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La mappa del caporalato nelle campagne del Nord

People For Planet - 5 ore 15 min fa

… ma non mancano gli italiani tra i braccianti che lavorano nei campi per 5 euro l’ora. E all’abuso si aggiunge la criminalità, con epicentro nella ricca Emilia.

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Strade senza buche e traffico silenzioso grazie a materiali riciclati

People For Planet - 5 ore 25 min fa

Al via il progetto “Life Nereide”, condotto dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa a cui hanno partecipato ARPAT (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana), il centro di ricerca belga Brrc (Belgian Road Research Centre), l’Istituto di acustica e sensoristica “Orso Mario Corbino”, Ecopneus, il consorzio senza scopo di lucro Ecopneus che si occupa della gestione dei pneumatici fuori uso in Italia e Regione Toscana, che recentemente sta promuovendo non poche azioni a favore dei cittadini e dell’ambiente.

Il progetto è di Nereide – acronimo di “Noise efficiently reduced by recycled pavements”, che tradotto significa “rumore ridotto efficacemente con asfalti riciclati”.  L’asfalto brevettato è infatti reso fonoassorbente dalla presenza di polverino di gomma di vecchi pneumatici fuori uso dal bitume, i cosiddetti Pfu.

Quando si parla di inquinamento causato dalla circolazione dei mezzi sulle strade e ai danni subìti dall’uomo l’attenzione è tendenzialmente rivolta agli effetti negativi che provoca a livello cardio-respiratorio. L’inquinamento acustico è però un fenomeno in netta ascesa. Come ribadito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, i danni causati da livelli eccessivi di rumore da traffico sono spesso irreversibili e nella sola Europa è stato calcolato che oltre 125 milioni di persone sono sottoposte quotidianamente all’inquinamento acustico e ai rischi che ne derivano.

Segnali di una preoccupazione crescente giungono anche da ARPAT e CNR, che hanno perfezionato protocolli acustici per potere misurare con maggiore precisione l’effettiva riduzione del rumore tramite gli asfalti e hanno sviluppato nuovi strumenti in grado di valutare l’impatto effettivo che il rumore dei mezzi di trasporto esercita sulla percezione del singolo cittadino.

Gli asfalti comunemente in uso quando arrivano ad abbattere la soglia dei 3 decibel di rumore sono considerati prodotti d’eccellenza. L’asfalto Nereide già riduce il rumore di 5 decibel in più rispetto a quanto normalmente ottenuto, e il risultato è destinato a migliorare, perché il prodotto è in fase di perfezionamento.

Un altro punto a favore va alla sicurezza stradale, in quanto l’aderenza del manto è più del 20% rispetto a quella garantita dai prodotti in commercio.

A beneficiare di questo nuovo asfalto sono inoltre le persone che se ne occupano direttamente: gli operatori stradali. Gli asfalti in media necessitano di 160°-180° per essere stesi, con ingenti emissioni di fumo e di sostanze inquinanti nei confronti di chi lavora e si trova nei pressi. Il nuovo asfalto permette una stesura “a tiepido” con temperature ridotte di 30°- 40° e con meno rischi, oltre che meno costi.

Benefici che non vanno a scapito dell’ambiente, al contrario, l’asfalto di nuova generazione si compone di asfalto riciclato.

Il progetto – iniziato nel settembre 2016 e con scadenza prevista per marzo 2020 – è piaciuto alla Comunità Europea, che ha stanziato 2,7 milioni di euro. Dei 5.200 m di nuove superfici a ridotta emissione sonora in Toscana 2.700 m sono stati stesi nel Comune di Massarosa in provincia di Lucca.

Nella seconda fase del progetto, che partirà il prossimo autunno con la supervisione dei ricercatori belgi del Brcc, verrà sperimentata la pavimentazione stradale con una percentuale di gomma riciclata ancora maggiore rispetto a quella abituale del 2-3%, che consentirebbe di arrivare ad abbattere 12 decibel del rumore, un risultato che fino ad ora si è ottenuto soltanto mediante le barriere acustiche.

L’ambizione è quella di estendere il progetto a tutta l’Italia, a patto di una collaborazione con le amministrazioni pubbliche, come ha spiegato Ecopneus in una nota:

“Mettere a punto una miscela produttiva ottimale e linee-guida destinate alle pubbliche amministrazioni, che potranno inserire queste miscele nei capitolati di appalto quando hanno necessità di intervenire sui livelli eccessivi di rumore”.

Nereide non è il primo caso di utilizzo di materiali riciclati per realizzazione dell’asfalto: come segnalato in un precedente articolo, la Green Dragon Lane di Londra presenta diversi km di asfalto fatto anche di plastica riciclata. La svolta green si è messa davvero sulla buona strada.

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Creme e spray anti-zanzare: gli errori da non commettere

People For Planet - 5 ore 52 min fa

I prodotti repellenti per le zanzare sotto forma di creme o spray da applicare sulla cute sono molto diffusi e possono essere acquistati in diversi punti vendita, dalle farmacie ai negozi per l’igiene personale. Sebbene possano essere considerati sicuri è importante non abbassare mai la guardia e seguire scrupolosamente le istruzioni riportate in etichetta.

Usarli solo se strettamente necessario

L’Istituto superiore di sanità nella Guida per l’entomoprofilassi specifica che quando possibile è preferibile utilizzare tecniche di protezione meccanica o ambientale in sostituzione dei repellenti topici, che devono essere usati solo quando effettivamente necessari e per brevi periodi. Per quanto riguarda i bambini, i repellenti per le zanzare non devono essere utilizzati prima del compimento dei sei mesi di età, e nei piccoli di età inferiore ai 2 anni possono essere impiegati solo in caso di concreto rischio di trasmissione di malattie da parte delle zanzare. Per quanto riguarda le donne in gravidanza, l’impiego di questi prodotti deve essere valutato attentamente dal medico e da un entomologo esperto in base al rapporto rischio/beneficio.

Rispettare le modalità di applicazione…

Creme e spray contro le zanzare devono essere applicati solo sulle parti scoperte del corpo, non sulle mucose e non sulla cute lesa o abrasa, e prestando particolare attenzione a non interessare direttamente gli occhi. L’irrorazione deve avvenire da 15-20 cm di distanza dalla cute e il prodotto non deve mai essere cosparso direttamente sul volto, ma applicato con le mani. Nei bambini di età inferiore a 4 anni si raccomanda di applicare il prodotto non direttamente sulla pelle del piccolo, bensì mediante le mani di un genitore.

…e i tempi

I repellenti non vanno applicati a intervalli temporali troppo ravvicinati. Il tempo di protezione rappresenta l’arco temporale in cui il prodotto esercita la sua funzione repellente, mentre il tempo di applicazione è il lasso temporale che passa fra un’applicazione del prodotto e la successiva nell’arco delle 24 ore. I tempi di applicazione devono essere valutati di volta in volta a seconda dell’attività svolta (il sudore o l’acqua, ad esempio, possono lavare via il prodotto). Al fine di avere un tempo di protezione attendibile (e quindi un tempo di applicazione) è sempre bene calcolare il tempo di effettiva protezione, che si ottiene dividendo per 2 il tempo massimo di protezione riportato in etichetta.

Attenzione all’interazione con le creme solari

Infine, si legge nella Guida dell’Iss, bisogna prestare attenzione all’interazione con le creme solari: molti repellenti interferiscono infatti con la protezione solare fornita da queste creme, declassandone il potere protettivo. E alcuni prodotti, inoltre, possono risultare fotosensibilizzanti. E’ bene quindi esporsi al sole con cautela, soprattutto nella stagione più calda.

 

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Ricevere mail maleducate in ufficio ci rende più stressati

People For Planet - Gio, 07/19/2018 - 09:33

Le mail scortesi ci rendono più stressati, meno produttivi sul posto di lavoro e aumentano le tensioni in famiglia. È il risultato di uno studio condotto da due ricercatori dell’università dell’Illinois a Urbana-Champaign e della Johannes Gutemberg di Mainz, in Germania. […] La ricerca ha mostrato che chi riceve un messaggio dal contenuto sgarbato e poco civile o una risposta negativa a una richiesta tende a diventare meno produttivo, a limitare i propri sforzi, fino ad assentarsi o ad arrivare tardi in ufficio. È il cosiddetto work withdrawal: l’impiegato si “ritira” dal proprio lavoro.

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#Usalazuccheriera, la campagna per non sprecare lo zucchero

People For Planet - Gio, 07/19/2018 - 02:52

In effetti, solitamente si apre la bustina, se ne versa il contenuto nel caffè o nel cappuccino e la si appoggia sul piattino. Anzi, molto spesso non la si utilizza nemmeno tutta e, nella maggior parte dei casi, verrà gettata così come si trova nella spazzatura indifferenziata.

Ecco quindi che è nata #Usalazuccheriera, al fine di utilizzare la zuccheriera al posto delle bustine.

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Rifiuti sulle spiagge: scatta e segnala con le app ufficiali

People For Planet - Gio, 07/19/2018 - 02:48

Il potere di alcune immagini drammatiche ci rivela quanto dannosa sia la plastica che finisce nei nostri mari, killer per l’ambiente e per moltissime specie animali che muoiono scambiandola per cibo o rimanendo intrappolate in sacchetti, reti e rifiuti di ogni genere. Questa plastica però non la vediamo costantemente, il mare la occulta come una coperta e i danni a volte ci sembrano meno tangibili. Vale invece il discorso contrario quando parliamo di Beach Litter, i rifiuti che invadono le nostre spiagge. Oltre a raccoglierli, vale la pena di segnalarne la presenza utilizzando alcune app per consentirne un censimento. Non siamo forse incollati ai nostri smartphone anche in spiaggia?

I rifiuti sulle spiagge italiane

Secondo l’indagine “Beach litter 2018 di Legambiente, in 78 spiagge sono stati 48.388 i rifiuti rinvenuti, su un’area complessiva di 416.850 mq (pari a circa 60 campi di calcio). In media si trovano 620 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia lineari campionata, 6,2 per ogni metro di spiaggia.

La regina di questo scempio è la plastica (80%). Ma oltre la metà dei rifiuti raggiungono le spiagge perché non gestiti correttamente a terra. Si aggiungono poi i rifiuti abbandonati direttamente sulle spiagge o provenienti dagli scarichi non depurati e dalla cattiva abitudine di utilizzare i wc come una pattumiera.

Lungo le spiagge si trovano soprattutto frammenti di plastica – residui di materiali che hanno già iniziato il loro processo di disgregazione – anelli e tappi di plastica e poi i famigerati cotton fioc. La plastica è appunto il materiale più trovato (80% degli oggetti rinvenuti), seguito da vetro/ceramica (7,4%), metallo (3,7%) e carta/cartone (3,4%). Parliamo cioè di frammenti di bottiglie in vetro e materiale da costruzione, quindi lattine e poi frammenti di carta, ma un’importante percentuale è costituita da bicchieri, piatti e tovaglioli di carta (13%) e pacchetti di sigarette (12%). Significativo questo dato: per una spiaggia su 3 (28 spiagge su 78) la percentuale di plastica è pari o maggiore al 90% del totale dei rifiuti monitorati.

Per tartarughe, mammiferi e uccelli marini, filtratori, invertebrati o pesci i rifiuti significano soffocamento, malnutrizione, esposizione alle sostanze tossiche contenute o assorbite dalla plastica. E l’ingestione è stata documentata in oltre 180 specie marine. Inoltre i rifiuti si degradano e si frammentano in pezzi sempre più piccoli, le microplastiche, tanto invisibili quanto letali.

 

La citizen science contro i rifiuti

Il monitoraggio di Legambiente si inserisce in una serie di azioni di “citizen science”, frutto cioè di un monitoraggio che in questo caso è stato condotto dai circoli, da volontari e cittadini. I dati vengono poi trasmessi all’Agenzia Europea dell’Ambiente.
La stessa agenzia, nel suo intento di monitoraggio costante, ha infatti lanciato l’iniziativa “Marine Litter Watch” che con un’app tenta di sensibilizzare e coinvolgere i cittadini, chiamati a segnalare la presenza di rifiuti sulle spiagge, da classificare secondo linee guida ufficiali utili a poter condurre un monitoraggio omogeneo su tutto il territorio Ue.
L’app è scaricabile sia su dispositivi iOS che Android ed è rivolta in particolare a gruppi di cittadini e comunità che organizzano azioni di monitoraggio o pulizia (come fanno appunto i volontari di Legambiente). I dati raccolti sono pubblici e si possono consultare online in qualsiasi momento.

A ridosso dell’estate anche Greenpeace ha lanciato il suo servizio “Plastic Radar”, che sfrutta il canale WhatsApp: le segnalazioni sulla presenza di rifiuti in plastica sulle spiagge, sui fondali o che galleggiano sulla superficie dei mari italiani possono essere inoltrate al numero +39 342 3711267. I risultati possono invece essere consultati sul sito plasticradar.greenpeace.it. Si invita a segnalare con una foto di quale rifiuto si tratta, possibilmente anche evidenziando il marchio e il tipo di plastica di cui è costituito, inserendo anche le coordinate geografiche del luogo di ritrovamento.

Un’altra app interessante – utile in estate come in inverno – si chiama “Riciclario”. Scaricabile sia per dispositivi iOS che Android, è utile a cittadini, comuni e gestori dei servizi, che possono anche entrare in contatto tra loro per scambiarsi informazioni utili per una buona raccolta differenziata. Per i comuni ad esempio può essere un canale per inoltrare comunicazioni istituzionali o urgenti e per l’accesso alle informazioni della TARI. Comprende un dizionario dei rifiuti, permette di inviare segnalazioni e consultare l’elenco dei servizi a chiamata. Esistono altre app del tutto simili per i cittadini che vogliono evitare errori durante la separazione dei vari materiali da gettare nel corretto contenitore dell’immondizia.

Su tutto il territorio italiano si moltiplicano intanto eventi di sensibilizzazione e soluzioni ad hoc per contrastare il problema plastica. La Regione Puglia ha affidato nuovamente, dopo 5 anni, al WWF il numero verde 800894500, dedicato alla segnalazione di reati ambientali quali abusi edilizi, incendi, casi di inquinamento di aria, acqua e suolo. Le segnalazioni fondate saranno poi inviate alle forze dell’ordine. Il servizio sarà operativo fino al 15 settembre, è possibile anche inviare foto e video tramite Facebook o via e-mail all’indirizzo 800894500wwf@gmail.com.

In Liguria, il comune di Rapallo in collaborazione con la cooperativa sociale Il Rastrello onlus ha presentato il progetto #MareNoPlasticRapallo: posaceneri portatili distribuiti in spiaggia, pulizia due volte al giorno in spiaggia e pulizia sistematica dei torrenti, valorizzazione della posidonia spiaggiata, ma anche un’app in fase di attivazione per consentire ai cittadini di inoltrare le proprie segnalazioni.

 

Fonte immagine di copertina: European Commission

 

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Le Ricette di Angela Labellarte: il melone come non te lo aspetti!

People For Planet - Gio, 07/19/2018 - 02:43

Ingredienti per 4 persone

Melone 1
Menta 1 mazzetto
Sale q.b.

Preparazione
Lavare il melone, togliere la buccia, tagliarlo a metà e privarlo dei semi con l’aiuto di un cucchiaio. Tagliare il melone a cubetti e condirlo con il sale e le foglioline di menta. Mescolare e servire fresco.
E’ un piatto versatile, può essere servito come aperitivo e contorno ma è ottimo anche come fine pasto. La menta dà freschezza al melone e il sale ne esalta il sapore.

Tempo di preparazione: 10 minuti

Ricetta vegetariana/vegana:

Ph: Angela Prati

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Repellenti anti-zanzare: attenzione agli effetti collaterali

People For Planet - Gio, 07/19/2018 - 02:19

E nei bambini al di sotto dei due anni si rischiano effetti tossici a carico del sistema nervoso centrale

Si possono acquistare sia in farmacia che nei negozi che vendono prodotti per l’igiene personale e della casa: le creme e gli spray contro le zanzare sono ormai molto diffusi, e in particolare quando è il momento di andare in vacanza sono un prodotto irrinunciabile per molti viaggiatori, soprattutto – ma non solo – per coloro che hanno come meta Paesi in cui le zanzare sono molto presenti, come quelli caldo-umidi del Sud del mondo. Ma anche mamme di bambini piccoli non se li fanno sfuggire, e li hanno sempre in borsa a portata di mano. Ma quali sono gli effetti collaterali di questi prodotti? E qual è il giusto modo per utilizzarli?

Non abbassare la guardia

Il fatto che molti di questi prodotti oltre a essere venduti in farmacia vengano venduti in normali negozi per la cura della persona genera, in qualche modo, un abbassamento della guardia, perché vengono visti come prodotti perlopiù innocui. “Eppure innocui non sono – spiega Francesco Castelli, docente di Malattie infettive all’Università di Brescia -. Qualsiasi prodotto, una volta applicato sulla cute, è soggetto a un seppur modesto assorbimento transcutaneo, che risulta maggiore nei bambini piccoli, ai quali bisogna prestare particolare attenzione. E questo vale anche per i repellenti anti-zanzare“.

Durata d’azione ed efficacia

In linea generale bisogna usare il prodotto in base alla sua durata di azione, e riapplicarlo solo quando necessario. “E’ fondamentale aderire al foglietto illustrativo che accompagna il prodotto nella sua confezione: ogni repellente ha specifici principi attivi, e le modalità di applicazione variano in base alle concentrazioni di questi ultimi e in base all’età del soggetto”.

Sconsigliato l’uso fino ai due anni di età

Quanto ai bambini piccoli, fino ai due anni è sconsigliato l’utilizzo di qualsiasi repellente per le zanzare e si raccomanda l’impiego esclusivamente di barriere cosiddette “meccaniche” (zanzariere e vestiario). “Dopo i due anni, in caso di necessità, è possibile fare uso di prodotti repellenti ma è necessario che siano prodotti appositi per i bambini, con concentrazioni di principio attivo inferiori. E anche il numero di applicazioni giornaliere deve essere ridotto rispetto a quello di un adulto”, precisa l’esperto.

Leggere bene l’etichetta

Il consiglio, per capire cosa ci stiamo spalmando sulla pelle, è leggere bene l’etichetta per capire cosa c’è dentro il prodotto: in un repellente indicato in etichetta come “naturale” potrebbe infatti nascondersi la presenza di sostanze chimiche come il Deet (dietiltoluamide) o l’icaridina, composti di cui, anche se risultano perlopiù ben tollerati, è bene avere consapevolezza. “Inoltre bisogna sempre seguire le istruzioni relativamente alle quantità e al numero massimo di applicazioni al giorno. Indicazioni che non vanno mai trascurate, soprattutto se il prodotto va applicato sui bambini”, sottolinea Castelli.

Occhio alle irritazioni locali (ma non solo)

Gli effetti collaterali che possono eventualmente insorgere in seguito all’utilizzo dei prodotti anti-zanzare sono dovuti  soprattutto alla presenza del Deet e dell’icaridina, contenute nella maggior parte dei repellenti. “Il Deet risulta meno tollerato dell’icaridina. Per questo i nuovi repellenti sono a base di icaridina, meglio tollerata soprattutto dai bambini piccoli. L’effetto collaterale più frequentemente rilevato sono le irritazioni cutanee locali dovute al contatto col prodotto. Importante: soprattutto nei bambini piccoli, lattanti e minori di due anni, sono stati segnalate encefaliti (effetti tossici a carico del sistema nervoso centrale) in seguito all’impiego del Deet. Non dimentichiamo mai di chiedere consiglio al pediatra prima di utilizzare un qualsiasi prodotto sulla pelle dei nostri bambini, poiché l’assorbimento transcutaneo nei piccoli è maggiore”.
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Questi gli articoli sul tema “zanzare e insetticidi

Repellenti anti-zanzare: attenzione agli effetti collaterali
Per le zanzare è una “questione di sangue”
Gli insetticidi sono velenosi!

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In arrivo l’eclissi totale di luna più lunga del secolo

People For Planet - Gio, 07/19/2018 - 02:02

In quella notte, per 1 ora e 43 minuti, ammireremo l’eclissi totale di luna più lunga del 21esimo secolo. L’evento durerà quasi 4 ore. Assolutamente da non perdere!

Sarà un evento astronomico tanto imperdibile quanto suggestivo quello che si verificherà il 27 luglio 2018: l’eclissi totale di Luna. Sarà visibile dall’Italia, in piena estate e quindi con altissima probabilità di avere il cielo sereno. Il 27 luglio tutti con il naso all’insù dalle 19:14 fino alle 02:31. La totalità sarà alle 21:30 di sera fino alle 23:14, ma prima e dopo potremo ammirare le rispettive eclissi parziali, tutte e due di 1 ora e 6 minuti.

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Con il CompoSharing il compostaggio domestico diventa facile

People For Planet - Mer, 07/18/2018 - 08:12

Condivisione di attrezzature ed esperienze per incrementare il compostaggio domestico e ridurre i rifiuti: è ciò che si può riassumere nella parola “Composharing”.
Nella provincia di Parma, in particolare nei comuni di Mezzani, Sissa Trecasali e Sorbolo, è attivo infatti un servizio di n condivisione del compostaggio domestico per riciclare l’organico e in particolare i “rifiuti verdi”, ramaglie e potature.
Nei tre comuni si producono ogni anno circa 3.500 tonnellate di rifiuti verdi, che potrebbero essere in buona parte intercettati dal compostaggio domestico. Oggi in Italia vengono raccolti, trasportati e smaltiti tre milioni di tonnellate di rifiuti verdi: una cifra che con il composharing potrebbe venire drasticamente ridotta.
L’idea è semplice: dare supporto formativo a chi decide di fare il compostaggio nel proprio giardino e mettere in condivisione le attrezzature necessarie al suo trattamento, come il trituratore, troppo costoso per un singolo nucleo familiare.
Ogni famiglia che si iscrive al servizio, gratuito per i residenti dei tre comuni, ha diritto a un corso di formazione e a una consulenza, a un kit per il compostaggio, alla triturazione delle ramaglie e alla setacciatura del compost, alle analisi e all’eventuale aggiunta di integratori e attivatori per migliorare il processo.
Il compostaggio domestico è un perfetto esempio di economia circolare: consente di “chiudere il cerchio” trasformando i rifiuti verdi in terriccio utile per il proprio giardino e il proprio orto, anziché riempire di rifiuti i cassonetti e i centri di raccolta.

Fonti:
https://www.composharing.it/
http://comunivirtuosi.org/composharing-a-sorbolo/

 

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Chi si ricorda di Berlusconi che piangeva per gli albanesi?

People For Planet - Mer, 07/18/2018 - 02:36

Era il 1997 e al Governo c’era Romano Prodi quando avvenne la tragedia di Otranto.

Silvio Berlusconi a quel tempo stava all’opposizione, si recò a far visita ai superstiti della motovedetta albanese con a bordo 120 clandestini speronata da Sibilla, la corvetta della Marina militare italiana. L’imbarcazione avrebbe dovuto svolgere un’operazione di contenimento degli espatri clandestini. Nel gergo marinaresco questo tipo di intervento viene chiamato “operazione di dissuasione” (harassment) oppure con un’espressione che sembra uscita dal manifesto di Tommaso Marinetti, o da un romanzo di Michel Houellebecq: “azione cinetica di disturbo”.

L’azione fu molto, troppo cinetica: morirono 104  persone, 24 corpi non furono mai ritrovati. 31 avevano meno di 16 anni. Come si chiamano le persone che muoiono in mare nel tentativo di attraversarlo? Clandestini? In questo caso, albanesi? Sarebbe appropriato fare come ha fatto Alessandro Leogrande, che nel suo libro le ha elencate per nome e cognome, ma per economia espressiva ci limiteremo a chiamarle per quello che erano: persone.

Nella trascrizione delle comunicazioni a bordo della corvetta della Marina militare italiana la nave albanese viene chiamata “bersaglio”.

Subito dopo l’incontro con i superstiti Berlusconi dichiarò in diretta che in un Paese democratico era indegno respingere in mare persone arrivate fin qui “per poter lavorare e potersi affermare”, e pianse. Sincero o no poco importa, pianse. L’episodio commosse tutti. Alcuni, italiani e albanesi, piansero anche nei giorni seguenti. Prodi, che pure espresse cordoglio a titolo istituzionale e personale, rilasciò una dichiarazione, riportata solo nel 2013 dalla trasmissione televisiva Ballarò:

“La sorveglianza dell’immigrazione clandestina attuata anche in mare rientra nella doverosa tutela della nostra sicurezza e nel rispetto della legalità che il governo ha il dovere di perseguire”.

Namik Xhaferi, al comando della Katër i Radës, colpevole di avere agito scorrettamente senza adeguarsi alle richieste e alle intimidazioni della corvetta italiana, fu inizialmente condannato a 4 anni di carcere, poi ridotti in appello a 3 anni e 10 mesi e infine a 3 anni e 6 mesi in Cassazione. Fabrizio Laudadio, comandante della Sibilla, nonostante la testimonianza del capitano di bordo Angelo Luca Fusco, fu all’inizio condannato a 3 anni, ridotti in a 2 anni in Cassazione.

Nella sua carriera politica Berlusconi ha detto tutto e il contrario di tutto, e il punto non è rivalutarne a posteriori la caratura morale. Da un quarto di secolo, con alterne vicende, il suo partito è stato alleato con la Lega.

Lo scorso 4 luglio Matteo Salvini, che della Lega ha scelto di rimanere segretario, in qualità di Ministro degli Interni ha indirizzato una circolare alla commissione per il diritto d’asilo, ai prefetti e ai presidenti delle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, in cui chiede che venga ridotta la “protezione umanitaria”. Introdotta in Italia nel 1998, caso vuole a quasi un anno esatto dalla tragedia di Otranto, la protezione umanitaria concede un titolo di soggiorno alle categorie più deboli di rifugiati: bambini, donne incinte, malati, vittime di violenze e detenzioni arbitrarie, come succede nei campi di concentramento libici.

Tornando alle lacrime di Berlusconi, abbandonato ogni intento di nobilitazione nei suoi confronti, risulta interessante fare un confronto con oggi, perché, oggi, nessuno piange. Anche all’opposizione sono sempre più fioche, e incerte, le voci di chi continua a invocare accoglienza, o semplicemente difendere il diritto di ciascun individuo a rivendicare una vita migliore, a “potersi affermare”. Tutt’al più si vede ogni tanto Graziano Del Rio ospite da Giovanni Floris o da Lilli Gruber riaffermare la bontà dell’operato dell’ex Ministro degli Interni Marco Minniti.

In Italia e nel mondo la narrazione prevale ormai sui fatti. Le parole, le percezioni, e i modi con cui le prime condizionano le seconde, da sempre incidono sulla realtà; oggi però la narrazione politica è diventata abilissima a sfruttare questo fenomeno comune. Basti pensare alla scarsa popolarità di cui godono i grafici e le statistiche. Nessuno si interessa dei dati, la percezione ha la meglio. Non importa se i dati reali mostrano che non è in atto nessuna invasione, la percezione del nord africano che elemosina fuori dal supermercato è più reale, più invasiva.

La storia dei bambini intrappolati nella grotta in Thailandia ha tenuto col fiato sospeso il mondo intero. L’operazione di salvataggio è stata costosa, pericolosa, un uomo è morto per salvarli. Erano 12 bambini e il loro allenatore, un numero esiguo se rapportato alla popolazione che muore ogni millesimo di secondo, ogni giorno. Al riparo da narrazioni politiche, provare empatia per degli sconosciuti, e versare lacrime – di coccodrillo, di caimano, di essere umano, che importa? – è stata un’azione naturale.

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25 fondi di investimento chiedono alle big del food di tagliare l’uso della plastica

People For Planet - Mar, 07/17/2018 - 10:44

Il modo migliore perché una grande società adotti cambiamenti radicali è quando a chiederlo sono gli investitori. E’ questa la strategia di As You Sow, una noprofit che è riuscita nell’impresa di convincere 25 fondi di investimento a chiedere alle grandi multinazionali del settore food, ma non solo, di ridurre il loro consumo di plastica.

As You Sow, una ONG californiana che fa leva sulla responsabilità sociale di impresa, ha chiesto a 25 investitori (che controllano asset per mille miliardi di dollari) di scrivere a Nestlé, PepsiCo, Procter&Gamble e Unilever perché riducano il loro consumo di plastica. Tra i fondi giganti del calibro di Hermes Investment Management, Impax Asset Management, NEI Investments e Walden Asset Management.

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Il Recycled Park di Rotterdam

People For Planet - Mar, 07/17/2018 - 10:07

 

Più di 92 metri quadrati di rifiuti destinati a inquinare l’oceano sono stati recuperati per farne un uso diverso e più ecologico: il 4 luglio la Recycled Island Foundation ha infatti aperto al pubblico il suo prototipo, un parco galleggiante nato dal riutilizzo della plastica e denominato, appunto, Recycled Park. Secondo un rapporto commissionato dal Ministero olandese delle Infrastrutture e dell’Ambiente, oltre 1.000 metri cubi di rifiuti di plastica vengono trasportati ogni anno lungo il fiume Mosa e nel Mare del Nord: le materie plastiche provengono da discariche, agricoltura, fogne e navigazione interna. Invece di lasciare che la plastica raggiunga l’oceano, la Recycled Island Foundation assieme a 25 partner ha dunque creato il Recycled Park: uno spazio pubblico a Rotterdam costituito da piattaforme galleggianti realizzate con rifiuti di plastica riciclata.

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Il caldo ci rende più stupidi?

People For Planet - Mar, 07/17/2018 - 04:08

Se con l’inizio dell’estate vi è capitato di fare cose strane, sbagliare strada per tornare a casa o dimenticare importanti documenti di lavoro, non allarmatevi: secondo gli esperti è colpa del caldo!

Da uno studio recentemente pubblicato sul Plos Medicine sembrerebbe essere dimostrato che il calore altera le nostre abilità cognitive. Abituati alle puntuali raccomandazioni che giungono con le prime manifestazioni dell’estate da parte di media, dottori e familiari verso le categorie più vulnerabili, pochi studi hanno mai indagato gli effetti del caldo su persone giovani e in salute. Oggi possiamo dire di avere una prova empirica e una scusante alle nostre sviste per i mesi di afa e sudore.

L’esperimento

Il periodo estivo del 2016 è stato ricordato come uno degli anni più caldi di sempre in tutto il mondo. Approfittando di questo record un team di ricercatori coordinati da Jose Guillermo Cedeño-Laurent e guidati dal dipartimento di Salute Pubblica di Harvard (Harvard T.H Chan School of Public Health) ha indagato, per il periodo compreso dal 9 al 20 luglio, su come le alte temperature condizionano le capacità cognitive di persone giovani e sane.

“Di solito quando si studiano gli effetti del caldo, si considerano le categorie più a rischio per la salute, vale a dire bambini, anziani e ammalati. Il nostro, invece, è il primo studio che si focalizza sui ventenni sani. Inoltre in genere si studiano gli effetti del caldo all’aperto. Ma il 90% degli adulti americani passa il tempo al chiuso e bisognava capire cosa succede a casa e in ufficio” spiega Jose Guillermo Cedeño-Laurent

Il test ha preso in esame e diviso in due gruppi 44 studenti ventenni di Boston: il primo gruppo è stato collocato in un dormitorio moderno dotato di aria condizionata, il secondo presso un edificio costruito in anni meno recenti e privo di condizionatori. Durante i 12 giorni di analisi, agli studenti è stato chiesto di eseguire alla mattina appena svegli due semplici test direttamente dal loro smartphone. Un test richiedeva di identificare rapidamente di che colore erano le parole che apparivano sullo schermo, l’altro test consisteva nella risoluzione di problemi matematici di base.

I risultati parlano chiaro: durante i giorni più caldi, gli studenti senza aria condizionata sono stati più lenti nel test dei colori impiegando il 13,4% di tempo in più rispetto all’altro gruppo di studio e hanno fatto più errori nei test di matematica, ottenendo in media punteggi del 13,3% più bassi rispetto al gruppo dei giovani refrigerato dai condizionatori. Gli studiosi si sentono di affermare che esiste un evidente calo delle funzioni cognitive quando si è sottoposti ad alte temperature.

Emerge un altro importante problema che riguarda tutti noi: le ondate di calore nel susseguirsi degli anni sono più calde e frequenti a causa dei cambiamenti climatici con il conseguente riscaldamento a livello globale. Studi come questo evidenziano l’enorme rischio che tutta la popolazione corre se non si ha un cambiamento di rotta a partire dalle nostre azioni quotidiane. I deficit di funzione cognitiva, sottolineano gli studiosi, “si estendono a settori più ampi della popolazione e possono avere implicazioni significative sul livello di istruzione, produttività economica e sicurezza sul lavoro”.

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A Benevento c’è una casa Nzeb… cosa significa?

People For Planet - Mar, 07/17/2018 - 02:11
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Presentazione EcoFuturo 2018 (Padova, 18-22 luglio)

People For Planet - Lun, 07/16/2018 - 15:49

 

Il tema di EcoFuturo 2018 è:

CIODUE: come rimetterla in equilibrio tra cielo e terra
L’anidride carbonica che sta climalterando il pianeta Terra è un disastro ma è anche una risorsa fino ad ora male utilizzata. Troppa in cielo e troppo poca in terra, nei primi centimetri di suolo dove la CO2 è fondamentale per la crescita delle piante e per lo sviluppo della vita.
La strategia degli ecologisti si è giustamente concentrata su modalità rinnovabili per fare energia elettrica, oggi oltre allo sviluppo totale e libero delle energie rinnovabili elettriche sappiamo che occorre saper fare calore/freddo, avere combustibili e forza motrice da fonti rinnovabili.
Tutto questo non basterà. Occorre riconvertire tutti i settori economici con ecotecnologie che consentano di risparmiare energia e quindi ridurre le emissioni di CO2, che imparino a fare della CO2 un ciclo chiuso: cattura e riuso della CO2 nelle innumerevoli applicazioni di questa risorsa, riconsegnando al suolo tutta quella in eccesso.
L’agricoltura e ogni altro intervento sulla terra devono per questo essere ripensati affinché tutta la sostanza organica, il carbonio, non venga dispersa con tecniche di aratura e rovesciamento dei suoli ampiamente superate da nuovi approcci di agricoltura bioenergetica rinnovabile e da forme di gestione bioattiva ed organica di ogni metro di terra anche nelle aree urbane, di agricoltura di precisione. Senza contare che suolo e attività fotosintetica sono essenziali per stoccare il carbonio nelle piante.
Il programma di questa edizione prosegue la presentazione di nuove ecotecnologie per rendere economicamente ed ecologicamente vantaggiosa per tutti questa strategia, che dà una nuova straordinaria speranza alla specie umana e a tutte quelle animali per crescere in armonia sulla nostra patria comune, la Terra.

Il sito ufficiale di EcoFuturo

 

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Informazioni tecniche per seguire EcoFuturo 2018

People For Planet - Lun, 07/16/2018 - 15:49

Il Festival EcoFuturo si svolge al Fenice Green Energy Park di Padova, dal 18 al 22 luglio.

Vuoi seguire le dirette del Festival (3 sessioni al giorno, inizio ore 10 – 14:30 – 18:30)?
Dalla pagina Facebook di Jacopo Fo

Qui il programma completo del Festival

Qui alcuni video delle precedenti edizioni

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Lo scarabeo stercorario che trasforma la plastica in gasolio pulito

People For Planet - Lun, 07/16/2018 - 10:01

Non tutti vedono la plastica semplicemente come un rifiuto inquinante, particolarmente pericoloso perché può durare per secoli.
Il gruppo di artisti africani del Dung Beetle Project (Progetto Scarabeo Stercorario) vogliono invece far percepire la plastica come una possibile risorsa, trasformando un rifiuto in qualcosa di utile.
Creato come installazione artistica semovente, il Dung Beetle Project nasconde in una grande statua di acciaio riciclato raffigurante uno scarabeo stercorario un gassificatore che trasforma la plastica in gasolio a basse emissioni e GPL.

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Paolo Coceancig: I mondiali antirazzisti

People For Planet - Lun, 07/16/2018 - 09:09

I Mondiali Antirazzisti sono una manifestazione nata nel 1997 da Progetto Ultrà – UISP Emilia Romagna, in collaborazione con Istoreco (Istituto Storico per la Resistenza) di Reggio Emilia, da un’idea molto semplice, ma dimostratasi poi efficace e vincente: organizzare una vera e propria festa che vedesse il coinvolgimento diretto e la contaminazione fra realtà considerate normalmente contrastanti e contraddittorie, quella dei gruppi ultrà, spesso etichettati come razzisti, e quella delle comunità di immigrati. La formula che ha voluto coniugare calcio, basket, volley non competitivi, tifo e colore sugli spalti, concerti di band musicali eterogenei, in un’esperienza di vita comune in campeggio, è risultata di per sé vincente. Ovviamente c’è spazio anche per la riflessione: il programma, infatti, non prevede solo sport, ma anche dibattiti e attività collaterali come presentazioni di libri, filmati, passeggiate istruttive, interviste a personaggi sportivi e non. E la Coppa più importante dei Mondiali, la Coppa Mondiali Antirazzisti, va alle realtà che si contraddistinguono per la loro attività antirazzista e di promozione dello sport popolare.

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