13 ottobre 2017 - Torino: Omaggio a Dario Fo e Franca Rame

Topi da Biblioteca all'ascolto

Se siete amanti dei libri e non sapete rinunciare, neanche in viaggio, ad averne sempre uno con voi sul comodino, il "The Literary Man Hotel" è la meta che fa per voi! La particolarità di questo hotel a Obidos, borgo medievale portoghese, sta proprio nella sua collezione di oltre 50mila libri che dal 2015, anno della sua fondazione, ricopre i muri di ogni ambiente, persino della cantina!
(Fonte: greenme.it)

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Columbus Day: perché Cristoforo Colombo era un indegno assassino, torturatore, schiavista. Lui di persona personalmente.

Aborriamo le persone aggressive che vanno a distruggere le statue degli altri. Compatiamo la povertà morale di chi distrugge statue di pubblica proprietà, tanto più se sono antiche.
Le vestigia del passato vanno rispettate perché ci permettono di comprendere nel bene e nel male i nostri avi.
Ma comunque Cristoforo Colombo, un italiano era un assassino, torturatore, schiavista, e bisogna rompere questa italica censura sulla verità dei fatti e insegnare ai ragazzini che di Colombo c’è da vergognarsi che fosse italiano, tale quale a Totò Riina.
Egli portò centinaia di schiavi in Europa (600 nella seconda spedizione) e moltissimi ne fece nelle Americhe, incurante che morissero a migliaia tenuti in condizioni tanto orrende che cento di essi arrivarono a suicidarsi collettivamente. Infliggeva ai disobbedienti amputazioni di braccia, orecchie o nasi. Mai intervenne poi in difesa dei nativi vessati in ogni sadica maniera dalla sua orda che arrivò a dar da mangiare carne umana ai cani.
 
Fa orrore al senso di giustizia sentire i campioni della disinformazione difendere un tale criminale dicendo: erano i tempi antichi, così facevan tutti; come se allora la sensibilità umana e il rispetto non potessero esistere. Quasi che Gesù, Buddha e Maometto non avessero affermato, secoli prima, l’amore tra tutti gli uomini. Tanto è che le aberrazioni di Cristoforo, cane rognoso, crearono sgomento tra i suoi contemporanei, dotati di grazia di Dio, come Las Casas che scrisse pagine sanguinanti di dolore per l’abominio al quale in terra americana aveva assistito. Fin dalla prima spedizione di Colombo ci fu chi protestò per l’aggressione ai danni degli indios tanto che il re di Spagna arrivò a promulgare il divieto di ridurli in schiavitù. Una legge che durò peraltro poco perché la lobby schiavista riuscì a ottenerne l’abolizione, ma comunque il fatto che questa legge entrò in vigore è la prova che ci fu chi si oppose a questo abominio.

E quindi ci sentiamo in dovere di reagire a questo fiume di italiche, razziste, disinformate parole, che dipingono Colombo come grande esploratore innocente per le successive atrocità che devastarono l’America e i popoli che là vivevano da millenni.

Per affermare visibilmente questo, e dare pace ai morti, in occasione del Columbus Day oggi 12 ottobre diffonderemo il video del processo a Colombo tenutosi presso la Libera Università di Alcatraz, con Mario Pirovano nel ruolo dell’avvocato difensore e Jacopo Fo a sostenere l’accusa. Durante detto procedimento sono state prese in considerazione solo testimonianze redatte dai testimoni degli eventi, in primo luogo i diari di Cristoforo Colombo stesso, il quale non fa segreto delle proprie malefatte ma anzi se ne vanta in questi testo, indirizzati ai reali di Spagna allo scopo di dimostrare le potenzialità economiche dello schiavizzare gli indios e ottenere quindi la reale approvazione e il conseguente sostegno.  
Alla fine del procedimento penale in contumacia, Colombo Cristoforo è stato condannato alla Damnatio Memoriae, cioè alla dannazione della memoria, antica pena che è stata subitamente messa in atto tramite la copertura di una statua dell’imputato (appositamente realizzata dal grande scultore Berico).
Vorremmo con questo gesto demolire l’idea che si possa accumunare noi, in quanto italiani, a quello spregevole incursore e fare atto di risarcimento nello spirito, verso le innumerevoli vittime causate dall’operare di questo ignobile antenato.
Che Dio abbia pietà della sua anima.
Che Dio abbia pietà di tutti coloro che non provano dolore per la sofferenza altrui: essi sono morti alla vita.

PS In spagnolo il verbo explorar (= esplorare) e il verbo explotar (= sfruttare) differiscono per 1 sola lettera, mentre in portoghese il verbo explorar ha entrambi i significati di “esplorare” e “sfruttare” a dimostrare quanto fosse radicata fin nel linguaggio l’intenzione dei colonizzatori.


Le impronte digitali non sono uniche

A dirlo è l'Associazione americana per l'avanzamento delle scienze (Aaas) nel suo rapporto annuale redatto dagli esperti di scienze forensi. Il documento esamina le tecniche con cui vengono analizzate e confrontate le impronte digitali e quello che emerge è che non esiste un metodo univoco per associare un corredo di impronte a un unico individuo.
Da riscrivere tutti i gialli da Sherlock Holmes in poi.

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Le ultime parole famose

“La Svezia non vincerà mai 8 a 0”. Così ha dichiarato il Ct della nazionale di calcio olandese durante la conferenza stampa prima dell’incontro per la qualificazione ai Mondiali del 2018 tra Svezia e Lussemburgo.
E invece… è andata proprio così, persa un’ottima occasione per stare zitto.
(Fonte: Repubblica)

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Il più bel Nobel

Almeno per noi che siamo decisamente di parte. Il 9 ottobre 1997 veniva assegnato il Premio Nobel per la letteratura a Dario Fo con la motivazione "Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi."
Proprio così.

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La rivoluzione zapatista

di Jacopo Fo

Vi racconto un’altra piccola storia. E’ una leggenda, non so se sia una storia vera ma la trovo molto bella.
Quando i nativi americani videro le prime navi spagnole ancorate vicino alla spiaggia dalle quali scendevano le barche piene di marinai, erano in grado di vedere le barche ma non riuscivano a vedere le navi, perché il loro cervello non era in grado di concepirle: guardavano le vele bianche e pensavano che le navi fossero delle strane nuvole.
In pratica, se non si è registrata nella mente l’esistenza di una qualche cosa si rischia di non vederla.
Questo è quello che è successo a tantissimi bravi comunisti, ahimè, che sono andati in Chiapas e sono ritornati facendoci resoconti eroici dell’eroica rivoluzione dei compagni zapatisti.
Sul fatto che gli zapatisti siano compagni non ci sono dubbi, salutano con il pugno chiuso come i comunisti, hanno tutti il passamontagna come avevamo noi negli scontri degli anni ’70 e questa è un’altra solida similitudine.
E invece non è vero. Loro salutavano con il pugno chiuso prima di Cristoforo Colombo, che non c’entra un cavolo con Carlo Marx e l’Internazionale Comunista. E lo stesso vale per il passamontagna, l’avevano già nel 1000 a.C. perché l’eroe non si deve vedere in viso, l’eroe è il popolo.
E si scopre che gli zapatisti stanno da un’altra parte, per esempio sono dei patiti di numerologia: un giorno dovevano andare a Città del Messico per una grandissima manifestazione ed è sorto un grande problema: dovevano partire in 1111 e invece erano molti di più e questo secondo i presagi Maya avrebbe portato sfortuna.
Un altro episodio è relativo alla loro rivoluzione. Decidono di fare la guerra ma non in modo convenzionale. E’ l’unica guerra nella storia del mondo che è stata dichiarata, combattuta per soli sette giorni e in cui muoiono 12 persone per sbaglio e poi basta. Anche se l’esercito messicano continua a sparare loro non reagiscono più.
In realtà non si è trattato nemmeno di una vera guerra: semplicemente sono passati da una situazione di totale pacificità – nessuno in Chiapas aveva lanciato nemmeno un sasso contro la polizia – al conflitto più simbolico. Hanno inventato la prima guerra simbolica della storia del mondo. La prima guerra che nega la guerra. La prima guerra che è durata un giorno. La prima guerra che non ha dato il potere a generali imbecilli e criminali.

Il dibattito per decidere del conflitto coinvolge tutti i villaggi e dura un anno fino ad arrivare a un voto unanime. Se c’era qualcuno che aveva dei dubbi stavano a discutere per mesi fino a che non si convinceva, roba da psicopatici.
Poi iniziano a cucire delle divise perché volevano fare una guerra all’europea, quindi i soldati dovevano avere la divisa. Trovano una partita di cotone verde pisello e tutti a cucire queste divise allucinanti.
E, siccome non avevano armi decidono di fare i fucili di legno così che nelle fotografie sembrasse che tutti avevano i fucili.
E quando un esercito di ventimila uomini e donne con i fucili di legno può sconfiggere un esercito regolare armato fino ai denti?  
Il primo gennaio alle cinque del mattino! Quando tutti i militari sono ubriachi nelle caserme.
Gli zapatisti attaccano contemporaneamente in quattromila per volta cinque città, disarmano le guarnigioni e buttano i fucili di legno perché si sono rubati quelli veri.
Dopodiché trovano un gruppo di soldati ancora svegli e lì c’è l’unica sparatoria dove 12 zapatisti vengono uccisi.
Questa storia sarebbe già abbastanza singolare se non fosse che la rivoluzione doveva essere dichiarata un anno prima ma la mattina, quando attraverso i walkie talkie fecero l’appello dei villaggi, ne mancava uno. Era un bel problema, non si poteva certo lasciare fuori un villaggio: vi immaginate la vergogna degli abitanti e delle generazioni future? No, no, bisognava rimandare di un anno esatto.
E per un anno tutti mantennero il segreto, per un anno intero quattromila persone non fecero parola di quello che sarebbe avvenuto. Impossibile da credere, ma è andata proprio così.