politica

Caro Bersani, che bello se il Pd diventasse meritocratico

Oggi in Italia ci sono 22 comuni che producono tutta l’energia e il calore necessario per i cittadini e l’amministrazione pubblica da un mix di fonti rinnovabili.
Sono 319 i comuni che hanno reti di teleriscaldamento alimentate da fonti rinnovabili e offrono così ai cittadini risparmi dal 30 al 45%.
I comuni che producono con impianti a energie rinnovabili l’energia necessaria all’amministrazione pubblica sono invece 2.068 (vedi rapporto di Legambiente sui comuni rinnovabili).
Questi comuni risparmiano denaro e migliorano quindi i servizi per i cittadini proteggendo l’ambiente, evitano all’Italia una parte delle multe che dobbiamo pagare perché siamo in ritardo con la realizzazione degli accordi di Kyoto, diminuiscono l’inquinamento e aumentano la salute dei cittadini e contribuiscono alla diminuzione dell’importazione dall’estero di petrolio.
In Italia ci sono 8.092 comuni, di questi almeno la metà sono amministrati da giunte di centrosinistra.

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Lo vuoi un partito nuovo?

Molti ne parlano e ne strillano… Ma sinceramente non vedo molte idee all’orizzonte. Un modo diverso di fare un partito esiste?

Sono tutti in crisi. Il vecchio modello di partito non regge più.
Con cosa lo sostituiamo?
Lasciamo perdere se chiamarlo partito o movimento… Andiamo al sodo.
In questo momento esiste un solo modello alternativo, quello di Grillo.
Sicuramente è il meglio che si può fare. È stato individuato un sistema per selezionare in modo democratico i candidati, oltre a evitare di inserire gente sotto processo.
OTTIMO.
Questo è il meglio che si può fare adesso. Ma io immagino qualche cosa di più… Il partito del futuro.
Come potrebbe essere?

Innanzi tutto immagino un partito che sta in mezzo alla gente.
Il PCI degli anni ’50 era proprio questo in alcune regioni del centro Italia, che non a caso sono rosse ancora adesso.
Il PCI aveva una ragion d’essere materiale, l’adesione non era ideologica.

Il cuore era la battaglia quotidiana per la qualità della vita, nei paesi, nei quartieri. Il Partito non era a Roma e sul web. Era nella tua strada. Il Partito si impegnò allo stremo in una colossale opera di contrasto alla povertà materiale e culturale.
Fu organizzata una rete di associazioni e cooperative, casse mutue, mulini popolari, case del popolo.
Grazie al Partito risparmiavi quotidianamente sulla spesa alimentare, avevi interessi bancari decenti su mutui e depositi, un’assicurazione onesta, un posto dove andare a giocare a carte e a ballare e dove i figli potevano andare a studiare e a giocare a calcetto. Il Partito si mobilitava per qualunque ingiustizia e per qualunque emergenza, una rete di solidarietà che era protezione civile, assistenza alle persone in difficoltà, difesa dei diritti civili. Andavi dal segretario del partito se tua moglie era malata, per avere un consiglio sul medico o per sapere se qualcuno cercava operai…
Si costruivano le case nei fine settimana e si compravano i trattori, i torni e forni in cooperativa.
Tutti questi comportamenti sociali cooperativi, che migliorano quotidianamente la qualità della vita della gente, da un po’ di anni conoscono una nuova primavera.
Quel che manca oggi non sono le cooperative o i gruppi d’acquisto.
Manca un sistema di coordinamento a livello nazionale che unisca le forze, diffonda le esperienze che funzionano.
Non si fa rete.
Non esiste poi un gruppo di persone che lavori a progettare sistemi e modalità capaci di sviluppare questo movimento economico-cooperativo e culturale.
Non esiste neppure un centro di formazione che faccia crescere e dia strumenti lavoro alle persone chiamate a coordinare questa rete…
Peraltro non esiste neppure qualcuno che stia facendo scuola quadri con gli aspiranti parlamentari (dal Sel a Idv a M5S). Mi riferisco a una scuola vera, dove si studia di brutto.
Perché non basta eliminare gli inquisiti. Bisogna formare parlamentari e coordinatori della rete cooperativa che sappiano fare il loro mestiere.
Un partito di professionisti capaci.
Onesti non è sufficiente.
Qui ci vogliono idee geniali per uscire dal pantano culturale, etico e economico.
Oggi la rete ci offre la possibilità di sviluppare un sistema di cooperazione popolare cento volte più potente di quello del dopoguerra.
Ma non si fa.
Non esiste un’organizzazione che abbia la capacità di mettere assieme le potenzialità.
Faccio un esempio: sono anni che mi chiedo cosa si aspetti a creare una compagnia per la telefonia cellulare che venda a prezzi etici. L’ho proposto a decine di gruppi grandi e piccoli, nessuno ti dà retta…
È una roba che è stata realizzata in posti “arretrati” come il Bangladesh, c’è riuscita la Banca dei Poveri di Yunus, dieci anni fa. È la terza compagnia cellulare per numero di abbonati. Da noi esiste qualche cosa di simile, ma vende telefonia mobile solo a cooperative e onlus. Quindi si potrebbe fare anche più in grande.
Noi abbiamo fatto un contratto per la telefonia fissa con il nostro gruppo d’acquisto.
Ma per fare un gruppo d’acquisto sulla telefonia mobile bisognerebbe partire con un minimo di 5.000 abbonamenti …
Nessun gruppo può riuscirci da solo…
E, appunto, manca la logica del mettersi assieme.
Manca l’idea di un partito capace di essere motore di sviluppo della cooperazione.
Un partito che non si limiti a diventare rappresentanza parlamentare, ma sia attore degli interessi materiali del popolo. Un partito-sindacato-gruppo d’acquisto- associazione culturale-incubatore di imprese etiche e ecologiche.

Un partito-impresa nel senso onesto del termine.
Che poi era quello che era il PCI nel dopoguerra. A causa della Guerra Fredda avevano mascherato la vera natura del PCI in un gioco di specchi leninista, il partito dei quadri, l’Arci e la CGIL come mediazione organizzativa per le masse popolari, la rete cooperativa come economia alternativa che permetteva a milioni di italiani di rapportarsi direttamente con il mercato, diventando autoimprenditori. Chi lavorava nelle cooperative non aveva padroni. Il PCI era la rappresentanza politica parlamentare di una reale base di massa, sociale ed economica al contempo.
Poi tutto questo ha perso la bussola ed entrando in un Ipercoop non hai la sensazione che la Coop sei tu…
Ma una volta entravi in una Coop come si entra nel cuore della resistenza economica al sistema… La Coop, ai suoi inizi, ha fatto la differenza sul serio…
Mettevi fisicamente la rivoluzione comunista in padella!
Questo sistema offriva un enorme vantaggio collaterale.
Permetteva di selezionare i dirigenti politici sulla base delle loro capacità di gestire localmente l’azienda partito. Se un pirla diventa presidente della Casa del Popolo, te ne accorgi subito che non è capace. Serve abilità artigianale per far quadrare i conti, la lingua sciolta non basta.
Il sistema ha funzionato fino agli anni settanta. Poi sono arrivati D’Alema e Veltroni, hanno bypassato il sistema selettivo e hanno impestato il partito.

Immaginando un simile partito possiamo poi pensare che anche sul terreno della lotta politica si comporterebbe in modo diverso.
Un paio di anni fa scrissi a Di Pietro una lettera, pubblicata sul fatto on line nella quale proponevo una strategia di lotta concreta, sul fronte legale, per i diritti civili, sul modello delle lotte dei neri americani.
Di Pietro inaspettatamente mi rispose dal suo blog entusiasta promettendo di aprire un dipartimento dell’Idv che si sarebbe impegnato su questo fronte. Poi ha avuto altro da fare. Forse se avesse mantenuto la promessa adesso non si troverebbe un partito alla deriva...

Bisogna tornare al partito espressione della tensione morale, culturale e economica del popolo.
Il Partito Olistico.
Anche perché se il partito è incentrato sullo sviluppo di soluzioni concrete dei problemi quotidiani e materiali del popolo, attraverso la cooperazione, allora viene facile unirsi e trovarsi d’accordo. Perché la tua azione ha un reale misurabile obiettivo concreto.
I partiti attuali invece si uniscono su obiettivi politici, legislativi, in fin dei conti ipotesi teoriche, la cui verifica si avrà solo in futuro… Quindi ci si unisce su teorie, e come ben si sa sulle teorie è anche facile dividersi…
I partiti di opinione sono destinati alle risse interne….
Ma per il momento questo non è neppure tema di discussione nel Movimento Progressista.
Solo i Verdi Civici stanno timidamente muovendosi in questa direzione… È un segnale positivo.
Ma speriamo che questa idea si diffonda al più presto.
Sennò sono dolori…

 


Scuola di politica

Le elezioni si avvicinano. Berlusconi sparisce, il resto è caos!
Vuoi candidarti?
Ti proponiamo un percorso formativo, studiamo con te il tuo programma, la tua candidatura elettorale, la tua comunicazione. E ti seguiamo anche dopo la tua eventuale elezione in Parlamento.

Il disastro della classe politica italiana discende anche dall’assenza di veri percorsi formativi.
La carriera politica è ancora basata su meccanismi fidelistici di coptazione: se dimostri la sincerità della tua fede politica/fedeltà al capo, vieni via via ammesso ai livelli superiori. L’altra capacità basilare è quella di portare voti, e spesso quest’attività non è basata su progetti precisi che raccolgono il favore degli elettori ma sulla capacità di gestire reti di favori, raccomandazioni e spintarelle (magari per fare la tac o la risonanza magnetica alla svelta).

Noi crediamo che sia essenziale una rivoluzione mentale e che i nostri rappresentanti al parlamento siano capaci di fare il loro mestiere. Essere onesti non basta: bisogna essere PROFESSIONISTI.
Oggi finalmente inizia ad aprirsi nei partiti la disponibilità a un moderato ricambio generazionale.
Quindi possiamo ipotizzare che entreranno in parlamento un paio di centinaia di debuttanti.
E osserviamo con sgomento che a tutt’oggi non esiste una scuola di politica degna di questo nome. E che probabilmente questi nuovi parlamentari si appresteranno a svolgere il loro lavoro, nel migliore dei casi con buona volontà ma senza aver fatto una sola ora di lezione sui problemi pratici relativi al funzionamento della macchina amministrativa e ad altre questioni BASILARI.
Abbiamo quindi deciso di porre rimedio a questa latenza proponendo un percorso formativo ESSENZIALE che segua il candidato in tutte le fasi.

1: Partecipi a una selezione di 3 giorni e i nostri esperti ti dicono se a loro parere hai delle possibilità.

2: La nostra giuria seleziona 11 persone che partecipano a due seminari intensivi di 7 giorni ciascuno, con lezioni di economia, sociologia, organizzazione delle risorse umane, team building, legge e dinamiche di funzionamento della macchina dello Stato. Inoltre seguiranno lezioni via web tenute da esperti di chiara fama nei vari settori.

3: I candidati che dimostrano spiccate attitudini per questo mestiere sono da noi quindi dichiarati IDONEI e vengono successivamente seguiti nel processo di candidatura all’interno della formazione politica di loro scelta.

4: Un gruppo di tutor segue poi la campagna elettorale.

5: Dopo l’elezione i candidati hanno il supporto di un gruppo di specialisti in vari settori.

Questo percorso formativo sarà di per sé parte della tua campagna di comunicazione. Infatti tutto verrà ripreso e pubblicato su YouTube andando a formare un potente strumento di propaganda per i candidati.

Le selezioni si terranno dal 30 novembre al 2 dicembre 2012. Inizio il venerdì alle ore 17.
Condannati e inquisisti sono esclusi dalla possibilità di partecipare. Aderiamo al movimento Parlamento Pulito. Per prenotare puoi innanzi tutto inviarci un curriculum. Lo valuteremo e ti richiameremo. Scrivi a info@alcatraz.it.


Adoro le tempeste di cervelli!

Ecologisti e CiviciÈ possibile scatenare le capacità creative in 48 ore?

Sono felicemente reduce da un laboratorio creativo di due giorni, con il gruppo Ecologisti e Civici, e desidero raccontare cosa è successo perché mi è sembrata un’esperienza esaltante e per di più facilmente riproducibile.
Anche perché sono uscite idee molto divertenti e comiche…
In effetti abbiamo riso molto. È la prima volta che mi capita di sghignazzare con due segretari di partito…
Il laboratorio è stato preparato insieme a Michele Dotti, Mary Luppino (segretari del movimento) e Brigitte Foppa, del coordinamento nazionale, che devo ringraziare per la fiducia che mi hanno accordato.
La questione principale era capire come mai questa organizzazione riesce a realizzare grandissime iniziative locali ma ottiene pochissima visibilità sui media. Ad esempio, Bonelli (presidente) e Luppino si sono impegnati nella battaglia di Taranto e anche a loro si deve il fatto che sia scoppiato il caso. Hanno realizzato un formidabile lavoro di informazione casa per casa e prova ne è che nelle ultime elezioni Bonelli, candidato sindaco, ha raccolto il 12% dei voti (M5S al 3,5%).
La mia proposta è stata di creare un gruppo che inventasse una strategia che desse forma comunicativa al lavoro di questi compagni (perché se lo meritano).

Ho presentato il laboratorio con la seguente lettera:
“... Ho sempre verificato che quando un gruppo di persone hanno voglia di collaborare, lasciando libera la loro parte creativa, emergono idee straordinarie.
Il mio ruolo sarà quello del facilitatore, cioè cercherò di far sì che tutti nel gruppo possano esprimersi e che nessuna idea venga perduta.
Lavorare in gruppo è una pratica che ho sviluppato a partire dal settimanale satirico Il Male, che era realizzato in modo collettivo attraverso assemblee di redazione nelle quali non ci si limitava a proporre le proprie idee ma al contrario si sviluppava un gioco dove l’idea di uno diventava il trampolino per l’idea di un altro.
Lo spirito di questo tipo di lavoro non tende a mettere in competizione le idee di alcuni contro le idee di altri. Il gioco consiste nell’agglutinare tutte le idee, lasciando che si formi un insieme che è maggiore della somma delle parti.
In una seconda fase si cerca di arrivare a una sintesi operativa.
Mi rendo conto che detto così può sembrare una cosa complicata e cervellotica, ma è più facile farlo che spiegarlo. Le persone hanno enormi capacità di fantasticare, e di entrare spontaneamente in empatia. Basta divertirsi a seguire la corrente. Poi tutto il resto diventa automatico, come parlare: decido cosa voglio dire e poi lascio che il cervello non razionale metta le parole tutte in fila e io me ne sto ad ascoltare quel che dice.
E visto che la creatività funziona meglio se si sta bene, ci adopereremo per farvi assaggiare cibi squisiti e per rendere piacevole il vostro soggiorno. Quindi vi proporremo anche intermezzi ludici, ad esempio un’esperienza di Watsu in acqua calda (quindi portatevi il costume da bagno).”

Il lavoro che abbiamo fatto segue uno schema molto preciso. Si tratta di un procedimento semplice che se seguito con determinazione dà risultati notevoli.

Fase 1
Sembra un po’ assurda (temevo che mi mandassero al diavolo). Infatti, si parte con semplici associazioni di idee.
Non si tratta di esprimere proposte o concetti, ma semplicemente “mettere in comune” le immagini che vengono spontaneamente in mente se pensi a un dato tema. Se ti dico: “Andiamo a sciare in montagna” automaticamente, istantaneamente, ti viene in mente un’immagine di te che scii o della montagna. È un meccanismo innato e indipendente dalla tua volontà. Un prodotto della fulminea immaginazione della mente NON razionale. Quella che usi ogni volta che parli in una situazione emotiva. La mente razionale decide cosa vuol dire e poi lascia che la mente non razionale trovi le parole, componga le frasi, scelga i toni della voce, il ritmo del parlato, i gesti, le espressioni del viso… La mente razionale intanto ascolta. E magari critica: “Cazzo, questa non dovevo dirla!”. È un fenomeno schizofrenico. Ma è naturale. La creatività funziona così.
Allora ho chiesto ai partecipanti al laboratorio di non esprimere la loro idea su come comunicare i temi ecologici ma di descrivere la prima foto che veniva loro in mente se immaginavano un momento futuro, nel quale sono già riusciti ad avere un grande successo di comunicazione… Immagina questa situazione… immagina te con un gruppo di compagni mentre state facendo qualche cosa relativo alla comunicazione… Che cosa state facendo? Cosa c’è in questa immagine che ti viene in testa? Qualunque cosa ci sia nella foto dimmela, e se c’è un manifesto, una statua, un video o qualunque cos’altro dimmi com’è…
Spero di aver reso l’idea del metodo…
Sono così uscite una serie di immagini generalmente buffe, perché la mente non razionale è pure infantile e un po’ pazza…
Siamo partiti con una mongolfiera
Poi un cannone che spara semi
Un aereo che butta piante con vaso biodegradabile per riforestare (l’hanno fatto veramente)
Una scena di guerriglia garden
Un ratto enorme
Neonati che gattonano
Il palazzo della Camera di vetro
Adotta un parlamentare
Adotta un cittadino
Indice nazionale delle iniziative locali che funzionano.
Mucche sul tetto
Galline sul tetto che fanno le uova che rotolano nelle grondaie che arrivano dentro gli appartamenti e quando la gallina fa coccodé corri con la padella sotto il tubo della grondaia in cucina
Accoglienza
Regalare piante ai passanti
Mandare lettere informative ecologiste scritte su pietroni da 4 chili spedite per posta
Dipingere i muri di una città in una notte
Un circo ecologista senza animali
Lunga Marcia di Mao
E via così…
Poi una ragazza dice: Vocabolario antagonista che evidenzia l’uso sessista delle parole. Alcuni non capiscono che significa. Allora lei per spiegarsi dice: vagina è una parola che evoca il concetto di tubo, infatti viene disegnata sui libri medici come un tubo, come se fosse uno spazio vuoto. Invece le pareti della vagina si toccano, non c’è aria nella vagina. Essa assume la forma di un tubo solo quando prende dentro di sé il sesso maschile. Seguono 18 secondi di silenzio tombale. Tutti i maschi presenti sbarrano gli occhi. “La vagina non è un tubo?” Rivelazione mistica! È vero! Non è un tubo? Sono sotto shock! Resto lì con l’aria da stoccafisso perdendo il controllo della mandibola. La gente inizia a ridere fino al soffocamento e la riunione è sospesa per cause di forza maggiore.
Più tardi la ragazza mi dice: “Quando ero una ragazzina leggendo lo zen e l’arte di scopare ero sconvolta, mi ha dato soddisfazione riuscire a sconvolgerti a mia volta. Siamo pari.”

Comunque usciamo dalla Fase 1 con un bailamme di immagini sconclusionate che non sembrava proprio poter avere un senso. Esattamente il risultato che si deve raggiungere nella fase 1.

Fase 2
Assemblare in modo sempre spontaneo e irrazionale due o più immagini raccolte nella fase 1. Oppure tirar fuori altre associazioni complesse che non c’entrano nulla con quanto detto nella fase 1. Libertà totale ma si cerca di organizzare costruzioni mentali più complesse:
- Un movimento di orti popolari nelle aiuole spartitraffico (qualcuno osserva che costerebbero la vita a molti militanti falciati da auto in corsa e camion guidati da ubriachi).
- Manifesto: I panda hanno rotto i coglioni, adotta una pantegana
- Una città fantastica ecotecnologica con galline e mucche sui tetti, uova che rotolano nelle grondaie e orti.
- Un circo ecologista compie una lunga marcia da Trieste a Palermo, costruendo a ogni tappa una città ecologica fantastica.
- Manifesto: Immagini di ortaggi di quelli antichi che non si coltivano più: pannocchia multicolore, carota e patata viola, piselli marroni, pomodoro giallo (pomo-d’oro). Scritta: Naturale è meglio!
- Video: Neonati che gattonano di fronte alla Camera dei Deputati: state avvelenando la Terra, che futuro date a questi bambini? I neonati protestano contro l’ignavia dei politici.
- Un banchetto in piazza dove invece di parlare con le persone le si ascolta.
Eccetera.

Fase 3
Le idee vengono a questo punto assemblate ulteriormente in un progetto sensato, senza però porsi problemi di fattibilità reale.
Innanzi tutto ci rendiamo conto che nel fluire delle idee ci sono una serie di parole chiave che ricorrono e che dovrebbero essere il substrato emotivo/concettuale della comunicazione/strategia: adottare, accogliere, avere cura, coltivare, riusare, ascoltare, connettere, tolleranza, spinta gentile. Sono queste le parole medicina per la socialità malata e inquinata. I nostri punti di forza strategici.
Vien fuori il seguente progetto (ne cito solo una parte, tanto per dare un’idea della definizione raggiunta a questo punto… Raccontare tutto richiederebbe 20 pagine…)

A: Per lanciare una campagna di sensibilizzazione bisogna avere innanzi tutto la collaborazione tra centinaia di persone in tutta Italia. Il primo passo è aprire una discussione tra i militanti ecologisti civici sulla necessità di trovare un nuovo linguaggio. Cosa sarebbe Greenpeace senza l’immagine dei gommoni che bloccano le baleniere? Cosa sarebbe stato Gandhi senza l’idea del boicottaggio dei tessuti inglesi? E Martin Luther King senza il boicottaggio degli autobus?
Ma per aprire la discussione serve prima guadagnare l’attenzione dei compagni… Non è semplice… Se si diffonde il manifesto “I panda hanno rotto i coglioni, adotta una pantegana”, sicuramente si ottiene l’attenzione del movimento (“Qualcuno ha sclerato nel coordinamento nazionale!”).

B: si lancia una discussione interna ai verdi civici sviluppando un laboratorio creativo di massa. Si arriva a realizzare un programma operativo condiviso, nazionale.

C: Si parte con un circo ecologista che arrivando in ogni città viene animato da tutti i gruppi locali e diventa una sorta di Fiera delle Buone Pratiche, si tengono corsi, spettacoli, happening, si creano episodi di giardinaggio guerriglia, si fanno sperimentare ecotecnologie, dall’auto elettrica ai mulini a vento da passeggio.
Si apprestano ristoranti ecologici, impianti fotovoltaici, gruppi di pedalatori producono energia ciclistica elettrica.
Si lanciano iniziative e piattaforme rivendicative a favore dell’istituzione di aree per orti popolari, case dipinte e simili.
C2: si lancia una campagna incentrata sulle 10 aree più inquinate d’Italia (oltre a Taranto c’è Acerra, la zona intorno alle centrali a carbone vicine a Savona, Gela ecc).
Si lancia un’offensiva legale del tribunale europeo e dell’Onu: si stanno uccidendo cittadini inermi. Perché non vengono evacuate aree dove c’è oggi più diossina di quanta ce n’era a Severo quando la popolazione fu evacuata?

Fase 4
Dopo una serata passata a pazzeggiare e il sonno della notte (che porta consiglio, è essenziale dormire sopra le nuove idee così che la mente non razionale le possa rielaborare) ci troviamo al mattino e si inizia a valutare l’insieme delle idee.
Esempio: quanto costa un circo che parte da Trieste e arriva a Palermo? Quanti mesi ci vogliono per organizzarlo? Esistono aziende ecologiche disposte a sponsorizzarlo? Abbiamo esempi di manifestazioni che si finanziano con i banchetti di cibo e altri prodotti?
Decidiamo che per un’operazione simile ci vogliono 7 mesi e 60 persone che lavorano a tempo pieno e un po’ di soldi iniziali, mentre a noi serve qualche cosa da fare prima delle elezioni (marzo 2013) e non c’è un euro.
Quindi questa iniziativa viene valutata irrealizzabile. Al massimo possiamo pensare di organizzare una serie di eventi, che quantomeno mettano insieme le realtà locali, magari aggiungendoci un mercato dell’usato e una sessione di banca del tempo direttamente in piazza, ognuno viene a scambiare quel che può fare, lì sul posto…
Così via via dall’idea insensata iniziale, si arriva, per setacciamenti successivi ad abbozzare un piano sempre più dettagliato e realistico.
Eccetera (una quantità di idee spaventosa).

Alla fine del corso ci facciamo le foto di gruppo e poi ognuno se ne è tornato a casa con un pacchetto di idee e provocazioni fantastiche che a questo punto dovranno essere digerite. E vedremo che cosa si concretizzerà.
Mi sono comunque stupito della quantità e la ricchezza degli spunti che sono usciti…
La palma d’oro va a una nuova parola che è mi pare il succo e l’apice del laboratorio: ORTOPOLITICA.
Si tratta di un miracolo della linguistica.
Ortopolitica innanzi tutto richiama l’orto, il verde, la coltivazione la cura, la costanza, la tranquillità.
Ma ORTO vuol dire pure ORTOGONALE, cioè una linea tangente perpendicolarmente a un’altra. Ovvero una linea che simbolicamente spezza, si oppone alla linea della politica (corrotta e inquinante).
Ma, colpo di scena, ORTO vuol dire anche CORRETTO: Ortografia, ortodossia (correttezza religiosa).
Quindi ortopolitica vuol dire anche politica corretta, giusta, senza errori.
Non è meraviglioso?
Adoro questi giochi di parole. E offro una cena ad Alcatraz a chi trova un’altra parola che abbia due o tre significati “convergenti”.
Buona creatività a tutti!


Amo moltissimo Beppe Grillo!

In questo momento i media embedded si stanno scatenando contro Beppe. Con la storia del fuori onda di Savia ci vanno a nozze. E Grillo viene iscritto tra gli estremisti, a braccetto con Al Qaeda. Ci si dimentica che Grillo è quello che ha raccolto le firme per leggi di iniziativa popolare e per i referendum, e ogni volta la Casta è riuscita a bloccare i suoi tentativi di far funzionare la democrazia italiana. Dov’è l’antipolitica? Dov’è l’estremismo?
Nel pretendere che al parlamento non ci vadano i pregiudicati? Nel pretendere buon senso energetico, vietare le industrie inquinanti? E, tanto per dirla tutta, Grillo dovrebbe avere il rispetto di tanti tromboni, visto che ha previsto con grande anticipo il crollo dell’economia. E ha anche presentato a Prodi, quando questi era a capo del governo, un piano dettagliato su come evitare il collasso, risparmiare miliardi, ridurre l’inquinamento… E cosa ne ha fatto Prodi di quel progetto?
Intanto i politici non riescono a varare uno straccio di legge anti corruzione (che quegli estremisti dell’Unione Europea pretendono da tempo, compresa quell’antipolitica della Merkel). E anche tutte queste storie sulla democrazia interna al Movimento 5 Stelle mi paiono molto pretestuose. Il M5S ha scelto democraticamente il suo programma con un dibattito unico nel suo genere che ha impegnato migliaia di persone per mesi. Sceglie democraticamente i suoi candidati. Ma se Grillo non facesse da controllore e garante il movimento sarebbe facile preda di arrivisti e furbastri. I partiti appena nati sono fragili… Non si sono ancora fatti le ossa, non hanno ancora costruito una rete di quadri intermedi sperimentati.
Grillo è riuscito da solo e senza mezzi a mettere insieme un movimento di opposizione che oggi è dato al 18%. Lo ha messo insieme dal nulla in pochissimi anni. E credo che se oggi Monti riesce a fare qualche indispensabile riforma deve ringraziare l’estremista Grillo: la paura dannata che il M5S fa alla Casta (insieme al rischio bancarotta) sono la ragione per la quale i partiti stanno accettando i cambiamenti (minimi) che hanno bloccato per 40 anni.
Quel che manca al Movimento 5 Stelle non è tanto la democrazia quanto la difficoltà di passare da un movimento virtuale a un’organizzazione radicata sul territorio che selezioni i suoi leader a partire da battaglie locali. Quando questo processo sarà maggiormente sviluppato si ridurrà la necessità da parte di Grillo di fare da garante.
Imputare a Grillo il fatto che il suo movimento sia ancora infante non ha senso.
Detto questo voglio chiarire che io non faccio parte del M5S. Li stimo, collaboro con loro ma preferisco impegnarmi sulla costruzione di pezzi di economia alternativa. Robe che funzionino nel piccolo. Grillo attraverserà a nuoto lo Stretto di Messina (geniale) noi consegneremo i primi 19 appartamenti dell’Ecovillaggio Solare. Non è meglio o peggio. Conduciamo la stessa lotta con strumenti diversi. Credo che il nostro lavoro sia parallelo ma credo anche che non sia sovrapponibile o unificabile. Lo penso perché fin’ora siamo restati amici ma separati. E credo anche che le migliaia di persone che oggi sono impegnate nella creazione di cooperative sociali, percorsi formativi, produzioni culturali, sostegno a nuove imprese ecologiche, commercio solidale, finanza etica, abbiano bisogno di darsi una rappresentanza politica propria.
Questa parte del movimento progressista (il nostro partito dei tecnici) ha un’identità e una metodologia che a volte collidono con quella del M5S. Questo non perché non siamo d’accordo con le rivendicazioni di Grillo ma perché il nostro orizzonte è differente.
Il bersaglio di Grillo è la rete, i media. Il nostro bersaglio sta nelle relazioni con le persone. E per questo non ci sentiamo rappresentati dagli slogan e dai vaffanculo. E vorrei spendere due parole anche sullo stato di quella parte del movimento dedica alla pratica che generalmente viene indicata come movimenti civici. Oggi queste persone meravigliose dovrebbero dedicare un minimo di energie al creare una cooperazione a livello nazionale tra tutte le realtà dell’economia indipendente, etica ed ecologica. E' assurdo che se cerco su internet “turismo solidale” i risultati riportino diverse centrali che propongono viaggi senza che si sia creato un portale unitario e meccanismi di reciproca promozione (e relativo guadagno). E' assurdo che non vi sia una centrale in grado di aiutare i gruppi locali a fare domande per i finanziamenti dell’UE. Trovo incredibile che tutto sia spezzettato in congreghe che non si parlano. A volte neanche si conoscono. Anche perché quando ci si incontra si riesce a metter su discussioni sui peli del culo di Barbablù eterne e noiosissime…
Tanto bravi sul campo quando noiosi in assemblea. Da questo punto Grillo, con la sua fantasia, avrebbe da insegnare molto ai movimenti civici…

Infine, credo che un obiettivo strategico sia quello di unire tutte le forze eco-etico-pacifiste.
Qualcuno dirà: allora perché non lo facciamo subito?
Perché al momento ci sono interessi divergenti.
Oggi il M5S ha bisogno di contarsi e, comunque vada, riuscirà a mandare in parlamento un numero spaventoso di rappresentanti e sicuramente questo farà la differenza, perché credo che faranno un lavoro straordinario e utile per tutto il Paese. Saranno un presidio di legalità. I movimenti civici invece non si riconoscono nelle modalità di organizzazione basate sul web.
C’è un dna di partenza diverso: quelli bravi nel lavoro sul campo, quelli capaci di far quadrare i bilanci di una cooperativa, hanno una testa diversa, si sentono lontani dai Vaffanculo Day.
È gente abituata a lavorare nel piccolo, a misurare i compagni di strada sulla base della professionalità, sono allergici a qualunque tipo di leader. Anche il migliore li rende nervosi. Sono artigiani, sono attaccati in modo spasmodico alla loro indipendenza. E questo spiega anche perché abbiano così tante difficoltà a diventare visibili o a coordinarsi a livello nazionale. In effetti, è curioso che i militanti dei movimenti civici-economici siano numericamente di più dei militanti del M5S, eppure hanno una visibilità che non arriva a un centesimo di quella degli amici di Grillo. Certo se si unissero tutti… Ma per ora resta una divisione netta, anche se poi quotidianamente, in strada, si collabora… E molti compagni del M5S sono contemporaneamente validissimi imprenditori sociali, attivissimi nei movimenti civici…
E, ripeto, i punti di contrasto ideologico tra queste due anime del movimento progressista sono minimi, ma le modalità sono strutturalmente diverse.
E va bene così: ci sono due strade, ci sono storie diverse, io credo che si andrà verso la fusione ma evidentemente i tempi non sono ancora maturi. Però è importante dirsi che andiamo dalla stessa parte. Il settarismo mi ha un po’ rotto i coglioni, da qualunque parte venga.
Viva Grillo! Viva l’M5S! Viva tutti quelli che fanno RESISTENZA alla cultura del dolore!

 

 


Coraggio, l’Italia sta voltando pagina!

Coraggio, l’Italia sta voltando pagina!
(Un po’ di buone notizie contro il pessimismo economico)

Il terrore conviene agli speculatori che lucrano sui continui su e giù della borsa.
Il terrore conviene ai potenti d’Europa: se gli Stati maiali (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda) non mettevano un freno alle loro spese pazze crollava tutto. Ma li si è spinti al cambiamento proprio grazie a una campagna di terrore, sennò col cavolo che cambiavamo.
Infine il terrore alza l’audience.
Forse qualcuno si ricorda che dal 2006 prevedevamo il crollo finanziario. Quindi non siamo ottimisti in modo ideologico.
Ma ora siamo lieti di annunciare che la tempesta sta scemando.
Innanzi tutto il temuto tracollo d’agosto non c’è stato nonostante i continui mortiferi annunci.
I dati sulla disoccupazione sono terribili, ma siamo agli stessi livelli del 1999. Se siamo riusciti a superare la crisi del '99 ce la faremo anche ora... E intanto l’esportazione italiana aumenta del 4%. Il che vuol dire che c’è una parte sana dell’economia (piccole e medie imprese) che sta reagendo, si sta rinnovando, sta battendo nuove strade e tirando fuori idee… Il che vuol dire che non siamo ancora in coma e ci sono energie vitali ancora disponibili.
Non vorrei essere frainteso: non sostengo che va bene, non va bene per niente. Ma c’è una grande differenza tra uno Stato che va in bancarotta e non paga più 5 milioni di dipendenti pubblici e una situazione di crisi pesante.
Certamente la situazione è terribile per milioni di italiani ma si inizia a vedere l’uscita dal tunnel.
Ormai alcuni cambiamenti essenziali sono avvenuti: gli stati maiali hanno dovuto rinunciare a un po’ della loro sovranità e accettare di fare quelle benedette riforme delle quali sento parlare da quando avevo 10 anni.
Come ripetiamo da tempo la crisi italiana non dipende dalla mancanza di ricchezza ma da un sistema che tra burocrazia folle, evasione fiscale, corruzione, spreco e illegalità, buttava via 500 miliardi di euro all’anno.
Non voglio dire che Monti è buono, è cattivissimo e fa parte del partito che vuol far pagare la crisi alla povera gente.
Ma alcune cose essenziali per evitare la bancarotta dello Stato le ha fatte. Perché non ammetterlo?
È importante vederlo.
Finalmente si sono stabiliti alcuni principi essenziali: è iniziata una lotta vera all’evasione fiscale con la forte limitazione dell’uso del contante. E ci sono nuove leggi che limitano lo spreco. Ad esempio, si è stabilito che la spesa sanitaria delle regioni deve uniformarsi alla media dei costi nazionali per ogni servizio offerto. Le regioni che pagano di più per lo stesso servizio perdono finanziamenti dallo Stato. Cioè se una tac o una siringa, costa dieci volte di più in una regione vuol dire che c’è qualcuno che ruba o c’è disorganizzazione. Quindi quella regione deve uniformarsi. Si tratta di una rivoluzione concettuale di portata epocale che taglia le gambe strutturalmente a spreco e corruzione.
Un altro principio finalmente stabilito è che gli uffici pubblici hanno l’obbligo di fornire alcune autorizzazioni entro tempi certi, senza chiedere nessun documento che sia già in possesso dell’amministrazione pubblica e il cittadino non deve più rivolgersi a 20 uffici ma a uno sportello unico che deve poi raccogliere direttamente il benestare da tutti i dipartimenti amministrativi.
Questi cambiamenti sono ancora lontani dal diventare pratica generalizzata, ci vorrà tempo, ma si tratta comunque di un reale passo in avanti dopo decenni di incapacità di cambiare.
Monti promette che con la prossima ondata di provvedimenti verranno ampliati i sistemi di uniformazione dei costi in tutti i settori amministrativi. E sono previste altre semplificazioni burocratiche, dalla giustizia all’iter per fondare una società.
È un cambiamento che libererà moltissime energie economiche e umane rendendo più semplice per cittadini e imprenditori il rapporto con la burocrazia e più efficiente il nostro sistema paese aumentando la capacità di concorrenza della nostra economia.
Infine si annuncia che ci saranno investimenti congrui nel settore digitale, un’infrastruttura la cui mancanza costa a cittadini e imprese miliardi di euro, costo che è una zavorra potente per la ripresa economica…
E dubito che questo processo verrà interrotto, visto che ormai non c’è convegno o programma elettorale che non vada in questo senso.
Ora la battaglia si incentra sull’applicazione da parte dell’Italia delle disposizioni europee sulla corruzione e sul taglio di una serie di aree grigie dello spreco.
Monti non è buono ma è oggi un nemico secondario col quale dobbiamo allearci quantomeno per arrivare all’applicazione di questo blocco essenziale di riforme.
Dobbiamo lottare contro la macelleria sociale e perché anche i più ricchi paghino la crisi. E dobbiamo fare muro contro il patto scellerato tra governo e petrolieri per tagliare le gambe alla crescita delle fonti rinnovabili che taglierebbe del 30% i costi energetici portandoci a livelli europei.
Ma dobbiamo anche comprendere la natura dello scontro in atto: tutto quel che riesce a concludere Monti è condizionato da una serie di veti, ricatti incrociati, complotti… Da un certo punto di vista lo ammiro perché deve ballare sopra una corda tesa sul precipizio. Basti pensare che è stata approvata una legge che limita drasticamente le auto blu ma solo il 16% delle auto blu da tagliare sono state effettivamente eliminate: la Casta resiste stoicamente, difendendo i suoi privilegi metro per metro, ma continua a perdere terreno.

Cosa possono fare i progressisti?
Dire che l’Italia ha iniziato a cambiare non è lo stesso che dire che non ci siano all’orizzonte grossi pericoli.
Certamente noi progressisti dovremmo impegnarci in questo momento difficile per limitare i danni per gli strati più deboli e per inventare pezzi di economia alternativa che aiutino a rilanciare l’economia secondo altri parametri.
Oggi solo una piccola parte dei progressisti sta impegnandosi su questo fronte.
Ma nonostante i numeri ristretti il “partito delle azioni concrete” sta ottenendo risultati notevoli.
Alcatraz è un grande luogo di incontri, crocevia di persone che provengono da tutto il paese ed è incredibile la quantità di iniziative che mi sono state raccontate quest’estate. Tante piccole azioni locali, dai mercatini del baratto allo sviluppo di nuove attività per le cooperative sociali, Comuni che hanno intrapreso con decisione la via dell’efficienza ecologica e gestionale, associazioni che organizzano percorsi di formazione e ricollocazione dei disoccupati. Ci sono poi iniziative più globali, come la nascita della banca del tempo e del baratto www.reoose.it. E poi ci sono servizi di consulenza on line, servizi di condivisione di informazioni o qualità dei servizi pubblici, come www.pazienti.it .
Il fatto che la tv non ne parli non vuol dire che non succeda.
In questo settore Alcatraz sta per lanciare due corsi informatici per imparare a realizzare applicazioni per gli smartphone e cartoni animati (750 ore, biennale) e per operatori nel settore delle terapie complementari e del benessere (1200 ore, triennale). Questi corsi saranno gratuiti per disabili e disoccupati e avranno per gli altri costi progressivi a seconda del reddito. E anche l’iniziativa dell’Ecovillaggio Solare va in questa direzione. E ora, oltre alle case chiavi in mano e a quelle in autocostruzione assistita, per fasce economiche deboli, stiamo per lanciare la possibilità di autocostruirsi una piccola casa nel bosco acquistando solo il terreno. Contemporaneamente stiamo analizzando una serie di possibilità per autocostruirsi una casa a prezzi bassissimi. Dalla casa di paglia a quella di legno massiccio, a una tenda di grande dimensioni super isolata termicamente, con bagno, cucina, soppalco, finestre e lucernario: un’evoluzione tecnologica della yurta mongola.

Ognuna di queste iniziative sposta solo una goccia nel grande mare nazionale, ma sono tantissime e costituiscono nell’insieme un esempio vincente di economia diversa, di un nuovo modello di sviluppo più umano, naturale e sensato.
Ma quel che aumenta il mio ottimismo è che contemporaneamente a questo fermento culturale, sociale ed economico, ci sono una serie di innovazioni ecotecnologiche che sono lì lì per arrivare sul mercato.
Tecnologie in grado di tagliare i costi dell’energia, razionalizzare il sistema dei rifiuti, rendere più efficienti le case dal punto di vista del riscaldamento, contrarre i costi dei trasporti e l’inquinamento.
La rivoluzione delle ecotecnologie non è ancora scoppiata.
Ma è ineluttabile e siamo realmente a un soffio dal vederla. Assisteremo a un cambiamento radicale come è accaduto per computer e cellulari, e i costi delle ecotecnologie diminuiranno verticalmente mentre raddoppierà la loro efficienza, esattamente come è accaduto per la rivoluzione digitale.
E compiamo un’impresa utile se riusciamo anche a concentrare le nostre energie nello spingere sulle parti essenziali della riforma dello Stato dando una mano a Monti (liberazione dalla burocrazia, dallo spreco, legalità e funzionamento della macchina giudiziaria, razionalizzazione dello spreco).
Per dare una mano a Monti non intendo girare con la sua foto appuntata sul bavero. Ci sono altri modi. Ad esempio Grillo sta dando una mano a Monti in modo indiretto ma essenziale. I partiti sono terrorizzati da due cose: che la Merkel s’incazzi e faccia fallire l’Italia (e loro non hanno più lo stipendio e l’auto blu) e dall’eventualità orribile che l’M5S diventi il secondo partito italiano.
Non ci dormono la notte e Monti usa poi Grillo come un Bau Bau.
E i parlamentari piangono e tremano e gli danno la fiducia.
E va bene così… La storia avanza per sentieri tortuosi.
E il mondo lentamente migliora da migliaia di anni. Figurarsi che una volta per andare a lavorare dovevo prendere a schiaffi una tigre di 3 quintali con i denti a sciabola. All’andata e al ritorno.


Siamo fuori dal tunnel?

Questa è la domanda che credo prema di più a tutti: ce la si fa oppure, come dicono alcuni, a settembre salta tutto?
Io fino a ieri temevo il peggio.
Ma questa cosa della REVISIONE DELLA SPESA (che da provincialotti tutti chiamano spending review) ci dà una possibilità.
E dobbiamo ringraziare che Monti ha convinto la Merkel, sennò era fregato. Invece la vittoria a livello europeo gli ha dato potere. Ed è riuscito a fare questa manovra. Che attenzione è solo la prima… Ce ne vorranno almeno 4 per tagliare una quarantina di miliardi di spreco annuale.
Se si recuperano 20 miliardi di evasione fiscale, 2 o 3 dalla mafia, e si fa la riforma della burocrazia e della giustizia siamo salvi.
Non sto inneggiando a Monti, non avrei mai fatto quel che ha fatto lui. Ma credo che oggi sia necessario fare esercizio di realismo: io non sarò mai Presidente del Consiglio e al momento nessun altro sensato progressista potrebbe esserlo.
Monti è l’unico che è lì e può farcela o no.
Ed è importante capire che anche se volesse non potrebbe fare le cose GIUSTE, è costretto a limitarsi a quel che funziona.
Sento proporre da molti compagni una serie di azioni essenziali che si potrebbero fare. Ad esempio una patrimoniale, la Tobin Tax, raddoppiare le tasse a chi tiene le case sfitte, distribuire un salario minimo ai disoccupati. Ma io non credo che Monti possa fare queste cose giustissime.
Non adesso almeno. Adesso deve riuscire a evitare che a settembre ci si ritrovi come a novembre, con la prospettiva di chiudere gli ospedali e mandare a casa i poliziotti perché non ci sono più soldi. Perché quando parliamo di bancarotta, di uscita dall’euro eccetera si sta parlando di questo: il crollo dello Stato e 5 milioni di dipendenti pubblici senza stipendio. Con il corollario delle piazze messe a ferro e fuoco dalla gente coi forconi e decine di migliaia di persone che si trovano a dormire per strada.
Cosa può fare?
La Svezia ha affrontato all’inizio degli anni ’90 la ristrutturazione della struttura funzionale dello Stato, una rivoluzione che ha cambiato il volto del Paese, semplificato la burocrazia, elevato la qualità dei servizi, tagliato gli sprechi. Quello che dovremmo realizzare in Italia.
Ma ci hanno messo 10 anni. Noi abbiamo un’emergenza che si misura in settimane. Non possiamo reggere molto pagando il 6% di interessi sul debito pubblico con una diminuzione del PIL che minaccia di superare il 2% (diminuzione di biglietti del cinema e vacanze del 50%, diminuzione del traffico urbano a Roma del 30%).
La buona notizia è che corruzione, inefficienza, sprechi, burocrazia folle, lentezza dei processi, evasione fiscale e mafia si pappano ogni anno 500 miliardi di euro.
Per rimettere le cose a posto e iniziare a diminuire il debito, servirebbe tagliare in modo stabile 120 miliardi di euro all’anno (calcolo spannometrico, i puristi mi perdoneranno) e mantenere questo ridimensionamento della spesa.
Gli economisti calcolano che sia indispensabile ridurre il debito di poco meno di 50 miliardi di euro all’anno. 70 miliardi ci servono per rimettere a posto l’Italia (e tagliare un minimo le tasse ai ceti popolari).
Ma è chiaro che 120 miliardi di euro di tagli il primo anno sono impensabili. La linea di confine tra il tracollo e la rinascita sta in qualche punto tra la trentina di miliardi già tagliati o provenienti dagli altri provvedimenti di Monti (Imu, eccetera).
Raggiungere un’ottantina di miliardi non sarà facile ma può succedere. E un minimo di semplificazione burocratica e efficienza dello Stato potrebbe liberare immense energie creative oggi soffocate da uno stato borbonico (lo dice ormai anche il presidente di Confindustria, lo dicono gli artigiani, lo dicono le piccole imprese, lo dice la sinistra, lo dice la destra e lo dice Monti).
E si potrebbe fare molto. Ad esempio, cancellare una valanga di miliardi (12) che si stanno spendendo per acquistare i cacciabombardieri (che pare siano pure una schifezza)…
E io credo addirittura che Monti sarebbe disposto a farlo. Il problema per una serie di tagli e riforme è che il potere in Italia è parcellizzato in una serie di micro massonerie, potentati locali, associazioni di categoria, di banda, di zona…
Monti alla fine sta facendo il funambolo della mediazione e del tira e molla (in modo, lasciatemelo dire, genialmente mollaccione, monotono e subdolo, l’unico modo che alla fine funziona per aggirare queste incrostazioni di potere).
Monti fa le cose sospinto dalla pressione.
E diciamolo: in questo momento la capacità di pressione della sinistra è zero. Si salva solo Grillo. Ma da solo non ha abbastanza forza, nonostante il meraviglioso successo.
Ad esempio, il Movimento pacifista sta mostrando una grande incapacità su questa storia dei caccia… Ma cavolo! Questa è un’occasione per inventarsi 1000 modi di far spettacolo in piazza!
Chiaro che Monti non riesce a tagliare i caccia: c’è scarsa pressione in quella direzione!!!
In realtà nessuno a sinistra, neppure Grillo, sta facendo le cose che la sinistra dovrebbe fare: c’è una crisi patocca, vogliamo darci da fare per arginare concretamente la sofferenza di milioni di famiglie?
Dei mezzi ho scritto fino alla nausea: fare come in Argentina, costruire un paracadute fatto di banche del tempo, consociazione degli acquisti, ecovillaggi, autocostruzione, risparmio energetico, condivisione di mezzi e risorse, risparmio etico, mercatini dell’usato, cooperative di riuso e riciclo, monete locali, ridistribuzione dei cibi in scadenza (ogni anno viene gettato cibo sufficiente per 40 milioni di persone).
In Italia esistono centinaia di esperienze notevolissime in questo campo ma su questo terreno si stanno muovendo solo i gruppi di base, le piccole cooperative, alcuni comuni (anche con sindaci PD) alcuni gruppi che si riconoscono in Grillo, parte degli Ecologisti e Civici, alcuni del Sel e anche alcuni di Idv. Ma tutte queste azioni, seppur encomiabili e grandiose, non sono coordinate a livello nazionale, non fanno gioco di squadra, e nessuna forza politica indica l’economia ribelle come un elemento essenziale della resistenza di massa alla crisi e alle logiche che l’hanno prodotta. Né si comprende che solo lo sviluppo della cooperazione e della condivisione può portare fuori veramente dalla crisi. Monti può solo tappare le falle più grosse. E' in ballo un cambiamento totale di modello di sviluppo. E pure pochi intellettuali e giornalisti di sinistra credono che l’economia etica sia il centro della nostra possibilità di cambiare il mondo.
Quindi la partita è molto aperta. Ti consiglio di giocare.
Riusa qualche cosa, scambia qualche cosa, regala qualche cosa.

PS:
Ad esempio usa http://www.reoose.com/, un’idea geniale: il baratto circolare o asincrono. Metti quel che vuoi barattare in un catalogo e ricevi in cambio un punteggio che ti permette di prendere quel che desideri dal catalogo delle offerte. Una specie di banca del tempo insomma… On line.
Usarlo è un atto politico?
Io credo che il mondo si inizia a cambiare tirando fuori dall’armadio un paio di blu jeans che ti stanno stretti e usandoli per far girare l’economia alternativa.
Con un paio di calzoni puoi cambiare il mondo perché il potere non ce l’ha Monti. Ce l’hanno le piccole azioni di 7 miliardi di persone.
Corollario: se smetti di comprare i prodotti delle Multinazionali del Dolore, poi esse falliscono?


Viva la Lega!

Devolverà i 50 milioni di euro che ha in cassa in assegni mensili da 100 euro per 40 mila vecchiette con la pensione minima.

Peccato che non sia vero. Devolveranno solo l’ultima fetta del finanziamento pubblico. E i soldi non li distribuiranno direttamente ma li affideranno a un’associazione benefica.
Idem l’IdV.
I partiti hanno rinunciato ad agire direttamente a favore della gente. Si occupano solo di grandi problemi (e non li sanno risolvere).
Pensa per un attimo che operazione di comunicazione sarebbe se un partito usasse veramente i soldi del finanziamento pubblico per aiutare la gente in difficoltà.
Cioè: 40 mila vecchiette che ricevono 1.200 euro in un anno da un partito… Poi lo adorerebbero!
Non so se ti rendi conto della forza mediatica di 40 mila vecchiette che vanno in giro a raccontare che la Lega dà loro i soldi: “Arriva un giovanotto tutto vestito di verde, ogni primo del mese, e mi porta dei fiori, una teglia di lasagne padane e 100 euro!”
Una roba così è capace di raddoppiarti i voti alle elezioni successive. E se raddoppiano i voti raddoppiano anche i rimborsi elettorali.
Spendi 50 milioni di euro e ti ritrovi in tasca 100 milioni di euro!
Almeno imparate a rubare in grande!
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Cresce il partito contro la burocrazia

Squinzi (presidente Confindustria): “La semplificazione normativa-burocratica è la priorità delle priorità”.
Finalmente la questione della burocrazia inizia a entrare nell’agenda degli italiani. Sta aumentando vertiginosamente il numero di quelli che sostengono che si tratta della madre di tutti i problemi.
Mi ha fatto quindi molto piacere partecipare alla trasmissione di Rai3, Apprescindere, condotta da Michele Mirabella, lunedì 26 marzo, che era interamente dedicata a spiegare, con la solita pacatezza e chiarezza, quanto ci costa il folle castello di leggi irrazionali che i politici sono riusciti a costruire in un secolo e mezzo (e grazie al quale possono far correre le pratiche degli amici e strangolare quelle di chi amico non è).
Mirabella racconta delle ghigliottine autorizzative (fino a 70 autorizzazioni diverse per aprire una pizzeria) e cita una dichiarazione di Squinzi, nuovo presidente di Confindustria, che al Messaggero ha detto: “Credo che la priorità delle priorità sia la semplificazione normativa-burocratica. Sono assolutamente convinto: è la madre di tutte le virtù. Su questo punto bisognerà sensibilizzare il Paese e chi ci governa”.
A Repubblica ha poi dichiarato, rincarando: “Comunque non credo che sia l’articolo 18 a fermare lo sviluppo del paese. Cos’è che ferma lo sviluppo del paese? In primo luogo la troppa burocrazia.”
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Regole svedesi

IkeaL’Ikea sta aprendo un nuovo punto vendita a San Giovanni Teatino, tra Pescara e Chieti. Sono arrivate 30mila richieste di assunzione per 220 posti di lavoro.
A questo punto un politico abruzzese ha inviato un lettera alla multinazionale: “Mi fate sapere com’è andato il concorso di questi candidati?” e seguiva un breve elenco di nomi. Immediata la risposta dell’Ikea:  “Non possiamo rivelare l’esito del concorso se non ai diretti interessati”. Le raccomandazioni, spiegano, sarebbero in contrasto con la filosofia della multinazionale. E mica solo con quella.
(Fonte: Yahoo.it)

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