Informazione indipendente

Tutto quello che le tv per bene non ti raccontano

Vuoi dare una possibilità all’Italia?

Prima di Pasqua ho scritto un articolo nel quale dicevo che quelli che la pensano in un certo modo dovrebbero trovarsi e quindi proponevo una grande festa.
Ho avuto qualche risposta incoraggiante e mi sono messo a progettare questa festa, iniziando a lavorare su necessità e preventivi (tipo: quanta acqua consumano mille persone?) . Ho scritto un articolo e l’ho mandato a Gabriella Canova. E lei, dolcissima, mi ha telefonato dicendomi che ero andato fuori di testa se pensavo di organizzare una festa con mille persone in due mesi, dovendo per giunta rifare il tetto ai capannoni necessari a offrire riparo in caso di pioggia. Ho dovuto ammettere che ha ragione. Quindi dobbiamo spostare la festa di 12 mesi: preparatevi per luglio 2012, sarà una cosa epocale.
Intanto però vorrei continuare la discussione perché è necessario che succeda qualche cosa alla svelta. E dobbiamo farla noi. NOI chi? Questo è il punto.
Quando dico NOI mi riferisco a certa gente che la pensa in un certo modo col quale mi trovo strutturalmente d’accordo.

La situazione è seria facciamola ridere!
Molti dicono che ormai la frittata è fatta. Le uova stanno già cadendo sulla padella e si romperanno. E’ solo questione di tempo (le uova simboleggiano elegantemente l’Italia). Io credo che il primo obiettivo di chi vuole fermare questa locomotiva nazionale, evitando che vada a sbattere contro il muro della storia (che è molto duro) dovrebbe essere quello di connettere questa gente per bene di cui parlavo sopra.
Da una parte è una buona notizia: convincere milioni di berlusconiani che B. è cattivo è un lavoro improbo, come hanno dimostrato questi ultimi 16 anni…
Connettere onesti progressisti desiderosi di migliorare il mondo dovrebbe essere relativamente più semplice. Sopratutto nell’era di Facebook.
Ma qui nascono i problemi. Forse come in nessun altro Paese del mondo (siamo un caso unico in tutto), i progressisti che si sono messi a lavorare con le mani, che si oppongono al sistema costruendo invece di limitarsi a criticare, hanno maturato un giusto e totale disprezzo per le vecchie ritualità della politica, le riunioni fumose con la noia che ti soffoca, i discorsi dei leader e i poveracci che cercano di farsi strada scalando i vertici del partito. Molti di noi hanno visto lo sfacelo determinato dalla pochezza dei funzionari intermedi dei partiti e delle associazioni, la nullaggine mentale degli arrampichini sociali e sappiamo che appena si fa un qualunque tipo di partito, appena si inizia a distribuire cariche, a eleggere rappresentanti, a stilare programmi, subito arrivano questi minorati emotivi, privi di ideali, completamente incentrati sulla propria smodata sete di potere.
Chi ha la mia età ha già provato e riprovato a costruire organizzazioni che potessero essere immuni all’infiltrazione di questi piccoli roditori infami. Riuscirci è impossibile, è un’illusione infantile. Noi non possiamo avere leader perché ci creano acidità di stomaco. Noi non possiamo aderire a programmi politici perché sappiamo che le parole scritte lasciano il tempo che trovano. Noi non possiamo creare gerarchie perché sappiamo che funzionano come la carne al sole: generano batteri schifosi e puzzolenti.
Siamo al paradosso: esiste in Italia un grande movimento di gente dotata del senso pratico che oggi ci serve. Ovunque vada incontro queste persone, eroicamente intente a migliorare le cose giorno per giorno, nei fatti. Lì un doposcuola, là un gruppo di clown dentro un reparto pediatrico, un comitato contro l’inceneritore, un gruppo solidale verso qualche specie di vittima (tante!).
Queste persone che incontro la pensano esattamente allo stesso modo in maniera a volte impressionante. E non solo su questioni generali politiche. La pensiamo uguale sull’amore, sull’educazione dei figli, sull’arte, su come affrontare, con pace e comprensione, le relazioni con gli altri, La pensano uguale anche  sul senso della vita. Al di là delle scelte confessionali, abbiamo tutti (atei e credenti) la stessa idea della vita e della morte: esistere non ha un senso se non glielo dai tu (o se preferite “Dio vuole finire di compiere la creazione per nostro tramite”). Abbiamo di fronte una grande, urgente, sfida: possiamo trovare il modo di fare squadra senza usare i vecchi sistemi della politica? Il fatto che esista questa potente unità filosofica innovativa può farci inventare un modo nuovo di connetterci? Possiamo creare qualche cosa che non contenga niente della vecchia politica? Esiste la possibilità di organizzarci e concertare azioni comuni senza congressi, delegati, funzionari, statuti, tessere?
Esiste veramente un altro modo di organizzarsi per “fare politica” a modo nostro?
Giusto 30 anni fa pubblicai un libro intitolato “Come fare il comunismo senza farsi male”, dove sostenevo la necessità di consociare i consumatori, creare gruppi di acquisto, finanza etica e commercio solidale. Ma mi rendevo conto anche che mancava qualche cosa per riuscire a lanciare un simile movimento. Avevo fatto un disegno nel quale ritraevo me stesso seduto a un tavolo, di fronte a un aggeggio che era un accrocco di microfono, schermo, videocamera, radiotrasmettitore, computer e antenne. Nella didascalia avevo scritto: “Ecco il rivoluzionario del futuro con il suo super comunicatore globale”. In questo momento sono seduto in poltrona e il trasmettitore globale ce l’ho in grembo.
Avevamo bisogno che fosse inventato Internet per riuscire a far sviluppare questo nuovo grande movimento progressista concreto. Oggi abbiamo bisogno di una straordinaria invenzione sociale per dare corpo unitario a questo movimento.
Non so come sia possibile riuscirci né so come potrà essere, tanto quanto 30 anni fa non avevo la più pallida idea della possibilità di inventare veramente il Web. Ma penso che sia necessario perché l’umanità vada avanti il fatto che si riesca a superare il “sistema partito”.
Vedo degli esperimenti positivi in questo campo. Ad esempio, il Movimento della Transizione è l’unica organizzazione che io conosca nella quale non entri perché sei d’accordo con il programma ma perché nel tuo territorio hai realizzato un’iniziativa concreta che ha funzionato. Nel Movimento della Transizione non esiste un programma approvato da un congresso. Il programma è semplicemente l’insieme delle iniziative che hanno funzionato. L’azione del movimento è incentrata sulla capacità di essere una banca che raccoglie procedimenti di successo per ridurre la dipendenza dal petrolio. Tutto quello che funziona bene diventa programma. Tutti quelli che hanno fatto qualche cosa sono leader del sistema di lavoro che hanno sperimentato con successo. Sono “maestri di un’arte” non guide carismatiche. Sono professionisti della rivoluzione morbida che insegnano a chi vuole imparare come hanno fatto a ottenere certi risultati… non sono capi infallibili.
Credo che in questo modo di fare ci sia un germe molto affascinante.
L’altra idea che mi solletica è quella di Ted (http://www.ted.com/). Un laboratorio di idee che consta di uno spazio web e di una serie di convention, un palcoscenico sul quale sono chiamate a parlare, solo per 5 minuti, persone che hanno realizzato qualche cosa di mirabile in qualunque campo (e i loro discorsi vengono tradotti in decine di lingue da schiere di volontari). E aggiungo che anche noi stiamo sperimentando una formula organizzativa anomala. Ormai da 10 anni Alcatraz è il punto di incontro di una serie di professionisti che collaborano in modo autonomo, ognuno con la sua azienda. Non facciamo assemblee, non stiliamo piani quinquennali, niente convegni teorici. Si discute in modo informale, magari durante le feste di compleanno, e poi si fanno accordi a due a due. Chi ha un’idea la propone singolarmente a tutti i giocatori che gli servono per vincere quella partita. Accordi bilaterali. Un giorno sei il capo fila di un progetto, il giorno dopo realizzi un frammento del progetto di un altro. Non ci sono leader, ci sono lavori da fare e gente che è più brava a fare questo o quello. Funzioniamo come una bottega d’arte o una compagnia teatrale vecchia maniera.
Un’ultima questione. Questo popolo progressista amante delle buone pratiche non ha nome. Tocca trovarne uno, è una legge di mercato. Tutti i nomi a cui riesco a pensare mi paiono inadatti: Progressisti Fai da Te, Amici del Bradipo Volonteroso, Movimento della Spinta Gentile Ecoetica, Felce e Mirtillo.
Qualche idea?
(Sul nome e su tutto il resto.)


L'Unità d'Italia nello spreco

Progetto Auditorium IserniaCome sapete da anni denunciamo gli sprechi di denaro pubblico da parte dello Stato italiano (è stata una delle grandi battaglie di Franca Rame in Senato). L'ultimo “monumento allo spreco”, scoperto da Repubblica, è l'Auditorium di Isernia. I lavori sulla struttura dovevano cominciare nel 2005, con un costo di 5 milioni di euro, e terminare in occasione dei festeggiamenti per il 150.mo dell'Unità d'Italia. Ad oggi l'edificio è ancora da ultimare, il preventivo finale è salito da 5 a 55 milioni di euro e lo Stato ne ha già spesi 31 (nel 2007 è diventata un'opera urgente) ma non ha a disposizione i fondi mancanti.
Secondo Nicola Barone, responsabile tecnico della struttura: “Si dovranno aspettare tempi migliori”. Tipo il 300.mo anniversario?
(Fonte: Repubblica)


Stop al nucleare: sì, no, forse

Nucleare ItaliaNe parlano tutti i giornali: il governo italiano ha abrogato le norme che avrebbero permesso la  costruzione di nuove centrali nucleari nel nostro Paese.
Una buona notizia? Forse. Il WWF, ad esempio, fa notare che “sono state abrogate le disposizioni sottoposte a quesito referendario ma non il complesso di norme che hanno rilanciato il nucleare in Italia”.
Secondo Di Pietro è una truffa per distogliere l'attenzione sui referendum, tra i quali c'è anche quello sul legittimo impedimento che riguarda direttamente Berlusconi.
Dello stesso parere Nichi Vendola: “La paura del quorum, la paura dunque della democrazia, spinge il governo Berlusconi a cancellare le norme della sua 'rivoluzione nuclearista' nella speranza di preservare la sua porcata del legittimo impedimento e il suo affare della privatizzazione dell'acqua”.
E a proposito di privatizzazione dell'acqua scrive AgoraVox (sito di giornalismo partecipativo):
“Il Governo era ben cosciente che il raggiungimento del quorum avrebbe comportato la bocciatura non solo della legge sul Nucleare ma anche quelle sul Legittimo Impedimento e sulla Privatizzazione dell’acqua. E’ stato proprio su quest’ultimo punto che è nata la contropartita da offrire oltralpe, attraverso un patto che sposta gli interessi economici dal nucleare all’acqua e dovrebbe garantire a VEOLIA una consistente presenza nel suo processo di privatizzazione (l’azienda francese è uno dei leader mondiali nel settore della gestione urbana degli acquedotti, dei rifiuti e dei trasporti). I mediatori italiani hanno dovuto fare una vera e propria corsa contro il tempo per cercare di giungere a un accordo che soddisfacesse Parigi e che potesse essere ratificato già il 23 aprile, giorno dell’incontro tra Berlusconi e Sarkozy. Il Governo ha, così, trovato il modo di liberarsi di un referendum chiave che rappresentava, dopo Fukushima, il vero motore della votazione e l'elemento che avrebbe portato i cittadini alle urne”.
Ma noi alle urne ci andremo lo stesso...


Dobbiamo incontrarci e ballare insieme per salvare il mondo

Se a volte ti sei trovato a pensarla come me ho una cosa importante da dirti: dobbiamo incontrarci e ballare insieme per salvare il mondo!!! E’ un messaggio urgente. Priorità assoluta.

Punto 1: Siamo in una situazione molto pericolosa, esiste il rischio che l’Italia tracolli all’interno di una crisi mondiale. Non la faccio lunga su questo argomento perché penso che di analisi catastrofiste ne hai sentite abbastanza… Ci limitiamo a dire che la situazione è veramente grave e oltretutto allo stato attuale non si vede all’orizzonte NESSUNO che possa guidare il popolo oltre le acque del Mar Rosso. Anche il povero Obama sembra sia stato paralizzato dai fili della tela dell’immobilità mentale e delle lobby crudeli.
Comunque siamo di fronte a una crisi che è energetica, culturale, economica e di tutto il sistema dell’organizzazione del lavoro e dei commerci: un casino!

Punto 2: Tecnicamente abbiamo gli strumenti per affrontare questa crisi globale evitando un disastro planetario ambientale, sociale ed economico. Conosciamo le tecnologie ecologiche e molti esperimenti di formule sociali ed economiche che sarebbero capaci di cambiare la situazione: bilanci pubblici condivisi, democrazia diretta, gruppi d’acquisto, finanza etica, il Capitalismo Etico di Yunus, il capitalismo razionale di Body Shop, Interface (moquette) o della Semco brasiliana, cooperative sociali, ecovillaggi, valute alternative, ecc.
 
Punto 3:
Per affrontare la crisi attuale sarebbe necessario un grandissimo sforzo collettivo. Ad esempio, se vogliamo evitare il collasso energetico dobbiamo almeno triplicare la nostra capacità di produrre energia da fonti rinnovabili in 5 anni.
Si tratta di un’impresa di proporzioni ciclopiche che dovrebbe impegnare le energie di milioni di lavoratori supportati da un gran numero di volontari. Si tratta di un’impresa altrettanto colossale e urgente dell’alzare gli argini di un fiume in una sola notte per evitare un’inondazione.

Punto 4: La maggioranza dei progressisti, partiti e movimenti, non si rende conto della priorità assoluta di questa rivoluzione del fare. Le priorità del movimento oggi sono elezioni, cortei e raccolta di firme, tutte cose importanti ma la battaglia del fare oggi assorbe solo una piccola frazione delle forze del movimento progressista e se questa situazione persiste non riusciremo a evitare un tragico impatto. Se questo succede ci troveremo di fronte a un dramma epocale ben più grave della perdita di una competizione elettorale. Inoltre la battaglia per le ecotecnologie e lo sviluppo di un mercato etico è l’unica che, modificando il modo di consumare energia e merci, ha la possibilità di far crescere la cultura della pace e della solidarietà andando a colpire le radici del modo di pensare che genera il consenso verso l’economia dello spreco, dell’inquinamento e del Bunga Bunga.

Punto 5: Il primo obiettivo di un movimento che volesse realizzare la rivoluzione dell’etica e dell’ecologia dovrebbe essere quello di connettere tutto ciò che di pratico e di positivo esiste oggi. Abbiamo bisogno di connettere i risparmiatori per creare una finanza che possa sostenere lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Abbiamo necessità di connettere, innanzi tutto, le associazioni, le imprese e le cooperative che sono sinceramente interessate a una rivoluzione nel modo di produrre e consumare. Gente che voglia rimboccarsi le maniche e usare la chiave inglese per avvitare i bulloni dei mulini a vento…

Punto 6: Esiste un nutrito gruppo di persone che condivide un modo di vedere il mondo sulla base della pace, le buone maniere, il buon senso, la filosofia del sorriso, della spinta gentile, dell’onorare la parola data e che oltretutto sono convinti che le ecotecnologie, i gruppi di acquisto, il mercato etico e solidale possono veramente fare la differenza. Ovunque vado incontro persone che mi dicono: “Cavolo la penso proprio come te!”.
Se queste persone si mettessero in relazione potrebbero rappresentare una forza poderosa. Potrebbero innanzitutto essere il fulcro della fase iniziale di CONNESSIONE DI QUEL CHE DI POSITIVO ESISTE.
Una volta tanto non propongo di “convincere le masse”. Ci basterebbe mettere insieme chi è già convinto. Concentrare le nostre forze sulla costruzione di strumenti di condivisione e socializzazione tra chi già sta agendo verso gli stessi obiettivi.

Punto 7: Il grosso problema è che noi, che la pensiamo in questo modo, siamo anche completamente refrattari a tutte le forme tradizionali di organizzazione perché abbiamo capito che sono superate e strutturalmente perverse.
Noi rifiutiamo i leader, i guru, la forma partito con il suo verticismo, le assemblee fumose dove si fa gara a mettere in mostra capacità oratorie che spesso non corrispondono a capacità di realizzazione concreta. Ci fanno venire l’orticaria i lunghi documenti teorici, i coordinamenti regionali e i funzionari organizzativi.
Io credo che a questo punto la priorità sia quella di inventarsi un nuovo modo di GESTIRE UNA COMMUNITY DI INTENTI.
E io non so proprio come si fa. Ma so che se non ci riusciamo non sapremo dar vita a un’unione di energie, professionalità e denaro sufficienti a lanciare la rivoluzione dei mulini a vento mentali.
 
Punto 8: Non so come fare ma sono convinto che oggi in Italia ci siano alcune migliaia di persone che ragionano in modo molto simile al mio e vedono nella concretezza delle realizzazioni funzionanti la loro priorità assoluta.
E credo che se quanto ho fin qui detto è condiviso sia necessario che come primo passo noi si inizi a incontrarci.
Credo che si abbia bisogno di vederci in faccia e di ballare insieme, di parlare a due a due e vedere se respirando la stessa aria ci viene in mente qualche idea che una testa da sola non può riuscire a catturare.
Ho bisogno di incontrarmi finalmente con tanti che hanno il mio stesso sentimento!
Non potrà essere Woodstock, non potrà essere un congresso e neanche una tavola rotonda o un intergruppi. Sarà un’altra cosa e lo decideremo, come al solito, facendolo. Intanto io dico: voglio incontrarti.
Se condividi questo desiderio vieni a piantare la tua tenda qui sulle colline, nel territorio della Libera Repubblica di Alcatraz, dal 4 al 10 luglio. Stiamo insieme una settimana e vediamo che cosa esce fuori. Predisporremo spazi per cucinare, acqua e servizi essenziali, alcuni spazi coperti per chi vuole dormire in sacco a pelo, ci sarà un grande anfiteatro naturale e un impianto per la musica e come al solito tutti faranno parte dell’autogestione.
Sicuramente sarà una cosa meravigliosa trovarci tutti assieme, e se Manitù ci dà una mano magari riusciamo anche a limitare l’entità del disastro futuribile.
Questo ha scritto Anatra Blu.
Dimmi quello che pensi tu.
Augh!

P.S.: Tutto ciò deriva da quel che ci siamo detti durante un viaggio a Urbino con Gabriella Canova.


Restate Umani

Vittorio ArrigoniOggi non si scherza.
Come scrive Peacereporter: “Con la sua morte se ne va uno dei più ferventi sostenitori della causa palestinese. Un giornalista di guerra. E un amico.”
Era Vittorio Arrigoni, da Gaza city.
Oggi pubblichiamo un suo articolo del 10 aprile, tratto dal blog http://guerrillaradio.iobloggo.com/ .

 

Gaza: pioggia di fuoco
“Ho lasciato le mie cugine che stavano lavando i panni nel cortile di casa, quindi mi sono avviato verso la moschea per la preghiera di mezzogiorno. Non avevo ancora camminato per 500 metri quando ho sentito il boato, e giratomi di scatto ho visto il fumo salire sopra la nostra casa”.
Mentre ci offrono il caffè e i datteri rituali sotto la tenda della veglia funebre, Nidal continua il suo racconto.

“Sono precipitato indietro con alcuni familiari e appena varcata la soglia di casa la scena raccapricciante: tutte 4 donne stavano stese a terra, Najah era già cadavere mentre sua figlia Nidal è spirata fra le mie braccia. Abbiamo caricato le altre 2 sorelle, Nida e Fida su 2 auto e siamo corsi incontro alle ambulanze. “
Ad Al-Farahin, Est di Khan Younis, un drone UAV israeliano, uno di quegli velivoli senza pilota comandati a distanza che qui a Gaza chiamano “zannana”, ha mirato e fatto centro su un gruppo di donne. Il missile è esploso a mezzo metro da Najah Harb Qdeah, 45 anni, uccidendola sul colpo. Nidal Ibrahim Qdeah di 20 anni, è morto poco dopo, Fida di anni 15 è rimasta seriamente ferita ad una gamba mentre Nida Qdeah, un’altra bambina di 12 anni, sta lottando in questo momento fra la vita e la morte all’ospedale Europa di Khan Younis.
La giornata di oggi era cominciata seguendo lo stesso copione di morte e terrore di quella di ieri: elicotteri Apache, caccia bombardieri f 16 e droni concentrati nel loro fuoco da nord a sud della Striscia. Questa mattina, prima dell’attacco alla famiglia Qdeah, sempre a Est di Khan Younis, durante un bombardamento venivano uccisi 2 guerriglieri di Hamas e contemporaneamente a Rafah 3 civili venivano feriti gravemente. A Qarara, nel centro della Striscia di Gaza, moriva sotto le bombe Talal Abu Taha, un civile di 55 anni.
Nel pomeriggio altri 4 guerriglieri della resistenza palestinese uccisi a Est e a Nord di Gaza city.
Verso sera, le sofisticate apparecchiature israeliane tornavano a puntare sui civili e precisamente un gruppo di bambini che stava giocando a calcio nei pressi di Shujaiyeh: 2 bambini uccisi e feriti un’altra decina di minori di diciotto anni.
Uno dei corpi dei piccoli, non ancora identificati è arrivato all’ospedale Al Shifa decapitato.
All’ora in cui sto scrivendo, le 22:30 locali, gli ospedali sono in stato di allerta, e molti letti sono già occupati da feriti gravi, per la maggioranza civili. Fra questi, due donne colpite da schegge di proiettile a Zeitoun, quartiere est di Gaza city e un paramedico palestinese, rimasto seriamente ferito mentre cercava di evacuarle dalla zona dei bombardamenti.
Gli sporadici lanci di razzi artigianali dei guerriglieri palestinesi, oggi non hanno provocato feriti in Israele, ne tantomeno sostanziali danni alle cose.
Sotto la tenda funebre allestita per raccogliere il cordoglio per le donne assassinate ad Al Fahraeen, Nidal non trattiene la sua rabbia: “la comunità internazionale dovrebbe prendersi cura dei civili oppure no? Dov’è ora? Dove stanno? Tutti in Libia? Uccidono i nostri bambini, fanno a pezzi le nostre mogli e le nostre figlie e dove sta l’ONU?”
Maheer, un altro cugino delle vittime incalza: “dopo l’attentato a Gerusalemme, l’opinione pubblica israeliana è assetata di sangue , e anche se noi gazawi non c’entriamo niente, ecco che il governo di Tel Aviv li tieni buoni compiendo questi massacri a Gaza. Tanto per dimostrare quanto polso hanno, che controllano la situazione”.
Comunico loro che il portavoce dell’esercito israeliano dopo le molte vittime civili di questi due giorni ha espresso il suo dispiacere, ma allo stesso tempo ha accusato Hamas di utilizzare i civili come scudi umani.
Nidal e Maheer quasi non si trattengono sulle sedie.
Nidal: “hanno apparecchiature così sofisticate da riuscire dal cielo a leggere l’ora sul display del tuo orologio, e come è possibile che abbiano commesso un errore così marchiano da bombardare un cortile di una casa dove alcune donne stendevano dei panni?”
Le ultime notizie parlano di bombardamenti via terra a Zaitoun e via area a Nord di Gaza city.
Mi immagino quel soldato che è al posto di comando del drone che ucciderà anche questa notte, come se stesse vivendo una realtà virtuale, e gli omicidi punti accumulati sullo schermo di una mortifera playstation.
Il governo della Striscia è tornato anche oggi a chiedere una tregua, ma la sensazione è che siamo ancora distanti dal game over di terrore e omicidi.
Ahmed mi ha appena chiamato al telefono: “Victor, hai del pane in frigo? Dai usciamo, conviene fare scorte”.

Restiamo Umani

Vik da Gaza city


Grandi notizie censurate: i neuroni a specchio ti cambiano la vita! Subito!!!

Esperimento neuroni a specchio

La scoperta dei neuroni a specchio è stata realizzata dal team del Professor Rizzolatti dell'Università di Parma.
Ne avevo sentito parlare ma non avevo minimamente capito l’importanza di questo evento.
Si tratta di una di quelle notizie da apertura di tutti i tg che invece è passata sotto censorio silenzio.
Come molte grandi scoperte è in gran parte dovuta a un colpo di fortuna. I ricercatori stavano monitorando i movimenti di una scimmia, mentre afferrava una banana; impiegavano dei sensori collegati al cervello.
In una pausa dell’esperimento uno sperimentatore prese una banana e la mangiò.
Gli strumenti registrarono l’attivazione delle stesse aree del cervello della scimmia che entravano in funzione quando lei prendeva realmente una banana.
All’inizio si credette a un errore degli strumenti ma ripetendo l’esperimento si verificò che la reazione era reale.
Con parecchi test si è poi dimostrato che anche l’essere umano ha meccanismi simili. Se vediamo una persona compiere un’azione si attivano le stesse aree cerebrali che useremmo se compissimo noi quell’azione. Anzi, l’umano ha una super dotazione di neuroni a specchio, presenti in varie aree della nostra materia grigia. Nessun animale ha questa capacità altrettanto sviluppata. E, come vedremo, essa amplifica le nostre capacità di comunicare e di creare collaborazione. Secondo alcuni proprio i neuroni a specchio sarebbero tra gli elementi essenziali che ci hanno permesso di realizzare livelli di comunicazione così complessi.
Siamo sensibilissimi da questo punto di vista: se una persona ci sorride o ha il viso triste noi riviviamo quelle espressioni del viso. Questo fatto ci permette di sentire profondamente le emozioni degli altri.
E spiega anche fenomeni curiosi come il fatto che chi dà un regalo ha una scarica emotiva positiva superiore a chi lo riceve. E questo innesca poi un’altra reazione affascinante: chi dà un regalo, infatti, sperimenta un notevole aumento di efficienza del sistema immunitario. Questo accade ogni volta che compiamo un’azione gradevole ed emozionante. Ma l’efficienza del sistema immunitario ha una verticalizzazione molto maggiore in chi dà il regalo rispetto a quella che sperimenta chi il regalo lo riceve.
Questo avviene grazie ai neuroni a specchio che ci permettono di vivere contemporaneamente il piacere di dare il regalo e quello che provochiamo in chi lo riceve.
INCREDIBILE: ESSERE GENEROSI CONVIENE! FA BENE ALLA SALUTE!!!
Siamo sostanzialmente in grado di vibrare emotivamente insieme agli altri. Accade un fenomeno analogo a quello che riscontro mettendo vicine due chitarre e pizzicando una corda di una chitarra. La vibrazione di quella corda provoca la vibrazione per risonanza della corda corrispondente nell’altra chitarra.
Il fenomeno è poi ingigantito dal fatto, ormai appurato, che quando penso a un’azione, entrano in tensione i muscoli che sarebbero coinvolti da quest’azione (se la compissi veramente).
E si è osservato che questa reazione muscolare riguarda non solo le azioni ma anche le emozioni.
La parola BANANA ci dà una sensazione FISICA diversa dalla parola FRAGOLA. E’ come se tutto il nostro corpo fosse uno schermo sul quale viene proiettato il senso delle parole e dei pensieri.
Infatti le esperienze fisiche relative al sapore della banana e ai momenti nei quali ho mangiato una banana, diventano “memorie” attaccate al concetto di banana che io rivivo “fisicamente”.
Tutto questo discorso significa che l’empatia non è solo un concetto mentale, psicologico, ma un insieme di reazioni fisiologiche.
Noi osserviamo gli altri esseri umani in modo totalmente diverso da quello che usiamo guardando un albero.
Noi viviamo lo stato emotivo globale della persona che abbiamo davanti (le espressioni del viso, la posizione del corpo, i gesti, il tono della voce).
E ovviamente la qualità della nostra vita dipende enormemente dalla nostra capacità di far funzionare questi meccanismi legati ai neuroni a specchio.
Quando io amo una persona, le do attenzione, cioè vivo intensamente le reazioni empatiche che il suo agire scatena dentro di me.
Quando io disprezzo una persona chiudo questo canale di condivisione, di risonanza.
In alcuni casi questo diviene patologico: gli autistici, secondo alcuni ricercatori, soffrirebbero di una disfunzione del sistema dei neuroni a specchio.
Ascoltano i discorsi razionalmente e li capiscono ma non attivano il meccanismo di risonanza dei neuroni a specchio e hanno difficoltà a interpretare il senso di quello che si dice perché colgono solo il significato letterale delle parole senza sentire le sfumature delle espressioni che nel linguaggio corrente sono indispensabili per interpretare il senso del discorso.
Posso dire “quella persona è molto intelligente” e contemporaneamente usare un’espressione del viso e un tono di voce che dicono esattamente il contrario. Una persona “normale” comprende subito il doppio senso perché vive fisicamente le espressioni del viso e il tono di voce di chi le sta parlando. Un autistico non coglierebbe nessun doppio senso perché non riuscirebbe a immedesimarsi, risuonare con l’interlocutore. Non so se questa ipotesi sull’autismo sia corretta ma è un’ipotesi che può comunque far capire il ruolo enorme della risonanza nella comunicazione umana.
La scoperta dell’esistenza di questi meccanismi ha un’importanza colossale perché ci fa comprendere come mai alcune persone abbiano così grande difficoltà a essere sensibili agli altri. Al di là dell’autismo esiste infatti una sindrome dell’insensibilità tanto diffusa quanto sconosciuta.
L’egoismo, il razzismo, la disonestà, la prevaricazione, sono comportamenti impossibili per una persona dotata di un alto livello di immedesimazione con gli altri.
Se i malvagi lo capissero avrebbero uno shock probabilmente positivo.
Infatti essi hanno incenerito la propria capacità di vibrare in modo sinergico e questa è certamente una grave menomazione emotiva.
Questa menomazione determina la differenza tra far l’amore con una persona ascoltandola, contemplandola, bevendola potremmo dire, e il semplice usare il suo corpo, dominarla, possederla.
Un vecchiaccio che in una serata mette le mani addosso a 25 giovincelle difficilmente sarà capace di essere presente a quell’ascolto dell’altro che accende le risonanze interiori.
Sta solo usando dei corpi e beandosi della sua potenza.
Ma questo USO degli altri non sarà mai soddisfacente proprio perché non ci permette di vivere l’appagamento del piacere in modo totale.
L’estasi che si prova condividendo un’appassionata unione sessuale con una persona che si ama è così potente perché il mio piacere è continuamente accresciuto dal piacere che la persona che io amo prova nel toccarmi e nell’essere toccata. E più lei prova piacere e più io, grazie ai neuroni a specchio, sperimento intensamente il godimento che mi da guardarla godere.
E questo mio piacere accresce il suo piacere e così via. E io provo fisicamente, in ogni mia fibra una precisa reazione chimica che è la riproduzione amplificata della memoria di tutte le mie esperienze piacevoli.
Per questo amarsi con amore è così pazzescamente piacevole!!!!!!
E spero tu comprenda che non si riesce a sperimentare lo stesso nirvana con una ragazzetta che hai pagato e che ha altro nella testa che risuonare empaticamente con te perché ti considera non un essere umano ma un bancomat. Se lei sta pensando a come spendere i soldi che le hai dato, il suo linguaggio corporeo ti rimanda le sensazioni dello shopping, che per quanto piacevoli sono ben poca cosa rispetto all’estasi mistica del tripudio delle emozioni e dei corpi.
Se la sinistra avesse un’anima lancerebbe una grande campagna di informazione sui neuroni a specchio: se i malvagi capissero finalmente quel che si perdono irrimediabilmente, soffocando la loro sensibilità, magari potrebbero decidere di dimettersi!
Se hai firmato per l’acqua, se hai firmato per il nucleare e la costituzione, ti prego di prendere in considerazione anche la centralità di questa battaglia per il progresso: gli stronzi fanno una vita di merda; farglielo sapere è un obiettivo strategico!

 


A proposito del referendum sul nucleare in programma nel mese di giugno

Originati dai fumi del disastro che sta travolgendo l’intiero Giappone, ecco che puntuali sono spuntati un gran numero di “geni a testa d’uovo”, come diceva Brecht, che in seguito all’apocalisse hanno immediatamente individuato la nascita di un ben evidente modello di pensiero, anzi due distinti modelli: quello razionale e l’irrazionale.
Tutti coloro che in seguito alla catastrofe si son lasciati cogliere da un naturale senso di panico, hanno subito esclamato: “Il nucleare così com’è si dimostra un grave pericolo per l’umanità. Bisogna fermarci e ragionare”. Ecco, costoro sono stati definiti irrazionali.
Al contrario, coloro che sorretti da una ben diversa matrice culturale e pragmatica, hanno subito dichiarato senza ombra di dubbi: “Se c’è l’errore, noi lo troveremo, lo modificheremo” questi sono i razionali. Che infatti avvertono subito: “Ma è folle troncare il sistema dei reattori atomici! L’energia che essi producono è essenziale per la vita e il progresso dell’umanità! E poi d’accordo che quei reattori davanti al terremoto e lo tsunami non hanno retto, causando un disastro, ma la ragione di tutto ciò è dovuta, è risaputo, al fatto che gli impianti in questione erano obsoleti, tant’è che anche i giapponesi stessi erano in procinto di chiudere le centrali coinvolte per sostituirle intieramente con strutture di terza e forse quarta generazione!”.
“Ma d’altra parte - rispondono gli irrazionali, detti anche ‘emozionabili’ - il fenomeno che si è realizzato era ritenuto impossibile! Gli scienziati responsabili avevano assicurato che c’era un solo caso su un milione che si verificasse. Ed ecco là che è successo. E' come se si fosse giocato tutti insieme a una lotteria nazionale, il numero vincente può anche non venir sorteggiato per uno, due mesi, un anno, ma poi ecco che all’improvviso, ormai inaspettato, vam!, viene fuori il numero fortunato! Che nel nostro caso non è di un premio di miliardi ma di un’apocalisse totale.
Come diceva Eratostane “la scienza non è definitiva né certa”. Proprio così! Guardate la Terra da un aereo che voli a bassa quota: provate a sorvolare la Campania intorno al Vesuvio. Ci sono decine di crateri determinati dai terremoti e dalle esplosioni dei vulcani e poi un numero notevole di altri squarciamenti. A cosa sono dovuti questi ultimi? A cadute di meteoriti di dimensioni diverse, avvenute milioni di secoli fa a centinaia. E alcuni sono anche piuttosto recenti. Ecco un caso non previsto ma scientificamente probabile, di un possibile disastro. Basta che nello stesso punto dell’impatto ci si trovi una centrale atomica. Il meteorite può  giungere sul terreno a una velocità di 252mila km all’ora e attraversando l’atmosfera s’arroventa fino a trasformarsi in una massa infuocata e giunto all’impatto esplode con la potenza di una bomba atomica.
“Sì, va be’, ma questa è proprio sfiga! Una scarogna da sbatterci la testa!”
Ehi, attenzione, che il nostro paese è detto non a caso la Terra Ballerina e le possibilità che si ripetano fenomeni di grande potenza sismica sono altissime, basta pensare alla distruzione totale di Messina nei primi del Novecento (1908) in seguito ad un terremoto che raggiunse l’XI grado Mercalli, terremoto che fu seguito da un terribile maremoto, quello che noi oggi chiamiamo Tsunami. L’insieme delle due concomitanze causò, possiamo dire, la distruzione della città intiera e la morte della quasi totalità degli abitanti.
Se poi vogliamo, per curiosità, osservare la mappa dei disastri tellurici in Italia, nei vari secoli, ne abbiamo proprio di che riempirci gli occhi di sgomento. In ogni secolo, a partire dal tempo della Magna Grecia, tutto lo stivale con relative isole si ritrova tempestato da segni dei disastri come la pelle di un giaguaro. Ma ecco di nuovo le teste d’uovo che riaffiorano commentando: “Che ci vuoi fare, sono fatalità”.
Come a dire che le tragedie non previste dalla scienza in verità non esistono.
Abbiamo ascoltato in questi giorni, specie alla televisione, il solito messaggio di speranza, ripetuto a tormentone: “Per carità, guardiamo le cose con mente fredda, anzi cervello freddo come un gelato a gusti diversi. Bisogna essere ottimisti. Il pessimismo rende inerti, apatici, negativi.” E allora vediamo un po’ chi sono gli ottimisti. Naturalmente sono quella parte di umanità che ha fiducia. Io mi fido di quelli che ne sanno più di me. Lascio a loro decidere. Perciò non si informano, non verificano,  restano solo un po’ sgomenti quando si ritrovano distesi in un obitorio, in fila, ben ordinati nei cassettoni. Noi, mi dispiace ma siamo pessimisti. Non ci fidiamo se non di quello che abbiamo verificato. Siamo malfidenti, vogliamo vedere di persona, toccare di persona e alla fine rifacciamo l’inchiesta da capo perché c’è venuto un dubbio.
Il premio Nobel Carlo Rubbia, che conosco di persona e verso il quale ho grande stima, ieri al telegiornale della terza rete ha risposto alle domande di Bianca Berlinguer a proposito della tragica  situazione del nucleare:

***

Quanto è grave la situazione in Giappone? Possiamo fidarci delle informazioni di quel governo o non ci stanno dicendo la verità?

Direi che la situazione non è molto chiara  a questo punto, le informazioni che riceviamo sono piuttosto limitate, non abbiamo ancora un’idea molto chiara di quello che sta davanti a noi. Dobbiamo renderci conto che si tratta di un rischio considerevole. Nella scala dei valori si parla oggi di grado 6 quando Chernobyl era grado 7. Non sappiamo esattamente quali sono le situazioni in cui quelle persone stanno lavorando. Però dobbiamo essere riconoscenti a operatori che stanno sopravvivendo in quella situazione inaspettata e invivibile

La Francia dice oggi che l’impatto di questo disastro potrebbe essere superiore al grado 7 di Chernobyl.Lei che dice è troppo presto per previsioni?

Si tratta di un fenomeno diverso da Chernobyl: quello è stato un fenomeno di esplosione. Qui il combustibile, pur essendo spento, produce calore e questo provoca un riscaldamento che diventa incontrollabile. Si sa che la quantità di radiazioni che uno riceve si misura in Sievert. Persone che hanno 2.5 Sievert hanno probabilità del 50%  di morire. Ora sappiamo che di questi reattori la quantità di radiazione è dell’ordine di 10 miliardi di Sievert. Quindi c’è un quantitativo immenso di radioattività dentro questo contenitore.
Il problema è sapere quanto di queste radiazioni può sfuggire al controllo. Quindi c’è un problema di grande incertezza.

La fusione anche parziale del nucleo potrebbe essere già iniziata o no?

Sappiamo che l’oggetto è andato completamente fuori controllo e le temperature sono elevatissime, si sono prodotte grandi quantità di ossigeno e idrogeno. I quali si scompongono naturalmente dall’acqua del reattore quando le temperature superano migliaia di gradi, quindi ci troviamo con una miscela esplosiva di idrogeno e ossigeno all’interno del reattore stesso. Al fine di liberare questa pressione si è fatta uscire una quantità di radiazioni assieme a idrogeno e ossigeno che è una miscela esplosiva e l’esplosione è stata determinata dal fatto che durante l’espulsione delle sostanze radioattive c’è stata anche l’accensione dell’idrogeno con la corrispondente distruzione del sistema esterno di protezione.

Con le centrali di terza generazione che non conosciamo perché non sono state ancora costruite, i danni sarebbero stati limitati?

Noi ci troviamo davanti ad una grande sorpresa, perché i giapponesi sono stati i migliori tecnologi mondialmente sul nucleare, hanno costruito un gran numero di centrali a condizioni assolutamente impeccabili. Il fatto che ci troviamo davanti ad una sorpresa da gente così preparata, ci dice che c’è qualcosa che non ha funzionato, quindi oggi dobbiamo fermarci e cercare di riflettere con attenzione, e d’altra parte è anche quello che dicono i francesi, per capire quali sono le misure per evitare situazione di questo genere. Ci troviamo davanti ad una situazione che ha probabilità piccolissime di avvenire ma quando avviene produce un disastro che potrebbe essere anche sostanziale e considerevole. E questo insieme è qualcosa che dev’essere compreso da tutta la comunità del nucleare, anche da quella francese.

Quindi lei dice “fermiamoci, non andiamo avanti”.

Stiamo parlando del nucleare che nel migliore dei casi funzionerà tra dieci anni, vent’anni, quindi abbiamo il tempo per riflettere, perché è importante che si faccia una seria riflessione sull’effetto sorpresa poiché ora la situazione è fuori controllo e non accettabile nel caso del nucleare.
Certamente sarà una decisione del governo, della gente, su cosa fare sulle energie nucleari e altro, però a me sembra che oggi dovremmo anche considerare che le energie rinnovabili sono un’alternativa che va utilizzata, quindi io credo che dovremmo cercare di aprire la strada a più di una possibilità. Sicuramente non c’è a disposizione più uranio di quanto c’è carbone o petrolio, mentre il solare è qualche cosa che tra l’altro ci appartiene ed è per sempre. Quindi io credo che nella riflessione dovremmo anche tener conto se abbiamo messo abbastanza soldi e supporto anche sulle rinnovabili

***

Quindi il professor Rubbia ci avverte che la situazione in Giappone è molto grave, e che è di monito severo a tutti coloro che almeno in un primo tempo dichiaravano a testa bassa che bisognava continuare senza sosta o ripensamento. Indica quindi la soluzione più ragionevole ed economica: quella di prendere in seria considerazione le energie rinnovabili, e ancora di indurre il governo ad impiegare i denari previsti per il nucleare allo scopo di sviluppare la ricerca e la messa in opera di una diversa strategia più sicura e vantaggiosa cioè quella solare ed eolica.
Un’ultima osservazione è da fare: il particolare che molti scienziati hanno sottolineato riguardo alla causa prima del disastro incombente. Il terremoto è stato di violenza impensabile, ma le strutture in gran parte hanno retto. E' a causa dello Tsunami che s’è provocato il danno più tragico, cioè l’ondata di milioni di tonnellate d’acqua che ha letteralmente spazzato via intiere città e soprattutto ha seppellito completamente nell’acqua le idrovore del raffreddamento, spegnendo i motori elettrici che azionavano il funzionamento delle piscine refrigeranti. E' in questo particolare all’apparenza minimo che s’è prodotta l’apocalisse.
Noi tutti speriamo che la situazione migliori e che la paventata nube che terrorizza tutto il Giappone perda la sua pericolosità, il suo potere di contaminazione mortale.
Permetteteci, per chiudere, di dare un consiglio agli ottimisti e alle teste d’uovo: avete ragione a tenervi il cervello freddo, perché si sa, le uova col calore vanno alla coque.

Dario Fo e Jacopo Fo


Il governo massacra le fonti rinnovabili

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che ridimensiona i finanziamenti alle energie rinnovabili. Lo fa in modo fumoso, rimandando a ulteriori e successive decisioni, quindi non sappiamo ancora quanto la scure dei tagli colpirà e in che modo.
E’ comunque partita un’operazione di liquidazione del settore, proprio in un momento in cui il petrolio va alle stelle. Quel che si capisce per ora è che ci saranno una serie di limitazioni ulteriori e che la legge Prodi verrà definitivamente massacrata.
Uno dei punti più folli della legge è l’esclusione degli impianti che non saranno costruiti e allacciati alla rete entro maggio. Calcolando che un grande impianto impiega almeno un anno a ottenere le autorizzazioni vuol dire, colpire in modo retroattivo chi ha investito nelle fonti rinnovabili.
E c’è da sperare che proprio questo diventi il tallone d’Achille di tutto il provvedimento, per lo strascico di cause legali contro lo Stato. 
Ma cos’hanno nella testa queste persone? Cipster?
Le giustificazioni di questo provvedimento sono demenziali.
Si dice che i finanziamenti alle fonti rinnovabili sono troppo alti. Mentre paghiamo molto di più per finanziare le finte rinnovabili della truffa del Cip6, grazie alla quale vengono sostenute aziende che producono energia elettrica dal gas PERCHE’ IL GAS E’ STATO EQUIPARATO ALLE FONTI RINNOVABILI ANCHE SE NON LO E’!
E’ il partito del nucleare che si muove distruggendo.
Parliamo di un settore che con l’indotto dà lavoro a 115 mila persone!
Parliamo di centinaia di milioni di euro di investimenti che andranno in fumo.
Parliamo di un settore essenziale per la nostra economia (diminuire la dipendenza dal petrolio).
Parliamo della distruzione della credibilità dell’Italia come luogo nel quale si può investire… Molte aziende che perderanno cifre colossali grazie al blocco degli impianti che non riusciranno a essere terminati entro giugno sono straniere, compresi grandi fondi di investimento e banche.
Pensate che in futuro saranno entusiasti di investire in Italia dove il governo riesce a concepire uno sgambetto sadico di questo tipo? (Attirare investimenti con una legge e poi cambiarla in corso d’opera…)
Di fronte a questa situazione delirante il silenzio dei media è imbarazzante. E pare che questo argomento interessi poco o  niente anche alla sinistra nel suo complesso.
Non c’è stata nessuna protesta, nessuno che si sia incatenato in Parlamento… Nessun comunicato vibrante… Anzi qualcuno pare contento: basta con tutti questi pannelli solari antiestetici… Basta con queste pale eoliche fastidiose…
Forse il nucleare piacerà di più.
Buon divertimento.

Amore storico per l’illegalità
Non si può capire la situazione anomala dell’Italia senza dare un’occhiata alle origini della nostra cultura.
I nostri avi, con l’Impero Romano hanno dominato il Mediterraneo e buona parte dell’Europa, poi mal abbiamo sopportato le dominazioni straniere.
Siamo diventati così maestri nella resistenza passiva alle burocrazie, artisti del cavillo, specialisti della mazzetta, doppiogiochisti… Usiamo il termine “bizantini” per descrivere le circonvoluzioni mentali nel rapporto con i regolamenti e le leggi… I più bravi nei bizantinismi siamo noi.
Non so se esistono popoli che abbiano altrettanto odio per l’idea stessa di rispettare le leggi.
Polizia, giudici e vigili urbani sono per definizione nemici….
Questo substrato, quasi subconscio, è l’unico modo che trovo per spiegare qualche cosa che mi è difficile comprendere: lo Stato Italiano è il primo a non rispettare le proprie leggi.

Mica vorrete vivere da danesi?
A noi avere uno Stato come quello danese, che anche con la destra al potere funziona come un orologio, ci irriterebbe.
Non c’è pepe in politica…
Noi vogliamo leader che si trombano le attrici sulla scrivania, gente tosta ma che alla fin fine ti ci puoi mettere d’accordo.
In Germania fai una cazzata e ti sbattono in galera senza tante chiacchiere.
In Italia, dai, se proprio non hai sterminato venti bambini ti metti d’accordo.
Noi abbiamo uno stato accogliente, malleabile, ragionevole…
E ci piace vivere così… Siamo i più longevi del mondo insieme a svizzeri, finlandesi e giapponesi (con qualche variante da statistica a statistica… comunque noi siamo sempre tra i primi).
E badate che il dato è fuorviante. Se calcoliamo che nelle province non inquinate italiane si vive 6 anni di più che nelle aree più inquinate, scopriamo che senza questi buchi neri che ci rovinano le statistiche noi batteremmo i finlandesi alla grande…)
Ho sentito un mucchio di politici progressisti dichiarare che si sentivano tristi e amareggiati, addirittura umiliati dal Bunga Bunga del Presidente…
Ma fatemi il piacere! Tutti a sinistra abbiamo goduto da bestie di fronte allo sputtanamento planetario del Silvio e a vedere le facce allucinate di quelli di destra, la mattina al bar…
Certe soddisfazioni la sinistra danese se le sogna!
In Italia c’è chi gode a rubare e far porcate e chi gode a beccarlo con le mani nel sacco. E tutti vivono felici e contenti e a lungo.
Cento di questi governi a tutti!


Gheddafi e le balle sulla crisi economica (che è finta)

Gheddafi Monster

Si è vero l’economia è in crisi.
Ma non è una vera crisi…
E’ solo un’illusione ottica capace di sterminare un sesto dell’umanità.
C’è crisi quando il sistema non funziona…
Ma cosa non funziona oggi?
Il mondo è diventato povero?
No, il mondo è ricchissimo!
Tanto ricco che nonostante la crisi continuiamo a buttare via più della metà del cibo che produciamo…
E c’è gente che possiede ricchezze leggendarie…
Si dice che Gheddafi abbia accumulato 32 miliardi di dollari. Ma questo è niente. Tenendo chiusa la Libia in una scatola di corruzione e malgoverno ha soffocato lo sviluppo di economia, scienza e cultura. Questi cazzoni per rubare un miliardo impediscono attività che ne valgono 100.
In Italia da decenni sono tutti d’accordo che c’è troppa burocrazia. Quanto costa al Sistema Italia la differenza con la Germania o con la Francia, dove in un mese crei un’impresa o hai le autorizzazioni per costruire una casa? (Stati che hanno regole semplici e chiare che poi vengono fatte rispettare….).
E quanto costa, in miliardi, la giustizia italiana che impiega 9 anni per una causa civile?
Ci si rende conto che perdiamo miliardi solo perché gli investitori stranieri non si fidano a fare affari da noi proprio perché qui la giustizia non funziona?
Non c’è crisi! C’è un sistema di rapina, di spreco di risorse e di distruzione di opportunità che è diventato troppo caro.
Un sistema idiota.
Siccome ho paura della Russia comunista, finanzio un bel gruppo di assassini, torturatori, ladri, maniaci… Lo Scià di Persia, Saddam, Bin Laden, Mubarak, i dittatorelli del Pakistan, del Cile, dell’Argentina…
Una logica che rende bene sul brevissimo periodo (se non ti fa schifo sostenere un serial killer…).
Il fatto che l’economia mondiale sia in grado di sopravvivere nonostante il potere sia in mano perlopiù a briganti senza scrupoli e senza lungimiranza, ci dà la misura di una ricchezza e di una prosperità stupefacenti.
Come ho detto buttiamo via la metà del cibo che produciamo. Per questo alla fin fine la gente in Europa non si sveglia. In fondo stiamo bene così.
Difficile morire di fame in un Paese come l’Italia dove i prodotti che vengono distrutti perché stanno per scadere sarebbero sufficienti per nutrire 40 milioni di persone, tutti i giorni, tutto l’anno. E lo stesso livello di spreco irrazionale lo osserviamo in tutti i settori: l’energia, i carburanti, i vestiti…
Io credo che, comunque, le persone non si sveglieranno se continuiamo a ripetere tutto l’elenco delle cose che non vanno.
Se ne renderanno conto solo se riusciremo a mostrare quanto la vita potrebbe essere ricca, opulenta addirittura, piena di feste, relazioni umane e arte.
In un paese che butta via il cibo sufficiente per nutrire 40 milioni di persone potremmo lavorare tutti la metà… E vivere comunque nel lusso.
Ma un conto è dirlo, un conto è farlo.
Ho pensato molto a cosa potrei fare per sostenere i rivoltosi libici… E alla fine ho pensato che è doloroso che io, in concreto, non possa fare nulla per arginare questo massacro.
Dura verità, non ho strumenti di pressione su di un dittatore pazzo chiuso in un bunker.
Quel che possiamo fare è solo continuare a combattere la madre di tutte le battaglie: dimostrare che è possibile vivere alla grande, sperimentare livelli di ricchezza vera, di vera qualità della vita, costruendo pezzi di società “razionale”.
Ritmi diversi, relazioni diverse, consumi diversi.
Mi dà fastidio la parola decrescita, perché fa pensare alla rinuncia a qualche cosa.
Non abbiamo bisogno di rinunciare a nulla, vogliamo solo toglierci dalle palle quel che ci sembra insopportabile.
Rinunciare a viaggiare un’ora per andare a lavorare, ad asfissiarsi negli ingorghi durante le vacanze, mangiare cibi vecchi, che hanno percorso migliaia di chilometri, andare ad assordarsi in discoteche costose dove offrono pessime bevande, lavorare come muli e non avere tempo per volersi bene. Rinunciare a questa cacca non vuol dire decrescere, vuol dire liberarsi da stupide forme di autopunizione.
Sto intervenendo via Skype a parecchi dibattiti in giro per l’Italia e mi stupisco della quantità di oratori che ascolto che si divertono a dire che tutto va male e dobbiamo rinunciare ai nostri standard di vita.
Pensano che spaventando le persone le convinceranno a darsi una mossa.
Io personalmente credo che per essere più ecologici dobbiamo solo divertirci di più e godere di più del buon cibo, del buon vino e della compagnia di persone interessanti e smettere di buttare soldi dalla finestra comprando individualmente (vedi gruppi di acquisto).
E smettere anche di sprecare i nostri talenti facendoci spremere da aziende che non hanno anima e perseguono strategie contrarie all’etica e alla lungimiranza.
Tutto il tempo che ci prende questo scontro con Berlusconi (che anche lui ormai ha le ore contate)
ci impedisce di focalizzarci sul fatto che esiste una destra, esiste una sinistra triste e depressa e poi c’è una crescente massa di persone che vogliono finalmente mettere al servizio dell’umanità la ricchezza e le innovazioni scientifiche straordinarie che sono a nostra disposizione.
Noi siamo quelli che si sono rotti i santissimi delle chiacchiere negative e vogliamo vivere in modo diverso da adesso… Anzi lo stiamo già facendo e vogliamo continuare a migliorare la situazione costruendo dei pezzi di SISTEMA DIVERSO che ci mancano. C’è una distanza da colmare, Abbiamo bisogno di nuovi strumenti collettivi.
Già oggi chi ha scelto di lavorare, abitare, spendere e costruire relazioni con gli altri in modo diverso sperimenta una qualità della vita molto migliore di quella di chi accetta i sistemi di gestione del bestiame umano che vanno per la maggiore.
Già il solo decidere di andare controcorrente e rompere con i comportamenti massificati è una grande soddisfazione che galvanizza la dopamina e scatena il sistema immunitario.
E poi il tuo alito è anche più gradevole.
Ma cosa succederà ora che abbiamo iniziato a sviluppare il movimento degli ecovillaggi Riusciremo a costruire case a basso costo in autocostruzione per migliaia di famiglie? Riusciremo a creare migliaia di posti di lavoro fuori dal sistema dei ladroni dissennati?
Riusciremo a rendere sinergiche le nostre economie individuali?
Riusciremo a non comprare più niente dai mercanti di incubi?
La risposta a questa domanda la devi dare tu: inizi a costruire il tuo ecovillaggio?
Questa è una DIASPORA.
Abbandoniamo i vecchi schemi.
Traslochiamo nel buon senso!

Se non hai modo di iniziare subito a costruire un ecovillaggio hai 100 altri modi per togliere ossigeno alle Multinazionali del Dolore.
Ogni volta che consoci i tuoi consumi
Ogni volta che condividi una risorsa
Ogni volta che concludi un baratto, usi una moneta solidale, cooperi, crei un momento di incontro (una festa, uno spettacolo, un flash mob, un happening)
Ogni volta che comunichi informazioni censurate
Ogni volta che usi il sorriso, la spinta gentile, l’approccio comico
Ogni volta che non sprechi risorse e occasioni
Ogni volta che perdi tempo a vivere e a far l’amore col mondo,
HAI INFERTO UN DANNO MEMORABILE A QUESTO COLOSSALE, COSTOSISSIMO SISTEMA PER PRODURRE SPAZZATURA.
 


L'unico vero dio dell'Occidente è un dio disumano

Nichi Vendola

La settimana scorsa seguivo Nichi Vendola ad Annozero: alla richiesta di un giornalista di dire cosa, in concreto, il suo partito avrebbe fatto qualora avessero vinto le elezioni, Vendola diceva: lotta alla precarietà, in tutti i sensi e partiva con un pistolotto un po' retorico che in concreto diceva poi pochino. Mi ci sono arrabbiata e molto, perché niente ti fa arrabbiare di più di uno che sta dalla tua parte e fa una brutta figura... Pensavo alla solita casalinga di Voghera che in quel momento stava dicendo: “Ecco! Come al solito! Tante chiacchiere e pochi fatti! Altro che Berlusconi che quando parla dice le cose chiare!” Che poi B. racconti un sacco di balle è un altro paio di maniche.
Poi domenica Riccardo Iacona presenta una puntata di Presa Diretta dal titolo “Arrangiatevi”, dove racconta di come il welfare sia nel nostro Paese una parola che non ha più alcun significato, sarà che è inglese...
Il welfare è diventato un lusso che non ci possiamo permettere? chiede Iacona: l’Italia non è un Paese per poveri? In Campania la disoccupazione generale è al 40%. Solo lì stanno per fallire 200 cooperative sociali, in tutto il settore 20mila lavoratori perderanno il posto.
Ma si parla di Napoli e si sa che al sud le cose vanno malissimo...
Ma poi vado a trovare la mia amica Carlotta a Bologna e scopro che non è solo Napoli... ma andiamo con ordine.
Carlotta si occupa da più di vent'anni di disagio minorile, ha iniziato giovanissima con un paio di amici e il suo primo ufficio è stata una cantina... sembra la storia di Steve Jobs... ma Carlotta, laureata in pedagogia, aveva a cuore non i circuiti integrati ma i ragazzi di strada, e quindi non è mai apparsa sulle copertine del Time e di soldi ne ha fatti pochini.
Dopo anni di lavoro nelle cooperative sociali, Carlotta, che ormai ha acquisito una grande esperienza, decide di fare un concorso e di entrare all'Usl della prospera città emiliana. Tutti le dicevano che era pazza, lo stipendio sarebbe stato basso, l'ambiente del servizio pubblico faticoso, ma lei opponeva a chiunque il suo: “Se non ci lavoriamo dal di dentro non cambierà mai niente, e poi è il servizio pubblico a doversi occupare di prevenzione, dobbiamo organizzare qualcosa che resti...” E allora anche i suoi amici sono andati a lavorare con lei costruendo dal niente un servizio di eccellenza. Carlotta lascia il suo lavoro sul campo e si trova a combattere con i bilanci, organizza dal niente una serie di collegamenti tra mondo del lavoro, polizia, Comuni e Usl, fa centinaia di incontri con tutti coloro che sono coinvolti in questi progetti, crea una rete di salvataggio per tutti i ragazzi minorenni che si trovano in difficoltà e per le loro famiglie. Un lavoro incredibile e straordinario...
Ma poi, anche nella città più rossa d'Italia arriva il nuovo dio e anche a Bologna le Usl diventano Asl e devono diventare, appunto, Aziende, devono produrre...
Bella contraddizione! Perché mai un'azienda che si occupa di sociale deve produrre reddito?
Perché?
E arrivano i manager a dire quello che si può e quello che non si può pagare, manager che non conoscono i ragazzi, che niente sanno del servizio offerto e ai quali poi comunque non interessa. Perché lo scopo non è dare quel servizio ma guadagnare soldi, far quadrare i bilanci, servire a dovere il nuovo dio.
Che importa se un neonato di 20 giorni muore di freddo in piazza? Tanto a pagare con il rimorso e il lavoro sarà quell'assistente sociale che ha una zona troppo grande da controllare, che non ce la fa a seguire tutti perché le hanno tolto colleghi e risorse, e che non ha avuto il tempo di chiedere a quella madre: scusa, dove vai a dormire la sera?
Non pagano i nuovi manager, loro non hanno responsabilità se non quelle che riguardano il loro dio, che tra l'altro con loro è molto generoso, visto che elargisce uno stipendio almeno 8 volte più alto di quello dell'assistente sociale. Per non parlare poi dei benefit, dei favori fatti agli amici e agli amici degli amici...
E allora, in questa fase “manageriale” Carlotta è una spina nel fianco, lei che fa le pulci nei bilanci, lei che sta mai zitta.
Carlotta, per cui ogni ragazzo, ogni “utente” è importante.
E allora Carlotta viene spostata a un altro settore, che non ha niente a che fare con la prevenzione del disagio sociale minorile – che in pratica significa seguire i ragazzi con problemi loro e di famiglia per impedire che  si caccino nei guai, che finiscano in galera, per seguirli negli studi, per trovare loro un lavoro che li tolga dalla strada, ecc. -  Anzi, quel settore probabilmente verrà ridimensionato, di fatto dove prima lavoravano cinque persone, oggi ne lavora una e solo fino alle ferie estive... poi non si sa... sì, perché se Carlotta almeno il lavoro continua ad averlo, i suoi colleghi delle cooperative sociali, a Bologna come a Roma e come a Napoli se ne stanno a casa.
Eh già, la prevenzione non fa scalpore, non fa audience, non dà risultati visibili e immediati.
La prevenzione non interessa più al nuovo dio dei nostri giorni, mal che vada riapriamo i manicomi e costruiamo nuove galere.
Ecco forse quello che voleva dire Nichi Vendola quando parlava di lotta alla precarietà, è anche la precarietà del nostro futuro, un Paese che non investe sui giovani non ha molta vita... e se non intendeva questo spero di avergli dato una buona idea.
Carlotta non si arrende, e non perché è una martire o perché crede che riuscirà a cambiare il mondo. Semplicemente Carlotta non vuole che il mondo cambi lei, ed è profondamente atea.

Gabriella C.