Ribellione spirituale

Viviamo in un'allucinazione collettiva.
La gente non vive veramente

Un nuovo modello del mondo: perché Darwin sbaglia. E sbagliano pure i creazionisti.

Da qualche anno infuria la polemica sul darwinismo tra fondamentalisti cristiani e scienziati laici. Non credo esista un altro tema scientifico sul quale lo scontro sia così feroce. Ed è ovvio sia così: la teoria alla quale si ricorre per spiegare l’evoluzione degli esseri viventi sta alla base della nostra concezione del mondo.
Due grandi scuole di pensiero si scontrano.

I sostenitori di Darwin credono che l’evoluzione sia essenzialmente basata sulla selezione naturale delle caratteristiche più efficienti. I soggetti portatori di varianti casuali hanno più possibilità di sopravvivere, quindi di avere una discendenza. Lentamente questi esemplari meglio adattati diventano maggioranza.
Sull’altro fronte ci sono coloro che credono che la selezione naturale sia il modo nel quale Dio manifesta la sua volontà e aggiungono che senza questa volontà divina la pura selezione del meglio adattato avrebbe impiegato troppo tempo per manifestarsi. Essi non negano l’evoluzione naturale di Darwin ma ne ridimensionano la portata.

Per completezza aggiungo che esiste anche un fronte negazionista fondamentalista che, prendendo la Bibbia alla lettera, crede che il mondo sia realmente stato creato in una settimana con uomini e animali nella loro forma attuale e con già i fossili di dinosauro sepolti sottoterra per mettere alla prova la nostra fede. Ma per fortuna non sono moltissimi quelli che negano le evidenze sull’evoluzione, provate da centinaia di migliaia di ritrovamenti fossili di creature estinte da centinaia di milioni di anni.
Solo un secolo e mezzo fa questo partito era maggioritario e tanto forte da minacciare addirittura fisicamente chi sosteneva le eresie di Darwin e della paleontologia. Ma oggi sono quasi estinti, come i dinosauri di cui essi negano l’esistenza.

Oltre alla corrente Darwiniana e a quella creazionista esiste un'altra scuola di pensiero che rovescia completamente le due visioni, integrandole e superandole.
Un piccolo gruppo di ricercatori infatti si interroga su alcune particolarità della storia evolutiva difficilmente spiegabili dal modello Darwiniano classico, senza avere nessuna intenzione di far entrare in scena un Dio barbuto che detta comportamenti etici e regole esistenziali, dispensando premi e castighi.
Ciò nondimeno questa corrente di ricerca osserva che il modello darwiniano non riesce a spiegare la complessità dell’evoluzione.
E in parte gli accademici se ne sono accorti.
Infatti si è constatato che alcuni cambiamenti, ritenuti fino a qualche decennio fa frutto della selezione, non lo sono per nulla.
Tutta colpa delle farfalle di Londra. Esse via via che l’inquinamento aumentava diventavano grigie come i palazzi sui quali si posavano. Poi, in un tempo molto breve, a Londra furono abbandonati i riscaldamenti a carbone, che coprivano tutto di una patina di fuliggine. I muri delle case, dilavati dalla pioggia, si schiarirono in pochi anni e anche le farfalle si adattarono al cambiamento. Gli scienziati però si resero conto che la velocità con la quale questo cambiamento di colore era avvenuto era incompatibile con la teoria della lenta selezione naturale basata sulla maggiore sopravvivenza del più adattato.
In qualche modo le farfalle avevano capito il cambiamento in atto ed avevano riattivato i geni che per secoli avevano determinato la colorazione chiara.
Per parecchio tempo non si riuscì però a capire come questo fosse potuto succedere.
La settimana scorsa abbiamo parlato della scoperta che risolve questo mistero (http://www.jacopofo.com/?q=node/2700). Ora sappiamo che il Dna è responsabile solo in parte dei caratteri di una persona. Infatti il Dna per diventare operativo deve essere letto dalla cellula, attraverso una serie di reazioni chimiche. E si è scoperto che variazioni alimentari durante la gestazione e i primi anni di vita e la quantità di coccole dispensate dalla madre possono modificare caratteri fisici notevoli, agendo non sul Dna ma sul sistema di lettura degli ordini genetici.
Cavie geneticamente grassocce, gialle e malaticce possono partorire topolini magri, marroni e sani solo variando l’alimentazione. Alcune sostanze contenute nei cibi sono infatti in grado di “spegnere” alcuni comandi contenuti nel Dna e risvegliarne altri.
Ma, nonostante le correzioni apportate (grazie alle farfalle di Londra) resta un “buco” nella teoria darwiniana “modernizzata”.
Molti infatti hanno osservato che per ottenere la prima cellula vivente sono necessari più di 100 mattoncini diversi, costituiti ognuno da agglomerati complessi di molecole. La probabilità che uno solo di questi mattoncini si formi per caso in un mare primordiale agitato da una tempesta è bassissima. Che se ne formino tanti e che tutti insieme si combinino casualmente, nel modo corretto, dando vita a una cellula vivente, è un evento che rasenta l’impossibile.
Affinchè tutti i legami possibili immaginabili si verificassero casualmente arrivando a produrre anche i legami necessari alla vita sarebbe servito un tempo infinito.
Invece questa specie di miracolo probabilistico si è verificato nel giro di un tempo relativamente breve, appena le condizioni del pianeta Terra sono diventate adatte alla vita cellulare.
Da questa considerazione alcuni pensatori eretici hanno tratto l’idea di un universo che contiene in ogni suo componente una serie di regole a struttura frattale.
La particolarità dei frattali è che ogni parte contiene le regole e le forme che creano il tutto.
Il cavolfiore è un frattale: ogni pezzettino è un cavolfiore in miniatura.
Un caso analogo si verifica con gli ologrammi. Se spezziamo una lastra che contiene un’immagine olografica otteniamo pezzetti di lastra che contengono non una parte dell’immagine ma l’immagine intera. Ogni frammento contiene tutta l’immagine con una definizione inferiore.
In natura sono moltissimi gli esempi di frattale, dal profilo delle coste, ai bordi delle foglie, alla forma della casa della lumaca.
La spirale è una perfetta dimostrazione geometrica del concetto di frattale. Ti è sufficiente conoscere la curvatura di  un frammento di una spirale per poter prevedere perfettamente la sua forma e il suo sviluppo all’infinito.
L’idea, trasportata nel campo dell’evoluzione, è che le particelle sub atomiche contengano un germe frattale che ha dentro di se' lo sviluppo della vita, la forma delle montagne e delle costellazioni e tutti i ritmi che può produrre una chitarra elettrica suonata da un esagitato.
Ma come può qualche cosa di così piccolo contenere tante informazioni?
Si può obiettare che la spirale è una struttura totalmente ripetitiva mentre il mondo è un’orgia di variazioni infinite.
Ma noi abbiamo davanti ai nostri occhi un esempio perfetto di quanto questa possibilità sia naturale.
I numeri!
Per tracciare tutti i rapporti matematici, tutte le leggi, tutte le radici quadrate, tutti i numeri primi e tutti i rapporti di grandezza è sufficiente dire 1+1=2 e 1+2=3.
Non mi serve altro. La scoperta del concetto di numero e l’affermazione elementare che due numeri si possono sommare contiene di per sé l’idea dell’infinita crescente sequenza dei numeri e tutte le leggi che naturalmente emergono dalla struttura stessa del loro accrescimento progressivo, unità dopo unità.
Se ci si pensa è un concetto meraviglioso e affascinante che genera vertigine logica proprio per la sua semplicità.
Tutta la matematica non è altro che l’imprescindibile risultato di un’affermazione, lo sviluppo di un principio insito nella sequenza 1-2-3.
Non serve aggiungere altro. Tutto è già lì dentro, come in un seme c’è tutto un albero.
(Su questi concetti Capra ha scritto due appassionanti testi divulgativi: “Il Tao della fisica” e soprattutto “La rete della vita”. A proposito delle ipotesi sul codice contenuto nelle particelle fondamentali, ho condotto una ricerca che parte dalle antiche teorie numeriche cinesi ed ebraiche e descrive le “costanti” scoperte dagli antichi. Curioso poi ritrovare queste costanti nei componenti chimici elementari e nel codice genetico oltre che in molti altri aspetti della realtà. Ad esempio in una stella a cinque punte leonardesca (disegnata con una linea continua) il rapporto tra la lunghezza delle cinque linee che la formano e la distanza tra i vertici e i più vicini punti di intersezione delle linee è una costante che ritroviamo in natura molto spesso. Ad esempio si misura lo stesso rapporto tra la lunghezza complessiva della gamba e la distanza tra piede e ginocchio. Ho sviluppato questo discorso nel libro “La dimostrazione chimica dell’esistenza di Dio”.)
Ora, se tutte queste argomentazioni possono farci sospettare l’esistenza di una specie di calamita evolutiva che spieghi i tempi incredibilmente rapidi dell’evoluzione, altrimenti difficili da comprendere solo utilizzando il modello darwiniano, non siamo di certo di fronte alla prova dell’esattezza di questa ipotesi.
Tuttavia c’è un’altra osservazione elementare che dovrebbe mettere in crisi il darwinismo.
La teoria dell’evoluzione selettiva ha spiegato bene tutti quei mutamenti che offrono un vantaggio immediato. Le giraffe che hanno il collo più lungo prosperano dove quelle con il collo corto muoiono di fame.
Le farfalle cambiano colore rapidamente perché in qualche modo percepiscono la convenienza del cambiamento. Quelle che si mimetizzano meglio campano di più.
Ma le cose si complicano quando ci troviamo di fronte a cambiamenti complessi che non hanno offerto vantaggi immediati.
Il volo degli uccelli è un esempio: lo sviluppo del piumaggio e delle ali è un processo molto complesso e in nessun modo inizialmente le mutazioni hanno dato vantaggi. Mi immagino una lucertola che inizia a buttarsi giù da un albero tentando di volare. Non credo sia servito a molto nell’immediato prendere capocciate. Oltretutto sicuramente le altre lucertole spernacchiavano quella che sognava di volare. Eppure le sue figlie e le figlie delle sue figlie continuano a buttarsi già dagli alberi caparbie per milioni di anni fino a che le braccine si trasformano in ali.
Qui il modello darwiniano diventa ridicolo. Le ali non ti spuntano un giorno per caso già adatte a svolazzare. Non c’è nessun vantaggio a sostituire le zampe anteriori con delle alucce pelose che ancora non funzionano.

Eppure per migliaia, milioni di anni le creature che avevano sviluppato caratteristiche che andavano nella direzione dell’evoluzione dei volatili sono state premiate sul terreno della concorrenza con individui “normali”.
E questo riesco a spiegarmelo solo ricorrendo all’idea di una sorta di senso estetico, insito nelle creature che potenzialmente potevano evolversi verso il volo. Questo senso estetico deve essere intervenuto nella scelta dei partner, facendo sì che i soggetti che presentavano variazioni che andavano nella direzione del volo risultassero più attraenti per i loro simili (come al solito è il sesso che muove il mondo). Ipotizzo particolarità che nascono come elemento visivo legato alla concorrenza sessuale. Poi queste caratteristiche trovano una utilità pratica fuori dall’ambito sessuale.
Le piume ad esempio possono essere state inizialmente solo caratteri sessuali, come la criniera dei leoni.
E ancora oggi il colore e la misura delle piume sono per gli uccelli aspetti essenziali per la scelta del partner.
Ma esiste un altro aspetto che ci fa immaginare una sorta di calamita evolutiva, di disegno frattale contenuto nei fondamenti stessi di ogni particella base.
In effetti alcune forme della vita sono inspiegabili senza ricorrere all’esistenza di un modello comune, contenuto in ogni creatura vivente che permetta alle creature di scegliere istintivamente la strada evolutiva più promettente, come se percepissero empaticamente l’essenza delle leggi che governano la realtà circostante (proprio perché tutti i componenti del frattale contengono le stesse leggi, e i tentativi evolutivi sono modulati sul medesimo codice).
E’ il caso delle galle che ci presentano un percorso evolutivo ancora più complesso e incredibile di quello compiuto dagli uccelli verso il volo.
Le galle sono falsi frutti. Le troviamo ad esempio sulle querce in grande quantità. Non assomigliano per nulla alle ghiande. Sono delle melette, con un rivestimento duro come quello di una noce e dentro contengono una specie di schiuma. Non sono frutti, non contengono semi. Sono provocate da alcuni insetti che intaccano la corteccia di un ramo e, iniettando particolari sostanze, convincono l’albero a mutare in quel punto il suo modo di svilupparsi. L’insetto deposita le sue uova all’interno della ferita aperta nella corteccia. La pianta, ubbidendo al comando chimico dell’insetto, sviluppa una specie di frutto che ingloba le uova degli insetti. Quando queste si dischiudono, i neonati si trovano all’interno di un frutto costruito apposta per loro e pieno del nutrimento di cui necessitano per svilupparsi. Cresciuti a sufficienza, perforano l’involucro del frutto e se ne vanno.
Siamo in presenza di un insetto che è riuscito a elaborare sostanze chimiche in grado di annullare i modelli di sviluppo scritti nel Dna di una pianta ottenendo che la stessa costruisca autonomamente una casa adatta alla sopravvivenza dei suoi figli.
E come c’è arrivato?
Per gradi?
Per tentativi?
Per caso?
Credo che qui non ci sia caso che tenga. Soltanto la condivisione di uno stesso progetto frattale può spiegare una simile capacità di adattamento reciproco.
Un processo non volontario. Non c’è un Dio con la barba che lo decide, né vi è una scelta cosciente da parte dell’insetto o della pianta. Ma c’è una possibilità potenziale e una tendenza naturale a concretizzare via via le possibilità più complesse. E’ come se in qualche modo l’Universo traesse beneficio dalla continua differenziazione delle possibilità (dalle creature più piccole a quelle più grandi). Una volta popolato il mare, le creature si espandono sulla terra e poi conquistano il cielo. E poi l’essere umano crea un mondo mentale e infinite rappresentazioni simboliche della realtà fino a creare addirittura mondi virtuali.

Certo mi rendo conto che quanto ho detto non costituisce una prova. Però è un indizio affascinante. Come le piume estetiche dei rettili protovolatili.
E penso che siccome è proprio una bella idea, molti, per anni, si cimenteranno con essa, insensibili all’evidente mancanza di risultati.
Ma questo insistere a macinare ragionamenti inutili non sarà privo di frutti.
Le ipotesi, come piume, diventeranno sempre più lucenti fino a quando qualcuno non troverà il modo di farle volare.
Così avanza l’evoluzione naturale.
Così avanza la conoscenza umana.
Il vantaggio immediato è solo il motore della storia. Il desiderio e il sogno sono il carburante.


Corri a mettere in banca tutto quello che ti manca

(Un altro rap in cerca di musica)

Immensi eserciti di anime asfaltate
Incolonnate
Nelle strade bloccate
Il dito della storia, nel culo della gente.
Che guarda la guerra indifferente

Ci sono solo storie apparenti
Sul pianeta dei delinquenti
E cervelli trasparenti
Sgorgati coi solventi
Dai sentimenti Ingombranti
Perché emozionanti.
E milioni di seni siliconati
E di capelli trapiantati

Ribelli yo-yo
Eroi ko
Scrittori da party
Creativi morti
Cantanti di spot
Poliziotti black block
amori micro chip
Preti senza slip
Ecologisti a benzina
Onesti di mattina
Politicanti take & way
Coscienze su E-bay
Pensieri low cost
In frigoriferi no frost
Anime zippate
Proteste sciroppate

mi fa senso
l’assenza di senso

Corri a mettere in banca
Tutto quello che ti manca
Auto sempre più veloci
delirio incontinente
bloccato agli incroci
della mente

In televisione
Ragazze perfette
Fanno intravedere le tette.
Ma come stanno su
Le tette in tv?

Effetti speciali
Spaziali nascondono crimini
minimi
sublinali

Se verrà l’Apocalisse non avrete scuse
Le vostre anime sono chiuse

Ribelli yo-yo
Eroi ko Scrittori da party
Creativi morti
Cantanti di spot
Poliziotti black block
amori micro chip
Preti senza slip
Ecologisti a benzina
Onesti di mattina
Politicanti take & way
Coscienze su E-bay
Pensieri low cost
Suicidati di post
Anime zippate
Proteste sciroppate

E’ peccato
l’assenza di significato!


Un attacco di sfiga statistica contro il nostro klan

Grazia, la mamma di Simone S., è ancora in ospedale.
Speriamo che stia meglio presto.
Glielo auguriamo tutti.
E’ un periodo duro questo.
Ho la sensazione che il mio clan, le persone con le quali condivido amicizia, sia sotto un potente attacco di sfiga statistica. In quindici giorni due morti per un incidente, uno per malattia, due persone ricoverate in coma. Senza contare una serie di disastri di minor conto. Insomma, angoscia a pacchi. E brutti sogni. Oggi pomeriggio, facendo l’amore con mia moglie, approfittando che avevamo la casa libera dalla prole, per un’attimo mi sono trovato a pensare a tutto questo dolore. E mi sono reso conto di quanto sia importante il piacere.
 Capita di scordarsi la semplice realtà della nostra vita: precarietà assoluta. Puoi far finta di niente e anestetizzarti con i mille gadget della vita moderna, droghe, lavoro forsennato, rabbia o quel che vuoi. Oppure puoi usare la paura che ti viene a pensare a tutto quel che può succedere a te e ai tuoi cari, buttandoti nella vita.
Non c’è nessuna possibilità di comprare vere sicurezze al mercato. Nessun santone ha talismani tanto potenti da salvarti dall’imponderabilità del mondo. L’unica contropartita che possiamo avere dalla vita è vivere intensamente. L’unica moneta che ci può ripagare dell’angoscia che ci capita di dover sopportare essendo vivi, è assaporare le infinite possibilità che hai di fare finché sei in salute.
E’ grandioso: puoi tentare imprese, conoscere persone di valore, godere di sensazioni stupefacenti, stupirti per le continue impossibili coincidenze. Se dal mio osservatorio lugubre di questi giorni posso dirti qualche cosa è: non perdere un secondo, prendi la tua vita in mano, agisci, crea, fai buffonate, ama, lotta, ribellati.
L’unico crimine che non potrai mai perdonarti è non aver vissuto.
Cerca di non capirlo quando ormai è troppo tardi.

Per approfondire:
Sei triste? Vorrei dirti due parole per tirarti su il morale.
Gioie e dolori da condividere


Gioie e dolori da condividere


(per leggere l'articolo intero clicca su leggi tutto)
Forse ho capito il perchè tante persone non vogliono fare nuove amicizie, legarsi ad altre persone o partecipare al coinvolgimento di un gruppo. E addirittura rifiutano di viversi la coppia!
Era difficile per me comprenderlo, perchè sono cose che io faccio da sempre. Adoro stare con la "gente". E spesso, mi viene anche bene! Certo non con tutti tutti, ma vivaIddio, in modo quasi automatico, (rispetto al mio comportamento solitamente allegro e ridanciano) si crea una selezione di persone a me "congeniali" con le quali amo dire, fare... (e baciare sulla guancia!).
Ma poi tra tanti che conosci c'è sempre qualcuno a cui la vita, magari all'improvviso, non gira in modo "giusto".
Non parlo di quelli che si lamentano perchè il fidanzato preferisce giocare a pallone piuttosto che star con loro, o di quelli che si arrabbiano perchè il vicino gli mette le scarpe sporche di fango sullo zerbino... ma intendo dire: dolori, malattie e shoc vari.
Ed io soffro! Mi carico di dolore, i miei pensieri si ingrigiscono e mi ritrovo a pregare neanche fossi così devota alla Madonna.
In realtà io prego mio padre, perchè almeno lui so che è esistito! Spero mi ascolti. Sono soltanto un pò preoccupata del fatto che lui non mi prenda più sul serio, visto che mi sono permessa, tempo fa, di chiedergli un goal di Del Piero che avrebbe girato la partita a favore nostro. (Per diritto di cronaca in quell'occasione Del Piero ha segnato veramente subito dopo la mia preghiera, per cui cazzo funziona! Non voglio dirvi quanto mi posso essere sentita stupida dopo... ma fa parte di me. Sono io, ancora con le mie passioni coinvolgenti con la mia voglia di semplificare il passaggio tra la vita e la morte, senza paura di essere considerata da altri sciocca o blasfema).
In questi giorni però ancora non ho ricevuto una risposta tangibile per una mia cara Amica che ha sicuramente più bisogno dell'aiuto delle "Entità Magiche" a cui mi rivolgo in preghiera, di quanto io avessi bisogno di quel goal. Allora mi dico il goal è stato un caso, oppure mi è bastato desiderarlo intensamente... sì insomma non può essere che mio padre per il goal si sia mosso e per un fatto ben più grave e desiderabile no!
Comunque, sono sempre lì con il pensiero e continuo a pregare e purtroppo non è l'unica preghiera che mi tocca fare! Ma lo faccio con tutto il cuore, per amore e anche perchè adesso non mi viene di fare altro!
Ed è normale che, più gente conosco e più si alza la possibilità che io riceva brutte notizie. In questo momento poi mi si sono "accavallati" un sacco di dispiaceri. Sono giorni con meno risate, meno fervore, diciamolo non c'ho proprio voglia di fare un cazzo! Sono giù di morale, la situazione è molto seria e neanche io, che di solito, ho una carica vitale da paura, in questo momento ce la faccio a distrarmi più di tanto. Certo non conosco depressione, nè sono una che odierà mai la vita, ma ho un cuore che si appesantisce facilmente davanti a certe cose... e allora...
"Ecco perchè!"
"Anch'io, se amassi meno persone, se avessi meno amici, conoscenti, vivrei a cuor più leggero!".
Adesso non starei qui a provare a spiegarmela tutta sta fatica ad "andare avanti" nonostante tutto. "Ecco perchè, c'è chi sceglie di star solo!" ; "E ci riesce!... E pare ne sia pure contento!".
"E chi c'ha voglia di soffrire anche per gli altri!?!?!?... mi bastano i miei di casini!".
Avverto questa triste verità per la prima volta in vita mia. Mi si apre un mondo. Adesso mi spiego il perchè di tanta indifferenza che trovo in giro, di così poca solidarietà tra le persone, del perchè ci si isola, e del perchè si rifiuta di considerare che esiste la morte.
E che poi quindi, si continua a correre in macchina, a lasciare i figli da soli a sbrigarsela, a pensare che ciò che è successo agli altri non capiterà mai a noi! Anzi! Vaffanculo a chi sta male e aggiunge dolore a questo mondo!
Ma posso dirvi la mia vera verità???
CAZZATE!!!!!!! CAZZATE!!!!!!! CAZZATE!!!!!!!
E ovvio che non è così! Le gioie che si condividono sono sempre moltiplicabili per mille. E più amici si ha più si vive meglio!
Avere tanti amici è gratificante, importante, energizzante e concedetemelo, necessario!
Oggi mi è arrivata una lettera di una ragazza che felicemente è rimasta incinta! E voleva dirmelo perchè sapeva di farmi felice. Ed è proprio così!
Questo mi fa bene e dà anche un senso a tutto il resto che sto vivendo. La vita ha mille facce e nell'arco addirittura di un'unica giornata puoi essere triste e allegra. Musona e sorridente. Sognatrice e concreta. Felice e scontenta. E questo fa di te una persona viva!
Sono proprio gli affetti che ti danno la carica in quei "momenti" brutti lì! E sono proprio gli amici che danno valore alle gioie che ti capitano!
Ho già scritto di quanto sia stato importante per me in occasione della morte tragica di mio padre sentire tutto questo affetto che mi è arrivato da migliaia di persone (e non esagero). Tantissimi hanno portato il mio dolore come fosse loro. Certo di questo ne ho avvertito anche un pò la colpa e me ne dispiace ma è anche vero che con tutte queste persone, in altri momenti, ho sicuramente condiviso gioia, risate, emozioni forti e gran voglia di vivere allegramente e con dolcezza. Ed io è questo che scelgo per me e che continuo a "seminare"!
Per cui si tratta di provare a farsi forza nel buio (quando buio c'è) per riaccendere pian pianino quel piacere che ci vuole insieme, con la stessa voglia di divertirsi ancora... nonostante tutto. E si tratta anche di non sentirsi mai soli, di avere a chi dire, a chi ascoltare, a chi abbracciare a chi amare, a chi invitare a cena.... per stare bene!!!!!!!!!!!
E allora sì: apro il mio cuore, lascio entrare chi vuole e ancora... ancora... sono pronta a condividere, qualunque cosa...nel bene e nel male...finchè divorzio non ci separi!
vi voglio bene Nora

PS.: Le cose tragiche che accadono non hanno un senso "umanamente spiegabile" (o almeno io non glielo voglio dare) ma siccome avvengono lo stesso, proviamo a vivercele facendoci forza della gioia di "essere"!
E poi se c'è chi ha bisogno di noi e del nostro bene non sottraiamoci, anche se si tratta di provare dolore, proprio come quando si tratta invece di provare gioia. E per questo tanto di cappello a chi già lo fa, e addirittura per cause (progetti per il terzo mondo, per gli handicappati, anziani abbandonati, malati cronici...) che sembrano così lontane da noi ma che in realtà non lo sono.

PS.: Cari amici, con questa mia non volevo rattristarvi ma piuttosto trasmettervi il valore dell'amicizia e invitarvi ad allargare il vostro giro di conoscenze, perchè non vi sentiate mai soli e perchè abbiate sempre tante persone con le quali condividere! Se non ci sono riuscita scusatemi! E se potete, scusate anche la mia presunzione nel suggerirvi certe cose! .-)

Lettera inviata alla mailinglist degli amici di Alcatraz da Eleonora


Sei triste? Vorrei dirti due parole per tirarti su il morale.

Alcune persone parlando con Godolo, hanno scritto:”sono triste”.
Per molti questo è un momento particolarmente difficile. E per noi che siamo vicini a queste persone lo è in modo diverso ma non meno coinvolgente.
Penso a Sole, così giovane, che ha perduto la madre, Mara Gianello, morta in un incidente d’auto insieme a Mauro Monti il suo amore. Penso a A. che non vuole che si sappia che sta vivendo un momento terribile e alla sua nipotina, gravissima in ospedale. Penso a C. alle prese con un tumore e le cure invasive che si porta dietro. Penso a Eleonora che sta faticosamente stemperando il dolore per l’uccisione del padre.
E penso quanto dev’essere duro, per qualcuno, affrontare questi momenti terribili, senza avere molti amici intorno.
In questi giorni ho pensato molto a chi ha scritto, nel silenzio, di fronte al suo computer, “Sono triste”.
Ho sentito tutto questo avvilimento.
Ingiusto.
Quello che so fare è raccontare storie e vorrei regalarne una a chi sta attraversando i corridoi bui del dolore.
E’ una storia poco conosciuta di San Francesco, quando era prigioniero di guerra, costretto a vivere in condizioni che possiamo immaginare terribili, condannato ai lavori forzati.
I prigionieri dovevano restaurare le mura di Perugia. Francesco, sceglieva le pietre e le murava. E in quel lavoro alienante trovò la forza di appassionarsi a come le pietre, se si sapeva guardarle, mostrassero con la loro forma il posto esatto dove andavano messe. Questo divenne il suo gioco per ingannare il dolore della situazione. Parlare con i sassi e cercare la loro collocazione perfetta. Scoprire che nel muro era nascosta una specie di saggezza che lo faceva crescere nella forma esatta tale che le pietre che venivano aggiunte parevano fatte apposta per essere poste in quel punto.
E posso immaginare che a un certo punto quel lavoro sfiancante fosse diventato una specie di danza, e che in certi momenti le pietre venissero nelle mani del Santo una dopo l’altra, nella posizione adatta a incastrarsi, senza neppure la necessità di studiarle e rigirarle per trovare il verso giusto.
E credo che lì il Santo abbia percepito quella perfezione soggiacente, quel senso che lega le cose e i fatti. E che dallo stupore per come si srotola il divenire sia nata la sua fede nell’esistenza di un Dio capace di lasciare tracce di bellezza perfino nelle cose più negative o più insignificanti.
Anche nelle situazioni più terribili il concatenarsi degli accadimenti mantiene una sua impeccabile eleganza, agghiacciante magari, ma comunque stupefacente nell’enormità delle casualità statisticamente impossibili che l’accompagnano.
Per questo poi San Francesco si mise a ricostruire chiese abbandonate. Il gioco delle pietre che combaciano magicamente era il centro della sua fede. Il suo esercizio zen.
A quei tempi le pietre avevano un grande valore. Non le si poteva cavare a piacimento. E si racconta che Francesco trovasse i sassi per tirar su i muri delle sue chiese diroccate e depredate, sfidando i capomastri a una strana competizione. Loro costruivano un muro con la calce. Francesco ne costruiva un altro, a secco, sovrapponendo soltanto le pietre senza collante.
Poi i due muri venivano sottoposti all’urto di pietroni fatti rotolare da un pendio per saggiarne la resistenza. Incredibilmente i muri a secco di San Francesco si dimostravano più solidi e così i frati vincevano tutte le pietre utilizzate nella competizione.
Non c’è niente di buono nel dolore e dobbiamo cercare di stemperarlo continuando a vivere, a sperare e ad amare.
Ma a volte, in questo tentativo di non ascoltare soltanto il dolore scopriamo delle qualità del mondo che non conoscevamo e che diventano strumenti eccezionali per vivere.
Meglio sarebbe scoprire queste qualità bevendo e cantando in compagnia.
Ma, visto che di soffrire a volte succede, non lasciamoci sfuggire l’unico aspetto positivo di quest’esperienza infame.
Coltivare il senso dell’armonia in mezzo alla tempesta riduce enormemente il disagio e ci prepara a rinascere.
E, se posso, aggiungerei una preghiera.
A. mi chiede di non dire che sta male, perché teme che i suoi amici le telefonino e non se la sente di parlare con nessuno.
Rispetto questo suo sentimento.
Ma vorrei proprio dire che in certe situazioni bisognerebbe compiere uno sforzo per parlare, per incontrare persone che possano ascoltarti o semplicemente passare qualche momento insieme.
Affrontare il dolore da soli fa più male.
Può essere doloroso parlare all’inizio. Ma è un dolore circoscritto. Parlare lentamente disperde il male.
E se non hai amici iscriviti a un corso di Salsa, sono frequentati da persone mediamente ben di sposte verso il divertimento e la voglia di vivere.
Riscoprire la vicinanza delle persone che ti vogliono bene e aprirsi alla possibilità di incontrare nuovi amici sono medicamenti eccellenti.

Un abbraccio a tutti.


Cosa fai quando tua figlia di 9 anni ti urla:"Sei un mostro! Ti odio!"?


(Laboratorio “Genitori sull’orlo di una crisi di nervi.”)

Cavoli acidi!
Sopratutto perché lei è così piccolina e determinata e tu la ami così tanto!
Ma cosa fai? Non puoi far finta di niente sennò diventa una teppista cocainomane.
Il mio dramma educativo è iniziato alle 7 di mattina. Non voleva alzarsi. Il solito problema che la sera fa resistenza ad andare a letto e la mattina casca di sonno.
Ci sono genitori che ammiro che riescono a mettere a letto i piccoli subito dopo Carosello (ore 21, per chi è nato dopo gli anni sessanta).
Io non ci sono mai riuscito. Mi manca la disciplina mentale. E’ un virus di sinistra.
Alla fine, dopo aver tentato ogni sorta di malattia la mia piccola si è alzata. Ma come forma di vendetta mi ha annunciato che voleva il panino con la mortadella. Sospetto che ami la mortadella solo per rivalsa contro di me perché sa che sono bio vegetariano osservante. Lei è carnivora per parte di madre e ha l’intelligenza sociale di sfruttare questa contraddizione a pacchi.
Ma siccome io sono un ecologista duro, e ho vissuto la sconfitta militare degli anni settanta, avevo previsto che prima o poi sarebbe successo. E così mi ero attrezzato con una rivoluzionaria mini mortadella biologica realizzata solo con maiali equi e solidali. Quindi ho tirato fuori il mio asso nella manica per difendere gli intestini filiali e ho iniziato a affettare. Ovviamente prima ho assaggiato la mortadella (io vegetariano, cuore di padre) per accertarmi che fosse veramente il non plus ultra delle mortadelle.
Essa lo era.
Stavo affettando, con minuzia e un coltello da me affilato personalmente al livello “Spada Samurai 1” quando essa (mia figlia amatissima) mi ha detto: “Io voglio la mortadella della Merisana” (Intendendosi per Merisana, la Merisana di Casa del Diavolo da cui il nome dell’omonimo negozio supermarket). Risposi rigidamente, finendo di impacchettare, grossomodo:”Questa è la miglior mortadella del mondo, migliore anche di quella di Prodi. Se vuoi mangiar mortadella alla mattina, invece delle cialde di riso soffiato bio, con la marmellatina bio, con la tisana bio, son cavoli tuoi. Ma sei obbligata a mangiare comunque carne decente. Possibilmente non umana. Sono un padre responsabile e ti ho pure comprato quelle cavolo di vaschettine di mela frullata (BIO!) apposta per te. Piccola ingrata!”
Allorché si apre una guerra silenziosa.
Mi fermo poi davanti alla Merisana per comprare il panino fresco che è ovvio che se provo a farle il panino con il fettone di pagnottone bio mi strozza. Ma lei si intigna. Mi risponde male e io sento il sangue che sale agli occhi, mentre sto infilando, nel panino tagliato a metà, le fette di mortadella affettate meglio di un pescivendolo giapponese cattivo e impacchettate in un cazzo di film alimentare senza minchie di sostanze tossiche che si sciolgono a contatto coi grassi alimentari.
Che fare?
Premetto che con mia figlia non vale nessun tipo di minaccia, castigo o altro.
Lei è quietamente disposta a accettare qualunque punizione piuttosto che piegarsi.
Ed è una qualità che certamente non intendo ammansirle. So che nella vita le sarà più utile di qualunque altra cosa.
Ma d’altra parte qui è in gioco uno scontro epocale sul buon senso. Essere stupidi è inaccettabile. Esserlo per dispetto di più.
Quindi inutile punirla, immorale e disastroso picchiarla (non ho mai dato uno schiaffo a un bambino).
Lasciar correre sarebbe folle e distruttivo per la sua personalità.
Che fare?
Mi viene in mente che conosco una sola mamma che ha risolto in 5 ore il problema della tossicodipendenza di suo figlio.
Ha saputo alle 10 di mattina che lui (17 anni) si faceva le pere e alle 15 del pomeriggio erano su un aereo diretto nel deserto del Sahara. Detto fatto. Hanno passato i successivi 4 anni a fare il giro del mondo. Posti meravigliosi come la giungla Amazzonica, le vette del Tibet, l’Oceano Pacifico, dove non trovi una dose di eroina nel raggio di 500 chilometri.
Quando sono tornati il ragazzino aveva scoperto il senso della vita e sapeva come affrontare un coccodrillo bianco con un macete arruginito. Dell’eroina non gli importava più niente.
(Tra l’altro il costo del recupero è stato molto basso: con quello che spendi a Milano per una cena in pizzeria nella giungla ci vivi un mese. Lì non ci sono molte occasioni di fare shopping.
Il mio ragionamento è stato: devo fare qualche cosa che le dia tutta la mia attenzione (dietro le rabbie dei bambini c’è sempre un desiderio di ascolto e di attenzione), deve essere qualche cosa che la costringa però a fare i conti con i risultati disastrosi che la sua meravigliosa testardaggine rischia di provocarle se la usa male.
E deve essere qualche cosa che dà il risultato subito. Non oggi pomeriggio. Adesso.
Faccio un rapido conto della mia agenda mentale. Decido che non c’è nulla che non possa rimandare di fronte a questo problema con mia figlia. Fermo l’auto vicino alla scuola. Ma invece di portarla in aula le dico che dobbiamo camminare per schiarirci le idee. Poi mi calmo e le spiego che non posso fare nulla per cambiare il suo atteggiamento di dispetto e mancanza di rispetto. Quindi camminiamo fino a che non ragioni. Non posso picchiarti, non posso convincerti, posso solo…
In effetti non so cosa sto facendo. Difficile definirlo. So solo che sono disposto a continuare a camminare INSIEME a lei, volendole bene ma essendo inflessibile, fino a che lei non inizia a ragionare di nuovo. Sono disposto ad arrivare fino a Umbertide.
E in fondo lo trovo divertente: camminare insieme è sempre un’avventura. Il senso dell’avventura è fondamentale per i bambini. A nove anni non si sopporta una vita piatta.
Ma lei si incavola a bestia, urla, si butta per terra, piange, emette quantità inverosimili di nariccio e mi dice la fatidica frase:”Sei un mostro! Ti odio!”.
Io ci resto male perché la adoro.
Ma rifletto sul fatto che è legittimo che lei mi odi. E devo darle il diritto alle emozioni se voglio crescere un individuo intero e “in piedi”, non spezzato.
La tiro su da terra gentilmente, le do’ otto fazzolettini (uno non basta) e poi la spingo morbidamente perché inizi a camminare.
So che sarà dura perché mia figlia si fa 7 chilometri a piedi senza problemi, giusto per fare quattro passi. Ma spero che con questo freddo resista un po’ di meno. Mi fermo a chiuderle bene la giacca a vento.
Lei resiste, resta indietro, rallenta il passo. Io non intervengo più perché comunque sta camminando.
Le devo lasciare il diritto al punto della bandiera. Non devo vincere, devo solo metterla davanti al problema e farla riflettere su quello.
Quindi rallento anch’io. Mi metto dietro di lei e le lascio scegliere l’andatura. Pianissimo. Ma so che camminare molto piano fa bene. Richiede più ascolto delle sensazioni. In pratica mia figlia sta facendo un esercizio di Tai Ci. E sicuramente fa bene anche a me. Cammino e sbadiglio. Siamo sotto zero ma inizio a scaldarmi.
Dopo 3 chilometri mi dice “Torniamo indietro.”
“OK.”
“Però non vado più a scuola oggi.”
“Col cavolo.”
“Allora camminiamo.”
Dopo un altro chilometro la invito a riflettere sul fatto che tutta la strada che facciamo in avanti poi la dobbiamo rifare al ritorno. Non vacilla.
Dopo un altro chilometro arriviamo al sottopassaggio della super strada. Brutto, buio e sporco.
Lei vede un topo morto e un coltello.
“Torniamo indietro.”
Finalmente.
Torniamo indietro.
Le do’ la mano e la infilo nella mia tasca per scaldarla.
Chiacchieriamo e lei mi fa notare un sacco di cose che ha visto, come il topo e il coltello che non avevo notato. C’è
un giardino con un gatto scolpito in un cespuglio.
I due cani bruttissimi, magrissimi e incazzatissimi che da dietro una recinzione ci avevano abbaiato contro all’andata non ci sono più. Chiacchieriamo e tutto lo scontro sembra dimenticato.
Al ritorno camminiamo più veloci e dopo aver raggiunto l’auto andiamo a berci un latte caldo.
La lascio a scuola. Prima dell’inizio del dramma e della marcia avevo avuto l’accortezza di infilarle panino e succo di mela bio nella cartella.
Così non devo tornare sulla storia.
A pranzo parla con la mamma:”Questa mattina col papà siamo andati a fare una passeggiata invece di andare a scuola. Sono arrivata in classe alle 10 e un quarto. Stavano facendo merenda.” Non c’è ombra del dramma che abbiamo vissuto. Miracoli della condivisione.
Di nascosto controllo se in cartella cìè il panino. Non è importante se l’ha mangiato o meno ma sono curioso. Ne ha mangiato un terzo. Meglio. Ma sarebbe stato bene comunque il panino non era più il centro del problema. Era l’atteggiamento il problema. Taglio via il pezzo di pane sbocconcellato, affetto in 6 triangolini il panino rimasto, lo guarnisco con fettine di finocchio e lo metto in tavola. C’è un’amica della sua classe. Tutti ne prendono una fettina. Io non dico nulla. Se notassi il fatto ricreerei una gara e sarebe un disastro. Coi figli non bisogna vincere. E’ solo vietato perdere sulle questioni etiche. Sul resto si può perdere sempre.
Questi i fatti. Mi farebbe piacere conoscere il vostro parere e sapere se e come avete affrontato momenti di rottura simili.
Apriamo un laboratorio?

PS
Vorrei che il mio racconto non venisse interpretato come un invito a fare come me. Non so se ho fatto bene e non credo che l’importante sia COSA ho fatto ma COME, con che spirito, l’ho fatto. E’ poi dà considerare che camminare con mia figlia è una consuetudine che le fa piacere.
Inoltre io sono un reduce col mito della Lunga Marcia. E mia figlia lo sa. Inoltre il mio comportamento è stato inusuale. E anche lo stupore è essenziale in questo tipo di gioco. Le stesse azioni in altri contesti potrebbero essere disastrose.


grande merito agli abbraccioni di Roma (e ospiti!)


Sabato scorso un gruppo di eroici claun ha presidiato Piazza Navona distribuendo ABBRACCI GRATIS alle folle.
Entusiasmo da parte dei passanti. Un anziano signore ha chiesto oltre all'abbraccio un giro di valzer ed è stato accontentato (anche grazie alla musica che aleggiava nella piazza).
Il Movimento degli abbracci cresce in modo allegro e esponenziale.
Grazie a tutti coloro che abbracciano gratis!
Alleluia!