Informazione indipendente

Tutto quello che le tv per bene non ti raccontano

Travaglio e Padellaro lanciano un nuovo quotidiano! Sosteniamolo!!!

Proprio una buona notizia.
Un gruppo di giornalisti si è messo insieme per inventare un quotidiano strutturalmente diverso da quelli esistenti, che nasce dalla pratica di anni di controinformazione che non guarda in faccia a nessuno.
Un quotidiano indipendente da interessi di partito, gestito da professionisti di altissimo livello.
Sicuramente diventerà uno strumento di informazione essenziale!
16 pagine a colori, in edicola e sul web.
Senza finanziamenti pubblici, senza padroni.
Un quotidiano che parte con l'idea di essere finanziato dai lettori.
Sarebbe un'eccellente novità nel panorama editoriale nazionale.
Uno strumento grandioso per contrastare malgoverno, corruzione e spreco.
Si intitolerà IL FATTO.
E' POSSIBILE FIN D'ORA CONTRIBUIRE AL CONCRETIZZARSI DI QUESTO CORAGGIOSISSIMO PROGETTO ABBONANDOSI: www.antefatto.it/.

Ecco la presentazione del progetto:

A settembre, finalmente,
avremo un giornale nuovo, libero,
tutto nostro e tutto vostro.
Un giornale eccentrico,
rispetto agli altri:
"il Fatto Quotidiano"
Un fatto nuovo. Perché?
1. Perché racconterà i fatti, fin dalla sua testata. Darà le notizie, le analisi e i commenti che gli altri non danno, o nascondono. Parlerà dei temi che gli altri ignorano.

2. Perché non avrà padroni: la società editoriale è composta da alcuni piccoli soci, compresi noi giornalisti, che partecipano con quote equivalenti a un progetto comune: un quotidiano fatto solo per i suoi lettori. Senza vincoli né sudditanze ai poteri forti, politici, finanziari e industriali, che usano i giornali per i loro interessi.

3. Perché non chiederà né avrà finanziamenti pubblici concessi da questo o quel partito.

4. Perché nascerà solo se avrà dei lettori interessati ad acquistarlo, e a leggerlo. Nel paese dei giornali senza lettori, mantenuti in vita dai contribuenti, anche e soprattutto da quelli che non li comprerebbero mai, noi faremo il nostro giornale soltanto se avremo un numero di lettori sufficiente per mantenerlo in vita.

Per questo vi chiediamo di abbonarvi subito:
il prezzo della nostra libertà di informare e del vostro diritto di essere informati dipende dal numero di copie che i lettori acquisteranno in edicola, ma soprattutto dagli abbonamenti che raccoglieremo prima di partire.
Più abbonamenti, più libertà.

Il Fatto Quotidiano avrà 16 pagine, tutte a colori. Uscirà sei giorni a settimana al costo di 1.20 €, tranne il lunedì. Sarà un giornale di carta e un giornale web. Sarà diretto da Antonio Padellaro. Avrà una redazione di giovani agguerriti. Si avvarrà di un gruppo di firme, di inviati di punta e di autori satirici che hanno condiviso con noi la lunga battaglia contro il regime berlusconiano, senza sconti per un’opposizione troppo spesso complice.

Trovate qui tutte le indicazioni per abbonarvi e diventare subito soci fondatori del nostro giornale (ricevendolo per posta, scaricandolo in rete dopo la mezzanotte).

Vi terremo aggiornati, di settimana in settimana, sulle prenotazioni raccolte. Sarà dura, ma tutti insieme ce la faremo.
Dipende da tutti voi,
anzi da tutti noi.


Rossella, ex direttore di Panorama e Canale 5, uno degli uomini piu' eleganti d’Italia, scende in campo a difendere Berlusconi.

E si pone una domanda astuta: quanto hanno pagato PATRIZIA D’ADDARIO, la donna di Bari che ha registrato in audio e video i suoi 2 incontri con Berlusconi a Palazzo Grazioli?
Secondo lui solo avendo preso un mucchio di soldi una donna puo' confessare di aver accettato 2000 euro per andare a casa di Berlusconi.
Questo perche' ha ammesso in questo modo pubblicamente fatti tali da venir bollata a vita come prostituta.
Rossella e' un giornalista tipo Vespa.
Uno che non sa, non capisce.
Non c’e' bisogno che qualcuno l’abbia pagata.
Monica Lewinsky insegna che se una donna fa una cosa orale a un presidente e ha il buon senso di conservare il vestito macchiato del seme presidenziale, poi ci campa di rendita per tutta la vita: scrive una biografia, crea una linea di borse da viaggio, partecipa a pagamento a feste e iniziative promozionali.
E’ il mondo dello spettacolo. Sono state le reti televisive di Berlusconi a consacrare attori e attrici porno, a sdoganarli, a trasformare l’abilita' genitale esibita con inquadrature macro che vedi anche la radice dei peli pubici, in un lasciapassare per il mondo dello spettacolo.
Sono state le reti Mediaset ad allenare i telespettatori al voyerismo pruriginoso del Grande Fratello. 
Adesso la frittata e' fatta. Ci sono migliaia di giovani donne con la terza di reggiseno che sanno esattamente quanto puo' rendere un gioco di labbra ben documentato eseguito alla persona giusta.
Il povero Silvio Berlusconi e' cacciagione indifesa.
Nei prossimi mesi assisteremo a una valanga di uscite come quella di PATRIZIA D’ADDARIO. E forse potremo finalmente ottenere inquadrature emozionanti del pene di Silvio, dati precisi sul conteggio dei suoi spermatozoi, reperti di pelame avvizzito, campioni di saliva, cerume auricolare, nariccio.
Se lo sono gia' spolpato. Fino a ieri avevano paura delle ritorsioni ma PATRIZIA D’ADDARIO HA PARLATO ed e' ANCORA VIVA. Grave errore. I potenti di una volta le pazze che non stavano al gioco le bruciavano subito. Era piu' prudente.
Adesso vedrete cosa vien fuori. Sara' una corsa all’oro. L’ultima che arriva raccoglie solo le briciole.


Juan Arias (El Pais): Mia triste Italia

Carissimi,
Questa settimana vi presentiamo un articolo di Juan Arias, tratto dal quotidiano spagnolo El Pais.
E’ un pezzo emozionante ed emozionato.
Buona lettura.

Nella foto Juan AriasMia triste Italia
Un paese che fu bandiera di liberta' e cultura e' comandato oggi da un politico che censura l’informazione che non gli e' gradita. Che cosa e' successo all’Italia? Perche' coloro che l’hanno amata fanno cosi' fatica a riconoscerla?
Di Juan Arias – El Pais 15/6/2009

Ho vissuto in Italia piu' che in Spagna: circa 50 anni. A questo paese che, secondo l’Unesco, riunisce il 36% dell’arte di tutto il pianeta, devo molto sia umanamente che culturalmente.
In Italia, dove studiai, dove ho respirato per la prima volta l’aria pura della liberta' – arrivando dal paese della censura, delle condanne a morte arbitrarie, dell’inesistenza dei partiti politici – mi diedero la cittadinanza per meriti culturali. Li' votai per la prima volta nella mia vita. Avevo piu' di 40 anni. In Spagna non si votava, si viveva solo nel terrore.

Ricordero' sempre quella mattina quando potei inserire la mia scheda elettorale nel segreto dell’urna. Il mio voto, mi dissero, ne valeva mille. Erano elezioni in cui gli italiani iniziavano a stancarsi dei politici, e questo invitava all’astensione. La Rai mi intervisto' chiedendomi cosa provava uno spagnolo che poteva votare per la prima volta. Parlai della mia evidente emozione e osai chiedere a coloro che intendevano disertare le urne che andassero a votare come a risarcirmi per non averlo potuto fare a mia volta per cosi' tanti anni. Dalla radio, in seguito, mi telefonarono per dirmi che migliaia di persone, comprese famiglie intere, volevano che io sapessi che erano andate a votare per me.
 
In Italia ho potuto pubblicare quello che nel mio paese non mi era consentito. Riviste e quotidiani mi hanno aperto le loro porte. Ho goduto del privilegio di conoscere e intervistare i personaggi della letteratura e dell’arte che in quel periodo facevano grande il paese di Dante e Leonardo, scrittori come Fellini, Pasolini, Sciascia, Italo Calvino; stilisti come Valentino, Armani, Missoni; grandi imprenditori come Agnelli o Pirelli; magnifici editori come Einaudi o Feltrinelli… e politici degni come Berlinguer o Moro, o giudici capaci come Falcone, con il quale parlai alcuni mesi prima che fosse assassinato. Durante il mio incontro con il giudice Falcone eravamo circondati da un sacco di polizia armata fino ai denti e di sirene: “E’ tutta scena. Quando la mafia decidera', mi uccideranno lo stesso” mi disse il magistrato partendo con un mezzo sorriso triste. Lo uccisero.

Quella era un’Italia che io amavo appassionatamente e nella cui lingua scrissi i miei primi libri.
Fino a che arrivo' Silvio Berlusconi. Lo vidi atterrare a Palermo, capoluogo della Sicilia, cuore della mafia, in elicottero, come un dio pagano. Era alla sua prima candidatura. In pochi credevano che quell’istrione, che mai aveva avuto a che fare con la politica, in un paese tanto politicizzato come l’Italia potesse vincere. Io scrissi sul mio quotidiano che sarebbe stato eletto. Vidi quel giorno a Palermo quasi mezzo milione di persone alzare le braccia verso l’elicottero che portava il Salvatore.

La mafia siciliana aveva cambiato bandiera. Abbandonava la potente Democrazia Cristiana, fino ad allora la sua signora, per offrire il bacio e il suo voto all’imprenditore di cui si diceva che avesse l’arte magica di creare posti di lavoro dal nulla. Da quel giorno l’Italia inizio' ad entrare nel tunnel della decadenza. Io me ne tornai in Spagna.

Ora vedo, come in un incubo, che gli italiani, che a me avevano dato il piacere della liberta' di informazione e di espressione, devono leggere El Pais per poter conoscere le spudoratezze compiute dal loro Cavaliere. Dov’e' quell’Italia che il mondo ammirava e amava?

L’Italia mi difese quando il governo del dittatore Franco voleva processarmi per aver pubblicato un articolo che riguardava il comportamento della Chiesa spagnola durante la dittatura militare. Mi convocarono a Madrid. Fui ricevuto dall’allora ministro Giron, a casa sua. Mi disse che un ministro aveva portato il mio articolo al Consiglio dei Ministri chiedendo la mia testa. Al termine del Consiglio, Franco si limito' a chiamare il ministro Giron e gli disse: “Lascia vivo questo ragazzo, altrimenti andiamo a farne un martire in Italia. Pero' chiamalo e raccontagli cosa e' successo”. Era un avviso chiaramente mafioso. Cosi' era allora in Spagna. Cosi' e' oggi, o quasi, in Italia.
Nelle mie notti insonni mi chiedo come sia potuta avvenire una tale metamorfosi. Come si sia arrivati a questa triste Italia di oggi. Posso solo farmi alcune domande partendo dalla mia lunga esperienza italiana.

Perche' Berlusconi vinse la prima volta, quando gia' circolava un libro che raccontava i suoi misfatti e le illegalita' commesse come impresario edile a Milano? Perche', quando erano al potere, i socialisti di Bettino Craxi, che fini' la sua vita in esilio ricercato per corruzione, permisero a Berlusconi di creare il suo impero televisivo contro tutte le norme della Costituzione? Che fecero, o cosa non fecero, i comunisti, eredi del severo e onorato Berlinguer, quando dopo piu' di 40 anni di lotte per avere il potere lo raggiunsero e lo gestirono cosi' male che gli italiani preferirono eleggere Berlusconi? In che cosa furono ingannati gli italiani? Perche' persero cosi' velocemente l’essenza di quel che era stato il maggior partito comunista d’Europa, che riuniva sotto le sue ali e proteggeva dalla mediocrita' della destra tutta l’intelligenza, l’arte e la cultura del paese?
Un partito, insisto, che aveva come leader un Berlinguer sempre timido e schivo, come doveva essere un figlio dell’austera Sardegna, pero' onesto, rispettato e tanto amato. Il giorno della sua morte si paralizzo' la citta' di Roma e due milioni di persone si riversarono per le strade come se la squadra nazionale di calcio avesse vinto il mondiale.

A quel tempo ero un critico severo dell’allora potente Democrazia Cristiana, che da 40 anni deteneva il potere e che fini' travolta dagli scandali per la sua corruzione. Oggi, a tanti anni di distanza, devo riconoscere che quello che vedo ora e' peggio. Ed e' davanti agli occhi di tutti. La Democrazia Cristiana, profondamente conservatrice, aveva, comunque, un profondo rispetto per la liberta' di espressione dei giornalisti. Conservo ancora alcuni biglietti, scritti con la calligrafia grande di Fanfani o quella minuta di Andreotti, entrambi piu' volte a capo del Governo. Ogni volta che pubblicavo un articolo critico rivolto all’uno o all’altro, arrivava al mio ufficio un motociclista che mi portava uno di questi biglietti, dove mi ringraziavano per quello che avevo scritto su di loro.

Quando la Spagna stava per entrare nell’Unione Europea, il ministro degli Affari Esteri italiano era Andreotti. Nella ambasciata italiana a Madrid, alcuni piu' realisti del re decisero di analizzare i miei articoli, concludendo che ero eccessivamente critico nei confronti dei politici italiani. Chiamarono l’ambasciatore spagnolo a Roma e, con evidente atteggiamento mafioso, gli ricordarono che l’assenso dell’Italia era fondamentale per l’entrata della Spagna nella Comunita' Europea e che i miei articoli non piacevano.

La notizia arrivo' alle orecchie di Andreotti, del tutto ignaro della vicenda. Quella mattina mi chiamo' per offrirmi un’intervista. Mi ricevette a braccia aperte. Non si parlo' della faccenda. Mi racconto' aneddoti inediti sul suo rapporto con papa Giovanni Paolo II. Mi disse che il Papa polacco a volte lo invitava a pranzo o a cena, e ad assistere con lui alla messa nella sua cappella privata. Prima di congedarmi mi autografo' un libro con queste parole: “Al mio caro collega giornalista Juan Arias, con amicizia”. Andreotti si vantava sempre di essere un giornalista professionista. E sulla porta mi disse. “La Spagna sara' molto importante nella Comunita' europea. Io votero' a favore”. Lo ha fatto.

Andreotti, cio' nonostante, soleva dire che i politici spagnoli mancavano di “finezza” (in italiano nel testo. NdR). Tristemente, questa “finezza” oggi manca a tanti politici italiani, a partire dal suo presidente e dalla sua corte faraonica, a cui l’informazione libera provoca orrore e panico.
Forse non e' vero che agli italiani piace tanto Berlusconi - per lo meno agli italiani che conosco io - e forse e' vero che non piacciono loro nemmeno gli altri politici. A questi altri io diedi il primo voto della mia vita. Come direbbe Saramago: Triste cosa.

Articolo originale: http://www.elpais.com/articulo/opinion/triste/Italia/elpepuopi/20090615elpepiopi_13/Tes

Fonte imm


Ecco gli elementi finora emersi sulle avventure di quattro donne nella residenza di Silvio Berlusconi.

La storia è incredibile e verrebbe da dubitare di tutto.

Patrizia D’Addario è andata a Palazzo Grazioli, residenza del premier italiano con registratore e cellulare. Ha fatto dei video, ha registrato conversazioni. Almeno altre 3 ragazze hanno raccontato storie simili.

In sostanza quattro donne hanno ammesso di essere state pagate da un imprenditore che cercava favori per vendite di PROTESI ORTOPEDICHE all'ospedale di Bari. L'imprenditore pagava le donne perché partecipassero a feste a palazzo Grazioli con Berlusconi.
Una delle 3 ragazze ha chiesto al giudice di poter andare all'estero perchè si sente minacciata.
Berlusconi si è difeso dicendo che lui non ha mai pagato una donna.
Ghedini ha dichiarato che comunque pagare una donna non sarebbe reato. Ma nessuno ha accusato Berlusconi di aver pagato delle donne.
E' il venditore di gambe e braccia ad aver pagato le donne. Questo almeno è fuor di dubbio.

Notiamo il pizzico di horror: il tentativo di corrompere il premier parte da una storia di protesi. Gambe finte, tette finte, labbra gonfiate.
Mi ricorda Frankenstein.

C'è anche un fatto di sangue nel recente passato di Patrizia: la sua amica Marisa Scopece, che pare si prostituisse, fu uccisa nel settembre del 2007 con 8 colpi di pistola e poi il suo corpo fu bruciato. Niente si sa sul perchè questa donna, che sarebbe stata una prostituta d'alto bordo, sia stata uccisa.

Cosa ha scatenato la D’Addario?

La D’Addario aveva ricevuto promesse (secondo lei) da Berlusconi per alcune pratiche edilizie (una villa, un residence) e per la propria candidatura alle europee per il PDL. Poi per lo scandalo delle veline la sua candidatura è saltata. E lei ha pensato che anche sulla pratica edilizia l'avessero presa in giro. Ma si era preparata al peggio raccogliendo (secondo lei) una documentazione da paura.

Il PM Giuseppe Scelsi è arrivato a questa storia partendo dall'inchiesta sulle protesi e da alcune mazzette distribuite a politici locali.

Intanto l'Espresso pubblica le foto di 6 ragazze che prendono il sole sul motoscafone del premier in Sardegna.

Dall'intervista al Corriere a Patrizia D’Addario
<<.. Ha salutato tutte e poi si è fermato a parlare con me. Ho capito di averlo colpito perché mi ha chiesto che lavoro facessi e io gli ho parlato subito di un residence che voglio costruire su un terreno della mia famiglia. Ci ha mostrato i video del suo incontro con Bush, le foto delle sue ville, ha cantato e raccontato barzellette.>> Lei è tornata subito a Bari? «Era notte, quindi sono andata in albergo e Giampaolo mi ha detto che mi avrebbe dato soltanto mille euro perché non ero rimasta» ((la seconda volta))
«Con l' autista ci ha portato nella residenza del presidente, ma quella sera non c' erano altre ospiti. Abbiamo trovato un buffet di dolci e il solito pianista. Quando mi ha visto, Berlusconi si è ricordato subito del progetto edilizio che volevo realizzare. Poi mi ha chiesto di rimanere». Si rende conto che lei sostiene di aver trascorso una notte a palazzo Grazioli? «Ho le registrazioni dei due incontri». E come fa a dimostrare che siano reali? «Si sente la sua voce e poi c' erano molti testimoni, persone che non potranno negare di avermi vista». Scusi, ma lei va agli incontri con il registratore? «In passato ho avuto problemi seri con un uomo e da allora quando vado a incontri importanti lo porto sempre con me». E lei vuol far credere che non è stata controllata prima di entrare nella residenza romana del premier? «È così, forse sono stata abile. Ma posso assicurare che è così». E può anche provarlo? «Berlusconi mi ha telefonato la sera stessa, appena sono arrivata a Bari. E qualche giorno dopo Giampaolo mi ha invitata a tornare. Ma io ho rifiutato». A noi la sua versione sembra poco credibile... «Lo dicono i fatti. Berlusconi mi aveva promesso che avrebbe mandato due persone di sua fiducia a Bari per sbloccare la mia pratica. Non ha mantenuto i patti ed è da quel momento che non sono più voluta andare a Roma, nonostante i ripetuti inviti da parte di Giampaolo. Loro sapevano che avevo le prove dei miei due precedenti viaggi»
«La mia casa è stata completamente svaligiata. Mi hanno portato via cd, computer, vestiti, biancheria intima. È stato un furto molto strano». Addirittura? Ma ha presentato denuncia? «Certamente. Ma ho continuato la campagna elettorale. È andato tutto bene fino al giorno in cui Berlusconi è arrivato a Bari per la presentazione dei candidati del Pdl. Io lo aspettavo all' ingresso dell' Hotel Palace. Lui mi ha guardata, mi ha stretto la mano ed è entrato nella sala piena. Io ero in lista, quindi l' ho seguito. Ma all' ingresso della sala sono stata bloccata dagli uomini della sicurezza e del partito che mi hanno impedito di partecipare all' evento». È il motivo che adesso la spinge a raccontare questa storia? «No, avrei potuto continuare a fare campagna elettorale e trattare con loro nell' ombra. La racconto perché ho capito che mi hanno ingannata. Avevo chiesto soltanto un aiuto per un progetto al quale tengo molto e invece mi hanno usata».

http://archiviostorico.corriere.it/2009/giugno/17/Incontri_candidatura_Ecco_mia_verita_co_9_090617009.shtml


Difendo D'Alema: ecco l'intervista: non ha assolutamente alluso allo scandalo delle ragazze squillo per il Presidente Berlusconi

Una volta tanto difendo D'Alema. Nell'intervista con l'Annunziata fa un discorso politico generale e non fa allusione a nessuna inchiesta.
Ghedini e il PDL si arrampicano sui vetri accusandolo di aver anticipato lo scandalo.
La verità è semplice: palazzo Grazioli era un luogo buffo dove si riunivano ragazze avvenenti per feste private con il Presidente. Alcune venivano pagate qualche migliaio di euro per andarci da corrotti che cercavano di ottenere così i favori di Silvio Berlusconi per i loro traffici.
La questione è che se uno c'ha il morbo di Parkinson alla cerniera lampo dei calzoni e ha la passione per scherzare con le ragazze a squadroni, a bizzeffe, a compagnie, a plotoni.. Ed è pure famoso prima o poi trova qualcuna che se ne approfitta.
Dovrebbe saperlo visto che non è certo uno stupido!
Il mondo è pieno di ragazze che conservano vestiti macchiati e altri souvenir...

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Ecco come le intercettazioni telefoniche ormai sono impedite nei fatti con un semplice trucco!!!

Mentre il parlamento sta per varare la legge che vieta le intercettazioni telefoniche per la maggioranza dei reati la casta dei politici ha già trovato il modo di impedirle nei fatti!
Come?
Semplice e pratico.
LO STATO ITALIANO NON STA PAGANDO LE DITTE CHE FORNISCONO ATTREZZATURE E SUPPORTO DI TECNICI!
450 MILIONI DI DEBITI ACCUMULATI DAL 2003!
Ormai le aziende non sono più in grado di fornire il servizio.
Alcune stanno chiudendo.
Le 120 aziende creditrici hanno già dovuto licenziare 200 dipendenti su un totale di 2500 persone impiegate.
L’Associazione Iliia, che riunisce più di cinquanta aziende del settore, ha tentato in tutti i modi di ottenere il pagamento del credito senza successo.
Stiamo parlando di 900 miliardi di lire. Una cifra spaventosa. Lo Stato è in una posizione di totale illegalità ma sia il governo Prodi che quello Berlusconi se ne sono fregati. A nulla sono serviti tutti i tentativi legali.
NON PAGANO E BASTA.
In questo modo paralizzano di fatto l'attività della polizia e della magistratura ma se ne fottono.

Tag: aziende credito stato intercettazioni pagamenti bloccati Oscar Roje presidente associazione Iliia strumenti tecnologie supporto tecnico video audio vietare intercettare lotta criminalità politici corrotti dementi furbi vergogna registrazioni telefoniche telefonate privacy mafia rilevazioni ambientali


L'Italia non può sopravvivere alla follia di vietare le intercettazioni telefoniche per la maggioranza dei reati!

Già dal punto di vista della legalità stiamo a pezzi.
Già la nostra giustizia non funziona.
Già ai criminali conviene venire a compiere crimini in Italia perché qui rischiano la metà rispetto agli altri paesi europei e da noi un cavillo non lo si nega a nessuno.
Già polizia e magistratura non hanno più soldi per le indagini.
Se tolgono anche la possibilità di intercettare i sospettati andiamo a schifio!
Ma come cazzo fanno quelli della Lega a presentarsi come paladini della legge contro i malviventi e poi approvare una simile porcata?
Guardatevi questo video del giudice Caselli.
E appiccicatelo su tutti i vostri blog!
Credo che questa, se ci si sbatte veramente, riusciamo a fermarla. E' più che demenziale! E' psicotica!


Chiuso il processo contro la Exxon Valdez

Nel 1989 la superpetroliera Exxon Valdez provoco' uno dei peggiori disastri ecologici della storia americana, incagliandosi e facendo fuoriuscire dalle proprie cisterne 50mila tonnellate di greggio che andarono a inquinare 1.900 chilometri di coste.
Ieri la Corte di appello federale ha condannato il colosso petrolifero a una multa di 500 milioni di dollari, piu' 480 milioni di interessi.
Nulla a confronto dei 5 miliardi chiesti e ottenuti in primo grado e giudicati poi eccessivi dalla Corte Suprema. E nulla a confronto con i danni: si stima che nell'incidente morirono 250mila uccelli marini, 2.800 lontre, 300 foche, 250 aquile di mare, 22 orche e centinaia di pescatori rimasero senza lavoro.
(Fonte: Greenreport)

Fonte imm


Appello ai militanti dei Verdi.

Credo che i Verdi si trovino in un momento determinante per la sopravvivenza del loro Partito.
E’ incredibile che proprio nel momento in cui l’ecologia è diventata un’idea di massa e pure le grandi case automobilistiche parlano di ecologia (!!!) i Verdi siano stati bocciati per due volte di seguito alle elezioni e oggi si trovino a non avere più rappresentanza nel parlamento italiano e in quello europeo.
Il simbolo di questa disfatta è secondo me Di Palma, presidente della provincia di Napoli: incapacità di comunicare, di fare proposte alternative. Incapace di agire denunciando i grandi crimini delle ecomafie, immobile di fronte alla diossina a Acerra (quasi il doppio di quanta ce n’era a Seveso quando fu evacuata). Incapace perfino di tagliare i costi energetici delle strutture della provincia. Subalternità ai giochi di potere campani.
Sicuramente i verdi hanno in alcuni casi peccato stando al gioco delle lottizzazioni più becere, pur di conquistare qualche grammo di potere. E questa linea va stroncata. Si è dimostrato che i Verdi possono prosperare solo se fanno un’opposizione radicale al sistema (il che non vuol dire non avere proposte semplici, concrete e immediate da portare subito).
Insieme al morbo dell’inciucio andrebbero abbandonate anche le pratiche fondamentaliste: un esempio fulgido è l’opposizione ai mulini a vento.
In una situazione nella quale il petrolio uccide milioni di persone per l’inquinamento e milioni per la fame e le guerre che provoca, come si può opporsi all’eolico per motivi estetici?
Lottiamo perché gli impianti eolici siano costruiti bene, posizionati in luoghi sensati, non spruzzino olio lubrificante nel raggio di 200 metri e non comportino la costruzione di strade assurde. Il che vuol dire impegnarsi per ottenere che i mulini eolici vengano installati in modo sensato (efficiente e economico), ma lottiamo per averne tanti!
Sono stato in Germania e ho visto distese di chilometri di pale eoliche gigantesche. Giravano assolutamente silenziose nel verde. Le ho trovate bellissime e poetiche. Filosofiche oserei dire.
E credo che un partito verde che voglia lottare contro le pale eoliche sia destinato a morte certa (e giusta peraltro).

Il fatto è che oggi i Verdi hanno perso la spinta, si sono compromessi e veleggiano pigramente verso la sparizione. E lo dico con grande tristezza perché è il partito che ho votato quasi sempre.

Credo che ci sia oggi per i Verdi una grandissima opportunità, ma si tratta di fare una scelta radicale, proprio sulla FORMA PARTITO, innanzi tutto.
Oggi nella struttura i Verdi assomigliano a qualunque altro partito.
Ma la lotta ecologica fa a pugni per sua natura con la struttura partito tradizionale.

La lotta per difendere l’ambiente si basa su tre fronti essenziali: l’attività dei gruppi locali che si battono per impedire gli scempi ambientali (discariche, inceneritori, centrali nucleari, industrie inquinanti), il lavoro per introdurre tecnologie ecologiche nel nostro paese, la diffusione della cultura ambientalista.

Fin dagli anni ‘80 i verdi hanno scelto di diventare invece un partito d’opinione rinunciando a occupare uno spazio essenziale nella società italiana.
Mi ricordo verso la metà degli anni ’80, quando incontrammo, a Alcatraz, Mattioli allora massimo leader del partito.
Chiedevamo aiuto per contrastare il taglio dei boschi ad alto fusto umbri. Tutta la questione ruotava intorno al fatto che l’Umbria non aveva realizzato la mappatura dei boschi ad alto fusto, come prevedeva la legge nazionale. In questo modo boschi secolari venivano considerati boschi da taglio rapido e distrutti dalle motoseghe.
Serviva un appoggio parlamentare per riuscire a costringere la regione Umbria a cambiare rotta.
La risposta di Mattioli fu molto franca (almeno questo) ci disse che il partito faceva le grandi battaglie nazionali e i gruppi locali dovevano sostenerlo, non era possibile pensare che succedesse il contrario. Il partito non aveva la forza di sostenere i gruppi locali.

La prima cosa che secondo me i verdi dovrebbero fare (domani mattina, entro le 9,45) è quella di rovesciare questo paradigma mentale.
Io metterei un terzo dei militanti ancora in grado di stare in piedi a lavorare al servizio delle realtà locali.
Mi telefonano decine di associazioni locali chiedendomi consigli e appoggi per battaglie vitali per il territorio. In questo momento in Italia ci sono centinaia di micro gruppi che combattono contro la distruzione ambientale e le minacce alla salute pubblica. Combattono senza mezzi, spesso senza esperienza, senza appoggi. Io creerei una task force che si metta a disposizione di queste realtà senza chiedere nessuna forma di adesione al partito. Una centrale che fornisca supporto tecnico, realizzi una mappa nazionale, aiuti nella diffusione dei comunicati stampa, dia visibilità, fornisca informazioni, dati, documentazioni, analisi chimiche, corsi di formazione per agitatori locali…
Molti gruppi che combattono contro inceneritori, cementifici che bruciano sostanze tossiche e aziende chimiche inquinanti, non hanno ad esempio i mezzi e i contatti necessari per realizzare analisi dell’aria, dell’acqua e dei terreni. Servono convenzioni con laboratori di analisi, servono fondi.
E servono avvocati e commercialisti che analizzino gare d’appalto e regolamenti.
Ed è necessario creare forme di coordinamento tra i gruppi locali.
Un simile lavoro potrebbe raddoppiare in poco tempo l’efficacia delle azioni locali.

Un altro terzo del partito invece dovrebbe dedicarsi alla diffusione delle ecotecnologie.
Si tratta di una questione essenziale se vogliamo che l’impegno verde dia realmente risultati positivi.
E su questo terreno i verdi possono vantare grossi successi. Il più recente, ne abbiamo parlato, è il fatto che il gruppo di Roggiolani (www.ecquologia.it), in collaborazione con aziende private e il comune di Peccioli, ha realizzato il primo dissociatore molecolare, un impianto capace di estrarre gas dai rifiuti per produrre energia elettrica attraverso una turbina a gas. Il tutto con un sistema che non ha emissioni tossiche, non impiegando una fiamma viva ma una combustione in presenza controllata di ossigeno, a temperatura relativamente bassa (400 gradi).
Questo impianto può fornire ai comitati locali una carta vincente nella lotta contro gli inceneritori.
Si tratta di piccoli impianti a basso impatto che possono smaltire i rifiuti indifferenziati e traformarli in energia mentre gli italiani imparano a suddividere i rifiuti, abbattere la quantità degli imballaggi e riciclare... Questo è l’obiettivo centrale ma non possiamo pensare di arrivarci in meno di 5 anni. L’impianto realizzato a Peccioli ci permette di proporre un’alternativa, in questa fase di passaggio, agli inceneritori che sono impianti devastanti per la salute dei cittadini. In futuro, quando la raccolta differenziata sarà diffusa in tutt’Italia questi impianti, potranno smaltire l’enorme massa di potature legnose che oggi non vengono raccolte o vengono bruciate sul posto (il che inquina ed è uno spreco pazzesco, in Svizzera è reato) o finiscono in discarica. Basti pensare a quanta biomassa potrebbe fruttare la pulizia dei bordi di strade, autostrade e ferrovie e la pulizia dei fondali dei fiumi e delle coste. Parliamo di milioni di tonnellate di biomasse.
Questo esempio di Peccioli è l’esemplificazione più semplice che mi viene in mente per descrivere il lavoro che dovrebbe fare il partito dei Verdi.
E questo lavoro potrebbe anche diventare un nuovo tipo di propaganda politica.
Immagino la creazione di un PRONTO INTERVENTO VERDE, un pulmino arriva a casa tua, ne scendono un paio di tecnici con una tuta da lavoro verde fluorescente e ti montano il filtro dell’acqua che toglie il sapore del cloro all’acqua potabile, così smetti di comprare la minerale in bottiglia, il pannello isolante da mettere dietro i caloriferi, i riduttori di flusso per i rubinetti, le lampadine ad alto risparmio (vedi www.commercioetico.it) e un meccanismo che ti segnala quando stai consumando energia elettrica che ti costa di più. Inoltre ti propongono detersivi ecologici, valutano se ti conviene mettere un pannello solare termico o fotovoltaici e se è il caso ti fanno un preventivo, la pratica per l’istallazione e poi arrivano gli installatori a montartelo.
Una simile iniziativa sarebbe una forma di propaganda mostruosa e fornirebbe anche una fonte di finanziamento eccellente per le campagne di informazione ecologica.

Ovviamente un partito ha bisogno anche di tenere aperto un fronte di iniziativa nazionale.
A questo dedicherei le energie di un terzo dei militanti (l’ultimo che ci resta visto che due terzi li abbiamo schierati in sostegno dei gruppi locali e nella diffusione pratica delle ecotecnologie).
Ma incentrerei questa forza sulla denuncia dei grandi scandali e dello spreco nazionale di energie e risorse, sui grandi temi della difesa dei consumatori e su campagne di sensibilizzazione sui pericoli dell’inquinamento.
Cose che già si fanno ma che oggi sono portate avanti con una logica a bassa intensità di comunicazione. La comunicazione a bassa intensità va bene nelle battaglie locali e nella diffusione delle ecotecnologie. Ma sui temi generali o suoni la grancassa o diventi invisibile.
A dicembre ho iniziato a proporre a alcuni leader verdi di lanciare una campagna elettorale basata sul far esplodere uno scandalo alla settimana. Un lavoro sporco che richiedeva 5 persone che lavorassero a tempo pieno per 6 mesi.
Il modello di una simile iniziativa lo abbiamo sperimentato con successo quando con Sergio Angese lanciammo l’Eco della Carogna.
Mettemmo al lavoro un gruppo di tecnici che ci aiutarono ad individuare un pacchetto di ASSURDITA’ TOTALI. Così scoprimmo che il Gratta e Vinci era ricoperto di una sostanza cancerogena. La gente grattava la patina luccicante sul bancone del bar e poi se la sniffava insieme al cappuccino. Facemmo un numero denunciando questa assurdità. Non successe niente. Nessun giornale riprese la notizia, nonostante avessimo mandato centinaia di comunicati stampa e avessimo contattato personalmente decine di giornalisti. Allora con un amico avvocato, Marco Marchetti, Angese andò a depositare un esposto alla procura chiedendo il sequestro immediato dei Gratta e Vinci sul territorio nazionale. Tempo 24 ore i Gratta e Vinci furono ritirati e poi sostituiti da altri senza polverina luccicante tossica. Una doppia vittoria: evitati un mucchio di malanni per gli italiani, aperture dei telegiornali sul Gratta e Vinci e l’Eco della Carogna.
Disgraziatamente l’Eco della Carogna fu istantaneamente fucilato.
L’editore si ritirò. Così capimmo anche che per fare certe cose ti serve avere alle spalle un grosso gruppo editoriale ben determinato. O un partito politico.
E i Verdi sono un partito politico…
Questa dovrebbe essere secondo me il modus operandi dei Verdi a livello nazionale.
Si tratta di coniugare iniziative legali con azione politica e comunicazione.
Le idee non mancano...

Finisco qui. Sono stato sufficientemente prolisso.

 


Appello ai militanti del Partito Democratico: impedite che vi sfascino il partito!!!

Cari amici, non sono del PD ma ho a cuore il destino del vostro partito. Dal rinnovamento del PD dipende gran parte di quel che succedera' in Italia (vedi sotto).

Quindi mi sento in dovere di avvertirvi che e' in atto un piano molto pericoloso.
E’ partita su Repubblica un’operazione mediatica che pare proprio una manovra concertata per appoggiare una nuova ascesa di D’Alema.
Sono usciti con grande risalto due articoli di seguito che non si riferiscono a nessuna notizia. Inventano essi stessi la notizia: si mormora che D’Alema potrebbe ricandidarsi alla presidenza del PD.
Una NON notizia che viene data con un risalto enorme.
Chiaro segno che gatta ci cova.
Il contenuto degli articoli e' a mio parere spaventoso.
Mercoledi' 10 giugno si anticipa che il leader piu' triste del centro sinistra voglia spaccare il PD, ritornare a due partiti divisi, per agganciare Casini e rilanciare una grande alleanza contro Berlusconi.
Magari con D'Alema come segretario nazionale del partito rosso pallidissimo, quasi rosa.
Spaventoso!
Venerdi' 12 si ripropone come una notizia da prima pagina la stessa sbobba. La notizia e': ”Pd, l'offensiva di D'Alema ‘Io leader? extrema ratio’” con un’aggiunta: D’Alema “Da' lo stop a Debora Serracchiani (contro la quale si scatenano molti big Popolari)”.
La Debora e' quella fanciulla che ha incassato piu' voti di Berlusconi in Friuli, dopo aver sbancato sul web con un suo discorso contro i leader del PD e mostrato uno stile nuovo scontrandosi con la Brambilla a Ballaro'.
La Debora e' la speranza oggi per il PD. Veltroni l’ha capito e parla di rinnovamento della dirigenza del partito.
Evidentemente e' in corso uno scontro durissimo. Uno scontro di culture: alcuni si dedicano all'alchimia delle formulette politiche invece di parlare dei problemi del Paese, di costruire una vera opposizione e un vero controllo di massa sulla legalita' di politici e amministratori, riformare il Paese, liberarlo dal giogo della burocrazia.

La battaglia ovviamente non si risolvera' nei retrobottega.
Tutto dipendera' dalle persone che si sono recentemente impegnate nel PD sperando nel rinnovamento e nella possibilita' di mettere al centro della costruzione di questa neonata forza politica la concretezza che parte dalle realta' locali. In questo settore il PD puo' vantare molte esperienze di grandissimo valore. Sono parecchi i comuni dove sindaci e assessori del PD stanno portando avanti grandi cambiamenti e iniziative rivoluzionarie sul piano ecologico, sociale e del coinvolgimento diretto dei cittadini (vedi ad esempio l’associazione dei Comuni Virtuosi http://www.comunivirtuosi.org/, su Peccioli vedi http://www2.ecquologia.it/cms/content/view/1043/27/ , http://www2.ecquologia.it/cms/content/view/2395/28/,
http://www.jacopofo.com/dissociazione-molecolare-peccioli-ecologia-pirolisi-ambiente).

Come chiusa osservo che D’Alema si paragona, secondo Repubblica, all’omerico eroe Aiace Telamonio, valoroso assediante nella guerra di Troia. Figlio di Telamone, re di Salamina, Aiace e' definito da Omero 'baluardo degli achei'.
Ma evidentemente D’Alema non e' proprio in forma. Paragonarsi a Aiace e' una pessima auto profezia: infatti l’eroe finisce male: si infuria perche' non gli vengono consegnate le armi del defunto Achille e decide di uccidere Agamennone, capo degli Achei. Ma la Dea Atena per impedirglielo lo fa uscire di senno e lui si suicida gettandosi sulla propria spada. Pessima idea.
Auguri caro signor D’Alema!

SPERIAMO IN UNA NUOVA GENERAZIONE DI LEADER ANCHE DENTRO REPUBBLICA!

Anche i quotidiani perdono le elezioni. E sicuramente Repubblica dovrebbe cospargersi il capo di cenere. Soffre degli stessi disturbi comportamentali dei leader del centro sinistra e ne determina in gran parte la linea politica visto il suo peso mediatico. D'Alema e' quel che e' grazie al pluriennale appoggio di Repubblica.
Repubblica preferisce tacere sui grandi scandali nazionali. E buttarsi nel gossip. Da settimane continua a ripetere le 10 domande a Berlusconi sulla papi-story. Pensate se avesse messo in questi anni lo stesso impegno nel denunciare i grandi scandali italiani: il Cip6, che rubo' 60 mila miliardi di lire alle fonti rinnovabili per regalarli ai petrolieri, la diossina ad Acerra, che continua a essere quasi il doppio di quella a Seveso quando fu evacuata (e si continua a tacere!). Repubblica poteva avvisare gli italiani del dissesto Parmalat come fece Beppe Grillo. E poteva allertare gli italiani sull'imminente crollo finanziario USA. Aveva gli strumenti e le professionalita' per scoprire quel che in tanti avevamo ormai capito.
Invece Repubblica non lo ha fatto. Sostenendo una linea politica gemella a quella dei DS e del PD: fallimentare. Ma mentre il PD prendeva legnate elettorali Repubblica non soffriva crolli di vendite. Quindi mentre il PD si interroga Repubblica si sente bella e vittoriosa. Miracoli del fatturato.
La direzione di Repubblica preferisce non sporcarsi le mani facendo il suo mestiere di rendere trasparente la vita politica ed economica nazionale, i retrobottega dei partiti sono piu' affascinanti e danno l’ebbrezza di avere le mani in pasta nel potere…
Speriamo che decidano di smetterla con questa linea editoriale disastrifera.

NON SONO DEL PD MA VOGLIO UN PD FORTE. SONO PAZZO?

Io non sono del PD, non simpatizzo neppure. Ma credo che il PD possa essere una forza positiva per l’Italia. Sicuramente molte persone sensate hanno creduto che la nascita del PD fosse una grande possibilita' per il riformismo italiano.
Si tratta di persone di valore che hanno veramente intenzione di dare vita a un nuovo modo di fare politica.

Io credo che il riformismo in Italia abbia una possibilita' se sapra' unire tutte le forze riformiste. Invece di dividersi sulle questioni di principio bisognerebbe unirsi sugli obiettivi concreti e urgenti che tutti potrebbero condividere.

Per questo ho a cuore la crescita del PD. Io vedo i progressisti come una squadra che ha un obiettivo comune al di la' delle sfumature. Vogliamo cancellare l’era Berlusconi, vogliamo una giustizia che funziona e una burocrazia piu' leggera ed efficiente. Vogliamo che finisca l’era degli sprechi e della corruzione.
Questo vuole il popolo dei progressisti. E per averlo ci serve un grande movimento di oppositori radicali capaci di vivere e di consumare in modo diverso ma ci serve anche un PD forte, un’IDV forte, un partito ecologista, un partito radicale e un partito comunista forti. E ci serve che questi partiti siano in mano a una nuova generazione di dirigenti esenti dalle malattie mentali dei vecchi apparati.