vincere

Lo zen e l’arte di vincere: Questioni pratiche

Ho potuto constatare quanto molti tengano in disprezzo le questioni pratiche, tecniche, i dettagli.
Di fronte alle accuse rivolte a Rutelli per i 13 milioni di euro rubati dalle casse della Margherita, lui, presidente del partito, ha detto che non poteva accorgersi dell’ammanco: “Non sono un ragioniere!”
Ecco, appunto, disprezzo dei dettagli… Sostanzialmente ha detto: “Ho cose più importanti di cui occuparmi che guardare i conti!”
Se deciderai di realizzare un progetto, qualsiasi progetto, trarrai grande giovamento dall’applicarti innanzi tutto a capire il problema che hai di fronte cercando di avere un quadro il più possibile preciso della situazione.
Per spiegarmi farò qualche esempio.
Innanzi tutto vorrei osservare che sono molteplici gli esempi storici di questo fatto.
Ad esempio, l’invenzione del motore a vapore avvenne a metà del 1700. Veniva usato per azionare pompe che spingevano aria nelle miniere.
Ci vollero però decenni perché questo motore, attraverso successivi piccoli miglioramenti, diventasse tanto efficiente da poter essere utilizzato per azionare i telai, dando così inizio alla rivoluzione industriale. E anche i telai dovettero essere modificati per poter lavorare bene, azionati dalla forza meccanica. Solo nei primi decenni del 1800 si arrivò, per successivi progressi, a concepire un sistema organico che permise poi di estendere l’uso del motore a vapore a decine di applicazioni e usarlo addirittura per far muovere i treni.
Osservando come le nuove tecnologie si sviluppano si è arrivati a identificare una categoria fondamentale di individui: i perfezionatori.
I grandi inventori compiono un salto evolutivo nelle tecnologie ma le loro scoperte restano inutilizzate se non ci sono tecnici abilissimi che apportando una serie di migliorie all’invenzione iniziale e così la rendono veramente competitiva rispetto alle tecnologie in uso.
Ogni rivoluzione tecnologica è il frutto dell’azione combinata di inventori e perfezionatori.
Il primo computer fu costruito dagli inglesi durante la seconda guerra mondiale per decrittare i messaggi in codice del Terzo Reich. Alla fine della guerra questo macchinario, considerato segreto militare, venne distrutto.
Solo anni dopo altri arrivarono a costruire un computer.
Si trattava di macchine enormi.

Negli anni settanta si riuscì a miniaturizzare i circuiti elettronici. Ma le aziende che producevano questi circuiti non si rendevano conto del loro valore potenziale. Venivano utilizzati per funzioni semplici come la programmazione delle fasi di lavaggio di una lavatrice domestica.
Anni dopo esistevano studenti fantasiosi che si dilettavano scrivendo linguaggi macchina, cioè sequenze di ordini che i computer potevano eseguire. La Xerox aveva un laboratorio dove era stato inventato un sistema di comunicazione semplice e intuitivo, tra uomo e macchina: le icone che si aprivano diventando cartelle, il mouse…
E c’erano anche persone che avevano scritto dei programmi operativi. Bill Gates non aveva fatto niente di tutto questo ma aveva capito che unendo le 3 invenzioni si poteva costruire qualche cosa di completamente nuovo.
Ma questi rischiano di essere grandi esempi poco applicabili al quotidiano...
Voglio quindi raccontarti qualche esperienza terra terra.
Nel 1999 ad Alcatraz avevamo un grosso problema: il ristorante ci costava troppo e rischiavamo di chiudere.
Non riuscivamo a mantenere i prezzi bassi, pagare i dipendenti in regola e servire cibo biologico di alta qualità.
E non riuscivamo neppure a incrementare il numero di pasti. Avevamo raggiunto il nostro tetto fisiologico e sperare in un ulteriore aumento dei frequentatori era difficile. Avevamo più ospiti della maggioranza degli agriturismi della zona.
Non volevamo alzare i prezzi, pagare meno i dipendenti o abbassare la qualità del cibo e non vedevamo nessuna soluzione alternativa.
Poi Eleonora Albanese, mia moglie, propose di passare a un servizio self service e smettere pure di apparecchiare e sparecchiare. Le persone che venivano a Alcatraz avrebbero avuto il meglio, cucinato da persone pagate il giusto, a un prezzo ribassato, ma avrebbero dovuto darci una mano.
Questo piccolo cambiamento ebbe una serie di ricadute che non avevamo previsto.
Non solo tagliammo il costo dei camerieri che servivano in tavola ma riducemmo da un’ora e un quarto a 45 minuti la durata dei pranzi e quindi diminuimmo le ore lavorate dalle cuoche. Facendo così non licenziammo nessuno… In effetti un altro nostro problema era quello di trovare persone valide per il ristorante. Abbassando le ore di lavoro complessive potemmo fare a meno dell’affannosa ricerca di persone valide.
Una nota di chiarimento: in Italia si parla di disoccupazione. Un problema enorme che però è collegato a quello di una scuola che non prepara le persone al mondo del lavoro. Quindi è pieno di disoccupati ma quando ti metti a cercare una persona da assumere (in regola e con paga sindacale) hai grandi difficoltà. Costruire una squadra di lavoro efficiente è veramente un’impresa. Estenuati da questo problema alla fine abbiamo deciso di passare da 130 coperti a 80. Certamente una grossa perdita. Ma anche qui bisogna fare attenzione: se hai un tetto di 130 coperti non sempre hai 130 persone che mangiano veramente, ma devi pagare un gruppo di lavoro più numeroso. Inoltre in una squadra più grande è più facile che ci sia qualcuno che non lavora bene ed è più difficile organizzare le cose. Quindi alla fin fine abbiamo visto che il bilancio del ristorante migliorava rinunciando a sfruttare al massimo le potenzialità in termini di numero di pasti...

Ma torniamo ai risultati dell’idea del self service.
Dicevo: diminuzione delle ore di durata di ogni “servizio”. Ma oltretutto le persone si dimostrarono soddisfatte di non dover aspettare e potersi servire da sole.
Perdemmo un certo tipo di clientela che voleva essere servita al tavolo ma ci guadagnammo anche perché, partecipando un poco al lavoro, gli ospiti si sentivano “a casa loro”. Inoltre le persone potevano servirsi quante volte volevano al buffet e se per caso i piatti proposti non erano di loro gradimento potevano chiedere qualche cosa d’altro senza nessun sovrapprezzo.
In realtà il 99% delle persone era soddisfatta del menù proposto ma questa opportunità dava comunque un senso di libertà agli ospiti contribuendo a creare un clima gradevole.
Il risultato di tutto questo fu l’aumento del numero dei soci del nostro ristorante che ritornano (Alcatraz è un’associazione).
Oggi usiamo ancora questo sistema che ci ha permesso di risparmiare enormemente, di dare un servizio migliore e di non fallire. E siamo addirittura sulla guida dello Slow Food dei migliori ristoranti, il che ha aumentato ulteriormente il numero degli avventori, rendendo finalmente produttivo economicamente il nostro servizio di ristorazione.

Parrucchieri
Sono più di 15 anni che tengo corsi per i parrucchieri.
Questo successo nasce da una piccola intuizione: i parrucchieri per signore sono gli psicologi di massa.
La maggioranza delle donne va dal parrucchiere per parlare e spesso i parrucchieri, alla sera, sono distrutti psicologicamente.
Ho così proposto un programma basato sui giochi dello Yoga Demenziale e sulle modalità di comunicazione e di ascolto delle emozioni per migliorare le proprie capacità come psicologo di massa.
A furia di parlare del lavoro di tagliare i capelli e pettinarli ho aggiunto alle mie lezioni uno spazio di condivisione.
Chiedo a ognuno di descrivere come accoglie le persone, che tipo di modalità mette in atto.
Quel che viene fuori ogni volta che 40 parrucchieri iniziano a raccontare come lavorano è che a secondo della loro zona, tipologia sociale delle clienti e passioni, hanno elaborato strategie molto precise. Chi gestisce un salone, ascoltando i racconti dei colleghi viene sollecitato da nuove idee e trova spesso soluzioni da applicare nel proprio negozio sviluppando le idee degli altri.
Ci sono parrucchieri che lavorano con un pubblico “di fascia alta”. Donne per lo più molto impegnate che non hanno voglia di chiacchierare ma solo di starsene in silenzio ed essere “accudite”. Chi gestisce saloni di questo tipo fa scelte conseguenti. Ad esempio, la porta del salone è chiusa. Si deve suonare e un’inserviente accoglie la cliente e la guida in sala d’attesa o alla sua postazione, scambiando solo frasi formali di ben venuto.
Il parrucchiere di paese funziona in modo completamente diverso. La porta è sempre aperta, si instaura subito una conversazione, si offre un caffè, si raccontano gli ultimi scoop mondani. Spesso questi saloni sono diretti da persone che hanno una grande passione per le relazioni, mandano gli auguri a casa per il compleanno (si chiede il giorno di nascita, mai l’anno), offrono abbonamenti scontati alle clienti affezionate, organizzano piccole feste.
Alcuni saloni si dedicano addirittura a organizzare scherzi innocui, tipo telefonare a tutte le clienti prenotate dicendo che si è rotta la lavatrice e chiedendo di portare asciugamani. Poi si fanno perdonare lo scherzo con piccoli regali. A una signora è poi capitato che tutte le sue inservienti, le clienti e i negozi vicini si siano messi d’accordo per una divertente vendetta.
Hanno fatto girare falsi avvisi della protezione civile che annunciavano un’esercitazione e chiedevano a tutti di svolgere le loro attività commerciali in strada.
E la padrona del negozio ha accettato predisponendo sul marciapiede poltroncine, tavolini, specchi e quant’altro.
Hanno così iniziato ad acconciare i capelli sul marciapiede quando una piccola folla si è radunata per canzonare la proprietaria.
Questo salone ovviamente è tutto incentrato sul contatto umano e sul gioco e trae da lì il suo successo.
Altri hanno trovato vie differenti. Ad esempio, c’era un esercizio che non funzionava molto bene: poche clienti. Il proprietario era però appassionato d’arte e di artigianato e ha iniziato a esporre nel salone ogni sorta di creazione, dalle sculture, ai quadri, alle borse e ai cappelli fatti a mano.
La qualità delle opere proposte ebbe grande successo e finì per diventare la voce principale di guadagno facendo per di più da traino per attirare una nuova clientela, persone particolari che amano l’arte e con le quali il gestore aveva evidentemente più feeling.
Per tutti i saloni la vendita di prodotti di bellezza è una voce di incasso importante. Ma alcune imprenditrici sono diventate così esperte nel settore da preparare direttamente creme casalinghe e poi arrivare a ordinare a ditte specializzate la produzione di creme di altissima qualità. In questo modo hanno incrementato il successo del loro salone e poi hanno iniziato a vendere anche all’ingrosso i loro prodotti.
Quando si inizia a perfezionare il proprio modo di lavorare, l’essenziale è di saper seguire la propria indole, le proprie passioni.
Se una persona ama chiacchierare non dovrebbe mai andare a offrire i propri servizi in un quartiere chic.
E se una persona odia gli scherzi è inutile che tenti una gestione ilare della sua attività.
Ed è importante capire fino a che punto i nostri desideri sono malleabili, flessibili.
Se non riesci a fare una cosa, osserva se ci sono possibilità di cambiare non quello che fai ma come lo fai.
C’è un detto che recita: Non è importante quel che fai ma come lo fai. Beh, credo sia una stronzata. Quello che fai è fondamentale. Però COME lo fai è altrettanto importante.
Il MODO fa la differenza tra successo e insuccesso e anche tra giusto e sbagliato.
Intorno al 1960 il grasso occidente si rese conto che in Africa morivano milioni di persone di fame.
Molte persone di buon cuore raccolsero grandi quantità di denaro, riempirono di cibo molte navi e andarono là dove c’era la fame a distribuire gli aiuti alimentari.
Una buona azione che provocò una vera e propria ecatombe.
Dove arrivavano le navi cariche di cibo i contadini non riuscivano più a vendere gli alimenti che avevano prodotto, visto che al porto li regalavano.
Così migliaia di agricoltori non riuscivano a vendere i raccolti e finivano rovinati economicamente. E l’anno successivo aumentava a dismisura il numero degli affamati.
E le persone di buon cuore, con i loro aiuti, non riuscivano a far fronte all’aumento dei bisogni…
A partire da queste prime esperienze disastrose si capì che era necessario supportare le attività produttive e la formazione culturale professionale laddove c’era la miseria.
Bisognava aiutare gli affamati a sfamarsi da soli invece di regalare loro del cibo. (A questo proposito ti consiglio di leggere “Il banchiere dei poveri” del Premio Nobel Mohammad Yunus).
Dar da mangiare agli affamati, di per sé è giusto… Bisogna però vedere come lo fai.
Quindi se non riesci a portare a buon fine il tuo progetto vedi un po’ che aggiustamenti si possono fare… A volte è proprio questione di poco e la soluzione ce l’hai di fronte quando ti guardi allo specchio: le tue particolarità.
Edison fece più di mille tentativi prima di costruire una lampadina che funzionasse bene. Poi il modo di vivere degli esseri umani cambiò radicalmente. Potevamo illuminare la notte.

 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?

9 - Che la grande Illuminazione sia con te

10 - Come fallire per troppo successo

11 - I salti logici uccidono più dell'Aviazione americana

12 - Hai una missione da compiere: alzati e combatti

13 - Per vincere tocca essere cattivi?


Per vincere tocca essere cattivi?

Molti vi risponderanno che sono i buoni a vincere.
Ma non è vero.
I buoni non soffrono di rimorsi, sono in pace con se stessi e fanno una vita mediamente migliore, con rapporti umani e amorosi molto più profondi e di valore. Hanno anche una maggiore sensibilità ed empatia e vivono la vita con un’intensità molto più grande. I cattivi per essere cattivi devono abbassare il loro livello di empatia e sensibilità, sennò non potrebbero fregarsene del male che compiono.
Ma così facendo diventano meno sensibili alla vita, vivono con minor intensità ogni secondo. Sono sordi.
Possiamo dunque dire che dal punto di vista globale, della qualità della vita, i cattivi perdono sempre.
Ma se invece vogliamo considerare i traguardi della vita materiale dobbiamo ammettere che essere cattivi dà dei vantaggi immediati notevoli.
E se guardiamo ai grandi personaggi del passato possiamo vedere chiaramente che, quantomeno, essere un po’ stronzi aiuta.
Se uno pensa, ad esempio, all’osannato Steve Job, il creatore di Apple, non si può dire che fosse una persona gradevole. Era un colossale ladro di idee che rubò icone e mouse alla Xerox. Era un isterico, scortese, pretendeva che i suoi ricercatori lavorassero come muli…
Forse non era proprio cattivo ma neanche un buono.

Ho conosciuto molti grandissimi professionisti e ho sempre scorto in loro la capacità di fottersene delle buone maniere. E se non sono un po’ stronzi sono almeno completamente incoscienti…
E da bambini erano dei teppisti incapaci di rispettare le regole e sprovvisti di buon senso. Mio padre, insieme a suo fratello, legò sua sorella piccolina a un palo, accumulò delle fascine e cercò di bruciarla viva. Un’altra volta si buttarono dal balcone aggrappati a due ombrelli. Non soddisfatti cercarono di attraversare il lago Maggiore a bordo di una tinozza che affondò a 30 metri dalla riva. Insomma, non era un bravo bambino. E con la stessa incoscienza sfidò la Rai, il Vaticano, il Pci…
Peraltro è una brava persona… Ma è meglio che sul lavoro gli diate retta…

Credo che un elemento essenziale per avere successo sia l’essere liberi dalle regole.
Quello che frega quelli troppo buoni è che quando fanno un progetto si sentono obbligati a rispettare tutta una serie di regole morali e di consuetudini che alla fine impoveriscono la loro visione.
E’ evidente che è possibile essere buoni e fregarsene delle regole e delle convenzioni. Ma statisticamente è più probabile che la mente di una persona buona sia limitata dal senso del dovere e della disciplina. Che per l’appunto sono due qualità abbastanza buone.
Chi ha successo invece, generalmente non è disciplinato, è ossessivo.
Ora la domanda è: una persona gentile, educata, rispettosa, buona e ligia al dovere, può essere anche una persona di successo?
Io credo che potenzialmente queste persone potrebbero battere in tutti i campi i malvagi.
Ma credo che per riuscirci sia importante capire che il successo è alla fin fine una questione di potenza energetica, potenza di intenti, libertà progettuale, visione della realtà libera da condizionamenti e preconcetti.
Quindi, si può anche non essere indisciplinati o egoisti o malvagi ma bisogna capire che è indispensabile essere liberi mentalmente.
Credo che un esercizio che potrebbe essere molto utile è quello di affrontare la realizzazione dei propri desideri smettendo per un paio d’ore di essere delle brave persone.
Soprattutto nella fase iniziale della progettazione abbiamo bisogno di procedere senza alcuna regola.
In pratica, ti metti lì e ti immedesimi nella versione della tua persona egoista, schizoide, aggressiva, imbrogliona e mentitrice, spietata, vendicativa eccetera.
Quando hai deciso quali sono i tuoi interessi più sordidi, le tue aspirazioni più basse, le tue pulsioni più selvagge e quando hai realizzato un piano ambizioso, vanaglorioso, esaltante e moralmente inaccettabile ci dormi sopra.
Il giorno dopo riprendi quel progetto elaborato dalla parte più malvagia di te e inizi a togliere tutti i reati e le azioni vergognose cercando di sostituirle con qualche cosa di più accettabile per la tua anima pia.
Poi, quando passi all’azione devi tirar fuori quell’energia ossessiva che ti animava quando facevi finta di essere stronzissiamente determinato e usarla a fin di bene.
Se i buoni vogliono essere gentili e vincenti devono giocare a fare gli stronzi. Solo per finta.

PS
Ovviamente ho un po’ esagerato questo gioco dei cattivi che vincono. Ma l’essenza di quel che ho scritto è vera.
E io mi sforzo di essere un grande egoista, narcisista, perfezionista ossessivo e prepotente. Almeno una volta l’anno.

 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?

9 - Che la grande Illuminazione sia con te

10 - Come fallire per troppo successo

11 - I salti logici uccidono più dell'Aviazione americana

12 - Hai una missione da compiere: alzati e combatti

13 - Per vincere tocca essere cattivi?


Hai una missione da compiere: alzati e combatti.

Quando sai cosa vuoi fare e hai capito tutto su come si fa, poi ti serve la voglia di farlo.

(Forse questo è un titolo troppo militaresco. Ma se Dio mi voleva più pacifico non doveva farmi nascere in questo posto, in questo secolo.)

Di cosa stiamo parlando?
Della FORZA (della serie “Che la forza sia con te”).
Della forza che ti tira giù dal letto, ti fa mollare la depressione, ricominciare, scommettere sulla bellezza del mondo.
Cosa siamo qui a fare?
Che scopo ha tutto questo?
Non lo so.
Ma di una cosa possiamo essere sicuri: la vita poteva benissimo non esistere. Assolutamente improbabile che più di 100 complessi agglomerati molecolari si trovassero nello stesso posto e creassero insieme la prima cellula.
E per centinaia di milioni di anni le cellule monosessuate si sono moltiplicate per scissione. Non esistevano maschi e femmine. E funzionava benissimo. Ma quando le cellule monosessuate hanno occupato tutto lo spazio occupabile e compiuto tutti i movimenti possibili allora si sono evolute inventando la riproduzione sessuata. Ed era una cosa assolutamente improbabile. Pensa quanto è difficile trovare l’anima gemella. E poi pensa quanto dev’essere stato difficile farsi un pisello e trovare una che si fosse costruita una passera corrispondente… Impossibile!
E quando nel mare le creature hanno compiuto tutti i movimenti possibili hanno invaso il cielo e la terra.
E quando tutti gli animali possibili hanno compiuto tutti i movimenti possibili sono arrivati gli umani capaci di raccontare e dipingere e ballare danze stupefacenti.
E quando tutti i balli sono stati ballati abbiamo inventato un universo digitale per poter fare tutto quello che non è possibile fare nel mondo reale.
E quante volte l’umanità è stata sul punto di sparire… Gli scienziati hanno dimostrato che siamo tutti discendenti da 5 sole donne, nere. Non che non ce ne siano state altre, ma le loro discendenze si sono estinte, sterminate dai colli di bottiglia della storia. Chissà quante volte fu molto probabile l’estinzione.
Se c’è una cosa che non possiamo non vedere è che la storia avanza per balzi impossibili e preferisce l’impossibile alla ripetizione del banale.
Esiste una legge che impone l’evoluzione. Una legge assoluta che permea tutto e rende l’impossibile una realtà quotidiana.
E questo fa sì che la storia dell’umanità abbia mille volte superato le barriere dell’improbabile.
Mille volte gli umani hanno scommesso tutto sullo spessore di un capello.
Quando i russi decisero di farla finita con i Cavalieri Teutonici si schierarono senza armi lungo la riva di un lago ghiacciato. I Cavalieri Teutonici caricarono e loro fuggirono sulla lastra di ghiaccio.
Essendo leggeri passarono. Quando arrivarono i cavalieri coperti di armature in sella ai loro cavalli giganteschi il ghiaccio si spezzò. E i Cavalieri Teutonici si estinsero.
Ma quando i russi decisero quel piano azzardato scommisero sulle temperature di quell’inizio di primavera. Una follia. Sarebbero bastati un paio di giorni di freddo tardivo, per rendere il ghiaccio più spesso e resistente e per trasformare quella vittoria in massacro.
E che probabilità avevano i lombardi di fermare l’imperatore Barbarossa, Abebe Bikila di vincere la maratona senza scarpe, Fleming di scoprire la penicillina?
Come è possibile che i Seminole abbiano resistito per 500 anni alla colonizzazione?
Come è possibile che tu abbia incontrato proprio quella persona per la quale hai sentito un sentimento d’amore illimitato?
E' la legge che governa l’universo: esaurite le possibilità possibili resta solo l’impossibile. E a quel punto l’impossibile è più sicuro di un carro armato tedesco.
Una notte Obama si è svegliato in preda a un’intuizione violenta e si è messo a pensare. Poi ha svegliato sua moglie e le ha detto: “Posso diventare presidente!”
E lei gli ha detto: “Tu sei pazzo!” E aveva tutte le ragioni.
Il giorno dopo gli ha detto: “Fallo!”
E lui lo ha fatto. E diciamocelo: non aveva nessuna possibilità. Ma poi, poco prima delle primarie che dovevano scegliere Obama o Hillary Clinton, è crollato il mercato internazionale. E gli americani decisero che avrebbero votato la cosa più lontana possibile da Bush. E Obama era quello più diverso possibile: è nero.
Salta agli occhi che è diverso.

La nostra storia dovrebbe darci una grande fiducia e una voglia inesauribile di sfidare il futuro.
Il mondo sarebbe migliore.
Ma serve un bel colpo di reni.
La gente innanzi tutto, soffre per questo.
Una scarsa fiducia nell’impossibile.
Ti racconto una storia vera.
Una star dell'hip hop internazionale durante una chat riceve il messaggio di una donna che gli dice: “Sono sola, non ho più né amici né parenti, ho un mese di vita, la tua musica è l’unica mia consolazione.” Questo musicista famosissimo si commuove, prende l’aereo e va da lei. E le dice: “Vieni con me, pago un medico e le medicine, sarai assistita… Vivrai quel che ti resta da vivere con me e gli altri musicisti, ascoltando la musica che ami…”
Ma lei risponde di no. Dice: “Non posso, sarebbe troppo pericoloso.”
Questa paura di cambiare, questa sfiducia nella possibilità dell’impossibile uccide. Malamente.

E se non ti viene in mente niente da fare per te allora puoi fare qualche cosa per questo mondo. E' pieno di bambini che hanno bisogno della tua lotta per sopravvivere.
C’è un mondo migliore da costruire e c’è un mucchio di cose impossibili da fare subito.
Quindi, se il mondo ama l’impossibile ti conviene capire che non c’è di peggio che morire rendendosi conto che potevi fare di tutto e non ci hai provato!
E’ quello l’inferno. E ci sono dei diavoli carogne che ti buttano tutti i giorni giù da un grattacielo sopra un’istrice di pali di ferro roventi.

Quindi alzati e combatti. Se non fai niente rischi troppo.
Siamo cercatori di impossibile. Siamo su questo mondo per questo.

 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?

9 - Che la grande Illuminazione sia con te

10 - Come fallire per troppo successo

11 - I salti logici uccidono più dell'Aviazione americana

12 - Hai una missione da compiere: alzati e combatti


I salti logici uccidono più dell’aviazione americana

Venerare la realtà.

Quando mi trovo a costruire un piano d’azione è necessario innanzi tutto che io decida se voglio raccogliere la sfida di capire com’è la realtà.
Se voglio osservare la realtà DEVO cercare di usare il mio cervello in modo sensato. E per riuscirci devo rendermi conto che esistono livelli, piani, differenti della realtà. Se voglio seguire un ragionamento sensato DEVO evitare di mischiare questi livelli.
Ad esempio è meglio comprendere quali sono le cause e quali gli effetti.  E quali sono le cause principali e quelle secondarie.
Sennò rischio di cadere in spaventose illusioni ottiche.

Uno degli errori più frequenti è mischiare idee, emozioni e fatti. Negli ultimi anni è cresciuto il numero delle persone che sono incazzate con la medicina ufficiale. Molte di queste sono diventate fans delle medicine alternative.
Tra le motivazioni che queste persone portano spesso vi è l’alto numero di malattie provocate dalle medicine e da interventi chirurgici sbagliati. La medicina ufficiale poi ha una visione settoriale della realtà umana. Separa la mente e le emozioni dal corpo.

Ora ti prego di rileggere il paragrafo qui sopra, in neretto. Che cosa sto dicendo? A prima vista si tratta di un discorso consequenziale, logico e posso trovare migliaia di persone disposte a sottoscriverlo. E anche la maggioranza di chi non condivide questo giudizio sarà comunque d’accordo che si tratta di un discorso coerente.
Siamo sicuri?

Io ho dei dubbi. Infatti ho usato apposta delle parole che sono ambigue.
Cosa vuol dire MEDICINA UFFICIALE? Mi riferisco alla medicina moderna ufficiale, basata sul metodo scientifico? Sto criticando il metodo scientifico?
Oppure mi riferisco al modo nel quale la medicina moderna viene praticata nella maggioranza degli ospedali?
Negli anni 60 io sono stato curato insieme a 50 mila bambini, con dosi massicce di Gardenal e Aparoxal, psicofarmaci piuttosto pesanti, per 7 anni. Peccato che poi si è scoperto che la sindrome di cui soffrivamo era un errore. Non è che io sono stato curato per una malattia che non avevo. Era proprio la malattia che non esisteva.
Un certo segnale in un encefalogramma diceva ai medici che c’era questa malattia. Poi si sono accorti che i bambini che mostravano questo segnale erano invece perfettamente sani. Ma questo disastro che ho patito non dipende dalla medicina moderna scientifica. Dipende dal fatto che i principi scientifici non sono stati seguiti con sufficiente attenzione. Esistono case farmaceutiche che si inventano malattie inesistenti e corrompono i medici perché prescrivano medicine inutili, ma non siamo di fronte alla dimostrazione che il metodo scientifico non funziona, siamo di fronte a banditi che se ne fottono del metodo scientifico. Sei contro la medicina scientifica o sei contro l’uso speculativo e corrotto della medicina?
C’è una grande differenza.
Ma anche la seconda parte del paragrafo in neretto contiene una grossolana mistificazione.
Il metodo scientifico della medicina moderna non separa proprio per niente il corpo dalla mente e dalle emozioni.
Negli ultimi 30 anni anzi sono stati condotti migliaia di esperimenti che hanno dimostrato scientificamente che le emozioni influenzano in modo determinante l’efficienza del sistema immunitario, la quantità di dopamine in circolo e addirittura il modo nel quale funziona il sistema epigenetico, incaricato di scegliere quale parte del codice genetico sarà applicata e quale no.
E’ un fatto invece che i soldi di parecchie case farmaceutiche e gli interessi di parecchi baronati universitari hanno determinato che queste scoperte siano state poco utilizzate.
E’ scientificamente dimostrato che un medico spiritoso guarisce il 30% in più dei casi ma ancora oggi in nessuna facoltà di medicina c’è un esame di barzellette.
Sono anni che propongo che venga istituito: chi non lo supera potrà fare ricerca ma non curare i malati…
Ma questa proposta non discende dai dettami di qualche terapia olistica ma dalle scoperte stesse della scienza.
A questo punto un’altra domanda: ti sembra che io sia critico verso le medicine complementari o alternative che dir si voglia?
Se hai avuto questa sensazione ti invito a rileggere quel che ho scritto. Io ho criticato chi confonde la medicina moderna con la pratica della medicina moderna. Sostengo il valore del metodo scientifico e al contempo denuncio il fatto che il metodo scientifico viene in pratica tradito da alcuni furbi, corrotti o stupidi. Ma non ho criticato le medicine alternative.
Se devo parlare di medicine alternative o delle terapie complementari devo innanzi tutto decidere di cosa voglio discutere. Una ricerca francese ha individuato circa 3.000 casi certificati dagli ospedali di decorsi anomali di malattie. Gente che teoricamente avrebbe dovuto essere morta da tempo e che invece se ne va in giro in perfetta salute.
Poi sono andati a intervistare queste 3.000 persone e hanno scoperto che erano guarite seguendo circa 1.500 percorsi terapeutici diversi. Alcuni completamente stupidi. Però avevano funzionato lo stesso. Alcuni erano guariti in modo miracoloso curandosi con la medicina ospedaliera, altri buttandosi nell’acqua ghiacciata di un fiume all’alba, altri avevano scalato una montagna, altri avevano scelto l’omeopatia o la medicina tradizionale cinese…
L’unica caratteristica comune a tutte e 3.000 le persone era che erano convinte di aver trovato la loro medicina perfetta.
Quello che attraverso ragionamenti e ricerche è arrivato con la sua testa a decidere (con passione) che sarebbe guarito buttandosi nell’acqua ghiacciata ha qualche possibilità di guarire effettivamente. Quelli che vedendo che lui è guarito lo imitano muoiono tutti per broncopolmonite fulminante.
Quindi ne deduco che le emozioni, i pensieri, hanno un grande potere. Certamente non danno la certezza della guarigione (prima o poi si muore comunque) ma possono produrre effetti enormi.
Alcune delle terapie che queste 3.000 persone hanno utilizzato avranno avuto certamente effetto di per sé. Io ad esempio ho grande fiducia nell’agopuntura. Altre terapie hanno avuto solo un effetto placebo. Ma l’effetto placebo non è una roba da buttare via. Le medicine finte, è dimostrato scientificamente, in alcune patologie non gravissime guariscono anche il 50% dei malati.
E quindi quando sperimento una medicina devo tenere conto che una parte delle guarigioni non sono da imputare al medicamento in sé (alla sua azione chimica) bensì alla sua azione psicologica. Ed è questo che fa un ricercatore capace e onesto.
A qualcuno parrà che facendo questo discorso attacco le scuole mediche non scientifiche e ne sminuisco il valore.
Ma non sto dicendo questo. Ho studiato per anni la medicina cinese e anche se si è sviluppata in modo empirico credo sia innegabile la sua efficacia. Nessuno può ottenere con l’effetto placebo un’anestesia di un’ora. Io ho visto alcuni interventi chirurgici con il paziente sveglio e ci chiacchieravo mentre gli aprivano la pancia; ed esiste una notevolissima letteratura scientifica che attesta l’efficienza degli aghi in anestesia.
Ciononostante non possiamo affermare che tutta la medicina tradizionale cinese sia basata su principi scientifici perché tutta una serie di diagnosi e terapie, per quanto valide a tutt’oggi restano scientificamente inspiegabili. Agiscono ma non si sa perché. Esiste una teoria che ne spiega il funzionamento ma si tratta di una teoria empirica, non scientifica, che fa riferimento a meccanismi, addirittura a organi che non si sa dove siano. Nessuna ha mai fotografato il Triplice Riscaldatore.
Io sono convinto che ci sia ma non ne ho le prove scientifiche. Il che non mi impedisce di massaggiarmi il canale del Triplice Riscaldatore e trarne beneficio.
E aggiungo che sono convinto che non si tratti di un effetto placebo. Ma non posso provarlo scientificamente visto che la teoria cinese non mi dice neppure esattamente dov’è questo aggeggio. Non posso vederlo! Il che non vuol dire che non ci sia. Semplicemente oggi non ne sappiamo abbastanza. Sono cose che succedono. La fisica moderna sostiene ad esempio di essere sbagliata.
E’ una situazione esaltante e avvilente al tempo stesso. Abbiamo varie teorie che spiegano in modo efficiente vari fenomeni. Ma nessuna di queste teorie è capace di spiegare tutti i fenomeni. Era già il cruccio di Einstein: trovare la teoria onnicomprensiva. Non ci riuscì e ancor oggi resta questo buco enorme. Buco che sottintende che tutte le teorie che oggi si insegnano all’università prima o poi verranno rovesciate (sperano tutti) da una nuova rivoluzionaria teoria capace di spiegare tutti i fenomeni. E l’ammissione della necessità di una nuova teoria più avanzata sottintende che le attuali teorie contengano errori.
La scienza avanza per approssimazioni.
 
Conosco molte persone che hanno avuto effetti decisamente positivi scoprendo un’intolleranza alimentare.
Vi sono test scientifici, che possono determinare che una data persona è sprovvista delle sostanze che permettono di digerire i latticini. Quindi è ovvio che se questa persona beve latte poi si sente male.
In altri casi i medici “alternativi” usano altri strumenti per determinare queste intolleranze. Ad esempio i macrobiotici danno per scontato che il latte sia una sostanza che fa male all’essere umano. Semplicemente non viene considerato adatto all’alimentazione umana insieme a molti altri cibi.
Altri ancora compiono analisi che riguardano una serie di aspetti della pelle, delle unghie, degli occhi, del carattere e determinano così se sei intollerante a qualche cosa.
Nel caso della macrobiotica e dell’analisi olistica dell’individuo siamo di fronte a complesse teorie che posso condividere o non condividere ma che hanno una loro consequenzialità, una coerenza logica. Non si tratta di teorie scientificamente provate ma di idee che si sono sviluppate empiricamente. E possiamo aggiungere che più volte il metodo empirico ha preceduto di secoli le scoperte scientifiche. Quindi ho una buona ragione per poter scegliere queste scuole di cura, perché l’esperienza e i risultati ottenuti su migliaia di persone possono convincermi della validità di queste scuole di pensiero.
Io seguo da 38 anni la teoria macrobiotica, ma non la considero una teoria scientifica bensì un’ipotesi filosofica.
Un’ipotesi filosofica nel senso che qualunque filosofia è un’ipotesi. Nel momento in cui diventa una certezza scientifica non è più una filosofia.
Ma andiamo avanti con il nostro discorso sulle intolleranze alimentari.
Altri ancora determinano l’intolleranza grazie a un test muscolare. Ti mettono in mano una sostanza neutra e vedono quale è la forza di un tuo muscolo. Poi provano con altre sostanze. Quando si verifica che una sostanza dimezza la forza di quel muscolo vuol dire che sei intollerante a quella sostanza.
La spiegazione di questo fenomeno è il fatto che il nostro corpo contiene una specie di sensore vibrazionale che riconosce la vibrazione delle sostanze che gli fanno bene o male.
Non posso escludere che esista un simile sensore, anzi la trovo una teoria molto affascinante e per questo da 30 anni mi curo anche con medicine omeopatiche.
Ma in questo caso specifico il sensore vibrazionale non c’entra.
Nella nostra bella università libera abbiamo fatto decine di test sulle reazioni muscolari usando un sensore elettronico (carissimo) capace di misurare esattamente la forza muscolare. E abbiamo verificato che se una persona ha in mano una sostanza tossica la sua forza muscolare crolla del 50% circa. Succede anche se la persona NON sa quale sostanza ha in mano perché è chiusa in una boccetta opaca.
Ma se anche lo sperimentatore NON sa che cosa c’è nella boccetta e non c’è nessuno nella stanza che conosce il contenuto della boccetta allora non c’è più nessuna diminuzione della forza.
Sto dicendo che questo modo di diagnosticare le intolleranze alimentari non funziona nel modo nel quale viene spesso spiegato.
Ma non sto dicendo che NON funziona.
Anzi io credo che possa funzionare in molti casi. Se il medico è molto bravo. Se è bravo usa l’artificio della reazione muscolare per creare un contatto tra il suo inconscio e quello del paziente. Come molti metodi sciamanici serve per far emergere le intuizioni. E le intuizioni sono importantissime per curare le persone. E le usano pure i medici scientifici (quelli bravi).
La scienza non è contro le intuizioni.
Ma la spiegazione che si dà del metodo di diagnosi è completamente falsa. Non c’è nessun rapporto diretto tra la perdita di forza e la sostanza maneggiata.

Spero di aver mostrato con questo discorso la possibilità di darsi un metodo nel ragionare. Un metodo che parte dal guardare i particolari di un problema senza cercare di semplificarli per praticità. Il diavolo si nasconde nei particolari!

E’ giusto dire che la Casta ha portato l’Italia alla rovina.
E' giusto dire che bisogna tagliare le spese della politica, i privilegi e gli stipendi dei parlamentari.
Serve un segnale morale, innanzi tutto!
Ma ho sentito dire a molti che se tagliassimo i soldi che la Casta intasca i problemi economici dell’Italia sarebbero risolti.
Le spese della politica sono complessivamente circa 25 miliardi di euro. E comprendono tutto, dal Parlamento ai sindaci… Non possiamo tagliare completamente queste spese perché vorrebbe dire rinunciare a qualunque forma di governo. Ma anche se decidessimo di farlo non si risolverebbe ugualmente l’attuale disastro economico. Abbiamo un buco di 1.900 miliardi.
E ogni anno, al di là dei soldi che la Casta prende legalmente, abbiamo altri 500 miliardi che se ne vanno tra inefficienza, lentezze burocratiche, corruzione, sprechi, evasione fiscale, economia mafiosa. 500 miliardi è più di 25 miliardi.
Suppongo.
 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?

9 - Che la grande Illuminazione sia con te

10 - Come fallire per troppo successo

11 - I salti logici uccidono più dell'Aviazione americana

12 - Hai una missione da compiere: alzati e combatti


Come fallire per troppo successo

Scrivere questo libro mi sta coinvolgendo sempre di più. Continuo a scrivere capitoli che non leggerete mai perché li butto.
Mi rendo conto che ho scritto un mare di parole per tracciare un sentiero che possa portare alla realizzazione di un progetto ma finora mi sono occupato solo dello stato d’animo giusto che ci può portare al successo e non di questioni pratiche.
È il momento di farlo.
Vediamo quindi alcuni modi particolarmente efficaci per riuscire a fallire.

Realtà e quantità.
A un certo punto la Nasa (tutti scienziati!) decise di costruire un grande capannone per riparare dalle intemperie gli Shuttle. Ma gli Shuttle sono veramente enormi e così dovettero realizzare il più grande capannone mai costruito. Pensarono: non abbiamo problemi a costruire un capannone grande, non avremo problemi a costruire un capannone MOLTO grande.
E lo costruirono, ci misero dentro gli Shuttle e se ne andarono a casa contenti dalle loro famiglie, chiacchierando di stelle e lontani pianeti.
Il giorno dopo il custode del capannone gli telefonò e gli disse: “Scienziati, venite qui un attimo a vedere cosa è successo?”
E quando arrivarono trovarono che il capannone era così grande che dentro si era creato un microclima accelerato con nuvole, pioggia, grandine, fulmini e neve. Un disastro! Tenere gli Shuttle lì dentro era peggio che lasciarli all’aria aperta.
Anche Napoleone non aveva capito che la quantità, quando è tanta, modifica la qualità.
Napoleone aveva già un grande esercito. Decise di invadere la Russia e mise insieme un esercito ancora più grande. Non si rese conto che un esercito molto più grande crea problemi di una classe superiore.
Soprattutto se devi invadere un posto grande come la Russia. Quello che lo fregò non fu la forza dell’esercito russo ma le distanze che i rifornimenti dovevano percorrere. Risultato: le divise invernali non arrivano in tempo per evitare che i soldati muoiano congelati.
Sembra una banalità ma Napoleone, pur non essendo stupido ripetè l’errore compiuto decenni prima dall’armata svedese. E nonostante questi due disastrosi precedenti Hitler si rovinò nello stesso identico modo.
Molti progetti crollano miseramente perché dopo aver compiuto un’osservazione corretta della realtà su piccola scala, la uso per costruire un progetto molto più grande, senza tener conto che la quantità modifica la qualità.
Si tratta di un errore difficile da evitare proprio perché si basa su un’analisi corretta della realtà (il mio esercito è invincibile). L’errore sta nel non capire che le dinamiche di una realtà piccola cambiano qualitativamente quando si espande questa realtà.

Migliaia di ristoranti falliti per troppo successo.
Il ristorante di Alcatraz è sempre stato eccellente e 20 anni fa serviva 80 persone per pasto, massimo 100. Visto che aveva successo decisi di portare i coperti a 130 con punta massima a 150. Dopodichè andai in bancarotta e Alcatraz rischiò di chiudere definitivamente.
Eppure la gente continuava a venire a mangiare ed essere entusiasta del cibo.
I miei calcoli erano semplici se 6 persone, tra cuochi e camerieri danno da mangiare fino a 100 persone assumendone altre 3 arriviamo a 150 coperti.
In questo caso avevo sottovalutato il fattore umano.
Avevo impiegato anni a costruire una squadra affiatata di 6 persone. Trovarne altre 3 dello stesso livello professionale e inserirle nella squadra non è automatico.
Inoltre ci sono problemi di spazio e di organizzazione del lavoro. Una cucina perfetta per 100 persone diventa un disastro se devi cucinarci per 150. Alla fine per non rischiare di far scendere la qualità dovetti assumere non 3 ma 6 persone. Ci fu poi un momento di crisi economica con diminuzione degli avventori e del 15% degli incassi.
Quindi colammo a picco.
Oggi Alcatraz è tornata alla misura di 100 coperti come massimo. E se dobbiamo mandar via qualcuno, ogni tanto, ci dispiace ma questa è la misura massima che riusciamo a gestire senza abbassare la qualità o alzare i prezzi.

La curva Karen
Il teorema di Karen, insigne economista umbro, recita: “Se vendere una spilletta richiede 5 minuti, vendere 10 spillette richiede 50 minuti. Ma vendere 1.000 spillette richiede, a volte, dieci anni.”
Trovare 10 conoscenti disposti a comprare una divertente spilletta non è difficile. E con un po’ di impegno posso trovare 50 persone. Ma a questo punto devo rendermi conto che ho esaurito la mia cerchia di relazioni e che vendere altre spillette sarà sempre più difficile.
Se voglio vendere 1.000 spillette devo cambiare metodo. Ad esempio creare un sito internet.
Ma dev’essere un sito molto visitato. Oggi si considera un ottimo risultato concludere 1 vendita ogni 1.000 persone che entrano in un sito. Quindi devo immaginare che, se il mio prodotto è veramente interessante, devono entrare nel mio sito internet almeno un milione di persone perché io riesca a vendere 1.000 spilette.

Quanto costa un prodotto?

La maggioranza delle persone dovendo ipotizzare un piano economico parte dai costi di produzione dell’oggetto da vendere e lì si ferma.
Una spilletta costa 20 centesimi, la macchina per produrla 100 euro, se vendo 1.000 spillette il costo spilletta + ammortizzazione della macchina = 30 centesimi.
Le vendo a 1 euro e guadagno 70 centesimi.
Vero.
Ma devo aggiungere il costo del lavoro.
Anche se lavoro io.
Se in un’ora faccio 30 spillette impiegherò, calcolando anche il tempo per procurarmi l’attrezzatura, 40 ore per realizzare 1.000 spillette, a 10 euro l’ora sono 400 euro. E sono altri 40 centesimi.
E se poi calcolo anche le spese amministrative e fiscali finisce che la spilletta mi costa più di un euro.
E poi devo anche calcolare in quanto tempo il mio investimento avrà un ritorno economico e quindi gli interessi passivi sui soldi investiti.
A questo punto la spilletta dovrò venderla a un po’ di più…
Sembrano sciocchezze ma io sono riuscito a vendere una ventina di materassi in lattice biologico benedetto, perdendoci 25 euro a materasso.
Avevo fatto tutti i conti.
Mi ha fregato la differenza delle percentuali tra salire e scendere. Una cazzata da prima media che ha distrutto più imprese dei bombardamenti americani sulla Germania.
Voglio incassare 100 euro (cifra alla cavolo) per ogni materasso venduto, e su questo prezzo calcolo poi una percentuale del 30% per un venditore. 100+30=130 euro.
Ma quando il venditore lo vende a 130 euro è su quella cifra che calcola il suo 30%. Quindi vuole 39 euro.
(Se non riesci a capire questo concetto procurati un buon commercialista perché, come me, hai una tara contabile)

 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?

9 - Che la grande Illuminazione sia con te

10 - Come fallire per troppo successo

11 - I salti logici uccidono più dell'Aviazione americana

11 - Hai una missione da compiere: alzati e combatti


Che la grande Illuminazione sia con te

Per realizzare i propri sogni serve avere fortuna, scoprire la propria passione, buttarsi senza limiti, osservare la realtà, fare progetti sensati e non aver paura di sbagliare.
Ma poi serve un’ultima cosa: l’idea geniale.
Sì, perché siccome tu vuoi salvare il mondo, rispettare le persone, coltivare il buon umore, cooperare, allora succede che hai parecchi impedimenti sulla tua strada e un’idea semplicemente ottima non ti basta. Ti serve un’illuminazione cosmica al limone.
E non ti viene di certo se stai a casa a mangiarti i bruscolini (che sarebbero i semi di zucca tostati col sale…).
No, devi uscire per il mondo, trovare la tua passione, prenderla per la coda, usarla come cavalcatura, andare a sbattere contro il muro, fratturarti parti del corpo che non sapevi neanche di avere e solo allora, avendo raggiunto un livello superiore dal punto di vista emotivo (perché sei in uno stato emotivo leggermente incavolatissimevolmente fuori dai gangheri), allora, dicevo, ti può capitare di avere la Grande Pensata Abissale.
Riconoscerla non sempre è facile perché spesso assomiglia un po’ a una boiata pazzesca.
Dormici sopra.
Se il giorno dopo ti sembra ancora una paraculata superlativa FALLO!
A questo punto posso darti come kit da viaggio alcuni esempi di super idea, così se ne incontri una sai grosso modo di che si tratta.
Una caratteristica fondamentale è che si basa sulla coscienza della propria debolezza.
Alexander Nevsky era un russo che comandava un’esercito sfigatissimo che doveva affrontare le terribili armate dei Cavalieri Teutonici, che già solo il nome ti caghi sotto. Oltretutto i Teutonici avevano delle armature da spavento. I russi soltanto delle calzamaglie foderate di cuoio. Patetiche.
Allora Nevsky schiera il suo esercito sulla sponda di un lago ghiacciato, in primavera, e quando la cavalleria teutonica carica, i suoi buttano per terra scudi e spade e scappano sul ghiaccio. Loro sono leggeri e passano, i cavalieri sono pesanti, il ghiaccio si rompe e così: fine della Cavalleria Teutonica.
Questa è un’idea geniale.
Ma ce ne sono in tutti i campi.
Un’idea geniale è quella di costruire un computer assemblando microchip per lavatrici.
Oppure dare l’illuminazione a migliaia di studenti indiani con una latta da cinque litri di quelle della salsa di pomodoro, recuperata in discarica, riempita di cacca di vacca, una manciata di sale, acqua, una pila elettrica esaurita, due fili di rame e un led: luce per 45 giorni. Poi si cambia la merda.
La caratteristica fondamentale di un’idea geniale è che è STUPEFACENTE.
E dà stupore in primo luogo a te.
Ed è semplice.
E infine la puoi applicare da subito. Magari un passo per volta. (La strategia dei piccoli passi, ne parleremo…)
A questo punto sarà interessante sapere che esiste una teoria unanimemente condivisa, tra i facilitatori di creatività, su come incentivare le idee geniali.
Si tratta innanzi tutto di documentarsi e ragionare sulla realtà. Poi però è consigliabile abbandonarsi al fantasticare infantile, senza meta e senza preoccuparsi di avere idee intelligenti. Tutte le idee che passano per la mente sono interessanti…
Ci si dorme su e solo il giorno dopo le si riesanima andando a vedere non tanto se siano intelligenti, quanto se siano un buon trampolino per cambiare il punto di vista arrivando quindi all’idea geniale. E’ un percorso che richiede di appassionarsi al gioco di fantasticare senza porsi limiti.
Qui sta il difficile. La nostra identità censoria (una delle tante che ci abitano) ha la tendenza a interferire con il processo creativo cercando di instradare il pensiero, fin da subito, su binari effettivamente possibili.
Invece bisognerebbe, nella fase creativa, lasciar andare gli ormeggi e lasciarsi trasportare dalla corrente della fantasia senza chiedersi se si naviga in acque sicure o se ci stiamo perdendo nel grande mare.
Fantasticare non è pericoloso, non si rischia di annegare in un mare vero… E’ solo una questione di fantasia. Quindi perché aver paura? Perché non pensare in grande? Immaginare di scrivere un romanzo che venderà diecimila copie richiede la stessa fatica di immaginare di scrivere un romanzo che venderà un milione di copie.
Ognuno di noi ha una fertilissima mente creativa infantile che non sopporta che la si limiti o si manchi di fiducia in lei.
Scoprirlo è la prima delle illuminazioni. Se non ti fidi di te avvilisci la tua mente fantastica. E’ un reato federale.
Poi si tratta di riaccendere la mente analitica e valutare attentamente come realizzare l’idea geniale.
Perché ovviamente non basta l’idea, bisogna avere la costanza e la determinazione per portarla a termine. Ma di questo abbiamo già parlato.

Ti propongo una piccolo archivio di idee geniali:

Mohammad Yunus

Antanas Mokus

La donna che credeva che l'abito fa il monaco e altre storie impossibili ma vere su come si può riuscire a cambiare il mondo.

L'incredibile assedio di Alessandria e la battaglia di Legnano

I seminole non si arresero mai!

 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?

9 - Che la grande Illuminazione sia con te

10 - Come fallire per troppo successo

11 - I salti logici uccidono più dell'Aviazione americana

12 - Hai una missione da compiere: alzati e combatti


Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?

Kendo

Premessa per le gentili lettrici:
care ragazze, l’inizio di questo articolo è per voi, probabilmente, un po’ ostico. Si parla di bastonate e arti marziali. Ma solo per poche righe e per riuscire a spiegare un concetto essenziale anche nella cura dei bambini e nella coltivazione dei fiori.
Non riesco a esprimerlo altrimenti perché l’ho appreso in un periodo durante il quale mi dedicavo a prendere un sacco di botte con l’intento di fare un po’ di chiarezza nella mia vita. E non sostengo certamente di aver seguito la via migliore. Ma tant’è… ognuno è figlio della strada che ha fatto e solo quella conosce…
Quindi, se potete, dolci fanciulle, resistete alle prime righe… E non impressionatevi… noi maschi siamo fatti così. Entro certi limiti un dolore lancinante non è un grosso problema se poi speri di ottenere i favori di una donna.
 
I giapponesi hanno una parola, Zanshin, che significa “spirito di sacrificio”.
I maestri di arti marziali dicono che per ottenere il successo l’essere umano deve mettere tutta la sua energia e la sua presenza mentale nell’azione.
Quando apprendevo dal grande Maestro Mario Bottoni l’arte del Kendo, la spada giapponese, egli mi insegnò che l’attacco non deve mai avere termine fino a che c’è un nemico di fronte a te. E per insegnarci questo, Bottoni ci massacrava di mazzate. Cosa che mi portò ben presto ad abbandonare quest’arte marziale, essendo io un pusillanime.
Comunque mi è stato utile imparare a restare fermo mentre il Maestro mi picchiava. Cosa particolarmente dolorosa quando si continua a colpirti sui lividi contratti nei giorni precedenti. Praticamente stai lì e piangi dal dolore. Poi devi ringraziare il Maestro perché ti ha mostrato i tuoi limiti.
E non piangevo solo io ma anche il resto della classe, composta da una decina di giovani coraggiosi e dotati di corporature imponenti (io sono sempre stato un po’ mingherlino…).
Bottoni mi ha insegnato parecchie cose, ad esempio che è uno sforzo inutile tentare di tenere gli occhi aperti mentre ti colpiscono in testa. Meglio chiuderli nel momento dell’impatto e poi essere veloci a riaprirli. Questo perché quando ti arriva una saracca boia comunque ti si annebbia la vista, quindi avere gli occhi aperti non dà nessun vantaggio. Invece se chiudi gli occhi assorbi meglio il colpo e la vista si disappanna più velocemente. E mi ha anche insegnato che dopo una ventina di bastonate tendi a scoprire un’energia pazzesca dentro di te.
Bottoni, usando un numero minimo di parole, mi fece capire che se il tuo obiettivo è arrivare sull’avversario e colpirlo, il tuo colpo sarà debole e impreciso. Se invece non concepisci l’interruzione dell’azione prima di aver annientato l’avversario il tuo colpo raggiungerà il massimo della potenza.
Cioè, quello che pensi, l’obiettivo che ti muove, è più importante della perfezione stilistica e di qualunque altra qualità.
Per vincere devi usare il Chi (l’energia/emozione) e devi essere centrato sulla tua Harà (centro vitale posto tre dita sotto l’ombelico/mente animale) ma ciò che ti conduce alla vittoria è lo Zanshin, la capacità di sentire la tua azione come una sequenza unica di azioni nelle quali manifesti senza interruzione tutta la tua determinazione, costi quel che costi. Vivere o morire è secondario. L’importante è che fino a che tu sei vivo combatti.
Questa visione dell’azione risente fortemente della cultura guerriera giapponese, la cultura patriarcale degli allevatori nomadi che conquistarono il Giappone assoggettando la civiltà matriarcale. Una cultura autoritaria che si scontrò con contadini capaci di combattere a mani nude (karate significa “mano vuota”)…
Sospetto che i samurai, campioni dell’aristocrazia guerriera, non inventarono niente, codificarono le tecniche di combattimento delle popolazioni che sconfissero grazie alla superiorità tecnica delle loro spade e dei loro archi.
E quindi possiamo sospettare che tradussero i concetti essenziali adattandoli al loro modello mentale improntato sulla violenza e sullo schiavismo.
Sospetto quindi che originariamente lo Zanshin non fosse inteso come “spirito di sacrificio” ma più semplicemente come “azione ininterrotta”.
Riportato in questi termini questo elemento essenziale per sviluppare tutta la propria forza, perde i connotati guerrieri e può essere applicato per descrivere anche il gioco di un bambino, le effusioni tra amanti, l’abbraccio a una persona cara che non vedi da tempo.
Io credo che dalle arti marziali possiamo imparare molto ma al di fuori della pratica della guerra esse esprimono un approccio debole alle questioni della vita. Generalmente le arti marziali non indicano in modo sufficientemente nitido la centralità dell’amore nella vita. Anche perché picchiarsi e amarsi contemporaneamente è un po’ difficile.
La potenza più grande in questo universo non è l’azione ininterrotta del guerriero ma la continuità ininterrotta della capacità di amare.
Come abbiamo detto nei capitoli precedenti il primo scopo della vita è scoprire quale è la tua missione, cosa vuoi fare veramente e quindi CHI SEI.
Riuscirci è la prima e la più importante delle vittorie.
Scoprire quali talenti Dio o chi per lui, ti ha regalato. E scoprire l’immenso piacere e senso di compiutezza che dà sapere cosa vuoi veramente fare del tempo che trascorrerai su questo incredibile pianeta, avendo a disposizione un corpo che ti consente di sentire il mondo e gli altri esseri umani.
Quando decidi di impegnarti in qualche cosa che vale la pena DEVI poi sapere che tanto più sarai DENTRO quello che stai facendo, tanto più sarà probabile (non certo) raggiungere il tuo obiettivo.
Hai grande capacità di accedere a questo stato di presenza emotiva e compenetrazione, l’hai sperimentato per anni, nella prima infanzia, quando giocavi in modo incrollabile, assoluto, totale e pieno d’amore.
Grande potenza.
La madre con il bambino in braccio è capace di compiere prodigi di forza, velocità e intelligenza perché nella sua mente non vi è posto per null’altro che il suo amore illimitato per la sua creatura.
E l’uomo che deve difendere la propria donna e i propri figli non è capace di concepire nessuna limitazione alla sua azione.
A volte si perde comunque, ma questa è un’altra storia. E ci sono certo anche padri e madri snaturati, ma sono appunto persone che hanno smarrito la loro natura e ogni limpidezza nella visione di sé.
Per fare quel che desideri non hai bisogno di nessuna scuola, nessun potere, nessun mezzo.
Ti basti abbondantemente, perché l’amore per quel che desideri è l’essenza. Inizi subito a seguire la tua strada, mentre cammini avrai tempo per imparare e trovare.
E se cadi per terra e sbatti il tuo nobile deretano non te ne curare, cerca di capire dove sta l’errore e rialzati. Non interrompere l’azione.
Non guardare alle singole battaglie, sono secondarie.
E’ la sequenza che devi vedere, essa si dipana senza interruzione nel futuro.

A volte scopriamo che per dar valore alla nostra vita, per seguire l’impulso amoroso, dobbiamo porci di fronte a obiettivi di dimensioni colossali.
Come ad esempio dare un mondo migliore ai nostri figli.
Quando ti succede sei un po’ nella merda perché cambiare il mondo non è facile.
Spero di non avvilire la tua autostima sostenendo che è difficile riuscirci in poco tempo.
Qui il discorso dell’azione ininterrotta diventa essenziale: non riuscirai a creare un mondo perfetto ma potrai ottenere via via tanti piccoli risultati e goderne la soddisfazione.
Mi fa incazzare la gente che dice che oggi stiamo peggio di 40 anni fa. Non hanno memoria.
Non si ricordano che i politici rubavano uguale ma non andava mai in galera nessuno, neanche per un giorno, la pedofilia era in fondo tollerata, lo stupro era un reato contro la morale e non contro la persona e se facevi un matrimonio sbagliato non potevi divorziare.
Abbiamo lottato contro quel mondo, e abbiamo perso quasi tutte le battaglie ma abbiamo continuato a lottare e siamo riusciti effettivamente a erodere il sistema, costringendolo a evolversi.
Abbiamo cambiato la scuola, i rapporti tra maschi e femmine, il nostro modo di trascorrere il tempo libero e di concepire l’amicizia, il nostro modo di mangiare e di intendere l’arte e la natura e milioni di persone sono riuscite a costruirsi anche un modo diverso e indipendente di lavorare. Il nostro modo di vedere il mondo è cambiato. Noi siamo persone di tipo completamente nuovo, sentiamo e viviamo in modo nuovo.
Ci sono ancora molti, terribili problemi.
Non abbiamo ancora finito.
Ma il mondo migliora grazie a milioni di uomini e donne che si alzano ogni mattina e nonostante tutto continuano a impegnarsi per migliorare la loro vita e quella dei loro figli.
E nessuna forza al mondo è capace di fermarli, di scalfire la loro incrollabile determinazione.
E continuano a impegnarsi e ad avere passione, incuranti delle offerte oscene del Sistema del Dolore, continuano ad essere fedeli alla loro via, quando si vince e quando si perde.
Eravamo schiavi nelle società feudali, oggi siamo, bene o male, cittadini e i nostri figli vivranno in una società giusta.
I potenti salgono alla ribalta e poi precipitano. Noi continuiamo a costruire il meglio, incessantemente.
Metti questa energia dentro i tuoi sogni. Guarda la tua storia allargando la prospettiva. Tu fai parte di un popolo, tu fai parte di un universo, tu possiedi doni incommensurabili, devi solo rendertene conto. Scoprire i tuoi talenti sarà il primo grande successo. La prima vittoria contro i samurai della mente.

 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?


Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

Una fetta enorme di italiani trova ovvio giustificarsi quando sono in ritardo spiegando per quale motivo non hanno potuto rispettare l’orario stabilito.
E’ un comportamento che a molti pare ovvio.
Credo che sia importante sapere che presso altri popoli questo modo di pensare è inconcepibile.
Per un giapponese sarebbe addirittura una vergogna.
Un giapponese che arriva in ritardo chiede scusa e se è molto depresso può arrivare a fare harakiri, cioè suicidarsi.
Ma il racconto del perché del ritardo è considerato un comportamento assolutamente indegno.
Il motivo di questo disonore dipende dal fatto che giustificarsi vuol dire non possedere la dignità di ammettere fino in fondo la propria responsabilità.
L’italiano medio a questo punto dirà che se c’è lo tsunami mica è colpa mia se sono arrivato in ritardo. La colpa è dello tsunami (cazzo!).
Ma il giapponese da questo orecchio non ci sente.
Se sai che per arrivare all’appuntamento devi passare lungo la costa DEVI prevedere che ci potrebbe anche essere uno tsunami, sentire le previsioni del tempo, scegliere strade alternative, partire il giorno prima… Qualunque cosa pur di non rischiare di arrivare in ritardo.
Questa grossa differenza culturale credo sia alla base del fallimento del Sistema Italia.
In Giappone sarebbe inconcepibile che un primo ministro spiegasse l’impossibilità di realizzare il programma elettorale col fatto che ci sono un sacco di giudici comunisti e di giornalisti comunisti.
I giapponesi credono che se ti presenti alle elezioni con un programma questo deve tener conto che il paese è pieno di giudici e giornalisti bolscevichi e malvagi.
Se non te ne eri accorto quando hai redatto il programma elettorale sei un pirla e non hai scuse.
Ma anche i tedeschi e in generale i popoli del nord Europa di cultura protestante, hanno sistemi economici che funzionano meglio proprio perché hanno un’etica diversa della RESPONSABILITA’.
E non è un caso se in questo momento Portogallo, Spagna, Italia e Grecia sono nella merda.
Questi popoli sfigati hanno in comune l’idea della potenza sovrastante del Demonio.
Di fronte ai fallimenti essi possono dire: “Io sono stato bravo e buono, ce l’ho messa tutta per realizzare questa impresa, ma sono stato sfortunato, il Diavolo si è messo di mezzo e mi ha rovinato tutto!”
Invece i protestanti e in special modo i calvinisti, hanno una visione diversa della responsabilità umana.
Il loro modo di pensare è improntato sulla parabola dei talenti.
Dio dà a ognuno una certa quantità di talenti e pretende che tu, tanti o pochi che siano i talenti che ricevi, riesca a moltiplicarli. E non ci sono scuse: che c’è Satana lo sai e lo devi mettere in conto. Se Lucifero ha prevalso su di te vuol dire che non hai avuto una vera fede. Non hai saputo fare appello al divino che è in te, hai ceduto al vizio e al peccato, non hai coltivato la forza soprannaturale e infinita della fede. Quindi sei uno svaporato e non un valido guerriero di Dio.
Questa logica ha un’implicazione essenziale: la tua missione sulla Terra è quella di completare la creazione, di glorificare Dio con le tue azioni.
Quindi è essenziale che tu ti sforzi per capire quali sono i talenti che Dio ti ha donato, e quale è la tua conseguente missione su questa Terra (c’è una missione da compiere e tu vivi per compierla).
E se tu capisci qual è il senso della tua vita, l’obiettivo che Dio ha nascosto nella tua esistenza, e se avrai piena fede in questo disegno divino non ci sono cavoli: tu DEVI RIUSCIRE a realizzarlo. Sennò sei un pusillanime, peccatore, smidollato, senz’anima.
E vorrei sottolineare che in questa visione la vera fede in Dio è il valore assoluto della vita: sviluppare la propria fede, imparare a riconoscere nel quotidiano il progetto divino è la grande sfida che Dio ci propone.
Se sono veramente convinto di aver scoperto qual è la mia missione nella vita, se sono veramente convinto che esiste un disegno divino, io raggiungo una forza sovrumana perché so che Dio è con me. E se cado non posso piangermi addosso, devo aver fiducia nel fatto che Dio mi ha fatto cadere perché ero in errore, per darmi un insegnamento, che mi porterà al successo. DEVO applicarmi a correggere l’errore che ha causato la sconfitta e DEVO rialzarmi E CONTINUARE A COMBATTERE PERCHE DIO LO VUOLE.
Non ci sono scuse, attenuanti, giustificazioni, proroghe, condoni, sanatorie, indulti, amnistie.
Non ci sono cazzi e le chiacchiere stanno a zero.
Nella cultura giapponese questo concetto è tradotto in termini diversi ma altrettanto efficaci.
La cultura zen non contempla l’esistenza di un Dio come lo immaginiamo noi, personificato, con una coscienza di sé.
Lo zen, il tao cinese, è la positività insita nella materia, è ciò che non esiste fisicamente ma permea ogni cosa e ne determina la qualità. La cosa importante nella brocca, come nella finestra e nella porta e nel mozzo della ruota è lo spazio vuoto. Una brocca esiste per contenere acqua grazie allo spazio vuoto.
In altri termini potremmo dire che credono a una qualità immateriale che genera la natura profonda di ogni singola particella sub atomica, e che contiene di per sé, naturalmente, un disegno positivo. Quindi non c’è un Dio che distribuisce talenti ma piuttosto un caos che contiene un senso profondo.
Lo scopo dell’essere umano non è obbedire a un Dio ma capire e unirsi allo scopo misterioso delle semplici leggi naturali. Non esiste il concetto cristiano di peccato ma la dissonanza rispetto alle leggi della natura viene considerata un disastro, peggio che finire all’inferno. L’universo non ti punisce perché hai peccato ma perché non hai capito.
Nella cultura cinese l’osservazione della realtà è una forma di preghiera e anche un sistema per modificare la realtà.
Lo scopo dell’essere umano e comprendere le forze che hanno generato la vita e comprendere come agire in modo consono a queste forze.
Questa impostazione ha generato una società incentrata sulla ricerca scientifica che ha preceduto di secoli il resto dell’umanità sul piano tecnologico. Invenzioni come la bussola, il timone, la carta, il denaro, la polvere da sparo, i sensori antisismici e molteplici macchine, sono state concepite in Cina e solo molto tempo dopo sono state esportate altrove.

Ma anche se tu hai una mente più laica di una scarpa trarrai vantaggio dal cogliere il senso profondo della visione calvinista e taoista della realtà e dello scopo della vita.
La storia della filosofia e delle religioni ha espresso in altri, svariati modi, quest’idea di RESPONSABILITA’ esistenziale; ma la ciccia non cambia.
Questa visione dell’azione umana è una necessità per chi desidera realizzare una grande impresa.
Sostituisci Dio o il Tao con qualunque altra entità di tuo gradimento, chiamalo Senso della Poesia, Rispetto del Senso del Mondo, Lotta per Diffondere Amore, Comicoterapia…
Il risultato finale non cambia.
Se vuoi vincere devi avere un motivo profondo per vincere, dare un’importanza prioritaria al risultato finale. Solo così puoi sperare di saper mobilitare fino in fondo le tue forze.
Servono 10 mercenari intelligenti per battere un patriota.
Ma se i mercenari fossero intelligenti non farebbero un lavoro di merda.
E qui torniamo al discorso delle motivazioni che abbiamo ampiamente trattato nei capitoli precedenti.
Il godimento che dà perseguire la passione per il proprio scopo supremo ci regala una forza, una costanza, un’intelligenza e una sensibilità eccezionali. Molto eccezionali. Lottare solo per il bottino non può farci sperimentare la stessa passione.
Ho potuto sperimentare direttamente questo incredibile fenomeno. Un giorno con un gruppo di compagni milanesi del Gruppo Gramsci andammo a un convegno di studenti medi.
La sede fiorentina del Gruppo Gramsci era sprovvista di bagno. Quindi ad un certo punto chiedemmo a un compagno di Firenze di farci da guida per raggiungere un vespasiano. Eravamo una decina. Trovammo un vespasiano e mentre facevo pipì notai che, dall’altra parte della strada, un gruppo di giovani stava estraendo spranghe e catene da alcune moto parcheggiate.
Era successo che questo compagno, evidentemente non troppo sveglio, ci aveva portati a far pipì di fronte alla sede del MSI. Riposi quindi il mio membro nei pantaloni e insieme agli altri iniziai a fuggire perché al momento eravamo sprovvisti di strumenti ragionevoli per l’autodifesa. E in più eravamo sovrastati da forze nemiche preponderanti. Cioè, erano il doppio di noi. Iniziò così una fuga disperata. Ora il caso vuole che tra di noi ci fosse un ragazzo claudicante. Quindi negato per la corsa. Ora è evidente che tra i 20 inseguitori doveva esserci per forza un giovane nazionale che sapesse correre più velocemente del nostro compagno claudicante. Ma quel che accadde fu che il più veloce dei nemici non riuscì a raggiungere il più lento di noi e potemmo metterci tutti in salvo, raggiungendo il grosso della truppa rossa all’interno della nostra sede. E a quel punto eravamo di più noi.
Da questa esperienza ho tratto l’insegnamento che il più lento dei fuggitivi accorda la sua velocità sul più veloce dei suoi compagni. Invece il più veloce degli inseguitori accorda la sua velocità su quella del più lento dei suoi.
E questo è un fenomeno che deriva dalla forza della passione.
Il desiderio di non farsi picchiare è generalmente superiore al desiderio di picchiare.
Ovviamente ci devono essere condizioni appropriate all’esplodere di questa superiorità emotiva.
Se ti pigliano in 10 in un vicolo cieco molto probabilmente non riesci a lasciarli tutti stesi ma non mettere mai un limite alla provvidenza divina. E’ infatti noto che, negli ultimi 200mila anni, tutti quelli che si sono arresi a un aggressione enormemente più forte sono stati fatti a pezzi. Tra quelli che invece hanno continuato a lottare una miserrima percentuale si è salvata. Pochi ma buoni e tentar non nuoce. Attenzione: a volte la reazione vincente non è stata di tipo militare. Alcuni eminenti ricercatori sostengono ad esempio che in 18 casi le vittime si siano salvate raccontando una barzelletta. Ma non sanno dire quale.

 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?

 


Le vie della perfezione sono finite

Scendendo nelle minuzie pratiche chiedo: esiste un metodo di lavoro che consenta di avere successo in quel che si fa?
Molti ti diranno che tanto più ti impegni tanto più otterrai buoni risultati.
Ho già detto che il successo dipende dalla passione che ci metto.
Ma sto parlando del tipo di passione che un bambino mette nel giocare. E’ una passione senza ansia che non mira a un risultato ma al semplice piacere di giocare. L’obiettivo e il mezzo per raggiungerlo sono la stessa cosa. Il mio obiettivo è giocare e mi basta giocare per raggiungerlo.
A volte gli adulti, presi dalla paura di mancare il bersaglio, si fanno catturare dall’ansia di perfezione.
Il perfezionismo è nemico del successo tanto quanto lo è la mancanza di passione.
Sono due errori speculari.
Un dipinto che sia perfetto in ogni sua parte è fastidioso. L’occhio non riesce a trovarvi un centro.
Nel quadro deve esserci un punto perfetto ma il resto tutt’intorno deve essere un po’ meno perfetto, potremmo dire che deve essere un po’ sfocato così che l’occhio si concentra sull’essenziale del quadro.
Tutto lo sforzo è indirizzato nel portare al massimo livello la parte più importante, il resto è più abbozzato…
Credo che tutti prima o poi debbano fare i conti con l’eccesso di perfezione.
Soprattutto chi ha a che fare con il grande pubblico…
Mike Bongiorno faceva apposta degli strafalcioni parlando, perché temeva di risultare antipatico con il suo italiano perfetto.
Quando ero un ragazzo avevo gravi difficoltà a corteggiare le ragazze. Ero proprio imbranato.
Mi prendeva un’ansia pazzesca di essere rifiutato e le ragazze si scocciavano e poi non volevano baciarmi.
Sperimentai un salto di qualità quando decisi di affrontare il problema in modo radicale.
Quando invitavo una ragazza a uscire con me le dicevo subito che la desideravo in maniera pazzesca.
Poi, quando uscivamo insieme non ci provavo.
Me la prendevo comoda, tanto la cosa più difficile (dichiararsi) l’avevo già fatta.
Corteggiare una ragazza apertamente e poi non cercare di baciarla può sembrare un modo molto imperfetto di agire.  Ma è estremamente efficiente. Spesso era lei a baciarmi e così io non dovevo superare l’attimo di terrore che mi pigliava quando ero in procinto di provare io per primo a baciarla.
Quando dobbiamo fare qualche cosa di difficile è meglio rendersi conto che la paura di fallire è un nemico paralizzante e che trovare un sistema per narcotizzare il panico è meglio.

Posso forse rendere più chiaro il discorso facendo un esempio che apparentemente non c'entra nulla.

Karateca mattoni

Se osservi la foto qui sopra puoi vedere un fenomeno apparentemente assurdo.
I primi mattoni sono spezzati, quelli in mezzo sono sani, gli ultimi sotto sono sbriciolati.
Cosa li ha rotti?
I primi mattoni vengono spezzati dalla forza in chilogrammi dell’impatto. Ma la potenza dell’impatto non è ancora arrivata agli ultimi mattoni.
Quello che li rompe non sono i chilogrammi di forza ma la VIBRAZIONE.
Ben lo sanno gli ingegneri che la vibrazione è potentissima.
Agli inizi del 1900 un battaglione di soldati attraversò un ponte di cemento armato battendo il passo e il ponte si sbriciolò facendo finire tutti in acqua.
Da quel giorno tutti i manuali militari avvertono che non si deve marciare al passo sui ponti di cemento armato e gli ingegneri progettano i ponti creando arcate leggermente irregolari per impedire che vadano “in risonanza” e crollino.
La vibrazione e la forza in chili sono due cose diverse.
I cantanti d’opera seducono le ragazze mostrando che sanno far scoppiare un bicchiere di cristallo con un DO (e le fanciulle si scaldano immaginando cosa potrebbe fare il cantante, alle loro zone intime, senza neanche toccarle).
Attenzione: non è la potenza del suono, i decibel, che fa scoppiare il bicchiere. Un RE, per quanto forte, non farà mai scoppiare un bicchiere.
Il bicchiere scoppia se il suono è esattamente su una precisa frequenza d’onda.
Quando negli anni settanta arrivarono in Italia i film di kung fu, ogni volta che c’era una prima si riempivano i pronto soccorso di ragazzotti con la mano fratturata perché avevano provato a rompere un mattone con un pugno.
Non sapevano che non si può rompere un mattone con la forza: il mattone è indiscutibilmente più duro della mano, quindi se lo colpisci con tutte le tue forze ti fratturi.
Per rompere il mattone il pugno va sferrato con una forza moderata, l’abilità è dare al colpo la giusta vibrazione.
Questo effetto si ottiene utilizzando la muscolatura profonda che è estremamente veloce (vedi “Yoga demenziale, il manuale definitivo della rivoluzione pigra” oppure vedi il video qui a partire da 38,53 minuti.)

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Mio padre, pur essendo un attore, nella vita privata parla poco, se non delle ricerche che sta conducendo.
Mi ha fatto una sola lezione di recitazione, poco prima che debuttassi per la prima volta in un teatro vero.
Erano anni che recitavo da professionista ma sempre in spazi non convenzionali, quindi per me era un momento importante.
Stavo preparandomi ad andare in scena e lui venne in camerino e mi disse: “Ricordati che hai degli amici in platea. Io le migliori serate le ho fatte quando magari ero un po’ stanco, meno concentrato del solito sul risultato. E la cosa migliore, prima di fare uno spettacolo, è farsi una passeggiata intorno al teatro e lasciar andare la tensione.”
Fine del corso, non è durato più di due minuti ed era tutto quello che mio padre aveva da dirmi sul modo per riuscire a recitare al meglio.

Quando vogliamo realizzare un progetto, raggiungere un obiettivo, è essenziale la forza della nostra determinazione, la purezza della passione che ci mettiamo dentro. Ma è anche essenziale imparare a calibrare la forza. E capire che la vibrazione giusta, lo spirito giusto nell’azione è dal punto di vista pratico altrettanto importante della passione. E’ il SENSO DELLA MISURA, la sintesi che facciamo mettendo insieme la forza dei desideri e la delicatezza delle azioni. La velocità è essenziale ma bisogna correre “in scioltezza”.
Esiste la contrazione ed esiste il rilassamento ma esiste anche un terzo polo: la DETENSIONE che è uno stato di fluidità non contratta che dà il massimo di velocità e eleganza al movimento.
Per questo saper ridere è così importante, ci aiuta a non prenderci sul serio anche quando compiamo imprese eroiche e ci permette di purificare l’intenzione dall’attaccamento eccessivo al risultato.
E solo usando uno spirito comico puoi accettare l’affermazione che ho appena espresso, in quanto contiene un’evidente contraddizione interna: è impossibile mettere tutta la propria energia e tutto il proprio desiderio in un’azione e contemporaneamente esercitare il distacco dal risultato.
Non ha senso, eppure (misteri dell’universo) è un’affermazione perfettamente esatta: funziona così, non prendetevela con me, è Dio che ha creato un universo schizofrenico.
Non si può capire ma si può fare, magari usando piccoli trucchetti mentali: voglio vincere ma so anche che se non vinco va bene lo stesso, perché il tentare con tutta la propria capacità, fino in fondo, è un’esperienza che mi dà una meravigliosa sensazione di interezza e di fusione con il mondo che mi circonda. E questa è una sensazione di tipo superiore, estatico che vale da sola più della gioia di vincere.
Per questo quando il samurai estrae la spada sai già se vincerà o perderà.
Vince chi desidera soprattutto sperimentare lo stato mentale della battaglia totale ben sapendo che potrà anche morire ma non potrà smettere di combattere per vivere compiutamente se stesso. Celebrare la vita vivendola pienamente a prescindere dalla vittoria o dalla sconfitta. Comunque alla fine tutti muoiono, quindi nella vita vince realmente la persona che si è manifestata pienamente. Che ha esplorato fino in fondo le possibilità dell’esistere, godendone appieno e fregandosene (relativamente) dell’esito della battaglia.
Vincere, comunque, è meglio.
L’obiettivo e il mezzo per raggiungerlo sono la stessa cosa. Il mio obiettivo è giocare e mi basta giocare per raggiungerlo.

 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?

 


Reprimere i desideri fa molto, molto male

(Per vincere è necessario avere la Forza per farlo)

A questo punto del mio discorso sulle tecniche per ottenere un clamoroso insuccesso, qualcuno si aspetterà che io entri nel dettaglio delle singole azioni che portano certamente al disastro.
Ma i consigli tecnici non hanno valore se prima non si comprende che la nostra capacità di mettere buon senso nelle iniziative, dipende dalla passione.
La passione è la forza che muove la storia, arma gli eserciti, difende le città assediate, fa nascere i bambini, le reti commerciali e costruire case scozzesi in Sicilia.

La scienza moderna avanza a velocità extragalattica. E ci mostra un panorama esistenziale che sta cambiando molto rapidamente.
Le nostre idee sulla mente, sul corpo e sull’anima si modificano potentemente alla velocità del vento sotto la poderosa pressione delle nuove evidenze scientifiche.
Si è scoperto che baciarsi fa bene al sistema immunitario. E anche regalare.
Si è scoperto che i super ricchi vivono quanto i bancari, chi campa di più sono gli artisti e gli scienziati, perché fanno qualche cosa che piace loro veramente e hanno molti rapporti sociali.
E quelli incazzosi diventano pessimisti, restano soli e crepano statisticamente molto prima di quelli socievoli, pacifici e ottimisti.
E se vinci l’Oscar campi mediamente 5 anni di più.
E poi ci sono i neuroni a specchio: se guardi qualcuno che sorride qualche cosa sorride dentro di te.
E se guardi una persona che prova piacere scattano dentro di te tutte le reazioni cerebrali e chimiche che sperimenti quando il piacere lo vivi direttamente.
L’ultimo numero di Internazionale pubblica un articolo che racconta di una serie di esperimenti che dimostrano che fare scelte provoca un incredibile consumo di energia che poi ci rende difficile essere disciplinati nel ragionare e compiere scelte sensate.
Hanno analizzato 1.100 giudizi su detenuti che chiedevano la libertà provvisoria, i giudici avevano liberato i richiedenti almeno tre volte di più quando la decisione veniva presa subito dopo aver mangiato.
Quando erano stanchi non riuscivano a decidere e lasciavano i detenuti in prigione.
Il che vuol dire che decidere è uno sforzo tanto grande da lasciare le persone senza l’energia per svolgere il proprio lavoro scrupolosamente.
Ma questo significa anche un’altra cosa, piuttosto ovvia: essere disciplinati tanto da svolgere bene un compito non piacevole, costa una grande fatica.
Queste osservazioni, unitamente a 50 anni di esistenza sul pianeta terra, mi inducono a pensare che un elemento determinante nella nostra vita è quante cose facciamo perché dobbiamo e quante ne facciamo perché vogliamo.
Quando ne ho parlato con Eleonora mi ha stoppato subito: se la gente inizia a pensare che impegnarsi fa male alla salute siamo finiti! Ci sono già un sacco di persone che vivono male perché non sono capaci di appassionarsi fino in fondo a quello che fanno.
E come potevo dare torto a mia moglie?
Non si fa.
Infatti Eleonora ha sempre perfettamente ragione, tale e quale alla moglie del Tenente Colombo.
Infatti il problema, la chiave del successo di tutte le imprese umane, è l’impegno. La dedizione. Ma il massimo di capacità passionale noi la esprimiamo quando svolgiamo un compito che ci appassiona selvaggiamente.
E’ chiaro che nella vita ti può succedere di dover attraversare il deserto a piedi per soccorrere una persona cara, lottare contro tribù beduine gheddafiste, armati solo di un coltellino svizzero, sventrare a mani nude coccodrilli e altri animali aggressivi… Tutte cose sgradevoli che fai per senso del dovere. Cose che fai non perché le vuoi fare ma perché non ne puoi fare a meno. 
Qui scattano ragioni di priorità categoria 1.
In una situazione di emergenza militare puoi anche decidere di farti ammazzare, il che non fa bene alla salute, almeno nella maggioranza dei casi. E non è neanche un grande successo. Ed è pure sgradevole.
Ma fuori da queste questioni drammatiche, in tempo di pace, quando non c’è nessuna bomba atomica piazzata in uno stadio da disinnescare… Allora vale la considerazione di cui sopra: fare qualche cosa che non ti piace costa fatica. Molta fatica.

E' essenziale comprendere che la molla più potente del mondo è la passione, il gusto che di fare qualche cosa di appassionante.
Nessuna molla è altrettanto potente.
Il denaro, il potere, il sesso… Non ti danno la stessa forza.
Conosco gente che è riuscita a fare cose incredibili per i soldi. Sono riusciti perfino a passare intere serate nei party mondani a Milano. Io piuttosto che andare a cena con un direttore della Rai mi sparo in un piede.
Quindi ho ammirazione per chi dimostra un tale disprezzo del pericolo.
Ma questo è nulla a confronto della forza incredibile che ti dà fare esattamente, perfettamente quello che desideri fare.
Lo dicono anche i maestri zen: tra i due guerrieri vince quello che desidera semplicemente restare se stesso. Perché per restare te stesso fai poca fatica.
Se io desidero fare una cosa che mi piace questo ha per me un costo energetico bassissimo, anzi mi ricarica.
Se invece faccio qualche cosa che non mi piace mi esaurisco rapidamente. E fa molto molto male.
Quindi se vuoi vincere è meglio che cerchi un tipo di impresa che ti piace veramente in ogni suo aspetto.
Frequentare certa gente ti indebolisce perché fanno schifo.
Ma tocca fare attenzione. Capire cosa vuoi, nel profondo della tua anima immortale richiede un livello di sincerità con sé stessi paragonabile con quella necessaria per confessare alla donna che ami che hai paura dei Puffi.
Che per inciso è una cosa da non dire MAI a una donna se vuoi che ti faccia vedere come si arriva in paradiso. E’ vero che alle donne i teneroni piacciono, ma a tutto c’è un limite. I Puffi lo superano.

 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?