sogni

Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?

Kendo

Premessa per le gentili lettrici:
care ragazze, l’inizio di questo articolo è per voi, probabilmente, un po’ ostico. Si parla di bastonate e arti marziali. Ma solo per poche righe e per riuscire a spiegare un concetto essenziale anche nella cura dei bambini e nella coltivazione dei fiori.
Non riesco a esprimerlo altrimenti perché l’ho appreso in un periodo durante il quale mi dedicavo a prendere un sacco di botte con l’intento di fare un po’ di chiarezza nella mia vita. E non sostengo certamente di aver seguito la via migliore. Ma tant’è… ognuno è figlio della strada che ha fatto e solo quella conosce…
Quindi, se potete, dolci fanciulle, resistete alle prime righe… E non impressionatevi… noi maschi siamo fatti così. Entro certi limiti un dolore lancinante non è un grosso problema se poi speri di ottenere i favori di una donna.
 
I giapponesi hanno una parola, Zanshin, che significa “spirito di sacrificio”.
I maestri di arti marziali dicono che per ottenere il successo l’essere umano deve mettere tutta la sua energia e la sua presenza mentale nell’azione.
Quando apprendevo dal grande Maestro Mario Bottoni l’arte del Kendo, la spada giapponese, egli mi insegnò che l’attacco non deve mai avere termine fino a che c’è un nemico di fronte a te. E per insegnarci questo, Bottoni ci massacrava di mazzate. Cosa che mi portò ben presto ad abbandonare quest’arte marziale, essendo io un pusillanime.
Comunque mi è stato utile imparare a restare fermo mentre il Maestro mi picchiava. Cosa particolarmente dolorosa quando si continua a colpirti sui lividi contratti nei giorni precedenti. Praticamente stai lì e piangi dal dolore. Poi devi ringraziare il Maestro perché ti ha mostrato i tuoi limiti.
E non piangevo solo io ma anche il resto della classe, composta da una decina di giovani coraggiosi e dotati di corporature imponenti (io sono sempre stato un po’ mingherlino…).
Bottoni mi ha insegnato parecchie cose, ad esempio che è uno sforzo inutile tentare di tenere gli occhi aperti mentre ti colpiscono in testa. Meglio chiuderli nel momento dell’impatto e poi essere veloci a riaprirli. Questo perché quando ti arriva una saracca boia comunque ti si annebbia la vista, quindi avere gli occhi aperti non dà nessun vantaggio. Invece se chiudi gli occhi assorbi meglio il colpo e la vista si disappanna più velocemente. E mi ha anche insegnato che dopo una ventina di bastonate tendi a scoprire un’energia pazzesca dentro di te.
Bottoni, usando un numero minimo di parole, mi fece capire che se il tuo obiettivo è arrivare sull’avversario e colpirlo, il tuo colpo sarà debole e impreciso. Se invece non concepisci l’interruzione dell’azione prima di aver annientato l’avversario il tuo colpo raggiungerà il massimo della potenza.
Cioè, quello che pensi, l’obiettivo che ti muove, è più importante della perfezione stilistica e di qualunque altra qualità.
Per vincere devi usare il Chi (l’energia/emozione) e devi essere centrato sulla tua Harà (centro vitale posto tre dita sotto l’ombelico/mente animale) ma ciò che ti conduce alla vittoria è lo Zanshin, la capacità di sentire la tua azione come una sequenza unica di azioni nelle quali manifesti senza interruzione tutta la tua determinazione, costi quel che costi. Vivere o morire è secondario. L’importante è che fino a che tu sei vivo combatti.
Questa visione dell’azione risente fortemente della cultura guerriera giapponese, la cultura patriarcale degli allevatori nomadi che conquistarono il Giappone assoggettando la civiltà matriarcale. Una cultura autoritaria che si scontrò con contadini capaci di combattere a mani nude (karate significa “mano vuota”)…
Sospetto che i samurai, campioni dell’aristocrazia guerriera, non inventarono niente, codificarono le tecniche di combattimento delle popolazioni che sconfissero grazie alla superiorità tecnica delle loro spade e dei loro archi.
E quindi possiamo sospettare che tradussero i concetti essenziali adattandoli al loro modello mentale improntato sulla violenza e sullo schiavismo.
Sospetto quindi che originariamente lo Zanshin non fosse inteso come “spirito di sacrificio” ma più semplicemente come “azione ininterrotta”.
Riportato in questi termini questo elemento essenziale per sviluppare tutta la propria forza, perde i connotati guerrieri e può essere applicato per descrivere anche il gioco di un bambino, le effusioni tra amanti, l’abbraccio a una persona cara che non vedi da tempo.
Io credo che dalle arti marziali possiamo imparare molto ma al di fuori della pratica della guerra esse esprimono un approccio debole alle questioni della vita. Generalmente le arti marziali non indicano in modo sufficientemente nitido la centralità dell’amore nella vita. Anche perché picchiarsi e amarsi contemporaneamente è un po’ difficile.
La potenza più grande in questo universo non è l’azione ininterrotta del guerriero ma la continuità ininterrotta della capacità di amare.
Come abbiamo detto nei capitoli precedenti il primo scopo della vita è scoprire quale è la tua missione, cosa vuoi fare veramente e quindi CHI SEI.
Riuscirci è la prima e la più importante delle vittorie.
Scoprire quali talenti Dio o chi per lui, ti ha regalato. E scoprire l’immenso piacere e senso di compiutezza che dà sapere cosa vuoi veramente fare del tempo che trascorrerai su questo incredibile pianeta, avendo a disposizione un corpo che ti consente di sentire il mondo e gli altri esseri umani.
Quando decidi di impegnarti in qualche cosa che vale la pena DEVI poi sapere che tanto più sarai DENTRO quello che stai facendo, tanto più sarà probabile (non certo) raggiungere il tuo obiettivo.
Hai grande capacità di accedere a questo stato di presenza emotiva e compenetrazione, l’hai sperimentato per anni, nella prima infanzia, quando giocavi in modo incrollabile, assoluto, totale e pieno d’amore.
Grande potenza.
La madre con il bambino in braccio è capace di compiere prodigi di forza, velocità e intelligenza perché nella sua mente non vi è posto per null’altro che il suo amore illimitato per la sua creatura.
E l’uomo che deve difendere la propria donna e i propri figli non è capace di concepire nessuna limitazione alla sua azione.
A volte si perde comunque, ma questa è un’altra storia. E ci sono certo anche padri e madri snaturati, ma sono appunto persone che hanno smarrito la loro natura e ogni limpidezza nella visione di sé.
Per fare quel che desideri non hai bisogno di nessuna scuola, nessun potere, nessun mezzo.
Ti basti abbondantemente, perché l’amore per quel che desideri è l’essenza. Inizi subito a seguire la tua strada, mentre cammini avrai tempo per imparare e trovare.
E se cadi per terra e sbatti il tuo nobile deretano non te ne curare, cerca di capire dove sta l’errore e rialzati. Non interrompere l’azione.
Non guardare alle singole battaglie, sono secondarie.
E’ la sequenza che devi vedere, essa si dipana senza interruzione nel futuro.

A volte scopriamo che per dar valore alla nostra vita, per seguire l’impulso amoroso, dobbiamo porci di fronte a obiettivi di dimensioni colossali.
Come ad esempio dare un mondo migliore ai nostri figli.
Quando ti succede sei un po’ nella merda perché cambiare il mondo non è facile.
Spero di non avvilire la tua autostima sostenendo che è difficile riuscirci in poco tempo.
Qui il discorso dell’azione ininterrotta diventa essenziale: non riuscirai a creare un mondo perfetto ma potrai ottenere via via tanti piccoli risultati e goderne la soddisfazione.
Mi fa incazzare la gente che dice che oggi stiamo peggio di 40 anni fa. Non hanno memoria.
Non si ricordano che i politici rubavano uguale ma non andava mai in galera nessuno, neanche per un giorno, la pedofilia era in fondo tollerata, lo stupro era un reato contro la morale e non contro la persona e se facevi un matrimonio sbagliato non potevi divorziare.
Abbiamo lottato contro quel mondo, e abbiamo perso quasi tutte le battaglie ma abbiamo continuato a lottare e siamo riusciti effettivamente a erodere il sistema, costringendolo a evolversi.
Abbiamo cambiato la scuola, i rapporti tra maschi e femmine, il nostro modo di trascorrere il tempo libero e di concepire l’amicizia, il nostro modo di mangiare e di intendere l’arte e la natura e milioni di persone sono riuscite a costruirsi anche un modo diverso e indipendente di lavorare. Il nostro modo di vedere il mondo è cambiato. Noi siamo persone di tipo completamente nuovo, sentiamo e viviamo in modo nuovo.
Ci sono ancora molti, terribili problemi.
Non abbiamo ancora finito.
Ma il mondo migliora grazie a milioni di uomini e donne che si alzano ogni mattina e nonostante tutto continuano a impegnarsi per migliorare la loro vita e quella dei loro figli.
E nessuna forza al mondo è capace di fermarli, di scalfire la loro incrollabile determinazione.
E continuano a impegnarsi e ad avere passione, incuranti delle offerte oscene del Sistema del Dolore, continuano ad essere fedeli alla loro via, quando si vince e quando si perde.
Eravamo schiavi nelle società feudali, oggi siamo, bene o male, cittadini e i nostri figli vivranno in una società giusta.
I potenti salgono alla ribalta e poi precipitano. Noi continuiamo a costruire il meglio, incessantemente.
Metti questa energia dentro i tuoi sogni. Guarda la tua storia allargando la prospettiva. Tu fai parte di un popolo, tu fai parte di un universo, tu possiedi doni incommensurabili, devi solo rendertene conto. Scoprire i tuoi talenti sarà il primo grande successo. La prima vittoria contro i samurai della mente.

 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?


Anche io sono massone. In un certo senso. Tutti abbiamo la nostra massoneria. Non puoi realizzare i tuoi sogni se non ce l’hai.

Capitolo quinto

Questa e' guerra!
Sono pacifista ma c’e' una guerra che dobbiamo combattere comunque: quella per la felicita'.
E’ una guerra figurata, non ci sono ne' morti ne' feriti e il nemico da sconfiggere sono i messaggi negativi che arrivano da fuori e da dentro di me.
La parola GUERRA in realta' non e' appropriata. Anche qui manca la parola giusta.
Servirebbe una parola che esprimesse una necessita' assoluta, urgente e improrogabile senza contenere il concetto di uccisione del nemico.
Potrei dire: “Questo momento e' caratterizzato da una necessita' centrale nella mia vita che richiede uno sforzo e una dedizione estremi per ottenere di non sprecare l’unica vita terrena che posso vivere.”
Ma non e' che rende molto.

La sfida che abbiamo di fronte e' quella di inventare il nostro modo (unico e personale) di risvegliare una mastodontica forza interiore che ci permetta di affrontare ogni giorno volendo vivere fino in fondo.

Tutti i condizionamenti negativi agiscono su di noi come una specie di anestesia del desiderio.
A questo aggiungiamo comportamenti che hanno lo scopo di anestetizzarci: tv, videogames, lavoro ossessivo, incazzatura continua, autocommiserazione, alcol, droghe, consumo compulsivo di prodotti firmati, sesso senza emozione, ideologia, fanatismo religioso.
Un sacco di cose possono diventare una droga mentale anestetica.
Se vuoi provare a vivere e a vincere, innanzi tutto devi trovare il tuo mantra di disintossicazione.
Qualunque cosa va bene ma devi inventarti la tua.
Non puoi imitare nessuno. Devi sentire che quella pratica ti appartiene, devi sentire che sei attirato, sedotto, che ti da' piacere. Se ti sforzi non funziona.
Pero' un po’ di fatica iniziale serve, perche' all’inizio sei bloccato. Non e' utile costringersi, bisogna impegnarsi a una discussione costante con se stessi, allenarsi a guardare la realta', ripercorrere i ragionamenti e convincersi ogni giorno che trovare l’energia per allenarsi alla positivita' e' urgente e indispensabile.
Se ti costringi, obblighi al silenzio le tue identita' che non hanno voglia di fare niente, acuisci una frattura interna, una contraddizione. Crei una sacca di resistenza. Ti imponi di non mangiare, leghi mani e piedi la tua identita' golosa e poi quando ti distrai un attimo questa piglia il sopravvento e ti trovi che hai assaltato il frigo facendo scempio di salamini piccanti.
Per trovare dentro noi stessi la motivazione giusta possiamo invece ragionare e trovare soluzioni che accontentino tutte le nostre identita', ponendoci piccoli obiettivi che non comportino drastiche rinunce. Ad esempio, se voglio dimagrire posso scegliere di magiare solo cibi buonissimi, con ingredienti di prima qualita' e cancellare dalla mia vita i cibi chimici e precotti. La parte golosa di me sara' entusiasta. Poi posso decidere di masticare piu' a lungo ogni boccone. La parte golosa non puo' protestare perche' il cibo buono, se lo mastichi a lungo, ti regala una serie di sensazioni gradevolissime sprigionando fino in fondo tutti gli aromi che contiene. Se mangi masticando finisce che ti sazi prima e quindi mangi una minor quantita' di cibo. Anche perche' solo dopo circa 20 minuti che mangi la pancia e' in grado di mandare il segnale di troppo-pieno e finisce il desiderio di nutrirsi.
Le persone che ingrassano non mangiano troppo in assoluto… Mangiano troppo nei primi 20 minuti.
Poi puoi decidere di bruciare piu' calorie muovendoti di piu'. Fare ginnastica o correre sono pratiche che si apprendono e si gustano col tempo. Per iniziare potresti porti il piccolo obiettivo di muoverti di piu' quando ti muovi. Ad esempio hai mai provato a ballare lavando i piatti? Tanto i piatti li devi lavare comunque, niente ti impedisce di agitare un po’ i fianchi e sciogliere le spalle mentre lo fai.
E lo sapevi che sbadigliare a lungo migliora la tua respirazione, incide positivamente sul tuo metabolismo e se tendi a accumulare i grassi limita questa tendenza?
Anche grattarsi, stiracchiarsi, sheckerare le articolazioni e ricevere un massaggio sono pratiche che hanno un effetto benefico sull’organismo e ti aiutano a smaltire tensioni emotive e grassi superflui.

(Nota: sulle strategie morbide e graduali per ottenere cambiamenti fisici e mentali ho scritto “Yoga Demenziale, il manuale definitivo della Rivoluzione Pigra”)

Non possiamo pensare di buttare al cesso in un giorno anni di condizionamenti negativi e abitudini dispersive e anestetizzanti.
Tocca fare un passo per volta.
Trovare strategie astute, credibili, sorprendenti, divertenti.

DA DOVE NASCE LA DECISIONE DI CAMBIARE?
Quante volte hai fatto un progetto e poi non lo hai realizzato?
Quante volte hai abbandonato qualche buon proposito? (da domani mi alzo mezz’ora prima e faccio ginnastica…)
Cosa ti ha portato a fallire?
Cosa hai fatto invece quando hai avuto successo, hai organizzato bene il tuo impegno e hai migliorato il tuo modo di essere?

Se io ripenso a quando sono riuscito a combinare qualche cosa di buono mi rendo conto che prima di riuscirci ho passato del tempo a immaginare COSA volevo, COME potevo tentare di ottenerlo e CHE FACCIA AVREI FATTO QUANDO CI SAREI RIUSCITO.

Immaginare cosa precisamente desideri, informarsi, documentarsi, studiare il tuo obiettivo e' essenziale per avere le informazioni necessarie per concepire un’azione corretta e per accumulare l’energia necessaria a compiere l’impresa.

Riflettere su come riuscire ci permette di concepire un piano d’azione efficace.

Fantasticare sulla gioia che ci dara' vincere rafforza il desiderio di riuscirci.

Questo ultimo punto e' veramente importante e poco considerato.

Come dicono i nativi australiani, l’essere umano e' le canzoni che ha cantato.
La nostra vita ha valore se dentro c’e' una storia, la nostra storia. La narrazione di se' stessi e' un’attivita' primaria per l’essere umano. E dalla narrazione che fai nell’intimo della tua mente scaturisce l’immagine che hai di te e quindi la base di partenza per costruire le tue relazioni sociali.
Quando ti chiedi: "Chi sono io?" le risposte che ti dai sono la summa delle tue esperienze e, soprattutto, del senso che dai alle tue esperienze all’interno del racconto della tua vita.
Chi sei, cosa hai fatto, da dove vieni, cosa desideri sono domande che ci sono indispensabili per formarci un’immagine di noi stessi. Se non rispondiamo consciamente a questi quesiti, se viviamo i fatti staccati, se nella nostra vita non c’e' una direzione, un collante, un’attrazione, se non giochiamo a fare la telecronaca delle nostre azioni e a raccontarci agli altri ABBIAMO UNA SENSAZIONE MENOMATA DELLA NOSTRA ESISTENZA. E questo ha effetti devastanti sulla nostra autostima, sul nostro linguaggio corporeo, sul peso emotivo che riusciamo a mettere nelle nostre parole e nelle nostre azioni e probabilmente anche sul nostro alito.
Una volta intensificato e chiarificato il nostro spirito e il nostro progetto, si tratta di passare all’azione.
E qui c’e' una sola regola: fare attenzione a quello che succede. Le insidie, gli ostacoli, i tentativi di raggiro sono piu' facili da scorgere se tieni gli occhi aperti e ascolti i tuoi sensi. Il Diavolo si nasconde nei particolari.

E ricordati che hai bisogno di fare il pieno di energia ogni volta che entri in riserva.
E’ necessario quindi combattere le idee deprimenti che tolgono energia e impegnarsi con assiduita' nelle attivita' che ne danno:
Sorridere fa bene.
Regalare fa bene.
Amare fa benissimo.
Giocare, ridere, respirare, correre, fare arte, coltivare i fiori sono attivita' che fanno bene e potenziano le tue forze.

PRODURRE UN’IMMAGINE DIVERSA DI SE’

La miliardaria e le barbone.
Le persone generalmente sottovalutano il potere del racconto che facciamo di noi stessi.
Kate Miller ha dimostrato che si sbagliano.
Lei e' una miliardaria americana che possedeva decine di boutique d’alta moda.
A un certo punto decide che ha fatto abbastanza soldi e vende tutto.
Ma vuole anche far del bene agli altri perche' sa che la generosita' e' l’unico vero elisir di lunga vita e mantiene la pelle piu' elastica.
E sa anche che il proverbio “L’abito non fa il monaco” e' una solenne stronzata.
L’abito determina l’immagine che hai di te. Ti fa cambiare il modo di camminare e di pensare.
Quindi la Miller si fa costruire una mega roulotte camion a due piani con tutti i comfort di un centro estetico di iper lusso. Aiutata da un gruppo di femministe e psicologhe raccoglie donne senza casa, barbone che vivevano nel sudiciume di quattro cartoni. Le portano nel beauty center viaggiante, le lavano, le massaggiano, coiffeur, manicure, pedicure, lampada, vestiti da 10 mila dollari e poi tutte assieme si mettono con la ex barbona di fronte allo specchio e le fanno i complimenti. Poi le fissano un appuntamento per affittare una casa e un altro per trovare lavoro. Hanno portato cosi' fuori dalla miseria disperata migliaia di donne. Ovviamente poi le seguono con un servizio di assistenza, gruppi di autoaiuto eccetera. Ma il cambiamento avviene istantaneamente agendo proprio sulla forza narrativa dell’abito.
Quando una persona inizia a occuparsi del racconto di se', a coltivarlo, la sua vita cambia velocemente, e quello che appena un giorno prima era impossibile diventa realta'. 

Primo capitolo clicca qui

Secondo capitolo clicca qui

Terzo capitolo clicca qui

Quarto capitolo clicca qui

Quinto capitolo clicca qui

Sesto capitolo clicca qui

 

 


SCATENATI CON I REALIZZATORI DI SOGNI!

Abbiamo dato vita a un nuovo movimento. Abbiamo scelto un nome grandioso: REALIZZATORI DI SOGNI.
Vuoi aderire?
Tu dirai: “Prima spiegami che cavolo di movimento e', come faccio ad aderire se non mi dici cos’e'?”
Ma come? (rispondo io) Che movimento vuoi che sia un movimento di realizzatori di sogni? Si cercano i sogni e poi si realizzano. Cosa non capisci? La parola REALIZZARE o la parola SOGNI?
A questo punto o stai pensando che sono scemo e non entrerai mai nei Realizzatori di Sogni, oppure la cosa inizia a insospettirti. Magari non e' una stronzata pazzesca.
In effetti si tratta di un’abnorme genialata.
Quante volte hai detto che ti hanno rotto i coglioni tutti 'sti politici che fanno duemila programmi e promesse e poi non fanno un cazzo?
Facciamo un movimento che ha un solo obiettivo, semplice.
Ed anche l’idea di movimento che ci sta dietro e' semplice.
Nel Movimento dei Realizzatori di Sogni possono entrare solo i Realizzatori di Sogni. Nella domanda di iscrizione c’e' scritto: “Per essere un Realizzatore di Sogni devi per forza aver realizzato dei sogni, quindi se vuoi entrare nel movimento dei Realizzatori di Sogni devi raccontarci due sogni che hai quantomeno contribuito a realizzare.
Questo significa che non mettiamo insieme la qualunque ma solo ed esclusivamente Realizzatori di Sogni, conclamati in quanto hanno realizzato almeno due sogni prima di entrare nel movimento.
A questo punto la strategia e la tattica, la linea politica e le alleanze vengono da se'.
Il nostro obiettivo e' creare una grande tempesta di cervelli, una fucina di idee, un conciliabolo di streghe e maghi della fantasia e individuare sogni realizzabili, e realizzarli.
Ovviamente in quanto sognatori aborriamo ogni forma di centralismo burocratico, siamo per lo sdoppiamento delle iniziative, l’accoglienza verso la minoranza, l’azione laterale, il ragionamento trasversale, le palle a effetto e la comunicazione subliminale.
Siamo i Beneandanti del 21° secolo.
Siamo una setta artistica, una massoneria letteraria, un’illusione ottica.
Se ti piace l’idea butta qui le tue proposte (commentando questo articolo; per farlo devi registrarti).
E preparati a venire a Alcatraz dal 13 al 15 novembre, realizzeremo un colossale laboratorio creativo. Affila le tue antenne emozionali (tariffa unificata per due giorni di pensione completa 100 euro).

ALTRE INFORMAZIONI SPARSE SUL PROGETTO
Dal punto di vista tecnico i Realizzatori di Sogni si configurano come un’unita' autonoma della Marina Militare della Libera Repubblica di Alcatraz.
Un’unita' scelta selezionata con l’intento di creare una force de frappe per le emergenze. Quando un attacco d’arte fa la differenza tra la sciagura e la salvezza ecco apparire dal cielo gli elicotteri gialli a pallini rosa dei Realizzatori di Sogni. E niente e' piu' uguale.

Tra i sogni dei Realizzatori di Sogni c’e' anche quello di guadagnare denaro facendo cose esilaranti e poetiche come un telegiornale che racconti eventi onirici, coprire una montagna di fazzoletti sporchi di lacrime perche' il sole le asciughi o danzare di notte dentro un torrente per agitare le acque.

Sinceramente il problema e' che questa situazione politica italiana ci ha cacciato in un tale grigiore da signori della guerra che sento impellente il desiderio di far saltare il tappo che hanno messo al mio campo visivo. Ho voglia di grida cromatiche oltre lo spettro dell’infrarosso.
Ne ho pieni i coglioni dei Biechi Blu. Voglio la policromia.

Voglio trovare i migliori artisti viventi in questo momento e metterli attorno a una tavola rotonda e voglio alzarmi e chiedere: “Come mai non siamo in otto?”
E qualcuno risponde: “E’ arrivato perfino Lancillotto!”
Ma Patata Albina!
C’e' qualcun altro che si rende conto che ci hanno affossato nella melma comatosa della fanta destra e della fanta sinistra e dei rapporti orali dei personaggi illustri e c’e' meno voglia di ballare, fare sesso e pronunciare discorsi futuristi e situazionisti, in boxer gialli a pallini rosa, in una via del centro cittadino? Questo e' il nocciolo della questione.
Rileggiamoci Do it! (Fallo!) di Jerry Rubin.
Ripartiamo da li'.
Avevo 18 anni, la mia vita era distrutta ed ero riuscito a fare l’amore pochissime volte.
Adesso ho 54 anni, ne ho viste e fatte di ogni e ho voglia di un grande urlo nella mia vita. Ho voglia di assaltare il Palazzo d’Inverno della mia tristezza, divellere le inferriate dei sotterranei e dei giardini pensili e tuffarmi nella fontana del gioco creativo.
Questo e' un appello ai diciottenni e ai cinquantaquattrenni, gli altri forse sono troppo giovani o troppo vecchi per capire.
Sarai insieme a noi nel fuoco fatuo della battaglia emozionale?
Inventerai la tua danza percettiva?
Insorgi, unisciti alle orde che tramano nella sub-rete scavando gallerie negli archetipi della comunicazione non verbale.
Apriremo i cieli con le nostre scoregge fiammeggianti?
Forse.
Sicuramente prenderemo a pernacchie le strutture mentali, distorceremo i punti di vista, cattureremo scorci ineluttabili, sonderemo abissi di piacere assoluto, bivaccheremo nel Nirvana, faremo sesso nel Satori, scaleremo scivolando sulle nostre slitte le vette dello Zen Bergamasco.
Siamo i Paul Klee, i Mozart, gli Stravinsky, siamo i claun sciamani di Bali, i monaci pazzi del Tibet, i maestri sufi della dissoluzione, siamo la reincarnazione delle schiere dei nostri antenati, quelli che sono stati bruciati perche' non credevano alle regole e ai dogmi. Siamo tornati.
Quando le idee sono morte i sogni iniziano a giocare.

Proclama rivoluzionario:
Appendi la tua visione ai pali della luce.
Arrivera' a casa mia in un momento
Cosi' sapro' che cosa pensi
E potro' cercare nel mio panorama mentale se c’e' un punto dove attaccare il tuo esagono in modo che ridica
L’obiettivo del gioco della Rete,
gia' noto come Gioco delle Perle di Vetro
e' di ricomporre il puzzle tridimensionale
far combaciare i sogni.

Troviamoci sulla Repubblica di Alcatraz
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