Recensioni libri e film

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Il mio nome e' Iran

Libri il mio nome è Iran davar ardalanCarissimi,
in questo sabato prenatalizio vi presentiamo un libro che ci e' piaciuto molto, si tratta di "Il mio nome e' Iran" di Davar Ardalan, edito da Nuovi Mondi.
Avvincente, piacevole e incorniciato da una raffinata prospettiva storica, questo libro e' il racconto appassionato di una donna cresciuta tra tradizione iraniana e valori occidentali.
Narra un'affascinante epopea familiare: tre generazioni di donne le cui vite si intrecciano tra politica, religione e sentimento.
Come racconta l'autrice: "Il mio primo nome e' Iran, e in tanti modi la mia vita e' stata lo specchio della mutevolezza dell'Iran, tra esperimenti di modernita', rivoluzione e Islam. C'e' una foto nel mio album, e' del marzo del 1982, ero in posa come Brooke Shields nella sua famosa pubblicita' per i jeans di Calvin Klein. Nella pagina seguente dell'album c'e' un'altra foto, risale a due anni dopo, e io sono velata. Una giovane sposa durante la nuova rivoluzione dell'Ayatollah Khomeini.
All'eta' di 19 anni lasciai l'America per l'Iran. In un mese persi la testa per la Rivoluzione Islamica, mi comprai un chador nero, voltai le spalle a quelli tra i miei antenati di provenienza americana. Non ero una partecipante tipica della Rivoluzione. Mia nonna Helen Jeffreys era l'erede di una famiglia dell'Idaho. Si innamoro' dell'Iran dopo essersi innamorata di Abul Bakhtiar, mio nonno. Mia madre, Mary Nell, crebbe, a Washington, da cattolica e da fiera sorella di un giocatore di football degli All-American. Cosa fu dunque a condurre una come me - figlia dei valori occidentali - tra le braccia della Rivoluzione?"
Buona lettura e tantissimi auguri di Buone Feste.

CAPITOLO 1
DALL'AMERICA ALL'IRAN
1964-1966

Ho mosso i miei primi passi tra le antiche rovine e i pozzi petroliferi di Masjid-i-Suleiman, la Moschea di Salomone, in Iran. Era l'autunno del 1964 quando la mia famiglia si lascio' alle spalle il vivace trambusto di una citta' come San Francisco per atterrare in un minuscolo aeroporto iraniano. La breve pista era circondata da colline spoglie, punteggiate di pozzi a torre su cui ardeva costante la fiamma dei gas di combustione. Non avevo ancora sei mesi e mia madre, Laleh, ricorda che mi teneva in braccio, mentre mio padre e mia sorella ci precedevano camminando verso il 'terminal,' un casotto di pietra con due piccole finestre e un tetto di lamiera ondulata. Ovunque l'aria era impregnata del pungente odore di zolfo del gas che bruciava. Mentre il sole batteva su di noi senza pieta', mio padre Nader ricorda che una strana sensazione lo afferro' alle viscere e un pensiero gli si affaccio' prepotente: "Che cosa diavolo ci faccio qui?"
I miei genitori, entrambi cresciuti in America, erano fieri della loro eredita' iraniana, anche se parlavano a malapena una parola di persiano. Cosi', quando a mio padre venne offerta l'occasione di lavorare in Iran, tutti e due decisero di coglierla al volo. Erano una coppia di giovani intellettuali hippie, con l'anima pronta all'avventura. Poco prima di partire, il design director dello studio di architetti per cui mio padre lavorava gli aveva detto: "Nader, non ti chiudere la porta alla spalle!"
Le prime impressioni dei miei su Masjid-i-Suleiman peggioravano man mano che il taxi scendeva lungo uno stretto nastro di asfalto che serpeggiava fra le colline, segnato ai bordi da strisce di vernice bianche e nere rozzamente tracciate. Soltanto un asino attraverso' la scena e un uomo dalla faccia di cuoio, un nomade dell'antica tribu' dei Bakhtiari, ci guardo' passare. Indossava l'abito tradizionale: un alto copricapo a cupola di feltro nero, un panciotto a strisce nere e scarpe di tessuto fatto al telaio, chiamate givehs. Benvenuti nel vostro nuovo mondo! Arrivati alla nostra prima casa, trovammo un appartamento con scarso mobilio, senza tende a difendere la nostra privacy. I miei genitori drappeggiarono delle coperte contro le finestre, finche' non arrivarono dall'America le nostre suppellettili.


L'amore e lo Sghignazzo di Dario Fo

Carissimi lettori,
questa settimana vi presentiamo un libro straordinario di Dario Fo (il nostro Nobel preferito) dal titolo "L'amore e lo sghignazzo", editrice Guanda.
Personaggi eretici. Giullari brillanti e divertenti. Trasgressori capaci di tutto. Ma, ancora, santi e angeli. E' molto ricco e vario l'universo che popola questi racconti dove Dario Fo fa sfilare sfilano personaggi complessi, affascinanti e pieni di lati oscuri da svelare: come Mainfreda, della famiglia Visconti di Milano, vissuta nel tredicesimo secolo. La donna fu accusata di essere eretica per aver raccolto l'eredita' di un angelo. Ampio spazio, poi, viene dedicato alla vicenda d'amore che ha unito Abelardo ed Eloisa. Trasgressiva, lontana dagli schemi culturali e dalle tradizioni dei suoi tempi, Eloisa ha avuto il coraggio di perseguire fino in fondo i suoi sogni. Dalla prigione di Argenteuil, dove viene rinchiusa, racconta la sua vicenda d'amore.
''Abelardo -si legge nel libro- primo lettore, gran maestro di teologia, sorridendo s'era levato in piedi e mi aveva fatto cenno di seguirlo e, camminando nel chiostro, aveva cominciato a raccontare la splendida storia della dolce regina che portava il mio nome. Che splendido fabulatore! Meglio di tutti i cantastorie che mi era capitato di ascoltare nelle piazze e nelle feste di matrimonio''.
C'è la scannafiere, domatrice di leoni alle prese con marito fedifrago, e c'è Qu, mariuolo frottolone, comunista utopico. Ci sono i comici greci: non antichi ma modernissimi...
Quante storie conosce Dario Fo? Infinite, come ogni giullare che si rispetti, tutte capaci di inchiodarti lì, fino alla fine, di incantarti con quel suo modo di raccontare irresistibilmente conviviale, ironicamente trasgressivo. Storie così incredibili da essere quasi sempre vere. Così verosimili da rivelarsi assolutamente inventate. Per ridere e per appassionarsi.
Storie che corrono via veloci, una dopo l'altra, sospinte da quell'estro fabulatorio, quel tocco drammaturgico leggero e vigoroso, proprio dell'attore-autore premio Nobel.
"In realtà sono testi teatrali truccati da testi letterari", assicura Dario. "Basta leggerli ad alta voce per accorgersene. Il primo, quello su Eloisa, Franca l'ha anche recitato durante uno stage teatrale all'università di Alcatraz". E alla Rame, compagna di una vita e tante passioni, il libro è anche dedicato. "A Franca, con amore..." scrive Dario in testa alle sue storie che, non a caso su cinque, tre sono virate al femminile. Esilarante la storia di Qu detto il Randazzo, simpatico cialtrone, esperto nell'arte d'arrangiarsi cinese.
"Una storia amatissima da Mao Tse Tung - assicura Fo - uno dei cavalli di battaglia del Gran Timoniere". Ma Qu sostiene che per esser comunisti bisogna essere matti... "Matti totali, dice. Cioè fuori dalla norma. Se uno ragiona come di norma... bacchettate sulle dita! Fuori! Perché essere comunista vuol dire godersi la vita, fare feste, cantare, ballare e fare l'amore... Tanto amore. E ridere. Uno che non è capace di ridere e di far ridere non può essere un comunista". Bel programma. Da suggerire alle nostre sinistre così seriose. "Già. Basterebbe poco. Imparare a vedere il ridicolo e non aver paura di vivere. E tutti allora, come accade nella storia di Qu, vorrebbero diventare comunisti".


Patch Adams "Vivere la gioia"

Carissimi,
il 7 ottobre 2006 Patch Adams e’ stato ospite dell’Apnu, Associazione per il Neo-Umanesimo, un’associazione di volontariato che si occupa di solidarieta’ internazionale e della diffusione della disciplina dello yoga.
Da quell’incontro e’ nato il video che oggi vi presentiamo.
Il ricavato delle vendite, al netto delle spese, sara’ devoluto al Gesundheit! Institute, l’ospedale diretto dallo stesso Patch Adams, e al progetto “Abha Seva Sadhan”,  una clinica situata nella zona piu’ povera dell’India e sostenuta da Apnu.
Nel 1999 e nel 2000 incontrammo Patch qui ad Alcatraz, in occasione del primo Festival della Comicoterapia, e fu un’esperienza straordinaria, difficile da raccontare perche’ ogni parola sembra piccola e banale al confronto delle emozioni provate.
E’ stato un incontro che ha cambiato la vita ad alcuni di noi, che ci ha fatto girare la testa per guardare da un’altra parte.
“Vivere la gioia” e’ il titolo del DVD, ed e’ perfetto per raccontare quello che Patch e’ riuscito a compiere.

Patch e’ un uomo grande, coi baffoni e i capelli lunghi, meta’ bianchi e meta’ blu, porta vestiti coloratissimi e un orecchino a forma di forchetta. Un claun 24 ore al giorno, ed e’ un claun che, quando serve, sa pungere, che non e’ certo accomodante, anzi!
A proposito del film interpretato da Robin Williams dice: “Se ti strappo un capello e ti chiedo: ‘Questo sei tu?’ mi risponderai “Si’, sono io ma non rappresenta tutto me stesso’. Se un film che porta il mio nome non parla della pace e della giustizia non e’ un film su di me.” Incarta e porta a casa…
“In fondo” dice “e’ semplice prendere la decisione di non aver piu’ una brutta giornata… non credo che gli animali o le piante vadano in giro dicendo di avere una vita dannatamente pesante, soltanto gli esseri umani sono abbastanza stupidi per fare questo”.
E cosi’ via… Patch e’ una forza della natura… dice cose che andrebbero messe nei programmi di governo ma che sarebbe gia’ molto che mettessimo nei programmi della nostra vita.
Non so se si capisce ma siamo proprio innamorati di quest’uomo e ringraziamo Anpu che ci permette di ascoltarlo ancora.
Buon divertimento…

 


A gentile richiesta

Segnaliamo l'uscita del libro "Allatti ancora?", a cura della Leche League Italia e dedicato all'allattamento al seno prolungato (dopo i nove mesi di eta' del neonato).
Non e' vero che provoca dipendenza, non e' vero che preclude l'assunzione di cibi solidi e non e' vero che rende il bambino rammollito. Al massimo ti punge con la barba.
"Allatti ancora?" costa 24 euro e per ora puo' essere richiesto alle consulenti de La Leche League Italia tel. 199 432 326; 055-781737; 06-5258365 http://www.lllitalia.org .

(Segnalata da Carla, grazie!)


RESET - Beppe Grillo

Carissimi,
questa settimana vi presentiamo "Reset", l'ultimo DVD di Beppe Grillo.
Oltre allo spettacolo portato in tournee da Grillo nei mesi scorsi, il DVD contiene anche il video della sua mitica partecipazione all'assemblea degli azionisti Telecom tenutasi il 16 aprile di quest'anno e alcune "pillole rosse" sui casi piu' scottanti dell'anno: La base Usa a Vicenza, Inceneritori, Indebitamento e Mappa del Potere sono i temi degli altri 4 video presenti, di cui vi proponiamo oggi alcuni brani.
Buona lettura.

La Base di Vicenza
Se noi mettessimo tre o quattro missili nucleari a Miami, quattro o cinque basi italiane con armi nucleari a Chicago, secondo me gli americani non si incazzerebbero neanche... diventerebbero pazzi!
Allora, perche' ci si stupisce se Vicenza protesta? E' normale che la gente protesti, queste cose vanno discusse con la popolazione!
Quel che e' successo in Val di Susa e' un segnale molto positivo, indica che non si puo' passare in mezzo alle comunita' mettendo basi militari, treni o gallerie, senza discuterne.
In Italia abbiamo gia' basi Usa, Soru ha fatto chiudere quelle in Sardegna. Basta missili nucleari, sommergibili... se uno andava a pescare gli passava davanti un sommergibile nucleare, poi arrivava la Finanzia e gli diceva che era pericoloso pescare li'... "E' pericoloso pescare?!?!"
Io ho saputo che nelle varie basi militari Usa in Italia c'erano 90 testate nucleari! L'ho saputo dagli svizzeri!
Gli svizzeri erano preoccupati, non me lo sarei mai aspettato!!!
(Continua)

Inceneritori
"C'e' una trappola: Vogliono fare 80 inceneritori. Gli inceneritori producono delle microparticelle che fra 20 anni causeranno tumori, ne ho le prove, e li hanno sovvenzionati con il 7% della bolletta Enel. Dal '92 sovvenzioniamo i petrolieri con i nostri soldi per fare questi cazzo di inceneritori.
Dopo che abbiamo fatto un po' di casino, hanno bloccato tutto e stanno discutendo la nuova legge. Stanno cambiando di nuovo le parole... nel '92 hanno aggiunto la parola "assimilate": sovvenzioni alle energie rinnovabili e 'assimilate'. Con la parola "assimilate" noi l'abbiamo presa in quel posto e i petrolieri hanno preso i soldi. Adesso hanno depositato la legge cambiando la parola "realizzati". Prima era: "Tutti gli inceneritori che vengono realizzati non saranno piu' sovvenzionati", ora hanno cambiato "realizzati" con "autorizzati". Vermi!
Meno male che Marini ha detto: "Non ci cado in questa trappola!" Marini, ti terremo "sotto scorta" e sott'occhio fino a fine anno. Marini, stai molto attento!

Indebitamento

Grandissima notizia!
A novembre 2006 abbiamo fatto debiti per 430 miliardi di euro! 800.000 miliardi di vecchie lire! In un mese solo. Ci stiamo indebitando. Indebitiamo i figli, i nipoti, i pronipoti, gli zii, i nonni. Le pubblicita': "Ti prestiamo dei soldi anche se hai dei 'problemini'. Ti prestiamo i soldi e tratteniamo due quinti del tuo stipendio."
Siamo nel deliro totale!
(Continua)

Mappa del potere

Vorrei fare chiarezza su cos'e' la Borsa.
Sento sempre parlare della borsa che va su e va giu'. Uno delira e la borsa va su, un altro fa una scoreggia e la borsa va giu'. Non si capisce niente, la borsa e' assolutamente fuori controllo. Ci sono conflitti di interessi che non sono conflitti. C'e' un sistema di "scatole cinesi".
Vorrei farvi alcuni esempi. Mi viene spontaneo parlare di Telecom ma non ce l'ho con Telecom. Prima parlavo di Parmalat, ora parlo di Telecom. E' piena di debiti, ma distribuisce dividendi alle sue "scatole cinesi", quindi una societa' ha 40-50 miliardi di euro di debiti, come fa a distribuire dei dividendi agli azionisti?
(Continua)

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Link diretto al carrello online

Il prezzo al pubblico del dvd sul sito di Beppe Grillo e' 14,25 euro per chi paga con carta di credito e 19,50 per chi paga in contrassegno.
Commercioetico.it lo propone a 14,30 euro per chi paga con carta e 17,00 per chi paga in contrassegno.

 


Coca-Cola - L'inchiesta proibita

Cari lettori,
oggi vi riproponiamo un libro a noi molto caro, scritto in modo scorrevole, quasi un romanzo ma quello che troverete e' tutto, incredibilmente vero...
Buona lettura!

Coca-Cola
L'inchiesta proibita

di William Reymond
Per acquistare il libro direttamente online
http://www.commercioetico.it/libri/altri-autori/coca-cola.htm

Capitolo 3
Assenza

Atlanta, 7 marzo 2005
Il mondo e' rosso e Karl Marx ha sbagliato colore. Oggi, in mancanza di un'ideologia comune, e' la Coca.Cola a trovarsi ovunque. Da Baghdad a Pechino, passando per Washington e Berlino. Il concentrato di Pemberton ha trionfato su guerre, religioni e blocchi.
A sessant'anni dalla sua creazione, l'Organizzazione delle Nazioni Unite conta 191 membri mentre la Coca-Cola e' presente in 200 paesi.
E, curandosi di non sprofondare in un trionfalismo troppo arrogante, la Coca-Cola coltiva la vittoria totale. Cominciando, nel cuore di Atlanta, dalle bacheche del suo pantheon.
L'ambiguita' si riscontra gia' nel patronimico del mausoleo, dal momento che e' tutta una questione di semantica. Il museo si chiama The World of Coca-Cola (il mondo della Coca-Cola).
Questo significa che il mondo appartiene alla Compagnia? O ancora, che al di la' della terribile realta' del nostro, ne esisterebbe uno parallelo? Uno in cui il tempo scorre al ritmo delle bottiglie stappate? Uno in cui Babbo Natale, con la sua simpatica pinguedine e le sue guance rosse, esisterebbe davvero? Dove i sorrisi sarebbero piu' bianchi, le ragazze piu' belle e i sentimenti piu' nobili?
Un mondo in cui  la Coca-Cola sarebbe il nuovo oppio dei popoli?
Sebbene la risposta non figuri ovviamente nel programma di visita, gli indizi non mancano...
...
La compagnia ha sempre amato le belle storie. Prima di tutto perche' le permettono di rafforzare il mito e il suo potere di attrazione. Poi, e questo e' quantomeno imbarazzante, perche' offrono l'occasione di rivedere certe pagine ingombranti di un passato meno glorioso di quanto si voglia far credere, di purificarlo dei suoi episodi oscuri per promuovere i momenti di gloria. Una pratica ultracentenaria che si e' amplificata col successo della bevanda. In un primo momento, quando la Coca-Cola, lasciando il suo ruolo di bibita regionale, decise di diventare la bibita fresca preferita dell'America. Poi, quando la Coke decise la mondializzazione avanzata, nel momento in cui la Compagnia diffonde la sua leggenda, con un gusto spiccato per il politicamente corretto, negando con cura certi fatti legati alle sue origini.
...
Contrariamente a quanto afferma la Compagnia, la nascita della Coca-Cola, nel maggio del 1886 ad Atlanta non deve assolutamente nulla al caso. L'arrivo sul mercato della bevanda di Pemberton e' il risultato dell'accanimento di un uomo, dell'intuizione di un altro, di una serie di circostanze politico-religiose e, semplicemente, dei costumi di un'epoca.
Bisogna immaginare un mondo in cui non esisteva l'aspirina. Un mondo in cui la medicina era primitiva e gli elisir promettevano vigore sessuale, piu' fiato ed eterna giovinezza. Un mondo in cui qualsiasi pozione vantasse mari e monti si vendeva come il pane. E' in questo mondo che e' cresciuto Pemberton. Ed e' in questo mondo che e' nata la Coca-Colo. John Pemberton non era un creatore di bibite, ma un inventore di pillole magiche e altri strani intrugli, e se, fin dalla sua origine, la Coca-Cola e' stata venduta come una bibita rinfrescante e' perche' c'era la moda della "soda fountain" (un distributore di preparati di vari gusti da mischiare col ghiaccio, un fenomeno puramente americano).

Coca-Cola - L'inchiesta proibita
di William Reymond

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"Gesu' e le donne" di Dario Fo (Seconda puntata)

Cari lettori,
riprendiamo questa settimana il racconto di "Gesu' e le donne" di Dario Fo.
320 pagine da godersi una a una, tra i disegni e gli scritti del premio Nobel che ripercorrono la storia di Gesu' e del suo straordinario rapporto con le donne. Cioccolata calda per l'anima.
Buona lettura.

Sotto le piramidi, in cima all'Himalaya o immerso nel Gange?
Ancora oggi gli studiosi della vita di Gesu' si chiedono dove il Messia possa aver trascorso tutto il tempo della formazione, cioe' i vent'anni che vanno dal dialogo con i dottori a Gerusalemme all'incontro con Giovanni Battista. Alcuni studiosi azzardano che Gesu' sia rimasto lungamente in Egitto dove avrebbe appreso la scienza dei maghi, sciamani e taumaturghi. Altri lo immaginano in viaggio verso Oriente fino all'India e al Tibet, dove avrebbe frequentato scuole e grandi maestri del trascendente.
Allo stesso modo, anche i fedeli che lo seguono e i dubbiosi che ascoltano le sie parole gli chiedono:
"Onde ha costui [appreso] queste cose? E quale e' la sapienza che gli e' data? Ed onde e che tali potenti operazioni son fatte per man sua?" (Mr 6,2 sgg.).
In verita' i ricercatori piu' accreditati fanno notare che il modo di presentarsi di Gesu' in pubblico non ha niente a che vedere con l'atteggiamento (meglio l'attitude) dei normali santoni, maghi o guaritori del tempo. Oseremmo dire che Gesu' ha un suo stile, del tutto particolare, tanto nel porsi davanti ai suoi ascoltatori quanto nel modo dire4alizzare miracoli o prodigi. Prima di tutto egli e' costantemente schivo, Quasi sempre, dopo aver guarito una donna o un uomo, li congeda dicendo: "La tua fede ti ha salvato" e prega i miracolati di non divulgare l'accaduto.
...
Incontro con l'Emorroissa
Gesu' ha da poco iniziato a predicare l'Evangelio quando in mezzo alla folla rimane per un attimo sorpreso, sentendosi strattonare timidamente il lembo del mantello. E' una donna che da dodici anni soffre di continue perdite di sangue: un'emorroissa. Ella ha pensato "Se solo riesco a sfiorargli il mantello, io saro' guarita". Infatti appena sfiora Gesu' ecco che la perdita di sangue si arresta. MA nello stesso istante Gesu' dice: "Una forza e' uscita da me. Chi mi ha strattonato?". Gli apostoli gli rispondono: "Vedi bene che la gente ti stringe da ogni parte. Come puoi dire: chi mi ha toccato?"...
La donna ha paura e trema, poiche' e' conscia di quello che le e' capitato. Finalmente esce allo scoperto, si butta a terra davanti a Gesu', e gli racconta tutta la verita'. Gesu' l'aiuta a levarsi e dice: "Sta di buon cuore, figliola, la tua fede ti ha salvata" (Lc 8,43-48, Diodati)
...
Undicesimo, non dar confidenza alle donne foreste
Affaticato dal cammino, Gesu' si siede stanco sul fiancale di un pozzo. Ed una donna di Samaria venne, per attigner dell'acqua.
E Iesu le disse: Dammi da bere."
La Samaritana sorpresa rispose: "Come, essendo iudeo, domandi tu da bere a me, che son donna samaritana? Concio' sia cosa che i iudei non usino scambiar verbo alcuno co' samaritani".
Iesu rispose, e le disse: "Se tu conoscessi il dono di Dio, e chi e' colui che ti dice, Dammi da bere, tu stessa havresti chiesto, ed egli t'havrebbe dato dell'acqua viva".
Piu' avanti Gesu' rivela alla donna di essere il Messia. Conversa ancora lungamente finche' sopraggiungono i suoi discepoli che "meravigliarono ch'egli parlasse con una donna: ma pur niuno disse, Che domandi? O Che ragioni con lei?" (Gv 4,5 Diodati).
Il sorprendente non e' tanto ilo fatto che i suoi discepoli ritenessero indegno quel dialogo, quanto soprattutto che nessuno di loro volesse conoscere la questione di quel conversare, poiche' di nessun valore era ritenuto uno "sparlacchiare" con femmine.


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Bartleby, Lo Scrivano

Carissimi,
questa settimana ci vogliamo regalare una coccola, come tutte quelle che ci fa Full Color Sound con i suoi audioracconti.
Serena Dandini sulle musiche di Lele Marchitelli e Danilo Rea ci racconta di "Bartleby lo scrivano" di Herman Melville.
Controverso, inquietante, enigmatico e per questo affascinante.
Dopo Moby Dick, Melville crea uno dei personaggi piu' misteriosi della storia della letteratura: lo scrivano Bartleby.
Dietro il suo mite ma irremovibile "Preferirei di no" c'e' un uomo che vuole mantenere inaccessibile agli altri una parte di se', diventando il simbolo stesso dell' inconciliabilita' tra istinti individuali e regole sociali.
Insieme al cd il testo in italiano e in inglese del racconto.
Buon ascolto e buona lettura

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Bartleby, Lo Scrivano
Sono piuttosto avanti con l'eta'. La natura della mia professione, negli ultimi trent'anni mi ha messo in contatto con un genere di individui interessanti e piuttosto singolari, dei quali, per quanto ne sappia, finora nessuno ha scritto: mi riferisco ai copisti legali, o scrivano.
Ne ho conosciuti davvero molti, e, se volessi, potrei raccontare tante di quelle storie, da far sorridere... o commuovere. Ma fra tutti scelgo di raccontare momenti della vita di Bertleby, il piu' stravagante scrivano di cui abbia mai avuto notizia. Era, Bartleby, una persona di quelle su cui non si riesce ad accertare nulla.
Prima d'introdurre lo scrivano, come mi apparve per la prima volta, sara' pero' il caso che faccia un cenno a me stesso, ai miei impiegati, al mio lavoro, ai miei uffici, e all'ambiente in generale, Prima di tutto: fin da giovane, sono stato sempre profondamente convinto che la via piu' facile sia la migliore. Sono uno di quegli avvocati privi di ambizioni, che non fanno mai appello a una giuria, ne' stanno li' a cercare di strappare applausi al pubblico; piuttosto trafficano, tranquillamente, con titoli azionari di gente ricca, o ipoteche, o titoli di proprieta'. Chiunque mi conosca, mi considera persona cauta.
Poco prima dell'epoca in cui ha inizio questa piccola storia, il mio lavoro era molto aumentato. Mi era stato infatti conferito l'incarico, ora abolito dallo stato di New York, di Magistrato della Corte d'equita'. Una carica non gravosa, ma assai piacevolmente remunerata.
Il mio ufficio era al primo piano di Wall Street. Le finestre si affacciavano da un lato sul muro bianco di un ampio cavedio, che prendeva luce da un lucernario; in cambio, la vista dall'altro lato offriva un buon contrasto: un muro alto, annerito dagli anni e perennemente in ombra.
Nel periodo appena precedente l'arrivo di Bartleby avevo al mio servizio due persone in qualita' di scrivani e un ragazzo promettente che faceva da fattorino. Il primo: Turkey "Tacchino", il secondo Nippers, "Pinza", il terzo Ginger Nut, "Zenzero".
In verita' erano nomignoli che i tre impiegati si erano reciprocamente affibbiati e che esprimevano bene i rispettivi caratteri....

il resto dalla voce di Serena Dandini....
Buon ascolto

 


Dario Fo - Gesu' e le donne

Care lettrici, cari lettori
questa settimana vi presentiamo un magnifico libro di Dario Fo, dal titolo "Gesu' e le donne".
Si tratta di un grande volume-strenna di oltre 300 pagine di grande formato dove il premio Nobel ci racconta, anche con decine di disegni e tavole a colori,  la storia di Gesu' con particolare riferimento al suo rapporto con il mondo femminile.
Nel corso di molti anni di ricerche, Dario si e' reso conto che esistono una serie di equivoci e distrazioni non sempre casuali nella lettura del Vangelo. Tra le varie mistificazioni che si sono prodotte, la piu' eclatante e' stata quella di occultare, o far sparire del tutto, la presenza delle figure femminili dalla vita di Gesu'. Soprattutto attraverso lo studio dei Vangeli apocrifi e delle immagini dei primi secoli del Cristianesimo si scopre al contrario non solo la loro costante presenza al fianco del Messia, ma anche la predilezione che aveva per loro e la rivoluzione che egli ha operato dando a esse dignita' e parita' in una societa' misogina come quella in cui viveva.
Lo studio della relazione tra Gesu' e le donne assume in questo libro i tratti illuminati e visionari ritmo e i gesti, gli accenti e l'intonazione di uno spettacolo teatrale. Come dice il Maestro: "Personalmente sono convinto che Gesu' sia esistito davvero e che possedesse straordinarie doti di fabulatore. Come avrebbe potuto altrimenti catturare l'attenzione appassionata di migliaia di uomini e donne, per non parlare dei bambini? Le folle non lo seguivano solo per i suoi miracoli, ma per la commozione e la gioia che sapeva comunicare con le sue storie. Di San Francesco si diceva che 'di tutto el suo cuorpo facea parola'. Questo valeva anche per Gesu'. Egli porto' ai disperati l'agape, ovvero l'amore, e di questo amore gran parte ne regalo' alle donne."

Vi anticipiamo un breve brano del libro... ma non avete idea della meraviglia.......
Grazie e buona lettura


Dario Fo
Gesu' e le donne

Per offrire un'idea reale dell'ambiente in cui predicava Gesu', dobbiamo chiarire meglio l'importanza che nel coro dei seguaci avevano le femmine. Le donne, insieme ai diseredati, soffrivano,in quel tempo di profonda decadenza, si una mortificante emarginazione.
Peraltro, dall'invenzione della proprieta' in poi, la societa' vincente dei maschi ha fatto l'impossibile per segregare il mondo femminile ai gradini piu' bassi, in soggezione, cancellando quella forma di convivenza originaria che poneva entrambi dentro l'ellisse cosmico di cui la donna era il nucleo vitale. Originariamente non era cosi': infatti, in ebraico e in arabo, la parola misericordia ha la stessa radice di utero, cioe' la fonte della vita nuova. Per cui la donna e' la fattrice, e nelle scritture primordiali e' il primo essere a venire al mondo. E anzi, nelle religioni matriarcali addirittura Dio e' femmina. Ne troviamo tracce evidenti nella figura della dea greca Gea o nella Kali' indiana, creatrici successivamente spodestate da divinita' maschili e rissose. Ugualmente nella tradizione mediorientale piu' antica, quella dei sumeri (l'epopea di Gilgames), troviamo gia' i miti fondamentali che poi confluiranno nella Genesi biblica, e troviamo la dea madre Mah, colei che stabilisce i destini.
Traccia di questo perduto rispetto per la donna la troviamo anche nella consuetudine di considerare ebreo chi ha madre ebrea, a prescindere dall'origine etnica del padre. E questo principio veniva seguito anche nel caso in cui la madre avesse subito violenza sessuale. Gli ebrei, popolo avvezzo a essere dominato e vessato, riconoscono che se una femmina ebrea subisce stupro da uomini di razza ostile, il figlio che la donna genera e' sempre ebreo, poiche' nato da utero di madre ebrea.
Rispetto ai vari movimenti che nascevano e si esaurivano in quel tempo nei domini romani, la novita' era costituita dalla presenza, tra i discepoli di Gesu', di uno straordinario numero di donne a lui devote.
Ma come vivevano, che collocazione sociale avevano le femmine all'epoca?
Cominciamo con il ricordare che l'obbligo del velo per le donne cristiane in tutto il Medioevo e ancora fino a qualche tempo fa nelle societa' rurali proviene direttamente dalla cultura ebraica, che ritiene indegna una femmina che si presenti in pubblico a capo scoperto, "poiche' i capelli al vento sono veicolo di provocazione sessuale" (destavano desiderio negli uomini).
la classica lascivia del capello sciolto!
Le donne ebree dovevano evitare rapporti sessuali dopo il parto per quaranta giorni se il neonato era maschio, il doppio se era femmina (maggiormente impura).
....

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Libri: "Cacciatori di corpi", della giornalista Sonia Shah

Oggi proponiamo una breve scheda di un libro per alcuni aspetti scomodo, per altri sconvolgente.Si tratta di "Cacciatori di corpi" della giornalista Sonia Shah.

Buona lettura!

"Questo libro", scrive John Le Carré nella prefazione, "è un atto di coraggio da parte di chi lo ha scritto e dei suoi editori. Da quando ho pubblicato 'Il Giardiniere Tenace' ho ricevuto bozze di libri, talvolta interi dattiloscritti, da specialisti del giornalismo investigativo determinati a sollevare il velo che copre il lato oscuro dell'impresa più lucrativa del mondo: l'industria farmaceutica. Quando mi sembrava che il lavoro che mi era stato sottoposto fosse meritevole di pubblicazione, e scritto in un linguaggio scorrevole, non appesantito da montagne di termini medici astrusi, lo inoltravo a qualche agente letterario o a lettori editoriali. Eppure, a quanto mi consta, nessuno di questi autori ha mai visto realizzato il suo progetto. E se a distanza di mesi ne indagavo con discrezione le ragioni, la risposta, confezionata nei modi più diversi, in sostanza era sempre la stessa: 'troppo rischioso'. [...] Con un linguaggio chiaro, facilmente accessibile, e una ricca casistica accuratamente documentata, Sonia Shah assesta con questo libro un bel colpo per conto di tutti coloro che sognano di imbrigliare l'enorme potenzialità positiva insita nell'industria farmaceutica, di vedere i prodotti messi finalmente a disposizione di coloro che ne hanno più bisogno e di ridurre l'avidità che ne alimenta le pratiche peggiori".

La vita di molti di noi continua grazie alla medicina moderna, una vera e propria arte scientifica che, nonostante sia progredita in modo discontinuo, ha sempre fatto affidamento su solide basi di ricerca clinica. I medicinali che permettono di sopravvivere a un taglio cesareo praticato d'urgenza, quelli che consentono di respirare nonostante l'asma allergica e quelli che correggono i deficit ormonali, tanto per citare alcuni casi, ci vengono somministrati oggi in modo sicuro ed efficace.
Il perché, in realtà, lo sappiamo tutti. Tali farmaci emergono dal pantano di un'innumerevole serie di esperimenti falliti, ognuno condotto su decine e decine di esseri umani vivi, alcuni dei quali è probabile ne siano stati danneggiati in modo irreparabile. Il fatto che la ricerca medica comporti un prezzo alto da pagare è una verità che non amiamo riconoscere, che non ci piace, che suona sinistra. Eppure, siamo costantemente alla ricerca di pillole che alleviino i nostri malesseri o stimolino il nostro rendimento. Da tempo, persino da quando gli scienziati britannici alla metà dell'Ottocento iniziarono a coprire col segreto il loro lavoro di macelleria sugli animali vivisezionati, viviamo questa contraddizione. Il problema vero è che il peso dei possibili abusi tende a ricadere su quanti tra si ritrovano più poveri e socialmente vulnerabili.
Secondo Usa Today, i protagonisti del "Big Pharma" mondiale come Pfizer, GlaxoSmithKline, Wyeeth, Merck e altri, che oggi già conducono fra il 30 e il 50% dei propri esperimenti al di fuori degli Stati Uniti e dell'Europa Occidentale, avevano in progetto di arrivare entro il 2006 a effettuare all'estero il 67% della loro sperimentazione. "Il trasferimento all'estero della sperimentazione sui farmaci sta iniziando ad accelerare", confermava il Washington Post nel maggio del 2005.

Se la tendenza delle grandi multinazionali del farmaco a condurre la sperimentazione clinica sull'uomo nei paesi poveri o in via di sviluppo è ancora allo stadio iniziale, c'è comunque poco da essere ottimisti: sta crescendo più in fretta che mai. Molti leader politici dei paesi in via di sviluppo, di fronte all'incombere di gigantesche crisi sanitarie, sono spinti a stringere accordi per aumentare il numero delle sperimentazioni, anziché diminuirlo.
Sonia Shah - rinomata scrittrice e giornalista d'inchiesta, già autrice di "Oro nero. Breve storia del petrolio" (Mondadori, 2005) - ci fa notare che le conseguenze vanno al di là delle sorti individuali dei soggetti coinvolti negli esperimenti, più inquietanti sono le possibili ripercussioni per i sistemi sanitari dei paesi che "ospitano" le sperimentazioni nel loro complesso. Infatti, mano a mano che cresce l'importanza della sperimentazione clinica, una porzione crescente delle già scarse risorse a disposizione viene distolta dall'assistenza ai pazienti. A rincarare la dose, le decisioni politiche degli stessi governanti di cui sopra: norme restrittive nella legislazione sui brevetti e scarsa attenzione all'osservanza dei principi etici nella sperimentazione. Insomma, sembra proprio che ad incoraggiare l'oscuro business multinazionale sempre più spesso ci pensino, fatalmente, coloro che per primi se ne dovrebbero guardare.

Con chiarezza, abilità narrativa e una puntuale casistica a supporto, come accennava Le Carré, Sonia Shah ci prende per mano in un'impareggiabile e sconvolgente indagine, frutto di anni di ricerche sul campo da un capo all'altro del mondo - dall'Africa alla Russia, dall'India ai paesi dell'Est europeo. Scrive l'autrice: "Nelle strade di Lagos e nelle sale ove si tengono i convegni internazionali sull'AIDS, i rappresentanti dei paesi in via di sviluppo accusano gli scienziati occidentali di usarli come 'cavie' per i loro esperimenti. I cacciatori di corpi non si curano di questo grido di protesta che si alza sempre più forte; ma - conclude la Shah - lo fanno a proprio rischio e pericolo".

 

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