I Romanzi e le storie di Jacopo Fo

La ragazza con i riccioli rossi...

... fece scivolare il labbro inferiore sotto gli incisivi. Il suo viso esprimeva una tensione assorta. I numeri che scorrevano sul computer dicevano una cosa soltanto: la situazione stava per assumere una conformazione geometrica disastrosa.
Socchiuse gli occhi, passo' la lingua sul labbro inferiore. Un movimento che Paolo Carmassi ebbe a descrivere poi in una poesia che diceva: "Quando con la lingua passi sulle labbra, il tempo si ferma chiedendosi cosa succedera'...".
La ragazza, Anna Vitali, prese il microfono del pc e chiamo' un numero di Skype.
Franco Matarazzi si chiese se era abbastanza pettinato mentre rispondeva. Si guardo' nell'icona della videochiamata e capi' di essere quasi impresentabile, si ravvio' i capelli rassegnato. Non sarebbe mai riuscito a sedurre quella ragazza.
Anna invece era impeccabile mentre gli diceva: "Ho implementato tutti i dati, gli scambi commerciali, le percentuali di consenso col governo, i numeri dei votanti al parlamento e quelli degli incidenti stradali. Ho battuto cifre per tutta la notte. Non ne viene fuori niente di buono."
"Cosa c'e' che non va?"
"Le percentuali di frequenza dei numeri... Conosci l'algoritmo di Roches..."
Franco Matarazzi non ne sapeva niente ma si sarebbe fatto uccidere piuttosto che ammetterlo: "A quale parte ti riferisci?"
"Alla parte che ci dice quante volte un numero appare in qualunque sequenza di dati. E' un sistema che permette al fisco americano di scoprire se qualcuno tarocca i conti. Esiste una specie di legge di natura che ci dice che in qualunque bilancio, in qualunque statistica, in qualunque conteggio alcuni numeri sono piu' frequenti a prescindere da quel che si sta misurando. Succede lo stesso con le lettere dell'alfabeto: in ogni lingua la "A" appare con una certa frequenza a prescindere dall'argomento della conversazione. Se il testo e' sufficientemente lungo la frequenza di ogni lettera e' un dato certo."
"Ti ringrazio per la lezione ma continuo a non capire cosa ti preoccupa." Disse Franco sperando di aver assunto un'aria ironica di sufficienza in modo abbastanza convincente. Lei ando' avanti. Per fermarla tutti i carri armati del Terzo Reich non sarebbero stati sufficienti.
"Tutti i numeri che riguardano l'Italia sono fuori dalle leggi delle frequenze finora riscontrate in tutto il mondo. E' come se ci fossimo messi a parlare un'altra lingua. E questo e' certamente il segno di un disastro imminente."
Franco ci penso' un po' su.
Poi prese la decisione. Non era per niente convinto ma non se la sentiva di contraddire quella ragazza. Non era psicologicamente in grado di mettersi contro una donna cosi' morbida. Era contro la sua religione.

Visto che non riusciva a mettersi in contatto in nessun modo con il Centro Studi Globali decise di prendere la macchina e andarci di persona. Erano solo due ore di viaggio. Andarci di persona faceva parte della sua danza di disperato corteggiamento verso quella ninfa del web.
Quando arrivo' in cima alla stradina sterrata e posteggio' l'auto sotto un pergolato di pannelli fotovoltaici, si rese conto che c'era molta agitazione. Squadre di ragazzi abbronzati scaricavano assi da un paio di camion mentre altri le inchiodavano a travi piantate nel terreno. Stavano costruendo baracche di legno e un paio erano gia' ultimate.
Entro' nella grande casa colonica e si trovo' a passare per un corridoio quasi interamente occupato da zaini, casse e valige. Dopo un quarto d'ora trovo' Mauro Pagani intento a dirigere una colata di cemento per la costruzione di una nuova cisterna.
Si abbracciarono e Franco lo informo' subito del motivo della sua visita.
Mauro Pagani ascoltava assentendo.
"Si', anche noi abbiamo raccolto molti segnali negativi. Insetti predatori in grande quantita', ad esempio. E alcuni fiori con un numero irregolare di petali. Per non parlare della forma delle nuvole. Abbiamo fotografato due conformazioni cubiche una vicina all'altra. Capisci, nuvole a cubo non esistono. Due insieme poi e' impossibile. Ma ti giuro che le ho viste! Per questo abbiamo deciso di convocare un'adunata generale di tutti i ricercatori del Centro e isolarci per tre mesi dalla rete staccando tutte le linee telefoniche. Stiamo costruendo nuove baracche per ospitare tutti.
Ci siamo isolati dal mondo perche' Il Consiglio ha deciso una procedura simile a quella dei sommergibili quando sono sotto attacco. Silenzio radio, motori spenti e nessuno faccia un fiato. E' una specie di mantra preventivo. Ci infiliamo una Camicia di Luce per non farci vedere e poter preparare in pace una contromossa."
"Ma perche' non avete lanciato un allarme generale?"
"Non fa parte della nostra politica fare tanto rumore. E' una delle regole che ci permette di sopravvivere come istituzione ribelle. Non alziamo mai la voce per primi. Dovevamo aspettare che altri percepissero il pericolo. E' una questione formale ma importante. E' come quando la polizia, di fronte a certi reati, e' obbligata ad aspettare la denuncia della vittima per intervenire."
Franco non aveva mai capito tutti i formalismi del Centro e tutte le precauzioni del Consiglio. Ma non era il momento di mettersi a discutere di quello.
"E adesso?"
"Adesso qualcun altro ha lanciato l'allarme e noi non possiamo far altro che sostenerlo. Convocheremo un'assemblea."

Quando Roano Pancrazi fu convocato all'assemblea, stava assaggiando il vino nuovo e osservava la stranezza del retrogusto di alloro che la bevanda lasciava in bocca. In 20 anni che vinificava quelle uve, non avevano mai sentito un aroma simile. Da dove era uscito?
La convocazione per un'assemblea gli confermo' che stava succedendo qualche cosa di straordinario. Tutti odiavano le assemblee perche' era opinione diffusa che fossero il peggior modo per condurre una discussione. Nelle assemblee emergono i peggiori protagonismi e la capacita' di suggestione ha sempre la meglio sul ragionamento. Erano anni che non si riunivano in assemblea. Tutte le decisioni venivano prese attraverso discussioni a due e dibattiti incrociati che avevano lo scopo di raggiungere l'unanimita'. Un sistema lento ma estremamente efficiente.
Se si era deciso di indire un'assemblea doveva esserci un motivo molto grave e urgente.

Il primo novembre alle dieci di sera inizio' l'incontro. Per l'occasione il Centro si era nuovamente connesso alla rete e un centinaio di delegati erano collegati in teleconferenza mentre un'altra cinquantina sedeva nella palestra, sul pavimento di assi di legno levigate dall'uso.
Dopo una sintetica relazione introduttiva, incentrata sugli elementi diversi che avevano portato molti a percepire una perturbazione negli eventi, si iniziarono a vagliare tutte le ipotesi su cosa si potesse fare per scongiurare l'aggravarsi della situazione.
Poi andarono a dormire, perche' la notte porta consiglio. Il mattino dopo, alle 9, l'assemblea si riuni' di nuovo e si presero le decisioni.
Nannina Santuzzi, che a parere di molti possedeva il sedere piu' alto del bacino Mediterraneo, disse: "Dobbiamo lanciare una mobilitazione senza precedenti. Dobbiamo impegnarci in un'iniziativa talmente potente da costituire una valvola di scarico di tutti gli elementi negativi che si stanno addensando sulle nostre teste. In gioco c'e' il destino di tutto un popolo che rischia di pagare carissima una situazione di degrado morale dei vertici della politica e dello Stato che non ha pari in nessun paese del mondo industrializzato."

Le sue parole colsero le intenzioni di tutti i presenti.
E si fisso' la data dell'azione di li' a 6 giorni. Non c'era tempo da perdere.

L'8 novembre, in tutt'Italia migliaia di militanti si svegliarono all'alba preparando thermos di te' e caffe', panini imburrati e scatole frigorifere piene di dolci.
Si prevedeva una giornata freddissima alla faccia del surriscaldamento del clima e nessuno voleva rischiare qualche ricovero per broncopolmonite. Gli avvisi ai naviganti, meticolosi come al solito, consigliavano magliette di lana e calzamaglie, oltre a piumoni e giacche siberiane.
Fervevano i preparativi nelle case dei figli dei fiori, dei Gay Insurrezionali, dei Disabili Uniti, dei Blogger per un Futuro Migliore e di quelli di Pace Subito, dei militanti dei Gruppi di Acquisto Solidale, dei Bilanci di Giustizia, della Rete di Lilliput, dei Meet Up e dei circoli di sostegno ai frati Comboniani, nelle sedi dei gruppi ecologisti, delle cooperative sociali, dei Gruppi Teatrali Ribelli, dei Dadaisti Situazionisti, dei Liberalizzatori Psichedelici, dei Circoli Arci Vegetariani e di tutti i gruppi variopinti che aderivano alla Rete delle Reti per la Pace e il Progresso.
Alle 10,30, contemporaneamente in 1.498 citta' e paesi, piccoli gruppi di rivoltosi dell'anima scesero sul piede di guerra.
Avevano appesi al collo cartelli che dicevano: "Abbracciami, stiamo precipitando!" e sorridevano, cantavano, battevano sui loro tamburi provenienti da tutte le regioni del mondo e suonavano ottoni, pifferi e corni di ogni tipo.
Bruciavano incensi, distribuivano massaggi e pediluvi, dicevano alle persone che erano proprio belle e chiedevano passanti di disegnare volatili sopra grandi pannelli di compensato.
E ballavano.

I giornali non poterono passare sotto silenzio lo strano evento.
La portavoce del movimento, Anita Stadera, la donna che, a giudizio di tutti, aveva gli occhi piu' penetranti dell'emisfero settentrionale, dichiaro' davanti ai giornalisti convocati in un ristorante biologico di Roma: "A volte gli strumenti della politica classica non possono agire. La Psico-Sociologia ci insegna che la salute fisica e psicologica dei membri di una comunita' dipende da fattori che la sociologia tradizionale non ha mai considerato. Ad esempio nei quartieri delle periferie si e' osservata con regolarita' la caduta di tutti gli indicatori di benessere sociale quando il numero dei professionisti che abitano in quel quartiere scende al di sotto del 5% del totale dei residenti. E per professionisti si intende l'avvocato ma anche l'idraulico, il sarto, il bottegaio. La presenza di queste persone, il loro atteggiamento, il loro stile di vita e il modo di relazionarsi hanno un'influenza positiva su tutta la comunita' offrendo un modello positivo attraverso il loro modo quotidiano di essere. La presenza di un numero sufficiente di persone che si guadagna da vivere attraverso la propria capacita' professionale costituisce di per se' un argine alla disperazione e alla violenza e uno sprono positivo per tutti. Ugualmente possiamo osservare che le persone che non vivono esperienze di condivisione e di cooperazione si ammalano psicologicamente perdendo la fiducia nei loro simili e poi si ammalano nel corpo perche' la mancanza di fiducia nel genere umano e' un agente patogeno piu' potente di qualunque virus.
L'Italia e' gravemente ammalata. La causa non risiede solo nelle aberrazioni della cultura, della politica e dell'economia ma in qualche cosa di piu' profondo. Gli italiani sono tristi, delusi, ammalati di solitudine e cattivi pensieri. Solo se sapremo usare la leva dell'arte e il vento del gioco per disperdere questa nube di tristezza potremo sperare di fermare l'ondata di negativita'. Non sara' semplice riuscirci. Servira' un'azione costante che sappia rinnovarsi e sorprendere ogni volta. Ma se resteremo chiusi nei brontolatoi dello scontro politico non arriveremo a niente perche' il male corrode molto piu' in profondita' il nostro spirito. Per questo invitiamo tutti gli italiani a sorridere di piu'. Abbracciarsi di piu', giocare, ballare, inventare arte. E fare anche molto piu' sesso. Quello che dobbiamo inscenare e' il piu' grande rito propiziatorio che sia mai stato organizzato. Abbiamo solo questa possibilita' per sviare la Grande Sfiga Statistica che rischia di travolgerci.
Solo una risata ci salvera'."

 


Cronache terrestri

Alieni in salotto
Era un piccolo alieno di colore verde, a forma di barattolo. Era alto un metro e venti centimetri.
Da giorni girava per le strade parlando con i terrestri.
"Sono un extraterrestre, provengo da XWWYPPEL, sono giunto fino a voi per regalarvi una portentosa tecnologia in grado di liberarvi dall'inquinamento e fornirvi energia pulita in quantita' illimitata."
Lui diceva cosi' agitando quelle sue pseudobraccia a tubo. Ma le persone non gli davano retta. "Si rivolga al governo, io non ne so niente."
Provo' anche a telefonare al Presidente del Consiglio ma non rispondeva mai nessuno.
Una sera il piccolo extraterrestre a barattolo si trascinava sconsolato sulle sue tre rotelline quando, attraversando un parco, vide una ragazza e senti' nel suo piccolo cuore che poteva essere la persona giusta.
Lei era seduta su una panchina. Lui si avvicino' e disse: "Sono un extraterrestre, provengo da XWWYPPEL, sono giunto fino a voi per regalarvi una portentosa tecnologia in grado di liberarvi dall'inquinamento e fornirvi energia pulita in quantita' illimitata. Sono giorni che lo dico a tutti i terrestri che incontro ma nessuno mi da' retta, ho telefonato tante volte al governo ma non risponde nessuno, sono proprio sconsolato. Ho bisogno di affetto. Non e' che mi porteresti a casa tua?" La ragazza strabuzzo' gli occhi. Non poteva credere di avere di fronte un extraterrestre.
Alexis 2, cosi' si chiamava il barattolo di un altro pianeta, intravide una possibilita': "Lavo i piatti, spazzo per terra e faccio le lavatrici."
Dopo un istante di perplessita' la ragazza chiese: "Stiri?"
"Certo, stiro a vapore e so fare anche il plissettato!"
"Va bene." Acconsenti' la ragazza.

Rosalia Sigfredi fu subito entusiasta delle capacita' dell'extraterrestre Alexis 2.
Apprendeva tutto con una velocita' sorprendente. E riusciva a realizzare il souffle', che non e' uno scherzo.
Un giorno venne a casa di Rosalia una certa Anna, una ragazza di Potenza con i riccioli neri.
Rosalia le presento' Alexis e le racconto' la sua storia.
Anna chiese: "Ma la tua astronave dov'e'? Un guasto come quella di Et?"
"No" rispose Alexis2 "sono stato teletrasportato e mi riporteranno a casa fra dodici mesi."
Poi Rosalia dovette uscire per fare una commissione e Anna resto' sola con Alexis2.
Ad un certo punto, forse perche' era stata in collegio dalle suore, le venne da fargli una domanda: "Ma tu hai un apparato sessuale?"
Alexis rispose: "Per la verita' ne ho 147 diversi, posso accoppiarmi con quasi tutte le specie viventi culturalmente evolute presenti nella galassia ed emettere in ogni situazione il profumo piu' appropriato. Sapevi che il profumo adatto puo' moltiplicare per 32 volte il piacere orgasmico?"
"Non mi dire..." esclamo' Anna.
Dopo un attimo di meditazione aggiunse: "Mi faresti provare?"

Quando Rosalia torno', Anna era sdraiata seminuda sul tappeto vicino al divano e stava ancora ansimando.
Rosalia la guardo' con aria interrogativa e Anna domando': "Lo sapevi che ha uno psudopodo sessuato rosa che gli esce a comando dallo sportellino?"
"Hai copulato con il mio Alexis!?!" Esclamo' Rosalia.
"Adesso non arrabbiarti, tu sei una santarellina e non lo avresti mai scoperto. E poi non si consuma, mi ha spiegato che puo' copulare ininterrottamente per giorni. E dopo l'orgasmo non perde turgidita'."
Alexis fumava una sigaretta che si era rollato da solo e guardava il telegiornale.

Quella notte Rosalia decise di provarlo.
Fu veramente fantastico.
Mentre si appisolava lui la teneva abbracciata coi suoi psudopodi. Lei mormoro': "Peccato che tu abbia la forma di un barattolone."
Alexis 2 rispose: "Posso prendere qualunque forma tu desideri."
Lei sobbalzo':"Anche Richard Gere?"
"Certamente."
"Fallo!"
Dopo un istante di fianco a lei c'era Richard Gere, perfetto. Con la stessa identica voce. E aveva un pene snodato come un serpente, disponibile i 3 diverse misure. Grande, molto grande e OH MAMMA!
Fu una grande notte.

Il giorno dopo Richard Gere le porto' la colazione a letto cantando un blues. Rosalia telefono' a Anna e le racconto' tutto.
"Vengo subito!"
Dopo 8 minuti era li'.
Si chiuse in camera con Alexis, gli chiese di diventare come Nelson Mandela a 22 anni e si abbandono' alla passione rivoluzionaria.

Quella sera guardando Report Anna disse: "Che mondo di merda."
Ci penso' un po' sopra e poi aggiunse: "Quanto sarebbe disposta a pagare la donna media per far l'amore 25 volte in una notte con l'uomo dei suoi sogni?"
Rosalia la guardo'. E sorrise.
Il giorno dopo iniziarono a diventare ricche.

di Jacopo Fo

 


Storie di boschi incantati , D'Alema, energia rinnovabile

Stamattina mi sono svegliato e sono uscito a raccogliere un po' di legna.
Il bosco e' pieno di tronchi da ammucchiare e poi da caricare sul trattore. Legna piccola, gli alberi grossi non li tocchiamo.
Appena posso vado nel bosco un paio d'ore a sudare lanciando legna. Per lo piu' il bosco e' ripido e con un solo lancio riesci a fargli fare un bel tragitto.
Ero li' che facevo la catapulta umana quando sento un ramo che si spezza dietro di me. Mi giro aspettando di vedermi davanti i soliti diciassette cinghiali, praticamente domestici visto che da mesi i cacciatori gli danno da mangiare tutti i giorni per poi ammazzarli meglio a settembre.
Invece vedo una ragazza con la pelle color crema e un pareo rosa, a fiori.
Le dico: "Salve".
Lei mi guarda. E' molto giovane. I capelli castani.
"Sei un boscaiolo?"
"A tempo perso."
"Ma comunque sei un boscaiolo?"
Intanto che parliamo si avvicina. Si muove con una grazia deliziosa.
Ha la bocca disegnata con le labbra piene.
Parla con le esse leggermente sibilate e le erre ben pronunciate. Ma non ha una voce leziosa. Sembra decisa. Decisamente graziosa.
"Questo bosco e' tagliato bene. Non avete fatto come gli altri che tagliano gli alberi grandi. Voi avete solo tolto gli alberi piccoli dove ce n'erano troppi. E avete lasciato gli alberi morti. Questo e' molto utile per gli insetti."
Pensai fosse un'ecologista studentessa di botanica. Le dissi che condividevo il suo punto di vista.
Poi lei disse: "Una volta questi boschi erano molto grandi, gli alberi erano tutti alti piu' di 15 metri, querce secolari, faggi imponenti." Non poteva avere piu' di 25 anni ma ne  parlava con tale passione negli occhi che sembrava che avesse proprio visto quegli alberi.
"Io e le mie sorelle adoriamo gli alberi."
Cosi' mi trovai a raccontarle di come io mi fossi trasferito qui a vivere proprio perche' adoro i boschi. Parlare dei boschi mi appassiona.
Poi lei mi disse: "Sei un bravo boscaiolo." Lo disse molto seriamente. Compita, come se fosse una sorta di dichiarazione ufficiale di grande valore. I suoi occhi neri erano senza fondo e vi brillava dentro una luce che saettava in modo ammaliatore.
"Mi piacerebbe che tu venissi a conoscere le mie sorelle."
"Con piacere" dissi io, quasi senza accorgermene. Lei mi disse: "Seguimi, sono qui vicino." Io la seguii e devo ammettere che i miei occhi non si staccavano dalla contemplazione del modo rotondo con il quale muoveva i fianchi e tutto il resto che ci sta intorno.
Avremmo fatto cento metri quando ci trovammo in una valletta. Conosco questa zona metro per metro, la giro e la rigiro da 28 anni. Posso elencarti tutti i sassi in ordine alfabetico. Ma mi venga un colpo se mi ero mai accorto di quella valletta. Pensai fosse per via del muro di ginestre e rovi che la rendeva invisibile dal sentiero. Dovemmo chinarci per passare sotto un cespuglio colossale di rosa canina. Il sentiero era stretto e i ginepri mi graffiavano le mani e la faccia.
Avvicinandoci sentimmo delle voci.
Poi uscimmo dall'intrico e ci trovammo di fronte a un prato illuminato dal sole. C'erano decine di ragazze, tutte vestite con pezze di tessuti dipinti, drappeggiati intorno al corpo. La mia guida si giro' verso di me: "Vieni.".
Poi mi presento' alle altre, che evidentemente erano sue sorelle in senso simbolico visto che avevano tutte grossomodo la stessa eta'.
A meno che non fossero figlie di uno sceicco con moltissime mogli.
Tutte erano molto interessate e mi guardavano sorridendo mentre lei spiegava che avevo tagliato il bosco senza distruggerlo e che ero un boscaiolo. Sottolineo' almeno tre volte che ero un boscaiolo, come se si trattasse di un elemento essenziale.
Quando fini' la presentazione tutte iniziarono a gridare e applaudire con entusiasmo. Mi offrirono da bere una bevanda rossa e dolce, dal sapore di spezie.
Mi sentii subito ristorato. Poi alcune ragazze tirarono fuori degli strumenti musicali e iniziarono a suonare e una di loro, bellissima, mi invito' a danzare. C'era un'atmosfera molto festosa, quasi esagerata, tutte sembravano estremamente giovani e felici.
Nelle ore successive scoprii che la bevanda aveva un potere straordinario, feci l'amore con tutte quelle ragazze, letteralmente sommerso, immerso e perso tra i loro corpi, ero diventato inesauribile, insaziabile e inarrestabile. Mi sentivo posseduto da una forza e da un desiderio di proporzioni mistiche.
E mentre passavo da una all'altra, circondato da una nuvola di carezze e di incoraggiamenti, mi giungevano alle orecchie frasi che andavano a comporre nella mia mente una storia incredibile di fate della foresta che vivono nelle profondita' della terra e ogni cento anni escono fuori alla ricerca di un boscaiolo buono che dia loro discendenza.
Tornai a casa che era quasi buio.
Non potevo certo non raccontare a mia moglie quello che era successo. Escludevo che ne sarebbe stata gelosa. Si puo' essere gelosi di un'amante. Quando fai sesso con 88 fate della foresta non e' piu' reato. E' un colpo di culo e basta.
C'e' la stessa differenza tra rubare una mela e rubare un regno. Ad esempio D'Alema...
Non ho capito se e' colpevole o innocente.
E sinceramente dopo una giornata come questa non me ne frega un cazzo.

D'Alema e i conti segreti in Brasile. 
Intanto vacilla la Cupola di Potenza. Poliziotti, giudici, leader politici di sinistra e di destra incriminati.
Tangentopoli 2 la vendetta!
Berlusconi che difende D'Alema e' quasi una prova di colpevolezza.
In ogni caso, in Italia mezzo milione di persone vive con lo stipendio che gli da' la politica. Mangiano un sacco di soldi e sono una manica di incapaci. Spesso anche ladri. E D'Alema in questa pozzanghera ci sguazza. E alla fine non hanno abolito la registrazione dell'acquisto delle automobili perche' senno' troppi amici sistemati dagli amici si sarebbero trovati in difficolta'.
Il problema e' che in Italia ci sono almeno 250 mila persone che devono cercarsi un lavoro vero. E non c'hanno voglia.
Intanto la nave affonda e il governo non sta realizzando il programma.
Qui ci vuole il ricambio.
E mentre e' iniziata Tangentopoli 2 aspettiamo e preghiamo. In Italia in questo momento ci sono piu' di mille indagati.
Ma forse dovremo aspettare Tangentopoli 4 per assaporare il cambiamento.
A meno che domani mattina ci si svegli tutti con la voglia di cambiare...
Ah sognare!!!

Il gruppo d'acquisto fotovoltaico avanza

Tra un'orgia tantrica con le fate e l'altra stiamo avanzando con i primi centocinquanta impianti di pannelli fotovoltaici. Continuiamo a vivere nel miracoloso: 150 persone che hanno gia' inviato tutta la documentazione iniziale sono un evento.
Fremo dal desiderio di veder funzionare il primo impianto: festeggeremo!!!

Compra energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Un atto concreto contro l'inquinamento, le guerre per il petrolio e una nuova strategia ribelle!
Chi non puo' installare un impianto solare puo' fare un'altra cosa straordinaria: iniziare a consumare soltanto energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili. Una cosa da far impazzire di piacere le fate delle foreste.
Proteggi l'ambiente e oltretutto risparmi circa il 2% sul costo della bolletta. (http://www.commercioetico.it/energia-rinnovabile/index.html)
E se sei un'azienda puoi mettere sulla tua carta intestata il marchio che certifica che compri solo energia rinnovabile al 100%
Il tutto garantito dal marchio europeo rilasciato da un'azienda indipendente di controllo.
Riuscire a raccogliere molte adesioni a questo progetto significa fare un altro passo in avanti nell'esperienza dei gruppi di acquisto e avere piu' forza per aprire altre contrattazioni.
E ci sembra proprio che ci stiamo riuscendo. Aiutarci in questo momento vale doppio.
E non dimenticarti che esiste anche il gruppo d'acquisto per la telefonia fissa (per ora 800 adesioni, se arrivassimo a 3000 potremmo stipulare un contratto anche per i cellulari e le connessioni veloci al web).
La consociazione e' un modo estremamente efficiente per realizzare subito qualche cosa di meglio.
La consociazione diffonde la cultura della collaborazione.
Entra in gioco anche tu!


Oltre i Tarocchi, Kabala, I King. ascolta la saggezza dello Zen. segui la via del Tao. Scopri la tua leggenda personale.

Godolo
L'Oracolo Taoista.
di Jacopo Fo

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Un consigliere a tua disposizione 24 ore su 24. Entra nella pagina e clicca sulla bocca dell'oracolo. Il misterioso saggio può raccontarti una storia che ha molte analogie con la situazione che stai vivendo adesso o fornirti un responso.
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L'oracolo gioca con te ma è un gioco estremamente importante. Consultalo con la giusta propensione di spirito. L'Oracolo risponde in modo stupido a chi gli manca di rispetto.
Ora hai un nuovo amico che vive nel mondo che non c'è.
Attenzione: nella pagina dell'Oracolo, se cerchi un altro punto linkabile, trovi il passaggio per entrare nel Secondo Livello della Città Segreta. Puoi fare un lungo giro scoprendo luoghi dove i sogni e la realtà si incontrano. Risolvi gli enigmi e trova i punti linkabili per compiere l'esplorazione fino in fondo.
E siccome oggi mi sento buono, ti dico anche che se non riesci a superare il primo labirinto puoi partire dalla mappa del Secondo Livello (http://www.enciclopediauniversale.it/secondolivello/pmdett.html): qui prendi l'astronave, trova il messaggio in una delle cabine del corridoio (attenzione l'astronave porta anche nel Labirinto degli
Animali Strani). Clicca sul foglio del messaggio e ti trovi nella stanza dei bottoni, non perderti in chiacchiere con la ragazza, parla solo Zuandi e tu non conosci certamente questa lingua. Trova il tasto giusto da schiacciare nella stanza dei bottoni. Non sarà facile perché ce ne sono diecimila. Ma se vai vicino alla poltrona... E ricorda che fra sette giorni apriremo il passaggio per il Terzo Livello, un luogo nel quale in due anni solo pochissime persone sono riuscite a entrare.

Attenzione
Godolo l'Oracolo e la Città segreta sono opere concepite in modo aperto. Il che vuol dire che puoi realizzare dei pezzi autonomi da linkare. La mia idea è quella di un progetto come Linux o le enciclopedie realizzate in rete collettivamente. Aiutatemi o cadremo vittima dei complotti dei Grog.
Per saperne di più leggi tutti i messaggi dal Mondo dei Sogni su
http://www.jacopofo.com/?q=taxonomy/term/19


Ottimisti dal mondo dei sogni


Se dai un'occhiata al sondaggio che abbiamo fatto in questi mesi sul futuro della nostra societa' (http://www.jacopofo.com/?q=node/2263#new) scopri che circa il 60% delle persone che frequentano il blog crede che il futuro sara' uguale o peggiore.

Gli ottimisti non solo sono pochi ma anche poco ottimisti visto che solo un terzo spera in un cambiamento culturale entro i prossimi cinque anni. Gli altri lo vedono molto piu' lontano: 10 o 20 anni. E visto che il nostro blog e' un posto per claun, comici e giocherelloni, sono convinto che sia anche frequentato da persone piu' ottimiste della media... Il che mi fa sospettare che se sottoponessimo queste domande a un campione medio di cittadini otterremmo risposte ancor meno fiduciose sulle possibilita' di cambiamento.
Chi inizia a usare l'ultimo ritrovato del pensiero moderno, un approccio olistico (globale) alla realta', sospettera' che questo pessimismo sia parte delle cause che provocano la pessima situazione del pianeta. E in effetti sono convinto che dietro l'odioso persistere dell'attuale sistema ci sia anche il modo di vedere della maggioranza dell'umanita', convinta che non sia possibile niente di meglio.
Molte persone accettano le guerre, la violenza, l'alienazione e la poverta' e fanno poco per cambiare non perche' non sentano dolore per come stanno le cose ma perche' sono convinti dell'impossibilita' del cambiamento. Da anni mi scervello cercando di dimostrare che questa idea e' sbagliata.
Stamattina, mentre nei miei sogni camminavo su un fiume insieme a www.angese.it, mi e' venuta un'idea per tentare di convincere i pessimisti (nei sogni generalmente volo poco ma passeggio molto sull'acqua). Spero di poter provare, in poche parole, che il mondo migliora. E pure velocemente.
Per millenni la cattiveria piu' inaudita e' stata l'unica qualita' che ha permesso agli umani di diventare ricchissimi e potentissimi. Se volevi soldi e potere potevi solo essere una carogna mostruosa: uccidere, sfruttare schiavi, complottare.
Anche nel passato abbiamo alcuni, encomiabili, casi di persone nate ricchissime che hanno fatto del bene e si sono rifiutate di opprimere i deboli. Ma neppure un caso, uno solo, di qualcuno che si sia arricchito spaventosamente realizzando qualche cosa di buono. Artisti e scienziati a quei tempi non navigavano certo nell'oro. I pittori erano addirittura pagati quanto un capomastro. Fu Giotto il primo a prendere un compenso pari a quello di uno scrittore. Bei soldi ma comunque non ti ci compravi una villa di 200 stanze in Sardegna.
E la cosa e' andata cosi' fino all'inizio del decennio 1960.
Solo allora, grazie alla diffusione di cinema, tv e mangiadischi accadde l'impensabile: i Beatles entrarono nella cerchia degli uomini piu' ricchi del mondo. Oggi, se prendiamo la lista delle 500 persone piu' miliardarie del mondo (in migliaia di miliardi di lire) troviamo una fila di personaggi dello spettacolo, calciatori, ragazzi scapestrati che si sono inventati un sito, un videogames, un software. 300 anni fa nella lista degli uomini piu' ricchi del mondo trovavamo un 90% di re che avevano
conquistato il potere (loro o i loro avi) con il pugnale in mano.
Oggi questa tipologia di ricchi e' in via d'estinzione. Sono restati la regina d'Inghilterra, gli emiri sauditi e qualche dittatore del terzo mondo. Ma anche i capitalisti che gestivano fabbriche e i grandi banchieri sono in netto declino.
Tra i dieci uomini piu' ricchi del mondo la maggior parte ha fatto i soldi senza possedere praticamente null'altro che una tremenda capacita' di speculare sugli andamenti azionari.
Non sto dicendo che gli speculatori siano brave persone. Ma, potendo scegliere, cosa preferisci?:
A) Vivere in un mondo governato da condottieri assetati di sangue.
B)  Essere dominato da padroni delle ferriere che sfruttano il lavoro
minorile e ricattano sessualmente le operaie.
C) Essere dominati da gente che passa la giornata a studiare numerini sul suo pc e a un certo punto fa i dollaroni.
Ma il discorso va visto in prospettiva: per secoli l'archetipo fondamentale del successo era incarnato da serial killer con la benedizione di Dio sempre in tasca. Ora esistono archetipi diversi della persona di successo e uno di questi e' la persona di ingegno che segue la sua aspirazione e ispirazione.
Ed e' questo l'ideale sul quale si sta formattando il mondo giovanile a livello mondiale. Non e' un ideale perfetto ma e' un ideale piu' positivo di quello di rubare o tagliar teste. Perche' non dovremmo avere fiducia che dia buoni frutti?
Stavo scrivendo questo articolo quando Mari (grazie!) mi ha mandato un articolo di Internazionale (Santi subito!!!). Dice che il portale scientifico The Edge ha chiesto a 160 scienziati ed esperti le ragioni per cui dobbiamo essere ottimisti riguardo al futuro dell'Umanita'.
Lo storico James O' Donnell ha dichiarato: "Lo studio della storia ci rende ottimisti. Ci insegna che sul lungo periodo gli idioti hanno la peggio. La creativita' e i successi sono invece unici, esaltanti e stabili. Le scoperte degli scienziati, le invenzioni degli ingegneri, i progressi della civilta' sono sorprendentemente durevoli". Insomma per ammazzare la gente bisogna farlo tutti i giorni e anche per i cattivissimi e' una fatica. Il martello invece, una volta che lo inventi non smettono piu' di usarlo.
Lo psicologo Steven Pinker confida invece nel "declino della violenza", una "tendenza importante e spesso sottovalutata che contraddistingue la storia della nostra specie".
La prova e' che nella societa' moderna non sono piu' immaginabili i popolari divertimenti di massa del passato: i sacrifici umani, i massacri dei gladiatori, le esecuzioni e le torture pubbliche. Sono inoltre scomparse nella maggior parte del mondo la tortura e la mutilazione come forma di punizione inflitta da tribunali legali.
Ma quel che piu' mi rassicura rispetto al nostro futuro non e' tanto l'arretrare progressivo del male. Il bello e' che il bene avanza a grandi passi. Stiamo vedendo, ogni giorno, esseri umani eccezionali che, tra mille difficolta', inventano nuove soluzioni per affrontare i problemi dell'umanita'. E queste soluzioni, proprio perche' sono semplici, geniali e positive, non potranno non essere imitate in futuro.
I pannelli solari negli anni 80 li mettevano i pazzi e i tedeschi. Oggi le piu' importanti banche italiane stanno investendoci miliardi.
E poi assistiamo a piccoli capolavori. Eleonora mi ha telefonato in sogno e mi ha detto che sul Venerdi' di Repubblica di oggi c'e' la storia di Filippo Vigano', sindaco di Albiate (Brianza) e medico, che ha ricevuto un premio dall'Organizzazione Mondiale della Sanita' perche' in tre anni e' riuscito a ridurre quasi del 30% il numero degli obesi (da 9,3% a 6,6%). Come? Parlando con la gente, realizzando inchieste, incontri, convincendo i medici di base a prescrivere insieme alle medicine una certa quantita' di chilometri da percorrere. E poi ha allargato i marciapiedi, cosparso il paese di cunette di rallentamento e rotonde per rendere piu' sicuro passeggiare. Ha aperto una nuova palestra, creato un percorso salute in un parco, informato le madri dell'importanza del moto e di un'alimentazione corretta per la aumentare le capacita' del sistema immunitario dei loro figli. Hanno organizzato che i ragazzi vadano a scuola a piedi, in grossi gruppi, accompagnati da adulti invece che con il pulmino. Si divertono di piu' e arrivano in classe belli svegli e ossigenati.
Cose semplici, banali. Ma le hanno fatte bene e tutte assieme. Coinvolgendo le persone! E non solo sono dimagriti in moltissimi, stanno pure tutti meglio. Anche i non obesi. E gli anziani cadono di meno (20%). E ovviamente sono anche diminuiti i costi della sanita' pubblica.
Eleonora mi ha cortesemente fatto una ricerca su internet (visto che io, vivendo nei sogni, non riesco a leggere i testi. Vedo bene solo le figure). Cosi' ho scoperto che Vigano' e' impegnato anche sul fronte dell'ecologia e del risparmio energetico. E' uno che promuove accordi tra associazioni dei cittadini, aziende e amministrazioni per sviluppare un'architettura sostenibile. Insomma, una cosa stupenda. Un sindaco che risparmia denaro pubblico migliorando la vita dei cittadini. Da internet abbiamo appreso anche che si e' presentato con una lista civica. Cioe' e' uno fuori dal gioco
dei partiti. E te pareva!?!
Ecco vedete: e' la nuova cultura che avanza. Un nuovo concetto di strategia esistenziale che parte affrontando questioni apparentemente piccole per dimostrare l'immenso potere della comunicazione, della politica dei piccoli passi e dei piccoli risultati subito. Quindi, carissime lettrici, carissimi lettori, se ancora pensate che andremo di male in peggio fermatevi un attimo a vedere se si possono guardare i fatti da un altro punto di vista. Il bicchiere non e' ne' mezzo vuoto ne' mezzo pieno. E' capiente il doppio del necessario. Possiamo versarci ancora molta acqua. Una goccia tu, una goccia io, una goccia un altro miliardo di persone che in questo momento stanno pensando: "Se po' fa'!" E rimandano di piangersi addosso, si alzano e ricominciano a lottare per regalare un mondo migliore ai loro bambini.
Cazzo, gente! Siamo una grande specie animale. Non c'avevamo unghie, corna, scatto felino, denti a sciabola e zoccoli mortali. Non c'avevamo neanche la pelliccia, le spine ci scorticavano e il sole ci friggeva. E quando se ne andava morivamo di freddo a migliaia. E guardate adesso. Non e' un po' meglio?
Ok, ci sono un mare di orrori e brutture. Ma una volta era peggio.
Tocca avere fiducia negli esseri umani. Mo' l'hanno capito anche i paracarri che se si fa i cretini ancora con l'ambiente siamo fregati. Lo dice perfino Al Gore! Vedrete.
Questi uragani faranno ragionare la gente. Una volta i benpensanti, per star lontani dalle emozioni parlavano del clima. Ora se lo nomini scoppia il panico. E' il meglio che avanza. Pianteremo milioni di alberi, Tra dieci anni le auto a benzina saranno piu' vietate della cocaina oggi. E nessuno alla fine lancera' la bomba atomica. Perche' lo sanno che almeno 6 miliardi di persone non sarebbero d'accordo.
La situazione e' grave, c'e' un grande pericolo, ma proprio per questo dobbiamo combattere il pessimismo. Ci serve gioia, ci serve coraggio, fantasia, amore, il gusto di stupire chi ancora non capisce. Costruire il mondo migliore del futuro e' un gioco meraviglioso. Appena si sparge la voce, diventera' piu' popolare del Grande Fratello.
Dobbiamo fare un mondo nuovo non un funerale. Intanto, se vuoi, puoi scrivere a Filippo Vigano' e dirgli che e' un grande. Iniziare a riconoscere il meglio quando si manifesta e celebrarlo e' il primo passo. protocollo@comune.albiate.mi.it

P.S.: In "Pessimismo cosmico e gnocca globale" e in "Perche' internet salvera' il mondo" ho cercato di spiegare questi concetti utilizzando gli strumenti dell'analisi marxista. (Su: http://www.jacopofo.it trovi un indice degli articoli con questi e altri testi sull'argomento).
Per inciso un comunista che non creda nel costante miglioramento della situazione nega le basi stesse del comunismo scientifico che nasce proprio dall'idea che esista una forza "naturale" che trae la sua forza immensa dai meccanismi stessi insiti nell'economia umana. E' questo meccanismo NATURALE che provoca inesorabilmente il continuo migliorarsi della realta'.

P.P.S.: Questo articolo spiega anche le ragioni profonde della protesta che sto portando avanti da un mese, continuando a vivere nei sogni e raccontando la mia nuova esistenza onirica. Cerco compagni di viaggio. Giocare ai sogni per provocare emozioni narrative. E, forse, riuscire a costruire un mondo virtuale insieme ad altri. Adoro inventare collettivamente. C'e' piu' suspense.
(Vedi articolo di cacao di domenica scorsa e tutta la storia sui post pubblicati su http://www.jacopofo.com).

Vedi anche: Sulla vittoria della rivoluzione ecologica e le nuove sfide (dovremo affrontare le sfide della complessita')

Abbiamo vinto!!! La Rivoluzione Ecologica e' iniziata. E adesso che si fa? http://www.jacopofo.com/?q=node/1906

Il nemico da battere e' il pensiero lineare
Va beh, come titolo non e' un gran che. Faccio un esempio: chi impedisce alle nuove tecnologie ecologiche di imporsi sul mercato. La prima risposta e': le multinazionali del dolore e le loro lobby petrolifere. Indiscutibile ma solo parzialmente vero.
http://www.jacopofo.com/?q=node/4

Il riflusso nel Movimento no global. Strategia dei piccoli passi, pensiero laterale. Politica e intelligenza emotiva.


Le confessioni di Michele Lanzacurte

Grazie zia.
Lanzacurte, un uomo che di mestiere risolve i problemi degli altri. Se ci sono abbastanza soldi per farlo.
di Jacopo Fo
 
Mi chiamo Michele Lanzacurte e per vivere a volte risolvo i problemi della gente. Non ho una ditta. Neanche un ufficio. E la mia professione non ha nome. Lavoro per gente che non fa caso a certe formalità. Diciamo che mi sono fatto un nome negli anni.
 
Stavo camminando, sotto il sole di questo autunno, in direzione del mio bar preferito, dove ogni mattina mi rintano in una saletta a meditare sullo schifo del mondo e a pregare per le speranze dell'Umanità mentre leggo un giornale scritto da giornalisti con l'anima in riserva e la coscienza nel buco del culo.
Un rito quotidiano che cerco di dimenticare una volta uscito dal bar.
Quando sono lì nessuno mi disturba. Davanti alle brutture del mondo divento scorbutico.
Comunque fu proprio lì, nella mia saletta, che entrò un uomo sui sessanta, vestito con eleganza ma senza ostentazione.
"Ci sta solo lei in questa saletta?"
Lo guardai.
"Sì. Di notte ci bivaccano i ragazzi che vanno a ballare al Red Zone. Ma di giorno non ci viene nessuno."
"Ah" fece il tipo come se fosse stata una scoperta di una qualche importanza. Dopo qualche istante di attesa aggiunse: "E' lei Lanzacurte?"
"Sì."
"La cercavo."
Aspettai guardandolo in viso. Non bisogna mai parlare troppo se vuoi venderti bene.
"Avrei un lavoro da proporle... Se ho ben capito lei è uno che risolve i problemi." Annuii. Faticava a parlare. Peggio per lui.
"Mi chiamo Fabio Filippetti. Posso sedermi?" Feci di sì con la testa.
Appoggiò i manoni sul tavolo. Era uno che nella vita non aveva sempre fatto il ricco.
"Siamo un gruppo di imprenditori. Di padroni se preferisce.  So che lei è un comunista. Ma credo che su quel che le chiediamo anche lei sia d'accordo. Noi non siamo grandi industriali. Aziende piccole e medie. Siamo stufi di dover annegare tra le scartoffie. Credo che lei sappia che oltre alle tasse noi dobbiamo pagare uno spavento in termini di lavoro per come il fisco è organizzato. E' una cosa da schizofrenici! Abbiamo raccolto un po' di soldi e vogliamo spenderli per ottenere la semplificazione della burocrazia e delle imposte. Lo sa che il peso burocratico italiano è il più alto del mondo? Per ogni tre che lavorano uno deve occuparsi delle scartoffie!" Parlava in modo appassionato. Lo raffreddai: "Non deve convincermi. Sono già convinto. La burocrazia mi fa schifo. Ma perché si rivolge a me? Non avete la Confindustria? Credevo che fossero gli imprenditori a comandare in questo paese..."
"Non è così semplice. Come le ho detto, non siamo il grande capitale. Siamo noi che facciamo andare avanti la baracca ma sono 40 anni che chiediamo di piantarla con la burocrazia e non ci dà retta nessuno... La burocrazia fa comodo ai corrotti, ai politici, alle grandi multinazionali. E' un modo per tenere sotto i piccoli. Dà potere. Non gli importa niente se il sistema Italia ne esce azzoppato!"
Mi annotai il compito di meditare sulla strana situazione nella quale la maggioranza dei capitalisti scopre di non contare un cazzo e si convincono di essere sfruttati come operai... La globalizzazione fa strani scherzi.
"Quanti soldi mi mettete a disposizione? Non sono operazioni che si fanno in economia..."
"Iniziamo con 30 milioni di euro. Ovviamente ci dovrà giustificare ogni singola spesa."
"Ovvio. Voglio un anticipo di 500 mila euro e un milione se riesco a ottenere il risultato."

Aveva accettato le mie condizioni. Dovevano essere idrofobi dalla rabbia per cercare uno come me.
Avevo 500 mila euro in tasca. E questa è sempre una buona cosa. Ma non avevo la minima idea di come fare a convincere il governo a varare questa benedetta riforma
Però la riforma ce l'avevo, e anche questo era un bell'inizio. Gli amici di Filippetti avevano ingaggiato uno studio di avvocati per avere un disegno di legge che rispecchiasse i loro desideri.
Girai per un'ora in auto con la busta contenete il malloppone del disegno di legge sul sedile del passeggero al mio fianco.
Poi mi venne un'idea. Anita Sassovito. L'avevo conosciuta a una festa della Luna Piena in una comunità elfica sugli Appennini. Avevamo ballato nudi fino all'alba con altri 200 scatenati. Poi avevamo discusso a lungo sulla filosofia della pasta con i broccoli. E' una ragazza che sa ragionare. Inoltre suo padre era stato parlamentare o qualche cosa del genere. Quindi conosceva il settore.
Le telefonai e mi diede un appuntamento per due ore dopo. Giusto il tempo di spazzare una certa quantità di salmone biologico in un ristorantino assolutamente non punitivo. Salmone in padella con le spezie che usano gli scandinavi. Un'erbetta piccante con foglioline minuscole. Deliziosa. Burro vero su patate arrostite intere.
Andai a casa sua. Dopo i convenevoli le esposi il mio problema...
Poi lei mi disse come la pensava: "Certo con i soldi si può fare tutto. Ma in questo caso non saprei come. Dovremmo parlare con mio padre. Ma disgraziatamente negli ultimi tempi non ci sta tanto con la testa. Straparla."
"Andiamo a sentirlo comunque."
 
Angelo Sassovito era nel suo studio, affondato in una poltrona rossa, stava leggendo l'Unità con una grossa lente di ingrandimento e dimostrava più dei suoi 200 anni.
"Papà, secondo te ci sarebbe un modo per far approvare dal parlamento una riforma della burocrazia e del sistema fiscale?"
Gli occhi del vegliardo si accesero come braci istantaneamente, alzò il dito indice indicando il cielo e lanciò un urlo spaventoso: "AAAAHHH!!! Sono 40 anni che ne parlano. Non lo faranno MAI!!!"
Poi tacque perdendo tutte le forze e ritornando allo stato di quiete. Gli occhi erano vuoti.
Ci stavamo allontanando quando sentimmo che sibilava alcune parole: "L'unica possibilità sono le zie."
 
Lì per lì, quella del vecchio mi era sembrata la solenne stronzata di un rincoglionito totale. Ma poi nella notte, mentre dormivo, l'idea si era fatta strada nella mia mente con tale forza da svegliarmi: LE ZIE!
Siamo italiani. Le zie sono fondamentali... IL POTERE DELLE ZIE.
 
Il mattino dopo mi attaccai al telefono. Sparsi la voce all'interno del mio clan: cercavo una decina di persone capaci per costituire la squadra che avrebbe diretto l'operazione di marketing più estesa e complessa che mai mente umana abbia potuto immaginare.
Passai i successivi 5 giorni a fare colloqui, coadiuvato da Fabrizio Zappaterra, tra le persone che conosco quella che ha più fiuto per le qualità degli esseri umani.
Costituimmo la squadra, 15 persone a quattromila euro al mese e 100 mila euro di bonus a testa se ci riuscivamo. Avevo bisogno di persone che non fossero solo motivate da una giusta causa e da un giusto salario. Le volevo esaltate!
Passammo poi a limare il piano. Dovevamo convincere almeno 400 parlamentari a impuntarsi per varare una legge sulla quale a parole tutti erano d'accordo.
Non doveva essere impossibile.
Poi ingaggiammo 800 ragazze tra i 24 e i 34 anni. E dopo una settimana di training  affidammo a ognuna il compito di contattare le zie, le cugine, le nipoti di un parlamentare. Avrebbero offerto a ognuna un presente da 50 mila euro se riuscivano a convincere il loro parente al parlamento a combinarne una buona.
Poi spedimmo un paio di tipi intelligenti a rompere i coglioni a una trentina di giornalisti blasonati. Organizzammo party per la stampa, regalammo televisori giganti al plasma, marenghi d'oro e champagne in bottiglie da 5 litri. E comprammo pagine intere di pubblicità sui giornali pretendendo articoli redazionali in omaggio. Poi ci occupammo di internet e della tv.
Quando le zie, cugine e nipoti entrarono in azione i parlamentari si sentirono circondati.
Resistettero un paio di mesi e alla fine, per il puro interesse della nazione, la riforma venne approvata e gli italiani furono liberi dalla tassa delle tasse burocratiche e dalla tortura sadica dei labirinti burocratici.
L'Italia si affacciò così nel mondo dei paesi civili.
Ah... Le zie... Quando si mettono a rompere i coglioni, nessuno riesce a resistere.


Niente è impossibile quando hai abbastanza pallottole. (La volta che ce la prendemmo con quelli più grossi di noi)

Un altro caso impossibile di Michele Lanzacurte, investigatore privato. (Per leggere tutto il testo clicca su "leggi tutto" scritto in rosso in fondo a questo testo.)
Stavo camminando per il centro di Reggio Emilia. Sembra di stare su un altro pianeta. E’ tutto pulito in modo allucinante e la gente cammina per strada come se scippatori e sgozzatori non esistessero. Un sacco di biciclette e tutti si salutano. Probabilmente il sindaco fa mettere della droga nell’acqua dei rubinetti. Oppure sono una colonia di marziani. Ero proprio davanti all’Hotel della Posta quando mi avvicina una ragazza di quelle che cerchi di capire dove hanno un difetto per tranquillizzarti. La bellezza totale è ansiogena. “E’ lei il signor Lanzacurte?” Cioè, non voglio dire che ero lì in incognito, stavo andando da un cliente che sta proprio due portoni più avanti, ma un po’ mi stupì essere fermato in mezzo alla strada da una persona che sapeva chi fossi… Ammisi la mia identità. Lei mi sorrise:”Sono Annapaola Ferlinghetti. Lei aveva un appuntamento con mio nonno… Vuole seguirmi?” La seguii. O meglio la affiancai. Iniziò a percorrere le stradine lunghe della zona, svoltando e risvoltando come se avesse perso il senso dell’orientamento. “Mi deve scusare, ma mio nonno è un fanatico della sicurezza. E siccome io lo rispetto mi adeguo anche se sinceramente mi sembra un po’ eccessivo… Ultimamente ha proclamato un allarme rosso e tutta la nostra vita sta diventando complicata.” Aggiunse un sorrisino, quasi volesse scusarsi. Poi passò un ragazzino in bicicletta con un caschetto in testa, giallo. Mentre ci superava disse a mezza voce: “Nessuno in vista.” Poi svoltò alla prima a sinistra scomparendo. Lei mi guardò: “Mio cugino… Adesso possiamo prendere la macchina.” Entrammo in un palazzo, attraversammo un cortile e poi un altro. Lei intanto stava chiamando con il cellulare. Ma non parlò con nessuno. Aspettò di vedere che la chiamata aveva trovato il segnale di libero e poi aveva interrotto la comunicazione. Con l’aria di volermi tranquillizzare mi spiegò: “Sono cellulari schermati…” Uscimmo di nuovo per strada e dopo pochi secondi ci affiancò una Fox bianca. Salimmo e l’auto partì silenziosa lungo la viuzza quasi deserta. Finalmente arrivammo di fronte a un condominio fuori città. Entrammo nel parcheggio sotterraneo e di lì prendemmo l’ascensore per il quarto piano. Annapaola bussò seguendo il ritmo delle prime 5 battute de l’Internazionale. Dopo un istante ero nel salotto del piccolo appartamento, di fronte al mio cliente. Per essere il nonno di una ragazza sui vent’anni se la cavava bene. Non gli avrei dato più di cinquant’anni. Sapevo che si chiamava Scaravazzi. Avevo dato un’occhiata su internet: ex operaio della Breda, attivo nel sindacato comunista, aveva fatto i soldi stampando una delle prime riviste sul mondo dei computer. Aveva investito tutti i soldi della liquidazione. Poi si era messo a produrre adattamenti dei software americani. Aveva avuto un paio di cause per questioni di copyrigt ma per il resto era pulito e estremamente ricco. Vicino a lui un quarantenne brizzolato che mi fu presentato come uno dei figli. Una vecchia Luger con il caricatore tra il grilletto e la canna gli spuntava dalla cintura dei calzoni. Mi chiedevo dove cazzo fossi capitato. Dopo i convenevoli Scaravazzi arrivò al dunque: “Odio questa società di merda e cerco di usare i miei soldi per combinare qualche cosa di buono. In questo momento abbiamo tutti addosso perché sanno che possediamo una copia delle centomila intercettazioni illegali di Telecom. Caro Lanzacurte, lei non ha idea delle schifezze che saltano fuori da quelle registrazioni. Ce n’è per mandare in galera qualche centinaio di potenti. Non si salva nessuno. Per forza che questi galantuomini del Parlamento hanno fatto le corse per varare una legge che costringa i giudici a distruggere i nastri senza ascoltarli. E guardacaso una volta tanto sono tutti d’accordo… Ma si rende conto? Bruciare un patrimonio del genere, senza neanche ascoltarlo? E poi dicono che hanno a cuore la giustizia… Che gente… Ma non si preoccupi… Stiamo mettendo tutte le registrazioni su internet. Almeno la gente saprà la verità… ” Mi guardò per vedere che faccia facevo. Probabilmente quella di un bambino che guarda i regali di Natale accatastati sotto l’albero. Tutti sorridevano nella stanza. Beh pensai che aveva ragione mia madre: “Dio c’è ed è comunista.” Mi parve che fosse il mio momento di parlare: “Volete che organizzi una rete di protezione intorno a voi?” Scaravazzi scosse la testa: “No, come vede ci siamo già organizzati. Ho telefonato a una cinquantina di ex operai della Breda, gente che lavorava con me. E poi qui a Reggio abbiamo molti amici. Dobbiamo resistere solo fino a domani mattina. Tanto ci serve per mettere i file su decine di server sparsi in tutto il mondo. Li voglio vedere quei cazzoni se riescono a bannarci.” Cazzo, 50 ex operai della Breda. Cioè non so se li avete mai visti in azione negli anni ’60. Solo Dio avrebbe potuto tenerli a bada: attaccavano con i tubi Innocenti in mano, disposti a file come la falange macedone. Spaventosi. E sicuramente Scaravazzi, con tutti i soldi dei suoi forzieri non aveva lesinato sull’armamento. Ero curioso. Fui tentato di chiedere come avrebbero reagito a un attacco dell’aviazione ma Scaravazzi continuò: “Da lei voglio che si metta a lavorare su un’altra questione che mi dà i nervi: la tortura. Insopportabile. Possibile che non la si possa eliminare almeno nelle cosiddette nazioni moderne? E’ un’infamia. E visto che di lei mi hanno parlato veramente bene, mi chiedevo, lei poterbbe fare qualche cosa?” “Certo.” Dissi. Non avevo la minima idea di come ci si potesse riuscire. Ma sono incarichi che ti propongono una volta sola. Trovare uno che mi pagasse per raddrizzare i torti del mondo invece delle solite indagini di merda su mogli che si scopavano gli idraulici (categoria professionale fortunata) era il sogno della mia vita. Sorrisi. E forse perché volevo fare bella figura con la nipotina del mio cliente aggiunsi:”Credo che si possa fare.” Mai sbilanciarsi quando non ti costringono con una pistola alla tempia. Ma sono un’emotivo. Gli chiesi mille euro al giorno più le spese. Mi rispose:”Va bene. Ti metto a disposizione un fondo spese di 2 milioni di euro. E se riesci a farmi chiudere Guantanamo e tutte le carceri segrete della Cia ti do un premio di 100 mila euro.” Mi piaceva quell’uomo. Annapaola mi accompagnò con un’altra auto fino a Modena. Di lì presi un autobus fino alla stazione e un treno fino a Milano. Durante il tragitto mi convinsi che era più carina di Venere e Ishtar anche se probabilmente era troppo giovane per me che ormai ho 50 anni. Mi chiese: “Pensi di riuscire a concludere qualche cosa?” Era passata al tu. “Credo che anche i problemi insormontabili abbiano un punto debole.” “E qual è il punto debole della tortura?” “Non lo so ma cercherò di informarmi.” Dovevo essere sembrato convincente perché mi sorrise come fanno le mamme con i bambini volonterosi. Respirai profondamente e cercai di resistere all’impulso di implorarla di baciarmi. A volte sono un duro. Il mio problema è che non sapevo da che parte iniziare. Fu durante il viaggio in treno che mi ricordai di Gabriella. Una donna piena di iniziativa che aveva trovato un modo originale per guadagnarsi il pane. Comprava elettrodomestici, cellulari e schede telefoniche, apriva conti bancari, comprava azioni, si leggeva le garanzie e i contratti partecipava alle assemblee degli azionisti, studiava tutto finché scopriva dove facevano i furbi e poi gli faceva causa. E funzionava. Il 20% delle aziende pagava subito una sciocchezza per togliersela di torno e con quello viveva. Il resto delle cause erano il suo investimento a lungo termine. E visto che dopo una decina d’anni le cause vinte avevano iniziato a fruttare aveva iniziato a istruire procedimenti legali per conto di altri. Ormai conosceva tutte le procedure e tutte le scartoffie e aveva bisogno dell’avvocato solo per le firme e l’attività processuale. Le telefonai. Mi rispose cinguettando: “Amor mio, mio salvatore, sono oberata di lavoro me per te lascerò perdere tutto.” Mi serbava gratitudine perché l’avevo tolta dai guai una volta che una grossa azienda specializzata in latticini (mi perdonarete se non faccio il nome) aveva minacciato di usare le maniere forti. Gabriella era stata a uno spettacolo di Grillo, aveva imparato che la quell’azienda era cotta, aveva comprato due milioni di lire di azioni e poi aveva citato l’amministratore delegato per 138 irregolarità nelle comunicazioni ai soci, nella trasparenza verso gli azionisti e nei sistemi di controllo sui bilanci. L’amministratore delegato si incazzò e mandò questo stronzo a farle paura. E’ facile per uno che pesa 90 chili impressionare un fuscello come Gabriella, una bestia dell’ufficio legale vestito come Al Capone al cinema. Andammo a trovarlo io e Alberto. Che è uno che lavorava ai mercati generali e si carica quattro cassette di patate per volta. Un maniaco che d’estate andava in Scozia a fare la corsa con l’incudine in braccio. Quando i bambini lo vedono urlano:”Mamma, guarda l’orco!” Ma stanno minimizzando. Entrammo nell’ufficio dell’Al Capone, Alberto sfondò quattro sedie prima di trovarne una che lo reggesse mentre si lasciava cadere sopra a peso morto. Impressionante. Lasciammo il povero coglione che piangeva perché ci aveva firmato un assegno di 10 mila euro a titolo di scuse personali. L’azienda dovette aggiungerne altri 20 mila. Avevamo sparato dalla finestra del suo ufficio con un razzo artigianale. Una decina di auto nel parcheggio erano andate a fuoco. Loro avevano compreso due cose: in quanto a razzi gli hezbollah ci facevano una sega e eravamo completamente privi del senso della misura. Con quegli animali devi fare così: la teoria non la capiscono. Quando arrivai a casa di Gabriella era in piedi con un foglio in mano mentre quattro ragazze pestavano sui tasti dei loro pc come se dal loro ticchettio dipendessero le sorti dell’universo. Gabriella mi disse: “Buon Gesù, stiamo presentando seicento domande di danni contro le compagnie telefoniche che ti mandano sms che non hai mai richiesto e poi vogliono pure essere pagate.” Abbandonò tutto e mi portò in camera da letto. La sua casa ha solo tre stanze e le altre due erano occupate dalle fedeli dattilografe. “Dimmi tutto, amore mio!” Gabriella esagera sempre ma lo so che mi vuole bene:”Ho avuto un ingaggio con tanti soldi spalmati tutti intorno. Il mio cliente vuole che io blocchi le prigioni illegali della Cia.” “Buon Gesù, spero che siano parecchi i soldi perché non dev’essere uno scherzo. Hai idea di come riuscirci?” Ecco perché amo frequentare gente come Gabriella: non ti dicono mai che una cosa è impossibile. “Nessuna idea. Ho preso l’incarico d’istinto. Sono venuto a parlare con te per ragionarci.” “Beh, aiutarti mi piacerebbe proprio… Ma hai idea di quanti soldi siano disponibili?” “Un paio di milioni di euro sarebbero disposti a spenderli, forse di più.” “Beh, non sono bruscolini.” “Appunto…” “Lasciami pensare e fare qualche telefonata. Forse salta fuori un’idea.” Quando ritornai per strada respirai profondamente e guardai il sole che stava tramontando. Era uno spettacolo meraviglioso anche se lo guardavo attraverso uno strato di smog. Miracoli della bellezza. Angai a Casa a farmi una doccia, mentre mi massaggiavo i piedi con un mix di oli essenziali di menta, salvia, ginepro e rosmarino (mi sentivo un cosciotto di maiale al forno) ascoltai in tv la storia di questa deficiente che si era inventata un’aggressione e aveva incolpato un marocchino. Centinaia di ex carcerati usciti con l’indulto erano tornati in cella dopo aver rubato, picchiato e ucciso. Non ci voleva molto a prevederlo: nessuno si era preoccupato di offrirgli un minimo di aiuto. Gli avevano dato in mano 30 euro e gli avevano detto:”Ciao, ciao, comportati bene!” Invece non era successo che Prodi telefonasse a Beppe Grillo e gli offrisse di diventare ministro dell’economia. Cavolo uno che ti prevede con anni di anticipo gli imbrogli di Parmalat e Telecom mentre in maggioranza politici, economisti e giornalisti non avevano capito niente, è un genio!!! Chissà perché non gli offrono un ministero? Andai a cena da Giuliano: alla Rana felice. Il miglior pollo alla Kiev dell’occidente cristiano. E’ un cuoco ma anche un filosofo. Si sedette al mio tavolo mentre centellinavo il suo ceasekake al limone. Avevo i brividi. Gli raccontai il mio problema. “Loro disperdono un mare di energia per fare le porcate che fanno. Per questo hanno bisogno di molto di tutto: dolore, soldi, potere. Sono buchi neri che devono divorare immense quantità di energia per non implodere. Onnivori con una fame spaventosa. Se riesci a provocare una diminuzione nella disponibilità di energia a loro disposizione li puoi terrorizzare. Credo che la sola minaccia potrebbe spezzarli. Il loro equilibrio è molto fragile sembrano solidi, immensi. Ma il loro equilibrio si basa su uno sforzo continuo verso l’espansione. Non sono veri, sono solo molto veloci.” Ruttai. La roba che cucina Giuliano dopo un’ora l’hai bella che digerita: cucina con delicatezza. Ma per digerire quello che dice a volte ci vogliono settimane. Gli chiesi di ripetere quello che aveva detto. Non lo capivo ma ero istintivamente d’accordo. Andai a casa con l’intenzione di guardarmi I 7 samurai. Volevo rivedere quando lui tira le frecce e centra i cavallieri uno dopo l’altro. Con un arco giapponese. Chi sa come funziona l’arco giapponese sa che non è uno scherzo riuscirci… Invece trovai sottocasa Annapaola, la nipotina del mio cliente. Aveva la faccia sconvolta. Mi lanciò un’occhiata che diceva:”Fai finta di niente.” E mentre mi passava a fianco come se non mi conoscesse mi sibilò: “Mi seguono in due!” Tirai dritto aguzzando la vista e infilai una mano nella giacca impugnando la piccola 22 che porto sempre con me. Dopo qualche decina di metri li vidi. Erano in due e stavano accellerando il passo per raggiungere Annapaola. Uno aveva già tirato fuori la pistola. Sparai due colpi. Anzi ora che ci penso li sparai tutti e 7 senza estrarre l’arnese dalla tasca. Una giacca rovinata. Li ferii alle braccia e alle gambe. Poi li disarmai. Li privai di portafogli e orologi. Dissi: “Questa è una rapina. Se dite che non è una rapina domani vengo in ospedale a uccidervi. E dite ai vostri amici che hanno fatto un errore. Non vi pagano abbastanza per il lavoro pericoloso che fate.” Dopodichè mi girai verso Annapaola che era tornata indietro e se ne stava a qualche passo di distanza con le mani aperte sul viso. La raggiunsi e ce ne andammo. Era sotto shock. Anch’io. Ma mi toccava di fare quello con i nervi saldi. Sono bravo a fingere. I reni mi facevano male. Problemi a filtrare l’adrenalina. Tolsi la batteria al mio cellulare. Non si sa mai. E usai il suo che era schermato per telefonare a Roberto e chiedergli copertura. Arrivammo da lui con un taxi venti minuti dopo. Abitava un casale isolato. Roberto aveva preparato un tavolo coperto di piatti e scodelle piene di cibo. Una roba da matrimonio. “Mangiate che fa bene dopo una sparatoria!” Non era proprio il caso. Avrei vomitato. Alla spicciolata stavano arrivando anche gli altri. Dopo un’ora c’erano una decina di uomini armati con tutte le armi disponibili in occidente al di sotto del carro armato. Alberto, l’Orco, aveva portato un piccolo elicottero telecomandato carico di tritolo. Era possibile raggiungere il casale solo passando per una strada di campagna e quella l’avevano minata con ordigni che potevamo far esplodere telefonandogli. Una cosa moderna. Sospettavo che esagerassero ma tanto era inutile discutere. Roberto ci offrì la camera degli ospiti il mio giaciglio era un materasso appoggiato sul pavimento. Mi sdraiai. Ammapaola era sopra il letto. Iniziammo a parlare di quel che stava succedendo. Non ne sapeva molto. Suo nonno era sparito lanciando una serie di segnali d’allarme. Avevano concordato una procedura precisa nel caso le misure di sicurezza si fossero rivelate insufficenti. In caso di pericolo ognuno doveva sparire raggiungendo un luogo sicuro che solo lui conosceva dove lo aspettavano denaro, cibo, documenti falsi e un cellulare schermato e pulito. Avevano anche stabilito una procedura per rientrare in contatto gli uni con gli altri appena raggiunto il proprio rifugio. Era quello che stava cercando di fare lei ma si era accorta di essere seguita e allora le era venuto in mente di venirmi a cercare. Aveva già fatto tre volte il giro del quartiere, prima in macchina e poi a piedi, cercando di seminare i due uomini e sperando di incontrarmi e quando mi aveva visto aveva tirato un sospiro di sollievo. Quest’ultima parte mi piaceva parecchio. Mentre senza accorgermene mi addormentavo stavo sorridendo. Il mattino dopo mi svegliai come se avessi marciato tutta la notte in una palude putrida. Rividi la scena del giorno prima con una variante: sbagliavo a sparare e invece di ferire i due bastardi li ammazzavo. Quando usi una pistola non sai mai dove possono finire i colpi. Ghiaccio bollente dietro la nuca. Una sensazione che odio. Dopo che mi ero ripetuto cento volte hai fatto la cosa giusta riuscii a bere mezzo caffè e fumare una sigaretta. Poi vomitai. Roberto e gli altri che stavano spolpando un grattacelo di frittelle mi guardarono senza dire niente. Chi sa com’è ti capisce. Erano le 7 quando i tre che si erano fatti l’ultimo turno di guardia rientrarono con le carabine a infrarossi in mano. Verso le 9 si alzò Annapaola. Mangiò come un lupo e poi riuscì a mettersi in contatto con un cugino. Dalle poche frasi in codice che si scambiarono lei capì che erano scampati tutti all’attacco ma che avevano la consegna di restare nascosti. Entro poche ore avrebbero terminato di pubblicare su internet i verbali delle intercettazioni illegali di Telecom. A quel punto sarebbe scoppiato un tale scandalo che i cattivi avrebbero avuto altro di cui preoccuparsi. I killer a tassametro avrebbero capito subito che il loro padroni erano morti che camminano. Il che avrebbe provocato un crollo della loro dedizione professionale. Soprattutto perché non potevano più sperare che far fuori la famiglia di Annapaola fosse facile come vendere bond argentini alle vecchiette. Sono gente di cacca. Poi fu il mio turno di usare il cellulare schermato. Telefonai a Gabriella:”Come va?” “Bene e tu?” “Sono in difficoltà. Ma per adesso al sicuro.” Ci fu un attimo di silenzio. Non fece domande. Una ragazza prudente. “Ti interessa ancora cancellare la tortura dalla faccia della Terra?” “Ti telefonavo proprio per quello.” “Un modo ci sarebbe…” “Mi piace…Ti ascolto sorella.” “Una class action?” “Vuoi organizzare un gruppo di torturati che faccia causa alla Cia?” “Non funzionerebbe.” “Allora?” “Dai pensa in modo laterale… In fondo cos’è la Cia?” “Un’accozzaglia di assassini.” “Bravo. Ma che sono assassini lo pensi tu loro come si immaginano?” Stavo per mandarla affanculo con i suoi indovinelli. Non si rendeva conto dello stato psicologico in cui mi trovavo. Ma sapevo che sarebbe stato un errore. Non stava giocando ai quiz, stava pensando mentre parlava. Era un’artista alle prese con un’ispirazione. Dovevo stare al gioco. Risposi come un bambino deficiente: “Loro sono convinti di essere bravi onesti padri di famiglia che fanno i sacrifici per mandare i figli all’università e quando sono costretti a torturare qualcuno, a violentarlo e a spaccargli i denti, lo fanno con un profondo senso di noia e disgusto peggio che se dovessero pulire i cessi. Ma lo fanno. Perché è il loro mestiere e forse anche perché sono un po’ patrioti.” “Vedi che capisci? Sono pochi i veri maiali che ci prendono gusto. Gli altri sono impiegatucci del male che pensano solo al weck end e alla pensione.” “Ok…” Muta. Non ce la feci più:“Gabri, non so se hai capito che sono in difficoltà. Dammi le soluzioni ho il cervello che è un battuto di lardo fritto.” “Tesoro, open your mind! Non devi affrontare la Cia come un feticcio, un archetipo del male, un’entità sociale eccetera eccetera. Devi scomporre il grande problema insormontabile in tanti piccoli problemi che puoi affrontare uno per uno, facendoli a pezzi con calma. Una piccola vittoria, una piccola gratificazione. Così ti viene voglia spontaneamente di affrontare un altro piccolo problema e risolvere anche quello.” “E quindi…” Non dissi altro perché non sarei stato capace di controllarmi. “E quindi parti da ogni singolo fottuto torturatore di merda e spaventalo: noi prenderemo la sua cazzo di pensione, la sua cazzo di casa, la sua cazzo di macchina e gliele porteremo via. Mettiamolo con il culo per terra.” “Lui è in una botte di ferro. Ha ubbidito agli ordini.” “Un cazzo, Michele. Ho messo giù a lavorare due avvocati di Washington amici di un mio ex che si sente ancora in colpa con me perché si è scopato mia sorella il giorno del funerale di mio padre. E sai cosa mi hanno detto? Che la questione è molto discussa. Se uno si va a leggere esattamente quali sono gli ambiti discrezionali della Cia scopre che non sconfinano in comportamenti chiaramente contrari alla morale e alla decenza così come viene comunemente intesa. Si tratta di una formula del cazzo, in una sentenza del 1938 contro un agente dell’Fbi che aveva aperto un bordello con i soldi del fondo pensioni e che si era giustificato sostenendo che lo aveva fatto nell’ambito di un’inchiesta sul riciclaggio del denaro proveniente dalla Prostituzione. Lo stato del Nevada contro Bill Samson. Questa sentenza è stata poi usata come precedente in molti altri processi e addirittura nel Watergate contro alcuni uomini del presidente per costringerli a collaborare. Il più grande scandalo degli anni 70: portò alle dimissioni di Richard Nixon, allora presidente degli Stati Uniti.” “Ero già nato… Ma anche se fosse ci vorranno anni per arrivare in tribunale… Vuoi processare gli agenti della Cia uno per uno?” “Non mi interessa il processo. Voglio solo spaventarli uno per uno. Voglio dirgli in un orecchio che è arrivato il Bao Bao, che sa che hanno torturato dei poveri cristi e che perderanno la pensione e la casa perché hanno ubbidito a ordini che erano irricevibili. Si dice proprio così. Questa è la terminologia esatta: irricevibili. Non c’è niente che possa fargli più paura.” Silenzio. Lei aspettava di sentire il suo sasso cadere nell’acqua della mia mente. Io ero intento a a scoltare le macine del mio cervello che giravano a vuoto. Non pensavo a niente. Contemplavo la mia mente aspettando che il discorso di Gabriella facesse il suo effetto. Come una medicina. Avevo bisogno di pensarci su ma ero già sicuro che fosse perfetto. Mancavano solo i dettagli ma quando hai una montagna di soldi a disposizione, i dettagli te li compri. Il giorno dopo eravamo a Washington. Lo spostamento dalla casa di Roberto all’aereoporto era stato un’operazione tipo Fitzcarraldo, la mano sinistra di Dio. Otto macchine. All’aereoporto ci aspettavano in 50 per scortarci fino ai metal detector fingendo di essere una gita aziendale. Partimmo io, Roberto e Alberto. Roberto perché sa l’inglese e Alberto perché uno grosso fa sempre comodo e lui diceva che non voleva perdersi la scena. Arrivati a Washington, dopo una dormita in un hotel con camere, letti e lavondini enormi, per recuperare un po’ di stress, leggemmo i giornali. Era scoppiato il botto. C’erano pagine e pagine di intercettazioni che facevano meraviglie. Era il tripudio del chi si è scopato chi. In mezzo mazzette, manipolazioni di borsa, evasioni, fondi neri, alleanze segrete e truffe. Ancora nessuno parlava di un nuovo indulto… Gli amici sono la misura della tua vita. Più ne hai più hai vissuto onorevolmente. Non conoscevo nessuno che facesse al caso. Ma quando hai tanti amici conosci di certo uno che conosce un altro che conosce un terzo che sa come muoversi in America. Nel giro di una settimana avevamo affittato un’intera palazzina. L’avevamo trasformata in una sede dell’Avvocatura della Marina Militare degli stati Uniti, avevamo divise da marine con tanto di fucili da parata con la baionetta. 30 attori molto off tutti americani al 100% avevano studiato la parte. Avevamo provato e riprovato, avevamo preparato targhe, carta intestata e timbri, avevamo telefoni e fotocopiatrici, tappetini per pulirsi i piedi con le scritte e gli stemmi e un circuito televisivo interno che ci permetteva di vedere cosa stesse succedendo dentro e fuori. E avevamo tre nomi. La parte più difficile. Tre nomi giusti. Eravamo carichi e nonostante la tensione nervosa a mille anche pronti. Quando le tre limousine si fermarono davanti ai nostri uffici e i tre uomini scesero e si avviarono verso il portone i due marine che montavano la guardia con la baionetta innestata nel fucile erano perfetti. E io mi ritrovai a essere calmo come non lo ero più stato da quando avevo sparato a quei due stronzi. O forse da molto prima, in un’altra mia vita che mi mancava. In un altro posto lontano dalle mie labbra. Sentii finalmente un perfetto silenzio. Quando i tre entrarono nella sala erano piuttosto sulle difensive. Li avevamo separatamente prelevati sotto casa mostrandogli una serie di autoirizzazioni contraffatte che ci davano il diritto di prelevarli. Per evitare che si insospettissero l’autista di ogni limousine era un marines in divisa. Avevamo discusso molto su quali auto usare per prelevarli e avevamo deciso che le limousine erano le migliori per colpire l’immaginario di quei piccoli burocrati. In ogni auto c’era una donna, in impeccabile tailleur nero. L’auto era schermata e non avevano quindi modo di usare i cellulari per avvisare qualcuno. Fu offerto loro da bere. Gli ordini di convocazione non specificavano nulla. I tre chiesero alle loro ospiti il motivo di quell’incontro. Le donne si giustificarono dicendo che avevano solo avuto l’ordine di prelevarli con la massima urgenza. Ma allusero all’interessamento diretto del Presidente degli Stati Uniti. Probabilmente la visione compulsiva dei film di 007 aveva permesso loro di nutrire qualche dubbio. Ovviamente non è normale che l’Avvocatura della Marina Militare degli stati Uniti ti prelevi sotto casa con una limuousine. Daltra parte anche nei film di quart’ordine si esclude che un rapimento venga effettuato in pieno giorno con un auto così appariscente. Non erano agenti operativi e quindi non giravano armati. Se avessero fatto storie per salire in auto il piano B prevedeva una pistola premuta contro il costato. Ma non ce ne fu bisogno. Quando però arrivarono davanti al portoncino della nostra sede, con marines di guardia e bandiere svettanti sicuramente si tranquillizzarono. Sull porta, nell’ingresso e lungo i corridoi si muovevano le nostre comparse, che non sapevano quasi nulla di quello che stava succedendo. Volevamo dare l’idea di uffici molto frequentati. Il primo a mettere piede nella nostra trappola fu il più giovane dei tre funzionari della Cia. 30 anni, palestrato. Lo seguiva il più anziano, sovrabbondante, stempiato. Il terzo aveva solo un grande naso. Per il resto pareva una nuvola di nebbia. Li accogliemmo in una grande sala riunioni con un tavolo di quercia che ci era costato un patrimonio. Poi Ron Safford, un veterinario trentenne della Carolaina alto, con due occhi azzurri irreali, iniziò le danze sotto lo sguardo serio di due assistenti maschi, che indossavano un impeccabile doppio petto blu notte. Una funzionaria del Ministero di Giustizia, bella senza esagerazione e io, che venni presentato come un incaricato dell’ambasciata francese, visto che il mio inglese è pessimo. Annapaola seguiva gli eventi attraverso il circuito tv. Se qualche cosa grippava sarebbe entrata con una pistola in mano e avrebbe cominciato a sparare. Non avevo dubbi che l’avrebbe fatto anche se le avevo spiegato che era meglio evitare altri spargimenti di sangue. Una ragazza emotiva. Per questo speravo che andasse tutto liscio. Il piano B era pieno di incognite. Ron iniziò il discorsetto prendendola molto alla lontana. Si esibì in una conferenza sulle azioni giudiziarie collettive contro i produttori di tabacco e di medicine mortali. I tre lo guardavano come se dovessero decifrare un codice segreto. Ron spiegò che questo tipo di cause sono oggi in grado di distruggere aziende colossali. E raccontò del notevole dispiegamento di mezzi che la Mc Donald's ha attivato contro le cause che le stanno piovendo addosso per aver usato i più raffinati sistemi di manipolazione psicologica allo scopo di indurre milioni di adolescenti americani a ingozzarsi di cibo spazzatura. L’Avvocatura della Marina Militare degli Stati Uniti aveva ricevuto direttamente dal Presidente l’ordine di costituire una task force di legali e investigatori. Le cause per le inadempienze dello stato erano ormai centinaia di migliaia e si profilava una specie di emergenza costituzionale: come puoi governare se qualunque tua azione può innescare una causa legale per danni? Addirittura le famiglie delle vittime dell’11 settembre stavano intentando causa contro l’Arabia Saudita per complicità oggettiva nei dirottamenti e contro l’Fbi per inadempienza nei controlli preventivi. I tre mostrarono con un brusco cambiamento della posizione del corpo che il discorso iniziava a interessarli. Avevamo deciso di annoiarli a morte per fiaccare il loro senso critico prima di colpirli duramente a livello emotivo. Ron iniziò l’affondo informandoli che 8000 abitanti di New York avevano aperto un procedimento per danni e omissione di soccorso contro l’amministrazione della città perché non aveva avvertito la popolazione che tutta la zona era avvelenata a causa delle tonnellate di sostanze bruciate nell’incendio dei grattaceli  che avevano emesso gas altamente tossici. Il Presidente aveva quindi creato un super comitato che aveva vagliato tutti i possibili campi nei quali avrebbe potuto essere attaccato e con lui tutti i suoi collaboratori. A questo punto ci fu il colpo di scena. Un giovane marine entrò nella stanza con una valigetta, la appoggiò sul tavolo e la aprì, conteneva uno schermo televisivo ultrasottile e una consolle per i comandi. Lo schermo si accese mentre l’ufficiale diceva con grande gravità: “Il Presidente è in linea.” Tutti i presenti ammutolirono alzandosi in piedi e i nostri tre ospiti fecero una faccia veramente stupita. Il video del presidente c’era costato una somma di denaro considerevole ma era perfetto. Nel campo visivo apparve il viso di una donna che chiese: “Siete pronti per il collegamento?” Rispondemmo affermativamente. Lei armeggiò con alcuni tasti che non vedevamo. Disse:”Signor Presidente, abbiamo il collegamento.” Poi apparve la faccia da schiaffi di Bush. ”Salve ragazzi. Vi hanno spiegato che siamo sottoposti a una minaccia nuova e subdolla?” (Avevamo deciso di farlo parlare sgrammaticato peggio che nelle sue conferenze stampa. Gli errori linguistici del Presidente hanno un peso carismatico sui dipendenti dell’apparato statale.). I nostri tre ospiti assentirono in coro con un “Sì. Signor Presidente.” Lo avevamo previsto lasciando una breve pausa nello sproloquio presidenziale durante la quale Bush aguzzava lo sguardo sui suoi interlocutori producendo quell’espressione particolarmente pirla che lo ha reso famoso. “Allora avete capito che questa è una cosa sott’acqua e che ci serve di stare attenti perché se non siamo intelligenti ci si può fare male?” “Sì. Signor Presidente.” “E avete capito allora che la potenza è molta perché questi nemici della libertà ci vogliono attaccare uno per uno di nascosto, alle spalle che non hai più la tua pensione che hai sudato perché la volevi ma loro non capiscono certi sacrifici. E io non posso difendere i miei uomini in questa partita perché loro attaccano non me come Presidente con l’esercito che è il mio e il migliore ma ci buttano addosso il fango di tanti piccoli spilli piantati sopra le nostre pensioni con domande di avere i danni. Questo l’avete capito?” “Sì. Signor Presidente.” (Li trattava come deficenti). “Bene, allora andate a parlare con i vostri colleghi. E dite a loro che io sarò sempre comunque con loro e che difenderò le loro pensioni, io con il mio esercito e tutti i miei uomini. E anche le donne. Le mogli e le mamme. Noi siamo americani e non molliamo nessuno nella terra di nessuno. Senza pensione. Di questo potete stare certi. E voglio che voi contattiate direttamente gli operativi. Quelli che sono più esposti a possibili attacchi di questi nemici dell’America. Il personale delle prigioni dove teniamo i nemici dell’America devono avere la sicurezza che noi e io in particolare, sono con loro. Ma devono fare attenzione a farsi identificare il meno possibile anzi mai dai prigionieri. Mi sono spiegato tutto?” “Si signor presidente!” Insomma un bel discorsetto. Chiusa la comunicazione Ron spiegò loro che come responsabili delle comunicazioni interne e del personale avevano il compito di contattare individualmente tutti i soggetti operativi e comunicare loro le parole del Presidente. Poi li riaccompagnammo a casa con le limousine. Non c’è niente che ti possa far cagare sotto quanto un politico che ti assicura che ti proteggerà lui, con ogni mezzo. E se sei un agente della Cia hai una paura doppia perché lo sai quanto sono stronzi i politici. Sei tu che fai il lavoro sporco per loro. Appena i tre uscirono dalla palazzina risalendo sulle limousine, cancellammo tutte le impronte, buttammo acido solforico nei lavandini e nei wc per cancellare le tracce del nostro dna e abbandonammo la postazione. Ovviamente tutti quelli che erano stati visti in faccia dai nostri amici avevano pronto un biglietto aereo per l’Oceania e un fondo spese di 250 mila dollari per sparire per 5 anni almeno. Tre ore dopo io e Annapaola eravamo in volo verso Milano. Quando l’aereo decollò lei tirà un sospiro di sollievo, si girò verso di me e mi abbracciò: “Sei stato incredibile! Hai una capacità stupefacente di far andare le cose come vuoi tu.” Non era vero ma lasciai perdere. Sorrisi. Mi resi conto che avevo delle fitte incandescenti alle reni. Ma non me ne fregava niente. Avevamo vinto. Intanto l’Italia era in preda a uno scandalo enorme grazie alle intercettazioni che “tutti” volevano distruggere. Eravamo convinti che l’emergenza fosse terminata. Ma per maggiore sicurezza alla Malpensa ci accolsero una ventina di amici. Sei giorni dopo sui giornali fu pubblicata la notizia che gli Usa chiudevano i carceri segreti della Cia a causa di una protesta dei loro agenti incaricati di gestirle. Volevano assicurazioni scritte sulla legalità del loro lavoro di torturatori e il Presidente non aveva voluto darle. Anche lui ci tiene alla pensione. PS La notizia della chiusura delle carceri segrete a causa di una protesta degli agenti della Cia, preoccupati per eventuali procedimenti legali nei loro confronti è assolutamente vera, ne hanno parlato i media la settimana scorsa. Il resto me lo sono inventato. Forse…


Prefisso per l'Inferno.(Dio non perdona i telefonisti)

Un racconto thriller di Jacopo Fo

Per leggere tutto clicca sulla scritta in rosso, in fondo: Leggi tutto. Sterminati panorami di desolazione galleggiano sulla nebbia chimica che avvolge la citta'. Un muratore su cinque tira cocaina. E poi ti stupisci se vengono giu' i palazzi. Mi chiamo Michele Lanzacurte. Di mestiere faccio l'investigatore privato.
E sono incazzato perche' Tronchetti si e' comprato Telecom prendendo i soldi in prestito. Facile! Volevo farlo anch'io ma nessuna banca mi aveva voluto prestare una decina di miliardi di euro.
Le solite cazzate... A me hanno chiesto le garanzie per prestarmi 10 mila euro. Bastardi!
Pero' questa storia che io non avevo potuto comprare la prima azienda telefonica italiana mi brucia. Perche' io no? Io o un qualunque muratore che si fosse tirato troppa coca... Perche' un po' di mania di grandezza ci vuole per comprarsi tutti quei cavi con 80 mila operai intorno.
Ma forse e' sufficiente che vai in banca, fai vedere quanto e' bella Afef e quelli se ne vengono nelle braghette e ti danno tutti i soldi che vuoi.
Insomma, ero irritato con Tronchetti. E avevo giurato che se i suoi dipendenti avevano spiato anche me lo avrei decapitato con la seghetta del mio coltellino svizzero. Un lavoro lungo e sporco. Non me ne fotte un cazzo se lui era il mandante delle intercettazioni o no. Cazzo, questo mondo annega nella mancanza di senso della responsabilita'. Qualunque imbecille puo' dire "io non sapevo" e finisce li'. No testina, la Telecom e' tua e tu paghi i danni!
Insomma, ero incazzato. Cosi' accolsi come un segno di Dio il fatto che Guido Rossi mi stesse davanti, col suo sorriso pacione, e mi stesse offrendo mille euro al giorno piu' le spese.
Voleva un'indagine riservata.
Voleva capire come mai le banche avevano dato i soldi al Tronchetti, se c'era la complicita' con D'Alema, se era tutta una finta per far comprare Telecom a Silvio, se il Tronchetti faceva spiare politici e giornalisti per conto suo oppure erano i servizi segreti che spiavano per conto loro, oppure la Cia. E cosa c'entravano i rapimenti di islamici cattivi, le fatture false, le agenzie che ingaggiavano mercenari per l'Iraq, si spacciavano per agenti dello Stato e magari lo erano... E cosa centrava Telecom Serbia? Perche' dare miliardi al dittatore slavo?
Guido Rossi voleva sapere tutto. Un maniaco. Durante l'indagine per il calcio truccato aveva voluto che io gli portassi tutte le foto di tutte le fidanzate e di tutte le mogli di arbitri, calciatori e figli di Moggi. Ovviamente nude.
Ovviamente gliele avevo procurate. Erano quasi tutte disponibili su internet. E' la democrazia. I ricchi si sposano le super fighe ma tutti possiamo masturbarci guardandole.
Avevo due strade per risolvere il caso: impiegarci mille anni (che a 1000 euro al giorno sono sempre un affare) oppure darmi una mossa.
Siccome sono un sentimentale di merda e odio usare il mio onore per pulirmi il culo decisi di darmi da fare.
Cosi' uscii dalla sede centrale della Telecom di Milano, arredata da architetti con l'ulcera che non avevano mai sperimentato un vero orgasmo, respirai profondamente quell'aria di merda al profumo della Moratti, pensai che solo dei pazzi possono vivere in un posto simile e meditai sulla situazione.
Una volta mia nonna mi aveva detto: dietro tutti i grandi uomini c'e' una donna stupita.
Grande saggezza.
Non dovevo fare altro che trovare Afef e farla parlare.
L'unico problema era abbattere la decina di guardie del corpo che fanno la ronda intorno alla sua villa.
Intendiamoci, i guardiani non erano un problema insormontabile. Col fondo spese di Guido Rossi avrei potuto noleggiare 40 ex militanti del Servizio d'Ordine del Casoretto e radere al suolo tutta l'area.
Ma come approccio mi sembrava esagerato. Ultimamente sto meditando sull'inutilita' della violenza e sulla necessita' di immaginare un paradigma esistenziale basato sulla qualita' delle relazioni umane.
Quindi optai per una soluzione piu' complessa: Anita.
Estrassi il cellulare e mentre mi recavo in un ristorante salutista dietro il grattacielo Pirelli, fissai un appuntamento con lei nella sua boutique in corso Garibaldi.
Anita e' un travestito barese che una volta si e' trovato nei guai con un giovane rampante che si era fatto troppa coca. Mi aveva telefonato, ero arrivato con una fiala di adrenalina e gli avevo salvato la pelle.
A tempo perso faccio il pronto soccorso per gente che preferisce evitare gli ospedali e i giornali. Ho fatto 6 esami di medicina e sono capace di cavare una cistifellea bendato. Ma preferisco non farlo perche' generalmente la gente poi si incazza.
Dopo aver mangiato tofu che avrebbe fatto resuscitare i morti (resuscitare e fuggire) andai dall'Anita e le dissi: "Devo parlare con Afef".
"Niente di piu' semplice, stasera ti porto alla festa del Buby, lei passera' di certo".
"Chi e' questo Buby?" Chiesi io professionale.
"Uno ricco, etero, bruttino, con la mania di farsi le ragazzine e tanti debiti..."
"Anche tu con questa storia... Perche' dici che e' ricco se c'ha un pacco di debiti?"
"Michele... Ma come sei arretrato... Il solito paleo-leninista... C'e' chi con i debiti e' ricco e chi e' povero... E' una questione di savoir faire." Lascia perdere. Se Marx fosse rinato avrebbe dovuto riscrivere Il Capitale e intitolarlo Il Look.
Anita pretese di vestirmi elegante per la festa. Mi sentivo un sarcofago. Mettermi la giacca e la cravatta mi fa questo effetto. Arrivammo verso le 23 perche' arrivare prima e' da cafoni. Avevo una fame boia ma mi resi conto che le tartine del buffet facevano schifo. I ricchi con i debiti saranno anche furbi ma non sanno mangiare. Non hanno ancora capito che il salmone deve essere rosa salmone e non rosso aragosta. Se il salmone e' rosso non e' emozionato, e' tinto. E questo non e' bene. Ma i ricchi con i debiti non ci fanno caso. Credono che tutto quello che costa caro sia buono. Per sapere cosa mangiano non usano il palato, guardano gli estratti della carta di credito. Poveracci...
Alla fine vedo Afef, tutta contornata da squaletti con la pancetta e la gastrite e tigresse con le labbra tumefatte. Avete presente quelle tipe talmente liftate e tirate che non possono mai abbassare le palpebre perche' senno' gli si apre il buco del culo? Ecco quelle. Mentre mi avvicinavo a lei riflettevo sulla quantita' incredibile di gente che era in quella sala solo grazie all'indulto di Bertinotti & C.
Non ci sono piu' i comunisti di una volta...
"Buona sera signora Afef, possiamo scambiare due parole in privato?"
Lei mi guardo' di traverso come se fossi stato una cacca di cammello.
Io continuai a guardarla dritto negli occhi mentre immaginavo di essere Dio che ordina ai pianeti di iniziare a girare.
E' una cosa essenziale nel mio lavoro. Quando parli a qualcuno DEVI essere assolutamente convinto di essere Dio.
E' solo una questione di autostima. Lo devi sentire a livello cellulare.
Ti devi sentire come quando giochi a Doom usando i codici segreti e sai che in qualunque momento puoi avere tutte le armi e tutta l'energia dell'Universo.
Se sei veramente sicuro funziona.
Garantito. Mi sono trovato in difficolta' solo una volta, con Silvio. Ma li' il problema e' che anche lui e' convinto di essere Dio. E' nata tutta una discussione che non finiva piu' "Dio sono io!" "No Dio sono io."...
Comunque Afef mi guarda, capisce che sono Dio, sente dentro una profonda emozione e mi risponde: "Certo!" Mi accompagna in una saletta al primo piano, chiude la porta a chiave e mi chiede: "Vuole anche che mi spogli?". Succede sempre cosi', appena scoprono che Dio sei tu vogliono provarti. Solo con le banche non funziona perche' loro sono atee.
"Grazie, ma momentaneamente vado di fretta." Fece un sorrisino deluso.
"Dimmi tutto quello che sai sulla Telecom, i rapimenti della Cia, le intercettazioni telefoniche eccetera."
Mi guardo', sorrise e inizio' a parlare: "Dunque, in Italia ci sono due grandi gruppi di potere che a volte si menano a volte fanno affari insieme. Ognuno dei due ha i suoi cavalieri, i Re e i fanti. E' come una partita a scacchi. Tu mi fai tenere le mie tv e io ti lascio arraffare la Telecom."
Ma poi ogni gruppo e' composto da un nugolo di bande rivali e a volte una banda di qua di allea con una banda di la' e il gioco si complica. Poi ci sono i pesci piccoli che corrono sotto i tavoli come ratti acchiappando le briciole e poi ci sono gli americani che si credono i padroni del mondo e non hanno tutti i torti. E tutta questa gente e' impegnata 24 ore su 24 a vendere e comprare qualunque cosa, dalle fatture false ai dossier fasulli, armi, cavalli, ville, autostrade. E sopra a tutto questo, dietro e intorno ci sono le banche... Ho reso l'idea?"
La guardai. Usai uno sguardo Dio, formato 'adesso mi girano le palle'. Lei capi' che le conveniva fare nomi e cognomi perche' mi ero rotto i coglioni delle fregnacce. Li fece, in ordine alfabetico.
La mattina dopo andai da Guido Rossi e gli raccontai tutto per filo e per segno.
Alla fine disse: "Proprio come pensavo..."
Lo guardai.
Mi guardo'.
Io parlai: "Guido, hai 80 mila dipendenti e sei simpatico. Per 500 mila euro ti metto su un esercito di ex sessantottini ancora incazzati per la morte di Santarelli, che la polizia stese con un lacrimogeno, arruoliamo anche un migliaio di albanesi e polacchi, arrestiamo tutti i cattivi, nominiamo Beppe Grillo capo del governo e il bene finalmente trionfa. Ti paghi tutta l'operazione mettendo uno scatto alla risposta su tutte le telefonate dal cellulare alla rete fissa."
"Merda." Disse lui."Ma non capisci che io..."
Non riusciva a dirlo.
Lo lasciai li' con il dito alzato che faceva bbzz bzz dalla bocca. Telefonai alla manutenzione. Dissi solo: "Coglioni, vi si e' grippato ancora un androide. Cercate di ripararlo bene stavolta."
Dall'altra parte mi rispose una voce femminile:
"Se avete scoperto che esiste un complotto planetario per farvi il culo digitate 1.
Se avete le prove che Bertinotti e D'Alema sono milanisti digitate 2.
Se avete visto Berlusconi fare sesso con una o piu' presentatrici televisive, anche contemporaneamente, digitate 3.
Se avete la copia dei documenti che dimostrano transazioni finanziarie tra Bush e Osama Bin Laden digitate 4.
Se volete comunicare con un operatore buttatevi per terra e fate finta di essere morti. Un nostro incaricato vi contattera' direttamente."
Misi giu'. Adesso pigliavano anche per il culo!
Merda secca.
Me ne tornai a casa a esercitarmi a fare la faccia da Dio.
Non sarebbe stato bello come guidare un'epurazione alla testa di un esercito di dipendenti Telecom ed extracomunitari feroci, ma non sempre si puo' avere tutto dalla vita.
Mi consolai pensando che tutti quei bastardi prima o poi sarebbero morti.
E non gli sarebbe piaciuto per niente.
Certa gente non trova nulla di bello nel fatto di ricongiungersi con l'energia universale e passare miliardi di anni a cullarsi, persi nelle correnti interplanetarie insieme a una massa incredibile di operai, contadini e servi della gleba. I ricchi hanno passato la vita a cercare di darsi un tono e a spendere fortune in ristoranti e hotel esclusivi per non incontrare mai certa gente. Quando arriva il momento di morire urlano di terrore.


La storia della domenica: I mostri di Zanfatrax


I mostri di Zanfatrax di Jacopo Fo
L'esercito di Zanfatrax avanzava coprendo la pianura col frastuono dei tamburi e le grida degli uomini. Quanti erano? Giacomo Longozzi, il fornaio, aveva detto che erano almeno un milione. Aveva passato la notte a spiare i loro accampamenti. Avevano armi di ogni tipo. Dalle balestre ai bazooka. Cannoni, mitragliatrici, catapulte, alabarde, carabine e bottiglie incendiarie. Noi eravamo in 25, asserragliati nella chiesa di Santa Cristina Martire. Piu' che chiederci come avremmo potuto resistere ci domandavamo perche' quell'orda di demoni perdesse tempo a spazzarci via. "Non ha senso! Hanno deviato la loro marcia verso Roma, hanno percorso 50 chilometri in piu' solo per venirci a ammazzare?" Si lamento' Osiria Frazzetta, maestra elementare comunista. "Ci dev'essere qualcuno di noi che li ha fatti incazzare veramente..." Riflette' Paolo Mussi.
Giovanna Pali mi scocco' uno sguardo furente come al solito: "Sara' per via di Michele e della sua mania di scrivere stronzate su internet!" Michele sono io. Luca Pattini scosse la testa: "Ma secondo te dopo aver distrutto mezza Europa e massacrato trenta milioni di persone, questi si preoccupano se Michele scrive sul suo sito web, visitato ogni giorno da 6 persone, che sono stronzi? Non hai il senso della misura." Rocco usci' dalle sue riflessioni e riprese l'uso della parola dopo due giorni di mutismo: "C'e' una sola cosa che possono volere qui. E non e' la morte di noi venticinque poveracci. Vogliono la reliquia della Santa." Ci girammo a guardarlo come fosse una cavalletta gigante. Orso apri' bocca per primo: "Ma non dire stronzate!" Lui rispose calmo: "Ascoltate, non c'e' un'altra spiegazione. Questi bastardi sono apparsi dal nulla un mese fa. Non vengono da nessuna nazione. Nessuno sa chi siano. Mangiano i cadaveri delle loro vittime, puoi sparargli addosso ma si rialzano e continuano a combattere...Non capite? Sono spettri. Creature dell'altro mondo. Non vogliono ne' i soldi ne' il petrolio. Vogliono i simboli del potere spirituale dell'umanita'. Vogliono le nostre reliquie." "Stronzate" Concluse Orso. "Io uno di quei mostri l'ho ammazzato!" Disse Sandro. "E come hai fatto? - Chiese Rocco - Gli hai sparato? Lo hai accoltellato? No, ti e' venuta l'idea malsana e assurda di lanciargli addosso un crocifisso! E ci devi ancora spiegare perche' giravi di notte nell'uliveto con un crocefisso da 5 chili in mano..." "Avevo sentito dei rumori..." Laura interruppe la discussione: "Comunque non ce ne frega un cazzo perche' tra cinque minuti saremo tutti morti... Sono a cento metri..." "Io ho intenzione di sparargli e vedere che succede. Ho intinto i proiettili nell'acqua benedetta..." Ci informo' Adalberto Sessa che imbracciava un enorme carabina con cannocchiale di precisione e non vedeva l'ora di usarla. "Non capisco perche' dovrei sudare e assordarmi a sparare visto che fra cinque minuti saro' morto lo stesso!" Sbotto' Cosimo De Vecchi. "Vigliacco!" Mormoro' Adalberto. Intanto Giovanni si era avvicinato all'altare. Aveva tirato fuori dalla teca di vetro il cofanetto con dentro il dito indice sinistro della santa e si era diretto al portone della chiesa. Disse: "Vediamo se reagiscono in qualche modo a questo." Poi aveva aperto il portone. Nessuno tento' di fermarlo. Lo seguimmo sul sagrato. L'orda dei massacratori aveva raggiunto il selciato ai bordi della piazza. Una decina di scalini e trenta metri di lastricato ci separavano dalle loro facce orrende e zozze. Giovanni alzo' al cielo il cofanetto. I massacratori si immobilizzarono. "Visto?!?" Laura lo guardo': "Bravo, speriamo che sulla tua tomba abbiano la cortesia di scrivere: "Indovino' perche' lo mangiammo". Sarebbe carino da parte loro." Rocco le fece un gestaccio.
La situazione era sospesa. Giovanni grido': "Allora sub creature...E' questo che cercate?"
Apri' il cofanetto e tiro' fuori il dito mummificato: "E se me lo mangiassi?" Antonio Trabassi commento': "Bravo, falli incazzare cosi' ti mangiano senza condirti." Giovanni si avvicino' il dito alla bocca e la spalanco'. Un brusio di terrore striscio' tra le file dei demoni. Giovanni si infilo' in bocca il dito della Santa e inizio' a masticarlo. Un grido inumano usci' da un milione di bocche e l'orda si getto' su di noi. In prima fila alcuni soldati enormi roteavano mazze di legno. Sentii sparare piu' volte la carabina. Ma non ci furono effetti visibili. Li vidi circondarci, alzare le mazze e abbassarle sulle nostre teste. Seppi che la mia vita sarebbe finita al primo colpo. Mi avrebbero ridotto il cranio in poltiglia. Sentii lo spostamento d'aria del grosso bastone che calava su di me. Poi un suono che ci fece tremare le ossa cristallizzo' quell'istante. Tutti si fermarono e guardarono il cielo che si era aperto come un sipario squarciato. Da dietro le nuvole spunto' il faccione di un essere umano che urlo': "Fermi, orrendi mostri della ionosfera!" Ripresomi dallo shock di essere ancora vivo guardai quel viso enorme con speranza. Ci misi un istante a capire chi fosse. Adriano Celentano! Proprio lui!!! Dagli occhi del molleggiato uscirono lampi di luce che in pochi istanti incenerirono tutti quanti i mostri. "Li hai fatti fuori tutti!" Esclamai. "Si'!" Rispose lui con un sorriso. Si vedevano carcasse di sub creature a perdita d'occhio. "Ma come hai fatto?" Chiese Rocco. "I mostri sono lenti, l'umanita' e' rock!" Disse lui. Poi scomparve. In sottofondo sentimmo le note di "Zapatero! Zapatero!" e un delizioso profumo di spaghetti al pesto si diffuse nell'aria. Cavolo eravamo vivi. La minaccia dei mostri era sventata. "Che succede?" Grido' Paolo indicando un cadavere di mostro che iniziava a friggere e a cambiare forma e colore. Celentano guardo' con interesse. Poi ci spiego': "Le sub creature in realta' erano vallette, letterine, veline, ballerine e cubiste originarie della costellazione di Vega che un teorico delle televendite aveva trasformato in schifosi antropofagi. Ora stanno tornando alla loro forma originale dopo 5 anni passati nel modo piu' schifoso possibile in totale astinenza. Le sub creature non amano nessuno." Ok. La situazione era ottima e tendeva a migliorare. Circa un milione di giovani donne extraterrestri si aggiravano per la valle. Le guidammo verso il piu' vicino ipermercato abbandonato della zona e ci accampammo li', stappando migliaia di bottiglie di alcolici per festeggiare.
Fu una gran bella festa. Il rapporto donne-uomini era circa 80000 a 1. E non ci volle molto a capire che nella zona di Vega non sanno neanche cosa sia l'inibizione sessuale. Riusci' a fare sesso perfino Rocco. Insomma non era andata poi cosi' male. Non ci restava altro da fare che vincere le elezioni e ricostruire l'Italia. Ma questo forse avremmo dovuto farlo da soli. Celentano puo' fare molte cose impossibili per un essere umano normale ma non e' onnipotente...
Racconto della serie: "Allegria! Adriano ci ha vendicato almeno un po' di una destra ladrona e di una sinistra senza programmi. Non ti viene voglia di rimboccarti le maniche anche te?"
Jacopo Fo
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I prossimi spettacoli di Jacopo Fo:
Bologna 11 e 12 novembre 2005 Teatro delle Celebrazioni V. Saragoza 2-3-4 Per prenotazioni 051 6153370 Spettacolo "Se fai sesso con gli elefanti non stare mai sotto"
Milano dal 30/11 al 4/12 2005 Teatro delle Erbe V. Mercato 3 Per prenotazioni 02 86464986 Spettacolo "Anche la sogliola finge l'orgasmo, figuriamoci il resto"