africa

Il Teatro Fa Bene raccontato da Jacopo Fo

Tutto sul nostro progetto in Mozambico "Il Teatro Fa Bene" per realizzare, con attori mozambicani, uno spettacolo teatrale sanitario per avvicinare le popolazioni dei villaggi alle strutture mediche del Paese. Il progetto si svolge a Palma, nel nord del Mozambico.

www.ilteatrofabene.it

Parte Prima

Parte Seconda


La Fondazione Rita Levi Montalcini Onlus, per l'alfabetizzazione e la scolarizzazione femminile in Africa

Siamo entrati in contatto con la Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus, promotrice di molti interessanti programmi di solidarietà. Volentieri pubblichiamo questo comunicato stampa sulle loro attività.

Fondazione Rita Levi-Montalcini OnlusQuella dell'analfabetismo è una piaga che affligge ancora in maniera diffusa il continente africano, dove in alcuni il tasso di analfabetismo sfiora il 90%.
Questi dati appaiono ancor più gravi se vengono visti alla luce della situazione socio-economica di questi paesi. All'alfabetizzazione e all'istruzione è infatti connessa la possibilità stessa dell'apprendimento di competenze e tecnologie essenziali per lo sviluppo di un paese.  Per questa ragione spesso analfabetismo e povertà vanno di pari passo.

La situazione è ancora più drammatica se si prende in analisi la condizione femminile: per le bambine è infatti ancor più difficile trovare accesso all'istruzione a causa di stereotipi di genere fortemente presenti ancora in molte culture per cui la figura della donna è relegata in un ruolo subalterno.

Rita Levi-MontalciniLa Fondazione Rita Levi Montalcini Onlus opera dal 2001 attraverso progetti umanitari e di beneficenza per garantire l'accesso all'istruzione e alla formazione professionale a bambine, ragazze e donne africane.

Fornire la possibilità della scolarizzazione e della formazione professionale significa dare alle donne africane gli strumenti per giungere ad una maggiore consapevolezza delle proprie capacità, del proprio ruolo all'interno della società e capacità di gestire i propri diritti. Ma offrire scolarizzazione ed istruzione specializzata alla popolazione significa anche gettare i semi per un miglioramento sociale, a partire dalla formazione di figure competenti che metteranno le proprie conoscenze a servizio della collettività.
Non si tratta quindi solo di beneficenza, ma di fornire strumenti concreti e adeguati per la possibilità di uno sviluppo futuro e del miglioramento delle condizioni di vita.

È questo il caso del progetto per la Formazione secondaria portato avanti dalla Fondazione Rita Levi-Montalcini in Etiopia. Qui la Fondazione da diversi anni seleziona 15 donne meritevoli offrendo una borsa di studio che permetta loro di frequentare l'università. Le borse di studio privilegiano i corsi che permettono l'accesso al mondo del lavoro e che permetteranno così alle ragazze di ricevere un'elevata formazione professionale.

In Burkina Faso, invece, la fondazione promuove un progetto per l'istruzione e la formazione delle giovani donne. In questo paese la condizione femminile è ancora preoccupante e le donne che scelgono di trovare un'occupazione trovano di fronte a sé numerosi ostacoli.
Il progetto in questo paese ha l'obiettivo di rendere le donne indipendenti dal punto di vista economico, e di fornire educazione per l'avviamento professionale.
Inoltre il progetto si prefigge anche di fornire le istruzioni igieniche di base per arginare la diffusione dell'HIV/AIDS, drammaticamente presente all'interno del paese.
Per questo progetto sono state coinvolte ben 60 ragazze tra ai 14 ed i 24 anni le quali potranno seguire corsi della durata di tre anni. Trenta di loro, non ancora scolarizzate, studieranno presso un Centro educativo per la formazione primaria.

Potete consultare tutti i progetti della Fondazione sul sito http://www.ritalevimontalcini.org/ dal quale è possibile inoltre donare online direttamente una piccola somma da destinare al progetto che si è scelto di sostenere.

Infine ricordiamo che chi decide di destinare una somma in beneficenza può beneficiare degli sgravi   fiscali per le donazioni alle Onlus, con la possibilità di detrarre la donazione dalla dichiarazione dei redditi, nel limite del 10% del reddito dichiarato e comunque per un massimo di 70.000 euro annui.
In alternativa è possibile detrarre dall'imposta Irpef il 19% dell'importo donato.


Ad ogni cittadino il suo albero

Nel Mali, in Africa, e' partito un programma nazionale di rimboschimento che prevede la messa a terra di 35 milioni di nuovi alberi su 60mila ettari di territorio.
Tutte le coppie che convolano a nozze o hanno un figlio dovranno piantare un albero mentre “non ci sara' indulgenza nei confronti di chi tagliera' illegalmente gli alberi o appicchera' fuochi nelle foreste”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente, Tie'moko Sangare'.
(Fonte: Terramadre.info)


LIBRI: La sfida dell'Africa, Wangari Maathai

LIBRI La sfida dell'AfricaCarissimi,
questa settimana Vi parliamo d’Africa insieme a Wangari Muta Maathai, ambientalista, attivista e veterinaria keniota, Premio Nobel per la Pace nel 2004 per "il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace".
E' membro del parlamento keniota ed e' stata Assistente Ministro per l'Ambiente e le Risorse Naturali nel governo del presidente Mwai Kibaki, fra il gennaio 2003 e il novembre 2005. Appartiene all'etnia kikuyu.
Fu la prima donna nativa del centrafrica a laurearsi, nel 1971 presso l'Universita' di Nairobi, in biologia, lavorandoci poi fin dal 1976 presso la facolta' di veterinaria.
Nel 1976 si iscrisse nel Consiglio nazionale delle donne del Kenya, assumendone la presidenza nel 1981, fino al 1987, anno in cui abbandono' l'associazione.
Negli anni novanta intraprese una forte campagna di sensibilizzazione verso i problemi della natura e del disboscamento in particolare. Fondo' nel 1977 il Green Belt Movement, un'associazione non-profit che ha piantato oltre 40 milioni di alberi in Kenya per combattere l'erosione ed e' tutt'ora molto efficiente.
Piu' recentemente si e' occupata anche di diritti civili perche', come ha dichiarato lei stessa in un'intervista: "Quando cominci a lavorare seriamente per la causa ambientalista ti si propongono molte altre questioni: diritti umani, diritti delle donne, diritti dei bambini… e allora non puoi piu' pensare solo a piantare alberi".
Vi proponiamo l’introduzione del suo nuovo libro: La Sfida dell’Africa, edito in Italia da Nuovi Mondi.
Potete acquistarlo direttamente online sul nostro sito CommercioEtico.it.
Buona lettura.

Introduzione

L’autobus sbagliato
Per trent’anni ho lottato in prima linea, tentando insieme ad altri di abbattere il muro che separa i popoli africani dalla giustizia, dalla ricchezza, dalla pace e dal rispetto. Abbiamo cercato una via d’uscita dalla poverta', dall’ignoranza, dalle cattive condizioni di salute e dalle morti premature, dalle violazioni dei diritti piu' elementari, dalla corruzione, dal degrado ambientale e dai molti altri problemi che affliggono l’Africa. Ho svolto il mio lavoro attraverso il Green Belt Movement, aiutando le comunita' a piantare alberi per accrescere le loro fonti di sostentamento, proteggere l’ambiente e rafforzare al tempo stesso il loro impegno e la loro perseveranza. E' in seguito a queste esperienze fra la gente comune, insieme agli incarichi nel governo keniota e alla partecipazione a numerose iniziative internazionali, che si e' formata la mia visione del mondo e sono maturati gli orientamenti, gli esempi, le analisi e le soluzioni che propongo in questo libro.
Nei tre decenni trascorsi dalla nascita del Green Belt Movement, alcuni africani hanno abbandonato la lotta in prima linea per perseguire i propri interessi e le proprie ambizioni, altri si sono lasciati prendere dallo sconforto e dalla stanchezza. Alcuni languono nelle loro case o nelle prigioni, altri sono senza tetto o vivono nei campi profughi. Alcuni sperano di essere salvati dai propri governanti, altri aspettano finche' non si rendono conto che devono salvarsi da soli, diventando essi stessi, per dirla con le parole del Mahatma Gandhi, quel cambiamento che desiderano vedere nel mondo.

Eppure, come cerco di dimostrare, le sfide che l’Africa si trova ad affrontare non dipendono solo dalle politiche nazionali e internazionali (anche se queste, come in passato, giocano un ruolo importante nel futuro del continente) ma riguardano anche la sfera morale, spirituale, culturale e persino psicologica.
Analogamente, la situazione africana non e' scindibile da quella mondiale. Siamo un’unica umanita' che vive su un unico pianeta: e' una realta' alla quale non possiamo sottrarci.
Ho scritto La sfida dell’Africa per tutti coloro che hanno a cuore il destino del continente africano: lettori comuni, attivisti, esperti in politiche di sviluppo e funzionari governativi, compresi i capi di stato. Spero di riuscire a spiegare, delucidare, coinvolgere e, cosa forse ancora piu' importante, stimolare tutti gli interessati a impegnarsi di fronte ai problemi problemi che oggi l’Africa si trova ad affrontare.
La sfida dell’Africa e' diviso in cinque sezioni: i problemi attuali e le loro radici storiche e culturali (capitoli 1 e 2); il loro contesto economico, politico e internazionale e le loro dimensioni (capitoli 3, 4 e 5); il problema della leadership e della buona gestione delle risorse, sia ai massimi livelli sia alla base della societa' (capitoli 6 e 7); la relazione complessa e problematica fra identita' etnica e stati-nazione nell’Africa contemporanea (capitoli 8, 9 e 10); infine, la centralita' dell’ambiente nei problemi dello sviluppo del continente e nelle loro soluzioni (capitoli 11, 12 e 13). Il libro si chiude con un ultimo capitolo dedicato ai problemi degli africani in quanto individui, sia in patria che all’estero.
Nel primo capitolo sviluppo una riflessione su una donna che vidi a Yaounde', in Camerun, la quale praticava un’agricoltura di sussistenza con tecniche che causavano erosione del suolo e spreco di acqua piovana. L’agricoltura di sussistenza e' l’attivita' con cui un’ampia maggioranza di africani si guadagna da vivere, e io faccio notare come i problemi di quella coltivatrice rappresentino sotto molti aspetti un microcosmo in cui si riflettono le innumerevoli sfide che interessano l’agricoltura africana in particolare e l’Africa in generale.
Nel secondo capitolo tento di far luce su alcune difficili eredita' con cui l’Africa deve fare i conti, primo fra tutti il colonialismo. Il mio scopo e' dimostrare che il colonialismo che ha devastato il continente e' divenuto un comodo capro espiatorio per conflitti, signori della guerra, corruzione, poverta', dipendenza e malgoverno della regione. L’Africa non puo' piu' continuare a imputare al colonialismo il fallimento delle proprie istituzioni, il collasso delle infrastrutture, la disoccupazione, l’abuso di droghe e le crisi dei profughi. D’altra parte, tali questioni non possono essere comprese appieno senza prima riconoscere quella che e' la realta' della storia africana.
Nel terzo capitolo propongo al lettore una metafora, secondo me efficace, di una societa' che funziona, vista in contrapposizione alla societa' africana dopo la Guerra fredda.
Nel quarto e quinto capitolo prendo in esame i modi in cui gli aiuti, il commercio e il debito favoriscono la sperequazione tra l’Africa e il mondo industrializzato, mentre nel sesto analizzo la carenza di leadership nel continente e i modi per porvi rimedio. Nel quarto e quinto capitolo il mio intento non e' semplicemente criticare la comunita' internazionale per le pratiche di commercio iniquo e per il pesante fardello del debito che ancora opprime gli africani, ma anche di stimolare tutti i popoli dell’Africa a liberarsi da quella cultura della dipendenza che conduce alla passivita', al fatalismo e infine al fallimento. Allo stesso modo, l’intenzione del sesto capitolo non e' stigmatizzare o accusare, ma stimolare l’intera societa' africana, e in particolare la sua leadership, a liberarsi dalla corruzione e dall’egoismo presenti in ogni strato sociale. e' necessario che ogni africano, dai capi di stato ai coltivatori di sussistenza, valorizzi tanto la cultura dell’onesta', del duro lavoro, dell’equita' e della giustizia, quanto le ricchezze - culturali, spirituali e materiali - del proprio continente.
Nel settimo e ottavo capitolo descrivo piu' nel dettaglio l’impoverimento culturale cui accenno nel secondo capitolo: la mancanza di rispetto per alcune culture africane e la conseguente devastante perdita di autostima da parte di molti gruppi etnici – quelle che io chiamo “micro-nazioni” – in tutto il continente. Come spiego con maggiori particolari nell’ottavo capitolo, aver riconosciuto l’importanza della cultura mi ha spinto a creare i Seminari di educazione civica e ambientale nell’ambito delle attivita' del Green Belt Movement. Nel corso di questi seminari ho elaborato un concetto che ho chiamato “sindrome dell’autobus sbagliato”. Come passeggeri saliti su un mezzo sbagliato, molte persone e comunita' hanno preso una direzione errata, consentendo cosi' ad altri (spesso i loro stessi governanti) di allontanarli ancora di piu' dalla loro meta. La mia conclusione e' che oggi gran parte dell’Africa e' salita sull’autobus sbagliato.
Nel nono e decimo capitolo investigo piu' a fondo i problemi dello stato-nazione africano, o di quella che io chiamo “maco-nazione”. Per decenni gli africani hanno sminuito o ignorato la fondamentale importanza, sia culturale che psicologica, dell’identita' micro-nazionale, strumentalizzando le differenze etniche per ottenere vantaggi politici. Io chiamo tutti gli africani a riscoprire e a far propria la loro diversita' etnica, linguistica e culturale, non solo per dare modo a ogni stato-nazione di progredire politicamente ed economicamente, ma affinche' possano guarire nell’anima, ferita dal ripudio di cio' che autenticamente sono.
Cosi' come la diversita' delle culture, anche la biodiversita' e' essenziale per la salute delle societa' umane. Nei capitoli 11, 12 e 13 sostengo la centralita' che spetta all’ambiente in ogni discussione e avanzo una proposta su come affrontare i problemi dell’Africa. In particolare mi soffermo sulle questioni della terra, dell’agricoltura e della conservazione delle foreste, quindi analizzo l’enorme compito - e la necessita' - di preservare l’ecosistema forestale del bacino del Congo nell’Africa centrale.
Infine, nel capitolo 14, svolgo una riflessione sui problemi che devono affrontare le famiglie africane sia del continente che della diaspora. Esorto gli africani a sostenersi a vicenda negli sforzi per aprirsi una propria strada verso il futuro. E a credere che ce la faranno.
Mentre sto scrivendo, il mondo attraversa una crisi finanziaria causata in gran parte dall’assenza di controlli e dalla deregolamentazione nei paesi industrializzati. Da troppo tempo i poveri pagano le conseguenze di tanta avidita' ed egoismo. Per decenni l’Africa e' stata esortata a far propri il sistema finanziario e le politiche del mondo industrializzato ma, mentre tutto questo ha arricchito l’Occidente, tali meccanismi fuori controllo non hanno fatto altro che impoverire gli africani. La crisi attuale rappresenta quindi per il continente un’utile lezione, e al tempo stesso la sua piu' grande sfida: nessuno ha in tasca la soluzione a ogni problema, e dunque, invece che seguire ciecamente ricette altrui, e' indispensabile che gli africani pensino e agiscano autonomamente, imparando dai propri errori.

Per acquistare il libro direttamente online http://www.commercioetico.it/libri/nuovi-mondi-media/sfida-africa.html


Aumenta l'istruzione scolastica in Africa

L'UNESCO ha reso noto il Rapporto mondiale 2010 “Istruzione per tutti” nel quale, nonostante rimangano alcune situazioni di emergenza, ci sono anche buone notizie.
Tra il 1999 e il 2007 il tasso di scolarizzazione in Africa e' passato dal 56 al 73%, con punte di eccellenza in Madagascar e in Tanzania, dove il 98% dei bambini frequentano regolarmente la scuola primaria.
E' diminuito di 13 milioni il numero di bambini africani non scolarizzati mentre aumenta il numero di quelli che concludono con successo il ciclo di scuole elementari.
Dati negativi vengono invece registrati in Liberia e nella Repubblica democratica del Congo.
(Fonte: Misna.org)

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Ognuno di noi e' Sambiiga

Dopo le ricerche per il libro “Non e' vero che tutto va peggio” e la redazione, insieme a Marco Boschini, de “L'anticasta”, da alcuni mesi Michele Dotti sta lavorando a una nuova avventura: “Sambiiga, l'altro fratello”: un video-documentario sul Burkina Faso per raccontare la realta' di questo povero e intenso paese africano.
Un viaggio responsabile, svoltosi tra dicembre e gennaio scorsi, in cui i 15 partecipanti hanno girato il paese in lungo e in largo, per conoscere la realta' locale, i progetti in atto, la gente del posto e soprattutto per mettere a nudo le proprie abitudini, le proprie priorita' e i propri pregiudizi.
Per raccontare l'esperienza di Sambiiga e' stato creato un blog (http://www.altrofratello.it) e un trailer video che anticipa il documentario integrale vero e proprio, ancora in fase di montaggio.
E il montaggio e' un lavoro crudele che impone di scegliere tra centinaia di ore di pellicola: sono tantissimi gli spunti su cui bisognerebbe discutere, tantissimi gli attimi che varrebbe la pena far vedere.
Io lo so.
Ci sono stato, abbiamo provato anche noi a girare un video, risultato poi pessimo, abbiamo provato ad andare li' dove non era mai stato nessuno, abbiamo provato a far partire orti, pozzi e stalle la' dove c'erano solo campi coltivati a sorgo e miglio.
Abbiamo mandato un centinaio di bambini a scuola, abbiamo rifornito quelle stesse strutture della cancelleria necessaria e delle baguette di pane per la merenda cucinate nel forno del nostro Centro.
Qualcosa abbiamo fatto ma in 4-5 anni di “progetto” non siamo riusciti a spogliarci di quei pregiudizi di cui parlavo sopra.
Abbiamo tentato di imporre le nostre priorita' e i nostri maledetti schemi e alla fine ci hanno rispedito a casa.
Considero la mia esperienza africana alla stregua di uno dei demoni contro cui combatte Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo.
Tempo fa dividevo le colpe del nostro insuccesso circa a meta', tra noi e loro, oggi, quando ci penso, mi sento solo uno stupido.
Il progetto e le immagini di Sambiiga, che in lingua locale moore' significa letteralmente “il figlio di mio padre” (fratello, ma inteso all'africana, nel senso piu' ampio del termine), servono proprio a questo.
Conoscere, parlare, guardare, sono le basi dell'integrazione, sia quando loro vengono da noi, sia quando noi andiamo da loro.

In bocca al lupo, Michele!


Istituto per la Pace e l'Ambiente

Wangari MaathaiE' stato inaugurato presso la facolta' di Agricoltura e veterinaria dell'Universita' di Nairobi ed e' intitolato a Wangari Maathai, la prima donna africana insignita del premio Nobel per la Pace nel 2004.
Parlamentare keniota, ex assistente al Ministero per l'Ambiente e le risorse naturali, la Maathai e' fondatrice del Green Belt Movement, associazione non governativa composta da oltre 60mila donne africane, con cui ha piantato 40 milioni di alberi in Kenya.
L'istituto per la Pace e l'Ambiente verra' presto trasferito in una nuova struttura completamente eco-compatibile, in fase di ultimazione.