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Kung Fu e disturbi dell’apprendimento

People For Planet - Lun, 08/10/2020 - 17:00

Aggressività, paura, ansia, i cosiddetti disturbi del comportamento e dell’apprendimento, si possono combattere con le arti marziali? Sì, aiutano a percepire se stessi e gli altri, a socializzare, insegnano a placarsi, ordinarsi, calmarsi

Intervista a Tania Lucchesi, insegnante di kung-fu shaolin, difesa personale, tai chi chuan.

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Diffidare dal consulente finanziario che cambia banca

People For Planet - Lun, 08/10/2020 - 17:00

Se il vostro consulente finanziario cambia casacca e passa a lavorare per un’altra banca, fate attenzione!

Perché lui, in tal caso, guadagna un bel po di soldini (“premio di ingaggio”) dal nuovo intermediario per effetto del trasferimento del suo patrimonio gestito, cioè dei risparmi dei suoi clienti, e voi vi potreste trovare nella condizione di dover sostenere pro-quota, senza accorgervene, quel costo.

Il turnover selvaggio dei promotori finanziari nelle reti è un fenomeno molto diffuso e particolarmente nell’ultimo periodo. Semplificando, si tratta di capire il fenomeno del continuo “cambio di casacca” che una buona fetta di promotori finanziari (oggi denominati consulenti finanziari) esercita come “professione” per fare soldi.

Ricordiamo che i “consulenti finanziari” sono i venditori «porta a porta» di prodotti finanziari, liberi professionisti che svolgono il loro operato sulla base di un mandato. In altri termini, si tratta di professionisti-impresa, con una propria partita IVA, che possono però collocare solo i prodotti della banca a cui sono legati da un vincolo monomandatario. Il promotore finanziario non può dunque vendere i prodotti di un altro istituito.

Il promotore finanziario non riceve uno stipendio fisso dalla banca, ma viene remunerato in base alle provvigioni sulle ven- dite effettuate al suo cliente. Sembra paradossale, ma il datore di lavoro del promotore non è la banca, bensì il cittadino-risparmiatore che diventa suo cliente (del promotore, non della banca).

E a differenza  dello scenario tipico del consulente-lavoratore dipendente (quello che troviamo allo sportello delle filiali), qui sono due i soggetti a dover guadagnare: la banca e il promotore.

E secondo voi chi paga?

A ogni modo, sia i consulenti bancari (venditori allo sportello) sia i promotori finanziari (venditori «porta a porta») sono figli della stessa madre. I gruppi creditizi-assicurativi, le grandi holding della finanza, posseggono sia una banca (con un brand) sia una rete di promotori finanziari (spesso con un altro brand). Le logiche commerciali sono le stesse: spingere le vendite per massimizzare i profitti per le banche e i consulenti, spesso senza preoccuparsi di offrire benefici ai clienti.

Occorre un cambio delle dinamiche e quindi di mentalità. Nel frattempo, però, dobbiamo difenderci.

Come? Ad esempio, diffidate da quei promotori che cambiano spesso casacca e chiedetegli da quanti anni e’ iscritto all’albo e quante squadre ha cambiato in quel periodo.

Il problema va affrontato, pero’, anche dal punto di vista sistemico vista l’eccessiva aggressività nell’attività di reclutamento degli ultimi tempi manifestata da banche e reti di promotori finanziari

La soluzione dovrebbe essere semplice: chi gestisce le reti non deve agevolare chi ha fatto del cambio di casacca una professione e la Consob dovrebbe accendere un faro su una problematica che, se ben disciplinata (oltre a quanto previsto da Mifid II), può costituire un primo deterrente per i “professionisti del cambio casacca”.

Dire a un cliente «senti da domani non sarai più cliente di Banca X ma di Banca Y perché io devo guadagnare 500 mila euro» dovrebbe diventare un po’ più difficile.

Che ne pensano alla commissione bicamerale banche presieduta da Carla Ruocco?

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L’Afghanistan finalmente verso la pace?

People For Planet - Lun, 08/10/2020 - 15:05

I talebani hanno comunicato di essere pronti ad avviare colloqui di pace con il governo afghano “entro una settimana” dal rilascio dei 400 prigionieri talebani ancora detenuti nelle carceri afghane.

“Pronti ai colloqui di pace interafghani”

“La nostra posizione è chiara, se i prigionieri vengono rilasciati, allora saremo pronti per i colloqui tra afghani nella prossima settimana”, ha detto all’Afp il portavoce dei talebani Suhail Shaheen, aggiungendo che il primo round di colloqui si dovrebbe tenere a Doha, la capitale del Qatar.

L’accordo preliminare dei talebani con gli Usa

Shaheen ha detto che la delegazione talebana sarebbe guidata da Abbas Stanekzai, il capo negoziatore dei talebani nei colloqui preliminari con Washington.

Il rilascio dei prigionieri è stato un punto chiave nello storico accordo tra Washington e i talebani per il ritiro delle truppe americane entro la metà del 2021 in cambio dell’impegno dei talebani a impegnarsi in negoziati interafghani.

Una assemblea con migliaia di dignitari

Una grande assemblea afghana, composta da migliaia di dignitari, funzionari statali e leader tribali, ha appena accettato il principio del rilascio di 400 prigionieri talebani accusati di gravi crimini, che rimuove un ostacolo all’avvio dei negoziati.

Il governo afghano inizierà a rilasciare 400 prigionieri talebani entro pochi giorni”, ha detto all’Afp il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Javid Fasial.

Le conferme dell’accordo

“Stiamo per iniziare i negoziati di pace”, ha detto domenica Abdullah Abdullah, il funzionario governativo responsabile dei colloqui.

Le discussioni inter-afghane dovrebbero iniziare due o tre giorni dopo il rilascio dei 400 prigionieri talebani”, ha detto l’ex presidente Hamid Karzai.

Già rilasciati 5.000 talebani

Il futuro dei prigionieri rappresenta una posta cruciale nell’apertura dei negoziati, essendo i due campi impegnati in uno scambio di prigionieri che deve precedere queste discussioni.

Il governo di Kabul ha già rilasciato quasi 5.000 prigionieri talebani.

Gli ultimi 400 talebani prigionieri, autori di attacchi mortali

Le autorità afghane si erano finora rifiutate di rilasciare gli ultimi 400 prigionieri rivendicati dagli insorti.

Alcuni di questi sono stati  coinvolti in attacchi mortali che hanno ucciso afghani e stranieri, tra cui diversi europei.

Foto The Royal Studio: Bambini del villaggio di Ghazni, Afghanistan

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Come realizzare un Cuore Celtico con corda

People For Planet - Lun, 08/10/2020 - 10:00

Incredibilmente semplice, ma allo stesso tempo perfettamente evocativo di un cuore. Cosa serve:

  • una corda di media lunghezza.

Poco meno di due minuti per realizzare un nodo molto bello da fare ma, soprattutto, da vedersi! Buon lavoro!

Fonte: 10 MINUTI PER

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Scandalo bonus 600 euro ai deputati: cosa sappiamo finora

People For Planet - Lun, 08/10/2020 - 09:14

Deputati, sindaci, volti noti della tv e non solo: cosa sappiamo sulla lista della vergogna di chi ha intascato il bonus Inps da 600 euro.

Da quando Repubblica ha pubblicato la notizia non si parla d’altro e da ieri, 9 agosto, su Twitter l’hashtag #fuoriInomi continua a essere tra i primi in trending. Deputati, sindaci, volti noti della tv e non solo: cosa sappiamo sulla lista della vergogna di chi ha intascato il bonus Inps da 600 euro.

Dei deputati, che hanno intascato il bonus Inps, pur non avendone bisogno, dato lo stipendio da 12mila euro al mese, tre sarebbero della Lega, uno del M5s e uno di Italia viva. Dei tre leghisti, uno sarebbe mantovano, uno del Sud, e una sarebbe una donna. Emergono nuovi dettagli sui deputati che hanno intascato il bonus Inps, pur non avendone bisogno visto lo stipendio da 12mila euro al mese.

La Lega, stando a quanto riportato dai principali quotidiani di oggi, ha inoltrato richiesta all’Inps per conoscere le identità, coperte per privacy e avrebbe mandato anche un messaggio nella chat del Carroccio: «A seguito della notizia emersa in queste ore in merito al bonus di 600 euro percepito da 5 deputati vi chiediamo di verificare se per un disguido i vostri commercialisti ne hanno fatto richiesta e conseguentemente vi siano stati accreditati. Grazie». Nessuno avrebbe risposto.

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Difendere il territorio e dare lavoro con la canapa

People For Planet - Lun, 08/10/2020 - 08:00

Da associazione di salvaguardia ambientale e tutela del territorio a produttori di canapa: la società cooperativa Lucanapa è il risultato della passione per la natura di un gruppo di giovani lucani sparsi tra Potenza e provincia, con un rifugio, l’Acqua del faggio, come quartiere generale nel bel mezzo di un bosco a Bella, nella zona nord-occidentale dell’Appennino Lucano.

Solo negli ultimi sedici anni sono scomparsi circa 30mila lucani e i residenti in Basilicata sono passati da 599mila nel 2000 a 570mila nel 2016. In una terra dove i giovani scompaiono, questo gruppo di trentenni, alcuni dei quali con curriculum accademici da far impallidire qualunque professore, hanno deciso di restare. Coltivano canapa e danno lavoro alla piccola impresa locale grazie a filiere corte ed efficienti. I piedi, neanche a dirlo, ben radicati a terra. Li abbiamo intervistati.

Verrebbe da chiedere perché proprio la canapa.

“Perché è una coltura estremamente sostenibile che si adatta al territorio, migliorandone frutti e caratteristiche. La canapa è solo uno strumento, si può implementare lo sviluppo di sistemi economici sostenibili, con filiera corta e controllata a garanzia di prodotti di qualità, come con il farro, si può creare turismo green intorno alla canapa, si può fare moltissimo con la canapa, perciò diciamo che è uno strumento e non un fine”.

Come siete finiti a diventare un’associazione di produttori?

“Proprio con l’Associazione Lucanapa, nel 2012 abbiamo introdotto un disciplinare di produzione molto rigido, che vieta l’uso di ogni tipo di concime chimico, diserbante, eccetera. Fin da subito abbiamo voluto lavorare con la canapa trattandola come qualcosa di biologicamente naturale da dover tutelare oltre che lavorare. E siccome vogliamo che anche i produttori che ci riforniscono facciano altrettanto, li formiamo e li assistiamo durante tutte le fasi di produzione, nel pieno rispetto di un’etica condivisa. La cooperativa invece si occupa di ricavare semilavorati e prodotti finiti da immettere sul mercato”.

Di quante filiere si compone la vostra produzione?

“Da subito ci siamo dedicati al frutto della pianta, il seme, dal quale si ottengono olio e farina dalle caratteristiche nutraceutiche (un neologismo che indica proprietà sia nutritive che farmaceutiche – n.d.r.), in grado di rendere gli alimenti veri e propri farmaci naturali. L’olio di canapa è ricco di omega 3, omega 6, e vitamina E, è un potente antiossidante naturale. La filiera cosmetica fa il paio con quella alimentare per quanto riguarda l’olio di canapa. Ora stiamo avviando un’ulteriore filiera legata all’utilizzo del fusto, concepita in modo che si spostino i macchinari e non le materie prime. Vogliamo diffondere un know-how sul territorio e dare la possibilità ai produttori di scegliere se fornire semilavorati o materie prime. Tutte le nostre filiere coinvolgono realtà artigianali e imprese locali”.

Quindi date lavoro agli imprenditori con la canapa.

“L’idea è proprio quella di creare un networking virtuoso e capace di risollevare le sorti di una regione afflitta dalla disoccupazione e dell’emigrazione come la Basilicata”.

Effettuate lavorazioni biologiche?

“I laboratori Lucanapa sono certificati per effettuare anche lavorazioni bio, proprio in questi giorni abbiamo completato l’iter. Purtroppo sul mercato si trovano prodotti certificati bio, non italiani, non europei, a prezzi bassissimi, da grande distribuzione, che vengono ricavati attraverso l’utilizzo di solventi e suoli di cui non si conoscono le proprietà organolettiche”.

Spiegatevi meglio.

“La pianta della canapa fa parte dei cosiddetti bioaccumulatori. È in grado cioè di immagazzinare i metalli pesanti. Osservare il principio di precauzione e non coltivare in zone a rischio metalli pesanti o anche solo sospette di rischio è una regola che qualunque coltivatore, specie di canapa, dovrebbe attenersi”.

Veniamo alla legge italiana, non sembra molto chiara.

“La legge riguardo all’uso della canapa in realtà è molto chiara, sono però necessari chiarimenti sul piano della comunicazione che permettano uno sviluppo sereno delle filiere, e i raggiungimenti degli obiettivi della legge. L’attuale governo sta alimentando disinformazione e confusione che non rendono illegale il lavoro di chi coltiva e vende canapa naturale, ma di certo lo mortificano e lo svantaggiano anche sotto il profilo economico. Rispetto agli altri paesi europei e mondiali, che stanno ottenendo ottimi risultati sia dal punto di vista finanziario che di sviluppo economico, l’Italia performa meno e come al solito fa un passo avanti e due indietro. Noi con Lucanapa abbiamo fatto il passo avanti. Fake news e superficialità varie hanno penalizzato il settore. Ora tocca alla politica dare le direttive per normalizzare nuovi mercati e nuovi modi di consumo”.

Immagine di copertina: Fonte Lucanapa.com

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Sicilia: blocco per le tendopoli |Tenerife, raduno “per diffondere il coronavirus | 5 deputati con il bonus 600 euro

People For Planet - Lun, 08/10/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Franca Valeri è morta a 100 anni, la sua battuta cult: il «Cretinetti» ad Alberto Sordi;

Il Giornale: Schiaffi dalla Sicilia per Conte Scatta il blocco per le tendopoli;

Il Manifesto: Dal Covid alla catastrofe del porto, il sistema sanitario libanese è in terapia intensiva;

Il Mattino: Crisanti: «Bisognava chiudere solo la Lombardia e vigilare sulle altre zone del Paese»;

Il Messaggero: Viviana, si cerca Gioele: lo ha ucciso? I nodi da sciogliere, cosa sappiamo. Il papà: «È stata ammazzata» Video ;

llsole24ore: Dl Agosto, alle auto 500 milioni. Ecco come cambiano gli eco-incentivi – Auto elettrica, dov’è la crisi? Quali sono i mercati migliori per le vetture alla spina – Cosa c’è nel decreto: dalle tasse a rate ad Alitalia;

Il Fatto Quotidiano: Cinque deputati con il bonus 600 euro. Fico: “Vergogna, li restituiscano”. Di Maio: “Escano allo scoperto, si scusino e si dimettano”;

La Repubblica: I treni, le scuole e la nuova ondata. Tutte le incognite di settembre;

Leggo: Coronavirus, nel Lazio 38 nuovi positivi (22 dall’estero). L’assessore: «Mettete sempre la mascherina»;

Tgcom24: Tenerife, raduno “per diffondere il coronavirus”: sgomberata una spiaggia;

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Come si respira in città? Te lo dice il vaso intelligente!

People For Planet - Dom, 08/09/2020 - 19:00

Dal 2018 i ragazzi di Wiseair sono una delle start up italiane più premiate. Hanno inventato un vaso da giardino, una fioriera, “smart”, intelligente, capace grazie a un sensore di monitorare la qualità dell’aria. Chiunque potrà avere un vaso Wiseair sul proprio balcone e sapere che aria sta respirando in quel momento e in quella specifica zona.
Un grande grande progetto.
Nel video interviste a Carlo Alberto Gaetaniello e Paolo Barbato, creatori e fondatori di Wiseair e Valentina Scozia, Wiseair Ambassador.

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Pallina portachiavi a “pugno di scimmia” fai da te!

People For Planet - Dom, 08/09/2020 - 17:00

Con i consigli passo passo di 10 MINUTI PER provate anche voi a realizzare in poche mosse questo particolarissimo portachiavi a forma di pallina. Cose serve:

  • Corda lunga almeno 130 cm

Se riuscite a prenderci la mano potete farlo con una cima più sottile magari colorata.

Fonte: 10 MINUTI PER

Leggi anche:
5 cose di cui non hai bisogno nel tuo armadio
7 esperimenti facilissimi da fare con i bambini
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Otto buoni motivi per chiudere le case di riposo per anziani

People For Planet - Dom, 08/09/2020 - 15:00

Peter Jansenn, gerontologo di fama internazionale, scrive sul giornale belga di lingua fiamminga De Standaard un j’accuse ben argomentato contro le case di riposo per anziani indicando la necessità di chiuderle. Di seguito la traduzione di ampi stralci del suo articolo.

Chiudere le case di riposo.

Dal XVIII secolo abbiamo fatto una campagna per l’abolizione della schiavitù. Poi alcuni hanno chiesto l’abolizione della pena di morte. Oggi altri denunciano la prostituzione, la tratta di esseri umani, la sofferenza degli animali. Cosa hanno in comune questi “abolizionisti”? L’indignazione contro l’ingiustizia.

La crisi del coronavirus ci ha mostrato che è giunto il momento per una nuova lotta: ci sono almeno otto buoni motivi per chiudere definitivamente le case di riposo.

1. Sono luoghi adatti al diffondersi delle malattie.

Il coronavirus ha colpito molto pesantemente anche il Belgio e anche qui la stragrande maggioranza delle vittime sono residenti in case di riposo. Questa situazione si spiega in particolare con una scarsa preparazione, misure prese troppo tardi e una mancanza di risorse materiali e umane. Il motivo principale, però, è da ricercare altrove: non è stato possibile applicare le misure cautelari in questi luoghi dove i residenti vivono in promiscuità. Si è cercato di isolarli nelle loro stanze ma questo metodo, invivibile quanto disumano, non è sostenibile a lungo termine.

2. Gli anziani non ci vogliono andare

Tutti i sondaggi mostrano che i nostri anziani non vogliono essere inseriti in una casa di riposo e preferiscono restare a casa. Tuttavia il più delle volte sono le famiglie a prendere la decisione, per mancanza di un’opzione migliore.

Con adeguati investimenti in cure preventive e servizi di assistenza domiciliare, potremmo offrire loro una seconda valida opzione. Tanto più che i baby boomer, una generazione per natura più “esigente”, saranno probabilmente meno inclini ad accettare il loro destino rispetto ai membri, forse più docili e concilianti, della “generazione silenziosa”.

3. Forniscono cure mediche d’altri tempi

L’invecchiamento della popolazione sta sconvolgendo il mondo medico. La maggior parte delle malattie non è più acuta, ma cronica. Si pensi a problemi cardiovascolari, diabete, cancro, obesità, depressione, demenza. L’assistenza primaria integrata (che può essere fornita a casa, in piccoli centri o in ambulatori privati) e la prevenzione stanno prendendo il posto delle cure residenziali fornite in ospedale. Le malattie croniche sono malattie lente, che richiedono un approccio preventivo restrittivo, simile a quello adottato contro il Covid-19.

Intervenendo strutturalmente a livello di ambiente e comportamento, è possibile, attraverso uno stile di vita sano (smettere di fumare, mangiare sano, esercizio fisico e assenza di sovrappeso), evitare fino all’80% delle malattie croniche.

Invece una casa di riposo è un ambiente favorevole alla perdita di autonomia e all’assunzione di malattie e favorisce anche la vulnerabilità a virus mortali.

4.Sono il contrario dei principi della gerontologia

L’obiettivo della gerontologia è permettere che l’invecchiamento avvenga in buone condizioni di salute. Questa scienza si basa su due principi fondamentali: autonomia e attività. In altre parole, per rimanere in salute negli anni, dobbiamo mantenere la nostra indipendenza e rimanere attivi. Un’assistenza di buona qualità deve contribuire a questo duplice obiettivo. In una casa di riposo si perde praticamente ogni autonomia, al punto che queste strutture diventano profezie autodistruttive. Promuovono esattamente ciò che dovrebbero evitare: dipendenza, malattia, abbandono.

5. Violano i diritti umani

I diritti umani sono universali e non hanno limiti di età. I residenti delle case di cura hanno quindi diritto alla libertà, alla dignità, al rispetto della vita privata e della casa e ad una buona assistenza sanitaria. Coronavirus o no.

Johan Leman, ex direttore e fondatore del Center for Equal Opportunities and the Fight against Racism, ora Unia, teme che la dipendenza dalle cure possa portare ad abusi (immobilizzazione) e trattamenti crudeli, inumani e degradanti (obbligo di indossare i pannolini). In un articolo pubblicato da De Standaard, chiede l’istituzione di una Commissione per i diritti degli anziani, che assicuri il rispetto dei diritti umani nelle case di riposo. Questo organismo sarebbe responsabile della gestione dei reclami, del dare voce alle vittime e della lotta alla discriminazione.

6. Ci dividono

Le case di riposo isolano gli anziani dal resto della società, il che conferma e rafforza l’immagine negativa della vecchiaia. L’esclusione degli anziani è come tutte le altre forme di esclusione: è un meccanismo di difesa e diniego che sostiene lo status quo. Proiettiamo sugli altri ciò che ci ispira disagio o paura e finiamo per bandirli dalla nostra vita. Alimentando gli stereotipi e l’immagine distorta di decrepitezza che di solito è incollata agli anziani, le case di cura promuovono la segregazione generazionale.

7. Sono obsolete

Il XIX e il XX secolo sono stati il periodo di massimo splendore dei conventi, delle caserme, dei complessi industriali, dei convitti. C’era la tendenza a rispondere ai problemi sociali e societari creando grandi istituzioni “normative”: asili per i poveri, orfanotrofi, riformatori e manicomi. E naturalmente c’erano già gli “ospizi”.

Ad eccezione di questi ultimi tutti gli esempi che ho citato, che i sociologi chiamano “istituzioni totali”, sono scomparsi e sono stati sostituiti da soluzioni più adeguate. In effetti, raggruppare i problemi insieme non significa risolverli. Anzi. Queste “istituzioni totali” hanno fatto il loro tempo perché non solo alimentano i problemi, ma soprattutto ne creano di nuovi. Anche le carceri, prototipo di un’istituzione totale, vengono gradualmente sostituite da centri di detenzione più piccoli.

8. Sono troppo costose e lo saranno sempre di più

L’assistenza agli anziani costa un sacco di soldi. E’ meglio investire le risorse a nostra disposizione nelle persone che nel mattone,  vale a dire nello sviluppo di cure ambulatoriali piuttosto che in strutture residenziali d’altri tempi. Tanto più che la visione e l’approccio attuali presto non saranno più sostenibili.

Infatti domani avremmo bisogno del doppio delle case di cura. Anche se immaginiamo di avere abbastanza soldi per finanziarle, non troveremo mai abbastanza personale per farle funzionare. Per questo dobbiamo spostare il cursore da curativo a preventivo: questo eviterà malattie e dipendenza dalle cure.

Chiudiamo le case di riposo.

Foto di Eberard Grasssteiger: “Mia mamma e la sua protettrice, le adoro”

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Combatte l’ansia e migliora la memoria: 5 motivi per apprezzare il silenzio

People For Planet - Dom, 08/09/2020 - 08:00

In estate e soprattutto in vacanza aumenta la voglia di socializzare e divertirsi. Ecco allora che, complici il bel tempo e le temperature calde, ci si lascia trasportare da cene all’aperto con gli amici, tra chiacchiere e musica, a tutto vantaggio del buonumore e del benessere mentale (del resto, i benefici della socializzazione sulla salute del cervello sono noti da tempo: gli anziani che hanno una regolare vita sociale, ad esempio, corrono minori rischi di incappare nel declino cognitivo).

Eppure, se si vuole favorire la propria salute psichica è importante imparare ad apprezzare il silenzio. Intendiamoci: nulla contro il ritrovarsi con gli amici tra una risata e l’altra (non può che far bene). Ma i neuroscienziati che hanno preso parte a ICONS (International conference on the neurophysiology of silence), la prima conferenza internazionale sulla neurofisiologia del silenzio, per avere una buona salute mentale invitano a riscoprire il silenzio. Una situazione ambientale troppo spesso sottovalutata che, invece, porta diversi vantaggi tra cui la riduzione dell’ansia e il miglioramento della memoria.

Cinque in particolare sono le ragioni emerse durante il convegno ICONS – organizzato in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma e l’Haifa University di Israele dalla Fondazione Patrizio Paoletti, da vent’anni impegnata nella ricerca neuroscientifica e psicopedagogica – per “allenarsi” al silenzio.

1. Migliora la memoria

Secondo uno studio diretto da Imke Kirste della statunitense Duke University, due ore di silenzio al giorno solleciterebbero lo sviluppo dell’ippocampo, la regione del cervello collegata alla formazione della memoria. Il silenzio, inoltre, aiuta a concentrarsi e rimanendo concentrati la nostra memoria guadagna punti giorno dopo giorno.

2. Riduce l’ansia

L’effetto anti-ansia è stato spiegato Adam Hanley, ricercatore all’Università dello Utah (Usa), che ha condotto tre studi sperimentali volti a indagare gli effetti su corpo e mente derivanti dal silenzio indotto dalla meditazione. Il risultato? Alcuni gruppi di persone in procinto di sottoporsi a interventi chirurgici hanno riportato sollievo dal dolore, riduzione del desiderio di antidolorifici e livelli più bassi di ansia.

3. Potenzia l’immaginazione

Il silenzio è un grande alleato dell’immaginazione: basti pensare a quando dopo un input sonoro come una canzone, che poi si interrompe improvvisamente, spesso si continui lo stesso a cantarla tra sé e sé. L’apparente mancanza di input, dunque, sembra essere essa stessa un input, che consente alla nostra mente di “ricavarsi lo spazio giusto per fare le sue cose, per tessere ciò che siamo”, spiegano i ricercatori.

4. Aumenta la capacità di elaborare le emozioni altrui

Olga Capirci, ricercatrice dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ha presentato uno studio secondo cui l’assenza dei suoni consente alle persone sorde di percepire ed elaborare in modo più profondo le emozioni degli altri. Osservare in silenzio le persone mettendo da parte l’opportunità di comunicare verbalmente – ha spiegato la studiosa – può dunque aiutarci a comprendere meglio le emozioni che passano dalle espressioni dei volti, spesso influenzate dalle parole.

5. Facilita l’ascolto di se stessi

Infine nel corso del convegno Moshe Bar, neuroscienziato di fama internazionale, ha spiegato che il silenzio ha anche il merito di renderci più presenti a noi stessi e a quello che ci circonda: “Attraverso la meditazione e il silenzio è possibile godere delle piccole cose che sono intorno a noi e che molto spesso si danno per scontate”, mentre al contrario i rumori “ci allontanano dalla conoscenza di noi stessi”.

Photo by Kristina Flour on Unsplash

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Casalinghe, arriva il bonus | La Juve si affida a Pirlo | Covid, seconda ondata in Ue: +2.300 casi in Francia

People For Planet - Dom, 08/09/2020 - 06:25

Corriere della Sera: La dj Viviana Parisi è morta: è suo il cadavere trovato a Caronia. Si cerca il figlio Gioele;

Il Giornale: La Juventus si affida a Pirlo;

Il Manifesto: Sea-Watch: «Gli Stati ignorano le richieste di aiuto, per questo torniamo in mare»;

Il Mattino: Napoli, la 15enne Maya investita e uccisa:«Semafori nuovi ma spenti nella piazza» Napoli: due ragazze investite da una Smart in piazza Carlo III. Muore una 15enne, ferita l’amica di 14 anni Maya e l’amore per il calcio: «Dedicami un gol» Conducente indagato per omicidio stradale;

Il Messaggero: Casalinghe, arriva il bonus: «Corsi per potenziarsi» Stanziati 3 milioni per il 2020;

llsole24ore: Licenziamenti, sgravi, contratti: così cambiano (ancora) le regole sul lavoro – Tasse a rate, bonus 110%, lo Stato dentro Ilva – Conte: interventi per 100 miliardi – Mercato del lavoro, così il Covid ha allargato le diseguaglianze;

Il Fatto Quotidiano: Seconda ondata in Ue: +2.300 casi in Francia: Parigi, torna la mascherina. Allarme Spagna. In Italia calano i nuovi contagi: 347 in 24 ore;

La Repubblica: Gualtieri: “Non solo bonus, il nostro decreto punta su lavoro e investimenti”;

Leggo: Caos a Beirut, assalto ai ministeri. Agente ucciso, 238 feriti Foto Video «L’esplosione è stata un incidente»;

Tgcom24: CORONAVIRUS: NEGLI USA OLTRE 5 MILIONI DI CASI, IN BRASILE 100MILA MORTI;

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ReFoodgees e Roma Salva Cibo

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 17:00

Roma Salvacibo si occupa di recuperare i prodotti freschi invenduti nel Nuovo Mercato Esquilino di Roma e ridistribuirlo gratuitamente a chi ne ha bisogno. È solo una delle modalità per cercare di ridurre lo spreco di cibo in Italia

Quanto cibo sprechiamo in Italia?

In Italia si butta nella spazzatura cibo per circa l’1% del Pil. Di fronte a questo dato, il progetto realizzato dal lavoro dei ReFoodgees, la squadra di ragazze e ragazzi che si occupa di girare banco per banco e raccogliere il cibo invenduto, assume un’importanza relativa di tutto rispetto.

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4 ricette facili per i picnic!

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 15:00

Sfiziose, divertenti e alla portata di tutti! Dal canale YouTube di GialloZafferan scopriamo passo passo come trasformare un pic nic fuori porta in un’esperienza golosa! Che ricette faremo:

  • Pizza muffin: golosi fagottini di pasta di pizza farciti con passata di pomodoro e mozzarella: facili e veloci da preparare, perfetti come pranzo al sacco per grandi e piccini!
  • Pasta al pesto di rucola e pomodorini: una pasta fredda originale e saporita, condita con un pesto di rucola aromatizzato al limone e resa ancora più preziosa da una pioggia di pomodorini.
  • Torta salata di melanzane: semplice e saporita e perfetta anche per i vegetariani.
  • Torta di mele a raggi, una torta di mele semplice che si prepara in poche mosse… tutte nel mixer!
Fonte: GialloZafferano

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Tutti chef ma non sentono i sapori

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 10:00

La cucina è diventata passione nazionale come mai prima. Ma sembra che sia molto diffuso un grave danno al senso del gusto: troppe persone sono deliziate dall’impiattamento e non fanno caso a quel che mangiano.

Così ti capita, aiméh spesso, di assaggiare dei gamberi che hanno un retrogusto di ammoniaca e acido fenico. L’altro giorno me ne hanno serviti decorati da gocce di aceto balsamico, marmellata di lamponi, mousse di zenzero e carote, lacrime di crema di vaniglia e insalatina in germoglio. Ma c’era un po’ di ammoniaca di tropo! Rimando indietro il piatto e mi guardo intorno. Nel tavolo vicino al mio un signore stà divorando gamberi e esclama: “Sono fantastici!” Beato lui. E magari insieme ai gamberi mal congelati sta bevendo del vino da 50 euro a bottiglia… Se prendeva del vino da 2 euro era uguale, tanto il sapore non sa cos’è…

Ho conosciuto un ristoratore che si vantava di mettere uno spumante da poco nelle bottiglie di champagne… Diceva che non se n’era mai accorto nessuno. E mi viene in mente quell’avventurista di Veronelli… Si racconta che durante una degustazione blasonata servì a 5 grandi someliér un calice di vino da tetrapak insieme a calici di vini pregiati. Nessuno si accorse dell’inganno

In un ristorante romano, pieno di opere d’arte costose, mi servono del pesce in una terrina di argilla grezza, appoggiata sopra un piatto di maiolica, posto su un secondo grandissimo piatto. Una nuvola si innalza dal cibo e mi investe: il secondo piatto è pieno di ghiaccio secco per fare l’effetto fumo. Cioè non so se ti rendi conto?!? Un effetto teatrale… Ma come faccio a gioire del profumo della coda di rospo se respiro i vapori del ghiaccio secco? Mi alzo, pago e me ne vado. Uscendo mi guardo intorno e vedo gente molto ben vestita, che si esalta ingurgitando piatti altrettanto fantasiosi che peraltro costano parecchio. Contenti loro…

Mi preoccupa questo fatto che persone che avrebbero i mezzi per gustare il meglio della vita siano interessati alla forma più che alla sostanza del piacere. È una malattia sociale e culturale grave. E non è una novità…

Ma oggi c’è Instagram… Un bel piatto lo puoi fotografare e far bella figura coi tuoi follower. Il sapore invece non lo puoi pubblicare. Ma vivere il piacere è un’altra cosa. Mi si può rispondere che anche Instagram dà piacere. È vero. Ma è un altro tipo di piacere: il godimento dei sensi nutre l’anima. Il godimento dei follower, la soddisfazione estetica che ti dà il lusso esteriore è solo mentale e al massimo nutre l’ego e le sue nevrosi narcisistiche.

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Crolla la calotta di ghiaccio: era l’ultima intatta rimasta in Canada

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 09:30
Un disastro annunciato

Non bastava il petrolio nell’Artico, dopo la rottura di una cisterna di un impianto del gigante dei metalli Norilsk Nickel, con Vladimir Putin che viene a sapere dell’accaduto tramite i social, ora si è aggiunto un ulteriore tassello all’emergenza artica. La Milne Ice Shelf, l’ultima piattaforma di ghiaccio completamente intatta nell’Artico canadese è crollata a causa delle alte temperature. In soli due giorni ha perso oltre il 40% della sua superficie, e così si è staccata dalla barriera di ghiaccio di Ellesmere, creando un’isola di ghiaccio di circa 80 chilometri quadrati.

Questa era la più grande piattaforma di ghiaccio rimasta intatta, e si è sostanzialmente disintegrata“, ha detto Luke Copland, un glaciologo dell’Università di Ottawa, che faceva parte del gruppo di ricerca che studiava la piattaforma di ghiaccio Milne.

A dispetto di quel che si dice degli scienziati ‘catastrofisti’, in questo caso le previsioni erano state fin troppo ottimistiche: nel 2017, il direttore del National Snow and Ice Data Center, Mark Serreze, aveva previsto la perdita della piattaforma entro cinque anni. Sono bastati tre anni.

Satellite animation, from July 30 to August 4, shows the collapse of the last fully intact #iceshelf in #Canada. The Milne Ice Shelf, located on #EllesmereIsland in #Nunavut, has now reduced in area by ~43%. #MilneIceIsland #seaice #Arctic #earthrightnow #glacier pic.twitter.com/jjs1gawoxA

— ECCC Canadian Ice Service (@ECCC_CIS) August 4, 2020 + 5° rispetto alla media estiva degli ultimi tre decenni

L’Artico si è riscaldato al doppio del tasso globale negli ultimi 30 anni, a causa di un processo noto come amplificazione dell’Artico. Inizialmente il fenomeno ha intaccato le piattaforme di ghiaccio più piccole, che possono sciogliersi rapidamente, poi, negli anni, le superfici coinvolte si sono fatte via via più grandi. Quest’anno, le temperature nella regione polare sono state estremamente calde, registrando temperature record, incendi e fenomeni non meno preoccupanti in Siberia, dove il cratere di Batagaika, noto anche come “la Porta dell’Inferno”, non accenna a fermarsi: situato nell’area della Siberia orientale, dove si trovano i monti Čerskij, rappresenta una delle tante conseguenze del riscaldamento globale e dello scioglimento del permafrost, il ghiaccio siberiano. 

Ora preoccupa la “Porta dell’Inferno” in Siberia

La struttura ha iniziato a formarsi negli Anni ’60, quando parte di una foresta fu abbattuta, esponendo il permafrost al sole. Il processo in atto prende il nome di prende il nome di termocarsismo, un processo che si verifica quando strati superiori della superficie terrestre sono distrutti dallo scongelamento e collassano su se stessi. “Una volta attivato – ha spiegato al giornale russo Vechérnyaya MoskváVladimir Syvorotkin, geologo e ricercatore della Facoltà di Geologia dell’Università statale di Mosca – è un processo molto difficile da fermare. Il permafrost è una formazione tenera, che soffre le temperature estive come la deforestazione”.

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Gli strani casi dell’animo umano: “La vicina di ombrellone, grande intellettuale impegnata”

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 08:00

Come i topi, dopo aver mangiato una bustina di veleno, per dire. 
In teoria non è l’immagine più adatta a descrivere una domenica di vacanza al mare, ma – si sa – la fauna locale è quella che è. Puoi evitare di scegliere la postazione a fianco alla famiglia con bambini, scantonare i gruppi numerosi di adolescenti. Ma se lei – la vicina di ombrellone – ha voglia di socializzare, sei finita. 

Stringe una rivista patinata tra le dita, mi guarda, sorride. Sono sua.

Dice “tu mi vedi così, ma io sono una impegnata
Rispondo “ma così come?”
Dice “così … fica!
Ah” annuisco quasi scusandomi “certo”.

In realtà – ci tiene a spiegarsi – io sui Social faccio un sacco di sensibilizzazione”.
Accidenti… – ma di che cacchio parla? – tipo?

Tipo questa cosa dei gay… (con tante iiiiii, “questa cosa” dei gay) …questa per esempio è importante. Bisogna stare attenti a quelli meno fortunati di noi
Beh, meno fortunati perché con meno diritti” – chiarisco io, di corsa, al posto suo.

E poi ti ricordi quando c’è stata quella cosa della Grecia… (con tante aaaa, “quella cosa” della Greciaaaa) …quella per esempio era grave. Però lì mica fanno come noi che decidono tutto i governi, loro hanno fatto un referendum. Allora in realtà sono più civili di noi
Più civili? Ma è la Grecia… cioè, lo sai dov’è la Grecia” – lo ammetto, mi sto scaldando, come se non facesse già abbastanza caldo di suo.

Risponde “Certo, sono stata a Mykonos. Comunque si prende l’aereo: non è mica dietro l’angolo!

Ecco. “E poi, c’è questa cosa degli immigrati” – aggiungo io, appuntandomi mentalmente che con la Psic dovremo affrontare questo mio evidente desiderio di morte. “Questa cosa degli immigrati”, aggiungo, dimenticando di trascinare tante iiiiiii

Esatto!” – fa lei entusiasta – “questo è un problema difficile. Perché vogliono venire in Europa, ma non c’è spazio dove metterli; però scappano dalla povertà e dalla guerra” 

Non è cattiva, alla fine. Quindi potrei anche prendere la palla al balzo, alzarmi dal lettino e correre in una direzione a caso, lontanissima, paga della conversazione; invece no, qualcosa di maligno, dentro, mi spinge ad infierire. 

Certo, se la Grecia, al tempo, avesse deciso di uscire dall’Europa…” – faccio.

Si zittisce. Ci riflette. L’ipotesi che la Grecia, uscendo dall’Europa avrebbe potuto far spazio all’immigrazione proveniente dall’Africa la sorprende. Non vuole lasciarsi andare a conclusioni affrettate. Riflessiva, prende tempo.

Poi rilancia su un terreno già battuto, dove si sente più sicura.

Dice “Eh… certo, il giorno del gay pride abbiamo messo tutti le foto colorate; ma se ti dovesse tornare a casa un figlio con un uomo per mano, che faresti?”

Rispondo “Intanto direi «Caspita, ho un figlio!» E poi l’abbraccerei“.

Eh?” – (Ma perché mi metto a fare la surreale con lei?) 

Spiego. “Non ho figli. Ho 41 anni e non ho figli. Si, lo ammetto, ho un gatto. Ma questa è un’altra storia. E poi dovresti vederlo quanto è carino quando rincorre le mosche… …si ok, è un’altra storia”. (Altro punto da vedere con la Psic).

E perché all’età tua – ALL’ETA’ TUA??? – non hai un figlio?”

Non ho un figlio perché non è facile trovare una persona con cui decidere che sia una buona idea farlo. Una persona di cui fidarsi, con cui condividere, con cui combattere le battaglie della vita e ridere. Costruire, smontare, ricostruire. Divertirsi, festeggiare, una persona da proteggere e con cui sentirsi al sicuro. Una persona da amare, insomma. 

Quindi, sì. Se ‘mio figlio’ tornasse a casa mano nella mano con un ragazzo e mi dicesse «noi ci amiamo», io getterei loro le braccia al collo. E sarei felice”.

Vabbé – fa annoiata lei – questo è un po’ di qualunquismo. Ma in fondo, al di là di tutto, l’importante è che se ne parli”

Gioco – partita – incontro. Ha vinto lei.

Foto di Terri Cnudde da Pixabay

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Disastro aereo in India | Trump chiude TikTok | Lavoro, il Covid ha allargato le diseguaglianze

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Disastro aereo in India, le prime immagini dopo l’impatto sulla pista ;

Il Giornale: Virus, Speranza accusa i giovani per i contagi ;

Il Manifesto: In Germania preoccupano i mille nuovi casi in un giorno;

Il Mattino: Trump chiude TikTok: è guerra con la Cina;

Il Messaggero: Esplosione a Beirut, l’ipotesi bomba Hezbollah: non c’erano nostri arsenali ;

llsole24ore: Mercato del lavoro, così il Covid ha allargato le diseguaglianze;

Il Fatto Quotidiano: Incompetenza e omissioni, in Sicilia la gestione dei rifiuti sembra la “Disneyland” della mafia;

La Repubblica: Decreto Agosto: entrano anche la cig per AirItaly e il fondo casalinghe. Raddoppia la quota esentasse del welfare aziende;

Leggo: Vaccino anti-Covid, dal 24 agosto la sperimentazione allo Spallanzani. Zingaretti: «Test su 90 volontari»;

Tgcom24: Salerno, perde una gamba per salvare la vita all’amica: via alla racconta fondi per pagarle le spese mediche;

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In vino Ghelas: buona la prima!

Gela Le Radici del Futuro - Ven, 08/07/2020 - 20:21

Tantissimi i calici sollevati e immensa la soddisfazione e la gratitudine, già dal primo brindisi. Ieri sera, 6 agosto 2020, si è tenuto il primo appuntamento della rassegna enogastronomica “In vino Ghelas”, organizzata dall’associazione culturale Cambiamenti. Lo splendido spazio tra via Morello e via Pisa è stato addobbato di luci e arricchito con buona musica, eseguita dalla console di Emilio Grimaldi e dalla tromba del jazzista Alessandro Lo Chiano. Centinaia le persone accorse, che con soli 10 euro hanno potuto sorseggiare quanti più calici possibili e gustare un ottimo aperitivo.

Sin dalle ore 19:00 il successo è stato assicurato, nonostante il vago disagio nel dover rispettare il distanziamento sociale previsto dalle norme ministeriali anti-Covid. Tutto è andato liscio comunque e l’evento si è protratto per diverse ore. A fare da cornice alla via anche delle proiezioni multimediali di alcuni monumenti e reperti, concesse dal Direttore Gattuso.

Nel corso della serata è stato possibile degustare vini locali, prodotti dalla cantina Catalano Viticoltori. L’evento è stato supportato dal comune di Gela e dall’Assessore allo Sport, Turismo, Cultura ed Eventi Cristian Malluzzo. Numerosi anche gli sponsor che ne hanno resa possibile l’organizzazione.

Ciò ha dimostrato come investire su eventi di cultura, intrattenimento e degustazione di prodotti locali sia un passo essenziale per rendere più viva la città e la società che contiene, e favoreggiare così la nostra economia.

“In vino Ghelas” tornerà ogni giovedì fino al 27 agosto. Presente alla serata di apertura anche il Sindaco Lucio Greco.

 

 

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