seminole

Storia dei Seminole. Versione completa, cronologia e eventi essenziali

I seminole non si arresero mai!

BOZZA DI LAVORO (Scusate gli errori di scrittura)

Ecco il frutto di mesi di lavoro  di un collettivo web che ha come obiettivo la costruzione di un racconto multimediale. L’11-14 novembre 2010 ci incontreremo a Alcatraz con un gruppo di grandi professionisti per realizzarlo (in diretta web tv su www.alcatraz.it).

La storia censurata
Parte prima
L’arrivo dei bianchi

 
Nel maggio 1513, Juan Ponce de León sbarco' sulla costa occidentale della Florida, probabilmente alla foce del fiume Ca
loosahatchee. Era nel territorio degli Acuera, una tribu' che faceva parte dell’alleanza Timucua.
Juan Ponce de León nel 1513 comanda il primo tentativo di colonizzare la Florida.
Ma i Calusa sapevano gia' quali erano le intenzioni degli spagnoli.
Calata l’ancora delle sue navi Leon tento' di proporre ad alcuni indigeni dei baratti. Dopo 10 giorni arrivo' un uomo calusa che parlava spagnolo e disse che dovevano aspettare il loro capo. Poco dopo 20 canoe da guerra, con paratie di protezione in legno, attaccarono le navi spagnole. Il giorno dopo furono 80 le canoe ad attaccare.
Non ci furono molti caduti ma la reazione degli Acuera indusse de Leon a ritirarsi.
Nel 1517 Francisco Hernández de Córdoba si fermo' sulla costa della Florida di ritorno dalla spedizione che aveva portato alla scoperta dello Yucata'n. Venne subito attaccato dai Calusa e se ne ando'.
Nel 1521 Ponce de León torno' nel sud-ovest della Florida per creare una colonia ma i Calusa attaccarono, lo stesso de Leon fu ucciso e gli europei si ritirarono nuovamente.
Pánfilo de Narváez comanda una spedizione nel 1528 che deve anch’essa ritirarsi.
Nel 1539 Hernando De Soto tenta nuovamente di conquistare la Florida. Sbarca in territorio Acuera, la popolazione fugge nascondendosi nella foresta.
Hernando de Soto occupa il centro urbano piu' grande, la citta' di Anhaica , oggi Tallahassee , e trascorre lì l'inverno del 1539-40- Vi trova cibo sufficiente per sfamare i suoi 600 uomini e 220 cavalli per 5 mesi. Il che mostra che aveva di fronte una societa' florida e ben organizzata. Ed e' giusto una fortuna perche' l’armata di de Soto e' disorganizzata e hanno gia' finito le riserve di cibo e acqua.
De Soto, consolidata la posizione, intima a un capo locale, che lui chiama Acuera, di sottomettersi alla corona di Castiglia, sostenendo di essere lì in pace.

La risposta del capo e' molto dura:
“Attraverso quelli di voi che sono gia' venuti qui ho imparato a conoscere i castigliani. Per me voi siete incursori che vanno da un luogo all’altro e vi guadagnate da vivere rubado, saccheggiando e uccedendo persone innocenti.

Non voglio in nessun modo stringere amicizia o fare pace con voi. Voglio piuttosto una mortale e perpetua inimicizia… Io non ho paura di voi…. E vi prometto di farvi guerra per tutto il tempo che resterete nel nostro territorio. Non vi combatteremo in campo aperto ma ci dedicheremo ad agguati. Ho comandato ai miei capi di portarmi due teste cristiane ogni settimana.”

Poi il capo Acuera deride l’offerta di diventare suddito del re di Spagna: “Io sono il re sulla mia terra… io considero spregevoli coloro che vivono sottoposti ad un altro quando possono vivere da uomini liberi… Io e la mia gente siamo disposti a morire cento volte pur di restare liberi. Questa e' la nostra risposta per il presente e per sempre…
Vi stimo ancor meno perche' siete servi e state lavorando per conquistare regni dei quali potreste godere i frutti.
Visto che in questa impresa soffrite la fame, la fatica, e le difficolta' di altro genere nonche' si rischia la vita, sarebbe per voi piu' onorevole e vantaggioso acquisire le vostre conquiste per voi e la vostra discendenza piuttosto che per qualcun altro…
E visto che sono ben consapevole di quel che venite a fare su questa terra so bene come comportarmi con voi.

 

Quindi andate via il piu' velocemente possibile se non volete morire per mia mano.”

Da notare che quello che per gli spagnoli e' un re Acuera in realta' e' probabilmente solo un Capo di Guerra, un capitano provvisorio nei periodi di emergenza. Infatti il suo discorso sul potere dimostra che e' espressione di una cultura nella quale i guerrieri agiscono per vantaggio individuale e non per fornire ricchezze a un capo cosa che gli risulta incomprensibile. Il che ci mostra ancora una volta che queste popolazioni non avevano una struttura piramidale ma praticavano un certo grado di democrazia nominando alla bisogna capi provvisori (societa' acefale).
Nel testo spagnolo una sua parola viene tradotta dai conquistadores con il termine “vassalli”, ma e' qui probabile che gli spagnoli abbiano “proiettato” la loro struttura sociale su quella indiana. Infatti col termine tradotto “vassalli” il capo Acuera avrebbe potuto riferirsi non al vincolo feudale di servitu' e pagamento di tasse di concessione, ma al rapporto tra un Generale e i suoi colonnelli, capibanda di ogni tribu'; a questi egli chiede appunto di portare due teste di europei ogni settimana. Cosa che peraltro essi realizzano con entusiasmo uccidendo qualunque bianco si avventuri da solo o in piccolo gruppo, fuori dall’accampamento fortificato. A volte i corpi degli uccisi vengono squartati e appesi agli alberi. Altre volte in una settimana vengono uccisi 4 europei al posto di due.

Così gli spagnoli scoprono che lance Acuera, possono passare attraverso due strati di maglia di ferro.

Nella primavera del 1540 de Soto ei suoi uomini lasciarono quei territori ostili e si diressero a nord in quella che oggi e' la Georgia, dove peraltro de Soto non ebbe maggiore fortuna morendo di lì a poco probabilmente per una ferita.
Nel 1549 i domenicani cercano di costruire una missione ma vengono scacciati.
Nel 1566 Pedro Mene'ndez de Avile's, fondatore di S. Agostino, parte con una spedizione di 700 uomini ma le cose si mettono male fin dall’inizio. Una tempesta fa naufragare una nave. Parte degli uomini disertano e Avile's arriva in territorio indiano con 300 uomini. Tenta di penetrare nella nazione Acuera risalendo il fiume ma arrivato al Lake George viene bloccato dalle frecce scagliate dalla riva e da sbarramenti di tronchi.
Entra in contatto con il Calusa e cerca di prenderli con le buone.
Mene'ndez sposa la sorella di un capo Calusa che gli spagnoli chiamano Carlos, questa donna si converte al cristianesimo e prende il nome di battesimo di Doña Antonia.
Quindi Mene'ndez se ne va lasciando una guarnigione di soldati e un gesuita per aprire una missione chiamata San Antón de Carlos, vicino alla capitale Calusa. Ma iniziano azioni ostili da parte dei Calusa, i soldati spagnoli uccidono due capi Calusa (Carlos e il suo successore Felipe) ma alla fine, nel 1569, si ritirano e la missione viene abbandonata.

Per piu' di un secolo dopo l'avventura Avile's, c'e' un solo contatto di poco conto tra spagnoli e Calusa.

In aprile del 1564, la Francia lancia una campagna di conquista della Florida con verie spedizioni, un migliaio tra coloni e soldati. Spedizioni che furono guidate da Jean Ribault e Rene' Goulaine de Laudonnie're, un ugonotto francese. Jean Ribault ci narra del viaggio e realizza una famosa serie di disegni sugli indiani.
Alla foce del Ocklawaha incontrarono parecchi villaggi fortificati con mura di tronchi di palma, abitati da Acuera. Inizialmente accolti gentilmente dai nativi iniziarono poi una serie di ostilita'.
Contemporaneamente c’era pero' anche lo spagnolo Mene'ndez, che stava cercando di conquistare la Florida per conto del Re di Castiglia, forte di 800 tra soldati e coloni.

I Francesi si ritirano dalle terre indiane e in parte si trasferiscono in un loro avamposto nell’area, Fort Caroline. Gli spagnoli lo attaccano dopo una marcia di 40 miglia, mentre imperversa un uragano, e li prendono di sorpresa. Conquistato il forte massacrano 140 prigionieri, risparmiando circa 60 tra donne e bambini.

Dopo pochi giorni un altro contingente francese, guidato da Jean Ribault, viene circondato dagli spagnoli mentre sta sbarcando da una nave. Jean Ribault decide di arrendersi, facendo conto sulla clemenza degli spagnoli, ma sbaglia i suoi conti, e quasi tutti i francesi, che si dichiarano protestanti, vengono uccisi, si risparmiano solo alcuni musicisti e marinai fedele alla chiesa di Roma.
Complessivamente il tentativo di colonizzazione della Florida costa ai francesi 350 morti, compreso Jean Ribault.
Nel 1614, le forze spagnole attaccato la Calusa durante una guerra tra i Calusa e tribu' alleate degli spagnoli.
Nel 1616 gli spagnoli riescono a impiantare alcune missioni in territorio Acuera ma l’esperienza non ha successo anche se resiste fino al ad abbandonare le missioni del tutto da 1675, quando i cattolici decidono di abbandonare il progetto, anche a causa di una serie di epidemie che hanno falcidiato l apopolazione.

Nel 1680 una spedizione spagnola entra in territorio Calusa per liberare alcuni prigionieri ma viene costretta a tornare indietro. Gli spagnoli cercano aiuto dalle tribu' alleate ma queste rifiutato di unirsi a loro per paura di ritorsioni da parte del Calusa.

Nel 1697 i francescani costruiscono una missione in teritorio Calusa, ma dopo pochi mesi rinunciano.
Sono passati 184 anni dal primo tentativo di colonizzazione, il resto del continente americano, e' nelle mani degli europei, ma i territori Calusa ancora resistono.
E continuano a resistere.

Per tutto il 1700 i territori della Florida restano indipendenti anche se la penetrazione europea continua.
Ma non ci sono altri tentativi di colonizzazione diretta.

Nel 1710 Calusa, Apalachees, Timucua vengono attaccati da una prima ondata di indiani creek della tribu' muskogean che si stanziano a nord ovest della florida.

Nel 1713 un gruppo di creek della tribu' mikasuki ripopolano il territorio degli apalachees


Nel 1715 guerra tra indiani yamassee e inglesi (alleati dei creek). Dopo la sconfitta degli yamassee i creek si accoppieranno con le loro donne. Successivamente si fondranno in gran parte nella nazione seminole. Per questo i seminole hanno anche influenze yamassee.


Nel 1750 il primo nucleo di seminole e’ formato dai fuggitivi della guerra yamassee: indiani alachua, oconee e creek. Il loro leader era Ahaya piu’ conosciuto come Cowkeeper che sara’ il primo dei leader seminole.
Nel 1774 molti schiavi neri scappano dalle piantagioni e si insediano in florida. Erano ottimi guerrieri, molto intelligenti ed erano bilingui (inglese, creek. Utilissimo). Gli americani accusano gli indiani di rubargli gli schiavi. I creek senza un consenso dei seminole firmano un trattato dove attestano di restituire gli schiavi, questo inasprisce i rapporti creek-seminole

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Nel 1763 gli inglesi acquistarono la Florida dagli spagnoli che si ritirarorono sulle isole caraibiche portando con loro quasi 300 indiani probabilmente Calusa, di questi 200 morirono di lì a poco forse per denutrizione forse per le malattie. Di questa migrazione forzata restano i bacini per l’allevamento dei pesci che i Calusa costruirono.

1790 William Augustus Bowles of Maryland e’ un attore bianco che riscuote  un certo successo a Philadelphia e New York, un bianco atipico che decide di mettersi a capo degli seminole e dei creek meridionali. Proclama l'indipendenza della Nazione Muskogee che resiste per 3 anni. Poi Bowles viene catturato grazie a un tradimento. Muore nel 1805 in una prigione spagnola.


 
Le Guerre Seminole
 1812 gli inglesi finita la guerra  abbandonano un forte che diventa il quartier generale dei neri in fuga dalla schiavitu' (si chiamava prospect bluff e poi cambia nome in fort black o fort negro) (quale guerra degli inglesi? Credo sia la guerra con gli USA, prima gli inglesi hanno combattuto contro gli spagnoli, poi hanno comprato la Florida dagli spagnoli, contemporaneamente entrambi combattevano contro gli statunitensi… Va fatta una verifica comunque su questo)Gli inglesi in realta' appoggiano i neri ribelli e gli indiani donando loro armi ed equipaggiamento per aiutarli contro gli usa.
1813-14 guerra creek (guerra dei bastoni rossi) Gli americani aiutati dai cerokee e dai creek del sud muovono guerra e massacrano (non senza difficolta') i creek del nord. Questi al termine della guerra vengono scacciati dai loro territori in Alabama e fuggono in florida. Fra questi c’e' anche Osceola (9 anni)
1816 gli americani attaccano fort negro dal mare e lo prendono. (una palla di cannone centra la polveriera del forte e l’esplosione si sente a 160 km di distanza!! Fonte wikipedia)
1816 scoppio prima guerra seminole (i seminole corrono in aiuto dei neri e vogliono contrastare l’egemonia statunitense che sta rubando loro le terre, come era gia' successo in Alabama)
1817- 21 marzo il generale Jackson attacca di Folwton (importante villaggio seminole) muoiono 4 uomini e due donne, i seminole si rifugiano nelle foreste e comincia la strategia della guerriglia.
1818 Jackson compie razzie in tutto il nord della florida attaccando numerosi dei vollaggi seminole piu' grandi.
1818 6 aprile il comandante Jackson entra a S. Marks (posseidimento spagnolo)
1818 fine prima guerra seminole (gli indiani si rifugiano nella boscaglia e nella paludi)
1826-28 (data non precisa) Osceola sposa Che co la (rugiada del mattino).
1832-1833 alcune tribu' seminole accettano il trasferimento in “riserve” (fra Texsas e Kansas) Ci sono dettagli sulviaggio? E’ lo stesso durante il quale muoiono un terzo degliindiani? Nei testi che ho letto c’e' un po’ di confusione.
1834 Osceola sposa la sua seconda moglie
1835 28 dicembre scoppio seconda guerra seminole (alcuni gruppi seminole non accettano la deportazione e riprendono le armi. La causa scatenante e' l’assassinio da parte di Osceola e di un gruppetto di guerrieri del generale Tompson (che era responsabile di aver rapito e venduta come schiava la figlia (ho letto sorella o moglie bisogna trovare una fonte attendibile) di Osceola.
1837 Il generale Jesup prende d’assalto il quartiere generale di Osceola e fa prigionieri 55 uomini fra neri e seminoles ma Osceola si salva.
1837 6 marzo firma trattato che garantisce ai seminole il “possesso” degli schiavi neri
1837 Jesup prende in ostaggio il padre e il fratello di Gatto Selvaggio (capo guerra seminole con Osceola) e fa promettere a Gattoselvaggio di convincere i seminole recarsi a un incontro diplomatico
QUI VERSIONE DIVERSA DEL RUOLO DI WILD CAT
selvatico, nato Coacoochee o Cowacoochee (c. 1810-1857), fu uno dei principali Seminole capo durante le fasi successive della seconda guerra Seminole , nonche' nipote di Micanopy .
Wild Cat e' nato a re Filippo (o Ee-mat-la) in Yulaka , un villaggio lungo il Seminole St. Johns River , nel nord della Florida intorno a 1810. Wild Cat puo' avere avuto una sorella gemella morta alla nascita e, essendo nato un gemello, e' stato considerato dalla tribu' come particolarmente dotati. Mentre le tensioni montate tra Seminoles e coloni locali a seguito dell'acquisto della Florida da parte degli Stati Uniti nel 1821, le tribu' Seminole favorito la fuga degli schiavi nella vicina Georgia in risposta a sconfinare coloni che vi si stabilirono sulle coste della Florida precedentemente occupato da Seminoles.
All'inizio della seconda guerra Seminole , gli anni Wild Cat diciannove assunto un rilievo capo di una banda di Seminole e Seminole Black padre fino a quando la sua cattura e la detenzione a Fort Marion nel 1837. Anche se alcuni dei Seminole Black era fuggito in Florida, per fuggire la schiavitu', la maggior parte dei Black Seminole erano discendenti dei Seminole libero nero che aveva vissuto in Florida per piu' di un secolo.
Nel mese di ottobre 1837, Wild Cat comparso prima che le forze americane in un copricapo cerimoniale pace sostenendo di essere un emissario di Osceola e, dopo trattative con il colonnello Thomas S. Jesup , le autorita' americane hanno deciso di colloqui di pace. Tuttavia, dopo l'arrivo dei Seminole, Jesup ordinato il loro arresto. Durante la prigionia a Fort Marion , il gatto selvatico si sottrarrebbe con diciannove Seminole altri, riferito a digiuno per sei giorni prima che fossero in grado di scivolare attraverso le sbarre della loro cella e cadere nel fossato sul lato esterno della fortezza.
Con l'arresto di Osceola, il gatto selvatico e' emerso come il comandante principale della guerra in lotta con Alligator e Arpeika contro il colonnello Zachary Taylor al inconcludente battaglia del Lago Okeechobee il 25 Dicembre 1837 prima di ritirarsi a Everglades . Nel 1841, solo due anni dopo la morte del padre durante il trasporto al Territorio Indiano, il gatto selvatico ha accettato di incontrare le autorita' americane per i negoziati di pace. Dopo aver negoziato con il tenente William T. Sherman a Indian River posto di Fort Pierce , il gatto selvatico accettato di essere trasportati a Fort Gibson in territorio indiano di Oklahoma con i suoi restanti duecento seguaci. Crescere in depressione la sua resa forzata, si diceva che hanno dichiarato, "Sono stato nella speranza che sarebbe stato ucciso in battaglia, ma un proiettile mi ha mai raggiunto". '
In viaggio verso Washington, DC con Alligator come parte di una delegazione Seminole nel 1843, il gatto selvatico non e' riuscito a ottenere aiuti finanziari per i Seminole come la tribu' subito una serie di alluvioni e incursioni da cale vicine (cattura neri liberi e gli indiani e vendendoli a sud slave titolari). Questo devastato i Seminole nero e indiano. Condizioni continuato a peggiorare fino al 1849 quando Gatto selvatico lasciato la prenotazione con circa un centinaio di seguaci, composto da Seminole Seminole e nero, che comprendeva alcuni ex-schiavi, e fuggì in Texas. Affiancati da circa un migliaio di Kickapoos , Cat's band Wild fine sono stati in grado di stabilire una nuova comunita' in Messico dove il governo aggiudicato la tribu' un appezzamento di terreno in riconoscimento per il loro servizio nei confronti di Apache e Comanche predoni. Guadagnare una commissione del colonnello nell'esercito messicano, il gatto selvatico che vive con i Seminole fino alla sua morte di vaiolo a Alto, in Messico nel 1857. Gli succedette il figlio Gato Chiquito o giovane gatto selvatico.
CITAZIONE: "Parlo per me, perche' io sono libero. Ciascuno di noi parla per se' solo. Siamo un coro di voci che si offusca la vostra bugie". (trad google: "Parlo per me, perche' io sono libero. Ciascuno degli altri anche parlano da soli. Siamo un coro di voci che si offuschi la vostra bugie".)
 
1837 21 ottobre Osceola si reca all’incontro diplomatico e viene fatto prigioniero.
1838 30 gennaio Osceola muore in carcere vicino alle due moglie ai 4 (?) figli, e a un medico europeo. Si fa vestire da capo, con il suo coltello rituale e poi muore rifiutando le cure del medico che vuole operare un salasso (ha la tonsillite).
1839 Billy gambe storte diventa leader capo per diritto di nascita
1842 fine seconda guerra seminole
 
1855-1858 Terza guerra Seminole       
Ma nelle paludi ancora resistono alcune centinaia di irriducibili. Seguono decenni di relativa calma, disseminati di omicidi e piccoli scontri a fuoco. Poi agli inizi del 1900 si arriva a un complesso processo di pace. E alla firma di un trattato di pace che riconosce ai Seminole lo status di nazione che non si e' mai arresa.
Seguono anni di miseria e crisi per i pochi superstiti abbandonai a se' stessi in una condizione di totale emarginazione, senza scuole, senza assistenza medica, senza infrastrutture di nessun tipo.

Poi intorno al 1950 inizia la rinascita guidata da una donna, Mae Tiger, una meticcia con padre bianco. E’ un’adolescente quando un’amichetta nera le mostra un fumetto e lei scopre che e' possibile scrivere i suoni che emette la voce. Affascinata da questa idea vuole andare a scuola, vuole imparare a leggere e scrivere. Convince la madre, una sciamana, che la porta nella scuola per neri. Ma lì non accettano i seminole.
Allora lei lascia la famiglia e va a studiare in un altro stato americano, in una delle poche scuole per indiani. E torna dopo anni infermiera. Lancia una sorta di rivoluzione culturale e economica e diventa Presidente dell’autocostituito governo della Nazione Seminole. 

Il riscatto
Negli anni ’70 un altro meticcio, figlioccio della Tiger, James Billie, torna dal Vietnam dove ha fatto parte delle forze speciali, militando in una compagnia tutta di seminole che combatteva nelle paludi, dietro le linee Viet Cong.
Billie al suo ritorno dalla guerra trova una situazione disastrosa: i trafficanti di droga hanno iniziato a usare le terre seminole come base dei loro commerci: arrivano aerei dal Messico atterrano su piste clandestine, trasbordano la merce su motoscafi e furgoni blindati, le truppe del narcotraffico bivaccano sulle terre sacre degli antenati e vendono droga ai giovani indiani.
Allora Billie riorganizza la compagnia di marines con la quale ha combattuto in Vietnam, arruola qualche cacciatore esperto e una notte attaccano in massa i narcotrafficanti, li cacciano e sequestrano loro armi aerei, motoscafi auto e blindati.
E creano la Polizia Seminole. Lo Stato della Florida non e' d’accordo.
Billie tira fuori il trattato di pace stipulato 70 anni prima dove c’e' scritto che i seminole non sono soggetti alle leggi statali perche' sono una nazione indipendente.
Vincono una causa legale e il giorno dopo hanno l’idea di aprire una serie di sale di Bingo che negli stati dove hanno i loro territori sono vietati. Poi si mettono anche a produrre sigarette. Poi diventano proprietari di un terzo di Las Vegas e della catena degli Hard Roch Caffe'.
Sono 3.000 e sono multo ricchi. E pagano a tutti i bambini gli studi fino all’universita'.
E’ o non e' una storia che va raccontata?

Storie dentro queste storie
Naufragi


Quando nel maggio 1513, Juan Ponce de León sbarco' in Florida incontro', come abbiamo detto, un nativo che parlava spagnolo.
Da chi aveva imparato quella lingua straniera?
Ci sono notizie sporadiche e confuse, semplici accenni, ad alcuni gruppi di spagnoli che si erano dati a incursioni di rapina lungo la costa della Florida. Evidentemente alcuni di questi briganti furono catturai dai nativi. Abbiamo anche notizia di qualche naufragio e sappiamo che alcuni scampati all’affondamento delle loro navi sono sopravvissuti. Alcuni restarono anni a vivere con gli “indiani”.
Dai racconti di alcuni di essi, come Cabeza de Vaca sappiamo che alcune tribu', e tra queste molto probabilmente i Calusa, praticavano l’ospitalita' sessuale. Questo e' un tratto comune di tutte le culture che mantengono tratti matriarcali. Si considerava infatti che lo straniero fosse portatore di seme nuovo, empiricamente si era capito che il meticciato rafforza le differenze genetiche ed e' un fatore positivo: i figli nascono piu' belli e sani. Quindi offrire a uno straniero di far l’amore con tutte le donne in eta' di marito era considerato interesse primario della tribu'. Di questo costume ci racconta Erodoto che lo incontra a Babilonia e ne narrano gli esploratori che visitano gli Inuit dell’estremo nord.
E’ quindi credibile il racconto di Cabeza de Vaca e quello di Hernando de Escalante Fontaneda, che vengono accolti benignamente da tribu' nelle quali le donne hanno un grande peso.
Se a questa grande ospitalita' aggiungiamo che si tratta di popolazioni piuttosto evolute, con conoscienze di astronomia, matematica e medicina e che sono di aspetto estremamente gradevole possiamo ben capire che alcuni dei primi visitatori siano restati ammaliati da questi popoli.
Nello stesso periodo i cattolici avevano imposto in Spagna, Francia e in Italia il divieto di lavarsi piu' di due volte l’anno. Chiaramente le persone puzzavano in modo spaventoso ed erano coperte di pulci, piattole e pidocchi. Inoltre le donne erano per lo piu' segregate in casa a tessere, erano spesso rachitiche, mangiavano poco e male, avevano sovente varie ulcerazioni sulla pelle, denti guasti e altri segni di cattiva salute.
Non potevano reggere il confronto con le donne della Florida, che vivevano all’aria aperta, avevano una dieta ricca, muovevano il corpo, si lavavano e si profumavano.

Fontaneda ci dice che essi sono una “razza di uomini e donne molto alti, graziosi e ben proporzionati”.

Jean Ribault che partecipo' al disastroso tentativo di colonizzazione della Florida da parte francese descrive gli Acuera come "splendidi esemplari fisici" e resta stupito per il modo efficiente con il quale praticano l’agricoltura e organizzano i campi coltivati.

E se si considera che non si trattava per nulla di selvaggi ma di una societa' ordinata e disciplinata, possiamo ben capire che i primi viaggiatori ebbero un certo shok psicologico nel contatto con queste genti che per molti versi erano per cultura, senso della vita e umanita' superiori a quelle europee.

Abbiamo l’esempio di Gonzalo Guerrero, che dopo un naufragio si ritrova in mezzo ai Maya e decide di passare dalla loro parte, diventando consigliere militare. E cerca di permettere loro di resistere agli spagnoli. Gonzalo morira' in battaglia alla testa dei guerrieri Maya ed e' considerato oggi un eroe messicano.
Evidentemente ci furono altri naufraghi o esploratori sconosciuti che ripararono presso i nativi della Florida prima del 1513, e insegnarono lo spagnolo ma non solo. Gli indiani della Florida sono allertati: non si fanno incantare dalle promesse di pace, non credono agli europei, non si spaventano di fronte ai cavalli e agli scoppi dei fucili come accade agli Atzechi o ai Maya e si dimostrano subito in grado di adattare le loro tattiche militari ai nuovi nemici. Questo e' l’elemento piu' interessante.
Ci troviamo di fronte a civilta' basate sulla pesca, che dimostrano un’elasticita' mentale molto piu' grande sia dei cacciatori nomadi delle grandi pianure (Apaches, Sioux…) che dei sudditi dei grandi imperi schiavisti del Centro e del Sud America.
Gli Apaches all’inzio degli scontri con gli europei restano fedeli alle loro onorevoli regole belliche e prima di uccidere un nemico vogliono toccarlo con un bastone. I Maya si schierano in formazione da battaglia, con modalita' poco diverse da un esercito dell’antica grecia. I nativi della Florida se ne fregano di questi formalismi, abbandonano le consuetudini e si chiedono come possono vincere i bianchi. Mirano al risultato, hanno una cultura aperta, non gerarchizzata proprio perche' si tratta di culture acefale, senza un capo.
La loro flessibilita' mentale, tipica di una cultura libertaria, non gerachica, sprovvista di un comando centralizzato e' la chiave della loro incredibile capacita' di resistere.
E non si tratta di un caso isolato, anche in Africa le societa' acefale semi matriarcali sono le uniche che riescono a contrastare militarmente le ondate dei razziatori di schiavi, ottendo spesso vittorie schiaccianti oppure riuscendo a organizzare fughe di massa in territori impenetrabili (vedi Schiave Ribelli di Jacopo Fo e Laura Maluccelli. Edizioni Nuovi Mondi.).
Anche sul piano linguistico sono restate tracce di questa capacita' dei Seminole di praticare alleanze con altre tribu' e gruppi e il meticciato. Oggi in Florida i nativi parlano due idiomi: Hitchiti e Muskogee che nonostante siano lingue dello stesso ceppo sono totalmente differenti l’ua dall’altra.

Alcuni bianchi dispersi
Álvar Núñez Cabeza de Vaca, Andre's Dorantes e Alonso del Castillo Maldonado e lo schiavo di Dorante, Estevan, di origini marocchine, sono gli unici 4 sopravvissuti del naufragio di una delle navi della spedizione del 1527 di Pánfilo de Narváez. Quest'ultimo sara' l'unico che riuscira' ad interagire con le tribu' native facendo da intermediario fra i due mondi.
Alla fine riescono ad escogitare una fuga e partono verso ovest e arrivano in una colonia spagnola dopo 8 anni di perigrinazioni.
Il gruppo attraverso' l’odierna parte sudest dell’Arizona, il Deserto di Sonora e raggiunse la regione di Sinaloa nella Nuova Spagna (l’odierno Messico) nel 1535.
Hernando de Escalante Fontaneda fece naufragio sulla costa orientale della Florida, probabilmente nelle Keys, circa 1550, quando aveva tredici anni.
Fontaneda racconta che presso gli Ais incontra due superstiti del naufragio della Howker Anton Granado e il capitano Juan Cristobal.
Sterminio

Non furono i moschetti europei a sterminare quasi completamente i nativi della Florida ,a le malattie portate dai bianchi e usate a volte come arma datteriologica.
Abbiamo notizie confuse su terribili epidemie di influenza, morbillo e vaiolo che devastarono ampie aree dell’America fin dal 1500.
Ma sappiamo anche che nel 1763 il generale Jeffrey Amherst, comandante in capo delle forze britanniche in Nord America fece, distribuire nei villaggi indiani coperte appartenute a coloni bianchi deceduti a causa del vaiolo. In breve tempo la malattia fece strage tra i Delaware, i Mingo e gli Shawnee, bloccando la ribellione capitanata dal famoso Pontiac.
Nel sud, il vaiolo distrusse, nel 1738, meta' dell’intera nazione Cherokee.

L’ospitalita' come arma da guerra
I Seminole non vengono mai piegati ma non sono guerrieri come gli Apache o i Siux. Sono pacifici pescatori e contadini con una cultura fortemente matriarcale e sono convinti che gli stranieri sono preziosi perche' portano nuove idee e soprattutto figli piu' forti se fanno l’amore con le loro donne. Hanno il culto dell’ospitalita' sessuale, qualche cosa di simile a quel che ci racconta il greco Erodoto, cronista del 400 aC. quando resta sconvolto visitando Babilonia e scoprendo che le donne prima di potersi sposare devono assolutamente far l’amore con uno straniero presso il tempio della Dea Madre anche le regine. Così i Calusa, dai quali i Seminole discendono, accolgono naufraghi, schiavi neri fuggiti, indiani sconfitti e si fanno raccontare tutto.
Quando arriva il primo esercito spagnolo sanno gia' dei fucili e dei cavalli e non si spaventano. E sanno anche che gli spagnoli sono bugiardi e non credono alle loro promesse di pace. E’ la storia che mio padre ha raccontato in “Joan Padan alla descoverta delle Americhe”.
La resistenza di questi indiani della Florida tiene testa a tutte le spedizioni successive, fino a quando il re di Spagna, stanco di perdere navi e soldati in quelle imprese disastrose vieta la colonizzazione della Florida perche' abitata da mostri. E per piu' di 150 anni i bianchi rinunciano a conquistare i territori restati indiani. Un fatto incredibile, unico. Che sarebbe degno di comparire sui libri di storia e che invece e' quasi completamente sconosciuto.

Attori e buffoni, bianchi e neri
I tantativi di togliere a questi nativi i loro territori riprendono con veemenza intorno al 1780. I nord americani schiavisti non sopportano piu' che centinaia di neri possano scappare dalle piantagioni e trovare rifugio presso i seminole, dove costruiscono villaggi di Marrones (schiavi fuggiti). Ordinano quindi che gli schiavi vengano restituiti e i seminole rispondono: “Veniteveli a prendere!”.
I seminole che non sono una vera e propria tribu' ma una fusione tra i gruppi di indiani che resistono in Florida fin dal 1500 e altri che sono giunti lì fuggendo da altri territori invasi dagli europei, non hanno ne' re ne' capi, scelgono democraticamente ogni volta chi li comandera' in guerra. Hanno quindi Capi di Battaglia che discendono da antiche famiglie Calusa o Creek e leader meticci, mulatti, neri e ci sono con loro alcuni bianchi rinnegati.
Tra questi William Augustus Bowles un ex soldato anglo danese che prima diventa attore e poi capo indiano che guida la resistenza contro gli spagnoli. Nel 1790 proclama l’indipendenza della nazione Muskogee nella quale raccoglie decine di tribu' indiane, alcune migliaia di schiavi ribelli, e parecchi europei convertiti. Con un esercito incredibile e 3 navi sbaraglia gli spagnoli e poi dichiara guerra agli Usa e resiste 3 anni prima di venire catturato grazie a un tradimento.
E c’e' la storia di una specie di Arlecchino nero, che nel 1800 diventa famoso perche' con la sua parlantina riesce a truffare i bianchi, vendendo a un generale per 30 volte le stesse 2 tartarughe che poi ogni sera gli rubava. Questo nero, John Horse, e' un pazzo scatenato che organizza comizi-spettacolo clandestini dentro le piantagioni per convincere gli schiavi a ribellarsi, organizza così un battaglione di 300 neri e attacca gli europei, ma siccome i suoi soldati sono terrorizzati si mette a fare il buffone saltanto e ballando e mostrando il deretano ai soldati bianchi che incredibilmente continuano a sparare senza colpirlo. E lui insulta i nemici e insulta i suoi fratelli neri: “Siete dei vigliacchi! Meritate la schiavitu'!” fino a quando questi non escono dai ripari e si buttano nella battaglia vincendola.
Vengono combattute tre Guerre Seminole, piene di massacri, tradimenti, deportazioni di massa. Un Vietnam che dura in vario modo dal 1780 al 1860 quando ancora poche centinaia di indiani e marrones resistono asserragliati nelle immense paludi della Florida. Un’impresa militare che costa agli Stati Uniti piu' di 40 milioni di dollari, una cifra enorme a quei tempi, e migliaia di morti. In assoluto la guerra indiana piu' costosa in termini di denaro e caduti.

Iniziai a occuparmi dei Seminole una decina di anni fa, raccogliendo materiali trovati a fatica. Da otto mesi stiamo conducendo una ricerca storica collettiva sul web su questo popolo straordinario che ha saputo resistere. Inizialmente per scrivere un romanzo a piu' mani. Via via che le informazioni si accumulavano abbiamo scoperto talmente tanti avvenimenti incredibili che abbiamo mandato due ricercatrici, Vania di Febo e Claudia Rordof, in missione in Florida a intervistare storici e esponenti della societa' seminole. E poi abbiamo deciso di proporre ad un gruppo di grandi professionisti della narrazione di unirci e realizzare un’opera multimediale che racconti questi 500 anni di resistenza al colonialismo.
Dall’11 e il 14 novembre ci incontreremo a Alcatraz insieme Dario, Franca, Stefano Benni, Nando Citarella, Toni Esposito, Sergio Laccone, i Modena City Ramblers, i South Sound System, Imad Zebala, con Milo Manara in collegamento dal Brasile.
Tutti insieme per narrare con teatro, musica, e fumetti una storia che alla fine era proprio giusto raccontare, per rendere onore all’indomabilita' di queste genti e anche per trarne una lezione. E lo faremo continuando a coinvolgere, anche in diretta video web chi vorra' partecipare a questo happening.

Se ti interessa saperne di piu':

Storia John Horse e altri link
http://www.jacopofo.com/seminole_racconto_jonh_horse_guera_black_marrones

Se vuoi collaborare a questo collettivo di lavoro scrivi a info@alcatraz.it

 

Alcatraz è diventata un centro di produzione di arte e spettacolo

(e se tutto va bene potrai venirci gratis!)

Libera Università di Alcatraz

È successo senza che ce ne accorgessimo: ormai l’attività di produzione di spettacoli, libri, tv e sconvolgenti opere d’arte ha superato la nostra storica occupazione, quella di far corsi di formazione.
Quindi se vieni ad Alcatraz, oltre al buon cibo, alla natura, ai massaggi e ai corsi, avrai la possibilità di dare il tuo contributo a un colossale sforzo creativo.
Tutto è cominciato con il festival di musica di Imad Zebala, che ha messo insieme suonatori, cantanti, ballerini, attori e scrittori creando sinergie a cascata. Sono nati così lo spettacolo di Stefano Benni e Mesolella, lo spettacolo sui Seminole che debutterà nel 2013 con Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo, Paolo Rossi, Mario Pirovano, Sud Sound System, Modena City Ramblers, Banda Bardò e Sergio Laccone e l’happening che ha visto molti gruppi musicali cantare con Dario le sue canzoni degli anni ’60 (ne faremo un dvd).
Ma poi ci abbiamo preso gusto. Stiamo realizzando una nuova ricerca storica che diventerà anch’essa uno spettacolo, e stiamo lavorando a una storia del mondo cantata e recitata insieme ai Enrico e Finaz dei Bandabardò. I nostri agenti stanno poi proponendo in giro una strabiliante trasmissione televisiva: “Le bugie hanno le gambe corte e le lingue biforcute” che tratta di controinformazione storica, scientifica, umana ed ecologica. Abbiamo poi presentato parecchie domande all’Unione Europea per produrre spettacoli e film.
Se qualche cosa va in porto potremo tenere aperta Alcatraz per alcuni mesi all’anno GRATIS: vieni, partecipi ai laboratori, non paghi e anzi, se il tuo prodotto vale, quando vai a casa ti paghiamo!
Sarebbe bello o no? Tieni le dita incrociate!

 

Dario Fo in the story of John Horse, a black Seminole indian

Hollywood films on american indians always tell us of indians been defeated. In this video Dario Fo tell us a different story never been told before. The story is the one about the epic John Horse, who fought against the American troops during the second Seminole war (1835-1842). Dubbing Mario Pirovano.

 

Hai amici anglofoni? Segnala loro questo video, grazie!

Storie incredibili

William Augustus Bowles

Un attore capo indiano

Mi sono letto tutta la ricerca su Bowles realizzata dal prode Massimo Capotorto (stiamo proseguendo con la ricerca sui Seminole) e vedendo questi fatti tutti in fila mi è sembrato veramente incredibile che un uomo abbia potuto affrontare tanti ostacoli e perseguire obiettivi tanto ambiziosi….
Se la depressione ti attanaglia, se ti senti preda della delusione, la vita di William Augustus Bowles, può regalarti un po’ di ottimismo e di speranza, dentro ognuno di noi c’è una forza immensa...
La sua storia potrebbe servire come unità di misura delle potenzialità umane.
Bowles nasce nel 1763 nel Maryland, America.
Suo padre è un funzionario inglese che viene malmenato dagli indipendentisti americani e lui nel 1777, forse animato da sentimenti di vendetta, si arruola nell’esercito inglese.
E' un tipo strano, nonostante abbia circa 15 anni è un appassionato di letteratura, filosofia, musica, pittura e scienze. Un ragazzo di grande cultura che mal si adatta alla burocrazia militare e sfrutta tutte le occasioni per fare altro. Durante una sosta forzata della sua unità a Baltimora, durata quasi un anno, si sperimenta anche come attore scoprendo grandi doti di comunicazione.
Poi parte con l’esercito verso la Florida. Durante il viaggio insulta un ufficiale, nel processo che ne segue riesce a difendersi talmente bene che evita una dura pena, viene però espulso dalle Forze Armate della Corona. 
Si trova così a Pensacola, ultimo avamposto bianco al confine con i territori delle indomabili tribù dei Creek e dei Seminole.
Si unisce a una banda di cacciatori Creek e vive con loro due anni, sposa due figlie di capi e impara tre lingue indiane, dimostrando una grande capacità linguistica. E diventa, grazie alla sua oratoria travolgente, un capo influente tanto da convincere alcune centinaia di Creek a combattere in difesa degli inglesi contro gli spagnoli.
Gli spagnoli sbaragliano gli inglesi ma Bowles acquisisce grande stima presso la Corona d’Inghilterra e viene ricompensato con un terreno alle Bahamas.
Passa i successivi mesi a creare una rete di relazioni con commercianti inglesi interessati ad acquistare pelli della Florida.
Va a New York dove per mantenersi recita drammi e commedie, interpretando anche ruoli femminili e riscuotendo un certo successo. E poi arrotonda le sue entrate realizzando ritratti.
Nel 1778 torna in Florida con una nave carica di doni e di manufatti, forniti dai mercanti di Nassau, che offre come anticipo sull’acquisto delle pelli dalle tribù indiane.
Probabilmente a questo punto inizia a delinearsi nella sua mente un progetto a dir poco ambizioso: far nascere uno stato indiano, con tanto di bandiera nazionale. Affronta il progetto in modo molto realistico, cercando alleanze politiche (a un certo punto si reca di nuovo a New York e poi a Londra con una delegazione di capi indiani) e commerciali.
Parallelamente consolida la sua credibilità presso gli indiani dimostrando che unendosi possono ottenere grandi vantaggi materiali. Tenta addirittura di costruire una grande alleanza con altre tribù che si trovano a migliaia di chilometri più a nord della Florida.
Non sappiamo fino a che punto gli stesse a cuore la difesa degli indiani e fino a che punto mirasse al proprio tornaconto personale. Fattostà che il suo tentativo di creare una nazione indiana va avanti. In capo a qualche anno arriva alla proclamazione della nazione Muskogee che raccoglie 50 tribù Creek, Seminole e di altre etnie.
I Seminole sono una tribù molto ospitale e presso di loro da sempre hanno trovato rifugio i neri che fuggivano dalla schiavitù. Quando viene proclamata la nazione Muskogee sono già centinaia i neri che vivono con gli indiani.
Per aumentare la popolazione dello Stato, e trovare altri soldati per difenderlo, Bowles incentiva le fughe degli schiavi neri dalle piantagioni, a volte attaccandole, depredandole, e liberando i neri con la forza.
E arruola nel suo esercito anche molti bianchi. Altri impiantano attività commerciali.
Nel 1792 viene catturato dagli spagnoli e deportato prima in Spagna e poi addirittura nelle Filippine, quindi, nel 1797, cinque anni dopo la sua cattura, gli spagnoli decidono, di fargli cambiare ancora il luogo di detenzione. Si forma un convoglio diretto in Europa con una nave spagnola scortata da due navi francesi. Lo caricano su una di queste.
Dopo aver fatto tappa nella Sierra Leone e a Londra ritorna in Florida dove continua a guidare la Nazione Muskogee con la carica di Direttore Generale.
 
Bowles riesce a destreggiarsi per anni tra spagnoli, inglesi e nord americani, commerciando, stringendo alleanze, combattendo. Secondo alcune fonti arriva a dichiarare guerra prima alla Spagna e poi agli Stati Uniti.

La nazione Muskogee esce dall’immagine consueta delle guerre indiane.
Innanzi tutto l’esercito dei nativi è dotato di artiglieria mobile, trainata da cavalli.
E il villaggio che funge da capitale è difeso da contrafforti e cannoni.
E poi hanno una flotta che arriva a possedere 16 navi, dedite per lo più ad attaccare i vascelli spagnoli carichi di merci. Si tratta sicuramente di una delle più grandi flotte di pirati che si sia mai vista. Ed era amministrata in modo molto efficiente: i due terzi del bottino andavano al capitano della nave e alla ciurma, un terzo andava alla nazione Muskogee e veniva distribuito alle tribù che garantivano la difesa via terra del porto e dei magazzini, con il supporto delle unità di schiavi neri fuggiti che arrivano a costruire villaggi autonomi.

Ma Bowles si dedica anche a costruire un porto con magazzini per ammassare le merci “sequestrate” agli spagnoli. Decide poi di aprire una tipografia per stampare un giornale e i testi delle leggi del nuovo Stato. E fonda anche una scuola e un’università, che anche se non durarono a lungo e furono poco più di un abbozzo, mostrano il suo desiderio di costruire qualche cosa di più di una repubblica di pirati.
Alla fine, nel 1803, viene catturato dagli spagnoli.
Pare che ciò sia avvenuto all’indomani di un grande raduno Muskogee durante il quale Bowles viene proclamato re.
Il giorno dopo una banda di guerrieri lo cattura e lo consegna ai bianchi.
Forse se non avesse perso la testa con questa storia di essere re, la storia avrebbe seguito un’altra via… Questi indiani della Florida sono molto permalosi e gelosi della loro autonomia… Un Direttore generale potevano accettarlo… Un re proprio no…
Durante il viaggio di trasferimento verso Cuba riesce ancora una volta a fuggire rubando una canoa, ma viene riacciuffato. Morirà in carcere nel dicembre 1805, forse avvelenato.

Il bilancio dell’incredibile vita di Bowles è sicuramente un grande contributo alla coscienza indiana dei diritti delle tribù native e della loro forza.
La Florida era già terra di guerrieri indomabili, che resistono all’avanzata dei bianchi fin dal 1500 (vedi “Joan Padan a la descoverta delle Americhe”) quindi l’azione di Bowles si innesta su un terreno fertile. E’ un fatto che anche dopo la sua morte, Seminole e Creek continuano la loro lotta e i Seminole riescono a resistere a svariate guerre che durano per decenni, fin oltre la metà del 1800, senza che si arrivi mai alla loro resa.
Se vuoi saperne di più clicca qui

Un altro contributo, curioso, alla storia degli indiani della Florida fu la passione per i vestiti più assurdi. Bowles, forse perché attore e pittore, aveva un gusto particolare per l’abbigliamento, e mischiava capi di vestiario occidentali ad altri che parevano piuttosto costumi di scena per drammi cinquecenteschi. Questo suo modo di vestire pittoresco contagiò i nativi che divennero famosi per l’andare in battaglia vestiti con i mix più improbabili. Una gonna bianca a pois rossi, una giacca da ufficiale spagnolo, una sciarpa, un turbante, un mantello di pelliccia… Arrivarono a costruire enormi cappelli cubici, simili a grosse scatole di biscotti, rivestiti di tessuti morbidi… Decenni dopo raggiunsero l’apoteosi quando un banda Seminole capeggiata da Wild Cat (Gatto Selvaggio) catturò un carro di costumi teatrali.
Wild Cat iniziò a vestirsi come Amleto...

 

Happenig Seminole ed elezioni. La situazione politica, le elezioni e l'arte della trattativa e del combattimento Seminole

Jacopo Fo Indomiti SeminoleI Seminole hanno resistito 500 anni perche' non hanno mai smesso di lottare e di trattare. Le due cose contemporaneamente. Ecco perche' ci siamo messi a raccontare la storia Seminole.
Se vogliamo uscire dal pantano tocca essere disposti a combattere fino in fondo e mediare.

Stamattina mi sono svegliato storto, anzi molto storto. Ieri abbiamo avuto una serie di problemi tecnici. E poi c'era la tensione del momento fatidico. Si', perche' non e' che il solo fatto di mettere insieme 18 attori, cantanti, musicisti, scrittori, ballerini e fumettari basti per far uscire qualche cosa di buono. Non e' automatico. Puo' quagliare o non quagliare, dipende dal caso, dalla fortuna, da quel che hai mangiato. E ovviamente io stavo molto in tensione. Su questa storia abbiamo messo 8 mesi di lavoro nel collettivo web sul mio blog “privato” (http://www.jacopofo.com/facciamo-un-romanzo-collettivo).
Quello che e' successo oggi e' stato grande. Mio padre che improvvisava insieme a grandissimi cantori, Sergio Laccone, i Modena City Ramblers, i Sud Sound System, Imad Zebala. E abbiamo trasmesso in diretta la nascita di un paio di canzoni improvvisate con dei livelli musicali altissimi. Raro che si riesca a registrare il momento della nascita di un pezzo. Generalmente questo la gente non lo vede, al pubblico arriva il pezzo finito. Ma io credo che far vedere questa fase del lavoro creativo sia importantissimo, sia una lezione fenomenale e rara.
Al di la' della produzione di un dvd dello show, che e' lo scopo del lavoro, questa parte, questo mostrare il vivo della pratica creativa, era per me l’obiettivo fondamentale. E lo abbiamo centrato al 100%. Abbiamo immortalato un momento magico, lo abbiamo pure vissuto con grande emozione. (E poi ho avuto una grande emozione a sentire mia madre recitare magistralmente un pezzo scritto da me...)

Cosa c’entra questo con la situazione politica e le elezioni?
Tantissimo, e cerco di spiegare il perche'.
Questa iniziativa sui Seminole mi ha fornito un quadro che reputo molto realistico della situazione del movimento progressista oggi: la maggioranza della gente e' scoglionata. Scoglionata a un punto tale che anche se organizzi un evento veramente di grandissimo livello non ci crede, si sta occupando d’altro. Intendiamoci, il nostro obiettivo non era fare grandi numeri. Quelli li faremo quando quel che abbiamo fatto andra' in televisione. Non quella italiana che da tempo rifiuta di trasmettere qualunque cosa realizzata da Franca e Dario, questo prodotto e' destinato a paesi civili dove ci sono tv che fanno cultura, andremo in onda nei paesi scandinavi, in Francia e in Canada… Ma comunque mi ha sinceramente stupito il poco interesse che un evento cosi' potente ha trovato nella stampa nazionale, solo il Fatto Quotidiano ci ha dato lo spazio per parlarne. E mi ha stupito ancor di piu' che poche migliaia di persone siano interessate a quel che stiamo realizzando.
La situazione era ben diversa qualche anno fa. Quando mandammo in onda “Ubu Bas va alla guerra” fu visto da 2 milioni di persone. 150 mila solo sul web, su Virgilio, durante la diretta.
Certo c’era la grande emotivita' dell’inizio della guerra in Iraq e ci fu una mobilitazione di migliaia di siti web e singoli che si scatenarono a scrivere mail a chiunque conoscessero. Per questa iniziativa ci hanno linkato 400 siti circa, che non e' certo poco, ma rispetto a Ubu c’e' un baratro.
Stamattina ho passato un’ora al telefono con Michele Dotti, che insieme a Marco Boschini si sta impegnando allo stremo per cercare di organizzare una consociazione di associazioni della societa' civile, per fare una lista alla francese, di grande unita' ecologista. Ecologie Europeenne ha preso alle ultime elezioni il 16% dei voti, e qualche cosa di simile e' accaduto in Germania e altri Paesi…
In Italia pare impossibile riuscire a mettere insieme un fronte di volonterosi.
Ancora prima di iniziare c’e' chi chiede di tirar fuori distinguo, linee di confine, tabu' e dogmi. E la cosa e' in salita…
Oltretutto, sfoderando la proverbiale rissosita' italica, gia' c’e' chi accusa Marco e Michele di essere due furbastri con chissa' quale obiettivo recondito… Forse vogliono solo farsi eleggere…
Ma cavolo, sono due ragazzi che da sempre si fanno in quattro per missioni in Africa, iniziative ecologiche, comuni virtuosi, eccetera… Ma io li benedico se hanno ancora la voglia di provare a far politica in modo corretto… Ma la nevrosi pessimista vuole le sue vittime da sacrificare sull’altare del nichilismo, dello sfascismo.
Ora, porca patata zozza, mi chiedo: ma la vediamo la situazione in Italia?
I dogmatici dovrebbero chiedersi: cosa succedera'?
Cioe' cavolo, crolla Pompei, intere regioni sono sott’acqua, e' uno scenario da caduta dell’impero romano!
Io vedo che se va su di nuovo Berlusconi (improbabile, ma possibile) siamo morti.
E siamo morti anche se va su un inguacquo PD, UDC, Fini.
Abbiamo poche possibilita' di fare qualche cosa di meglio ed evitare anni di sudore e sangue per milioni di italiani che gia' oggi sono in difficolta'.
E, ahime', anche se ci uniamo tutti insieme a Grillo, se andiamo da soli contro il PD, abbiamo un successo travolgente e prendiamo il 7%, spingiamo il PD tra le braccia dell’UDC e lasciamo Di Pietro a rappezzare qualcosina... E moriamo poveri e democristiani.
L’unica possibilita' di salvare l’Italia dal tracollo totale e' quella di trovare qualche cosa di meglio. Non la cosa perfetta. Quella realizzabile.
Io credo che Travaglio abbia centrato il discorso: bello Vendola, bravissimo, ma possiamo star certi che il PD non accettera' mai un candidato che e' di un partito che non sia il PD. E mi sembra anche logico.
Travaglio cosa dice? Concentriamo la nostra forza su un candidato che sia PD e contemporaneamente abbia caratteristiche di onesta' e spirito innovativo. E schieriamoci dietro a questo candidato pretendendo pero' alcuni impegni essenziali.
Ad esempio, io porrei come condizione primaria che il PD rinunci a candidare inquisiti. E poi io vorrei anche che il PD giurasse che nei primi 30 giorni di governo il Parlamento approvera' quella cinquantina di leggi elementari ed essenziali che cambierebbero il volto della giustizia e della spesa della pubblica amministrazione. Una cinquantina di leggi che sono tutte gia' scritte e presentate in Parlamento da tempo. Tutte firmate anche da esponenti del PD, quindi il PD dovrebbe condividerle. Ma sono leggi che finora non si ha avuto il coraggio di portare in aula quando la sinistra aveva la maggioranza. Beh, vogliamo che si giuri che il Parlamento le approvera' subito.
Questo non vorra' dire che se vinceremo le elezioni avremo il governo che sogniamo. Vuol dire che riusciremo pero' a togliere dai binari alcune grosse pietre che stanno per far deragliare la nazione Italia.
Questo e' il mio obiettivo fondamentale e sono disposto a allearmi anche con il PD per arrivarci.
Capisco che l’idea di ritirarsi puri e perfetti oltre il disgusto per l’inciucio abbia il suo fascino.
Ho sentito dire: dobbiamo toglierci da questo pantano, costruire lentamente, magari ci metteremo 10 anni prima di creare un partito che possa vincere le elezioni.
10 anni? Ma avete calcolato quanti morti e quanto dolore causerebbe il tracollo italiano?
Si', morti. Non e' un gioco. L’Italia e' veramente al collasso come dice Beppe Grillo (che io amo). Ha ragione. Ma proprio perche' ha ragione non possiamo rinunciare a costruire un salvagente. Non posso limitarmi a dire: “Ora guardate come questa Casta inciuciona porta l’Italia al massacro e la prossima volta fate meglio i vostri conti quando votate…” Non me la sento.
C’e' di mezzo il posto di lavoro di milioni di persone, l’assistenza medica, l’aria velenosa delle citta', il disastro geologico, la distruzione di un patrimonio artistico incredibile.
Non posso ritirarmi dalla battaglia in purezza. Non ce la faccio. Io sono disposto a combattere e a trattare. Le due cose insieme possono ammortizzare i colpi piu' duri e ottenere risultati anche se circoscritti.
Quelle 50 leggi che il PD ha presentato e mai approvato, se fossero attuate, creerebbero, con costi ridicoli, nuovi posti di lavoro (piu' di un milione li porterebbe solo una saggia politica energetica e mica i posti di lavoro di B. a fare docce fredde e saltare sul lettone di Putin… posti veri).
Teoricamente potremmo mettere insieme un 16% alla francese che ci dia il peso per indurre il PD a fare il bravo… Entro certi limiti…

Io credo che un simile progetto potrebbe perfino funzionare. Ma servirebbe mettere insieme un paio di migliaia di attivisti concreti che si mettessero a cucire insieme i contatti tra terzo settore (cooperative sociali) movimento etico, gruppi di difesa del territorio e delle minoranze… Esistono ancora? Io credo di si', sono lo zoccolo durissimo, gli incrollabili, quelli che continuano a tirare la carretta negli organismi di base… Ma sono un pochettino stanchi. E li capisco…. Gli ultimi 10 anni sono stati duri…
Ancora non vedo moltissima gente disposta a sbattersi, ANCORA, per un sogno…
Per questo, per inciso, abbiamo deciso di raccontare la storia dei Seminole. In questo momento di scoramento e scazzatura puo' essere utile ricordarsi di quanto grande puo' essere la determinazione degli esseri umani e di come sempre, alla fine, questa determinazione trionfi. Magari ci metti 500 anni ma ci riesci. Se non tu i tuoi figli.
E noi non dobbiamo neanche resistere 100 anni nascosti nelle paludi mangiando solo coccodrilli CRUDI, senza neanche piu' poter avere una casa.
Noi dobbiamo solo riuscire a mettere su una cavolo di alleanza tra gente di buona volonta', con obiettivi chiari e semplici che ormai sappiamo a memoria, e riuscire a spostare un po’ il PD verso il buon senso individuando un candidato che possa incarnare un sano borghese razionalismo, legalitarismo, efficienza, innovazione.
Beh, non e' poco…. Ma non e' neanche come scalare il Monte Bianco con le scarpette da ballo.

Il primo passo in questa direzione e' contarci. Ci servono una montagna di firme, sotto la dichiarazione di intenti di questo nuovo “movimento dei movimenti”, dobbiamo fondare una cosa basata sulle buone pratiche invece che sulle chiacchiere. Ma non riusciamo neanche a partire se non ci mettiamo un minimo di attivismo. Cioe', sto parlando di raccogliere un paio di milioni di firme… Le buone vecchie sane firme. Abbiamo bisogno di dimostrare che ci siamo!
Se lo facciamo tutto il resto e' in discesa. Perche' se raccogliamo 2 milioni di firme vuol dire che si sono svegliati i guerrieri e perche' se raccogliamo 2 milioni di dichiarazioni di voto possiamo convincere la parte abulica e la parte pessimista del movimento che si puo' immaginare qualche cosa di leggermente diverso. Ma tocca darsi una mossa… E senno' accontentatevi della soddisfazione di aver gridato: “Affonda!” Mentre la nave affondava.
Poi pero' non vorrei sentire lamentele.
E vorrei concludere in modo proporzionato alla reale gravita' del momento con la poesia che sostenne Mandela nei momenti piu' duri dei suoi 27 anni di prigionia.

INVICTUS

dalla notte che mi avvolge
nera come la fossa dell’inferno
rendo grazia a qualunque Dio ci sia
per la mia anima invincibile.
la morsa feroce degli eventi non m’ha tratto smorfia o grido
sferzata a sangue dalla sorte non si e' piegata la mia testa
di la' da questo luogo d’ira e di lacrime
si staglia solo l’orrore della fine
ma in faccia agli anni che minacciano
sono e saro' sempre imperturbato
Non importa quanto sia stretta la porta
quanto impietosa la sentenza
Sono  il padrone del mio destino:
il capitano dell'anima mia.

Di William Ernest Henley

Diventa promotore del sogno:
http://www.abbiamounsogno.it/index.php/aderisci

Su questo argomento:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/20/si-va-a-votare/72665/

Hanno promosso questo appello:
Michele Dotti - Educatore, formatore e scrittore
Francuccio Gesualdi - Coordinatore Centro nuovo modello di sviluppo
Marco Boschini - Assessore a Colorno
Andrea Segre' - Preside Facolta' di agraria di Bologna, ideatore del Last Minute Market
Riccardo Petrella - Economista, fondatore del Contratto Mondiale dell'Acqua
Jacopo Fo - Scrittore, attore, esperto di ecotecnologie
Chiara Sasso - Rete dei Comuni Solidali
Flavio Lotti - Coordinatore Tavola della pace e Enti locali per la pace
Dario Fo - Attore, scrittore nobel per la letteratura
Franca Rame - Attrice e scrittrice
Fabio Salviato - Fondatore di Banca Etica
Michele Buono - Giornalista, autore televisivo
Luca Fioretti - Sindaco di Monsano
Antonio Vermigli - Rete Radio Resch, promotore Marcia per la giustizia di Quarrata
Franco Bassi - Socio fondatore circolo arci Fuori Orario
Salvatore Borsellino - Movimento delle Agende Rosse
Domenico Finiguerra - Sindaco di Cassinetta di Lugagnano
Federico Taddia - Scrittore e autore radiofonico, radio 24, La stampa
Don Andrea Gallo - Sacerdote, fondatore della comunita' di San Benedetto al Porto di Genova
Alessio Ciacci - Assessore all'ambiente Capannori
Giulietto Chiesa - Giornalista, pacifista e politico
Vincenzo Cenname - Gia' sindaco di Camigliano
Loris Mazzetti - Giornalista, autore televisivo
Marco Fratoddi - Direttore de La nuova Ecologia
Don Giorgio De Capitani - Sacerdote, Monte di Rovagnate
Lucia Cosmetico - Giornalista ed autrice radiofonica
Massimo Marino - Ambientalista, Gruppo delle Cinque Terre
Eugenio Scardaccione - Dirigente scolastico, vice-presidente del GEP (Gruppo Educhiamoci alla Pace)
Matteo Ponzano - Direttore di Reset Radio
Alfredo Giacon - Movimento Etico Solidale, scrittore e velista
Giovanni Costa - Imprenditore, Eco-Recuperi
Giuliano Tallone - Ambientalista
Ezio Orzes - Assessore all'ambiente di Ponte nelle Alpi
Paolo Cacciari - Giornalista e politico
Eugenio Melandri - Fondatore di Chiama l'Africa e direttore di Solidarieta' internazionale
Salvatore Giannella - Giornalista gia' direttore di Airone e L'Europeo
Padre Ottavio Raimondo - Missionario Comboniano

Laboratorio creativo sui Seminole. 11-14 novembre 2010, ad Alcatraz

Diretta venerdì sera

Watch live streaming video from diretta_eventi at livestream.com

Diretta sabato 13 novembre, pomeriggio

Watch live streaming video from diretta_eventi at livestream.com

Diretta sabato sera

Watch live streaming video from diretta_eventi at livestream.com

Diretta domenica mattina

 


3 giorni con Dario Fo, Franca Rame, Tony Esposito, Sergio Laccone, Milo Manara, Modena City Ramblers, Sud Sound System, Jacopo Fo, Nando Citarella, Imad Zebala, per realizzare un'opera multimediale sulla storia dei Seminole, gli indiani che hanno resistito per 500 anni alla colonizzazione.

L'11-14 novembre a Alcatraz un happening EPOCALE, un’occasione unica!

Tutte le sere alle ore 21,30 web tv in diretta
Durante la giornata collegamenti dalle 11:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 20:00, una web cam sui laboratori ai quali potrai partecipare via chat, blog, facebook e Skipe.
Uniremo improvvisazioni teatrali e musicali, danze, racconti scritti e per immagini.
Una roba multimediale sinergica in maniera pazzesca.
Da 8 mesi stiamo preparando questo evento con un laboratorio di scrittura (su http://www.jacopofo.com/facciamo-un-romanzo-collettivo), Claudia Rordorf e Vania Di Febo sono andate in missione in Florida a intervistare storici e esponenti della nazione Seminole, abbiamo scovato libri nelle biblioteche e notizie nella rete.
Lavoreremo assieme e registreremo tutto il racconto, ripercorrendo i momenti della storia Seminole: un fatto verra' raccontato con una canzone, un altro con un pezzo teatrale o a disegni.
Oltre al gruppo di lavoro formato da professionisti ci sara' un secondo laboratorio formato da appassionati presenti a Alcatraz e dalle persone collegate via web. Da questo lavoro tireremo poi fuori una serie di dvd, libri, siti web che raccoglieranno il risultato della nostra ricerca storica e il lavoro creativo che su questa stiamo sviluppando.

Mai niente di simile era stato tentato prima!
Collegati a www.alcatraz.it o a www.jacopofo.com
E guarda le dirette.
Vuoi essere presente di persona?
Per informazioni e prenotazioni 075 9229911 oppure info@alcatraz.it

 

 

Perche' vogliamo raccontare la storia dei Seminole

I film di Hollywood raccontano solo le storie degli indiani sconfitti. Non un solo film e' stato realizzato per raccontare dell’unica tribu' di nativi americani che non furono mai sconfitti, una grande pagina di storia censurata.

In questo momento di grande depressione psicologica e delusione del movimento progressista ci sembra importante raccontare una storia positiva di resistenza con un lieto fine imprevedibile: la grande rivalsa dei Seminole avvenuta negli ultimi 40 anni.
Di seguito vi forniamo un primo sunto delle ricerche fin’ora effettuate. A meta' settembre una nostra troupe e' andata negli Usa a intervistare alcuni esponenti della nazione Seminole per raccogliere altre informazioni. Anche questi materiali faranno parte del dvd.

I Calusa, gli antenati dei Seminole, gli unici indios che nel 1500 sbaragliarono gli spagnoli
I Calusa erano un popolo con caratteri matriarcali. Abitavano in grandissime case di tronchi che potevano contenere anche mille persone, indossavano calzoni e camice, avevano una medicina sviluppata e conoscevano l’algebra.
Come gli eschimesi e i babilonesi praticavano l’ospitalita' sessuale, convinti che lo straniero portasse sangue nuovo alla loro nazione. Cosi' mentre gli Apaches fecero schiavi i primi bianchi che catturarono, trattandoli bestialmente, i Calusa accolsero a braccia aperte alcuni naufraghi (vedi la storia di Joan Padan e Naufragi, di Álvar Nuñez Cabeza de Vaca) e chiesero loro se per favore potevano far l’amore con tutte le donne del loro popolo.

Donne che tutti gli europei che arrivano da quelle parti descrivono come bellissime, pulite, vivevano all’aria aperta, avevano corpi potenti e amavano far l’amore. Niente a che vedere con le donne europee che si lavavano una volta all’anno, spesso mangiavano male, avevano denti guasti, vivevano in citta' coperte di immondizia ed escrementi e odiavano il loro corpo.
Cosi' i naufraghi europei si innamorarono di quel popolo e raccontarono che sarebbero arrivati i soldati e li avrebbero massacrati tutti, spiegarono cos’erano i fucili e come si potevano domare i cavalli.
Cosi', quando sbarcarono i primi spagnoli, i Calusa li accolsero pronti a combattere. Impararono a usare i fucili e i cavalli. E distrussero le successive spedizioni militari. E per questo il re di Spagna intorno al 1630 promulgo' l’ordine di interrompere le spedizioni contro la Florida.
Questa popolazione resiste per 200 anni ai tentativi di colonizzazione ma non possono nulla contro le epidemie diffuse dai bianchi, la popolazione si riduce da 10 mila individui a qualche centinaio. Altri gruppi etnici confinanti con i Calusa ma di cultura patriarcale vengono completamente cancellati dalle epidemie e dagli scontri con i bianchi. Ad esempio gli Apalachees e i Timucua.
Ma i Calusa contemporaneamente accolgono gruppi di indiani (in particolare Creek) in fuga dalle aree controllate dagli europei, e si mischiano con loro, dando origine alla tribu' Seminole che significa “uomini dispersi” o “uomini selvatici”.

I Seminole resistono

Agli inizi del 1800 il territorio Seminole e' ancora libero anche se ormai circondato dalle colonie dei bianchi.
Ma si e' sviluppato anche un fenomeno unico: molto schiavi neri hanno capito che i Seminole erano molto ospitali e iniziano a trovare rifugio presso di loro. Arrivano addirittura a creare villaggi di neri all’interno del territorio libero e la popolazione nera raggiunge gli 800 individui.
Uno di questi schiavi fuggiti e' John Horse. Con la sua famiglia scappa da una piantagione e entra a far parte della nazione Seminole, e' un marrones, un nero che vive con gli indiani.
John Horse diventa famoso per il modo nel quale prende in giro i bianchi. Ad esempio riesce a vendere al colonnello Brooke 30 volte due tartarughe d'acqua, rubandogliele ogni notte per rifilargliele il giorno dopo.
E' una specie di Pasquino, i suoi lazzi entusiasmano i neri e gli indiani.
John Horse e' anche un abile allevatore, si sposa, possiede 90 bovini e un pezzo di terra. E' un benestante fino a quando gli europei dichiarano guerra alle comunita' libere di marrones e ai Seminole.
Diventa uno dei capi del consorzio di tribu' nere e indiane.
Quando la Seconda Guerra Seminole e' ormai imminente gira per la Florida e grazie alla sua notorieta' e alla sua capacita' di parlare riesce a reclutare 300 schiavi che fuggono dalle piantagioni e si uniscono ai ribelli.
Durante il primo scontro questa compagnia di neri non da' prova di grande coraggio, allora John Horse esce allo scoperto, sotto il fuoco dei fucili dei bianchi e inizia a arringare gli schiavi, e al contempo fa il buffone per incoraggiarli. Alla fine riesce a smuoverli e a vincere cosi' lo scontro. Il numero dei neri combattenti raggiunge le 500 unita'.
I Seminole combattono tre guerre contro i bianchi e gruppi di indiani loro alleati dal 1816 (Prima Guerra Seminole) al 1858 (Terza Guerra Seminole).
Queste guerre impegneranno eserciti di migliaia di uomini, costeranno agli europei 40 milioni di dollari (allora una cifra spaventosa) e non riuscirono mai a sconfiggere la resistenza.
Alla fine ci saranno ancora 500 Seminole e marrones asserragliati nelle paludi.
Indiani straordinari, i Seminole: si appollaiavano in cima ad alberi altissimi e sparavano sugli invasori con una mira spaventosa.
Gli europei massacrarono le donne e i bambini, imbrogliarono, deportarono ma non riuscirono mai a vincerli.
Una delle pagine piu' nere della storia americana fu la deportazione di forse 3.000 Seminole in Oklaoma. Circa 2.000 morirono lungo il cammino di fame e freddo.
Avevano avuto capi indiani Neri, Creek e persino uno anglo-danese.
All’inizio del 1900, gli Stati Uniti d’America firmarono un trattato di pace con la Nazione Seminole riconoscendone la sovranita' sulle terre che avevano difeso e sulle riserve nelle quali erano stati deportati.

Seguirono decenni di poverta' temperata soltanto da un inizio di turismo nelle terre Seminole a partire dal 1920.

La vendetta seminole

Betty Mae Tiger nacque nel 1923 nel territorio Seminole della Florida da una famiglia particolare: il padre era un bianco e la madre una Seminole, sciamana, come la nonna.
Per lungo tempo Mae visse in estrema poverta' e soffri' la fame. A 14 anni non parlava l’inglese ed era analfabeta.
Un giorno un'amica le mostro' una storia a fumetti e le spiego' che quei segni neri, piccolissimi, erano la voce dei disegni che raccontavano una storia. Mae ne fu affascinata e prego' insistentemente sua madre perche' la mandasse a scuola. Ma non c’erano scuole indiane. A quei tempi c’erano scuole per bianchi e scuole per neri. E una donna di colore che lavorava con la madre nei campi suggeri' di iscrivere Mae nella stessa scuola di sua figlia. Ma quando Mae si presenta li' non la lasciano entrare perche' non e' nera.
Alla fine scopre che in effetti una scuola per indiani esiste, e' lontanissima, ma e' possibile ottenere una borsa di studio. Parte con il fratello e un cugino.

A quei tempi la comunita' Seminole viveva senza prospettive e senza speranze. Un’economia di sussistenza esclusivamente agricola, poco turismo e artigianato. Ignoranza, malattie, alcolismo. Un popolo piegato. Una strana tribu', i Seminole: sono in miseria, ma sono anche gli unici nativi americani che non sono mai stati sconfitti.

Mae Tiger ha la stessa determinazione dei suo antenati materni. In pochi anni completa le scuole superiori, e diventa infermiera, torna dal suo popolo e inizia a curare le persone.
Si sposa con un uomo dal quale prende il cognome Tiger, ma lui e' un reduce della seconda guerra mondiale che non riesce a reinserirsi. Gli incubi lo distruggono. Per vivere lotta con i coccodrilli per i pochi turisti che visitano la riserva. Un giorno e' troppo ubriaco per esibirsi e Mae lo sostituisce. Lei e' del clan del serpente e sa come addormentarli.
Mae ha un figlio e lavora per la rinascita del popolo Seminole.
Collabora a creare un governo, ed e' determinante nel riunire piu' di 20 tribu' in un’unica Unione delle Tribu' del Sud e dell’Est (USET). Nel 1957 e' membro del neonato governo.
Quando si insedia, nelle casse dello stato ci sono 35 dollari. Il governo si riunisce sotto un albero quando c’e' il sole, in un camper quando piove.
Nel 1967 viene eletta capo della sua nazione.
Quando nel 1971 lascia la politica perche' ammalata, la nazione Seminole ha scuole, servizi sanitari, una vita sociale, un’agricoltura efficiente.
Alla guida della nazione seminole le succede James E. Billie, un reduce della guerra del Vietnam. Anche lui come Mae e' un meticcio, figlio di un padre irlandese sparito nel nulla: l’odio verso i bianchi aveva fatto dimenticare i costumi dell’ospitalita' sessuale e uno sciamano aveva consigliato alla madre di uccidere il piccolo James. Fu proprio Mae Tiger a salvarlo.
James Billie cresce in modo selvatico in mezzo alle paludi. Butta le scarpe in un canale per non andare a scuola. Ma Mae gliene compera un altro paio e lo convince a studiare.
Poi James Billie finisce in Vietnam, dove viene utilizzato in missioni dietro le linee nemiche per la sua dimestichezza con le paludi. E’ uno tosto che uccide a mani nude.
Quando torna a casa non riesce piu' a sopportare la miseria del suo popolo.
Un giorno incontra una tigre e la uccide con un colpo di fucile, poi la mangia con gli amici. Prende questo evento come un segno, e' convinto che la sua vita cambiera'. Viene processato da un tribunale di bianchi perche' il felino e' una specie protetta ma lui vince il processo dimostrando che uccidere la tigre fa parte della sua religione.
James Billie inizia a fare politica fino a diventare capo della nazione Seminole, appunto, nel 1971. Indirizza tutti i propri sforzi per trovare il modo di far rinascere l’economia, inizialmente, in particolare, attraverso lo sviluppo del turismo e l’artigianato: anche a lui capita di lottare con un coccodrillo per il divertimento dei turisti.
Poi un bel mattino prende in mano il vecchio trattato con il quale gli Usa riconoscono la nazione Seminole e scopre che i bianchi, nella loro infinita presunzione, hanno fatto un errore madornale. Non hanno mai pensato che quegli indiani avrebbero potuto evolversi. E hanno riconosciuto ai Seminole lo status di nazione.
Billie capisce che questo vuol dire che i territori Seminole, 6 riserve, non devono sottostare alle leggi statunitensi.
Quindi fa due cose: apre una sala bingo e forma una polizia tribale armata fino ai denti. E attacca gli spacciatori di droga che atterrano nei territori indiani con aerei ed elicotteri e vendono cocaina ai giovani. La polizia Seminole, composta da un gruppo di reduci, sequestra ai trafficanti un aereo e un elicottero. Cosi' la nazione Seminole ha anche l’aviazione. Lo stato della Florida tenta di chiudere il bingo e di sciogliere la polizia tribale. Ma le tigri delle paludi vincono la causa legale. Nel giro di pochi anni aprono 6 bingo, e investono i guadagni in case, scuole, strade.
Oggi i Seminole controllano uno dei piu' grandi gruppi americani di gioco d’azzardo. Un bel pezzo di Las Vegas e' loro. Ogni nuovo nato ha un sussidio mensile che gli garantisce di potersi laureare.
Oggi Mae dirige il Seminole Times e scrive le storie della tradizione del suo popolo.

Racconto lungo sulla storia Seminole
http://www.jacopofo.com/seminole_racconto_jonh_horse_guera_black_marrones

Altri riferimenti: Gruppo di lavoro per un romanzo su John Horse:
http://www.jacopofo.com/facciamo-un-romanzo-collettivo

 

ROMANZO SEMINOLE: Il miracolo dei proiettili che non colpiscono.

INSENSIBILE ALLE INGIURIE DEL TEMPO...
Son qui che mantengo fede all'impegno preso. Mancano 6 giorni allo scadere del contratto. Un piccolissimo gruppo di baldi scrittori 8e scrittrici) sta dandosi da fare. Ecco un altro capitolo. Un pezzo scritto per essere recitato. Hasta la victoria! Siempre!!!
(Se vuoi saperne di più su quel che sta succedendo qui, a nord di paperopoli, sulle montagne:

Qui due video in cui racconto il progetto romanzo
http://www.livestream.com/alcatrazindiretta/video?clipId=pla_4135e10b-b6f4-4d46-8b9b-bc36ab876cc3

Qui altre info e storia Seminole Seminole http://www.jacopofo.com/seminole_america_storia_indiani_guerre_guerrieri_matriarcato

http://www.jacopofo.com/facciamo-un-romanzo-collettivo

qui indice romanzo da fare in una settimana (restano 6 giorni)

http://www.jacopofo.com/romanzo_collettivo_seminole_indice

ARRUOLATI! LA BATTAGLIA INFURIA!

Un nero, ex schiavo racconta di Jonh Horse

“Eih! Eih! Eih!” Urlava come un pazzo.
I bianchi culo stretto sparavano come demoni ma non lo colpivano. Io era dietro un masso, con la testa tra le braccia, e mi dico: adesso lo ammazzano. Lui gridava: “Eih! Eih! Eih! Vi piace la frusta vilgiacchi? Vi piace che vi tengano il giogo sul collo come a un bue castrato? Ehi, svegliatevi! Guardate qua! Mi sparano? Sentite che mi sparano? Eppure non mi colpiscono!”
E in effetti gli stavano sparando addosso. Decine di soldati gli sparavano addosso. E io mi dico: “Adesso lo colpiscono e smette di urlare quel fanatico!” Ma non lo colpivano. E continuava a urlare: “E’ questa la forza che non avete! La forza di credere all’impossibile! E voi, bianchi, iene uscite dall’inferno! Non sapete sparare meglio? Oppure avete dimenticato di mettere il vostro Dio dentro i proiettili! Come mai non mi colpite con i vostri grandi fucili?”
Saltava, piroettava, si inchinava, rotolava, lo guardavo ogni tanto, sollevando la testa appena per verlo. Gli sparavano e non lo colpivano e lui li insultava e insultava anche noi che stavamo sdraiati per terra in preda al terrore. Perché un conto è bere un bicchiere di alcol di canna da zucchero e dire: “Andrò in battaglia e li ammazzeremo tutti!” Un conto è alzarsi la mattina presto e camminare nel fango tuo il girono epoi trovarsi di fronte questi bastardi che ti sparano davvero. Eravamo 300 schiavi ribelli, appena fuggiti dalle piantagioni ma in quel momento avremmo preferito tutti starcene in pace abbracciati ai maiali con delle belle catene ai piedi piuttosto che dover affrontare tutti quei bianchi armati e intenzionati a ucciderci.
Ma intanto Horse continuava a saltellare e a urlare, e i bianchi non riuscivano proprio a farlo stare zitto. Adesso stava insultando i bianchi: “Forse ho qualche cosa che manca a voi. Forse sono andato a letto con le vostre donne e vi ho rubato l’energia!
Ma che strano! Non mi colpisci!
Il vostro problema è che fate schifo al vostro Dio e alle vostre donne! Siete puzzolenti, non vi lavate mai!” Poi ricominciò a insultare ancora noi. E mi venne voglia di sparargli io perché era snervante sentire gli scoppi dei fucili che gli tiravano addosso e continuare a ripetersi: “Adesso lo colpiscono, adesso crepa, e invece niente.”
“Allora, schiavi di merda, volete uscire o no da dietro i vostri ripari? Volete guardarli in faccia questi signori, i vostri padroni, sono venuti a riprendervi, se chiedete perdono in ginocchio forse vi picchieranno piano, così non vi si rovinerà la schiena e potrete ancora lavorare per loro. Voi, i vostri figli, le vostre figlie. Le vostre figlie lavoreranno di più dei vostri figli. Lavoreranno di giorno, lavoreranno di notte.
E tu scemo crescerai il figlio bastardo del padrone.
Avanti, venite a strisciare ai piedi dell’uomo bianco!”

Urlava così, come un pazzo, saltellava, si tuffava, faceva capriole, mostrava il deretano, mimava passi di danza, camminate da donna. E i bianchi sparavano. Certo che sparavano. Ma chissà cosa gli aveva preso. Forse veramente Jonh Horse aveva fatto un maleficio, aveva un patto con i suoi Dei Neri. Oppure aveva lanciato un malocchio talmente cattivo da allocchire persino Gesù Cristo e San Giusepe e tutti gli Arcangeli protettori dei proiettili e dei fucili.
Ma qualche cosa aveva fatto perché aveva di fronte i fucilieri inglesi. Gente che vive per la guerra. Non puoi pensare che improvvisamente smettessero si saper sparare. Gli tremavano le mani, avevano il midollo stregato. Sparavano un colpo dietro l’altro. E non colpivano quel pazzo che saltapicchiava sul crinale fingendosi ora un demone ora un animale selvatico e un po’ ubriaco.

E ad un certo punto io ho alzato la testa, per guardare oltre il masso che mi nascondeva. E lui era lì che faceva l’imbecille, o forse era diventato più santo dei santi dei bianchi. Non lo so. E guardo vicino a me c’era Tom il Grosso, nero come la notte, con quel sorriso un po’ storto per via che ha preso un bacio dallo zoccolo di un cavallo ferrato male. E quello mi ha detto: “Non ce la faccio più a stare qui, con quello lì che urla e loro gli sparano ma non lo colpiscono.” E io gli ho risposto: “Anch’io.”
E allora ci siamo alzati, ci siamo ripuliti un po’ dalla polvere, se c’era da morire meglio farlo decentemente. Abbiamo iniziato a avanzare, in piedi, come se si passeggiasse. I bianchi ci sparavano e in effetti non colpivano nessuno. Forse veramente qualche donna aveva lanciato un maleficio sulle loro polveri. E Tom Grasso ha gridato: “Salsiccia vieni fuori c’è da fare un lavoro.” Salsiccia si chiama così perché pensa solo a mangiare. E’ un mulatto, per via che sua madre era molto bella e era piaciuta al padrone bianco.
Gli era piaciuta molto, infatti Salsiccia ha cinque fratelli. E sono usciti tutti da un avvallamento e hanno iniziato a venire avanti contro i bainchi anche loro. E anche a loro i fucili dei bianchi non li colpivano. E poi anche altri, visto che noi si andava avanti e non ci colpivano, si sono alzati in piedi e sono venuti all’attacco anche loro. Ma non corravamo all’attacco, camminavamo come se si trattasse di una passeggiata.
E John Horse continuava a urlare. Adesso diceva: “Bianchi, scappate, adesso vedete questi diavoli neri! Sono neri come diavoli, vengono a mangiarvi gli occhi. I vostri fucili non servono! Li avete fatti arrabbiare adesso! Li avete fatti molto molto arrabbiare! Vi mangeranno il cuore. Sono neri! Guardate come sono neri!”
Urlava con una voce che sembrava più forte delle trombe del Dio dei bianchi che fanno crollare le mura delle città. Una voce che urlava direttamente dentro le tue orecchie, rimbesuiva.
E i bianchi erano tutti schierati in fondo alla valle. E alcuni avevano smesso di sparare perché non riuscivano a colpire niente. Erano sbigottiti come uno che vede una vacca nera uscire da una stalla con la schiena incendiata, di notte.
Allora visto che ormai stavamo attaccando noi, iniziammo a sparare. Ma i nostri fucili sparavano giusto. Tu sparavi e ne colpivi uno. Anche i neri orbi nati, che ce n’era qualcuno anche in mezzo a noi, che non avrebbero colpito un elefante da due metri, anche loro sparavano e colpivano.
Ogni colpo un bianco morto.
A quel punto i cani bianchi culostretto strinsero ancora di più il culo e furono travolti dalla paura e scapparono. E noi continuammo a sparargli addosso e ad ammazzarne fino a quando si potettero vedere. E per un po’ li inseguimmo pure.
Poi quando finì quella battaglia ci mettemmo a ballare e a cantare mentre giravamo tra i morti nemici per prendergli le armi e tutto il resto.
Alcuni avevano proprio delle belle scarpe e io ne trovai un paio della mia misura, di cuoi morbido. Ottimi.
E mentre ballavamo agitando i fucili mi guardai intorno e ripensai a quella notte che Jonh Horse era venuto alla piantagione.
Ci eravamo radunati nel fienile, Tenevamo solo una candela accesa per non farci soprire. La candela stava vicino a Jonh Horse e gli si vedeva il viso mentre raccontava: “Sapete com’è, vivere da liberi è diverso, pensate che se hai mal di pancia puoi perfino restare a dormire. Perché la terra è tua. Le vacche sono tue. Avete mai visto un negro con una vacca sua? Io ho dieci vacche. E mia moglie non deve andare a scaldare il letto dei bianchi. Sono piccole cose certo. E qualcuno potrà chedersi se vale la pena di morire ammazzati per questo. Lo capisco. Ma quando io zappo la terra, il solo pensiero che poi me le mangerò io le verze, la lattuga, le zucche dolci e le carote mi fa sorridere. E anche pensare che il figlio sarà mio mi da più gusto quando sto sveglio la notte con la mia donna. E anche quando sto sveglio di giorno. Il problema della schiavitù non è tanto la mancanza di libertà. Quanto il fatto che ti cambia il sapore delle cose. Ad esempio tu, quando guardi un bel culo rotondo a cosa pensi? Ecco guardate la sua faccia! Ci sta pensando sì ci sta pensnado. All’inizio hai proprio la faccia di uno che guarda un bel culo rotondo e sente dentro di se e dentro il culo rotondo la grandezza dell’opera di Dio. Il nostro Dio che fa i culi delle nostre donne. Che Dio li benedica. Ma poi lo sai che ti arriva quel pensiero in testa, come un trapano. Perché il culo, il culo che ha fatto il tuo Dio e che lo ha dato a quella donna stupenda non è un culo qualsiasi. E’ il culo di un bianco. Perché l’ha comprato! E’ suo come il culo del suo cavallo!
Lui bianco culo stretto con una moglie senza culo ha diritti sul culo della tua donna.
Ma allora ditemi, uomini, ditemi, per che cosa sopportate tutti i malanni della vita, il mal di denti, il mal di pancia, il mal di schiena, il mal di culo, se poi non potete sentire fino in fondo la divinità del culo di una donna?
Per questo vale la pena di riballarsi, di combattere insieme ai vostri fratelli perché anche se tu dovessi morire comunque avrai fatto in tempo a vedere un culo rotondo che non è di nessun culo bianco!
Ma lo so che molti hanno paura. Il padrone bianco ha tutto, ha le armi ha i soldati, ha i cannoni, ci sparerà addosso e addio al nostro povero culo.
Ma voi lo sapete chi sono? Io l’ho dimostrato che i bianchi sono stupidi quanto molti altri. Lo sapete che ho venduto per 30 volte le stesse due tartarughe allo stesso medesimo generale? Aveva un bel vestito, certo, la spada, due pistole e un fucile. Ma era uno stupido. Per lui le tartarughe hanno tutte le stessa faccia. Per lui i negri sono tutti uguali. Non distingue.
Ma se non distingue non è intelligente come sembra, e se non è intelligente possiamo batterlo.
Quante volte hai pensato che questi bianchi sono proprio stupidi oltre che cattivi?
Quante volte?
Sono falsi, artefatti, vigliacchi. Lo sai. E allora perché quando pensi di ribellarti ti fanno così paura?
Guarda quella porta negro. E’ aperta. Se questa notte vieni con me nessuno ti inseguirà. Puoi farlo. Poi dovrai combattere. Ma saremo in tanti. Saremo uniti, avremo i nostri fecili. E tu sarai un guerriero. Uno che non lascia che un padrone decida per la sua vita. Uno che si è comprato sé stesso. Forse pagando con il sangue.
Ma è meglio comunque. Fatelo per la vostra dignità, fatelo per i culi rotondi delle donne, per i vostri figli. Avete mille motivi per ribellarvi, non c’è niente di buono a fare gli schiavi!

 

NELLA NOTTE NERA MI AGITO COME UNA PANTERA (dalla mia pagina Facebook)

Sto pensando che fra 25 giorni inizia il piu' grande happening del decennio, sui Seminole, e abbiamo fatto ben poco... Claudia e Vania sono tornate oggi dalla Florida e speriamo ci portino buone informazioni... Dedichiamo 4 giorni al loro sbobinamento delle menti e poi tocchera' partire. ...
E' partita la partita Seminole. 10 giocatori in campo. 3 capitoli a testa. 10 giorni per finire un romanzo di 600 pagine. 3 giorni di chiusura del lavoro in diretta web. Sono aperte le iscrizioni. Servono persone disposte a tutto pur di partecipare al piu' grande happening del millennio. Guarda qui sotto il video e stupisciti.
Di cosa sto parlando?
Da mesi stiamo lavorando per costruire in modo multimediale (teatro, video, canzoni, scritti), in diretta web, a colori, la storia dei nativi americani che non sono mai stati sconfitti: http://www.jacopofo.com/seminole_america_storia_indiani_guerre_guerrieri_matriarcato

Non perdere questa occasione storica di arrecare danni irreparabili al sistema culturale dominante!
Iniziamo a raddrizzare i torti di 500 anni fa e raddrizzeremo quelli di oggi!!!

Sabato sera alle 21:00 diretta web con Claudia e Vania dalla Florida

Dalle nostre due inviate sul campo il primo resoconto del loro viaggio alla ricerca dei nativi americani che non si sono mai arresi: i Seminole.  Claudia e Vania andranno a trovare, intervistare, filmare i luoghi e le persone che ci possono raccontare le vere storie di questo magnifico popolo, e il materiale da loro raccolto sarà poi elaborato e raccontato dai nostri magnifici ospiti del fine settimana dall'11 al 14 novembre.
Potete vedere tutto il nostro straordinario progetto cliccando qui

Su questo schermo dalle ore 21:00

 

Watch live streaming video from alcatrazindiretta at livestream.com