La formazione militare delle ragazze. La Fratellanza

Capitolo sesto
(Nota dell’autore: Qualcuno potrebbe pensare che questo stia diventando un romanzo fantasy… Ma io ti garantisco che tutto quanto sto raccontando è assolutamente verosimile e scientificamente non fa una piega… 100% esente da favole paranormali…)

Mi resi conto innanzi tutto che c’era un su e un giù.
Io ero estremamente giù e avevo come obiettivo raggiungere la superficie.
Ma la superficie di che?
Stavo respirando. Di questo ero abbastanza sicuro.
Quindi non ero sott’acqua. Quindi non c’era una superficie specifica da raggiungere.
Poi ricordai la puntura alla spalla.
Chi sei? mi chiese una voce interiore.
Che domanda del cazzo, sono io, rispose un’altra voce.
Pronto? Chi parla? Chiese una terza voce.
Segnalo un disfunzionamento, disse una quarta voce che si esprimeva con un tono meccanico.
Buon giorno, non so che ore siano e che tempo faccia ma comunque sono qui per augurarvi il buon giorno da Radio…
Qualcuno parlò in lingue che non conoscevo.
Un’altra identità si limitava a emettere suoni sconnessi.
Allora io dissi dentro di me: Ma insomma qualcuno deve prendere il controllo! Non capisco un cazzo.
Allora finalmente sentii una voce sicura e determinata: buon giorno. Sono io. C’è stato un problema. Ora non sappiamo che problema. Non sappiamo molto in effetti. Ma la cosa importante è non farsi prendere dal panico. Il panico non va bene. Quindi ora per prima cosa ristabiliamo la calma. Poi analizzeremo tutte le informazioni. Poi vedremo cosa fare.
Poi persi di nuovo conoscenza.

Poi sentii il mio corpo come un ammasso di gelatina indipendente dal mio sistema nervoso. La coscienza di me stesso continuava a evaporare dentro un lago di sogni ripetitivi. Il file ripartiva dalla sensazione di un collo sotto le mie dita. Non riuscivo a far andare avanti il film. Come quando ti si blocca lo streaming. Ci misi un po’ a riprendere il controllo della deglutizione. Aveva la bocca che sembrava un magazzino di pollina. Cioè merda di pollo stagionata. Nessuna guida alimentare la consiglia.
Poi riuscii a muovere la mano sinistra. Quasi tutte le dita. Solo dopo un tempo interminabile riuscii a interrompere la serie di svenimenti a catena e ad aprire gli occhi. Era buio.
“Cosa è successo?” Biascicai lentamente.
Fu Noemi a rispondere. Mentre ascoltavo la sua voce realizzai che eravamo seduti sui sedili posteriori di un fuoristrada in movimento.
“Ti hanno dopato. E’ arrivato un signore con una valigetta, ha tirato fuori un trapano da hobbisti, ti ha estratto una ricetrasmittente dall’otturazione di un dente e poi ti ha tappato il buco con dell’amalgama. Aveva l’aria molto professionale.
Ora siamo su quest’auto, non so ve stiamo andando ma abbiamo una scorta più grossa di quella del presidente Obama.”
Cercai di elaborare le informazioni ma il cervello mi funzionava come una motosega a pedali. Cioè malissimo. (Ci sarà un motivo per cui in commercio non trovi motoseghe a pedali?! Certo che c’è, le motoseghe a pedali sono maledettamente inefficienti.)
Noemi e Miriam erano sedute al mio fianco. Sui sedili davanti c’erano due giovani uomini.
“Siamo nelle mani dei buoni o dei cattivi?” Chiesi a Noemi.
“Non ti so dire. Al momento cerco di stare zitta così non strozzo mia sorella… A proposito, il tuo tentativo di strangolare il capo di questa gente è stato veramente spettacolare. Per un attimo ho creduto che ci saresti riuscito. Il salto a pesce t’è venuto bene.”
Arrossii in una vampata infantile di emozione e orgoglio. Poi mi resi conto che la battuta di Noemi doveva essere ironica.
Cercai di ricapitolare la situazione sedando completamente il caos che le mie identità interiori stavano scatenando. Ma non c’era niente da ricapitolare. Restai muto ad ascoltare la marea di domande senza risposta che mi arrivavano al cervello.
Poi sentii una voce ritrasmessa da una radiolina: “Ok, siamo stati intercettati. C’è un posto di blocco a 500 metri. Preparatevi. Tutto come stabilito.”
La nostra auto rallentò e accostò. Altre 4 auto ci superarono.
Procedemmo lentamente per 300 metri poi girammo a sinistra. Mentre svoltavamo piccoli lampi scoppiavano nel buio e c’era un crepitare… Qualcuno era impegnato in modo forsennato nell’uso di armi di piccolo calibro. Una sparatoria senza mortai. Ci allontanammo accelerando. Dietro di noi restò una sola auto di scorta che ci superò facendo da apripista. Dopo duecento metri scorgemmo in fondo alla strada un’auto messa di traverso. La nostra scorta inchiodò, iniziando subito a sparare dai finestrini. Altre armi fecero fuoco contro di noi.
Il nostro autista ingranò la retromarcia a massima velocità. I proiettili colpirono più volte il nostro fuoristrada che evidentemente era dotato di una buona blindatura.
L’auto poi si buttò per un viottolo sterrato. Il nostro autista stava esibendosi in una cantilena di bestemmie scurrili e piuttosto particolareggiate. Indiscutibilmente era toscano.
Hanno un senso lirico nell’esercitare la lesa maestà di un Dio inclemente, della Madonna sua madre e di tutti i Santi suoi complici.
Mi resi conto che mi ero automaticamente schierato dalla parte dei miei rapitori. Cioè quelli che mi avevano narcotizzato armi alla mano, trapanato un mio dente, trasportato chissà dove. Magari ero in errore e quelli che ci sparavano addosso stavano cercando di liberarmi dai miei sequestratori…
Ma non c’è niente da fare, quando qualcuno ti spara addosso con una o più armi da fuoco contemporaneamente sei istintivamente portato a credere che sia una persona malvagia. E statisticamente hai pure ragione.
Da lì in poi comunque nessuno sparò più.
Viaggiavamo in silenzio. Carichi di tensione. Ognuno perso nei propri ragionamenti. Il ragazzo seduto a fianco del guidatore teneva in mano un grosso mitragliatore.
Quando l’auto si fermò mi ero di nuovo appisolato.
Eravamo in aperta campagna, sulle colline. C’era una grande casa con alcune costruzioni più piccole intorno.
Scendemmo. Feci qualche passo con difficoltà.
Sulla porta della casa un giovane salutò il nostro autista. Aveva in mano un fucile da caccia a due canne.
Guardai incuriosito la katana che portava a tracolla. Ma dove cavolo sono capitato?
Entrammo in una grande sala piena di tavoli e monitor. C’era parecchia gente che lavorava sotto luci molto forti. Nessuno fece caso a noi. Percorremmo un corridoio sul quale si aprivano altre stanze dove altra gente era indaffarata. Altri ne incontrammo lungo il percorso. La maggioranza era molto giovane e con la faccia estremamente seria. Era tipo un telefilm sui Marines. Questo mi venne in mente. Nessuno indossava una divisa. Erano vestiti da partecipanti a una gita in campagna. Scarpe comode e blue jeans. Ma avevano qualche cosa di militaresco. Beh in effetti parecchi avevano un cinturone con la pistola… Non datemi del cretino. Sono stato in un kibbutz israeliano. Anche lì sono tutti armati fino ai denti ma hanno un’aria da club culturale. Questi invece erano proprio in guerra. Scendemmo scale che mi sembrarono lunghissime e ripide. Oltrepassammo una porta in stile bunker e ci trovammo in una sala enorme, senza finestre ma molto ben illuminata. Il soffitto era ad almeno 10 metri d’altezza e ci sarebbe potuto entrare campo di calcio. Mi impressionò lo strano accrocco di travi, funi e di casette sopraelevate, scale e reti che creavano una complessa ragnatela a partire dai 4 metri d’altezza. C’erano parecchi bambini e una zona piena di divani dove una ventina di persone stavano chiacchierando e mangiando minutaglie da piccoli piattini di ceramica blu.
Quando arrivammo ci fecero accomodare e altri si avvicinarono. Una donna anziana mi mise in mano un piattino e un bicchiere di vino bianco dicendo: “Avrete fame dopo tutte queste emozioni.” Sembrava mia nonna da giovane.
“Comunque qui potete stare tranquilli. Siete al sicuro.” Se uno li avesse visti in quel momento avrebbe potuto pensare a una festa di compleanno. Erano tutti sorridenti e sembravano lontani mille miglia dalla sparatoria e dalla gente armata al piano di sopra.
“Abbiamo installato ogni sorta di rilevatori e telecamere, non ci sfugge neanche un coniglio…” Disse un uomo completamente calvo e rugoso.
Pensai che quelli dovessero essere i vecchietti di cui parlava Miriam.
Un’altra donna disse: “Ci sono costate un po’ tanto tutte queste apparecchiature elettroniche… Ma ora abbiamo un buon controllo dei dintorni…”
Un altro uomo disse: “Poi ci sono i ragazzi. Sanno sparare benissimo e hanno ottime armi.”
Ma dove cavolo ero finito? Il club della scala quaranta aveva deciso di ingaggiare una guerra senza tregua?… E contro chi?
Cercai di trovare una voce convincente e poi dissi: ”Ecco, vedete… Io sono molto confuso… Gli ultimi due giorni sono stati un po’ traumatici. Ho fatto strani sogni su una città assediata. Al telefono una voce di donna mi ha ordinato di fuggire da casa mia. Sedicenti poliziotti hanno fatto irruzione nel mio appartamento. Una ragazza con uno scooter mi ha raccolto per strada. Ho trovato strani libri nei quali le copertine non corrispondevano al contenuto. Ho trovato un morto. Ho visto un mio sosia, mi hanno narcotizzato, trapanato un dente, sparato addosso e ora sono qui…. Mi piacerebbe sapere che cosa è successo e magari anche perché.”
Noemi si associò: “Sì, anche a me farebbe piacere capirci qualche cosa. Io sono stata solo sequestrata e poi hanno sparato contro la nostra auto. Però sono anch’io piuttosto confusa.”
Miriam invece non disse niente. Si guardava le mani con insistenza.
Li osservai per vedere l’effetto. Mi sorridevano tutti come se avessi recitato bene la poesia di Natale.
Un consesso di vecchi zii sorridenti.
Poi quello completamente calvo, con gli occhiali arancione, ci disse.
“Allora, partiamo dalle cose più semplici. Il tuo sosia è solo uno truccato bene. In questo momento sta viaggiando verso la Francia con la microspia che abbiamo tolto dal tuo dente.
Passerà di fronte a parecchie telecamere di sorveglianza e darà ai nostri avversari la sensazione che tu sia altrove. In questo modo dovremmo riuscire a tenerti al sicuro.
La seconda questione che posso chiarire alla svelta è quella del morto. Non c’è nessun morto. Quello che avete visto era un manichino realizzato molto bene.”
Miriam sbotto: “Ma allora Paolo non è morto? Ma io l’ho visto! L’ho anche toccato!”
Un uomo vicino agli ottanta, magrissimo intervenne. “L’ho fatto io. In gelatina balistica. Ha la stessa consistenza di un corpo morto. Quando lo tocchi hai proprio la sensazione che sia fatto di carne. Il viso invece era un calco in lattice, con una mano di colore acrilico misto a borotalco… perfetto anche al tatto.”
L’uomo calvo con gli occhiali arancione lo interruppe. “Paolo non è morto. E’ molto pentito per quello che ha fatto ed è vivo. Lo teniamo nascosto fino a quando non migliorerà la situazione… E ora se avete pazienza vorrei raccontarvi tutto fin dal principio…”
L’uomo calvo con gli occhiali arancione si passò la mano sulla fronte, chinando leggermente il capo, poi riprese a parlare: ”C’è una guerra in corso. Una guerra di nuovo tipo. Una guerra che per lo più si combatte senza armi. O meglio, le armi hanno un ruolo marginale. Qualche morto qua e là. Solo una piccola parte di questa guerra si combatte sui campi di battaglia con i bombardamenti e i carri armati… E’ una guerra a bassa intensità. Ma non per questo il bottino è meno grande. La posta in gioco è sempre la stessa: il dominio sul mondo.
Oggi le nazioni non si conquistano con i carri armati ma con la manipolazione. Si manipolano i mercati, i governi, i media.
Ma la cosa sta diventando sempre più difficile.
Una volta esistevano cento quotidiani e una decina di televisioni. Oggi ci sono milioni di pagine su Facebook.
E’ un bel problema per i signori del mondo.
E per risolverlo hanno speso molti soldi. Hanno finanziato università, hanno fatto regali ai rettori, hanno messo in palio premi favolosi.
Così sono nate organizzazioni di nuovo tipo. Un nuovo settore merceologico: la conoscenza degli ondeggiamenti dei desideri dei consumatori. Ma era tutta fuffa fino a quando qualcuno non ha scoperto un nuovo algoritmo.
Immaginate un grande computer che contiene le regole dell’universo, ci metti dentro tutti i fatti accaduti oggi nel mondo, e lui ti dice di che umore sarà l’umanità domani. E se l’umanità sarà più pessimista del solito tu scommetti sul crollo delle borse internazionali.
Forse non avete idea di quanti miliardi si potrebbero guadagnare in questo modo…”
 “Va bene!” dissi “Poniamo pure che sia così e che una potente organizzazione controlli il mondo perché sa in anticipo di che umore saremo domani. Ma io cosa c’entro?”
“Il tuo problema è che quell’algoritmo che permette di prevedere, è stato pubblicato sul web da una persona che non si è nemmeno lontanamente resa conto di cosa aveva scoperto. E qualcuno ha pensato che questa persona avesse intenzione di procurare dei guai.”
“E allora?” insistetti io… Era snervante.
“E allora cosa hai pubblicato sul tuo blog 5 settimane fa?”
Feci la faccia di un ministro che si accorge di abitare in una casa che gli è stata comprata a sua insaputa.
Sapevo benissimo cosa avevo pubblicato 5 settimane prima.
Ma checcavolo poteva centrare con la possibilità di prevedere…
A meno che…
Oddiomio!
Ero capitato in un consesso di suonati complottisti.
Ma potevano essere così scemi?
Ce l’avevano con me perché non avevano capito un cazzo di quello che avevo scritto?
Avevo alacremente lavorato a una lunga riflessione sulla stupidità umana e sulle manie complottiste fiorite intorno a presunte coincidenze legate all’11 settembre 2001. Non so se hai presente quelle mail che girano da anni, che elencano una serie di 11 che non finisce più… E poi vai a verificare e scopri che la sigla dell’aereo non era 11, che il nome e il cognome di Bush non sono di 11 lettere eccetera.
Cioè come uno possa aver messo in relazione il mio articolo sull’idiozia numerica con un algoritmo che prevede il futuro finanziario non lo so proprio. Dev’essere un cretino!
Tutto questo lo pensai in una manciata di millesimi di secondo.
Poi dissi: “Ma che stronzata è questa? Vuoi dire che dei cretini che non sanno capire il significato di un testo, hanno deciso che io dico qualche che non dico ma che loro non capiscono cosa dico e peraltro anzi scrivo tutto il contrario perché queste storie sui numeri magici sono delle stronzate? Ma sono cretini!” Mi resi conto di aver pronunciato una frase un po’ incasinata dal punto di vista sintattico, e pure ripetitiva, ma avevo la giustificazione dello stupore e comunque il senso si capiva… In ogni caso ero frustrato perché odio quando mi metto a parlare l’italiano come una mucca spagnola.
Il vecchio con gli occhiali arancione mi guardò mestamente: “Beh, non sarebbe la prima volta che qualcuno finisce nei guai perché qualcun altro non capisce nulla. Migliaia di supposte streghe sono state bruciate perché erano più brave dei medici a far nascere i bambini e questo, essendo intollerabile per i medici, veniva considerato un potere demoniaco. Gli imbecilli spesso sono anche cattivi.”

 

INDICE CAPITOLI

Capitolo 1 Ottima marmellata d’arance

Capitolo 2 Ragazze educate

Capitolo 3 Una situazione complessa

Capitolo 4 Agguati mentali

Capitolo 5 Eventi indecifrabili

Capitolo 6 La Fratellanza

Capitolo 7 Nera. Ma quanto nera?

Capitolo 8 Il tripudio della confusione

Capitolo 9 La Fortezza

Capitolo 10 Scatole dentro scatole dentro scatole

Capitolo 11 La Polizia Alchemica

Capitolo 12 Fisso il pensiero fisso

Capitolo 13 clicca qui

Capitolo 14 clicca qui

Capitolo 15 clicca qui

Capitolo 16 Pinin

Capitolo 17 Fine