politica

Compagni del Pd, io vi imploro!

Serve rifondare il sistema. Non si può continuare a giocare coi cavilli.

Cari compagni del Pd, ho tra di voi molti amici che stimo sinceramente, e credo che il Pd sia una grande forza progressista essenziale per cambiare finalmente l’Italia, perché raccoglie e rappresenta milioni di persone oneste e capaci. Ma serve che finalmente il Pd faccia una scelta di chiarezza. Di cosa abbiamo bisogno? Qual è il primo punto del programma riformista?

Io credo che più di tutto si abbia bisogno di regole chiare, in tutti i campi! Abbiamo bisogno di politici che fanno quel che dicono. E di uno Stato che fa quel che dice. Abbiamo bisogno di stroncare finalmente l’orgia dei cavilli, dei “ma anche”, delle ambiguità. I cavilli sono la sabbia che blocca il motore, sono il veleno che toglie fiducia alla gente. In Italia tutto è smussato, ritrattabile, impapocchiabile, appellabile. E’ un vizio nazionale mortale che dobbiamo finalmente stroncare. Abbiamo bisogno di un po’ di bianco o nero, di vero o falso, di giusto o sbagliato. Il “ma anche” ha rotto i santissimi!
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Come fallire in maniera pazzesca

Odiare la realtà

Il sistema più usato per buttare al cesso qualunque progetto è quello di concepire un piano d’azione che non sta né in cielo né in terra.
Alcatraz è un luogo formidabile per osservare questa metodologia estremamente efficace.
In questi trent’anni almeno una volta all’anno è arrivato qualcuno che mi ha detto: “Costruiamo un partito di gente onesta, con un programma semplice e chiaro, vinciamo le elezioni e poi costruiamo un’Italia migliore.”
L’idea di per sé non è male.
Ma io chiedo: “E con che forze costruiamo questo partito?”
La risposta arriva alla svelta: “Sto facendo il giro di una serie di personaggi noti che potrebbero comunicare al mondo le nostre giuste idee.”
E io chiedo: “Ma perché questi personaggi noti dovrebbero seguire il tuo progetto?”
“Perché il mio progetto è l’unico in grado di cambiare la realtà”.
Spiegare a questa persona che pur avendo propositi giusti è destinata al fallimento è una delle 7 cose più difficili del mondo.
Non capisce.
La riprova che questa idea è sbagliata è che di tutti quelli che mi hanno fatto questa proposta NESSUNO  è riuscito a fare un partito più grande del numero dei componenti delle sua famiglia (nella migliore delle ipotesi).

La realtà è complessa e bisogna amarla per capirla.
Bisogna osservarla a lungo, senza preconcetti.
Se lo si fa (forse) ci si accorge che il meccanismo essenziale della società umana, e in modo particolare di quella italiana, è la referenza.
Questo sistema è alla base delle relazioni sociali e risponde a un’esigenza concreta e basilare.
Le persone hanno successo se sono capaci di fare bene qualche cosa e se sono capaci di trovare persone valide con le quali collaborare.
E se è difficile trovare un amante che ci corrisponda, trovare una persona con la quale lavorare non è più probabile.
Il mondo è pieno di furbastri, di profittatori, di persone incapaci di tener fede agli impegni e alla parola data.
Riuscire a trovare persone di valore è raro e la cosa si complica appena riesci ad avere successo.
Chi diventa noto per aver realizzato un progetto è subito assediato da ogni sorta di disonesti e incapaci che cercano di sfruttare il suo successo.
Quindi diventa una regola relazionarsi solo con persone che rispondono a una serie di caratteristiche fondamentali e scartare gli altri.
Non è una buona idea ridurre il ventaglio delle proprie relazioni. Io ho il vizio di ascoltare tutti quelli che hanno voglia di dirmi qualche cosa. Anche i più pazzi, perché a volte hanno idee geniali.
Ma anche io se devo scegliere di collaborare con qualcuno voglio sapere cosa ha fatto e se una persona che conosco e stimo mi dice che si tratta di un individuo valido è meglio.
Nessuno seguirà una persona che non ha mai realizzato qualche impresa difficile che si presenti a chiedere impegno per lanciare un nuovo partito.
Creare qualche cosa di nuovo, in qualsiasi campo, non richiede solo una buona idea ma grandi capacità di capire la realtà, organizzarsi e agire. E se hai queste doti sai già che la prima cosa che devi fare per realizzare un grande progetto è realizzare un piccolo progetto. Compiere un’azione che ti dia credibilità.
Sono i risultati che ti aprono la via ai contatti e alla fiducia degli altri.
Quindi se vuoi costruire un nuovo partito prima di tutto devi dimostrare che lo sai fare, ad esempio conducendo con successo una lotta o un’iniziativa nel tuo quartiere o nella tua città.
Solo sulla base di risultati ottenuti su piccola scala puoi pensare di poter agire su scala nazionale.
Di Pietro aveva raggiunto una grande fama e stima con Tangentopoli. Lo stesso vale per De Magistris e in modo diverso per Vendola e Grillo.
Una persona completamente sconosciuta e senza nessuna esperienza notevole, che voglia fondare un partito solo perché pensa di avere idee giuste, è uno sciocco.
Ho scelto un caso limite ma questo tipo di errore di valutazione me lo vedo di fronte continuamente.
Anche io, modestamente, mi sono più volte rovinato con le mie mani perché non avevo valutato fino in fondo le mie reali possibilità, il mio livello di notorietà, credibilità eccetera.
Ad esempio, ho scoperto che vendere 200mila copie di un libro non ti garantisce di vendere 20mila copie di una rivista mensile.
Anche se le 200mila persone che hanno letto il tuo libro sono assolutamente entusiaste di te e vorrebbero sinceramente e appassionatamente leggere una tua rivista mensile, all’atto pratico non succede.
Ad esempio, perché non sapranno mai che hai stampato una rivista. Come fai ad avvisarli?
In questo momento siamo in edicola con il terzo numero de Il Male, che esce dopo 30 anni e che ebbe un successo immenso.
Ne hanno parlato tutti i giornali, centinaia di blog, parecchie radio e qualche trasmissione televisiva, eppure alcuni giorni fa a una festa con vecchi amici ho scoperto che la maggioranza di loro non sapeva che il Male era di nuovo in edicola.
La realtà è dotata di un grande livello di resistenza e dispersione che rappresenta un sostanzioso ostacolo per qualunque iniziativa.
Prendere le misure del mondo è essenziale se si vuole ottenere il risultato sperato.
Sennò potete appassionarvi alle variazioni di colore dei vostri lividi, dopo che avete battuto il sedere per terra.
Io l’ho fatto e devo dire che non è un gran che.
Ho anche scoperto un metodo che può offrire un aumento notevole delle probabilità di tirar fuori un progetto che vada avanti: parlare.
Raduni una decina di amici e gli racconti quel che vuoi fare.
Se non riesci a radunare una decina di amici forse è meglio che valuti quali errori hai commesso nel tuo universo relazionale.
Se non riesci a entusiasmare i tuoi 10 amici sulla tua idea forse ci sono dei buchi pazzeschi.
Se riesci a entusiasmare i tuoi amici hai qualche possibilità di farcela.
Ma attenzione: l’entusiasmo è un segnale di gradimento non una garanzia di successo.
Prima di buttarmi in questa idea avevo fatto politica nel movimento per 7 anni, avevo cercato per 2 anni di mettere insieme un gruppo di disegnatori per fare una rivista, ci ero riuscito e per altri due anni avevo lavorato al Male.
Con una ventina di amici discutemmo per un paio di mesi su come organizzare Alcatraz, poi finalmente decidemmo di passare dalle parole ai fatti e ci demmo appuntamento un giovedì, alle 9 di mattino, per iniziare fisicamente i lavori (avevamo 3 case da ricostruire).
Quella mattina alle 9 mi ritrovai da solo.
E dovetti iniziare la ricerca di un gruppo di persone con le quali lavorare invece che discutere.
A scuola era lo stesso: decidevamo in 500 di occupare la scuola, in 40 organizzavamo il piano per occupare e poi la mattina alle 7 e un quarto eravamo in 5 a prendere di sorpresa il bidello e bloccare la porta d’ingresso.
Non sempre succede così. Ho anche visto momenti magici nei quali 20 persone hanno una buona idea e dopo qualche settimana ci si trova col sostegno di centomila persone. Il lancio del Male ha funzionato così.
Ma sono, appunto, momenti magici.
Alcatraz è stata un’esperienza quotidianamente eccezionale che mi ha dato la possibilità di vivere esperienze appassionanti… Sicuramente è stata una delle imprese che mi ha dato di più in termini di qualità della vita ma è stata anche una fatica boia per riuscire a far quadrare i bilanci e per 3 volte siamo falliti economicamente. In questi casi l’importante è rialzarsi in piedi e riprendere a lavorare cercando di non rifare le stesse stronzate.
Solo da un paio di anni abbiamo raggiunto un pareggio economico decente. A volte le idee sono sostanzialmente giuste ma i tempi no.
Pare incredibile che per 30 anni le nostre idee sul risparmio energetico siano state considerate poco più che quisquilie. Ci è voluta l’ecatombe in Giappone e la vittoria del referendum sul nucleare per riuscire a far conoscere il nostro progetto al grande pubblico.
Ogni tanto arriva ad Alcatraz qualcuno che dice: “Questo è un posto straordinario! Non sapevo che esistesse. Perché non fate un po’ di pubblicità?”
Cavolo, in 30 anni ho partecipato ad almeno 60 trasmissioni televisive, sono usciti un centinaio di articoli sui giornali, da 10 anni gestiamo 20 siti internet tematici, la nostra pubblicità esce ogni giorno su 400 siti artistici, etici ed ecologici, sono stati comprati almeno 500mila copie dei libri che ho scritto (dove c’è sempre la segnalazione di Alcatraz) e nonostante tutto questo gran parte delle persone che apprezzerebbero Alcatraz non sanno neanche che esiste…
Ecco, la realtà è complicata, se vuoi ottenere un fragoroso insuccesso fai finta che sia semplice.

Proprio per questo, perché compiere grandi imprese è un’attività che ha tempi lunghi, è essenziale comprendere il valore della gradualità.
E’ la filosofia dei piccoli passi.
Essenziale elemento strategico.
Io mi impegno solo e soltanto su azioni capaci di darmi immediatamente un risultato anche se minimo.
Nel 1981 avevo capito che la rivoluzione comunista ormai era fallita.
Decisi che l’unica era creare situazioni di vita e cultura alternative che permettessero alle persone di sperimentare idee e stili di vita migliori e quindi crescere grazie a esperienze nuove e positive.
Il mondo cambia se cambiano le persone. Ma le persone non cambiano se non fanno esperienze migliori.
Quindi la prima cosa che creammo fu un ristorante dove si mangiasse bene.
Scegliemmo il punto più semplice sul quale concentrare tutte le nostre energie.
Avere un ristorante che offre cibi meravigliosi è un piccolo risultato ma è una vittoria immediata: appena scoli gli spaghetti e ci metti il sugo e li assaggi dici: “Ho vinto! Questi spaghetti sono fantastici!”
Questa luminosa, fragrante vittoria ti gratifica, ti galvanizza, ti ristora e ti ripaga delle mille avversità del mondo. E visto che hai vinto e vincere è estatico ti viene ancor più voglia di impegnarti allo stremo per ottenere risultati ancora migliori e decidi: “Non ci son cazzi! Domani facciamo le lasagne!”
E il giorno dopo come ti senti quando assaggi le lasagne e ti accorgi che sono veramente bolognesi in maniera pazzesca?
Succede che la tua determinazione ribelle cresce.
Dalle lasagne passi agli gnocchi e dagli gnocchi all’ecovillaggio solare super tecnologico.
Ma la tua forza resta sempre il fatto che i grandi progetti hanno dentro uno sciame delizioso di piccole vittorie: le persone straordinarie che hai conosciuto e ti sono diventate amiche (e che cucinano da Dio), i gruppi con i quali hai scambiato ricette e sementi biologiche, quelli che ti hanno fatto conoscere un buon vino…
Un grande progetto ha una spina dorsale che è costituita da una rete di microeventi e di microvittorie che sono l’humus, l’anima e l’energia del progetto.
Senza questa SOSTANZA il progetto è vuoto. Se c’è solo un centimetro di terreno crescono solo licheni.
Una volta sono andato a cena a casa di una persona molto simpatica che aveva grandi idee. Ho mangiato malissimo. E ho smesso di frequentarla.
Se vuoi fallire in modo fragoroso fidati di chi non sa fare il soffritto.
(Non saper cucinare non è una colpa. E’ grave non rendersi conto che non si sa cucinare.)

 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?

 


Equipariamo la speculazione all’omicidio

Gente che guadagna un miliardo in un’ora… E negli ospedali greci mancano le medicine. Scommettere sul crollo conviene.
A scuola non ti spiegano come funziona la finanza. Se lo facessero avremmo già le barricate per strada. Se la gente sapesse come funziona il sistema comprenderebbe anche che è naturalmente indirizzato a creare crolli economici, semplicemente perché quando si scatena il caos e la bancarotta gli speculatori guadagnano di più. E’ una caratteristica fisiologica del sistema. E’ più facile scatenare una crisi di panico che una crisi di ottimismo. Questo è essenzialmente il motivo per il quale la finanza mondiale e nello sterco fino al collo.
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Lo zen e l’arte di non far fallire lo Stato!

La mancanza d’amore ha provocato il crack finanziario? La crisi economica è un effetto collaterale della tristezza sentimentale dei popoli?
Nonostante tutti gli scandali e tutti gli abomini che saltano fuori quotidianamente, un grande numero di italiani continua a essere complice di questo sistema di corruttele e favori. Questa gente persiste nel sostenere il governo di B. e la Casta e sono evidentemente ancora abbastanza numerosi e decisi da rendere possibile la sopravvivenza di un sistema obsoleto e putrido.

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Tremonti sbaglia sul Titanic

TitanicIl nostro ministro delle finanze, parlando del rischio di crollo economico italiano ha detto: “è come sul Titanic: non si salvano neanche i passeggeri in prima classe”. I media hanno ripreso la dichiarazione senza commentare lo svarione e altri si sono messi a citarlo, tipo Casini nel suo discorso alla Camera di venerdì 15 luglio.
Ora c’è da dire che le persone a bordo del Titanic erano circa 2.225. Solo 704 sopravvissero e 1.519 morirono (i dati sono leggermente discordanti a seconda delle fonti…). Si salvarono il 60% dei passeggeri di prima classe, per un totale di 199 persone. In seconda classe furono salvate 120 persone, corrispondente al 42%. In terza classe, i sopravvissuti furono 174, equivalente al 25%, mentre tra l'equipaggio si salvarono in 214, corrispondente al 24% del numero totale. (Fonte)
Quindi il paragone di Tremonti non regge. O meglio, ha senso come ulteriore prova che ancora una volta si prospetta una crisi che colpirà soprattutto i poveracci.
Ma il parallelo tra il Titanic e la situazione italiana diventa ancor più curioso, una strana coincidenza che svela la verità, perché l’affondamento del Titanic fu ben diverso da come viene generalmente raccontato.
Se è vero che non c’erano a bordo scialuppe di salvataggio sufficienti è vero anche che su di esse ci salirono poco più della metà dei passeggeri che avrebbero potuto salvare. La strage del Titanic fu ingigantita a causa dell’idiozia umana. Esattamente quel che sta succedendo in Italia!
Il senatore William Alden Smith, che dirigeva l’inchiesta ufficiale Usa nel 1912 scrisse: “Le scialuppe furono riempite con tanta indifferenza, e abbassate con tanta velocità, da sacrificare inutilmente 500 persone in nome della ordinata disciplina del caricamento… C'erano 1.176 posti disponibili nelle scialuppe, ma esse contenevano solo 704 persone, 12 delle quali furono ripescate dal mare, in condizioni climatiche favorevoli e acqua perfettamente calma.” (Vedi qui)
Anche l’Italia rischia di patire una strage evitabile. Potremmo avere a bordo più scialuppe di salvataggio, potremmo anche riempirle con tutti i passeggeri della nave. Basterebbe un po’ di buon senso.
Il Parlamento ha approvato una manovra finanziaria che colpisce i più poveri e salva i ricchi.
E ancora non si vedono tagli sostanziosi ai costi della politica e agli sprechi.
Vergogna!


Le Province, suicidio del Pd

Sono scandalizzato e furioso. E spero in un’insurrezione della base del Pd. Quel che è successo è assurdo e grottesco.
Il dietrofront di Silvio Banderuola, sul comma che avrebbe evitato a Mediaset di pagare 750 milioni di euro di danni per lo scippo della Mondadori, ha oscurato un evento che oserei definire epocale. Il Pd ha fatto una scelta masochista che spero avrà conseguenze catastrofiche sull’attuale dirigenza. In sostanza c’è stata alla Camera una votazione sull’abolizione delle Province con il seguente risultato: voti contrari: 225, cioè quasi tutto il Pdl e la Lega. Favorevoli: 83 tra Idv, Terzo Polo e qualche cane sciolto. Astenuti: 240, praticamente il Pd intero. A causa di numerose assenze e qualche defezione il governo, invece di raccogliere i 317 voti che gli hanno dato la fiducia il 21 giugno (con 293 voti contrari), ne ha raccolti solo 225.

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Ma quanto mi rubi? (Sprechi di Stato)

Uno Stato che si fa rubare più di 565 miliardi di euro all’anno non è in crisi: è una nazione di deficienti! Con un improbo sforzo aritmetico, ho cercato di mettere insieme il dato complessivo di quanto ci costa il malgoverno della Casta. 
Ho cercato anche di separare in modo razionale le voci di questo bilancio della vergogna. 
Ecco i risultati dello spreco di Stato:

Evasione fiscale: 120 miliardi di euro l’anno; 
3 milioni di lavoratori in nero: più di 50 miliardi.
La corruzione di politici e funzionari pubblici ci costa 60 miliardi.

C’è poi la voce sprechi: se accorpiamo i Comuni con meno di 5.000 abitanti, sciogliamo province e Comunità Montane, razionalizziamo i consumi energetici, rendiamo più efficiente l’amministrazione pubblica (ad esempio, con l’adozione di software open source e con prezzari unificati per gli acquisti e gli appalti), semplifichiamo la burocrazia, dimezziamo il numero dei parlamentari, abbassiamo i loro stipendi e vitalizi, diminuiamo del 90% le auto blu, aboliamo il finanziamento ai partiti e ai giornali, riduciamo le regalie alla Chiesa Cattolica, smettiamo di andare a sparare all’estero, non compriamo altri cacciabombardieri e annulliamo le grandi opere inutili, possiamo ipotizzare di mettere insieme almeno altri 50 miliardi (stima molto prudenziale).
E siamo a più di 280 miliardi sperperati dallo Stato italiano ogni anno.

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5 domande alla sinistra

Abbiamo vinto i referendum e Berlusconi è alla frutta… Ma ora dobbiamo dire dove li troviamo 40 miliardi di euro in 2 anni, che non sono noccioline…

Carissimi vincitori dei referendum, popolo festante che danzi sul declino berluschino, mi dispiace rompere i santissimi come un’obsoleta maestrina dalla penna rossa, ma qui mi sembra che stiamo scantonando dal nostro più urgente dovere cosmico.

Ho fatto una ricerca sul web e ho ascoltato parecchi dibattiti televisivi aspettandomi che qualche intellettuale progressista mi dicesse dove li troviamo questi soldi indispensabili per evitare il crac finanziario.

Le risposte che ho trovato sono veramente poche e molto grossolane e parziali.

Proprio perché il governo agonizza dobbiamo finalmente smetterla di limitarci a dire cosa non va nell’uomo che ha fottuto un’intera nazione bungando la Costituzione Repubblicana. Gli italiani hanno già dimostrato nelle urne che hanno capito.

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L'impossibilità di vietare.

Lui ti tradisce?
Ti sei limitata a minacciarlo o hai anche intensificato il numero di agguati orali a sorpresa?

In questi giorni mi sono trovato a discutere su una questione che ritengo sia una spartiacque filosofico: vietare è efficiente?
Si tratta di una questione che divide sia a destra che a sinistra. Ad esempio, si discute molto delle tasse che potrebbero scendere se fossero tutti a pagarle. Si tratta di una proposta sacrosanta. Ma come si fa a ottenere che realmente la maggioranza degli evasori fiscali decida di smettere?
Si inaspriscono le pene per gli evasori?
Si aumentano i controlli?
Li si appende per le parti intime a Piazzale Loreto, tutti i venerdì mattina?
Se si fa così funziona?

Esistono già pene severe per gli assassini ma questo fatto non impedisce che parecchie persone vengano uccise. Alcuni dicono: se ci fosse la pena di morte ci sarebbero meno omicidi. Ma l’esperienza di parecchi stati, gli Usa ad esempio, dimostra che non funziona così. Confrontando il numero di omicidi per ogni milione di abitanti si scopre che negli Usa ce ne sono molti più che in Italia.

Alcuni sostengono che questo dipende dal fatto che ucciderli non basta, ci sarebbero meno omicidi se invece della sedia elettrica si usasse un’affettatrice per il prosciutto, arrugginita. Ma anche qui i dati contraddicono. In epoche nelle quali il trattamento dei criminali era veramente allucinante c’erano molti più omicidi. In Italia nel 1850 c’era una forma di giustizia mediamente sadica e carceri spaventevoli e un numero di omicidi enormemente più grande di quello attuale. Si potrebbe anzi dire che il numero degli omicidi diminuisce via via che le carceri diventano più umane…
Neppure limitare pesantemente il numero delle armi in circolazione serve. Come dimostrò il film di Michael Moore “Bowling a Colombine”, in Svizzera o in Canada c’è un’analoga disponibilità di armi da fuoco in mano ai privati ma molti meno omicidi. Sembra che abbiano più incidenza nel limitare gli ammazzamenti il tempo che i tg dedicano alla cronaca nera e la protezione sociale di cui gode il cittadino (assistenza sanitaria gratuita, servizi sociali ecc).
In questi giorni è uscito il libro “L’erba del Diavolo” che ho scritto insieme a Nina Karen (edizioni Flaccovio). L’obiettivo di questo libro è proprio quello di dimostrare, mettendo insieme tutte le statistiche ufficiali degli ultimi 40 anni (un mare di statistiche), che nei paesi dove le leggi repressive sono meno dure si ottiene la riduzione del consumo di droghe pesanti, quasi si azzerano le morti per overdose, si riducono la quantità di crimini compiuti per procurarsi il denaro per comprare la droga e addirittura si osserva una leggera diminuzione anche nel consumo delle droghe leggere.
Laddove le punizioni sono più aspre e si reprimono allo stesso modo il consumo di canapa (marijuana, hashish) e quello delle droghe pesanti (eroina, cocaina, anfetamine, oppio ecc.) si ottiene sia un aumento del consumo di tutte le droghe e in particolare di quelle pesanti, aumentano i morti, i reati e i reclusi in carcere per ragioni di droga. La qualità della vita dei tossicomani inoltre peggiora drasticamente e diminuiscono quelli che riescono a liberarsi della “scimmia”.
Potremmo dire che, per quanto riguarda le droghe, la realtà dimostra che aumentare le pene non dà forza ai divieti ma ottiene proprio l’effetto contrario.
E questo, lo ripeto, non lo dico io ma i dati ufficiali forniti dai governi e dalle organizzazioni internazionali.
E, come dimostra la storia del proibizionismo sugli alcolici in Usa, i divieti non solo incrementano i crimini ma danno alla malavita strumenti finanziari enormi, capaci di far dilagare la corruzione nello Stato. Il divieto del consumo delle droghe ha fatto crescere a dismisura la mafia dandole i mezzi economici per infiltrarsi nell’economia legale e condizionarla.
E ora torniamo al discorso sulle tasse.
La Cgil ha sacrosanta ragione a chiedere la diminuzione delle tasse su pensioni e salari ma come si fa? Mi permetto di avanzare alcune idee.
Prima di tutto dobbiamo fare come in Danimarca: i lavoratori ricevono tutto lo stipendio e due volte all’anno pagano tasse. Se un operaio che guadagna 1.000 euro al mese nette, ricevesse tutto il suo stipendio, circa 1360 euro mensili, e ogni anno dovesse versare (calcolando tredicesime eccetera) circa 6.000 euro di tasse, prelevandole dal suo conto bancario… ma sai quanto gli girerebbero le palle?
Allora sì che potrebbe iniziare a svilupparsi una coscienza fiscale. E uno si incazzerebbe quando il medico, l’idraulico o il ristoratore non ti fanno la fattura… E poi crescerebbe anche la spinta a occuparsi di come l’amministrazione pubblica butta via i tuoi soldi. Pannella una ventina di anni fa aveva proposto un referendum che aboliva il prelievo fiscale a monte delle tasche del lavoratore. La sinistra osteggiò duramente questo referendum… Una grande occasione persa.
Un’altra azione essenziale sarebbe quella (che Grillo persegue da tempo) di rendere pubblici e consultabili su internet tutti gli elementi relativi all’operato della pubblica amministrazione, a partire dai video dei consigli comunali.
Sai quanti rompicoglioni si divertirebbero a spulciare i conti pubblici?
E’ chiaro che un’operazione simile, unita alla precedente, porterebbe a un aumento esponenziale del desiderio e delle possibilità di un controllo di massa su politici e funzionari.
La terza azione, indispensabile anche per dare una batosta alla criminalità, è l’abolizione del segreto bancario e dei paradisi fiscali (contro i quali sarei disposto perfino a usare i bombardieri… Ma vedrete che quando finalmente la comunità internazionale lo deciderà non ci sarà bisogno di sparare… i banchieri sono pavidi…). C’è poi l’adozione, oggi possibile, della moneta elettronica… Così tutti pagamenti diventano trasparenti… E per far questo bisognerebbe abbattere alcuni capisaldi della privacy (non ho mai capito perché la sinistra sia così attaccata alla privacy… Un conto è vietare lo spamming o le intercettazioni telefoniche non autorizzate dalla magistratura, o le telefonate di venditori assillanti… Un conto è rompermi i santissimi se metto una telecamera che riprende la strada di fronte a casa mia…).
Infine si dovrebbe semplificare brutalmente tutto il meccanismo dei processi… Abolire la possibilità di aggrapparsi ai cavilli più assurdi per non pagare il dazio…

Se chiediamo che tutti paghino le tasse senza dire come si fa non si va da nessuna parte… Oppure otteniamo solo la bancarotta dello Stato italiano, che non conviene neanche agli operai…
A questo punto arriva l’ultima domanda. Nella tua vita privata, di fronte a comportamenti che non accetti nel tuo amante o di tuo figlio o nel socio d’affari, che strategia usi?
Scegli l’imposizione, sostenuta da una minaccia di dura sanzione (non ti voglio più bene!) oppure una strategia che rimuova il contesto perverso che genera il comportamento scorretto? Cerchi mai di andare a scoprire quali sono i meccanismi meno appariscenti di un fenomeno?
Hai qualche esperienza scabrosa da raccontarci?


Amo Grillo fisicamente!

Amo anche mia moglie fisicamente. Anche se a volte non sono d’accordo con lei.
Anche con Beppe a volte non sono d’accordo, ma meno che con mia moglie.
E visto che nonostante questo, con mia moglie ci faccio persino l’amore, perché non dovrei amare anche Grillo?

In questo momento molti sono furenti con Beppe perché ha criticato Pisapia dicendo che non cambierà nulla e che è un uomo dell’inciucio.
Io non la penso uguale: penso che Pisapia sia una grande possibilità per il cambiamento e l’ho sostenuto con tutte le mie forze.
Penso che il Pisapia che si è presentato alle elezioni sia diverso dal Pisapia che ha vinto. Quando si è presentato Pisapia credo sapesse che aveva solo una possibilità su 100 milioni di vincere veramente…
Ma credo che la vittoria stia provocando in lui una mutazione chimica. Credo che la tentazione di cambiare veramente Milano stia esplodendo in lui e credo che ci siano delle grandi probabilità che decida di pazziare e di incarnare veramente il grande sogno di nuovo e di giusto che ha animato i suoi elettori. Se lo farà passerà alla storia, sennò sarà solo uno dei tanti che sono stati divorati dalla Casta.
Ma capisco Grillo perché il suo pessimismo non è campato in aria, ad essere pessimisti si sbaglia poco.
E rispetto doppiamente Grillo perché sapeva benissimo che si sarebbe trovato contro molti dei suoi sostenitori…
Tirar fuori opinioni facili è sempre meglio.
Ma Beppe è uno vero e preferisce annegare da solo che fare scelte di interesse.

Io credo che il drammatico problema dei progressisti italiani sia il monoteismo, padre di tutte le guerre.
Abbiamo un riflesso condizionato che ci induce sempre a cercare il grande leader PERFETTO.
Possiamo avere un solo Dio. E se uno non è Dio allora è il Diavolo.
Altre culture, come quella egizia, ragionavano in modo diverso: ad esempio, davano diverse spiegazioni del fatto che il sole attraversasse il cielo. Lo spiegavano con un carro trainato da cavalli, con la storia di un innamorato che seguiva la sua amante (la Luna) e come una questione di corpi celesti.
E tutte queste ragioni non si escludevano, concorrevano ugualmente a testimoniare il fatto che il sole attraversa il cielo.
Poi è arrivato il monoteismo, il dogma che pretende che chi è eretico venga bruciato sul rogo: la verità è una. Balle....

continua sul Fatto:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/amo-grillo-fisicamente/115518/

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Aderisci alla pagina: Grillo mi ha dato da bere quando avevo sete! Beppe come Chuck Norris

 

Alberto Magarelli

Le mezze stagioni non esistono più, perché a Beppe Grillo non piace lasciare le cose a metà.

Barbara Pivetta

Quando Grillo pensa, disturba tutte le frequenze Mediaset!