Ribellione spirituale

Viviamo in un'allucinazione collettiva.
La gente non vive veramente

Donne... non ne potete piu' della lavatrice?

In Cina, nella provincia di Shenyang, e' stato aperto un nuovo negozio per donne che vogliono sfogarsi.
Si entra, si paga l'affitto di una mazza, si indossano le protezioni di sicurezza e si puo' distruggere tutto quello che si vuole: giocattoli rumorosi, elettrodomestici, televisori, piatti, chi vuole puo' addirittura recarsi nel reparto “Carta” e strappare fogli, quaderni, manifesti.
Si puo' scegliere anche una stanza a tema e spaccare un bagno o mobili della cucina. Tutti gli oggetti sono riciclati dalla spazzatura.
Tra le clienti piu' frequenti, spiega Wang Jingyu, general manager e ideatore del locale, ci sono studentesse universitarie stressate dagli esami e donne in carriera sotto pressione.
Nonostante l'ingresso sia vietato agli uomini, sembra giovi anche ai rapporti di coppia.
(Fonte: Wired)

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A.A.A. Cercasi suonatori di vuvuzela per rompere i timpani ai vertici della BP

L'idea e' di Adam Quirk, produttore di video di Brooklyn, New York, che ha postato il suo progetto in un sito internet per la raccolta di fondi (http://www.kickstarter.com/projects/quirk/vuvuzelas-for-bp), riscuotendo un inaspettato successo.
Adam vuole raccogliere 1.000 dollari al giorno per pagare una squadra di suonatori di vuvuzela che si piazzi davanti alla sede della British Petroleum e suoni ininterrottamente per tutto il giorno.
Questo finche' la multinazionale non fermera' la marea nera nel Golfo del Messico e non risarcira' le vittime del disastro ambientale.
Il denaro in eccedenza verra' devoluto al Center for Biological Diversity's Gulf Disaster Fund.
Si puo' partecipare donando dei soldi o l'ugola.
(Fonte: Zeusnews)
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Il grande Christian Hernandez

Ebbene si', facciamo il tifo per questo torero da corrida di Citta' del Messico, 22 anni. Durante l'ultima esibizione, quando ha visto che un toro molto incazzato lo stava caricando si e' girato ed e' scappato, dando l'addio alla sua carriera da professionista.
Alla stampa ha dichiarato: “Ci sono alcune cose di cui bisogna prendere atto, a un certo punto. Io non ho l'abilita' necessaria, non ho le palle, non e' cosa per me!”.
(Fonte: Apcom)

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Comico fonda partito e vince: e non e' Grillo.

La formazione politica fondata da un celebre attore comico islandese, John Gnarr, ha vinto le elezioni comunali a Reykjavik.
Lo schieramento vincente ha candidato attori, musicisti, casalinghe e personaggi dello spettacolo, utilizzando YouTube per la propria campagna elettorale. E' stato pubblicato un video ufficiale per le elezioni dal titolo "Noi siamo i migliori", cantato sulle note di "Simply the best", un vecchio successo di Tina Turner. Nel testo della canzone Gnarr, in caso di vittoria promette, tra l'altro, palme sul lungomare, asciugamani gratis nelle piscine comunali, un orso polare allo zoo, una Disneyland, un parlamento senza droghe entro il 2020 e un solo Babbo Natale, per risparmiare in tempi di crisi. (In Islanda ce ne sono una trentina, tutti diversi).
Altro che “Meno male che Silvio c’e'…”

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La guerra diventa arte

Quella che vedete nella foto e' una delle sedie create da Goncalo Mabunda, artista 35enne del Mozambico.
La struttura e' fatta di fucili, mitragliatori, pistole, lanciagranate e bombe a mano, tutte armi sequestrate ai guerriglieri dopo il 1992 e opportunamente disinnescate.
Mabunda tiene mostre in Europa e negli Stati Uniti, il 29 maggio ricevera' un premio alla cultura dal Comune di Vietri sul Mare, Salerno.
Poi si prendera' un periodo per ricaricarsi.
http://www.goncalomabunda.net/
(Fonte: espresso.repubblica.it, segnalata da Daniele)
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Pacifica disobbedienza ecologica

A New York un gruppo di attivisti ha dipinto una pista ciclabile sulla strada Bedford Avenue a Brooklyn.
La pista era stata recentemente cancellata dall'amministrazione cittadina per fare posto a nuovi parcheggi.
Rischiano una denuncia ma hanno fatto un magnifico lavoro in una sola notte, ottimo requisito per vincere le gare d'appalto pubbliche.
(Fonte: Yeslife)
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Il buonismo ci ha stufato, evviva la realta'!

Oltrepassata la soglia dei 50 mi capita sempre di piu' di riflettere sulle persone e sui rapporti umani.
Al di la' del razionale, poi, ci sono frasi che buttate li' da emeriti sconosciuti mi fanno venire la pelle d’oca.
“Io voglio bene a tutti” per esempio, “Io amo l’umanita'”. Beh… io no. Io non voglio bene a tutti, voglio bene a qualcuno, che conosco, che fa parte della mia vita. E ne fa parte per mille motivi: perche' ho condiviso con questa persona pezzetti importanti del mio cammino, perche' mi ha detto una frase che ci stava proprio rispetto a quello che stavo vivendo e per mille altri motivi. Queste persone sono dentro la mia vita. A vari livelli, mica tutti nello stesso modo. Nel tronco del mio esistere, che conta tanti cerchi, il primo e' composto di coloro che chiamo “schiridu'” perche' definirli amici e' riduttivo: gli schiridu' sono i pezzi di te senza i quali la tua vita non ha piu' senso e per cui daresti tutto, esistenza compresa, sono l’Amore, quello che crea i legami, sono i Piccoli Principi che mi hanno addomesticato, e se uno schiridu' uccide una persona io penso a come salvarlo, a dove fuggire. Non mi importa della vittima, non la conoscevo. Io, poi, son fortunata, ho molti schiridu', piu' della maggioranza delle persone. Ma per tanti che siano si contano sulle dita di una mano.
Poi il secondo cerchio e' composto dagli amici, e cosi' via.
Ogni cerchio aggrega: persone che stimo, a cui voglio bene, con cui esco volentieri e passo del tempo piacevolmente.
Gli altri? Non mi interessano, non so chi siano, non li frequento. Non e' detto che alcuni di loro, che occasionalmente posso incontrare, non entrino nel mio tronco ma non li cerco, non ne sento il bisogno. Non mi gratifica piu' essere amata da tutti. Specie se questo “amore” lo devo poi pagare in tempo prezioso, discorsi che mi annoiano o ricatti morali.
Non voglio bene al primo stronzo, se e' vivo o morto non mi fa alcuna differenza, non voglio bene al cane dei vicini che abbaia giorno e notte, se muore mi fa un favore. Poi non uccido, che son pacifista, ma se posso ogni tanto caccio un urlo cosi' mi sfogo.
Non sopporto quelli che hanno figli piccoli e li fanno diventare i padroni della loro vita, che sarebbero poi cavoli loro se non fosse che quando vengono a trovarmi pensano che il piccolo mostro debba anche essere padrone della mia.
Trovo di una noia mortale chiunque pensi che perche' sei una persona gentile ti puo' raccontare tutta la sua vita partendo dalla mamma incinta, o quelli che iniziano il discorso dicendo “Tu mi capisci…”. No, io non capisco un cazzo, mi devi spiegare bene e comunque non e' detto che mi interessino i tuoi problemi di coppia, a meno che non mi paghi per ascoltarli.
Detesto cordialmente chiunque non faccia domande chiare e precise: “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi” e' una canzone di Battisti, nel quotidiano questi arzigogoli mentali mi danno l’orticaria.
Provo una sana antipatia per chiunque pensi che visto che mi occupo di ecologia e sono di sinistra ogni problema o tiramento di culo di un gruppo di squinternati debba essere di mio interesse: “Ma come!!! Non fai una campagna per la salvaguardia del panda gigante?!?!” No, ho altro a cui pensare e se te ne occupi tu perche' me ne devo occupare pure io? “Ma come? Ma non sei ecologista?” Si', ok, ma posso fregarmene altamente del panda gigante, sono in tutto sei al mondo e si spende piu' per farli scopare che per dar da mangiare ai senzatetto.
Nel 1999 tenemmo ad Alcatraz un festival della comicoterapia, tra gli ospiti anche i bambini di strada di Bucarest, al tempo 6.000, che vivevano nel Canal, una sorta di sotterraneo della citta', sniffando colla per non sentire i morsi della fame. Pochi giorni dopo la fine del festival mi telefonarono da un’associazione: “Noi ci occupiamo dei cani randagi di Bucarest… e' un problema enorme, sa? Queste povere bestie sono abbandonate a se stesse…, non puo' non interessarle questo problema!!!” Grrrrrr.
Oppure quelli che ti dicono: “Ti mando due righe sul mio progetto” e ti inviano 1.253 pagine scritte a corpo 2 dove ti spiegano per filo e per segno una cosa che non ha niente a che fare con la tua attivita' e il tuo impegno, e l’hai pure gia' detto, ma insistono dicendo: “Cosi' ti fai un’idea…” e dopo 20 minuti ti richiamano per sapere se hai letto tutto e sei disposta a partecipare a un evento che coinvolgera' 12 persone in un paese dell’avellinese che ci metti sei giorni per arrivarci e non e' previsto il rimborso spese e se lo chiedi si offendono pure, perche' per la causa questo ed altro.
Ma alla causa ci dedico l’intera giornata, e' il mio lavoro! Mica come te che lavori alla Nestle' e poi per pulirti la coscienza fai il volontario dei miei santissimi.
E non sopporto, in assoluto, quelli che accampano scuse per qualsiasi cosa. Specie in ambito lavorativo. Non ci sono scuse. Ma mai. Se devi fare un lavoro o rispettare un impegno, le scuse stanno semplicemente a zero. Se abbiamo un appuntamento e arrivi in ritardo senza avvisarmi non ci sono scuse, e anche se mi avvisi deve essere successo che a casa tua c’e' stata un’invasione di extraterrestri altrimenti, anche in quel caso, non ci sono scuse.
Ho lavorato per un periodo in una casa editrice a Bologna e traducevamo testi. Per trovare i traduttori facevamo dei test, mandavamo un brano inglese e ci tornava tradotto in italiano. Molti erano decisamente da buttare e un giorno in cui ero particolarmente in vena di fare la “buona maestra” decisi di chiamare due ragazze che avevano fatto delle traduzioni tremende per spiegare loro che cosi' no, in cosa avevano sbagliato. La prima mi rispose: “Sai ho solo 27 anni e non sono esperta, poi mi pare che alcuni paragrafi andassero bene…” e la seconda “Si', hai ragione ma sai… ho fatto la traduzione senza vocabolario”. Senza vocabolario?!?!?! Ma perche' senza vocabolario? Te l’aveva mangiato il gatto? E poi a 27 anni c’e' chi ha scalato le montagne… e c’era qualche paragrafo giusto? Ma si presuppone che un traduttore faccia tutto bene!
Da allora decisi che le spiegazioni per le traduzioni non accettate me le tenevo per me.

Un amico mi raccontava dell’infanzia in un paese dell’Africa. Mi diceva che i bimbi iniziano a occuparsi di pecore a 3 anni, e devono stare molto attenti a non perderle perche' producono il latte per tutti, fanno la differenza tra la vita e la morte di una famiglia.
Mi raccontava che quando si perdeva una pecora il bimbo non tornava a casa fino a che non l’avesse trovata, non importa che ora fosse, doveva riportare a casa tutte le pecore. Quando arrivava a casa la madre senza dire una parola contava le pecore e, se c’erano tutte, metteva davanti al bimbo il piatto con la cena. Semplice: il bimbo aveva fatto il suo lavoro e la madre aveva cucinato il cibo. Il rapporto e' chiaro, trasparente, privo di ogni pastoia emotiva.
Cosa succede se il bimbo perde la pecora e proprio non la ritrova? chiesi. La deve ricomprare, mi rispose, e andra' in giro per il villaggio a cercare mille lavoretti che fara' dopo avere accudito al gregge, per raggranellare i soldi per la pecora. E quando sara' riuscito a ricomprarla arrivera' a casa, la madre contera' le pecore e senza dire una parola mettera' davanti al bimbo il piatto con la cena,
E il bimbo non si aspetta parole di elogio dalla madre, perche' lui ha risolto il proprio problema, SUO di lui, non era di nessun altro e nessun altro poteva e doveva risolverglielo. Cosi' impara che i problemi hanno sempre una soluzione. E che lui e' in grado di risolvere i propri problemi.
Lo stesso amico mi raccontava che in questo paese cosi' povero un giorno arrivarono alcuni bianchi che facevano parte di un’organizzazione umanitaria. Chiesero ai bambini di partecipare a classi in cambio di cibo e altre cose. Quando i bimbi arrivavano al centro una signora dell’organizzazione faceva ampi sorrisi dicendo: “Ma che bello! Ma bravo!” e i bambini la guardavano molto perplessi: lo facevano per loro, per ricevere quanto promesso, e sembrava lo facessero per lei… questo li mandava in confusione… perche' questa donna li ringraziava per avere svolto il loro lavoro? Dare e avere, una regola chiara, perdeva di senso e cosi' creava una grande confusione.
La gratificazione… che parola assurda quando viene richiesta ad altri. La gratificazione ognuno la trova dentro se stesso, perche' in quel momento, per quella cosa, abbiamo fatto quello che dovevamo fare, quella che era la nostra responsabilita', e abbiamo risolto i problemi che ci si presentavano. A che eta' si smette di chiedere alla mamma: “Sono stato bravo?”
Vi posso assicurare che a quei bambini una frase del genere non passa neanche per l’anticamera del cervello: che va tutto bene lo capiscono da soli quando contando le pecore vedono che ci sono tutte.

Boh, ripeto, sara' l’eta' e la saggezza che ne consegue ma ormai ho capito da tempo che amare tutti significa semplicemente amare nessuno e i cuoricini e le dichiarazioni mielose mi mandano in travaso il serbatoio della retorica.

Questo non significa che vada in giro con il kalashnikov, sono una persona gentile e sorrido spesso, anche se devo ammettere che, prima del caffe' della mattina, non sono esattamente cordialissima.
Scusatemi, ma a me il buonismo fa venire la congiuntivite, e nel 2010 ci voglio vedere chiaro.
 

Gabriella C.

Io odio i rapporti umani.

Il primo passo verso il miglioramento della condizione di una persona e' una valutazione realistica dei fatti.
Prendiamo le relazioni con gli altri esseri umani.
Ci sono dei problemi di relazione con gli altri.
Ma, diciamoci la verita', a volte non e' che hai problemi di relazione con gli altri esseri umani.
E’ che non vuoi nessuna relazione con gli esseri umani.
Conoscere la gente comporta il rischio di affezionarsi. Si diventa amici, magari amanti, poi si fanno male, muoiono o diventano dei sabotatori della tua perfetta esistenza. E tu soffri.
Percheccazzo devo avere rapporti sociali? Fottetevi.

Lo stesso vale per tutte le teorie spiritualiste e le scuole di psicologia e psicanalisi, pensiero positivo e mantra tibetani.
Mica me l’ha ordinato il medico di LAVORARE SU DI ME.
Perche' devo stare li' a migliore il mio stile di vita?
Non sarebbe meglio ammettere che vivere e' una gran rottura di coglioni e l’anestesia totale e' meglio?
Quello dice: “Allora suicidati!” e perche' mai? Suicidarsi e' sgradevole e doloroso. E io sono fedele al principio: non far tu quel che puoi lasciar fare a qualcun altro.
Ci sono dei giorni che io preferisco semplicemente praticare l’anestesia totale. Mi immergo in un videogame, in un lavoro vorticoso, ammazzo il tempo anziche' viverlo. Prima lo inganno e poi l’ammazzo. E’ una bella rivincita anche. Non vivo, senza la scomodita' di uccidermi. Frego la vita.

Diciamoci la verita', tanto non ci sente nessuno…
Ogni tanto io mi sento proprio cosi'. Non sempre ma ogni tanto si'.
A volte sono RISENTITO con il mondo che non mi vuol dare quello che e' giusto. Il mio diritto.
Sono risentito.
Incazzato, avvilito.
Ma tendo a far finta di niente. A non vedere che cerco una specie di vendetta contro tutto negandomi alla vita.
Me ne vado. Scappo. Mi nascondo.
Me ne sto per conto mio. Con la mia rabbia.
Un breve suicidio.
Poi mi tocca tornare a vivere.

IO PRATICO L’ANESTESIA
Come forma di protesta. Il mondo e' ingiusto? E io lo punisco smettendo di vivere attivamente. Mi infilo in un videogame e ci resto 6 ore di seguito senza respirare mai.
Anche tu pratichi l’anestesia ogni tanto?
Come fai?
Che tecnica usi?
Forse fai un uso compulsivo della politica?
Preferisci le donne nude?
Oppure lavori fino ad azzerarti la testa?
Giochi d’azzardo?
Rimugini?
Ti fai le seghe mentali?
Odi qualcuno?
Ti droghi?
Ti ubriachi?
Stai dentro la tua routine?
Prendi gli psicofarmaci?
Usi il Grande Fratello (bovinizza in poche puntate!)
Dai la caccia ai batteri sulle piastrelle del bagno? (li scovi col microscopio e poi li uccidi uno per uno con un un nanomartello, miracoli moderni delle nanotecnologie).

La societa' moderna ha inventato mirabolanti sistemi per uscire di scena. Puoi vivere passando da un Ipod a un PC a un Tv al plasma senza dover pensare o ascoltare le sensazioni del tuo corpo neppure un istante in tutta la giornata.
Il parametro dell’anestesia e' proprio questo: quanto tempo passo senza sentire quella scassacavoli della sensazione di vivere?
Sensazioni fisiche.
Sensazioni emotive.
Le sensazioni sono il nostro problema. Il bersaglio dell’anestesia.
Sono deluso, non ho voglia di niente. E soprattutto non voglio sentire quella sensazione sgradevole che mi attanaglia alla pancia, alla gola, alle ginocchia, all’inguine. Che mi attacca alle spalle, mi sorprende. NON VOGLIO.
Chiudo i contatti.
Base Terra, Base Terra addio, avete rotto le palle.
Addio.
Io me ne vado.
Astronave 317 adieu!
Me ne vo'.
Cuccatevi voi il Mare della Sfiga.
La Noia delle Muffe Mentali.
I Biechi Blu.
I Cucu' a molla.
Le donne con la colla.
La gente Pappa Molla.
L’Ingiustizia esistenziale.
Di essere nato maiale e morire sotto Natale.
Va tutto cosi' in fretta.
E sembra che non si muova niente.

Allora dico.
Sono proprio incazzato.
E ho tutte le mie ragioni.
E anche tu le tue.
Allora resto staccato dal mondo.

Pero' ogni tanto mi viene la voglia.
Una cosa pericolosa.
Mi dico: ma vaffanculo Jacopo, tanto sei vivo, non sei bravo a fare finta di essere morto.
Ce ne sono che ci riescono. Diciottenni lobotomizzati, ottantenni sclerotizzati, quarantenni impomatati con l’appretto nell’anima e il gel sui sentimenti.
Io invece, a volte, mi sembra quasi che potrei anche vivere.
Ascoltare fiumi di sensazioni, conoscere persone anche se so che non si tratta di immortali.
Creature transitorie.
Brevi sprazzi di individualita' nella misura esagerata del tempo. Devi conoscerli subito, domani chi lo sa se ci sono ancora.
Piuttosto che piangere i morti e sfuggire i vivi sarebbe meglio il contrario. Fiori di campo. Non durano quanto le piramidi.
Ma i giorni se li vivi tutti sono immensi. Dall’alba al tramonto, e anche un po’ di notte. E puoi trasformare ogni giorno in una vita intera. E vivere migliaia di vite.

Quel che 'sti stronzi non c’hanno detto a scuola e' che possiamo scegliere. Ogni mattina: vita o anestesia totale rimuginante.
Per anni ho pensato che mi alzavo di un certo umore o di un altro.
Una roba tipo che hai gli occhi azzurri o non li hai; non ci puoi fare niente. E anzi pensavo che fosse ingiusto agire contro il proprio umore. La propria fenomenologia interiore ha un diritto. La meteorologia dei sentimenti va rispettata, tu sei i tuoi sentimenti.
Partivo dalla constatazione che negare i propri sentimenti sia nascondersi qualche cosa. Fa male non ascoltare le sensazioni emotive.
Giusto.
Lo penso ancora.
Ma sto parlando di un altro aspetto della questione.
Mi alzo, sto male, ne prendo atto, dedico un quarto d’ora a osservare quanto sto male e a dirmi: ma quanto sto male. Magari posso cercare di comprendere sommariamente anche perche' sto cosi' male e fare un bell’elenco dei motivi. Se sto veramente male e ho veramente molti motivi di dolore da elencare posso anche passare 45 minuti a crogiolarmi nella contemplazione zen del mio dolore cosmico e della mia anima bambina schiaffeggiata dai marines.
Ma poi tocca decidere di alzarsi dal proprio brodo di merda. Sorridere. Anche se non ne hai voglia, dopo un po’ che sorridi il tuo cervello (che e' ‘nu poco fesso) si convince che tutto va bene e inizia a produrre ENDORFINE,  meravigliose sostanze naturali che provocano un intenso rafforzamento di tutte le funzioni vitali organiche e danno una sensazione oserei dire piacevole.
Endorfine, dopamine, endocannabinoidi eccetera.
C’abbiamo tutta una farmacia dentro, fantastica.
Sto male?
Mi curo!
Piglio la pasticca.
Come faccio?
Mi metto a fare qualche cosa. Corro, rompo gli zebedei al mondo con un articolo, organizzo un gruppo d’acquisto, una festa, faccio sesso.
Poi sto meglio. Il difficile e' alzarsi. Riuscire a immaginare che nel giro di mezz’ora potresti stare gia' meglio, molto meglio.
Mi viene una specie di rabbia, perche' lo so che se mi muovo poi smetto di rimuginare, mi si alza il tasso di ossigeno nel sangue e la pelle diventa piu' luminosa. Mi fa rabbia di essere cosi' debole, che basta niente che subito mi sento quasi bene. E tutta l’indignazione, tutto il livore, tutto il malanimo, la delusione, la frustrazione puo' svanire da un momento all’altro come se non avesse nessuna importanza, nessuna sostanza.
Una parte di me vorrebbe lottare per proteggere il mio sacrosanto cattivo umore. Il mio livido disprezzo per la vita. Ho diritto di soffrire per questo mondo di cacca quanto voglio!
Vero.
Ma chi me lo fa fare?
E’ semplice stare un po’ meglio. Ci riesci subito. E appena stai un po’ meglio poi stai ancora meglio. Sei incazzato con lei, poi lei fa una certa cosa, che magari ti piace tanto, e passa tutto in un attimo. Ci vuol poco. E tu pero' sei un po’ arrabbiato constatando come lei abbia il potere assoluto sul tuo stato d’animo.
Mi viene voglia invece di usare questa fragilita' del mio malumore, questa evanescenza della musonita'.
Ho voglia di esplorare TERRITORI DELLA MIA ANIMA DOVE LE INCROSTAZIONI DI RABBIA FRANANO.

Questa e' la mia idea per il 2010.
Non farmi piu' fregare neanche un giorno dall’ANESTESIA TOTALE.

 

Caro Gesu' Bambino, non ti chiedo il tritolo

Riflettendo a lungo e mobilitando a fondo i miei vispi neuroni mi son chiesto cosa chiedere a Gesu' Bambino a Natale.

Di cosa avremmo bisogno?
Cioe', dovendo scegliere un solo desiderio, come nelle favole, cosa sceglieresti?
Beh, oggi mi sento molto umanista, forse perche' siamo sotto la neve, e mi sono impegnato a pensare a qualche cosa di utilita' per tutti.
Cosa vorrei?
UN PO’ DI METODO!
Mi sono persuaso che il problema non sono i signori calvi con un grande pisello che non sta mai tranquillo.
Non sono i complotti planetari degli illuminati e neanche l’inquinamento.
Quel che ancora non si e' affermato e' un metodo sensato per affrontare i problemi.
Da anni ormai esimi scienziati e filosofi battono su questo punto: l’umanita' vive molti drammi per un errore metodologico profondamente radicato.
Cosa fai se tuo figlio ti crea dei problemi?
Lo sgridi? Gli fai la predica?
Lo punisci?
Perche' lo fai? Hai avuto anche tu 14 anni e sai benissimo che nessuna di queste azioni e' utile. “Mio padre mi puniva, io invece saro' democratico e spieghero' gentilmente a mio figlio che sbaglia.”
Non ti viene in mente che non basta migliorare un metodo che e' completamente sbagliato.
Una relazione, qualunque relazione, si misura in termini di ESPERIENZA COMUNE. Le persone si amano, coltivano sentimenti di amicizia e di solidarieta' se nella relazione vivono esperienze comuni.
Ora quanta esperienza comune c’e' tra genitori e figli?
Quanto tempo si gioca insieme? Quanto tempo si chiacchiera (fare le prediche e criticare sono due cose diverse dal chiacchierare amichevole), che avventure si vivono assieme?
Gli adolescenti hanno bisogno di esperienze intense per crescere, per sognare positivamente la loro vita futura.
Hanno bisogno di dare un senso alla loro vita.
Compito dei genitori dovrebbe essere quello di condividere esperienze positive e emozionanti con i figli. Passare una notte nella foresta, dipingere una grande parete, curare i fiori, riparare la moto, andare a un concerto.
Se ci sono problemi con un adolescente, si dovrebbe dedicare un minuto a dire cosa non va. Poi bisognerebbe dedicare molte ore a qualche cosa di appassionante.
Ma quanti genitori hanno tempo di farlo?
Quanti sono disposti a credere che e' meglio NON occuparsi del figlio che va male a scuola, minacciandolo, e dedicarsi invece a vivere con lui esperienze appassionanti?
Gia' sento qualcuno che dice: “Ma cosa c’entra portarlo di notte nel bosco se non studia.”
Posso citare un esempio. Ho lavorato per anni con i tossicodipendenti e ho visto i metodi usati dai genitori per far ragionare i figli. Metodi autoritari, metodi gentili, violenti, colpevolizzanti. Nessuno di questi metodi aveva dato qualche risultato. I figli si bucavano e le famiglie erano distrutte. A volte anche economicamente.
So solo di una madre che ha ottenuto un risultato stabile e immediato.
Ha scoperto alla mattina che lui si faceva le pere e alla sera erano sopra un aereo diretto in Amazzonia. Hanno passato 4 anni insieme a girare deserti, giungle e vette di montagne. Tutti posti dove se il ragazzo dice: “mi faccio un giro” puoi stare sereno che il primo spacciatore e' a 500 chilometri.
La madre ha affittato l’appartamento che avevano a Milano e con quei soldi hanno vissuto alla grande. Anche perche' nella foresta e' difficile spendere piu' di un paio di euro al giorno per mangiare e dormire e' gratis.
Quando sono tornati dopo 4 anni il ragazzo non aveva piu' nessuna intenzione di drogarsi. Aveva combattuto contro i coccodrilli bianchi del Sahara e aveva visto i piranha mangiarsi un toro. L’eroina non gli sembrava piu' tanto interessante.

Credo che lo stesso ragionamento lo si possa fare in politica.
Le manifestazioni, le chiacchiere sui capelli del mostro di Milano2, le sue donne, le loro tette e i suoi processi, sono senz’altro giuste. Ma sono utili quanto una predica: poco.
La situazione italiana non cambia se le persone non cambiano modo di ragionare e questo puo' succedere solo se ci sono cambiamenti nel loro modo di vivere.
In questo momento solo una parte minima del movimento progressista ha capito che non servono le prediche ma ESPERIENZE COMUNI.
I gruppi di acquisto solidali, i negozi equi, le cooperative sociali, le imprese ecologiche che permettono ai cittadini di produrre la loro elettricita' stanno cambiando gli italiani perche' coinvolgono direttamente le persone in modalita' di vita diversa, di economia diversa, fanno sperimentare prodotti migliori, sapori piu' intensi e un modo di spendere e consumare che ruota intorno alla convivialita', alla socializzazione e induce naturalmente a stili di vita e di pensiero diversi, antagonisti al sistema del dolore, dello shopping e della solitudine.

Un’altra questione metodologica essenziale riguarda il modo di organizzarsi. E’ chiaro che se vuoi concludere qualche cosa devi creare un sistema di coesione e coordinamento nazionale delle iniziative. Ma e' anche chiaro che il “sistema partito” genera spontaneamente ogni sorta di gruppi di potere che fisiologicamente sono portati a competere e farsi guerra invece che a collaborare.
Inoltre il “sistema partito” e' strutturalmente indirizzato a creare un sistema leaderistico e al contempo incoraggia i militanti a fidarsi dei capi e a delegare la fatica di trovare le soluzioni ai problemi.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Ma come e' possibile organizzarsi senza creare leader, militanti che delegano e linee politiche confezionate dai vertici e approvate dalla base?
Anche in questo caso in realta' gli esempi non mancano.
La manifestazione del B-Day del 5 dicembre e' stata un successo.
Ma anche l’esperienza dei gruppi di acquisto ci insegna che e' possibile organizzare azioni molto complesse praticando un tipo di organizzazione orizzontale. Linux, il programma per gestire i computer, e' stato realizzato da migliaia di volontari che hanno lavorato insieme utilizzando sistemi avanzati di gestione di community.
E, modestamente, anche la nostra esperienza di costruzione di 200 impianti fotovoltaici, diffusione di centinaia di migliaia di riduttori del flusso dell’acqua e altri aggeggi ecologici, e' un esempio funzionante di organizzazione orizzontale, con piu' di 50 aziende che collaborano con decine di professionisti e associazioni, in modo paritario.