Recensioni libri e film

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Non siamo formiche. Guida per l'ottimista informato.

Non siamo formiche. Guida per l'ottimista informato Carissimi,
questa settimana vi presentiamo un libro molto piacevole, anche graficamente. Si tratta di Non siamo Formiche edito da Nuovi Mondi. E’ la traduzione italiana di un libro che ha spopolato in Spagna, gli autori Fernando Casado, Javier Creus, Pablo Juncadella e Doris Obermair hanno creato un libro per immagini che rappresenta l’incontro perfetto, ideale, tra informazione e grafica. Come dice un articolo di Michele Primi su Rolling Stone: “L’iconografia cattura, grazie all’uso innovativo dell’infografica, mentre i contenuti sorprendono, tanto sono semplici e inediti allo stesso tempo”.
Non un libro frivolo di auto-aiuto ma un saggio approfondito scritto da giovani intellettuali, una guida per gli ottimisti informati, una risposta alla negatività, al pessimismo e alla sensazione di impotenza verso lo stato delle cose del mondo. Insomma, niente di più attuale!

Se fossimo formiche, afferma il libro, saremmo una specie estremamente felice: abbiamo colonizzato tutto il pianeta, più il tempo passa più viviamo a lungo e i nostri progressi tecnici sono impressionanti.
Tuttavia, ci rendiamo conto della grandezza delle sfide che ci rimangono da compiere e delle ingiustizie che ci accecano. Perché siamo una comunità e quello che facciamo lo facciamo insieme: condividiamo un’origine comune e, insieme al pianeta Terra, condividiamo anche un futuro comune.
Un futuro che dipende da noi.
Per molti di noi siamo già condannati, siamo un progetto fallito. Questo libro non la vede così. Ci presenta tutti i passi avanti compiuti nei campi più differenti, dall’aspettativa di vita alla libertà di espressione. E’ la parte del cittadino OTTIMISTA. Poi vengono presi in considerazione le sfide e i problemi che dobbiamo affrontare, dal surriscaldamento globale fino alle disuguaglianze sociali; ecco la parte del cittadino INFORMATO .
Infine, sostiene che la nostra capacità innovatrice, creativa e solidale sta risolvendo e superando molte di queste sfide e che possiamo raggiungere una vita sostenibile ed equa partendo da nuovi modelli che generano maggiori opportunità per tutti. Perché, fortunatamente, non siamo formiche.
Il primo capitolo si intitola: “Il mondo va bene” ed elenca tutti i motivi per cui possiamo essere ottimisti: viviamo a lungo, abbiamo eliminato molte malattie mortali e fatto enormi progressi tecnologici.
Il secondo è invece dedicato a quello che non va, e cioè la distribuzione ingiusta della ricchezza, l’esclusività delle organizzazioni internazionali e i problemi sociali. E il terzo presenta le soluzioni: basta lamentarsi, il mondo è pieno di persone che concepiscono idee e strumenti per farci vivere meglio.

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Semel in anno licet insanire

Dario Fo Arlecchino Commercioetico.itLa traduzione di questa frase è: una volta all’anno è lecito impazzire. E' un'idea antica, già espressa da vari autori latini e divenuta proverbio nel medioevo, che sta a significare che in un ben definito periodo di ogni anno ognuno è autorizzato a non rispettare le convenzioni religiose e sociali, a comportarsi come se fosse un'altra persona. E questo periodo è rappresentato dal Carnevale, dove la tradizione del mascheramento permetteva di dare libero sfogo al gioco, allo sghignazzo e allo scherzo.
Come dicevamo la settimana scorsa, il carnevale è una delle poche feste con chiare radici pagane, insieme al Ferragosto. Segna la fine dell’inverno e l’inizio del nuovo anno (anche se in questi giorni non si direbbe) e quindi il passaggio tra il mondo degli inferi e quello dei vivi.
Benché presente nella tradizione cattolica, i caratteri della celebrazione del Carnevale hanno origini in festività ben più antiche, come per esempio le dionisiache greche o i saturnali romani. Nelle dionisiache e nei saturnali si realizzava un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell'ordine, allo scherzo e anche alla dissolutezza. Insomma, a carnevale ogni scherzo vale, con buona pace dei permalosi.
La maschera che lo rappresenta più di ogni altra è probabilmente Arlecchino, che Dario Fo ha portato in scena da sempre

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A ciascuno i suoi miti

Dario Fo Franca Rame TeatroAvrò avuto 8 anni quando Silvano, mio fratello, entrò trafelato in cucina con un libro in mano dicendo a mia madre che stava cucinando: “Senti qui!”
E si mise a leggere uno strano testo, in un assurdo dialetto lombardo-veneto, che parlava di un arcangelo e di un ubriaco, entrambi volevano raccontare la storia delle nozze di Cana. L’angelo era tutto impettito, rappresentava la storia ufficiale:
Angelo: (si rivolge al pubblico sollevando le braccia al cielo a imitazione degli oranti) Féite atensiòn, brava zèente, che mi vòi parlarve de una storia vera, una storia che l’è cominzàda…. (trad. Fate attenzione brava gente, che vi voglio parlare di una storia vera, una storia che è cominciata…)
Ubriaco (interrompendolo) Anco mi ve vòi ‘contare de una storia meravegiòsa… de ‘na ciùca belìsima che me son catàt! (trad. Anche io vi voglio raccontare una storia meravigliosa, di una sbronza bellissima che mi son preso!)
L’angelo si irritava e cercava di cacciare l’ubriaco, affermando che solo lui era l’oratore ufficiale e che solo lui poteva raccontare la storia.

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Settimo ruba un po' meno! N.2

20 novembre del 1992 a Carrara, al Teatro Animosi, Franca Rame debutta con "Settimo: ruba un po’ meno n. 2" di Dario Fo e Franca Rame. Nello stesso anno in cui scoppia il caso "tangentopoli", un monologo in cui Franca racconta, senza tanto fantasticare nell'assurdo perché non ce n'è bisogno, i particolari delle 'ladronerie' dei politici italiani. Grandissimo successo di critica e pubblico.
Man mano che l’inchiesta di Milano prosegue lo spettacolo si arricchisce di particolari e di notizie. Sul palcoscenico dietro a Franca le foto degli inquisiti, inizialmente sono pochissime, Mario Chiesa e pochi altri, nel proseguo della tournèe diventeranno decine. 
Quello che vi proponiamo oggi, però, è qualcosa di un po’ diverso. Alla fine dello spettacolo Franca cambiava del tutto argomento e registro. E parlava di quello che stava accadendo a lei, personalmente, in quel periodo. Franca raccontava ai suoi spettatori della malattia che l’attanagliava in quel periodo: la depressione. E ne parlava a suo modo, con ironia ed emozione, come solo una  gran donna come lei sa fare.
Franca è guarita, e l’inizio della guarigione è proprio quello che racconta nel finale del monologo… beh.. non vi voglio anticipare altro, buona lettura.

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68, c’era una volta la rivoluzione - Jacopo Fo e Segio Parini

68, c’era una volta la rivoluzione - Jacopo Fo e Segio PariniCarissimi, questa settimana vi presentiamo la nuova edizione di un libro che potremmo definire storico: “68, c’era una volta la rivoluzione” di Jacopo Fo e Sergio Parini.
Il racconto segue la vita degli autori e la storia di quegli anni con gli occhi di chi li ha vissuti.
Non si tratta della solita ristampa ma di una vera riedizione con un paio di appendici che riportano quel tempo a questo, dove si parla, ad esempio, di Black Bloc.
Come fu il ’68? E chi lo sa, insieme a ideali, voglia di cambiare ci fu anche molta stupidità, e Sergio e Jacopo raccontano anche quella, in modo molto divertente. Ma permetteteci anche un po’ di orgoglio perché:

“Se avete i capelli lunghi, andate a lavorare in jeans o senza cravatta, se portate la minigonna o i pantaloni al posto della gonna, se non usate il reggiseno, se d’estate prendete il sole nudi, se ballate il rock & roll, vi fate le canne o avete un lavoro creativo, se siete vegetariani, fate yoga o comicoterapia, se ci sono in giro più barbe, orecchini, magliette con scritte e disegni, ponci, strani berretti, abiti bucati e colorati, zaini e scarpe a punta larga dovete ringraziare il ’68!”

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L'Economia della Felicità

L'Economia della FelicitàCarissimi,
questa settimana vi presentiamo un DVD straordinario: “L'economia della felicità”, di Helena Norberg-Hodge che è stata la prima occidentale, nei tempi moderni, a parlare correntemente la lingua ladaka. Negli ultimi 16 anni ha trascorso sei mesi ogni anno in Ladakh, una divisione dello stato federato indiano di Jammu e Kashmir, lavorando con la popolazione locale per proteggerne la cultura e l’ambiente naturale dai rapidi effetti della modernizzazione. Per il suo operato ha ricevuto nel 1986 il Right to Livelihood Award, conosciuto anche come l’alternativa al premio Nobel. Attualmente è presidente dell’International Society for Ecology and Culture e del “Progetto Ladakh”, sua emanazione, ed è redattrice della più importante rivista ecologista europea: The Ecologist.
In questo Dvd ci elenca otto scomode verità sulla globalizzazione. Qualche fotogramma che definisce lo stato di salute della civiltà occidentale e poi l'elenco di cosa non funziona, di come biologicamente e culturalmente, la nostra idea di esistenza si sia tramutata in spirito di sopravvivenza, con pochi slanci di vitalità e tanti momenti di sconforto. Un mercato capitalista che promuove eccessivamente la liberalizzazione del traffico commerciale, senza tenere conto delle diversità di popoli e nazioni, è un sistema che rende infelici. Questo è l'assioma della regista, appassionata attivista ambientale alla ricerca di sguardi autentici sparsi nel mondo, dalla freschezza del ‘piccolo Tibet' alla confusione delle grandi metropoli americane. Il viaggio comincia in Ladakh, una delle più alte e abitate regioni dell'Himalaya, dove ogni individuo partecipa e contribuisce al benessere della comunità. Vitali e socievoli, con radici ben piantate in terra, i tibetani che vivono lassù sono felici, si nutrono con i prodotti della loro terra, seguono il ritmo naturale delle cose, apprezzano la ricchezza del silenzio. Ma anche qui, in uno dei luoghi più belli dell'intero pianeta, apparentemente inattaccabile dall'arroganza del mercato globale, si è instaurato un regime occidentalizzato. Non sapevano nemmeno cosa fosse la Coca-cola ma ora lì, come altrove e ovunque, uno dei più prodigiosi simboli americani si è insediato con forza, trasportato con fatica su strade ripide e vertiginose.

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Una pianta che fa concorrenza al petrolio. Piccola storia del proibizionismo

L'erba del diavolo - Jacopo Fo e Nina Karen - Commercioetico.itCarissimi,
riproponiamo questa settimana il libro “L'erba del diavolo”, scritto da Jacopo Fo e Nina Karen, e pubblicato da Flaccovio Editore.
Il testo parla della canapa, appunto definita da qualcuno “l'erba del diavolo” ma non è sempre stato così. Fino a pochi decenni fa con la canapa si costruiva di tutto, dai vestiti alle carrozzerie delle auto... poi cos'è successo?
Poi è arrivato il petrolio e un'abilissima campagna stampa ha fatto credere a tutti che bastasse fumarsi uno spinello per sterminare la famiglia.
Oggi timidamente la canapa sta tornando sul mercato, CommercioEtico per esempio (un esempio a caso) ha nel suo catalogo splendide borse e cosmetici fatti con questo straordinario vegetale.
Ecco come è nata la demonizzazione della canapa.
Buona lettura.

Capitolo VIII
Una pianta che fa concorrenza al petrolio
Piccola storia del proibizionismo

Fino agli anni Trenta del 1900 la cannabis era tollerata e ampiamente utilizzata per gli scopi più vari, l’80 per cento dei prodotti tessili e delle stoffe per vestiti prodotti nel mondo traeva origine da centinaia di migliaia di ettari coltivati a canapa, così come il 90 per cento dei cordami nautici e il 75 per cento della carta. Ma a un certo punto la canapa fu messa in un angolo, vennero dimenticate tutte le sue particolarità e fu etichettata come droga, la più micidiale di tutte…
Come mai? A chi giovava questa politica proibizionistica?

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Dario Fo, Dio è nero. Il fantastico racconto dell'evoluzione

Con uno scritto di Telmo Pievani

Dario Fo Dio è nero DVDCarissimi, che bello, un nuovo dvd del nostro Nobel preferito Dario Fo, dove si dichiara che Dio è nero, fantastico!
Ma vogliamo lasciarvi la sorpresa del video e in questo Cacao vi proponiamo un brano dell'articolo di Telmo Pievani contenuto nel libretto allegato al dvd (libretto... son poi 44 disegni del Maestro, un'introduzione di Felice Cappa, il testo del Dvd, mica ciufoli...).
Pievani è un famoso filosofo ed epistemologo, fa parte del comitato editoriale di riviste scientifiche internazionali come Evolutionary Biology e Evolution: Education and Outreach. Insieme a Niles Eldredge, è direttore scientifico del progetto enciclopedico “Il futuro del pianeta” di UTET Grandi Opere. Inoltre, insieme ancora a Niles Eldredge ed a Ian Tattersall, è il curatore scientifico dell’edizione italiana della mostra internazionale Darwin. 1809-2009.
Telmo Pievani è direttore di Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione, e coordinatore scientifico del Darwin Day di Milano. E' membro del comitato di programma delle conferenze mondiali di Venezia, The Future of Science. Infine è anche membro della Società italiana di biologia evoluzionistica. Nel 2007 è stato nominato socio corrispondente non residente della classe di scienze fisiche, matematiche e naturali dell’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti. E' membro del comitato editoriale de L’Indice dei libri. Collabora regolarmente a riviste e giornali, fra i quali principalmente La Stampa, Il Corriere della Sera, Le Scienze e Micromega.
Buona lettura!
Dio è nero (e ha un discreto senso dell'umorismo)
L'esordio della creazione non sembrava poi tanto promettente. Il giorno esatto non se lo ricorda più nessuno, ma tutto cominciò in Africa (come sempre) intorno a 200mila anni fa. Se vi sembrano tanti, sono ottomila generazioni: prendete un vostro nonno, e poi andate indietro al nonno di vostro nonno, e poi ancora al nonno del nonno di vostro nonno, per quattromila volte, e arrivate al vostro anziano supernonno che faceva parte del gruppo di pionieri. E qui c'è la prima sorpresa, perché la genetica ci dice oggi sia l'epoca dell'evento sia il numero dei primi fondatori della nostra specie. Abitavano nell'Africa subsahariana - o nel Corno d'Africa o in qualche vallata più a sud, vicino alla costa - e non erano più di 20-25mila individui. Pochissimi! Nessuna marcia trionfale: in pratica, l'intera popolazione umana, nessuno escluso, è nata in sordina da un minuscolo drappello iniziale, che conteneva gli antenati di ognuno di noi, E' come se tutta l'umanità attuale, da New York a Tokyo, derivasse da un piccolo quartiere di Milano.
Quanto a immagine e somiglianza, erano neri e non ci piove. E pensare che Adamo ed Eva esistono davvero nella scienza, ma sono un po' diversi da quelli biblici. Nel 1987 si scoprì che tutti gli esseri umani sulla Terra condividevamo una matrice originaria di DNA mitocondriale, cioè del materiale generico residuale contenuto nei mitocondri, le piccole “batterie” delle nostre cellule. Il DNA di questo organelli si trasmetto solo per via femminile: i figli lo ereditano sempre dalla mamma e in un unico tipo. Dunque, andando indietro nel tempo fino agli inizi della nostra specie, si è capito che quella matrice comune, poi modificatasi di popolazione in popolazione, doveva essere appartenuta a una sconosciuta supernonna del gruppo fondatore africano di tutti i sapiens. Per strappare un titolo sul giornale, come potevamo chiamarla se non Eva?
Dati più recenti ottenuti con lo stesso metodo, ma applicato alle variazioni comparate sul cromosoma Y (a trasmissione maschile), hanno permesso di identificare dove viveva lo sconosciuto supernonno del gruppo fondatore africano che ha dato a tutta l'umanità attuale la matrice iniziale del cromosoma Y. La linea femminile e la linea maschile convergono nel loro esordio in una zona dell'Africa centrorientale, ma i tempi della loro esistenza sono sfasati di alcune migliaia di anni. Adamo ed Eva purtroppo non si sono “conosciuti”...
Se siamo partiti così in pochi, vuol dire che ogni essere umano è cugino stretto di qualsiasi altro, In certe culture ci si saluta con “ehi, fratello!”, ma “ehi, cugino!” sarebbe perfetto. I sette miliardi di esseri umani che abitano oggi il pianeta presentano una variazione genetica bassissima e proporzionalmente più flebile mano a mano che ci si allontana geograficamente dal continente africano. La popolazione pioniera originaria dell'Africa è infatti cresciuta e si è diffusa, irradiando di volta in volta nuovi gruppi fondatori, di piccole dimensioni. Così a partire da 60-50mila anni fa abbiamo obbedito alla tonante ingiunzione: siamo andati e ci siamo moltiplicati, colonizzando rapidamente prima il Vecchio Mondo e poi anche l'Australia e le Americhe.
Ancora oggi la maggiore ricchezza genetica è racchiusa in Africa – con il picco massimo nei cacciatori raccoglitori boscimani del sud-ovest (quelli che stiamo pensando bene di estinguere). E più ci si allontana da loro più diminuisce. Sul piano genetico due boscimani dello stesso villaggio sono in media più ricchi di diversità l'uno rispetto all'altro di quanto non lo siano, per esempio, un inglese e un coreano! Tutte queste scoperte ci dicono che siamo una specie geneticamente molto giovane, mobile, e soprattutto promiscua. Non c'è stato né il tempo né il modo per separare biologicamente in modo netto i gruppi umani: le cosiddette “razze umane”, sulle quali si sono versati ettolitri di inchiostro, semplicemente non esistono in natura, se ne stanno però ben radicate nelle nostre teste e nei nostri pregiudizi.
Ma è solo l'inizio delle sorprese...
(continua)

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Eva era africana Rita Levi Montalcini

 

EVA ERA AFRICANA

Un libro di Rita Levi Montalcini

 

 

 

 

La vera storia del mondo in DVD

 

LA VERA STORIA DEL MONDO

Due dvd di Jacopo Fo

Guida al Consumo Critico 2012. E' arrivata! Ed è corposissima!

Guida al Consumo CriticoCari amici, parliamo anche questa settimana della nuova Guida al Consumo Critico, la bibbia del consumatore responsabile, edita dalla Emi e redatta dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo. Oltre 590 pagine scritte fitte che ci dicono tutto, ma proprio tutto quello che serve sapere per una spesa giusta e responsabile.
Come dice la Guida stessa: “Le imprese analizzate appartengono al settore alimentare, ai prodotti per l'igiene e per la casa, alla grande distribuzione. In totale le società esaminate sono 133 e sono state selezionate per la loro capacità di vendita a livello nazionale.
Per ogni società abbiamo cercato di raccogliere notizie su undici aspetti: la trasparenza, l'eccesso di potere, la presenza nel Sud del mondo, le relazioni sindacali, l'ambiente. Il collegamento con armi ed esercito, il rapporto con i regimi oppressivi, il rifugio nei paradisi fiscali, il rispetto dei consumatori e della legge, il maltrattamento degli animali, eventuali boicottaggi a loro carico. Salvo eccezioni, i fatti che abbiamo preso in considerazione per esprimere i giudizi sono avvenuti negli ultimi cinque anni.”

La Guida è di facile consultazione e soprattutto è chiara ed esauriente, Ci sono, per esempio, anche le spiegazioni sui vari simboli delle etichette, decine di schemi semplificativi e un sacco di altre notizie interessanti anche di carattere generale:
“Consuma democratico. Se è fondamentale porre attenzione alla storia sociale e ambientale dei prodotti, è altrettanto importante concentrarsi sul comportamento di chi ce li offre...
...Prendiamo per esempio la passata di pomodoro a marchio Bertolli. In origine era espressione di una piccola azienda toscana, ma oggi questo marchio fa parte dell'impero Unilever, ovvero la seconda multinazionale più grande del mondo nel settore alimentare. Unilever possiede piantagioni di tè in Africa e India, è uno dei più grandi acquirenti dell'olio di palma e di cacao. Tutti settori estremamente critici caratterizzati da salari al limite della sopravvivenza, da problemi ambientali di ogni tipo e perfino dalla presenza di lavoro minorile talvolta in schiavitù.”
E così via, Unilever ha mille responsabilità in molti settori.
E i marchi Unilever sono tantissimi: Lipton, Tè Ati, Algida, Carte d'Or, Rama, Maya, Foglia d'Oro, Gradina, Blue Band, Bertolli, Knorr, Calvè, Hellmann's, Maizena, Flora, Slim-Fast, Coccolino, Cif, Lysoform, Svelto Fissan, Pepsodent, Dove....
Ammettiamolo, un prodotto Unilever lo abbiamo comperato tutti, non sapevamo che era della multinazionale che anche se non boicottata ufficialmente, non è certo diretta da santi attenti alla nostra salute e a quella dell'ambiente.
E vogliamo parlare della Nestlè? Al di là dei prodotti che hanno il marchio ben evidenza o addirittura nel nome come il Nescafè o il Nequik facili da individuare e scansare, sono della multinazionale svizzera ufficialmente boicottata: Perugina, Orzoro, Cremeria, Acqua Panna, Levissima, Buitoni, Gerber, Mare Fresco, La Valle degli Orti, Motta.... e decine di altri.

La domanda che tutti ci poniamo è: c'è un'azienda che mi faccia andare sul sicuro? Posso decidere, per esempio, che tutti i prodotti a marchio Coop sono “buoni”?
Anche su questo grande marchio la Guida ha qualcosa da dire: c'è una stellina ad indicare apprezzamento per quanto riguarda la trasparenza, un'altra per il trattamento degli animali, c'è il simbolo della preoccupazione per le attività nel sud del mondo, una forte critica per il trattamento dei lavoratori e una lieve critica per quanto riguarda i diritti dei consumatori e la legalità.
In questo ultimo caso ci si riferisce ad alcuni episodi avvenuti uno in un supermercato di Pietrasanta (Lucca) dove sono stati trovati dalla Polizia municipale 39 prodotti alimentari scaduti, anche da diversi mesi e l'altro a una multa al Centro commerciale di Ponte San Giovanni (Pg) per aver messo in commercio false polo Lacoste.
Nella Guida ogni episodio è segnalato con la fonte e un breve racconto. Non si scappa agli “ispettori” del Nuovo Centro di Sviluppo!
In tutti i casi la Coop risulta una delle migliori (le meno peggio?) tra le aziende della grande distribuzione. Nessuna si salva sui diritti dei lavoratori (due triangoli neri: forte critica) ma Carrefour, Auchan e Lidl sono fortemente criticate in quasi tutti i settori.

Una parte corposa della Guida è riservata ai prodotti e ci sono tabelle molto semplici da consultare: cercate una marmellata? Ottime in tutti i sensi quelle di Altromercato, LiberoMondo, ma anche Mielizia e Valfrutta.
Gelati e surgelati? Buona la Valsoia
Pomodori e passate? De Rica e Jolly Colombari superano i test...
E così via, per oltre 590 pagine, come dicevamo, alla fine del libro alcune pagine in bianco per i nostri appunti, indispensabili.
Buona lettura e buoni consumi!!!!

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Guida al Consumo Critico 2012

Guida al Consumo critico 2012"Quando compri, voti. I consumatori esprimono un voto per ogni prodotto che scelgono e segnalano alle imprese i comportamenti che approvano e quelli che condannano. L'acquisto può trasformarsi in un sostegno alle forme produttive corrette o in un ostacolo alle altre".
(Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano)

Dopo il successo delle scorse cinque edizioni, con più di 150.000 copie vendute, esce la nuova Guida al Consumo critico 2012 a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo coordinato da Francesco Gesualdi.
Il sistema si sforza di convincerci che il consumo è un fatto privato che riguarda solo noi, le nostre voglie, il nostro portafogli. Ma non è così: riguarda l'intera umanità, perché ha conseguenze sulle risorse, sull'energia, sui rifiuti, sulle condizioni di lavoro. E se compriamo alla cieca rischiamo di renderci complici dei peggiori misfatti.
Ecco l'importanza del consumo critico, che consiste nella scelta dei prodotti non solo in base al prezzo e alla qualità, ma anche alla loro storia e al comportamento delle imprese.
Scegliere in maniera critica che cosa consumare significa votare ogni volta che facciamo la spesa.
Ma per scegliere bisogna informarsi. Perciò questa "Guida" è la compagna inseparabile del consumatore critico, lo strumento che porta sempre con sé per sapere come si comportano Nestlé, Coca-Cola, Del Monte, Barilla e tante imprese che incontriamo al supermercato.
Consumatore informato, consumatore sovrano.
Dal 1985 il Centro Nuovo Modello di Sviluppo lavora per mostrare che in realtà vendere e comprare non sono atti banali e innocui ma hanno un fortissimo impatto, e non solo economico.
La Guida al Consumo Critico, cataloga e incrocia le informazioni raccolte dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo sul comportamento delle imprese fornendoci dati, mediante tabelle riepilogative e una simbologia rinnovata, per una rapida consultazione.
Oltre 2000 prodotti esaminati e censiti in base alle variabili: trasparenza dell'impresa, abuso di potere, responsabilità verso il Sud del mondo, sicurezza e diritti dei lavoratori, rispetto per l'ambiente, connessioni tra azienda e industria bellica, sostegno a regimi dittatoriali nei paesi oppressi, ricorso a paradisi fiscali, rispetto della normativa per la tutela del consumatore, rispetto per gli animali, eventuali campagne di boicottaggio o di pressione già attivate verso l'impresa.
Lo scopo non è la mera denuncia ma l'offerta di un alternativa: uno strumento di acquisto consapevole e responsabile per incidere da protagonista sulle dinamiche economiche globali.
La prima Guida al consumo critico uscì a metà degli anni Novanta, l'attenzione di allora era concentrata solo sulle imprese: l'intento del Cnms era quello di sensibilizzare i consumatori per indurre le aziende a modificare i comportamenti sui temi che all'epoca erano ritenuti più urgenti: squilibri Nord-Sud, diritti dei lavoratori, corsa agli armamenti. Oggi il ventaglio delle emergenze si è allargato ad altri temi e comprende la crisi delle risorse, l'eccesso dei rifiuti, l'esproprio dei beni comuni. Per questo l'atteggiamento critico deve essere esteso fino a mettere in discussione l'intero stile di vita, passando da un consumo critico ad un consumo responsabile. E per venire incontro a questa urgenza la sesta edizione si apre con una nuova parte che dà consigli a tutto tondo su ciò che bisogna fare per consumare in maniera responsabile.

Su CommercioEtico.it la nuova Guida al Consumo Critico ha il 10% di sconto (fino al 20/10/2011)