Cos'hai da fare di meglio che scrivere un romanzo con me?

Laboratorio collettivo sui Seminole: ad Alcatraz, dall'11 al 14 novembre 2010. Per maggiori informazioni clicca qui

Seconda diretta (è divisa in due filmati)

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Prima web diretta dalla Florida con Vania e Claudia

 

Jacopo Fo spiega il perché di questo viaggio alla scoperta dei Seminole

 

 

Ho quasi 55 anni e ho 10 grandi romanzi storici da scrivere.
Storie grandiose di persone incredibili che si sono rifiutate di accettare una realta' ingiusta e hanno vinto.
Voglio raccontare gli amori di questa gente, la passione e come siano nate le idee che li hanno portati a vincere.
Voglio scrivere dei grandi mattoni da 600 pagine, di quelli che ti tengono incollati alle pagine. Voglio che migliaia di persone sappiano un pezzo di storia che nessun film di Hollywood ha mai raccontato.
Mi sono fatto due conti, ho da scrivere 6000 pagine.
E mi ha preso la paura di non riuscirci.
Allora ho pensato che sarebbe divertente scrivere un romanzo in gruppo.
Ci sono gia' state esperienze simili e hanno funzionato.
Ti interessa?

Non so come si puo' fare.
Iniziamo con un esperimento.
Ho scritto il trattamento della storia, la struttura. 
Discutiamone.
Come la impostereste la storia?
C'e' qualcuno che e' ferratissimo nelle ricerche? Chi adora scrivere storie d'amore? Un africanista che sa tutto della deportazione degli schiavi?
Vediamo se viene fuori un modo di collaborare. Poi, definita la storia piu' dettagliatamente, iniziamo a scrivere i capitoli. Ognuno ne scrive uno. Poi li discutiamo, li riscriviamo e li ridiscutiamo fino a che viene fuori qualche cosa di buono.

Disegni foto, video, racconto orale.

Allora la prima storia e' questa.

Africa. 1785. Un villaggio di neri matriarcali. Stanno preparando la festa piu' importante dell'anno. Una ragazza dopo alcuni giochi di corteggiamento si apparta con un giovane e fanno l'amore. (come si chiama una ragazza africana di una tribu' matriarcale africana? In Africa in che area vivevano?)
Arrivano gli schiavisti (chi sono?) che ne catturano molti, li deportano in Virginia.
La ragazza viene anche lei fatta schiava. Lei e' una apprendista sciamana, arriva in America e da alla luce un bimbo, John Horse.
(vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Black_Seminoles

e il sito dedicato http://www.johnhorse.com/trail/01/c/14.htm)

Nella terra Seminole si formano delle comunita' di neri fuggiti allo schiavismo. John Horse e la sua famiglia fuggono da una piantagione e vanno a vivere in uno di questi villaggi.
Scoppia la prima guerra contro gli schiavi fuggiti e i Seminole, con il massacro di centinaia di marrones (Schiavi fuggiti), asserragliati in un fortino. Jonh Horse e' ancora un ragazzo...

John Horse diventa famoso per il modo nel quale prende in giro i bianchi. Ad esempio riesce a vendere al colonnello Brooke 30 volte due tartarughe d'acqua, rubandogliele ogni notte per rifilargliele il giorno dopo. (Trovare altre storie di John Horse, era uno che si divertiva a fare scherzi che sono diventati leggendari, e' una specie di Pulcinella Guerriero).
E' una specie di Pasquino, i suoi lazzi entusiasmano i neri e gli indiani.

Jonh Horse diventa poi un allevatore, si sposa, possiede 90 bovini e un pezzo di terra. E' un benestante fino a quando gli europei dichiarano guerra un'altra volta alle comunita' libere di marrones (schiavi neri fuggitivi). 

Poi diventa uno dei capi del consorzio di tribu' nere e indiane che si uniscono nella nazione Seminole (precisare il rapporto).
Horse, quando la Seconda Guerra Seminole e' ormai imminente gira per la Florida e grazie alla sua notorieta' contribuisce molto a reclutare 300 schiavi che fuggono dalle piantagioni e si uniscono ai ribelli.
In battaglia continua a comportarsi come un pazzo esponendosi a grandi rischi (cercare racconti).

Storia d'amore.
Chi e' la moglie? Dove si conoscono? Con che rito si sposano?
Che succede nel loro rapporto?
Hanno figli?

Altre storie collaterali.
Oceola e' un mix tra indiani, irlandesi, neri e vari meticci.
Sua moglie e' una nera che viene rapita dai bianchi.
(che fine fa? Lui riesce a liberarla?)
Famoso il suo gesto di piantare un coltello sul foglio del trattato di deportazione proposto dal governo dei bianchi durante la Seconda Guerra Seminole.

All'inizio della Seconda Guerra Seminole Oceola vendica il rapimento di sua moglie uccidendo il responsabile insieme ad altri europei.

Battaglia
All'inizio della Seconda Guerra Seminole fanno fuori 102 soldati, un'intera compagnia, probabilmente attirati in una trappola.
Ma la guida indiana anche decenni dopo i fatti, continuava a negare di essere stato d'accordo con i Seminole... Ma alcuni osservano che fu molto rapido a buttarsi per terra quando dalla boscaglia parti' la prima scarica dei fucilieri ribelli.

Appendice
Articoli sui Seminole pubblicati sul blog
http://www.jacopofo.com/obama-neri-storia-censurata-matriarcato-tribunali-perdono

http://www.jacopofo.com/storie-jacopo-fo-seminole-indiani-non-si%20arresero-ora-ricchi

Jacopo Fo

 


Commenti

vuoi scrivere dei capitoli insieme alla rete? vorresti farlo completamente online? può portare a spiacevoli sorprese mettere on-line capitoli di un romanzo senza prima proteggerli dal diritto d'autore. Lanciare un nuovo (o + di uno) Luther Blisset's Project? perchè no, ma per scrivere bene tutti i partecipanti dovrebbero sentirsi protetti. al di là delle preoccupazioni legali, per "scaldare la materia" bisognerebbe trovare la maniera di frequentarsi anche di persona. cosa mi dici?

Ciao! A me la tua proposta di scrivere un romanzo assieme mi piace molto!
Io scrivo da diverso tempo cose mie, un testo teatrale, sceneggiature per cortometraggi e lungometraggi, e ultimamente ho anche scritto un romanzo breve. Tutte cose molto personali e in parte autobiografiche, quindi l'affrontare un argomento storico sarebbe una cosa nuova ma che mi interesserebbe molto.
Il mio genere prediletto sono le storie romantiche, anche se il mio romanzo breve "Solo leggermente più folle" si avvicina di più ad una narrazione surreale e quasi "fantasy". Solitamente comunque scrivo cose molto introspettive e poetiche.
Comunque aspetto di avere notizie riguardo a questo progetto, intanto mi informerò sull'argomento dello schiavismo e di questo protagonista di colore di cui dovremmo parlare (e di cui, ammetto la mia ignoranza, non avevo mai sentito narrare alcunchè).
Buona serata!

Cosa abbiamo di meglio da fare? Assolutamente nulla!!
O meglio, tra lo studio, la casa ed il lavoro, le cose da fare sono tante, ma ho amato a tal puno la tua idea, fin da subito, che tutto il tempo speso per quest' avventura sarà solo di guadagno e divertimento.
Ho già avuto piccole esperienze di scrittura: ho collaborato con diversi siti per la stesura di alcune recensioni e ho avuto un mio racconto pubblicato su internet. Sono una patita dei romanzi d' amore ( e infatti la mia storia altri non era che una leggenda sulla nascita di questo sentimento) in ogni loro forma: il mio nick è proprio un omaggio a questa mia passione.
Mi sto laurando in archeologia, quindi, anche per consulenze, aiuti o ricerche in questo senso, nel mio piccolo, sono a completa disposizione.

Spero di cuore che questo tuo progetto possa realizzarsi.
E per citare un poeta contemporaneo a proposito dei Seminole: "E fuori c'è una strada all' infinito, lunga come la speranza,
e attorno c'è un villaggio sfilacciato, motel, chiese, case, aiuole,
paludi dove un tempo ormai lontano dominava il Seminole..."

Buona sera. Un bacio

Sara

sono stato nel lontano 1996 ad Abomey, in Benin, la località è famosa perchè l'allora re del dahomey si fece fare una tomba di fango, pietre preziose oro ed il sangue impastato di 10.000 schiavi. ora mi guardo bene dal difendere gli schiavisti, ma essi in realtà salvavano la vita ai prigionieri di guerra, che di solito venivano uccisi. una guida mi raccontò che, così in cambio di ombrelli,piccoli oggetti tipo specchietti da trucco o armi incomplete o altre chincaglierie, venivano venduti agli europei (che li facevano poi morire di stenti sulle navi o di botte e fatica nei campi nel nuovo continente).
sottolineo anche il fatto che il re avesse la sua guardia personale composta esclusivamente da donne (le famose amazzoni) più forti ed affidabili degli uomini
(ogni riferimento a:della naturale supremazia della donna di J.fo è puramente casuale)

Dai fatemi scrivere! Ho voglia di scrivere su qualunque cosa, ho voglia di una "comunità", ho voglia di collaborare. Sono nel posto giusto?!Smi volete, io ci sto!

Ciao, ti segnalo un'iniziativa che sta nascendo su Facebook in merito all'ultima porcata del decreto liste (sì lo so che non la pensi così ma per me porcata rimane).

Si sta organizzando una lista (o più liste, chissà) da presentare alle prossime elezioni amministrative. Tanto i termini sono elastici e le firme valide sono optional, giusto?

Io penso che un'iniziativa claun come questa dovrebbe essere supportata, che ne dici?

Saluti
Stefano Moretti

Ciao! Purtroppo non mi sento in grado di scrivere, però sono anni che aspetto qualcuno pubblichi un romanzo storico con il racconto della spedizione dei mille visto con gli occhi di un ragazzino dodicenne che il padre si era portato appresso non sapendo a chi lasciarlo (personaggio storico) Bho, questo è il mio massimo di contributo..

Io sono disponibilissimo a scrivere qualcosa con Jacopo, è un po' un sogno della vita che si avvera... Non ho grosse esperienze di scrittura ma ho postato l'anno scorso un racconto sulle mie figure di merda e avevo ricevuto i complimenti di Jacopo e da allora ho rivisto le mie idee sulle mie doti di scrittore :)
Allora: ho trovao altre informazione sui Semioles, altre storie che potrebbero essere inserite nel testo.
Per esempio c'è la storia di Osceola quello del coltello sulla carta, il cui nome indiano era Asi-ya-holo, Urlatore del Bosco Nero. Questo capo era un tipo tosto, era uno che non si preoccupava di freddare un capitano nemico alle spalle. Ma era anche infinitamente furbo: a un certo punto si trovò ad essere alla guida di 500 uomini e a dover combattere un esercito di 1000 uomini con moschetti e esplosivi comandati da Duncan Clinch. Così decise di lasciare sulla sponda del un fiume, che sapeva che i soldati avrebbero dovuto guadare, una piccola canoa da 8 posti. I soldati, non avendo altro modo di attraversare il corso d'acqua vista la sua profondità cominciarono a sistemarsi 8 alla volta sulla canoa e attraversare il fiume. L'urlatore del Bosco Nero, nascosto nella foresta vicina si gustava la scena. Quando circa 300 soldati nemici ebbero guadato il fiume partì l'attacco. Fu una carneficina, i Seminoles sterminarono tutti i soldati passati incautamente sulla sponda opposta mentre i loro compagni potevano solo osservare la scena dall'altra parte. In pochi istanti i Seminoles si dileguarono nella foresta facendo completamente perdere le loro tracce. Come segugi senza olfatto tentarono di catturarli le migliori truppe degli Stati Uniti guidate da generali che venivano sostituiti al ritmo di, quasi, uno all’anno.
Dopo Duncan Clinch e "la canoa" toccò quindi Winfield Scott (totale fallimento), Thomas Jesup (appena un poco meglio), Zachary Taylor (futuro presidente), Alexander Macomb (futuro sconosciuto) e Walker Armistead (l’ultimo). Fu con Jesup che Osceola venne catturato, ma l’unico modo di riuscirci fu con l’inganno. Il capo aveva chiesto un incontro per parlamentare, e quando il generale Hernandez si recò sul posto con duecento cavalleggeri (21 Ottobre 1837) l’unica cosa che fece fu incatenare Osceola, prendere alcuni capi e una novantina di indiani, comprese donne e bambini.
Osceola fu condotto in prigione prima a Fort Marion, in Florida, poi a Fort Moultrie, vicino a Charleston, nella Carolina del sud. dove morì poco tempo dopo. La storia degli ultimi minuti della sua vita ci viene raccontata dal medico che aveva inultimente cercato di curarlo:
Quando sentì che era vicino alla morte il capo fece condurre al suo capezzale i capitani nemici e le sue mogli. Si fece portare il vestito migliore (quello della battaglia) i trucchi da cerimonia e cominciò a vestirsi seguendo il rituale del guerriero che ha deciso di combattere fino alla morte. Successivamente strinse la mano in silenzio a tutti, anche alle mogli ed ai bambini. Poi fece segno di rimetterlo a giacere sul letto, il che fu fatto. A quel punto si tolse il coltello da scalpo dalla cintura e lo tenne ben saldo nella mano destra, ponendolo sull’altra mano, sopra il petto. In un attimo, sorridendo, esalò l’ultimo respiro, senza un segno di ribellione o un lamento.

Le fonti ci sono sia in rete che su testi, ora il problema è come scriviamo il romanzo? Che faccio scrivo un capitolo e lo posto qua? Dovremo decidere come ambientarlo se seguire un ordine cronologico (noioso) o partire a metà storia utlizzando flashback e portando poi a termine la narrazione... chi sarà il protagonista? John Horse? La moglie? I figli? Altri?
Per ultim oaggiungo che servirebbe un "luogo virtuale" dove comunciare più facilmente... dopo un po' di risposte sul blog io faccio fatica a seguire tutti... potremo creare un forum (ci sono siti che lo fanno gratis) e discutere li, magari avendo sezioni divise per capitoli...oppure c'è il forum della città segreta... oppure il link segnalato più sotto del blog attivissimo... fatemi sapere cosa si decide che così cominciamo a tirar giù qualcosa!
Help!

La settimana scorsa ho lanciato due proposte. La prima e' stata quella di aiutarmi in una ricerca sul Risorgimento e la Seconda Guerra Mondiale (http://www.jacopofo.com/misteri_seconda_guerra_mondiale_risorgimento). E qui ci sono state parecchie risposte interessanti. Grazie. La seconda proposta era quella di scrivere un romanzo collettivo sulla storia degli schiavi ribelli in Florida e sui Seminole (http://www.jacopofo.com/facciamo-un-romanzo-collettivo). Ci sono state parecchie adesioni ma nessuno ha iniziato a cacciare idee. Quel che ho proposto e' proprio di iniziare a scrivere delle ipotesi di sceneggiatura della storia, io ho proposto solo una traccia. Un primo lavoro indispensabile (anche per conoscerci) e' quello di provare a scrivere dei pezzi, integrare o rivoltare il canovaccio, fare ricerche per trovare fatti e aneddoti da implementare nel romanzo… Suvvia! Un po’ di attivismo.

La proposta è semplicemente geniale,spettacolare,meravigliosa...
Mi piace tanto scrivere ed anche se non ho la benchè minima idea di come si faccia a realizzare un romanzo collettivo,la cosa mi stuzzica parecchio...anzi a dirla tutta mi coinvolge proprio ;)!

bellissimo progetto,sei un grande!!!!!

Io ho iniziato a scrivere qualcosa a riguardo,che faccio posto qui?
ciao
Dani

In un grande spazio lontano dalle abitazioni e vicino alla foresta rigogliosa, la sacerdotessa Yalorixà con le sue adepte prepara l’occorrente per il rito. Tutti gli abitanti del villaggio Bunumbu, in Sierra Leone, attendono il giorno della grande festa religiosa e si preparano per i riti di purificazione. Zakilya è figlia della sacerdotessa e la terza di dieci fratelli e sorelle. Sua madre è la figura più importante della comunità e si occupa di ogni aspetto quotidiano e religioso: cresce ed educa i figli sia i propri sia gli adepti del culto religioso prendendosi cura della loro vita materiale spirituale affettiva e personale. Ella conserva e trasmette una sapienza millenaria attraverso i suoi racconti pregni di vita, dalla dolcezza dell’acqua all’impeto del fuoco.
Zakilya si sistema i capelli con trecce e decori ed esce di nascosto dal luogo sacro per incontrare un gruppo di amici che si bagnano nel fiumiciattolo non distante dal villaggio...

Khalida:era questo il nome che le era stato dato alla nascita,un nome dolce e forte allo stesso tempo;come dolci e forti erano le donne della sua tribù e,in particolare,Taos,la donna che l'aveva avvicinata al mondo dell'occulto,colei che le aveva insegnato tutto ciò che sapeva sulle pratiche magiche della sua tribù,colei che le aveva spiegato che il potere della mente non era nulla se non accompagnato dalla passione. Si,Khalida era cresciuta,e lì,nella terra che lei amava e che per millenni era stata abitata dai suoi avi,la Tunisia,aveva imparato tutto ciò che una brava sciamana deve sapere:aveva imparato a curare le ferite del corpo e dell'anima,aveva imparato a scacciare gli spiriti malvagi e a chiedere consiglio agli avi,sollevando il velo impercettibile che dall'inizio dei tempi,separa il mondo dei vivi da quello dei morti.
Khalida era cresciuta,ormai era una donna;vedeva il suo corpo mutare d'aspetto,i suoi seni sbocciare e i suoi fianchi diventare rotondi ed accoglienti,a volte si soffermava a guardare la sua figura riflessa nell'acqua,si sentiva confusa e sgomenta dinanzi a quei cambiamenti,ma sapeva....Taos le aveva detto che tutto quello che le stava accadendo era nell'ordine naturale delle cose e che,un giorno,semmai lo avesse desiderato,il suo corpo le avrebbe permesso di dare alla luce un bambino.
-”Khalida,Khalida!”- la voce di Taos,portata dalla lieve brezza del mattino, la ridestava dai suoi pensieri,doveva sbrigarsi e tornare a dare una mano al villaggio,era il primo di Ghusht e quella sera sarebbe iniziato il “rito dell'acqua” :si trattava di una festa molto importante,veniva preparato cibo speciale per l'occasione,le donne mettevano i loro ornamenti più belli e gli uomini si lanciavano nel corteggiamento dell'amata,c'erano canti,balli e per tre notti consecutive ci si tuffava in mare allo scopo di preservare la salute;Khalida non vedeva l'ora che arrivasse sera e che la grande festa avesse finalmente inizio.
Tornata al villaggio vide che tutti si davano da fare,alcune donne erano intente a preparare il cuscus,altre si occupavano del tè alla menta. Khalida si diresse verso la capanna in cui venivano preparate le ragazze,appena entrata i suoi sensi furono travolti dalle essenze degli olii profumati che le anziane stavano spalmando sul corpo delle giovani donne;Taos la vide:-”Vieni,avvicinati è ora di prepararti per questa sera,bambina mia!”-le disse,Khalida si sentiva felice mentre le donne la vestivano e le ornavano il corpo con quei meravigliosi gioielli che tante volte aveva sognato di indossare.
Quando le anziane ebbero finito Khalida era curiosa di sapere come era il suo aspetto agli occhi degli altri;ma quando si girò verso Taos e vide nel suo sguardo orgoglio e commozione sentì il cuore traboccarle di gioia;Taos riuscì solo a dire,con un filo di voce:-”La mia piccola Khalida è cresciuta”-

Era l'imbrunire ormai,quindi la festa stava per cominciare e si iniziava a vedere un certo fermento;Khalida era intenta a sistemare un ciuffo di capelli che usciva ribelle e dispettoso dal suo prezioso copricapo,quando vide arrivare verso di lei un bellissimo giovane,non lo conosceva,era sicura di non averlo mai visto al villaggio,se ne sarebbe ricordata ne era certa!
Si avvicinò a Taos e le chiese incuriosita chi fosse il ragazzo,l'anziana donna rispose che si trattava di Said e che lei avrebbe dovuto ricordarlo visto che, erano stati compagni di giochi,prima che il padre del giovane decidesse di lasciare il villaggio.
-”Said,Said”-fece Khalida tra sé;si!Ora ricordava il bambino con cui da piccola aveva condiviso giochi e risate!Certo era cambiato un bel po';si chiese se lui avesse la benchè minima idea di chi lei fosse e se,a sua volta,la trovasse diversa.....

Il sole era ancora alto nel cielo quando Namai riaprì gli occhi. Nell’aria poteva sentire ancora l’odore del fuoco che, probabilmente, aveva devastato completamente il villaggio. Mentre i suoi occhi si riabituavano alla luce, nella sua mente si affollavano i ricordi degli ultimi istanti prima di perdere conoscenza. Rivide gli occhi di Hanna (nota esclusa dal testo: Hanna è la shamana sacerdotessa, la maestra di Namai ma si scoprirà dopo) velati dalla preoccupazione dopo che i cacciatori avevano portato notizie di uomini bianchi armati in arrivo da ovest. Senti nelle viscere la preoccupazione che aveva accompagnato i preparativi per la difesa. Tutti sapevano che non sarebbero riusciti a fermare un gruppo così numeroso di uomini a cavallo e armati con i bastoni di fuoco ma questo non significava che avrebbero dovuto arrendersi senza combattere.
Poi ci fu lo scontro.
Improvviso, immediato, violento.
Alcuni arrivarno da occidente, altri da oriente, era un accerchiamento.
(racconto non molto dettagliato della battaglia, alla fine tutti cercano di fuggire essendo stati sconfitti)
Namai si trovò sola, su un lato della piazza del piccolo fuoco, immobile, paralizzata dalla paura.
Era stato come quella volta, da piccola qunado l’aveva sorpresa la piena del (nome di fiume) mentre stava raccogliendo le bacche di (frutto africano).
Ancora una volta non era riuscita a scappare, ancora una volta si era lasciata travolgere. (questo potrebbe essere lo spunto per una storia nella sotria: namai è traumatizzata e non sa gestire le situazioni pericolose. Non può essere una fenomena già all'inizio se no c'è meno interesse)

Cercò di mettersi a sedere, si guardò intorno.
Il campo era praticamente distrutto, i cavalleggeri non avevano avuto scrupoli. Donne, uomini e bambini, nessuno era apparentemente sfuggito alla cattura ma forse qualcuno era riuscito a trovare un nascondiglio fuggendo nella foresta. Tutti i (nome deella tribu) conoscevano bene la giungla circostante, da bambini era da sempre il loro terreno di gioco e da adulti teatro di caccia e di esplorazioni.
Non sarebbe strano se in molti si fossero dileguati fra i suoi rami come scoiattoli spaventati- pensò Namai cercando di rincuorarsi.

Le pulsava la nuca.
Portò una mano tremante fra i capelli e senti una strana sensazione. Guardò le dita e vide che erano cosparse di sangue.
Il colpo che l’aveva tramortita doveva essere stato parecchio forte…..

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Nella mia mente si continua con Namai che si cura con le sue conoscenze in campo magico erboristico, poi viene catturata e condotta al porto per essere deportata. Il secondo capitolo è la stessa scena del primo vissuta con gli occhi di Lui (trovare nome) anche lui viene catturato e al termine i due si ritrovano al porto. Terzo capitolo è la storia prima della cattura, si chiariscono bene i punti accennati nei primi due capitoli, la loro storia d'amore, il corteggiamento, la passione etc. Poi si scopre che i due vferranno divisi e finiranno in colonie differenti. In questo modo c'è compartecipazione emotiva nel lettore per la storia di un amore impossibile (molto shakespeariano). Poi non so con precisione ma i punti salienti dovrebbero essere secondo lu spunto di Jacopo:

- Devono fuggire dalla prigionia e ritrovarsi
- Si trovano e vanno a vivere coi Semioles
- Danno alla luce Juan Caballo
- Storia di juan caballo e sue disavventure, della sua "crociata" per la libertà degli schiavi etc
- ...molte cose in più...
- Conclusione epica… non ancora decisa

In questo modo abbiamo la possibilità di avere due protagonisti all’inizio, i due sono in luoghi diversi quindi potremo scrivere un capitolo per uno e uno per l’altro, alternando.Potrebbe anche essere interessante sfruttare a nostro vantaggio il fatto di essere molti e utilizzare proprio due stili diversi di scrittura uno per Lei e uno per Lui…o anche più stili ma deve comunque esserci un motivo a giustificare tale scelta.
Abbiamo anche diversi personaggi antagonisti che appartengono tutti alla stessa fazione (militari, comandanti, governatori di colonie, borghesotti che comprano gli schiavi etc)
Una volta che nasce Jonh e cresce diventa lui il protagonista della storia, gli altri rimangono in gioco per dare consigli aiutare etc…
Una storia “dinastica” un po alla ken follet…che ne pensate?

Ho temuto che non ci fosse interesse per la proposta. Invece vedo qui materiali interessanti. Credo che dovremmo continuare su questa strada per un po'. Mettere assieme una serie di brevi esperimenti che ci permettano di sintonizzarci sul ritmo del racconto (il colore, la chiave narrativa). Contemporaneamente occorre andare avanti con le ricerche e aggiungere altri elementi. Inizio con un paio di osservazioni. Innanzi tutto se si fa un romanzo storico tocca lavorare sui dettagli. Ad esempio credo improbabile che nell'Africa centrale, l'area dove troviamo culture matriarcali, si mangiasse il cus cus, non erano ancora entrati in contatto con l'Islam. Cosa mangiavano? I nomi... Come si chiamavano. Dovremmo anche identificare una popolazione specifica. Qui serve un po' di ricerca. Ad esempio potrebbero essere una popolazione San non boscimane... Oppure Dogon? Ma forse i Dogon erano già troppo a nord? Sempre su questo piano starei attento a non cadere nel favolismo. Farei un romanzo realistico. La visione dello sciamanesimo primitivo è molto semplice, elementare. Non ci sono poteri della mente ma una modalità di relazionarsi con la realtà. La storia dei preparativi del matrimonio andrebbe riempita di particolari reali. In questo modo il racconto diventa pure più interessante perché dà incformazioni curiose sui costumi e i riti. Come taglio mi terrei poi ad una scrittura essenziale. Anche perché solo così riusciamo a unificare diversi contributi. Ma serve conoscere questi riti prima di raccontarli. Lavoro di ricerca. Se non si trova nulla di direttamente pertinente possiamo declinare qualche rito primitivo relativo ad altre popolazioni... Abbiamo un minimo di licenza poetica. Mi sembra invece impossibile navigare senza una traccia reale. Io direi di viaggiare seguendo con la telecamera gli eventi, riducendo al minimo pensieri dei personaggi e osservazioni della voce narrante. Seconda questione: la trama. Va bene di partire con la cattura di lei e poi l'incontro con lui Ma non racconterei due volte l'assalto al villaggio. Mi sembra rischi di appesantire. Così come non farei un flash back, lascerei che le storie precedenti affiorino gradatamente nella narrazione. Dobbiamo tener dietro al filo del racconto e non permettere al lettore di mollare la storia. Comunque è un buon inizio. Avanti! Per quanto riguarda il coordinamento del lavoro sarà certamente necessario un coordinatore che mi aiuti ma questo lo vedremo nella fase 2. Ora è necessario mettere al fuoco tutta la carne che possiamo e far circolare idee. Non preoccupatevi di scrivere cose giuste o intelligenti. L'importante in questa fase è trovare idee, da un'idea ne nasce un'altra e per arrivare a un'idea geniale tocca prima trovarne una stupida ma intrigante... Scrivere, scrivere, scrive. Questo è l'imperativo assoluto. Deve esser chiaro che scriveremo centinaia di pagina prima di trovare quelle che ci servono. Baci a tutti! E grazie.

Ho trovato alcune notizie sui Dogon,sui loro villaggi,sulle loro credenze(ancora nulla però sui riti sciamanici africani);non so se serva o meno,io lo posto a rischo di postare una cosa scema, magari qualche info potrebbe tornarci utile ;-))
Riguardo alla costruzione delle loro abitazioni,queste erano fatte con una mistura di fango sterco e paglia,peraumentarne la solidità veniva realizzata un'ossatura in legno.I granai erano ricoperti dal tetto a guglia anche esso in paglia.
Tutti i villaggi erano orientati da nord a sud e rappresentavano simbolicamente il corpo umano:
-la testa era costituita dal Togu-nà(casa della parola) dove gli anziani si riunivano perle decisioni importanti,a pianta rettangolare poggiante su pilastri di legno o pietra.Il tetto era costituito da strati di steli di miglio che lo isolavano in parte dal caldo
-il torace erano le case e i granai
-le mani erano costituite dalle case delle donne mestruate site ai 2 estremi del villaggio(ora non so se sia lo stesso,ma mia nonna mi ha sempre detto che,nel Tigrai,la regione da cui le proviene-ma non è una società matriarcale la sua-,c'era la credenza che la donna nel periodo delle mestruazioni non dovesse star vicino a persone particolari tipo i guaritori,perchè altrimenti il suo legame fortissimo con la terra - cui restituiva sangue -avrebbe finito per influenzare la riuscita del rituale;perdonate la divagazione,ma mi incuriosisce sapere se ci sia una motivazione simile,al riguardo purtroppo non ho trovato nulla)
-in basso era situato l'altare che aveva forma fallica.

Una loro vecchia leggenda, racconta che il dio dell’universo Amma(l'uovo del mondo)creò il cielo e l'acqua lanciando nello spazio pallottole di terra impastate con acqua.Creò la terra(Tenga)con corpo di donna,coricata e col viso rivolto al cielo.Amma sposò Tenga,ma un formicaio impedì il congiungimento;così Amma si infuriò,rase al suolo il formicaio e fecondò Tenga col proprio seme.Dall'unione nacque Yourougou(lo sciacallo)che era considerato un errore e a causa del caos del suo concepimento,era visto come figlio di violenza.
Poi l'acqua,seme divino penetrò nella terra e venne generato Nommo,coppia di gemelli anfibi.Nommo vide Tenga che giaceva nuda e priva di parola, la vestì e da lì ebbe origine il linguaggio.Lo sciacallo,però rubò la parola con la forza a Tenga;il gesto fu ionterpretato come incestuoso e questo rese Tenga impura agli occhi di Amma che iniziò a generare esseri umani doppi,uguali tra loro e dotati di un'anima maschile e femminile;ma Nommo li separò,ristabilendo l'ordine.L'uomo e la donna ebbero 4 coppie di gemelli,tutti immortali.I 4 uomini erano uomo con principio non dominante donna e viceversa per le donne;da essi si ebbero 8 discendenze distinte,da cui nacquero i Dogon.
Durante il Sigui, i Dogon mettono in scena danze rituali e narrano la storia delle loro origini servendosi dell'Iminana,la quale viene conservata in una caverna segreta sopra il villaggio ed utilizzata in occasione di questa cerimonia e dei funerali.
Il Sigui è una cerimonia che si celebra ogni 60 anni.Prima della cerimonia i giovani vanno in isolamento per 3 mesi,durante i quali parlano una lingua segreta.

sto cercando informazioni dettagliate anche sull'alimentazione e sui riti sciamanici,insomma mi sto concentrando sulla raccolta del materiale,anche perchè queste popolazini mi stanno suscitando un sacco di interesse!Grazie

ciao ciao ;-)

Cara Daniela, tutto il materiale che troviamo va bene. L'importante è iniziare a scrivere e ammonticchiare materiale, fare peso. Indispensabile iniziare a scrivere tanto anche per prendere fiducia. Dobbiamo dimostrarci che ce la possiamo fare. Il tuo lavoro di ricerca pone ad esempio un problema immediato sulla scelta della popolazione di origine. Non sapevo che i Dogon avessero una casa per le donne mestruate, segno di una cultura che segrega le donne in quei giorni. No buono, molto patriarcale. Ci servirebbe una popolazione più matriarcale e magari più a sud. Avevo letto di una popolazione che è convinta che l'universo sia un canestro, pensava fossero i Dogon... Forse mi sono sbagliato. Interessante comunque sui Dogon il costume di costruire la casa per le discussioni con il soffitto basso di modo che sia più difficile fare a botte perché tocca stare chinati....

Tra le società matriarcali dell’ Africa Meridionale:gli Himba ,attualmente stanziati nella regione del Kunene in Namibia;le loro origini sono legate agli Herero ma,mentre la storia di questi ultimi è profondamente legata alla colonizzazione tedesca,gli Himba non ebbero alcun contatto con loro;in quanto,nel 19° sec,migrarono in Angola per sfuggire alle aggressioni dei Nama.
I villaggi Himba sono costituiti da capanne di forma conica, realizzate con frasche legate insieme con foglie di palma e cementate con fango e sterco. Sono pastori nomadi; non raramente, una famiglia si sposta due o tre volte in un anno. Per ciò che riguarda la religione questa era ovviamente animista,alla donna più anziana era affidato il compito di vegliare sul fuoco sacro affinchè questo non si spegnesse mai. Strano e complesso è il loro sistema ereditario : la linea matriarcale assicura la transizione del bestiame e di altri beni materiali mentre dal padre i figli ereditano i beni spirituali e l’autorità in campo politico e religioso.
Il popolo Kavango, stanziato nel nord-est della Namibia e suddiviso in 5 tribù (Mbukushu , Sambiyu , Kwangari , Mbunza , Geiriku),viveva prevalentemente di agricoltura(miglio,sorgo),allevamento e pesca;nota la loro abilità di intagliatori. La loro società è prevalentemente matriarcale anche se governata da un capo di sesso maschile.(e qui,scusatemi,ma mi sorgono una serie di punti interrogativi sulla “matriarcalità” della struttura societaria,mah!!!)
Poi ci sono i San che,a dirla tutta,mi sono particolarmente simpatici: nel loro sistema politico sociale(almeno stando sia alle fonti internet che a quelle bibliotecarie)per le decisioni importanti ci si riuniva uomini e donne!Per indicare il loro stesso popolo usano spesso il nome Qhai-xkhwe.
Si dividono in 3 gruppi: i Naro della zona di Gobabis,gli Xukwe del Kovango e del Caprivi e gli Ju/hoansi del Tsumkwe.
Tradizionalmente le donne erano addette alla raccolta di frutta,bacche e tuberi(esiste un melone particolare,chiamato tsama,che può esser conservato più a lungo per il periodo arido) mentre gli uomini si occupavano della caccia.Durante la stagione secca l’alimentazione era completata anche dal consumo di:cavallette,coleotteri,termiti,bruchi.
La caccia era praticata con l’ausilio di lance e frecce avvelenate;la tecnica di caccia consisteva sostanzialmente nell'appiattimento al suolo e nel lancio della freccia contro la preda,usati anche l'arco,il bastone da scavo,la clava con testa di pietra.il fegato dell’animale ucciso veniva consumato solo dagli uomini cacciatori,in quanto si riteneva contenesse un veleno pericoloso per le donne. Dell’animale abbattuto non si sprecava nulla:la vescica era usata come contenitore e l’intestino come corda.
L’acqua costituiva(e costituisce)il bene più prezioso e la siccità può durare per molti mesi. Quando ciò accade i San scavano una buca profonda dove la sabbia è umida;in questo buco viene poi inserito un filo di erba cavo;in questo modo l’acqua viene succhiata dalla sabbia e messa in un guscio di struzzo (questo metodo di estrazione dell’acqua,ad esempio,credo possa esser descritto tranquillamente,a prescindere dalla scelta del popolo)Si pensava che la divinità suprema dei San venisse identificata con la mantide;in realtà il fatto che i nomi usati per indicare l'insetto e il sommo dio fossero identici era solo un caso;l'aspetto che spesso si associa a Ka'aggen(era questo il nome dell'essere supremo)è quella di un corvo nero enorme con la testa piatta e gli artigli sulle ali.Una leggenda narra che,inizialmente,l'unico essere vivente a possedere il fuoco era lo struzzo;ma una coppia di San riuscì a rubarglielo,da allora gli uomini sono gli unici in grado di accendere e custodire il fuoco e lo struzzo arrabbiatissimo per l'affronto subito,non usa più le ali.
Il ciclo lunare viene spiegato con un'altra leggenda per cui la luna piena esce ad illuminare la notte ma,all'alba,il sole,invidioso della sua luce,la colpisce con i suoi raggi(che sono dei coltelli affilati)e le toglie via via un pezzo ogni volta,finchè resta solo la sua spina dorsale,da cui l'astro ricomincia a sorgere,pian piano fino alla luna piena,momento in cui il sole l'aggredisce nuovamente,iniziando un nuovo ciclo.
La lingua San è un'idioma particolarissimo in cui sono presenti pochissime vocali e molti suoni particolari detti "clicks".
Caratteristiche fisiche(per eventuali descrizioni):cranio basso e mesomorfo,stretto alla fronte e largo ai parietali;faccia appiattita con zigomi alti,capelli neri e arricciati in spire strettissime(dette a grani di pepe);le donne hanno la caratteristica insellatura della colonna vertebrale nella regione lombare.
Jacopo,ti faccio presente che mi sto appassionado a questo lavoro di ricerca ;-))))),quindi ora pensavo che,una volta individuato il popolo,potrei andare alla biblioteca universitaria della facoltà di antropologia(dove mi è stato detto,si trova una sezione apposita su alcuni di questi popoli) e trovare tanto altro,per ora saluti,baci e abbracci:-)

Bello bello bello!
Continua la ricerca, è un lavoro interessantissimo! Io nel mentre sto ultimando un primo capitolo abbozzato! Più informazioni trovi e più diventa dettagliato e interessante!!
:)

Bella ricerca. Anche a me i San piacciono molto, tra l'altro sono San i popoli che inventano l'agricoltura e colonizzano le grandi valli fluviali. Ma il grupo San di cui scrivi tu è quello attuale, sono considerati San credo esclusivamente i pigmei mentre la cultura San è molto più diffusa (vedi i siti black panter sugli Shang cinesi. E io aggiungo gli Shan birmani. http://www.jacopofo.com/obama-neri-storia-censurata-matriarcato-tribunal...). Le altre popolazioni che nomini potrebbero funzionare. Domanda: qualcuno riesce a trovare qualche accenno al popolo africano dal quale veniva realmente John Horse? Servirebbe fare una ricerca nelle biblioteche universitarie USA, o magari scrivere ai Seminole e chiedere a loro... probabilmente c'è molto più materiale di quello disponibile sui loro siti.

Ho trovato testi che attribuiscono ai Dogon la cosmologia del paniere:
"Per i Dogon il "paniere" rappresenta il sistema del mondo. Con l’apertura circolare si vuole rappresentare il Sole e il fondo quadrato è il Cielo. In questo cielo un cerchio che corrisponde alla Luna. I fianchi del paniere sono composti anche da gradini che rappresentano il numero delle coppie, uomini e donne, che crearono i Dogon ma anche le costellazioni e le stelle."
http://www.escatologia.biz/dogon.htm

Bella leggenda quella della nascita del mondo .Non so invece quanto appartenga al culto matriarcale l'esilio delle donne nel momento della mestrazuazione, ma magari era così.
Ok per il "noflashback", però vorrei rilanciare la possibilità del doppio racconto. Una storia segue lei e una lui e a volte si incontrano. Quando dicevo di considerare la possibilità di raccontare due volte l'attacco volevo farlo in termini molto diversi fra loro proprio per ovviare alla noia. Esempio: si racconta la storia di lei che vivie l'attacco del villaggio, nessuno capisce come abbiano fatto i nemici a superare le miriadi di trappole che erano state preparate a difesa del villaggio. Poi si racconta la storia di lui, guerriero che vive la tensione dell'imboscata, e si scopre perchè non hanno funzionato le trappole (c'è una spia che ha rivelato i luoghi pericolosi? le trappole erano inefficaci contro l'equipaggiamento dei soldati? i cannoni hanno spazzato via le palizzate?) Se pensate che sia noioso allora ritiro tutto.
Per quanto riguarda la "magia" io punterei sul nulla di troppo particolare. La magia è solo la capacità di trovare rapporti fra cose che apparentemente non ne hanno. Io farei che lo shamano organizzi le informazion iche gli arrivano dai sensi in modo diverso da quello comune e riconosca tramite queste informazioni se una radice è buona o meno e per cosa. Esempio:

"La Shamana si ritrovò nella foresta. Si guardò intorno come a cercare qualcosa di molto preciso. Le ritornarono alla mente le parole della sacerdotessa: -Namia devi interrogare ogni pianta per sapere qual'è il suo segreto-
Aveva passato svariate ore della sua vita nella foresta a cercare piante per preparare rimedi, non aveva bisogno di ricordare l'effetto di ogni pianta, le bastava studiarla con attenzione per capire a cosa sarebbe potuta essere utile.
Si muoveva fra i rami, gli sterpi e gli intricati intrecci di liane quasi come se fosse una parte di quella foresta da anni.
Si guardava intorno, odorava, studiava ogni pianta che si trovava davanti. Ad un tratto un fiore molto grande attirò il suo sguardo.
Si avvicinò e cominciò a esaminarlo con attenzione.
Aveva dei petali arancione vivo, con un pistillo centrale giallo che era leggermente piegato sulla sinistra per sopportare il gigantesco carico di polline che sosteneva.
-Tu sei troppo aggressivo- disse Namia mentre le sue dite erano già intente ad esaminare il resto della pianta. Lo stelo non superava il metro da terra, era liscio e lucente di un verde chiaro molto gentile. Le foglie erano tondeggianti e larghe e sembravano ripiegarsi in modo aprirsi ai caldi raggi del sole.
-Buon segno- mormorò Namia - Mano a mano che ti avvicini a terra diventi più gentile-.
Decise che sarebbe stato utile esaminarne le radici.
Mormorando una preghiera perchè (dea della natura) perdonasse il suo gesto sradicò, con un colpo secco, la pianta dal suolo.
Alla vista la radice si presentava contorta e di colore rosso bruno.
L'odore era dolciastro, gentile e con una punta acida. Era un odore che ricordava, alle narici allenate di Namia, quello del sangue.
-Sei una brava pianta, nascondi le tue virtù nella terra- Mormorò sorridendo.
Erano radici molto interessanti perchè erano il perfetto equilibrio fra la forza e l'aggressività del fiore e la morbidezza ricettiva delle foglie e dello stelo. -Di certo non sei velenosa-
Concluse mentre stava già scuotendole per liberarle dalla terrà.
Ora restava da capire per cosa potesse essere utile.
Ne addentò un'estremità.
Il sapore era dolciastro per essere una radice ma aveva una caratteristica che Namia riconobbe con un sorriso: legava la bocca.
-Perfetta- Pensò -perfetta per bloccare il sangue quando esce troppo copiosamente, perfetta che per fermare la dissenteria e per rinforzare il sangue nei muscoli. (ora qua il problema è che di certo lei no nsi esprimeva in termini di "dissenteria" o magari neppure "muscoli" che si fa?)

Abbiate pietà non ho molto tempo e ho scritto dicorsa, comunque per me si può intendere in questo modo la "magia delle piante"
Per quanto riguarda l'organizzarsi io utilizzerei un modello tipo forum per leggere le varie parti che scriveremo e magari una video conferenza per i momenti più salienti o per definire bene la trama...oppure ci vediamo ad alcatraz così ho la scusa per venirci visto che sono anni che me lo riprometto :)

Baci, abbracci, tarallucci e vino a tutti!

per quanto riguarda lo sciamanesimo credo anche io che si possa intendere come una conoscenza delle proprietà curative delle piante,anche perchè come diceva giustamente Jacopo,si trattava di qualcosa di molto elementare.
Il fatto del confinamento delle donne mestruate in un luogo particolare del villaggio l'ho trovato in 3 fonti ma non nego che l'ho trovato strano anche io in una società matriarcale;per questo me ne chiedevo il motivo.
Nel momento in cui si deciderà per un popolo ci si potrà concentrare sulla ricerca specifica dei loro usi e costumi,compresa l'alimentazione;sabato pomeriggio spero di riuscire anche ad andare in biblioteca e vedere se trovo qualcosa di interessante.
Se ci si vedesse anche ad Alcatraz sarebbe una bella cosa;io ci andrò a Pasqua,ma sono convintissima che sarà la prima di tante altre volte!!!Nel frattempo fatemi un "in bocca al lupo" che sabato mattina ho un esame!!!!
Baci baci a tutti ;-)

In un certo senso non mi dispiacerebbe starmene tranquilla durante i giorni del ciclo. I dolori possono essere molto forti, senza la moderna tecnologia assorbentizia non doveva essere facile continuare a lavorare con disinvoltura ed inoltre in "quei giorni li" a volte gli ormoni mi rendono intrattabile ed emotiva...
Forse un confino di qualche giorno non sarebbe necessariamente negativo ma puo' essere visto come una vacanza forzata...

Meno credibile che una sciamana non conosca una pianta della sua zona, potremmo utilizzarla però per il suo arrivo in America. E' scritta molto bene e ha una concatenazione credibile. Per quanto riguarda i modi dei contatti li vedremo via via. Per adesso metterei un po' di carne al fuoco usando questo semplice spazio. Per quanto riguarda l'inizio doppio la soluzione che proponi va bene. L'unico problema è che se raccontiamo con tale dovizia di particolari l'inizio quante pagine scriviamo per arrivare alle guerre Seminole? Comunque lo vedremo in seguito. Magari facciamo due romanzi...

Kavango

Eccomi qui,di nuovo,con altre notizie sui Kavango e sulla loro struttura sociale:della loro divisione in 5 tribù avevo già scritto;tale divisione ha origine nel 1700,quando vari gruppi migrarono in direzione sud dal fiume Zambezi fino a raggiungere il fiume Okavango,che diede loro la possibilità di vivere di pesca,caccia,agricoltura e allevamento.Il nome “Kavango” significa: “piccolo,bellissimo posto in cui vivere”
Le lingue parlate sono 4:
RUKWANGARI, SHISHAMBYU, RUGCIRIKU e THIMBUKUSHU.
Sebbene linguisticamente diverse le 5 tribù Kavango condividono un'antichissima struttura sociale di base,caratterizzata da discendenza matrilineare.
Qualsiasi funzione economica,religiosa,sociale o politica si svolgeva seguendo le regole tramandate da madre a figlia.
Ogni tribù si divideva(e si divide) in clan(nove per Kwangali e Mbukushu, otto per Mbunza e Shambyu e sette per Gciriku)
Donne e uomini si dividevano il lavoro nei campi. Sin dai tempi antichi se un uomo, però, non riesce a preparare il suo terreno da solo, chiede aiuto ai membri del proprio clan. Costoro, in maniera del tutto volontaria, accorrono in suo aiuto e questi li ripaga con carne a volontà; Il bestiame, di proprietà delle donne,è curato dagli uomini. La pesca viene effettuata sia dagli uomini che dalle donne utilizzando canoe, canne da pesca, reti, arco e frecce e cestini intrecciati a forma di imbuto.
Le tribù Kavango credono in Dio creatore di tutte le cose che viene chiamato NYAMBI o KARUMBA. Egli vive in un paradiso al di sopra del cielo i cui confini sono delimitati dalla porzione di cielo visibile durante il giorno, sotto la quale la terra creata è piatta. Per poter agire sulla vita di tutti i giorni Nyambi si avvale dell’aiuto di entità legate alla vita empirica quotidiana. Il sole e la luna sono gli aiutanti di Dio che, tramite la loro luce e il loro calore, guidano e proteggono le persone.Le stelle sono viste come lucciole che illuminano le notti più buie.Il vento è la rappresentazione terrena di Nyambi: Egli è onnipresente proprio come il vento e quindi si rivela agli uomini in quanto tale. Il vento caldo della primavera fa sbocciare i fiori sugli alberi ma il vento che cambia costantemente fa scappare le prede del cacciatore in quanto quest’ultimo ha commesso qualcosa di sbagliato. La pioggia è sempre considerata positiva, essa è scaricata sulla terra dalle nuvole che sono portate dal vento e quindi da Dio. Se gli uomini si sono comportati male ecco che Nyambi soffia ancora ma per allontanare le nuvole.Era usanza dei Kavango sacrificare mucche per “chiedere” la pioggia.
Capo dei Kavango era l’Hompa(che poteva essere sia una donna che un uomo),la cui autorità si estendeva sul Sirongo (terrritorio).L’hompa veniva rispettato come un dio e la sua tomba era oggetto di adorazione per scacciare le disgrazie,le carestie e i disastri naturali.L’hompa aveva anche il compito di difendere la terra che era della comunità(era assente il concetto di proprietà privata:anche se una famiglia andava in un altro luogo e vi rimaneva per 2 o 3 anni,al suo ritorno aveva il diritto di tornare a vivere nella vecchia casa -Marunda- o ovunque nel villaggio).L’hompa era anche giudice,a lui ci si rivolgeva per dirimere le controversie;egli non svolgeva i suoi compiti da solo ma veniva guidato dal “Vaforomani” (una sorta di capo “senior”) e affiancato da un concilio supremo – Masimbi-- a cui l’hompa poteva dare il potere di risolvere piccole controversie tra gli abitanti.L’hompa era anche a capo di una sorta di esercito-polizia che aveva il compito di mantenere l’ordine all’interno della comunità,arrestare i trasgressori della legge e difendere il territorio dagli invasori.

Himba

Aggiungo notizie anche su questo popolo.
Le donne avevano (e a quanto ne so hanno tutt’oggi) l’abitudine di ricoprirsi il corpo con una mistura di grasso,ocra rossa ed erbe che dà loro un colorito particolare. Grande importanza nella cultura Himba riveste la cura dei capelli e l'acconciatura. I giovani maschi portavano i capelli rasati con un solo ciuffo in mezzo alla testa: il ciuffo veniva lasciato crescere con l'età e pettinato all'indietro in un'unica treccia (ondatu): raggiunta l'età del matrimonio (a circa 25 anni), i capelli venivano divisi in due trecce (ozondatu). Quando poi il giovane si sposava doveva sempre nascondere i capelli con un berretto (ozondumbu) che si può togliere solo quando dormiva o in caso di lutto. Le giovani, invece, si facevano crescere i capelli che pettinavano in due trecce rivolte in avanti, finchè, con la pubertà, potevano acconciare i capelli in tante trecce: da questo momento, potevano avere rapporti sessuali; le trecce del periodo puberale erano volutamente incolte e disordinate,proprio per indicare che la ragazze era in attesa della trasformazione sociale e delle pettinatura che le avrebbe conferito il nuovo status di donna.Nella cerimonia della pubertà venivano spesso usate delle parrucche e dei posticci(ottenuti dal taglio delle treccine) che si tramandavano spesso di madre in figlia.Dopo tale cerimonia i capellid ella ragazza venivano legati all’indietro e la fronte veniva rasata;la giovane riceveva l’acconciatura-copricapo “ekori” e solo allora poteva sposarsi. L’ekori era fatto di pelle conciata e aveva 3 punte a forma di foglia.Dopo un anno di matrimonio sostituiva l’ekori con l’erembe(copricapo fatto con pelle di testa di capra e fissato sotto i capelli nella parte posteriore dellla nuca). :.ILe acconciature delle donne erano molto particolari e indicavano lo stato sociale: le due trecce erano riservate alle giovani, mentre le trecce cosparse di grasso ed ocra erano delle donne mature: la donna sposata aggiungeva in testa un ciuffo di pelle di antilope (omarembe) che rivoltava quando diventava vedova, la donna che aveva avuto il primo figlio portava una conchiglia (ozohumba) fra i seni (la conchiglia era simbolo di fertilità);;questo ornamento era particolare in quanto provvisto di una specie di contrappeso sulla schiena.
Ogni insediamento Himba (onganda) era composto da più capanne (ondjuwo) edificate con rami e rivestite di terra impastata e lisciata con orina animale, disposte attorno ad un kraal centrale. Le tribù erano organizzate in clan con linea gerarchica femminile (omaanda), ed a capo di ogni onganda c'è una matriarca. La struttura sociale era estremamente complessa: ogni bambino Himba apparteneva sia ad un clan patrilineare (oruzu) che ad uno matrilineare (eanda): ogni clan discendeva da un antenato comune, il cui mito era all'origine del clan stesso, un particolare tabù degli Himba era la proibizione per le donne mestruate di mungere le vacche.
Di grandissima importanza era,presso gli Himba, “il fuoco sacro” che si credeva fosse dotato di proprietà terapeutiche;gli ammalati,infatti,venivano spesso portati nei pressi del fuoco sacro dove veniva loro praticato un massaggio con foglie di mopani spalmate di grasso di bue o,se erano in grado di farlo da soli,immergevano la mano nel grasso di bue caldo,lo leccavano e lo spalmavano sulla pancia.

Salve!
Dopo aver “tediato” la mia presitanta Vaniapresidente della Libera Repubblica di Alcatraz (LRA), sono finalmente in grado di “tediare” voi.
Per “vanagloriapersonale” vi invio tre “spunti” di lavoro per il libro collettivo (alcuni li avevo già in qualche modo “postati” nel blog della LRA, ma per non farvi girovagare ve li riporto qui.) – preciso che tali appunti nascevano prima della “lettura” di quello che già avete scritto (ma spero possano essere utili). Nel frattempo sto indagando sulle culture africane matriarcali, e i Dogon. A tal proposito sottolineo di aver trovato un appunto sul fatto che gli Ashanti hanno una cultura matriarcale molto marcata… ma devo indagare meglio. Volevo includere anche le varie voci che ho trovato nel “dizionario delle mitologir e delle religioni” (BUR), che danno una infarinatura dei miti africani e (ma in modo molto più scarno dei miti dei nativi amerindi)- ma sarebbe un papiro abnorme di dati - al limite provo a farne una sintesi sperando di non "falsificarli"; è anche fonte di un'ottima bibliografia... ma per lo più di testi in francese (che io conosco come le unghie del mio vicino).

1) – è scritto in forma “poetica” ed è immaginato come un canto Seminole, ma ambientato in un imprecisato futuro; un canto celebrato per raccontare ai giovani la storia passata. L’ispirazione nasce dalle immagini che ho trovato dei capi Seminole, i quali hanno spesso al petto una sorta di collana consistente in “tre falci di luna”…

«porto sul petto le tre lune
la luna dell'inizio
la luna dello sviluppo
la luna della conclusione.
Ogni cosa vive alla luce di queste lune d'argento
nasce cresce e si conclude.

Io porto al petto le tre lune della storia.
Io sono un ramingo.
Sono un uomo libero.

Nessuna terra mi appartiene ma ho una casa
Nessuno mi è nemico ed accolgo lo straniero
Nessuno mi può domare, o sarà sconfitto

questa mattina al sorgere del sole mi sono svegliato ai canti del passato
le loro parole mi raccontano delle stagioni passate
del tempo delle due grandi gemelle
del tempo della loro caduta
quando i figli neri dell'olio di pietra si fronteggiarono
e molti soffrirono
quando il mio popolo ha ripreso a crescere
ma i canti sanno che il popolo è sempre stato grande
i canti sanno che il nostro popolo è uno solo
anche quando lo chiamano straniero
oggi i canti ricordano i raminghi»

2) sono dei suggerimenti “delle cornici” per dei titoli
Prendendo spunto dal sito http://www.farwest.it/?p=1919 dove è scritto:
«Forse a causa della loro indipendenza li chiamarono “Cimarrones”, un termine che significava i “fuggiaschi” o i “separatisti”. Nel 1771 un agente indiano Inglese John Stuart corruppe il nome in Seminole, un termine che venne applicato prima agli Alaucha e poi a tutti gli Indiani della Florida. I Pellirosse invece si chiamarono, tra loro, Ikaniùksalgi, il popolo della penisola.»
Sempre in tale sito è scritto anche...
«dalla lingua Muskogee vennero invece le parole che i Seminole usavano per indicare i leader in guerra e in pace. Micco è il capo in periodo di pace, Tustenugee il leader in guerra, Micanopy il re. Emathla indica il capo di una banda che ha dato grossa prova di sè in guerra, Haneka il luogotenente, Hillis Haya il medicine man.»

Da qui lo spunto di intitolare il libro (o la raccolta di libri) "Ikaniùksagi"
E i capitoli (o i singoli libri)

Micco – i capi (prima dell'arrivo degli invasori)

Tustenugee – i leader - (la risposta armata alla violenza dei nativi d'Europa)

Micanopy – i re – (Lo scellerato tradimento dei re)

Emathla – gli eroi – (La strenue resistenza – Osceola; John Hourse)

Heneka – i luogotenente – (il trattato di pace)
“la donna sciamana” – Betty Mae Tiger

Hillis Haya “l'uomo medicina” – James E. Billie

3) è la stesura di un incontro.

«Si videro. Lui disteso a terra e lei appoggiata con la schiena al tronco. Lei si sollevò maestosa come una albero rigoglioso, non come la paura, ma come lo scroscio della cascata possente. Lui si sollevò e restò lì fermo, non come un uomo che aspettasse l'attimo della violenza, ma come uno sposo in attesa della sua sposa. E lei era la sua sposa. E lui il suo sposo. Si avvicinarono uno all'altro. All'improvviso l'ombra che seguivano riprese forma e vita, si girarono di scatto e iniziarono a correre per inseguire la preda. Tutti e due consci di non conoscere le parole dell'altro, ma capaci di vederne il linguaggio, si mossero come le mani di un solo corpo, come le braccia di un unico essere. Lui era possente, le sue spalle larghe, il suo passo fermo e deciso, le mani grandi ma dolci reggevano un arco. Lei andava rapida agile, come se i rami e le radici affioranti si scostassero giusto un attimo prima del suo passare; i muscoli del suo corpo disegnavano una vita sana e forte, ma le cicatrici che qui e li affioravano parlavano anche di dolore; in mano aveva un pugnale, sulle spalle i suoi capelli disegnavano sogni. La loro corsa proseguiva incessante, quasi che fosse solo quello lo scopo della vita, e nello stesso tempo non perdevano mai di vista il loro obiettivo. Lui con un gesto ritmico a lui usuale prese una freccia dalla faretra che portava dietro la schiena, la incoccò all'arco e scagliò la saetta; nello stesso istante una lama veloce e decisa si staccava dalla mani di lei per volare nell'aria. La forma dell'ombra rotolò, e pochi attimi dopo era ferma. I due cacciatori guardarono il cervo già morto, colpito con la grazia di chi non vuole la sofferenza, ma solo il cibo. Si fermarono e si chinarono portando le mani verso il corpo del cervo. Tutti e due ringraziarono l'animale che alla fine si era donato loro. Tutti e due ringraziarono l'altro cacciatore che avevano incontrato. Pochi attimi dopo le lame rapide e sapienti di due coltelli disegnavano le parti del dono, pulivano, dividevano, saggiavano. Nulla era casuale. Sistemarono le parti, prepararono una “lettiga” per il trasporto di quelle più grandi, si guardarono attorno come annusando, si giravano ad ascoltare ogni brusio, infine presero la lettiga, trainandola in silenzio ciascuno da uno dei legni che ne determinava la struttura portante. Arrivarono al suono cercato, all'odore seguito, al ristoro necessario dell'acqua, che durante la corsa avevano già scelto. Si sistemarono si dissetarono e si lavarono. Poi approntarono un fuoco per mangiare. La notte era scesa rapida, come faceva spesso. Il fuoco era caldo, il cibo aveva il sapore del dono. Si scambiarono le otri d'acqua, e bevvero ciascuno dell'altro. E si saziarono ciascuno dell'altro per tutta la notte. Erano sposi e festeggiavano le loro nozze. Il sonno arrivò sereno e l'alba li salutò abbracciati. Un'ombra si mosse in cielo, e una nuvola prese la forma di un cervo. Si alzarono, si diedero una risciacquata, riempirono le otri, presero la lettiga e seguirono la nuvola. Mentre camminavano lei cominciò una nenia, lui addolcito dal suono la seguì nella melodia, poi lei cantò della sua terra, e lui si unì cantando della sua vita. Si cantarono ogni segreto, ogni vicenda ogni conoscenza posseduta e dopo molti passi, molte cacce, molti fuochi e molti sposalizi, i loro canti presero ad avere parole comuni, i loro corpi frasi simili, le loro giornate racconti vivi. Non si dissero mai i loro nomi, perché loro si chiamavano “cervo di nube”.»

Ora proseguo le ricerche.
p.s. ho riportato delle modifiche al post (06.05.109, siaper gli "strafalcioni" che c'erano, sia perchè era saltata una riga nel compia e incolla (i misteri influssi del mio campo magnetico verso gli elettrodomestici!)

scusate aggiungo un input

http://www.johnhorse.com/trail/01/b/20.htm

schematico, ma per un lavoro "storico" mi sembra una buona base di spunti
ola

Si tratta solo di uan bozza,in parte ho aggiustato quello che avevo postato tempo fa,ho aggiunto cose nuove e in più non sono convintissima dei nomi,sono africani,ma ho dubbi sul fatto che siano Himba o Kavango comunque,con un pò di imbarazzo, lo posto lo stesso....

Kai,l’amabile:era questo il nome
che le era stato dato alla nascita,un nome dolce e forte allo stesso tempo;come dolci e forti erano le donne della sua tribù e,in particolare,Abeke,la donna che le aveva insegnato tutto ciò che sapeva sulle pratiche magiche della sua tribù,colei che le aveva insegnato come utilizzare le erbe per guarire. Si,Kai era cresciuta e lì,nella terra che lei amava,aveva imparato tutto ciò che una brava sciamana deve sapere:aveva imparato a curare le ferite del corpo e dell'anima, con l’aiuto delle piante che Abeke le aveva insegnato a riconoscere e rispettare.
Kai era cresciuta,ormai era una donna e,sebbene la sua acconciatura fosse ancora quella delle adolescenti,vedeva il suo corpo mutare d'aspetto,i suoi seni sbocciare e i suoi fianchi diventare rotondi ed accoglienti,a volte si soffermava a guardare la sua figura riflessa nell'acqua,si sentiva confusa e sgomenta dinanzi a quei cambiamenti,ma sapeva....Abeke le aveva detto che tutto quello che le stava accadendo era nell'ordine naturale delle cose e che,un giorno,semmai lo avesse desiderato,il suo corpo le avrebbe permesso di dare alla luce un bambino.
-”Kai!”- la voce di Abeke,portata dalla lieve brezza del mattino, la ridestava dai suoi pensieri,doveva sbrigarsi e tornare al villaggio;doveva prepararsi per l’evento che l’avrebbe portata in un’altra fase della sua esistenza,la cerimonia della pubertà: si trattava di una festa importante che le giovani fanciulle Himba attendevano con trepidazione e che conferiva loro un nuovo status,quello di donna.
Appena arrivata al villaggio Kai vide che tutte le donne dell’ onganda erano riunite davanti all’ ondjuwo di Abeke per dare una mano nei preparativi;tutte tranne le pre-adolescenti cui era ancora vietato prendere parte a questa cerimonia.
Abeke chiamò Kai , le disse di entrare nell’ondijuwo e di affidarsi alle altre donne che erano lì solo per renderla,se possibile,ancora più bella: appena entrata i suoi sensi furono travolti dalle essenze degli olii profumati che le donne stavano preparando per lei. Abeke si affidò alle sapienti mani delle anziane che le ricoprirono il corpo con una mistura di grasso,ocra rossa ed erbe ,le acconciarono i capelli all’indietro,rasandoli sulla fronte com’era loro tradizione,e le misero in testa un copricapo a tre punte fatto di pelle conciata,l’ekori.
Quando le donne ebbero finito Kai era curiosa di sapere come era il suo aspetto agli occhi degli altri;ma quando si girò verso Abeke e vide nel suo sguardo orgoglio e commozione sentì il cuore traboccarle di gioia;Abeke riuscì solo a dire,con un filo di voce:-”La mia piccola Kai è cresciuta”.
Era l'imbrunire ormai,quindi la festa stava per cominciare e si iniziava a vedere un certo fermento;Kai era intenta a sistemare un ciuffo di capelli che usciva ribelle e dispettoso dal suo prezioso copricapo,quando vide arrivare un bellissimo giovane,non lo conosceva,era sicura di non averlo mai visto al villaggio,se ne sarebbe ricordata ne era certa!
Si avvicinò a Abeke e le chiese incuriosita chi fosse il ragazzo,l'anziana donna rispose che si trattava di Kamau e che lei avrebbe dovuto ricordarlo visto che, erano stati compagni di giochi,prima che il padre del giovane decidesse di lasciare il villaggio.
-”Kamau”-fece Kai tra sé;si!Ora ricordava il bambino con cui da piccola aveva condiviso giochi e risate!Certo era cambiato un bel po';si chiese se lui avesse la benchè minima idea di chi lei fosse e se,a sua volta,la trovasse diversa … certo erano passati diversi anni,eppoi Kai era più piccola di lui;quindi,pensò lei,era pressoché impossibile che lui la riconoscesse.
Kai era totalmente immersa in questi pensieri quando la voce di Abeke la riportò alla realtà:”Kai ,mi ascolti? Vieni,voglio presentarti Kamau,puoi chiedergli se si ricorda di te,così la smetterai di fantasticare!Andiamo.”
Kai guardò il giovane più da vicino:certo che era proprio bello!Aveva i capelli rasati sui lati e raccolti in due trecce piuttosto lunghe …..due trecce;questo,secondo la loro cultura, voleva dire che il ragazzo era in età da matrimonio ma non ancora sposato.
Abeke presentò i due giovani senza tanti convenevoli e rapidamente si dileguò.
I ragazzi,dopo un primo interminabile momento di imbarazzo,iniziarono a parlare del passato,dei giochi che erano soliti fare insieme,delle leggende degli antenati che Abeke raccontava loro:si,era come se non si fossero mai lasciati ed ora Kamau,il suo amico d’infanzia,il compagno di mille scoperte e avventure,era lì ancora una volta vicino a lei per condividere un altro evento importante della sua vita!
Mentre Kai era assorta nei suoi pensieri il tempo e il momento della cerimonia arrivò:fu Abeke a darle inizio recitando un’antica formula che veniva tramandata oralmente da secoli e che segnava per le giovani Himba l’ingresso nell’età adulta;Kai mantenne un atteggiamento solenne per l’intera durata della cerimonia,finchè poi tutta la sua gioia esplose nelle danze Himba che,tradizionalmente,seguivano il rito.
Era notte inoltrata quando Kai,ancora sveglia per l’eccitazione,si trovò a tirare le somme della sua meravigliosa giornata:la cerimonia le aveva attribuito il nuovo status di donna e aveva ritrovato il suo amico d’infanzia Kamau… si, era stata decisamente una buona giornata,così pensando si addormentò felice.
Passò qualche mese e l’amicizia di Kai e Kamau era più salda che mai,i due giovani approfittavano di ogni loro momento libero per stare insieme e spesso si appartavano per parlare un po’.
Un pomeriggio come tanti Kamau passò all’ ondijuwo di Kai per chiederle di trascorrere del tempo con lui,la giovane acconsentì con piacere,amava sentire Kamau raccontare di terre che lei non aveva visto;ma quel pomeriggio qualcosa era diverso,Kamau la guardava con occhi diversi e le parlava in modo diverso. Il cuore di Kai veniva nutrito da quelle parole d’amore così come i sen di una donna gonfi di latte nutrono un bambino appena nato;era felice di sapere che Kamau provava gli stessi sentimenti che lei aveva per lui.
I giorni passavano e i due giovani continuavano a vedersi ma non più da amici;ora entrambi sapevano cosa l’uno sentiva per l’altra; finchè una sera,Kamau chiese a
Kai di appartarsi con lui;la giovane vide una strana luce brillare negli occhi del suo amato:era la luce della passione,lui la desiderava e anche lei anelava di scoprire l’amore con lui.
Kamau iniziò a baciarla sulle labbra,a toccarla e ad ogni sospiro di lei le sue mani si facevano sempre più bramose:tracciarono linee infuocate sui suoi seni,sul suo ventre e sui suoi fianchi,fino a giungere nel luogo segreto che conteneva l’essenza della femminilità di Kai. L’accarezzò,la portò al limite poi furono una cosa sola e il maschio turgore di lui trovò rifugio nell’accogliente femminilità di lei. I loro corpi,tesi fino allo spasimo nel momento di massimo piacere,si rilassarono l’uno contro l’altro felici ed appagati.....

salve... ho visto solo ora... ho copiato il testo nella mia pendrive per leggermelo con calma a casa...

io ti leggo sempre...mi piace un sacco come scrivi....ho finito ora di leggere il tuo ultimo post "il guado";che belli questi progetti in collaborazione!!!!!
e il canto che hai postato è bellissimo!!!!

*)Si tratta solo di una bozza,
-- è sempre una bozza... finché non si finisce

*) in parte ho aggiustato quello che avevo postato tempo fa,
-- poi confronto (in realtà devo ancora farlo)

*) ho aggiunto cose nuove e in più non sono convintissima dei nomi, sono africani, ma ho dubbi sul fatto che siano Himba o Kavango
-- potrebbe essere interessante come soluzione trovare il significato dei nomi... ad esempio immaginiamo che debba raccontare una storia ambientata in Europa, ma specificatamente in Italia... ammettiamo che non sappia molto della civiltà euro-italica... ma per esperienza diretta, o per una serie di letture so che il nome Daniela è diffuso in quest'area... ma non avendo la certezza che sia inerente all'area su cui scrivo invece di Daniela... scrivo “giudizio di Dio”... è il significato del nome ... nel paese dove vive la chiamano “il giudizio”... è un'idea ... poco convincente anche per me, soprattutto considerando che spesso i nomi vengono scelti per il suono, più che per il significato. In oltre come nel caso di Daniela pur essendo un nome diffuso in Italia è tuttavia di origine ebraico-semitica... cosa voglio di re con questo? e che ne so?

*) comunque, con un po' di imbarazzo, lo posto lo stesso...
-- ok... da ora in poi basta imbarazzo! ... ho provato a riscrivere il tuo pezzo con lo stile del mio (che in realtà non è il mio stile, ma ho cercato di tener fede ad alcune indicazioni scritte nel blog) l'idea è di trovare un orientamento narrativo... prova magari a scrivere i miei pezzi con il tuo stile... del tipo ... uno di noi fa un passo di danza, tu ne fai un altro, un terzo ne fa altri e via così... e assieme creiamo una coreografia, ma per farlo dobbiamo conoscere un po' anche le danze altrui... come ci viene meglio muoversi... ti avviso che è molto simile al guado (cosa che ha un po' depresso la mia convinzione creativa) insomma eccolo:

- «Kai!» è impossibile confondere la voce di Abeke, anche quando viene portata dalla brezza del mattino, è l'unica che sa pronunciare il mio nome dandole il tono che ricorda il suo significato. Me lo aveva detto la prima volta che l'avevo incontrata:
- «Kai... l'amabile, è un bel nome, un nome dolce e forte allo stesso tempo; come dolci e forti sono le figlie della nostra terra. Io sono Abeke da oggi io ti insegno e tu impari, fino a quando non accadrà che io impari da te» Mi aveva detto le frasi di investitura del mio percorso di apprendista, ma lo aveva fatto senza rispettare le ferree regole della forma. Da allora, anche quando mi rimprovera, pronuncia sempre il mio nome con la delicatezza e la forza del suo significato.
- «Abeke»
- «è il momento!»
Abeke non spreca parole, era così anche quando insegnava; una volta mi aveva detto che troppe parole confondono, e che bisogna usarle come le erbe rare per la guarigione, con parsimonia. Ora sapevo cosa significava, perché avevo appreso da lei l'uso delle erbe e l'importanza del loro dosaggio sia per guarire il corpo che per guidare lo spirito verso la guarigione. Da quella prima volta erano passate molte piogge.
- «guarda!»
Mi volto verso la riva del fiume da cui ero appena uscita per lavarmi prima della cerimonia, ma non capivo cosa voleva farmi vedere Abeke. Le piante che osservo, le loro foglie, i petali dei loro fiori, il colore del fango, le pietre con le loro caratteristiche, davanti a me ho mille informazioni, ma quel “guarda”, detto con quel tono, che oramai conosco, mi spinge a cercare qualcosa di particolare... di prezioso.
- «guarda!»
devo proprio essere distratta, era da molto che Abeke non ripeteva una parola, un consiglio; di solito lo diceva una volta sola, ed era sufficiente. Ma ora vedo! Era quello che voleva farmi guardare, anzi no quella. Sono io, il mio riflesso, sono cresciuta, i seni alti e giovani, i fianchi accoglienti una donna con i capelli acconciati come una bambina. Abeke sembra leggermi nell'anima, alle volte i suoi sguardi sono più chiari e prolissi delle sue parole come quando aveva capito che era il momento di spiegarmi la chiave della vita, l'ordine naturale dei ritmi delle “madri”.
Oggi erano tutte le madri della terra che mi accoglievano, che riconoscevano il mio nuovo passo nel cammino della vita, ed era oggi che le “madri” mi avrebbero donato l'acconciatura delle donne, come segno chiaro di un cambiamento evidente, perché ora il mio corpo era pronto per accogliere le nuove vite.
Cammino verso la casa dove mi aspettano tutte le donne, Abeke accanto a me, ma poco dietro, come a dirmi, che era mio questo sentiero. Attorno vedo appena il correre delle bambine che come avevo fatto io più di una volta, cercano di guardare tutto quello che possono, di questo giorno a loro ancora precluso. Era strano trovarsi ed essere la festeggiata, avevo guardato molte volte le altre, alcune anche mie amiche, celebrare questa festa e molte volte mi ero chiesta quando sarebbe toccato a me. Ed ora toccava a me. Ferma davanti la soglia della casa avevo quasi timore, era un passo naturale, ma era un anche un passo definitivo. Abeke me lo aveva spiegato tempo fa, davanti ad alcune erbe, mi aveva spiegato che per prendere il massimo della “forza” di una pianta bisognava tagliarla in determinati momenti, e in un certo modo, e che dopo il taglio non si poteva tornare indietro, ma erano i tagli a rinvigorire o a far morire le piante. Ogni notte con il taglio del sonno noi lasciamo il giorno passato, rinvigorendo la nostra vita, e lasciando spazio al crescere del nuovo giorno. Ed ogni taglio era definitivo, ma senza tagli non c'era forza né crescita. Oggi io tagliavo il ramo della bambina per far crescere il nuovo virgulto di donna. Senza la forza della bambina non potevo diventare donna, ma se non tagliavo la bambina il ciclo si sarebbe fermato, la forza si sarebbe persa ed io... ed io... non lo so cosa sarei. Abeke mi aveva però spiegato, che ogni pianta per ogni ramo teso verso il cielo, aveva una radice prolungata verso la terra, e che se si tagliavano i rami, tuttavia le radici continuavano a cresce nascoste, e che la bambina dentro di me, sarebbe stata lì ad aiutarmi, a trarre linfa dalla vita, perché bisognava lasciare ciò che passava, e nulla era perso. Dopo questo pensiero, dopo un respiro profondo ho varcato la soglia della tenda.
L'odore è soverchiante e capisco che mi resterà impresso per tutta la vita; i gesti, le parole gli sguardi, delle donne, tutto sembra appartenere ad un tempo diverso, il tempo strano del passaggio, come la bellezza dell'alba o la delicatezza dell'imbrunire; mi affido a loro come i cuccioli si affidano alle madri, e accolgo i loro gesti come la terra accoglie il dono della pioggia. Sento le loro mani accarezzarmi e rivestirmi con una mistura di grasso e ocra rossa, e l'odore mi aiuta a riconoscere dove avevano preso la terra, e quali erbe avevano unito nella mistura; ve ne erano di mediche di rinforzanti e di rigeneranti, e poi un odore particolare, un'erba che sapevo essere il dono di Abeke. Solo lei ed io conoscevamo quell'erba. Solo lei poteva averla preparata e donata. Altre mani cominciano a toccarmi i capelli, a pettinarli ungerli e rasarli secondo il disegno tradizionale delle nostre madri. Volevo restare lì ancora per molto, il tramonto della mia fanciullezza, e l'alba della mia giovinezza erano lì presenti entrambi. E mi posizionarono l'ekori il copricapo a tre punte di pelle conciata. Ora potevo uscire dalla tenda. Dopo il tramonto nella soglia, e la notte dentro la tenda, ero pronta a sorgere come il nuovo sole del mattino. Ero donna! La festa poteva anche fermarsi ora, ma il villaggio reclama la gioia ed io con loro. Gli occhi di Abeke mi dicono quello che io non riesco a vedere, mi dicono che sono bella! Il mio sorriso si allarga e poco mi importa di un ciuffo ribelle che dopo poco rinuncio a sistemare. Esco dalla tenda, la gioia del villaggio mi inonda: una figlia è diventata donna, presto la donna diventerà madre! La festa prosegue secondo i suoi ritmi e i suoi riti finché la gioia del villaggio ha modo di sfogarsi nella danza. Mi piace danzare, muovere il mio corpo e lasciarlo libero al ritmo dei tamburi al ritmo dei suoni dei fiati e delle corde, libero di muoversi al ritmo della vita.

Ora mi ritrovo alla fine della festa, quasi senza rendermene conto, come rintronata. A svegliarmi fu uno sguardo, e il corpo che lo seguiva.
«Akebe... chi è quello?»... Akebe mi aveva insegnato a porre le domande in modo diretto senza fronzoli. Akebe guarda nella direzione del mio sguardo e mi dice: «è Kamau».
Quello è Kamau? Si certo, ora lo riconosco, rivedo i suoi occhi durante i giochi e le risate rispecchiate in quelle labbra, erano passate molte piogge anche per lui.
Akebe non lascia perdere l'attimo, mi prende per un braccio e con determinazione e delicatezza mi accompagna da Kamau. È un uomo! Le sue spalle sono ampie, e i suoi muscoli tesi e disegnati da una vita sana e forte, i suoi capelli rasati sui lati e raccolti in due trecce piuttosto lunghe mi dicono che è in età di matrimonio, un uomo che ancora non ha conosciuto la donna con cui vuole costruire la sua casa. Perché questo pensiero mi rallegra?
«Kamau questa è Kai... Kai questa è Kamau».
Solo Akebe poteva fare una simile presentazione. Non mi accorgo nemmeno che se ne va.
Mentre parlo del tempo passato e rido alle sue frasi mi ritrovo a sentirmi serena, come se avessi trovato un mio posto. Sono accanto ad un amico, nel giorno del mio ingresso fra le donne, abbracciata dalla gioia del villaggio. Sono felice.
A festa finita, mi reco verso la casa di Akebe (le avevo chiesto di accogliermi dopo la festa e lei aveva acconsentito). Il sonno stava recidendo il giorno passato e un nuovo virgulto sarebbe sorto con il sole. Sorrisi.

Dal giorno della festa io e Kamau non perdiamo occasione per stare insieme e spesso andiamo a cercare posti che solo noi conosciamo per stare un po' da soli, dove parliamo, e ridiamo. Mi piace ridere con Kamau, la sua risata e possente, arriva sempre all'improvviso come il tuono seguito dalla pioggia. Mentre io gli racconto delle piante e del potere della terra, Kamau mi narra della caccia, e di terre che io non ho mai visto. Oggi ha detto che mi porta in un luogo che aveva cercato per me!... così aveva detto “cercato per te”. Quella frase mi era scolpita nel cuore.
Appena lo vedo non riesco a trattenermi:
«è oggi che mi fai vedere il posto?»
«si»
Non capivo, io ero elettrizzata, ma in lui c'era qualcosa di strano
«Kamua co'hai?»
«niente... poi te lo dico!»
«va bene andiamo»
Mi piace seguirlo, Kamau sembra sempre sapere dove andare e dove siamo. E poi mi piace guardare la sua schiena possente, dopo alcune ore di camminata e silenzio non resisto...
«Kamau...?»
«si?...»
«lo sai che hai un bel culo?»
inciampa, cade e poi si gira verso di me ridendo
«Kai... solo tu puoi uscirtene con queste frasi!... e comunque anche tu hai bel culo!»
«e come fai a dirlo se mi cammini sempre davanti?»
«diciamo che approfitto di tutte le volte che mi superi, ... e comunque non mi piace solo il tuo culo!»
«ho il culo più bello di Membe?»
«ancora con questa storia?... ti ho già detto che è bella ma non è la donna con cui voglio costruire la casa... e comunque di te non mi piace solo culo!... anche se è più secco di quello di Membe...»
«....cosaaaaaaaaaaaaaa?»
Lui scappa io gli corro dietro ridendo. Corriamo per molto tempo, Kamau è sempre meravigliato della mia resistenza negli sforzi fisici, ma nella corsa il suo scatto è davvero difficile da superare e per stargli dietro dopo poco mi ritrovo sempre con il fiatone. Mi siedo su un sasso, lui torna indietro...
«cosa ti piace ancora?»
«mi piacciono i tuoi fianchi, i tuoi seni, la tua pelle, i tuoi capelli, i tuoi occhi, il tuo naso...»
«va bene bene ho capito... oggi sei in vena di complimenti! ... e con quale donna vorresti costruire la tua casa?»
mi prende per le mani e mi solleva per poi trascinarmi...
«dai che siamo quasi arrivati!»
«aspetta non correre, ho ancora il fiatone...»
ma non c'è nulla da fare... mi trascina, e la corsa continua, e mi piace correre con lui, sorretta dalla forza del su braccio, portata dal suo entusiasmo... di colpo si ferma
«ecco siamo arrivati!»
I miei occhi si gustano ogni colore e ombra di quel posto. Sembrava che tutto le cose fossero state poste per creare armonia. Mi giro verso Kamau per ringraziarlo, e me lo ritrovo lì fermo a osservarmi
«sei tu!»
«sono io cosa?»
«sei tu la donna!»
«e tu sei l'uomo!»
Era tutto naturale. Forse lo sapevamo già da molto. Ma era tutto in armonia. I nostri cuori, i nostri sguardi, e la terra che ci accoglieva. Era stato preannunciato molte volte, con una carezza, un abbraccio per fermare una caduta, la stretta di una mano per aiutasi. E le mille risate uno appoggiato alla schiena dell'altro.
«questo è il nostro posto»
«si l'ho cercato per noi»
«quando l'hai deciso?»
«in modo chiaro qualche luna fa. E tu?»
«non molto prima»
Il silenzio accoglieva questo attimo, non c'era necessità di parole. [... il seguito ho provato a scriverlo... ma ogni volta dovevo fare una doccia... alla settima... cominciavo a squamarmi... e allora lo lascio a voi]

cercherò di fare come hai suggerito,mi sembra un'ottima idea provare a vedere ognuno i pezzi degli altri nel proprio stile,questo ci sarà senz'altro di aiuto per la struttura finale. ;)

Che brava sei Daniela!
Veramente piacevole!
Secondo me ci sono dei momenti che andrebbero descritti piu' a fondo e piu' dettagliatamente. tipo: il momento in cui lei vede lui (invece che vedere un bellissimo giovane si puo' dire in un altro modo piu' arzigogolato); il momento in cui si rincontrano la prima volta e il momento in cui fanno l'amore. che dici? cosi' secono me ci si immedesima di piu' nei personaggi.. secondo te?
bacibaci

Daniela è insostituibile... le sue ricerche sono linfa per lo scritto. Al momento io mi sono affidato molto ai suoi input. sento comunque la mancanza di un quadro storico reale più concreto. usare il nome esatto delle piante, il nome esatto degli oggetti, sono quei dettagli che aiutano il lettore, ma anche chi scrive (credo) a "visualizzare". alle volte vorrei lasciare semplicemente i termini trovati da Daniela... e magari pensare ad un "dizionario" alla fine del lavoro... anche se temo che possa risultare scomodo - giusto perchè tendenzialmente sono pigro

Sai Anomalia,ho trovato questo progetto interessante sin dall'inizio,ma mi sentivo proprio spaesata,non avevo la più pallida idea di come procedere (ero in difficoltà persino con le ricerche!);poi pian piano vedo che i nostri pezzi iniziano a prender forma e l'idea del romanzo collettivo mi alletta sempre di più!!!
L'idea del vocabolario a fiine romanzo la trovo interessante,sarebbe da tener in considerazione seondo me.
Ciao
Dani

Grazie!!!!leggendo il tuo messaggio sono andata a rileggere quanto ho scritto...e devo dire che ho pensato esattamente la stessa cosa:le situazioni che i 2 vivono devo senz'altro descriverle in maniera più dettagliata...e in tal senso sto ampliando :)Mi concentrerò sia sull'incontro che sulla scena d'amore.
Grazie ;)
Ciao ciao
Dani

Ho cercato di scrivere in maniera più dettaglaita il momento in cui fanno l'amore(x ora son riuscita a scrivere solo questo)....ve lo posto:

I giorni passavano e i due giovani continuavano a vedersi ma non più da amici;ora entrambi sapevano cosa l’uno sentiva per l’altra; finchè una sera,Kamau chiese ad
Kai di appartarsi con lui;la giovane vide una strana luce brillare negli occhi del suo amato:era la luce della passione,lui la desiderava e lei lo voleva.
“Vieni qui”-mormorò Kamau.Le tese la mano e si inginocchiarono l’uno di fronte all’altra,lei era desiderosa di scoprire l’amore con lui,ma non c’era alcuna fretta potevano prendersi tutto il tempo che volevano;lui iniziò a massaggiarle delicatamente la cute sussurrando:”Un uomo ama la propria donna in molti modi:le massaggia la cute,se il sole è troppo forte le unge la fronte e le guance perché non si scotti,l’aiuta ad alleviare la tensione accumulata con il lavoro.”
Kai era talmente rilassata e felice da udire appena le parole che il suo amato aveva pronunciato,percepì il momento in cui Kamau le sollevò l’orlo dell’abito per sfilarglielo e deporlo in un angolo remoto della loro alcova. Il giovane rapito dalla bellezza del corpo di lei,iniziò ad accarezzarle le spalle scendendo lungo le braccia. Kai si abbandonò a quelle carezze che sembravano tracciare scie di fuoco sulla sua pelle,un brivido le serpeggiò lungo la schiena.
Ormai incapace di formulare un pensiero coerente,Kai si limitò a sentire reagendo con passione ad ognuna di quelle carezze,ma anche lei voleva toccarlo;anche lei voleva sentirlo fremere sotto le sue mani.
“Lascia che ti tocchi”-così dicendo Kai gli passò delicatamente una mano sul petto,sulla schiena,sulle spalle;poi le sue dita scesero a sfiorare l’addome e i fianchi di lui;il desiderio di Kamau era sempre più forte,abbassando la testa iniziò a stuzzicare con la lingua uno dei capezzoli di Kai,facendola tremare dal desiderio. Le sue mani continuarono l’esplorazione della superficie del corpo vellutato di lei;allorchè le mani di lui presero a sfiorarle l’inguine le cosce di Kai si separarono come spinte da una volontà propria,permettendo a Kamau di accarezzare l’umido centro della sua femminilità .Kai fu percorsa da una miriade di rivoli di piacere ,si sentiva stordita,abbagliata e desiderosa di avere di più dall’uomo che amava;fu allora che Kamau si mosse sopra il suo corpo e scivolò in lei.
Kamau iniziò a muoversi dentro di lei dapprima lentamente,poi la danza del piacere prese un ritmo sempre più frenetico mentre l'eccitazione dei due amanti aumentava e i loro corpi tesi fino allo spasimo prendevano appagamento l’uno dall’altro…….

Ciao :)

Che bello Daniela!
mi piace un sacco!
poi tra l'altro mi sa che a forza di scrivere si diventa sempre piu' bravi!
Poi e' bellissima questa cosa di confrontarsi! Non vedo l'ora di scrivere qualcosa anch'io!
alla grande!!

Io non vedo l'ora di leggerti....anche se devo dire che,purtroppo,mi inizia a diventar difficile reperire materiale che sia "affidabile" sulla cultura matriarcale!!!

Ciao Daniela, scusate l'assenza dall'argomento romanzo, ...
Ho letto il tuo pezzo dell'amplesso e ho una critica.
Il pezzo a me piace, è scritto bene, si lascia leggere e non è volgare però sembra un amplesso "comune".
Lui la spoglia, la tocca, lei è passiva e si lascia andare...
Ma siamo davvero sicuri che un amplesso di una civiltà matriarcale sia così?
Kai è un'iniziata al culto della Dea, come può essere così passiva e lasciarsi condurre dall'uomo?
L'amplesso matriarcale, io me lo immagino con la donna che, conoscendo le grandi forze della natura, conduce l'uomo nella sperimentazione del piacere mistico.
Io punterei su aspetti più spirituali, i due sono o no l'incarnazione del Maschio e della Femmina Universali, che unendosi nel piacere rievocano la prima unione che ha genereato l'universo? Se no lei che shamana è?
Io punterei sul passare il messaggio che ci sono altri modi a parte quello tradizionale di fare l'amore.
In questo modo si "stupisce" il lettore e si insegna anche che esistono altre possibilità rispetto quella classica.
Non dovrebbe essere l'uomo a penetrare, dovrebbe essere la donna ad accettare di essere penetrata... so che sembra la stessa cosa ma è difficile rendere meglio il concetto in poche parole. Insomma, per me vanno ribaltati i ruoli.
Lei è la sacerdotessa, conosce le forze della natura sa come vanno gestite e come veicolarle. Diamole un ruolo più attivo!
Qualcosa tipo questo:

Era finlamente giunta la notte tanto sognata.
Kai aveva atteso per diversi giorni il lento crescere della luna che, notte dopo notte, si era mostrata sempre meno timidamente agli occhi dei sognatori e dei poeti che le domandavano ispirazione.
Sentiva che le stesse forze che spingevano l'astro nel cielo stavano muovendo anche dentro di lei energie primordiali.
Aveva atteso per settimane questo momento, la luna piena, la fine dello sforzo dell'accumulo e l'inzio dell'esplosione delle energie.
Non c'era più motivo di aspettare, era il momento di agire.
La luna piena dura solo una notte.
Andò a cercare Kamau.
Lo trovò seduto intendo intento a intagliare un ciocco di legno e a discutere con amici.
Le bastò uno sguardo per attirare la sua attenzione e un cenno perchè lui capisse che quella non sarebbe stata una serata normale.
Lo prese per mano, senza dire una parola e si incamminò lontano dal villaggio.
La luce della luna illuminava perfettamente la rada boscaglia che separava il piccolo gruppo di abitazioni dai campi coltivati.
Attraversò le timide piantine di grano (potrebbe essere un altro cereale più conosno e potrebbero non essere piantine a seconda della stagione in cui ambientiamo) senza calpestarne alcuna e arrivò in prossimità di una piccola collinetta su cui svettava una gigantesca pietra oblunga ritta nel terreno.
-Sai cos'è quella?- Chiese sicura a lui.
-Certo, è la pietra della fertilità- rispose lui stranito.
Lei lo fissò come per aspettare che dicesse qualcos'altro.
-Pensavi non lo sapessi..?- Chiese allora Kamau quasi indispettito -lo sanno anche i bambini!-.
Kai gli lasciò per un momento la mano, e andò ad appoggiare il suo palmo alla pietra che rifletteva la luce della luna.
Rivolse lo sguardo prima alla terra, poi al cielo, infine agli occhi del suo amato.
-Questa pietra- disse - è molto di più-.
-Questo è il luogo in cui il cielo e la terra si uniscono, e unendosi danno vita alle centomila creature che vedi correre nel bosco. E danno vita anche al bosco stesso e a me, e a te e a tutto quanto spunta dalla terra in primavera.
Vedi Kamau, neppure il cielo che è la dimora degli spiriti, ne la terra che è la culla degli antenati, possono creare nulla da soli.
Senza il cielo non ci sarebbe la vita, senza la terra neppure. Hanno bisogno uno dell'altra per dare un senso alla loro esistenza e per creare la nostra...Capisci quello che ti sto dicendo?-
-Si... credo di si- fece lui titubante.
Lei sorrise appena nel vedere il suo smarrimento e si avvicino accarezzandogli delicatamente il viso.
-Solo abbandonandosi l'uno nell'altra, cielo e terra possono perdere loro stessi ritrovando la potenza dell'energia creatrice.
Non c'è più cielo e non c'è più terra... c'è altro- disse fissandolo con uno sguardo irresistibile e avvicinandosi al suo viso.
-Io ho voglia di perdermi dentro di te, questa notte, in questo luogo; tu hai voglia di perderti dentro di me?- chiese sussurrandogli sinuosa all'orecchio.
Kamau non se lo fece ripetere e la bacio con tutta la passione che le parole di Kai avevano suscitato in lui.
Era da tempo che voleva assaporare il nettare di quelle labbra carnose color dell'amore.
Le cinse i fianchi con ardore e la avvicinò a se. Poi la accompagnò delicatamente verso terra.
Mentre le loro bocche si aggrovigliavano nella passione, le loro mani correvano veloci sui lacci delle vesti per liberarli.
Si baciarono a lungo accarezzandosi dolcemente.
-Ti voglio- disse lui afferndole i seni morbidi e dando voce a tutti i suoi desideri.
Lei si discostò appena, lo guardò fissa, sorrise e rispose: -Mi hai già... non devi conquistarmi, devi fonderti con me-.
Detto questo scivolò lateralmente scambiando le loro posizioni.
Seduta a cavalcioni su di lui, cominciò a muoversi molto delicatamente.
Il corpo di Kai era quasi immobile, eppure Kamau percepiva un grande movimento interno. Si abbandonò a quel piacere profondo e sentì sciogliersi dentro di se ogni tensione. Non c'era più desiderio, c'era solo piacere.
Un piacere profondo, che coinvolgeva ogni singola parte di loro stessi.
Era come una forza che non apparteneva ne a una ne all'altro ma scaturiva dalla loro unione; come il fuoco, che pur avendo bisogno di aria e di legna per ardere, non appartiene nel al legno, ne al vento.
La terra umida accoglieva i propri figli come una madre premurosa, la brezza estiva accarezzava i loro corpi abbandonati alla passione. La luna, nel centro del cielo, sembrava sorridere alla vista di quel tenero amore giovanile.
L'orgasmo arrivò lentamente, lasciando ai due amanti la possibilità di gustarne ogni singolo istante, assaporandone la dolcezza e la potenza.
Fu il più lungo e intenso orgasmo che entrambi avessero mai provato prima.

Mentre il piacere scemava, ritornando nel posto da cui era venuto, lasciava il posto a una leggera sensazione interna. Come una piccola vibrazione piacevole.
Kamau si rese conto che il suo corpo vibrava dolcemente ma la cosa che lo stupì di più fu che percepiva la stessa vibrazione anche sulla terra sulla quale era sdraiato. Voleva quasi muoversi per rendersi conto se quella sensazione fosse reale o frutto della sua fantasia ma sentì la voce di Kai.
-La senti?- sussurrò lei.
Lui fece cenno di si con la testa.
-E' la forza della terra, la forza che anima tutte le creature che da essa sono nate. Tocca la pietra- disse accarezzando l'obelisco gigantesco -anche lei vibra delle stessa energia-
-Perchè solo ora la sento?- chiese lui ubbidendo.
-Perchè hai abbandonato te stesso alla potenza della natura e in questo modo lei si può mostrare a te.- rispose Kai.
-Cosa dovrei fare ora?- domandò ancora Kamau con un filo di preoccupazione nella voce.
-Nulla, abbandonati a quella sensazione, tu vibri come vibra la terra e la pietra, è perchè tu sei la terra e tu sei la pietra.- rispose lei delicatamente.
Lui annuì pur non essendo convinto di aver capito quelle ultime parole ma decidendo comunque di abbandonarsi alla quella sensazione.

Ok ok...forse ho esagerato... lui ne esce un po' come un babbazzo...ma per me l'amplesso matriarcale potrebbe essere una cosa del genere.

Ciao Nuzzino,
sono d'accordo con te solo in parte:io son partita dalla considerazioen che Kai fosse alla prima esperienza sessuale,visto ceh comunque l'ho immaginata molto giovane,quindi inesperta all'arte amatoria;tra l'altro ho fatto in modo che il suo desiderio crescente la spingesse anche a prender l'iniziativa e a toccare il corpo di lui...s9i certo ok lei era un'iniziata,ma comunque una giovane donna ancora priva di esperienza concreta(e parlo sempre del mio immaginario,ovvio)che,almeno al principio,viene condotta per mano da lui che aveva già avuto le sue esperienze(ancora nel mio immaginario lui ha qualche anno in più di lei), non mi pare di averla lasciata passiva(abbiam tutti stili diversi di scrittura ed ognuno mette il suo ).
comunque bello il tuo pezzo...mi piace ;)
e fa piacere rileggerti

Grazie!
Pensa che io ho immaginato una cosa diametralmente opposta :)
Lei cazzuta ,lui babbazzo... ma nella mia idea non sono vergini ne uno ne l'altro...
Or mi sovviene che forse jacopo aveva chiesto espressamente che fossero vergini... non ricordo... ora vado a controllare.
Comunque anche volendo tenere lei vergine io modificherei qualcosa perchè, la mia opinione, è che sia un pelo scontato. Senza offesa eh! si Discute!

Sinceramente non ricordo se la direttiva di Jacopo fosse quella della verginità di entrambi(nel qual caso sarei incasinata dal fatto che,per me lui non lo era....ops)
Se trovi l'indicazione di Jacopo fammelo sapere,per favore ;)
è "scontato" che io non lo trovi scontato(e questo gioco di parole era troppo divertente da scirvere)...altrimenti non l'avrei scritto(in fin dei conti è il mio modo di vedere il primo amplesso di una giovane coppia:io lo vedo magari fin troppo dolce come incontro e non eccessivamente "forte")....ma sono comunque aperta alle critiche,anche perchè...così per dire no...si potrebbe magari trovare già una "mezza via" tra gli amplessi immaginati (per ora solo da me e da te...ma sono sicura che anche gli altri posteranno presto __:)__)e magari ne vien fuori qualcosa di buono_____un amplesso universale!!!!!yeah!!!
Comunque con Anomalia si sta provando a scirvere ognuno i pezzi dell'altro,magari per vedere cosa succede...non è facile trovare una chiave narrativa che stia bene a tutti(logicamente ognuno lo sciverebbe nel proprio stile che reputa,inevitabilemente,il più adatto__ :)___ )Io ad es. la "cazzutaggine" di lei l'ho pensata ad altri ambiti(almeno inzialmente)
Poi credo una cosa:che ancora non abbiamo la mole di info che ci sarebbero utili(e trovarle è sempre più difficile)per scendere magari in particolari che tengano comunque fede alla realtà dei fatti.Anche gli stessi nomi rimangono ancora imprecisi.....

Nuzzino...scusa la domanda:"babbazzo" è tipico siciliano vero?Me lo dici il significato preciso?Sarebbe uno un pò carciofo?Ora sono curiosa :)

iao ciao

Siamo salvi!
Jacopo non specifica verginità nel post iniziale! Dice solo che dopo qualche giorno di corteggiamento fanno l'amore. Quindi è la prima volta fra loro, non per forza in assoluto.
Comunque non volevo dire che non mi piace il tuo pezzo è ovvio che ognuno ha le sue idee, era semplicemente una critica. Come ogni critica può essere accolta o meno :)
Sono perfettamente d'accordo che il grosso problema è quello delle fonti...ora sono in contatto con un ragazzo che ha fatto una tesi di laurea sugli indiani d'america, compresi i seminoles.
Vedo se riesco a strappargli informazioni attendibili!
In pace!

anzi sicuramente il tuo amico saprà darci notizie più attendibili di quelle che si trovano in giro(anche perchè avendoci fatto la tesi avrà già verificato le sue fonti,cosa che a noi riesce un tantino difficile)
figurati,è solo che credo di vederla a tinte più "soft" e non è detto che siano i colori giusti,anzi :)___le critiche per me sono ok(che pessimo slang ho usato...vabbè),ma al momento non riesco ad immaginarmelo in altra maniera tutto qui :))))Forse perchè ora mi son fissata sulla "prima volta" di lei e non ne esco più.

In pace....Nuzzino____mica stiamo in guerra ;)))

Però tu mi devi dire di preciso cosa significa "BABBAZZO"!!!!(lo so che esula dal romanzo,ma la curiosità mi sgranocchia)

Dicesi Babbazzo un uomo che è stupido.
In ambito amoroso dicesi dell'uomo che non sa come prendere una donna. Sai l'uomo timidino che non sa decidersi mai? Ecco quello è un babbazzo.
Non pensavo si dicesse solo in liguria...

si dirà anche nel Lazio ;)

Io sono assolutamente per la via di mezzo...
Puo' essere la prima volta per lei ma sa benissimo cosa fare e quello che fara' sara' esotico e matriarcale. secondo me si puo' esprimere la gioia di mettere in pratica l'arte del piacere che le era stata tramandata e la volutta' della prima unione con un uomo, stupendo il lettore con un nuovo modo di fare l'amore. Forse daniela dovresti riscrivere il pezzo di nuzzino dandogli femminilita', sensualita' e dolcezza...
che dite?
bha... io butto la'...

Vain la via di mezzo sarebbe la più adatta anche secondo me,allora si può tentare di vedere la cosa in modo più _"matriarcale"_e magari cercare di cimentarci tutti in un pezzo impostato in questa maniera,poi si prende il buono e il bello che c sarà senz'altro nel pezzo di ognuno_____La base da cui partire potrebbe essere il pezzo di Nuzzino;proviamo tutti,ognuno col suo stile,vediamo che esce fuori ;)
Secondo me si finisce a far qualcosa di buono!
ciaoooo
P.S. Buon "ponte" a tutti(per chi lo fa :)__)