Informazione indipendente

Tutto quello che le tv per bene non ti raccontano

Il Tg canta vittoria perché grazie al terremoto hanno battuto tutti gli ascolti. Trallallerollà.

Sconcertante?
Sentite che bella sfilza di numeri elencati con l'entusiasmo dei vittoriosi.
Al tg1 sono sensibili alle disgrazie umane come i sassi?
Oppure era solo amore per la statistica? Robe da fantascienza. Il giornalismo catastrofista rende. Fra un po' si dirà: "Quello è felice come il direttore del tg1 dopo una strage".
Secondo me a certe persone gli puzzano i piedi in modo speciale.


La follia dell'acqua minerale in bottiglia

Filtro per l'acqua del rubinettoNonostante l'acqua comunale del rubinetto sia mooolto piu' economica, mooolto meno inquinante e meglio controllata dell'acqua in bottiglia, l'Italia e' ancora il paese leader in Europa per consumo di minerale.
Secondo l'annuale rapporto di Legambiente e Altraeconomia, nel 2007 ne sono stati consumati ben 12,4 miliardi di litri, 196 litri pro-capite all'anno.
A livello mondiale, per questo tipo di consumo, siamo al terzo posto, dopo Emirati Arabi (260 litri/anno pro capite) e Messico (205 litri/anno pro capite).
Alle multinazionali dell'acqua, con le loro 321 le marche vendute, gli italiani fruttano 2,25 miliardi di euro (2007).
Se il danno non basta c'e' anche la beffa: per prelevare e imbottigliare l'acqua, le aziende pagano canoni di sfruttamento alle Regioni. Questi canoni sono irrisori e in molti casi vengono calcolati in base alla superficie data in concessione e non alla quantita' di acqua prelevata!
Secondo quanto riportano i Verdi, solo Toscana e Valle d'Aosta starebbero cambiando le regole.
NON ABBIAMO BISOGNO DELL'ACQUA IN BOTTIGLIA!
In Italia siamo cosi' fortunati che addirittura nel nostro cesso scorre dell'ottima acqua potabile!

Nel video la presentazione della Campagna lanciata da Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale) "Libera Acqua", per riconoscere il diritto all'Acqua per tutti.

Categoria Video Buone Notizie
Temi: accesso all'acqua, Paesi in via di sviluppo


Obama ti ama

Usa, i manager delle grandi compagnie salvate dal fallimento dai soldi dello stato avevano deciso di distribuirsi premi e gratifiche per centinaia di milioni di dollari. In fondo erano stati bravi a farsi dare i soldi dei contribuenti! Meritavano proprio un premio.
C’e' stata una mezza insurrezione. Migliaia di lettere di protesta. Il sindaco Cuomo ha minacciato di rendere pubblici i nomi dei manager furbastri. Una quarantina di attivisti dei diritti civili seguiti da piu' di 80 giornalisti hanno girato per i quartieri residenziali di New York picchettando via via varie ville di manager gratificati. Il Senato ha votato fulmineamente una legge straordinaria che tassa al 90% le gratifiche dei manager di aziende che hanno ricevuto aiuti statali.
Molti manager, fatti segno anche di telefonate minatorie e perseguitati dai paparazzi, hanno gia' restituito i soldi delle loro gratifiche.
E’ l’America che si sveglia.
(Non l’Italia che dorme).


Mafia, l'industria della paura

MAFIACarissimi,
questa settimana vi presentiamo un nuovo libro edito dalla Nuovi Mondi, “Mafia, l'industria della paura”, scritto da Jacques de Saint Victor, collaboratore de Le Figaro e docente di Storia delle idee politiche all’Universita' Paris VII.
Per una volta l'informazione indipendente della Nuovi Mondi viene a casa nostra, Jacques de Saint Victor ci conduce infatti nei meandri della piu' grande azienda italiana per fatturato: la Mafia.
Due i grandi cambiamenti che questa “industria della paura” ha subito negli ultimi anni: “innanzitutto, la capacita' di frange specifiche della classe borghese di compromettersi con il crimine organizzato per la prosperita' dei propri affari. In secondo luogo, la trasformazione della mafia stessa che grazie alle proprie ricchezze riesce a uscire dal suo ghetto criminale e a trasformarsi in borghesia “rispettabile”. In questo e' aiutata dallo spirito del tempo, poco attento alle questioni etiche e piu' preoccupato dalla riuscita visibile, dalla consacrazione mediatica.”
Per molti questo libro racconta una storia sconosciuta.
Sarebbe un gran romanzo... se non fosse che e' tutto vero.

“L'etica e' il limite del perdente,
la protezione dello sconfitto,
la giustificazione morale per coloro che
non sono riusciti a giocarsi tutto
e vincere ogni cosa”
(Roberto Saviano, Gomorra)

CORLEONESI E CASALESI
I piccoli abitati di Corleone, nel cuore della Sicilia, e di Casal di Principe, in provincia di Caserta, non hanno apparentemente molte cose in comune. Il Comune siciliano, situato a una cinquantina di chilometri da Palermo, e' celebre nel mondo intero per via del “Padrino” di Francis Ford Coppola. Il film ha fatto del nome del paese una sorta di sinonimo di mafia, ed e' d’altronde nei dintorni di questa stupefacente cittadina, costellata di chiese e sovrastata da due impressionanti rupi, di cui una ospita un monastero francescano, dove e' stato catturato, nel 2006, il “capo dei capi” Bernardo Provenzano, segno che la mafia e' ben lungi dall’essere scomparsa dalla zona. Al contrario, il borgo di Casal di Principe, in Campania, non diceva niente a nessuno, nemmeno in Italia, fino a quando i famosi “Casalesi” non sono diventati i protagonisti involontari del romanzo Gomorra di Roberto Saviano. Chi, d’altronde, avrebbe interesse ad avventurarsi nella desolata spianata a nord di Napoli che lo ospita, se non per passare rapidamente diretto a Caserta, sede della famosa reggia?
Vicino al mare, nei dintorni del paese e di San Cipriano, la regione si e' trasformata da una ventina d’anni in una no man’s land coperta di immondizie e rifiuti lasciati all’aria aperta, per non parlare delle file di prostitute che popolano il litorale fino a Castel Volturno.
Nessun punto in comune, dunque, tra questi due abitati, tranne uno: i paesi hanno dato vita alle due dinastie piu' potenti della mafia contemporanea.
Famiglie cosi' ben radicate nel proprio territorio, e cosi' aggressive, da aver assunto - come accadeva un tempo, in epoca feudale - il nome delle loro terre. Sono i due soli clan che vengono designati a questo modo: i Corleonesi e i Casalesi.
 
I primi “macellai” di Corleone: Navarra e Liggio
Nella genealogia criminale i piu' antichi, sono i Corleonesi. Come abbiamo visto, il paese siciliano e' fin dalla fine del XIX secolo un rifugio della mafia rurale. Nel dopoguerra, al momento della riforma agraria entrata in vigore nel 1950, il borgo diventa il feudo di una delle cosche piu' feroci dell’isola. Il boss incontestato della cittadina non e' piu' un contadino o un gabellotto, ma un medico stimato e influente, Michele Navarra. Con Navarra, la mafia fa un salto di qualita', introducendosi direttamente nell’alta societa'. In Sicilia fino ad allora poteva lavorare per conto dei notabili, e spesso alle loro spalle. Ma questi ultimi, prudentemente, non avevano contatti diretti con l’Organizzazione. Con Michele Navarra, invece, i notabili diventeranno membri della mafia in tutto e per tutto. E da questa affiliazione sapranno trarre succosi vantaggi.
All’epoca, la riforma agraria messa in atto nel Mezzogiorno mette fine alle grandi proprieta' terriere aristocratiche. Purtroppo - come avvenne anche durante la Rivoluzione francese - l’operazione non va a profitto dei piccoli coltivatori locali, ma della media borghesia e delle associazioni mafiose. La legge fissa un tetto massimo alle proprieta' agricole pari a 200 ettari. I latifondi che superano tale estensione – circa il 20% delle terre dell’isola - vengono smembrati. In certi casi e' la mafia locale a rilevare i terreni, ma, in genere, neanche l’organizzazione puo' estendere i propri possedimenti al di la' del limite fissato dalla legge.
Prende allora la guida delle nuove cooperative agricole che si creano per gestire le terre confiscate ai grandi proprietari. Come nota Francesco Renda, per la meta' del decennio la mafia si presenta sotto le spoglie di “un piccolo o medio proprietario terriero”  o, piu' spesso, di un nuovo notabile. e' quel che accade a Corleone con l’ascesa al potere del terribile Michele Navarra. Proveniente da una famiglia della piccola borghesia (il padre era insegnante), non aveva precedenti mafiosi. Ma, attraverso il matrimonio, si lega alla famiglia Riela e si rende conto in breve tempo del vantaggio che puo' rappresentare per lui la via del crimine. Come direbbe l’economista Gary Becker, opera la scelta “razionale” di diventare Mafioso...

(Continua)

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Una marea di rifiuti

Secondo i dati appena pubblicati da Eurostat, l'Ufficio statistico dell'Unione europea, nel 2007 ogni cittadino italiano ha prodotto mediamente 550 chilogrammi di rifiuti, una quantita' leggermente superiore alla media europea di 522.
Il 46% finisce in discarica, in altri paesi come Bulgaria, Lituania, Polonia, Malta, la percentuale arriva anche al 90%.
L'unica buona notizia riguarda il compostaggio, che arriva al 33% della spazzatura prodotta. In Europa siamo secondi solo all'Austria.
(Fonte: Greenplanet)

Nel video la raccolta differenziata delle bottiglie di plastica in Germania, dove chi produce le bottiglie si deve occupare anche del loro smaltimento e l'attivismo porta guadagni.

Categoria Buone Notizie Video
Temi: rifiuti zero, plastica, Berlino, produttori


LIBRI: Il trucco della bellezza. Creme, compresse e trattamenti: viaggio tra gli inganni pubblicitari

Libri Il trucco della bellezza www.commercioetico.itCarissimi,
questa settimana vi presentiamo un libro edito da Nuovi Mondi dal titolo: “Il trucco della bellezza. Creme, compresse e trattamenti: viaggio tra gli inganni pubblicitari”, scritto da Laura Bruzzaniti, una giornalista che si occupa di diritto dei consumatori, pubblicita', consumi e nuove tendenze di mercato. Scrive per “Il Salvagente” e “Liberazione”.
Interessante e di facile lettura, il libro contiene decine di esempi di pubblicita' ingannevole in un settore, come quello della cosmesi, che in Italia non risente di alcuna crisi.
Per non parlare poi della chirurgia estetica: nell’ultimo triennio nel nostro paese i chirurghi plastici hanno aumentato 145.000 seni, migliorato 153.000 nasi, sollevato 180.000 palpebre.

Ma come si fa a vendere acqua a 40 euro al litro?
“Rossetti che aumentano il volume delle labbra istantaneamente, fondotinta impermeabili al 100%, pillole in grado di aumentare il seno, cerotti che fanno ricrescere i capelli, apparecchi al laser che eliminano definitivamente i peli.
Qualche inganno recente, in ordine sparso, spigolature dal mondo del marketing dei cosmetici dove le parole acquistano nuovi significati. Dove, per esempio, definitivo non significa “per sempre”, Master non si riferisce a un corso post lauream e “specificamente formulato”,“unico” e “rivoluzionario” a volte non significano, semplicemente, niente.
Un mondo dove con una spolverata di scientificita' e una manciata di termini a effetto si riesce anche a vendere acqua a 40 euro al litro. Come nel caso dello spray facciale rinfrescante (Refreshing Facial Spritz) della linea pelli sensibili di Boots.
Ipoallergenico, senza profumo, senza lanolina, dermatologicamente testato, “specificamente formulato per rinfrescare e idratare, aiuta a proteggere la pelle dalla secchezza causata dal riscaldamento e dall’aria condizionata”. Lo spray, in vendita nel Regno Unito, costava 3,99 sterline (circa 5 euro).
L’ingrediente era uno solo: acqua. Solo acqua, niente altro. Boots ha semplicemente messo dell’acqua in uno spray e l’ha messa in vendita a 5 euro per 125 ml. Eppure non si tratta di un inganno, perche' sullo spray la lista delle sostanze non mente e indica “aqua” (in latino) come unico ingrediente. Del resto e' vero che l’acqua idrata la pelle, e' vero che non contiene profumi e sicuramente non causa allergie. Come giustificare pero' quello “specificamente formulato” che fa pensare a qualcosa di piu' che a semplice acqua in bottiglia?
Il termine si riferisce al fatto che l’acqua e' stata purificata ed e' dosabile tramite un nebulizzatore, che permette di spruzzarla sul viso in gocce minuscole. “Specificamente formulato”, a quanto pare, puo' voler dire tante cose. Ma anche l’affermazione “risultati validati” si presta a varie interpretazioni.
Nel caso dei trattamenti labbra di Deborah - “rivoluzionario Instant Lifting, fluido tensore ad effetto immediato” e Instant volume lip gloss - “risultati validati dall’Universita' di Pavia”, stava solo a significare che l’Universita' aveva condotto i test sul prodotto. E anche l’aggettivo “rivoluzionario” secondo il comitato di controllo dello IAP sembra usato a sproposito: i trattamenti promettono piu' volume e fino al 55% di rughe in meno, basandosi sui risultati ottenuti solo da una delle partecipanti al test.
Dai documenti prodotti da Deborah, neanche la tecnologia Hyaluronic Filling Spheres sembra cosi' “rivoluzionaria”, dato che non si capisce in cosa consista la grande innovativita'.

Le ciglia di Penelope Cruz
Bugie, travestimenti, omissioni. Al di la' di quello che dice e di quello che tace, l’inganno della pubblicita' risiede nel messaggio che essa trasmette nel suo complesso, per come e' costruita, per la dimensione delle scritte, per le immagini.
In Gran Bretagna, per esempio, un primo piano di Penelope Cruz e' stato giudicato ingannevole. Si trattava della pubblicita' del New Telescopic Mascara di L’Oreal che, gia' dal nome, prometteva ciglia lunghissime, telescopiche.
Nella fotografia sui giornali la Cruz sfoggiava infatti ciglia innaturalmente lunghe. A qualcuno e' venuto il dubbio: ma non saranno finte?
L’ASA (Advertising Standards Authority), omologo del nostro Giuri' della pubblicita', chiede informazioni e L’Ore'al ammette che si': Penelope Cruz aveva le ciglia finte in quella foto ma solo un po’, giusto qualcuna per infoltire le sue ciglia naturali. La fotografia e' giudicata ingannevole.
Stessa sorte per l’immagine di Kate Moss per il New Magnif’eyes Mascara della Rimmel. In questo caso le ciglia erano vere, ma l’agenzia pubblicitaria ammette di aver ritoccato la fotografia in post-produzione per sollevare le ciglia e renderle “piu' verticali del 70%” come prometteva la pubblicita'.
Anche qui, inganno.
Chi vede la foto puo' pensare che si possano davvero ottenere ciglia cosi' lunghe, cosi' l’Authority britannica ha deciso che da ora in poi le pubblicita' di mascara che usano ciglia finte o ritoccano le immagini in digitale devono avvertire il pubblico con una particolare dicitura.


In 40 usano l'auto blù e l'autista per farsi prendere il biglietto gratis per lo stadio.

LI HANNO BECCATI QUELLI DELLE IENE.

IN UN PAESE NORMALE SAREBBERO COSTRETTI ALLE DIMISSIONI DOMANI MATTINA!

E' UNA ROBA TIPO PECULATO, ABUSO DI POTERE, DANNEGGIAMENTO DELLA COSA PUBBLICA, APPROPRIAZIONE INDEBITA.
E CE NE ANCHE UNO DI SINISTRA: MARRAZZO, PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO.

Ma non succedera' un cazzo di niente.
Gia' dall'articolo di Repubblica, che tratta questo fatto gravissimo come una scappatella da niente, si capisce che anche questa resterà impunita.

LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI NON HA LE PALLE E NEANCHE LE OVAIE!
MEZZI OMMENI. QUACQUARAQUA'!

ECCO QUI IL ROSATO ARTICOLO DI REPUBBLICA.

Il servizio è stato preparato in occasione della partita Roma-Arsenal
Fotografo e telecamera nascosta hanno ripreso autisti e contrassegni
Le Iene: "40 auto blu al Coni
per ritirare i biglietti omaggio".......

Nel servizio in onda stasera si vedranno invece arrivare in serie auto blu di tutti i tipi, italiane, straniere, con lampeggiante o paletta. Dopo un po' gli autisti ammettono, anche se non fanno nomi, che i biglietti sono per il Ministero delle finanze, per la Camera dei Deputati, per alcuni Ministri o Deputati, per la Presidenza del Consiglio.

Ma c'è anche chi fa nomi e cognomi di chi ha mandato a ritirare il biglietti con le auto blu: tra loro, il sottosegretario del Lavoro Pasquale Viespoli e il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, che puntuali in serata verranno immortalati dai fotografi durante Roma Arsenal all'Olimpico in tribuna Monte Mario.

E quando non sono gli autisti a parlare bastano i contrassegni, ripresi accuratamente dalle telecamere, che citano testualmente: "Sevizio di Stato", "Camera dei Deputati", "Senato della Repubblica 2008", "Palazzo Chigi Presidenza del Consiglio dei Ministri", "Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro", e ancora "Camera dei Deputati" ma della XV legislatura" e "Presidenza del Consiglio Galleria Alberto Sordi". Se mancano i contrassegni, ci sono le palette esposte dagli autisti delle auto blu.

Tra quelle riprese si distinguono: la paletta della polizia regionale del Lazio, quella del Ministero dell'Economia e delle Finanze, del Ministero dell'Interno. In 6 ore davanti al Coni, sono state immortalate più di 40 auto blu venute a ritirare i biglietti per la partita. Di tutte, chiaramente, sono state annotate scrupolosamente modello e targa.

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/iene-tv/iene-tv/iene-t...

Fonte immagine
http://foto.auto-news.it/foto-generiche/italia_record_auto_blu/256045-1-...


Carla Bruni o la guerra in Darfur? Le crisi dimenticate.

Medici Senza Frontiere ha pubblicato il quinto Rapporto sulle Crisi dimenticate, sulla base di un’analisi curata dall'Osservatorio di Pavia.
In tutto il 2008 l'epidemia di colera in Zimbabwe ha prodotto 12 notizie nei telegiornali nazionali di Rai e Mediaset. Dell'estate di Briatore si e' parlato 33 volte.
Le violenze del conflitto tra i ribelli e le forze governative in Etiopia sono state raccontate in sole 6 notizie in tutto l'anno, contro le 208 che hanno invece riguardato Carla' Bruni'.
Per dar voce a questo silenzio, MSF lancia la campagna “Adotta una Crisi Dimenticata”: si puo' scegliere di mandare qualche migliaio di profughi a casa Sarkozy o nello yacht di Flavio.
(Fonte: Repubblica)


La Carta di Firenze: liste civiche Beppe Grillo

Dall'assemblea delle liste civiche di Beppe Grillo e' nata la Carta di Firenze dei Comuni a 5 stelle, con 12 punti programmatici che pubblichiamo a lettere CUBITALI:

- Acqua pubblica
- Impianti di depurazione obbligatori per ogni abitazione non collegabile a un impianto fognario, contributi/finanziamenti comunali per impianti di depurazione privati
- Espansione del verde urbano
- Concessioni di licenze edilizie solo per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili o per cambi di destinazioni d’uso di aree industriali dismesse
- Piano di trasporti pubblici non inquinanti e rete di piste ciclabili cittadine
- Piano di mobilita' per i disabili
- Connettivita' gratuita per i residenti nel Comune
- Creazione di punti pubblici di telelavoro
- Rifiuti zero
- Sviluppo delle fonti rinnovabili come il fotovoltaico e l'eolico con contributi/finanziamenti comunali
- Efficienza energetica
- Favorire le produzioni locali

Se volete stamparla la trovate su http://www.beppegrillo.it/documenti/carta_di_firenze.pdf


Haiti, quello che nessuno dice

Carissimi,
il Cacao di oggi non contiene una buona notizia, anzi, e' esattamente il contrario.
In questi giorni il governo degli Stati Uniti ha ripreso le espulsioni di migliaia di haitiani, sono gia' state rimpatriate 30mila persone ma la cifra finale potrebbe decuplicare.
Personaggi dello spettacolo, avvocati, sostenitori di Haiti si stanno muovendo per cercare di salvare da morte certa queste persone, costrette a ritornare in un Paese distrutto dagli uragani e dalla fame.
Nessuno parla di Haiti, nessuno da' notizia di quanto sta avvenendo nelle coste della Florida.
Per questo vi chiediamo di aiutarci a dare quanto risalto e' possibile a questa notizia, qui di seguito trovate un articolo pubblicato da Stephen Lendman che riassume al meglio la situazione. E' l'unico abbastanza completo che siamo riusciti a recuperare in rete dopo che un amico haitiano ci aveva avvisato di quanto sta avvenendo in questi giorni. Il nostro amico e' in Florida, in questo momento anche lui impegnato in una sembra disperata azione diplomatica.
Siamo certi che ci aiuterete a diffondere questa notizia, sperando che si cominci a parlare di in paese dove da anni e' in atto un vero e proprio genocidio.
Per saperne di piu' sulla situazione di Haiti vedi anche http://www.selvas.org/newsHA0208.html

Politiche immigratorie statunitensi nei confronti degli haitiani
di Stephen Lendman

La storia gli haitiani la sanno bene. Costoro che appartengono alla popolazione piu' povera, meno accettata e piu' oltraggiata dell’emisfero, negli Stati Uniti e nel loro Paese. E sanno che il meccanismo e' sempre lo stesso: qualcuno deve pagare.
Recentemente, i funzionari dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) hanno evidenziato l’ingiustizia annunciando oltre 30.000 espulsioni, che riporteranno migliaia di haitiani al paese d’origine. In una Haiti che gia' vacilla sotto il peso della poverta', della repressione, della disperazione, della devastazione portata dagli uragani della scorsa estate, e dall’occupazione da parte dei caschi blu paramilitari delle Nazioni Unite, stanziati illegalmente nel paese dal 2004 – per la prima volta nella storia – per supportare e imporre un colpo di Stato contro un Presidente democraticamente eletto, per ordine di Washington.

Il 9 dicembre 2008, l’ICE ha ripreso le espulsioni dopo uno pausa iniziata a settembre a seguito degli uragani estivi che si sono abbattuti su Haiti, e che hanno lasciato 800.000 persone senza cibo, acqua e altri beni di prima necessita', e 70.000 persone circa senza casa.

La portavoce dell’ICE Nicole Navas ha annunciato: “Era in programma la ripresa dei voli per il rimpatrio degli espulsi, non appena la situazione nel paese fosse stabile e sicura. Abbiamo ritenuto fosse appropriato farlo ora considerate le attuali condizioni sul posto... Le persone rimpatriate hanno ricevuto ordine definitivo di rimpatrio nonche' i documenti di viaggio necessari”. Questo nonostante schiere di avvocati e persone coinvolte sostengano che le condizioni ad Haiti siano peggiorate, non certo migliorate.

Anche osservatori internazionali o imparziali hanno verificato la condizione reale del Paese. La BBC ha definito la situazione di Haiti “impressionante” e il Miami Herald ha dichiarato che vi e' stato il “disastro umanitario peggiore dell’ultimo secolo in Haiti”, che ha lasciato dietro di se':

- Gonaives, la terza maggiore citta' di Haiti, inabitabile;
- gran parte del bestiame perduto e i raccolti, nonche' attrezzi agricoli e sementi, distrutti;
- i sistemi di irrigazione distrutti;
- edifici crollati in tutto il paese; 23.000 case demolite; altre 85.000 danneggiate; 964 scuole distrutte o gravemente danneggiate;
- un minimo di 1 miliardo di dollari di danni causati dagli uragani;
- la minaccia di carestia, ed emergenza umanitaria per bambini e anziani;
- 2,3 milioni di haitiani (su sei milioni) in stato di indigenza e sottoalimentazione secondo quanto riportato dall’USAID, a causa anche dell’aumento dei prezzi  del 40% rispetto a gennaio;
- condizioni igienico-sanitarie inadeguate e mancanza di acqua potabile o anche solo pulita;
- diffusione di di malattie e infermita';
- milioni di persone (la maggior parte della popolazione dell’isola) a cui manca in realta' il basilare per il sostentamento. In quanto gia' precedentemente erano al limite minimo della sopravvivenza.

In dicembre, Randy McGorty, direttore dei Catholic Legal Services per l’Arcidiocesi di Miami ha dichiarato:
“Dopo aver trattato per otto anni con questa Amministrazione sulle questioni haitiane, mi vedo costretto a concludere che la politica adottata nei confronti di Haiti e' razzista. e' scandalosa. Gente che ha perso tutto, non possiede il minimo, sta morendo di fame. Un tale impietoso disprezzo per la vita umana e' inspiegabile. Molti haitiani espulsi non hanno una comunita' a cui fare ritorno. e' scoraggiante il fatto che l’Amministrazione Bush possa anche solo considerare l’idea di rimandare le persone in questa nazione cosi' incredibilmente fragile.... La crisi umanitaria di Haiti continua e peggiora”.

Cheryl Little, direttore esecutivo del (South) Florida Immigrant Advocacy Center (FIAC), ha affermato: “Stiamo facendo il possibile per convincere i funzionari governativi a cambiare idea su questa questione. Si tratta di un atto immorale e disumano”.
Il 26 gennaio, il FIAC ha sollecitato il nuovo Segretario del Dipartimento di Sicurezza Nazionale (DHS) Janet Napolitano, a “fermare immediatamente queste agghiaccianti espulsioni e pensare seriamente di concedere lo status di protezione temporanea (TPS) agli haitiani gia' presenti negli Stati Uniti”.

Nel corso del 2008, sono state rimandate verso miseria e desolazione 1.000 persone, poi, dopo quasi tre mesi di sospensione, sono ripresi i viaggi del dolore, con una visibile accelerazione dopo l’insediamento di Obama.
Secondo il FIAC, a subire la situazione sono uomini come Louiness Petit-Frere, espulso il 23 gennaio scorso: “Negli Stati Uniti da 10 anni, fedina penale pulita, lascia la moglie cittadina statunitense, la madre e quattro tra fratelli e sorelle, tutti con status legale... Uno dei suoi fratelli, il Sergente della Marina US Nikenson Peirreloui, ha prestato servizio, ed e' stato ferito, in Iraq”.
Nel 2008, Obama ha condotto una intensa campagna elettorale per ottenere il voto haitiano nella Florida del Sud. Oggi, tradisce la fiducia abbandonando milioni di famiglie povere al proprio destino, offrendo un aiuto ridicolo alle situazioni di emergenza, se paragonato, per esempio, ai sussidi (miliardari) concessi a Wall Street e ai ricchi.
Dopo che il Congresso istitui' il TPS nel 1990, Washington concesse protezione a 260.000 salvadoregni, 82.000 honduregni e 5.000 nicaraguensi, per poi estendere la concessione di permessi il 1 ottobre 2008. Cio' autorizza il Procuratore generale a concedere lo status di immigrazione temporanea a residenti privi di documenti ma impossibilitati a tornare in patria a causa di conflitti armati, disastri ambientali o altre “condizioni eccezionali e temporanee”. Oltre a El Salvador, Nicaragua e Honduras, tra i paesi beneficiati in passato si annoverano Kuwait, Libano, Bosnia-Herzegovina, Guinea-Bissau, Rwanda, Burundi, Liberia, Montserrat, Sierra Leone, Somalia, Sudan e Angola. Sei nazioni godono ancora del TPS.
Ma gli haitiani non hanno mai ottenuto il TPS, sebbene la concessione sia una delle forme di aiuto piu' semplici ed economiche, e consentirebbe al governo della capitale Port-au-Prince di concentrarsi sulla ricostruzione del paese mentre gli haitiani in America contribuiscono inviando le rimesse alle proprie famiglie d’origine.
Nel 2006, gli haitiani negli Usa hanno inviato 1,65 miliardi di dollari, la percentuale di reddito piu' elevata di qualsiasi gruppo nazionale straniero del mondo.
Nel 1997, l’Amministrazione Clinton concesse agli haitiani una sorta di visto temporaneo della durata di un anno, accordato a persone con lavoro e fedina penale pulita. Attualmente circa 20.000 haitiani possiedono i requisiti necessari per ottenere il TPS. Tra l’altro, rispetto ad altri paesi che beneficiano di permessi, il numero di haitiani e' di gran lunga inferiore. Ciononostante, le espulsioni continuano e 30.299 persone hanno un “ordine finale di trasferimento”, il che significa che un giudice per l’immigrazione ne ha disposto l’espulsione. Circa 600 sono in stato di fermo, altri 243 sono monitorati elettronicamente e tutti e 30.000 saranno allontanati da un’Amministrazione insensibile verso i poveri tanto quanto le precedenti, integraliste, che governavano sotto la presidenza di George W. Bush.
Pare che l’America sia il paese dove tutto cambia, rimanendo pero' le cose sempre le stesse… persino se a governare e' il primo Presidente nero.

Per saperne di piu' sull’immigrazione haitiana in America

Gli haitiani cominciarono ad arrivare in Florida del Sud circa 50 anni fa, ma furono loro negati i diritti e il trattamento riservato agli immigrati privilegiati come gli europei.
Importo' poco che fuggissero da dittature repressive negli anni di “Papa Doc” e del figlio “Baby Doc” Duvalier o quando le dittature militari governarono il paese.
Nel settembre 1963, sbarco' il primo carico di immigrati che sfuggivano dalla persecuzione, ma fu loro negato asilo e furono espulsi. Decenni piu' tardi, la situazione si ripete. Dopo che nel 1991 un colpo di Stato destitui' il Presidente Jean-Bertrand Aristide, migliaia di haitiani si rifugiarono in America, gran parte di loro furono intercettati in mare e rispediti a casa, mentre circa 300 furono trattenuti a Guantanamo perche' risultati positivi al test HIV a cui furono sottoposti.
Le condizioni al campo erano deplorevoli: trattati come prigionieri, erano tenuti dietro filo spinato in carceri militari fatiscenti, con pessime condizioni igieniche, scarsita' di cibo e quasi nessuna assistenza medica persino per i malati e le donne in gravidanza. Vi furono varie proteste e uno sciopero della fame, la risposta fu severa: numerose persone furono incarcerate. La giustificazione avanzata dalla Casa Bianca di Clinton non differisce molto da quella attuale. Il Dipartimento di Giustizia (DOJ) asseri' che gli haitiani non godevano di diritti legali ai sensi della Costituzione, delle leggi federali o del diritto internazionale. Sbagliato! Il diritto internazionale tutela i richiedenti asilo, gli haitiani quanto chiunque altro.

L’Articolo I della Convenzione delle Nazioni Unite 1951 relativa allo status dei rifugiati definisce “richiedente asilo”:
“Colui che, temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalita', appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui e' cittadino e non puo' o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese”.

I rifugiati sono, quindi, “richiedenti asilo”. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, fu istituito l’UN High Commissioner for Refugees (UNHCR) per aiutare queste persone. Per poter ottenere protezione legale, gli individui devono:

- trovarsi al di fuori del proprio Paese di origine;
- temere la persecuzione;
- aver subito un danno grave o temere subirlo ad opera del proprio governo o di altri;
- temere la persecuzione per almeno una delle sopraccitate ragioni;
- non rappresentare un pericolo per gli altri.

Negli anni ‘80, agli haitiani non ando' meglio di prima. Negli anni tra il 1981 e il 1990, 22.940 haitiani subirono l’interdizione marittima, eppure solo 11 di questi soddisfarono i requisiti necessari per ricevere asilo, paragonati alle decine di migliaia di cubani che lo ottengono automaticamente se raggiungono le coste della Florida del Sud. Dopo il golpe contro Aristide del settembre 1991, la severa condanna dell’OAS obbligo' la prima amministrazione Bush a mitigare leggermente la propria politica, ma non di molto. In data 11 novembre, circa 450 haitiani si trovavano in carcere mentre il Dipartimento di Stato cercava una soluzione regionale, e l’UN High Commissioner for Refugees dispose che diversi paesi latini (tra cui Belize, Honduras, Trinidad, Tobago e Venezuela) offrissero rifugi sicuri temporanei. Tuttavia, centinaia di haitiani furono costretti a forza a rimpatriare e altri migliaia furono internati a Guantanamo.
Nel maggio del 1992, adducendo come scusa un’emergenza-migrazione, il Presidente Bush ordino' l’interdizione e il perentorio rimpatrio di tutte le imbarcazioni haitiane, senza stabilire se i loro occupanti fossero a rischio di persecuzione. Il rimpatrio continuo' fino a quando Bill Clinton non propose di accogliere gli esuli presso una sede regionale, ma solo per tre settimane. Dopodiche', l’accoglienza dei rifugiati fu sospesa e ai nuovi arrivati vennero offerti “rifugi sicuri” regionali ma nessuna opzione per lo status di rifugiato statunitense.
Nell’ottobre 1998, ai sensi dell’Haitian Refugee Immigration Fairness Act (HRIFA),  legge di recente emanazione, agli haitiani aventi diritto (coloro che avevano presentato domande di asilo o erano entrati negli Stati Uniti prima del 31 dicembre 1995) fu permesso di vivere e lavorare in America a tempo indeterminato senza che possedessero un visto di immigrazione. Tuttavia, in conformita' all’Illegal Immigration Reform and Immigrant Responsibility Act (IIRIRA) del 1996, gli stranieri che arrivano in America senza gli adeguati documenti di immigrazione vengono immediatamente processati per il trasferimento. Se temono di essere perseguitati, vengono tenuti in reclusione fino a quando un responsabile incaricato non stabilisce la credibilita' della minaccia. Nel 2005, 1.850 haitiani interdetti vennero spediti a Guantanamo. Solo nove ottennero udienze e di questi a un solo uomo fu concesso lo status di rifugiato. Ai sensi dell’Homeland Security Act del 2002, almeno cinque agenzie diverse si occupano degli immigrati haitiani:

- La Guardia Costiera per le interdizioni;
- L’US Customs and Border Protection per gli arresti e le ispezioni;
- L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) per le detenzioni;
- L’Executive Office for Immigration Review (EOIR) del DOJ per udienze di asilo e trasferimento.

Alcune politiche piu' o meno recenti evidenziano i maltrattamenti ai quali sono soggetti gli haitiani. Il 29 ottobre 2002, 212 haitiani, in fuga dalla poverta', arrivarono nella Florida del Sud, nella speranza di ottenere asilo e sicurezza. Al contrario, furono catturati, ammanettati, incarcerati e trattati come criminali, in evidente violazione del diritto internazionale. Le famiglie furono divise: i mariti furono separati dalle mogli, e i fratelli dalle sorelle; purtroppo, pero', non si e' trattato di un episodio isolato.
L’amministrazione Bush aveva una politica segreta rispetto alla questione haitiana – sconosciuta a gran parte degli americani, che entro' in vigore verso la fine del 2001 – con cui si autorizzava l’Immigration and Naturalization Service (INS), ora DHS/ICE, a tenere in stato di fermo tutti gli haitiani sbarcati in Florida del Sud, senza considerare i loro diritti a ottenere asilo.
Il risultato di questa politica fu drammatico, disumano e immediato. Il tasso di rilasci di permessi ad haitiani per coloro che avevano superato i colloqui precipito' dal 96% nel mese di novembre al 6% tra meta' dicembre e meta' marzo 2002. Persino agli haitiani a cui era stato concesso asilo non fu rilasciato subito il permesso.
Il 25 febbraio 2004, alcuni giorni prima del secondo colpo di Stato del 29 febbraio, il Dipartimento di Stato statunitense esorto' i cittadini statunitensi ad Haiti a lasciare il paese. Inoltre, George Bush ordino' di rimpatriare tutti gli haitiani interdetti e trattenere coloro che raggiungevano la costa, prima di procedere con l’espulsione, indipendentemente dal loro status protetto.
Le condizioni di detenzione sono da allora spaventose nonche' altamente rischiose. Molte donne hanno riportato di aver subito molestie sessuali, abusi e stupri. Uomini e donne indistintamente sono soggetti a frequenti perquisizioni corporali, reclusioni prolungate in cella, interruzioni del sonno in piena notte, e ricorrenti rifiuti di cure mediche necessarie.
Gli organi di polizia ufficiali haitiani sotto il governo di George Bush e dell’attuale Obama adottano le seguenti misure:

- rifiuto dello status di richiedente asilo;
- rispedire a casa i nuovi immigrati senza esaminare le loro richieste;
- tenere in stato di fermo gli altri, in condizioni penose prima dell’espulsione;
- negare agli haitiani i propri diritti secondo quanto previsto dal diritto internazionale;
- espellere ora prontamente oltre 30.000 rifugiati, riportandoli a una disperata condizione di poverta' e devastazione post-uragani, in un paese che si trova sotto un’occupazione militare repressiva.

Politiche haitiane e cubane a confronto

Fatta eccezione per gli anni dell’Amministrazione Aristide e del primo Pre'val, Haiti ha un passato di repressione tra i peggiori della storia. Lo stesso vale per Cuba fino al momento in cui Castro rovescio' Batista e trasformo' economicamente e politicamente il Paese.
Per decenni, i rifugiati di entrambi i paesi hanno cercato asilo in America. Eppure, cubani e haitiani ricevono trattamenti totalmente diversi.
Secondo il Cuban Adjustment Act del 1966 (e successive modifiche), viene applicata una politica denominata “wet foot/dry foot” con la quale i richiedenti asilo interdetti vengono rispediti a casa, ma quelli che raggiungono la costa vengono ispezionati per l’ingresso nel paese, e in seguito viene quasi sempre concesso loro di rimanere. Per gli haitiani si verifica il contrario, anche dopo “il peggiore disastro umanitario degli ultimi 100 anni”, dinnanzi al quale il governo e' stato incapace di gestire le implacabili conseguenze ambientali e umane. Il TPS rappresenterebbe un aiuto, ma ne' l’Amministrazione Bush ne' l’amministrazione Obama si sono offerte di concederlo, lasciando gli haitiani abbandonati a loro stessi.
e' una vecchia storia che si ripete in America. I bianchi anglosassoni e gran parte degli europei sono accolti benevolmente. Per i neri poveri, i latini (eccetto i cubani) e gran parte degli asiatici, vengono applicati standard del tutto diversi, molto piu' restrittivi per gli haitiani, malgrado i pericoli, la poverta', e la devastazione nel proprio paese, i rischi che corrono durante la traversata in mare e i diritti che la legge internazionale garantisce loro, quegli stessi diritti che l’America disdegna od osserva a proprio piacimento.
Nel suo rapporto annuale del 1996, l’Inter-American Commission on Human Rights dell’OAS conclude che la politica di interdizione e rimpatrio adottata dall’America nei confronti degli haitiani ha violato le seguenti clausole della Dichiarazione Americana dei Diritti e Doveri dell’Uomo:

- diritto alla vita;
- alla liberta';
- alla sicurezza della persona;
- uguaglianza di fronte alla legge;
- possibilita' di fare ricorso ai tribunali;
- chiedere e ricevere asilo.

Le condizioni peggiorarono durante la presidenza di George Bush, soprattutto dopo il golpe del febbraio 2004. Dal 20 gennaio, l’Amministrazione Obama continua a perpetrare/perseguire il peggio delle politiche dei suoi predecessori. E questo da parte del primo Presidente nero d’America, che cio' nonostante governa come i bianchi. Circa 30.000 haitiani saranno tra i primi a rendersi conto di persona di quanto severamente governera'.

Stephen Lendman e' un ricercatore associato del Centre for Research on Globalization. Vive a Chicago ed e' possibile contattarlo scrivendo all’indirizzo lendmanstephen@sbcglobal.net.
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