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LIBRI: Manicomi Armati - Chi ha paura del lupo Osama?

Cari amici,
presentiamo oggi un nuovo libro della Nuovi Mondi Media. Si tratta di "Manicomi Armati - Chi ha paura del lupo Osama?", di Greg Palast, gia' autore di "Democrazia in vendita".
Palast e' probabilmente il piu' grande giornalista investigativo dei nostri tempi, e' americano ma vive in Inghilterra, dove collabora con il Guardian e la BBC.
Ironico, divertente, assolutamente destabilizzante, in questo libro Palast compie un'acuta analisi della storia recente in cui si susseguono scene tanto paradossali quanto tremendamente reali. E proprio attraverso il paradosso, l'autore svela un mondo diverso da quello che viene raccontato.
Per darvi un piccolo assaggio di questo gustosissimo libro pubblichiamo il prologo che ci parla di un prossimo futuro.
Tranquilli, e' solo fantascienza... o no?
Buona lettura!

In Principio
"Da quel cane vigliacco che era"

Il Presidente Jeb Bush ha proclamato la propria rielezione molto presto, in agosto, ancor prima che fossero state programmate le macchine per l'elaborazione dei dati. Ciononostante, l'esito della votazione era gia' certo. Il Presidente ha accettato una chiamata di "Hillary Kerry Gore" - candidata virtuale, presentata come sua avversaria nel quadriennio e destinata a perdere - che, come sempre ha pronunciato lo stesso discorso buonista e commovente ("La democrazia americana ha trionfato ancora") scritto per lei da Karl Rove. La votazione ufficiale si svolgera' soltanto a novembre.
"La nostra nazione", ci assicura il vicepresidente Kate Harris, "e' piu' sicura e piu' prospera che in qualsiasi altro momento della nostra storia".
Ci sono, tuttavia, alcuni contestatori di questa America nuova e felice, che tramano nelle loro cantine: i Michaeliti con le loro icone di San Moore. Il regista, nonche' santo, fu martirizzato quando, in seguito a una rapida dilatazione causata dal moralismo e dai fritti, esplose letteralmente sul palco del Festival di Cannes 2011: una fine del tutto appropriata considerato il titolo del suo ultimo film, "Odio talmente i Bush che potrei esplodere".
Pochi si lamentano, e senza dubbio nessuno lo fa apertamente dopo le Rivolte per le Assicurazioni Sanitarie del 2009, durante le quali gli ultimi sindacalisti dichiarati furono "trasferiti" a Guantanamo. "La citta' delle tute arancioni" e' oggi l'ottava metropoli piu' grande d'America, "piu' sicura e prospera che mai".
E ancora: ogni mattina il Rio Grande pullula di sciami di texani analfabeti e obesi, che guadano il fiume per andare a lavorare a 70 centesimi di dollaro all'ora nelle maquiladoras di Juarez.
Oggi piu' che mai, l'America e' la terra del Signore. I giganteschi megastore della Wal-Mart si sono metastatizzati, diventando monumentali "Cattedrali del Commercio al Dettaglio" in cui coloro che credono veramente negli aggeggi usa e getta a buon mercato si recano per pregare e pagare.
E ci divertiamo anche un sacco: abbiamo 11.000 reti televisive e ogni programma e' scelto personalmente dal cervello di Rupert Murdoch, che ora e' custodito in salamoia sulla scrivania del presidente del network Fox, Roger Ailes. Stasera, Bill Clinton lancera' la sua quarta autobiografia, che contiene frottole ancor piu' grandi delle altre tre: "Sono nato in una casa mobile fatta di tronchi di legno", "Non ho mai diviso il letto con quella Hillary!".
Il governo, sovrano dell'Iraq e' ancora rintanato, come lo e' stato negli ultimi dieci anni, nell'ambasciata americana di Baghdad. Questa settimana, il Presidente Iracheno del Giorno ha proclamato la propria rielezione. "L'Iraq e' piu' sicuro e piu' prospero che in qualsiasi altro momento della sua storia", ha detto mentre i colpi di mortaio bersagliavano il complesso.
E tornando agli Usa, dopo il coprifuoco si sentono le urla e i pianti dei bimbi negli ospizi di mendacita', chiusi dietro cartelli minacciosi che proclamano "Nessun bambino e' stato abbandonato". La democrazia prospera. Ieri, anche il Presidente dell'Eurasia, bin Laden, si e' rieletto da solo, e ha ricevuto una telefonata di congratulazioni da parte del Presidente Bush. "Per quanto potremo continuare cosi'?", gli ha sussurrato bin Laden. Il nostro Presidente ha risposto: "Fino a quando i babbei, i rozzi reazionari, i pazzi scatenati e i credenti continueranno a essere infervorati e arrabbiati... per sempre, socio".
Domani, il Presidente sara' assassinato da bruti senza nome. O almeno, cosi' sembrera'. Fa tutto parte del piano, in cui storie e notizie pensate per la TV vengono manipolate a piacere per titillare il pubblico intorpidito. "Il Presidente Bush e' morto da cane vigliacco quale era", diranno "i terroristi"... e sara' sostituito da un altro Bush, che giurera' di combattere contro il nemico invisibile in una guerra infinita, che non si puo' sperare finisca.

Se la mia cronaca dal futuro vi fa venire i brividi, non e' che il presente sia tutto rose e fiori. Il giorno prima che scrivessi queste pagine, Carlos Arredando, 44 anni, di Miami, Florida, e' saltato su un furgoncino militare, ha tirato fuori una tanica di benzina da 20 litri, se l'e' svuotata addosso e si e' dato fuoco, bruciandosi meta' del corpo. Qualche minuto prima, i soldati della polizia militare che avevano fermato il furgoncino davanti a casa sua, gli avevano detto che il suo unico figlio era stato ucciso in Iraq. I vicini hanno detto che Arrendono e' impazzito. Io non credo: credo piuttosto che sia rinsavito.
Cio' che e' folle e' un regime che non concede protezione contro la cupidigia dell'esercito e la cui unica forza salvifica e' la propria incompetenza: se si rendesse conto di cio' che sta facendo, sarebbe peggio. Arrendono ha messo in pratica la saggezza del mio povero insegnante, Allen Ginsberg, che scrisse: "L'anima non deve morire in modo empio in un manicomio armato".

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Censura 2007

Cari amici,
questa settimana Vi presentiamo un classico del catalogo Nuovi Mondi Media: Censura 2007

Project Censored e' un autorevole gruppo statunitense di ricerca sui media che si propone di promuovere il ruolo "del giornalismo indipendente in una societa' democratica". Nasce nel 1976 da un'idea di Carl Jensen, docente di Scienze della Comunicazione presso la Sonoma State University, California e dal 1996 e' guidato da Peter Phillips, docente di Sociologia e da molto tempo attivo in organizzazioni no profit.
Per trent'anni Project Censored ha raccolto notizie importanti che i principali conglomerati mediatici hanno ampiamente ignorato, dando spazio anche alle piu' piccole e frammentarie informazioni che potessero generare verita' negate. Il materiale raccolto nei volumi del progetto copre una tale varieta' di argomenti da rendere ardua qualsiasi divisione in categorie; da esse, in ogni caso, emerge un modello che puo' senz'altro aiutarci a capire perche' le grandi societa' mediatiche cosi' spesso evitano di accusare i potenti.
Questa nuova edizione - dall'11 settembre al trattamento dei detenuti Usa in Aghanistan e in Iraq, dallo stato degli oceani mondiali ai rischi legati agli OGM, dalla morte di Milosevic nel sistema della propaganda allo studio sulla parzialita' di Associated Press - ribadisce il carattere fondamentale del progetto: non importa quale sia l'argomento in questione, in ognuno il tema comune rimane la messa in discussione dell'ideologia convenzionale. Il giornalismo di Project Censored non si adegua a certi ideali, li sfida.
Anche quest'anno questo libro ci ricorda che la missione imprescindibile di un giornalista in un paese democratico non cambia e non deve cambiare: il criticismo dell'ordine esistente, il controllo delle istituzioni al potere, il ruolo di "cane da guardia" continuano a esserne gli elementi portanti. L'energia, l'entusiasmo, l'impegno e la professionalita' dello staff e degli studenti di Project Censored dimostra che questo tipo di giornalismo e' possibile. Oggi piu' che mai.

Vi anticipiamo qui di seguito la notizia n. 2 che riprende una questione trattata spesso anche in Italia. E scopriamo cosi' che:

Acqua in bottiglia: un problema ambientale di portata mondiale

I consumatori spendono complessivamente circa 100 miliardi di dollari all'anno per comprare l'acqua in bottiglia, credendo, e spesso sbagliando, che sia migliore di quella che esce dai rubinetti. Nel mondo, il consumo di acqua imbottigliata e' arrivato a 155 miliardi di litri nel 2004, aumentando del 57% dal 1999.
"Anche nelle regioni in cui l'acqua del rubinetto e' potabile, la domanda per l'acqua imbottigliata e' in aumento e ha come conseguenza la produzione di immondizia inutile e il consumo di enormi quantita' di energia", afferma la ricercatrice Emily Arnold, dell'Earth Policy Institute. Anche se nella maggior parte dei paesi del mondo, Europa e Stati Uniti compresi, vi sono piu' leggi relative alla qualita' dell'acqua del rubinetto di quante ve ne siano per l'acqua imbottigliata, l'acqua in bottiglia arriva a costare anche 10.000 volte di piu'. A piu' di 10 dollari ogni 3,78 litri, negli Stati Uniti l'acqua in bottiglia e' piu' cara della benzina.
"Senza dubbio poter disporre di acqua pulita e' essenziale per la salute dell'intera popolazione mondiale", afferma la Arnold. "Ma l'acqua imbottigliata non e' la risposta allo sviluppo mondiale, ne' risolve i problemi di quel 1,1 miliardi di persone
a cui manca l'acqua potabile".
Per avere acqua piu' sicura e sistemi di trasporto piu' sostenibili nel lungo periodo bisognerebbe migliorare e ingrandire gli impianti gia' esistenti per il trattamento e l'igiene dell'acqua. "I membri delle Nazioni Unite sono concordi nel voler dimezzare il numero di persone che non ha accesso all'acqua potabile entro il 2015. Per raggiungere lo scopo, si dovrebbero raddoppiare i 15 miliardi di dollari spesi ogni anno per l'igiene e la fornitura dell'acqua. Anche se questa cifra sembra smisurata, e' niente in confronto ai 100 miliardi di dollari che si spendono ogni anno per l'acqua imbottigliata".
L'acqua del rubinetto ci arriva attraverso un'infrastruttura poco dispendiosa a livello energetico, mentre l'acqua potabile viene trasportata per lunghe distanze, spesso attraversa i confini nazionali, con navi, treni, aerei e camion. Questo implica lo spreco di enormi quantita' di combustibili fossili.
Ad esempio, solo nel 2004 un'industria di Helsinki ha spedito 1,4 milioni di bottiglie di acqua finlandese imbottigliata nell'Arabia Saudita, con un viaggio di oltre 4.000 chilometri. E nonostante il 94% dell'acqua in bottiglia venduta negli Stati Uniti sia prodotto internamente, molti americani importano l'acqua da posti lontani 9.000 chilometri, come le Fiji e altre remote nazioni, per soddisfare la domanda di "acqua chic ed esotica", come dice la Arnold.
I combustibili fossili vengono utilizzati anche per l'imballaggio dell'acqua. La maggior parte delle bottiglie sono fatte di polietilene tereftalato, una plastica che deriva dal petrolio grezzo. "Costruire bottiglie per soddisfare il solo mercato americano richiede piu' di 1,5 milioni di barili di petrolio all'anno, abbastanza per fornire carburante a circa 100.000 automobili in un anno", nota la Arnold. E, una volta svuotata, la bottiglia viene buttata. Secondo il Container Recycling Institute, l'86% delle bottiglie di plastica per l'acqua usate negli Stati Uniti diventa immondizia. Incenerire bottiglie usate genera sottoprodotti tossici come il gas e le ceneri di cloro che contengono metalli pesanti legati a un elevato numero di problemi di salute degli uomini e degli animali.
Neanche sotterrare le bottiglie di plastica e' una soluzione. Le bottiglie sotterrate, infatti, possono impiegare anche 1.000 anni per sciogliersi nel terreno. In tutto il mondo, circa 2,7 milioni di tonnellate di plastica vengono usate per imbottigliare l'acqua ogni anno. Nel 2004 gli Stati Uniti hanno esportato quasi il 40% delle bottiglie da riciclare in destinazioni lontane come la Cina, sprecando altro combustibile.
Nel frattempo si rischia anche che le fonti si asciughino. Piu' di cinquanta villaggi indiani soffrono per la carenza del prezioso liquido da quando la Coca-Cola Corporation di Dasani ha cominciato a estrarre l'acqua per imbottigliarla. Problemi simili si sono riscontrati in Texas e nella regione dei Grandi Laghi nell'America del Nord, dove gli agricoltori, i pescatori e altre persone la cui vita dipende dall'acqua hanno gravi problemi causati dall'estrazione intensiva dell'acqua, che fa diminuire velocemente il livello delle falde.
Il maggior consumo pro capite di acqua imbottigliata si registra negli Stati Uniti, ma gli aumenti piu' rapidi di consumi si hanno nei paesi ad alta densita' di popolazione come il Messico, l'India e la Cina. In totale il consumo di acqua imbottigliata in India e' triplicato dal 1999 al 2004, in Cina e' raddoppiato.
Mentre gli utili delle industrie private che derivano dalle vendite di acqua imbottigliata di dubbia qualita' - che consistono in oltre 100 miliardi di dollari all'anno e sono in aumento - i sistemi municipali, che non creano sprechi energetici e sono gia' controllati, dovrebbero essere implementati per la distribuzione di acqua potabile a poco prezzo a tutti i popoli del mondo.

Aggiornamento di Abid Aslim
Le storie che riguardano i consumatori sono l'ingrediente base della dieta dei media. Ecco perche' questo articolo e' stato ripreso da tutte le emittenti pubbliche e sembra abbia fatto il giro del cyberspazio. Forse quello che ha catturato la nostra immaginazione e' stata l'affinita' con la materia: a quanto pare sia noi sia la superficie del pianeta siamo fatti soprattutto di acqua, senza la quale moriremmo. In ogni caso, i dibattiti nati dalla divulgazione della ricerca effettuata da un gruppo di esperti dell'ambiente di Washington D.C., si sono focalizzati sui fattori relativi al consumo (prezzo, gusto e conseguenze per la salute umana dell'acqua imbottigliata e dell'acqua del rubinetto), come ho anticipato quando ho deciso di riferire le notizie raccolte dai documenti dell'Environmental Policy Institute (EPI), (onestamente e' tutto quello che ho fatto, aggiungendo un po' di contesto e di background). Ma una buona parte dell'attenzione dei lettori si e' focalizzata anche sugli aspetti relativi all'ambiente e alle normative.
Si possono ottenere maggiori informazioni a riguardo dall'EPI, da una serie di gruppi ambientalisti e associazioni dei consumatori e da alcune importanti agenzie governative: l'Environmental Protection Agency americana per quanto riguarda l'acqua del rubinetto e la Food and Drug Administration per l'acqua in bottiglia. Le differenze nel modo in cui queste agenzie (e in realta' tutti gli enti preposti al controllo) operano e sono strutturate e sovvenzionate merita molta attenzione, cosi' come la diseguaglianza fra i metodi usati per proteggere i cittadini che ne risulta.
Numerosi altri problemi sollevati dall'articolo sarebbero degni di approfondimento. Le preoccupazioni dei ricercatori sul consumo delle risorse sfruttate per distruggere le bottiglie d'acqua usate, saranno soddisfatte da migliori disposizioni per ridurre lo spreco e riciclare i materiali? Se il sistema pubblico di distribuzione dell'acqua fornisce un prodotto migliore a piu' persone a un costo minore, come dichiara l'EPI, allora quali sono gli ostacoli per gli investimenti necessari negli Stati Uniti e nei paesi poveri e come possono i cittadini superare tali ostacoli?
Alcune di queste domande sembreranno incomprensibili al lettore medio e ai custodi dei media. E, come se niente fosse, continuiamo tutti a bere dalla bottiglia.


LIBRI: La Società dei Desideri - Jacopo Fo

La Societa' dei Desideri
Jacopo Fo

Fai attenzione.
Ti stanno cercando.

Se ti trovano diventerai solo un ricordo. Se riesci a nasconderti abbastanza a lungo potrai raccontare di aver scoperto la verita'. E di essere ancora tra i vivi.
O forse no...
Ci sono problemi che non hanno soluzioni.
Per tutti gli altri puoi telefonarmi a qualunque ora del giorno e della notte. C'e' sempre qualcuno che risponde al mio numero ed e' pronto a fare qualunque cosa per te. E per il suo punteggio.
Questa e' la Societa' dei Desideri, dolcezza. Puoi chiedere tutto quello che vuoi. Entro certi limiti. Non chiedere mai a John come si e' fatto quella cicatrice che ha in faccia. Potrebbe raccontartelo. Poi la tua vita non sarebbe piu' la stessa.
Ero veramente a terra quando sono venuti a offrirmi il paradiso.
L'alternativa era annegare.
Era un'offerta che non potevo rifiutare.
Supponevo che da qualche parte ci fosse un imbroglio. Ma non sospettai minimamente la verita'.
Comunque stai allegro.
Se stai leggendo l'hai fatta franca. Per adesso.

Capitolo 1
L'Artigiano

Ero incantato dal suo viso.
Dalla lucentezza della sua pelle.
Non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso.
Aveva gli occhi di un verde impossibile ed era sicuramente la donna piu' bella del mondo. Mi guardava dalla pagina di un giornale mentre pubblicizzava una saponetta di qualita' superiore.
Imburravo una fetta di pane alle noci leggermente tostato, spalmato con burro salato e con una marmellata di arance che avrebbe giustificato una guerra (ti sembra eccessivo che si combatta una guerra per una marmellata di arance? Documentati meglio).

Suono' il telefono trasparente che tenevo sul tavolo, tra l'acqua minerale piu' leggera del mondo e dei corn flakes che promettevano miracoli per la prostata. Lo guardai. Il telefono squillo' di nuovo.
Mi ero scordato di staccarlo per gustarmi la marmellata.
Risposi.
"Chi parla?" Chiese una voce femminile.
"Hai chiamato tu. Tocca a te dichiararti per prima," risposi. Quando voglio sono un po' stronzo. Lo so, ma ho sofferto da piccolo.
Lei non abbocco'.
"Jose'?"
"Si'."
"Sono contenta di sentirti."
"Anch'io, hai una bella voce."
"Grazie. Tu non mi conosci. Ma io dovevo assolutamente parlarti. Lo so che e' una telefonata assurda ma dovevo farla." Pausa.
"Cioe'?"
"Beh, tu non mi conosci ma mi hai molto aiutato..."
"E quando?" Sentivo puzza di scherzo ma la sua voce era sincera. Se recitava era bravissima. Sembrava una donna giovane, sui trent'anni, parlava senza accento. Una ragazza istruita.
"Beh, insomma. Nella tua vita, per motivi che non conosco, un giorno hai fatto qualche cosa. Un'azione che non riguardava per nulla me. Non avevi intenzione di fare qualche cosa di utile per me. Pero' e' successo. Tu inavvertitamente hai fatto qualche cosa che ha provocato una serie di fatti che mi hanno salvato letteralmente la vita.
Ho pensato di essere in qualche modo in debito con te e ho deciso che era giusto che tu lo sapessi. Non so niente di te, magari sei un depresso che pensa di essere inutile. Allora ho pensato che il minimo che potevo fare era dirti che per una serie di casi assurdi la tua sola presenza, il fatto che a una cert'ora sei passato in un certo posto, a me ha salvato la vita. Insomma, la tua semplice esistenza e' stata determinante per la mia."
"Grazie, ma..." Non ero riuscito a infilare una sola parola nel suo discorso.
"Non fare domande, e' una storia complessa e non e' ancora finita, non posso dirti niente. Pigliala cosi'. C'e' una persona nell'universo che ti e' grata e tu non sai perche'. Non cercare di sapere. Grazie. Ciao, ora devo andare. Non mi sentirai mai piu' ma grazie."
Feci tempo a dire "Ma..." e mi trovai a interloquire con l'eco muta delle linee telefoniche in tensione.
Checcazzo di telefonata.
Non capivo dove stesse lo scherzo.
Quando non ho il controllo delle situazioni mi innervosisco. E non ho quasi mai il controllo delle situazioni, soprattutto non ce l'avevo in quel periodo. Ero nella merda. Forse e' proprio colpa del mio eccesso di controllo. Ho utilizzato tutte le droghe possibili per cercare di perdere il controllo senza riuscirci mai.
Staccai il telefono perche' non volevo sentire il seguito di quella stronzata e mi dedicai alla fetta imburrata e immarmellatata. Era un momento delicato: dovevo percepire il livello di calore del caffelatte e poi affondare la punta della fetta dentro quel liquido, lasciando emergere dalla mia intelligenza inconscia l'impulso a estrarla nell'esatto istante nel quale era bagnata ma senza che la croccantezza del pane e la consistenza del burro andassero perdute.
A mangiare il caviale son buoni tutti, basta mettere in bocca e maciullare. Il pane, burro e marmellata invece richiedono la perfetta sensibilita' del degustatore. Il senso del tempo. Pane, burro e marmellata sono un sistema: una squadra che ha l'obiettivo di portare alla bocca il burro ancora ghiacciato e per raggiungere questo bersaglio usa la marmellata a mo' di corazza.
Addentai. Mi godetti l'esplodere del dolce e dell'acido insieme alla fragranza di un burro ottenuto solo da mucche con un'attivita' sessuale esagerata, che pascolano per campi verdi e biologici, curate da contadini che quando le mungono sussurrano parole d'amore.
La percentuale di caffe' arabico nella miscela di chicchi del commercio equo e solidale era perfetta, e anche il crocchismo della fetta di pane andava bene. E le scaglie delle noci erano anch'esse croccate giustamente e facevano quasi eco allo scocchiare della crosta tostata.
Ma tutto questo artifizio, duro e amarognolo, tutto questo burroso freddo scivoloso era un fondale cromatico che tendeva a sparire, come vuole la legge dell'eccellenza, davanti alla regalita' di quelle arance quasi caramellate nello zucchero sandinista grezzo e cooperativo, che si scioglievano in bocca e che davano fragranza alla mente. E avevano la buccia. Ma essa evaporava stupefacentemente raggiungendo la superfice della lingua.
Era un istante perfetto.
Quando giunsi all'ultimo boccone mi fermai, rollai una canna di marocchino e l'accesi con un movimento lento. Inspirai profondamente mentre con l'altra mano presi quel che restava della fetta e la pucciai nel caffelatte. Poi me la misi in bocca. Cosi' si deve fare se si vuole capire il senso della vita.
Troppe persone muoiono senza saperlo.

Fu esattamente quella telefonata che piombo' all'improvviso in mezzo a un pane, burro e marmellata, l'inizio di tutta la storia. Certamente non potevo intuire dal livello di agrodolce della marmellata che la mia vita era destinata a essere completamente squassata.
Quando mi trovai con una pistola in mano a puntarla nel buio verso un nemico invisibile, non mi ricordai di quel sapore. Eppure, non so come, sono sicuro che tutto fosse gia' scritto in quel gusto particolare.

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Libri - Alex Zanotelli "Da Korogocho con passione"

Cari Lettori,
questa settimana vi presentiamo un libro della casa editrice Emi, "Da Korogocho con passione", scritto da padre Alex Zanotelli.
Si tratta di una raccolta di 19 lettere scritte durante i 14 anni di vita del missionario comboniano nelle baraccopoli di Korogocho.
E proprio da Korogocho arriva la notizia che migliaia di persone hanno partecipato alla "marcia per i diritti di base degli slum" che chiudeva il Forum sociale mondiale di Nairobi. Arrivavano da tutta la baraccopoli, che con i suoi 120.000 disperati e' la seconda del Kenya, e hanno marciato lungo i 14 chilometri fino al centralissimo Uhuru Park. Attraverso le baraccopoli della capitale, dove vivono 2,5 dei 4 milioni di abitanti di Nairobi.
Negli insediamenti informali di Nairobi - che ne conta finora 202 - una baracca fissa puo' costare poco meno di 300 euro: se frazionata e sub-affittata, ne rende fino a una cinquantina al mese. "Ecco perche' resta l'investimento piu' redditizio per molti, compreso un numero assai elevato di politici" dice alla MISNA Andrea Rigon, dell'organizzazione italiana Ipsia, da tempo impegnato a Nairobi.
I rapporti Onu lo confermano: non solo i 'dwellers' - gli abitanti delle baraccopoli - sopravvivono nella misera, ma qualcuno specula pure su di loro.
Tutti a correre, insieme, per ribadire che "un altro mondo e' possibile".

Ecco un brano del libro di padre Alex Zanotelli, una lettera inviata da Korogocho durante il Natale del 1992. Buona lettura!
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Liberare il Natale perche' vinca la Pasqua

Carissimi,
dai bassifondi di Nairobi, jambo! Dalle fogne del mondo, sijambo (letteralmente: "nessun problema!" e' la rituale risposta al saluto jambo!)
...
Korogocho e' un paradigma di sofferenza umana incredibile: centomila persone impacchettate come sardine su una collinetta di 4-5 chilometri quadrati incastrata tra due fiumiciattoli. Qui, come in una cloaca, arrivano i casi piu' disperati. Ultimi, gli sfollati degli scontri etnici della Rift Valley...
Abbiamo deciso di andare a celebrare il Natale ancora una volta nella discarica dei rifiuti di Nairobi nel Mukuru (parola kikuyu che significa appunto discarica). Si estende davanti a Korogocho, d'altra parte del torrente Nairobi, e' una vasta scarpata fumante dove i camion del Comune scaricano ogni giorno tonnellate di rifiuti. Li' migliaia di persone lottano con gli uccelli rapaci per spartirsi il bottino... Migliaia di persone a Nairobi, migliaia di persone in tutto il mondo vivono dei nostri rifiuti: sono questi i veri profeti del nostro secolo, perche' con la loro vita mettono sotto giudizio l'attuale sistema economico. Eppure, nella stessa Korogocho, essi sono i grandi emarginati: il lavoro che fanno, i panni luridi che vestono, la loro ubriachezza e l'uso di droga, li fanno additare come colpevoli di tutti i crimini.
Quando, nel gennaio 1990, "scesi" a Korogocho (non c'e' missione senza discesa negli inferi!) e mi imbattei in questa gente, iniziai, con grande meraviglia di tutti, a fraternizzare con loro. Un giorno uno di loro, Geremia, mi fermo' per strada e mi disse a bruciapelo: "Bravo! Sei il primo bianco che ha avuto il coraggio di condividere la vita della gente di Korogocho..." Poi, con tono brusco e duro aggiunse " Ma chi siamo noi del Mukuru che non ti degni di venire a visitarci? Siamo forse bestie?" Gli controbattei: "Domani stesso verro' a trovarvi" Mi guardo' incredulo... "Alex, non farlo" mi consigliava la gente "ti ammazzeranno!"
L'indomani, con un po' di paura, iniziai da solo la "discesa" nella discarica. Camminai da solo, salutando la gente che incontravo, finche' trovai Geremia. "Ah!" mi fece un sorriso "Sei arrivato? Vieni con me...". Insieme, camminammo lentamente in questa "valle di lacrime", in questa valle della Geenna... Tra i mucchi di sporcizia e di rifiuti, centinaia di giovani, donne, bambini, erano alla ricerca di tutto (ossa, carta, plastica).
...
Con il pane della Parola e il pane dell'Amicizia camminammo insieme e cammin facendo sognammo... la cooperativa! Visto che nella discarica ognuno raccoglie e vende a mediatori che intascano il guadagno mentre ai poveri rimangono le briciole, perche' la Piccola Comunita' Cristiana del Makuru non potrebbe costituirsi in cooperativa?

Padre Alex Zanotelli
Nato a Livo (Trento) il 26 agosto 1938, nel 1964, dopo aver completato gli studi di teologia a Cincinnati (Usa), e' ordinato sacerdote. Partito come missionario comboniano per il Sudan, dopo otto anni viene allontanato dal governo a causa della sua solidarieta' con il popolo Nuba e della coraggiosa testimonianza cristiana.
Assume la direzione di Nigrizia nel 1978 e contribuisce a renderla sempre piu' un mensile di informazione. Il suo programma di lavoro e' ben chiaro fin dall'inizio: "Essere al servizio dell'Africa, in particolare "voce dei senza voce", per una critica radicale al sistema politico-economico del nord del mondo che crea al Sud sempre nuova miseria e distrugge i valori africani piu' belli, autentici e profondi". Per quasi dieci anni, Zanotelli prende posizioni precise, affrontando i temi del commercio delle armi, della cooperazione allo sviluppo affaristica e lottizzata, dell'apartheid sudafricano. E' anche tra i fondatori del movimento "Beati i costruttori di pace", con cui ha condotto molte battaglie in nome della cultura della mondialita' e per i diritti dei popoli. Nel 1987 lascia la direzione di Nigrizia e per 14 anni, il lavoro missionario di Zanotelli si e' svolto a Korogocho, una delle baraccopoli che attorniano Nairobi, la capitale del Kenya. Ha dato vita a piccole comunita' cristiane, ma anche a una cooperativa che si occupa del recupero di rifiuti e da' lavoro a numerosi baraccati; ha aiutato la nascita di Udada, una comunita' di ex prostitute che aiuta le donne che vogliono uscire dal giro e, nello stesso tempo, si e' battuto per le riforme che riguardano la distribuzione della terra, uno dei temi-chiave della politica keniana.
Dall'aprile 2002 Alex e' in Italia, dove incontra gruppi e comunita' un po' dappertutto.
Ora vive e lavora a Napoli nel quartiere Sanita'.


Libri: Coca Cola L'inchiesta proibita

Carissimi,
Vi presentiamo un libro di una piccola casa editrice: la Lindau, che ha da poco pubblicato "Coca Cola L'inchiesta proibita", di William Raymond.
Come scritto in una recensione di Repubblica: "Efficace esempio di giornalismo di inchiesta, il libro racconta una storia fatta di intrighi, alleanze e tradimenti, narrata con la suspense degna di un giallo dei nostri tempi."
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Buona lettura!

Il libro
Da oltre un secolo disseta milioni di persone in tutto il mondo, ma è molto più che una bevanda: la Coca-Cola è un simbolo e una leggenda.
E' un simbolo dell'American way of life, della moderna società dei consumi, dell'espansionismo yankee. È una leggenda per la sua storia intrisa di segreti e di misteri, che nessuno fino a oggi si era sentito di sfidare.
Ma William Reymond non si è tirato indietro.
Attraverso un inedito lavoro di ricerca e una minuziosa ricostruzione - dalla creazione della "formula segreta" nel retrobottega di una farmacia di Atlanta, alle sfide con la Pepsi, l'eterna rivale, fino alla lotta per la sopravvivenza durante la seconda guerra mondiale e alle aggressive strategie di mercato dei decenni successivi -, Reymond riesce a fare luce su molti lati oscuri della storia della Coca-Cola, scoprendo vicende inquietanti, poco o nulla conosciute, e una volontà di affermazione che non si arresta di fronte a nessun ostacolo.
Sono molte le rivelazioni sconcertanti di questo dossier, frutto del miglior giornalismo investigativo, che non potrà lasciare indifferente neppure il consumatore più accanito o il più appassionato collezionista di "memorabilia".
Dopo la lettura di questo libro, non la penserete più nella stessa maniera.
William Reymond è un giornalista francese che vive da tempo negli Stati Uniti.
E' autore di diversi libri-inchiesta, tra i quali ricordiamo: Dominici non coupable, JFK autopsie d'un crime d'État e JFK le dérnier témoin.

Prologo
Atlanta, 16 febbraio 1940.

L'ironia della situazione non poteva sfuggirgli.
Non aveva già notato più volte che soltanto le decisioni difficili e le vittorie ottenute all'indomani di dure battaglie davano davvero senso al suo ruolo? Ma questa volta il gioco era diverso e la partita rischiosa. Robert W. Woodruff esitava. Certo, c'era il piano. Niente di spettacolare, solo qualche rigo scritto su un banale pezzo di carta. Un foglio bianco, in effetti, senza intestazione né firma. E l'insieme, dal punto di vista della Compagnia, sembrava tenere. O almeno, dava quest'impressione. In ogni caso, Woodruff era pronto a convincersene. Ma, c'erano alternative?
Già da un mese, i pensieri del proprietario della Coca-Cola Company erano interamente rivolti all'Europa. E stavolta non si trattava di espansione, ma di sopravvivenza. Il 26 gennaio, infatti, Woodruff aveva ricevuto due lettere da Burke Nicholson. Due plichi che cominciavano con la dicitura "Confidenziale". Nicholson era il presidente della Coca Cola Export Corporation, una componente della Compagnia, la cui sede era stata fissata nel Delaware, Stato dai numerosi vantaggi fiscali. Ora l'Export si incaricava di dare vita alla visione di Woodruff: creare un mondo dipinto di rosso, il colore storico del marchio. A trentatre anni, sognatore e forte della sua giovinezza, Robert Woodruff contava infatti di rivoluzionare la Compagnia prima, e poi l'intero mondo del business.
Fin dalla sua ascesa alla presidenza della Coca-Cola, nel 1923, il Capo non aveva mai smesso di martellare con questo leitmotiv: per avere successo, la bibita di spicco della casa si doveva trovare a portata di mano del consumatore nell'istante stesso in cui questi sentiva il desiderio di berne. In quest'ottica, il mercato interno americano costituiva una prima tappa giacché Woodruff era convinto che il futuro della "Coke" e la ricchezza dei suoi azionari passassero attraverso la conquista di nuovi mercati. Certo, prima di lui, la Coca-Cola aveva assaggiato le acque scure e agitate dell'esportazione, ma si era trattato di timide avanzate, frutto di scelte individuali e non coordinate sin da Atlanta. In quanto a Woodruff, lui aveva in mente piuttosto uno sforzo massiccio, ponderato e sistematico. Una mondializzazione del marchio ancor prima che il termine esistesse. Ma, leggendo le due lettere di Nicholson, il capo aveva capito che se quello che il responsabile dell'Export diceva era vero, lui poteva perdere tutto. Sicuramente, il suo posto al comando della Coca-Cola. La sua reputazione anche. Ma soprattutto, nella sua caduta, rischiava di portarsi dietro la Compagnia stessa.
*
Era già da qualche tempo che Nicholson temeva il peggio. Sin da Wilmington, stando a diretto contatto con gli imbottigliatori stranieri, aveva assistito in prima fila alle agitazioni in Europa. Aveva visto Hitler invadere la Polonia, Stalin bombardare la Finlandia, e la Francia e l'Inghilterra entrare in guerra. Non solo il conflitto rischiava di durare a lungo, ma sembrava anche potersi estendere al mondo intero. Ora, proprio quel mondo intero era il suo terreno, un posto tutto suo che immaginava abitato da missionari del marchio incaricati di portare la bibita santa alle popolazioni prive di evangelizzazione coca-coliana.
Poi, c'era stata la decisione britannica di mettere la Germania sotto embargo, l'armamento della flotta mercantile, le mine magnetiche e l'ordine di Hitler ai suoi sottomarini di affondare ogni nave inglese o che battesse bandiera neutrale. Nicholson non ignorava nulla, non più, dal siluramento delle navi norvegesi, svedesi, olandesi e danesi. Continuare il commercio in quelle condizioni si faceva sempre più pericoloso.
Infine, anche se per il momento l'opinione americana restava in maggioranza non interventista, lui aveva notato quanto la crociata di Charles Lindbergh danneggiasse la causa neutralista. A forza di dichiarazioni maldestre, mentre il mondo scopriva i primi risultati dell'orrore nazista in Polonia e in Cecosclovacchia, l'aviatore e i suoi seguaci passavano poco a poco dal ruolo di pacifisti pro-americani a quello di opportunisti troppo vicini al Führer.
D'altro canto, il 4 novembre, il presidente dell'Export aveva letto dell'emendamento alla legge di Neutralità del 1935, proposto dal presidente Roosvelt, che autorizzava ormai gli Stati Uniti a vendere armi "ai paesi che potevano pagare in contanti". Anche se la Germania nazista rientrava nel quadro della legge, era chiaro che il gesto di Roosvelt si rivolgeva unicamente alla Francia e all'Inghilterra.
All'inizio del mese di gennaio del 1940, come tutti i dirigenti di compagnie che lavoravano col Vecchio Continente, Nicholson aveva nuovamente constato il tono particolarmente aggressivo del messaggio per il nuovo anno pronunciato da Adolf Hitler. Un testo in cui si parlava di "nuovo ordine" e di "nemico capitalista. Tirava una brutta aria sul mondo e per la Coca-Cola sarebbe stato difficile evitare la tempesta.
Non gli restava che Keith.
Nicholson sapeva per certo che la Compagnia poteva contare sul capo della filiale tedesca e sui suoi contatti in seno all'apparato nazista per tentare di passare attraverso le maglie della rete.
Max Keith si era unito alla Coca-Cola GmbH nel 1933, poi aveva rapidi progressi in seno alla compagnia fino a raggiungerne la vetta. Nel 1936, i Giochi olimpici di Berlino avevano consacrato il suo potere: la Coca-Cola era ovunque. Woodruff, il capo, era persino andato in terra nazista dove era stato invitato a vari ricevimenti privati organizzati da dignitari del regime come Hermann Goering e Joseph Goebbels. Sicuramente Woodruff aveva intuito che la situazione tedesca rischiava di degenerare, di far vacillare il precario equilibrio dell'Europa e, dunque, di ostacolare l'espansione del marchio. Ma, fine conoscitore del mondo politico, non ignorava affatto che era tutta una questione di contatti, e che la Compagnia ne aveva di solidi. Dopotutto, non piaceva pure a Hitler una Coca bella fresca? Ahimè, l'euforia dell'agosto 1936 aveva presto ceduto il passo all'inquietudine quando, dopo meno di un mese, Goering aveva deciso di bandire le imprese straniere dall'impero in costruzione, dichiarando la necessità dell'autosufficienza per la Germania.
Woodruff era intervenuto personalmente per impedire l'esclusione della Coca-Cola. La minaccia era stata reale, ma a un periodo di dubbi, era seguito lo sviluppo della Compagnia. Ora che la situazione europea andava peggiorando, Nicholson aveva un'unica convinzione: solo Keith poteva sistemare le cose...

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LIBRI: Generazione smarrita - Il mondo dei trentenni

Carissimi,
chi sono i trentenni? Secondo Bernadette Bawin-Legros, autorevole sociologa della famiglia, sono una "Generazione Smarrita". Da qui il titolo del libro di Nuovi Mondi Media che vi presentiamo questa settimana. Buona lettura!

Generazione smarrita
Il mondo dei trentenni

 Generazione smarrita Il mondo dei trentenniSono nati nella speranza, quasi dei bimbi viziati, gli eredi del maggio del '68. Oggi, hanno trent'anni. Molti di loro sono single e senza figli. La maggior parte ha finito per trovare un lavoro. Dovrebbero essere felici. Invece danno l'impressione di un immenso disincanto.
Come se le loro illusioni fossero crollate. Come se a loro fosse stato permesso tutto senza lasciare che facessero nulla, Come se il loro potenziale fosse stato sprecato.
Ma perché mai sarebbero stati "sacrificati"? Chi sono i loro genitori? E loro chi sono in realtà, questi trentenni che rappresentano le forze vive del paese, il bersaglio dei pubblicitari? Quel è il loro vero volto?
Una cosa è certa, ed è che le cifre del censimento del 1999 non isolano questa fascia d'età. La fondono con altre due fasce più ampie: quella che va dai venticinque ai trentaquattro anni e quella che va dai trentacinque ai quarantanove. Dal punto di vista statistico, i trentenni non esistono. Tuttavia, recentemente è stato loro dedicato un libro, Génération 69, che li ricolloca in una precisa generazione, quella dei figli dei baby-boomer, che tutto ha preso e tutto si è tenuta.
Divertente e polemico, il libro descrive i trentenni come giovani frustrati dai loro genitori e li etichetta come una "massa di Tanguy" (dall'omonimo film di Erienne Chatiliez. Il protagonista, Tanguy, ha vent'otto anni, una laurea in filosofia e nessuna intenzione di andare via da casa, dove vive ancora con gli accondiscendenti genitori. In realtà la madre non lo può più vedere e per questo va in analisi, e il padre Paul non lo sopporta ma crede di fare un piacere alla moglie tenendolo in casa. Quando Tanguy riferisce ai propri genitori che la sua tesi salterà di un altro anno e di conseguenza anche il suo trasferimento a Pechino, questi, esausti, elaboreranno piani diabolici per riuscire a farlo andare via di casa. Inizialmente ci riusciranno ma quanto Tanguy chiede di ritornare, i genitori si rifiutano e lui fa loro causa, vincendola).
Nei loro panni ci stanno certamente male, ma la ragione di questo malessere è da ricercare piuttosto in un'infanzia e in una giovinezza vissute sotto il segno di un'onnipotenza  materna e di un'autorità parentale continuamente da rinegoziare. Perché i loro genitori proprio negli anni '60 hanno proclamato, per la prima volta con forza e convinzione, la morte dell'autorità del padre e del professore.
Si è parlato di "crepuscolo dei padri" per indicare questo periodo, che ha modificato non solo lo stile di vita, ma anche la mentalità dei giovani cresciuti in quell'epoca, dando vita a comportamenti specifici, in particolare nell'età dello sviluppo. Ma non dimentichiamolo, i trentenni sono anche diventati adulti in un periodo di crisi profonda. Molti hanno conosciuto, all'inizio della loro vita professionale, le angosce legate alla disoccupazione e alle incertezze economiche, anche se con meno intensità rispetto ai ragazzi più giovani.
...
In un primo momento affonderemo il problema della loro identità sia dal punto di vista generazionale che familiare; poi ci occuperemo dei loro stili di vita in relazione con l'amore, i valori, il lavoro, gli svaghi e la politica, mentre la fine del libro è dedicata all'idea che i trentenni hanno dei loro genitori... e di loro stessi!

 


Libri: "Tre tazze di tè" di Greg Mortenson

Quella che vi stiamo per raccontare e' la vera storia di una storia straordinaria.

Ne e' nato un libro altrettanto emozionante, "Tre tazze di tè", scritto da Greg Mortenson, che ne e' anche il protagonista, e David Oliver Relin, giornalista pluripremiato per le sue ricerche. A Relin va infatti, tra l'altro, il merito di essere stato uno dei primi a occuparsi della questione dei bambini soldato, anche grazie alla collaborazione con Amnesty International.
Come detto pero' il protagonista di questa storia e' l'imponente, in tutti i sensi, Greg Mortenson, americano del Montana, ex scalatore, divenuto oggi fondatore di una delle organizzazioni non governative piu' attive nel mondo, il Central Asia Institute.
Questo signore costruisce scuole per bambine e bambini in alcune delle zone piu' povere e inaccessibili del pianeta.

Nel 1993 la sorella di Mortenson, cui lui era molto legato, muore dopo aver strenuamente lottato per tutta la vita contro una forma di meningite che l'aveva colpita da piccola.
Mortenson decide di onorare la memoria della sorella scalando il K2 dalla parete piu' pericolosa, quella del Baltoro, Pakistan, e portarvi in vetta (a piu' di 8mila metri) la collanina che era stata di Christa.

Dopo ottanta giorni trascorsi sulle montagne pakistane del Karakorum, la spedizione fallisce e Mortenson si perde. Stremato dalla fatica viene trovato da due balti che lo portano nel loro villaggio, dove grazie alla cure ricevute ha salva la vita.

Nel 1993 la sorella di Mortenson, cui lui era molto legato, muore dopo aver strenuamente lottato per tutta la vita contro una forma di meningite che l'aveva colpita da piccola.
Durante la convalescenza Mortenson visita il villaggio e la scuola. I pochi bambini siedono per terra "intenti a studiare". Il maestro non c'e', perche' il villaggio non e' riuscito a raccogliere il dollaro per lo stipendio mensile.
Ma nonostante questo i bambini erano li', seduti a terra col loro desiderio di imparare.
Lo scopo del viaggio cambio': Mortenson si rese conto che non aveva molto senso portare la collana di Christa su una vetta arida; avrebbe onorato meglio la sorella aiutando quei bambini. Promise al villaggio che sarebbe tornato per realizzare quel sogno: costruire una scuola, con tanto di insegnante, per quei bambini.
Un progetto che realizzera' e che ancora continua a trasformare in realta'. Oggi le scuole CAI di Mortenson sono 53, tra Pakistan, Afghanistan e Iran, e danno istruzione a 22mila tra bambine e bambini, tutti musulmani, che riescono cosi' ad avere una educazione alternativa a quella delle scuole coraniche.
Ogni scuola CAI viene finanziata e aperta con un preciso accordo: ogni anno il numero delle bambine iscritte deve aumentare del 10%.
Una clausola necessaria perche' - sostiene Mortenson - solo dando una formazione anche alle bambine si combatte la poverta'. Sono loro che rimangono nei villaggi quando i maschi se ne vanno in cerca di lavoro e sono loro che educano i figli.

"Tre tazze di tè" e' l'incredibile storia di questa avventura, di un uomo che sta sconfiggendo il terrorismo... una scuola alla volta.
Nel 2004 dichiaro': "se contro il terrorismo ci limitiamo ad usare solo l'esercito, non saremo mai veramente sicuri".
C'e' una citazione molto bella all'inizio del Capitolo 3, che riassume perfettamente lo spirito del libro: Sir Edmund Hillary, conversando con Urkien Sherpa: "Ci dica, se ci fosse una cosa che potremmo fare per il vostro villaggio, quale sarebbe?"
"Con tutto il rispetto, Sahib, avete poco da insegnarci quanto a forza e resistenza. E non invidiamo i vostri spiriti irrequieti. Forse siamo piu' felici di voi? Ma ci piacerebbe che i nostri figli andassero a scuola. Di tutte le cose che avete, l'insegnamento e' quella che piu' desideriamo per i nostri figli".

 

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LIBRI: La Verita' nascosta sul petrolio - Eric Laurent

Cari Lettori,
questa settimana vi presentiamo un libro di Eric Laurent, giornalista, scrittore e politologo, edito da Nuovi Mondi Media e dal titolo "La Verita' nascosta sul petrolio".

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Georges Clemenceau, alla fine della Grande Guerra, predisse: "D'ora in poi una goccia di petrolio varra' piu' di una goccia di sangue". Il petrolio e' diventato la chiave del nostro benessere e della nostra prosperita', la sua esistenza condiziona il nostro futuro e la nostra sopravvivenza. Ciononostante, tutto cio' che lo riguarda da sempre viene celato o distorto. Al termine di un'inchiesta durata diversi anni e realizzata grazie a indagini svolte in tutto il pianeta sui retroscena del mondo petrolifero, Eric Laurent con "La verita' nascosta sul petrolio" riporta le rivelazioni stupefacenti del suo lavoro:

- Le contraddizioni dello shock petrolifero del 1973 e il relativo raggiro architettato delle compagnie petrolifere e dai paesi produttori;
- Le confessioni del capo nazista Albert Speer sul ruolo cruciale giocato dal petrolio nelle politiche di Hitler;
- La frode legale che permette alle compagnie petrolifere Usa di essere esonerate dalle imposte federali, garantendo loro profitti spropositati;
- Come il petrolio saudita ha provocato il crollo dell'Unione Sovietica. In che modo gli Usa hanno convinto l'Arabia Saudita ad aumentare in maniera massiccia la propria produzione per far crollare i prezzi a danno di Mosca;
- La dimostrazione di come i dati diffusi riguardanti le riserve mondiali siano falsi e di come i paesi produttori e le compagnie petrolifere riescano a manipolare le cifre;
- La sconcertante ipocrisia dei paesi consumatori nel protestare contro i rialzi del greggio - in quanto, in realta', ne beneficiano (in Francia, considerando l'IVA, il 75% del prezzo di un litro di benzina va in tasse);
- Come l'Arabia Saudita, primo produttore mondiale di petrolio, sta esaurendo i propri giacimenti. E' il segreto di Stato piu' gelosamente custodito: i sauditi sostengono di poter garantire un approvvigionamento da qui a trenta o quarant'anni, quando in realta' in circa tre-quattro anni le loro scorte saranno pressoche' esaurite;
- La verita' su come un agente della CIA, la cui identita' e' stata rivelata dalla Casa Bianca perche' il marito si era opposto alla guerra in Iraq, ha spiato i sauditi raccogliendo dati sulla loro realta' capacita' produttiva - gli stessi che l'amministrazione Bush ha voluto a tutti i costi occultare;
- Come l'amministrazione Bush ha pianificato, fin dal suo insediamento alla Casa Bianca, nel gennaio del 2001, l'invasione dell'Iraq. Una commissione segreta sull'energia predisposta dal vice-presidente Cheney ne ha stabilito tutti i dettagli; l'11 settembre e' servito come pretesto per l'intervento militare. I report che questa commissione e' stata costretta a rendere pubblici hanno mostrato una cartina dell'Iraq dove 8 zone di sfruttamento erano state tracciate proprio a fianco della frontiera saudita;
- In che modo Bush e i suoi alterano i rapporti sulla gravita' dei rischi climatici a favore dei giacimenti delle compagnie petrolifere;
- Le confidenze rilasciate dal consigliere del presidente cinese in merito alla sicurezza nazionale e all'energia, e tutti i rischi di un'eventuale "guerra delle risorse" con gli Stati Uniti.

"La verita' nascosta sul petrolio" si rivela cosi' un libro fondamentale in un periodo in cui l'emergenza petrolifera sta raggiungendo livelli senza precedenti. Basti pensare che, ormai, per sei barili di oro nero che ogni giorno vengono consumati nel mondo soltanto uno ne viene estratto.

Introduzione
Il 31 gennaio 2006, mentre il prezzo del petrolio (la cui quotazione era aumentata piu' del 12% dall'inizio dell'anno) raggiungeva i 68,25 dollari al barile, gli undici ministri dell'OPEC, a Vienna, hanno pubblicato un comunicato lapidario. In quel frangente hanno deciso di mantenere costante il loro livello di produzione nonostante il vertiginoso aumento della domanda. La spiegazione con cui hanno giustificato il mantenimento dello status quo sembra del tutto plausibile: i prezzi elevati del petrolio garantiscono guadagni record.
La verita' e' che le ragioni di tale scelta sono esattamente opposte: se i membri dell'OPEC hanno deciso di mantenere inalterato il livello di produzione e' perche' semplicemente non sono piu' in grado di aumentare i loro rifornimenti. Le loro riserve (comprese quelle dell'Arabia Saudita, primo paese al mondo nella produzione del petrolio), ampiamente sopravvalutate, in realta' sono in via di esaurimento. Una realta' volutamente occultata. I paesi produttori, le compagnie petrolifere e i governi degli stati consumatori, o almeno di quelli a conoscenza dei fatti, stanno cercando di nascondere la verita' a ogni costo per evitare le disastrose conseguenze economiche e psicologiche che una notizia di questo genere potrebbe avere.
I membri dell'OPEC e anche altri paesi produttori di petrolio stanno attraversando un silenzioso declino. E lo stanno facendo nel momento peggiore: l'esaurimento delle risorse disponibili coincide con una crescita dei consumi senza precedenti. E senza che esista alcun rimedio. Stiamo ormai vivendo l'ultimo atto di un'opera "piena di frastuono e di furore", che ha avuto inizio circa un secolo fa e che e' stata messa in scena all'insaputa di tutti.
Il mondo del petrolio e' da sempre dominato dall'opacita' e dalla disinformazione. Tendiamo a dimenticarci del potere che, grazie ai bassi costi d'estrazione e agli straordinari benefici che produce, possiede questa materia prima.
Il petrolio ha consentito una crescita della societa' senza precedenti e ha plasmato il nostro agiato stile di vita. Eppure i consumatori, nonche' cittadini, non hanno mai avuto accesso alla piu' piccola porzione d'informazione e di verita'. Questo libro, frutto di piu' di trent'anni di ricerche e d'interviste, vuole svelare alcuni segreti accuratamente celati all'opinione pubblica.
Sin dall'inizio degli anni '70 ho capito che il petrolio era stato uno degli elementi chiave dei grandi conflitti del XX secolo. Grazie a due incontri di cui racconto in questo libro - il primo, nel 1972, con un dirigente nazista, e il secondo, nel 1974, con un ex Primo Ministro britannico che fu il braccio destro di Churchill - ho compreso realmente quanto sia stato determinante il ruolo del petrolio durante la Seconda Guerra Mondiale.
Durante il primo shock petrolifero del 1973, ho scoperto un Occidente incredulo e spaventato, che sembrava vacillare e temeva di essere privato del suo potere... e dei suoi privilegi. I paesi produttori di petrolio apparivano come i vincitori. Un'illusione tanto breve e infondata quanto la paura manifestata dall'Occidente. Il primo libro che ho pubblicato, nel 1975, fu il risultato di diverse interviste con uno degli artefici delle statalizzazioni petrolifere in Iraq, Libia e Algeria.
Negli anni seguenti, ho assistito spesso alle riunioni dell'OPEC e ho incontrato i principali attori di questo "grande gioco": presidenti di compagnie, speculatori, capi di stato come Gheddafi, Saddam Hussein, lo Scia' dell'Iran e colui che provoco' la sua caduta e il secondo shock petrolifero, l'imam Khomeini, allora in esilio in un piccola villa a Neauphle-le-Château.
Un giorno, uno dei miei interlocutori mi ha detto scherzando: "Il mondo del petrolio e' dello stesso colore del liquido tanto ricercato: nero, come le tendenze piu' oscure della natura umana. Suscita bramosie, accende passioni, provoca tradimenti e conflitti omicidi, porta alle manipolazioni piu' scandalose". Ho potuto verificare nel tempo che queste affermazioni erano del tutto fondate e quanto mai attuali. In un momento in cui dobbiamo prepararci non tanto all'aumento del prezzo del petrolio quanto piuttosto alla sua mancanza, continuo a stupirmi di certi comportamenti.
All'inizio del secolo, l'Iran e l'Iraq, prima di divenire stati sovrani, non erano che delle gigantesche concessioni petrolifere che fornivano dei benefici "eccezionali", come scrive un azionista dell'epoca, ai consorzi che le sfruttavano.
L'intervento militare americano in Iraq nel 2003 e la conseguente conquista dei giacimenti petroliferi del paese seguono la stessa logica. Bush e Cheney, da quando hanno assunto i loro attuali ruoli, si sono preoccupati innanzitutto della sicurezza energetica degli Stati Uniti e delle opportunita' che l'Iraq poteva offrire al riguardo, piuttosto che della minaccia terroristica.
(Febbraio 2006)

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Libri: IN COMUNE, di Marco Boschini

Anche questa settimana presentiamo un nuovo libro, il terzo scritto da Marco Boschini, assessore comunale di Colorno (Parma) e fondatore dell'Associazione Comuni Virtuosi (www.comunivirtuosi.org).
"In Comune", edizioni Emi, porta avanti i temi trattati da "Caro Sindaco New Global" e "Comuni virtuosi", e come i suoi predecessori e' una straordinaria rassegna di buone pratiche ed esperienze efficaci adottate da amministrazioni comunali italiane nel settore del risparmio energetico, della mobilita' sostenibile, di acquisti ecologici e del commercio equo e solidale.
Si racconta, per esempio, di progetti come quello di Bagnacavallo (Ravenna) nel settore del risparmio idrico o di quello di Montebelluna per la raccolta differenziata dei rifiuti, dove, grazie a un sistema porta a porta ben organizzato, il materiale avviato al riciclaggio e' aumentato dal 49,6% del 2002 al 78,6% del 2004.
Pubblichiamo di seguito l'iniziativa Capitan Eco, raccontata nel libro. Buona lettura!
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Capitan ECO

Il Tesoro di Capitan Eco e' un progetto che, a diversi livelli, coinvolge tutta la cittadinanza. Al gioco possono partecipare le classi elementari del comune. Ogni classe riceve dalle mani di Capitan Eco in persona un salvadanaio di coccio, un opuscolo a fumetti sulla raccolta differenziata e la storia del personaggio e un volantino che spiega le modalita' del gioco. E' un vero e proprio gioco a premi basato sulla promozione dell'isola ecologica. Ogni classe riceve un salvadanaio di coccio nel quale inserire le ecomonete che vengono rilasciate dagli operatori dell'isola ecologica ogni volta che si conferisce una busta di rifiuti differenziati. Terminato il tempo del gioco, le classi vincitrici vengono premiate durante una festa finale nella piazza del Comune.
Nei molti comuni in cui e' stato sperimentato il progetto sono stati coinvolti tutti gli insegnanti, il cui appoggio e' stato ottenuto con molta facilita' grazie alla loro sensibilita' nei confronti del tema. Non potendo recarsi da soli alla stazione ecologica, i bambini vengono accompagnati dai genitori e dalle famiglie, ritrovandosi cosi' coinvolti sia nella separazione dei rifiuti in casa, sia nel gioco delle ecomonete. L'espediente del gioco mette in moto vere e proprie coalizioni di bambini e adulti volte a raccogliere il maggior numero di rifiuti differenziati da portare all'isola ecologica per ottenere ecomonete. Quasi sempre il successo dell'iniziativa e' tale che si devono stampare nuove ecomonete (o figurine e simili).
Per fare un esempio, nel comune di Avellino, nei due mesi di durata del gioco, sono state distribuite 80.000 ecomonete e la percentuale di raccolta differenziata e' schizzata dal 13% al 47%.
Il coinvolgimento fortissimo nella competizione e la voglia di vincere a tutti i costi hanno indotto molti alunni a ripulire strade, cantine, garage, viottoli di campagna e di portare tutto all'isola ecologica in cambio di un cospicuo gruzzolo.
Una volta terminato il gioco, si contano le ecomonete di ogni classe e si stila la classifica. I vincitori vengono proclamati nel corso di un'apposita conferenza stampa in cui si espongono anche i risultati del progetto in modo da dare ampio risalto all'evento.
Spesso, in concomitanza con una domenica ecologica si organizza una festa finale che coinvolge la scuola, l'amministrazione comunale, insomma l'intera cittadinanza.
Questo e' un piccolo esempio (se ne trovano altri nel corso del volume) che dimostra quanto sia facile intervenire concretamente a favore dell'ambiente attraverso progetti semplici, di facile realizzazione e ad alto tasso di coinvolgimento della cittadinanza (in special mondo delle giovani generazioni!) con costi bassissimi e sicuri benefici culturali e ambientali. Su un qualsiasi motore di ricerca online e' possibile trovare decine di esempi del progetto di Capitan Eco, dei regolamenti e delle diverse modalita' di organizzazione che decine di Enti locali hanno scelto per portare avanti l'iniziativa, adattandola alle peculiarita' di ogni singolo territorio.
Le cose piu' belle sono anche le piu' semplici.


Libri - IL CODICE NASCOSTO - Perche' viviamo, compriamo, amiamo.

Cari amici,
 vi presentiamo un libro molto interessante. Si tratta de "IL CODICE NASCOSTO - Perche' viviamo, compriamo, amiamo. E perche' lo facciamo in questo modo" di Clotaire Rapaille, edito in Italia da Nuovi Mondi Media.

Pubblichiamo di seguito presentazione, introduzione e indice. Buona lettura!
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Perche' acquistiamo auto lussuose?
Perche' scegliamo televisori al plasma? Perche' frequentiamo i fast-food?
Perche' preferiamo i Presidenti di bell'aspetto?
Cosa influenza e determina il nostro modo di agire, di comprare, di provare emozioni?
Esiste un codice culturale che rende i nostri comportamenti specificatamente italiani, americani, tedeschi, giapponesi o francesi?
Clotaire Rapaille - guru del marketing internazionale, stimato e influente antropologo, presidente dell'autorevole Archetype Discoveries Worldwide - raccoglie nel suo volume il risultato di trent'anni di fondamentali ricerche e svela i meccanismi che, in maniera impercettibile ai diretti interessati, condizionano il comportamento quotidiano: un sottile sistema di archetipi - o "codici nascosti" - che inconsciamente acquisiamo mentre cresciamo immersi nella cultura a cui apparteniamo.
Il Codice Nascosto non si limita a farci comprendere la natura delle scelte alla base dei nostri consumi, bensi' ci illumina sui processi evolutivi della vita familiare, dei rapporti sentimentali, delle modalita' con cui scegliamo i nostri leader, degli approcci secondo cui ci rapportiamo con il resto del mondo.
Clotaire Rapaille ci suggerisce perche' gli americani socializzano con disinvoltura ma non riescono a coltivare un'amicizia, perche' i bambini tedeschi hanno bisogno di istruzioni per giocare con i 'Lego', perche' gli italiani sono cosi' bravi nel sedurre, perche' George W. Bush al momento della sua elezione e' stato considerato il presidente ideale per gli Usa e perche' John Kerry lo sarebbe stato per la Francia. Similarmente a Blink. In un batter di ciglia (Mondadori, 2005) e Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti (Rizzoli, 2000) di Gladwell Malcolm, oppure a Intelligenza Emotiva (Rizzoli, 1999) di Daniel Goleman e a Freakonomics. Il calcolo dell'incalcolabile di Steven D. Levitt e Stephen J. Dubner (Sperling & Kupfer, 2005), Il Codice Nascosto propone al lettore un punto di vista rivoluzionario per capire perche' "viviamo, compriamo, amiamo e perche' lo facciamo in questo modo".
Una prospettiva non convenzionale per capire e affrontare il mondo.

Introduzione
Per gli americani rappresenta una corsa al galoppo, per gli europei simboleggia una parata militare. Per la Chrysler ha rappresentato un successo straordinario. Mi riferisco alla Jeep Wrangler, che alla fine degli anni '90 lottava per riconquistarsi il proprio posto nel mercato americano. Mentre un tempo aveva costituito una categoria a se' stante, in quel periodo era stata soppiantata da decine di SUV, molti dei quali erano piu' grandi, piu' lussuosi e piu' adatti alle esigenze delle cosiddette "soccer moms" (le mamme benestanti che portano i figli a giocare a calcio). La Chrysler, con la Wrangler, era giunta a un bivio, e pensava seriamente a una riorganizzazione di vasta portata.
Alla fine degli anni '90, quando iniziai a lavorare per la Chrysler sulla Jeep Wrangler, la direzione era diffidente verso il mio approccio alla comprensione delle preferenze dei consumatori. Erano state condotte imponenti ricerche di mercato e sottoposte a decine di focus group centinaia di domande. Mi presentai proponendo un'ampia serie di approcci differenti e si dissero: "Che cosa potra' darci questo ragazzo che gia' non abbiamo?" In effetti, i dirigenti della Chrysler avevano formulato centinaia di domande, ma non erano quelle giuste. Continuavano ad ascoltare cio' che la gente "diceva" e questo e' sempre un errore. Di conseguenza, secondo le loro teorie, la Wrangler doveva evolversi su molti fronti, diventando piu' lussuosa, piu' simile a un'auto tradizionale, priva di porte amovibili, chiusa anziche' decappottabile, ecc.
Tuttavia, non erano orientati verso una direzione precisa.
La Wrangler - la classica jeep per l'automobilista medio - era sul punto di perdere la sua posizione distintiva nell'universo delle automobili, diventando a tutti gli effetti un SUV come gli altri.
Quando interpellai i gruppi di consumatori posi loro delle domande diverse. Non chiesi che cosa volessero da una jeep: li invitai a parlarmi dei loro primi ricordi legati alla jeep stessa. Mi risposero raccontandomi centinaia di storie, nelle quali ricorreva molto frequentemente un'immagine: il fatto di trovarsi in un luogo all'aperto, di poter arrivare dove non arriverebbe un'auto normale, di viaggiare liberi dalle costrizioni della strada. Molti intervistati citarono il West e le grandi praterie.
Tornai dagli scettici dirigenti della Chrysler e dissi loro che, in America, il Codice della jeep era CAVALLO. La loro idea di trasformare la Wrangler nell'ennesimo SUV era sconsiderata: i SUV non erano cavalli. I cavalli non hanno accessori di lusso, non hanno cuoio morbido come il burro, ma piuttosto il cuoio duro della sella, La Wrangler doveva avere porte amovibili e il tetto aperto perche' chi la guidava voleva sentire il vento intorno, proprio come se stesse cavalcando.
I dirigenti non si lasciarono impressionare: dopotutto, una imponente mole di ricerche indicava che i consumatori affermavano di volere qualcosa di diverso. Forse tempo addietro la gente aveva associato le jeep ai cavalli, ma in quel momento non lo faceva gia' piu'. Chiesi loro di mettere alla prova la mia teoria apportando al design dell'auto una modifica tutto sommato marginale: cambiare la forma dei fanali anteriori da quadrati a rotondi. Perche'? Perche' gli occhi dei cavalli sono rotondi, non quadrati.
Testarono il nuovo design e ottennero immediatamente un riscontro positivo. Le vendite della Wrangler aumentarono e il suo nuovo "volto" ne divenne la caratteristica principale, quella che la rendeva appetibile per i consumatori. A riprova di cio', da allora al logo dell'auto sono stati aggiunti la griglia del radiatore e i fanali rotondi. Esistono persino fan club della jeep che distribuiscono ai soci T-shirt con la scritta: "Le vere jeep hanno i fanali anteriori rotondi".
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Indice
Capitolo 1 - Come nasce un'idea.

Capitolo 2 - I dolori di una cultura adolescente.
I Codici Culturali dell'amore, della seduzione del sesso.

Capitolo 3 - In equilibrio sull'asse.
I Codici Culturali della bellezza e dell'obesita'.

Capitolo 4 - Prima di tutto la sopravvivenza.
I Codici Culturali della salute e della gioventu'

Capitolo 5 - Oltre gli schemi biologici.
I Codici Culturali della casa e della cena.

Capitolo 6 - Lavorare per vivere.
I Codici Culturali del lavoro e del denaro

Capitolo 7 - L'arte di arrangiarsi.
I Codici Culturali della qualita' e della perfezione

Capitolo 8 - Ne voglio ancora.
I Codici Culturali del cibo e degli alcolici

Capitolo 9 - Mi addebiti sulla carta di credito anche quell'alibi.
I Codici Culturali dello shopping e del lusso

Capitolo 10 - Chi si credono di essere questi tipi venuti dal nulla?
I Codici dell'America nelle altre culture

Capitolo 11 - Per favore, ci divida il Mar Rosso
Il Codice Culturale della presidenza americana

Capitolo 12 - Non crescere mai, non arrendersi mai.
Il Codice Culturale dell'america per gli americani

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