzi di temperatura, avere gusci di colori più chiari dovrebbe aiutarle a rimanere più “fresche” riflettendo al contempo la luce solare.

Per approfondire l’adattamento delle lumache, i ricercatori hanno studiato migliaia di immagini di lumache dei Paesi Bassi, grazie all’ideazione di un’applicazione per smartphone, SnailSnap, che ha coinvolto i cittadini olandesi appassionati di scienza. Grazie all’app infatti i ricercatori hanno potuto diffondere delle linee guida generali sul tipo di lumache da fotografare, lasciando poi il compito ai volontari di scattare le foto e di caricarle sull’app. Il server ha raccolto circa 8000 foto, che sono state analizzate da un algoritmo ad hoc creato dai ricercatori che le ha classificate in 3 modi: colore del guscio, numero di striature, ambiente.

I risultati hanno dimostrato che le lumache di città hanno attuato l’adattamento al riscaldamento delle temperature diventando gialle. Inoltre, stranamente, è risultato che nelle zone urbane il numero di striature sui gusci non è basso come si aspettavano gli scienziati, ma intermedio. Quindi, è probabile che l’alternanza e la combinazione di colori tra guscio e striature sia un sistema di termoregolazione interna.

Gli scienziati dell’Università di Leida hanno ora in programma di espandere il loro progetto per analizzare il piumaggio degli uccelli urbani, sempre attraverso l’aiuto dei volontari appassionati di animali e scienza. 

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Photo by Krzysztof Niewolny on Unsplash

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