solidarietà

La Fondazione Rita Levi Montalcini Onlus, per l'alfabetizzazione e la scolarizzazione femminile in Africa

Siamo entrati in contatto con la Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus, promotrice di molti interessanti programmi di solidarietà. Volentieri pubblichiamo questo comunicato stampa sulle loro attività.

Fondazione Rita Levi-Montalcini OnlusQuella dell'analfabetismo è una piaga che affligge ancora in maniera diffusa il continente africano, dove in alcuni il tasso di analfabetismo sfiora il 90%.
Questi dati appaiono ancor più gravi se vengono visti alla luce della situazione socio-economica di questi paesi. All'alfabetizzazione e all'istruzione è infatti connessa la possibilità stessa dell'apprendimento di competenze e tecnologie essenziali per lo sviluppo di un paese.  Per questa ragione spesso analfabetismo e povertà vanno di pari passo.

La situazione è ancora più drammatica se si prende in analisi la condizione femminile: per le bambine è infatti ancor più difficile trovare accesso all'istruzione a causa di stereotipi di genere fortemente presenti ancora in molte culture per cui la figura della donna è relegata in un ruolo subalterno.

Rita Levi-MontalciniLa Fondazione Rita Levi Montalcini Onlus opera dal 2001 attraverso progetti umanitari e di beneficenza per garantire l'accesso all'istruzione e alla formazione professionale a bambine, ragazze e donne africane.

Fornire la possibilità della scolarizzazione e della formazione professionale significa dare alle donne africane gli strumenti per giungere ad una maggiore consapevolezza delle proprie capacità, del proprio ruolo all'interno della società e capacità di gestire i propri diritti. Ma offrire scolarizzazione ed istruzione specializzata alla popolazione significa anche gettare i semi per un miglioramento sociale, a partire dalla formazione di figure competenti che metteranno le proprie conoscenze a servizio della collettività.
Non si tratta quindi solo di beneficenza, ma di fornire strumenti concreti e adeguati per la possibilità di uno sviluppo futuro e del miglioramento delle condizioni di vita.

È questo il caso del progetto per la Formazione secondaria portato avanti dalla Fondazione Rita Levi-Montalcini in Etiopia. Qui la Fondazione da diversi anni seleziona 15 donne meritevoli offrendo una borsa di studio che permetta loro di frequentare l'università. Le borse di studio privilegiano i corsi che permettono l'accesso al mondo del lavoro e che permetteranno così alle ragazze di ricevere un'elevata formazione professionale.

In Burkina Faso, invece, la fondazione promuove un progetto per l'istruzione e la formazione delle giovani donne. In questo paese la condizione femminile è ancora preoccupante e le donne che scelgono di trovare un'occupazione trovano di fronte a sé numerosi ostacoli.
Il progetto in questo paese ha l'obiettivo di rendere le donne indipendenti dal punto di vista economico, e di fornire educazione per l'avviamento professionale.
Inoltre il progetto si prefigge anche di fornire le istruzioni igieniche di base per arginare la diffusione dell'HIV/AIDS, drammaticamente presente all'interno del paese.
Per questo progetto sono state coinvolte ben 60 ragazze tra ai 14 ed i 24 anni le quali potranno seguire corsi della durata di tre anni. Trenta di loro, non ancora scolarizzate, studieranno presso un Centro educativo per la formazione primaria.

Potete consultare tutti i progetti della Fondazione sul sito http://www.ritalevimontalcini.org/ dal quale è possibile inoltre donare online direttamente una piccola somma da destinare al progetto che si è scelto di sostenere.

Infine ricordiamo che chi decide di destinare una somma in beneficenza può beneficiare degli sgravi   fiscali per le donazioni alle Onlus, con la possibilità di detrarre la donazione dalla dichiarazione dei redditi, nel limite del 10% del reddito dichiarato e comunque per un massimo di 70.000 euro annui.
In alternativa è possibile detrarre dall'imposta Irpef il 19% dell'importo donato.


Perché in Iraq è in corso un massacro di civili di cui non parla nessuno?

Perché in Iraq è in corso un massacro di civili di cui non parla nessuno?

Chiunque abbia una minima infarinatura di storia sa che il modo più efficiente di combattere il terrorismo è quello di debellare la miseria e smetterla di foraggiare i dittatori.
Ma nonostante Obama sia da molti punti di vista un progressista non è riuscito a cambiare di molto l’essenza della strategia militare Usa. È stato un bene che abbia scelto di abbandonare la logica super interventista di Bush. Ma non è riuscito ad andare oltre. L’impegno Usa per lo sviluppo economico delle aree instabili continua a essere una frazione minima delle spese militari. E l’appoggio a politici locali antidemocratici e mafiosi continua ad essere forte (si preferisce finanziare carogne schifose perché è più facile corromperli).
Quando Obama fu eletto in molti sperammo che potesse portare un grande cambiamento. Oggi dobbiamo constatare che ci eravamo illusi. Obama ha ammorbidito la politica Usa ma non l’ha cambiata radicalmente, non ha messo al primo posto la solidarietà e la cooperazione. E ha fallito tutti gli obiettivi di pacificazione nelle aree di crisi. La strategia dei Bush ha generato mattatoi a tutt’oggi inarrestabili: Somalia, Afghanistan, Iraq... Obama ha la responsabilità di non essere riuscito a pacificare un solo teatro di guerra, anzi la situazione si è aggravata: la Siria è ormai un cumulo di macerie, la Libia e l’Egitto sono sull’orlo della guerra civile. Adesso non mandano più le truppe di terra, solo i droni: giovani statunitensi afflitti da tempeste ormonali guidano con un joystick, da uffici con aria condizionata e Coca Cola a volontà, aerei telecomandati che uccidono a migliaia di chilometri di distanza.
È come un videogame… E ogni tanto si sbagliano a fanno fuori qualche decina di donne e bambini… Da duemila metri di altezza sono tutti come formichine.
 
Vi ricordate i discorsi dei guerrafondai quando gli eserciti di Bush partivano per sconfiggere il terrorismo e punire le nazioni canaglia?
Dicevano che noi pacifisti eravamo pazzi a non capire che bisognava intervenire per salvare quei popoli.
Li hanno salvati?
Un milione di morti tra i civili, solo in Iraq. Gente uccisa dalla guerra e dai suoi effetti collaterali. Un calcolo a spanne, intendiamoci, nessuno è in grado di dire esattamente quanti sono stati i morti in questi dieci anni… Bel modo di liberare un popolo!

Ma bisogna dire anche che l’opposizione dei pacifisti è stata tenue. Dopo i grandi cortei, con una cosa come 100 milioni di persone scese in piazza a protestare, l’iniziativa pacifista si è affievolita.
È mancata la determinazione ma anche una chiara strategia per la pace.
Mi ricordo una leader dei Verdi che alla domanda in un'intervista televisiva: “Se non volete la guerra come pensate di fermare Saddam?” Rispose: “Non è compito nostro dire come fermare Saddam”.
E invece io credo che sia proprio compito nostro.
Dovremmo avere la voce per affermare che esiste un preciso livello di ricchezza economica e culturale dei popoli oltre il quale le dittature crollano, i fondamentalismi religiosi si ammorbidiscono, le donne acquisiscono parità di diritti, diminuisce il numero di figli, aumenta l’istruzione e i terroristi non trovano più giovani disperati da arruolare. E forse coinvolgendo dotti economisti e statistici potremmo anche calcolare quanto costa portare una nazione a questo livello di sviluppo sociale e umano.
E potremmo anche dimostrare che investendo la metà delle spese militari mondiali in sviluppo otterremmo la fine di tutte le guerre entro 10 anni. E il mondo diventerebbe veramente un bel posto dove vivere.
Perché le armi sono strumenti non solo orrendi ma anche antiquati e antieconomici al pari delle lampadine a incandescenza.
Ma perché i paesi industrializzati capiscano questo, comprendano che la politica di rapina e di speculazione contro i popoli più poveri è disastrosa e alla lunga conviene solo ai mercanti d’armi ci vorrà del tempo. E ancora milioni di morti.
Per fermare la guerra tocca che nasca un movimento pacifista che non si limiti a dire no alla guerra e servirà anche che qualche leader veramente amante della pace raccolga il grido di dolore dei popoli devastati dalle guerre.
Questo Obama non funziona, bisognerà aspettare il prossimo.
Ma soprattutto dovremo aspettare che un numero sufficiente di persone smetta di comprare i prodotti delle multinazionali che speculano sulla guerra.
Un grande passo in avanti lo avremo quando l’idea che si vota ogni volta che si fa la spesa sarà compresa da tutti gli amanti della pace.
È lì che sta il nostro grande potere, la forza dei consumatori etici uniti.
L’altro grande cambiamento indispensabile per fermare la guerra riguarda le materie prime e l’energia. Si deve diffondere la coscienza che razionalizzare i consumi, produrre energia dal sole, dal vento e dal mare, riciclare e riusare sono potenti strumenti di pace. Riciclare e produrre energia da fonti rinnovabili tolgono alla guerra di rapina la sua ragion d’essere.
Vuoi la pace? Installa un pannello solare!

Ma ancora sono poche le persone che ragionano in questo modo. Siamo fermi alle dichiarazioni accalorate e a qualche corteo nei grandi momenti di crisi. E se parli di consumo critico e ecotecnologie contro la guerra molti progressisti ti guardano strano.

Intanto proprio in questi giorni in Iraq si sta consumando un’immane massacro di civili. Due eserciti di pazzi sanguinari si stanno scontrando senza perdere occasione di compiere ogni sorta di crimine. Le truppe fondamentaliste islamiche massacrano i civili governativi, e le truppe governative vanno nelle case dei sunniti, prendono i giovani e li ammazzano.
Un grande orrore si sta consumando nell’indifferenza più totale e nel silenzio dei media.
Sulla situazione in Iraq e la storia di questa guerra ho scritto un articolo sul Fatto.


Ecotecnologie: vuoi dare una mano a due miliardi di persone?

Jacopo Fo sul Fatto QuotidianoAiutaci a migliorare il Catalogo delle Ecotecnologie per le popolazioni in via di sviluppo.

Ci sono due miliardi di persone che vivono in stato di povertà più o meno estrema. Aspettando che i potenti del mondo si rendano conto che non conviene neanche a loro alimentare guerre, terrorismo e criminalità continuando a spendere soldi per le armi invece che per aiutare le popolazioni ridotte alla fame, possiamo fare qualche cosa di utile noi…
In questo momento ci sono alcuni milioni di persone impegnate in tutto il mondo nel movimento della solidarietà. E questo movimento sta ottenendo risultati straordinari. Quel che si sta verificando è che la forza più potente per combattere la povertà sono i poveri stessi. I maggiori risultati contro la desertificazione li hanno ottenuti i contadini che si sono messi a piantare alberi e a realizzare dune di sabbia per proteggere le coltivazioni dal vento del deserto. E lo hanno fatto, grande saggezza popolare, usando la forza stessa del vento. Piantano nella sabbia lunghi filari di foglie intrecciate. Barriere alte 30 o 40 centimetri. Il vento ci sbatte contro depositando la sabbia che trasporta che piano piano le ricopre. Allora piantano un altro filare sopra il primo. E così via fino a far erigere dal vento barriere alte 4 metri e più.
Il cammino verso la libertà dalla miseria si basa oggi su mille soluzioni ingegnose che incidono sulla qualità della vita e le micro economie di villaggio.

CONTINUA SUL BLOG DEL FATTO QUOTIDIANO


Solidarietà: mi racconti la tua microrivoluzione?

Solidarietà: mi racconti la tua microrivoluzione?A Perugia sta succedendo qualche cosa ma sospetto anche altrove…
La politica dei piccoli passi avanza inarrestabile. Il vantaggio delle azioni minime è che possono dare risultati subito.
Alcuni mesi fa mi sono incontrato con il sindaco di Perugia Boccali e l’assessore Cernecchi e abbiamo iniziato a discutere di una serie di iniziative di microeconomia per sostenere situazioni di disagio e sperimentare soluzioni di economia etica. Ovviamente questo è stato possibile perché il comune aveva già intrapreso una serie di azioni positive. Perugia è una città che in questi anni ha riscoperto la sua vocazione ecologica e solidale. Il taglio dello spreco energetico, la produzione da fonti rinnovabili, l’appoggio a cooperative di autocostruzione in collaborazione con Banca Etica (93 appartamenti già consegnati e un progetto per altri 16 appartamenti “agevolati” all’interno dell’Ecovillaggio Solare di Alcatraz.

Siamo così riusciti a creare un coordinamento di 25 associazioni e cooperative sociali che hanno appoggiato la nascita di un mercato dell’usato e del baratto, che da 8 settimane ogni domenica si svolge in una piazza “disagiata”, Piazza del Bacio.
Ad oggi hanno partecipato al mercato più di 500 espositori e migliaia di visitatori, si sono svolti spettacoli di ogni sorta, autogestiti dalle associazioni, e questo appuntamento è diventato un modo diverso per comprare e vendere, riusare e riciclare ma anche un luogo dove la Perugia che fa diversamente si racconta.

CONTINUA SUL BLOG DEL FATTO QUOTIDIANO


Aggiornamento campagna sacchi a pelo

Clochard alla riscossa Un sacco di vita

Abbiamo chiesto all'associazione Clochard alla Riscossa, promotrice dell'iniziativa dei sacchi a pelo, di inviarci un breve report sulle distribuzioni dei sacchi ai senzatetto. Questa la situazione:

75 sacchi a pelo distribuiti in due uscite a Roma
19 a Firenze
48 a Milano
Il 6 dicembre saranno a Torino, poi a Palermo e Arezzo.

Nel 2013 116 persone sono morte per ipotermia. Un sacco a pelo può salvare la vita di un senzatetto, fermiamo questo disastro!
Grazie al vostro aiuto con il Nuovo Comitato Il Nobel per i disabili Onlus siamo riusciti a raccogliere denaro per acquistare 160 sacchi a pelo. Un altro piccolo sforzo e arriviamo a 200. Bastano 20 euro!
Grazie a tutti!
PER CONTRIBUIRE CLICCA QUI


Tutti in rosa

Un'altra incredibile storia di solidarietà arriva dal New Hampshire, Stati Uniti, e risale a fine ottobre. Ryan Marotta, 12 anni, per celebrare la guarigione della mamma da un cancro al seno, decide di recarsi a scuola con un paio di scarpe rosa (il colore simbolo della lotta al tumore al seno).
Arrivato in classe alcuni compagni iniziano a prenderlo in giro, anche in modo pesante, costringendolo a togliersi le scarpe e nasconderle.
Il fratello maggiore di Ryan, Andrew, viene a sapere dell'accaduto e su Facebook lancia un appello ai compagni di scuola: vestirsi di rosa per sostenere Ryan e isolare i bulli.
La mattina dopo più di 200 studenti si sono presentati alle lezioni con abiti, scarpe, sciarpe e cappelli rosa.
“Perfino alcuni insegnanti erano vestiti di rosa. Mi hanno reso davvero felice” ha detto Ryan.

LEGGI QUI LE ALTRE BUONE NOTIZIE DI CACAO DI OGGI

 


Incredibili gesti di solidarietà

Jessica EavesSiamo a Guthrie, in Oklahoma, Stati Uniti. Un uomo entra in un supermercato, si avvicina a una donna, Jessica Eaves, e le ruba il portafogli. Lei se ne accorge subito dopo, ritrova l'uomo e invece di minacciarlo o saltargli addosso gli dice: “Se mi restituisci il portafogli ti pago la spesa, se non me lo rendi chiamo la Polizia”.
L'uomo ha infilato la mano in tasca e le ha reso il maltolto.
“Mentre prendeva il cibo che gli serviva dagli scaffali – ha dichiarato Jessica - mi ha chiesto scusa almeno una ventina di volte. E mentre ci avvicinavamo alla cassa, ha cominciato a piangere. Mi ha detto che era disperato”.
(Fonte: Buonenotizie.it)

LEGGI QUI LE ALTRE BUONE NOTIZIE DI OGGI

 


Pane Quotidiano Onlus

Pane Quotidiano Onlus

A San Martino Buon Albergo, cittadina di 14mila abitanti alle porte di Verona, l'associazione Pane Quotidiano Onlus raccoglie il cibo invenduto da un supermercato e alcuni negozi del comune e lo recapita gratuitamente a domicilio a chi ne ha bisogno. Attualmente riescono ad aiutare dalle 50 alle 100 famiglie.
Il progetto, che mira a espandersi in altri comuni d'Italia, si chiama REBUS (Recupero Eccedenze di Beni Utilizzabili Solidalmente)

LEGGI QUI LE ALTRE BUONE NOTIZIE DI CACAO DI OGGI


Cacao Solidarietà: un ragazzo di 12 anni in un'officina di Napoli

Il tappeto di IqbalCarissimi
Questa settimana vi raccontiamo una storia di casa nostra che pochi conoscono ma di cui ha parlato un giornale francese autorevole: Le Monde.
Anche noi ne siamo venuti a conoscenza tramite una giornalista che ci ha scritto:

Gentile Jacopo,
sono Daniela. Ti scrivo per chiederti se posso metterti in contatto con una persona che fa un lavoro secondo me molto speciale, usa l’arte circense per sottrarre bambini e ragazzi alla camorra. Si chiama Giovanni, la sua associazione è “Il tappeto di Iqbal”, svolge questo compito da Davide contro Golia a Barra, quartiere di Napoli. Tra poco finirà i finanziamenti e chiuderà. Potrebbe andarsene visto che è piuttosto conosciuto all’estero, ma non vuole lasciare i suoi ragazzi.
Ho letto di lui in un articolo di una giornalista francese pubblicato dal  settimanale “Internazionale”, come spesso succede è ammirato fuori, misconosciuto in patria. Proprio pochi giorni fa li hanno premiati a Bruxelles come miglior progetto per la cittadinanza attiva. I camorristi, quando lo incontrano, gli dicono che è “un morto che cammina”.
Ieri sera gli ho scritto e mi ha risposto:
“io penso ai ragazzi,
io non me ne vado da lì per i ragazzi
voglio che i ragazzi che ho tolto dalla camorra
vadano via da lì
altrimenti che li ho tolti a fare
era meglio che stavano nella camorra
almeno guadagnavano qualcosa.”
Poi mi ha raccontato la sua idea-sogno:
“Aprire un agriturismo particolare tipo in toscana che chiamerei "i pagliacci". All'ingresso c'è un piccolo tendone da circo (siamo abbastanza conosciuti come Tappeto di Iqbal) e magari la mattina laboratori di pedagogia circense nella natura e artiterapie per scuole, ragazzi, disabili, etc (abbiamo competenze e professionalità per farlo) teatroterapia e la sera spettacoli... import-export prodotti campani insieme agli amici di Libera Terra e Peppe Pagano e la NCO di Casal di Principe etc... e la sera un ristorante particolare con menu fisso dove è il sorriso da fare da padrone e non ridere a squarciagola ma sorridere e stare bene... keaton, chaplin, etc..”

Noi di Cacao intanto vogliamo far conoscere la storia di Giovanni e vi riportiamo qui sotto l’articolo apparso su Internazionale (santi subito!).
Questo il riferimento all’associazione Tappeto di Iqbal.
Si accettano idee, proposte, e se potete anche qualche soldino.
Grazie a tutti

CONTINUA A LEGGERE CLICCA QUI


Record vampireschi di solidarietà

Harold Mendenhall record donazioni sangueL'84enne della Florida Harold Mendenhall ha stabilito un record di solidarietà: negli ultimi 36 anni ha donato cento galloni di sangue, pari a 378 litri. La prima donazione risale al 7 luglio 1977. L'uomo iniziò quando i medici diagnosticarono un tumore al seno alla moglie. Quando la accompagnava per le terapie donava il sangue alla banca del plasma dell'ospedale e da allora non ha mai smesso.
Per festeggiare i cento galloni gli hanno regalato una maglietta e una bistecca.
(Fonte: LaPresse)

LEGGI QUI LE ALTRE BUONE NOTIZIE DI CACAO DI OGGI