Economia alternativa

Commercio equo, gruppi di acquisto, microcredito, banche del tempo, baratto, condivisione, consociazione, servizi collettivi, sistemi Linux

Solidarietà: mi racconti la tua microrivoluzione?

Solidarietà: mi racconti la tua microrivoluzione?A Perugia sta succedendo qualche cosa ma sospetto anche altrove…
La politica dei piccoli passi avanza inarrestabile. Il vantaggio delle azioni minime è che possono dare risultati subito.
Alcuni mesi fa mi sono incontrato con il sindaco di Perugia Boccali e l’assessore Cernecchi e abbiamo iniziato a discutere di una serie di iniziative di microeconomia per sostenere situazioni di disagio e sperimentare soluzioni di economia etica. Ovviamente questo è stato possibile perché il comune aveva già intrapreso una serie di azioni positive. Perugia è una città che in questi anni ha riscoperto la sua vocazione ecologica e solidale. Il taglio dello spreco energetico, la produzione da fonti rinnovabili, l’appoggio a cooperative di autocostruzione in collaborazione con Banca Etica (93 appartamenti già consegnati e un progetto per altri 16 appartamenti “agevolati” all’interno dell’Ecovillaggio Solare di Alcatraz.

Siamo così riusciti a creare un coordinamento di 25 associazioni e cooperative sociali che hanno appoggiato la nascita di un mercato dell’usato e del baratto, che da 8 settimane ogni domenica si svolge in una piazza “disagiata”, Piazza del Bacio.
Ad oggi hanno partecipato al mercato più di 500 espositori e migliaia di visitatori, si sono svolti spettacoli di ogni sorta, autogestiti dalle associazioni, e questo appuntamento è diventato un modo diverso per comprare e vendere, riusare e riciclare ma anche un luogo dove la Perugia che fa diversamente si racconta.

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Sorridere fa guadagnare di più

Sorridere fa guadagnare di piùLo rivela un articolo pubblicato sul Wall Street Journal secondo cui il 96% dei lavoratori americani intervistati ha compiuto o è stato vittima di comportamenti incivili o maleducati sul posto di lavoro, con grosse ricadute in termini di fatturato e produttività. Nel 2007, ad esempio, la compagnia elettronica Cisco Systems ha calcolato che la maleducazione dei propri dipendenti le aveva fatto perdere 8,3 milioni di dollari in un anno, in produttività, creatività, impegno e commesse perse.
Il nuovo diktat delle aziende americane è quindi sorridere ed essere gentili.
Alla National Security Agency c'è “l'albero della civiltà” dove i dipendenti appendono i nomi dei colleghi che si sono comportati con rispetto.
La Dish Network invece ha iniziato a organizzare concerti estivi per gli impiegati e le loro famiglie e reso più elastici gli orari di ingresso e uscita dagli uffici. Il massimo è stato raggiunto dalla Southwest Airlines e dal Louisiana’s Ochsner Health System. La compagnia aerea ha creato un ufficio per mandare gli auguri di compleanno ai dipendenti, congratularsi quando nasce un bambino o esprimere solidarietà quando un famigliare è malato, mentre al Louisiana’s Ochsner Health System c'è la regola del 10/5: bisogna guardare negli occhi tutti i colleghi che stanno a meno di 10 piedi di distanza (3 metri) e salutare chiunque si trovi a meno di 5 piedi (1,5 metri). Esiste anche il divieto assoluto di arrabbiarsi. Chi vuole sfogarsi deve andare in un'apposita stanza isolata e insonorizzata.
(Fonte: LaStampa)

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Emporio Portobello, il supermercato sociale

E' stato inaugurato a maggio a Modena dal Centro Servizi per il Volontariato Onlus. Le famiglie e le persone in difficoltà o senza lavoro possono fare acquisti pagando in ore di volontariato per conto dei Servizi Sociali del Comune. Sul sito dell'Emporio Portobello si trovano i requisiti necessari per accedere al servizio. I fruitori ricevono una tessera annuale che permette loro di fare la spesa in cambio di almeno 3 ore di volontariato alla settimana. http://portobellomodena.it/portobello/
(Fonte: IlSole24Ore)

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Coraggio, l’Italia sta voltando pagina!

Coraggio, l’Italia sta voltando pagina!
(Un po’ di buone notizie contro il pessimismo economico)

Il terrore conviene agli speculatori che lucrano sui continui su e giù della borsa.
Il terrore conviene ai potenti d’Europa: se gli Stati maiali (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda) non mettevano un freno alle loro spese pazze crollava tutto. Ma li si è spinti al cambiamento proprio grazie a una campagna di terrore, sennò col cavolo che cambiavamo.
Infine il terrore alza l’audience.
Forse qualcuno si ricorda che dal 2006 prevedevamo il crollo finanziario. Quindi non siamo ottimisti in modo ideologico.
Ma ora siamo lieti di annunciare che la tempesta sta scemando.
Innanzi tutto il temuto tracollo d’agosto non c’è stato nonostante i continui mortiferi annunci.
I dati sulla disoccupazione sono terribili, ma siamo agli stessi livelli del 1999. Se siamo riusciti a superare la crisi del '99 ce la faremo anche ora... E intanto l’esportazione italiana aumenta del 4%. Il che vuol dire che c’è una parte sana dell’economia (piccole e medie imprese) che sta reagendo, si sta rinnovando, sta battendo nuove strade e tirando fuori idee… Il che vuol dire che non siamo ancora in coma e ci sono energie vitali ancora disponibili.
Non vorrei essere frainteso: non sostengo che va bene, non va bene per niente. Ma c’è una grande differenza tra uno Stato che va in bancarotta e non paga più 5 milioni di dipendenti pubblici e una situazione di crisi pesante.
Certamente la situazione è terribile per milioni di italiani ma si inizia a vedere l’uscita dal tunnel.
Ormai alcuni cambiamenti essenziali sono avvenuti: gli stati maiali hanno dovuto rinunciare a un po’ della loro sovranità e accettare di fare quelle benedette riforme delle quali sento parlare da quando avevo 10 anni.
Come ripetiamo da tempo la crisi italiana non dipende dalla mancanza di ricchezza ma da un sistema che tra burocrazia folle, evasione fiscale, corruzione, spreco e illegalità, buttava via 500 miliardi di euro all’anno.
Non voglio dire che Monti è buono, è cattivissimo e fa parte del partito che vuol far pagare la crisi alla povera gente.
Ma alcune cose essenziali per evitare la bancarotta dello Stato le ha fatte. Perché non ammetterlo?
È importante vederlo.
Finalmente si sono stabiliti alcuni principi essenziali: è iniziata una lotta vera all’evasione fiscale con la forte limitazione dell’uso del contante. E ci sono nuove leggi che limitano lo spreco. Ad esempio, si è stabilito che la spesa sanitaria delle regioni deve uniformarsi alla media dei costi nazionali per ogni servizio offerto. Le regioni che pagano di più per lo stesso servizio perdono finanziamenti dallo Stato. Cioè se una tac o una siringa, costa dieci volte di più in una regione vuol dire che c’è qualcuno che ruba o c’è disorganizzazione. Quindi quella regione deve uniformarsi. Si tratta di una rivoluzione concettuale di portata epocale che taglia le gambe strutturalmente a spreco e corruzione.
Un altro principio finalmente stabilito è che gli uffici pubblici hanno l’obbligo di fornire alcune autorizzazioni entro tempi certi, senza chiedere nessun documento che sia già in possesso dell’amministrazione pubblica e il cittadino non deve più rivolgersi a 20 uffici ma a uno sportello unico che deve poi raccogliere direttamente il benestare da tutti i dipartimenti amministrativi.
Questi cambiamenti sono ancora lontani dal diventare pratica generalizzata, ci vorrà tempo, ma si tratta comunque di un reale passo in avanti dopo decenni di incapacità di cambiare.
Monti promette che con la prossima ondata di provvedimenti verranno ampliati i sistemi di uniformazione dei costi in tutti i settori amministrativi. E sono previste altre semplificazioni burocratiche, dalla giustizia all’iter per fondare una società.
È un cambiamento che libererà moltissime energie economiche e umane rendendo più semplice per cittadini e imprenditori il rapporto con la burocrazia e più efficiente il nostro sistema paese aumentando la capacità di concorrenza della nostra economia.
Infine si annuncia che ci saranno investimenti congrui nel settore digitale, un’infrastruttura la cui mancanza costa a cittadini e imprese miliardi di euro, costo che è una zavorra potente per la ripresa economica…
E dubito che questo processo verrà interrotto, visto che ormai non c’è convegno o programma elettorale che non vada in questo senso.
Ora la battaglia si incentra sull’applicazione da parte dell’Italia delle disposizioni europee sulla corruzione e sul taglio di una serie di aree grigie dello spreco.
Monti non è buono ma è oggi un nemico secondario col quale dobbiamo allearci quantomeno per arrivare all’applicazione di questo blocco essenziale di riforme.
Dobbiamo lottare contro la macelleria sociale e perché anche i più ricchi paghino la crisi. E dobbiamo fare muro contro il patto scellerato tra governo e petrolieri per tagliare le gambe alla crescita delle fonti rinnovabili che taglierebbe del 30% i costi energetici portandoci a livelli europei.
Ma dobbiamo anche comprendere la natura dello scontro in atto: tutto quel che riesce a concludere Monti è condizionato da una serie di veti, ricatti incrociati, complotti… Da un certo punto di vista lo ammiro perché deve ballare sopra una corda tesa sul precipizio. Basti pensare che è stata approvata una legge che limita drasticamente le auto blu ma solo il 16% delle auto blu da tagliare sono state effettivamente eliminate: la Casta resiste stoicamente, difendendo i suoi privilegi metro per metro, ma continua a perdere terreno.

Cosa possono fare i progressisti?
Dire che l’Italia ha iniziato a cambiare non è lo stesso che dire che non ci siano all’orizzonte grossi pericoli.
Certamente noi progressisti dovremmo impegnarci in questo momento difficile per limitare i danni per gli strati più deboli e per inventare pezzi di economia alternativa che aiutino a rilanciare l’economia secondo altri parametri.
Oggi solo una piccola parte dei progressisti sta impegnandosi su questo fronte.
Ma nonostante i numeri ristretti il “partito delle azioni concrete” sta ottenendo risultati notevoli.
Alcatraz è un grande luogo di incontri, crocevia di persone che provengono da tutto il paese ed è incredibile la quantità di iniziative che mi sono state raccontate quest’estate. Tante piccole azioni locali, dai mercatini del baratto allo sviluppo di nuove attività per le cooperative sociali, Comuni che hanno intrapreso con decisione la via dell’efficienza ecologica e gestionale, associazioni che organizzano percorsi di formazione e ricollocazione dei disoccupati. Ci sono poi iniziative più globali, come la nascita della banca del tempo e del baratto www.reoose.it. E poi ci sono servizi di consulenza on line, servizi di condivisione di informazioni o qualità dei servizi pubblici, come www.pazienti.it .
Il fatto che la tv non ne parli non vuol dire che non succeda.
In questo settore Alcatraz sta per lanciare due corsi informatici per imparare a realizzare applicazioni per gli smartphone e cartoni animati (750 ore, biennale) e per operatori nel settore delle terapie complementari e del benessere (1200 ore, triennale). Questi corsi saranno gratuiti per disabili e disoccupati e avranno per gli altri costi progressivi a seconda del reddito. E anche l’iniziativa dell’Ecovillaggio Solare va in questa direzione. E ora, oltre alle case chiavi in mano e a quelle in autocostruzione assistita, per fasce economiche deboli, stiamo per lanciare la possibilità di autocostruirsi una piccola casa nel bosco acquistando solo il terreno. Contemporaneamente stiamo analizzando una serie di possibilità per autocostruirsi una casa a prezzi bassissimi. Dalla casa di paglia a quella di legno massiccio, a una tenda di grande dimensioni super isolata termicamente, con bagno, cucina, soppalco, finestre e lucernario: un’evoluzione tecnologica della yurta mongola.

Ognuna di queste iniziative sposta solo una goccia nel grande mare nazionale, ma sono tantissime e costituiscono nell’insieme un esempio vincente di economia diversa, di un nuovo modello di sviluppo più umano, naturale e sensato.
Ma quel che aumenta il mio ottimismo è che contemporaneamente a questo fermento culturale, sociale ed economico, ci sono una serie di innovazioni ecotecnologiche che sono lì lì per arrivare sul mercato.
Tecnologie in grado di tagliare i costi dell’energia, razionalizzare il sistema dei rifiuti, rendere più efficienti le case dal punto di vista del riscaldamento, contrarre i costi dei trasporti e l’inquinamento.
La rivoluzione delle ecotecnologie non è ancora scoppiata.
Ma è ineluttabile e siamo realmente a un soffio dal vederla. Assisteremo a un cambiamento radicale come è accaduto per computer e cellulari, e i costi delle ecotecnologie diminuiranno verticalmente mentre raddoppierà la loro efficienza, esattamente come è accaduto per la rivoluzione digitale.
E compiamo un’impresa utile se riusciamo anche a concentrare le nostre energie nello spingere sulle parti essenziali della riforma dello Stato dando una mano a Monti (liberazione dalla burocrazia, dallo spreco, legalità e funzionamento della macchina giudiziaria, razionalizzazione dello spreco).
Per dare una mano a Monti non intendo girare con la sua foto appuntata sul bavero. Ci sono altri modi. Ad esempio Grillo sta dando una mano a Monti in modo indiretto ma essenziale. I partiti sono terrorizzati da due cose: che la Merkel s’incazzi e faccia fallire l’Italia (e loro non hanno più lo stipendio e l’auto blu) e dall’eventualità orribile che l’M5S diventi il secondo partito italiano.
Non ci dormono la notte e Monti usa poi Grillo come un Bau Bau.
E i parlamentari piangono e tremano e gli danno la fiducia.
E va bene così… La storia avanza per sentieri tortuosi.
E il mondo lentamente migliora da migliaia di anni. Figurarsi che una volta per andare a lavorare dovevo prendere a schiaffi una tigre di 3 quintali con i denti a sciabola. All’andata e al ritorno.


Cara Gabanelli, ti amo!

Report ci racconta come far uscire l’Italia dal disastro.
Nella puntata dedicata all’economia alternativa il team della Gabanelli ci racconta idee realizzate da gente che vede il mondo da un altro punto di vista.

Qual è il primo problema dell’economia oggi?
Che non ci sono soldi, le banche non fanno credito e le aziende pagano con ritardi enormi. E migliaia di imprese falliscono. Ecco che in Francia, a Nantes, 290 mila abitanti, il comune con la banca municipale e Massimo Amato, docente della Bocconi, hanno creato un sistema di compensazione di crediti tra imprese. Cioè chi vende segna l’incasso su un conto virtuale nella banca municipale. E può immediatamente usarlo per pagare un’altra azienda. E’ una banca che non maneggia denaro ma organizza lo scambio di crediti.
E, aggiungo io, un sistema simile funziona in Svizzera dal 1934…
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Jak Italia, l'interessante banca senza interessi

Quando ero ragazza abitavo in un quartiere di Padova, in periferia. Alla fine della mia strada c’era una “fiaschetteria”, un posto dove si vendeva vino sfuso e non ricordo che altro, non proprio un bar, forse oggi si chiamerebbe “enoteca”.
Alla fiaschetteria la domenica mattina si raccoglievano i soldi della “cassa peota”, una sorta di banca di quartiere. In pratica l’oste, o qualcuno considerato persona onesta, aveva il compito di raccogliere i piccoli risparmi delle famiglie, per esempio un po' di denaro che le donne riuscivano a mettere da parte dalla spesa della settimana. Ricordo che mia madre mi dava 5/10mila lire che portavo alla fiaschetteria, dove mi davano una ricevuta;  una volta all’anno, poi, tutti si ritrovavano per una cena, oppure si organizzavano vacanze particolarmente convenienti, ecc.
Ma in realtà la cassa peota serviva soprattutto in caso di necessità o in quei mesi dell’anno particolarmente critici come settembre, quando iniziavano le scuole e bisognava comperare i libri, o quando si voleva andare in vacanza  e bisognava pagare l’affitto della casa al mare. Si andava dall’oste, si esponeva il caso e questi dava il prestito che si restituiva un po’ alla volta, sempre con pochi soldi la domenica mattina.
La cassa peota non si sostituiva alla banca, ma era una sorta di cassa comune del quartiere, gestita da una persona di fiducia che sapeva far fruttare qualche interesse (perché l’unione fa la forza e pochi soldi di ognuno diventavano cifre interessanti quando si era in tanti e gli interessi bancari al tempo erano un po’ più alti), e che serviva ad avere un prestito veloce e senza tante garanzie e aperture di pratiche complicate. Che il debito sarebbe stato onorato era indubbio, ne andava del buon nome e della reputazione del richiedente. Inoltre l’oste conosceva vita, morte e miracoli di tutti e sapeva come gestire i prestiti.
Insomma, era una buona pratica: come l’acquisto collettivo della carne o la raccolta delle olive in altre parti d’Italia.
Negli anni la cassa poeta è scomparsa, peccato.
Oggi la “questione banche” è sempre più all’ordine del giorno, abbiamo l’impressione, e chissà se poi è solo un’impressione, di essere invischiati in un circolo vizioso in cui in un modo o nell’altro abbiamo sempre a che fare con questo organismo che viviamo come un nemico, qualcuno che per darci soldi in prestito ne chiede a garanzia mille volte di più, che per ogni operazione anche minima chiede commissioni altissime ecc.
Ma non in tutti i Paesi è così, in Svezia, per esempio esiste la JAK Bank, JAK è un acronimo in lingua svedese: Jord, Arbete, Kapital. In italiano Terra, Lavoro, Capitale, tre elementi di base del sistema economico.
JAK Medlemsbank è una banca che opera in Svezia dal 1973 e che ha una caratteristica molto particolare: i risparmiatori non ricevono interessi sul capitale versato, mentre coloro che prendono prestiti pagano unicamente una commissione, corrispondente ai costi di gestione della banca.
Insomma, come afferma una teoria economico-finanziaria, il denaro è stato inventato e va utilizzato allo scopo di migliorare la qualità della vita degli esseri umani, e dunque - secondo la filosofia che guida l'azione della JAK - è necessario superare il dogma del tasso di interesse.
Pensate che vi sono modelli matematico-economici realizzati da economisti svedesi e tedeschi (Margrit Kennedy in testa) dove si evidenzia che circa il 90% delle persone paga in media, di interessi, più di quanto riceve.
E quanto vale sia che si prenda in considerazione un lasso di tempo limitato (ad esempio, un anno), sia che si consideri la vita intera della persona.
In altre parole, il bilancio tra interessi passivi (pagati su mutui e altri prestiti, principalmente per beni di consumo e per avviare/espandere attività imprenditoriali), interessi occulti (costi del credito che tutti gli operatori della filiera produttiva portano inevitabilmente nei prezzi dei prodotti) e interessi attivi (sui conti correnti e reddito da capitale in generale) è negativo per il 90% delle persone, e positivo per il 10% circa.
Questo processo conduce al progressivo impoverimento del 90% della popolazione: più una persona è povera, più, nel corso della propria vita, avrà bisogno di prendere prestiti; più una persona è ricca, meno ne avrà bisogno e, anzi, più guadagnerà in interessi, in virtù del solo fatto di possedere denaro.
JAK è dunque non solo un progetto importante ma anche una nuova immagine di banca, gestita da persone (ogni socio gode di un voto nell’assemblea) che mettono a disposizione di altre persone i propri risparmi e dove la perdita di potere d'acquisto derivante dall'inflazione è ampiamente compensata dall'assenza di interessi passivi
Non ricevi interessi, non paghi interessi… semplice no?
Nel caso della JAK Medlemsbank, a gestire il sistema sono i dipendenti. Come dicevamo, chi prende una somma in prestito paga una commissione, con la quale si coprono gli stipendi, e che in piccola parte serve a mantenere un “fondo di sicurezza” da utilizzare nel caso di perdite, e per finanziare attività di ricerca e sviluppo.
L'esperienza svedese sta dimostrando che il modello può funzionare! La JAK in Svezia è dotata di un capitale sociale di oltre sei milioni di euro, ha 30 dipendenti, nessuno sportello al pubblico ma efficaci servizi di home-banking sul web e di assistenza telefonica. Una rete di circa 400 volontari è impegnata nella promozione del modello in tutto il Paese e nelle attività di consulenza, formazione ed educazione nei confronti dei cittadini sul tema del risparmio e del consumo critico. I clienti/soci operano mediante il “sistema di risparmio e prestito bilanciato libero da interessi” (the balanced savings and loan system interest-free). A garantire la liquidità del sistema è il meccanismo dei “punti risparmio”: punti che si accumulano nei periodi in cui il socio effettua depositi e si decrementano nei periodi in cui accede al finanziamento.
Il “punto risparmio” è l’unità di misura monetaria moltiplicata per un mese (ad esempio una persona che deposita un euro per un mese ha maturato un punto risparmio; una persona che chiede 100 euro per due mesi dovrà rifondere 200 “punti risparmio”). Affinché il sistema sia sostenibile, è necessaria dunque l’uguaglianza tra i “punti risparmio guadagnati" e i “punti risparmio spesi”. Al momento dell’accensione del prestito, se i punti accumulati non sono sufficienti a compensare quelli che il prestito consumerà, il socio si obbliga a effettuare un deposito aggiuntivo sul proprio conto, attuando così il meccanismo del “post-risparmio” durante il periodo di rimborso e mantenendo in equilibrio il sistema.
I finanziamenti sono erogati dietro presentazione di una cauzione pari al 6% della somma erogata, che viene restituita al buon fine del piano di rientro. In caso di mancato pagamento, prima di procedere con le tradizionali iniziative per il recupero, intervengono azioni tipiche della filosofia cooperativa attraverso la dilazione dei pagamenti, la sospensione dei pagamenti per un periodo o l’intervento di altri soci che prestano i propri punti risparmio. La banca non carica o paga interessi sui suoi prestiti/risparmi. Tutte le attività della banca avvengono fuori dal mercato finanziario poiché i suoi prestiti sono finanziati solamente dai risparmi dei soci.
Con il modello JAK la banca torna alla propria funzione principale: raccogliere danaro e ridistribuirlo per assolvere semplicemente al servizio del credito. Il credito è comunque erogato nel rispetto delle garanzie richieste dall’organo di vigilanza; una particolare attenzione è data alle economie dei territori e ai progetti legati alla crescita sostenibile e rispettosa dell’ambiente.
Un’altra importante componente dell’azione JAK è la diffusione di cultura e consapevolezza rispetto ai processi economici. L’idea di base è che i meccanismi dell’economia sono in realtà molto più semplici di quanto non si creda comunemente, e che ogni persona deve essere in grado di discutere di questioni economiche.
Il progetto JAK si è concretizzato in esperienze distinte nello spazio e nel tempo: la prima in realtà fu in Danimarca, dove un’associazione JAK realizzò diversi esperimenti negli anni ’30 e successivi. In Svezia, come dicevamo, questo sistema di risparmio e prestiti nato nel 1973 si è evoluto nella JAK Medlemsbank, che nel 2011 contava 38.000 soci.
Se ne comincia finalmente a parlare anche in Italia, dove un gruppo di persone, da settembre 2008, si sta impegnando per concretizzare un sistema JAK di risparmio e prestiti.
Per maggiori  informazioni e per iscriversi all’Associazione Jak Italia vedi al sito http://www.jakitalia.it/, c’è anche un video molto semplice che spiega il meccanismo di questa banca che ci sembra un po’ più “umana”.  Anche in questo caso l’unione fa la forza, se l’Associazione avrà seguito, l’esperienza Jak si può concretizzare anche nel nostro Paese, hai visto mai che ritorni la cassa peota?
Buona fine settimana!

Gabriella Canova