Salute e Benessere

Arte e salute: Franco Berrino e Jacopo Fo insieme per sperimentare sinergie, il 24 novembre a Milano

Questa estate Franco Berrino, epidemiologo e ricercatore del Centro Tumori di Milano, e Jacopo Fo, che da sempre si occupa di teatro, pittura e comicoterapia, si sono incontrati ad Alcatraz e nel corso di una lunga discussione hanno dato forma a un'idea semplice quanto innovativa: cosa succede se proponiamo un approccio veramente globale al benessere?

Arte e Salute Franco Berrino Jacopo Fo MilanoDa decenni cresce anche in ambienti scientifici la consapevolezza del peso che hanno abitudini salutari: alimentazione, movimento, pratiche di meditazione e rilassamento sono ormai riconosciute a pieno titolo come fondamentali per la nostra salute e il nostro benessere.

Parallelamente innumerevoli sperimentazioni hanno dimostrato che anche praticare arte è un elemento determinante per l'ecologia del corpo e della mente, perché fonte di piacere e soddisfazione e perché induce il nostro cervello a lavorare in una modalità che riduce ansie e tensioni e libera energie positive.

Ma nonostante la consapevolezza diffusa della potenza di questi comportamenti nella cura, come elemento complementare che aumenta l'efficacia di tutte le terapie, non esistono a oggi esperienze che uniscano i diversi approcci creando un intervento che potenzi le risorse positive a 360 gradi.

Durante la conferenza del 24 novembre Berrino e Fo racconteranno nel dettaglio come vedono questo approccio e perché può avere un effetto potente sulla salute dei singoli individui ma anche sul modo di concepire la prevenzione e la cura dei malanni.

Questo progetto parte da un'idea che descrive la persona come un tutt'uno e che cerca di sviluppare le potenzialità e rendere disponibili le risorse in tutte le direzioni proponendo un restailing dell'atteggiamento non basato su complesse teorie ma sulla semplice sperimentazione diretta di esperienze positive e gradevoli.

Durante la conferenza verrà anche raccontata la sperimentazione che condurremo in primavera.

Dal 2 al 10 maggio, 40 persone sperimenteranno presso la Libera Università di Alcatraz, gli effetti positivi di un approccio globale al benessere: cosa succede se me ne sto in mezzo al verde, mangio cibi sani e straordinariamente gustosi, mi muovo, gioco, dipingo, recito, dedico tempo ai massaggi e alla meditazione, il tutto coltivando la propensione al ridere e al prendere le situazioni con leggerezza?

E se ci aggiungo relax in piscina calda a 34 gradi, lezioni per migliorare l'uso della voce, rendere più elegante il modo di camminare e coltivare il bello magari cambiando pettinatura?

Mettiamo insieme tutti gli elementi che determinano buona parte del mio equilibrio fisiologico, del mio stato d'animo e del modo nel quale le altre persone mi vedono e vediamo cosa succede dal punto di vista fisico, anche grazie ad opportune analisi metaboliche. E utilizzando riprese video vediamo anche se cambia il mio aspetto e il mio linguaggio corporeo.

Per saperne di più, appuntamento giovedì, 24 novembre, ore 19, presso la sala della Camera del Lavoro di Milano, Corso di Porta Vittoria 43.
Ingresso gratuito con prenotazione: invia mail a info@lagrandevia.it per confermare l’iscrizione.

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Salute: curarsi con la regalo-terapia

Il grande poeta Ferruccio Benzoni stava seduto sopra una sedia impagliata e mi raccontava di quel che era successo poco prima con una ragazza francese, mentre stavano baciandosi sulla spiaggia di Cesenatico favoriti dal buio della notte. Lei lo aveva guardato negli occhi e gli aveva mormorato, con quella voce rutilante che hanno solo le ragazze francesi: “Ferrucciò, tu est un solitaire…” E lui era andato già di testa per quella frase che secondo lui fotografava la sua anima e il mattino dopo mi lesse una poesia folgorante che sapeva di birra tedesca e di mare salato. Certo lui era un grande poeta… Ma chi a 18 anni non si è sentito un solitario? O una solitaria…
Gli zapatisti del Chapas sono convinti che noi occidentali siamo ammalati di solitudine a causa dell’individualismo.

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Benessere, lo ammetto: io sono stupido!

La settimana scorsa ho raccontato che per curarmi l’ulcera per un mese ho passato ogni giorno 5 minuti appeso a testa in giù alla trave del soffitto, tramite un paio di ganci da caviglia, attaccati a una sbarra di legno. Tecnicamente tentavo di far raggiungere alla parte ulcerata del mio stomaco un bicchiere di acqua mista a particelle di argilla in sospensione. Solo che avevo un’idea confusa dell’anatomia e il sistema non ha dato nessun esito positivo, se non l’allungamento benefico che (alcuni sostengono senza portare prove scientifiche) si trae a stare appesi a testa in giù. (Forse). Ma comunque per un certo periodo della mia vita ho trovato questa pratica piacevole. Poi mi si sono svitate le rotule.
Alcuni cortesi lettori hanno commentato la mia sincera narrazione di un disastro psicofisico da me autoinflittomi, informandomi che sono uno stupido.
Ora, io mi chiedo, queste persone estremamente intelligenti sono convinte che se ti racconto che per un mese mi sono appeso al soffitto non ti sto forse dicendo anche che so di essere uno stupido?

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Salute: come farsi venire l’ernia con la respirazione pranica

Salute: come farsi venire l’ernia con la respirazione pranicaUn giorno ad Alcatraz arrivò un grande maestro indiano dell’India; mentre andavamo al bar per un succo di frutta biotrascendente passammo di fronte alla porta spalancata della palestra (era estate) e lui buttò un’occhiata. Era in corso un seminario di  “asana” yoga, cioè quelle posizioni strane tutte intorcicate. Lui mi guarda sconvolto e mi chiede: “Ma cosa stanno facendo?”

Io perplesso gli rispondo: “Yoga.”
E lui sconfortato: “Ma no, voi occidentali non potete fare quelle cose lì! Vi fa malissimo! Bisogna iniziare quegli esercizi a 3 anni, quando il corpo è ancora elastico, sennò è pericoloso!”

Va beh… Forse quel grande maestro di Yoga era un po’ estremista. Ma l’aneddoto rende bene l’idea che con le discipline che provengono da altre culture e altre storie, tocca andarci con prudenza. Sennò si rischia. Io ad esempio mi sono fatto malissimo con la respirazione diaframmatica: 2 ernie, problemi di emorroidi e un inizio di vene varicose.
Il disastro è stato causato dal fatto che non avevo capito bene come funziona questa storia del diaframma.

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Paranoia fredda: non avere un sogno fa malissimo

Quaderni di Naturopatia Complementare 11

C'è un esperimento che da tempo mi fa riflettere. Un esperimento malvagio, con strani risultati.
Hanno preso tre gruppi di topi. Il primo viene lasciato vivere in pace. Il secondo viene colpito in modo casuale da una serie di scariche elettriche. Il terzo gruppo subisce anch'esso scariche elettriche ma ha la possibilità di bloccare queste scosse tramite un pulsante. Quale gruppo di topi vive più a lungo? I topi che subiscono la scarica elettrica senza poter fare niente per evitarlo muoiono prima di quelli lasciati in pace nelle loro gabbiette. Lo stress uccide... Ma quelli che vivono di più sono i roditori che subiscono le scosse ma hanno modo di reagire.
A quanto pare la soddisfazione che si trae dall'affrontare con successo una difficoltà ha un potere vitalizzante tale da allungare la vita di un roditore che di certo ha un sistema psichico meno evoluto del nostro. È quindi ipotizzabile che l'effetto della soddisfazione sia per gli umani ancora più forte. Le conferme non mancano. Molte ricerche dimostrano che avere un sogno e darsi da fare per realizzarlo ha un effetto notevole sulla salute fisica e mentale.
Sarebbe importante diffondere questa informazione: troppe persone non si rendono conto che la causa prima del loro malessere è la mancanza di una sfida emozionante. Una sfida che per offrire il massimo del benessere deve essere ardua ma realizzabile. Infatti, vincere fa proprio bene. Ho letto che i vincitori dell'Oscar vivono mediamente 5 anni in più degli artisti che magari guadagnano moltissimo ma non godono per la pubblica approvazione.
E possiamo supporre che la mancanza di un obiettivo nella vita sia una delle principali ragioni di malessere. Trovo impressionante la quantità di persone che non hanno il piacere di focalizzare le proprie energie verso un risultato positivo.
Anche senza ricorrere alle prove scientifiche mi sembra banale osservare che queste persone hanno una qualità di vita inferiore e tendono a perdere energia. Credo che oggi, da noi, questa sindrome di assenza di senso sia una patologia particolarmente diffusa. E credo che andrebbero denunciati come untori psicologici quelli che si affannano a dire che i giovani italiani  sono una generazione senza speranze... Sono portatori sani di mal di testa, cistiti e gastriti.
Similmente pericolosi mi sembrano coloro che propongono grandi imprese che non hanno nessuna possibilità di avere successo. Avere un grande sogno che non porta da nessuna parte deprime il sistema immunitario. Per questo da tempo ho aderito alla filosofia dei piccoli passi. Trovo estremamente produttivo darsi obiettivi realizzabili in poco tempo. Questo a molti sembra vile ma l'atteggiamento spaccone provoca depressioni paranoiche.

Se i delusi, gli stanchi, i post apatici, i passivi, i vacui inseguitori di vittorie insignificanti, i tessitori di trame bacate si convincessero che corrono un rischio mortale, forse potrebbero risvegliarsi.
Ma forse c'è un altro argomento che potrebbe dare coraggio alle persone tiepide: se non passi all'azione rischi di cadere vittima della paranoia fredda, del terrore lento.
Infatti, chi si butta a realizzare i propri sogni invece di conservarli nei cassetti blindati della propria fantasia, chi accetta la sfida della realtà e si scontra con le dure asperità del mondo e qualche volta riesce anche a ottenere risultati, si allena, conosce le proprie potenzialità e fa crescere la fiducia, la speranza di poter affrontare i rovesci, semplicemente perché sa di essere capace di impegno, duttilità, determinazione. E sa che insistere paga.
E come si sente chi rinuncia? Non sperimenta la propria forza, non la coltiva, non la allena. E quindi si sente molto più debole e incapace, e teme enormemente di più di essere colpito dalla malasorte e di non essere in grado di reagire. È una forma di paura, di ansia che verticalizza lo stress, e debilita il corpo e la mente. Si tratta di uno stress di tipo stanco, di sottofondo, non esplosivo, un panico freddo appunto, apparentemente meno potente degli stress shoccanti ma forse più dannoso.
Inoltre, chi rinuncia a prendere il proprio posto nel mondo, a realizzare la propria leggenda personale, chi si sottrae, magari acquattandosi in un buchetto tranquillo, disperde una parte essenziale dell'energia dell'umanità.
Ogni essere è un'entità unica, l'unica a poter compiere quella certa azione in quel particolare modo. Possiamo immaginare che tutti i malanni del mondo siano frutto della rinuncia di un gran numero di persone.
Quando il peggio trionfa è perché troppi hanno rinunciato a produrre la loro parte di meglio. Questa abulia sociale è la forza di coloro che hanno come obiettivo la devastazione delle vite degli altri.
I guerrafondai, i razzisti, i grandi criminali non avrebbero compiuto le loro orribili imprese senza la passività di gran parte del popolo.

E se ancora questo discorso non bastasse aggiungo che se non ti butti nella vita riduci pesantemente la tua possibilità di incontrare persone interessanti il che è grave perché la vita è l'arte dell'incontro.
E siccome per realizzare qualunque impresa è fondamentale la capacità di conoscere persone di valore e cooperare, se non partecipi ai tuoi sogni rinunci al piacere della collaborazione, che è un bisogno fondamentale per le persone, un istinto primario come mangiare e dormire.
E questo comporta il più grave danno immaginabile alla tua ricchezza: perdi la possibilità di guadagnare un grande capitale umano!
Il capitale umano si calcola molto semplicemente: quante persone sono disposte ad alzarsi nel cuore della notte per venirti a soccorrere, gratis?
Fai due conti. Se ce ne sono meno di dieci stai vivendo la miseria più nera!
È il corrispettivo relazionale di vivere con meno di un dollaro al giorno. È uno stato esistenziale malinconico e doloroso.
Un altro sistema per calcolare il proprio capitale umano si ottiene contando con quante persone che non conoscevi hai avuto la possibilità di parlare per almeno mezz'ora nell'ultimo anno. Se sono meno di 30 ti consiglio seriamente di iscriverti a una scuola di Salsa e di organizzare una cena conviviale almeno una volta al mese.

Ah... Dimenticavo... Realizzare imprese appassionanti è veramente orgasmatico, godurioso ed esalta l'attività endocrina.
Inoltre scatena la libido. Sia la tua che quella delle persone che ti stanno intorno. Il desiderio si coltiva realizzando desideri ed è infettivo.

Jacopo Fo

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Quaderni di Naturopatia Complementare 1: Come compiere miracoli e altre cose facili da fare

Scuola di Naturopatia Complementare

Grazie alle più recenti scoperte della medicina e della scienza più in generale, abbiamo oggi un modello dei rapporti tra mente e corpo decisamente diverso da quello accademico degli anni ’70.
Quarant’anni fa si discuteva ancora sulla possibilità che emozioni e pensieri influenzassero la salute del corpo. Oggi nessuno ha più dubbi. LINK

Bruce H. Lipton, in “La biologia delle credenze”, riassume in modo chiaro e appassionante queste scoperte e spiega che perfino a livello cellulare, corpo e informazioni sono inscindibili. Lipton però non si limita a questo, cerca di descrivere anche alcune caratteristiche del rapporto tra mente umana e salute fisica. Egli racconta (a pagina 151) la storia di Albert Mason, un giovane dottore inglese che usa l’ipnosi. Un giorno l’ipnotista visita un uomo e compie un errore grossolano di diagnosi: scambia una malattia genetica mortale per una semplice epidemia di verruche. Siccome ha guarito con l’ipnosi molte persone dalle verruche è sicuro di riuscirci anche con questo nuovo paziente. E in effetti ci riesce. Poi il medico curante del paziente lo informa che è riuscito a guarire un malanno che si considerava inguaribile. L’evento ha un grande risalto nel mondo medico perché sulla diagnosi si erano espressi vari specialisti, quindi non c’erano dubbi sul fatto che il paziente fosse realmente affetto da quella malattia mortale. Forte di questo risultato stupefacente il medico inizia a curare con l’ipnosi altre persone colpite dalla stessa malattia ma con suo grande stupore non ottiene nessun’altra guarigione.

Una situazione analoga è mostrata, alla rovescia, da una serie di ricerche che raccolgono documentazioni ospedaliere su migliaia di casi di decorsi positivi e anormali di svariate malattie gravi.
In sostanza questi ricercatori vanno a caccia di guarigioni miracolose certificate da diagnosi affidabili.
Si sa che questi casi esistono, anche se hanno un’incidenza bassissima, ad esempio ho letto che le remissioni spontanee dei tumori sarebbero 1 ogni 10.000 casi (fonte Oddifreddi).

Dopo aver individuato le guarigioni improbabili questi ricercatori vanno a intervistare i miracolati e scoprono che hanno utilizzato centinaia di sistemi diversi per guarire.
Alcuni sistemi sono assolutamente assurdi, come buttarsi nell’acqua ghiacciata all’alba o frequentare imbroglioni conclamati. Altri ex malati non hanno fatto nulla di particolare, hanno seguito le cure standard che i medici avevano prescritto (pur sapendo che non avrebbero funzionato).
Ma tutti questi pazienti che per la medicina NON avevano nessuna speranza di guarigione, avevano però una caratteristica in comune: erano convinti di aver trovato il sistema perfetto per guarire.
Visto che i sistemi usati per guarire sono stati tantissimi e che nessun sistema ha guarito più di una manciata di casi, vuol dire che non importa tanto che cosa fai per curarti, quanto invece il tuo livello di convinzione di aver trovato la cura giusta, il medico giusto, il mago giusto.
L’importante è il livello e la qualità della convinzione. Incredibilmente la cura scelta è secondaria… Guarisce la medicina vera quanto un placebo (una medicina finta).
Ovviamente questo non vuol dire che se sei assolutamente convinto di non morire non morirai. Sarà certamente morta molta gente che era convintissima di farcela. Prima o poi si muore, finora nessuno dei grande maestri mistici che vendevano l’immortalità è sopravvissuto (questo è un fatto).
Però sappiamo che NESSUNA persona che pensava che non ce l’avrebbe fatta a sopravvivere è poi sopravvissuta!
La convinzione di aver trovato la cura giusta non dà la certezza di guarire ma è una condizione indispensabile perché ci sia una possibilità di guarigione.

Entrambi gli esempi concorrono a buttare al cesso il Pensiero Positivo che sostiene che è sufficiente pensare che tutto vada bene perché non ti possa capitare niente di male.
Non solo pensare positivo non dà la certezza che le cose vadano bene, perché c’è sempre l’entropia e la sfiga statistica con le quali fare i conti, ma per giunta limitarsi a sorridere e a dire “tutto va bene” non serve a un cazzo se non impari a fare una cosa ben più complessa che pensare positivo.
Ed è interessante capire che nessuno è in grado di spiegare come sia esattamente questo qualche cosa che DEVI fare con la mente. Chi ha sperimentato questo stato forse è in grado di riconoscerlo ma appare difficilissimo spiegare a un altro essere umano cosa si fa.
È da notare poi che questo stato della mente, che influisce positivamente sulla salute, non è sovrapponibile automaticamente con l’estasi mistica, il nirvana, il satori, l’illuminazione…
Le persone che guariscono inaspettatamente sono di tutti i tipi e i religiosi non sono più numerosi rispetto al resto della popolazione.
Per indicare questo stato mentale che può far guarire possiamo dire che si tratta di focalizzare il tuo atteggiamento positivo in modo esatto. Ma non sappiamo spiegare cosa voglia dire di preciso questa definizione.
Questo è molto importante: nella nostra cultura mancano proprio le parole e i concetti per descrivere le particolarità di questo stato mentale (e qui potremmo aprire una grande parentesi filosofica, che non aprirò sennò ci perdiamo).

Possiamo solo cercare di tracciare i confini di questo stato mentale grazie a un gran numero di ricerche. Ad esempio alcuni scienziati cattivi hanno preso tre gruppi di topolini. Il primo gruppo viene lasciato vivere in pace.
Alla gabbia dove vive il secondo gruppo di topolini ogni tanto viene somministrata, a caso, una scossa elettrica.
Un terzo gruppo di topi subisce anch’esso scosse elettriche random ma ha la possibilità di bloccare le scosse elettriche salendo sopra un grosso pulsante.
Il fatto curioso è che questo terzo gruppo di topi, che sono sottoposti a ripetute esperienze traumatiche e dolorose, vivono più a lungo sia dei topi elettrificati senza possibilità di reagire che dei topi che vengono lasciati in pace a rosicchiare sementi e formaggio.
Quindi la possibilità di affrontare le difficoltà e superarle è un fattore determinante per il benessere. Ed è determinante per la salute il livello si successo che ottieni nella vita. Gli attori che vincono l’Oscar vivono mediamente 5 anni di più di quelli che non l’hanno vinto.
Ormai sono molte le ricerche che dimostrano che le persone socievoli, collaborative e ottimiste vivono mediamente più a lungo dei rissosi solitari.
E la categoria sociale che vive più a lungo non sono i miliardari ma gli artisti e gli scienziati, probabilmente perché hanno meno paura di essere derubati, sono meno competitivi e continuano a far lavorare il cervello e ad avere intense relazioni umane anche in tarda età.
Un'altra caratteristica di artisti e scienziati è che la loro esistenza, per quanto possa essere competitiva, non ha al centro scontri diretti con concorrenti e avversari ma la capacità di superare i propri limiti e sviluppare le proprie capacità, quindi si tratta di professioni meno stressanti degli imprenditori che hanno sfondato. Se faccio ridere ho successo e non sono danneggiato in nessun modo da un altro attore capace di far ridere.

Alcuni uomini hanno poi vissuto esperienze che sembrano smentire tutte le idee su come sia possibile vivere in buona salute.
E come hanno fatto Mandela e Pepe Mujica, il presidente uruguaiano, a sopravvivere a detenzioni lunghissime in condizioni spaventose?
Secondo i dettami della macrobiotica o del veganesimo dovevano morire alla svelta.
E non sono casi unici: i sopravvissuti dai campi di sterminio e dalle tante carceri inumane della storia ci testimoniano che il potere della mente è enorme.

È ovvio che se voglio mantenere in buona salute il mio corpo e la mia mente è molto importante che io respiri correttamente aria pura, mangi lentamente cibi equilibrati e naturali e tenga il mio corpo in movimento.
Ma è interessante osservare che una persona posta in una situazione estrema riesce a volte a sopravvivere mangiando schifezze e respirando aria fetida.
Ed è chiaro che respirare l’aria di Taranto fa malissimo ma è anche evidente che una parte considerevole della popolazione è ancora viva.
Ovviamente questa capacità di sopravvivere a condizioni disastrose dipende da molti fattori: costituzione fisica, predisposizione genetica, differenze comportamentali, alimentazione e altre concause. Se vivo a Taranto, mangio solo fast food, 3000 calorie al giorno, sono disoccupato, mia moglie m’ha lasciato, fumo 40 sigarette senza aprire mai la finestra e ho i mobili di casa che trasudano colla alla formaldeide le mie probabilità di sopravvivere sono inferiori.
Al momento la ricerca medica non è ancora stata in grado di tracciare identikit comportamentali, sociali e psicologici. Quando la ricerca sulla salute si libererà della dittatura chimica delle case farmaceutiche scopriremo molte cose. Ma, fin d’ora, possiamo osservare che il ruolo della mente è potente.

Come ho detto il discorso fin qui fatto è una mappa degli atteggiamenti mentali che sono indispensabili per focalizzare la propria mente in modo positivo. Ma è una mappa che indica solo i contorni di una foresta sconosciuta.
Molti ricercatori si sono spremuti le meningi per trovare il modo di portare le persone a far lavorare il proprio cervello nel modo migliore, ottenendo così vantaggi per la salute, le relazioni e la felicità della gente.
Ma è evidente che nessuno c’è ancora riuscito.
Se ci fosse un metodo che funziona veramente la notizia farebbe il giro del mondo in pochi giorni.
Invece tutti i percorsi di guarigione fisica, psicologica o spirituale hanno lo stesso limite: nel migliore dei casi offrono reali vantaggi solo a una microscopica minoranza di persone.
In sostanza oggi l’Umanità sta sperimentando migliaia di ipotesi diverse senza averne ancora trovata una che dia risultati consistenti. Comunque questo è già un risultato. Visto che oggi i percorsi possibili sono migliaia e visto che ogni diverso approccio qualche manciata di risultati li offre, nel complesso è grandemente cresciuto il numero di persone che riesce a trovare una strada che calza a pennello e che alla fine porta dove vogliono andare.
 
Ora ti invito a fare un sospiro di sollievo perché a questo punto non cercherò di venderti il mio super sistema, più intelligente di tutti gli altri, che guarirà il mondo.

Dopo molti anni di studio e di sperimentazione tutte le caratteristiche di questo Stato Positivo della Mente le ho potute descrivere in un breve testo: Come evitare rapine e fucilazioni e trovare l’amore
Sostanzialmente possiamo dire che esiste una non meglio identificata ATTITUDINE/INTENZIONE che riusciamo a sintetizzare in alcuni luminosi momenti della nostra vita e che ha molto a che fare con l’idea che ho di me, la disponibilità ad ascoltare le sensazioni che vivo, la passione per qualche forma d’arte, amicizia o amore e il modo che ho di raccontare a me stesso, nel segreto della mia mente, quello che mi succede e quello che faccio. Si tratta di un discorso utile e interessante culturalmente ma che non riesce a descrivere COME una persona possa arrivare a immedesimarsi in questo stato mentale.
Nessuno riesce a insegnare come ottenere una mente che irradia salute.
Decine di migliaia di persone ci si son provate, nessuno ci è riuscito. Gesù c’era quasi ma poi l’hanno crocifisso.
 

Vorrei quindi proporti un possibile diverso punto di vista sulla questione. Magari riusciamo ad aggirare il problema, che è sempre meglio che affrontarlo a testate.

Io credo che tutte le terapie che mirano a focalizzare in modo positivo la mente di un gran numero di persone riescano in concreto a farlo in pochissimi casi semplicemente perché sono poche le persone che hanno sufficiente determinazione, disponibilità al cambiamento, fiducia in sé stessi e strumenti culturali adatti a creare una visione di sé stessi fuori dagli schemi dominanti.

Allora perché non proviamo a rovesciare l’approccio?
Non proponiamo nessun sistema per cambiare la qualità dei pensieri perché ne sappiamo troppo poco e quel poco è pure difficile da comunicare. Cerchiamo piuttosto di informare le persone sulle potenzialità di questo cambiamento. E invece di dire cosa fare per ottenerlo potremmo dedicarci a un tema sul quale ne sappiamo di più: come NON RIUSCIRE a ottenerlo.
Infatti se ancora non siamo in grado di capire cosa esattamente fa una persona che riesce a mobilitare le proprie risorse mentali ed emotive, sappiamo di certo cosa fanno le persone che sicuramente NON ci riusciranno mai.
Sono anni che lavoro su questo argomento e nel libro Lo Yoga Demenziale racconto i pezzetti di atteggiamenti e modalità negative che sono riuscito a individuare.
Ma ora mi sono reso conto che tutti questi sistemi per ottenere di NON riuscire a mobilitare le proprie risorse mentali sono sostanzialmente 2.

Il primo trucco per fallire certamente è essere convinti che sia necessario fallire, soffrire e procurarsi esperienze veramente sgradevoli.
Se una persona desidera soffrire ininterrottamente ha vari modi di concretizzare la sua aspirazione. E la maggioranza dei sistemi per soffrire sono gratuiti e disponibili 24 ore su 24.
Inoltre soffrire è facile. Tutti sono capaci di sentire dolori anche di dimensioni enormi, senza sforzo.
Uno dei sistemi più semplici e che non sporca in giro, è dedicarsi a visualizzare intensamente tutte le cose orrende che accadono in questo mondo ogni minuto: guerre, fame, miseria, ingiustizia, criminalità, riduzione in schiavitù. Quando questa pratica ti viene a noia puoi dedicarti a immaginare tutti le malattie più disgustose e gli incidenti più dolorosi che possono sterminare da un momento all’altro tutte le persone che ami. Successivamente puoi dedicarti con passione a immaginare le malattie che posso aggredire il tuo corpo facendone scempio fino a portarti a un’agonia lunga e dolorosa.
Se ti applichi con costanza e impegno a queste 3 pratiche mentali ti posso garantire che avrai una vita dolorosa e triste. E probabilmente non sopravvivrai a lungo. E non ti verrà mai da ridere.

Se voglio migliorare il mio stato mentale in modo consistente posso innanzi tutto decidere che merito di vivere il meglio possibile e ho diritto di provare piacere.
Ma come ho detto la maggioranza delle persone vuole stare male e ci riesce. Anche qui non voglio dire che solo chi vuol soffrire soffre. Soffre a volte anche chi non vuole. Ma chi vuole soffrire comunque soffre in modo più soddisfatto, perché in fondo ha realizzato il suo sogno.
C’è chi sogna di far sesso con la Schiffer e chi sogna di avere una gamba maciullata.

Il secondo (e ultimo) essenziale e infallibile sistema per NON attivare mai la propria mente creativa e guaritrice è essere convinti di possedere un cervello straordinariamente intelligente e una memoria infallibile.
Quando finalmente sei pienamente convinto di aver ragione sempre, sei veramente nella merda.
Al contrario la verità è che la mente mente continuamente.
Se avesse detto la verità non si sarebbe chiamata mente, si sarebbe chiamata sincera.
È incredibile la misura delle ricadute negative di questo semplice errore percettivo. Potremmo dire che qualunque stupidaggine e qualunque abominio compiuto negli ultimi 10mila anni ha dietro questo errore di valutazione, questa presunzione sulle capacità di discernimento dell’Umanità in generale e dei singoli cervelli umani in particolare.
È un argomento che non si studia a scuola.
Anzi a scuola ci rimpinzano di bugie sulla storia umana.
È un fatto che moltissime grandi battaglie sono state vinte per sbaglio. E gran parte delle scoperte scientifiche sono frutto di un errore.

Prima di passare a descrivere come l’idea di essere intelligenti sia più micidiale degli spagnoli alla conquista delle Americhe, vorrei far notare un particolare che ci permette di comprendere meglio il rapporto mente/corpo.
Il pensiero positivo, così come viene oggi per lo più proposto, si basa proprio sulla presunzione di umana intelligenza. L’idea sostanziale è che noi si sia tanto intelligenti (e mentalmente potenti) che il semplice cambiamento di umore, da pessimista a ottimista, possa generare immediati cambiamenti metabolici. E chi sei? Mandrake?
È invece proprio questa presunzione di potere e intelligenza ad impedire a queste persone di entrare nello stato creativo e guaritore.
Se io continuo a ripetere: “Io posso determinare il mio futuro, io posso guarire il mio corpo” sono completamente fuori strada. In queste frasi c’è un’autoaffermazione stolida e fideistica sulle proprie capacità che non ha senso, e questo la mente positiva lo sente e non si fa vedere!
Per accendere la mente positiva devi dire qualche cosa che sia veramente vero e onesto. Non puoi mentire con te.
La verità, lo sappiamo tutti, è che siamo barchette di carta buttate nell’oceano. E non abbiamo nessun controllo su quel che ci succede.
Quindi affermare: “Io mi guarirò!” è stupido quanto inutile.
Mille e mille testimonianze ci raccontano che chi sperimenta guarigioni improbabili è innanzi tutto una persona che ha un atteggiamento di accettazione della realtà della vita, una persona che sa arrendersi all’inevitabilità della morte, ma che, nonostante questo, non punta il proprio sguardo verso la morte ma verso la vita e il desiderio.
È una persona che dice a sé stessa: “Io desidero con tutto me stesso di vivere pienamente”.
Spero che tu colga la sottile ma enorme differenza tra affermare: “Io guarirò” e affermare: “Io desidero vivere pienamente”.
La prima affermazione è una fumosa dichiarazione di potenza. Mentre io desidero vivere è una verità assoluta sulla quale possiamo mettere la forza di tutte le nostre identità, riuscendo a unire le diverse e contradditore “anime” che ci animano.

E ora occupiamoci dell’osso più grosso: la nostra mente è un falsario seriale.
Se hai dubbi te li metto subito in fuga: ti è capitato di cercare un libro che hai sotto il naso e non vederlo?
Hai mai cercato ripetutamente le chiavi di casa in tasca e ovunque in giro per la casa per poi scoprire che erano in tasca?
Hai mai verificato che un tuo ricordo a proposito di un fatto o di un posto fosse completamente sbagliato?
In libreria ci sono centinaia di libri divulgativi che trattano di falsi ricordi, illusioni percettive, qui pro quo.
Milioni di risse sanguinose sono nate perché qualcuno ha capito Roma per toma, oppure ha detto realmente Roma convinto di dire toma.
Milioni di morti, feriti, divorzi, amicizie spezzate, semplicemente perché non ci rendiamo conto con sufficiente precisione di cosa vediamo, sentiamo e diciamo.
E sono numerosi i casi di persone che hanno mandato in galera un aggressore, giurando e spergiurando di averlo riconosciuto senza la minima ombra di dubbio… E poi, anni dopo, queste stesse persone si rendono conto, di fronte a prove inequivocabili, di essersi sbagliate…
L’assurdo della convinzione umana di essere efficienti e mentalmente stabili è che resiste alla continua prova dei fatti… E quando ti fai male cosa dici: “Mi sono fatto male per sbaglio”… Come se esistesse qualcuno che abbia colpito volontariamente quanto violentemente con il gomito uno spigolo…
L’aspetto benevolo di questa dolorosa questione è che tutti gli errori umani vengono compiuti sempre per lo stesso identico motivo. In un universo di incertezze su questo punto possiamo scommetterci.
La madre di tutti gli sbagli si nasconde all’interno di un innocuo meccanismo operativo. Un cazzo di stringa di informazioni inscritta nel tuo programma operativo.
Il disastro sta proprio nel fatto che questo programma operativo è stato scritto, grazie a milioni di anni di esperienza, ai tempi in cui eravamo ricoperti di peli e i più alti non superavano i 20 centimetri. Cioè eravamo una specie di topi e vivevamo in mezzo a dinosauri immensi che se ti cagavano addosso eri morto.

Il problema essenziale del nostro cervello è che deve essere capace di riconoscere alla svelta quello che succede intorno a noi.
Per fare questo usiamo costantemente degli schemi di identificazione che non prendono in considerazione quello che vediamo ma solo quei particolari che possono essere utili a identificare quel che guardiamo.
In un solo millesimo di secondo siamo capaci di distinguere una grossa pietra da una tigre inferocita.
La capacità fondamentale della nostra mente è quella di selezionare le informazioni utili e buttare via le altre.
Se hai dubbi guardati qualche spettacolo di giochi di prestigio o un video sulle illusioni ottiche.
Questo difetto inoltre è tragicamente incentivato dal fatto che la nostra mente gode ogni volta che identifica qualche cosa.
Guardi una sedia e se capisci alla svelta che è una sedia entra in azione l’ufficio premi e onorificenze della tua mente che ti dà subito uno zuccherino, una piccola scarica di endorfine e dopamine, droghe che il nostro corpo produce in modo legale e che ci danno sensazioni molto gradevoli.
Così quando qualcuno ci chiede: “Come possiamo uscire dalla crisi economica?” Noi rispondiamo il più velocemente possibile. E poi ci godiamo la soddisfazione chimica di essere stati velocissimi. Ma un conto è distinguere una pietra da una tigre, un conto avere un progetto realistico su come far calare lo spread e aumentare gli investimenti.
La soluzione di questo problema (ho una mente stupida) è altrettanto semplice: renditi conto che il tuo cervello non è in grado di elaborare la complessità dei problemi.
Quindi ragiona con calma.

Spero di aver creato in te un briciolo di interesse. Entrerò nei dettagli di questo discorso la prossima settimana.

Su intanto vuoi approfondire questo tema vedi Sei un tutt’uno, se te ne accorgi campi meglio

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James Bond? Un alcolizzato!

James Bond? Un alcolizzato!

Alcuni medici delle Midlands, che hanno pubblicato il loro studio sul British Medical Journal, hanno analizzato tutti i 14 romanzi di Ian Fleming, segnandosi ogni drink buttato giù da James Bond. Risultato: Bond beve una media di 92 unità alcoliche alla settimana, quattro volte la dose raccomandata dal National Health Service. Ha un serio problema di alcolismo e difficilmente riuscirebbe ad avere performance sessuali come quelle che si narrano. Anzi, gli tremerebbero le mani, sarebbe perennemente in uno stato di “torpore alcolico” e sicuramente non sarebbe in grado di guidare la sua Aston Martin senza schiantarsi contro un albero.
Lo studio, ironico ma molto serio, servirà a sensibilizzare sul problema alcolismo e incidenti stradali per guida in stato di ebrezza.
Per James Bond invece solo una bella cirrosi epatica.
(Fonte: Focus)

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Quando mi avvicinai alle nuove idee sulla salute e il benessere, restai affascinato dalla macrobiotica che prometteva una vita lunga e piacevole grazie a un’alimentazione sana.
Sicuramente ho ottenuto buoni vantaggi da 7 anni di dieta rigida, ma con il tempo mi sono reso conto che la sola alimentazione non riesce a risolvere tutti i problemi di salute.
In effetti la stessa macrobiotica contiene indicazioni sulla necessità di muoversi e pensare in modo armonico ma questo messaggio globale è spesso trascurato dai principianti. È un fenomeno che ovviamente non riguarda solo la macrobiotica. I principianti tendono a praticare le diverse vie al benessere in modo parziale, cogliendone gli aspetti più vistosi (ad esempio, non mangiare più carne). La nostra esperienza ci dice che questo modo settoriale e parziale di agire a favore del nostro benessere dà scarsi risultati. È necessario comprendere come affrontare contemporaneamente le diverse componenti del nostro equilibrio.
Altrimenti si rischia di demolire con una mano quel che si costruisce con l’altra. Se la tua dieta è perfetta ma odi la vita, il mondo e gli esseri umani, non trarrai nessun vantaggio dal rinunciare a ingozzarti di cappelletti, ti ammalerai comunque e inoltre avrai un’esperienza esistenziale povera.
Questo articolo cerca di spiegare come e perché il benessere è il risultato di una serie di comportamenti ottimali in diversi ambiti della nostra vita. Siamo corpo, emozioni, pensieri e azioni e questi quattro aspetti sono un tutt’uno inscindibile e strettamente interconnesso. Se mangi bene ma vivi pessime emozioni non otterrai grandi risultati. Ugualmente, se riequilibrando il tuo organismo agisci sull’alimentazione ma non sulla respirazione e il movimento concludi poco.
Questo modo di vedere le cose ci porta a considerare come importanti ai fini della salute non solo il corpo, la psiche, l’inconscio e le abitudini esistenziali ma anche il nostro modo di appassionarci a un’attività, di pensare, di vedere la vita, di raccontarci quel che succede e di fantasticare sul futuro e di impegnarci per raggiungere con successo i nostri obiettivi lavorativi, sociali e relazionali. Questo territorio sta tra le emozioni, le passioni e il modo di ascoltare sé stessi e gli altri ed è altrettanto importante per il nostro benessere fisico e psicologico degli altri aspetti della nostra vita.

L’approccio globale alla salute e al benessere (ma quanto globale?)

Da anni ad Alcatraz è in corso una discussione e una sperimentazione che ha coinvolto decine di medici e operatori del benessere.
L’argomento del contendere è un diverso modo di vedere le cause del benessere: cosa ti fa stare bene? Cosa ti fa ammalare?
E' un problema di valutazione sulla reale incidenza delle cause dei malanni e dell’invecchiamento.
In questi anni abbiamo condotto molti esperimenti in diverse direzioni, scoprendo che ci sono moltissime attività che danno benessere. Abbiamo sperimentato un sacco di approcci: comicoterapia, cavalloterapia, giocoterapia, teatroterapia, musicoterapia, passeggiataterapia, pitturaterapia… E abbiamo anche verificato gli indubbi benefici che possiamo trarre dalla rieducazione posturale, dai massaggi, dal rilassamento, dal buon cibo, dalla vita in mezzo al verde e dalla passione per qualunque attività artistica socializzante.
Tirando le somme di tutte queste esperienze siamo arrivati a costruire una mappa dei percorsi verso il benessere molto variegata. E siamo giunti a concludere che per star bene è necessario percorrere molte di queste strade, al fine di soddisfare le diverse aspirazioni ed esigenze del nostro essere. Siamo animali complessi!

Il nostro ragionamento è partito da due ordini di osservazioni. Innanzi tutto ci hanno colpito una serie ormai enorme di ricerche che indicano alcuni comportamenti e modi di intendere la vita, come cause determinanti per il benessere. Iniziarono gli svedesi analizzando l’atteggiamento mentale di alcune migliaia di settantenni. Attraverso un’intervista suddivisero il campione in due grandi gruppi: quelli prevalentemente solitari, irosi e pessimisti e quelli amanti della buona compagnia, miti e ottimisti. Dopo 10 anni i ricercatori verificarono quanti nei due gruppi fossero ancora vivi. E scoprirono che la mortalità tra gli irosi era nettamente superiore.
Alcuni spiegarono questo dato (poi confermato da altre ricerche analoghe in vari Paesi) come un effetto dello stato psicologico sulla salute umana. Altri notarono invece che un atteggiamento pacifico, cordiale e ottimista non ha solo un effetto psicologico ma anche comportamentale e produce effetti sociali importanti. Le persone rissose più facilmente vengono abbandonate da amici e parenti, ricevono meno cure, vivono meno situazioni di soddisfazione affettiva ed emotiva, tendono a stare più chiuse in casa, coltivano meno gli hobby e le passioni, mangiano mediamente peggio (se non sono ricchi si cucinano da soli) eccetera.
A noi pare che entrambe questa letture siano aderenti alla realtà.
Lo stato psicologico, ormai è dimostrato, determina un immediato effetto sul sistema immunitario e su altre funzioni essenziali. Sorridere, dare un bacio d’amore, fare un regalo sono azioni che provocano un immediato benessere non solo psicologico ma anche fisiologico. Provocano poi la secrezione di sostanze particolari (endocrine, ecc) che generano chimicamente sensazioni piacevoli agendo in modo simile alle droghe sintetiche, senza però avere effetti negativi sull’organismo, anzi, potenziano le difese, l’equilibrio delle funzioni fisiologiche e la capacità delle cellule di rigenerarsi. La decennale polemica tra chi sosteneva e chi negava il rapporto tra psiche e corpo è ormai storia passata, nessuno più lo nega, è un fatto. Si è scoperto che l’aspetto psicologico ha esso stesso una componente chimica. Quindi sostanzialmente le malattie psicosomatiche non esistono, non esistono malanni “isterici” dovuti soltanto a fissazioni della mente: le emozioni non stanno chiuse nel cervello, determinano reazioni fisiche, chimiche e ormonali che sono state osservate in modo inoppugnabile. Addirittura, si è visto che fenomeni come l’effetto placebo non si verificano a livello mentale ma fisiologico. Quando la mente è convinta che hai preso un antidolorifico la reazione che blocca il dolore non avviene nel cervello ma segue la stessa via di reazioni chimiche che l’antidolorifico avrebbe provocato. È il corpo che reagisce al placebo, non la mente.
Ma è anche vero che, nelle catene di cause ed effetto, oltre alle cause classiche delle malattie (virus, batteri, invecchiamento, qualità dell’aria e del cibo, danni genetici, ecc), non esiste solo il percorso emozioni/stato di salute. Esiste anche un’altra serie di cause molto importanti: il modo di pensare, l’atteggiamento verso la vita (la filosofia personale, potremmo dire) determinano i comportamenti quotidiani che a loro volta hanno ricadute sulle funzioni vitali (cosa mangi, come respiri, e quanto i tuoi muscoli sono contratti o tonici); e questi comportamenti mettono poi in moto una catena di cause ed effetti che ha altre ricadute sia fisiche che psicologiche (se mangio bene provo piacere, il piacere fa bene alla fisiologia del corpo e anche allo stato d’animo psicologico… se sto bene sono più socievole e quindi ho più amici, e per incontrarli esco più spesso di casa e faccio più moto. Avere amici mi dà tranquillità perché so che mi aiuteranno se sono in difficoltà e quindi sono più rilassato psicologicamente ma anche nella muscolatura…).
Il modello che più ci sembra aderente alla realtà considera TUTTE le situazioni che una persona vive, come cause del benessere o del malessere, senza scindere le persone e le cause in principali e secondarie. E si considera ogni malanno frutto di una miscela di diversi fattori negativi diversi a seconda delle persone e dei contesti, dei modi di vita.
Questo modello nega le divisioni meccanicistiche contenute sia nel modello psicocentrico che il quello corpocentrico che per anni si sono scontrati sulla scena scientifica.
Noi cerchiamo di vedere un modello veramente globale della persona. Infatti agiscono sul benessere non solo atteggiamenti psicologici, comportamenti e fisiologia ma anche quello che pensi, la tua filosofia, il tuo modo di affrontare i problemi e inventare le soluzioni. Questo approccio parte da alcuni esperimenti, ormai ripetuti in decine di modi diversi, sempre con gli stessi risultati, che prendono in considerazione la capacità reattiva alle difficoltà.
Il più famoso riguarda tre gruppi di topolini. Il primo viene tenuto nel migliore dei modi, con un’alimentazione corretta, eccetera. Il secondo viene nutrito bene ma ogni tanto, a caso, viene somministrata alla gabbia una scossa elettrica e il topino salta e si spaventa (e soffre, in realtà si tratta di un esperimento orribile che non avrei mai avuto cuore di fare… Ma visto che l’hanno fatto mi sento autorizzato a discuterne gli effetti). Un terzo gruppo di topi subisce anch’esso scosse elettriche random ma ha la possibilità di bloccare la scossa elettrica salendo sopra un grosso pulsante.
Il fatto curioso è che questo terzo gruppo di topi, che sono sottoposti a esperienze ripetute traumatiche e dolorose, vivono più a lungo sia dei topi elettrificati senza possibilità di reagire che dei topi che vengono lasciati in pace a rosicchiare sementi e formaggio.
Quindi la possibilità di affrontare le difficoltà e superarle grazie a capacità di ragionamento e di azione è un fattore determinante per il benessere. Ed è determinante per la salute il livello di successo che ottieni nella vita. Gli attori che vincono l’Oscar vivono mediamente 5 anni di più di quelli che non lo hanno vinto. Magari sono meno ricchi di altri attori, ma la soddisfazione per il riconoscimento sociale gli galvanizza l’anima.
E come c’è riuscito Mandela a sopravvivere 95 anni dopo che si è fatto 27 anni a respirare polvere spaccando pietre (aveva la tisi) e a mangiar schifezze in carcere?
Vincere è più importante di un’alimentazione equilibrata? Non sempre. In alcuni casi sì. E questo fatto fa saltare tutti gli schematismi di chi è convinto che l’alimentazione (o qualunque altro comportamento) sia la causa centrale del benessere e della malattia. Non esiste nessuna causa centrale uguale per tutti. Esistono le persone, le loro storie, il loro modo di raccontarsela, le loro abitudini e le loro predisposizioni e il loro rapporto con gli altri.
Questo fatto è ulteriormente provato dalle statistiche che ci dicono che (incredibilmente) i miliardari non sono le persone che vivono più a lungo. Chiaramente i poveri vivono meno dei ricchi, ma al di sopra del reddito di un direttore di banca non si ravvisano differenze di longevità. Se guadagni 50mila euro l’anno vivi a lungo (mediamente) quanto uno che guadagna 50 milioni di euro all’anno. E il fatto che i miliardari mangino meglio, respirino più aria pulita, abbiano le cure migliori non gli regala nessun bonus statistico rispetto a benestanti che non sono miliardari.
La categoria di persone che vivono più a lungo sono gli artisti e gli scienziati, mediamente meno ricchi dei multimiliardari e mediamente più disordinati nell’alimentazione, spesso dediti a droghe alcol e tabacco... La spiegazione più diffusa di questo fenomeno è il fatto che artisti e scienziati continuano ad avere una vita lavorativa, intellettuale e sociale intensa anche dopo una certa età. Ma credo che questa interpretazione sia parziale: artisti e scienziati sono anche la categoria di professionisti che ha una più intensa attività di cooperazione e una maggior emozione nel lavoro. Inoltre mentre un megamiliardario basa la sua professione e la forma della sua mente sull’imperativo di battere la concorrenza (una competizione spietata) artisti e scienziati hanno come obiettivo inventare quel che fa stare meglio le persone. L’attore e lo scrittore vogliono divertire ed emozionare il loro pubblico, lo scienziato vuole risolvere un problema dell’umanità, quindi far stare meglio le persone. Quindi mediamente scienziati e artisti avranno meno scheletri nell’armadio e meno sensi di colpa, e meno stress da prestazione degli imprenditori. Certo anche scienziati e artisti possono soffrire di stress da prestazione ma c’è una grossa differenza. Mentre l’imprenditore deve trionfare togliendo fette di mercato ai suoi concorrenti, scienziati e artisti per raggiungere il successo devono superare i propri limiti e raggiungere l’eccellenza. Quando arrivo a vendere un milione di copie non è che impedisco a qualcun altro di vendere anche lui un milione di copie. Il successo mio non impedisce il tuo… Quindi la competizione ha una diversa valenza. Non combatti contro un altro scrittore di successo. Quindi non è un tuo nemico…
E meno nemici hai, più a lungo vivi.
Sto sostenendo che il modo di pensare, il modo di vedersi, sono un fattore di benessere altrettanto importante di quel che mangi o della tua predisposizione genetica.
Qualcuno farà un salto per questa affermazione; la cultura medica televisiva ci ripete ogni giorno che il nostro patrimonio genetico è tra i primi fattori che determinano la nostra salute. Ma negli ultimi 30 anni si è dimostrato che le nostre abitudini di vita pur non arrivando a modificare il dna, possono modificare rapidamente l’epigenetica, cioè il meccanismo che legge il dna e che può non leggere alcuni geni (su questo argomento vedi qui)

Un’altra linea di riflessione sulla quale stiamo lavorando riguarda le modalità comportamentali dal punto di vista corporeo: come ti muovi. Questo è un altro punto spesso trascurato dalle diverse scuole di pensiero sul benessere.
Le vicissitudini della nostra vita ci danno emozioni alle quali a volte reagiamo con una serie di contrazioni della muscolatura profonda (o emotiva), la parte più primitiva, più scimmia, della nostra muscolatura, connessa alla parte più primitiva del nostro cervello. A volte reagiamo, compensando il disagio psicologico con contrazioni, a volte abbandonando la muscolatura di una certa area (ce ne dimentichiamo). Alla lunga queste contrazioni e questi collassamenti determinano modi di muoversi sbagliati, posture innaturali. Questi errori muscolari, uniti a corrispondenti atteggiamenti mentali, sociali, filosofici ed emotivi innaturali, provocano una serie specifica di danni al corpo e l’insorgere di un gruppo particolare di disturbi.
Quel che succede è che impulsi di contrazione o rilassamento vengono memorizzati dalla muscolatura e si cronicizzano (simili a incrostazioni); diventano contratture o abbandoni muscolari. Esiste quindi un gruppo di malanni che nella maggioranza dei casi (non sempre) possono essere risolti correggendo l’errore di postura, utilizzando la muscolatura e acquisendo un migliore atteggiamento mentale verso la realtà (e quindi sciogliendo la pulsione a contrarsi o collassare).
Ad esempio, le cistiti, le gastriti, le prostatiti, le emorroidi, i mal di testa, i mal di schiena, i dolori mestruali, la sciatica, spesso non sono originati da una “malattia”, un'infezione o un virus, ma da errori muscolari uniti a uno stato eccessivo di stress mentale e psicologico. In una cistite possiamo verificare che esiste anche un’infezione batterica ma essa può non essere la causa prima della malattia ma un effetto collaterale dovuto alla contrazione che provoca una cattiva circolazione del sangue e quindi un insufficiente apporto di questo al benessere delle cellule che quindi non riescono a difendersi dai batteri. Se riequilibrio il tono muscolare e quindi potenzio la circolazione del sangue e quindi riequilibrio le cellule poi se la vedono loro con i batteri (questo me lo spiegò un grande primario di urologia di Verona, che mi aiutò a uscire da una cistite cronica, senza darmi antibiotici ma consigliando di cambiare alcune abitudini (vedi Le mie Cistiti).
Ripeto che non sto affermando che TUTTE le cistiti abbiano una causa comportamentale, solo alcune. Ma è chiaro anche che mettere a posto la muscolatura pelvica sarà utile e benefico anche per chi ha cistiti non causate da questioni muscolari. Comunque una muscolatura tonica permette agli organi di funzionare meglio.

Con questo discorso non voglio negare l’importanza di altri fattori, come l’inquinamento o l’alimentazione. Respirare l’aria di Taranto ti avvelena anche se sei artista, positivo e tonico. E se mangi carne due volte al giorno sicuramente non ti fa bene. D’altronde c’è chi pur respirando l’aria di Taranto non si ammala gravemente e la spiegazione genetica da sola non è sufficiente.
E un macrobiotico avaro e triste che fa lo strozzino di mestiere vivrà mediamente meno di un carnivoro moderato che decora mobili in stile liberty, suona il violoncello, ama i pic-nic di massa e lavora come volontario aiutando persone non autosufficienti.

L’approccio medico accademico ottiene risultati strabilianti nella cura di molti danni e malanni mortali ma è carente quando si tratta di affrontare malattie croniche non mortali e in generale il disagio di vivere. La risposta al mal di testa è una pillola antidolorifica che viene elargita senza occuparsi di una eventuale contrazione delle spalle e del collo che ostacola il deflusso del sangue dal capo, crea pressione eccessiva e quindi dolore.
Inoltre, anche nelle affezioni che non possono essere risolte da un po’ di filosofia, comicoterapia, esercizi di respirazione e massaggi, si può comunque ottenere (con questi metodi) di migliorare la qualità della vita e la reattività alle cure specialistiche.

Quanto i pensieri influiscono sul tuo benessere?
Chiarita questa impostazione generale, che mette allo stesso livello di importanza corpo, emozioni, psiche, e pensieri vorrei analizzare meglio la parte mentale della questione perché è quella che è stata meno compresa e considerata (milioni di pagine sono state scritte sul modo nel quale il nostro inconscio reagisce a eventi ed emozioni. Questo è il settore del quale si occupano centinaia di scuole di psicologia e psicanalisi e non voglio certo mettermi a rubar loro il mestiere).
Vorrei invece chiarire cosa intendo per rapporto tra il pensiero e le altre sfere della nostra esperienza. La mia idea è che il modo di pensare cambia la qualità delle esperienze.

Esempio 1: sono anni che eseguo esercizi di respirazione. E credo di muovere correttamente il mio diaframma. Ma solo grazie a Massimo Valente, grande osteopata, mi sono reso conto che avevo in testa un modello sbagliato della respirazione. Mentre inspiravo immaginavo che il diaframma salisse e mentre espiravo immaginavo i visceri rilassarsi e andare verso il basso; okay sono uno sciocco, ma al di là della mia stupidità è stato per me interessante scoprire che se mentre inspiro mi rappresento in testa, che il diaframma scende, spingendo in basso i viscere e quando lascio andare l’espirazione (senza sforzo) le viscere tornano verso l’alto, (spostandosi proprio fisicamente in su di alcuni centimetri, cuore e fegato compresi), ottengo di potenziare notevolmente l’efficienza naturale del mio respiro. Cioè respiro meglio se penso in modo corretto al mio respiro, se ascolto quel che succede veramente, lo capisco, ne sono cosciente, invece di farmi un film sbagliato. Se respiro in modo corretto ma mi raffiguro il respiro in modo sbagliato vanifico il beneficio e anzi posso procurarmi danni. Il mio maestro di Ci Cung mi diceva che se non ascolti i movimenti mentre li compi gli esercizi diventano inutili.
Esempio 2: gli urologi inglesi hanno scoperto che se mentre faccio pipì (essendo un maschio) mi diverto a mirare con il mio maestoso getto a una pallina che galleggia nell’acqua (una pallottola di carta accartocciata è sufficiente) il fatto di pensare a mirare e a spingere il getto, mi procura un notevole beneficio decongestionante alla prostata. Anche in questo caso l’intenzione mentale amplifica l’azione.
Esempio 3: questo discorso su come penso quel che faccio si può applicare non solo alle azioni fisiologiche ma anche alla sfera delle relazioni sociali. Se collaboro a un laboratorio artistico con il desiderio di primeggiare e vedo le altre persone come concorrenti miei antagonisti perdo tutti i benefici psicologici e fisiologici che derivano dal piacere di cooperare, soddisfacendo la pulsione primaria di far parte di una comunità (siamo animali sociali).
Esempio 4: possiamo applicare questo ragionamento anche alle strategie esistenziali. Posso essere psicologicamente pacificato, mangiare bene, respirare bene, avere buone relazioni sociali e ridere abbastanza ma non otterrò un buon livello di benessere se non mi dedico a raccontarmi la mia vita in modo positivo. Il racconto di me, di quello che sto facendo della mia vita è un elemento altrettanto essenziale della pratica di ascoltare quel che realmente avviene mentre respiro o dell’avere un atteggiamento amorevole verso le persone con le quali coopero.
Più ho occasione di osservare come le persone costruiscono la qualità della loro vita e più mi rendo conto dell’importanza della narrazione che ognuno si racconta costantemente, nel segreto della sua mente. È anche per questo che vincere l’Oscar ti fa vivere mediamente 5 anni di più!
Dal che discende che tra due persone che hanno la stessa qualità di vita dal punto di vista psicologico e fisico (alimentazione, movimento, respirazione, eccetera) avrà un miglior livello di benessere quella capace di dare valore alle esperienze positive e di elaborare strategie che portino a perseguire un obiettivo suddividendolo in piccole azioni che possono portare velocemente a un successo (vedi strategia dei piccoli passi e Ericson sulle submodalità). Ed è poi essenziale che ogni volta che ottieni un piccolo risultato te lo dici e ti autogratifichi: sono una persona meravigliosa perché ho ottenuto un altro piccolo ma fondamentale risultato positivo!
Ma questo discorso può anche essere ampliato fino alle sue estreme conseguenze: è importante che io possieda una visione complessiva della mia vita. Cosa desidero veramente, a quali risultati voglio arrivare? Avere un sogno e riuscire a immaginare una strategia efficace per concretizzarlo sono una parte essenziale della qualità della mia vita. Vincere fa bene!
Questo aspetto del benessere tira in campo una questione che ancora è poco compresa. Avere sogni ed essere capaci di concretizzarli smuove la parte più misteriosa del nostro essere: l’energia. Le persone che si impegnano con passione riescono a sviluppare una grande quantità di energia, di voglia e capacità di fare. Il loro organismo affronta con potenza le difficoltà e gli sforzi fisici e psicologici traendo da questi benessere. Le persone senza sogni da costruire, sperimentano al contrario una drastica perdita di energia, di tensione emotiva. Basti pensare all’impatto negativo che ha per molte persone l’andare in pensione. Aver perso l’attività che li impegnava e un ruolo lavorativo e sociale porta queste persone ad avere la sensazione di aver perso uno scopo importante e a perdere energia.
E spesso questo si traduce in un rapido invecchiamento, un irrigidirsi dei muscoli, delle articolazioni, del modo di pensare…
Esempio 5: condizione indispensabile per avere successo e raggiungere i propri obiettivi esistenziali è riuscire a immaginare l’emozione del successo. Nessuno riesce a scrivere un grande romanzo senza sognare fin dall’inizio che questo romanzo darà emozioni enormi ai lettori e venderà milioni di copie. Immagini le sensazioni che ti daranno i riconoscimenti che otterrai, ti immagini la faccia che farà la tua mamma o la persona che ami. Io in questo momento non sto scrivendo un articoletto qualsiasi sul benessere, io sogno di scrivere un testo che cambierà le abitudini mentali di milioni di persone dando loro ogni sorta di benefici. E decinaia di persone mi diranno che grazie a questo mio sforzo sono state meglio! Questo fantasticare mi dà un gran gusto e mi sprona a impegnarmi al massimo e contemporaneamente io provo piacere e guadagno benessere perché immaginandomi uno smodato successo in parte lo vivo veramente. Quel che immagini mentre vivi ha per il tuo benessere un peso non di molto inferiore di quel che vivi realmente.
Esempio 6: ultimo, non per importanza, l’atteggiamento verso quel che succede. Le persone che ascoltano troppo i malanni e i doloretti tendono a strutturare un’intenzione (un’attitudine) che punta verso la malattia. L’attenzione finisce per causare un qui pro quo e l’inconscio si convince che tu vuoi sentire sensazioni dolorose e quindi, con immenso amore, te le crea. E tu stai malissimo sul serio.
Similmente ci sono persone capaci di considerare un dramma qualunque contrattempo e qualunque difficoltà di relazione. Pensare che se non è morto nessuno non è successo niente di grave, fa veramente bene alla salute. Anche nutrire pazienza e tolleranza verso gli amici e i parenti fa bene.
La pratica della comprensione, della fiducia, dell’amore e del rispetto è altrettanto importante della qualità del cibo, dell’aria e della capacità di respirare in modo naturale.
Jose Mujica, lo strano presidente dell’Uruguay, ha detto che il segreto della felicità è vivere in accordo con quel che si pensa, conversare con l’uomo che è dentro di te, perché è il tuo compagno fino alla tomba, essere se stessi e non cercare di imporre agli altri le proprie opinioni. Avere il coraggio di dire quel che si pensa anche se le altre persone non sono d’accordo.

Questi esempi circoscrivono un’area dell’esperienza razionale che valuta i fatti e partecipa alle azioni del corpo e alle emozioni. Si tratta di una categoria che comprende l’atteggiamento filosofico, il modo di ragionare e valutare gli eventi, l’attenzione e l’ascolto verso il proprio corpo, i propri movimenti, le proprie emozioni e le emozioni e i pensieri delle persone che ci circondano. Dopo la riscoperta della psiche e dell’inconscio, dopo la rivalutazione dell’intelligenza del corpo, dobbiamo ricordarci anche della mente razionale, usare il cervello in modo efficiente e positivo, è questione centrale.

La Scuola di Naturopatia Complementare di Alcatraz

Dopo più di trent’anni di ricerche, studi e esperimenti, siamo ora arrivati a costruire un progetto molto ambizioso. L’anno scorso abbiamo deciso di fondare una scuola di Naturopatia Complementare, che non si pone in contraddizione con la medicina ufficiale ma che vuole formare professionisti che non sono terapeuti (non prescrivono cure, non fanno diagnosi) ma sono facilitatori del benessere. Essi non si sostituiscono al medico curante ma lo affiancano agendo sull’atteggiamento mentale e psicologico delle persone, attraverso percorsi di gioco e di riflessione, essi agiscono anche sul modo di muoversi e respirare, attraverso pratiche non invasive, semplici esercizi fisici (lenti e morbidi) e massaggi gradevoli.
La nuova legge sulle libere professioni, approvata dopo anni di indugi, ci permette di creare un albo dei Naturopati Complementari e dare attestati di formazione che consentono di esercitare la professione attraverso una regolare apertura di partita Iva.
I corsi di formazione sono iniziati, grazie all’instancabile impegno del Magnifico Rettore della Facoltà di Naturopatia Complementare, Enrica Rame (mia cugina-sorella).
Il percorso formativo è suddiviso in vari livelli. Il primo di poco più di 200 ore, abilita alla pratica di alcune tecniche base, molto semplici ma grandemente efficaci. Il prossimo corso utile per iniziare il percorso didattico è il seminario di Yoga Demenziale dal 27 dicembre al 2 gennaio (31 ore di formazione) e quello successivo dal 2 al 6 gennaio. Altri corsi seguiranno mensilmente, sia come seminari residenziali che come lezioni via web.

Per saperne di più: articolo di presentazione della Scuola di Naturopatia Complementare
Video Jacopo Fo

 

Mamme Zen: stare nel cambiamento

Buongiorno a tutti!
Nel Cacao di oggi seconda puntata della rubrica Mamme Zen, a cura di Federica Morrone, giornalista, scrittrice, mamma…
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Stare nel cambiamento

Mamme Zen: stare nel cambiamento

La notizia della mia gravidanza aveva alimentato diversi opinionisti che si erano espressi sulla differenza tra l’avere un figlio a trent’anni e uno a quaranta. Con la scusa di elargire buoni consigli avevano in realtà lanciato i loro anatemi con l’aggiunta di visioni apocalittiche. Tra tutti, come spesso accade, si era distinta mia madre già alla prima notifica. Dopo che per mezz’ora l’avevo implorata di sforzarsi di non reagire in modo aggressivo all’annuncio che stavo per darle, avevo finalmente preso fiato: «Sono incinta» e lei ascoltando le mie preghiere aveva urlato: «O Dio NO! Non ce la farai!». Qualche giorno dopo mi aveva telefonato per dirmi che aveva sognato il bambino, inizio a rassicurarmi, «moriva perché mi dimenticavo di dargli da mangiare». Vorrà dire che non glielo affiderò, credo nei miracoli, ma non è ancora arrivato il momento. Mia madre non considera i figli una benedizione bensì un ergastolo (sorvoliamo sui danni che questo avrebbe potuto crearmi se non avessi deciso di salvarmi da sola).
Dieci anni prima non aveva reagito meglio...

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Le ginocchia meteorologiche

Le ginocchia meteorologicheIl Wall Street Journal raccoglie tre studi scientifici che dimostrerebbero un nesso tra i dolori articolari e i cambiamenti di clima. Il primo è uno studio firmato da Amos Tversky, dell'Università di Stanford, il secondo di Robert Jamison, professore alla Harvard Medical School, e il terzo del Centro reumatologia di Cordoba, in Argentina.
Tutte le ricerche mettono in evidenza come i cambiamenti climatici, sbalzi di temperature, piogge o bufere di neve, comportino un aumento del dolore dovuto a reumatismi e artriti varie. Ma ci sono anche altre patologie, dal mal di denti al mal di testa o di schiena, fino a vecchie cicatrici o fratture mai del tutto guarite.
Il meccanismo preciso alla base di tutto ciò è ancora sconosciuto.

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