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Leonardo Da Vinci: c'è Maria Maddalena a fianco di Gesù nell'Ultima cena.

Fumetto di Jacopo preparato nel 2006

Fumetti di Jacopo Fo: Leonardo Da Vinci, c'è Maria Maddalena a fianco di Gesù nell'Ultima cena

Fumetti di Jacopo Fo: Leonardo Da Vinci, c'è Maria Maddalena a fianco di Gesù nell'Ultima cena

Le gran casse clericali stanno cercandoo di smontare alcuni punti indiscutibili del romanzo di Dan Brown. Abbiamo visto gli specialisti arrampicarsi sui vetri per sostenere l'impossibile.

Per saperne di più Gesù, Maddalena, Ultima Cena, Leonardo, Dan Brown

La Bibbia censurata, Lilith, doppia creazione, Eloim, Yahvveh, Dea Madre

La Bibbia, Matriarcato, Zeus, Visnù, Kalì, Gea

Il Vangelo e le donne.

Il Vangelo e le donne.

 

Qui tutti gli altri fumetti di Jacopo Fo

 


Esiste una Coscienza Globale Planetaria?

(Quando le ipotesi scientifiche sono ascientifiche?)

Global Consciousness Project

Mi ha molto incuriosito un esperimento condotto da un gruppo di accademici coordinati da Roger Nelson della Princeton University, il Global Consciousness Project. Nelson ha iniziato 20 anni fa a cercare di capire se le emozioni possono influenzare un generatore di numeri casuali. Un’idea che a prima vista sembra assurda…
Un generatore di numeri casuali è una macchinetta digitale che ogni secondo produce una serie casuale di 1 e 0. Ne spara centinaia al secondo. Se i numeri sono casuali, prendendo in considerazione milioni di risultati, dovremo avere, in virtù della legge delle probabilità, un numero pressoché uguale di 1 e 0.
Nelson sostenne che in presenza di umani emozionati aveva verificato un’anomala prevalenza di 1 o di 0.
Da questo studio è partito un esperimento planetario, una settantina di generatori casuali di numeri, sparsi per il mondo e in rete tra loro, generano miliardi di 1 e 0. Un computer centrale raccoglie i dati e individua i momenti nei quali ci sono più 1 o 0 rispetto a quel che dovrebbero (grossomodo 50% 1 e 50% 0).
L’esperimento inizia nel 1997 grazie a un finanziamento privato e porta a verificare che spesso, (ma non sempre) quando ci sono eventi planetari (disastri, bombardamenti, l’elezione di Obama, il capodanno) si verificano variazioni notevoli del flusso dei numeri.
Addirittura l’11 settembre 2001 si verificò un’impennata dell’anomalia statistica alcune ore prima dell’impatto del primo aereo contro le Torri Gemelle.
Da questa osservazione Nelson evince l’esistenza di una mente planetaria capace di prevedere addirittura il futuro e collega questa idea alla teoria di Gaia.
Questa teoria sostiene che il nostro pianeta è una specie di super essere cooperativo capace di determinare reazioni collettive di miliardi di creature, a partire dai batteri.
Questa teoria è nata dall’osservazione di uno strano fenomeno. Quando il sole aumenta il suo calore, sulla terra si innesca una serie di reazioni che partono dall’aumento dei batteri sulle montagne, che demoliscono quantità immense di minerali, che la pioggia dilava e che arrivati al mare determinano l’esplosione di particolari tipi di plancton. Questo fenomeno, unito ad altri collaterali e sinergici, determina una modificazione dell’atmosfera terrestre tale da ridurre la penetrazione dei raggi solari. Così si ottiene che sul nostro pianeta non ci siano sbalzi di temperatura troppo violenta.
Nelson passa dall’ipotesi Gaia (il pianeta si comporta complessivamente come un organismo cooperativo) all’esistenza non solo di un comportamento ma anche di una coscienza. E addirittura questa coscienza sarebbe capace di prevedere il futuro. Un bel salto!

Di fronte a un’ipotesi scientifica dobbiamo porci due domande:
1: La sperimentazione è credibile?
2: La sperimentazione dimostra l’ipotesi affermata?

Provo a rispondere partendo dalla seconda domanda, che trovo più interessante.

Poniamo pure che l’esperimento sia stato condotto in modo corretto e che sia stato verificato.
È logico pensare che il risultato dimostri l’esistenza di una coscienza planetaria?
Oppure esiste una spiegazione più semplice e quindi più probabile? (se posso spiegare un fenomeno in modo semplice non occorre cercare un modo complicato)

Esiste in effetti una teoria, nota da millenni e sostenuta tra l’altro da Jung, secondo la quale tutti i fenomeni sono collegati da infinite catene di cause e effetti. Ogni evento è il frutto dell’azione di moltissimi fattori e a sua volta genera onde di reazioni in tutte le direzioni. Alcuni fisici moderni alludono a qualche cosa del genere con frasi tipo: “Un battito d’ali in Australia può causare una tempesta a New York”.
Corollario di questa teoria è che la realtà materiale e psicologica sia un tutt’uno e che inglobi qualunque tipo di evento. Se tutto è interconnesso completamente vuol dire che un evento terribile a New York non è un fatto isolato. La morte di migliaia di innocenti deve aver dietro una sterminata catena di cause ed effetti e la tragicità di quel momento sarà presente in tutti gli aspetti di tutto ciò che accade contemporaneamente nel mondo (datemi un fiore di un pianeta alieno e io da quel fiore soltanto saprò ricostruire tutto per intero quel pianeta, in ogni più minuto dettaglio).
E se ogni evento è il frutto di una catena di eventi questa catena è già all’opera prima che l’evento si verifichi. Le cause ovviamente precedono gli effetti.
Quindi se esiste una relazione tra eventi che scatenano forti emozioni umane e sequenze casuali di numeri, e se le perturbazioni delle sequenze di numeri si verificano prima dell’esplosione emotiva questo non vuol dire per nulla che esiste una coscienza planetaria capace di vedere nel futuro.
Vorrebbe dire solo che il livello di interconnessione tra tutti i fatti è più stretto di quel che la scienza ha finora appurato.

Ed è interessante osservare anche che Nelson, per collegare la sua ipotesi a quella di Gaia, compie una forzatura.
L’ipotesi Gaia osserva che quando c’è troppo sole la Terra si mette gli occhiali scuri.… Ma questo non vuol dire che il pianeta abbia una coscienza globale e tanto meno un’identità cosciente.

James Lovelock, che è stato il primo a formulare questa ipotesi, protende verso l’idea di un pianeta che è nel suo complesso un organismo vivente unitario. Ma non sostiene che Gaia abbia una coscienza di sé maggiore di quella di un batterio.
La biologa Lynn Margulis ha dato la sua adesione all'Ipotesi Gaia ma crede che questo comportamento sinergico del pianeta sia spiegabile senza dover ipotizzare una vera e propria identità planetaria e neppure che il pianeta possa essere considerato nel suo complesso una creatura vivente globale.
Cioè, possiamo spiegare le incredibili capacità organizzative delle api senza ipotizzare che l’alveare possieda un centro di coordinamento organizzato o qualunque altra funzione che lo faccia individuare come una creatura unica.

E la Margulis non è l’ultima arrivata ma la massima teorica della cooperazione come base biologica della vita. Infatti è lei che ha scoperto, negli anni ’80, che la cellula non è un organismo unitario, come sostenevano tutti, ma una cooperativa, infatti i mitocondri, che svolgono funzioni essenziali nella cellula non sono parte di essa ma organismi autonomi che esistono anche al di fuori della cellula; simbiotici che hanno stretto un’alleanza con altri elementi. Senza i mitocondri la cellula non esisterebbe.
A me sembra che la scoperta che la vita è figlia della cooperazione sia già qualche cosa di fantastico. Capisco che vedere un pianeta come un unico organismo vivente unitario sia molto suggestivo e simbolico ma mi pare una forzatura.
Trovo inoltre molto più interessante la spiegazione del fenomeno Gaia come interazione estremamente complessa tra gruppi di creature, gruppi di ecosistemi… (Vedi Symbiosis in Cell Evolution, Margulis 1981)

Una ricerca credibile?
Il fatto che al Global Consciousness Project partecipino insigni professori non è di per sé una certezza sull’affidabilità della ricerca. Alcuni ricercatori stanno polemizzando sul metodo seguito per analizzare le sequenze di numeri.
Io non ho gli elementi per valutare la correttezza del metodo seguito. Ma ricordo che in questi casi è bene essere prudenti. Non tutte le scoperte scientifiche che ci piacciono sono condotte in modo appropriato… La storia è piena di scienziati che hanno compiuto errori di metodo durante gli esperimenti, che si sono sbagliati a rilevare i dati o che li hanno falsificati…
Quindi dovremo attendere che altri gruppi di ricerca ripetano questo esperimento e che emergano altri elementi, prima di poter affermare che questi sbalzi statistici esistono veramente. Comunque trovo l’ipotesi affascinante…

Nota: Ecco come i generatori casuali di numeri creano sequenze di 1 e 0. La funzione dei generatori di numeri “è quella di generare costantemente i numeri “0″ e “1″ a caso. Oltre a ciò, i dispositivi sono anche in grado di formulare anticipatamente previsioni sui numeri casuali che stanno per generare. Secondo i principi della “Expected Randomness” (ovvero, della “Casualità Prevista”) essi misurano la frequenza delle coincidenze fra i numeri casuali estratti e le ipotesi preformulate ad essi relative: in pratica, tirano ad indovinare («Uscirà “0″ oppure “1″?»), estraggono un numero (che può essere “0″ o “1″) e contano le volte che ci azzeccano.” (Fonte clicca qui)


Alcune proposte per cambiare l’Italia senza aspettare che tu diventi Presidente del Consiglio

(Il web come strumento di rivoluzione culturale)

Marco Geronimi Stoll “Smarketing”

Marco Geronimi Stoll ha pubblicato con Altreconomia “Smarketing”, agile e intelligente analisi delle possibilità del web a basso costo.
L’idea dalla quale parte Stoll è che se hai pochi soldi raggiungerai poche persone, almeno inizialmente… Ma puoi rovesciare questo svantaggio se curi il rapporto con queste persone. Sono poche ma sono anche persone speciali perché hanno un alto livello di interesse e di affinità con te. E in gran parte, essendo navigatori specializzati (sennò non ti troverebbero) hanno anche loro canali di comunicazione. Quindi se quel che racconti sul web ha qualità, troverai in questi pochi visitatori iniziali un grande sostegno e saranno loro a far girare il link verso il tuo sito.
Questa impostazione fa saltare tutte le idee dominanti sul target e il marketing. Se cerchi poche persone particolari non le puoi trovare identificando un target (una tipologia unitaria di utenti che è possibile raggiungere perché frequenta percorsi facilmente identificabili). Non c’è nessun target, c’è solo la tua qualità. Il libro comunque non si limita ai discorsi generali, entra nel merito dei dettagli: come sbagliare il nome della tua pagina web, come sbagliare a scrivere, come crearsi una pessima reputazione web… Quindi se hai progetti internet ti consiglio di leggerlo (e ti propongo anche di utilizzare www.stradaalternativa.it, scambio banner gratuito con 550 siti etici e culturali e www.networketico.it database della solidarietà e della cultura alternativa, entrambi servizi gratuiti per aumentare la tua visibilità in rete).
Networketico.it database associazioni benefiche solidarietà volontariatoTi parlo di questo libro perché nel web risiede una grande risorsa, che usiamo ancora poco, per i progressisti.
I progressisti italiani, le associazioni solidali e di volontariato gestiscono oggi in Italia migliaia di siti. Un movimento culturale fenomenale che fa più visitatori quotidiani di Repubblica ma che solo raramente riesce a connettersi.
Un enorme spreco di energie e di opportunità potenziali.
Accusiamo lo Stato di sprecare energia ma poi non riusciamo a gestire con saggezza le nostre personali fonti rinnovabili.
Ma come possiamo aiutare il movimento a sviluppare la collaborazione?
Noi stiamo sperimentando un’ipotesi: abbiamo lanciato una campagna di iniziative per cercare di far circolare l’idea che convenga usare fino in fondo le potenzialità della rete. La campagna “Ti gratto la schiena fratello” parte dall’idea che un buon modo per proporre l’uscita dalla logica dei piccoli orti, timorosi di connettersi sia quello di iniziare a regalare servizi alle associazioni e a chi ha voglia di impegnarsi nella solidarietà e nella cooperazione.
Con il Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili Onlus stiamo finanziando una serie di corsi gratuiti: come chiedere finanziamenti europei, grafica digitale di base, come realizzare applicazioni per smartphone e cartoni animati. In questo momento ad Alcatraz 36 persone stanno seguendo un corso su come fondare e gestire una cooperativa dal punto di vista tecnico, fiscale, legale.
E abbiamo in programma corsi sulla comunicazione e sulle azioni legali, e corsi di formazione professionale (benessere, naturopatia e fai da te).
Abbiamo anche organizzato incontri che hanno portato alla formazione di gruppi di lavoro sulla storia degli schiavi ribelli brasiliani (realizzeremo un libro e uno spettacolo), sulle ecotecnologie per arrivare a editare una rivista, si è formato un gruppo di avvocati e un gruppo di volontari che vogliono offrire servizi gratuiti per il mondo solidale (se ti interessa aderire a uno di questi gruppi di lavoro via web scrivi a gabriella@alcatraz.it).
Si tratta di una serie di iniziative che si collegano con il sistema di gruppi di acquisto che abbiamo da tempo formato: elettricità da fonti rinnovabili, pannelli solari fotovoltaici, olio biologico spremuto a freddo, cooperativa di costruzione dell’Ecovilaggio di Alcatraz.
Tutto questo lavoro ci ha portato ad avere un sogno: creare una rete di collettivi che arrivino a integrare interessi molto specifici con la connessione interpersonale (nulla a che fare con un partito, un’organizzazione piramidale, un leader o simili, semplicemente vogliamo connetterci in modo autonomo e indipendente).
Ma perché vogliamo creare questa rete?
Perché conviene in maniera pazzesca, non solo dal punto di vista sociale ma anche umano.
Mi spiego: quando devi trovare un dentista, un avvocato, comprare un pc, leggere un romanzo o andare in vacanza ti rivolgi alla tua rete di conoscenze cercando chi sappia darti consigli e indicazioni valide.
Questa capacità di trarre informazioni dai tuoi amici fa la differenza nella vita, è determinante per la qualità della tua esperienza. Per questo si dice che la vita è l’arte dell’incontro. Ma nonostante che noi si sia tutti d’accordo sull’importanza della cooperazione umana non siamo riusciti a darci strumenti che mettano in rete le risorse e le conoscenze che ognuno ha. Si tratta di risorse che hanno un grande valore esistenziale, ti allungano la vita, ti fanno leggere romanzi migliori e sono determinanti anche per la tua situazione economica… Allora, immagino una rete di collettivi di interesse, simili ai meetup di Grillo, che però non ha lo scopo di creare un partito ma solo di mettere in relazione gruppi di persone che hanno interessi analoghi con altri gruppi di persone che pur avendo altre passioni hanno un comune sentire. Se ho un problema chiedo al mio gruppo di lavoro (oltre che ai miei amici) e raddoppio le possibilità di avere una risposta efficiente, e se non trovo una risposta esaustiva posso far circolare la mia domanda all’interno degli altri gruppi con i quali il mio fa rete. E, a differenza di altri servizi già in rete, so che le persone che aderiscono a questi gruppi sono molto selezionate, proprio dal fatto che sono capaci di lavorare collettivamente (che è tanto complicato) e che la pensano come me sulle questioni fondamentali.
Cioè, si tratta di ottenere non risposte generiche ma referenze di alta qualità.
Riesci a immaginare quali meravigliose opportunità una macchina sociale del genere potrebbe produrre?
Crea il tuo gruppo di lavoro sul web e connettiti con noi.

P.S. Il Nuovo Comitato Nobel per i Disabili cerca volontari: psicologi, commercialisti e persone di buona volontà. Se interessati scrivete a gabriella@alcatraz.it

 

 


Si può guadagnare usando il denaro per salvare il mondo?

Ecovillaggio Solare di Alcatraz

Il movimento progressista italiano ha sempre avuto grossi problemi con i soldi.
La moralità cattolica si è fusa con quella comunista creando un mix micidiale: il cattocomunismo.
Uno degli assunti di questa sub filosofia è che chi ha denaro è sempre cattivo.
Questo perché il cattocomunismo è fermo alla struttura economica di un secolo fa, i ricchi sono unicamente i padroni col cappello a cilindro e le mani sporche del sangue operaio.
Questa visione del mondo non tiene conto che vi sono oggi molti ricchi e ricchissimi che non hanno mai sfruttato il lavoro altrui. Artisti, inventori, sportivi… Dove sta la colpa se sono riusciti a far fruttare il proprio ingegno? A chi hanno nuociuto?
E ci sono anche molti imprenditori che hanno scelto di avere un rapporto di rispetto ed equità verso i lavoratori. Non si può equiparare un Cucinelli, che dà 6 milioni di euro di partecipazione agli utili ai suoi dipendenti, con il padrone delle ferriere ottocentesco.
A causa di questo razzismo culturale in Italia non hanno avuto fortuna giganti come Olivetti, che solo recentemente si comincia a considerare… Uno che è stato sempre isolato da cattolici e comunisti perché aveva la colpa di aver praticato una rivoluzione nella concezione dei prodotti, della comunicazione e del rapporto con i dipendenti riuscendo contemporaneamente a far quadrare i bilanci. Uno che nel 1930 già organizzava e finanziava cooperative di autocostruzione delle case, percorsi di formazione gratuiti, asili nido e vacanze al mare per i bambini…
Una grande utopia concreta che ha trovato intorno a sé un muro.
La dominazione culturale del cattocomunismo ha impedito che il movimento progressista italiano si dotasse di strumenti di progresso che richiedono di stabilire la collaborazione tra chi ha progetti e chi ha denaro e la voglia di investirlo in cause giuste.
La stessa idea che si possa guadagnare praticando una finanza etica risulta incomprensibile. L’idea corrente è che se vuoi guadagnare devi mettere i soldi nella finanza imperialista, se invece vuoi essere etico devi rinunciare a qualunque guadagno. Riprova di questo è che in Italia non esistono fondi di investimento o altri prodotti finanziari che investano in progetti progressisti e al contempo diano dividendi.
Sono dieci anni che faccio tentativi in questa direzione senza trovare interlocutori validi…

Che cosa succederebbe invece se chi ha un po’ di disponibilità economica togliesse i suoi soldi dalla finanza crudele e li spostasse su progetti che funzionano economicamente ma hanno anche ricadute positive sull’umanità e sul pianeta?

Perché non esiste modo di investire, ad esempio, sulle decine di aziende che in questo momento in Italia hanno in mano brevetti ecotecno strepitosi e impazziscono per riuscire a trovare i mezzi finanziari per farli arrivare sul mercato?
C’è la crisi, c’è la disoccupazione e nessun partito o ente si preoccupa di far rendere invenzioni straordinarie…
Parlo ad esempio delle caldaie a ultrasuoni brevettate dalla Kwant, azienda che ha addirittura chiuso il suo sito internet. Parlo dell’eolico senza pale, dell’idrico a basso impatto, della bioplastica, della pirolisi… Le aziende italiane sono leader mondiali dal punto di vista delle idee, ma devono lavorare senza aver dietro una struttura finanziaria al livello della loro qualità…
Questa è la più grossa partita in corso: riuscire a finanziare l’innovazione…
Ma trovatemi un partito o un movimento italiano che abbia tra le sue azioni portanti quella di costruire un sistema di finanziamento alle ecotecnologie. Trovatemi dove c’è scritta una sola parola su questo argomento!
Zerototale!

Per fortuna l’Italia sta in mezzo al mondo…
E dall’estero ci arrivano potenti sollecitazioni.
Il premio Nobel Mohamad Yunus, dopo lo straordinario “Il banchiere dei poveri” ha scritto un altro libro rivoluzionario: “Un mondo senza povertà” (Feltrinelli).
Yunus teorizza la necessità improrogabile di costruire, a fianco del movimento caritatevole (che offre il primo soccorso) e al movimento per l’economia etica (ad esempio il microcredito che presta a tasso minimo e non riconosce utili agli investitori) anche una terzo tipo di iniziativa.
Yunus parla di Capitalismo Etico.
Ad esempio, il colosso multinazionale Danone ha investito 150 milioni di euro in una società realizzata insieme alla banca dei poveri di Yunus. Obiettivo della società era quello di sviluppare un cibo per neonati a basso costo che potesse evitare la strage che avviene dopo lo svezzamento a causa di un’alimentazione troppo povera. Yunus capì che questo dramma si poteva eliminare veramente non attraverso la carità ma creando un nuovo prodotto, che fosse alla portata delle famiglie povere del Bangladesh.

I punti del progetto erano:
- Produrre un integratore alimentare con un prezzo bassissimo (risultato che richiedeva enormi spese iniziali per studi, sperimentazione e realizzazione degli impianti produttivi).
- Creare un’azienda che producesse utili in quantità sufficiente da poter restituire nel tempo alla Danone i soldi investiti, rivalutati (e quindi desse la possibilità di chiedere alla Danone di reinvestire nella produzione di altri prodotti innovativi capaci di migliorare le condizioni di vita dei più poveri).
La cosa ha funzionato grazie a una soluzione geniale: uno yogurt arricchito distribuito senza il circuito del freddo. Lo yogurt viene consegnato in giornata, quello che avanza viene regalato. Niente frigoriferi per raffreddarlo alla fonte, per trasportarlo, per conservarlo per giorni… Viene distribuito da venditori in bicicletta e costa la metà di quello refrigerato.

E Danone non ha solo prestato i soldi guadagnandoci solo la rivalutazione, ha avuto un vantaggio pubblicitario enorme che si svilupperà nel tempo modificando l’immagine dell’azienda… Perché Danone ha salvato la vita a migliaia di bambini e questo fa piacere ai consumatori e ai dipendenti.

L’idea centrale di Yunus, che noi sosteniamo da 30 anni, è quella di creare nuovi prodotti capaci di offrire alle persone possibilità migliori. Quello che impedisce alle persone di vivere meglio è innanzi tutto la qualità dell’offerta del mercato. Non riesci a produrre la tua energia elettrica se non ci sono pannelli solari in vendita.
E il semplice meccanismo dell’interesse economico impiega un tempo lunghissimo per mettere in produzione i prodotti di cui abbiamo bisogno per vivere meglio.
Io ho comprato il primo impianto fotovoltaico nel 1982, ma costava uno sproposito e funzionava malissimo. Oggi sono riuscito a installare impianti che producono 28 KW e sono veramente felice di avere una bolletta zero e di incassare ogni mese denaro dalla vendita di energia.
Costruire prodotti che permettano alle persone di migliorare la loro esperienza di vita è stato da sempre il nostro lavoro.
Abbiamo aperto un nuovo tipo di centro culturale residenziale, nel verde, con annesso ristorante biologico… In questi 32 anni decine di migliaia di persone hanno potuto frequentare corsi di formazione basati su una diversa visione della didattica, hanno potuto partecipare a produzione di libri e spettacoli realizzati con una logica collettiva, hanno potuto incontrare persone che non avrebbero mai incontrato…
Oggi stiamo costruendo un prodotto completamente nuovo che risponde a un’esigenza di molti ma che sul mercato non c’è: la possibilità di comprare un appartamento e un terreno all’interno di un ecovillaggio a bolletta zero, che offre ampie possibilità di condivisione attraverso alcuni spazi e servizi condominiali (dalla sala multifunzionale, alla lavanderia, la piscina, il gruppo d’acquisto, le auto elettriche condominiali e un sistema di telefonia e connessione web autonomo e condiviso).
Mai come oggi è possibile creare servizi, prodotti, sistemi di consociazione dei consumi.
Si tratta di un processo che cambierà la quotidianità delle persone, che farà risparmiare molto denaro alle famiglie e che produrrà cambiamenti nel modo di pensare (perché cooperare è meglio!). Ma più cresce l’importanza di quel che vogliamo realizzare più ci rendiamo conto della necessità di trovare i mezzi finanziari per costruire queste nuove opportunità.
Eppure si tratta di iniziative che sono concepite per stare in piedi economicamente, gestite in modo professionale e che offrono una tale convenienza da poter retribuire gli investitori.
Ma oggi in Italia, grazie all’odio cattocomunista verso il denaro in sé, non esiste nessuna struttura dedicata alla raccolta di denaro di investitori che desiderano far fruttare i loro soldi investendoli al contempo in qualche cosa di sensato e positivo per la collettività.
Io credo che questo sia un fronte di iniziativa essenziale perché se trovassimo il modo di finanziare ecovillaggi, ecotecnologie, un sistema di consociazione nazionale per prodotti e servizi (facciamo la nostra compagnia di telefonia cellulare!) potremmo dare un’accelerata meravigliosa al cambiamento, offrire vantaggi alle famiglie, creare nuovi modi di vivere le relazioni.
Fino ad oggi siamo andati avanti (molto avanti) grazie al fatto che un ristrettissimo gruppo di persone ha messo denaro e lavoro.
Con i mezzi a nostra disposizione siamo arrivati a dimostrare cosa vogliamo fare e che è possibile farlo. A questo punto sarebbe bello offrire a chi è interessato a investire in ecovillaggi la possibilità di comprare quote di un fondo di investimento etico. Ma creare un fondo è complesso e molto costoso e non è alla portata di un piccolo gruppo come il nostro. Allora ci siamo messi all’opera per trovare un’alternativa alla nostra portata.
Nell’ultimo anno abbiamo messo a punto, con avvocati e commercialisti, e abbiamo sperimentato con un gruppo di investitori, una sistema artigianale ma efficiente che permette di aderire al progetto di Città Verde, cioè la fase 2 dell’Ecovillaggio Solare. Stiamo creando il sistema di abitazione del futuro, il più grande villaggio europeo della cultura, dell’arte e delle ecotecnologie.
Oltre all’Ecovillaggio Solare, dove i muratori stanno ultimando la terza casa (per un totale di 19 appartamenti) abbiamo individuato e in parte già acquistato una ventina di ruderi di case e di capannoni, che possono essere ristrutturati e diventare appartamenti e spazi di incontro e di attività lavorative. Si tratta ora di finanziare la fase iniziale: completare gli acquisti, realizzare la progettazione e chiedere le autorizzazioni edilizie, per arrivare alla vendita “su carta”, cioè senza affrontare la ristrutturazione degli immobili. Venderemo i ruderi, e i progetti relativi, a famiglie che vogliono ristrutturare e abitare le case.

Cerchiamo quindi persone che vogliano associarsi con noi nell’acquisto dei ruderi, che oggi hanno una quotazione molto bassa a causa della crisi, e che vogliano rivenderli da qui a qualche anno traendo vantaggio economico dalla rivalutazione del mercato. E tanto più si svilupperà il progetto di Città Verde tanto più il valore degli immobili crescerà.
Dal punto di vista tecnico questo si realizza semplicemente con un compromesso di vendita tra me e la persona che vuole investire, perché credo che un rapporto personale con me piuttosto che con una società, dia maggiori garanzie oltre ad avere costi inferiori.
Insieme al compromesso chi decide di associarsi a questa impresa, firma un mandato a me per vendere la proprietà a un prezzo che dia un utile del 5% all’anno. Cioè si vende solo quando il mercato risale.

Non si tratta quindi di acquistare un titolo o un’azione ma direttamente una quota di un rudere e del terreno circostante. Quindi terra e pietre, cose solide che negli ultimi 2000 anni hanno continuato a incrementare il loro valore e che non sono in un posto qualsiasi ma nella valle dove abbiamo costruito Alcatraz e dove già esistono molte offerte turistiche e culturali tanto solide da aver navigato bene anche nel pieno della più grande crisi del capitalismo moderno. Una valle nella quale oltre a noi ci sono una decina di agriturismi, scuole e centri culturali. Cioè un luogo dove spontaneamente si è già creato un notevole concorso di professionalità, sogni e investimenti.
E possiamo ragionevolmente sospettare che il flusso dalle città asfissianti verso luoghi in mezzo alla natura, in aree ad alta vivacità sociale e culturale non solo continui nei prossimi anni ma si intensifichi.

L’unico limite di questo sistema è che il tempo richiesto dalla stipula di un compromesso e le spese di registrazione annullerebbero il vantaggio per piccoli investimenti. Quindi abbiamo fissato la quota minima per aderire al progetto di 2.000 euro.
La quota massima non l’abbiamo fissata, perché se domani arrivasse qualcuno chiedendoci di contribuire con 1 miliardo di euro ci piglierebbe un colpo ma, tecnicamente, non ci sarebbero problemi, ovunque in Italia ci sono costruzioni fatiscenti e abbandonate, in luoghi bellissimi, che potremmo trasformare in ecovillaggi…
Se la proposta ti interessa scrivi a gabriella@alcatraz.it oppure telefona allo 0759229776.

Altre info sul progetto Città Verde clicca qui

 


Abbiamo già preso il potere in Italia (ma non se n’è accorto nessuno).

Visto che la settimana scorsa ti ho confessato che sono comunista, claun e pacifista, oggi vorrei confessarti un’altra cosa: ho anche la super vista a raggi X ottimisti.
Questo mi permette di vedere cose pazzesche e invisibili.

Ma per spiegarmi devo fare un altro viaggio indietro nella storia.

C’era una volta la borghesia. Avevano inventato le banche e le manifatture ma ancora stavano sotto il crudele dominio feudale di re e duchi.
Poi i borghesi fecero la rivoluzione industriale, iniziarono a produrre immense quantità di forchette e calzini. E siccome sono i soldi e le strutture produttive che danno il potere, i re e i marchesi persero il potere nel giro di pochi decenni.
Potevi avere tutto il sangue blu del mondo ma se non possedevi una fabbrica o una banca non contavi un fico secco.

Marx aveva previsto che il capitalismo avrebbe generato una classe di lavoratori, resa compatta dalla struttura stessa del modo di produzione industriale, che a un certo punto avrebbe imparato ad autogestire la produzione rendendo superflua l’esistenza dei capitalisti.

Marx non potè prevedere COME questo sarebbe successo...

Ora guardiamo la situazione attuale.
Chi ha il potere oggi nel mondo?
Sicuramente ce l’hanno le grandi multinazionali e i trust di speculatori finanziari. Sono loro che decidono le politiche economiche, le guerre e i presidenti.

Ma a ben guardare si tratta di un potere strano.

Agli inizi del capitalismo controllare la produzione voleva dire avere in mano una leva essenziale della società.
La domanda di prodotti a basso costo era immensa e le industrie faticavano a starci dietro.
L’esplosione delle nuove tecnologie ha da decenni rovesciato i rapporti di forza tra produttori e consumatori.
Oggi i consumatori hanno di fronte una scelta sconfinata di prodotti. Non scelgono un paio di calzoni qualsiasi ma quelli che più piacciono loro. I capitalisti sono oggi schiavi dei capricci del mercato e spendono miliardi per interpretare i gusti del pubblico. Un numero immenso di capitalisti sono stati rovinati dall’aver prodotto qualche cosa, che magari era pure valido, ma che non ha incontrato il favore del pubblico.
Oggi le industrie sono disposte a tutto pur di produrre quello che piacerà ai consumatori.
Ormai c’è sovrabbondanza di prodotti, il problema non è più fabbricare ma vendere.

Ma c’è un’altra novità epocale...

Chi possiede le grandi Spa?

Il padrone di fabbriche e banche con il cappello a cilindro, non esiste più.
I proprietari delle grandi multinazionali sono in gran parte i piccoli azionisti.
I capitalisti mantengono il potere grazie al sistema delle scatole cinesi. Il grande capitalista possiede il 51% di una società che possiede il 51% di un’altra società, che possiede il 51% di una terza società. E così via... Alla fine si controlla una multinazionale possedendone solo il 10%, a volte meno...
Il potere dei piccoli azionisti è insignificante anche se alla fin fine possiedono la maggioranza reale di una Spa, perché la loro proprietà è frammentata e multiforme: fondi pensione, fondi di investimento, proprietà diretta di azioni...
Ma cosa succederebbe se questi azionisti si organizzassero e facessero pesare le loro quote di proprietà?
Anni fa un gruppo di pensionati inglesi si incazzò perché venne fuori che i loro fondi pensione possedevano azioni della Glaxo che si rifiutava di abbassare il prezzo delle medicine salvavita vendute in Africa. Organizzarono una cordata di persone che avevano il loro denaro investito in quei fondi pensione, e quando arrivarono a mettere insieme un miliardo di euro di investimenti, telefonarono al fondo pensione e dissero: “Ora ritiriamo tutti i nostri soldi dai vostri fondi pensione perché voi investite nella Glaxo!”
Quel che si scoprì è che se dici una cosa così a un fondo, questo si terrorizza. E che se il fondo pensione telefona alla Glaxo, questa decide subito di abbassare il costo dei medicinali in Africa.
Perché l’uscita in un sol colpo di migliaia di risparmiatori, oltre a costituire un danno diretto, potrebbe scatenare un effetto domino portando al crollo delle quotazioni di quel fondo e della banca che lo ha emesso e della Spa sotto boicottaggio. Si è verificato più volte che se il boicottaggio degli acquisti dei prodotti di una multinazionale del dolore provoca una diminuzione delle vendite del 5% questo ha effetti disastrosi sulle quotazioni azionarie.
I piccoli azionisti sono svantaggiati nel controllo delle Spa, a causa del meccanismo perverso delle scatole cinesi, ma hanno nella manica l’asso della possibilità di generare cattiva immagine ritirandosi in massa da un investimento...
Quindi un gruppo relativamente piccolo di consumatori organizzati può infliggere danni spaventosi... Peggio dell’aviazione statunitense!

Se mettiamo insieme il fatto che il capitalismo è schiavo dei consumatori e che la proprietà sostanziale delle grandi Spa è nelle mani dei consumatori-risparmiatori ne vien fuori che i capitalisti hanno perso il controllo sulla società.
Le persone continuano ad accettare questo stato di cose perché non se ne sono rese conto.
È una novità epocale: i nobili feudali avevano il potere grazie alla forza dei loro eserciti; i capitalisti avevano il potere perché possedevano banche e fabbriche, ma i moderni capitalisti mantengono il potere solo perché i consumatori non sanno reclamarlo... È un potere che si basa sul condizionamento psicologico e mentale e nient’altro.

La questione oggi non è che i proletari prendano il potere ma che riescano a gestire il potere immenso che già hanno.
Ma perché questo accada serve che si creino strutture di consociazione tra i consumatori che organizzino il loro potere disperso.

Oggi Internet rende questa organizzazione dei consumatori possibile.
Molti considerano i gruppi di acquisto solo un modo per risparmiare comprando verdura migliore.
Ma i gruppi di acquisto potenzialmente sono molto di più.
Che cosa succederebbe se in Italia si formasse un gruppo d’acquisto di un milione di persone che comprano insieme auto, servizi bancari, vestiti, cibo e vacanze?
Potrebbero decidere che vogliono un’auto non solo ecologica e a un prezzo conveniente ma anche corredata da optional sociali, ad esempio paghe giuste per i lavoratori.
Di fronte a una richiesta di un milione di consumatori qualunque azienda sarebbe costretta ad accettare...

Ecco perché per noi tutte le forme di collaborazione tra consumatori-cittadini sono il fronte di lotta fondamentale.
Le banche del tempo, gli ecovillaggi, le cooperative, le consociazioni degli acquisti, offrono da subito grandi vantaggi materiali ma sono anche la spina dorsale del processo di rovesciamento dei rapporti di forza sociale.
Creare l’economia etica e viverci dentro ci dà la forza di imporre al capitalismo i nostri desideri. Perché dimostra che se non producono quel che vogliamo, come lo vogliamo, siamo capacissimi di produrcelo da soli.
E questo gli fa veramente paura!

E più saremo capaci di sperimentare la consociazione degli acquisti e dei servizi, più avremo voglia di cooperare...
Più la gente verifica i vantaggi della condivisione più cresce la coscienza del potere che la coesione ci dà.

Questa crisi sta mettendo l’acceleratore a questo processo di interconnessione delle persone.
In questo momento, ad esempio, le cooperative italiane stanno aumentando di numero, a migliaia, e gran parte di quelle esistenti sono in un momento di sviluppo e assumono.
Sarebbe una notizia da prima pagina, ma farai fatica a trovarla.

A volte discutendo con alcuni compagni mi sento dire che questo modo di pensare è moderato, pauroso di una vera rivolta. Ma non è così. Noi pratichiamo in realtà l’opposizione più netta e radicale a questo sistema, non vogliamo solo opporci, vogliamo cancellarlo dalla faccia della storia.
Oggi sparare o urlare per strada non ha più senso.
Sperimentare l’incredibile potere della collaborazione è l’unico sistema che dà risultati.
Ed è anche un sistema sottilmente violento: fai piangere i capitalisti! Non comprargli più quei cazzo di pantaloni ricamati di dolore!
La rete è rivoluzionaria!


Sono ancora comunista? Cosa vuol dire essere comunista?

Sono ancora comunista nonostante tutto?
Nonostante Lenin, nonostante Stalin?
Si può dire ancora la parola COMUNISTA?
Interrogativo storico.
Mi consolo pensando che c’è tanta gente che continua a dirsi cristiana, nonostante tutti i crimini commessi nel nome di Gesù.
Perché non potrei io continuare a essere comunista, allora?
Comunista con qualche precisazione. Sono pacifista, è storicamente provato che Marx non ha mai posseduto una pistola.
E sono della corrente comica: una risata vi seppellirà.
Il nostro simbolo è quell’operaio degli inizi del ‘900, che mentre due carabinieri lo portano via, tenendolo per le braccia, sghignazza. Una risata vi seppellirà.
I miei ne fecero un manifesto agli inizi degli anni settanta, con buona pace di chi ancora li calunnia sostenendo che il Soccorso Rosso Militante era un’organizzazione che fiancheggiava il terrorismo.

Chiarito questo, vorrei spiegare perché sono, ancora, comunista.

Una sera mia mamma mi spiegò il comunismo
Quando ero bambino avevo capito che in famiglia eravamo comunisti (come si può essere cattolici o protestanti).
Poi quando avevo 9 anni mia madre ritenne opportuno informarmi sulla situazione del mondo. Quella sera, invece di raccontarmi le storie di Ulisse e dei due Spazzacamini, per farmi addormentare, iniziò a parlarmi di pensionati che non riuscivano a campare, operai licenziati, gente che muore di fame. Un terribile racconto dell’orrore che mi si impresse in testa.
Da allora per me “essere comunista” volle dire lottare contro l’orrore del mondo. E con gli anni mia madre si impegnò a insegnarmi che “essere comunista” non vuol dire essere d’accordo con un’idea ma riuscire nei fatti ad alleviare le sofferenze degli altri.
“I veri comunisti” erano persone che cercavano di migliorarsi nella vita sociale e nella vita privata, essere onesti, corretti, sinceri e capaci di lavorare sodo. Essere persone degne è uno strumento essenziale per migliorare il mondo. Che tu sei comunista non lo decidi tu ma quel che sei capace di fare e come vivi.
Se uno va al corteo e poi torna a casa e picchia la moglie non è un vero comunista, è un vero stronzo.
Questo pensava mia madre.

Poi, quando avevo 16 anni, e avevo già letto parecchi libri comunisti, capii la differenza tra l’essere impegnato nel miglioramento del mondo e l’essere comunista.

Gay, femministe e comunisti, una combinazione esplosiva.
Ero entrato a far parte del Gruppo Gramsci fin dalla sua fondazione, era un gruppo microscopico nato dalla scissione del Movimento Studentesco di Maria Capanna.
Un gruppo strano, pieno di operai, che nel 1973 già si dedicava alla difesa dei diritti delle donne, degli omosessuali e degli emarginati.
Ma, soprattutto, ci facevano una scuola quadri straordinaria, animata da persone come Nanni Arrighi, economista di fama internazionale e Romano Madera, oggi insigne psicoterapeuta.
Grazie a quelle lezioni appassionate scoprii che il comunismo non è solo un ideale di umanità e giustizia, ma è anche un modello dell’evoluzione umana che permette di comprendere e prevedere il percorso della storia.
E finalmente riuscii anche a capire come mai la rivoluzione russa era finita in un bagno di sangue con milioni di morti, in gran parte comunisti, uccisi da altri comunisti.

L’idea comunista non riguarda solo la politica, è una visione del mondo che parte dall’osservazione della natura, per questo si parla di comunismo scientifico.
Marx ed Engels han detto (grossomodo) che esiste una forza nell’Universo che naturalmente tende a far crescere la varietà delle forme e degli eventi. Una forza che rifugge dalla ripetizione, perché essa porta con sé la morte causata dalla noia, altrimenti nota come entropia.
Marx, che ben conosceva la cultura cinese e sulla Cina scrisse molto, concepì un modo di interpretare la storia basato sull’idea taoista. Una concezione delle leggi di natura come discendenti meccanicamente da una qualità intima presente in tutte le cose, uno stampino contenuto in ogni atomo. Il Tao dei cinesi non è un Dio, non è una sostanza fisica o un’entità spirituale; è la legge fisica che governa l’Universo, la sua qualità pregnante. E in questa qualità è essenziale l’impulso allo sviluppo, all’evoluzione.
Esiste nel mondo una forza evolutiva che determina pure i destini umani, generando novità e invenzioni incredibili che modificano il modo di vivere. Questi cambiamenti si assommano via via producendo periodicamente salti di qualità nel modo di organizzare la vita umana e il potere sociale.
È il modo stesso del vivere delle genti, il sistema di produzione, che crea il modo di pensare e dà il potere alle classi sociali.
Ed è questo meccanismo materiale che determina che una nuova classe sociale si sviluppi e ad un certo punto arrivi al potere sostituendo la precedente.
Così si passa dalla società paritaria matriarcale a quella patriarcale schiavista, grazie all’invenzione dell’arco, della doma del cavallo e della guerra. E grazie ai successivi sviluppi diventano dominanti le nobiltà feudali e le caste burocratiche e religiose.
Lo sviluppo dei commerci e delle manifatture fa nascere la borghesia e la rivoluzione industriale le dà il potere.
E le grandi fabbriche creano la classe degli operai e trasformano la maggioranza dei cittadini in proletari urbani, dando loro coesione.
Essi un giorno saranno talmente socialmente organizzati e sapienti che il potere dei borghesi non avrà più senso, né forza.

Il cosiddetto comunismo russo era una cattiveria.
La storia avanza sospinta dalle invenzioni, dalle conoscenze e dalle tecnologie che trasformano le persone e le relazioni.
E non a caso la rivoluzione socialista in Russia generò una feroce dittatura criminale.
La struttura produttiva russa era agricola, non certo industriale, non esisteva né sufficiente classe operaia né sufficiente sapienza e urbanizzazione, perché il popolo potesse amministrarsi da solo. In breve tempo la forma della vita della gente prese il sopravvento sugli ideali e il modo di vivere e pensare che aveva reso possibile il potere assoluto degli zar aveva prodotto lo zar Lenin e lo zar Stalin. Le idee se non sono sostenute dall’economia e dagli stili di vita non possono cambiare la struttura del potere.
L’idea di un Partito Comunista che cambia per decreto la vita e la testa di milioni di contadini russi, con una decisione dall’alto, non ha nulla a che vedere con la teoria comunista, anzi è una bestemmia. Costringere con il terrore milioni di persone a chiamarsi “compagni” è una cosa che avrebbe fatto inorridire Marx e Engels. Un’idea dittatoriale dipinta di rosso. E i comunisti russi che ben sapevano questo e cercarono di opporsi furono quasi tutti ammazzati o rinchiusi nei campi di concentramento. Se Stalin avesse avuto modo di incontrare Marx lo avrebbe fatto fucilare immediatamente.

Non c’è modo di cambiare la società se prima non cambiano le teste e non c’è modo di cambiare le teste se prima non cambi il modo in cui le persone lavorano e collaborano.
Questa è la legge naturale, materiale, della storia.
Per questo i comunisti si dicono anche materialisti.

Che poi questo materialismo non è stato capito.
S’è pensato che si fosse interessati solo alla materialità della vita.
Ma non è così: Marx ed Engels dicevano che la società nuova andava costruita per il pane e per le rose.

Sei un progressista ottimista? Stai attento che si diventa comunisti senza neanche accorgersene.
A questo punto il discorso si sposta: ti sembra che negli ultimi millenni la condizione umana sia migliorata?
Credi nel fatto che l’umanità sia destinata a continuare a migliorare?
Discutendo questo argomento Marx scrisse che i comunisti seguono una fede spirituale molto più dei cristiani che agiscono bene solo per ottenere in premio il Paradiso (che è una vantaggio concreto, materiale).
I comunisti hanno fede nella natura dell’essere umano e nell’esistenza di leggi naturali che determinano il progresso.
Una fede che si basa sull’osservazione dell’evoluzione che ci ha portati dallo stato iniziale di cellule asessuate, che si riproducevano scindendosi, alla civiltà delle tecnologie.
È c’è chi dirà che non c’è mai stato vero progresso e che l’umanità è destinata a guerre globali ed epidemie per i prossimi mille secoli.
A me sembra invece che poter far l’amore ascoltando il rock & roll sia infinitamente meglio che scindersi in due. Che non dev’essere neanche piacevole…
Per questo sono comunista… L’ho già detto.

Il comunismo è una manipolazione della realtà?
Ma sono comunista anche per un altro motivo.
Per quella frase che Marx e Engels hanno scritto sulla prima pagina del Manifesto del Partito Comunista: “Uno spettro s’aggira per l’Europa, lo spettro del comunismo”.
Era un secolo buio.
I due vecchiacci vedevano limpidamente che era ancora molto lontano il giorno in cui le leggi dell’economia e le tecniche della produzione avrebbero prodotto una società socialista (il primo passo verso una società comunista).
E allora inventarono il grande spettro, lo spauracchio: il comunismo. E quell’idea, da sé sola terrorizzò a morte i potenti.
Fu un gran colpo di teatro.
Un imbroglio sublime.
Marx ed Engels con una sola mossa ottennero due vittorie.
Innanzi tutto rovinarono il sonno ai capitalisti. Da quando la parola comunismo fu pronunciata essa balenò nella mente dei grandi industriali e banchieri insieme a echi di dannazione, punizione ed esproprio. Lo champagne, le cosce delle ragazze, i castelli, non furono più capaci di dare a quella gente che succhiava il sangue del mondo la stessa soddisfazione che provavano prima.
Inoltre la paura del comunismo mise un freno all’arroganza della borghesia. Quanto di più avrebbero vessato il popolo e malpagato i lavoratori se non avessero temuto che esagerando avrebbero causato la RIVOLUZIONE COMUNISTA?
Grande idea, mitigare la prepotenza dei potenti creando una superstizione terroristica. Dissero IL COMUNISMO STA ARRIVANDO e bastava guardarli negli occhi per capire che ne erano assolutamente convinti. I due imbroglioni si limitarono a tacere, sarebbero passate parecchie generazioni prima dell’inevitabile avvento comunista.

I comunisti non finiscono mai
I potenti erano incazzati con i comunisti che avevano rovinato loro il sonno e il caviale e iniziarono a imprigionarli e ad ammazzarli.
E a quel punto successe qualche cosa di grande: si scoprì che coi comunisti non c’era niente da fare. Potevi bastonarli, richiuderli, ammazzarli, ma continuavano a essere comunisti. E più ne ammazzavi più te ne trovavi davanti. E allora i capitalisti iniziarono a credere veramente anche loro all’imminenza del comunismo.
E molti si fecero scannare pur di tenere bordone ai due vecchiacci, senza mai rivelare il fatto che il comunismo non fosse da temere perché ne sarebbe passato di tempo prima che arrivasse. Che gente, che tempra… Che disperazione bisogna avere per sostenere questo teatro per un secolo e poi un altro…

E mi torna alla memoria di Marx, senza un soldo, che seppellisce la sua creatura piccolissima, morta di miseria e disperazione. Marx con quella piccola bara in mano e neanche i soldi per un funerale e una lapide. Marx che ha cambiato la mente degli umani e non ne ha ricavato nulla.
Ma quante volte la paura del comunismo ha mitigato l’ingiustizia? Quante vite ha salvato?
Quanti hanno potuto vivere meglio grazie a ogni compagno caduto?
Se ci sono le otto ore lavorative, le pensioni, l’assistenza sanitaria e le scuole gratuite, un minimo di legalità, il diritto di voto per tutti e le ferie pagate, dovete ringraziare anche quelli che hanno gridato: capitalisti siete finiti, il comunismo sta arrivando!

E più modestamente, mi ricordo alle elementari una maestra autoritaria, scortese e militarista, e ricordo la sua faccia scioccata quando io, che allora avevo 10 anni, le dissi educatamente: “Io sono comunista, signora. Io non ubbidisco.”
Vidi nei suoi occhi la paura benpensante e mi convinsi che comunista doveva essere una grande parola se generava tanto stupore e terrore, in bocca a un ragazzino.
Quindi, se permettete, e anche se non lo permettete, io sono comunista, pacifista, comico e matriarcale.
Abbiamo iniziato a rompere i coglioni appena usciti dalle caverne e non smetteremo certo fino a quando questo mondo non sarà un posto meraviglioso dove far crescere i figli in pace, amarsi, collaborare, giocare e fare arte. Su questo puoi scommetterci.
Siamo comunisti, siamo milioni.
Siamo qui per migliorare il mondo e non ce ne andiamo se non abbiamo finito.
E se non ci riuscirò io verranno i miei figli e i figli dei miei figli. E qualunque cosa succederà non smetteremo mai di avere fede nell’intelligenza umana e nel buon senso dell’Universo.
Non ne siamo capaci.
Più che una fede è un vizio.