I Romanzi e le storie di Jacopo Fo

I Grunz attaccano

"Per tutti i cannabinoli! La situazione e' proprio una merda!” Disse Joe D’Avanzo grattandosi la barba ispida.
Beh, che fossimo nella merda era un eufemismo.
Neanche "super extra merda" rendeva l’idea.
Per farsi un’idea di quanto fossero messi male bisogna calcolare che di tutta la razza umana eravamo restati in poche migliaia.
E noi in particolare ci trovavamo circondati da circa 400 blindati Grunz.
E bisogna tener conto che un blindato Grunz e' qualche cosa di simile a un condominio di 20 piani tutto in ceramica blindata, che si muove con dei cingoli, ruote e 8 braccia a cannocchiale con 4 snodi ciascuna. E ogni snodo e' grande come il mio appartamento.
Puoi sparargli contro con tutto quello che trovi nell’arsenale dell’esercito degli Stati Uniti d’America senza ottenere un cazzo di risultato.
Nemmeno una scalfittura.
Invece quando aprono il fuoco loro, con un paio dei 6000 cannoni che spuntano dalle feritoie, ti inceneriscono una cittadina di medie dimensioni in meno del tempo che un camionista impiega per scoreggiare.
Per la precisione bisogna poi aggiungere che noi eravamo in 17, 12 adulti e 5 bambini, avevamo tre asce, un fucile da caccia, due pistole, una decina di bottiglie molotov e un certo numero di coltelli da cucina.
Un funzionario dei Grunz (sono pieni di funzionari) ci aveva urlato, con un altoparlante che ti faceva tremare i polmoni da tanto era potente, che se ci arrendevamo subito avremmo avuta salva la vita.
Stronzate. Che lo andasse a dire ai 5 miliardi di esseri umani che si erano arresi sperando che il nemico rispettasse la convenzione di Ginevra o cose simili.
A quel che si diceva i Grunz usavano l'energia emessa dalle creature morenti per ricaricare le batterie cinetiche dei loro cazzi di sistemi di trasporto.
E si diceva anche che la gente veniva stritolata lentamente perche' con un'agonia lunga e dolorosa si otteneva il massimo di produttivita' in senso energetico.
Il funzionario galattico ci aveva dato 5 minuti per decidere.
Poi ci avrebbero scomposto in microparticelle vaporizzate nel cosmo.
Concime per galassie.
Questa era la situazione.
E sinceramente dovresti pensarci quando tu ti senti in crisi.
Certo e' orribile essere sotto Berlusconi che devasta la legalita' repubblicana, assistere impotenti alle scissioni dei partiti comunisti in via di sparizione, restare abbagliati dalle censure dei media, ostaggio di corrotti e mazzettari.
Ma ti posso garantire che vedresti le cose diversamente se tu fossi tra i pochi superstiti della razza umana assediati in un McDonald puzzolente da un'orda di Grunz assetati di dolore.
Quindi rallegrati: la razza umana esiste ancora, Obama sta lanciando la rivoluzione energetica e anche Tremonti, prima o poi dovra' capire. E la rivoluzione energetica porta alla democrazia energetica che liberera' milioni di persone dalla dipendenza dei giochi criminali del petrolio.
E poi ci sara' una nuova primavera e potremo ricominciare a sognare e rimboccarci le maniche per cancellare tutte le leggi di merda che stanno facendo, a partire da quella sulle intercettazioni.
Devi assolutamente sapere che ce la faremo. La storia va avanti anche quando sembra addormentata. Il futuro e' dei popoli. E questo e' sicuro. Migliaia di anni di storia lo provano. Pensa all'inquisizione. Era peggio di Maroni.
I Berlusconi sono solo incidenti di percorso che servono a renderci piu' abili. Allenamento.
E comunque darsi da fare e' meglio che non darsi da fare. Si incontrano persone straordinarie e si fa piu' sesso.

Ma forse vorrai sapere come ando' a finire con quegli stronzi dei Grunz.
Fu Gesualdi ad avere l'Idea. Disse: "E se provassimo a prenderla sul ridere?"
Li' per li' il mio primo istinto fu quello di picchiarlo. Poi mi dissi che in fondo non avevamo niente da perdere. E in fondo era ridicolo che la specie umana venisse cancellata da una stirpe di vermoni burocratizzati provenienti da una galassia che un astronomo probabilmente alcolizzato aveva chiamato Haidi.
Vaffanculo! Scoppiammo a ridere. All'inizio un po’ forzatamente. Poi Padre Zanotelli e Don Gallo iniziarono a fare le boccacce. Non so se ce li avete presenti.
Quando iniziarono a ridere anche i bambini piccoli, con quei suoni argentati, successe qualche cosa che ci sembro' enormemente divertente.
Le 400 mega fortezze dei Grunz che ci avevano circondati esplosero.
Poi cercammo una connessione al Web e un computer. La rete era una delle poche cose che funzionava ancora. Facemmo girare la notizia: se riuscite a far ridere i bambini le fortezze dei Grunz esplodono.
Tempo 2 giorni avevamo cancellato quegli stronzi dal nostro pianeta.
La morale di questa storia e' semplice.
A volte tutto sembra perduto.
Ma se ti viene da ridere puo' darsi che ti salvi il culo.

PS
A proposito di stronzi:
Hanno dedicato migliaia di pagine al colore giallo del vestito della moglie di Obama. Adesso che Obama ha lanciato il piano di intervento economico da 800 miliardi di euro mi spiegate perche' i media italiani non raccontano chiaramente da quali voci di spesa e' composto e quali sono le motivazioni?
Cioe', la parte piu' interessante della storia non te la dicono.
Sono convinti che agli italiani non interessi.
Questi non sono giornalisti.
Si sa solo che in questa operazione di rilancio globale degli Usa ci sono soldi per la scuola, l'assistenza sanitaria per i bambini che ne sono sprovvisti, trasporti pubblici, auto ecologiche, risparmio energetico, ricerca scientifica e investimenti perfino nel settore dell'arte.
Ma mi piacerebbe leggere qualche cosa di piu' approfondito.

E siccome reputo importante far sapere come funziona questa operazione colossale chiedo: qualcuno ha trovato (anche in inglese) una descrizione dettagliata di come e' organizzata questa manovra di incentivi all'economia?
Se e' inglese la facciamo tradurre da qualche genio della linguistica e la rendiamo disponibile sul web.
Augh.

Jacopo Fo


stanotte ho ballato con 100 amici e avevamo le facce felici

(una canzone in cerca di musica da cantare con un ritmo tosto, una roba che sfgonda i muri come quel rock dei blues brothers, ma con dei pezzi di blues cantato dentro ma anche un po' rap tipo cavaturaccioli)

Alza le mani nella danza
Muovi i piedi
Il ritmo incalza
Agita le braccia verso il cielo
Avanti e indietro
Prima una poi l’altra
Poi tutte e due assieme

Questa è una danza morale
C’è differenza tra il bene e il male
Se fai la trottola
Sei in regola
Coi buoni sentimenti
E possiamo ballare contenti
Gira e rigira
Non ti fermare
Lo sai proprio fare
La vibrazione è forte e chiara
Tua madre era una Dea aftgana

Minaccia con il dito gli avidi e i potenti
Minaccia con il dito i deficienti

Gira i polsi falli roteare
Scaccia la paura di danzare
Avanza con i fianchi
Un colpo secco
Come se spezzassi un ramo di netto
Come se piantassi un chiodo nel muro
Con il cervello sgombro è l’anima chiara
Avanza di fronte
Avanza di lato
Il malumore l’hai fregato
Un colpo di culo
Ti serve bello forte
Se vuoi fare paura alla morte
Batti il tallone
Batti la punta
La danzatrice non è mai stanca
Batti le mani
Battile forte
Ti sentono anche da lontano
Oltre le porte
Delle storie distorte

E’ una rivolta
È un colpo di mano
Gira e rigira
Rigira un’altra volta
Questa danza è il momento che aspettavi
Questa danza attraversa i mari
Rotea il bacino
Senti la tua anima che diventa un budino
Agita le natiche
Velocemente
La mente non mente
Quando ascolti l’odere
Del battito sfrenato del tuo cuore

Salta, salta
Ribalta il panorama
Fai la faccia della rana

Falla tremare
Questa terra che non sa cosa fare

Lasciati
andare
al tremore
Ancestrale
Questa
è
un’esperienza
Animale

Corri da fermo
Stai immobile urlando
Insulti volgari
Alle luci dei fari
Glielo dovevi proprio
Dire
È inutile ragionare
Con chi vorrebbe
venderti il mare

Arrampicati sui muri
Senza pensieri
Guarda la gente
sta rinascendo
è una mutazione
di sentimento

Il saggio ha detto
Che anche i sassi respirano
Ma noi non ce ne accorgiamo
Perché respirano piano piano.
Prendi il fiato col tempo di un sasso
Impiegaci un millennio almeno
E capirai perché le montagne stanno ferme
E fanno finta di essere lì per caso

Caso
Caso
Guardacaso
Non sei qui per caso
Sei venuta a cercare il casino
Sei una ragazza con il naso fino

Se fossi in te mi metterei a urlare:
Vedete un po’ di andare tutti a cagare

1) agita i pugni
2) grida forte
3) respira con le narici aperte
4) guarda oltre le ginestre
5) apri queste benedette finestre
6) soffia forte
7) fai le gambe storte
8) ti colpisce l’elettricità
9) ti sconquassa un fremito di felicità
10) sei stupito che brucia la città
11) ma lo zucchero non è finito
12) suoneremo fino all’ora del caffè
13) e poi parleremo io e te
14) parleremo degli alianti
15) e di baci giganti
16) che durano ore
17) durano giorni, settimane
18) sono il sogno di tutte le balene

E possiamo contare fino a domani
Sulle dita delle mani
Perché di mani ne abbiamo un milione
Che suonano questa canzone

Prendi la chitarra
Prendi il trombone
Prendi la padella
Prendi il cerchione
Prendi la rotella
Picchia il bidone
Picchia la stampella
Batti sul tamburo
Perché sei tu il più duro
Mettici quattro petardi in questa canzone
Metticeli buoni

Useremo la dinamite dei sentimenti
Per tirar giù i grattaceli dell’anima
Faremo scoppiare la risata tzunami
Quella che iniziano i sette nani
E poi attaccano a ridere gli indiani
Gli indiani di cefalù
Col turbante e col tutù
La risata tzunami
Che scuote i continenti
E anche voi sarete più contenti

Urla la foresta
Grida la tempesta
Siamo una nazione in festa
Siamo la nazione ribelle
Siamo il popolo dei buffoni
Non vogliamo più fare i buoni
Usiamo il vento delle canzoni
Per incendiare le precauzioni
Lascia questa roba che c’hai addosso
Non me ne frega niente se il mondo è al collasso
Te l’’abbiamo detto ieri
Di non fidarti dei banchieri
Adesso lascia ballare i tuoi pensieri
Sopra i tuoi piedi sinceri

Questa è la danza di una nuova nazione
Ieri abbiamo fatto la rivoluzione
Adesso alza le braccia al cielo
e muovi i fianchi velocemente
e i pirla scompaiono lentamente

senti la trans che sale
lasciala salire per le scale
è la forza amica che muove i continenti
che girano per il mondo tutti contenti
il mondo gira
girà anche tu
che tutti gli stronzi non ci sono più!

Uno fai un passo avanti
Due fallo di quelli grandi
Tre fai un salto sul posto
Quattro mangiati l’arrosto
Cinque mangiati le patatine
E poi fai ciao con le manine


STRALCIO DALLA BIOGRAFIA DI FRANCA RAME

Nel cielo, alta, sta una luna esagerata.
e' settembre.
Da fuori viene un’aria ancora tiepida.
Numerose stelle producono un chiarore opaco.
Il  giorno e' lontano.
Mia madre sta morendo.
Sto seduta su una poltrona, la testa appoggiata ad un cuscino, ma non riesco a dormire. Gli occhi mi bruciano, ma non ho sonno. Sono rientrata da poco. Stasera al teatro Odeon ho recitato “Tutta casa, letto e chiesa”, senza seguire quello che andavo dicendo: come si dice, recitavo con il secondo cervello. L’altra parte era in questa camera.
Mi appoggio meglio alla poltrona.
Ho posato in grembo il latte detergente per lo strucco. Me lo passo sul viso con i cleenex, con sospiri lunghi. Di quelli che ti sconquassano l’anima.
Sto vivendo questo momento come non capitasse a me.
La guardo. Lei e' li' che sta faticando a morire.
Un rantolo costante da giorni ci segue in ogni stanza.
La sua mano, che tengo piu' che posso nella mia, e' tiepida… se non fosse per quel respiro strozzato che le esce e le labbra spaccate per l’arsura, potrebbe sembrare una bellissima anziana signora addormentata.
“Si', mamma, ora te le inumidisco” … mi viene normale parlarle come mi sentisse. Da una tazza prendo la garza intinta nell’acqua, delicatamente gliela passo sulle labbra. Sulle gengive. Qualche goccia sulla lingua. Mi sembra che ne succhi un po’. Chissa'.
“Sono qui, mamma. Sono qui, dammi la mano”.
La casa dorme. Anche l’infermiera della notte riposa.

In questi solitari silenziosi momenti, il pensiero fa salti qua e la' nella nostra vita. Penso sia una cosa normale: come tirare le somme, mettere  in fila i ricordi. Il passato ti viene davanti a saltelloni, il bello e il brutto, sorridi e ti rattristi in un attimo… tutto corre veloce.
Sento mamma che mi racconta della sua infanzia: “Che ragazzina generosa la Sgarbina, figlia del nostro droghiere… quando andavamo da lei subito si  metteva una caramella in bocca, la succhiava un po’, poi ce la regalava.”
Mi vedo la scena con un sorriso. Che m’e' venuto in mente?
La mia famiglia.
Non ho conosciuto nessun nonno e da piccola invidiavo le bambine che li avevano.
Cerco di immaginare mia madre tra i suoi. Il padre ingegnere del comune di Bobbio, la madre casalinga. Undici figli: sette femmine, quattro maschi. Poveri come l’acqua, dignitosi, di classe sociale intermedia, ma con troppe bocche da sfamare e da far studiare. Maschi e femmine non potevano mai uscire tutti insieme:   mancavano le scarpe.
L’Emilia, la mia mamma, a 17 anni diventa maestra. Per quei tempi era una conquista sociale. La mandano a insegnare in una scuola sperduta in montagna, ad una ventina di chilometri dal suo paese. Viene ospitata da un cugino prete, appena uscito dal seminario, grassottello e gentile. Il giovane prete si innamora perdutamente di lei. Don Celeste, cosi' si chiamava, cerca aiuto nelle preghiere e nel digiuno. Ma il Signore e' distratto e non gli tende la mano. Disperato, balbettando il giovane si rivolge a Emilia: “Devo farti una confessione. Ho deciso di lasciare la parrocchia e spretarmi”. “Hai perduto la fede?” - chiede sconvolta la ragazza. “Si', ma in compenso ho guadagnato te. Ti voglio sposare!” E cosi' dicendo, tenta di baciarla. Vola un ceffone sul facciotto pallido dell’impunito, e quasi soffocando per l’indignazione, l’angelica maestrina apostolica fervente praticate, se ne torna a casa dai genitori, a piedi, che era gia' scuro… e c’era pure la neve.
Quanto fervore nella tua voce quando torni a raccontare di quel momento… quanta indignazione, mamma. Dopo tanti anni nella tua testa, e' sempre come fosse ieri: un ricordo indelebile.
Fotografia mai ingiallita.
Credo sia stato l’unico momento “vergognoso” come lei lo definisce, della sua vita.
“Ma mamma, quel povero prete, in quel paesino sperduto in montagna… potevi anche darglielo un bacino…” le dicevo ridendo.
“Mai! Si vergogni!”
“Ma mamma, chissa' da quanto e' morto!” “All’inferno! Sara' certamente all’inferno!”
A 85 anni, e non era la prima volta, a Cesenatico, mi chiede di confessarsi. Dario, in bicicletta va a chiamare il prete. Lo vedevamo tutte le estati, sempre a confessare mamma'. Aperto, intelligente, un buon cristiano. Li lasciavamo soli, nel portico protetto da zanzariere. Parlottavano per una mezz’oretta. Lei, seduta, compunta, seria, con gli occhi bassi come bruciasse ancora di vergogna per tanta offesa. Lui, con la bocca piena di biscotti sorseggiando il the,  la rincuorava.
Li spiavo sciogliendomi di tenerezza.
Quando usciva gli chiedevo: “Ha visto che peccati tremendi ha fatto la mia mamma? E’ sempre quello, eh? Il povero pretino… e il ceffone…” Lui, intascando l’offerta per la chiesa, se ne andava ridendo.
In bicicletta.
Foto della famiglia Rame

Foto famiglia Rame

In quel tempo arriva, in quel di Bobbio, un giovane si' e no di vent’anni, si chiama Domenico Rame, di professione "marionettista girovago" con il suo carro, il fratello Tommaso, la sorella Stella, il padre Pio, grande estimatore di Garibaldi tanto da portare una barba come la sua. Infatti, l'unico ritratto in nostro possesso lo raffigura vestito e somigliante all'eroe dei due mondi!
Nella cittadina di Bobbio l’arrivo delle marionette doveva essere certamente un evento. Emilia incontra il giovane marionettista Domenico Rame, il mio papa', a un gran ballo: quello di Carnevale.

Il fatidico incontro
Io me la vedo, mia madre signorina, che attraversa il gran salone con le colonne, delicata e sinuosa, di una bellezza sconvolgente.

Eccole… entrano tutte insieme le sette sorelle Baldini con costumi d’epoca cuciti da loro stesse: si fa un gran silenzio. Le ragazze camminano ridendo sotto lo sguardo attento di tutta la famiglia, i maschi presenti restano folgorati da tanta belta'.
Anche mio padre era bello. Indossava un costume azzurro…
“…E mi ha invitato a ballare sette volte. E mi stringeva anche!” assicura mia madre, illuminata dal ricordo e per nulla imbarazzata da tanto ardire.
Lui le dice subito: “Sono un marionettista.”
Lei scoppia a ridere convinta sia una boutade. “Mi creda, sono veramente un marionettista… anzi, voglio fare una marionetta che assomigli perfettamente a lei… cosi' non la potro' dimenticare!”.
Fatto sta che entrambi sono rimasti letteralmente fulminati uno dall’altra.
Domenico, finita la stagione in quel di Bobbio, smonta il teatrino con i suoi e se ne va. Lei rimane sospesa come una marionetta per i fili… e dondola senza vita.   
Dopo un anno di lettere d’amore mio padre torna. Si sposano con grande scandalo della famiglia e del paese. Eh si', perché tutte le altre sorelle erano fidanzate con tipi ben piazzati, il professore, il giudice, il direttore di banca. Lei no: si va ad innamorare di un marionettista, col suo carro e senza fissa dimora. Altro che scandalo!

La mia mamma
Bella, giovane, innamorata, cerca con tutte le sue forze di adeguarsi alla nuova vita, tanto diversa da quella che aveva condotto sino a quel giorno. Aiuta la famiglia come puo'. Non sa manovrare le marionette, ma si ingegna a cucire vestiti, e rinnova tutto il guardaroba dei pupazzi di legno.
A pensarci pare una favola.
E’ molto orgogliosa di quello che fa. Piu' avanti, dira' qualche battuta doppiando le marionette. Era appena finita la guerra, c’era la crisi, un sacco di operai disoccupati, scioperi e disordini, cariche di polizia, arresti e processi. Mio zio era socialista militante, partecipava ai comizi e organizzava manifestazioni di protesta. Perfino il programma degli spettacoli era cambiato.
Era la prima volta che si assisteva a commedie di marionette dove si raccontavano storie di lotta di classe. Le Mondariso di Novara in sciopero, con Gianduia carabiniere che scopre un intrallazzo organizzato dai proprietari terrieri con l’intenzione di boicottare lo sciopero e far credere che dei delinquenti comuni siano gli organizzatori della protesta sociale.
Sempre con le marionette, i Rame riuscivano a mettere in scena la storia di Cola di Rienzo, che fonda la prima Repubblica libera Romana e Arnolfo da Brescia che lotta per l’autonomia dell’universita' e viene condannato come eretico al rogo. Succedeva spesso che alla fine delle rappresentazioni il pubblico si alzasse in piedi e cantasse addirittura l’Internazionale. Percio', c’era da aspettarselo, ebbero grane con la polizia. Furono chiamati in questura dove il commissario capo diede loro l’avvisata: “Vi consigliamo di cambiare programma perché alla prossima di queste bravate vi arresto con tutti i vostri attori”. “Attori? Ma noi abbiamo solo marionette! “Appunto: arresteremo le marionette”.
Con l'avvento del cinema (1920) i fratelli Rame intuiscono che "il teatro delle marionette" sara' presto messo in crisi, schiacciato da questo nuovo straordinario e anche un po’ magico mezzo di spettacolo. Con grande dolore del nonno Pio, decidono un cambiamento radicale del loro programma e condizione: “Reciteremo noi i nostri spettacoli,  entreremo in scena noi al posto  delle marionette".
Cosi' mio padre con l’Emilia, la zia Stella, lo zio Tommaso con la moglie Maria, nuova recluta della compagnia, si sostituiscono ai pupazzi di legno (vere e proprie sculture snodate, tre delle quali sono esposte al Museo della Scala di Milano). Hanno scelto i testi, li hanno provati e riprovati, si son procurati i costumi e i fondali dipinti per loro da un amico scenografo della Scala, Antonio Lualdi, e debuttano in un teatro: il teatro di persona, e lei, la mia mamma, diventa la prima attrice. Un'attrice che di giorno tirava su i figli, li aiutava a studiare, si occupava della casa come  una  piu' che provetta casalinga a tutti gli effetti, teneva l'amministrazione  della compagnia come fosse quella di un normale me'nage familiare. E alla sera, salendo sul palcoscenico, eccola trasformarsi in Giulietta e Tosca, e la Suora Bianca dei “Figli di nessuno”, e la Fantina de “I Miserabili”, tutti ruoli che via via, anche noi figlie e cugine, abbiamo poi interpretato. Mi vedo a percorrere  l'apprendistato dei teatranti recitando tutti i ruoli che crescendo erano adatti alla mia eta', maschili o femminili che fossero.
Il  vantaggio della compagnia di mio padre rispetto alle altre compagnie di giro, (cosi' si chiamavano le piccole compagnie di provincia) era l'invenzione di impiegare tutti i trucchi scenici del teatro fantastico delle marionette, nel "teatro di persona": montagne che si spaccano in quattro a vista, palazzi che crollano, un treno che appare piccolissimo lassu', nella montagna e che  man mano che scende entrando e uscendo dalle gallerie, s'ingrandisce fino ad entrare in scena con il muso della locomotiva a grandezza quasi naturale. Mari  in tempesta, nubi che solcano minacciose il cielo tra lampi e tuoni, gente che vola, scene in tulle in proscenio, che illuminate a dovere ti facevano vedere come era fatto il paradiso.
Insomma tutti gli espedienti tecnici dell'antico teatro seicentesco dei Bibbiena, che viveva ancora, dentro la scenotecnica delle marionette.
Soltanto che in quel teatro tutto era stato miniaturizzato, si trattava adesso di eseguire una operazione da Gulliver alla rovescia: da minuto che era all’origine, ingrandire ogni oggetto, aggeggio, marchingegno fino a renderlo simile alla realta'.
In questa nuova veste, i miei realizzano un successo insperato. Senza quasi rendersene conto, i Rame avevano compiuto un vero e proprio salto mortale dentro l’antico teatro dell’Arte, riportando alla luce macchinerie, cambi di scena rapidi e a vista, effetti fantasmagorici dimenticati. La gente viene ad assistere ai nostri spettacoli con lo stesso spirito dell’andare in giostra, con grida, risate e spaventi.

La vita era bella. Si lavorava, 363 giorni l’anno. Si riposava solo il venerdi' santo, e il 2 dei morti, a novembre, o se c'era il funerale di un defunto importante del paese: il prefetto, il podesta', il prete, il dottore, il farmacista. La domenica, la compagnia si divideva in due e si faceva  doppio spettacolo, pomeriggio e sera.
Mio padre, il capo, con il ruolo di primo attore, manager P.R.; lo zio Tommaso, drammaturgo-poeta di compagnia nel ruolo dell'antagonista o del comico-brillante a seconda delle commedie; le mogli, i figli, gli attori scritturati, i dilettanti, gli amici componevano la nostra compagnia. Giravamo cittadine, paesi e borghi del nord Italia su di una corrierina che chiamavamo "Balorda" a causa del comportamento bizzarro che mostrava: il suo era proprio un motore a scoppio, ogni tanto addirittura esplodeva, sparava acqua bollente, fumi con sussulti e gemiti. Insomma, un’auto da guitti magici. Quel comportamento, piu' che ad un carattere folle, era forse da attribuirsi agli anni. In alcuni paesi  a monte nei quali ad una certa ora del giorno si transitava, nei tourniché particolarmente ripidi, lei, la vecchia signora,  non ce la faceva proprio. C'erano sempre dei ragazzi che ci aspettavano. Ci spingevano fra tante risate, poi la sera ci raggiungevano ed entravano a godersi lo spettacolo gratis. "Siamo quelli che abbiamo spinto la Balorda". "Passate".
Mio padre, amava quel prototipo meccanico primitivo, e zingarone com'era, gioiva tutto nel vedersela rilucente di colori sgargianti. Mia madre, la maestrina-cattolica-di buona famiglia ogni volta che lui le cambiava colore: "Non sposeremo mai le nostre figlie!" lamentava col pianto in gola. "Hai ragione Milietta… domani rimedio. La tingero' di un colore piu' sobrio". E l'indomani quando "Milietta" si affacciava in cortile, ecco la Balorda ridipinta: d’argento!
Emilia lanciava un grido, poi bisbigliava: “Per sistemare le nostre figlie non ci resta che metterle all’asta con le svendite di fine stagione”.

Cos’e'?… m’ha stretto la mano?… Trattengo il fiato. Giro appena la lampada del comodino. No, mi e' solo parso… Ma forse… Che debbo mai aspettarmi, in che spero? Ha 88 anni, e' in coma profondo da oltre 20 giorni.
Fuori e' ancora buio. Guardo l’ora. E’ passato poco tempo e mi pare un’eternita'.

Stava per finire la guerra. Nella nostra zona bombardamenti pesanti non ne avevamo subiti. Qualche bomba sulla fabbrica di aerei: la Macchi, alla periferia di Varese, a Masnago.
Proprio a Masnago ricordo una notte che si stava tornando a casa dopo lo spettacolo, veniamo fermati, sia noi che tutti quelli che  transitavano per quella strada dopo di noi, da un gruppo di fascisti e SS. Ci hanno fatto entrare in un cortile, (era quello dove abitava uno dei nostri dilettanti, chiamato "Luigino-Cassa-da morto”, perche' suo padre le fabbricava) la', siamo stati bloccati per ore. Solo intorno alle 7 ci hanno lasciati andare.
Non e' stato per niente drammatico, per noi giovani. Dopo poco la serieta' degli adulti l’abbiamo  cancellata. L'aria, era di festa. La mamma del Luigino-cassa-da-morto, ci aveva offerto qualcosa da mangiare. Si parlava, si rideva nonostante i tedeschi e i  fascisti con i loro mitra, giu' nel cortile. “E’ arrivata altra gente… stanno fermando tutti.” Cominciamo ad avere sonno, si parla e si ride di meno, qualcuno s’e' addormentato.
Sarebbe, questa strana notte, finita in tragedia se col mattino fosse arrivata  la notizia del fallimento di una missione tedesca. Ci avrebbero fucilati tutti. L'abbiamo saputo qualche giorno dopo, da Lunardi, un prestigiatore fantastico amico di mio padre, che bazzicava in ambienti fascisti.
L'abbiamo scampata!
Altre volte, capitava che ci fermassero dei partigiani. Non dicevano "siamo partigiani" ma erano in borghese con i mitra: "signor Rame, ci da' un passaggio?" Ci stringevamo e li facevamo salire e via che si riprendeva a cantare. Piu' avanti, a volte capitava di essere fermati da  una pattuglia di  fascisti, non chiedevano i documenti, ci conoscevano. Avevamo un permesso speciale per girare con il coprifuoco. "Buona sera signor Rame. Com'e' andata?"
Il cuore si fermava per un attimo. "Benissimo! Grazie." "Buona notte” "Buona notte”. Ce ne andavamo riprendendo a cantare col fiato che si strozzava in gola. I partigiani cantavano piu' forte di tutti.

Risalgo dai miei pensieri quasi con un sussulto: e' Dario che mi ha baciato sulla fronte
 “Come va?” “Bene, dorme…” Non mi veniva  di dire: non risponde piu', e' in coma.
Dario mi da' un altro bacio. “Va a dormire, ci sto io”. “Non ho sonno…” Come se ne va mi metto a piangere. Che momento orribile. Appoggio la testa allo schienale della poltrona, poi mi rimetto dritta. Non voglio addormentarmi.
Foto famiglia Rame
Al funerale, durante la messa, ho continuato il tragitto nella mia vita, passata con la mia famiglia. E’ un bel modo per ammazzare le ore. Per non pensare...
"E' ora che Franca incominci a recitare, ormai e' grande”. Avevo 3 anni. E’ mia madre che parla. Me la ricordo mentre mi insegnava la parte: "bocca a bocca", cosi' si diceva a casa mia, parola per parola come in una litania. Aveva deciso (era sempre lei che prendeva le decisioni importanti in  famiglia) che avrei fatto un angiolino di supporto all'angelo vero, che veniva interpretato da  mia sorella Pia in "La passione del  Signore" atto quinto, Orto dei Getsemani.
"Pentiti Giuda traditore che per trenta monete d'argento hai venduto il tuo Signore! Pentiti! Pentiti!” iniziava Pia e io  dovevo ripetere gridando a piu' non posso la stessa battuta: “Pentiti! Pentiti! Giuda traditore che per trenta monete d'argento ha venduto il suo Signore!”
Non era una gran parte, non ci devo aver messo  molto  ad impararla. "Ripeti!" e ancora e ancora "ripeti" diceva la  mamma  paziente mentre pelava le patate per il minestrone. "Ripeti!"
Mia madre per i suoi figli era ambiziosissima.
Per l'occasione mi aveva cucito un bellissimo abito bianco da angelo, con due grandi ali bianche e oro appoggiate sulle spalle. Seppur credente non  andava  mai in chiesa ma lei, lo sapeva benissimo che gli angeli erano vestiti cosi'! Mio padre, ormai entrato nel gioco, mi fabbrico' una coroncina di lampadine, che grazie  a una pila infilata nelle mutandine, si accendevano. Come in un rito sollevo' la coroncina e me la pose in testa.
Arriva l’ora d'andare in scena e tutti: "Ma che bell'angiolino! Ma che bel vestito!" La mia mamma faceva andare la coda e io, li' pronta con le mie ali e le lampadine in testa, a ripetere la battuta. Non mi avevano fatto fare nessuna prova. Sapevo solo che ad un certo punto avrei dovuto seguire mia sorella Pia nell'entrata in scena ed ad un segnale della mia mamma sistemata in quinta avrei dovuto gridare "pentiti-pentiti…".
Il guaio, l'imprevisto che piu' imprevisto di cosi' non si poteva immaginare, fu che il personaggio di Giuda era interpretato da mio zio Tommaso, un uomo che avevo sempre visto calmo, sorridente, che a noi bimbi raccontava storie bellissime. Volevo molto bene a mio zio, e vedermelo li', proprio vicino-vicino, con una parruccaccia nera in testa… gli occhi che  lanciavano saette tra un minaccioso tuonar e lampeggiar nel cielo… che disperato gridava: "Possano i corvi divorarmi le budella, le  aquile   strapparmi gli occhi!" e altri animali che non ricordo "mi divorino un pezzetto alla  volta ad incominciare dalla lingua", mi fece un terribile effetto. Mamma mia che spavento! Cosa stava capitando?! Ero stravolta, me lo ricordo benissimo. Ma quello che mi butto' completamente fuori, fu il vedere mia  sorella, solitamente rispettosa ed educata, che per nulla intimorita  gliene stava dicendo di tutti i colori! Una sfuriata in piena regola che trascinava il nostro povero zio in una disperazione sempre piu'  nera. "Ma cosa sta capitando? Perche' lo zio Tommaso fa cosi'?" Il groppo  che mi sentivo in gola stava per scoppiare. Mia madre dalla quinta mi faceva gesti piu' che perentori, le sue labbra ripetevano “péntiti, péntiti”. Giuro che avrei  potuto dire la mia battuta, ma non me la sentivo proprio di rincarare la dose. No, io no, allo zio Tommaso non dico proprio un bel niente! Non so cosa gli sia capitato, poverino. Forse e' impazzito.
A piccoli passi, camminando come pensavo camminassero gli angeli, seppur spaventatina, gli sono andata vicino, lui era in ginocchio e gridava piu' che mai… proprio fuori di testa. Dio che pena! Senza dire una parola mi sono arrampicata al suo collo e l'ho abbracciato, tempestandogli la faccia di baci. Insomma cercavo, con i mezzi che avevo a disposizione, di calmarlo e piangevo nel silenzio che era calato in palcoscenico.
Pia era ammutolita. In quinta mia madre faceva segnali che non prospettavano niente di buono.  Lo zio-Giuda si blocca per non piu' di sette secondi, giuro, poi con voce profonda (intanto con la mano solleticava la mia  e con gli occhi mi rideva per tranquillizzarmi) recita rivolgendosi al cielo: “Dio, sei grande! A questo orrendo peccatore mandi il conforto... un  piccolo angelo… mi tendi la mano… No, no, non me lo merito!” e , dal momento che lo spettacolo doveva pur terminare, taglia corto “M'impicco! Dov’e' il grande fico, albero della vergogna? M’impicco!!” Deve usare un po' di forza per liberarsi da me  che proprio non ne voglio sapere di lasciarlo andare ad impiccarsi. Cosa vuol dire impiccarsi? Non lo sapevo ma ero certa fosse una cosa brutta. "L'albero   piu' alto… dov'e' l'albero piu' alto… Lasciami andare angiolino… Lasciami.." e con un urlo agghiacciante esce di scena. Mia sorella (l'unica volta nella sua vita, credo) non sapendo piu' che fare, camminando sulle punte, immediatamente lo segue. Grande applauso.
Tutti mi chiamano dalla  quinta con grandi cenni. Non so se la paura d'essere sgridata o il senso del dovere che, maledizione, da che sono nata e' li', a infastidirmi la coscienza, fatto si e' che dopo un attimo di silenzio, raddrizzandomi la coroncina di lampadine che nel trambusto stava per cadermi, con voce chiara e mesta, quel tanto che serve dico: “S'impicca! Non s'e' pentito… Giuda traditore che per trenta monete d'argento ha venduto il suo Signore… Non s'e' pentito!" e via che esco.
Ce l'avevo fatta: l'avevo detta tutta! Non so se mi abbiano detto qualcosa… so solo che da allora in poi, "La passione del Signore" ha sempre avuto due angiolini, con il piu' piccolo che abbraccia Giuda a mostrare la grandezza di Dio.
E tutti giu' a piangere.

Sorrido, mentre il prete finisce la messa.
Hai vissuto 88 anni, mamma.
Ho cercato di darti il meglio che ho potuto. Dedizione.
Rispetto.
Tempo.
Amore.
Tanto!
Sono serena.
Ciao cara.
Buon riposo mamma.

E’ il 4 ottobre, 1981. San FRANCESCO.

Franca Rame


7 DICEMBRE 1976. La vera storia dell’assalto alla Scala di Milano.

Ti racconto questa storia perché fu uno dei momenti cruciali dello scontro tra la corrente violenta e quella pacifica all’interno del movimento.
La lotta armata negli anni successivi diede vari colpi di coda. Come il rapimento Moro.
Ma si trattava di azioni disperate degli ultimi irriducibili. Ci fu un momento tra il 1974 e il 1976
che in italia erano decine di migliaia quelli esasperati dalla violenza fascista e poliziesca che erano pronti a passare alle vie di fatto.
Io e Sergio eravamo tra coloro che già avevano abbandonato l’ala ultramilitarista intorno all’inzio del 1975. Nel 1976 militavamo nei movimenti giovanili e avevamo occupato una casa vuota trasfrormandola in una via di mezzo tra una comune hippy e un centro culturale studentesco.
Erano decine le case occupate e trasformate in Centri Giovanili. Una galassia che ondeggiava tra la controcultura e l’incazzatura frontale, ancora affascinata dal mito del ribelle senza paura che si batte per distruggere lo stato borghese, armi alla mano. Racconto questa storia perché sento che in questo momento di crisi ci sono compagni che stanno prendendo in seria considerazione l’opzione violenta. Io non credo che si possa ottenere qualche cosa su quella via. Oltre al sangue e al dolore.

Correva l’anno 1976, ottobre, durante un convegno nazionale dei circoli giovanili un imbecille lanciò l’idea di ripetere l’impresa delle uova lanciate nel ’68 all’inaugurazione della stagione lirica alla Scala (quell’azione era stata capitanata da Capanna). La dirigenza dei collettivi resta affascinata dal fatto che questa idea fosse venuta a un compagno “di base” e questo, sostanzialmente, è l’unico motivo teorico, tattico e strategico, che porta i collettivi giovanili a decidere di assaltare la Scala.
Durante tutto il mese di novembre si discute ancora su come fare. Siccome la polizia aveva vietato ogni assembramento di più di due persone, era chiaro che ci avrebbero maciullati, non erano più i tempi i in cui potevi fare lo spiritoso. Noi del collettivo proponiamo in un primo momento di minacciare di bruciare la città fino all’ultimo uomo e poi darsi a un picnic in campagna. L’idea viene bocciata. Proponiamo allora di minacciare la distruzione dell’intero triangolo industriale Milano-Torino-Venezia e poi fare una festa occupando un supermercato in periferia. L’idea viene bocciata.
Quindi proponiamo tre cortei microscopici sulla seconda circonvallazione, mordi e fuggi e darsela a gambe prima che ci scappasse il morto. Finalmente ci danno retta.
Riusciamo così a rintuzzare l’idea estrema che era quella di marciare dritti sulla Scala e raderla al suolo.
Per la prima volta in vita nostra ci troviamo a essere noi, visto che nessun altro ne aveva voglia, a decidere la tattica con la quale sbaragliare la Ps e sconvolgere il centro-nord del paese.
Mai piano strategico venne studiato più minutamente.
Decidiamo:
1 • Arruolare la crema degli uomini scelti. Non volevamo morti tra i civili. 450 eroi sarebbero bastati.
2 • Tre cortei sarebbero partiti da tre punti diversi a una distanza di 3 km dalla Scala così da trovarsi al di fuori del quadrilatero che la polizia avrebbe schierato.
3 • Comunicare ai giornali con una conferenza stampa scenografica che avremmo attaccato frontalmente il centro e raso al suolo la Scala.
4 • Fare esattamente il contrario, apparire e scomparire, bloccare gli incroci, scappare per le viuzze. Barricate e sabotaggio dei semafori, creare ingorghi.
5 • Usare fiumi di fuoco per bloccare la strada.
6 • Armamento: molotov, bastoni corti e scarpe da tennis.

Il nostro unico scopo era che non andasse molto male. Non mi ricordo di aver mai aspettato un corteo con tanto terrore. I giornali ci dipingevano come mostri. La polizia aveva mano libera per farci a pezzi.
A noi toccò la zoa sud-ovest. Stabilito questo iniziamo a cercare 150 kamikaze per fare il lavoro sporco. Li ingaggiamo nei vari collettivi che occupano case. Dieci da una parte, dieci da un’altra. Piccole bande molto affidabili. Il giorno convenuto all’ora convenuta sto male. Ci troviamo in 70 nel nostro circolo giovanile. Prendiamo due autobus, in via Pierlombardo troviamo gli altri 80. Dovevamo incominciare bloccando piazza Cinque Giornate. Mandiamo avanti un gruppo a vedere che aria tira. Quando tornano hanno gli occhi fuori dalle orbite. In piazza Cinque Giornate c’è un corteo con megafoni, striscioni e bandiere rosse. Per un attimo pensiamo a qualcun altro che non c’entra niente, tipo un presidio antifascista del Movimento Studentesco (Capanna) o un’agitazione di quartiere dell’Unione dei comunisti marxisti leninisti. Invece sono alcuni collettivi giovanili della periferia (sconosciuti) calati in città in cerca di sangue, metà dell’ex servizio d’ordine di Lotta continua e uno squadrone di cattivissimi di alcuni comitati di quartiere (vere belve).
Gli chiediamo se gli aveva dato di volta il cervello o sono semplicemente diventati scemi ad arrivare così in tanti e con gli striscioni. Ci rispondono che sono loro i collettivi giovanili, noi replichiamo che siamo noi i collettivi giovanili, loro ci dicono che ci rompono la testa. A quel punto capiamo che ci hanno fregato il corteo. Era il primo che dirigevamo nella nostra vita e ce lo avevano fregato. Inizio a stare veramente male. Colica renale.
Immediatamente i nostri 150 perdono ogni compattezza. Ci ritroviamo ridotti a una ventina di desesperados. Decidiamo, con spirito patriottico, di sacrificarci per salvare il salvabile. Prendiamo la coda del corteo e cerchiamo di seguire la tattica decisa bloccando la strada con macchine messe di traverso. Arrivati in Porta Ticinese, ci rendiamo conto che il nostro lavoro aveva fermato solo due auto. La campagna dei giornali aveva terrorizzato tutti: la città è deserta. Difficile provocare ingorghi in una città deserta.
La nostra strategia è saltata. Niente ingorghi. E per giunta la testa del corteo si rifiuta di svicolare per le viuzze. Vogliono percorrere le vie principali che fa più figo.
Passa così più di un’ora. Sto sempre più male. Uno sforzo disumano, cammino piegato in due con una sacca con dentro due bocce appesa alla spalla, ho in mano la spranga.
A quel punto chiediamo a quelli in testa di sciogliersi e andare a casa come previsto. Avevamo fatto già molto e si poteva finirla lì. Rischiare oltre era stupido. Facciamo un chilometro verso piazzale Baracca, ci fermiamo di nuovo a discutere, si tiene una riunione, in mezzo alla strada, tra i responsabili delle varie squadre di servizio d’ordine, e finalmentetutti sono d’accordo per sciogliere il corteo. Stiamo andando a comunicare la decisione ai nostri rispettivi gruppi quando alcuni dementi di Quarto Oggiaro, tutti al di sotto dei 16 anni, decidono di partire verso il centro della città e la Scala. Altri cretini li seguono entusiasti.…
A quel punto gli andiamo tutti dietro perché non si poteva lasciare che si suicidassero così giovani. Torniamo così in corso Magenta, riusciamo a bloccarli. Finalmente, riusciamo a raccogliere un gruppo di sette o otto capisquadra e insieme cerchiamo di convincere tutti a tornare verso la periferia, terminare quella fesseria e scioglierci. Ci si scioglie… non ci si scioglie. Basta, sciogliamoci!
Ormai sono in coma.

Sto per tornare al mio gruppo per dare la notizia che finalmente ci sciacquiamo dalle palle e proprio in quel momento vedo uno strano riflesso di luce intermittente in fondo alla strada deserta. Ci metto 5 secondi per capire che la luce è il riflesso degli scudi di plastica trasparente e delle visiere dei caschi di uno squadrone di carabinieri.

Mi aspetto che i compagni in testa buttino le molotov per bloccare la carica dei carabinieri. Non succede niente. Niente. Continuo a correre verso la coda del corteo dove sono schierati i miei soci per spostarci insieme verso la prima linea e arrivato lì mi trovo invece davanti un plotone di cappotti grigi della Ps che sciamano giù da alcuni camion e ci vengono addosso.
Ci hanno chiuso in trappola. Corso Magenta non ha vie laterali. Una classica imboscata.
Le forze dell’ordine non si stanno comportando come eravamo abituati: niente lacrimogeni, niente trombe, niente sgasate di gipponi. Silenzio. Ci stanno arrivando addosso in silenzio. Si sentono solo gli scarponi che battono sul terreno: una cosa da panico.

Capisco immediatamente 4 cose:
1 • Vogliono caricarci di botte.
2 • Nessuno sta facendo uno sbarramento con le molotov.
3 • La battaglia è persa.
4 • Se non esco di qui mi massacrano.

Il terrore mi risveglia un’energia inaspettata.
Come per miracolo guarisco dalla colica renale, esco dal coma, resuscito, tiro fuori una molotov chimica dalla borsa a tracolla e mi lancio verso l’incrocio che la polizia sta chiudendo.
Immagine numero 23, da sinistra a destra: l’angolo della casa all’incrocio tra corso Magenta e via Vincenzo Monti. La gente si sta già accalcando, nella fuga, tra l’angolo della casa e il furgone. Decido che è meglio soli che in mezzo al panico. Un poliziotto sta venendo verso di me col manganello alzato. Accelero, tiro la bottiglia e passo, quello dietro di me viene colpito da una manganellata. Ma questo lo so il giorno dopo. Non mi giro, faccio 200 metri di corsa, ho letteralmente la bava alla bocca che nel giro di dieci secondi secca gli angoli delle labbra. Un fenomeno chimico incredibile. Probabilmente la paura deve avermi provocato una tale scarica di adrenalina che la mia temperatura è salita a 2000 gradi fahrenheit.

Quando mi volto l’incrocio è un inferno di fuoco. Alcuni compagni, accalcandosi tra la casa e il pulmino sono caduti con le bottiglie in mano e hanno preso fuoco. Urla disumane, gente che corre in fiamme. Non ho mai visto una cosa del genere.

Una situazione disastrosa. Ricomponiamo un cordone e ci schieriamo per sostenere una nuova carica della polizia. Ma non succede niente. Poi ci vengono incontro due ustionati. Uno è grave, non ha più i calzoni ed è in stato di shock.
C’è un compagno che abita lì vicino. Andiamo a casa sua. Lungo la strada troviamo un altro ragazzo ferito. Arriviamo alla casa, suoniamo il citofono: “Apriteci abbiamo dei feriti.”
Sergio ha una spalla contusa per una manganellata ma si intende di ustioni. Una volta si è scottato friggendo le patatine. Ci dice cosa si deve fare. Mandiamo una ragazza in farmacia. Facciamo bollire un paio di forbici e inizio a tagliare via pezzi di carne bruciata attaccata insieme a pezzi di vestiti carbonizzati. Il più grave ha le gambe e il sedere rovinati. Bolle di 5 cm di altezza. Arrivano le garze medicate con una pomata, lo copriamo con quelle e lo fasciamo. Poi passiamo agli altri due. Arriva un nuovo ustionato, non è grave. Dopo aver finito andiamo alla nostra casa occupata, anche lì ci sono feriti. Finiamo di rattoppare gente alle cinque di mattina.

Il bilancio del giorno dopo è spaventoso. Una ragazza ustionata gravemente resterà in coma a lungo. La polizia ha ferito decine di ragazzi inseguendo la gente nei palazzi e perfino sui tetti delle case. Uno è caduto sfondando un lucernario e si è spaccato le gambe. Il disastro segna l’inizio della fine dei circoli giovanili.
(Da 68, c'era una volta la rivoluzione di Sergio Parini e Jacopo Fo, Feltrinelli 1998. Reperibile solo in biblioteca.)

Durante un successivo sopraluogo accurato notai che durante quella sera non restammo per nulla imbottigliati in corso Magenta per il semplice fatto che c’era una via laterale dalla quale tutti avremmo potuto fuggire ma nel panico non la vedemmo.

4 mesi dopo, a Bologna, a seguito dei terribili scontri che costarono la vita al compagno Lo Russo ci fu un enorme corteo. Si temevano nuovi scontri ma eravamo talmente tanti a non volerli che l’ala militarista del movimento capì che non c’era storia. Durante quel corteo nacquero gli Indiani Metropolitani. Per la prima volta, invece di fare a botte con la polizia iniziammo a scherzare con loro e a gridare slogan comici stando seduti per terra invece che schierati con la faccia cattiva.

Qualche settimana dopo, a Milano, davanti alla Scala ci trovammo di nuovo a fronteggiare la forza pubblica in qualche centinaio.
E fu lì che ci mettemmo a giocare a bandiera. Uno di noi avanzò verso la polizia e si mise in mezzo tra noi e loro con un fazzoletto in mano.
Poi chiamò: “Sette!”
Uno di noi parte di corsa, prende il fazzoletto e torna dietro la nostra linea. E tutti: “Uno a zero! Uno a zero!”
Il ragazzo con il fazzoletto chiama “Diciannove!”
E si ripete la scena. Quando siamo a 4 a zero il commissario s’incazza e inzia ad avanzare verso il ragazzo con il fazzoletto che prontamente urla:”Dodici.” Un ragazzo parte anche dalle nostre fila muovendosi alla velocità del commissario che cammina deciso ma senza correre per non darci la soddisfazione. Il ragazzo prende il fazzoletto un attimo prima che il commissario agguanti il compagno che chiamava i numeri: Poi scappano tutti e due insieme. Allora il commissario s’incazza perché ha perso e ordina la carica. Scappiamo in Galleria Duomo. Loro si fermano, noi ci fermiamo. Ricomponiamo il cordone. Un compagno tira fuori un fazzoletto e grida: “Trentadue!!!”
Avevamo capito che il mondo nuovo lo volevamo veramente e che per averlo si doveva iniziare a costruirlo con le nostre mani pezzo per pezzo.
E’ una balla che il potere politico nasce dalla canna del fucile. Mao si è sbagliato. Un popolo non diventa libero se l’armata rossa vince ma se cambia il suo modo di produrre e pensare. La Russia, la Cina, Cuba e il Vietnam ce lo ha dimostrato. Quando i rivoluzionari vincono la rivoluzione diventano tali e quali i potenti che hanno cacciato.
Un popolo di servi troverà sempre il suo dittatore. La rivoluzione francese ha perso. La borghesia ha vinto in Inghilterra quando le macchine a vapore hanno rivoluzionato l’economia.
La vera rivoluzione, come diceva Marx, nasce dal modo di produrre e di vivere. Picchiarsi con la polizia voleva dire perdere tempo prezioso. Era quello che volevano i potenti. Fregarci con la faida infinita del “Lotta-repressione-lotta”.
La nostra forza non erano le bottiglie molotov ma il nostro modo di vivere, di lvorare e di consumare.
Voti ogni volta che fai la spesa.
Non c’era tempo per gli scontri di piazza. Avevamo altro da fare. Subito.

Ora stiamo vivendo una grande rivoluzione tecnologica, più radicale di quella industriale.
E’ la rivoluzione della comunicazione, di internet, delle ecotecnologie e della democrazia energetica.
I tempi presto saranno maturi per un grande cambiamento anche se ora ci sentiamo annegare nella merda italiana. Tocca continuare a scavare e a sperare. Nessuno vive in eterno, neanche Berlusconi.

Se vuoi saperne di più su questo discorso vedi:

10 cose che il capitalismo non ti ha detto

Pessimismo cosmico e gnocca globale.

Trasformarsi da consumatori ad appaltatori della produzione di merci etiche.

Indice degli articoli politici principali su questo blog


Cari politici di sinistra: adesso che avete fatto incazzare Giuliano siete finiti.

Credo che viviamo in un momento storico come quando crollo' il Muro di Berlino.
Un crollo che questa volta non avviene sotto gli obiettivi delle cineprese ma non per questo avra' ripercussioni meno violente. Si volta pagina. Ieri sera sono stato a casa di Giuliano, un vecchio amico. Un uomo che ho conosciuto nell’impegno della lotta per un mondo migliore. Di mestiere artigiano, proviene da una famiglia di comunisti da sempre. Quelli che si sono fatti una coscienza di classe con le lotte contadine dei braccianti e i mulini popolari dove ci si organizzava per comprare da mangiare a prezzi “autogestiti” invece di farsi scannare nel negozio del latifondista di turno che prima ti pagava una miseria e poi ti vendeva quel che ti serviva a prezzi da strozzino.
Giuliano non ha mai voluto fare il segretario della sezione del paese. Non gli piacciono le cariche ufficiali. Ma e' sempre stato lui a prendere le iniziative, a fare da centro informazioni, a dirimere le risse, ad aiutare un compagno in difficolta'. Giuliano non e' uno che fa discorsi lunghi. Ma con tre parole e' in grado di risollevarti dalla merda. Lo so per esperienza. Una volta mi disse: “Quando torno a casa mi capita anche a me di essere scorato, ma poi mia figlia mi si siede sulle ginocchia e mi passa tutto. Tu c’hai tua figlia.” Ci pensai su e capii un sacco di cose sulla vita.
Giuliano ha costruito una casa del popolo lavorando con tutto il paese il sabato e la domenica. Quando c’e' stata la scissione del Pci e' andato con Rifondazione. Hanno comprato, tassandosi, un capannone, lo hanno restaurato e hanno aperto una seconda casa del popolo. Poi c’e' stata la scissione e lui e' uscito insieme ai Comunisti Italiani e s’e' trovato di nuovo buttato fuori dalla casa del popolo. L’avevano intestata un’altra volta al partito.
Adesso s’e' rotto i coglioni. Dice: “Non vogliono cambiare, neanche quelli del mio partito. La Katia Belillo e' l’unica che s’e' dimessa dopo la sconfitta. Ha detto che lasciava per far posto ai giovani. Al suo posto hanno messo una che ha 60 anni. E’ piu' vecchia della Katia. L’altro giorno ho incontrato il Toni che mi ha detto: Giulia', io ti ho sempre seguito in tutto, dove sei andato te sono andato io. Ma adesso sei te che devi seguire me. Alle prossime elezioni si resta a casa, non si vota nessuno.”
E Giuliano mi ha detto: “Io non voto piu'. E tu lo sai cosa vuol dire per me.”
Se questi politici della sinistra, questi leader maneggioni avessero un briciolo di buon senso sarebbero nel terrore, altro che sorridere alle telecamere.
Giuliano s’e' incazzato. E oggi esce l’Espresso con in copertina “COMPAGNI SPA” sulle inchieste sulla corruzione nelle amministrazioni gestite dalla sinistra che stanno piovendo a dirotto. C’e' una gara tra i due schieramenti politici, destra e sinistra, a chi ha piu' mele marce da far annusare. E ci sono storie che fanno ribrezzo.
Come la storia dello stronzo toscano che prende il telefono e chiama un assistente di Ligresti per chiedergli la parabola di Sky per l’appartamento in centro di Firenze, dove vive l’amica, sette locali a 600 euro al mese, fornito da qualche benefattore (all’amica). Compagni che telefonano al boss che gli ha assunto il figlio perché faccia una lavata di capo al capoufficio del figlio che ha osato rimproverarglielo. Gente di merda. Chi vive in Italia o e' cieco o sa come vanno le cose. E sa anche che solo uno scemo non vede. Quindi tutti sti papaveri o sono scemi o sono complici, in ogni caso  non stanno facendo nulla per porre rimedio, per fermare questo malaffare. Anzi, persone come Bassolino e la Jervolino, invece di cacciarli (quantomeno per incapacita' mentale) li premiano nominandoli tra i 40 saggi chiamati a presiedere e vigilare sulla nascita del nuovo Partito Democratico. Un inizio da coglioni. E inoltre sono dei perdenti e se ne devono andare a casa anche solo per quello. Facciano come Al Gore: chi perde fa un’altra cosa. Se e' bravo si vede e gli danno pure il Nobel.
Ma veder sorridere D’Alema fa proprio mal di pancia. E Crozza gli chiede: Ma e' vero che gli studi di Red, della tua tv satellitare, sono nel palazzo Grazioli, quello di Berlusconi, ed e' a lui che pagate l’affitto? Lui non risponde e cambia discorso. Crozza non insiste (ed e' ancora vivo). Avrebbe anche potuto chiedergli quante centinaia di milioni di lire gli ha pagato (come anticipo) la Mondadori berlusconiana per il suo famoso libro. O come mai, si mormora, gli stessi attacchini di Forza Italia attacchinarono anche i suoi manifesti elettorali.
Tante domande che dovremmo fare a tutti.
A Veltroni chiederei: Ma non avevi detto che te ne volevi andare in Africa?
Ottimo. Allora vai.
Comunque questo e' uno sfogo inutile. Avete fatto incazzare Giuliano. Cosa fate se i Giuliano d’Italia smettono di alzarsi all’alba, fare le notti, lavorare la domenica, organizzarvi i festival e i comizi, il tesseramento e la propaganda elettorale, spiegare alla gente cosa dite con i vostri paroloni difficili?
Siete nella merda miei cari. E quanto neanche lo sapete.
Poveri stronzi.

di Jacopo Fo


L'incredibile assedio di Alessandria e la battaglia di Legnano

Sto scrivendo un romanzo sulla battaglia di Alessandria.
Cerco qualcuno che viva ad Alba, Alessandria o zone limitrofe, oppure qualche drago da biblioteca che sappia il tedesco.
Sto cercando prove sulla corrispondenza ai fatti della tradizione orale a proposito dell'assedio di Alessandria e di come venne sconfitto l'imperatore e il suo esercito ridotto a pezzi.
(vedi sotto il racconto, e' sostanzialmente quello che da bambino mio padre senti' raccontare... Mia nonna era di Sartirana.)
Sotto il racconto trovi le domande alle quali cerchiamo risposta.

L'incredibile assedio di Alessandria

"Si prenderanno tutta la gloria loro vedrai" cosi' diceva nonno Adalberto da Alessandria al giovine nipote Fulgenzio una sera d'inverno del 1176
"Ma noi sappiamo che non e' andata cosi'. Racconteremo la vera storia della sconfitta del Barbarossa che di bocca in bocca si narrera' per secoli e secoli. Diranno che l'Imperatore e' stato sconfitto dalla cavalleria dei nobili a  Legnano. Racconteranno che l'esercito nemico era forte e valoroso, si incenseranno e daranno tutto il merito alla strategia militare dei ricchi. Ma se non ci fosse stato l'assedio di Alessandria due anni prima, se il  vero esercito di Barbarossa non fosse stato sconfitto e umiliato da una  banda di straccioni, col cavolo che avrebbero poi perso a Legnano! E  quale cavalleria, poi! Furono i fanti a distruggere l'Imperatore, anche li' straccioni armati dei propri arnesi da lavoro!"
Il nonno si infervorava sempre quando raccontava questa storia ma nel 1176 non esisteva ancora la pressione arteriosa e allora nessuno si  preoccupava se diventava tutto paonazzo.  Il giovane Fulgenzio per calmarlo gli mise una mano sul braccio e con  voce dolce disse: "Dai nonno, raccontamela ancora la storia dell'assedio  di Alessandria e di come lo avete fatto nero..." E Adalberto inizio': 

L'INCREDIBILE ASSEDIO DI ALESSANDRIA

Intorno all'anno 1000 inizia in tutta Europa un movimento di ribellione contro i signori feudali e le gerarchie ecclesiastiche. Il tentativo dei signori feudali di instaurare un controllo piu' rigido della societa' erodendo liberta' e diritti che si erano conquistati durante il caos dei secoli precedenti, provoca le rivolte dei contadini. Al loro fianco  scendono gli artigiani delle nascenti citta' che mal tollerano le esose tasse  imperiali. Sulla rivolta soffiano banchieri, ricchi commercianti e imprenditori manufatturieri. Ma i signori feudali non capiscono come stanno le cose e, convinti che la loro cavalleria pesante sia invincibile, decidono di non concedere autonomie, esenzioni fiscali, spazi di autodeterminazione.
Milano viene espugnata per ben tre volte dall'Imperatore Federico I detto il Barbarossa che alla fine rade al suolo tutta la citta' lasciando intatte solo 17 chiese, fonde l'oro che rivestiva le colonne di San Lorenzo e infine fa trasportare le pietre delle case demolite fino a Pavia dalla popolazione vestita solo di un saio, col capo cosparso di cenere e le spade legate al collo. Per essere sicuro di non dover tornare un'altra volta in Italia, oltre a scacciare la popolazione dalla citta', fa anche arare il perimetro urbano e  lo fa cospargere di sale per renderlo sterile. Poi, visto che e' un tipo pignolo ci lascia anche una guarnigione con l'incarico di uccidere chiunque fosse sorpreso su quelle terre.
Passa qualche anno, i profughi si  accampano ai confini della citta', mentre i milanesi piu' ricchi trovano ospitalita' altrove. E' un'orda di straccioni e piccoli artigiani quella che una notte dell'anno 1167 rioccupa il perimetro della citta' massacrando la guarnigione tedesca. Ricostruita alla meglio Milano, essi si pongono il problema di come  affrontare di nuovo il Barbarossa. Fortunatamente i generali di  professione erano fuggiti insieme ai banchieri, cosi' capi improvvisati  scelgono di combattere non facendo affidamento su mura ciclopiche e cavalleria pesante. 
Una follia! 
Essi iniziano la costruzione della piu' grande trappola che mai nella storia sia stata costruita. Conoscendo il percorso che il Barbarossa seguiva ogni volta, nelle sue incursioni, scelgono una zona paludosa alla confluenza del Tanaro e del Brenta. Qui costruiscono una citta' in grado di ospitare circa 5000 abitanti. Per riuscire nell'impresa fanno un bando che offre a chiunque sia disposto a  costruire e a difendere il borgo la cittadinanza cioe' la protezione dai signori feudali.
Al libero comune viene dato il nome di Alessandria in onore del Papa Alessandro III, grande nemico di Barbarossa. E' una citta' molto particolare. E' tutta fatta di legno, e soprattutto e' costruita per la maggior parte su barche. Anche le mura di cinta sono costituite da palizzate erette sopra barche. Una citta' galleggiante in mezzo a un acquitrino paludoso.
Che strana idea. Per controllare il flusso dell'acqua i milanesi hanno addirittura costruito, con l'aiuto dei frati, tre dighe, una alla confluenza dei due fiumi e due a  monte su ognuno dei corsi d'acqua. Cosi'... gli piaceva l'idraulica.
Nell'autunno del 1174 arriva il Barbarossa forte di 4000 cavalieri, 6000 fanti e con un seguito di 10.000 persone tra artigiani, operai, servi, commercianti e prostitute. Quando l'Imperatore vede quel patetico accrocco di pali chiede cosa sia. Si dice che gli sia stato risposto: "Alessandria, battezzata cosi' in tuo spregio!" e il Barbarossa disse allora: "Distruggetela!"
Cosi' inizio' l'attacco. Arcieri, frombolieri, fanti e genieri si misero a correre verso le mura. Fatte alcune decine di metri si trovarono ad affondare in un acquitrino  profondo circa un metro o poco piu', quindi proseguirono la carica. Incredibilmente dalla citta' non arrivarono segni di difesa. In effetti all'arrivo del Barbarossa si era visto un certo fuggi fuggi. Le truppe  appiedate erano quasi giunte alle mura di legno e praticamente la citta' era presa. Il Barbarossa, nella sua splendida armatura, diede allora ordine al primo scaglione della cavalleria (circa mille uomini) di attaccare, senza  aspettare che i guastatori arpionassero le mura e piazzassero le scale.
I cavalieri erano entrati tutti nell'acquitrino, ancora non c'era stata alcuna reazione da parte dei difensori: la citta' appariva deserta. Poi, improvvisamente, con catapulte e con ogni altro mezzo, vennero gettate sugli assalitori grosse pietre bianche che cadendo sugli attaccanti si rivelarono innocue perche' leggerissime.
Gli incursori restarono per un attimo interdetti. Cosa stava succedendo? Dopo alcuni istanti l'acqua  tutt'intorno, la' dove le pietre bianche erano cadute, inizio' a bollire. Le  pietre erano blocchi di calce viva, a contatto con l'acqua iniziarono a sciogliersi, producendo cosi' una soluzione acida. I cavalli impazzirono per il dolore provocato dalle ustioni, i fanti, urlando, cercavano di ritirarsi a riva ma i cavalieri che lottavano con i cavalli per tenerli a freno costituivano uno sbarramento formidabile.
Alla pioggia di blocchi di calce viva fece seguito una gragnuola di pietre che  aggravo' la situazione. I cavalieri disarcionati dai cavalli, accecati dagli  spruzzi di calce, ustionati all'interno delle pesantissime armature, agonizzavano ormai, mentre il resto dell'esercito del Barbarossa assisteva inorridito senza avere la possibilita' di portare aiuto ai compagni  intrappolati.
A questo punto le porte della citta' si aprirono e ne uscirono barche cariche di uomini mentre altri lancieri sciavano sulla superficie montando su tappelle (specie di canoe-sci che i muratori usavano per lavorare sugli stagni di calce). Questi si dedicarono a finire cavalieri e fanti, spogliandoli di armi, armature e insegne imperiali. Tutto il bottino fu poi esposto sulla palizzata della citta'. Cinquemila tra  uomini e donne si fecero sulle mura e orinarono sulle insegne imperiali in  segno di scherno lanciando insulti in tedesco appositamente imparati per l'occasione.
L'obiettivo era quello di fare incazzare il Barbarossa. Infatti lui si incazzo' moltissimo che mai era stato umiliato cosi' (tantomeno da  un'orda di zotici). Cosi' pose l'assedio alla citta'. All'inizio cerco' di prendere d'assalto il borgo usando imbarcazioni  munite di protezioni, scale e arieti. Ma le mura della citta' (montate su barconi) al sopraggiungere delle imbarcazioni avversarie si aprivano, scivolando anch'esse sull'acqua, avanzavano e poi si richiudevano sulle barche che si trovavano improvvisamente circondate da palizzate interne. Quando le mura si riaprivano sulle barche c'erano solo cadaveri spogliati di ogni cosa.
Non riuscendo a prendere la citta' con un attacco diretto, Federico Barbarossa tento' con uno stratagemma. Informato da un traditore che al centro di Alessandria c'era un isolotto, fece scavare un tunnel sotto l'acquitrino che sbucava sulla terra ferma al centro della  citta'. Poi chiese una tregua sperando che i difensori si ubriacassero;  voleva prendere il caposaldo ribelle facendovi entrare nottetempo un  gruppo di soldati (attraverso la galleria). Ma gli Alessandrini sventarono l'attacco e massacrarono gli incursori.
A questo punto Barbarossa decise che l'unica era eliminare l'acquitrino. Si  provo' prima costruendo un grande pontile di legno ma i ribelli lo  attaccavano di notte mettendolo a fuoco. Allora Barbarossa inizio' a far arrivare centinaia di carri carichi di pietre allo scopo di riempire l'acquitrino trasformandolo in terraferma cosi' da poter, infine, arrivare alle mura di legno e farle a pezzi con le macchine da guerra. L'opera prese del tempo. Intanto in aprile erano iniziate le piogge, i fiumi si erano ingrossati. Il terrapieno era quasi pronto e gia' il prode Federico assaporava il massacro che, come al solito, avrebbe organizzato in grande  stile.
La notte prima dell'ultima battaglia pioveva a dirotto. Sulle mura vennero accesi dei fuochi. A questi altri falo' risposero al di la' dell'accerchiamento imperiale. Altri fuochi ancora brillavano sui fianchi delle colline lungo il corso dei due fiumi in piena fino a raggiungere i monasteri sugli altipiani. C'era un buio pesto quando un boato, sovrasto'  il rumore della pioggia. Un secondo boato si udi' poco dopo. Le due dighe costruite sul Tanaro e il Bormida erano state fatte crollare dai ribelli.
Due valanghe d'acqua si riversarono a valle e anche la terza diga (a monte di Alessandria) crollo' investita dall'acqua. La valle fu inondata  con una violenza spaventosa. Mentre Alessandria, la citta' di barche, si  sollevava sulla marea resistendo, bene o male, all'impatto, l'accampamento del Barbarossa fu devastato. Molti uomini annegarono imprigionati nelle tende, altri travolti dalle masserizie o dagli animali che  si dibattevano nella corrente. Quando l'alba si levo' sul diluvio incessante, migliaia di cadaveri di uomini, cavalli e buoi giacevano nel fango. Gli  imperiali erano senza cibo e avevano perso buona parte delle armi, delle attrezzature e delle bestie; per giunta i ribelli che dall'esterno  appoggiavano Alessandria assediata, iniziarono ad attaccarli continuamente (fino ad allora avevano compiuto solo piccoli agguati e sabotaggi).
Nella pianura allagata gli alessandrini, a bordo di piccole imbarcazioni veloci, attaccavano i resti di quella grande armata, attestati su collinette che emergevano dall'acqua. Di 10.000 soldati che componevano l'esercito  imperiale, poco piu' di 3.000 erano ancora vivi. Diserzioni, imboscate e malattie avevano decimato quella che era stata la piu' potente armata d'Europa. A questo punto un esercito di circa 5.000 soldati avanzo' verso Alessandria. Erano le armate della Lega Lombarda che ricchi commercianti e generali avevano messo insieme rapidamente, visti i successi ottenuti dal popolo con la trappola di Alessandria. Tutti davano il Barbarossa per spacciato ma, astutamente, l'esercito regolare dei lombardi invece di finire l'Imperatore firmo' una tregua e gli accordo' protezione mentre si ritirava verso la Val di Susa, dove resto' a lungo a leccarsi le ferite e riorganizzare l'esercito distrutto. Poi, l'anno  successivo, vi fu la battaglia di Legnano ma e' tutt'altra storia di come ce  la raccontano. Questa e' la vera storia di come Federico fu distrutto dai lombardi, nessun libro scolastico la riporta. Tutta l'attenzione e' concentrata sulla battaglia di Legnano, cantata da quel trombone del  Carducci. Ma anche i fatti di Legnano vengono falsificati all'ovvio scopo  di dare almeno un po' del merito alla fantastica cavalleria lombarda  composto dal fior fiore dei figli dei banchieri, dei ricchi commercianti e  degli imprenditori manifatturieri. 
"Incredibile eh? Ma adesso sono stanco ed e' ora di dormire" disse nonno Adalberto "come e' andata la battaglia di Legnano ve lo racconto la  prossima volta..."

L'assedio di Alessandria

 

LA BATTAGLIA DI LEGNANO: COSA ACCADDE VERAMENTE?

Nonno Adalberto si stava accendendo la solita pipa del dopo-cena quando il giovane nipote Fulgenzio gli chiese di raccontargli la vera storia della battaglia di Legnano. Confidando nel fatto che prima o poi qualcuno avrebbe inventato la Playstation,  nonno Fulgenzio, inizio' a raccontare: "Per armare un nuovo esercito, Barbarossa cedette parte dei suoi domini  personali al nipote Enrico il Leone, in cambio di uomini e denaro.
Quella che l'anno dopo (1176) ritorno' in Lombardia non era pero'  un'armata di invincibili veterani ma un esercito messo assieme in pochi  mesi. Erano comunque molto piu' bravi dei lombardi, visto che nei primi minuti della battaglia essi distruggono completamente tutta la cavalleria. Barbarossa era certo che una volta eliminata la cavalleria non avrebbe potuto incontrare altra resistenza. Ne era tanto sicuro che si mise di persona alla testa dei suoi, quasi si trattasse solo di una caccia al cervo. In effetti per i cavalieri inseguire e uccidere i fanti in fuga in campo aperto  era poco piu' di un gioco. Ma giunti a ridosso della fanteria, gli imperiali si accorsero che nessuno stava fuggendo.
Una moltitudine di fanti malvestiti era schierata davanti a loro; quasi tutti erano sprovvisti di scudi, elmi e armature. Stavano ben schierati lungo un fronte di qualche centinaio di metri. Dietro a loro un unico carro trainato da buoi sul quale stavano una grossa campana e un prete. Pare che il Barbarossa abbia allora mormorato:  "Imbecilli. Un carro con un crocefisso non li salvera'" (che lui, il Barbarossa, non stava mai zitto). La cavalleria germanica riordino' le file e poi parti' alla carica in un  frastuono di zoccoli che colpivano il terreno e di armature che sbattevano.  Evidentemente la lezione di Alessandria non aveva insegnato niente al  Barbarossa.
I fanti erano immobili.
Sudavano freddo ma non si muovevano.
Quando i cavalieri furono a pochi metri dalla prima fila la campana rintocco' potentemente. Come un sol uomo la fanteria lombarda  arretro' di cinque passi lasciando scoperto un istrice di pali appuntiti conficcati nel terreno. La cavalleria non riusci' a fermarsi e sospinta dall'impeto si sfracello' contro la muraglia di spunzoni. Poi, prima che i nemici superstiti potessero riprendersi, i fanti presero ad avanzare. Erano disposti in file, i piu' bassi davanti con aste corte, quelli dietro disposti in ordine di altezza con aste via via piu' lunghe, alle quali erano fissati uncini, asce, falci e martelloni.
Cosi' la prima fila, sviluppando l'idea della falange macedone, poteva combattere con l'appoggio delle file successive. L'idea poi di combinare punte di lancia con attrezzi che agganciavano (permettendo di tirare e disarcionare il cavaliere), con strumenti che colpivano di fendente (asce, falci, martelli, punte disposte lateralmente all'asta, tipo picozze) dava alla fanteria una buona possibilita' contro i nobili a cavallo con  armatura pesante (a patto che fosse stato bloccato l'impeto della carica).
La battaglia si concluse cosi', con un disastro per Barbarossa.
L'Imperatore resto' ferito e solo a stento riusci' a guadare il Ticino nella notte e a fuggire inseguito da un contingente di cavalleria lombarda che (come sempre accade nelle battaglie migliori) era arrivato in ritardo e, non avendo fatto in tempo a farsi massacrare durante la prima carica, cercava ora di passare alla storia inseguendo i fuggiaschi. Del famoso Alberto da Giussano cantato dal Carducci non vi e' traccia: che non sia mai  esistito?"

Domande alle quali cerco di dare risposta

1) Ci sono tracce storiche o visibili sul terreno delle due dighe? Usando le mappe di Google ho individuato alcune strettoie nelle valli a monte di Alessandria. Lungo il Tanaro l’unico punto decente per fare una diga con un fronte di una misura compatibile con i mezzi degli alessandrini mi sembra presso Castello di Annone, dopo la strettoia si apre una grande valle. Inoltre da quel che si vede dalle foto satellitari sembrerebbero esserci dei rialzi sul terreno che potrebbero essere resti di una diga di terra. Per il Bormida il discorso e' piu' complesso. Potrebbe essere stata costruita presso Monastero Bormida (che pare centri con l’ordine monastico degli Umiliati) e da quel che ho capito e' stato fondato proprio poco prima o forse contemporaneamente ad Alessandria. Monastero Bormida e' giusto in una strettoia adatta a una diga e ce n’e' un’altra poco piu' giu' verso Alessandria. Dal punto di vista del terreno, piu' vicino a Alessandria, sul torrente Orba, affluente del Bormida, c’e' Pratalborato, dove il torrente assume una forma particolare (poco piu' a nord dell’abitato, verso Alessandria). Un terzo punto e' risalendo il Bormida, dopo Terzo, prima di Bistagno. “Bistagno” potrebbe essere un nome legato a un ristagno d’acqua o a un doppio stagno? Nelle foto, vicino al punto piu' stretto si vede una fabbrica o un grande allevamento (o simili). I racconti parlano anche di una diga all’incontro dei due fiumi ma non mi sembra abbia senso, Barbarossa l’avrebbe fatta demolire subito per prosciugare la palude intorno ad Alessandria. C’e' invece un punto, poco prima di Alessandria che si puo' individuare tirando una linea tra Castello Bormida e Solero, qui il terreno ha molti rialzi e non sarebbe impensabile la costruzione di una argine basso, anche se sarebbe stato un lavoro titanico. In questo caso “Una diga all’incontro dei due fiumi” potrebbe essere una frase sensata. Infatti oggi i due fiumi si incontrano dopo Alessandria ma a quei tempi era tutta una palude e entrambi i fiumi si incontravano grossomodo, suppongo, in corrispondenza di questa linea. Un argine avrebbe creato una palude alta e una bassa. In questo caso e' chiaro che Barbarossa si sarebbe guardato bene dal toccare questa diga perché avrebbe ulteriormente allagato intorno a Alessandria. Presso Felizzano c’e' attualmente una diga, ma non credo c’entri qualcosa.

2) All’inizio degli anni settanta a mio padre, alla fine di uno spettacolo, venne consegnato un fascicolo ciclostilato che citava un documento custodito in un monastero della zona che citava la collaborazione dei frati alla costruzione delle tre dighe. Questo fascicolo negli anni e' stato smarrito. Qualcuno ne sa qualcosa? Ci sono effettivamente monasteri o parrocchie nella zona dove andare a informarsi? Qualche sessantottino appassionato di storia puo' ricordarsi qualche cosa?

3) Nella cronaca germanica dell’imperatore la narrazione dell’assedio si interrompe subito dopo che Barbarossa da' l’ordine di attacco, appena arriva di fronte a Alessandria. La narrazione riprende senza spiegazioni quando Barbarossa torna a Aosta a leccarsi le ferite. Ci sono narrazioni tedesche dell’assedio? Cenni, citazioni o qualsiasi altra cosa?

4) Negli annali di Milano si dice poco niente sulla meccanica dell’assedio e sul sistema difensivo della citta'. Non ho trovato alcun altro documento storico se non una citazione di una riga dentro le cronache genovesi. Secondo queste un gruppo di soldati di Genova che combattevano a fianco del Barbarossa, che manovravano le macchine da guerra (erano all’interno, probabilmente di torri o simili) rischiarono di morire tutti nell’incendio delle stesse.

5) Qualcuno ha notizia di redazioni delle narrazioni popolari sull’assedio?

6) Anche sulla battaglia di Legnano cerco qualunque fonte o dato storico.

Ovviamente qualunque altra informazione e' preziosa visto che di dettagli sull’assedio di Alessandria non c’e' quasi niente, al di la' della storia della galleria scavata dal Barbarossa per sorprendere gli alessandrini durante la tregua di Pasqua e del successivo massacro di tedeschi; la leggenda di Baudolino, poi, tecnicamente non e' credibile perché non spiega come pote' resistere per 6 mesi, a un esercito di 20 mila uomini con macchine d’assedio formidabili, una citta' con mura di fango e pali.

Jacopo Fo

Castello di Annone

CASTELLO DI ANNONE SUL TANARO

MONASTERO BORMIDA

TERZO

PRATALBORATO

CONFLUENZA TANARO-BORMIDA NELLA PALUDE

 

 

 


Pessimismo Cosmico e Gnocca Globale

di Jacopo Fo

Articolo scritto nel 2000

Ci sono informazioni che sanno tutti, che i giornali pubblicano regolarmente ma che non vengono mai messe una vicina all'altra. Facendolo si scoprirebbero aspetti del nostro mondo molto negativi e molto positivi. Si scoprirebbe che il mondo sta cambiando alla velocità della luce e che il futuro, se ci sarà, sarà meraviglioso. Questo breve saggio è scritto non per avvelenarti con altre cattive notizie ma per farti vedere come oggi ci sia realmente ala possibilità di iniziare a vivere su questo pianeta in modo degno. Succederà se un numero sufficiente di esseri umani farà alcune scelte banali, convenienti e piacevoli. Se questo non accadrà, entro 5 anni sarà messa in discussione la sopravvivenza stessa dell'umanità e passeremo alla storia come la prima specie animale che si è suicidata. Sui libri di storia degli scarafaggi saremo descritti come i più grandi coglioni della galassia. Ma io sono convinto che, dopo 6 millenni di guerre e violenze si sia arrivati a girare pagina.
Ho fede nell'umanità, nella sua immensa capacità di amare, sentire ragionare e lavorare. Sono convinto che la passione umana può spostare le montagne, e che sapremo nel prossimo secolo riparare i danni che l'inquinamento ha fatto al nostro dolce pianeta e che la violenza ha inciso nella nostra cultura. So di sembrare un pazzo e che è difficile credere che questo possa succedere.
D'altronde sarebbe stato preso per folle chiunque avesse predetto l'esplosione della ribellione mondiale del '68 o la caduta del Muro di Berlino solo trenta giorni prima che accadesse. Gli economisti i politologi e i sociologi non considerano mai il fatto che la storia si muove a balzi.
Per questo non spaventatevi se nelle prossime pagine vi fornirò alcune informazioni terribili sullo stato del pianeta e dell'umanità. Mi è necessario solo per mostrare come e perché è impossibile che un cambiamento straordinario avvenga nel breve periodo. Cercherò di farlo in modo estremamente sintetico e fornirò le indicazioni sui libri da leggere per chi voglia approfondire il discorso. Ma credo che nessuna idea sia abbastanza grande da non poter essere descritta in poche, semplici pagine. Anzi le idee più grandi occupano meno spazio. Ogni anno nel modo muoiono più persone di fame di quante ne siano morte nella seconda guerra mondiale. Le stime parlano di più di 60 milioni di persone. 3 miliardi di persone sono classificate come povere e un miliardo vive con meno di un dollare al giorno. 150 milioni sono gli schiavi e centinaia di milioni sono i bambini che vengono fatti prostituire. Solo in Usa le prostitute minorenni sono almeno 100 mila. La vita di un povero nei paesi industrializzati dura mediamente 10 anni di meno di quella di un ricco. La vita di un povero nei paesi del terzo mondo dura 30 anni di meno di quella di un ricco del primo mondo. Milioni di persone vivono sotto regimi dittatoriali, come la Cina, l'Indonesia, la Birmania, l'Arabia Saudita.
La condizione delle donne è in alcuni paesi tragica. Esse hanno nulla e tanto meno dei diritti. Un terzo delle donne del pianeta vengono picchiate dai mariti, una donna americana su 5 è stata violentata. A 20 milioni di donne nel mondo è stata amputata la clitoride, la ragione dichiarata di questa barbarie è che una donna che può godere di un rapporto sessuale è difficile da tenere sotto controllo. Orribile è poi la condizione di quelli che vengono bollati come diversi. Gli omosessuali vengono non solo maltrattati e discriminati in tutto il mondo ma spesso anche puniti duramente. In Arabia Saudita ricevono da 120 a 200 frustate. Ma raramente si tratta di omosessuali sauditi, più spesso vengono puniti in questo modo i lavoratori immigrati (nel 1996 furono 24 i filippini condannati a questa pena). Ogni anno scompaiono decine di specie animali e vegetali. Si estinguono perché interi microclimi del pianeta vengono cancellati. Il clima peggiora verticalmente, nonostante gli sforzi per negarlo compiuti da eroici climatologi. Il deserto avanza, si moltiplicano gli uragani e le inondazioni. L'inquinamento è la prima causa di morte nei paesi industrializzati, nonostante ancora qualcuno faccia finta che siano le sigarette a uccidere. Ma ormai le statistiche parlano chiaro: nelle zone meno inquinate dei paesi industrializzati si fuma quanto nelle grandi città ma la vita medi è più lunga di 3-5 anni. E mentre le auto vengono costruite sempre più veloci i morti per incidenti stradali sfiorano nel mondo il milione all'anno. Secondo il premio Nobel Rubbia nelle grandi città italiane ogni litro di carburante consumato provoca 1400 lire di spese mediche per malattie polmonari e per le assenze dal lavoro che esse provocano. Dalla fine della seconda guerra mondiale ci sono stati più di 22 milioni di morti in guerra e più di 40 milioni di profughi. Per chi può ancora credere che si faccia qualche cosa per porre un limite alle sofferenze, alla fame e alla guerra  ricorderò che per ogni dollaro speso dalle Nazioni Unite per missioni di pace 2000 dollari vengono spesi per la guerra nel mondo. Ora vorrei sgombrare il campo dall'idea che tutto questo sia casuale e inevitabile. Al contrario c'è un piccolo gruppo di persone che trae enormi benefici da tutto questo.
è un affare la fame che genera delinquenza: negli Usa ci sono 2 milioni di poliziotti privati, in Argentina il business della sicurezza fattura 9 milioni di dollari all'anno, i giubbotti antiproiettile per bambini vanno a ruba in Colombia e la Corrections Corporation che gestisce carceri private in Usa ha visto moltiplicarsi il valore delle sue azioni di 70 volte in 14 anni.
La povertà nel terzo mondo è un affare per le multinazionali che pagano meno di un dollaro per 12 ore di lavoro. Ed è un affare la corruzione internazionale, che permette ai paesi ricchi di scaricare rifiuti tossici nei paesi poveri. è un affare la corruzione nei paesi ricchi che permette ai gruppi più potenti di battere i concorrenti. In alcuni paesi come gli Usa la corruzione politica è addirittura legale. A Washington lavorano più di 10 mila professionisti che si dedicano all'attività di lobbing, cioè a pagare i senatori e i deputati affinché facciano scelte convenienti per i loro clienti. Nel '97 il Center for Responsive Politics stimò, con un calcolo molto parziale, che i politici Usa incassassero dalle aziende 1 miliardo e 200 milioni di dollari all'anno. In cima ai donatori le aziende farmaceutiche, la Camera di Commercio, le industrie del tabacco e quelle automobilistiche.
Ma la grande novità degli ultimi decenni è che chi ha il denaro non ha più bisogno di fare nulla per arricchirsi ancora di più. Il vero affare non è più produrre merci e venderle ma speculare sul denaro che si possiede.
Ogni giorno lo scambio di denaro nel mondo raggiunge i 2mila miliardi di dollari. Ma per ogni 100 dollari spesi solo 2 riguardano merci reali vendute, gli altri 98 sono spesi in azioni, titoli e valute. Nel 1995 in Giappone solo 3 degli uomini più ricchi dovevano la loro fortuna all'economia reale. Gli altri si erano arricchiti speculando. Oggi il 20% dell'umanità che possiede di più è 90 volte più ricco del 20% che possiede di meno. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo dieci persone, i dieci potenti più potenti del pianeta possiedono una ricchezza equivalente al valore della produzione totale di 50 paesi, e 447 multimiliardari assommano una fortuna superiore alle entrate annuali di mezza umanità, 3 miliardi di persone. Il valore della produzione della General Motors e della Ford supera ampiamente quello di tutta l'Africa nera.
Come può un gruppo così piccolo di persone dominare il mondo? Se la sofferenza umana fosse colpa di un piccolo gruppo di criminali sarebbe facile estirparla. Ma la verità è che il sistema è basato sulla complicità di larghi strati della popolazione e anche l'usuraio pezzente del Bangladesh, che presta un dollaro a 50 donne che la sera gli pagheranno un interesse del 10%, fruttandogli un guadagno miserabile di 5 dollari, è convinto che il sistema dominante sia per lui un buon affare.
E la donna europea si sente fortunata perché i mass media non le nascondono che una donna gravida africana ha 100 volte più probabilità di morire di una europea. E si sente privilegiato il disoccupato bianco statunitense, che vive di espedienti, perché sa che ha la metà delle probabilità di un nero di finire in prigione. Il potere d'acquisto del denaro dei lavoratori dei paesi industrializzati è cresciuto di 20 volte negli ultimi 30 anni. Il mercato offre sempre nuovi gadget che costano sempre meno ore di lavoro. Un operaio nel primo mondo guadagna dalle 3 alle 20 volte di più di un operaio del  terzo mondo, lavora molto meno ed è 100 volte più protetto dalle malattie, dalla criminalità e dalle ingiustizie. Nessuno sputa nel piatto dove mangia e per questo è enorme il numero di persone che vengono assunte dallo stato. In Italia sono 5 milioni i dipendenti pubblici. Ma questo complesso sistema di complicità, basato su impunità, bustarelle e livelli progressivi di ingiustizia e di clienteralismo sta mostrando la corda. La qualità della vita non è soddisfacente e il modello incentrato sul consumismo non soddisfa più buona parte dell'umanità. La gente non regge. La disperazione cresce. In Giappone ogni anno muoiono 10mila persone stroncate dal super lavoro. In Usa ogni anno vengono spesi 1000 milioni di dollari in droghe e si consumano parecchie centinaia di milioni di confezioni di antidepressivi, Prozac e simili. Per non parlare dell' uso dell'alcool che ogni anno solo in Italia uccide più di 20 mila persone, quasi 20 volte le morti provocate dalle overdose di eroina. Aumentano il numero dei suicidi e delle persone che nei paesi ricchi vengono classificate come pazze, asociali, emarginate e vengono assistite dalle strutture sanitarie e sociali.
E fino a qui le cattive notizie. Passiamo alle buone.
Negli ultimi 50 anni si è moltiplicata almeno per mille volte la produzione di cultura e di informazione nel pianeta. E quasi tutti i mezzi di informazione hanno riportato l'allarme sulla situazione dell'umanità. La stessa Hollywood, legata a doppio filo al potere, non è riuscita a evitare di produrre centinaia di film sulla corruzione dei servizi segreti, della polizia, dei politici, e sulla malvagità delle multinazionali. Tanto che in tutti sondaggi che vengono fatti non risulta mai che più di un cittadino su dieci creda che non esista un pericolo di inquinamento, la corruzione dei politici, dei giudici e dei poliziotti e la connivenza tra il traffico di droga e di armi e il potere.
Oggi come mai è totale la sfiducia in chi ci governa, nelle sue qualità morali e nelle sue capacità. E ormai quasi la metà della popolazione dei paesi ricchi rinuncia a votare perché sa che non serve a niente. Ma non si può parlare di disimpegno visto che negli ultimi 20 anni c'è stato un aumento esponenziale delle persone che dedicano gratuitamente parte del loro tempo libero a prestare lavoro volontario (in Italia sono stati stimati essere almeno 4 milioni) o versano una parte del loro reddito annuo a associazioni che si occupano dell'assistenza ai diseredati. Quello che negli anni 70 era un torrentello è diventato un fiume in piena. La solidarietà muove un esercito di volontari che in tutto il mondo compiono ogni giorno un lavoro instancabile e pieno di amore e fantasia. Sono centinaia di migliaia le persone che hanno lasciato lavori super pagati per investire tutto il loro tempo e le loro ricchezze in orfanotrofi, ospedali, iniziative di soccorso e di aiuto allo sviluppo delle potenzialità umane. Il volontariato, il commercio equo e solidale, le Banche per lo scambio del tempo e i gruppi che praticano il baratto, gli eco villaggi, il movimento delle cooperative di base ha oggi un fatturato nell'ordine di miliardi di dollari e è in continua espansione. In Africa le cooperative dei contadini poveri sono riuscite a bloccare la desertificazione e far rinascere l'economia di intere regioni riuscendo con tecnologie povere là dove avevano fallito i progetti faraonici dell'Onu. Le banche dei poveri (vedi Yunus, Il banchiere dei poveri, Feltrinelli) assistono oggi nel mondo 20 milioni di persone, quasi tutte donne, strappandole dalla morsa dell'usura e della povertà. Questi banchieri buoni prevedono di raggiungere 100 milioni di persone entro il 2005. Una di queste banche, di proprietà delle donne che prendono denaro in prestito, la Grameen Bank, del Bangladesh, è la proprietaria della più grande rete di telefonia cellulare del paese, con 36 mila donne munite di cellulare e pannello solare per ricaricarlo. Vendono il servizio telefonico ai più poveri del paese semplificando in modo enorme la loro vita personale e il loro rapporto con la burocrazia dello stato. Danno la possibilità alle microimprese dei villaggi di crescere.  Vendono gli scatti telefonici a 17 lire al minuto nelle ore di punta. In Sud America il movimento dei micro orti biologici ha liberato dalla miseria centinaia di migliaia di famiglie delle favelas. Questo movimento solidale e pacifico sta creando nuovi valori e nuovi modi di intendere la vita. Da quando i Beatles andarono in India e restarono incantati da un maestro di Yoga, da quando i preti operai cattolici iniziarono a ribellarsi alla chiesa dei ricchi, è in corso una grande rivoluzione culturale e spirituale. Milioni di persone hanno riscoperto il senso della fede o della ricerca di se, il valore dello scambio gratuito di abbracci, ascolto, massaggi, e in generale di condivisione dell'amore, dell'amicizia del ridere e della festa..
Milioni di persone hanno abbandonato le grandi città per vivere in campagna, spesso in modo comunitario, comunque intendendo in maniera diversa il rapporto con gli altri e il senso di appartenenza all'umanità. L'esplosione della new age, del movimento ecologista, dei consumi biologi, il rinnovamento del cristianesimo, del buddismo, dell'Induismo e della visione coranica sono solo alcuni elementi di questo processo rigeneratore delle coscienze. L'umanità ha iniziato a guardasi, a cercare di capirsi, a trovare nuovi modi per diventare cosciente di se e crescere. La convinzione che soggiace a tutto questo cambiamento è che le potenzialità dell'umanità siano molto al di sopra di quelle espresse fin'ora e che l'esperienza umana possa racchiudere un senso e una possibilità di soddisfazione ben più grandi di quanto si sia fin'ora potuto vedere. Questo enorme movimento che punta alla solidarietà, alla collaborazione, alla celebrazione della vita, coinvolge ormai almeno il 10% della popolazione mondiale: 600 milioni di persone. Non siamo più uno sparuto gruppo di sognatori. Stiamo spostando le montagne. Stiamo dimostrando che si può cambiare il modo di vivere e di produrre e che esiste un modo di vivere più umano e più soddisfacente da tutti i punti di vista. E i risultati si vedono. Dal 1960 ad oggi tutti gli indicatori di benessere sono in miglioramento. So che qualcuno avrà difficoltà a crederci. Il sistema vigente si basa la sua forza sulla diffusione dell'idea che nulla possa cambiare e che tutto peggiori.
Il sistema tiene la gente incatenata alla certezza che tutto peggiora e che solo l'individualismo più sfrenato può impedirti di seguire la grande massa nel suo crollo inarrestabile verso la miseria e l'aberrazione. La paura è il cemento del sistema. La paura ti porta istericamente alla ricerca della tua salvezza personale e ti consiglia di allearti col più forte e il più spietato. Sicuramente avrete difficoltà a credere che negli Usa la criminalità è in diminuzione. Ma è così. E anche se la distanza tra i più ricchi e i più poveri è in aumento, le condizioni dei più poveri del pianeta migliorano con
incredibile rapidità. Negli anni '60 un quarto dell'umanità viveva in paesi dove gli indicatori di povertà erano al massimo. Il livello dei salari minimi, dell'analfabetismo, della mortalità infantile, della disponibilità di acqua potabile, la durata della vita umana, era spaventoso. Oggi, in questa fascia di paesi più poveri, non c'è più nessuna nazione. Solo alcune regioni circoscritte vivono ancora questi livelli di miseria. Uno schiaffo in faccia a chi da sempre sostiene che non si può fare nulla per cambiare la situazione.
Oggi anche nel terzo mondo la durata della vita media è in aumento, diminuiscono i morti per fame e la curva demografica ha smesso di impennarsi e sta lentamente stabilizzandosi. Tutte le previsioni sull'esplosione demografica sono state smentite e anzi si inizia a sperare che in 20 anni si possa arrivare alla crescita zero. In quasi tutto il mondo le donne hanno conquistato il diritto di voto e anche se le donne guadagnano ancora, mediamente, la metà degli uomini (a parità di lavoro) diminuiscono progressivamente gli spazi di lavoro e i posti di responsabilità preclusi alle donne. contemporaneamente aumenta il loro peso sociale e la capacità organizzativa. Non c'è posto al mondo dove le donne non abbiano iniziato a organizzarsi per difendere i propri diritti. Grandi passi avanti sono stati fatti anche nella protezione dei minori. I bambini sono ancora sfruttati e violentati in tutto il mondo e quelli senza casa sono spesso uccisi senza pietà da squadroni della morte pagati dai commercianti. D'altronde tutti i paesi del mondo hanno firmato trattati internazionali in difesa dei minori e leggi che puniscono lo sfruttamento della prostituzione e del lavoro infantili. Leggi non rispettate, certo, ma comunque leggi che ci sono e costituiscono un inizio. Fino a pochi anni fa il turismo pedofilo era considerato normale. Oggi molti stati industrializzati hanno approvato leggi che riconoscono come punibili pesantemente anche i reati sessuali commessi all'estero. E neppure le multinazionali possono continuare a considerare lo sfruttamento del lavoro minorile come un affare senza controindicazioni. La Nike e la Reebok hanno pagato un enorme costo di immagine e di valore azionario a causa delle campagne etiche scatenate contro di loro. La Monsanto è crollata in borsa perché le sue scelte di manipolazione genetica non sono piaciute agli investitori.
La caccia alle balene e a molti altri animali selvatici è stata bloccata, enormi aree del pianeta sono diventate parchi naturali protetti, molte specie 30 anni fa in via d'estinzione godono oggi di ottima salute. Il livello dell'inquinamento prodotto dalle auto e dall'industria non è più in crescita e anzi ci sono segni di miglioramento della situazione,almeno in alcuni campi. Certamente l'aria di Milano, Londra e New York è decisamente migliore di quanto fosse 15 anni fa. Sono ormai centinaia di migliaia gli automezzi elettrici e a carburante vegetale in circolazione nel mondo. Il riciclaggio, la produzione di elettricità con il vento, il sole e le maree è ormai una realtà non trascurabile.
Le centrali nucleari sono in via di smantellamento in tutto il mondo. Il nucleare come fonte di energia è un'idea che appartiene ormai al passato (e grazie agli ecologisti l'Italia è uscita in tempo da questa scelta risparmiando così migliaia di miliardi). Il numero di testate nucleari pronte essere lanciate sul nemico è più che dimezzato. Certo ce n'è ancora abbastanza per distruggere il pianeta 2 volte, ma è già un primo passo. In tutto il mondo, per la prima volta, gruppi di giudici coraggiosi sono riusciti a incriminare e spesso condannare governanti e dirigenti di multinazionali.
Per la prima volta i componenti dell'aristocrazia finanziaria hanno varcato i cancelli delle prigioni, non spinti dalla folla urlante ma trascinati in manette dai loro stessi poliziotti. La vera democrazia è dovunque ancora un miraggio ma il numero delle dittature totali è in netta diminuzione. Il movimento per il rispetto dei diritti umani sta ottenendo risultati concreti nel tentativo di arginare l'uso della tortura, della detenzione abusiva e le condizioni disumane di detenzione e la pratica della pena di morte. Non c'è paese dove non ci siano piccoli gruppi  impegnati  nella raccolta di prove sui crimini contro i diritti umani e l' opinione pubblica mondiale impone alle grandi potenze di fare almeno finta di pretendere il rispetto di questi diritti elementari dai loro partner commerciali.
Il razzismo è ancora una piaga terribile e il 40% dei bianchi pensa che gli altri popoli siano inferiori. Però non esistono più regimi nei quali si pratica l'apartheid come si faceva ancora negli anni 60 negli Usa e negli anni 80 in Sud Africa. In tutto il mondo non esistono più scuole, autobus, treni, gabinetti, professioni, attività commerciali, quartieri e ospedali che per legge siano riservati ai soli bianchi. L'esperienza di questi ultimi 30 anni dimostra che si può fare moltissimo e lo stiamo facendo ogni giorno. Questo fatto bisogna farlo conoscere! La gente deve sapere che stiamo ottenendo risultati enormi. Bisogna rilanciare la fiducia nelle infinite potenzialità dell'umanità, seppellire il pessimismo nichilista di chi pensa di salvarsi accumulando titoli di proprietà e per fare questo è disposto a distruggere il pianeta. La loro scelta era folle 30 anni fa ma oggi lo è mille volte di più. Grazie al lavoro di molti scienziati e ricercatori, spesso osteggiati e derisi dal potere, oggi l'umanità possiede tutte le tecnologie che permettono di produrre senza inquinare. La plastica ricavata dal mais, biodegradabile al 100% esiste e ha costi contenuti. Esiste il motore a idrogeno, pannelli solari che raccolgono più del 30% dell'energia che ricevono, vetri che producono elettricità, carburanti vegetali, sistemi per recuperare le aree desertificate, per coltivare in modo vantaggioso senza concimi chimici, diserbanti, antiparassitari ecc. Non c'è più nulla che non si possa produrre in modo ecologico.  30 anni fa l'alternativa era tra inquinare e continuare a sviluppare l'economia e non inquinare ma fermare lo sviluppo. Oggi l'alternativa è tra continuare a inquinare imponendo alla collettività costi ecologici disastrosi o rilanciare lo sviluppo e la produzione sulla base del rispetto dell'ambiente, della salute dei cittadini e di un sistema di sviluppo sostenibili. 30 anni fa inquinare era, almeno da un certo punto di vista, conveniente. Oggi è solo stupido. E anche in questo caso la nostra speranza di cambiamento non è solo un sogno. 20 anni di impegno ecologico hanno già mostrato la loro capacità di incidere sulle scelte del sistema e modificare vistosamente lo stato delle cose. Le lotte dei consumatori sono riuscite a imporre un maggiore controllo sui cibi, un limite dell'inquinamento e una sensibilizzazione che ha portato a praticare scelte alimentari più  responsabili, con un progressivo diminuire dei consumi di carne (che fa male e ha un costo ambientale altissimo) in favore di frutta e verdura. Questi fatti, uniti alla maggiore attenzione generale all'equilibrio psicofisico hanno fatto si che negli Stati Uniti siano in netta diminuzione, da 10 anni, i casi di tumore e questo nonostante le capacità diagnostiche siano enormemente più potenti. Il che non vuol dire che tutto sia risolto, visto che aumentano altre patologie come asma, allergie, depressione, crollo del sistema immunitario. Oggi, in Usa dopo un secolo di allungamento ininterrotto delle aspettative di vita, si è arrivati a un punto di stallo. Negli ultimi decenni ogni 4 anni l'aspettativa di vita aumentava di un anno.. Oggi, secondo le ultime statistiche questo incremento positivo sta rallentando e forse si è fermato. è un segnale per un verso allarmante per un altro confortante. La lotta degli ecologisti ha ridotto, almeno nel cuore dell'impero, gli  avvelenamenti più aggressivi (diminuiscono i tumori) ma nel suo complesso il sistema di vita Usa non è più in grado di offrire un ininterrotto accrescersi dei benefici e inizia a mostrare di essere arrivato a un punto di saldo negativo tra processo di sviluppo scientifico-medico e costi sociali-ambientali. Per un secolo, nonostante tutti gli orrori del sistema, la vita umana ha continuato a allungarsi, ora quegli stessi orrori iniziano a presentare un conto disastroso. L'attuale sistema di vita non conviene più. Ce lo dicono freddamente le statistiche. Possiamo essere ottimisti, nessuno compra le auto che si rompono. Ecco che, mettendo in fila tutti gli elementi fino a qui citati possiamo renderci conto che esiste la necessità di cambiare il sistema col quale le nostre vite sono organizzate, è tecnologicamente possibile e economicamente conveniente farlo e ci sono gli esseri umani che hanno capito questo e che si stanno già impegnando a farlo, ogni giorno, ovunque, con tutto l'amore e l'intelligenza di cui sono capaci.
È indispensabile che questa idea e la fiducia che può generare si espandano. In questo momento la follia distruttiva e inquinante dei 447 uomini più ricchi del mondo sta diventando oltre modo pericolosa. Chiusi nelle loro torri d'oro, convinti che nessuno li ami e che tutti vogliano soltanto il loro denaro, si fidano solo dei loro gadget elettronici e sono convinti che riusciranno a procurarsi ossigeno, cibo pulito e giovani compagni per i loro giochi sessuali anche se metà del mondo arrivasse a essere inabitabile e tre quarti dell'umanità dovessero essere cancellati. Dall'altezza della loro ricchezza considerano un'eventualità del genere meno infausta degli incubi che popolano i loro sogni, dove masse di diseredati , rosi dalla follia e dalla sifilide, si precipitano nelle borse di tutto il mondo divorando gli hard disk dove sono incisi i titoli di proprietà che costituiscono la loro smisurata ricchezza. Sarà possibile fermarli. Sì. E nelle prossime pagine cercherò di spiegare come.
Riassumendo posso anticipare che possiamo contare sul sincero desiderio di pace, amore e prosperità di 600 milioni di persone. Serve che questo gruppo umano si renda conto che possiede una fantastica forza per ora ancora inutilizzata: il proprio potere d'acquisto. Se essi consociassero i propri acquisti usandoli come arma di ricatto contro i signori della terra questo avrebbe effetti meravigliosi. E oggi questo è possibile concretamente perché internet e i computer hanno messo a nostra disposizione un potenziale di comunicazione, di contatto e di collaborazione che in nessun momento della storia umana era solo lontanamente immaginabile.
Ecco perché internet salverà il mondo.

INTERNET SALVERA' IL MONDO
di Jacopo Fo

Articolo scritto nel 2000

Il capitalismo? Roba da cavernicoli
Il mio amico Vittorio Giordano mi ha detto una cosa divertente: oggi una normale auto ha un computer di bordo più potente di quello che aveva a bordo l'Apollo 10 che andò sulla luna.
E io sono convinto che questo cambiamento renderà obsoleto e antiquato il capitalismo tanto quanto l'invenzione del motore a vapore rese superata e antiquata la nobiltà.
So che sto facendo sobbalzare molti ma questo dipende dal fatto che non è ancora chiaro cosa stia succedendo.
Non è semplice accorgersi di come siano le tecnologie a fare la storia. A scuola ci hanno insegnato che fu la Rivoluzione Francese ad aprire la via al potere della borghesia. Ma nessuna "idea" può cambiare il mondo se sotto non c'è un nuovo modo di produrre e vivere. Inutile parlare degli svantaggi di un sistema di comunicazione basato su corrieri a cavallo e piccioni viaggiatori se non hai a disposizione un telefono.
Yunus ("Il banchiere dei poveri", Feltrinelli) ha capito questa realtà storica e ha trovato un sistema elementare per dare alle donne del Bangladesh il diritto di possedere una casa che la tradizione del paese nega. Ha fatto cortei? No. Ha scritto libri? No? Raccolto firme? No, semplicemente ha offerto un prestito super agevolato di 500 dollari per costruire una piccola casa (con tetto di lamiera e bio-wc) alle donne che vivono in capanne con tetto di stoffa in luoghi dove piove sei mesi all'anno. Nel giro di un anno mezzo milione di donne erano riuscite a ottenere dai mariti la proprietà del terreno dove costruire una casa. Oggi ci sono 500 mila donne che quando il marito le ripudia dicendo tre volte:"Io ti ripudio!" rispondono:"Ok vattene da casa mia."
Ecco, vi scrivo per raccontarvi come internet sta agendo nello stesso modo, non perché questo groviglio di computer abbia una coscienza sociale ma perché è nella sua natura distruggere i sistemi tradizionali di produzione della ricchezza.
A questo punto molti inizieranno a odiarmi per quello che sto dicendo:"Ecco un altro Berlusconino new age!".
Ed è un vero peccato perché sta per iniziare la più grande battaglia del secolo e tutte le sorelle e i fratelli dovrebbero scendere in campo. Con l'uso criminale della genetica, della chimica, del nucleare il capitalismo ha da tempo iniziato la distruzione del nostro pianeta. Già vaste aree dell'Iraq, del Kuwait, della Somalia, e della ex Jugoslavia sono inabitabili per l'inquinamento provocato dai proiettili anticarro coperti di uranio...
Abbiamo un'unica occasione di porre fine a questo sistema folle ma serve tutta la nostra determinazione perché internet non ci salverà in modo automatico ma solo se sapremo buttarci con tutto il nostro peso nella corrente della nuova tecnologia.
Qualcuno dirà:"Ma se internet è così pericoloso per il capitalismo com'è che ci si stanno buttando tutti i pescecani e tutti i più grossi maiali?". I più informati aggiungeranno:"Internet è stato inventato dal pentagono! cosa vuoi che possa uscirci di buono?".
Proprio qui sta il comico e il magico di tutta la storia. Internet è l'espressione più alta del capitalismo sfrenato e contemporaneamente la sua pietra tombale.
E' sempre successo così: furono i nobili a sponsorizzare la nascita delle banche e delle macchine a vapore, furono i Borbone a costruire le prime linee ferroviarie. Oggi borbonico è diventato un aggettivo di spregio, tanto per dire quanto potevano essere stronzi i re di Napoli. Ciò non impedì loro di scavare la fossa al potere ereditario e fare da ruspa del capitalismo.

Come internet salverà il mondo

A prima vista la rete sembra soltanto uno sviluppo di un telefono accoppiato con un televisore e una macchina da scrivere.
Ma a tutti salta agli occhi che sta facendo risparmiare all'umanità milioni di ore di lavoro.
Non si perde più tempo a spedire lettere, scavare in biblioteca, ammattirsi per trovare un'agenzia di viaggio che faccia i prezzi più bassi. E quelli che finora se ne sono avvantaggiati di più sono gli imprenditori: i costi della contabilità e degli inventari sono crollati del 90%.
Il che ha ridotto enormemente il prezzo di moltissime merci. Una lavatrice oggi costa un ventesimo  del suo prezzo di 30 anni fa.
E siamo solo all'inizio. il mio amico Marco Paluselli (che oltre a essere un genio è un precursore di nuove iniziative commerciali) ha creato un servizio che permette a un camion che deve scaricare la merce a Palermo,  e dovrebbe tornare vuoto, di vendere a metà prezzo il viaggio di ritorno. Poi ha inventato un'altro sito internet che permette al proprietari di un aereo che deve riparare uno dei quattro motori e stare così fermo un mese, di affittare i tre motori sani a tre imprenditori che hanno anch'essi tre aerei che con un motore da riparare.
Questo è oggi il vero affare su internet, gli specialisti lo chiamano "bussines to bussines", cioè, intermediazione tra imprese per abbassare il tasso di spreco di tempo e lavoro.
Il risultato di questa prima fase sarà un aumento complessivo della ricchezza umana ma non ancora una distribuzione più giusta.
Potremmo parlare a lungo di come internet e le tecnologie digitali abbiano abbassato talmente i costi di produzione di libri, film, musica, da permettere a molti squattrinati di competere e spesso battere il grande capitale.
Il film "The Blair's Witch Project" costato 80 milioni di lire, ha incassato più di 300 miliardi. Nella storia del mondo è il più alto rapporto "investimento-ricavo".
E non è un caso isolato. Sono migliaia i ragazzi che senza soldi e con una buona idea si sono messi in proprio e sono riusciti a sfondare il muro del "non accesso al grande bussiness".
Qualcuno dirà: "Che cambia? Sono diventati capitalisti quelli piuttosto che questi... Non c'è differenza.".
E invece ce n'è molta.
Il capitalismo è stato "libera impresa" solo a parole. In realtà il grande capitale è un club molto esclusivo. La leggenda della libera concorrenza non ha mai avuto reale riscontro. Ne sono stati sempre esclusi i popoli del terzo mondo, incatenate da dazi, divieti di esportazione, monopoli...in Africa era vietato ai neri di commerciare liberamente coi bianchi e di coltivare le verdure che volevano: dovevano coltivare solo banane o cacao, o caffè e poi comprare le verdure dai monopolisti bianchi che riuscivano così a imporre i loro prezzi. A chi faceva il furbo e piantava carote e sedani veniva tagliata la mano destra. Al secondo "reato agricolo" perdevano il piede sinistro, al terzo la testa.
Le banche hanno concesso sempre i prestiti ai loro amici...e i governi hanno protetto gli amici delle banche...Il signor Tuker si accorse di questo nel 1945, quando decise di mettere in commercio una nuova auto dotata di cinture di sicurezza, freni a disco, vetri che si sbriciolavano in caso di urto, fari che si orientavano con le ruote in curva e carrozzeria coloratissima. I fabbricanti di auto Usa si consociarono e con l'aiuto delle banche, del presidente degli Stati Uniti e di un processo truccato lo distrussero economicamente.
Il film "Tuker" di Coppola è uno dei più violenti atti di accusa contro il capitalismo. Milioni di persone morirono negli incidenti d'auto perché l'adozione dei sistemi di sicurezza della Tuker fu ritardata di 30 anni.
E vi siete mai chiesti come ha fatto la famiglia Agnelli a far fuori e inglobare tutti i concorrenti? Una volta c'erano Autobianchi, Alfa Romeo, Lancia, OM e tanti altri. Oggi è tutta Fiat...
L'era del computer ha fatto si che nessun gruppo economico possa controllare niente. Oggi l'informatica è totalmente in mano a imprenditori che non hanno avuto nessun rapporto con l'establishment prima di diventare super miliardari. Certo molti hanno subito imparato il protezionismo mafioso e monopolista ma la situazione è talmente movimentata che ovunque sbucano dal nulla sempre nuovi gruppi d'assalto che scalzano le posizioni monopoliste prima che si consolidino.
Bill Gates aveva colonizzato il mondo dando informazioni sul suo software in anticipo a chi si impegnava a montarlo "di serie" sulle sue macchine. Così ha tagliato la gola a concorrenti che proponevano sistemi operativi (programmi di base) migliori e strutturalmente più aperti. Il risultato è che il 90% dei PC del mondo lavorano con Windows che è stupido, burocratico e lento. E alla fine l'unico concorrente restato vivo, Apple, è dovuto scendere a patti installando sui suoi PC software di Bill Gates come Internet Explorer, perché se non sei compatibile con la maggioranza sei morto.
Il costo di questa banditata commerciale basata sulla tecnica ormai consolidata di non unificare spine, prese, ingressi e non produrre sistemi di connessione e comunicazione tra diversi apparecchi e sistemi operativi ha significato un costo esorbitante per la comunità umana e una perdita spaventosa di risorse.
Ho un amico che è un genio che ha lavorato tre anni su un programma operativo fantastico che però girava su Amiga, un computer che era avanti anni luce. Ma quelli di Amiga risero in faccia a Bill Gates quando lui volle imporgli il suo sistema operativo, perché il loro era stellarmente più evoluto. Risultato: l'Amiga viene strangolata e il mio amico si ritrova in mano un meraviglioso programma che non serve a un cazzo, e ne esce economicamente rovinato ed emotivamente scosso (ci sono ancora in giro Amiga funzionanti, come ancora viaggiano quasi tutte le 50 auto che il signor Tuker riuscì a costruire).
Ma è sotto gli occhi di tutti come in dieci anni soltanto Bill Gates sia entrato nella sua fase discendente. Certo, ancora nessuno gli ha chiesto di pagare i danni del Millennium Bug (che è colpa sua e ha guadagnato miliardi prima vendendo programmi e poi vendendo la correzione dei suoi programmi). Però lo stanno processando e ha tanta paura che per rifarsi il look ha regalato circa 50 mila miliardi di lire, la cifra più grande mai data in beneficenza nella storia del mondo, qualche cosa come il valore di tutta la Fiat.
Cioè, non crediate che non abbia sofferto a privarsi di tutto quel ben di Dio!!!
Ma comunque è spacciato. E chi lo ha fregato veramente è stato uno sconosciuto studente danese Linus Torvalds che dieci anni fa creò un programma operativo cento volte meglio di Windows. Si rese conto che, contro il monopolio di Bill Gates, non aveva possibilità e mosso da spirito umanitario decise di regalare su internet la sua invenzione chiedendo a tutti i volonterosi di ampliarlo aggiungendo altre funzioni.
Oggi Linux è il sistema usato dal 20% delle macchine di chi gestisce un server (cioè, vende spazi su internet per fare siti o avere la posta elettronica).
Ha molte più applicazioni, è stato corretto da migliaia di utenti che hanno sviluppato ogni sorta di applicazione rendendolo molto più ricco del sistema proposto dalla Microsoft di Gates.
Risultato: la Cina ha appena deciso di adottare Linux per tutto il suo sistema informatico, PC compresi, e la Apple sta per dotare i suoi PC di un nuovo programma operativo (Mac Os 10) che è una prima versione per PC del sistema Linux.
Cioè, Bill Gates è morto.
Chi l'ha sconfitto?
La logica stessa della rete informatica che consentendo l'accesso a chiunque abbia un PC è strutturalmente un terreno inospitale per i monopolisti monolitici.
Nella rete viaggia bene chi sa mettere insieme le risorse finalizzando la collaborazione al mutuo vantaggio.
Come nel caso del camion che dovrebbe tornare vuoto da Palermo e che vende sulla rete il viaggio di ritorno a metà prezzo.
Internet è una forza ottimizzante. Il bello dell'universo è che le cose migliori, più potenti sono quelle che tante persone fanno insieme.
Per sei mila anni piccoli gruppi di potere si sono occupati di distruggere militarmente tutte le forme di autonomia produttiva. Vennero massacrati i Catari che lavoravano la terra in comune senza pagare le tasse. Il Papa fermò una Crociata che stava partendo per la Terra Santa e la mandò contro gli eretici. E furono i cannoni spagnoli a fermare le comunità evangeliche del Sud America, dove gli indios e i frati coltivavano la terra integrando le conoscenze agricole dei loro popoli.
Ma su internet nessuno può permettersi di sparare perché la New Economy è ormai la prima forza economica del pianeta e non c'è neppure modo di impedire, a chi ha le capacità di entrarci dentro.

Come la nostra mente cambierà

Ma tutto questa possibilità di entrare a far parte del Gota del capitalismo non ci garantisce in nessun modo che poi questi nuovi ricchi non trovino sistemi più sofisticati di romperci i coglioni e distruggere il pianeta commettendo al contempo ogni sorta di crudeltà ignobile contro donne e bambini.
Anzi, potrebbe benissimo essere che questo nuovo gruppo di potere si riveli essere più stronzo del precedente.
E se Bill Gates dovesse essere un esempio del nuovo spirito di internet saremmo veramente nella merda fino al naso.
Ma tutto quanto detto fin'ora era solo l'introduzione del discorso, la descrizione del terreno dello scontro.
La vera immensa rivoluzione che devasterà i malvagi sta racchiusa nel concetto di relazione, di "channelling" che sarà la parola chiave di questo secolo.
Infatti, internet mi offre infinitamente di più che poter sapere dove posso comprare un litro d'olio al prezzo più basso.
Se tu cerchi un libro su Amazon (una libreria on-line) puoi leggere cosa ne dicono le persone che l'hanno letto prima di te. E poi quando l'hai comprato il data base chiede anche a te di recensirlo.  Quando ne hai recensiti 10 il data base ti dice: "Nella mia memoria ci sono 27 persone che hanno dato gli stessi tuoi giudizi , vuoi sapere quali altri libri piacciono o non piacciono a loro?"
E fino a qui è quel che hanno sempre fatto i librai intelligenti, risorsa inestimabile per chi vuole leggere. Ti chiedono cosa ti piace e ti dicono cosa forse potrebbe piacerti. Solo che il data base lo fa con una potenza di memori e un bacino di clienti un milione di volte più grande.
Francesco Lato, un altro genio informatico col quale ho la fortuna di lavorare, c'ha messo un po' di ore a farmi capire quanto questa possibilità sia dirompente sui vecchi schemi del pensiero umano.
Il data base è un'invenzione fantastica che ti permette di memorizzare le tue scelte e confrontarle con quelle di migliaia di altri e scoprire chi sono le persone con le quali sei in sintonia e mettere in comune con queste le tue esperienze.
Chiarisco subito che tutto questo non centra niente con "Il Grande Fratello". Non si tratta di conoscere indirizzi e violare la privacy. Si tratta di mettere insieme giudizi. Io voglio rivolgermi a un idraulico del quale mi possa fidare. Cosa faccio? Telefono in giro e chiedo ai miei amici, alle persone che stimo di consigliarmi un nome.
Il data base mi permette di conoscere in ogni istante quali sono gli idraulici, gli avvocati, i ristoranti, i medici, le scuole che hanno soddisfatto le persone che amano i miei stessi libri e si sono trovate bene con un certo videoregistratore.
L'abilità dei potenti è sempre stata quella di creare gruppi di "relazione" chiusi e reciprocamente garantiti. La mafia e la massoneria sono solo le versioni pittoresche di un tipo di consociazione di relazioni che sta alla base di tutti i gruppi di potere economici e politici.
E, in realtà, per le persone oneste l'appartenenza a una famiglia, a un gruppo di amici, a un gruppo religioso, a un partito, a un club, a un sindacato sono tutti sistemi per crearsi un sistema di relazioni che diminuisca i rischi di essere imbrogliati. Ma, fino a che questo sistema difensivo è stato affidato al passaparola, i banditi hanno sempre avuto un vantaggio, perché la loro abilità nel connettersi per fregarti li rendeva più veloci. Prima che tutti sappiano che quel costruttore è un criminale ci vuole un mucchio di tempo. E come si è visto, i furbi hanno spesso la possibilità di far fuori chi lavora bene avendo a cuore la qualità (vi ricordate l'idea di "qualità" di "Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta"?).
Ma quando io in un secondo posso sapere se quel dentista è bravo o è un pazzo maniaco sessuale, capisci che le possibilità delle iene si assottigliano.
E già questo è bene e ci permetterà di risparmiare milioni e sofferenze indicibili.
Ma il vero, meraviglioso regalo di internet è per la nostra mente, il nostro modo di sentire noi stessi.
Se sei parte di un gruppo di persone che ha gli stessi gusti, desidera le stesse cose ti coinvolgerà l'idea di trovare un gruppo sempre più simile a te e così semplificherai enormemente la tua vita scoprendo quanto è utile vivere "insieme" agli altri. E non importa se alcune persone del tuo "gruppo di affinità" vivono in altre parti del mondo...anzi questo fatto renderà più forte il tuo legame con loro... Dovunque tu vada troverai una rete di consigli, indirizzi, dritte, avvisi di pericolo, aggiornati in tempo reale.
Non ti sentirai più solo e probabilmente se un tuo "affine" verrà nella tua città troverai interessante invitarlo a pranzo e chiacchierarci un po' e così scoprirai altre curiosissime analogie...
Mente individuale e mente collettiva.
Ci vorrà un po' di tempo ma ben presto almeno un 10% dell'umanità si abituerà a pensare in termini diversi il proprio rapporto con il mondo, sperimentando quotidianamente il vantaggio di appartenere a un gruppo di relazione.
E' fondamentale notare che l'appartenenza a un gruppo non è effettivamente un'azione volontaria. Non è che ho fatto qualche cosa per farmi piacere "il Tao della fisica" di Capra... se preferisco gli spaghetti al pesto a quelli all'amatriciana non è una questione di volontà.
Cioè io non scelgo di entrare in un gruppo di affinità come entrerei in un partito. Ci sono dentro e basta. Può interessarmi esserci oppure posso non volerlo sapere, ma non posso evitare che esista il fatto che su sei miliardi di persone ce ne sia qualche migliaio che mi rassomiglia mentalmente in maniera impressionante, persone che hanno vissuto storie analoghe e costruito un sistema di gusti e giudizi omogeneo in modo scioccante. E' il discorso delle corrispondenze energetiche del I Cing, del microcosmo e del macrocosmo di Jung e delle coincidenze raccontate ne "La profezia di Celestino".
Toccare con mano, vedere ogni giorno, sentire costantemente di vivere all'interno della magia delle analogie del tuo gruppo ti porta automaticamente a considerare l'appartenenza a un gruppo di relazione un fatto altrettanto concreto di un televisore che ti casca in testa dal terzo piano a causa di un imbecille di Lecco che voleva guardarsi la partita stando nella vasca da bagno con il tv color sulla finestra "perché sennò si bagnava".
Il fatto di arrivare a costruire gruppi di relazione sempre più piccoli tra persone sempre più simili avrà anche l'effetto di invogliare molti a scoprire i vantaggi del connettersi con gruppi non uguali ma complementari. Una volta che ho scoperto che la mia tipologia umana è negata per la meccanica se devo comprare un hi-fi mi rivolgerò a un mio amico che sa tutto della parte meccanica della vita, per chiedergli qual'è il modello migliore, e il posto giusto dove comprarlo, secondo il suo gruppo di relazione.
Il fenomeno avrà una ricaduta totale sul mondo per due motivi.
1) Se pigli gusto alla connessione con gli altri e ne scopri i vantaggi non riesci più a smettere. L'essere umano soffre per la solitudine e ha paura di rapportarsi con altri perché teme di essere deluso e di dover soffrire ancora di più.
Il fatto di sapere di più sulle persone, di poter trovare facilmente quelle in sintonia con te aumenterà la fiducia e la voglia di incontrarsi.
C'è chi dice che le chat line sono orribili perché la gente smette di incontrarsi.
Ci si dimentica che nella nostra società la maggioranza delle persone ha pochissime opportunità di fare nuove amicizie. Nelle chat line invece riescono a conoscere in un mese più persone nuove che in un anno.
Le chat inoltre permettono di conoscere la mente delle persone senza vederne il corpo e questo libera molti dalla timidezza e dall'handicap di non corrispondere ai canoni di bellezza ufficiali. E già questo è un fatto enorme e rivoluzionario. Ma se oltretutto puoi scegliere con quale tipologia di individui vuoi comunicare (attraverso i gruppi di affinità) allora le tue possibilità di incontrare persone che veramente ti interessano cresce a dismisura.
Se poi scopri che hai pessimi rapporti con i membri del tuo gruppo di affinità allora puoi anche scoprire quali sono i lati assurdi della tua personalità proprio perché li vedi nei tuoi "simili". Ne verrà fuori la più gigantesca campagna di autocoscienza di massa che si possa immaginare.
2) Una volta che le persone saranno arrivate a connettersi così strettamente, la condivisione delle affinità innescherà un processo a catena le cui ricadute sono ancora difficili da immaginare.
La rete, come tutti i macrosistemi, diventa un organismo "vivente" nello stesso modo nel quale lo è il nostro pianeta (vedi "La rete della vita" di Capra, Ed. Feltrinelli).
Non sappiamo cosa succederà ma sappiamo qual è la natura di internet.
Abbiamo già visto che sulla rete l'impossibile è all'ordine del giorno. Già ora grazie a internet un gruppo di appassionati che non si conoscono tra di loro è riuscito e a fregare (con Linux) l'uomo più ricco del mondo (Bill Gates). Lo hanno fatto non per "guadagnare dei soldi" ma perché Linux gli piace e Windows no. Non ci guadagnano niente direttamente ma hanno capito che condividere le conoscenze (i loro pezzi di programma per Linux) è, alla lunga, un vantaggio per tutti. E gli da soddisfazione osservare come non sia stato necessario costruire un'associazione, eleggere un capo, stabilire una strategia, organizzare cortei, stampare volantini. Hanno battuto il più potente monopolio che si sia mai visto senza fare nessuna delle cose, noiose e faticose, che generalmente si sono fatte per combattere le ingiustizie.
Non ti piace Windows? Usa Linux e aiutami a svilupparlo. L'adesione al progetto è stata da persona a persona, informale, elementare, immediata e concreta.
Un capolavoro di strategia e di tattica.
E' esattamente lo stesso schema usato da Yunus con la banca dei poveri in Bangladesh.
Non ci si impegna a attaccare il nemico lo si baypassa. Lo si aggira, non lo si considera, si crea un meccanismo alternativo e se non si comprano più "prodotti" di merda, si esce da un "sistema di rapporti" infame.
Internet dimostra quotidianamente che la logica capitalista del possesso e dello sfruttamento privato delle risorse è "TECNICAMENTE SUPERATA".
Fino a ieri era vincente possedere i mezzi di produzione. Se non avevi il controllo delle fabbriche non facevi niente.
E' ancora così se devi produrre camion ma questa legge è saltata sulla maggioranza dei beni di consumo.
La coscienza sociale che è esplosa nel 1968 ha fatto sì che convenisse spezzare la produzione per rendere meno diretto lo scontro con i lavoratori.
Oggi ci sono multinazionali come la Benetton che non hanno bisogno di avere un solo operaio per fare fatturati megamiliardari. Tutta l'economia del Triveneto si basa su migliaia di piccole industrie con pochi operai che producono ognuna alcuni frammenti di alcuni prodotti che poi consegnano ad altre imprese che assemblano e ad altre ancora che rifiniscono e inscatolano. In tutto il mondo c'è una rete immensa di questi "realizzatori". Grazie all'elettronica le macchine che producono merci sono sempre più evolute, meno care, più efficienti e abbisognano di meno manodopera e manutenzione.
Il risultato è che chi ha le idee trova certamente il modo di metterle in produzione con investimenti minimi.
Cinquanta anni fa dovevi costruire una fabbrica, assumere operai... Oggi vai da una ditta e gli ordini quel che ti serve.
E' quella che gli economisti chiamano l'economia dell'accesso, che secondo molti sta sostituendo già il capitalismo, che è appunto l'economia dei capitali.
E qui mi si dirà "va beh, ma alla fine è sempre chi ha i soldi in mano a fare la musica". No. Già ho citato il caso di Linux e del film costato 80 milioni che incassa 3O0 mila milioni. Ma mi si può dire: "casi isolati".
Allora vediamo cosa sta succedendo nel mondo della finanza.
Fino al 1990 la gran parte degli investimenti del mondo era in mano a gruppi, più o meno grossi, che raccoglievano il denaro e lo gestivano per conto dei clienti. Una sparuta minoranza era rappresentata da piccoli investitori che si gestivano in proprio le compravendite, vivendo attaccati al telefono per collegarsi al proprio agente di borsa. E comunque questi investitori indipendenti non riuscivano a determinare niente perché non avevano nessuna coesione, erano moschini che svolazzavano cercando di spostarsi quando capivano che i giganti della finanza stavano portando al massacro il parco buoi dei fondi di investimento bancari.
Ho fatto questo lavoro per un anno, leggendomi tonnellate di libri sulla finanza internazionale. Ogni mattina affondavo ne "Il sole 24 ore", il quotidiano con il nome più idiota del pianeta. Carta rosa, così fatichi di più a leggere quelle file di numerini con le quotazione azionarie. E sei lì che ti chiedi perché le General Motors vanno giù, cosa c'è dietro? Un trucco di un gruppo di merda di speculatori o hanno proprio scoperto che all'ultimo modello di auto gli si staccano le ruote? E sai che comunque ti fregheranno e che se ti va bene e sei molto abile ti fregheranno poco e a conti fatti ci avrai guadagnato qualcosa, sennò piangerai e odierai il capitalismo con tutte le tue forze.
ra però tutto è cambiato. Nel giro di 10 anni sono diventati milioni i giocatori indipendenti che comprano e vendono direttamente dal loro computer.
Questo fenomeno va di pari passo con un altro: grosse fette delle azioni di moltissime imprese sono nelle mani dei dipendenti. Sopratutto nel campo delle società che si occupano di software è diventata un'abitudine legare i dipendenti migliori con quote di azioni.
Ma sta succedendo anche altro. sono esplosi i gruppi che gestiscono denaro in modo etico, acquistando azioni di società che non sono coinvolte nella produzione di  genetica, armi e processi produttivi inquinanti. Le maggiori banche mondiali hanno ormai fondi di investimento etico e non è più irrisorio il denaro raccolto dalle banche etiche che investono solo in imprese ad alto contenuto solidale.
E, parallelamente, cresce la coscienza del potere che i nostri consumi hanno sulla qualità della vita sul pianeta.
La Nike, la Reebok, la Nestlé, la Del Monte, e tutte le imprese legate alla manipolazione genetica hanno toccato con mano quanto sia doloroso subire il rifiuto dei loro prodotti da parte di chi non sopporta di comprare scarpe che trasudano il dolore di chi le ha costruite in condizioni di sfruttamento disumane e cibo che minaccia la salute.
E' interessante notare che quel che ha colpito queste aziende non è stato tanto il calo delle vendite quanto il crollo in borsa. La Deutch Bank è arrivata a sconsigliare ai suoi clienti di investire sul settore genetico...
Incredibilmente la borsa diventa il più potente megafono delle proteste umanitarie perché i grandi finanzieri sono terrorizzati dal fatto di avere tra i piedi una massa ormai consistente di microinvestitori scoglionati che ci mettono due secondi a abbandonare in massa un titolo solo perché la vicina di casa ha detto che è un'ingiustizia far lavorare i bambini di 6 anni, pagati 200 lire l¹ora, a fare palloni.
La cosa meravigliosa è che non importa se il piccolo investitore è una persona buona o no. Anzi, da un certo punto di vista se è cattiva è meglio. Venderà i titoli più rapidamente perché i cattivi hanno più paura degli altri di essere fregati. Sono cattivi e pensano che gli altri siano più stronzi di loro.
Oggi la prima grande preoccupazione della direzione di una multinazionale non è il profitto ma la quotazione in borsa.
Amazon perde miliardi ogni anno da quando esiste, ma chi possiede le azioni Amazon è felice perché il titolo sta salendo in modo verticale (non lasciatevi abbagliare dai continui crolli della borsa, sono solo fumo negli occhi, le quotazioni dei titoli non vanno viste su un mese di tempo ma su qualche anno).
Amazon aumenta di valore perché possiede il più grande data base del mondo con milioni di informazioni sulle affinità. Gli investitori "sentono" che questo valore oggi è vincente e il valore delle azioni sale perché c'è sempre chi è disposto a pagare le azioni un dollaro di più.
In questo scenario l'immagine di un'azienda è la prima preoccupazione della direzione perché l'immagine è la quotazione in borsa che E' la differenza tra essere un grande manager superpagato o un fallito. Se le quotazioni crollano il direttore generale se ne va e dovrà piangere per trovare un lavoro con lo stesso stipendio.
Il vecchio capitalista che mira a incassare una lira in più  dalla vendita dei prodotti non esiste più. Anche nei casi, ormai rarissimi, di padroni che gestiscono la propria azienda essi sono più interessati al guadagno derivante dall'aumento della quotazione delle azioni che posseggono.
Mettete insieme tutti questi elementi e non ci mettete molto a capire come mai appena le grandi multinazionali sono nei guai iniziano a fare donazioni fantasmagoriche a organizzazioni benefiche.
E' una rivoluzione incredibile e quasi surreale.
Ma sarebbe un processo lentissimo se non ci fosse l'idea pazzesca di D'Antona, esimio professore della Statale di Milano, Dipartimento di informatica.
Mi ha spiegato cosa sta facendo e a confronto la Rivoluzione d'Ottobre del 1917 in Russia, sembrerà un episodio insignificante.
Con una banca svizzera come garante sta costruendo una borsa parallela su internet sulla quale non saranno quotate multinazionali ma imprese di qualunque tipo e di qualunque misura. Oggi queste imprese non hanno nessuna via per finanziarsi se non ricorrere a soci investitori o alle banche, entrambi duri da trattare. Se chi è troppo piccolo per quotarsi in borsa trovasse un luogo dove mettere in vendita piccole porzioni della proprietà delle propria impresa ci si butterebbe a pesce. E non a caso il meccanismo per costruire una Spa e quotarsi in borsa è tanto complesso e pieno di ostacoli. Le grandi multinazionali vogliono essere le sole a spartirsi la torta degli investimenti diretti. Ad esempio, se devo comprare una quota di una piccola società devo andare a fare un atto dal notaio e spendere un milione, ha senso farlo solo se devo comprare molti milioni di società. Invece se compro un'azione che costa 10 mila lire devo pagare solo un 1,5% di intermediazione. Tecnicamente è un gioiello di semplicità legale. Non c'è nessuna legge che mi impedisca di vendere qualunque cosa se do garanzie reali di possesso. E voi sapete che la legislazione svizzera e i regolamenti bancari svizzeri, da questo punto di vista, sono più sicuri del buco del culo del presidente degli Stati Uniti quando sta in un bunker del Pentagono.
Ora immaginate uno scenario nel quale io, piccolo investitore posso scegliere tra lo scoglionarmi nel grande mercato oppure cercare piccoli imprenditori di valore e mettere i miei soldi nelle loro mani. E posso farlo attraverso "gruppi di investimento" che usano le "recensioni sull'affidabilità di un imprenditore" fornite da tutti quelli che ci hanno lavorato assieme. Il "gruppo di investimento" non investe su un solo imprenditore ma fraziona il rischio su centinaia di imprenditori.
Il meccanismo ha implicazioni enormi perché consente alle iniziative maggiormente etiche di ottenere presso gli investitori indipendenti un particolare coefficente di fiducia.
Se a questo colleghiamo il fatto che internet e il meccanismo delle vendite on-line sta facendo lievitare i gruppi di acquisto collettivo, le banche del tempo, il baratto ecc. possiamo sperare che si arrivi alla nascita di una fortissima economia indipendente nella quale consumatori-produttori, consumatori-investitori e consumatori semplici si consociano per ottenere prodotti etici, di altissima qualità a prezzi stracciati.
A questo punto potrebbe anche saltare il più potente freno allo sviluppo dell'umanità: la capacità del capitalismo tradizionale di rallentare l'introduzione dele nuove tecnologie ecologiche che non siano basate sul sistema petrolio-auto-motore a scoppio-veleni chimici. Inoltre gruppi di consumatori con un forte potere d'acquisto consociato potrebbero commissionare nuovi prodotti, contrattare contratti particolari con banche e assicurazioni, oltre a autogestirsi la distribuzione delle merci ottenendo risparmi tra il 30 e il 70% sui prezzi.
Ad esempio potrei consociare persone oneste e autoassicurarci contro il furto evitando così i prezzi imposti dall'avidità degli assicuratori e degli assicurati disonesti che imbrogliando portano alle stelle i premi assicurativi (questa idea è di Vittorio Giordano).

Il nostro programma rivoluzionario

Detto questo posso aggiungere che si tratta di individuare alcune azioni essenziali per accelerare questo processo; non si tratta ovviamente di costruire organizzazioni, nominare capi per la battaglia, fare propaganda e simili ma di individuare quali servizi possano nascere e determinare nuove opportunità che, come nel caso di Linux e della banca dei poveri, determinino comportamenti vantaggiosi e positivi prima impossibili.
La mia visione di internet è quella di un'immensa prateria selvaggia dove si possono costruire autostrade, ferrovie, stazioni, villaggi cosicché si creino comunità economiche e sociali che prosperino in pace gestendo autonomamente pezzi del sistema.
Il primo passo è quello di costruire una ferrovia etica che colleghi tutti i siti che abbiano come obiettivo la condivisione e la solidarietà umana.
Stiamo, infatti, creando le pagine gialle dell'alternativa.
Per essere citati non bisognerà pagare una lira ma solo ricambiare ospitando uno spazio pubblicitario dell'iniziativa sul proprio sito.
Vorremmo censire tutte le energie disponibili: centri, gruppi, associazioni, imprese dolci, etiche e solidali, servizi, professionalità. il tutto correlato con le recensioni di ogni singolo utente e mettere così le basi di un servizio complessivo di informatizzazione delle relazioni, base per lo sviluppo di gruppi di relazione.
Lo sviluppo di questa ferrovia informatica, di questa piazza virtuale dove incontrarsi è incentivato dall'esistenza del Catalogo delle Merci dolci a prezzi stracciati. Si tratta di uno strumento concepito in modo aperto come contenitore dove chi è in sintonia col discorso può esporre le proprie merci, garantendole col proprio nome. Il catalogo pratica prezzi all'osso con un ricarico unicamente tecnico, e già ora è in grado di vendere con una maggiorazione sul prezzo di fabbrica del 25-35% (a secondo delle quantità) comprese le spese per la consegna a domicilio (che incide con la confezione dei colli per un 12-14%).
Se il meccanismo crescesse si potrebbe arrivare a un'ulteriore limatura del ricarico del 10%.
Una seconda operazione consisterà nel consociare parte dei siti presenti sulle pagine gialle alternative organizzando uno scambio di banner che si pagherà offrendo a un'agenzia specializzata che dovrà fisicamente rendere operativo lo scambio e monitorarlo con data base particolarmente sofisticati e costosi. Come pagamento le società commerciali chiedono un banner a disposizione per ogni banner scambiato noi siamo riusciti a ottenere 1 banner ogni 2 scambiati, dimostrando che anche in questo campo è possibile ottimizzare i ricarichi.
Infine quelli tra i siti che vorranno, potranno vendere collettivamente la pubblicità, sempre tramite agenzie in libera concorrenza tra loro, senza nessuna posizione monopolistica.
Alle quotazioni più basse del mercato oggi un ingresso in un sito di una persona che si gira 5 pagine può rendere 500 lire nette dalla percentuale dell'agenzia e degli sconti sui prezzi di listino.
Nessun sito medio però ha un giro sufficiente di visitatori per mettersi sul mercato.
Noi siamo riusciti a mettere insieme una trentina di siti che insieme superano abbondantemente il milione di contatti (impressions), che è la soglia minima per essere presi in considerazione dal mercato.
E' anche qui interessante notare che mentre un giornaletto alternativo o una radio free sono poco competitive nel mercato pubblicitario la situazione si rovescia su internet dove le persone interessate all'etica, alla solidarietà, alla pace al benessere psicofisico e all'ecologia rappresentano un target di prima classe per la maggioranza degli inserzionisti pubblicitari. E scusate, ma far concorrenza alla Fininvest sul terreno della raccolta pubblicitaria mi fa godere da matti.
Anche perché ovviamente siamo un po' carogne e ci permettiamo di rifiutare tutte le pubblicità di prodotti scadenti e di imprese che non dimostrano una sufficiente propensione etica. Quindi, la pubblicità sui nostri territori è doppiamente appetibile perché è una sorta di certificato di garanzia.
Ovviamente "sporcarsi le mani con la pubblicità" comporterà rischi. Ma vale la pena di affrontarli perché ci daranno la possibilità di vivere agiatamente gestendo una decina di siti. E' come fare una tv che invece di essere un corpo unico è costituita da migliaia di persone che vivono della propria capacità creativa e di relazione.
Queste persone potranno trasferirsi a vivere lontano dall'inquinamento e dalla nevrosi urbana e costituire reali alternative al sistema di vivere corrente creando villaggi ecologici, asili, scuole, cliniche verdi, integrare il lavoro informatico con l'orto, i massaggi, l'agriturismo, corsi di ogni tipo...
Già oggi sono alcune migliaia le persone che vivono negli ecovillaggi italiani ma se dovesse svilupparsi questo nuovo settore di lavoro su internet sono certo che ci sarebbe una fuga di massa, oggi sono solo i problemi economici l'elemento che trattiene decine di migliaia di persone dal raggiungerci in collina.
Come dicevo, se riuscissimo a coinvolgere in questo processo il 5% della popolazione del pianeta avremmo già cambiato il mondo. Oggi comanda lo 0,5% degli esseri umani, essi posseggono o controllano più dell' 80% delle risorse del pianeta. Sono 30 milioni di persone ricchissime che attraverso un complesso sistema di relazioni, privilegi legali, regalie, violenze, tangenti e assistenzialismo clientelare tengono in scacco il mondo. In Italia 300 mila super ricchi hanno un patto di clientela con almeno 5 milioni di persone tra dipendenti pubblici inetti, membri degli apparati politici e sindacali incapaci, giornalisti prezzolati, settori della malavita organizzata, falsi invalidi e piccoli truffatori che sguazzano in un sistema legale che non punisce la truffa, incentiva i fallimenti fraudolenti e galvanizza con una burocrazia ossessiva le tangenti.  Ma si tratta di una classe dirigente non omogenea, poco coordinata, dilaniata da guerre intestine spietate. Non potrebbero più nulla se 300 milioni di persone consociassero il loro lavoro, il loro giocare e stare assieme e i propri consumi attraverso il meccanismo dei gruppi di affinità.
Anche perché internet rende realmente possibile la trasparenza della pubblica amministrazione e una decina di pensionati scassacoglioni possono benissimo monitorare il bilancio dello stato andando a beccare con appositi software tutte le anomalie di costi, tempi di lavoro ecc.
Cioé, internet rende la democrazia diretta non più un sogno ma qualche cosa di realmente praticabile.
Una volta che 300 milioni di persone saranno in grado di condividere informazioni, acquisti e consumi cooperando in ogni modo e contrastando l'illegalità e la follia distruttiva dell'attuale classe al potere (che sfrutta in ogni modo la propria posizione dominante usando ogni sorta di artificio monopolistico) sarà solo una questione di tempo il fatto che il resto dell'umanità arrivi a condividere una coscienza sufficiente da farla entrare nel meccanismo della condivisione.
Perché si acceleri questo processo è importante lavorare sull'alfabetizzazione informatica.
Non pensiate che sia un caso se i manuali dei computer e dei programmi sono fatti in modo che non ci si capisca un cazzo.
E' il loro gioco, istintivamente cercano di limitare l'accesso a tutte le nuove tecnologie. Lo capiscono anche loro che un computer in mano a tutti è un'arma formidabile, uno strumento di riscatto, indipendenza, autoformazione, autoemancipazione.
Si sa che le donne che usano un computer sono pessime schiave del sistema maschilista.
Il risultato di questa politica è che oggi i computer sono di gran lunga sottoutilizzati perché le persone non riescono a capirne tutte le potenzialità e non ne usano più del 10% della potenza.
Ecco perché abbiamo iniziato a sviluppare corsi di informatica, studiare nuove tecniche di insegnamento, un approccio più diretto, programmi maggiormente friendly.
Entro pochi mesi renderemo disponibile un nuovo software che renderà chiunque in grado di gestirsi da solo un sito internet senza sapere nulla di linguaggio HTML e mostruosità simili. Il cd sarà correlato da un libretto e da un altro cd esplicativo e divertente. Il nostro obiettivo è quello di portare un principiante assoluto a farsi un sito in 4 ore.
Parallelamente stiamo lavorando per informatizzare un gruppo di piccole aziende agricole modenesi usando lo stesso approccio semplificato.
Se il progetto dovesse decollare avremmo presto bisogno di consociare un migliaio di aziende informatiche individuali che garantiscano un'assistenza elementare almeno a parte di quei 10 milioni di nuovi utenti di internet che si prevedono nei prossimi 10 anni in Italia.
Insomma la rivoluzione sta per iniziare, sarà senza spargimenti di sangue, senza marce forzate e senza migliaia di anni di carcere duro. Insorgere contro l'odiato sistema borghese sarà un lavoro pulito, non inquinante e redditizio. Inoltre sarà molto socializzante e divertente.

Appendice

L'oppressione esercitata dalle prime società guerriere era diretta, fisica e senza mediazioni. Ad Atene l'aristocrazia era in nerbo dell'esercito e il potere era garantito dalla forza militare degli aristocratici, soldati di professione che erano in grado in qualunque momento di massacrare le classi subalterne, e più di una volta lo fecero.
Questo rapporto militare diretto lo troviamo anche più tardi nella storia. Lo avevano i colonizzatori europei nei confronti degli africani, dei nativi americani e in generale di tutti i popoli colonizzati. Ma già nel periodo della Roma imperiale si sviluppa una strategia diversa. l'aristocrazia patrizia cede la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell'impero. Infatti, i territori controllati sono talmente estesi che gli aristocratici devono "consociarsi" prima con la plebe romana poi con tutti gli italici, infine con tutti i popoli dominati. Ma si tratta più che altro di una consociazione tra aristocrazie che a loro volta controllano militarmente i loro servi e schiavi.
Ma con la crisi dell'impero romano succede dell'altro. Nelle lotte per la successione imperatori e generali golpisti arrivano a fare offerte molto allettanti ai soldati pur di averli dalla loro parte.
Poi un bel giorno il re barbaro Totila, restato senza esercito, ha un'idea storica: dona territori ricchissimi ai contadini poveri chiedendo in cambio un soldato per ogni famiglia.
L'idea per i tempi era pazzesca perché si pensava che solo i soldati di professione sapessero combattere e che un esercito di contadini sarebbe stato spazzato via in un soffio dalle armate imperiali.
Invece Totila stravince con i suoi straccioni.
Da allora lo stesso sistema viene via via utilizzato da imperatori d'oriente (ad esempio contro gli Unni) e d'occidente e da pretendenti al trono più o meno legittimi.
I risultati sono quasi sempre eccezionali e nel medio evo questa nuova realtà consolida una coscienza da parte del popolo della propria forza militare che baratta con libertà, diritti e migliori condizioni economiche.
Nel medio evo nascono i liberi Comuni, dove artigiani e commercianti, discendenti dai servi della gleba, vivono in isole abbastanza indipendenti dallo strapotere feudale. E, molto spesso, l'autonomia delle città mercantili deve essere difesa militarmente o patteggiata offrendo soldati che combattessero dietro le bandiere dei nobili.
Nel Medio Evo c'è una costante contrattazione del potere dal punto di vista della forza militare. Addirittura gli svizzeri saldano la loro indipendenza con la capacità di offrire eserciti mercenari al miglior offerente.
Questa situazione crea nel medio evo una certa ricchezza nelle mani di persone che non fanno parte della classe nobile. I nuovi diritti civili, fiscali e politici, in mano dei borghesi, permettono ad alcuni di sviluppare attività economiche talmente fiorenti che il centro dell'economia divennero le città e i nobili si trovarono costretti a chiedere prestiti ai banchieri per farsi guerra.
Così il loro potere divenne condizionato e si basò sempre di più sulle capacità di mediare con il potere dei borghesi, le pretese dei mercenari, la forza militare dei contadini e le finanze dei banchieri.
La rivoluzione industriale creò infine la classe operaia e la sua capacità di bloccare la produzione.
Così il potere della borghesia si è poggiato per quasi due secoli su un complesso sistema di clienteralismo, e sulla disponibilità della piccola borghesia a sostenere il capitale piuttosto che allearsi con i lavoratori.
Negli anni sessanta il potere ha affinato le sue capacità di costruire consenso usando in modo massiccio i mass media, sostituendo i lavoratori non specializzati con le macchine, concedendo uno status di privilegio alle aristocrazie operaie e favorendo una microimpresa fatta di "padroncini", taxisti, camionisti, rappresentanti ecc.
La politica, come il commercio, è diventata negli ultimi decenni essenzialmente una questione pubblicitaria.
Se è vero che ancora il potere capitalista, nel suo complesso, è garantito dalla sua forza militare, lo scontro tra le forze politiche e economiche passa essenzialmente per la capacità di "convincere² il consumatore-elettore.
Fino all'esplosione delle televisioni e delle radio private però il cittadino pagava il canone o il prezzo del giornale per essere raggiunto dalla pubblicità.
Poi si è iniziato a offrire spettacoli gratuiti pur di veicolare pubblicità e infine con internet si è arrivati a pagare il cittadino purché ascolti.
La battaglia in internet si combatte a colpi di servizi e software regalato e già molte compagnie sono arrivate a pagare chi è disposto a guardare la pubblicità;
Ma il peso del meccanismo della gratuità in internet ha valenze davvero enormi.
Ad esempio, per lanciare un nuovo programma le imprese di software ne regalano milioni di copie di una versione semplificata per vendere poi versioni più avanzate a centinaia di migliaia. Anzi, si è verificato che il meccanismo della copia artigianale dei dischetti rivenduti poi a un decimo del prezzo ufficiale ha fatto il successo e la fortuna di molti software.
E' come se lo sviluppo della cultura a disposizione della gente porti naturalmente le imprese commerciali e i gruppi di potere al tentativo di "comprare" il consenso attraverso la gratuità.

Nel Terzo Mondo non lo fanno
Non voglio con questo dire che il capitalismo è diventato buono. E' sempre una carogna.
Basta guardare al sistema economico escogitato per tenere nella miseria i paesi "in via di sviluppo", basato sui mercati chiusi. Non crediate che chi produce banane in Africa possa venderle a chi vuole. E com'è possibile che una risorsa non rinnovabile come il petrolio costi quanto l'acqua minerale?
Ma anche la situazione delle popolazioni povere, escluse dalle risorse della rete informatica, è, comunque, stellarmente lontana da quella di 30 anni fa.
La miniaturizzazione dell'elettronica e il crollo dei prezzi delle macchine utensili ha permesso uno sviluppo economico a ritmi notevoli.
Oggi lo sviluppo delle zone depresse ha come unica speranza la creatività di migliaia di cooperative che, utilizzando tecnologie elementari, stanno riuscendo a fermare la desertificazione, e lo scambio di informazioni (via internet) su queste tecniche povere e facilmente gestibili è un'opportunità eccellente.

Sponsorizzami la pace in Burundi
Ma il colpo grosso, per gli umani di buona volontà sarà il fatto che il meccanismo della promozione attraverso i regali innescherà certamente una spirale perversa. Si è cominciato regalando software e brevi filmetti e si finirà offrendo ai consumatori miracoli in politica internazionale.
"Bevi Coca Cola e non ci saranno più guerre!" sarà uno slogan possibile in futuro.
Ed è un'assurdità meno assurda di quel che sembra.
Proprio la Coca Cola per arginare la crisi di immagine e di vendite ha iniziato una nuova politica pubblicitaria, invece che nei soliti spot ha investito nella bonifica delle zone alluvionate dell'Africa.
Invece la Microsoft ha dichiarato guerra al Verme della Guinea, terribile parassita stroncabile al prezzo di 50 miliardi di lire circa.

Quanto potere ha un cazzone con un bazooka?
A voler schematizzare si potrebbe dire che esiste una corrispondenza tra il livello di diritti delle persone, la loro capacità distruttiva e la loro capacità di informazione.
Ai tempi dei romani il massimo che potevi fare se ti incazzavi era pigliare la spada e cercare di tagliare la testa a una decina di centurioni prima che ti beccassero. E per riuscirci dovevi essere molto grande e molto grosso.
Nel medio evo  con la balestra già potevi fare danni maggiori. Con l'invenzione della carabina la situazione migliorò notevolmente, le bombe a orologeria e la pistola a sei colpi decretarono la nascita della democrazia. Oggi posso far saltare in aria un palazzo con una comune bombola del gas e uno studentello deficiente può fare miliardi di dollari di danni con un virus informatico. Oggi più che mai il potere ha bisogno di consenso e dovrà giocoforza scendere a patti con i cittadini che, oltretutto, non sono mai stati così informati.

Una super centrale multimediale costa quanto un anno di stipendio
In tutto questo discorso va anche considerato il fatto che internet sta facendo esplodere la domanda di "opere d'arte" giochi, scritti e spettacoli.
Fra non molto, tra TV normali, satellitari, a fibre ottiche e via internet si potrà scegliere tra mille canali e mille tipi di intrattenimenti diversi.
La tendenza sarà quella di spazi su misura per ogni tipo di gusto e anche le minoranze più piccole avranno canali tematici a loro dedicati e sarà normale leggere un giornale o guardare una tv personalizzata sulla base dei propri gusti.
Questo vuol dire un'enorme domanda di prodotti "culturali".
E l'offerta sarà prodotta da una miriade di microgruppi indipendenti e flessibili che controlleranno la maggior parte del mercato.
Questo sarà possibile grazie al fatto che già oggi con una decina di milioni posso acquistare telecamera, registratore e computer in grado di montare video e trasmetterli in rete.
La stessa attrezzatura solo 10 anni fa mi sarebbe costata 100 milioni e avrebbe avuto possibilità stellarmente inferiori.

Il computer ti cambia la testa. Te la fa spray.
Uno degli elementi del terrorismo antinformatico è che stare davanti allo schermo rincoglionisce, è una droga, si perdono i contatti col mondo e con gli esseri in carne ed ossa.
Ora c'è da dire che se uno si droga (di computer, di eroina, di tifo calcistico, di violenza...) la colpa non è della sostanza in sé ma dei vuoti di personalità di quella persona.
Sono poche le cose che sono buone o cattive di per sé.
La bomba atomica è comunque cattiva. Ma magari fra mille anni salviamo la Terra bombardando con missili atomici un asteroide scemo che ci sta venendo addosso, e allora tutti giù a dire che la bomba atomica è una figata pazzesca.
Ma le caratteristiche positive del computer sono di certo enormi non solo per quel che si può fare ma perché facendolo educhiamo la nostra mente a ragionare in modo consequenziale e a fare azioni coordinate secondo uno schema preciso.
La difficoltà ad agire in modo continuativo e consequenziale è uno degli ostacoli maggiori che si devono superare per imparare a usare il PC e è anche l'ostacolo più arduo che si frappone tra di noi e una vita soddisfacente.
Mettiamo sempre il carro davanti ai buoi, capiamo fischi per fiaschi e saltiamo di palo in frasca. La differenza tra il computer e la vita è che col PC puoi permetterti di sbagliare centinaia di volte (e così imparare) in un tempo brevissimo.
Nella vita imparare a ragionare in modo razionale sbagliando è un po' più difficile. Insomma se ti sbagli e schiacci "quit" invece di "register" non ti succede niente di terribile. Invece se confondi un grizzly con il tuo forno a microonde gli effetti sono più radicali.

Nel nuovo sistema economico "informato" si scoprono vantaggi inimmaginabili.
Gli imprenditori si stanno accorgendo che per anni hanno fatto cazzate mostruose senza neppure avere il modo di accorgersene.
E' il famoso "caso del formaggio".
Un supermercato americano inizia a regalare ai clienti più affezionati un computer col quale fare le ordinazioni da casa per poi passare a ritirare la merce già nei sacchetti. Agli altri acquirenti regala una tessera per avere sconti che però permette di memorizzare chi ha comprato cosa.
In questo modo si è scoperto che un formaggio, che stava per essere tolto dalla rosa dei prodotti venduti era acquistato dal 25% dei clienti che spendevano più soldi.
Quindi eliminandolo si rischiava di perdere parte dei compratori migliori che avrebbero cercato altrove il loro formaggio preferito.
Ecco come un'informazione può far diventare conveniente per le aziende qualche cosa che apparentemente sembra uno spreco di lavoro e di denaro.
Oggi ci sono organizzazioni che comprano e vendono informazioni sui consumatori.
Non parlo degli obsoleti commerci di indirizzi, raccolti allo scopo di bombardare di dépliant cassette più o meno postali. E neanche di schedari spionistici dove per ogni umano è annotato tutto quel che compra.
Queste aziende che lavorano elaborando informazioni sui consumi non sanno che farsene delle tue informazioni individuali.
Vogliono scoprire quali sono gli elementi di similitudine nei consumi di gruppi omogenei.
Ogni volta che individuano una costante hanno fatto bingo perché sanno cosa desidera un tipo di cliente e dove fare pubblicità per contattarlo.
E darebbero un sacco di soldi per sapere anche come preferiresti un auto, un gelato o una maglietta.
Il meccanismo è perverso perché una volta che hanno speso fantastiliardi di dollari per sapere cosa vuoi si sentiranno in dovere di dartelo.
Che cosa succede se i gruppi umani impegnati nella pace, l'ecologia e i diritti umani decidono di vendere le informazioni sulle loro preferenze alle multinazionali?

1) Fanno un sacco di soldi che possono investire in campagne umanitarie.
2) Convincono le multinazionali che se vogliono il consenso di una grande fetta di consumatori devono investire in pace, amore e ecologia.

La conclusione di tutto il discorso è che stiamo per vincere la gara di resistenza con il male, la stupidità e la violenza.

 


Poi Obama telefono' a Veltroni

Poi Obama telefono’ a Veltroni e gli disse: “Tu are Democratic Party, niar me. Woth cavolo tu fai paisa’? Way tu no winner? All times tu perd the election! All deis piagnones. Change mi friend. Whi can. Tu can. Tu possi.”
Obama parla un italiano caotico per via di un suo zio acquisito che era italo americano.
Ma visto che Walter non capiva gli ha passato Hillary Clinton che parla italiano come uno scaricatore di porto genovese per via di un filarino che aveva al liceo.
E Hillary ha detto a Walter: “Ti manca una proposta, belin, ti devi svegliare, hai capito o no come funziona la rivoluzione delle ecotecnologie che si finanzia da sola con i soldi risparmiati? Cioe’ noi creeremo 5 milioni di posti di lavoro, belin, si rilanciano gli investimenti, si aumenta l’incasso dell’Iva, si rende piu’ competitiva l’industria nazionale.” E poi visto che Walter non capiva gli ha passato Eddy Murphy che ha un cognato di Bari: “Ascolta amme’, Walter, non e’ difficile. Tu hai 5 patete, hai presente le patete, quelle che si mangieno fritte? Allora tu butti via le patete. Perche’ chederei tu? Perche’ si nu rimbembito. Butti via le patete perche’ non isoli la tua chesa. Tieni lu tetto che tutto il cheldo si ne va via. Allora si tu isola il tetto della chesa, non butti via le patete. Risparmi 5 patete, 4 ti serveno per paghere il mutuo della benca che t’ha presteto li dineri per isolere la chesa e una pateta te la magni invece de buttarla.”
“E cioe’?” Chiese Weltroni che ancora non aveva capito un chezzo. Allora Eddie gli dice: “Va beh, ti mando Sharon Stone ca’ te lo spiega ella.”
Bussano alla porta ed entra Sharon. Veltroni e’ molto emozionato. Come da piccolo quando Berlinguer lo prendeva in braccio e gli comprava una gazzosa.
Lei impiego’ tutta la notte a spiegarglielo. Gli fece anche dei disegnini sulla pancia per farglielo comprendere meglio. Lei parla perfettamente l’italiano per via che da parte di madre sono torinesi. Gli diceva: “Dio fa, Walter, ma che piciu facevi a scuola, sempre a toccarti sotto il banco invece di ascoltare le lezioni di matematica?”
Comunque alla fine Walter capi’, chiamo’… e gli chiese a bruciapelo: “Quanto fa due piu’ due?” Preso alla sprovvista Bersani penso’ fosse un tranello. Rispose: “Dipende…”
“Dipende un piciu.” Esclamo’ Walter. “Se fai due piu’ due capisci subito che l’unica possibilita’ per l’Italia e’ buttarsi nella rivoluzione delle ecotecnlogie, tagliare gli sprechi energetici e rilanciare gli investimenti finanziandoli con i soldi risparmiati!”
Bersani lo guardo’ esterrefatto: “Cosa hai fumato Walter?”
Il giorno dopo ci fu il comitato centrale del Partito Democratico. Walter disse: “Dobbiamo cambiare queste merde di lampadine a incandescenza con quelle ad alta resa. Tagliamo l’80% dei costi.”
“Minchia!” Esclamo’ Latorre: “Che t’abbevesti stamane? Abbevesti amaru e ‘mo venissi acca’ a fare camurria? Che storia e’ chista delli lampadini? Cacc’entrassero li lampadina cun lu Partitu Democraticu?”
A D’Alema gli caddero i baffi: “Ma non dovevamo fare la bicamerale?”
Walter s’indispetti’. “M’avete rott’ i bool con that history. Sempre a perdere come un interista. Che poi a me mi chiamano Walterloo. Adesso facciamo come Obama: programmi chiari, conti alla mano e voglio tutti i tetti di tutti i comuni in mano alla sinistra isolati a dovere entro 30 giorni. Basta buttare via patate. Tocca friggerle. Al limite poi rivenderle. Mai buttarle. Senno’ vi scateno contro i metalmeccanici affamati.”
Cofferati lo guardo’ con aria interrogativa: “Ma anche?..”
“Ma anche un cazzo!” Taglio’ corto Veltroni.
Poi telefono’ all’Unita’ e disse che la linea era cambiata: investimenti per l’efficienza energetica a manetta.
Fu cosi’ che, nonostante i 15 anni di ritardo, anche in Italia parti’ la Rivoluzione Verde.
Poi lo chiamarono l’Americano. E anche Weltrons, il Grande Risparmiatore.
Quello che spazzo’ via Berlusconi chiedendo l’impeacement per manifesta incapacita’ di capire che solo il risparmio energetico puo’ salvarci the bools.

PS
Per approfondire la questione dal punto di vista tecnico-ecologico leggi http://www.jacopofo.com/risparmio-energetico-ambiente-berlusconi-energia-rinnovabile.


Chi potrebbe essere l’Obama italiano?

Questo si chiedeva la gente nel novembre del 2008.
La sinistra era allo sfascio, per buona parte diventata extraparlamentare.
Leader bolsi annaspavano nella melassa berlusconiana.
L’Italia stava precipitando in fondo a tutte le statistiche dei paesi industrializzati.
La scuola piu' scassata, la ricerca piu' pezzente, la corruzione piu' alta, la mancanza di pluralismo nell’informazione ai vertici mondiali, la disoccupazione in crescita, il debito pubblico pro capite piu' alto del mondo.
Questa era una cosa che nessuno aveva il coraggio di dire: l’Italia aveva il secondo debito pubblico al mondo come cifra complessiva, dietro agli Stati Uniti d’America. Ma se si calcolava il debito complessivo e lo si divideva per il numero dei cittadini, ogni italiano era virtualmente responsabile di una fetta di debito pubblico piu' pesante.
Ci si chiedeva: chi ci salvera'?
Domanda non onorevole. Povero il popolo che ha bisogno di eroi. Giusto. In effetti il popolo italiano era povero di ideali, etica, fantasia, fiducia. Gli statunitensi avevano goduto del miracolo Obama, beati loro. In Italia ci si chiedeva dove fosse nascosto il potenziale Buddha Salvatore.
Lo si cercava tra i sindaci efficienti, tra i capipolo radicati nel territorio, tra le donne che si erano battute per l’integrazione degli esclusi.
Poi successe il miracolo. E come sempre accade, fu stupefacentemente inaspettato.
Accadde, assurdo, durante una partita della Juventus.
Alessandro Del Piero, con il suo aplomb da farmacista, aveva segnato ancora un goal impossibile, aveva fatto il giro del campo con la lingua fuori, aveva raccolto le ovazioni dei tifosi della sua squadra e anche di quelli della squadra avversaria, come ormai gli accadeva di sovente.
Poi un ragazzo gli aveva portato un microfono. Lui se l’era portato alla bocca e sorridendo in quel suo modo tranquillo aveva iniziato a parlare pacatamente spiegando cosa sarebbe successo. La sua voce calma rimbombava nello stadio gremito, silenzioso: “Volevo dire che ho deciso che devo fare qualche cosa per questa Italia che mi sembra proprio in difficolta'. Una settimana fa ho svegliato mia moglie alle cinque, facendole un discorso pazzesco. E in questi giorni ho parlato con amici e compagni di squadra, mi sono consultato perché non si tratta di una scelta facile. Poi ho deciso che vale la pena di tentare. Se voi lo volete, se voi mi date la forza, se voi siete con me, io mi presento alle elezioni, divento Presidente del Consiglio, chiamo a lavorare con me i migliori tecnici del mondo, gente che non ha a che fare con nessun partito e nessuna camurria, e a Dio piacendo mettiamo apposto questo paese meraviglioso.”
Poi resto' zitto, con quella sua aria attenta ma in fondo un po’ indifferente che ha quando dopo la partita i giornalisti gli fanno domande stupide cercando di strappargli una considerazione irosa, una frase vendicativa, una rottura nel suo stile che sfugge dalle risse della tifoseria idiota e delle recriminazione. Lui rispondeva a volte con quelle cinque parole: “Si vince e si perde.”
Stava li' con quella faccia, che si vedeva in trasparenza il suo sorrisino, quello che fai a undici anni, quando con la maglietta della Juve con il numero undici, in sala da pranzo stai tirando in una porta costruita con due sedie davanti al divano, e intanto ti fai da solo la telecronaca in diretta: ”Ecco Del Piero con la maglia numero 11 che tira il rigore e…. GGOOOOLLLL!!!”
Quel sorrisino che hai quando scopri che riesci a colpire la palla in modo tale che inizia a girare su se stessa velocissima tanto che questo girare riesce a fare un effetto tale sul vento che la palla invece di andare dritta verso la porta compie un arco, salta le sedie e finisce in rete.
Quella stessa Palla Fatata che aveva Maradona, che tirava i corner dall’angolo a fianco alla porta, e se avesse tirato dritto avrebbe centrato il palo, e lui invece faceva girare la palla come una trottola, prendere il vento come un boomerang ed entrare ad  arco in rete.
Comunque, dicevamo Del Piero era li', in mezzo allo stadio, col microfono in mano, aveva detto quel che aveva da dire e guardava quel che sarebbe successo come quando uno spara una palla imparabile e sta a vedere se va a buon fine.
E la gente, la folla sterminata, impiego' tre secondi, un’eternita' in uno stadio ammutolito, e poi uno, poi diecimila si alzarono in piedi e iniziarono a urlare, a dimenare le braccia e a saltare.
Poi ci fu una grande ola, e gli intenditori dissero che era stata una ola magnifica, fatta con un tempo e un sincronismo che i ballerini cinesi se lo sognano.
Alex Del Piero si godette 2 minuti pieni di delirio. Quella gente ora vedeva una possibilita'. Avevano bisogno di un eroe per uscire da quell’ingarbuglio totale, uno che in quel deserto assetato di ideali, si mettesse in piedi, sulle spalle degli altri e che riuscisse a dire con esattezza in quale direzione si dovesse camminare per arrivare all’acqua.
Tutti avevano visto, in un istante, che era possibile e che lui era l’uomo giusto, perché avrebbe affrontato i problemi per fare rete e ottenere visibilio dello stadio.
Lui non era un politico e neanche un furbastro che fa televisioni per guardare le tette delle annunciatrici. Lui era un professionista nella capacita' di stupire con la sua bravura. Era quello che serviva.

In sette giorni fu messa insieme una macchina elettorale spaventosa. Sul sito web delpieropresidente.it arrivarono 23 milioni di euro nelle successive 72 ore. Alcuni dei migliori tecnici della comunicazione di tutta Italia si misero a disposizione gratuitamente per organizzare la propaganda. 500 tra tecnici, ricercatori, giuristi e scienziati, provenienti da 28 paesi del mondo, si misero subito al lavoro per realizzare un piano di rilancio e riforme su 8 anni. Un progetto che fu discusso in contemporanea su 22 forum tematici in collaborazione con 127 facolta' universitarie e 398 aziende specializzate in particolari settori economici, organizzativi o tecnologici.

Nel giro di dieci giorni furono aperte 4000 sedi locali dei comitati elettorali, si iscrissero al movimento “Italia fuori dalla B” 570mila persone.
I sondaggi davano Del Piero al 24% dopo un mese, mancavano 11 mesi alle elezioni.
Del Piero vinse con il 68%, una percentuale che fu definita bulgara da Veltroni e da Berlusconi.
Nel primo governo Del Piero, Kaka' all’Immigrazione, Paolo Rossi, l’ex calciatore, agli Esteri, Paolo Rossi, l’attore comico, alla Cultura, Antonio Cabrini allo Sviluppo Tecnologico, Gianluca Vialli alle Politiche contro la Poverta', Ranieri alla Pubblica Istruzione, Spalletta agli Interni, Prandelli ai Lavori Pubblici, Collina alla Giustizia.
 
Poi si misero a lavorare.
NEI MESI SUCCESSIVI, SE C’ERA QUALCHE GROSSO CONTRASTO COL SINDACATO O CON LA CONFINDUSTRIA, CON I DIPENDNENTI PUBBLICI O CON QUALCHE ALTRO GRUPPO SOCIALE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DICEVA: BEH, CHE NE DITE SE RISOLVIAMO LA QUESTIONE CON UNA PARTITA?
LA GENTE AVREBBE DATO UN BRACCIO PER GIOCARE UN MINUTO DELLA SUA VITA IN CAMPO CONTRO LA SQUADRA DI GOVERNO.

FINE PRIMA PUNTATA

Jacopo Fo


INDICE I Romanzi e le storie di Jacopo Fo




I ROMANZI E LE STORIE DI JACOPO FO

26/11/2008

Pessimismo Cosmico e Gnocca Globale

di Jacopo Fo

Articolo scritto nel 2000

Ci sono informazioni che sanno tutti, che i giornali pubblicano regolarmente ma che non vengono mai messe una vicina all'altra. Facendolo si scoprirebbero aspetti del nostro mondo molto negativi e molto positivi. Si scoprirebbe che il mondo sta cambiando alla velocità della luce e che il futuro, se ci sarà, sarà meraviglioso.

http://www.jacopofo.com/pessimismo-cosmico-gnocca-globale

 

5/11/2008

oooooOOOBAMA BARACK!!!

Mi sono commosso guardando questo video!

Obama è nero. La famiglia di suo padre è musulmana, quella della madre cristiana ed è mancino.
La gente balla in piazza in tutta l'America.

http://www.jacopofo.com/obam_elezioni_usa_vittoria

 

9/7/2008

Buoni Pompini a tutti.

Se avessimo modo di ascoltare le registrazioni dei dialoghi tra Silvio Berlusconi e i suoi ministri e Confalonieri Fedele, potremmo discutere quel che ha detto. A proposito del valore umanitario della fellazio, delle sue implicazioni culturali e religiose e del persistente disprezzo verso le donne capaci di donare piacere e delle intercettazioni delle conversazioni tra Berlusconi e Confalonieri.

http://www.jacopofo.com/sesso_gratis_politici_corrotti_ministri

 

14/6/2008

E meno male che era depresso!

Juan Riveraz, 27 anni, disoccupato, soffriva di depressione cronica.

Ma da lì a poco la vita di Juan avrebbe subito uno scossone. Da anni era fidanzato con Julissa Sasime, una ragazza che amava fin dall’adolescenza, ma senza un lavoro non poteva pensare di mettere su casa con lei.

http://www.jacopofo.com/depressione-imprese-impossibili

 

15/6/2007

Le ragazze di Giove sono esagerate

Il diario di Boemio Lanzacurte
(Sesta puntata)

 

http://www.jacopofo.com/node/3247

 

13/11/2006

Calzini sul como'
(Il segreto dell'amore)
di Jacopo Fo

Appunti per il mio nuovo spettacolo.

L'amore e' la cosa piu' bella della vita.
Ma visto che l'amore non funziona molto bene, la gente preferisce dedicarsi alla guerra e ai soldi.
Quindi stasera non vi parlero' di politica, di ingiustizie, di inquinamento e poverta'.
Vi parlero' invece di maschi e femmine e del perche' non ci capiamo.

http://www.jacopofo.com/node/2217

 

27/9/2006

Niente è impossibile quando hai abbastanza pallottole. (La volta che ce la prendemmo con quelli più grossi di noi)

Un altro caso impossibile di Michele Lanzacurte, investigatore privato. (Per leggere tutto il testo clicca su "leggi tutto" scritto in rosso in fondo a questo testo.)

Stavo camminando per il centro di Reggio Emilia. Sembra di stare su un altro pianeta. E’ tutto pulito in modo allucinante e la gente cammina per strada come se scippatori e sgozzatori non esistessero. Un sacco di biciclette e tutti si salutano.

http://www.jacopofo.com/node/2004

 

22/9/2006

Prefisso per l'Inferno.(Dio non perdona i telefonisti)

Un racconto thriller di Jacopo Fo
Sterminati panorami di desolazione galleggiano sulla nebbia chimica che avvolge la citta'. Un muratore su cinque tira cocaina. E poi ti stupisci se vengono giu' i palazzi. Mi chiamo Michele Lanzacurte. Di mestiere faccio l'investigatore privato.

http://www.jacopofo.com/node/1995

 

3/6/2006

ECCO il capitolo 6 e 7 de "La Rivoluzione Pigra (La liberazione istantanea dalle idee masochiste)"

Comunque ricordati che tutto è importante nella vita.

Clicca qui e entra nel libro che sta rivoluzionando le menti di tante brave persone che avrebbero fatto meglio a occuparsi d'altro!

http://www.jacopofo.com/node/1615

 

11/3/2006

MORBIDE GALASSIE di Jacopo Fo - Capitolo 3

MORBIDE GALASSIE
La vera storia di Mikaijll Kandinski, dell'invasione del mondo e dei mostruosi Crow

Capitolo 3

Mentre camminava gli torno' alla mente una sua vita passata, quando correva nella citta' in fiamme e intorno a lui erano soltanto grida e scoppi. E cosi' torno' sui suoi passi, nel Luna Park ancora vuoto del pomeriggio, e ritrovo' quel boschetto immerso nelle cartacce da dove con tanta gioia era partito con lei su una pezza di stoffa.

http://www.jacopofo.com/node/1037

 

3/3/2006

MORBIDE GALASSIE di Jacopo Fo - Capitolo 2

MORBIDE GALASSIE
La vera storia di Mikaijll Kandinski, dell'invasione del mondo e dei mostruosi Crow

Capitolo 2

A volte accade nella vita che un gesto compiuto chiuda una porta pesantissima dietro di noi, portando altrove il passato e lasciandoci davanti al futuro come di fronte a un foglio bianco.
Cosi' era successo a Mikaijll Kandinski. Mentre camminava per la strada si chiese cosa sarebbe stato di lui e se mai avrebbe rivisto quella donna.

http://www.jacopofo.com/node/982

 

 

 

 

 

 

 

3/9/2005

Storie dell'Invasione, ecologia e movimenti artistici

Le buone notizie di Cacao. La via dello zen comico.

"Dannazione, Molli!" urlò l'uomo corpulento affacciandosi nella grande sala: "La smetti di raccontare questa storia ai bambini? Ti sembra educativa?"
Molli aveva 23 anni allora, e stava seduta per terra in mezzo a una decina di bambini intorno ai sette anni.

http://www.jacopofo.com/node/48