Recensioni libri e film

L'informazione indipendente e i film da non perdere

L'Ecoguida di Greenpeace all'elettronica sostenibile

E' uscita la 14.ma edizione della "Eco-guida ai prodotti elettronici" realizzata da Greenpeace.
Medaglia d'oro per la sostenibilita' ambientale alla Nokia, che negli ultimi anni sta facendo molti progressi nell'eliminazione delle sostanze tossiche dai propri prodotti.
Passi avanti anche per Sony Ericsson, Apple e Toshiba, che deve rispettare gli impegni di eliminare le sostanze tossiche entro marzo 2010.
Altre aziende, come LG Electronics, Motorola, Samsung, avevano promesso e non hanno mantenuto, perdendo posizioni e valutazioni nella classifica.
La Lenovo, 15.ma posizione su 20, ha promesso che eliminera' i ritardanti di fiamma e il Pvc... in data da destinarsi.
Ultimi posti per Microsoft e Nintendo. Loro gli impegni non li hanno proprio presi.

fonte immagine


Libri: SANTA MAFIA, di Petra Reski

Santa Mafia

 

Carissimi,
questa settimana Vi presentiamo un libro molto interessante edito da Nuovi Mondi Media. Si tratta di “Santa Mafia”, di Petra Reski
Duisburg, agosto 2007. Davanti al ristorante Da Bruno vengono ritrovati i cadaveri di sei uomini, tutti calabresi, crivellati da 70 proiettili. Sara' chiamata la Strage di Ferragosto: il primo segno evidente della penetrazione delle mafie italiane nel mondo, della lenta ma inarrestabile colonizzazione portata avanti dai “cafoni” in Francia, Spagna e Germania. Ed e' proprio qui, nel cuore produttivo d’Europa, che la mafia ha da tempo indirizzato i propri traffici, non solo per farli fruttare ma soprattutto per “ripulirli”: alberghi, pizzerie, ristoranti di lusso ma anche conti correnti e finanziarie.
Nell’edizione originale il libro e' uscito censurato per volonta' dell’autorita' giudiziaria tedesca, intervenuta su richiesta di alcuni personaggi i cui nomi sono ben noti perche' figurano nelle informative di polizia (sia italiane che tedesche), nei documenti giudiziari, in numerosi resoconti giornalistici. Tuttavia, di loro non si puo' parlare in un libro; la gente deve continuare a ignorare il problema. L’edizione italiana poteva scegliere di eliminare semplicemente queste parti del testo; invece ha deciso di riportare le medesime righe nere sulle parole che sono costate a Petra Reski intimidazioni e minacce. Perche' il lettore abbia una chiara immagine del bavaglio con cui il potere cerca costantemente di ridurre al silenzio il giornalismo piu' coraggioso.
Petra Reski in Germania e' stata eletta Miglior Giornalista del 2008 nella categoria “reporter” proprio a seguito della pubblicazione di questo libro. In Italia, per il suo impegno “al servizio dei grandi valori del giornalismo”, ha ricevuto a Nocera Inferiore il Premio Civitas 2009 da parte dell’associazione ANDE, che premia donne distintesi per il loro impegno nella lotta alla mafia, e l’Amalfi Coast Media Award, il premio internazionale del giornalismo.
Forse anche lei verrebbe strozzata volentieri dal nostro Presidente del Consiglio…
Potete acquistare questo libro direttamente sul sito di Nuovi Mondi.

Vi anticipiamo uno straglio dove l’autrice racconta del suo incontro con Marcello Fava. Buona lettura!

Santa MafiaRicordo ancora ogni sua frase. Per poter parlare con lui avevo dovuto presentare un’istanza al Ministero degli Interni, avevo dovuto formulare le mie motivazioni e garantire che non gli avrei fatto nessuna domanda sui processi in corso. Per incontrarlo ci voleva l’autorizzazione non solo del sottosegretario agli Interni, ma anche di ogni singolo procuratore nei processi per mafia in cui Marcello Fava era coinvolto come imputato o testimone. I primi tempi, per informarmi sullo stato delle cose, avevo chiamato ogni settimana il Servizio Centrale di Protezione, un’articolazione del Ministero degli Interni responsabile per i pentiti di mafia, il cui nome fa pensare a un servizio segreto. Ma presto mi avevano fatto capire che le mie richieste di notizie non avrebbero accelerato la faccenda. Don’t call us, we call you. Per sei mesi non avevo piu' sentito nulla.
Avevo ormai perso le speranze, quando un pomeriggio ricevetti una telefonata da Roma. Servizio centrale, disse una voce. La mia richiesta era stata accolta. Dovevo farmi trovare in un bar di Roma che per ironia della sorte si chiamava Lo zio d’America.
Pochi giorni dopo un taxi mi lascio' a pochi metri dal bar. Il locale sembrava una di quelle labirintiche stazioni di servizio lungo le autostrade italiane, dove entri per prendere un espresso ed esci con cinque CD, un salame d’asino sardo e un pezzo di parmigiano. Dietro un lungo, interminabile bancone vidi alcuni baristi con una bustina di carta sui capelli impomatati. Non appena feci per ordinare un espresso mi squillo' il telefono. Cercai a tastoni dentro la borsa, dal cui fondo continuava a provenire lo squillo, finche' un uomo in piedi accanto a me disse: sono io che l’ho chiamata. Mi segua, prego.
Non avevo capito il suo nome. Gli andai dietro tenendomi a una certa distanza. Per un millesimo di secondo mi chiesi cosa sarebbe accaduto se l’uomo che stavo seguendo non fosse stato chi immaginavo. Lo seguii attraverso marciapiedi costellati di buche, passando davanti a caseggiati degli anni Sessanta e siepi di bosso che puzzavano di escrementi di gatto. La periferia di Roma e' cosi' anonima che facevo fatica a tenere a mente il tragitto. Alla fine si fermo' davanti all’ingresso di un palazzo vicino al quale due uomini stavano in attesa con quell’aria fin troppo qualunque che e' tipica dei poliziotti. L’androne ricordava una casa popolare, con la vernice grigio-gialla che si scrostava dalle pareti.
Marcello Fava, il mafioso, mi aspettava al terzo piano. In un appartamento affittato sotto falso nome dal Ministero degli Interni per i “collaboratori di giustizia”, come vengono chiamati i pentiti di mafia nel gergo politicamente corretto e alquanto eufemistico dei giuristi. Da quando Marcello Fava collaborava con la procura, doveva essere protetto dalla vendetta di Cosa Nostra.
Insieme alla moglie e ai due figli aveva dovuto lasciare la Sicilia e viveva da qualche parte in Italia sotto falso nome e sotto la protezione della polizia. Sebbene l’appartamento fosse disabitato, era pieno di tracce di una vita sconosciuta: a una parete erano appesi un idillio pastorale e uno specchio veneziano ormai quasi opaco, in un angolo era sistemato un logoro divano color senape, accanto c’erano una sedia di vimini sfilacciata e una vecchia cucina a gas. I fornelli erano usurati e sul tavolo da pranzo era stesa una vecchia tovaglia cerata con tracce di tagli. Pareva che gli inquilini si fossero assentati solo per un po’, da un momento all’altro avrebbero potuto aprire la porta e fissare spaventati quegli estranei nel loro appartamento, una donna e sette uomini.
Le tapparelle erano abbassate e i poliziotti presero posizione: una guardia del corpo camminava avanti e indietro sul balcone controllando la strada, due agenti stavano di sotto, di fronte all’ingresso del palazzo, un altro si era appostato nell’androne, uno scrutava il corridoio dallo spioncino, un altro leggeva l’ultimo romanzo di Grisham. Tutti masticavano chewingum e portavano jeans bucati, un gilet safari e un orecchino. Fava sembrava invece un impiegato del Banco di Sicilia, indossava un completo blu notte con una cravatta celeste, aveva un viso roseo e punteggiato da qualche lentiggine, i capelli biondo scuro erano accuratamente divisi da una scriminatura, le sopracciglia mandavano riflessi biondo rossicci. Si passava nervosamente le mani sulle maniche, sui pantaloni, come se vivesse nel timore che gli si sciupasse il vestito. Si era portato una piccola ventiquattrore che teneva adagiata sulle ginocchia e da cui inizialmente non sembrava intenzionato a separarsi. Come uno studente che frequenta una lezione per la prima volta.
Tranquillo, disse quando accesi il registratore. Era, dichiaro', totalmente rilassato. In bocca a un mafioso con accento siciliano, quella parola suona come se fosse pronunciata da un aguzzino per calmare la sua vittima. Tranquillo. Sedevamo al tavolo di cucina sotto la luce artificiale e Fava raccontava la sua vita. Una vita che era iniziata davvero solo quando era stato prescelto.
 


La Collina degli Animilli

Carissimi,
in pieno spirito natalizio, questa settimana vi raccontiamo una storia…
Buona lettura!
 

La Collina degli Animilli
Libri Jacopo Fo Colora gli animilliC’era una volta, o forse c’e' ancora, una collina dove potevi trovare piante alte e antiche che se le stavi ad ascoltare ti raccontavano delle multitudini di genti che avevano approfittato della loro ombra per secoli, vestiti in modi diversi gli uni dagli altri, e che sempre, sempre, dopo aver mangiato un dolce frutto dell’albero del Riposo si sentivano meglio e riprendevano il cammino pieni di vigore.
In questa collina cresceva la Rosa canina, che si faceva gran vanto di avere nei suoi frutti molta piu' vitamina C delle arance, che li' poi non crescevano. “Sapete?” diceva a chiunque la stesse ad ascoltare, “in un posto chiamato Gran Bretagna venivo data ai bambini durante la seconda guerra mondiale in sostituzione degli agrumi. E non lasciatevi ingannare dai miei semplici fiori rosa, poi in autunno le mie bacche rosse spiccano nel paesaggio”.
E’ un po’ vanitosa la Rosa canina e non dirle che la chiamano “stroppaculi” per la sua azione astringente, di questo lei non parla mai.
Poi c’era la Ginestra, di quella ce n’era proprio tanta e d’estate riempiva la collina di fiori gialli, allegri, cosi' fitti da fare concorrenza al Sole.
E fin qui? Dirai: che c’e' di strano? Ci sono un sacco di colline cosi' in tutto il mondo! Vero, vero, ma abbi pazienza, ora ti racconto perche' questa collina e' invece unica e che cosa e' successo un brutto giorno.
In questa collina, nascosti dagli umani, vivono strani animali, gli Animilli per l’esattezza. Sono particolari, molto variegati, sembrano uccelli o cani, o elefanti, ma non sono niente di tutto questo, qualcuno ha le corna, altri una strana cresta, o anche un ricciolo molto riccioloso sulla testa. E ognuno ha un carattere molto spiccato. Marianna la Normanna adora ballare e appena sente una nota, anche solo del vento tra i rami degli ulivi, inventa coreografie da sogno e tutte le coccinelle le volano attorno danzando con lei.
Poi c’e' Jacopo, il Supercapo, qualcuno mormora che sia stato lui, molti e molti anni fa a inventare gli Animilli ma lui non smentisce e non conferma, non che sia modesto, solo che sta sempre pensando al prossimo progetto e quelli che ha gia' attuato non gli interessano, il passato e' passato dice, il futuro sara' radioso! Un’ottimista impenitente il nostro Jacopo, capace di immaginare come nessun altro nella collina. Jacopo e' innamorato perso di Eleonora, la Signora, e spesso li puoi sentire sospirare d’amore nelle notti di luna piena, calante, crescente... di notte insomma, ma qualche volta anche di mattina, per non dire del pomeriggio.
E nella collina tutti hanno sempre un sacco da fare, chi cucina, chi sposta la terra da un punto all’altro, chi installa pannelli fotovoltaici per illuminare le lucciole, chi scrive storie comiche cosi' la mattina tutti possano sorridere, chi disegna, chi gioca molto seriamente, chi pensa a come realizzare i sogni di Jacopo, sono tutti molto impegnati.
Un giorno di inverno e' arrivato nelle collina degli Animilli uno strano vento, ha portato con se' una altrettanto strana nebbia. Gli Animilli si sentivano inquieti, di solito il vento portava via le nuvole facendo tornare il sole o le stelle, questo invece sembrava raccontare storie tristi, nessuno riusciva piu' a fare le sue cose.
Beatrice l’Attrice stava cucinando uno sformato di spinaci e si accorse di non ricordare piu' che ingredienti mettere, poi non ricordo' piu' per chi lo stava facendo, e poi che cosa ci si fa con uno sformato di spinaci. E Wania l’Abitudinaria che la stava guardando esclamo': “Beatrice, che ti succede? Le tue piume! Ti stai scolorendo!”
Ed era proprio cosi', lentamente ma inesorabilmente Beatrice stava perdendo i colori e con loro la sua solita allegria, disse: “Ohhh… cos’e' questa cosa che mi accade? Non mi viene in mente neanche una barzelletta! Presto, presto! Fa’ una battuta!”
Wania subito disse la prima cosa che le venne in mente: “ma cinques piu' cinques fa diesis?” e il sorriso che riusci' a strappare a Beatrice le ridiede un po’ di colore, ma la nebbia avanzava.
In un'altra radura della collina Gaetano il Capitano stava raccogliendo i fiori del Sambuco quando si accorse che non profumavano piu', e che per una strana magia infelice il suo corpo si stava come spezzettando in tante figure geometriche.
Che triste giorno fu quello: gli Animilli resistettero con tutte le loro forze, ricordando momenti felici, storielle, dipingendosi con i fiori del bosco, preparando collane… ma alla fine, tutti persero i colori e non ricordavano piu' le cose piu' semplici. Nicola la Matricola, che era il piu' saggio di tutti, ebbe allora un’idea. “Andiamo a farci colorare! Non so come, ma secondo me, qualcuno che ci colora lo troviamo!” E Cristina la Genuina, detta anche la Regina della Tecnologia, esclamo'. “Si'i'i'i'i'i', andiamo a farci colorare da piu' persone possibile, e chiediamo anche che ci dicano cosa facciamo, cosa mangiamo, cosa ci piace, chiediamo tutto!” E subito si mise a cantare in linguaggio Html e il suo canto arrivo' a tutti i bambini, a tutti gli adulti che non avevano dimenticato di esserlo stati, e tutti corsero in loro aiuto.
In questi giorni la collina degli Animilli si sta dipingendo di mille colori e si sta riempiendo di mille cose e di mille attivita' per scacciare il Vento della Malinconia che porta la nebbia dell’Indifferenza.
Ci aiuti anche tu?

Gabriella C.

 

Per acquistare il libro online clicca qui


Come ci piace lo yoga demenziale...

Libro Yga demenziale acquista onlineCarissimi,
ci abbiamo preso gusto e allora anche questa settimana vi proponiamo un brano del nuovo libro di Jacopo: Yoga Demenziale, il manuale definitivo della Rivoluzione Pigra. Si parla di arte e di stati d'estasi.... wow!
Vi ricordiamo che chi acquista questo libro piu' Diventare Dio in Dieci Mosse oppure la nuova edizione di Cervelli Verdi Fritti avra' in regalo un Animillo disegnato e firmato da Jacopo con le sue proprie manine sante.
Buona lettura!

Arte. Lo stato dell'estasi ha a che vedere con lo stato creativo.
Osservare cosa succede quando il nostro cervello lavora in modo artistico ci permette di scoprire un altro aspetto poco conosciuto della nostra mente.
Ancora una volta possiamo spiegare la natura di questo stato mentale partendo da una semplice domanda apparentemente poco pertinente: chi e' uno scienziato? Quale e' la sua dote essenziale?
Possiamo rispondere: un grande scienziato e' una persona che usa in modo eccellente la sua mente razionale.
Ma questa risposta e' sbagliata.
Nessuno scienziato riesce a realizzare una scoperta importante usando in modo eccellente la sua mente razionale.
Siamo abituati a pensare che le cose importanti che realizziamo dipendano dalle capacita' della nostra mente razionale. Si tratta di un errore grossolano.
Dimostrarlo e' estremamente semplice perche' tu lo sai gia'. Ma anche questa informazione e' censurata, nascosta, non affiora alla coscienza, resta sepolta in un'area abbandonata della nostra mente.
Prova a realizzare un piccolo esperimento. Cerca di ricordare quando hai scritto una lettera o una poesia che ti hanno dato emozione. Oppure ripensa a quando hai parlato in modo appassionato a una persona: cosa accadeva nella tua mente?
Non stavi pensando alle parole, non stavi scegliendole. Quando parliamo o scriviamo sospinti da un'emozione, le frasi sgorgano perfette e complete da un'area della nostra mente che non e' quella razionale.
La mente razionale, la mia identita', sta scrivendo (o parlando) sotto dettatura. La razionalita' ascolta le parole dettate dalla mente non razionale e a volte resta persino stupita della bellezza dei vocaboli scelti. Non sei "TU" a scegliere le parole, tu decidi solo cosa vuoi dire in generale.
Lo stesso accade quando balli. A volte non riesci a danzare bene. Perche'?
Se cerchi di controllare i movimenti decidendoli razionalmente vai fuori tempo. E fai fatica. La mente razionale e' troppo lenta. Non riesce a seguire la musica. Solo se ti lasci andare, i movimenti fluiscono con naturalezza e balli in modo aggraziato e piacevole.
E quando fai l'amore che succede se pensi a quel che vuoi fare? "Ho fatto la posizione 43 del Kamasutra, adesso passo alla 21 e poi finisco sulla 37...". Se pensi ai movimenti mentre fai l'amore ti estranei e tutto diventa noioso. Invece e' stupendo quando le emozioni ti travolgono e non pensi piu' a nulla, i movimenti sono spontanei e il piacere cresce.
E quando riesci ad avere un buon rapporto con i bambini, gli animali, le piante? Quando agisci con spontaneita', ascoltando le emozioni e gli impulsi della mente non razionale.
Cioe' quando agisci con spontaneita'.
Questa particolare capacita' della nostra mente non funziona solo per gli artisti.
Ci sono molti scienziati che raccontano di come la soluzione di un problema sia arrivata nella loro testa improvvisamente. Quando scocca la scintilla lo scienziato grida Eureka! per lo stupore. Una nuova idea e' apparsa misteriosamente e gia' perfettamente formata nel suo schermo mentale. Ogni grande scoperta contiene un salto logico che desta stupore innanzi tutto nella coscienza razionale dello scopritore. E ci sono poi molti scienziati che raccontano di aver realizzato questo salto di conoscenza in momenti di totale distrazione e relax. Non stavano per nulla riflettendo su questioni scientifiche quando improvvisamente hanno contemplato la soluzione di anni di ricerche.
Alcuni scienziati hanno raccontato di aver compiuto la loro scoperta piu' importante mentre erano completamente incoscienti: stavano dormendo e l'invenzione e' stata rivelata loro da un sogno.
La formula chimica del benzene apparve in sogno al suo scopritore, August Friedrich Kekule', sotto forma di un serpente che si morde la coda e il signor Biro sogno' un pallone rotolare in una pozzanghera e lasciare una striscia bagnata sull'asfalto: nacque cosi' la penna a sfera. La coscienza dei meccanismi creativi ha permesso di elaborare efficaci sistemi per moltiplicare la fantasia dei manager.
Newton stava dormendo quando una mela gli cadde sulla testa e lo sveglio' e lui, istantaneamente, comprese la legge di gravita'.
Galilei stava pregando nel Duomo di Pavia, con lo sguardo perso sull'ondeggiare di un incensiere, quando capi' la natura dell'oscillazione dei gravi.

A partire da queste osservazioni e' stata elaborata un'idea rivoluzionaria sulla creativita'. Tutti possediamo la stessa quota di creativita'.
Quel che differenzia i creativi dai non creativi e' che questi ultimi hanno un "ufficio censura" troppo invadente.
Le persone non creative davanti a un'idea si chiedono subito: e' sbagliata? Vogliono giudicare immediatamente. Ma a prima vista le idee geniali e quelle stupide sono molto simili. Se vuoi giudicarle appena ti arrivano alla mente e' probabile che butti via le idee geniali insieme a quelle stupide e tieni solo le idee banali, che sono le uniche che riconosci a colpo d'occhio come funzionanti (perche' le conosci gia').
La capacita' creativa e' anch'essa essenzialmente una questione di metodo: devi aspettare a decidere se l'idea che ti e' venuta in testa e' stupida o geniale.
L'artista e lo scienziato non scartano nulla di quel che la mente non razionale produce. Sono disposti ad archiviare e ridiscutere qualunque ipotesi, anche la piu' sciocca. A volte un'idea sembra balzana ma e' un colpo di genio. A volte e' veramente idiota ma e' indispensabile prenderla in seria considerazione perche' contiene uno spunto fondamentale. A volte e' solo stupida e non contiene niente di buono ma devi comunque rispettarla. Infatti la nostra mente non razionale e' in qualche modo una nostra identita'. La sua capacita' di produrre colpi di genio va coltivata motivandola, gratificandola. Solo se avrai rispetto di tutte le idee creative, anche le piu' sceme, la mente non razionale si sentira' invogliata a produrne di piu'.

Jacopo Fo

Tag: scoregge, yoga demenziale, autodifesa, arti marziali, karate


Dario Fo: Il Mantegna impossibile

Dario Fo Il Mantegna impossibileCarissimi, questa settimana vi presentiamo un nuovo libro di Dario Fo su un grande dell’arte: Il Mantegna impossibile.
Anche questo libro e' edito da Franco Cosimo Panini e insieme a quello su Michelangelo e su Giotto, continua una collana di libri belli, di grande formato, e di straordinaria lettura. Immagini, foto e disegni di Dario arricchiscono una ricerca che apre nuove prospettive sui grandi dell’arte italiana.
Insieme al libro abbiamo anche la possibilita' di offrirvi un bellissimo foulard e una t-shirt d’autore. Indossatela e diventerete immediatamente piu' bravi di Cimabue.
Qui di seguito il prologo del libro. Buona lettura!

Prologo
Mi ha sempre creato enorme sorpresa e soddisfazione scoprire che tutti i grandi artisti d’ogni tempo nelle proprie opere riservano grande spazio all’ironia satirica e all’umorismo poetico.
Giotto nel suo grande affresco nella Cappella degli Scrovegni di Padova offre nella scena del Giudizio Universale, in particolare nelle sequenze dell’Inferno, atteggiamenti buffi perfino in situazioni tragiche come quella dei dannati aggrediti da demoni assatanati: glutei al vento, falli malmenati, peccatrici con poppe scodinzolanti e cosi' via.
Lo stesso discorso vale per Bosch, sempre negli inferi, con animali paradossali e impossibili incrociati con oggetti da cucina e da lavoro, sederi che si affacciamo alle finestre, pesci con ali da pipistrello e grosse trote che se ne vanno nel cielo sormontate da vele maestose.
Questo bisogno di uscire dal normale e dalla convenzione per immergersi nel fantastico e' una scelta che pero' viene prodotta soltanto da pittori e scrittori, nonche' da poeti di talento eccezionale.
Dante e' un vero e proprio campione dell’impossibile, del sovraumano. Chi ha mai immaginato e messo in scena grappoli di amanti ignudi che abbracciati appassionatamente se ne vanno per l’aria sospinti da un vento amoroso, come stormi di volatili travolti dalla passione, se non il sommo poeta?
Ma lo stesso discorso lo possiamo riservare per Leonardo che in decine di suoi disegni e pitture racconta con feroce sarcasmo la bieca violenza degli uomini, come nell’Adorazione dei Magi agli Uffizi a Firenze. Sul fondo, in contrapposizione all’inchinarsi dei tre re, vediamo guerrieri a cavallo con lance e spade caricare uomini e donne, cadaveri gettati dalla scalinata e gente che fugge atterrita, il tutto mentre e' appena nato il figlio di Dio.
In un altro bozzetto scorgiamo un angelo che soffiando dentro una lunga tromba pernacchia nell’orecchio di un cherubino stordendolo.
In un codice, sempre Leonardo mostra una bellissima donna ignuda che abbraccia e bacia il suo amante, ma framezzo i suoi glutei spunta un pungiglione ritorto pronto a scattare come la coda di uno scorpione. A sua volta l’innamorato ha gia' sollevato il braccio per trafiggere con un pugnale l’innamorata.
Potremmo continuare per pagine e pagine a elencare dipinti e disegni grotteschi, da Michelangelo a Caravaggio, per non parlare di Durer e Brueghel. Ma, forse la palma del gioco satirico dovremmo consegnarla a Mantegna, che e' capace in ogni situazione, anche la piu' drammatica, di catapultare dentro le sue opere donne, uomini, cavalli, bimbi che rovesciano la logica in un mondo di follia.
Meraviglia sempre pero' che la gran parte degli studiosi, e fra questi uomini di notevole cultura, non si renda conto di questo paradosso narrativo, e quando non puo' fare a meno di notarlo liquidi il gioco satirico quasi con fastidio, minimizzando come se si trattasse di un trascurabile incidente. Non vogliono assolutamente rendersi conto che quello di innescare lo sghignazzo dentro il dramma e' un contrappunto essenziale e determinante in ogni opera d’autentico valore.
Ma noi, che siamo notoriamente scostumati e campioni della provocazione, faremo in modo di non perdere occasione per mettere in grande evidenza ogni lazzo, giocondo o crudele, che Mantegna ci portera' davanti agli occhi, perche' ognuno possa finalmente scoprire che la punta piu' alta dell’intelligenza umana sta proprio nel gioco umoristico della vita.

Per acquistare il libro direttamente online

Foulard Mantegna


LIBRI: Yoga demenziale. Il manuale definitivo della Rivoluzione Pigra

Libri Jacopo Fo www.commercioetico.itCarissimi,
questa settimana vi presentiamo il tanto atteso “Yoga demenziale. Il manuale definitivo della Rivoluzione Pigra” di Jacopo Fo ( e di chi altri?).
Un libro 100% esente da superpoteri, misticismo e guru.
E voi sapete, amati e coccolati lettori, che noi non possiamo darvi il libro e stop. Avendo a disposizione nientepopodimeno che l'autore stesso abbiamo deciso di esagerare: a chiunque voglia acquistare il libro insieme al primo libro dello yoga demenziale: Diventare dio in 10 mosse, udite udite...
regaliamo un disegno di Jacopo con firma autografa dell'autore!
Trattasi del disegno di un animaletto sciamanico, che porta fortuna, cura i brufoli e rende particolarmente seducenti. Colorato da voi poi creera' una “sinergia” celestiale e gli spaghetti non scuoceranno mai piu'.
Se ci inviate via e-mail la scansione del disegno colorato, la pubblicheremo sul sito.
Visto poi che oggi siamo in vena di generosita', ecco a voi non uno ma ben due stralci del libro...
Buon fine settimana a tutti!

Per acquistare il libro online clicca qui

Capitolo 5
Suggestionami con un sorriso: esperimenti sconcertanti sul rapporto tra mente, corpo, emozioni, godimento sessuale e successo professionale.
Alcuni comportamenti apparentemente privi di importanza sono in realta' essenziali. Provare a cambiare
subito un piccolo aspetto della nostra vita (tipo come mi sveglio la mattina) puo' introdurci in un particolare sistema di pensiero. Un punto di vista nuovo che possiamo identificare chiaramente a partire da una domanda: il destino di una persona dipende dalle sue azioni? Parrebbe ovvio rispondere in modo affermativo. Ma riflettendoci bene, possiamo affermare che la gran parte di quel che accade e' fuori dal nostro controllo e quindi dipende piu' che altro dal fato. Innanzitutto, e' il destino che mi ha permesso di mangiare tutti i giorni fino a oggi.
Un miliardo di persone non ci riesce per la sola sfortuna di essere nato povero in paesi miserabili. Ed e' proprio perche' di fronte al destino si puo' fare molto poco che diventano importanti i particolari.
La storia di Caino e Abele e' una grande parabola in grado di spiegare esattamente come vanno le cose.
Abele pregava, anche Caino pregava, ma Dio preferiva le preghiere del primo. Abele parlava agli uccelli che lo ascoltavano felici. Anche Caino parlava agli uccelli ma questi fuggivano spaventati. I due fratelli si dedicavano alle stesse azioni ma ottenevano risultati opposti. “Non importa cosa fai ma come lo fai”, diceva il saggio.
Le azioni sono solo una parte del modo nel quale cerchiamo di influenzare la realta'. Le intenzioni sono,
in alcuni casi, piu' importanti. Certamente se una persona sta annegando e' essenziale portarla fuori dall’acqua e farla respirare. In questo frangente l’intenzione che spinge ad agire e' irrilevante nel semplice calcolo di vita o morte. Ma se il proprio matrimonio e' in crisi, non ci sono molte azioni da compiere: e' necessario uno scatto mentale che permetta di ritrovare lo spirito giusto per parlare con il proprio partner, tornare a giocare insieme, a sedursi reciprocamente. In questo caso sono importanti i toni della voce quanto le parole e l’olfatto conta piu' di quello che dici.
Per un attore tali elementi sono scontati: basta un movimento impercettibile dell’anca, uno spostamento
privo di significato dal punto di vista razionale, per raddoppiare o dimezzare una risata. Ma per persone che praticano altre professioni puo' essere piu' complesso notare la connessione di causa-effetto che c’e' tra uno spostamento di peso da un piede all’altro e le conseguenze su un discorso importante. Percio' sono stati realizzati alcuni test curiosi, ad esempio, nel libro In un battito di ciglia di Malcolm Gladwel e' raccontato questo esperimento: a un gruppo di intervistatori veniva dato un foglio da leggere alle persone che andavano a intervistare per non influenzare le loro risposte con la scelta di particolari parole e forme verbali: “Buongiorno, sono qui per farle un’intervista, sto leggendo questo foglio per non influenzarla inavvertitamente sulle risposte alle domande che sto per porle…”. A meta' degli intervistatori era stato preannunciato che avrebbero ottenuto un 70 per cento di risposte positive di tipo A e un 30 per cento di risposte di tipo B. All’altra meta' era stato detto il contrario. Il risultato fu esattamente quello profetizzato. Gli intervistatori erano riusciti quindi a trasmettere un messaggio in grado di influenzare gli intervistati solo con il tono, il ritmo delle parole e con il linguaggio corporeo.
Altrettanto interessante e' un altro esperimento ideato da John Bargh: un gruppo di studenti fu convocato in un’aula per raggiungere la quale era necessario percorrere un lungo corridoio. Il test consisteva nel mettere in ordine logico una serie di parole: ad esempio, la sequenza “tavolo”, “rosso”, “il”, “dorme”, “sul”, “gatto” doveva diventare “il gatto rosso dorme sul tavolo”. Ma nel testo sottoposto alla meta' degli studenti furono inserite parole che contenevano un’idea di stanchezza come “vecchio”, “malato”, “debole”. Questi giovani, una volta usciti dall’aula, hanno ripercorso il lungo corridoio molto piu' lentamente che all’andata. Coloro che avevano affrontato i test che non contenevano parole che richiamassero l’idea di stanchezza, invece, avevano rifatto il corridoio alla stessa velocita' dell’andata. La semplice evocazione di un concetto e' quindi capace di influenzare la velocita' del passo.
Per chiarire questi meccanismi, abbiamo realizzato alcuni esperimenti anche alla Libera Universita' di Alcatraz. Esiste un test impiegato in alcune terapie new age che consiste nel valutare i cibi nocivi per un individuo mettendogli in una mano una boccetta contenente un alimento e, contemporaneamente, chiedendogli di stringere tra pollice e indice un sensore in grado di misurare la forza della pressione. Avevo sempre trovato curioso che il semplice contatto con una boccettina contenente una sostanza fosse sufficiente all’organismo per riconoscerne le caratteristiche chimiche e valutarne la bonta'. E ancora curioso che questa analisi “vibrazionale” inducesse il corpo a reagire con una forza maggiore nella stretta del sensore nel caso di contatto con un cibo buono. Ma, ripetendo l’esperimento centinaia di volte, abbiamo effettivamente verificato che le persone diventano piu' forti quando hanno in mano del riso integrale biologico rispetto a quando hanno del tabacco. Ma c’era qualche cosa che non ci convinceva. Abbiamo allora provato a ripetere l’esperimento in una situazione nella quale il paziente non potesse riconoscere il contenuto delle boccette che gli venivano presentate: le avevamo avvolte con carta bianca e contrassegnate solo con un numero. Anche in questo caso il test funzionava perfettamente.
La boccetta che conteneva il tabacco provocava una notevole diminuzione della forza muscolare in quasi tutti i soggetti. Ma perche' non succedeva proprio a tutti? Alcuni avevano un misterioso organo in grado di captare la sensibilita' chimica? La terza variante dell’esperimento ci lascio' senza parole. Provammo a realizzare il test in modo che ne' lo sperimentatore ne' il paziente conoscessero il contenuto delle boccette. Improvvisamente non si registravano piu' variazioni nella forza muscolare. Cioe', in qualche modo lo sperimentatore riusciva a comunicare al paziente il contenuto delle boccette. Ma se lo sperimentatore non sapeva di che sostanza si trattava, non poteva influenzare il paziente in alcun modo e non si verificava alcuna variazione della forza muscolare. Altri esperimenti del genere hanno dimostrato che una persona e' piu' forte quando sorride. Ed e' sufficiente stare di fronte a chi ha un’aria triste per registrare una diminuzione della forza muscolare. Verificarlo e' molto semplice: stendi il braccio e chiedi a un amico di spingerlo verso il basso mentre entrambi fate una faccia triste. Poi ripeti la prova sorridendo. Nel secondo caso la resistenza alla spinta e' molto piu' forte. Ma anche la semplice attenzione a una fascia muscolare piuttosto che a un’altra modifica radicalmente la tua forza. Prova a resistere a una persona che cerca di stendere il tuo braccio, piegato, in modo che la mano sia vicina alla
spalla. Senti quanta forza riesci a esprimere pensando alla parte del braccio che guarda verso l’alto (quella che comprende l’interno della piega del gomito). E ora prova a resistere alla trazione, ascoltando la parte rivolta verso il basso. Nel primo caso sei molto piu' forte. Ulteriori studi hanno dimostrato che non solo un’emozione forte come quella di un bacio puo' far bene alla salute. Il semplice sorriso meccanico, realizzato volontariamente e senza un motivo esterno, e' capace di migliorare l’efficienza del sistema immunitario. Non devi far altro che startene li' col sorriso piu' ebete che hai per alcuni minuti, tipo statua di cera, e - zac! - il tuo sistema immunitario si riattiva e il tuo cervello (che non aspetta altro) manda in giro le sostanze chimiche collegate al senso di felicita': le nostre droghe naturali. E' come
schiacciare il pulsante dei distributori automatici di merendine: pensi che vuoi stare meglio, sorridi (che
equivale a inserire la monetina) e - clack! - viene fuori il dolcetto. E stai veramente meglio. Perche' quel dolcetto e' drogato. Cio' che succede nel tuo cervello ha a che fare con la chimica, non con il ragionamento. Il sorriso provoca un’impennata nella produzione di dopamina, che e' un ormone che produciamo per darci piacere. Ma questo e' legale, Dio ha voluto che bastasse un sorriso per “farsi” come bestie e vedere tutto il mondo rosa. E fa pure stramaledettamente bene alla salute. Quindi non rompere e sorridi. Dio lo vuole ed e' bellissimo. Tutto puo' diventare una sostanza stupefacente, specie passeggiare nei boschi, ballare il fox-trot, buttarsi dai ponti legati con gli elastici ai piedi, mangiare cornetti di notte davanti alle panetterie, vincere le elezioni e costruire un socialismo dal volto umano che sappia raccontare barzellette decenti. Ovviamente, se sorridi facendo l’amore, tutto e' ancora piu' amplificato.

Capitolo 9
Non puoi essere triste a lungo. E' troppo pericoloso!
Se vuoi vivere a lungo, puoi prendere molte medicine oppure smetterla di incazzarti e cercare di goderti le cose buone della vita. Puoi anche smettere di incazzarti e prendere molte medicine. In nessun caso, ti conviene continuare a dare giu' di testa odiando il mondo. E' un atteggiamento conflittuale. Ti buca lo stomaco con la stessa efficacia di un colpo di pistola. L’unica differenza e' che l’atteggiamento conflittuale ti fa un foro nella pancia in modo piu' lento e doloroso.
Quando siamo disperati perche' un grande amore e' finito, abbiamo difficolta' a credere che ci innamoreremo di nuovo. In effetti, alcuni riescono a rovinarsi tutta la vita a causa di un unico grande amore finito male. Generalmente sono persone pessimiste e che si incazzano spesso.
E indovina che tipo di voce usano per motivarsi al mattino? E come ricordano i loro momenti migliori?
Ma anche i piu' ottimisti, quando si arrabbiano, tendono a vedersi in una situazione che almeno momentaneamente e' senza via d’uscita. Anche se si e' positivi, e' impossibile essere sempre di buon umore vivendo in una societa' cosi' ingiusta e schizofrenica. La domanda a questo punto e': si puo' agire in modo tale da ridurre i momenti di incazzatura, di noia, di tristezza?
Quando sei in uno stato mentale pessimo tutto ti appare nero. Hai una visione diversa di te e del mondo. A volte sai benissimo che basterebbe che una certa persona dicesse una certa parola per sciogliere tutta la tua negativita' e il tuo malessere. Ma sei molto esigente a proposito dell’esatta natura di quel segnale. Non fai sconti sulla password: deve essere esatta. A volte e' proprio necessario essere tristi o incazzati. Prendere coscienza dei lutti, dei fallimenti o delle ingiustizie subite e' un passaggio irrinunciabile della nostra vita. Ma oltre una certa soglia di sofferenza, si entra nel territorio abitato dagli spiriti che si crogiolano nel dolore, nella rabbia e in uno stato di depressione: in poche parole, sei nel regno delle Seghe Mentali Masochiste. E, come si e' detto, rotolarsi nel fango del dolore fa malissimo alla salute, rende incapaci di superare test elementari, ci trasforma in persone poco affascinanti e facilmente rapinabili. Ma come faccio a superare questi stati depressivi? Cosa succederebbe se adottassi lo stesso atteggiamento della miliardaria americana che presta vestiti firmati alle barbone? E' possibile smettere di essere depressi cambiando solo il vestito? Cosa succede se io non mi arrendo a uno stato d’animo negativo e provo a fargli lo sgambetto? Non ti sto proponendo di far finta di essere felice. Trovo che farlo sia la cosa piu' triste (addirittura straziante) che esista. Sto dicendo soltanto che e' possibile interrompere il circolo vizioso dei musi lunghi (il Long Mus Tour).
Quel che ti fa arrabbiare e ti mortifica e' la difficolta' di vivere, l’assurdita' di questo mondo, le carenze che gli umani dimostrano continuamente in settori essenziali come l’amore, il rispetto, l’ascolto, la comprensione. Dovrai star male e deprimerti finche' starai su questa terra perche' non sono problemi che risolveremo in poco tempo. Quindi, se vuoi, potrai deprimerti e avvilirti per tutta la vita. E nessuno potra' convincerti che hai torto perche' hai proprio tutte le ragioni per essere fuori di te dall’ira. Hai tutto il diritto di non rivolgere la parola all’Universo fin che campi. Questo nella migliore delle ipotesi. Se poi ti colpisce la sfiga cosmica e veramente la tua vita e' rasa a zero, potrai anche rotolarti per terra lasciandoti travolgere dai singhiozzi fino alle convulsioni. E si puo' solo essere solidali con te. Siamo nati in un mondo dove l’amore scarseggia. E certo non per colpa nostra. Quando siamo arrivati, la situazione era gia' abbondantemente merdosa e non si puo' essere accusati di niente.
Ci hanno separati alla nascita dalla mamma, da piccoli, ci hanno lasciati a dormire da soli con i nostri incubi, invece di lasciarci abbracciati alla mamma nel lettone, ci hanno represso sessualmente ed emotivamente, non ci hanno ascoltati e a scuola ci hanno ucciso di noia la fantasia.
Siamo vittime di imbrogli cosmici. E se Dio esiste, e' malvagio perche' sapeva che mi stava creando traumatizzato e un po’ pirla.
Se mi avesse voluto “santo subito”, gli bastava farmi un po’ piu' alto, biondo e intelligente, completamente privo di stupidita' e pulsioni sessuali incontrollabili e misteriose. Dio e' veramente onnipotente o no? Insomma, se credi di essere vittima di ogni sorta di ingiustizie e di avere tutte le ragioni possibili di essere di pessimo umore posso solo essere totalmente, inequivocabilmente, assolutamente d’accordo con te. Ma se ragioni cosi', hai trovato un modo estremamente giusto ed efficace di rovinarti la vita. Complimenti!
Nel caso ti stancassi di piangerti addosso e di compatirti per le orrende ingiustizie e assurdita' che hai subito, potresti provare a dare un’occhiata al mondo. Tanto sei qua e finche' non muori non hai un cazzo d’altro da fare. Vale la pena provare a vedere se Dio, magari, pur non essendo in grado di dotarti di perfezione assoluta, ti ha comunque regalato una possibilita' strabiliante di esplorare un pianeta capace di darti emozioni talmente forti e a volte talmente dolci, da ripagare con abbondanza la scomodita' di vivere. E magari, se sei disponibile a comprendere come funziona il gioco, puoi anche riuscire a limitare la negativita' della vita.
Questa idea parte proprio dalla constatazione che o Dio e' una carogna o Dio non e' onnipotente. Io preferisco credere alla seconda ipotesi.
Il mondo non e' perfetto. E' in costruzione. E Dio, poverino, ha fatto il massimo che poteva: crearci. Ha dovuto scegliere se non farci proprio esistere o farci esistere in maniera imperfetta (ma molto dinamica). Vivere odiando la Creazione non fa bene all’umore. Che tu faccia una scelta religiosa, laica o quel che vuoi tu, devi riuscire a dare un senso positivo al mondo oppure scegliere il suicidio. Vivere in un posto che non stimi e' fonte di inutili e infinite sofferenze. E' l’essenza stessa del masochismo.
Hai dei problemi? Hai voglia di cercare di ridurre il dolore che ti procurano? Il mondo e' talmente benevolo verso di te che basta solo provare ad affrontare quel che ti fa star male per farti gia' sentire meglio. Se quando stai male fai qualcosa, diventi l’autore di un tentativo di cambiamento: solo questo e' di per se stesso in grado di modificare la tua situazione. In altre parole, se non reagisci alla tristezza, sei morto.

 

Per acquistare il libro online clicca qui

 


Pane e tempesta - Stefano Benni (Primo capitolo)

Carissimi amici,
in questo Cacao del sabato solo sei parole: il nuovo libro di Stefano Benni!!!
Buona lettura del primo capitolo di "Pane e tempesta".

Stefano Benni

Il risveglio del Nonno Stregone

Pane e tempesta ACQUISTA ONLINENei sogni della notte i cattivi chiedono perdono e i buoni uccidono.
Ma dietro gli occhi chiusi, ognuno mantiene il proprio segreto.
Percio' non sapremo mai cosa sognava il Nonno Stregone quella notte, quando all’alba il suo naso si sveglio'.
La prima cosa, infatti, che il nonno faceva ogni mattina, non era aprire gli occhi ma annusare.
Era quella la prova di aver passato un’altra notte e di essere ancora momentaneamente vivo.
Aprendo gli occhi avrebbe infatti visto il buio e le ombre della sua stanza. E avrebbe potuto trovarsi ancora in qualche onirico inganno o oscuro mondo parallelo.
Ma annusando non poteva sbagliare.
Se avesse sentito odore di zolfo e alcol per accendere il grill, quello poteva essere l’inferno. Odore di pane e mosto, il paradiso. Sul purgatorio non aveva le idee chiare, ma pensava che odorasse di semolino.
A volte il Nonno Stregone temeva di svegliarsi negli odori di una vita passata. Ad esempio, un rude aroma di coperta militare e insalata di piedi lo avrebbe riportato in caserma.
Matita e gesso di lavagna, era di nuovo bambino sul banco di scuola. Nebbia e lana di passamontagna, in bici verso il lavoro.
Inchiostro e piombo, la tipografia.
Ma se avesse sentito odore di lavanda e peperonata, allora al suo fianco, nel letto, ci sarebbe stata la Jole. Perche' la Jole, compagna della sua vita per lunghi anni, emanava quell’odore fascinoso e meticcio: i suoi capelli prima biondi e poi
bianchi avevano un buon odore di shampoo, ma cinquant’anni di aerosol alla peperonata in cucina li avevano permeati, e non c’era lavaggio che potesse scindere questo connubio.
Il nonno si commosse al ricordo e questo si concreto' non in lacrime ma in un peto.
Il peto era la prova della sua solitudine. Per anni aveva represso queste necessarie manifestazioni notturne per rispetto alla Jole. A volte si alzava di notte, andava sul terrazzino e modulava. Chi passava poteva pensare che lassu' ci fosse un gatto, o un sassofonista insonne. A volte un amico transitava e per solidarieta' rispondeva in controcanto.
Poteva accadere pero' che un sol diesis subdolo e indomabile partisse. Allora la Jole si muoveva un po’ nel letto, borbottava qualcosa, o faceva finta di niente.
Il peto del nonno quella mattina si perse nell’aere e nessuno protesto'.
Se un diavolo avesse risposto con solforoso contrappunto, sarebbe stato all’inferno.
Se un angelo avesse purificato l’aria con un turibolo d’incenso, sarebbe stato in paradiso.
Se un ragioniere di Varese avesse protestato, sarebbe stato come quella notte nel wagon-lit.
Nulla accadde e cosi' il nonno penso' che era nuovamente e momentaneamente vivo, nel solito mondo.
Ma voleva la prova certa.
Annuso' con piu' forza e senti' odori che lo rassicurarono.
Odore di pane, anzitutto.
Meraviglioso profumo di pane, dalla bottega del fornaio, prova dell’operosita' umana e della quotidiana lotta per la sopravvivenza. Al profumo si accompagnava la vigorosa voce del fornaio Selim che intonava una versione italo-egizio-punk
di E se domani.
Poi il nonno annuso' odore di caffe'. Nel suo naso entrarono la Colombia, l’Arabia, Maracaibo, le navi del pirata Morgan e Posillipo. Il bar stava aprendo.
Cosi' si accinse ad alzarsi e a compiere le ventisette azioni che un umano adulto deve compiere per riprendere il proprio posto nel mondo. Riatteggiarsi a bipede, lavarsi, vestirsi, calzarsi, riempirsi le tasche di oggetti rituali, controllare che niente manchi eccetera.
L’uomo primitivo, penso' il nonno, doveva fare solo tre cose.
Alzarsi con cautela, per non dare una testata nella caverna, e pisciare.
A volte le due azioni erano contemporanee.
Non doveva togliersi il pigiama e vestirsi perche' il vestito notturno e quello da lavoro erano uguali: una pelle di scimmia o di altro donatore.
La terza azione era grattarsi il cranio e constatare l’assenza di un dentifricio, di una caffettiera, di un tostapane e di altre future ideazioni. Cosi', deluso ma leggero, usciva dalla caverna per una nuova giornata.
Il passaggio dalle tre azioni fondamentali del pitecantropo alle ventisette dell’umano medio si chiamava civilta'.
Il Nonno Stregone scese dal letto.
In giovane eta' si balza giu' dal giaciglio come i gatti, in un colpo solo. All’eta' del nonno si scende come un pitone che ha mangiato sei angurie, un gradino alla volta.
Soprattutto, una volta in piedi restavano molte cose da fare.
Alcune assai insidiose, come ad esempio indossare i pantaloni.
I pantaloni hanno tre anime e tre volti.
Vanitosi, pacifici e ben stirati nella vetrina del negozio.
Informi, goffi e dormienti quando li fai cadere a terra o li posi sulla sedia.
Complicati, litigiosi e pieni di biforcazioni quando li devi infilare alla mattina, specialmente se hai fretta.
Ma ancora piu' subdoli sono i calzini.
Il Nonno Stregone aveva stabilito che, alla sua eta', tre erano i modi possibili di infilarli.
Uno, posizione detta “della spogliarellista”, steso sul letto con una gamba sensualmente sollevata. Tempo necessario all’impresa: un minuto, salvo perforazione del pedalino da parte dell’unghia dell’alluce.
Due, posizione eretta “gamba sulla sedia”. Unico rischio, uno schianto del legno o un colpo della strega.
Tre, posizione “riciclami”: andare a letto coi calzini e usare gli stessi la mattina dopo. La meno igienica ma la piu' rapida.
Inoltre, nello scegliere il paio bisognava tener conto dell’esistenza della LIC, Legge di infedelta' del calzino, che dice cosi':

Un calzino, messo nel cassetto,
cerchera' quasi sempre di far coppia con un calzino diverso.

Quindi i pedalini tendevano a sfuggire a una banale similarita' e formavano duetti fantasiosi: corto nero con lungo blu, cotone cannettato con lana a losanghe, e cosi' via.
Poi bisognava pisciare con paziente calcolo balistico. Poi...
Ma il Nonno Stregone era ancora uno splendido settantenne.
Dopo aver compiuto le ventisette operazioni della civilta' umana, scese le scale e si trovo' in strada.

 

Pane e tempesta di Stefano Benni raccontato per immagini

Video di Luca Ralli
Musica di Niclas Benni

 

 


L'energia che usiamo per vivere ci uccidera'? TERRA RELOADED

L'energia che usiamo per vivere ci uccidera'?
E' troppo tardi?
Esiste una via di uscita?

 

 

DVD Terra ReloadedQuesta settimana presentiamo un nuovo DVD realizzato da Beppe Grillo in collaborazione con Greenpeace. Il titolo e' "Terra Reloaded" e per una presentazione ci affidiamo alle parole dello stesso Grillo, pubblicate sul suo blog.
Buona lettura!

Per acquistare il dvd direttamente online clicca qui

Buongiorno!
Sentite, oggi vorrei farmi un complimento. Vorrei presentarvi questo filmato, questo DVD. E vorrei farmi un complimento. Io sono incazzato perche' tutte le volte che uno si riferisce alla mia persona, si riferisce al comico, al comico genovese, al comico di Genova. Al comico. Benissimo, allora io vi spiego che cosa ha fatto un comico assieme ad altri collaboratori e amici. Io sono andato in giro per il mondo, dalla California a New York, da Bruxelles a Berlino, ad intervistare i piu' grandi pensatori di questo secolo – secondo me e secondo il mondo ambientalista. Che sono Stiglitz, Rifkin, Wackernagel, Brown, Sachs, Pollan. Tutte persone che sono i numeri uno nel loro settore e scrivono nel nostro blog.
Io sono stufo di essere preso cosi': “e' un comico!”. Allora sono andato a intervistarli e mi hanno dato il loro punto di vista sul mondo di oggi.
“Tutti si sono preoccupati negli ultimi anni dell’aumento del costo dell’energia e della scarsita' di petrolio. C’e' una convinzione diffusa che il mondo stia esaurendo il petrolio: e' la teoria del picco del petrolio”.
“Siamo ormai alle soglie del cosiddetto picco del petrolio. Il picco si ha quando si sono utilizzate la meta' delle scorte di petrolio disponibili.”
Abbiamo una grande opportunita' di sentire questa gente e di sentire come stanno le cose. Come stanno veramente e non come le dicono questi pagliacci che ci sono in giro, e di farci un’idea. Io non voglio salvare il mondo, pero' questo e' un film che potra' salvare le persone, se sapranno decidere di guardarselo e di seguire quello che viene detto. Quindi i movimenti che io rappresento, quei pochi milioni di persone che ci seguono da anni, fanno parte di milioni e milioni di persone nel mondo che costituiscono il piu' grande movimento della storia dell’umanita'. Ed e' in sordina e sempre etichettato: gli ambientalisti, quelli della Prius, l’antipolitica. Ci danno delle etichette. Ma noi abbiamo delle idee e non ci sono leader. Non ci sono organizzazioni, nasce tutto dal basso. Sono milioni e milioni di persone. Sono 300-400, 500.000 organizzazioni che vogliono tutte la stessa cosa: cambiare questo sistema di mondo e vedere se si puo' recuperare un altro mondo possibile. E c’e'! Il mondo del meno: fare meno materiali, meno lavoro, meno fatica. e' l’unica soluzione.
“Probabilmente la migliore fonte di energia, come la chiama E. Lovins, e' il negawatt. Significa che dobbiamo ridurre il nostro fabbisogno di energia, utilizzando la conservazione o utilizzando in maniera piu' efficiente l’energia.”
“Oggi sappiamo che possiamo utilizzare lampadine che consumano un decimo delle lampadine convenzionali”.
Ecco, noi siamo ai primi posti al mondo come numero di telefonini, cementificazione e numero di automobili, e siamo agli ultimi posti come felicita' dei propri abitanti. Noi siamo un popolo infelice, eppure abbiamo delle caratteristiche che potrebbero davvero renderci straordinari.
Quindi, meno energia e' basilare. Non cercare panacee nel nucleare. Dobbiamo usare quella che abbiamo e usare sole ed energie da fonti rinnovabili. Produciamo un miliardo di euro all’anno di pubblicita' per convincere gente che non ha i mezzi a comprare cose di cui non ha bisogno.
Questo e' un sistema che dobbiamo mettere al centro, per cambiarlo. Io mi sono fatto carico di fare questo documentario, che credo servira'. Secondo me dovremmo farlo vedere nelle scuole, dibattere. Io sono solo un servitore, uno che si mette a disposizione per queste cose. Ma credo che sentir parlare queste persone dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole e anche nelle universita'.
Vorrei dirvi chi sono queste persone, alcune delle quali ho conosciuto personalmente molto bene.
Da Lester Brown, che e' stato il fondatore del World Watch Institute, studiato in duemila universita' e tradotto in dieci lingue. Adesso ha fatto un libro meraviglioso che e' “Piano B 3.0”, dove ci spiega esattamente come sta l’ambiente, dai ghiacciai al clima. Un uomo straordinario.
Joseph Stilglitz, Joe Stiglitz, premio Nobel per l’economia per la teoria dell’asimmetria delle informazioni, abbiamo contatti e ci siamo visti almeno quattro-cinque volte. E' venuto in Italia a parlare all’universita' di Ancona. Siamo in contatto. Scrive sul blog, e' uno dei consulenti di Obama. E' un uomo molto interessante, che dice cose molto interessanti anche sull’energia nucleare. E' un economista.
Jeremy Rifkin, un grande economista e scrittore ideatore anche lui di grandi teorie, la Terza Rivoluzione Industriale. E' un uomo che vi parla di idrogeno e di come l’energia dovra' cambiare e fare rete. Fare rete con l’energia, come abbiamo fatto rete con l’informazione, con Internet.
Michael Pollan, scrittore, professore di giornalismo, divulgatore scientifico esperto in cibo e nutrizione, straordinario.
Wackernagel, uno svizzero che vive in California che ha inventato l’impronta ecologica: quanto ci costa sopravvivere producendo nel modo in cui stiamo producendo.
Wolfgang Sachs, uno dei grandi sociologi internazionali co-fondatore del club del fattore 10, del Wuppertal Institute. Un uomo straordinario che parla, dal punto di vista della sociologia e dell’antropologia, di come si dovra' evolvere un nuovo mondo. Tutta gente straordinaria.
Andiamo alla radice. Sentiamo queste persone. Coadiuvati da una grande organizzazione, che ho sempre seguito - e l’ho anche finanziata col mio 5 per mille - che e' Greenpeace.
Greenpeace e' la prima che ha capito come agire in questo modo. Non prende fondi da multinazionali, vive di elargizioni pubbliche, quindi non ha assolutamente nessun aggancio e vive di immagini, di fotografie e di filmati. Sono ragazzi straordinari coi quali sono onorato di avere una collaborazione.

Per acquistare il DVd online clicca qui


Una vita all’improvvisa (Seconda puntata)

Libri Franca RameCarissimi, questa settimana vi riparliamo de “Una vita all’improvvisa”, il libro biografia di Franca Rame.
Una lettura appassionante come la vita  di questa donna straordinaria che il 18 luglio ha compiuto 80 anni, ma sembrano 260 anche se ne dimostra 50.
Spiritosa, intensa, tragica, comica ma mai vuota o inutile… la vita di Franca.
Vi proponiamo oggi un brano in cui Franca racconta dell’esperienza di Canzonissima del 1962 e si parla di censura mediatica, di morti sul lavoro, di mafia… ahhh come passa il tempo… oggi sono argomenti assolutamente superati...
Buona lettura.

Si fa presto a dire “Mafia”
Alla sesta puntata di Canzonissima era andato in onda un dialogo fra una “muliera” sicula e un giornalista inviato dal continente. In quella scena io recitavo il ruolo della femmina in questione. La donna e' intenta ad avvolgere un lungo filo. Si alludeva naturalmente a una delle tre Parche, allegoria della vita e della morte: sfizio culturale. Ogni tanto, durante il dialogo fra la donna e il giornalista si odono degli spari e qualche botto.
Il giornalista chiede di che si tratti e, io, sempre nelle vesti della donna, rispondo che forse lo sparo proviene dal fucile di qualche cacciatore solitario, ma poi mi correggo: puo' darsi che sia anche “chiddu ch’occide un infame che se pigghia la sentenza”.
Altro sparo… ed ecco che io alludo a un sindacalista che crea guai. Un botto, ed e' il salto in aria della casa di qualcuno che non ha pagato il pizzo, e cosi' via fra spari e mitragliate si arriva al punto in cui il giornalista mi chiede: “Come mai all’istante hanno cessato di far botti?” e io rispondo: “Sempre, prima dell’ultimo sparo, c’e' un attimo di silenzio”. “A chi andra' l’ultimo botto?” chiede il cronista, e io di rimando: “A chiddu cchi fa troppe domande, cioe' a tia”. Sparo, il cronista cade riverso. Velocissima io arrotolo il filo, e poi con la forbice lo taglio.
L’allusione alla mafia e ai suoi delitti era evidente: era la prima volta che in televisione si arrivava a trattare di “Cosa Nostra”. Il fatto, c’era da giurarci, causo' gran scalpore. E dire che i censori televisivi s’erano lasciati sfuggire il peso e la forza di quella satira: l’avevano ritenuta troppo enigmatica perche' andasse a segno, ma tutti gli spettatori, compresi quelli di governo, scattarono come molle di pupazzi animati. Si scandalizzarono i politici, a cominciare dai ministri del centro e della destra. Perfino i liberali con il loro segretario in capo, Malagodi, presero una posizione durissima, insultandoci e ricordandoci che gia' altri comici troppo caustici col potere avevano sbattuto, tempo addietro, la faccia sulle tavole del palcoscenico; la cosa incredibile e' che Malagodi faceva esplicita allusione a comici colpiti duramente dal regime fascista.
Si mosse perfino l’alta curia siciliana per voce del cardinal Ruffini, il quale intervenne dicendo: “La mafia non esiste, o in ogni modo non si tratta di un’organizzazione criminale che voglia sostituirsi allo Stato, ma di normale criminalita' estemporanea”. Ricevemmo lettere minatorie in gran numero, scritte addirittura col sangue, e biglietti sui quali era disegnata una lupara e una bara. Le minacce colpirono anche nostro figlio Jacopo, che aveva appena compiuto sette anni al punto che per tutto l’anno scolastico dovemmo vederlo andare a scuola protetto da due poliziotti. Pugliese, che a suo tempo ci aveva dato il benestare, si trovo' spiazzato e al suo posto entro' in scena Ettore Bernabei, l’uomo sicuro della DC, pressato da ogni lato perche' ci fosse impedito di continuare con quello spettacolo.

 

Copia il codice qui sotto e pubblicalo sul tuo blog per sostenere questa campagna!
<a href="http://www.jacopofo.com/nucleare_berlusconi_fonti_rinnovabili_catena_sui... target="_blank" ><img src="http://www.jacopofo.com/files/suicidio-energetico-nucleare.jpg" border="0" title="No al suicidio energetico!" alt="No al suicidio energetico nucleare!"/></a>

 

 

No al suicidio energetico nucleare!


Dario Fo - Giotto o non Giotto

Libro Dario Fo Giotto o non GiottoCarissimi,
questa settimana vi presentiamo un nuovo libro di Dario Fo, edito da Franco Cosimo Panini Editore e curato da Franca Rame.
Dopo Michelangelo Buonarroti, nella stessa collana uno straordinario studio alla maniera del Nobel su Giotto.
Decine di disegni, foto, e lo straordinario racconto di una vita di artista raccontata da un altro artista. Un libro che si legge di un fiato, come si trattasse di un romanzo avvincente e, a ben pensarci, cosa c’e' di piu' avvincente di una storia vera?
Il libro si intitola Giotto o non Giotto, il perche' ve lo spiega lo stesso Dario.
Buona lettura!

Giotto ad Assisi
“Al fin son pur gionto en esta Asisium splendida ma en liberta'!”. Questo fu il grido di gioia lanciato da Jacopone da Todi, frate e poeta, umbro di gran razza, appena liberato dalla galera.
Oggi siamo qui per cercare di risolvere un grande enigma: Giotto o non Giotto? Cioe' scoprire chi in verita' ha dipinto qui, sulle pareti della Basilica superiore di Assisi, le Storie di San Francesco. Diciamo subito che meta' dei piu' illustri studiosi d’arte di tutta Europa da' la paternita' dell’opera al solo Giotto, e un’altra meta' giura che gli autori del grande affresco sono altri e fra questi grandi maestri Giotto non c’e'.
Voi tutti siete di certo al corrente che le storie affrescate nella Basilica superiore raccontano, oltre che passi della Bibbia e del Vangelo, l’intera vita di San Francesco. Un uomo imprevedibile, carico di giocondita' e ironia, tanto che, a partire dai suoi fratelli, erano in molti a chiamarlo “il giullare di Dio”. Con tutta sincerita' vi diro' che ho sempre pensato che quel soprannome fosse dovuto alla fantasia provocatoria di qualche letterato in vena di fantasticherie.
Poi invece ho scoperto che Francesco stesso parlando di se' assicurava: “Io sono un giullare al servizio di Dio”.

Giorgio Vasari, il primo storico dell’arte italiana, racconta che Giotto bambino fu sorpreso da Cimabue mentre su una tavola di pietra ritraeva pecore.
“Bimbo mio, che stupendo disegno! – esclama il maestro – Quanti anni hai? Solo cinque? Accidenti! Sei un fenomeno! Bene, ti prendo come allievo… fai fagotto e vieni a Firenze con me”.
Come vi pare ‘sta storia? La prendiamo per buona? Son d’accordo con voi, sa troppo di tavoletta elegiaca… la lasciamo sospesa. Pero' direi di prendere per valida l’asserzione di molti ricercatori che lo vedono allievo di Cimabue per almeno sette anni.
Siete d’accordo? Andiamo avanti.
Ecco, qui c’e' un altro quesito molto serio. Nel 1280 il ragazzo viene segnalato nel novero dei maestri che disegnano cartoni per i mosaici del Battistero di Firenze. Quanti anni ha? Tredici.
Beh, un’eta' improbabile… andiamo… ognuno di noi sa che l’arte del mosaico e' fra tutte le arti la piu' difficile e complessa, al pari dell’encausto e dell’incisione!
Ma ecco che Raggianti, storico di vaglio, propone di far nascere Giotto dieci anni prima… cosi' che al momento dei mosaici ne avrebbe gia' ventitre, di anni! E tutto torna!
Come si dice: se il buco e' troppo stretto, basta andarci dentro col trapano!
Ma credo che a nessuno di noi piaccia l’idea di aggiustare la storia con la trivella. A ogni modo andiamo avanti…”

Per acquistare il libro direttamente online clicca qui