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Dario Fo: Picasso Desnudo

Dario Fo Picasso Desnudo Commercioetico.itNon ricordo che anno fosse ma ricordo la mia emozione entrando nella casa dei Fo a Porta Romana a Milano.
“Porta Romana bella…” cantava Giorgio Gaber, e bella lo è davvero, poi a farmi digerire Milano non c’è riuscito neanche Dario che ne è innamoratissimo.
Sto divagando..., allora dicevo, entro in casa, timidissima, ci sono quadri di artisti famosi, statuette, un bassorilievo raffigurante una Madonna, non so più dove guardare. E quello che mi sconvolge proprio è una serie di ritratti di Franca, disegnati credo a carboncino, bellissimi e sotto una firma: Pablo Picasso. La firma è la sua, non ci sono dubbi, la conosco.
Non oso chiedere, e penso: sono pazzi, tengono dei Picasso così, attaccati alle pareti dello studio…

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La Vera Storia del Mondo di Jacopo Fo

Jacopo Fo La vera storia del mondo LIBROE’ tornato!!!
Dopo quasi vent’anni siamo lietissimi di presentarvi la nuova edizione, riveduta, corretta e aggiornata de La Vera Storia del Mondo di Jacopo Fo. Con molte illustrazioni a colori, il nostro libro più amato torna con una nuova copertina e un sacco di storie mai raccontate.
Come sono state costruite le piramidi?
Perché le donne hanno le tette?
Chi erano i Seminole, i nativi americani che non si arresero ai colonizzatori? Indice analitico, cronologia e migliaia di fonti. Se sei uno studente potrai fare un figurone con i tuoi insegnanti raccontando quello che neanche loro conoscono. Imperdibile!

Capitolo Primo
Breve riassunto dei fatti dall’età della pietra a oggi I manuali scolastici dedicano pochissimo spazio all’inizio dell’avventura umana. Là dove non ci sono nomi di re e date da imparare a memoria, sembra ci sia poco da apprendere: la storia, si dice, comincia con la scrittura. Non sufficiente attenzione è data poi al peso che ebbero le innovazioni tecniche. Cerchiamo qui di riequilibrare la situazione, occupandoci dei meccanismi che fin dai primordi hanno determinato l’evoluzione umana.

PERCHE' LE DONNE HANNO LE TETTE?


Jacopo Fo Cervelli Verdi Fritti

Jacopo Fo Cervelli Verdi FrittiCarissimi,
sta per terminare il mese del libro al quale ha partecipato anche CommercioEtico. Avete risposto in tanti ed è stato fantastico vedere l'attenzione con cui ci seguite. Ci scusiamo con quanti non hanno ancora ricevuto i libri ma abbiamo dovuto fare dei riordini e aspettiamo i testi dai fornitori, l'attesa comunque non si prolungherà oltre una settimana/dieci giorni al massimo.
Oggi il libro in offerta a 1 euro è Cervelli Verdi Fritti, un grande successo di Jacopo Fo. Il sottotitolo dice: Modestamente sono scemo. E questa è una grande rivelazione. Non che Jacopo Fo sia scemo, intendiamoci, ma che lo siamo poi un po' tutti. Allevati coi film di Hollywood dove l'eroe o l'eroina sono sempre impeccabili, truccati anche a letto, con i capelli sempre in ordine anche subito dopo la doccia e l'acconciatura prevederebbe almeno una botta di phon, pensiamo che certe sfighe capitino solo a noi. A chi altri succede di cercare gli occhiali per tutta casa quando sono tranquillamente appoggiati sul nostro naso? E quel vocabolario rosso, grosso che abbiamo cercato in tutta la nostra libreria, com'è che non lo abbiamo visto mezz'ora fa in bella mostra sul primo scaffale dove abbiamo cercato?
Ogni tanto il nostro cervello si disconnette, e decide, per ragioni note solo a lui, che per noi è importantissimo non vedere gli occhiali o il libro. Si spaventa e pensa che sia una questione di vita o di morte e ci nasconde pezzi della realtà. Sì, ogni tanto siamo proprio un po' scemi e non è detto che sia un male.
Conoscere questi meccanismi del nostro cervello è utilissimo, lui tende a proteggerci, forse ogni tanto esagera, ma basta parlarci un po' e capisce tutto abbastanza velocemente, in fondo si tratta sempre di cervello, tende a capire: provate a parlare col fegato, una fatica boia.
Il libro è leggibilissimo, molto divertente e se poi volete approfondire qualche argomento trattato ha una ricchissima bibliografia.
Ve ne riportiamo alcuni brani, buona lettura!
 

L'Universo ce l'ha con te
A volte appare lampante che ti vogliono triturare le palle dentro il macinacaffè. E questo senza che tu abbia qualche colpa. E' andata così e non c'è niente da fare. Invece ci sono dei carognoni, cattivi, falsi e vigliacchi, che gli va tutto a gonfie vele. Uno schifo.
Tu dici: «Ma guarda, quel figlio di uno sciacallo sifilitico, ladro, iena e senza cuore gli va tutto liscio e si scopa pure quel gran pezzo dell'Ubalda, tutta nuda e tutta calda. Ma (grandissimo scaracchio d'asino!), perché io soffro le pene dell'inferno, anche se aiuto i sordi ad attraversare la strada, e quello stronzo marcio immorale più strappa le ali alle mosche e le bruciacchia con la fiamma ossidrica e più fa tredici al totocalcio?»
Ma allora ditelo che l'universo, la natura, Dio, l'energia cosmica, Buddha, Visnù e tutti i profeti hanno fatto una holding monopolistica, all'unico sacrosanto scopo di sfondarmi i timpani, frullarmi gli intestini, fottermi i giorni di vacanza, fondermi qualunque elettrodomestico io compri e fracassarmi qualsivoglia rapporto umano. E, per giunta, foraggiano con ogni sorta di delizia, bonus e godimento, qualunque ebefrenico deficiente, alito-leso che gli venga in mente di venire ad ammorbarmi col suo fiato mefitico, allo scopo di tradirmi, imbrogliarmi, raggirarmi o comunque recarmi danno, schifo, ribrezzo e noia.
E vaffanculo allora! Ma possibile che Dio, con tutto quel cazzo che avrebbe da fare, in tutte 'ste moccolose galassie in fiamme, piene di ogni sorta di putridume, abbia da perdere tutto 'sto tempo con me che conto meno di una merda di gatto?
No, in effetti Manitù, Odino, il Tao e Kalì non ti si filano proprio. Hai voglia prima che si accorgano che nella quattromillesima galassia a destra, nel tremilaottocentesimo sistema solare a sinistra, sul terzo pianeta, abita uno di quei 5 miliardi di relitti umani che quotidianamente annaspano, soffrono, odiano, ansimano, copulano e fanno cazzate mostruose una dietro l'altra, comunque convinti che l'universo ce l'abbia con loro, a prescindere da quanti chilotoni di oro, fortuna e amanti possano godere.
Perciò rilassati. Non sei tu il bersaglio preferito della sfiga cosmica. E' un problema razziale. E' la razza umana nel suo complesso che il creato vuole maltrattare. Cioè, come si dice: mal comune mezzo gaudio.

Starai male. Tanto male
Si nasce, si muore. Già questo basterebbe per diventare bestemmiatori professionisti. Ma, come se non fosse sufficiente, tra la nascita e la morte siamo esposti a una quantità esagerata di disastri. Non basterebbe tutto questo libro per elencare le malattie che sono in grado di renderci la vita più insopportabile di un pomeriggio passato da soli, in casa, con venti marines che ti picchiano, e neanche la consolazione di un film comico in televisione.
Trecento milioni di razze diverse di virus, batteri, funghi, e amebe non sono sembrati, al buon Dio, sufficienti per provocarci dei dolori abbastanza spasmodici. Quindi ha inventato gli incidenti.
Passiamo l'infanzia a sbucciarci i ginocchi cascando per terra e, quando finalmente siamo in grado di camminare, scopriamo che questa libertà di movimento ci apre sconfinati orizzonti traumatici e infinite possibilità di procurarci dolore.
Caviglie storte, stipiti, spigoli, dita maciullate in porte, portiere e cassetti, frontali con auto lanciate ad alta velocità, camion, trattori e caterpillar, ponti che ci crollano sotto i piedi, palazzi che ci franano in testa, bombe sui treni, aerei che precipitano, navi che affondano, teppisti, scippatori, maniaci, presse, trance, lame e scale che spariscono all'improvviso lasciandoci lì a precipitare. Per non parlare di proiettili vaganti, pulizie etniche e guerre patriottiche. Un macello.
Nei momenti di quiete sono invece le persone che amiamo che si occupano di trapassarci il cuore senza neanche l'anestesia. Se poi non succede niente di niente cadiamo in uno stato depressivo e la noia ci strangola lentamente.
La domenica, poi, qualcuno che amiamo muore o inizia a soffrire in maniera straziante. Oppure siamo colpiti a tradimento dalle immagini del telegiornale che indugiano sadicamente sui corpi scheletrici dei bambini africani uccisi dalla fame o da quelli italiani massacrati dal mostro di Foligno. Non c'è via di scampo. La vita è una merda. Suicidarsi subito è saggio, onesto e lungimirante.
Peccato che non abbiate i coglioni per farlo.

Perché Dio ti odia (brutto mostro che non sei altro!)
C'è una ragione che spiega perché l'universo ci maltratta così? Certo che c'è. E bella chiara. Almeno su questo cristiani, musulmani, induisti e buddisti sono d'accordo, anche se con piccole differenze.
Cristiani e musulmani dicono che Dio aveva creato Adamo ed Eva e gli aveva dato il paradiso ma quelle due teste di cavolo marcio hanno disubbidito all'ordine di non mangiarsi le mele. Allora Dio s'è incazzato a livello divino e ha programmato di mettere a tortura i loro figli e i figli dei loro figli per i successivi 20 milioni di anni (vincendo così il premio "Cuore d'oro" 1967). E ringraziate che Dio è Amore Infinito, che se era uno stronzo qualunque le pulci e le piattole le faceva nascere alte 2 metri e con un lanciafiamme laser incorporato. Induisti e buddisti invece credono che l'esistenza della vita sia una cazzata madornale dovuta a una serie di qui pro quo galattici e che lo scopo ultimo delle brave persone sia l'eliminazione totale di qualunque forma vivente. Interrompendo finalmente il ciclo delle morti e delle rinascite l'universo potrà tornare a essere un'allegra palla incandescente di pura energia non più ammorbata da noi cacchine puzzolenti.
Buddisti e induisti rincarano poi la dose sostenendo che, in questo panorama di orribile esistenza, ogni disgrazia che ti capita è causata dalle carognate che hai commesso nelle tue vite precedenti. Cioè: già vivendo si commette un crimine federale, perché l'esistenza della vita è una sozzuria che produce solo escrementi e attira una mega iattura cosmica, in più ogni cazzata che fai in questa vita comunque la pagherai in quella successiva. Tanto che il massimo per un uomo pio è sedersi sotto un albero, smettere di mangiare, scopare, lavorare e fare qualunque cosa, limitandosi a dire a tutti quelli che passano di lì che devono fare altrettanto.
Bene, calcolando che queste quattro religioni sono seguite dalla maggioranza del genere umano, risulta chiaro che la nostra razza ha capito che Dio ci picchia, che ha un motivo per picchiarci e che ha pure ragione a farlo. Inspiegabilmente gli umani continuano a lamentarsi istericamente quando passeggiando perdono le gambe, calpestando una mina anti uomo di fabbricazione italiana. Volendo essere sinceri come un bimbo alla prima comunione, dobbiamo ammettere che c'è un'élite religiosa che vede le cose in modo più elastico.
Secondo questa minoranza istruita, l'origine del dolore starebbe nel fatto che l'umanità è diventata cosciente. Infatti la mela non era un vegetale qualsiasi ma il frutto dell'albero della conoscenza. Cioè l'umanità soffre perché seguendo un disegno celeste, si è evoluta diventando intelligente.

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David Servan-Schreiber Guarire

David Servan-Schreiber Guarire Carissimi,
continua il Maggio dei Libri e oggi in offerta a solo 1 euro abbiamo Guarire, un libro straordinario di David Servan-Schreiber, un medico, psichiatra e ricercatore scientifico, autore anche di un altro meraviglioso libro: Anticancro.
Guarire racconta “una nuova strada per curare lo stress, l’ansia e la depressione senza farmaci né psicanalisi”. Così recita il sottotitolo, che tuttavia non rende giustizia al testo.
L’autore non è un nuovo guru che propone pratiche assurde e poco realizzabili nel mondo occidentale, semplicemente (!) mette insieme una serie di tecniche e di esperimenti che hanno dato ottimi risultati nella cura dello stress e della depressione e ce li racconta come un amico seduto nel nostro salotto. Il libro è appassionante, divertente e sorprendente. E le cure sono gratis.
Ognuno di noi ha un amico, un conoscente, un parente che si imbottisce di farmaci per curare la depressione, sentiamo spesso parlare di quanto sia difficile poi uscire da questa dipendenza, di quanto i medici sconsiglino di calare le dosi, e che comunque per uscire dalla morsa degli psicofarmaci ci vogliono anni.
Tendiamo poi a chiamare tutto “depressione”, a giustificare ogni malessere definendolo “stress” e la tentazione di infilarsi una pastiglia in bocca per stare meglio è più che comprensibile, sia essa allopatica o alternativa. Speriamo sempre che qualcosa al di fuori di noi sia la panacea per la nostra fatica di vivere.
Oppure iniziamo costose e lunghissime psicoterapie, ci affidiamo alla più empirica delle scienze: la psicanalisi. Parliamo per anni di genitori, nonni e quant'altro magari – non sempre, per fortuna – distesi in un lettino mentre il medico dietro di noi sonnecchia perché come dice quella vecchia barzelletta: quanti psicanalisti ci vogliono per cambiare una lampadina? Nessuno, è la lampadina che deve voler cambiare.
Questi sì sono i nuovi guru: abbiamo sempre l’impressione che loro abbiano la soluzione ma non ce la vogliano dire, così, per dispetto. E quando usciamo stremati dai nostri cinquanta minuti di monologo abbiamo distrutto tutto: famiglia, ambiente, vita, ma non sappiamo proprio come fare a ricostruirci. E inoltre la terapia ci sta mandando sul lastrico.
Esageriamo, ovviamente!  La psicanalisi ha aiutato molte persone in tutto il mondo ma chi l’ha provata sa perfettamente che il grande lavoro lo si fa in proprio, con l’attenzione di Indiana Jones alla ricerca del nostro tesoro interiore.
David Servan-Schreiber ci dà una terza via. Ci racconta alcune storie, ci parla di alcune tecniche che non richiedono investimenti costosi, ma che possono essere in molti casi risolutivi. Un po’ come l’uovo di Colombo, in pratica ci dice: state attenti a voi stessi, provate a fare così o colà, funziona. E che funziona non lo dice solo lui: lo raccontano decine di studi, esperimenti fatti nelle migliori università del mondo. Perché non li conosciamo? Perché costano nulla e questo ai signori che producono il Prozac non piace proprio.
Un esempio? Riportiamo un brano del libro, buona lettura!


Prozac o Adidas?
Il panico di Bernard

Bernard era un produttore cinematografico di successo. A quarant’anni tutto sembrava riuscirgli: aveva un bell’aspetto, un’eleganza innata, un sorriso aperto che gli guadagnava la fiducia di tutti nel suo ambiente e un fascino irresistibile. Ma, in realtà, da due anni continui attacchi d’ansia gli avvelenavano la vita, al punto che si sentiva del tutto privo di slanci e motivazioni.
Il primo attacco si era manifestato durante un pranzo di lavoro in un ristorante molto affollato, senza preavviso. Anzi, tutto andava molto bene quando, di colpo, Bernard aveva avuto un malore: colto dalla nausea, si era accorto che il cuore gli batteva all’impazzata e che gli manca il respiro. Il suo pensiero era corso subito a un suo amico d’infanzia stroncato l’anno prima da un infarto, e questo era bastato perché il cuore accelerasse ancora di più. Incapace di pensare ad altro che alla morte del coetaneo, Bernard aveva concluso che sarebbe successa la stessa cosa anche a lui. Balbettando delle scuse ai commensali, si era diretto con passo malfermo verso l’uscita del ristorante e, chiamato un taxi si era fatto portare al pronto soccorso dell’ospedale più vicino. Là gli era stato spiegato che non aveva avuto un infarto, ma solo un attacco di ansia, o meglio di “panico”.
Secondo le statistiche questo accade con grande frequenza: una persona su cinque vittima di questo tipo di disturbo fisico finisce in ospedale e non da uno psichiatra (e circa la metà arriva in ambulanza!).
Nei due anni seguenti Bernard tornò altre volte al pronto soccorso, ma consultò anche diversi cardiologi, sentendosi sempre ripetere che i suoi sintomi non erano di origine cardiaca. Poi, un giorno, uno specialista gli prescrisse lo Xanax, un tranquillante, dicendogli che gli sarebbe servito per rilassarsi.
All’inizio la cura lo aiutò molto: le crisi cessarono, e in più c’era la certezza di poter sempre contare su quella pillola. Bernard arrivò fino ad assumerne quattro al giorno per evitare che l’ansia lo ostacolasse sul lavoro, ma dopo qualche tempo si accorse di aver sviluppato una farmacodipendenza: ogni volta che ritardava anche di poco l’assunzione della dose successiva, l’angoscia lo attanagliava. Capì di essere arrivato al punto critico quando durante un viaggio all’estero, quando la compagnia aerea gli smarrì i bagagli. Privato in modo brusco della medicina che lo rassicurava ebbe un violento attacco di panico e nel volgere di poche ore l’ansia si fece così divorante e il suo cuore cominciò a battere tanto forte che, oggi, Bernard ricorda ancora quel giorno come il peggiore della sua vita. Tornato a casa, decise di non prendere mai più l’alprazolam e di liberarsi dalla dipendenza che gli aveva procurato.
Alcuni anni prima Bernard aveva notato che mezz’ora di nuoto gli bastava per sentirsi meglio per almeno un paio d’ore, così riprese ad andare in piscina, ma la sensazione di benessere non gli sembrava sufficiente. In quel periodo furoreggiava la moda dello spinning, la pratica intensiva e di di gruppo di una forma di ciclismo da sala, e lui decise di provare. Tre volte la settimana si piegò al ritmo sfrenato imposto da un istruttore che non permetteva a nessuno di rallentare. Il pulsare della musica techno e l’emulazione dei vicini incoraggiavano Bernard a resistere per tutta l’ora di esercizio, da cui usciva stremato ma anche di ottimo umore, con un’intensa sensazione di rilassamento che durava a lungo. Ben presto si accorse che se voleva dormire di notte non doveva praticare lo spinning dopo le sette o le otto di sera. Ma il risultato più notevole fu che riprese fiducia nella sua capacità di fronteggiare gli attacchi d’ansia, che dopo qualche settimana sparirono completamente.
Oggi, a due anni di distanza, Bernard continua a parlare degli stupefacenti benefici dello spinning a chiunque voglia ascoltarlo, e non ha più avuto crisi. Lui si descrive come un “patito dello spinning” e non sbaglia: se smette di praticarlo, come del resto se non ha possibilità di fare qualsiasi altro sport, dopo pochi giorni si sente male. Quando è in viaggio sta molto attento a mettere sempre in valigia le scarpe da jogging per poter, come dice, “allentare la tensione”. Ma questa da sport è una tossicodipendenza che gli fa solo bene; gli permette di controllare il peso, accresce la libido, migliora il sonno, abbassa la pressione arteriosa, rinforza il sistema immunitario, lo protegge dalle malattie cardiache e anche da alcune forme di cancro. Se è “dipendente” dall’esercizio fisico, quell’intossicazione gli dà la sensazione di controllare meglio la sua vita, esattamente il contrario di quello che gli capitava con lo Xanax.”

Nel libro poi l’autore spiega che non occorre fare lo spinning per sentirsi meglio, venti minuti di cyclette tre/quattro volte a settimana sono sufficienti, meglio ancora una passeggiata a passo veloce o una leggera corsetta di almeno mezz’ora (come dice Servan-Schreiber: “Passo svelto da non riuscire a cantare ma che permetta ancora di parlare”).
Prendersi del tempo per sé è fondamentale, anche quando non si ha voglia, un minimo di sforzo per grandi risultati. Poi adesso è primavera e passeggiare è piacevole… Eddai!

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Libri, libri, libri!

di Gabriella Canova

Libri, libri, libri! Belli i libri, eh?
Che miracolo sempre. Un sacco di pagine scritte fitte fitte, nessuna immagine o pochissime ma ogni volta è come se il lettore diventasse Alice nel Paese delle Meraviglie. Sei lì, sulla poltrona o a letto e in pochi secondi eccoti a Belleville con la famiglia Malaussène, oppure nella camera di Elianto mentre con lui guardi l’ombra del grande albero sulla parete.
Che meraviglia i libri.
Se sono belli ti fanno innamorare e poi ti dispiace finirli: che accadrà ora in quella storia che ormai ti è diventata familiare? I libri continuano a raccontare anche dopo che li hai riposti nello scaffale? E, pensa, ci puoi ritornare dentro ogni volta che vorrai, per scoprire una frase nuova che non avevi notato, riprendere quel personaggio ormai familiare, capirne ancora una volta l’essenza e amarlo una volta di più.
Che invenzione fantastica i libri.
Immagina i primi esseri umani che hanno pensato di mettere su papiro, pergamena, tavoletta i loro pensieri, così… perché anche gli altri li conoscessero. Magari all’inizio erano solo regole che definivano comportamenti, oppure istruzioni per utilizzare cose, costruire oggetti. Poi, chissà, un giorno un essere umano ha pensato di scrivere un’altra storia, raccontare un sogno ...
Ho sempre amato leggere, e ho avuto il privilegio di poterne fare un lavoro. Mi piace la parola scritta, mi diverte moltissimo andare a cercare il sinonimo migliore per esprimere un concetto, seguire la trama di un romanzo per evitare che la nonna morta al secondo capitolo dica la frase risolutiva al decimo.
Ho avuto la fortuna di lavorare per un paio d’anni con Laura Malucelli - autrice di Schiave Ribelli, Gesù amava le donne e Il libro nero del Cristianesimo - che insieme a Roberto Vignoli e Antonio Imparato ha fondato la casa editrice Nuovi Mondi Media.
Iniziò con un sito, poco dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Laura era sconvolta non solo dall’accaduto ma soprattutto dalla malainformazione di giornali e televisioni “ufficiali”. Una "gènia" della navigazione in Internet, lei, che parla e scrive in tre lingue, trovava insopportabile che nessuno raccontasse anche l’altra faccia della medaglia, che i giornali mainstream non cogliessero evidenti contraddizioni nei fatti di quei giorni.
Fu lei a trovare le informazioni e a diffondere l’articolo di Dario, Franca e Jacopo “Dai una possibilità alla pace” che tanto fece infuriare i quotidiani italiani, fu lei che tradusse e pubblicò “Lettera da Kandahar”, un articolo scritto da una madre afgana che raccontava la guerra dalla parte di chi la subisce. La lettera fu ripresa da tutti i giornali, La Repubblica la pubblicò in prima pagina.
Passava notti intere a parlare col mondo, a leggere centinaia di articoli in inglese, tutti contenenti informazioni che in Italia non arrivavano. E allora decise di dirle lei, queste cose, e aprì un sito che pubblicava, tradotti in italiano, i migliori articoli che giravano in rete. Fu lei a dare il via in Italia, di fatto, a quello che sarà il fenomeno dell’informazione indipendente.
Non contenta ha iniziato a pubblicare libri e ha assunto collaboratori. Ci conoscevamo già da anni e mi ha voluto con sè: in un piccolo negozio a Ozzano dell’Emilia eravamo stipati in 6. Lì fu editato “Tutto quello che sai è falso”, una raccolta di saggi pubblicati negli Usa da Disinformation.com, il più grande sito di informazione indipendente statunitense.
Tutto era nuovo: dal formato, all’impaginazione, i saggi erano scritti dai più autorevoli autori americani e per l’edizione italiana avevamo aggiunto altri autori. Il rigore con cui erano controllate fonti e informazioni ci permise di diventare autorevoli e incontestabili.
Sono stati anni appassionanti, fatti di discussioni, ricerche. Ho imparato molto: dalle impaginazioni più impegnative al controllo dei traduttori (certi strafalcioni ogni tanto esilaranti, come quella volta che una ragazza tradusse “bombe intelligenti” con “bombe simpatiche”, una simpatia addirittura letale). 
Per due anni abbandonai le colline per tornare a vivere nella mia Bologna tanto amata, poi il richiamo della campagna umbra risultò irresistibile e tornai quindi ad abitare qui.
Nuovi Mondi Media nel frattempo andava avanti per la sua strada. Di lì a qualche anno venne assorbita dalla Logos: le piccole case editrici hanno grandi difficoltà a sopravvivere al monopolio dei distributori! Qualche tempo dopo Laura decise di lasciare la casa editrice; non è stata certo una sconfitta: se in Italia si è cominciato a parlare del mondo in un altro modo, se la saggistica geopolitica ha avuto molti più lettori di prima, è grazie anche al suo lavoro.
In questo mese Commercioetico.it aderisce al Maggio dei Libri, proponendo vari testi, ogni giorno un titolo diverso al prezzo simbolico di un euro: alcuni titoli sono della Nuovi Mondi, se ve li siete persi vi consigliamo di approfittare dell’occasione, non se ne sa mai abbastanza!
Grazie a tutti e buoni libri!


Vandana Shiva: Fare Pace con la Terra

Vandana Shiva Fare Pace con la TerraQuesto libro documenta la guerra in atto contro la Terra e i suoi abitanti, ma anche la lotta in sua difesa, per il diritto dei popoli a godere del suolo e dell’acqua, delle foreste, delle sementi e della biodiversità. Spiega come le nostre residue speranze di sopravvivenza dipendano dal passaggio a un paradigma basato sul un’economia, una politica e una cultura della Terra. Fare pace con la Terra è un imperativo per la sopravvivenza e per la libertà.

Così presenta il suo libro la stessa Vandana Shiva, un nome noto a chiunque si interessi di ecologia.
E’ diventata una delle più importanti testimonial delle lotte per la difesa dell’ecosistema, contro il saccheggio delle risorse naturali che le grandi corporation da tempo perseguono senza alcun rispetto per le popolazioni né per i luoghi.
Vicepresidente di Slow Food, nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood Award, il premio Nobel alternativo. E' tra i principali leader dell'International Forum on Globalization.
Tra le sue battaglie, che l'hanno resa famosa anche in Europa, vi è quella contro gli OGM e la loro introduzione in India.
Il libro che vi andiamo a presentare questa settimana è Fare Pace con la terra, edito da Feltrinelli.
Seguendo il celebre aforisma di Gandhi che dice che “La Terra è abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone”, il libro fa il punto sullo stato dello scontro tra la logica del profitto a ogni costo delle grandi multinazionali e i bisogni delle popolazioni che vivono sul territorio.
Ve ne riportiamo un brano. Buona lettura.

Guerre alimentari
Le origini della crisi alimentare e le soluzioni per una giustizia e una pace alimentari.

Introduzione
La crisi alimentare è l’effetto di una guerra alimentare. La guerra alimentare è, innanzitutto, una guerra tra paradigmi: tra un modello industriale e uno ecologico, ma è guerra anche perché nega a un miliardo di persone affamate il diritto al cibo e ad altri due miliardi di persone, che offrono di malattie legate al cibo, il diritto a un’alimentazione sana. E’ una guerra contro i contadini, che vedono distrutta la loro vita, insieme ai mezzi di sussistenza. Ed è una guerra contro il pianeta, nella misura in cui a essere distrutti sono il suolo, la biodiversità, l’acqua. Gli strumenti di questa guerra contro la Terra operano sul campo e, insieme, sulle menti.
La crisi alimentare incarna e illustra le molteplici crisi della nostra epoca: quella finanziaria, quella energetica, la crisi legata al clima, la crisi dell’acqua, della biodiversità, della salute e della nutrizione, la crisi dell’occupazione e quella della democrazia.
La crisi alimentare ha già condannato un miliardo di persone alla fame permanente e strutturale, e altri due miliardi a malattie come obesità, diabete e ipertensione. E se le tendenze attuali si manterranno invariate, l’emergenza alimentare si aggraverà, colpendo altri miliardi di persone.
L’emergenza e la crisi alimentari sono dovute, secondo me, a tre importanti cause.
In primo luogo, l’appropriazione e la distruzione, da parte delle corporation, dei doni della natura fondamentali per la  produzione di alimenti (suolo e terra, acqua, sementi e biodiversità) ai fini dell’agricoltura industrializzata e globale, controllata e promossa dalle corporation stesse.
In secondo luogo, il sistema inefficiente e inquinante della produzione alimentare industriale, fondato sull’impiego intensivo di sostanze chimiche, carburanti fossili e capitali, che distrugge da un lato il capitale della natura e dall’altro quello della società, sradicando le piccole fattorie e distruggendo la salute.
Le piccole aziende agricole forniscono il 70 per cento del cibo mondiale, eppure vengono distrutte con la scusa del basso rendimento. L’88 per cento del cibo viene consumato nella stessa eco-regione o area in cui viene prodotto. L’industrializzazione e la globalizzazione sono l’eccezione, non la regola. E dove le piccole aziende agricole e le economie alimentari locali non sono state ancora distrutte dall’industrializzazione, la biodiversità e il cibo continuano a dare da vivere alle popolazioni. La biodiversità agricola viene salvaguardata dai piccoli contadini. Come riferisce il rapporto del gruppo ETC, “i piccoli contadini allevano e curano 40 specie di animali e quasi 8000 varietà di piante. Coltivano, inoltre, 5000 varietà agricole domestiche e hanno donato più di 1,9 milioni di varietà alle banche genetiche mondiali. Gli allevatori ittici hanno raccolto e protetto più di 15.000 specie d’acqua dolce. Il lavoro di contadini e allevatori a salvaguardia della fertilità del suolo è diciotto volte più efficace dei fertilizzanti sintetici forniti dalle sette maggiori corporation”.
Quando questo sistema alimentare ricco di biodiversità viene sostituito da monoculture industriali, e il cibo mercificato, le conseguenze sono fame e malnutrizione. Degli attuali 6,6 miliardi di esseri umani sulla Terra, sono circa un miliardo quelli che non hanno cibo a sufficienza; e un miliardo sono quelli che hanno abbastanza calorie, ma un nutrimento insufficiente, soprattutto in termini di micronutrienti. Un miliardo e trecento milioni sono gli obesi, malnutriti perché costretti a cibi industriali, poveri di sostanze nutritive, ma ricchi di calorie e artificialmente poco costosi. Metà della popolazione mondiale è vittima di fame strutturale e di ingiustizia alimentare. Nel corso della storia, la fame era sempre causata da fattori esterni: guerre e calamità naturali. Era circoscritta nello spazio e nel tempo. La fame di oggi è permanente e globale, E’ preordinata. Ciò non significa che chi governa i sistemi alimentari attuali la crei intenzionalmente. Significa che la fame è implicita nel sistema di produzione industriale e di distribuzione globale del cibo creato dalle corporation.
….
La terza causa della fame è da cercare nella globalizzazione e nella mercificazione dei sistemi alimentari. La globalizzazione dell’agricoltura industriale, che si accompagna all’appropriazione dell’agricoltura da parte delle corporation sta ulteriormente accelerando la diffusione della fame.
(Continua)

Per acquistare il libro direttamente online


Il Paese dei Misteri Buffi

Dario Fo e a Giuseppina Manin Il Paese dei Misteri BuffiCarissimi, questa settimana lasciamo la parola a Dario Fo e a Giuseppina Manin e al loro nuovo libro: Il Paese dei Misteri Buffi, edito da Guanda.
La retrocopertina è laconica: “Infiniti sono i misteri buffi di questo Paese, ma il vero mistero buffo sono gli italiani”.
Non è la prima volta che il nostro amato premio Nobel incontra la giornalista del Corriere della Sera Giuseppina Manin e le loro conversazioni sono sempre state molto interessanti e divertenti, come questa di cui vi anticipiamo un brano.
Buona lettura!

Prologo

Caro Dario,
era il 1969 quando, in un’aula dell’Università Statale di Milano, portasti in scena per la prima volta quel tuo Mistero Buffo nato per irridere i santi e i fanti secondo lo stile delle sacre rappresentazioni medievali, secondo lo sguardo dei diseredati, dei dimenticati. Una rivoluzione copernicana della storia e del linguaggio teatrale destinata a girare tutto il mondo, a conquistare platee nostrane ed esotiche, dall’Africa alla Cina, dal Sudamerica all’Australia. Fino a quella più esigente e inattesa di tutte, i serissimi giurati dell’Accademia di Stoccolma, che travolti dalla forza comica e narrativa del tuo grammelot, nel 1997 ti assegnarono il più folle e audace dei Nobel per la letteratura. Con il passar degli anni il Mistero è cresciuto, si è moltiplicato. Molte storie si sono aggiunte, attinte come sempre avete fatto tu e Franca Rame dalla cronaca “di giornata”, modificando i canovacci, aggiornandoli in diretta, sera dopo sera. Ma con il tempo gli eventi sono diventati sempre più vorticosi. I santi sempre più rari, mentre fanti e fantocci hanno prolificato come conigli. Guardando indietro, gli ultimi decenni evocano forsennate sarabande, visioni di infernali gironi di dannati. A questo nostro disgraziato Paese nulla sembra esser stato risparmiato. La mutazione antropologica che aveva previsto Pasolini si è compiuta, ogni valore, etico ed estetico, è allo sbando. Oltre ogni crisi di nervi e d’identità. Dibattuti tra lo sprofondare in un cupo baratro o tentare con fatica e coraggio di rialzarci, di ritrovare perduti meriti, antica dignità. Per tutto questo oggi, a quasi mezzo secolo da quel primo Mistero, sarebbe bello riprenderne le fila, ripensare ai tanti altri “misteri”, pochissimo buffi ma terribili e grotteschi, che ci hanno scosso, minato, devastato, proprio a partire da quel post ’68 così pieno di promesse e speranze.
Caro Dario, ripartiamo insieme da un viaggio nella memoria. Senza pretese storiche né sociologiche, solo con il gusto e la filosofia scanzonata del giullare che racconta a modo suo di un’Italia di nuovo “nave senza nocchiere in gran tempesta”. Quando ai versi che seguono, “non donna di province ma bordello”, lascerei perdere.
Giuseppina Manin

Cara Giuseppina,
la tua idea mi piace. Il tema è fin troppo vasto, ambizioso, tentatore. L’ultimo mezzo secolo è tale impasto di follie, menzogne, orrori, bassezze… Scandali e stragi, organizzazioni criminali pubbliche e private, traffici e infamie indegne, truffalderie ciniche che hanno rovinato milioni di cittadini oltre che la nostra reputazione nel mondo intero. Misteri tanti. Buffi pochissimi. Risolti nessuno. Una sarabanda di storie satiriche e tragiche insieme, dove personaggi degni di tutto rispetto si intrecciano con altri cialtroni, ruffiani, mezze calzette da comprare –vendere al mercato delle vacche. Donnette disposte a tutto e donne di grande coraggio. Uomini degni di questo nome, ma anche uominicchi e quaquaraquà di sciasciana memoria. Politici disposti a passare da uno schieramento all’altro alla prima offerta speciale. Sempre proni davanti al potente di turno. Insomma un parterre degno di una sequenza di giullarate.
Per quanto riguarda il metodo, preferirei non seguire una sequenza logica o cronologica, ma piuttosto andare allo scarampazzo, cioè improvvisando gli andamenti a seconda dello spasso che ogni storia riesce a procurarci. Per cercare di offrire uno spaccato di verità fra tante menzogne. Per recuperare qualche manciata di orgoglio e dignità- Già, perché bisogna provarla la mortificazione che produce il ritrovarsi all’estero e alla parola “italiano” veder spuntare immancabilmente sulle facce degli abitanti del luogo sorrisi misti di pietà e disprezzo, seguiti dall’immancabile domanda: “Ma voi come avete fatto a sopportare certi scandali, un Governo riunito intorno a una specie di satrapo, oltretutto barzellettiere triviale…?” Come ve la cavate con le ruberie e menzogne organizzate in spregio alla vostra intelligenza da politici che hanno imposto leggi ad hoc a unico vantaggio di colui che le ha fatte promanare a colpi di fiducia e decreti legge? E poi il riemergere della massoneria e delle caste criminali… Ma voi, come potete accettare tutto ciò senza batter ciglio, senza ribellarvi?”
Ehi, fratelli d’Europa, attenti, andateci piano con i luoghi comuni dell’italiota tira a campà, piagni e fotti! Fate attenzione, “italiano” vuol dire anche imprevedibile. Da noi all’istante tutto si può ribaltare e voilà! Quando tutti erano ormai convinti che nel pantano fossimo fino al collo, anzi ormai sommersi a fare glu glu, ecco che nella primavera 2011 qui da noi esplode un vero e proprio ribaltone politico-morale. Ci sono le elezioni amministrative e, inatteso, appare un movimento, con a capo i naviganti di internet, gli arancioni, le donne e gli eterni indecisi risvegliati all’istante, che mandano allo sballo totale Berlusconi, Bossi e i loro seguaci. Di botto ridotti come pugili suonati messi KO. Neanche il tempo di prender fiato e parte il referendum sull’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento, sfide considerate velleitarie e perdute da tutti, a cominciare dai Democratici di sinistra e dai disgustati della politica che si battono sì, ma con poca speranza.
E invece miracolo! E miracolissimo pure le firme per il referendum successivo, per una nuova legge elettorale. Per tutta la destra parafascista, uno sconquasso. La prima vittoria per gli sfigati di sempre. E il seguito non si è fatto attendere. Perché tra i tanti misteri di questo Paese vessato, umiliato, deriso, quello davvero degno della maiuscola è proprio il suo popolo. Che al di là delle apparenze, l’aver dato credito più di una volta a imbonitori e furbastri, l’essersi fatto imbesuire da un cinico Volpone che sottoscriveva contratti fasulli in tv, si è di colpo ridestato dalla narcosi di massa con cui era stato stordito per tanti anni, Una rinascita ormai inaspettata, lenta ma costante, come quando si esce da una lunga malattia. Di nuovo pronti a reagire, a far fronte a ogni tempesta, a uscirne più forti e migliori di prima. Alla fine, il vero Mistero Buffo dell’Italia sono gli italiani.

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101 cose divertenti, insolite e curiose da fare gratis in Italia almeno una volta nella vita

101 cose divertenti, insolite e curiose da fare gratis in Italia almeno una volta nella vitaLa crisi economica come abbiamo mille volte ripetuto è una crisi di sistema. Le risorse e i soldi ci sono ma vengono buttati dalla finestra (500 miliardi all’anno tra evasione fiscale, burocrazia folle, sprechi, corruzione, economia mafiosa).
E i cibi in via di scadenza buttati, solo in Italia, darebbero da mangiare a 40 milioni di persone per tutto l’anno.
Esiste da tempo un movimento di persone che rifiutano il consumismo in modo radicale e vivono sfruttando tutti gli sprechi e le gratuità offerti dal sistema a dimostrazione dell’esistenza di uno stile di vita opulento e sprecone. Ma senza arrivare a questi radicalismi sarebbe utile che tutti si rendessero conto di quanto potrebbe cambiare il nostro modo di consumare, privilegiando il baratto, il riuso, il riciclo e tutte le esperienze straordinarie che possiamo fare a costo zero. Non è vero che le cose migliori sono anche care. Possiamo consumare prodotti eccellenti a costo zero.
Ad esempio Isa Grassano ha realizzato un bel libro nel quale raccoglie una serie di itinerari turistici, culturali e gastronomici, che non prevedono il pagamento di un corrispettivo.
Ad esempio a Gualdo (Macerata) puoi approfittare della fiera Lo stivale dei formaggi, durante la quale assaggiare i formaggi più disparati e vedere anche come si realizzano, oltre a godere di conferenze sulla cultura del formaggio, spettacoli teatrali e musicali.
Puoi tuffarti nell’acqua calda delle terme libere di Toscana, imparare l’arte di attaccare un bottone a Sant’Arcangelo di Romagna, godersi l’Italia in Miniatura il giorno del tuo compleanno (ricordarsi di portare la carta d’identità per dimostrare che è proprio il giorno del tuo compleanno), leggere quotidiani e riviste alla sala Borsa di Bologna…
Il libro è anche un’interessante antologia che raccontata di luoghi, opere d’arte, eventi, sagre e riti, particolari e poco conosciuti.
Questo censimento di esperienze notevoli e piacevoli potrebbe essere un primo passo verso la costruzione di una Mappa delle Gratuità, del Regalo e dei Liberi Accessi.
È il Sistema dei Consumi ad essere in crisi. Sta crollando. Non solo produce guerre, fame e ingiustizie, non sta neanche in piedi economicamente… Semplicemente è una truffa!
Abbiamo la splendida opportunità di inventare un nuovo sistema. E nella progettazione del mondo futuro possiamo inserire la coscienza che il lusso non deve per forza costare un occhio della testa. Alcune delle cose migliori della vita non hanno nessun prezzo. Ad esempio non si paga nulla per godere di un vero amore, del tramonto e del mare…
Gratis è bello!
Isa Grassano, 101 cose divertenti insolite e curiose da fare gratis in Italia almeno una volta nella vita Newton Compton Editori euro 9,90

Jacopo Fo

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Marco Boschini: Viaggio nell’Italia della buona politica. I piccoli comuni virtuosi.

Marco Boschini: Viaggio nell’Italia della buona politica. I piccoli comuni virtuosi.Carissimi,
questa settimana vi presentiamo il nuovo libro di Marco Boschini: Viaggio nell’Italia della buona politica. I piccoli comuni virtuosi.

Questo libro racconta l’Italia che ci piace, composta da migliaia di cittadini e amministratori pubblici che quotidianamente realizzano una buona politica nei loro comuni, dove non esistono auto blu ma rifiuti zero, mobilità sostenibile, risparmio energetico e nuovi stili di vita.
Conosciamo Marco Boschini da molti anni, è assessore all’urbanistica, ambiente e patrimonio del comune di Colorno, in provincia di Parma, ma dire solo questo è, nei suoi confronti, decisamente riduttivo.
Marco è alto, porta gli occhiali e i capelli corti, sembra il classico bravo ragazzo, magari anche un po’ timido, del genere che piace tanto alle mamme perché bello e con l’aria affidabile. Dietro quest’immagine quasi angelica si nasconde una determinazione e una tigna che neanche Hulk e Superman messi insieme... Di giorno fa l’educatore in un centro per bambini, di sera mette il costume ecologico e discute in consiglio comunale di acqua pubblica e risparmio energetico, di notte scrive sul blog del Fatto Quotidiano di buone pratiche.
Trova anche il tempo per scrivere libri dove ci racconta in modo piacevole e preciso della sua esperienza nell’Associazione Comuni Virtuosi, nata su iniziativa di quattro comuni nel maggio del 2005, presso la sala consiliare del Municipio di Vezzano Ligure (SP).
I comuni che sentono per primi l'esigenza di scambiarsi esperienze concrete e condividerle con altri sono: Monsano (AN), Colorno (PR), Melpignano (LE) e, appunto, Vezzano Ligure (SP).
Oggi i comuni iscritti formalmente alla rete sono diventati 56, sparsi in tutto il territorio italiano, a dimostrazione che le buone prassi sono in corso di realizzazione un po’ ovunque, lungo lo stivale (http://www.comunivirtuosi.org/).
Quando abbiamo conosciuto Marco, l’Associazione era solo un’idea e vi riporto come descrive lui l’inizio della sua avventura. La racconta bene, così come in tutto il libro la narrazione scorre e fa bene al cuore, perché come diceva Gene Wilder in Frankestein jr.: SI PUO’ FAREEEEE
Grazie Marco, proprio di tutto.
 

Metti quattro amministratori…
Brevi cenni sulla nascita dei Comuni Virtuosi

Arrivo a Santa Cristina, sulle colline tra Gubbio e Perugia in un pomeriggio d’estate del 2004.
(…) Da qualche tempo Alcatraz è diventato un crocevia delle ecotecnologie: si organizzano corsi e seminari, si sperimentano azioni e prodotti in grado di abbattere i consumi energetici, si studiano modi per contagiare a tutti i livelli le comunità locali. Franca Rame, Dario Fo e il figlio Jacopo hanno scelto il piccolo comune di Monsano, in provincia di Ancona, come luogo dove lanciare qualche sasso nello stagno. L’idea è quella di dimostrare, aprendo un cantiere delle buone pratiche nella piccola comunità marchigiana (poco più di 3200 abitanti su una collinetta che domina i comuni confinanti), che è possibile invertire la rotta di una società che pare destinata a schiantarsi contro il muro del prodotto interno lordo, del profitto a tutti i costi, del mero arricchimento personale…
A Monsano, grazie all’allora sindaco Sandro Sbarbati (che di mestiere fa il venditore di trattori e macchine agricole in tutta Italia), si attivano diversi gruppi di acquisto per la vendita di prodotti sfusi e alla spina. Il parco automezzi del comune inizia a viaggiare a biodiesel, e alcuno giovani del paese mettono in piedi una cooperativa sociale che si occupa di tenere le fila del progetto, promuovere gli incontri nel territorio, raccogliere le iscrizioni e ordini, gestire e distribuire la merce a basso impatto ambientale.
Alcuni mass media si accorgono di loro, grazie all’intervento del premio Nobel Dario Fo la piccola Monsano sale agli onori della cronaca nazionale e il villaggio di Alcatraz, per l’appunto, comincia a proporre corsi per gli amministratori di tutta Italia con lo scopo di replicare quell’esperienza potenzialmente ovunque.
E’ in una di quelle occasioni che incontro per la prima volta Luca Fioretti, allora giovane consigliere comunale al seguito del sindaco Sbarbati, e un’altra decina di amministratori provenienti dalle più impensabili e sconosciute parti d’Italia. Provengono tutti da piccoli o piccolissimi centri e borghi, non fanno politica di professione e anagraficamente viaggiano abbondantemente al di sotto dei cinquant’anni. Non assomigliano per niente, insomma, ai politici che sono abituato a vedere in televisione.
In quel contesto sono comunque il più giovane di tutti, e anche quello con meno gradi: consigliere comunale semplice, per giunta in opposizione, del comune di Colorno, una cittadina di 9000 abitanti alle porte di Parma…

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Dialogo fra due esseri umani

Dario Fo Dio è nero! Libro+DvdCari amici,
in questo numero di Cacao apriamo ufficialmente le celebrazioni e i festeggiamenti per i compleanni di Dario e Jacopo Fo. Per tutto il mese di marzo Commercioetico.it propone offerte, sconti e promozioni sui loro libri e sui dvd. 10% di sconto sui libri di Dario, un dvd in regalo per ogni dvd ordinato e i libri di Jacopo autografati con dedica animillesca. In più ci sono le confezioni di dvd scontate ancora più scontate!
Oggi parliamo del libro+dvd “Dio è nero”, di cui pubblichiamo un breve estratto. Buona lettura e buon compleanno Fo!

Dialogo fra due esseri umani
In proscenio esce Dario che si rivolge direttamente al pubblico.

Prima di iniziare voglio mostravi proiettate sullo schermo le immagini di quello che forse si può chiamare il primo dipinto realizzato da un uomo. Si tratta della sequenza di animali ritrovati nella famosa grotta di Trois-Frères, nel sud-ovest della Francia, eseguita su pareti rupestri. La pittura risale a circa tredicimila anni avanti Cristo, un'epoca di quasi cento secoli prima che avesse inizio l'età del bronzo. Su questi dipinti sono rappresentati vari tipi di caprini e bisonti e in mezzo appare anche qualche cacciatore, ma la cosa curiosa è che alcuni di loro sono travestiti da capre e calzano in volto maschere da quadrupedi e hanno il coperto da una pelliccia caprina. Quindi in una sola immagine noi abbiamo la descrizione di come, fra i metodi della caccia, gli uomini avessero inserito anche quelli del camuffamento, il tutto per riuscire ad entrare con l'inganno nel branco degli animali e catturarli. E ancora la pittura ci narra l'esistenza di elementi che fanno parte del rito e dello spettacolo teatrale.
A questo punto entriamo nella lezione vera e propria che ha un titolo, eccovelo (indicando la proiezione): Dio è nero.
A recitare il dialogo sono due esseri comuni.
“Eh...! Ma che faccia d'angosciato che ti ritrovi... che è successo?”
“Una disgrazia, e terribile anche. Ho fatto una scoperta che mi ha letteralmente sconvolto!” 
“Accidenti... che scoperta?”
“Dio è nero!”
“Cosa?!”
“Dio è nero!”
“Ma di che dio stai parlando?”
“Del nostro! Il Dio Santo che nei cieli... ed è nero!”
“Stai scherzando!”
“Nient'affatto! Ho scoperto che il primo uomo è venuto al mondo in Etiopia, come dire in Abissinia, quasi un milione di anni fa ed era, come tutti i suoi abitanti di oggi, di colore scuro, sul marrone.”
“Beh certo, se è nato in piena Africa...”
“Ma non è finita qui: analizzando i frammenti delle sue ossa si è dedotto che era alto poco più di un metro.”
“Noo... impossibile! Un metro? Un nano!”
“Sì, ma non buttiamola subito in politica! Dicevo questo nan... cioè voglio dire questo primo uomo corto, teneva peli dappertutto, viveva sugli alberi e si cibava di bacche, radici e insetti, compresi i bacherozzi crudi.”
“Ma tu guarda!”
“E' documentato! Ma aspetta, sta attento: dal momento che Dio ci ha creati a sua perfetta immagine e somiglianza, questo significa che anche lui, il creatore, a sua volta doveva essere nero, alto un metro e simile a una scimmia.”
“Un dio scimmia?”
“Eh sì, tanto che di certo saltava di albero in albero del Paradiso...”
“Ma è una bestemmia! Andiamo, Dio trasformato in Tarzan!”
“Vabbè, questa di Dio che zompa qua e là l'ho aggiunta io, dimentica, ma tutto il resto compreso il Padreterno nero e piccoletto è una sacrosanta verità scientifica!”
“Per favore, è assurdo! E poi la Bibbia non parla della statura di Dio. Poteva essere nero, ma alto anche un metro e mezzo... forse due.”
“Va bene. Iddio sarà stato un gigante, ma come immagine sempre scimmia doveva essere.”
“Beh come si è evoluto poi l'uomo si sarà evoluto anche Dio, tanto di aspetto che di colore, e oggi Dio di certo è bianco come noi e forse biondo.”
“Può darsi, insomma... si sarà sbianchito come Michael Jackson, ma sempre un nero rimane! E con questo la razza eletta va a farsi fottere. Di colpo noi bianchi evoluti siamo diventati razza minore e i neri la maggiore... anche se continuiamo a derubarla e a farle violenza... pensa un po', 'sti africani, che risate si fanno! Specialmente adesso che in America anche il Presidente degli Stati Uniti è di pelle scura. E il rettore massimo dell'Università di Boston, che insegna antropologia, è nero. Per non parlare della nazionale di basket e di football americano al completo... quelli sono quasi tutti neri!”
“E con questo?”
“Ma capisci che i teologi ci hanno presi in giro e sfottuti fin dall'inizio dei tempi? Ci avevano raccontato che la Bibbia è un libro sacro, dettato addirittura dal Padreterno in persona, e adesso si va a scoprire che tutto quello che c'è scritto nell'Antico Testamento è una balla!”

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