Informazione indipendente

Tutto quello che le tv per bene non ti raccontano

Le nonne non muoiono a Natale

Quando i nuovi potenti computer hanno permesso di incrociare milioni di dati si sono scoperte alcune cose pazzesche.
Innanzi tutto le nonne muoiono pochissimo prima di Natale. Non tutte le nonne, solo quelle molto religiose e attaccate alle tradizioni. Non muoiono prima di Natale se sono cristiane. Quelle di altre religioni non muoiono prima della loro festa più importante. Succede perché in quelle occasioni le famiglie si riuniscono e loro rivedono i nipotini. Il desiderio abbassa notevolmente le probabilità di spirare. Dopo le feste poi c’è un’ecatombe che rimette a posto le statistiche.

Un’altra ricerca ha individuato circa 3000 guarigioni scientificamente strane. Decorsi del malanno anomali. Poi i ricercatori sono andati ad intervistare i miracolati e hanno scoperto che erano guariti in 1500 modi diversi.
Alcuni dicevano di aver trovato un guru, altri di essere stati guariti da un medico eccezionale.
Altri avevano inventato sistemi di cura folli come buttarsi nell’acqua di fiume alle 5 di mattino (in inverno).
Un signore di Trieste era così guarito dalla leucemia.
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E' il tempo di dirti quanto sei merda

Oggi ho voglia di dirne quattro a quelli che rovinano questo mondo fantastico.
Credo che ogni tanto faccia bene alla salute mettersi a urlare.
Scusate il linguaggio, ma quando ce vo' ce vo'!
 
Io ti odio merda secca
(invettiva numero uno)
Cacca putrida
Razza dannata
Hai corrotto
Hai sprecato
Hai speculato
Hai rubato il sangue della terra
Pagandolo con l’oro della guerra
E ogni giorno ti freghi le mani contento
Che non esista un Dio nel firmamento
Che ti possa incenerire al momento
Ma hai commesso un errore
Hai creduto veramente
Di poterci fottere la mente
Sostituendo l’etica
con l’estetica

DEFICIENTE:
hai riempito il mondo di telecamere e televisori
E ora tutti possono guardare
la tua faccia che fa veramente cagare
Sei brutto fuori
Sei brutto dentro
Sei vomito, sei un’infezione
Ma la cosa affascinante
è che la puzza delle tue ascelle è debordante
E inizia a uscire lentamente
Anche dai televisori a colori
delle marche migliori
(L’ascella ne risente se nella tua anima non c’è niente)

Coagulo di pus di iena triste
La tua immagine non resiste
Il sistema non funziona più
Lo dice anche la tv
E non c’è un solo posto al mondo dove tu possa nasconderti
Quando porti alla disperazioni le Nazioni
Poi succede che gli girano i coglioni
E quella storia del popolo sovrano
finisce che ci prende la mano
La maggioranza ha il potere in democrazia
La maggioranza ha il potere nella società dei consumi
(se non compriamo più la tua pupù che cosa ci puoi fare tu?)

Chiuderemo i paradisi fiscali
Con l’aviazione e le forze navali
Cancelleremo il segreto bancario
usando in modo alternativo il sistema carcerario
E poi ti presenteremo il conto
E sarà salato,
per tutto quello che hai rovinato
E non ci saranno abbastanza avvocati
per salvare i tuoi soldi rubati
Adesso ancora ti puoi divertire
con gli ultimi scampoli del tuo potere
e tirare un sospiro di sollievo
per i tempi dimezzati
della prescrizione dei reati
Ma sono solo parole scritte su un pezzo di carta
Stiamo venendo a prenderti
E non faremo sconti
E quando chiederai pietà
faremo i finti tonti

Perché sei un pezzo di merda
E non meriti niente
Piattola fetente

Sei un piccolo scaracchio
(Invettiva numero due)

Se i cattivi del mondo li manderemo all’inferno
cosa faremo di te che sei soltanto un banale
vigliacco?
Il potere della rapina
Della mano assassina
Dello spreco feroce
Della stupidità programmata
ha durato per così tanto perché qualcuno
gli dava la benzina
E quel qualcuno eri tu
Merda di zebù!
Tu che quando i bambini urlavano per strada
col corpo in fiamme
correggevi i loro errori di grammatica,
che ti compiacevi per il valore di artisti
tristi
assassini di fantasie
guardie armate dell’assenza di senso
ed eri molto contento
di poter barattare il sospetto di essere vivo
con la partecipazione a un programma televisivo.
Per te non c’è nessuna pena.
La tua pena sei già tu
Nessuna vendetta può essere di più
La solitudine del vuoto
Il tradimento della logica
La vaporizzazione dell’emozione
La tua vita spray
Che non rischia mai di finire nei guai
Semplicemente perché non c’è.
Ma chi è più stronzo di te?

Tu sì che sei un ribelle!
(Invettiva numero tre)
Tu sì che sei un ribelle
Si vede dalle bretelle
Che sono belle

Dico a te che sei un pacifista
Ma fai benzina dalla multinazionale fascista
E assassina
Fai il pieno di sangue, magari
perché costa un po’ meno
Non hai realizzato
che il tuo amore ti ha lasciato
perché hai perso l’anelito vitale
la voglia di cambiare
Sei spompato
Sei incazzato coi potenti ma tutto quello di cui sei capace sono i commenti sul blog, sul social network, sul forum
Ti sfoghi, pontifichi
Non capisci un cazzo

Dico a te ecologista che compri i panini
Dalla multinazionale che ammazza i bambini
Il potere ce l’hai per cambiare
Ti basta non comprare
I cioccolatini d’argento
Con le stragi dentro

Dico a te che fai lo yoga
E curi il tuo corpo
E disponi accortamente
Gli spazi della tua mente
E i mobili di casa
E poi non ti fermi ad aiutare uno
che è quasi morto
E celebri senza amici
I tuoi riti infelici
Nella solitudine della tua anima immortale
Imprigionata in una rete venale

Dico a te che ami la natura
E ami gli animali
E hai deciso di non rischiare più
Con gli esseri umani
E hai rinunciato alla passione
Perché fa troppa confusione
E hai rinunciato alla rivoluzione
Perché hai un impegno a colazione
E se proprio devi offrire un caffè
Lo offri a te
Non credere di ottenere l’assoluzione
In cambio di una donazione
Nessuno ti toglierà la punizione
Annusare il profumo dei fiori
con la maschera antigas
contiene la delusione assoluta
per il tuo spirito vivente
Potevi sperimentare tutto
e invece non sei niente.

Dico a voi
ribelli immaginari
vi conviene correre al pentimento
e nutrire il cuore contento
e studiare con ardimento
c’è la grande possibilità
di non sprecare questa vita qua
(visto che un’altra nessuno te la dà)


Come fare soldi con l’economia sinergica!

Reoose.com il baratto circolare

(È nato www.reoose.com, il baratto circolare)

Nell’intervista divertentissima di Marco Travaglio a Grillo vien fuori un quadro molto chiaro del nocciolo del pensiero di Beppe: non serve sostituire leader vecchi con leader nuovi. Serve cambiare il modo di fare politica. Non vogliamo militanti di partito che votano delegati che eleggono presidenze ma un sistema che permetta la democrazia diretta tramite web, referendum, leggi di iniziativa popolare, bilanci condivisi ecc…
Al di là di quel che si voglia dire su Grillo, lui ha imposto un nuovo modello di organizzazione politica partecipata e di democrazia di base. Un MODELLO. Sono 3 domeniche che scrivo su questo tema e ringrazio tutti coloro che stanno partecipando a questo dibattito/laboratorio.
Sono partito osservando che abbiamo bisogno di un nuovo MODELLO di comunità che permetta di organizzare e gestire il lavoro e le relazioni in modo totalmente nuovo, sviluppando le sinergie tra le diverse capacità e competenze di ognuno e coinvolgendole tutte.
Grillo ha lanciato in Italia l’idea che sia possibile un modo diverso di gestire la politica.
E' la novità di questo momento: abbiamo superato la fase della critica e della protesta e siamo arrivati alla questione centrale dell’inventare UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO GLOBALE.
In questi giorni stiamo aspettando un contratto faraonico che ci permetterebbe di cominciare subito a costruire la Mamma Service Spa di cui da tempo scrivo, offrendo così a centinaia di persone un reddito ludico ed economico. Come al solito le probabilità che questo succeda sono 12 su 20 milioni. Ma anche le centrali nucleari dovevano esplodere solo una volta ogni 32mila anni… abbiamo invece avuto due disastri atomici in 20 anni. La statistica è una scienza imprevedibile!
Quindi possiamo sperare e se state tutti con le dita incrociate magari funziona (chi non incrocia le dita è un tecnico sobrio).

Ormai da 30 anni, il compito che si è dato il collettivo di persone che collaborano con Alcatraz è quello di costruire MODELLI DI IMPRESA, nel senso più ampio del termine.
Abbiamo fatto da esploratori nel settore del biologico, dei corsi, dell’efficienza energetica, della comicoterapia. Abbiamo lavorato sulla formazione professionale, sulla valorizzazione delle attitudini, sullo sviluppo del potenziale umano e abbiamo fatto da incubatore per molte imprese caratterizzate da scelte etiche. Non faccio questo elenco solo per vantarmi ma anche per rendere chiaro che cosa stiamo cercando di fare ora. Perché, ovviamente, non ho iniziato questa serie di articoli solo per discutere.

Vediamo quindi che cosa si potrebbe fare da subito per dar vita a pezzi di questo MODELLO DI IMPRESA ETICA (intanto che aspettiamo che venga San Michele a firmarci un contrattone galattico che ci proietti nel futuro fantascientifico di Mamma Service Spa).

Cioè in soldoni: c’è modo di guadagnare soldi subito, in modo ganzo, in un momento come questo di crisi psicotica e finanziaria?
Beh, credo proprio che qualche cosa si possa fare.
Non tanto ma qualche cosa sì.
Innanzi tutto osservo che alcuni baldi giovani stanno realizzando a nostra insaputa e senza aver letto una riga di quel che abbiamo scritto, dei pezzi di Mamma Service. E questo è quantomeno un segnale che proprio una stronzata non è… Ci sono idee che sono mature, galleggiano nell’aria come le nuvole e capita che chi le respira si mette a pensare le stesse cose. (Dio! Che immagine poetica… Mi succede sempre quando mia moglie mi bacia prima di uscire… Della serie: mariti appiccicosi il ciel li aiuta).
Ma vuol dire anche che esistono una serie di servizi necessari ma ancora non presenti sulla rete.
Mi riferisco al sito www.pazienti.org che fornisce recensioni dei reparti ospedalieri di tutta Italia.
La mappatura è ancora parziale ma credo che potrà diventare un sito di importanza primaria. Dare agli utenti il modo di esprimere valutazioni ha poi anche un effetto benefico sull’efficienza ospedaliera. Una via per una possibile riforma dello stile di lavoro dei medici grazie a una spinta dal basso.
Un altro sito di cui sentivamo la necessità è il rivoluzionario www.reoose.com, un sito di baratto circolare (loro lo definiscono asincrono). Cioè tu metti quel che vuoi barattare in un catalogo e ottieni dei crediti che ti servono per acquistare altri prodotti presenti nel catalogo. Cioè, un sistema analogo a una banca del tempo… Il sito è costruito in modo intelligente e dinamico e guadagni crediti anche sostenendo il sito e partecipando a una serie di iniziative.
E' chiaro che un’operazione simile oltre a essere un modo intelligente di fare impresa è anche un sistema che può aiutare moltissime persone a risparmiare denaro. Il che, vista la crisi in corso, è anche di un’attività meritoria. Ovviamente, gli ho subito telefonato mettendomi a piangere per la commozione per il fatto che loro sono riusciti a realizzare quel che avevo solo sognato. Gran bravi ragazzi! (SOSTENIAMOLI DIFFONDENDO IL LINK E PARTECIPANDO AI BARATTOLI!!!!)
Ma se ci sono altri baldi auto-imprenditori che vogliono realizzare un progetto e cercano idee, come ben sapete noi ne abbiamo da vendere.
Giace nella rete, quale relitto di un eroico tentativo, abbandonato per mancanza di uomini e mezzi (e costato un pozzo). Parlo dell’ineffabile www.nonfartifregare.com che sotto c’ha un software poderoso. E' un sito di giudizi e consigli per gli acquisti (tipo ciao.com ma più etico).
Giace parimenti nel mare che separa il dire dal fare www.mercatoribelle.it (momentaneamente oscurato) un raffinato sistema di affiliazione pubblicitaria per siti etici. Un progetto grandioso chiuso in un nudo garage digitale (questi due progetti sono fratelli di www.stradaalternativa.it che invece va a gonfie vele con più di 450 siti etici che si sono scambiati gratis più di 30 milioni di banner pubblicitari).
Abbiamo poi studiato il progetto di costruire una vera e propria moneta complementare, i Talenti (che non sono antagonisti degli Scec che sono una moneta di sconto e che sosteniamo strenuamente e accettiamo ad Alcatraz). Questa moneta complementare dovrebbe essere collegata a un sistema di crediti (con carta di credito) che poi potrebbe connettersi anche con un sistema di baratto circolare (vedi www.reoose.com).
Anche qui non abbiamo ancora trovato uomini e mezzi (abbiamo invece trovato mezzi uomini, uomini ai mezzi, uomini senza mezzi e mezzi mezzi).
Ci sarebbero poi 500 posti di lavoro per creare mercatini mensili dell’usato in tutte le cittadine e i paesotti italiani dove ancora non esiste tale istituzione.
Un’impresa che potrebbe essere affiancata dal recupero e rigenerazione di mobilia, vestiario, computer ed elettrodomestici. Ogni giorno in Italia si buttano migliaia di beni in buono stato o comunque recuperabili e le imprese della nettezza urbana sono generalmente disposte a regalarli a chi li riusa. Sono cose che in molte città si fanno ma che in molte di più non esistono proprio.
Non parliamo poi del recupero degli alimentari sull’orlo della scadenza, che ancora in gran parte d’Italia si buttano mentre in alcune zone ci sono veri e propri supermercati che creano anche dei posti di lavoro e contemporaneamente offrono cibo ottimo a bassissimo costo.
Mi fermo qui perché sennò rischio di annoiare. Ma se ci fossero segnali di interesse per questo discorso potremmo organizzare una teleconferenza via internet sull’argomento autoimpresa.

INVESTITORI ETICI
E già che ci siamo vorrei anticiparvi una proposta sulla quale stiamo lavorando da tempo.
L’idea nasce dalla domanda seguente: nel caso una persona abbia la fortuna di avere messo da parte dei soldi cosa ne fa in un momento di crisi disastrosa come questa?
E' possibile pensare a un risparmio che sia remunerativo, sicuro e etico?
Argomento delicatissimo per via della giusta diffidenza in questo settore di squali.
Al momento l’unica possibilità è la finanza etica (Banca etica, Mag…). Ci sono poi interessanti esperienze di gestione diretta del prestito frammentato (siti web che permettono a ogni utente di prestare a 50 persone suddividendo così il rischio).
Io credo che sarebbe utile creare anche dei gruppi di investitori che si mettono in società per finanziare investimenti in settori a basso rischio come gli ecovillaggi o gli impianti di energia elettrica rinnovabile.
Stiamo mettendo a punto una proposta in questa direzione.
L’idea in sostanza è di una società, probabilmente una cooperativa, che raccolga quote a partire da 10mila euro. Con questo denaro la cooperativa acquista il terreno dove costruisce una struttura (al centro dell’Ecovillaggio Solare di Alcatraz, nella piazzetta col portico) composta da albergo, ristorante, bar e bazar. Questa società non gestirà l’attività, sarà esclusivamente immobiliare, quindi con scarso rischio. I soci avranno la rivalutazione del valore delle strutture e quindi dell’investimento e l’introito dell’affitto.
Se una proposta simile avesse successo potremmo anche pensare di creare società che comprano ruderi e strutture fatiscenti, si accollino i costi della progettazione di un ecovillaggio e degli iter autorizzativi e quindi vendano sulla carta. Un simile sistema di finanziamento, se esistesse, potrebbe dar vita a molti ecovillaggi in tutta Italia e anche alla creazione di “quartieri ecologici” dentro le città. E una rete di ecovilaggi offrirebbe una verticalizzazione delle opportunità di collaborazione e autoimpresa per molte persone.
Se la queste idee ti interessano puoi segnalarlo a gabriella@alcatraz.it, ti informeremo degli sviluppi del progetto. Ovviamente qualunque contributo alla discussione è il benvenuto.

Detto questo vorrei osservare che se realmente crescesse questo tipo di imprenditorialità ci troveremmo a sperimentare gli effetti di un’economia sinergica.
E qui io credo stiano potenzialità enormi e fin’ora inesplorate su questo pianeta.
Immagino reti di imprese e associazioni, gruppi d’acquisto e cooperative, affiliazioni e consociazioni che cambino completamente i meccanismi di lavoro, gestione delle relazioni, consumi e acquisti. Mettete insieme tutto quello che si sta sperimentando da 30 anni, dal car sharing alle monete alternative, complementari e parallele, dalla permacultura all’efficienza energetica, dal cousing alla proprietà collettiva e ottenete un SISTEMA economico ed esistenziale che diventa un moltiplicatore di opportunità. E quel che serve è proprio questo. Nessuno può dire come si deve sviluppare il futuro.
Quel che possiamo fare è creare maggiori opportunità. La creatività collettiva poi troverà il resto.


E se arrivasse veramente un nuovo Medioevo?

Oggi abbiamo una nuova opportunità, dopo secoli di espansione ininterrotta la Civiltà Occidentale rischia il tracollo.
Se il sistema crolla potremo sperimentare nuove dimensioni esistenziali, come il problema di riuscire a superare i posti di blocco delle bande locali che chiedono il pizzo ai viaggiatori. L’ebrezza di andare a far la spesa al supermercato con il fucile e gli imprevisti del doversi fare da soli il carburante per l’auto facendo bollire le olive.
Sinceramente non penso che arriveremo a tanto, sono ottimista.
Il popolo italiano ha immense risorse umane, culturali e ambientali. Sapremo ritirarci su.
E proprio per questo credo che sia oggi essenziale discutere sul cuore di quel che possiamo attuare per evitare un disastro epocale.
Ci serve innanzi tutto avere le idee chiare su quel che è indispensabile fare.
E' importante capire che i tuoi prossimi 10 anni di vita dipendono dal nuovo modello di sviluppo.
Cos’è un modello di sviluppo?
L’ultimo numero di Internazionale (n. 958) pubblica un lungo articolo sulla Goldman Sachs e il suo sistema di relazione con i dipendenti.
Questi signori hanno capito che per ottenere alti ritmi di lavoro è necessario motivare le maestranze e hanno capito anche che i risultati lavorativi dipendono dallo stile di vita dei lavoratori. E richiedono ai dipendenti di lavorare quantità di ore spaventose e di comportarsi in un certo modo. Hanno quindi costruito un sistema di premi e castighi e di controllo sulla vita privata dei dipendenti, arrivando a proporre stili di condotta in ambito sessuale e alimentare. Cercano di riprodurre alcune caratteristiche che MEDIAMENTE sono proprie di chi produce di più.

Il modello di pensiero che sta dietro a un simile stile è quello della costrizione. Io ti pago perché tu faccia questo lavoro e devi essere in un certo modo perché io ho capito che esiste uno stile di vita più produttivo e quindi tu lo devi adottare.
Questo approccio al problema è basato sul mio potere di importi qualche cosa perché ti pago e se vuoi i miei soldi devi fare come dico io.
Questo pensiero è il nocciolo dell’attuale MODELLO DI SVILUPPO.
Che si tratti del lavoro dei dipendenti, del petrolio o del mercato della telefonia, la modalità di pensiero non cambia.
Se mi serve il petrolio vado in Iraq e grazie ai miei soldi e al mio potere (e ai miei soldati) me lo prendo.
La cosa interessante dei modelli di sviluppo è che tendono a plasmare la società e tutte le relazioni, a loro immagine e somiglianza. Un modello predatorio produrrà atteggiamenti predatori anche tra chi è escluso dal potere e quindi alimenterà la criminalità e la violenza. E genererà comportamenti predatori in campo sessuale e sentimentale.
E anche un atteggiamento predatorio verso se stessi.
Cioè, la tendenza a non accettare una parte di sè e iniziare una guerra contro questa parte. Imparo a costringermi a lavorare 12 ore al giorno. Mi costringo a rinunciare al sonno, al gioco, alle relazioni umane.
Soffoco la parte infantile e amorosa di me.
La tratto come un’imperfezione da correggere.

Negli ultimi 2 articoli pubblicati su Cacao della Domenica ho raccontato della necessità di costruire social network di nuovo tipo, vere comunità ludiche, professionali e solidali che esistano non solo sul Web (e ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla discussione). Dietro il progetto che ho proposto c’è un nuovo modello di sviluppo.
E questo nuovo modello non l'ho certo inventato io, nasce dagli ultimi 50 anni di lotte per sviluppare la cultura umana e dalle esperienze pratiche che ne sono venute fuori.
Oggi sappiamo che è possibile gestire un’azienda di successo puntando sulla libertà e la creatività dei dipendenti, sviluppando la cooperazione.
Anche in queste esperienze l’azienda entra nella vita privata dei dipendenti ma non per imporre comportamenti ma per offrire opportunità di collaborazione, di condivisione.
Per spiegare bene cosa intendo permettimi di entrare nei dettagli, perché è analizzando la pratica che si evidenzia la natura di un modello di sviluppo.
In questo momento alla costruzione dell’Ecovillaggio Solare di Alcatraz lavorano più di 40 persone. Abbiamo deciso di fare una cena con annessa festa danzante per far conoscere tutti. Siamo convinti che se ci si conosce e si mangiano assieme delle buone lasagne, poi si lavora meglio assieme.
E magari nascono amicizie, amori, collaborazioni professionali future. Ed è bello portare la famiglia sul luogo di lavoro, permettere ai genitori di condividere con i figli la concretezza del lavoro che si fa per vivere.
Quindi in qualche modo la Cooperativa Ecovillaggio Solare si occupa anche della vita privata di chi è coinvolto nel progetto ma non lo fa per imporre regole o stili di vita.
Lo stesso spirito è stato applicato alla progettazione.
Abbiamo investito denaro per pagare un’azienda specializzata nel coordinamento dei cantieri.
Questo perché sappiamo che uno dei motivi che porta alla lievitazione dei costi è il fatto che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Il più perfetto dei progetti non è in grado di prevedere tutti gli spigoli del mondo. Quindi con questa azienda abbiamo fatto un lavoro enorme di analisi del progetto entrando nei dettagli della singola presa di corrente, rubinetto, telefono della doccia, spessore dell’isolamento. Sono stati quindi stabiliti nel dettaglio caratteristiche, certificazioni ecologiche, calendario dei lavori e modalità di coordinamento. Poi questa ditta seguirà ogni passaggio della realizzazione utilizzando collegamenti video via Skype, direttamente dal cantiere di costruzione, sentendo il parere dei tecnici MENTRE realizzano il progetto, in modo da raccogliere sul campo suggerimenti pratici positivi che vengano immediatamente adottati e immediatamente riportati sul progetto di partenza modificandolo. In questo stile di lavoro non ci sono capi, non ci sono imprese in concorrenza tra di loro (che giocano al famoso scaricabarile… e l’elettricista dice: non posso fare questo prima che l’idraulico non ha fatto quello e l’idraulico dice esattamente il contrario e tu perdi 30 giorni senza neanche accorgertene).
Si mette nel preventivo anche il lavoro di creare un calendario cooperativo, che tenga conto di tutte le esigenze, le idee, le abitudini.
In questo modo si riducono a monte le necessità di controllo dall’alto e si sfrutta la creatività di un collettivo di lavoro ben disposto a portare a termine l’impresa (nella lunga storia di costruzioni di Alcatraz ho visto uomini sul cantiere compiere imprese che si possono giudicare solamente impossibili, come spostare un camion betoniera a pieno carico, con la sola forza delle braccia. E ho visto elettricisti spiegare a ingegneri perché hanno sbagliato a progettare un tetto. E ho visto idraulici sostituire una valvola che costa 350 euro con una che costa 25 e funziona meglio, e ho visto falegnami danzare la notte per propiziare l’umidità del mattino alle colate di cemento armato).
L’idea è che se collabori a prendere le decisioni insieme a persone con le quali hai un rapporto non solo lavorativo e se c’è un clima di rispetto, dialogo e di stima, si lavora meglio e si fa meno fatica. E si risparmiano anche un mucchio di soldi.
Ma questo richiede un grande interesse per le relazioni umane, una forte importanza data al potere della creatività e della cooperazione.
Tutte cose che la Goldman Sachs non sa neanche dove stanno di casa. Non conoscono la magia del mondo, l’incredibile miracolo che la collaborazione umana può generare. Essi sono soltanto predatori. E ragionano da predatori.
Faccio un altro esempio.
Da tempo in molti abbiamo capito che esiste uno stato della mente nel quale le nostre capacità muscolari, creative, di resistenza, di percezione, di empatia, sono estremamente efficienti. Alcuni lo chiamano STATO DI FLUSSO, altri dicono essere in palla. Recentemente molte ricerche scientifiche hanno dimostrato che questo stato di eccellenza è riscontrabile tra sportivi e artisti nei momenti di massimo impegno e sono riusciti a misurarlo, individuando particolari onde cerebrali e reazioni biochimiche.
Una buona notizia! Via via che questa informazione si diffonderà le persone capiranno che con un paio di settimane di applicazione possono imparare come entrare a piacimento in questo stato di super capacità. E' già pieno il mondo di centri che insegnano questo nei modi più svariati ed è quel che facciamo da 30 anni a Alcatraz con lo Yoga Demenziale. Ovviamente mi converrebbe dire che siamo gli unici a insegnare il VERO STATO DI FLUSSO, ma non sarebbe onesto perché in realtà esistono centinaia di diversi approcci alla questione e quasi tutti i metodi riescono a offrire ottimi risultati. Soprattutto perché alla fin fine tutti abbiamo sperimentato qualche volta lo stato di flusso, durante una partita a pallacanestro, una spaghettata con gli amici o una danza. Quindi è abbastanza facile imparare come tornare in quello stato mentale, proprio perché è un modo di essere della tua mente che già conosci per esperienza. Devi solo identificare meglio quel che già sai. Se sperimenti un corso che dopo due settimane non ti ha aperto questa porta vuol dire che l’insegnante è incapace, cambia corso.
Insomma: insegnare questo stato di flusso è facile.
Qualche decennio fa il Pentagono scoprì l’esistenza dello stato di flusso grazie alle sollecitazioni di un certo Bandler, uno psicologo pazzo. L’esercito Usa decise quindi di tentare di migliorare le capacità dei tiratori scelti insegnando loro a utilizzare lo stato di flusso.
Vennero fatti una serie di esperimenti e in effetti si ebbero risultati eccellenti. Durante i corsi di nuovo tipo raggiungevano gli standard di eccellenza 80 tiratori su 100 invece di 20 su 100.
Ma poi questo progetto si perse per strada.
Recentemente, sull’onda delle scoperte sulla fisiologia dello stato di flusso, il Pentagono ha rispolverato la questione e ha investito somme notevoli su una ricerca che ha portato a un’invenzione incredibile. Si tratta di una batteria elettrica collegata a un sistema che invia, attraverso ventose attaccate al cranio del soldato, degli impulsi elettrici che portano a qualche cosa di simile allo stato di flusso.
E in effetti in questo modo i soldati sparano molto meglio.
Questo esempio ci racconta il potere dei modelli di sviluppo.
Per i generali Usa non ha senso investire sullo sviluppo armonico e completo della personalità dei soldati. Infatti i corsi di Bandler vennero abbandonati anche se funzionavano. Un uomo con un pieno sviluppo emotivo e culturale potrebbe non voler obbedire a certi ordini.
Secondo questa gente si vince la guerra se tutti ubbidiscono e riducendo al minimo l’iniziativa individuale.
Ma investire solo sull’efficienza meccanica del soldato ha un costo: hai a che fare con dei cretini che capiscono solo i proiettili.
Credo che sia indiscutibile che il costo di questa  disattenzione al pieno sviluppo dell’individuo abbia provocato disastri militari spaventosi.
Quei Marines mentecatti che per divertirsi hanno bruciato il Corano, urinato su cadaveri afgani e si sono fatti fotografare con pezzi di gambe e braccia di un kamikaze usati come trofei e ornamenti, hanno indiscutibilmente provocato un danno di immagine e un livello di odio che vale almeno 4 battaglie perse. Hanno reclutato in un sol colpo decine di migliaia di terroristi in tutto il mondo!
Spero di aver mostrato la profonda importanza di avere le idee chiare sul modello di sviluppo che vogliamo.
E spero anche che su questo argomento si sviluppi la discussione. Ad esempio, raccogliendo esempi concreti di modalità di lavoro e organizzazione basati sul nostro modello.
Qualunque cosa fai puoi indirizzarla in una direzione o nell’altra. E se quel che fai contiene un modello di sviluppo amorevole tutto quello che ne verrà fuori diffonderà un modello amorevole. Non importa se costruisci viti o bottoni, canzoni o calzoni.
Il modello di sviluppo è come il rock, passa di notte tutte le frontiere della mente.
Il nostro modello di sviluppo è magico e travolgente. E il mondo sta per cambiare deliziosamente.
(Va beh, scusami, nelle ultime righe mi sono fatto un po’ prendere la mano.)
Buon modello di sviluppo a tutti!
Cin Cin!

Jacopo Fo

Per leggere i due Cacao della domenica precedenti clicca qui e qui


Allegre popolazioni matriarcali

Per migliaia di anni è esistita una società che non conosceva la guerra. Abbiamo speranze per un futuro di pace.
Una professoressa al liceo ci diceva: “Siete degli illusi… L’essere umano condivide il 97% del dna con gli scimpanzè, che sono i nostri più vicini parenti e sono animali aggressivi, quando due branchi si incontrano sotto un albero di frutta combattono con bastoni e pietre e arrivano a uccidersi. È il nostro istinto che genera la competizione e la violenza.”
Bel discorso. Ma si basa su una bugia. Gli animali con cui condividiamo una quota maggiore di dna non sono gli scimpanzé come c’è scritto sui libri di scuola. E’ falso!
Noi condividiamo un po’ più del 97% del dna con i bonobo una strana specie di primati la cui esistenza è stata negata per decenni.
I neri dicevano ai ricercatori europei che quelli non erano scimpanzè ma loro non volevano crederci.
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Cosa faresti se non avessi paura?

Lo ha chiesto Sheryl Sanberg, mente economica di Facebook, durante un discorso augurale a un gruppo di neolaureate.
Ha detto anche: “La fortuna aiuta veramente gli audaci” e “Siate incredibili”.
Queste parole tratte dal numero 917 di Internazionale, che dedica la copertina a Sanberg, sono capitate a fagiolo proprio oggi. Il numero di Internazionale è dell’ottobre 2011, era finito chissà dove e me lo sono ritrovato in mano persuaso che fosse l’ultimo numero.
Ci sono giornate durante le quali sono convinto che la magia esista e che quasi tutto sia possibile.

Nel numero scorso di Cacao della Domenica ho raccontato il mio fantasmagorico progetto di creare una comunità di relazioni personali, gioco, arte e lavoro, che contenga anche sistemi di acquisto consociato, banca del tempo, moneta complementare.
Questo articolo ha provocato un dibattito molto interessante con alcuni lettori.
Ho deciso quindi di continuare il discorso.
Al di là della forma del progetto che ho proposto, vorrei occuparmi oggi dell’esigenza che cercavo di soddisfare.

Tutto parte da una domanda: come si evolvono i sistemi di organizzazione sociale?
Per secoli oltre agli stati guerrieri feudali e alle organizzazioni religiose non c’è stato altro.
Lo sviluppo della borghesia ha portato alla nascita delle corporazioni professionali che erano contemporaneamente organizzazioni sindacali, banche, assicurazioni e sistemi di garanzia sulla qualità dei manufatti, sul rispetto dei contratti e dei pagamenti. Se non pagavi un membro di una corporazione, nessuno di quella corporazione ti avrebbe più fornito prodotti.
La nascita del movimento socialista e comunista hanno dato vita ai moderni partiti politici, con le loro organizzazioni di massa, associazioni culturali come l’Arci o le Acli, diffuse sul territorio, che si occupavano di sport, tempo libero, eventi culturali, gestire luoghi di socializzazione come le case del popolo.
Nel secolo scorso l’unica novità dal punto di vista organizzativo sono stati i gruppi di autocoscienza femminista, dove per la prima volta ci si incontrava per raccontare la propria vita, e le comuni, dove si tentava di creare un diverso modo di condividere e abitare.
Oggi internet ci ha portato la rivoluzione dei social network.
Io credo che si sia nel mezzo di una crisi epocale, che investe la nostra cultura, e che renderà inevitabile un cambiamento delle relazioni economiche e degli stili di vita.
E credo che perché questo cambiamento avvenga sarà necessario inventare un nuovo tipo di organizzazione delle relazioni sociali.
Immagino un tipo di organizzazione che superi la separazione tra sfera politica, sfera relazionale e sfera lavorativa.
Il modello dominante nella nostra società è stato fino ad oggi quello della separazione.
Si separano i costi di produzione di un bene dai costi ambientali di quella produzione. Quando lavoriamo abbiamo un’identità precisa, ci sono i sindacati che unificano i lavoratori. Ma quando spendiamo i nostri soldi diventiamo improvvisamente consumatori individuali.
Ugualmente siamo solitari nei rapporti familiari e di amicizia, come di fronte alle malattie o a problemi legali.
Sempre più negli ultimi anni assistiamo a esperienze che cercano di “organizzare” le nostre diverse identità: sono nate associazioni dei consumatori, di alcolisti anonimi, di famigliari di disabili, gruppi che difendono identità sessuali, eccetera.
Nel mio ultimo articolo ho provato a immaginare come potrebbe essere un’organizzazione di nuovo tipo, che rappresenti la totalità dell’individuo contenendo le sfere private e pubbliche, politiche e lavorative.
Non so se il la mia idea verrà messa in pratica ma è in questa direzione che vedremo delle novità in futuro.

Le direttrici del nuovo tipo di organizzazione sociale che immagino nascerà sono:

1) Il motore dell’aggregazione è di tipo lavorativo. Immagino strutture cooperative o imprese che considerano centrale carburante dello sviluppo economico un nuovo patto tra manager, finanziatori e lavoratori.

2) Considerare la cooperazione indispensabile non solo per produrre ma anche per acquistare, con la costituzione di gruppi di acquisto globale, dallo spillo alla casa.

3) Valorizzazione dell’insieme delle competenze di una persona (siamo bravi in campi diversi). Quindi persone che svolgono diversi lavori. Puoi essere contemporaneamente un bravo orafo, un valente massaggiatore e un abile organizzatore di feste. E puoi trarre reddito da tutte queste attività senza dover scegliere un solo lavoro. Un modo ampiamente sperimentato di ottenere reddito da diverse competenze sono le banche del tempo. Ma anche il baratto, il riciclo e il riuso offrono esempi di diversa gestione dei beni. Ugualmente sono interessanti le esperienze di condivisione (cohausing) o uso collettivo (car sharing).

4) Unificare l’identità di lavoratore con quella di consumatore mettendoci dentro tutte le diverse passioni e attitudini ma anche autogestire l’economia. E qui le esperienze sono ormai molte, dalle banche etiche cooperative, alle monete complementari, alle cooperative che investono i risparmi dei soci in impianti fotovoltaici o eolici. E cooperative, come quella dell’Ecovillaggio Solare di Alcatraz, che gestiscono la costruzione di un sistema abitazione integrato che offre possibilità enormi di risparmio, condivisione, opportunità relazionali, economiche e lavorative.

5) Un altro elemento dovrebbe essere una funzione di servizi alla persona e alla comunità. Olivetti, un grande rivoluzionario poco conosciuto, creò negli anni ’30 scuole per i dipendenti, colonie e centri ricreativi per i loro figli, case e sistemi di credito e assicurazione. E un servizio di assistenza che aiutava i dipendenti in varie situazioni particolari. L’idea era che la fabbrica dovesse occuparsi dell’insieme della vita dei dipendenti ottenendo in cambio una più alta qualità delle relazioni aziendali e quindi del lavoro. Googe e Facebook, come molte aziende moderne, investono grandi risorse per rendere il posto di lavoro simile a un parco giochi. Hanno capito che l’aspetto ludico è essenziale per la creatività dei dipendenti e ha effetti galvanizzanti sui fatturati. Cosa succederebbe se un’azienda creasse un Ufficio Giochi e Divertimenti, con professionisti che si occupano di organizzare eventi divertenti? E cosa succederebbe se si occupassero anche di fare una sorpresa alla telefonista triste, reclutando 20 colleghi che le portano la colazione a letto la domenica mattina? E' possibile immaginare un’azienda che si occupi di creare plusvalore ludico? Che potrebbe combinare un ufficio risorse umane che iniziasse a compilare la lista di tutte le passioni, i desideri e le competenze di tutti i dipendenti, allo scopo di offrire opportunità di connessione/condivisione e gioco?

6) E cosa succederebbe se mischiassimo tutto quello fin qui detto, creando un’interfaccia digitale che renda fluida e comunicativa l’enorme rete di interconnessioni e opportunità disponibili? Un super Facebook con la tua pagina che oltre a ospitare immagini e messaggi ti segnala chi avrebbe bisogno di te o sarebbe interessante che tu conoscessi?

7) Ultima domanda: se un tipo di organizzazione sociale di questo tipo esistesse creerebbe una sinergia sociale che ancora non s’è mai vista sul pianeta? Faccio un esempio. La più grande rivoluzione economica del Medioevo è derivata dallo sviluppo delle corporazioni. Ad un certo punto alcune corporazioni arrivarono a collegarsi con le loro gemelle di altre città, creando reti che coprivano mezza Europa. La possibilità di avere rapporti con una persona fidata in un’altra città permise di inventare le lettere di credito. Invece di portarti i soldi appresso, col rischio di essere rapinato, consegnavi il denaro alla tua corporazione e andavi poi a farti dare quei soldi dalla corporazione di un’altra città, presentando un foglio di carta con i dovuti sigilli. La stessa logica fu utilizzata per costruire le prime forme di consociazione: dieci proprietari di una nave si mettono assieme socializzando il rischio. Se una delle 10 navi affonda ognuno ci rimette un decimo del danno. Il sistema delle società di rischio e delle lettere di credito sta alla base del moderno sistema bancario, assicurativo e azionario. E questo sviluppo sarebbe stato impossibile senza la creazione del un nuovo modello di relazione sociale contenuto nel sistema delle corporazioni professionali. Ora mi chiedo: se si sviluppasse un livello di interazione sociale più complesso, quali sinergie potrebbero nascere? Potrebbe uscirne un’economia quadridimensionale (idea da vertigine teorica) al posto dell’attuale economia monodimensionale (il denaro). Un’economia dove esiste una moneta ufficiale (euro), una moneta collaterale (Wir, banche del tempo), una moneta che ha solo scopo ludico e che fa parte di un sistema di gioco a punteggio (chi fa ridere di più ha diritto di essere il re dei buffoni per un giorno) e una moneta del bene comune. Anche questa del bene comune non è una novità. Esistono già alcune centinaia di aziende, soprattutto in Austria e Germania, che certificano reciprocamente sia la qualità dei prodotti sia l’impatto ecologico e sociale dell’impresa. Se questa paga bene i dipendenti, non strapaga i top manager, si occupa della crescita culturale dei giovani della zona, organizza servizi di pubblica utilità o solidali, investe nella difesa ambientale, acquisisce un punteggio che può pubblicizzare sulle etichette dei suoi prodotti. Puoi comprare un barattolo di ananas liscio oppure scegliere un ananas che ti offre anche 100 punti di bene comune. Le aziende che già praticano questo sistema puntano sul fatto che esisteranno sempre più consumatori etici interessati a una vera qualità totale. E l’importanza che ha oggi il commercio equo e solidale con il terzo mondo fa sospettare che abbiano ragione. E questi imprenditori con l’additivo del bene comune, immaginano anche che lo Stato ad un certo punto riconoscerà esenzioni fiscali alle aziende, commisurati alla contabilità di questo nuovo tipo di merce: il Bene Comune. Ma perché non immaginare che anche i cittadini che consumano prodotti con alto tasso di bene comune possano a loro volta trarre vantaggi sociali dalla loro scelta (chi raccoglie etichette con 10 mila punti di Bene Comune avrà diritto ad essere abbracciato da 111 persone nel giorno della Grande Marmotta).

Bene mi fermo qui perché credo di aver dato l’idea.
Per favore se vuoi partecipare con un contributo alla discussione in corso, pubblica il tuo post qui sotto, non FB, no mail, no scrivere a Babbo Natale, sennò viene fuori un casino che non si riesce a seguire il dibattito perché si disperde in mille rivoli.
Grazie a chi parteciperà ordinatamente alla discussione.
Per compiere grandi imprese serve piccolo metodo.
 


Ti serve una comunità, altro che community!!!

Carissime e carissimi, questo articolo è dedicato a chi ha ancora voglia di immaginare passi di danza verso un futuro molto più divertente.
Vorrei raccontarvi alcune riflessioni su quel che si potrebbe fare, anche se per ora non vedo il modo di realizzarle.
Quindi chi ama l’arte di progettare mi perdonerà se mi abbandono a sogni che ancora sono nebulosi e non hanno gambe per correre.
A volte il futuro inizia proprio giocando con idee un po’ strampalate.
Allora ti racconto il mio sogno.
Metto insieme scene sparse…
Questo sistema tardo capitalista non funziona e non si vede all’orizzonte soluzione.
E’ una crisi di valori, di stili di vita, di cultura.
Il vecchio non funziona più e il nuovo ancora non è maturo.
Cosa ci manca?
Conosco un solo metodo per fantasticare in modo produttivo: partire da me.
COSA DESIDERO?

Punto primo
Voglio la tribù!

Quel che di buono abbiamo sperimentato negli ultimi 30 anni è che ad Alcatraz passa un sacco di gente simpatica. Persone che hanno un comune modo di intendere la vita, senza ideologie e preconcetti, ma con un desiderio per ciò che è buono, tranquillo, gentile, creativo, rispettoso.
Ma questi rapporti tendono a disperdersi.
Facebook è divertente e permette di mantenere i contatti, ma la relazione resta circoscritta a scambi verbali, immagini, nel migliore dei casi emozioni.
Ma questo tipo di community non aiuta a costruire livelli di relazione e di collaborazione più stretti e più produttivi.

Punto secondo
Alcatraz tutto l’anno

Ogni volta che abbiamo messo insieme un laboratorio creativo abbiamo verificato che un certo tipo di persone riesce a esprimere un’altissima capacità creativa, livelli di professionalità che potrebbero benissimo dar da vivere: perché c’è la passione, la motivazione, il piacere di inventare.
Ad Alcatraz si incrociano continuamente professionisti di grande valore e dilettanti di grande spirito. Una combinazione potenzialmente esplosiva.
Ma fin’ora si è trattato di momenti. Momenti bellissimi ma solo momenti, parziali. Non realtà continuative capaci di diventare lavoro, denaro per vivere, un certo livello di tranquillità sociale (il riconoscimento del valore del tuo lavoro) ed economica.
Immagina se Alcatraz potesse essere un ente che centralizza offerte di lavoro che permettono di creare laboratori stabili.
Vieni qui, crei, giochi, sperimenti, e questo paga il costo del tuo soggiorno e se va bene ti arrivano anche dei soldi sonanti.

Punto terzo
Una congregazione di professionisti creativi ed ecoetici.

In questi anni, girando per l’Italia con gli spettacoli ho conosciuto tantissime realtà eccellenti, persone che non solo la pensano giusta ma hanno anche la professionalità per realizzare eventi e collaborazioni, che stanno in piedi economicamente e che creano posti di lavoro.
Cosa succede se metti insieme questi ingegni?
Anche qui abbiamo fatto esperienze eccellenti. Ma episodiche. Io vedo una colossale squadra di lavoratori instancabili e furenti, se ci mettessimo assieme sposteremmo le montagne… Ma collaborare stabilmente è faticoso perché difficilmente porta anche vantaggi materiali…

Punto quarto
Esiste in effetti una grande fame di prodotti culturali, ecotecnologici, modalità di coordinamento e sinergia tra consumatori e produttori etici.

Esistono molti gruppi d’acquisto, banche del tempo, mercatini del biologico, del riuso e dell’usato, forme di risparmio etico, una quantità incredibile di cooperative sociali, aziende socialmente impegnate, il commercio solidale, l’associazionismo di base eccetera. Ma questa enorme realtà è spezzettata, scollegata, non costituisce una vera comunità relazionale sinergica e solidale. Non solo non si riesce a costruire un soggetto politico unitario, non si riesce neppure a connettere questo mondo (mi spieghi perché non esiste una compagnia di telefonia cellulare del Movimento? Perché non esiste una borsa del biologico o una moneta complementare unitaria? Lo Scec è ottimo ma non si propone come moneta complementare - vedi miei articoli sul Wir svizzero - ma come una sorta di carta sconti, cioè non paghi il 100% del valore di un servizio con gli Scec, ma solo una quota. Inoltre lo Scec viene regalato quindi rinuncia alla concorrenza diretta con l’euro, giustamente perché ha un altro scopo).
Stiamo cercando di spiegare agli italiani che serve un’altra economia e che la cultura della cooperazione è una necessità e l’efficienza energetica un comandamento divino (siamo contro lo spreco) e contemporaneamente non siamo capaci di moltiplicare per 10 la potenza del movimento creando un’autostrada sinergica. Non socializzando offerte, domande, finalità, contatti, referenze, progetti, informazioni; sprechiamo buona parte delle nostre risorse.
E pretendiamo di non capire la necessità della coesione e intanto riuscire a spiegare come far funzionare la nuova economia… Non si riesce. La gente lo sente che parli di cose che tu per primo non riesci a realizzare!

Punto cinque
Il vuoto relazionale

Quante persone conosci in un anno?
Se uno conosce solo 40 persone all’anno, del sesso che gli interessa, non c’è da stupirsi se non trova la persona giusta per amarsi.
Idem per quanto riguarda gli amici.
Devi baciare molti rospi per trovare un bel principe.
Allora un obiettivo prioritario per tutti quelli che desiderano amori o amicizie o tutti e due, è quello di arrivare a incontrare almeno 2.000 persone nuove all’anno.
Gli alternativi culturali in Italia sono almeno un paio di milioni. Rischi di morire senza avere mischiato i tuoi batteri con il 99% di questa bella gente. Come fai ad accettare una simile amputazione?
La vita è l’arte dell’incontro o no?

Punto sei
Nuove strutture comportamentali

Sto dicendo cose risapute, che pensiamo un po’ tutti. Quel che manca non è né la volontà, né la coscienza. Manca la modalità.
Una macchina che faciliti i sistemi relazionali e professionali e le potenzialità di gruppi di acquisto globali…
Una macchina. Un’infrastruttura.
A un certo punto il bisogno di formare le nuove generazioni ha prodotto l’invenzione delle scuole.
Macchine che producono un certo tipo di percorso didattico.
Una cosa del genere ci serve.

Allora immagino un sistema.
Come è fatto?
Altre idee sempre sparse.
Innanzi tutto non è uno spazio aperto.
E’ un posto interdetto a chi non ha voglia di stare bene e preferisce ammorbare gli altri.
E' un posto dove si scambia la qualità, non ci interessano testi mediocri, cibi mediocri, sentimenti mediocri.
E' un posto senza gerarchie ma dove vale quel che porti alla tribù, quel che vuoi scambiare, quel che vuoi connettere e la tua capacità di farlo e non solo di dirlo.
E ognuno esprime un giudizio pubblico sulla sua esperienza di cooperazione con ognuno dei membri della tribù.
Non è solo un posto per il tempo libero, non è solo un posto per lavorare, non serve solo a formarsi, non serve solo a fare impresa.
Non è solo una bottega creativa.
Ed è un posto che si autocostruisce, si autogoverna, trova da sé, nel fare, le sue regole.
Un luogo di incontro che allarga le prospettive e le possibilità.
Un posto per realizzare sogni che non puoi fare in solitudine.
Un centro di scambio solidale di beni, servizi e risorse.
Un luogo di organizzazione di cordate per imprese memorabili.
Un posto dove la tua fantasia ha un valore sociale e economico.
Non un semplice social network ma un modo di far esistere quello che non c’è e di cui abbiamo bisogno per cambiare realmente le cose (non è in crisi solo la politica ufficiale, i continui dissidi interni a ogni gruppo dimostrano che sono stantii proprio i vecchi schemi organizzativi, che separano lavoro, politica e vita personale).

Come funziona in soldoni.
Visto che sognare è gratis facciamolo alla grande. Immaginiamo che domani Alcatraz prende una commessa eccellente. Ci pagano il giusto per realizzare 100 articoli al giorno, o 100 quadri, oppure ci commissionano la gestione di un call center ecologista che dà informazioni sulle ecotecnologie a tutti gli italiani…
Per reggere un grosso ritmo produttivo, invece di creare un piccolo gruppo che lavora otto ore al giorno mettiamo insieme 10 coordinatori e 200 collaboratori.
Possono essere pagati in euro oppure in parte anche in una moneta alternativa (abbiamo già stampato i talenti della Libera Repubblica di Alcatraz, su carta filigranata, mica bubbole!).
Creiamo così il primo nucleo di una comunità, che in parte si ritrova a Alcatraz periodicamente per formarsi e produrre, in parte collabora via web.
Abbiamo così creato un piccolo gruppo e messo carburante nel motore…
E diciamo che c’è anche un attivo economico di gestione che reinvestiamo per creare occasioni di incontro in giro per l’Italia tra queste 200 persone e i loro amici. La rete si allarga. Diventiamo un’efficiente agenzia per far incontrare le persone e questo migliora la qualità del lavoro e la qualità delle vite individuali.
Iniziamo a investire poi su un altro punto: creazione di occasioni di scambio di merci e servizi tra queste 200 persone selezionate.
Scambi circolari tipo banca del tempo, non scambi a due tipo eBay.
Si crea un database di professionalità, hobby, conoscenze.
E si creano strumenti semplici tramite i quali se voglio sapere qual è un buon ristorante a Parigi c’è chi me lo consiglia. E tutti questi scambi interni alla tribù possono essere ripagati in talenti, che potrebbero corrispondere sia a un valore in euro che a un valore in ore di lavoro.
Inizia a crearsi un portale dove si mettono in comune risorse e consigli, recensioni di libri ed esperienze terapeutiche e scambi di gentilezze e regali (qualcuno si ricorderà l’esperimento del Gioco dei Regali su questo blog).
A questo punto l’offerta potrebbe iniziare a essere interessante. Possibilità di guadagno, possibilità di aumentare il valore del denaro che si spende attraverso varie forme di baratto, possibilità di incontro, possibilità di valorizzare tutto l’insieme delle competenze individuali, anche quelle che esulano dall’area lavorativa principale.
Altri si uniscono, si trovano altri sbocchi commerciali per i “prodotti” della tribù (vedi il progetto Mamma Service che da tempo teniamo nel cassetto).
Alcatraz inizia a funzionare come centro di coordinamento e laboratorio permanente multidisciplinare. E si creano altri spazi analoghi in altre parti d’Italia. Centri di incontro, sinergia, collaborazione professionale, formazione.
Immagino decine di piccoli vantaggi quotidiani che si potrebbero ottenere da una simile infrastruttura. Vantaggi materiali e immateriali.
Il valore aggiunto di questo sistema è che i consigli non te li dà un qualunque utente della rete ma una persona che è referenziata dal suo stesso essere parte attiva di un sistema intrinsecamente selettivo (se gestisci un lavoro collettivo gli incapaci e gli stupidi hanno vita breve visto che la rete permette di fornire dopo ogni momento di collaborazione report sulla qualità di questa collaborazione, quindi chi non mantiene fede alla parola data o chi non lavora con passione, salta fuori alla svelta. Non perché ci sia una commissione d’esame, un capo o una gerarchia ma perché le singole relazioni lasciano traccia, vengono contabilizzate in un profilo individuale realizzato con i contributi degli altri membri della tribù, in modo diretto e trasparente. Quindi è la collettività nel suo complesso che seleziona naturalmente, non ci sono posizioni di rendita, non ci sono centri di potere, se non l’autorità data dalla qualità dei tuoi contributi unanimemente riconosciuta).

Vedo infinite applicazioni di un sistema simile.
Ovviamente questo è solo un abbozzo di idea a livello intuitivo.
E disgraziatamente non ho sottomano nessuna commessa sostanziosa per finanziare il primo nucleo propugnatore.
Ma vorrei comunque sapere che ne pensi.
Grazie a chi vorrà dare il suo contributo.
Leggerò tutto con grande attenzione (anche perché da anni ho scoperto che i navigatori che approdano a questo blog sono una razza strana che non ama gli insulti e le polemiche a vuoto e al contrario ama condividere ragionamenti. Quindi ORSU’!!!).


Nessuno vuol produrre la caldaia del futuro

Ieri sera ho visto in funzione una caldaia a pirolisi aperta. Costruirla costa 50 euro.
Il mio vicino di casa, Valerio Marchioni, è un genio costruttivo. E mi ha mostrato una cosa che credevo impossibile.
Prima di spiegare di cosa si tratta devo raccontare cos’è la pirolisi.
Da 150 anni conosciamo questa tecnologia rivoluzionaria, restata quasi inutilizzata (chissà perché).
Il principio scientifico è elementare: se metto della legna dentro un cilindro, aspiro l’aria e poi porto il cilindro a 400 gradi, succede che il legno si scinde in gas e cenere. Questo gas è del tutto simile a quello che usiamo per cucinare e può far andare un’auto, un generatore di corrente o scaldare.
Oggi esistono persino degli scooter che montano questo meccanismo.
La pirolisi, o scissione molecolare, è esattamente quello che abbiamo visto in Ritorno al futuro 2 quando fanno partire l’auto rovesciando in un cilindro un po’ di immondizia.
È importante notare che con la pirolisi si può trasformare qualunque sostanza organica secca in gas.
E, per inciso, questo sistema è molto ma molto meno inquinante degli inceneritori (termovalorizzatori) che prima bruciano e poi filtrano i fumi (il che è difficilissimo e ti scappano le nano particelle mortali).

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Opere pubbliche, le 320 incompiute

Sono le 320  opere pubbliche mai ultimate in Italia.
Il record in Sicilia.

Le opere pubbliche abbandonate a metà sono una storia vecchia.
Ma oggi, grazie a un lavoro certosino fatto da www.incompiutosiciliano.org possiamo rifarci gli occhi vedendole tutte in fila in un elenco che fa paura.
Non esiste una stima globale di questo spreco ma parliamo di miliardi di euro buttati al cesso.
Questa lista la si dovrebbe far imparare a memoria nelle scuole così magari poi la gente ci pensa quando vota.
Incompiuto Siciliano non si è limitato a redarre una lista, ha anche organizzato un tour turistico all’incompiuto come corrente artistica. E si sono perfino portati una colonna di cemento armato alla Biennale di Venezia.
Insieme alla redazione del Male abbiamo deciso di lanciare una campagna di satira per rendere più visibile questo scempio etico e ambientale.
Grazie a un’idea di Vincino, con la collaborazione del Male e di questo gruppo di artisti è stata organizzata nello stadio per il Polo di Giarre, abbandonato da 20 anni, la prima partita a Polo con disoccupati al posto dei cavalli. Alla festa happening hanno partecipato centinaia di persone.

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Alluvioni criminali, non fatalità!

Nel 1966, quando ci fu l’alluvione a Firenze, io frequentavo la seconda media, e ci spiegarono che la tremenda inondazione aveva cause ben precise.
I grandi boschi italiani, con alberi centenari, enormi, erano stati abbattuti, lasciando il posto ad alberelli. Così si era ridotta in gran parte la copertura di foglie. La pioggia non veniva rallentata dall’impatto con le chiome frondute e dallo strato di foglie morte che ricopriva il suolo per diversi centimetri. Alberi più piccoli e meno foglie per terra facevano sì che la pioggia scendesse a valle più velocemente.
Inoltre la pioggia, colpendo direttamente il terreno, trascinava a valle una maggior quantità di terriccio che andava a saturare il letto dei fiumi. In questo modo diminuiva progressivamente la quantità di acqua che essi potevano contenere. Dimezzando la copertura arborea delle montagne e dimezzando la portata dei fiumi si era ottenuto che bastassero pioggie poco potenti per provocare lo straripamento dei fiumi.
E questo non lo dicevano solo a scuola.
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