Ribellione spirituale

Viviamo in un'allucinazione collettiva.
La gente non vive veramente

Perché vorrei Marco Boschini al Parlamento.

Cambiamo i politici!
Perché vorrei Marco Boschini al Parlamento.
Serve un candidato che porti la "nuova cultura" in Parlamento.
di Jacopo Fo


In questi ultimi sette anni ho svolto un compito spaventoso: per colpa della mia mamma che ha scoperto che le auto possono andare anche a biodiesel mi sono trovato a fare il commesso viaggiatore di tecnologie ecologiche (le colpe delle madri ricadono sui figli). Ho incontrato decine di sindaci, assessori, presidenti di provincia, leader di partiti del centro sinistra, presidenti di associazioni, parlamentari, proponendo innovazioni elementari come la sostituzione delle lampadine dei semafori che durano 2 mila ore con lampadine che durano dalle 80 alle 100 MILA ore e che risparmiano l'88% dell'energia elettrica. Ogni volta la mia idea positiva degli esseri umani è stata schiaffeggiata dalla constatazione che i nostri politici NON capiscono di cosa parli se gli proponi di "razionalizzare" il sistema e renderlo più ecologico e umano.
Sono esponenti della "vecchia cultura".
Non ci corrispondono più proprio perché ragionano secondo altri parametri.
Sì, io credo che esista una nuova cultura in cammino nella mente degli Umani.
Un nuovo modo di ragionare, non una nuova ideologia. Affrontare i problemi piccoli che, risolti, possono creare un piccolo vantaggio reale e immediato. Agire con lentezza. Partire dal piccolo. Cercare il risultato vero e non l'esibizione.
Ragionare in termini di rete e di reciproco scambio.
Credo che queste prossime elezioni politiche siano un momento molto importante. Una possibilità (ma sarà dura) di licenziare Berlusconi. E anche una possibilità che, nel caos generalizzato dell'Unione e delle nuove leggi elettorali (che premiano le segreterie dei partiti e la vecchia nomenclatura) si riesca a far andare al parlamento qualcuno che ragioni diversamente e che possa, seguendo il metodo dei piccoli passi e delle azioni stupefacenti, essere il portavoce della "razionalizzazione umanista" e della "rivoluzione del buonsenso".
Credo che qualche presenza diversa oggi nel parlamento italiano sia possibile perché da tempo ormai la nuova cultura ha spazio e peso nella società civile e perché un cambiamento di logica globale è l'unica possibilità per uscire dal baratro morale, spirituale e economico verso il quale viaggiamo a velocità TAV.
(I cretini sono al potere!)
Detto tutto questo sono molto contento che Marco Boschini abbia deciso di buttarsi in questa avventura. Marco lo conosco da anni ed è esattamente una persona che si è formata sul nuovo modo di fare politica, iniziando la sua attività nel suo paese, Colorno, in provincia di Parma, organizzando una lista civica ecologista e un'associazione che ha dato vita a molti eventi teatrali e culturali. E' autore di due libri sul risparmio energetico e con i compagni di Colorno ha contribuito a creare il Coordinamento dei Comuni Virtuosi, che si scambiano esperienze e conoscenze alla ricerca di un'efficienza al servizio dell'ecologia e dei cittadini. Un'esperienza importante che ha fatto circolare idee e dato vita a decine di iniziative concrete di risparmio e riorganizzazione dell'apparato amministrativo. Per queste sue esperienze Marco Boschini è una persona di provate capacità che sarebbe perfettamente in grado di portare avanti le istanze di quanti, dal commercio equo alle cooperative sociali, dai gruppi di difesa del territorio ai gruppi di acquisto, credono in una via concreta verso quel fantastico mondo migliore e possibile che tutti desideriamo ma che bisogna saper costruire.

Jacopo Fo

Manifesto per un'auto candidatura sostenibile...

La nostra società ha di fronte molteplici problemi e sfide. Nessuna di esse può essere ignorata da un amministratore pubblico. Per questo è indispensabile una continua relazione dell'amministratore o legislatore con la base, una continua presenza sul territorio e, nel contempo, una aperta attenzione ai problemi e sfide degli altri Paesi e Continenti in un mondo sempre più interdipendente, in cui il futuro o è tale per tutti o non lo è per nessuno.
In questa molteplicità riteniamo che meritino particolare attenzione alcune realtà che sarebbero un po' come la chiave di volta del presente e del futuro di ognuno di noi come cittadini sia a livello personale, come anche a livello familiare e sociale.
Tre queste sfide cogliamo quella del consumo energetico per i suoi influssi sull'economia, sulle relazioni internazionali, sull'ambiente.

Il nostro sistema energetico è come un secchio bucato e nessuno si preoccupa di tappare la falla, ma continua ostinatamente a riempirlo a forza di nuove centrali, fantasmi nucleari, importazioni di oro nero.

I problemi energetici non vengono considerati dalle forze politiche con l'attenzione e l'impegno che sarebbero necessari. Noi invece pensiamo che debbano essere posti al centro della politica, e per questo siamo impegnati da anni per dimostrare che intervenire a favore dell'ambiente non solo è possibile e necessario, ma anche economicamente conveniente.

Decine di enti locali (ma anche associazioni ambientaliste, gruppi di acquisto, botteghe del commercio equo e solidale, comitati in difesa della madre terra contro le grandi opere, grandemente inutili) stanno sperimentando, con risultati sorprendenti, progetti concreti di risparmio energetico, di riduzione-riciclo e riutilizzo dei rifiuti, di tutela dei beni comuni come l'acqua, di mobilità sostenibile, di bioedilizia, di acquisti verdi nella pubblica amministrazione, di incentivi rivolti al territorio per l'introduzione di nuovi stili di vita.

Il vero problema è mettere insieme le esperienze, fare in modo che l'enorme patrimonio di buone prassi superi il confine apparentemente invalicabile della Politica nazionale per diventare paradigma con cui declinare una società basata sulla partecipazione e la sobrietà.

Per queste ragioni pensiamo che:

È assurdo che il comune di Padova stia adottando un piano di ristrutturazione energetico che riguarda gli immobili (municipio, scuole, palestre, impianti sportivi, musei, biblioteche, etc.) e la pubblica illuminazione nell'indifferenza della stampa e, cosa ben più grave, della classe dirigente nazionale; che questo progetto permetterà al bilancio del comune un risparmio di oltre 3 milioni di euro in pochi anni e una diminuzione delle emissioni di co2 e ancora sono pochissime le amministrazioni comunali che ne hanno seguito l'esempio. 
È pura follia pensare che un tedesco spende circa 350 euro all'anno per riscaldare un appartamento di 50 metri quadri e un italiano circa 750 euro; per questo è necessario adottare la legge tedesca che non consente che gli edifici di nuova costruzione consumino più di 70 KWh di energia all'anno (in Italia siamo a circa 200 KWh). 
È possibile dimezzare i consumi di fonti fossili accrescendo l'efficienza energetica e utilizzando quei giacimenti nascosti di energia costituiti dagli sprechi e dagli usi impropri.
Il risparmio energetico favorisce l'utilizzo delle fonti rinnovabili, andando a coprire la quota di energia rimanente da produrre.
Lo strumento concreto per realizzare il cambiamento sono le ESCO, società che realizzano a proprie spese le ristrutturazioni energetiche dei loro clienti (comuni, province, regioni, stato...) richiedendo in cambio, per un numero di anni prefissato, i risparmi economici conseguenti ai risparmi energetici che riescono a ottenere. Queste imprese si assumono il rischio finanziario e più sono capaci di accrescere l'efficienza (ridurre le emissioni di co2) più guadagnano.

Io vorrei che chi si candida a governare l'Italia prendesse in considerazione alcune idee e progetti fatti in una strada, piazza, quartiere, territorio, e li spargesse a coriandoli per l'Italia intera.

Io vorrei che un parlamentare italiano conoscesse gli acquisti verdi, e fosse consapevole che se ogni amministrazione pubblica adottasse bandi per l'acquisto di prodotti ecologici e eliminasse gli sprechi economici e ambientali che si nascondono nelle pieghe dei bilanci e delle finanziarie, ci sarebbero meno discariche e più equità sociale.

Io vorrei che i miei politici sapessero che il comune di Bressanone ha sostituito le lampadine a incandescenza dei semafori con lampade a led, che durano novantottomila ore in più delle normali e consumano 12 watt contro 100, e che per questo il comune risparmia ogni anno 10000 euro per 10 impianti semaforici!!! E chissà cosa accadrebbe se lo stesso intervento venisse replicato negli oltre ottomila comuni italiani e sui chissà quanti semafori esistenti...

Io vorrei vedere dappertutto sportelli come l'Ecoidea della Provincia di Ferrara, un ufficio a disposizione dei cittadini per ricevere informazioni su fonti rinnovabili, risparmio energetico, nuovi stili di vita, incentivi e recapiti dei produttori biologici, dei gruppi di acquisto e dei negozi del commercio equo, degli agricoltori locali.

Io vorrei che una legge dello stato obbligasse gli enti locali ad adottare regolamenti di bioedilizia sull'esempio del comune di Carugate (MI), Vezzano Ligure (SP), e altri, dove per ogni nuovo edificio è necessario migliorare l'isolamento termico, montare doppi vetri, termostati, pannelli solari per la produzione di acqua calda, lampade a basso consumo energetico...

Io vorrei sentir parlare di ambiente non con enunciazioni di principio ma con la prova provata di progetti concreti, che si difendesse l'acqua come bene comune dell'umanità anche attraverso l'operazione di buonsenso fatta dal comune di Bagnacavallo (RA), dove l'amministrazione comunale ha distribuito ai nuclei familiari un kit con i riduttori di flusso e ha dimostrato, dopo un anno di sperimentazione, quant'acqua è possibile risparmiare utilizzando semplici tecnologie ecologiche che costano come un caffè e garantiscono un risparmio di milioni di tazzine piene d'acqua!!!

Io vorrei che progetti come il Piedibus per fare andare i nostri figli a scuola da soli, a piedi o in bicicletta, fossero una cosa in cui credere per davvero e un pezzo di quel puzzle chiamato mobilità sostenibile di cui molti però si riempiono ogni giorno la bocca con tante belle parole vuote...

Io vorrei che l'ambiente la smettesse di essere un pannello solare inaugurato sul tetto di una scuola a pochi giorni dalla domenica elettorale.

Per questo vorrei che Marco Boschini fosse candidato dalle forze del centrosinistra alla carica di deputato.

Marco Boschini è consigliere comunale a Colorno (PR) dal 1999, e assessore dal 2004 a: Pubblica Istruzione, Attività Formative ed Educative, Politiche Giovanili, Sport. E' autore dei libri "Caro Sindaco New Global. I nuovi stili di vita nella politica locale" (EMI, 2004) e "Comuni Virtuosi. Nuovi stili di vita nelle pubbliche amministrazioni." (EMI, 2005). E' coordinatore dell'associazione dei Comuni Virtuosi, che ha lo scopo di diffondere su tutto il territorio nazionale buone pratiche legate all'ambiente e alla pace.

Promuovono la candidatura

Dario Fo
Franca Rame
Jacopo Fo - Libera Università di Alcatraz www.alcatraz.it
Padre Ottavio Raimondi - Direttore Editrice Missionaria Italiana www.emi.it
Gianluca Fioretti, Sindaco di Monsano (AN) - Associazione Comuni Virtuosi www.comunivirtuosi.org
Chiara Sasso - Rete dei Comuni Solidali www.comunisolidali.it
Sergio Blasi - Sindaco di Melpignano (LE)
Silvia Clai - Consigliere della Provincia di Padova
Luciano Burro - Assessore Comune di Trezzano Rosa (MI)
Consiglieri comunali e provinciali, gruppi di acquisto, associazionismo locale

Per informazioni, adesioni o richieste: www.bloggers.it/ecocandidato
m.boschini@comune.colorno.pr.it
info@comunivirtuosi.org


Dario Fo sindaco di Milano!

www.dariofo.itEbbene si'. Il mio papa' ha deciso veramente di buttarsi in politica.
La mia famiglia e' in stato di agitazione permanente. La casa e' un via vai di consulenti energetici, esperti di riorganizzazione aziendale e di analisi dei bilanci, specialisti in controllo della qualita', avvocati, militanti di associazioni, tecnici informatici.
Erano anni che non vedevo mio padre cosi' battagliero. Mia madre all'inizio ha fatto resistenza. Poi si e' lanciata anche lei.
Non capisco dove Franca, che recentemente non e' stata bene, trovi le energie. Come al solito e' una forza della natura. E gia me la vedo (se si vincesse) alle sei di mattina a controllare i camion che scaricano la frutta per le mense scolastiche...
Ovviamente potete immaginarvi il livello di casino dell'inizio di questa campagna. Ma il problema piu' grosso non sono tanto le primarie...
Li' saranno i milanesi a decidere se lo vogliono come candidato... Certo bisognera' darsi da fare per raccogliere le firme, far sapere di questa candidatura, mettere in moto una complessa macchina di comunicazione.
Ma la grande scommessa e' quella di costruire un programma per una citta' che ha bisogno di interventi radicali, razionali, equilibrati ed efficienti.
Sarebbe un errore pensare che basti mandare a Palazzo Marino un uomo onesto e intelligente.
I poteri del sindaco sono limitati, la macchina burocratica complessa, i problemi richiedono soluzioni che non siano solo "giuste" ma anche funzionanti.
Con le buone teorie non si va lontano e Dario e Franca hanno iniziato una serie di incontri serratissimi per elaborare nel dettaglio un programma.
Alcuni punti sono scontati: risparmio energetico, razionalizzazione della spesa, taglio dei costi inutili, miglioramento dei servizi per i cittadini e in particolare per le persone in difficolta'. Altri temi richiedono un lavoro di studio e di ricerca su tutte le esperienze positive.
La speranza e' quella di poter fare a Milano un salto di qualita' simile a quello di Chicago per quanto riguarda la diminuzione dell'inquinamento (e dei costi). E al contempo riuscire a replicare l'aumento dell'efficienza dei servizi pubblici sul modello di quelli svedesi che hanno inventato sistemi di incentivazione e verifica della qualita' e che negli ultimi dieci hanno mostrato di funzionare mirabilmente. E poi riuscire a emulare Curitiba, la citta' brasiliana, nell'aumento del benessere, nell'offrire una casa a chi non ce l'ha, istruzione, integrazione, lavoro. Problemi enormi da affrontare con mezzi limitati.
Intanto gli apparati politici dei maggiori partiti del centro sinistra hanno deciso che Dario non e' il loro candidato.
Vedremo se hanno fatto bene i conti. E vedremo se un'organizzazione "autogestita" che basa la sua forza soprattutto sul popolo di internet potra' spuntarla nella prima scommessa delle Primarie a gennaio. Praticamente domani.
Intanto l'inizio ufficiale della campagna e' fissato il 28 novembre al Teatro Smeraldo. Alle ore 20:45 con uno spettacolo programmatico e comico su come potrebbe essere scelto dalla base un sindaco anomalo, per giunta attore comico e su cosa potrebbe combinare se vincesse le elezioni.
In fondo, se ce l'ha fatta Schwarzenegger ...
E come ben sapete mio papa' e' piu' tosto!

PS: Per tutti coloro che vogliono saperne di piu' e vogliono sostenere la campagna abbiamo creato il blog http://www.dariofo.it .

Orbis International

Questa associazione umanitaria, con sede a New York, gestisce una clinica oculistica itinerante per i paesi poveri. La struttura medica e' stata creata all'interno di un aereo Douglas Dc-10 che si reca ovunque sia necessario. Oltre alle visite e alle terapie, l'associazione si occupa anche di formazione di nuovo personale in loco.


Il racconto della domenica di Jacopo Fo: Viaggiando fuori dalla mente

Per i tuoi regali di Natale www.commercioetico.itViaggiando fuori dalla mente
di Jacopo Fo

Vendevo generatori solari nelle campagne tra Siena e Citta' di Castello.
Giravo a bordo del mio furgone giallo alimentato da un micro gassificatore di scarti legnosi. Era un lavoro che mi piaceva. Ogni generatore che riuscivo a piazzare in una fattoria o in un ecovillaggio era un piccolo calcio negli stinchi al sistema delle multinazionali del petrolio e della guerra.
In un tardo pomeriggio mi trovai a risalire una stradina di terra battuta, ripida come il collo di un asino. In cima c'era una casa colonica di pietra dalla forma stranamente ottagonale. "Podere Falco", diceva una scritta dipinta sopra un grande masso di pietra lavica, quasi nera. I miei clienti li trovavo inviando centinaia di mail ad aziende agricole e agriturismi, centri culturali, comunita' ecologiche o religiose. Ex comunisti, buddisti, cristiani risvegliati, protestanti, inarco-hippy. Chiunque fosse fuggito dalle citta' con l'idea di vivere in maniera diversa era un mio potenziale cliente.
Il mio furgone faticava a prendere la salita per il verso giusto. I sassi schizzavano da sotto le ruote facendo perdere la presa dei pneumatici sul terreno. Spingendo lo sguardo in cima all'altura vidi che il cielo si stava guastando e si addensava la tempesta. Lo trovai strano perche' fino a quel momento era stata una giornata serena. Arrancavo su per il pendio tenendomi fisso sulla prima marcia, senza variare la pressione sul pedale del gas. Sulle strade bianche in salita, se non mantieni regolare la velocita', finisci con le ruote che perdono aderenza.
Arrivato alla casa notai che il tramonto era arrivato d'un tratto, senza che me ne accorgessi. Era quasi buio quando mi avvicinai alla porta massiccia. Stavo cercando il campanello in mezzo all'edera che avvolgeva la parete esterna quando la porta si spalanco' inondandomi di luce. Misi a fuoco l'immagine e vidi davanti a me una donna di una bellezza strana e imbarazzante, i capelli neri, gli occhi neri, un viso ovale, naso deliziosamente minuto e labbra piene. Ma c'era qualche cosa di inspiegabilmente asimmetrico nel suo viso. Era vestita con un abito tra il blu, il grigio e il nero, una specie di tunica che poteva fare di lei una giovane figlia dei fiori con la passione per l'oriente o una donna sbucata da qualche meandro medioevale.
Mi presentai: "Buona sera, sono Flavio Santagata, vi ho scritto per proporvi l'acquisto di un generatore solare..."
Lei mi sorrise, provocandomi un fremito di emozione mentre mi faceva accomodare in una grande cucina-soggiorno. Intanto che le descrivevo i vantaggi della tecnologia rivoluzionaria che ero venuto a proporre, non potei non fantasticare sui possibili sviluppi di quell'incontro. In effetti nel mio lavoro a volte capitava di arrivare in case nelle quali le donne si interessavano piu' al venditore che alla merce proposta. Un marito in citta' o lontano nella macchia a lavorare offrivano opportunita' di nuove esperienze, in quei luoghi piuttosto monotoni. Alcune afferravano al volo l'occasione con grande soddisfazione da parte mia. E piu' di una volta ero capitato in comunita' che praticavano una forma non teorica di liberta' sessuale o che avevano un senso sacro e molto aperto dell'ospitalita'. Ma quella donna non mi degno' di nessun segnale che comprendesse qualche forma di invito, di approccio o di promessa.
Mi ascolto' attentamente mentre le spiegavo la differenza tra un generatore solare Stenton e un pannello fotovoltaico tradizionale. Lo Stenton usa il calore dei raggi per dilatare alcune barrette di metallo, poi raffreddate da una reazione chimica indotta anch'essa dal calore del sole. Si produce cosi' un susseguirsi di allungamenti e contrazioni che hanno una potenza molecolare e producono una quantita' di energia notevole.
Lei decise di acquistare 3 generatori grandi, ognuno della potenza di dieci chilowatt. Mi stupi' la richiesta di una tale potenza elettrica. Vendere piu' di un sei chilowatt in un piccolo podere e' raro. Provai a chiederle se ne era sicura. Per tutta risposta mi firmo' un assegno e mi chiese di installare subito i generatori. Ne avevo giusto tre nel furgone. Impiegai un'ora a scaricarli e assemblarli nell'annesso dietro a casa. Poi collegai i cavi elettrici al contatore.
A quel punto era ormai ora di cena. Fuori diluviava. La donna mi disse che a momenti lei e il marito si sarebbero seduti a tavola e mi invito' a mangiare con loro. Mi offrì anche ospitalità per la notte, così che il giorno seguente avrei potuto terminare il mio lavoro. Dopo aver venduto tre generatori da dieci chilowatt e verificato sul mio portatile che l'assegno fosse coperto, mi sembrava scortese rifiutare. E poi mi piaceva l'idea di restare ancora un po' al cospetto di quella bellezza. Se fosse dipeso da me avrei potuto restare la' anche per anni. Ma probabilmente il marito non sarebbe stato d'accordo...
La donna, che aveva firmato l'assegno col nome di Damiana Assati, mi fece accomodare a tavola offrendomi un aperitivo leggermente alcolico che sapeva di frutti sconosciuti. Quando il marito entro' nella stanza mi stupii della sua enorme corporatura. Era piu' alto di due metri e largo come un armadio a due ante. Mi saluto' con cortesia ma senza calore, scrutandomi con due occhi piccoli e ravvicinati sotto a sopracciglia spesse e unite. Non era certo un uomo gradevole e mi chiesi quale qualita' nascondesse per tenere vicino a se' una donna cosi' attraente, in un posto sperduto come quello. Mi venne in mente la storia della bella e della bestia.
In compenso la cena fu deliziosa. Non avevo idea di quando la donna l'avesse cucinata. Si assentava per pochi istanti e tornava dalla cucina con piatti fumanti. Stupito le chiesi se ci fosse una cuoca ai fornelli. Lei rise e disse che in quella casa vivevano solo loro due. Finita la cena il marito si ritiro' scusandosi perche' doveva rispondere ad alcune e-mail.
Restai seduto a finire un bicchiere di grappa mentre Damiana sparecchiava. Osservavo i suoi movimenti aggraziati non riuscendo a non immaginarla nuda. Provai a chiedermi di che colore potessero essere i suoi capezzoli sotto gli strati di indumenti. Per un istante lei si blocco' e mi guardo' come se avesse letto nei miei pensieri. Nel suo sguardo lessi un'angoscia infinita. Subito lei interruppe il contatto con i miei occhi. Appoggio' il vassoio che aveva tra le mani e disse: "L'accompagno alla sua camera."
Si incammino' oltre la porta, prendendo le scale ampie che salivano a destra. Fu un'uscita rapida e dovetti alzarmi alla svelta e affrettarmi a seguirla. Sentivo la sua agitazione. Giunta in cima alle scale percorse il corridoio mentre le luci si accendevano automaticamente al suo passaggio. Il suo modo di camminare somigliava a una danza. Si fermo' di fronte all'ultima porta a destra. La socchiuse indicandomela: "Questa e' la sua stanza." Non aggiunse altro, anche se ebbi la sensazione che avrebbe desiderato farlo. Sentivo in lei forze contrastanti dibattersi. La stanza era ampia, ben illuminata e aveva un odore gradevole di fiori secchi. Una stretta porta immetteva in un bagno rivestito di piastrelle blu scuro fino al soffitto laccato di rosso. Mi tolsi i vestiti, mi sciacquai e mi misi a letto spegnendo la luce. Mi addormentai velocemente.
Stavo sognando qualche cosa di inquietante quando venni svegliato da un tocco leggero sulla mia fronte. "Che succede?" chiesi al buio. Per tutta risposta sentii la voce di lei che mormorava '"Non dire una parola!" Scivolo' nel letto, era nuda. Quello che segui' fu un amplesso nel quale persi ogni coscienza razionale travolto dalle emozioni e dal suo modo di amarmi, selvaggio e quasi disperato, famelico.
Improvvisamente la porta si spalanco', la luce si accese, il marito entro' e io vidi torreggiare su di noi la massa enorme del suo corpo. Fece un movimento rapido come lo scatto di un serpente e mi trovai a sentir bruciare tutti i nervi del mio corpo sotto la pelle. Ero completamente paralizzato. Potevo muovere soltanto gli occhi. Vidi che Damiana si allontanava da me senza guardarmi in viso. Se ne stava, nuda, in fondo alla stanza quasi avesse perso ogni volonta' e interesse. Osservava suo marito mentre si avvicinava a una parete e la spingeva di lato apparentemente senza sforzo. Intravvidi una specie di stanzino dove era posta una poltrona metallica simile a quella di un dentista. L'uomo mi sollevo' come fossi stato un bambino, mi sistemo' sulla seduta e inizio' a legarmi e ad attaccarmi fili e tubi a varie parti del corpo. Degli aghi mi penetrarono le carni mentre condotti flessibili mi entravano nella bocca, nel naso e nell'ano. Quel bestione agiva in modo asettico, professionale, senza emozioni. Ero furente ma non potevo reagire in nessun modo. Quando ebbe finito fece scorrere di nuovo la parete e io mi trovai da solo al buio in quella situazione assurda. Mentre la parete stava per serrarsi intravidi per un istante gli occhi della mia amante cercare i miei per un ultimo contatto. Poi fu il buio.
Non potevo sapere quanto tempo fosse passato. Cercavo di arginare la paura e l'ansia che mi attanagliavano usando le molte tecniche che avevo imparato per gestire le emozioni negative. Ma era difficile e dovevo affrontare crisi di panico che mi agitavano costringendomi a immaginare le possibilita di sviluppo piu' terribili. Ero completamente in balia di forze sconosciute e non avevo la minima idea di cosa intendessero fare di me. E mi sembrava assurdo e incomprensibile l'essere tenuto prigioniero la' dentro. Ma la stessa esistenza, in quella casa, di quella stanza nascosta dietro a una parete scorrevole mi pareva intrinsecamente piena di presagi di orrore. Passarono ore o forse giorni senza che succedesse niente. Poi accadde che la parete si mosse, la luce mi feri' gli occhi e la mia mente venne risvegliata dal torpore animale nel quale si era perduta. Faticai a riconoscere la mia ex amante. Ma poi non potei non notare che era bellissima. Aveva con se' una bacinella di acqua e una pezza di tessuto.

(Parte seconda)

E cosi' vagai per gli spazi infiniti tra i pianeti, nelle terre di confine tra il passato e il futuro. E scoprii che potevo visitare regioni lontane e vedere come vivevano esseri di altre galassie prima che si scoprisse come fondere i metalli e dopo che furono inventate macchine che sapevano tradurre i pensieri in immagini. Ed entrai nei corpi di altre creature e sentii le loro sensazioni spiando le emozioni che sconvolgevano il loro respiro. E fui un guerriero Hang che combatteva enormi insetti senzienti e amava una donna dalla carnagione blu. Fui un giove, che viveva nelle campagne fuori Acerra, la' dove ci sono montagne di rifiuti tossici. E lessi dai suoi occhi un documento ufficiale dove era scritto che la' c'era piu' diossina che a Seveso. E mentre morivo avvelenato mi chiedevo perche' Seveso fosse stata evacuata mentre nelle campagne inquinate di Acerra nessuno era stato sgombrato, nessuno aveva neppure portato via quell'immondizia che uccide.
In quel tempo la mia regione era governata da un uomo famoso per la sua probita', un paladino dei deboli. Ma egli non fece nulla per impedire che la diossina ci uccidesse tutti insieme alle nostre pecore e alle nostre bufale. Morendo non riuscivo proprio a spiegarmi perche' non avessero mandato uomini con tute bianche impenetrabili a sgombrare uomini e animali, a recintare la zona e a cospargere il suolo con schiuma assorbente.
Fui un vecchio Eburone, l'antico popolo celtico, e vidi la mia gente sterminata fino all'ultimo essere dai banditi protetti dai soldati di Giulio Cesare. E poi fui una bimba, che studiava la gloria di Roma e l'augusta esistenza dei cesari. Una bimba che poi scopri' di essere ebrea e venne deportata a Therensiestadt, dove una donna strana, Friedl Dikers-Brandeis, prima di passare attraverso la camera a gas, ottenne dal direttore del campo di sterminio carta, colori e pennelli per poter insegnare ai bambini condannati a morte a dipingere. Ma quella bambina sopravvisse e divento' una grande pittrice e si ricordo' sempre la frase scritta dalla sua insegnante: "In questo momento terribile l'unica cosa che mi sembra veramente importante e' l'arte."
E fui un soldato italiano in Serbia. E mi chiedevo perche' i soldati inglesi venissero li' dove noi eravamo appostati, con l'elmetto e la giacchetta mimetica, mentre loro avanzavano con tute spaziali anti radiazioni. Quando i primi quaranta di noi morirono di una rara forma di tumore, si inizio' a capire cosa preoccupasse gli inglesi: li' dove noi eravamo dislocati, con addosso soltanto la tuta mimetica, avevano sparato con proiettili all'uranio impoverito. Tutti lo sapevano. Anche il capo del nostro governo lo sapeva. Anche lui era conosciuto come un paladino del popolo... Ma nessuno fece niente per impedire che restassimo contaminati. E cosi' anch'io morii ascoltando le mie ossa esplodere lentamente.
E fui un vecchio vietnamita che per combattere i soldati americani si procuro' una divisa statunitense e costrui' un manichino dotato di un braccio che impugnava un bastone. Inizio' a girare per la foresta e a nascondersi in buche per terra e con una corda muoveva il braccio del manichino in modo che colpisse un alveare. Cosi' insegno' a milioni di api ad attaccare chiunque vestisse quella divisa. E le api lo insegnarono alle loro figlie.
E fui una giovane somala, stuprata con tante altre dai soldati italiani ai tempi di internet. Ci tenevano in un capannone e ogni sera venivano a prendere un gruppo di noi e ci violentavano decine di volte. Anche i giornali italiani parlarono di questi stupri. Una giornalista, una notte, era stata testimone di quell'orrore e ne aveva scritto. E non c'erano solo stupri. Anche torture con i cavi elettrici su prigionieri legati per terra con le braccia a croce. Ci fu un piccolo scandalo. Poi la giornalista fu uccisa e tutto fu presto dimenticato.
E vidi altre epoche e altre terre. Fui con gli indiani Seminole, uno di quei nativi americani che non furono mai sconfitti dalle giubbe blu. Ma nessun regista di Hollywood racconto' mai la nostra storia. Neanche quelli piu' di sinistra.
E vagai sui monti di Hillion, dove vivono gli uomini dalla pelle verde come lo smeraldo. E fui un servo della gleba Urriano, tenuto in schiavitu' dai Dalton con quattro braccia che maneggiavano spade di ossidiana.
E vidi le navi della regina di Inghilterra, ai tempi delle locomotive a vapore, cannoneggiare la citta' cinese di Nanchino per conquistare la liberta' di vendere l'oppio ai cinesi.
E navigai sulle astronavi prigione di Surma, immense scatole che vanno alla deriva nello spazio mentre gli umani che trasportano si divorano tra di loro.
E iniziai a chiedermi perche' l'umanita', in tutte le galassie, fosse cosi' folle. Perche' l'uso della capacita' di pensare non avesse dato a nessuna specie "intelligente" la capacita' di scegliersi governanti onesti, intelligenti e generosi.
E iniziai a chiedermi cosa ci fosse dentro di noi di sbagliato.
E fui un bramino che si interrogava sulle scritture e piangeva contemplando la carenza di pieta'.
E fui un gladiatore mandato a combattere contro i leoni di Baath, nell'arena, per divertire i cittadini del Potentato.
E poi entrai nella mente di Oklan la strega, che meditando sul significato dei 22 simboli comprese intimamente la sacralita' dell'esistenza. Essa vide chiaramente che ogni istante era qualche cosa di travolgente proprio perche' la vita e' cosi' aleatoria, fragile e momentanea. Se lo capisci provi un senso di vertigine. A essere viva.
E diventai un vecchio commerciante di libri di Axxion che studiava tutte le manifestazioni dei demoni. E intuii che qualche cosa scattava in una parte nascosta della mia mente. E restai dentro di lui e lo spinsi a leggere tutto quanto era stato scritto su cio' che questi mostri sono capaci di fare.
Intanto il mio corpo era immobile, nella cella dove non arrivavano ne' luce ne' suoni. Non potevo sapere da quanto tempo fossi imprigionato.
Solo ogni tanto lei, di cui non ricordavo piu' neppure il nome, veniva da me riempiendo quella stanza di luce, mi lavava con una pezza bagnata, risvegliava la mia virilita' e poi prendeva il suo piacere unendosi a me.
E una notte lessi sopra un libro di carta di riso, dell'esistenza di un demone che aiutato da una succube attirava giovani uomini nella sua dimora e li imprigionava per succhiare loro l'energia vitale fino a che, lentamente, morivano. E allora ebbi una grande paura. Perche' anche se la materia e' illusione e solo le emozioni sono reali, non ero pronto a finire di vivere. Cosi' costrinsi il mio ospite a uscire di casa nella notte e a vagare per i sobborghi della citta' alla ricerca di una strega che sapesse come sconfiggere quel tipo di demone. E Ouluck la Nera, mentre esplorava il sub-universo in stato di possessione, mi rivelo' che a causa delle inestricabili leggi che regolano le corrispondenze tra microcosmo e macrocosmo e a causa degli obblighi di gemellizzazione ai quali ogni entita' esistente e' sottomessa, vi era un solo modo per sconfiggere il demone e liberare il prigioniero. Bisognava trovare il suo gemello che viveva esattamente a 1111 anni luce di distanza in direzione di Vega.
Bisognava sfidare questo gemello e batterlo. Fu allora che abbandonai il corpo del vecchio commerciante di libri. E vagai per gli empori di schiavi alla ricerca di un guerriero delle province che fosse abile con tutte le armi e privo di paura. Penetrai la sua mente e lo indussi a cercare il demone gemello. E alla fine lo trovai. Era un gladiatore famoso a Shantoon. Nessuno poteva fronteggiarlo e lui godeva divorando i corpi dei suoi nemici. E lo attaccai fuori dall'arena, cogliendolo alle spalle in un vicolo. Ma la reazione del demone fu spaventosa e il guerriero che mi ospitava fu travolto e fatto a pezzi. Mentre spirava io usai però la sua bocca per ringhiargli in faccia: "Tornero' per avere i tuoi occhi"!
Dovetti armare le mani di dieci guerrieri che furono spazzati via. E di altri dieci che fecero la stessa fine. Capii che nessun uomo avrebbe potuto sconfiggere quel mostro. Cosi' presi il corpo di una giovane donna e la indussi ad avvicinare il demone gemello facendogli credere che potesse diventare sua succube. E dopo che il demone l'ebbe posseduta lei aspetto' che si addormentasse e poi appoggio' sulla sua fronte un cubo di rame nativo. Cosi' il suo cranio esplose.
Istantaneamente mi ritrovai nella mia cella. Ma i lacci d'acciaio che mi immobilizzavano erano aperti. Mi liberai dei tubi e degli aghi, barcollando dopo tanta immobilita', mi appoggiai con tutto il mio peso alla parete scorrevole e riuscii a smuoverla. Ero libero. Scesi le scale con grande difficolta', aprii la porta e mentre uscivo, tremando per lo sforzo, vidi il demone che nel soggiorno si trasformava in una piovra crescendo a dismisura. Mi misi a correre. La casa esplose. Quasi non potevo crederci quando vidi che il mio furgone giallo era ancora la'. La terra si stava aprendo, le fiamme si levarono dalla casa. Misi in moto.
Stavo per partire quando vidi affiancarsi al finestrino la succube del demone. Piangeva. Mi imploro' di portarla via. Ingranai la marcia, lasciai andare la frizione e fuggii. Avrei voluto portarla con me ma non ero abbastanza coraggioso. Nessuno e' capace di essere quello che vorrebbe essere...

Jacopo Fo


Il mondo danza sull’orlo del baratro

(Un altro rap in cerca di musica.)

Il mondo danza sull’orlo del baratro

Milioni di bambine vengono stuprate sulle autostrade dello spettacolo.
E’ il miracolo economico.
Il crimine gastrico.

Il ricco giornalista antiimperialista
volta lo sguardo dall’altra parte
aspettando di ricevere la sua quota
del bottino della morte.

Nella notte del Pronto Soccorso
urlano i feriti dell’ultimo attentato,
e le anoressiche tossicomani
con il ventre squarciato.

In televisione
Ragazze perfette
fanno intravvedere le tette.

Immense fabbriche chimiche
producono miliardi di pillole atomiche
per fermare la depressione

Belve nutrite con merendine ipercaloriche annaspano tra gli ingorghi di auto dotate di milioni di cavalli, ipnotizzati dai semafori

Immensi eserciti di anime asfaltate
annaspano per partecipare alla festa dei decapitati

Distesi sulla loro amaca di sangue i fini commentatori laureati bevono la loro tristezza, talmente appiccicosa che potresti intonacarci le pareti della tua paura.

La morte dell’anima
Ti contamina.

Le fogne del pianeta maledetto scorrono ovunque trasportando i liquami della pazzia.
Chiama pure la polizia.

Non è sufficiente l’anestesia!

Sangue e colpi di pistola a tutte le ore su tutti i canali per non vedere la disperazione di tua figlia.
La tua disperazione mentre ti prostituisci all’assenza di significato,

Mangi il cerume del mondo in locali segnalati dalle guide ai ristoranti più cari.
Cibo su vassoi d’argento, guarnito con dita di bimbo
pestate
col martello
di legno
di frassino,
quando il bimbo era ancora vivo. Fratturate, blù, gonfie.

Come fate a non diventare verdi con la diarrea,
a non collassare dal disgusto,
quando i camerieri in livrea
vi servono il dolore del mondo
con posate roventi?
Siete indecenti!!!!!!!!

E tu dirai borioso: ma questa non è poesia!
Ma cosa sai tu della poesia?
Stronzo!


I colpevoli non solo i malvagi capitalisti!

I colpevoli non solo i malvagi capitalisti!
(Chi impedisce al mondo di progredire?)

Non credo di essere mai stato molto ottimista sulla situazione politica italiana.
Quando a sette anni la mafia manda alla tua famiglia una piccola bara con il tuo nome sopra e una lettera scritta col sangue con la descrizione di come ti strapperanno gli occhi prima di ucciderti non sei mai molto ottimista sul mondo. In particolare se minacciano di ammazzarti solo perché i tuoi genitori hanno detto in tv che la mafia ESISTE. E per questo poi vengono cacciati dalla tv per 18 anni. La situazione peggiora quando a 17 anni una banda di carabinieri deviati ti rapisce la madre. Se poi vedi con i tuoi occhi che effetto fa un candelotto in pieno petto, e sei a un metro dal punto dove il ferito sta morendo e poi sparacchiano a un po’ dei tuoi migliori amici non ti fai molte illusioni sul mondo.
Eppure nei decenni successivi il mio giudizio sul mondo ha continuato a peggiorare.
Cioè resto convinto dell’idea marxista che l’umanità stia, lentamente, migliorando (vedi www.jacopofo.it link a Pessimismo cosmico e gnocca globale) ma noto sempre di più che il male del pianeta non dipende solo da un gruppo di malvagi senz’anima.
((E il primo concetto, così faticoso da dire l’ho detto.))

Gli ultimi sette anni sono stati per me un’assillante percorso di verifica del fatto che, aimé, il gruppo di malvagi è nei fatti sostenuto da un’ampia schiera di complici, fanchieggiatori, omertosi e oppositori immaginari che in realtà sostengono ogni sorta di obrobri in virtù di una filosofia bislacca e interessata.
Quel che i fatti mi hanno mostrato in modo incontrovertibile è che “il Sistema” è sostenuto dagli oppositori e che le vittime sono generalmente complici dei coro carnefici.
La protervia dell’arretrato, bolso potere italiano non vive grazie alla forza militare ma si avvale di una diffusa rete di consenso. Milioni di italiani vivono grazie alle briciole della corruzione di uno stato degenerato.
Sono 4 milioni, secondo la Finanza, gli evasori totali o quasi, milioni i lavoratori abusivi, i piccoli imprenditori che ingrassano nelle irregolarità amministrative, nei sub appalti pelosi e traggono vantaggi dall’inefficenza.
Ricercatori universitari che conducono ricerche sull’aria fritta, organizzatori e docenti di corsi di formazione completamente inutili, detentori di pensioni finte, sussidi gonfiati, titoli di studio inesistenti, doppi lavori, lavori in nero. Tutta questa gente sarebbe rovinata se lo stato iniziasse improvvisamente a funzionare.
Perché la giustizia non funziona? Perché troppi italiani sarebbero danneggiati se succedesse.
E intorno a questo zoccolo duro di cacche di cane marcio c’è la gran massa di quelli che hanno paura. Paura che un sistema che funzioni li danneggi costringendoli a lavorare di più, paura del nuovo, del diverso. Mentalmente incancreniti su una vita insipida e faticata hanno il terrore che qualche cosa gli tolga il conosciuto gettandoli nell’orrido del nuovo.
In questi sette anni abbiamo lavorato su un unico punto, semplice e indiscutibile: è possibile risparmiare energia e così avere soldi a disposizione e contemporaneamente diminuire il numero di morti per inquinamento.
Ho parlato con centinaia di persone di sinistra: sindaci, politici, manager, giornalisti, dirigenti di associazioni e cooperative. Chiedevo semplicemente che utilizzassero sistemi di risparmio, guadagnassero denaro applicando o diffondendo nuove tecnologie ecologiche o semplicemente ci aiutassero a farne conosciere l’esistenza. I risultati si sono certamente ottenuti perché abbiamo trovato persone straordinarie che si sono battute come leoni. Padova sta tagliando il 50% dei consumi energetici della città (vedi l’inizio di questo forum) la Regione Emilia Romagna ha adottato i riduttori del flusso dell’acqua dei rubinetti (vedi articolo precedente), ottomila famiglie hanno comprato su www.commercioetico.it qualcuna delle nostre proposte e 1500 pazzi hanno tirato fuori 27 euro o più per permetterci di tenere aperti i nostri siti web e Cacao e continuare a rompere le palle a tutti.
Ma questi risultati si sono ottenuti andando a cercare le persone disponibili con il lanternino, la maggioranza di coloro che siamo riusciti a contattare ha rifiutato tutte le proposte. Gli ottomila fanatici che si sono comrpati una lampadina ecologica o un pannello isolante per i caloriferi sono il frutto di un milione di persone che sono entrate nei nostri siti a dare un’occhiata. Siamo all’8 per mille, che poi sarebbe meno dell’1 per cento.
Ora capite che è scioccante dover contattare 100 sindaci e assessori all’ambiente prima di trovare uno Zanonato e un Bicciato che desiderano rivoluzionare Padova o un Zanichelli per Bologna?

Sostanzialmente in Italia un terzo degli abitanti è agnostico, un terzo di destra, un terzo progressista. Togliete venti milioni di minorenni e vi restano 38 milioni di individui di cui poco più di 12 milioni e mezzo di progressisti. Di questi solo l’1% scarso ha voglia di fare qualche cosa.
125 mila persone che sono quelli che tengono vive associazioni molto particolari, imprese etiche, banche etiche, commercio solidale, gruppi di acquisto, boicottaggio degli acquisti delle multinazionali del dolore, banche del tempo ecc…
In più questi 125 mila pazzi sono stanchi, confusi, delusi, spaventati. Per la maggioranza sono persone che si scornano contro gli orrori del mondo da decenni. A volte parecchi decenni. E questa malerba, resistente a tutto sta guardando quel che succede e che aveva previsto con la lungimiranza della pratica: la guerra in Iraq sta tracimando verso una vera terza guerra mondiale degli opposti terrorismi, la società sta sgretolandosi con l’esplosione del consumo di ansiolitici, sonniferi, droghe pesanti, alcool, sparatorie di vecchi e innamorati che mirano ai passanti, mamme che ammazzano di botte i figli (è un’epidemia) stupratori, truffatori (un’altra epidemia) aziende illusionistiche quotate in borsa che crollano fragorosamente, criminali di ogni tipo che accumulano fortune indicibili e decidono di comprarsi uno stato o almeno un partito politico.
E come ho detto, milioni di complici di mezza tacca, piccoli evasori fiscali-imprenditori nullateneti orfani della partita iva, imboscati professionali, corridori paralitici e ciechi da strapazzo.
E’ una visione apocalittica quella che mi si staglia davanti agli agli occhi. E solo allenando le lenti della storia riesco a scorgere la possibilità che questa crisi, mentre sta azzannando la qualità della vita dei popoli, stia anche allenando gli anticorpi che potrebbero fermare la fine dell’Umanità.
Perché è questo di cui stiamo discutendo.
Ma la frase fa sorridere: “La fine dell’Umanità.”
Eppure E’ QUESTO che sostengono gli studi ecologisti da anni, confortati ora dal parere del Pentagono (vedi articolo su questo Blog). Ma il pensiero del cataclisma totale, l’avvento dell’Apocalisse energetica o quantomeno del Medio Evo prossimo venturo continuano a far sorridere i più.
Non si percepisce l’immanenza reale e concreta dell’impatto.
Questo mi getta nell’angoscia e mi spinge a buttarmi in nuovi tentativi come questo blog. La sensazione è quella di vedere un’immensa mandria di bovini che marciano verso il baratro. Se ti metti di mezzo e cerchi di fermarli ti travolgono. Ma come si fa a stare ai margini del flusso suicida a urlare sperimentando continuamente la sordità collettiva?
Ed è proprio misurando con l’azione il muro di censura che protegge la mandria impazzita che viene lo sconforto e si è presi dall’isterismo.
Da un mese continuo a rompere i coglioni alle redazioni dei maggiori quotidiani e settimanali italiani cercando semplicemente di far uscire sulla stampa la notizia (credo notevole) del risparmio ottenuto a Padova e in Emilia Romagna. Parlo con schiere di giornalisti, caporedattori, vicedirettori che si mostrano entusiasti (“E’ un vero scoop!!! Ma perché nessuno ha pubbblicato la notizia? Incredibile! Cosa sta succedendo al giornalismo italiano?”). Ma poi gli articoli si impantanano, le interviste languiscono, le inchieste si perdono.
Altri morti, altre bombe, altri scandali dal sapore più immediato, questioni di famiglia, l’amante che s’incazza, i figli bocciati, la nonna malata, sono sempre più importanti di un successo nel campo del risparmio energetico.

L’esperienza straziante dell’uccisione di Emilio Albanese mi ha messo di fronte, ancora una volta, all’ignavio disinteresse dei potenti di una città che affonda nel sangue, nella corruzione e nell’inefficenza.
Si nega addirittura che l’emergenza criminalità esista in questa città martire della bassezza umana dove vengono compiuti tanti crimini quanti a Milano, Roma e Torino messe assieme.
L’altra sera guardando l’eroico documentario di Ruotolo sull’immondizia (vedi in questo blog) ho sentito ancora una volta bruciante il divario tra quello che si potrebbe fare (e si fa a Treviso o in Germania) e quello che accade a Milano o Napoli e in gran parte d’Italia. E dopo una simile spietata denuncia di Ruotolo, che ha rovesciato il bidone delle truffe a catena sul terzo canale Rai, NON E’ SUCCESSO NIENTE!!!
Era una trasmissione da dimissioni immediate, da denunce, da popolo che furente assedia i Palazzi.
Addirittura si dimostrava una diffusione della diossina molto più alta di quella di Seveso in una valle Campana. Il giorno dopo ci dovevano essere i cammion bianchi con gli omini con le tute anti gas che sgombaravano la popolazione…
NIENTE!!!
Li lasciano morire. Si lasciano morire. Perché loro lo sanno. Vedono le pecore che ha mostrato Ruotolo che perdono il pelo, hanno il corpo piagato. Ne sono morte 1200 in un branco di duemila. E la gente guarda e continua a stare lì a morire, guardando quanto è bello il Grande Fratello. Perché anche se glielo dice la televisione che stanno morendo non ci credono. “Se fosse veramente vero lo Stato interverrebbe!!!”.
Poveri illusi. Che orrore vedere intervistate quelle persone. Sono loro che mostrano le analisi a Ruotolo: “Vede cosa c’è scritto qui? C’è più diossina che a Seveso.”
Mi sembrava di essere tornato bambino quando guardavo i film dell’orrore. E il buono non vedeva che dietro di lui il mostro aveva alzato l’ascia per tagliarlo in due. E tu urlavi: SCAPPA!
E vedi questi contadini che leggono le analisi ma non si rendono conto che li stanno VERAMENTE ammazzando.
Se gli sparassero addosso scapperebbero. La diossina è solo un poco più lenta dei proiettili e loro stanno fermi.
Come si fa?
Cosa possiamo fare per fermare subito l’orrore di questa carneficina planetaria che viene consumata da Napoli a Bagdad, alle bidonville piene di bambini affamati e violentati, all’orrore diffuso a piene mani sulla terra da una specie degenerata dal dolore.
Ellena, un’amica del forum della Città Segreta, mi ha scritto che devo piantarla di considerarmi responsabile per i mali del mondo e devo iniziare a accettare le cose così come sono, coltivando la speranza e l’azione ma senza farmi travolgere dalla rabbia.
Ha ragione. E cerco di trovare il punto nel quale il mio essere oppositore ansioso e astioso mi rende alleato inconsio dello spirito del tempo che ci porta al macello.
Certamente devo fare ancora molta strada e capire molto prima di trovare il modo giusto di connettermi a quei pochi che vogliono veramente andare altrove e sono disposti a impegnarsi per riuscirci.
Razionalmente capisco che la mia ansia provoca paura e altra ansia e rende più difficile la comunicazione e la condivisione. E non può essere una scusa il dire semplicemente che sto male. MALE MALE. Ogni giorno a vedere quello che succede e la mia incapacità di oppormi.
Bisogna essere zen. Molto più zen di quello che riesco a essere…
Ma comunque resta l’urgenza di trovare un’intesa, un contatto una condivisione, almeno con quei 125 mila (ipotetici) oppositori concreti. E forse solo insieme agli altri potremo stemperare la rabbia e la paura sublimandola in qualche cosa di meglio.
Si penso sia questo il punto: incontrare quelli che come me stanno smadonnando e a volte litigando, ma continuano a tentare di capire il modo per dar vita al nuovo inizio (quello scatto della storia nel quale percepisci che una nuova via è stata tracciata e compresa e finalmente si inizia a percorrerla collettivamente).
Perché questo ancora ci manca: la condivisione di un progetto oltre che di una filosofia generale.
Si perché la filosofia generale c’è, l’abbiamo letta a milioni sulle pagine del libro “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”. E i più tosti si sono letti anche “Lila”. Ma la filososfia non basta, qui serve un progetto condiviso.
Un progetto che si sta ancora elamborando in mille esperienze isolate.
Un progetto che contiene un modo “Linux” di organizzarsi senza capi e cooperare. Una filosofia del cambiamento improntata sulla logica del microcredito (“Il banchiere dei poveri” Yunus, Feltrinelli, GRANDE!).
Ancora riesco a mantenere salda la fede sul fatto che ce la faremo. Riusciremo a parlarci, a superare le logiche centrifughe e la paura di trovarci con le mani legate dai soliti animali da apparato, autoritari, ottusi e burocratici.
Certo faccio fatica a estraniarmi dall’immagine che il crollo della civiltà del dolore proietta esaltandosi nella minaccia suicida della fine del mondo.
Ma amiche, amici, vi prego, diamoci una mossa! Qui non stiamo giocando a racchettoni. Fermare la corrente del delirio delle anime malate di effimero richiederà una forza bestiale anche se abbiamo dalla nostra parte il maglio del ridere e del gioco.
Abbiamo bisogno di molta più intelligenza e amore di quanto se ne abbia a disposizione se vogliamo riuscire a massificare l’emozione del sogno di un mondo migliore e trasformarla in strategia collettiva.
Abbiamo bisogno di cambiare, a partire da noi, subito.
Prego Dio che ci dia la forza di farlo.
E non è facile quando non hai la più pallida idea di dove sia il tuo Dio in questo momento.

PS
Su questo argomento ho pubblicato 2 articoli su blog (vedi categoria "ribellione spirituale") e su cacao trovi

"Se l'opposizione pacifista e' cosi' stupida perche' il Pentagono dovrebbe essere intelligente?"
(A proposito dell'Intelligenza, di Linux e della fine del mondo)

http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=2428 (dopo le filastrocche)

e http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=2304

(Racconto di Lulù Lafittes sull'idea di un Social Network (con appendice sul gioco-esperimento della Città Segreta)


Ricchi intelligenti?

Mi sono sempre chiesto perché la classe di lusso negli aerei sia posta davanti. E’ risaputo che la punta dell’aereo è il posto meno sicuro in caso di incidente aereo. La zona dove si hanno più probilità di sopravvivere è posta immediatamente dietro le ali (che fanno da protezione). Quindi i ricchi pagano biglietti doppi per avere più probabilità di morire.
L’ultimo numero di Economy (il settimanale mondadori che non aveva previsto il crollo di Enron, Argentina, Cirio e Parmalat) ci pone di fronte ora all’ultimo grido dell’idiozia migliardaria: le lenzuola di cashmere, proposte, mentre milioni di persone muoiono di fame, dall’azienda Manrico (una cazzata la faccio cento le dico) a 3500 euro al paio, in 60 tonalità (dal beige diarrea al giallo itterizia).
Perché è idiota dormire nel casmere?
Perché il pelo animale è 3500 volte più irritante, trattiene 3500 volte più impurità e permette una circolazione dell’aria 3500 volte inferiore del cotone. Pagare qualche cosa che è 3500 volte peggiore a 3500 volte di più però è molto trendy, soprattutto se hai fatto i soldi sgozzando i bambini e non ragioni (al mercato delle pezze americane di Formia ti compri un paio di lenzuola a un euro o poco più).
Un’idea assurda perciò. Ma come potranno resistere i dissoluti affamatori del pianeta all’idea di poter spendere tre mesi di stipendio di un operaio specializzato per farsi una dormita?
Quando Dio si seglierà dal suo sonno millenario se li mangerà a otto per volta.
(Ps: propongo che l’azienda Manrico e tutti gli acquirenti di dette lenzuola vengano incriminati per istigazione al terrorismo e crudeltà mentale.)


Il nemico da battere è il pensiero lineare

Va beh, come titolo non è un gran che.
Faccio un esempio: chi impedisce alle nuove tecnologie ecologiche di imporsi sul mercato.
La prima risposta è: le multinazionali del dolore e le loro lobby petrolifere.
Indiscutibile ma solo parzialmente vero.
L’ultimo numero di Quattroruote pubblica una foto di auto ecologiche nuove impilate una sull’altra e destinate alla demolizione. Si tratta della EV1 della General Motors, ricaricabile in 4 ore, da zero a 100 kmh in 8 secondi, 136 cavalli. Quattroruote la definisce la miglior auto elettrica mai prodotta in serie.
Ne sono stati prodotti 1100 esemplari in gran parte restati invenduti. Questo tentativo è costato alla General Motors 400 milioni di dollari di perdite secche.
Storia analoga per la Audi A2, super ecologica, extralusso, in alluminio, 100 km con 3 litri di gasolio, costo 22 mila euro, viene ora ritirata dal mercato.
La questione è che anche quando le multinazionali decisono di produrre l’auto dei nostri sogni poi pochissimi la comprano.
Ed ecco che torniamo al discorso dell’articolo precedente: la situazione attuale del mondo è sostenuta da grandi interessi ma a loro volta questi grandi interessi hanno radici nella cultura della gente.
Non sono vincenti perché sono potenti, sono vincenti perché sono “l’espressione” delle scelte di milioni di singoli e di cio che vogliono consumare.
Bush ha vinto le elezioni nonostante tutto.
La maggioranza degli statunitensi che votano vogliono Bush.
Ma anche chi ha votato democratico, anche chi non ha votato e anche la maggioranza dei pacifisti scelgono quotidianamente di comprare i prodotti che sostengono l’inquinamento e la guerra.
La maggioranza dei pacifisti vuole un’auto che sgondi il muro del suono e che sia rivestita di pelle di bambino, possibilmente nero.
Allora la nostra il centro della nostra battaglia è il nostro modo di vivere.
E non ha senso neanche condurre una battaglia politica criticando la filosofia esistenziale delle masse dei consumatori.
Sarebbero parole al vento.
L’unica azione vincente è riuscire a inventare pezzetti di vita migliore e viverseli. La gente si interessa alle idee nuove solo quando vede che messe in pratica funzionano più delle vecchie.

E’ una grande questione che si può riassumere così in poche righe.
Se ti interessa approfondire il discorso riporto qui un testo pubblicato su questo blog (tanto la carta sul web è gratis).

Capitolo ottavo
L'uomo che i rapinatori adoravano
 
E' chiaro che capire come disinnescare questi meccanismi distruttivi sarebbe una notevole scoperta, capace di migliorare la vita di chiunque, visto che tutti più o meno tendiamo a mettere in scena certi drammi più e più volte nella nostra vita. E in quest'arte del ripetere le esperienze negative siamo dei veri maestri disposti, per riuscirci, a qualunque sacrificio. 
Waslawich, grande precursore di questo tipo di ricerca comportamentale, si imbatté in un uomo che aveva subito più di 70 rapine. Un numero effettivamente enorme: alla maggioranza delle persone non capita mai di subire una rapina. Alcuni molto sfortunati vengono rapinati 3, 4 o 5 volte. Subire dieci rapine è un fatto eccezionale... Ma 70 rapine è un numero esagerato.
Sembra addirittura impossibile incontrare 70 rapinatori, in una sola vita, e tutti in luoghi dove sia pensabile eseguire una rapina...
La domanda che si è posto Waslawich osservando questo super depredato è stata: come fa a farsi rapinare così tanto?
Quali gesti compie? Che modo di camminare usa per indurre in ogni rapinatore che gli passa nel raggio di 100 metri l'irresistibile impulso a rapinarlo? 
E se quest'uomo cambia il modo di vedere se stesso, smette di essere rapinato costantemente? Esiste qualche cosa di impalpabile che emana da ognuno e determina le reazioni altrui?
Kate Miner, una miliardaria americana, ha risposto in parte a questa domanda con un esperimento sociale di grandi proporzioni che ha coinvolto migliaia di donne che vivevano per strada dormendo sui marciapiedi riparate da cenci e cartoni. Questa donna aveva guadagnato miliardi gestendo una catena di boutique d'alta moda ed era convinta che un abito firmato può fare miracoli.
Comprò un mega camper con rimorchio a due piani, lo attrezzò come un beauty center e iniziò a girare gli Usa. Con l'aiuto di un gruppo di femministe e di psicologhe avvicina le barbone, le porta nel super camper, offre loro un rapido restyling: pedicure, manicure, coiffeur, massaggio, trucco. Fa loro indossare abiti lussuosi, corredati da accessori di gran classe. Le mette di fronte a uno specchio e si complimenta con loro per la metamorfosi che hanno compiuto, da cumulo di croste e stracci a donna elegante. A questo punto le ex barbone vanno a un colloquio per trovare lavoro e a un incontro per affittare un appartamento. 
E riescono a ottenere entrambe le cose: una casa e un lavoro. Miracolo? No: potere delle apparenze.
Il grande cambiamento si compie in 24 ore grazie a un vestito nuovo e a un po' di attenzioni e incoraggiamenti.
Per una persona che non si considera nulla, assaporare la soddisfazione provocata da una serie di piccole gratificazioni è un'esperienza sconvolgente in grado di ribaltare il punto di vista sulle proprie capacità e quindi moltiplicarle per 100.
In questo modo sono uscite dalla miseria più disperata 5.000 donne.
E la cosa straordinaria è che solo 3 donne su 100 scappano con addosso i vestiti e i gioielli che ricevono in prestito. 
Cambiare il loro aspetto è sufficiente per modificare l'idea che esse hanno di sé e la loro scala di valori, rendendole improvvisamente capaci di affrontare nuovamente con successo le difficoltà di una vita normale.
Ovviamente poi è necessario che queste donne vengano seguite, che venga offerta loro la possibilità di condividere le nuove esperienze con altre donne che stanno percorrendo lo stesso difficile percorso. Ma il salto quantico essenziale avviene in modo fulmineo cambiando la loro immagine interiore.
Questo approccio è stato sperimentato nei contesti più diversi e ha mostrato la capacità di creare cambiamenti enormi e istantanei anche rispetto a problemi sociali drammaticamente complessi come il livello di criminalità in una grande città.
C'è una storia che può chiarire quello che cerco di dire meglio di molti discorsi. Pare inventata ma è assolutamente vera.
(da Napoli nel sangue)
Come far crollare il numero dei crimini in 7 giorni
 
Il professor Antanas Mockus, di origine lituana, insegnante di matematica e filosofia, stava tenendo una lezione nell'aula magna dell'Università di Bogotà a un pubblico distratto di studenti, figli di una città dove agli incroci ci si sparava addosso per stabilire chi avesse la precedenza.
Il professore decise che voleva assolutamente farsi ascoltare.
Era convinto di avere cose importanti da dire.
Quindi salì in piedi sulla cattedra, si calò i calzoni e le mutande e mostrò il sedere agli studenti che ammutolirono.
Il professore concluse la sua lezione e lasciò l'aula magna. Gli studenti erano ancora paralizzati a bocca aperta. Il professore venne espulso dall'università per comportamento disdicevole.
E lui disse: Ma allora non vi interessa veramente insegnare a tutti i costi, volete farlo solo se potete contemporaneamente conservare la ritualità inutile che vi dà autorità...
Poi si arrabbiò e decise di presentarsi alle elezioni con un partito dal nome assurdo: Partito visionario.
Vinse le elezioni.
Il suo programma di governo mirò innanzitutto a dare ai cittadini la sensazione che qualche cosa stesse cambiando. Bisognava far diminuire la criminalità che aveva proporzioni spaventose: nel corso del 1997 a Bogotá si registrano 4.500 omicidi, più di 12 morti al giorno, a fronte di una popolazione di poco più di 5 milioni di persone. È fra le città più pericolose del mondo. 
Ma come fare? 
Antanas Mockus iniziò da un problema secondario, contiguo a quello della criminalità, di grande visibilità e relativamente semplice da affrontare con una terapia d'urto. La questione del traffico. E di questa questione secondaria affrontò la parte più semplice e visibile: i semafori.
Nessuno si fermava ai semafori. L'idea fu che il rispetto delle segnalazioni semaforiche sarebbe stato un micro shock positivo per la città. Si decise per un'azione molto comunicativa.
Il sindaco agì in modo inaspettato e stupefacente.
Vennero ingaggiati mille clown e una bella mattina gli automobilisti di Bogotà trovarono i semafori presidiati da gruppi di clown che piangevano a spruzzo se non ci si fermava col rosso e invece danzavano e offrivano fiori se si rispettavano le precedenze.
Contemporaneamente vennero distribuiti centinaia di migliaia di cartoncini con disegnato sopra il pugno con il pollice in alto nel gesto di OK!
Lo stesso cartoncino rovesciato, pollice verso, significa ovviamente disapprovazione.
Ai semafori si vedevano i clown utilizzare questi cartoncini per approvare o disapprovare il comportamento degli automobilisti. 
E molti iniziarono a imitarli. E ben presto si scoprì che i bogotesi temevano più le prese in giro dei clown e degli altri automobilisti delle multe dei vigili.
Il traffico iniziò a regolarizzarsi e nel giro di una settimana crollò il numero degli omicidi. 
Intanto vennero prese misure strutturali, si raddoppiò il numero dei mezzi pubblici e vennero escogitati sistemi efficienti di sostegno alle famiglie povere, dando loro la possibilità di costruirsi case decenti sui terreni pubblici e trasformando la raccolta dell'immondizia in una risorsa per i più poveri: cibo, medicine e libri in cambio di rifiuti suddivisi. Così la macchina inefficiente di raccolta dell'immondizia, grazie a sistemi di riciclo e di valorizzazione, fornì lavoro per migliaia di persone attraverso una micro-organizzazione del servizio. E la città iniziò a essere pulita. E via di questo passo, semplificando la burocrazia e razionalizzando il sistema.
Tra i provvedimenti presi per cambiare l'immagine della città nella mente dei cittadini c'è l'invenzione della Notte delle donne. È la notte del venerdì, ogni settimana: agli uomini è addirittura vietato farsi vedere per strada (salvo specifiche ovvie deroghe), la città, in quella sera, appartiene solo alle donne. Non basta: viene istituita anche la Notte dell'aranciata, una sera alla settimana in cui è vietato bere alcolici. Radicali sono poi state le riforme sul territorio: grazie al POT (Plan de Ordenamiento Territorial), un progetto di riqualificazione delle zone degradate della città, vengono costruiti nuovi parchi verdi - al punto che la superficie di verde pubblico della città si è moltiplicata di ben 4,5 volte in soli cinque anni, dal 1997 al 2002 - viene inoltre sistemata la rete idrica e sono recuperati alcuni fiumi e canali della zona, abbandonati a se stessi. Un occhio alla cultura: si costruiscono 4 grandi biblioteche e 16 più piccole, e nei quartieri periferici della città trovano spazio
52 nuove scuole. Grazie al Plan Maestro de CicloRuta nel giro di una decina d'anni viene realizzato un sistema di piste ciclabili e pedonali di 297 km che attraversa la maggior parte del tessuto urbano. È la rete ciclabile più grande dell'America Latina e nei prossimi dieci anni ne è previsto un ampliamento per ulteriori 300 km. 
Campagne pubblicitarie promuovono ovviamente l'uso della bicicletta e ogni giorno aumentano le persone che la utilizzano per gli spostamenti. Dal 2000 al 2003 si è passati dall'1 al 4% della popolazione. 
Sempre a proposito di spostamenti all'interno del tessuto cittadino va menzionato anche il Sistema Integrato di Trasporto di Massa TransMilenio. Si tratta di un sistema che integra due diverse tipologie di autobus: uno ad alta capacità, che collega le
zone centrali della città e viaggia su corsie preferenziali e uno a bassa capacità che collega i quartieri periferici. Entro il 2015 la rete TransMilenio avrà una lunghezza di 388 km e coprirà l'80% della superficie della città. A 5 anni dall'inaugurazione del servizio, e con soli 60 km in funzione, i primi risultati sono sorprendenti. Già ora il risparmio in termini di tempo impiegato dai cittadini negli spostamenti raggiunge il 25% e il processo innesca tutta una serie di reazioni a catena: aumentano gli spostamenti, l'economia della città, il benessere degli abitanti. Fino a qualche anno fa molti residenti al nord non si sognavano nemmeno di recarsi nella zona sud della loro città. Oggi si tratta di un tragitto che si può fare in breve tempo, spendendo poco e in tutta sicurezza. 
L'aver cambiato volto alla città ha infatti avuto un effetto fondamentale: la diminuzione della criminalità. Il bilancio del governo di Mockus, anche sul fronte della lotta al crimine è strabiliante: tra il '97 e il 2002 da gli omicidi passano da 4.500 a 2.000.
Molto resta ancora da fare a Bogotà, ad esempio il 50% della popolazione resta sotto il limite di povertà, ma indiscutibilmente la qualità della vita e le opportunità offerte ai cittadini hanno fatto balzi strepitosi.
Riassumendo: nelle situazioni nelle quali il risultato di un'azione è chiaro, è sensato occuparsi solo di agire: quando un uomo sta annegando, se non lo tiri fuori dall'acqua muore.
Ma quando ci troviamo di fronte a problemi che non sottintendono un modo semplice e obbligato di reagire allora è il caso di chiederci: qui è meglio affrontare il cuore del problema o agire sul contesto?
E chiaramente chi non si pone mai questa domanda incontrerà sicuramente una dose extra di grossi problemi esistenziali.
Se vuoi vivere a lungo puoi prendere molte medicine oppure smetterla di incazzarti. 
Puoi anche smettere di incazzarti e prendere molte medicine. In nessun caso ti conviene continuare a dare giù di testa odiando il mondo.
E' un atteggiamento conflittuale.
Ti buca lo stomaco con la stessa efficienza di un colpo di pistola.
L'unica differenza è che l'atteggiamento conflittuale ti fa un foro nella pancia in modo più lento e doloroso.
Per approfondire ulteriormente
Vedi
http://www.jacopofo.com/rivoluzione-pigra


Il mistero della scatola nera

Questo articolo è doveroso quanto superfluo.
Ma da qualche parte dovevo scriverlo.
E' necessario qualcuno interpreti la parte del difensore di Egli.
Dato il momento critico. Bisogna unirsi all'avversario se si vuole farlo cadere.
Quindi vorrei mettermi dei suoi panni. Capirlo.
Era giovane negli anni settanta. E sapeva che avrebbe potuto diventare un grande ma vide che non sarebbe mai entrato nei salotti buoni della politica.
Quindi trovò i soldi dove li trovò. Ma anche se li avesse trovati malamente come alcuni sospettano, poteva dirsi: "Cosa c'è di male, così fan tutti."
E avrebbe detto il vero. Vedi "Campioni d'Italia di Barbacetto sugli atti giudiziari relativi agli incontri tra grandi imprenditori, politici e mafia (anni 70).
Quindi fa questo patto con l'Animale Immondo.
E scala il potere con le tv (che colpo capirlo allora) sempre aggirando le regole e ingegnandosi a trovare una strada dove non c'è neanche un sentiero. E arriva a scardinare il salotto buono (e blindato del'alta finanza italiana. E devaste gli arroccamenti di caste e congreghe protezionistiche.
Indubbiamente grazie a Lui si è rotto il monopolio oligarchico.
Da questo punto di vista è il liberatore.
Su una cosa Feltri ha ragione: I manager di Lui e dell'Avvocato sono stati inquisiti per denaro sottobanco a guardie fiscali.
Ma lui è stato accusato di esserne al corrente. Nessuno ha invece accusato il signor automobile.
E non a caso D'Alema e Bertinotti spesso lo coprirono.
Lo scontro non è solo tra destra e sinistra ma anche tra corporazioni post medioevali mafiose e libero mercato globalizzato. E indiscutibilmente il libero mercato è meglio.
Ora che il suo compito di levatrice si è concluso speriamo che se ne vada.