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ROMANZO SEMINOLE: Il miracolo dei proiettili che non colpiscono.

INSENSIBILE ALLE INGIURIE DEL TEMPO...
Son qui che mantengo fede all'impegno preso. Mancano 6 giorni allo scadere del contratto. Un piccolissimo gruppo di baldi scrittori 8e scrittrici) sta dandosi da fare. Ecco un altro capitolo. Un pezzo scritto per essere recitato. Hasta la victoria! Siempre!!!
(Se vuoi saperne di più su quel che sta succedendo qui, a nord di paperopoli, sulle montagne:

Qui due video in cui racconto il progetto romanzo
http://www.livestream.com/alcatrazindiretta/video?clipId=pla_4135e10b-b6f4-4d46-8b9b-bc36ab876cc3

Qui altre info e storia Seminole Seminole http://www.jacopofo.com/seminole_america_storia_indiani_guerre_guerrieri_matriarcato

http://www.jacopofo.com/facciamo-un-romanzo-collettivo

qui indice romanzo da fare in una settimana (restano 6 giorni)

http://www.jacopofo.com/romanzo_collettivo_seminole_indice

ARRUOLATI! LA BATTAGLIA INFURIA!

Un nero, ex schiavo racconta di Jonh Horse

“Eih! Eih! Eih!” Urlava come un pazzo.
I bianchi culo stretto sparavano come demoni ma non lo colpivano. Io era dietro un masso, con la testa tra le braccia, e mi dico: adesso lo ammazzano. Lui gridava: “Eih! Eih! Eih! Vi piace la frusta vilgiacchi? Vi piace che vi tengano il giogo sul collo come a un bue castrato? Ehi, svegliatevi! Guardate qua! Mi sparano? Sentite che mi sparano? Eppure non mi colpiscono!”
E in effetti gli stavano sparando addosso. Decine di soldati gli sparavano addosso. E io mi dico: “Adesso lo colpiscono e smette di urlare quel fanatico!” Ma non lo colpivano. E continuava a urlare: “E’ questa la forza che non avete! La forza di credere all’impossibile! E voi, bianchi, iene uscite dall’inferno! Non sapete sparare meglio? Oppure avete dimenticato di mettere il vostro Dio dentro i proiettili! Come mai non mi colpite con i vostri grandi fucili?”
Saltava, piroettava, si inchinava, rotolava, lo guardavo ogni tanto, sollevando la testa appena per verlo. Gli sparavano e non lo colpivano e lui li insultava e insultava anche noi che stavamo sdraiati per terra in preda al terrore. Perché un conto è bere un bicchiere di alcol di canna da zucchero e dire: “Andrò in battaglia e li ammazzeremo tutti!” Un conto è alzarsi la mattina presto e camminare nel fango tuo il girono epoi trovarsi di fronte questi bastardi che ti sparano davvero. Eravamo 300 schiavi ribelli, appena fuggiti dalle piantagioni ma in quel momento avremmo preferito tutti starcene in pace abbracciati ai maiali con delle belle catene ai piedi piuttosto che dover affrontare tutti quei bianchi armati e intenzionati a ucciderci.
Ma intanto Horse continuava a saltellare e a urlare, e i bianchi non riuscivano proprio a farlo stare zitto. Adesso stava insultando i bianchi: “Forse ho qualche cosa che manca a voi. Forse sono andato a letto con le vostre donne e vi ho rubato l’energia!
Ma che strano! Non mi colpisci!
Il vostro problema è che fate schifo al vostro Dio e alle vostre donne! Siete puzzolenti, non vi lavate mai!” Poi ricominciò a insultare ancora noi. E mi venne voglia di sparargli io perché era snervante sentire gli scoppi dei fucili che gli tiravano addosso e continuare a ripetersi: “Adesso lo colpiscono, adesso crepa, e invece niente.”
“Allora, schiavi di merda, volete uscire o no da dietro i vostri ripari? Volete guardarli in faccia questi signori, i vostri padroni, sono venuti a riprendervi, se chiedete perdono in ginocchio forse vi picchieranno piano, così non vi si rovinerà la schiena e potrete ancora lavorare per loro. Voi, i vostri figli, le vostre figlie. Le vostre figlie lavoreranno di più dei vostri figli. Lavoreranno di giorno, lavoreranno di notte.
E tu scemo crescerai il figlio bastardo del padrone.
Avanti, venite a strisciare ai piedi dell’uomo bianco!”

Urlava così, come un pazzo, saltellava, si tuffava, faceva capriole, mostrava il deretano, mimava passi di danza, camminate da donna. E i bianchi sparavano. Certo che sparavano. Ma chissà cosa gli aveva preso. Forse veramente Jonh Horse aveva fatto un maleficio, aveva un patto con i suoi Dei Neri. Oppure aveva lanciato un malocchio talmente cattivo da allocchire persino Gesù Cristo e San Giusepe e tutti gli Arcangeli protettori dei proiettili e dei fucili.
Ma qualche cosa aveva fatto perché aveva di fronte i fucilieri inglesi. Gente che vive per la guerra. Non puoi pensare che improvvisamente smettessero si saper sparare. Gli tremavano le mani, avevano il midollo stregato. Sparavano un colpo dietro l’altro. E non colpivano quel pazzo che saltapicchiava sul crinale fingendosi ora un demone ora un animale selvatico e un po’ ubriaco.

E ad un certo punto io ho alzato la testa, per guardare oltre il masso che mi nascondeva. E lui era lì che faceva l’imbecille, o forse era diventato più santo dei santi dei bianchi. Non lo so. E guardo vicino a me c’era Tom il Grosso, nero come la notte, con quel sorriso un po’ storto per via che ha preso un bacio dallo zoccolo di un cavallo ferrato male. E quello mi ha detto: “Non ce la faccio più a stare qui, con quello lì che urla e loro gli sparano ma non lo colpiscono.” E io gli ho risposto: “Anch’io.”
E allora ci siamo alzati, ci siamo ripuliti un po’ dalla polvere, se c’era da morire meglio farlo decentemente. Abbiamo iniziato a avanzare, in piedi, come se si passeggiasse. I bianchi ci sparavano e in effetti non colpivano nessuno. Forse veramente qualche donna aveva lanciato un maleficio sulle loro polveri. E Tom Grasso ha gridato: “Salsiccia vieni fuori c’è da fare un lavoro.” Salsiccia si chiama così perché pensa solo a mangiare. E’ un mulatto, per via che sua madre era molto bella e era piaciuta al padrone bianco.
Gli era piaciuta molto, infatti Salsiccia ha cinque fratelli. E sono usciti tutti da un avvallamento e hanno iniziato a venire avanti contro i bainchi anche loro. E anche a loro i fucili dei bianchi non li colpivano. E poi anche altri, visto che noi si andava avanti e non ci colpivano, si sono alzati in piedi e sono venuti all’attacco anche loro. Ma non corravamo all’attacco, camminavamo come se si trattasse di una passeggiata.
E John Horse continuava a urlare. Adesso diceva: “Bianchi, scappate, adesso vedete questi diavoli neri! Sono neri come diavoli, vengono a mangiarvi gli occhi. I vostri fucili non servono! Li avete fatti arrabbiare adesso! Li avete fatti molto molto arrabbiare! Vi mangeranno il cuore. Sono neri! Guardate come sono neri!”
Urlava con una voce che sembrava più forte delle trombe del Dio dei bianchi che fanno crollare le mura delle città. Una voce che urlava direttamente dentro le tue orecchie, rimbesuiva.
E i bianchi erano tutti schierati in fondo alla valle. E alcuni avevano smesso di sparare perché non riuscivano a colpire niente. Erano sbigottiti come uno che vede una vacca nera uscire da una stalla con la schiena incendiata, di notte.
Allora visto che ormai stavamo attaccando noi, iniziammo a sparare. Ma i nostri fucili sparavano giusto. Tu sparavi e ne colpivi uno. Anche i neri orbi nati, che ce n’era qualcuno anche in mezzo a noi, che non avrebbero colpito un elefante da due metri, anche loro sparavano e colpivano.
Ogni colpo un bianco morto.
A quel punto i cani bianchi culostretto strinsero ancora di più il culo e furono travolti dalla paura e scapparono. E noi continuammo a sparargli addosso e ad ammazzarne fino a quando si potettero vedere. E per un po’ li inseguimmo pure.
Poi quando finì quella battaglia ci mettemmo a ballare e a cantare mentre giravamo tra i morti nemici per prendergli le armi e tutto il resto.
Alcuni avevano proprio delle belle scarpe e io ne trovai un paio della mia misura, di cuoi morbido. Ottimi.
E mentre ballavamo agitando i fucili mi guardai intorno e ripensai a quella notte che Jonh Horse era venuto alla piantagione.
Ci eravamo radunati nel fienile, Tenevamo solo una candela accesa per non farci soprire. La candela stava vicino a Jonh Horse e gli si vedeva il viso mentre raccontava: “Sapete com’è, vivere da liberi è diverso, pensate che se hai mal di pancia puoi perfino restare a dormire. Perché la terra è tua. Le vacche sono tue. Avete mai visto un negro con una vacca sua? Io ho dieci vacche. E mia moglie non deve andare a scaldare il letto dei bianchi. Sono piccole cose certo. E qualcuno potrà chedersi se vale la pena di morire ammazzati per questo. Lo capisco. Ma quando io zappo la terra, il solo pensiero che poi me le mangerò io le verze, la lattuga, le zucche dolci e le carote mi fa sorridere. E anche pensare che il figlio sarà mio mi da più gusto quando sto sveglio la notte con la mia donna. E anche quando sto sveglio di giorno. Il problema della schiavitù non è tanto la mancanza di libertà. Quanto il fatto che ti cambia il sapore delle cose. Ad esempio tu, quando guardi un bel culo rotondo a cosa pensi? Ecco guardate la sua faccia! Ci sta pensando sì ci sta pensnado. All’inizio hai proprio la faccia di uno che guarda un bel culo rotondo e sente dentro di se e dentro il culo rotondo la grandezza dell’opera di Dio. Il nostro Dio che fa i culi delle nostre donne. Che Dio li benedica. Ma poi lo sai che ti arriva quel pensiero in testa, come un trapano. Perché il culo, il culo che ha fatto il tuo Dio e che lo ha dato a quella donna stupenda non è un culo qualsiasi. E’ il culo di un bianco. Perché l’ha comprato! E’ suo come il culo del suo cavallo!
Lui bianco culo stretto con una moglie senza culo ha diritti sul culo della tua donna.
Ma allora ditemi, uomini, ditemi, per che cosa sopportate tutti i malanni della vita, il mal di denti, il mal di pancia, il mal di schiena, il mal di culo, se poi non potete sentire fino in fondo la divinità del culo di una donna?
Per questo vale la pena di riballarsi, di combattere insieme ai vostri fratelli perché anche se tu dovessi morire comunque avrai fatto in tempo a vedere un culo rotondo che non è di nessun culo bianco!
Ma lo so che molti hanno paura. Il padrone bianco ha tutto, ha le armi ha i soldati, ha i cannoni, ci sparerà addosso e addio al nostro povero culo.
Ma voi lo sapete chi sono? Io l’ho dimostrato che i bianchi sono stupidi quanto molti altri. Lo sapete che ho venduto per 30 volte le stesse due tartarughe allo stesso medesimo generale? Aveva un bel vestito, certo, la spada, due pistole e un fucile. Ma era uno stupido. Per lui le tartarughe hanno tutte le stessa faccia. Per lui i negri sono tutti uguali. Non distingue.
Ma se non distingue non è intelligente come sembra, e se non è intelligente possiamo batterlo.
Quante volte hai pensato che questi bianchi sono proprio stupidi oltre che cattivi?
Quante volte?
Sono falsi, artefatti, vigliacchi. Lo sai. E allora perché quando pensi di ribellarti ti fanno così paura?
Guarda quella porta negro. E’ aperta. Se questa notte vieni con me nessuno ti inseguirà. Puoi farlo. Poi dovrai combattere. Ma saremo in tanti. Saremo uniti, avremo i nostri fecili. E tu sarai un guerriero. Uno che non lascia che un padrone decida per la sua vita. Uno che si è comprato sé stesso. Forse pagando con il sangue.
Ma è meglio comunque. Fatelo per la vostra dignità, fatelo per i culi rotondi delle donne, per i vostri figli. Avete mille motivi per ribellarvi, non c’è niente di buono a fare gli schiavi!