fatto quotidiano

Schizofrenici nucleari

Giorgio Meletti, su Il Fatto, ci ricorda quel che scrivevano i nuclearisti prima dell’apocalisse giapponese. Varrebbe la pena di rileggerlo: “Il nucleare è una tecnologia sicura. Con le norme e gli standard attuali, incidenti come quello avvenuto a Chernobyl non possono più ripetersi… le probabilità di un evento catastrofico di quel tipo sono una ogni cento milioni di anni.”
Il problema è che, a quanto pare, la misura immensa del loro errore di valutazione non li ha assolutamente portati, almeno nella loro frangia governativa, a un profondo ripensamento.
Nel quasi totale silenzio dei media si è compiuto un assalto a un treno carico d’oro: il fotovoltaico è il nemico da battere per impossessarsi di mille casse d’oro. La situazione è oltre il grottesco e il demenziale.

 

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Italia game over

C’è modo di fermare il tracollo nazionale?
Irish e Paola, di ritorno dalla Cina, mi hanno detto: “E’ stupefacente e spaventoso quello che stanno facendo lì. Dal punto di vista economico ci mangiano in 5 anni”. E giù a raccontare di un’efficienza mai vista, un’attenzione ai dettagli maniacale, le fioriere lungo i guardrail, le piazze senza una cartaccia, le strade asfaltate dalla sera alla mattina, la città da un milione di persone alimentata da fonti rinnovabili e costruita in meno di due anni.
I cinesi sono veloci, lì puoi già comprare un’utilitaria completamente elettrica. In pochi anni sono diventati il primo produttore mondiale di pannelli solari fotovoltaici, partendo da zero. La Cina vola, l’India vola, il Brasile e l’Indonesia pure. L’Italia zoppica e decide di cancellare i finanziamenti sul fotovoltaico, e in un mese migliaia di persone hanno perso il lavoro, decine di aziende hanno chiuso.

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Guerra con i figli adolescenti

Oggi farò felici i lettori reazionari del Fatto ammettendo un grosso errore combinato da buona parte di noi progressisti. Abbiamo sbagliato qualche cosa con i nostri figli. Erano piccoli e meravigliosi, dolci, amorevoli, creativi. Li abbiamo cresciuti liberi e forti, abbiamo insegnato loro a ragionare in modo indipendente, abbiamo rispettato le loro opinioni, abbiamo sollecitato la loro mente parlando sempre in modo aperto di tutti i problemi. Abbiamo ammesso i nostri errori e i nostri limiti rinunciando a far finta di essere perfetti. Abbiamo fatto il meglio che abbiamo potuto…
Poi, quando sono diventati grandicelli, i nostri pargoli, si sono in molti casi rivoltati contro di noi con una durezza selvaggia. E tu ti trovi lì, in preda ad angosce e paure potenti e soffri come un cane cercando di ricostruire un rapporto.

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Amo Berlusconi

Perché ha nobilitato la trasgressione, i seni siliconati e le minorenni extracomunitarie.
Ci sono versioni contrastanti sull’identità del leghista che durante una seduta della Camera, ha ingiuriato la deputata del Partito democratico Ileana Argentin, paralizzata su una sedia a rotelle, definendola “Handicappata di merda”. Ed è una vergogna che i suoi compagni di partito non lo abbiano espulso. Loro di certo sanno chi al loro fianco ha gridato l’insulto. Ma il decoro scarseggia: a quanto pare la maggioranza dei deputati voterà a favore di una mozione nella quale si sostiene che veramente B. era convinto che Ruby fosse la nipote di Mubarak. E che dire del fatto che sono state mandate in fumo 11 mila intercettazioni nell’inchiesta sulla corruzione della sanità pugliese?

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Non fate fare la guerra ai generali!

Dice bene Luciano Scalettari, nel suo blog su ilfattoquotidiano.it, che non ha senso preparare la guerra per decenni appoggiando Gheddafi e poi, quando la guerra è iniziata chiedere ai pacifisti “Cosa fareste voi per evitare il massacro dei ribelli?”. Tu gli spieghi che è un po’ tardi per evitare la guerra, che ormai è iniziata, e loro insistono: “Sì, va beh, ma adesso sei favorevole ai bombardamenti contro Gheddafi o no?” Se insisti a dirgli che non capiscono, s’incazzano e ti accusano: “Allora lei avrebbe lasciato Hitler al potere, libero di sterminare gli ebrei?”
No, io gli avrei impedito di andare al potere evitando la Prima Guerra Mondiale ed evitando di appoggiarlo agli inizi (faceva comodo contro il “pericoloso” movimento socialista tedesco) e avrei evitato di costruire campi di sterminio in Sud Africa per insegnargli come si fa un genocidio.

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L'Anticasta, l'Italia che funziona

Buon sabato!
Cari Lettori, che dire? Quando abbiamo letto della nuova iniziativa de Il Fatto Quotidiano ci siamo commossi. Si tratta di L'Italia che va, praticamente il Fatto chiede ai lettori di raccontare, con l’aiuto delle segnalazioni dei lettori, le storie di chi nella sua vita quotidiana prova a costruire un Paese diverso.
Wow! Volete dire che finalmente si è capito che serve ed è fondamentale raccontare anche le buone notizie? Non ci potevamo credere...
Nell'articolo si legge: “Anche le storie positive devono diventare una notizia. No, non per riempire una paginetta di episodi edificanti da libro Cuore, non per bilanciare lo squallore che emerge dalle inchieste sul malaffare. È dovere del cronista dare conto della vita di un Paese in tutti i suoi aspetti. Ma soprattutto se vogliamo ritrovare le forze per uscire dall’ombra dobbiamo renderci conto delle grandi cose che siamo ancora capaci di fare insieme. Dobbiamo riscoprire la nostra comunità superando la tentazione di individualismi e rassegnazione.”
Siamo perfettamente d'accordo e siamo anche d'accordo che non si deve smettere di denunciare abusi, scoprire pastette e imbrogli, non si deve smettere di indignarsi, ma questo non significa perdere la speranza. Come dice il giornalista: “Denunciare è la prima metà del nostro lavoro. Per ritrovare lo slancio e voltare pagina occorre, però, anche ricordarci chi siamo. Non è un caso se l’Italia è ancora uno dei paesi più civili e vivibili del mondo. No, non è merito della politica, di uno dei peggiori Parlamenti della nostra storia. Ci sono, sparsi in ogni regione, dal Nord al Sud, milioni di persone che fanno il loro dovere di cittadini e qualcosa di più. È uno sforzo doppiamente difficile perché, dopo anni di crisi morale, la mentalità del Paese sta cambiando nel profondo. Proviamo a pensarci: è difficile trovare nel panorama pubblico una figura che possa essere presa a esempio di passione civile. È per questo, forse, che i protagonisti di queste storie sono spesso sconosciuti. È grazie a loro se noi tutti viviamo meglio e oggi possiamo sperare in una svolta che ci riporti a costruire uno Stato degno delle nostre speranze...”
Sì, perché noi non siamo la nostra politica, siamo persone che lavorano e si comportano “bene”, ok, facciamoci sentire.
Su queste persone si basa un libro pubblicato dalla Emi che vi abbiamo presentato alcune settimane fa, si tratta de L'Anticasta - L'Italia che funziona, di Marco Boschini (anche lui scrive sul Fatto quotidiano) e Michele Dotti (pure lui!) di cui vi riportiamo un brano che parla di un paese vicino a Jesi che ci è particolarmente caro: Monsano.
Buona lettura

Marco Boschini e Michele Dotti - L'AnticastaACQUA CHIARA
di Chiara Sasso

Ammirare lo spettacolo inconsueto dell’acqua di un fosso di campagna colorata di giallo non è cosa di tutti i giorni. Fa subito pensare a qualcosa di non propriamente naturale”.
Quel giallo intriso di sfumature autunnali, quasi affascinante, in realtà era prodotto dal cromo esavalente, altamente tossico e nocivo, sversato così, semplicemente, da un adiacente stabilimento di cromatura presente nella zona industriale di Monsano. Un inquinamento tra i più gravi d’Europa.
Il cromo esavalente, attraverso le falde acquifere, si propagò per decine di chilometri quadrati nella Vallesina, terra allora ancora ricca di coltivazioni di frutta e di orti, verso il mare.
Da questo fatto, avvenuto tre decenni fa, Monsano si è incamminata in una lenta e costante presa di coscienza, diventando un Comune tra i più attenti nelle Marche, e non solo, nella salvaguardia dell’ambiente e del suo territorio.
Monsano, 3.300 abitanti in provincia di Ancona, si trova in collina, a 200 metri di altezza, con un panorama che spazia dal mare agli Appennini e una storia millenaria, con i suoi primi insediamenti di monaci benedettini. Il suo territorio, di 14 kmq, anticamente coperto da foreste di querce e di allori, declina dolcemente verso valle, tra distese di olivi e il moderno, tranquillo centro abitato. A valle, un’importante
zona industriale.
Negli anni Monsano è cresciuta, riuscendo faticosamente a mantenere una sua identità, pur trovandosi a pochi chilometri da Jesi. Lo ha fatto con una scelta operata all’inizio della propria espansione, mantenendo il suo nucleo residenziale in collina e lasciando a valle esclusivamente gli insediamenti produttivi e artigianali. Di recente ha predisposto lo strumento urbanistico atto a produrre un’importante riqualificazione della zona industriale, senza ulteriore “consumo di suolo”, pronta a ospitare le nuove, attuali attività, legate ai servizi e al terziario.
Oggi, l’inquinamento da cromo esavalente, da anni tenuto sotto controllo, “incamiciato” da una paratia che chiude il mezzo ettaro del sito industriale dove sorge l’azienda, da tempo fallita (nessun colpevole, nella più classica tradizione italiana…) vede finalmente la sua soluzione, con l’approvazione del progetto di bonifica finanziato dal Ministero dell’Ambiente, dalla Regione Marche, dalla Provincia di Ancona e dal Comune.
Dal cromo dunque si è partiti. Dai sei atomi presenti in un metallo altamente tossico, si è arrivati alle numerose “galassie” create per operare una lenta, costante trasformazione.
Creare nuove consapevolezze nei cittadini: questo l’obiettivo dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luca Fioretti, che ha iniziato la sua avventura in consiglio comunale più di dieci anni fa, insieme a Sandro Sbarbati, il sindaco che prima di lui, per due mandati, era riuscito a operare un salto di qualità in un Comune intrappolato e diviso per anni dalla più classica contrapposizione ideologica tra democristiani e comunisti.
Il nuovo piano regolatore generale, con l’arrivo di decine di nuove famiglie giovani “slegate” da logiche ideologiche, le iniziative del Comune per l’utilizzo del biodiesel sugli automezzi comunali, l’organizzazione di un gruppo d’acquisto delle famiglie per comprare 100 computer (poi consegnati con la partecipazione di Dario e Jacopo Fo e Franca Rame) hanno smosso le acque, riuscendo a creare quell’humus indispensabile per cercare di traghettare il Comune verso una nuova cultura della sobrietà negli stili di vita e nel rispetto del territorio in cui si vive.
E dunque, l’ambiente, la sua salvaguardia, hanno assunto gradualmente un’attenzione sempre maggiore nell’operato dell’amministrazione comunale. Se, infatti, la presenza della zona industriale continua a svolgere un ruolo determinante nella crescita del paese, una gestione attenta dell’ambiente è divenuta un punto qualificante dell’azione amministrativa e politica del Comune.
Il Comune si è posto l’obiettivo di mettere i temi ambientali sempre in primo piano, attraverso l’attuazione d’iniziative concrete: la consegna di riduttori di flusso ai cittadini; la gita scolastica della scuola media ad Asti a visitare il sistema di raccolta dei rifiuti “porta a porta” e gli impianti di selezione e compostaggio; il laboratorio teatrale scolastico con la creazione di uno spettacolo sul tema dei rifiuti; la consegna della Costituzione ai diciottenni il 2 giugno, Festa della Repubblica; la realizzazione di un impianto fotovoltaico sul tetto della scuola materna; la “Festa del Buon Senso”, che lega ogni anno spettacolo e spazi di riflessione attorno a un tema specifico in campo ambientale, dal consumo critico all’acqua, dalla globalizzazione ai rifiuti, dall’energia al risparmio e all’efficienza energetica.
Questo e molto altro, al di là e al di sopra della normale, ordinaria amministrazione, è stato fatto in questi anni, sempre con l’intento di tenere legato un unico filo conduttore, quello di “instillare consapevolezze” nei cittadini e nel territorio.
Consapevolezze che devono ruotare attorno a un progetto, in grado di valorizzare la propria identità, attraverso il sostegno e lo stimolo alle numerose associazioni presenti, che pensano e organizzano eventi che legano la tradizione, come il Palio e la “Festa dell’Assunta” di ferragosto e il “Monsano Folk Festival”, ad altri che danno spessore al tessuto sociale della comunità, come le letture della Divina Commedia o le rassegne musicali e di poesia.
Perché compito di un amministratore, oggi, è quello di coniugare l’attività di gestione dell’ente locale a una politica che riesca ad affrontare le nuove esigenze e aspettative dei cittadini, attraverso una progettazione concreta ed efficiente, ma anche e soprattutto, riuscendo a non smarrire una “capacità del sogno”, non fine a sé stessa, capace di produrre atti, progetti visibili e vantaggiosi per la comunità.
Partito nell’aprile 2007, il sistema di raccolta dei rifiuti attraverso il metodo del “porta a porta spinto” ha fatto compiere al Comune un notevole balzo in avanti in termini di gestione dell’ambiente e del suo territorio. Al di là dei risultati della raccolta differenziata, ormai stabilizzatisi attorno al 70% e comunque certamente migliorabili, attraverso una seria, programmata attività di comunicazione e di coinvolgimento degli “attori” presenti nel tessuto sociale del paese, si è stati in grado di gestire al meglio la delicata fase di partenza del sistema, che ha visto letteralmente sparire, da un giorno all’altro, i cassonetti e le pseudo “isole ecologiche” dall’intero centro urbano. Il porta a porta, inoltre, confermando appieno le sue virtù, ha portato benefici anche in campo sociale, aumentando le relazioni tra i cittadini.
A compimento di questo suo percorso, Monsano ha raggiunto il suo ultimo, forse più prestigioso traguardo. A settembre 2008, la sezione EMAS Italia del Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit ha deliberato la registrazione EMAS del Comune di Monsano, con n. IT-000968 e validità fino al 28 febbraio 2011.
EMAS (Echo Management and Audit Scheme) è uno strumento creato dalla Comunità Europea al quale possono aderire volontariamente le organizzazioni (aziende, enti pubblici ecc.) per migliorare le proprie prestazioni ambientali e fornire al pubblico e ad altri soggetti interessati informazioni sulla propria gestione ambientale.
In Italia, sono un migliaio le organizzazioni che si sono dotate di una certificazione EMAS. Tra queste, 92 Comuni. Il Comune di Monsano è il primo nella Provincia di Ancona a ottenere questo importante risultato. Attraverso l’EMAS Monsano mette l’ambiente e la gestione del suo territorio in cima alle sue politiche, presenti e future.
Con EMAS si chiude il cerchio: un ciclo virtuoso iniziato molti anni fa, che ha permesso a un piccolo Comune di raggiungere grandi risultati…
Dalle sfumature opache dell’acqua gialla intrisa di cromo alla trasparenza delle sue politiche ambientali.

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Comuni che tagliano le spese triplicandole

Alle porte di Bologna la Rossa, 9 comuni rossi hanno deciso che possono fare a meno dell’assistenza ai disabili e ai minori a rischio.
Quel che avviene oggi a Casalecchio e dintorni è la fotocopia di operazioni simili in molti comuni (di sinistra e di destra)… si privatizza per risparmiare e si chiudono i servizi. Trovo che questa sia una scelta sbagliata, che aumenterà i costi invece di diminuirli, e cerco ora di dimostrarlo facendo qualche conto.
Il problema di questi sindaci è tagliare 1 milione e settecentomila euro all’anno. Cosa fanno?
Innanzi tutto spendono più soldi.

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Siamo un grande popolo!

Gli stranieri ci deridono perché sono invidiosi! (Italians do it better! Gli italiani lo fanno meglio!)
Ci ho un rigurgito patriottico. Tutta colpa di Benigni. E mi permetto di osservare che l’Italia sta attraversando un momento grandioso dal punto di vista della satira. Luca e Paolo a Sanremo, Grillo, Hendel, Luciana Littizzetto, Paola Cortellesi, i Guzzanti, Daniele Luttazzi, Paolo Rossi, Albanese, Crozza, la Dandini, Vergassola, Benni, Vauro, Staino e anche Travaglio che si è messo a recitare i suoi pezzi forsennati… stanno dando tutti il meglio di sé. Non esiste un solo paese al mondo che possa vantare un’armata di comici irriverenti paragonabile a quella italica.
Ma dove può succedere che due comici come Dario Fo e Franca Rame, tanto per restare in famiglia, riescano a mandare in onda un’intera commedia senza audio? Vi ricordate Atlantide tv? Un’ora e 45 minuti di film muto su un canale Sky a causa delle minacce di Dell’Utri… I giornali di mezza Europa restarono a bocca aperta. Sono livelli poetici della satira surrealista che gli stranieri non riescono neanche a immaginare. È che noi italiani siamo veramente diversi. Siamo esagerati in tutto, a partire dall’arte. Ha ragione Benigni quando dice che noi italiani abbiamo lastricato i musei del mondo con i chilometri di opere d’arte che ci hanno depredato.
L’Italia è un paese dove si incrociano strane correnti…

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Uccidere i dittatori non serve!

In Egitto e Tunisia sono crollati due despoti, altri stanno vacillando in tutto il mondo arabo. E’ una buona notizia. Ed è incredibile che siano stati dimostranti disarmati a vincere contro le truppe criminali dei dittatori. Difficile non tornare con la memoria all’evaporare dell’Impero russo.
C’era grande fermento in Germania Est e un alto papavero del regime, un po’ sbadato, si mise a magnificare in tv la libertà dei cittadini dell’Est e pronunciò un’affermazione ambigua che poteva significare che si poteva attraversare il Muro di Berlino. Bastò quella frase per far ribollire le fantasie e migliaia di persone si catapultarono a vedere se era vero che si poteva attraversare il muro. Non era vero vero, ma tutta quella massa di gente si fece prendere dall’esaltazione. Allora un ragazzo si arrampicò sul muro.

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L’uomo che fece incazzare Berlusconi

Tutti i tribunali gli hanno dato ragione ma le sentenze restano inapplicate. Com’è possibile? Lo Stato italiano e l’Unione Europea non applicano le loro stesse leggi e non rispettano le loro stesse decisioni. Vergogna!
Nel 1999 D’Alema era al governo e si decise di regolamentare le frequenze televisive. Un bel concorso, ferrei criteri di idoneità… Ma a questa gara d’assegnazione appare improvvisamente un tipo strano, si chiama Francesco Di Stefano e presenta una pila enorme di documenti e fidejussioni miliardarie necessarie per ottenere le reti televisive. E vince la gara d’appalto! Si scopre invece che Rete4 non ha la documentazione in regola e la sua domanda deve essere bocciata. Quindi Di Stefano dovrebbe cominciare a trasmettere con la sua Europa 7 e Rete 4 chiudere.Ma non succede.
Come è possibile? Come è possibile che uno Stato Costituzionale non rispetti il risultato di una gara da esso stesso istituita? Lo chiedo a Di Stefano, che mi spiega che gli uomini di D’Alema e di Bertinotti in commissione votano contro Europa 7. E nessuno fiata. Siamo di fronte a un fatto gravissimo: lo Stato non rispetta le leggi. Ma non ci sono reazioni da parte dei media: silenzio di tomba.
Però Di Stefano è un tipo cocciuto.

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