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Non è vero che tutto va peggio

Ed ora, per contribuire a risollevarti il morale di fronte alla prospettiva di 5 anni sotto Berlusconi eccoti un’anticipazione dal libro “Non è vero che tutto va peggio” di Michele Dotti e Jacopo Fo, edizioni Emi (Edizioni Missionarie Italiane).
I lavori iniziali per realizzare questo testo sono iniziati proprio con n laboratorio su questo blog.
E ringrazio tutti coloro che ci hanno appoggiato dandoci la spinta iniziale.
Ed è sempre grazie alla proposta sul blog che sono entrato in contatto con Michele Dotti che ha poi realizzato un mastodontico lavoro di ricerca.

Prefazione
Quante volte hai sentito dire, con aria grave: “Non se ne può più! Le cose vanno sempre peggio! Abbiamo passato ogni limite!”
Lo dice il vecchio reazionario, lo dice il moralista. Ma lo dice spesso anche l’oratore di sinistra che vuol sollevare le folle e il giovane attivista.
Per una persona che desidera un mondo migliore dire tutto va peggio vuol dire utilizzare una figura retorica efficace per strappare un moto di sdegno nell’immediato, ma a lungo termine non è una mossa intelligente.
Infatti, l’idea che in 2000 anni non si sia riusciti a migliorare la situazione ha un grande potere demotivante. Porta a pensare: “Tanto è tutto inutile, perché mi dovrei impegnare?”
Molto più motivante sarebbe dire: “Da duemila anni stiamo migliorando il mondo, dacci una mano a migliorarlo ancor di più!”.
Ma affermare che il mondo peggiora non è solo disfattista, è anche falso.
La verità infatti è che il mondo sta migliorando irrefrenabilmente da secoli.
Non ci siamo bevuti il cervello, non stiamo sostenendo che questo mondo è il migliore possibile e tutto va bene.
La situazione è intollerabile.
Le guerre e la fame uccidono ogni anno milioni di persone, la violenza e l’ingiustizia distruggono ogni possibilità di una vita degna per milioni di individui. Si tratta di una situazione insopportabile, vergognosa. Ma una volta era peggio. Era peggio 20 anni fa, 50 anni fa. Per non parlare di mille anni fa!
Questo libro ha lo scopo di mostrare proprio questo: la situazione è migliorata, sta migliorando e abbiamo molti buoni motivi per sperare che continuerà a migliorare anche in futuro.
E cercheremo di mostrarlo senza ricorrere a complicate argomentazioni filosofiche ma semplicemente portando dati statistici provenienti da centinaia di studi.
E, a proposito dei dati che citeremo è da notare che per la maggior parte sono numeri sui quali tutti gli studiosi concordano Semplicemente si tratta di numeri poco conosciuti.
L’idea che il mondo vada a rotoli, insomma, non ha nessuna prova d’appoggio. E’ una convinzione basata esclusivamente su preconcetti e sulla totale mancanza di informazione.
Complici i media, che hanno scoperto che le cattive notizie fanno vendere più delle buone nuove e che quindi ci bombardano con bordate di angoscia allo stato puro, fobie e una scelta abile e spietata degli eventi più truculenti.
Sottoposti a un simile bombardamento negativo molti si convincono che stiamo precipitando, affondando, deragliando e che non ci sono più speranze.
E questa leggenda metropolitana si salda con una molto umana illusione percettiva: per una persona che non è più giovane è facile pensare che le cose fossero migliori quando aveva tutta la vita davanti, meno chili sui fianchi o più capelli in testa.
Quando eri giovane tutto andava meglio perché non eri vecchio.
E’ facile dimenticare com’era realmente la situazione una volta. Abbiamo generalmente un ricordo gradevole dell’infanzia e della gioventù e tendiamo a dipingere quegli anni con il rosa della nostalgia.
Ma le cose stanno decisamente in un altro modo.
Il mondo è migliorato nei secoli in modo consistente e questo miglioramento ha conosciuto una stupefacente accelerazione negli ultimi 40 anni.
In alcuni casi sembra impossibile.
Quando capita, ad esempio, di discutere dell’orrore della pedofilia molti sono disposti a giurare che il fenomeno si stia espandendo in modo notevole. Come vedremo si tratta anche in questo caso di un’illusione ottica.
Molte persone sono giustamente impressionate e disgustate dall’aumento esponenziale dei casi di pedofilia riportati dai giornali. Sicuramente oggi i giornali pubblicano notizie di crimini sessuali sui bambini 100 volte di più di 50 anni fa. E sui giornali di 70 anni fa non troviamo nessuna segnalazione di tali aberrazioni.
Ma questo non vuol dire che una volta non ci fossero crimini pedofili. Semplicemente i giornali non ne parlavano: erano un argomento sconveniente e di scarso interesse.
Ma il quadro si fa ancora più chiaro se compiamo una rapida osservazione degli aspetti più negativi e vergognosi della società umana e andiamo a vedere da quanto tempo sono diventati obsoleti.
Ancora tre secoli fa eravamo dominati da una casta che gestiva il potere per diritto di nascita. Due secoli fa lo schiavismo era legale nella maggior parte del mondo. 65 anni fa le donne non avevano il diritto di voto in nessuna nazione. 50 anni fa i mariti avevano in tutto il mondo il diritto legale di picchiare la moglie e di prenderla con la forza.50 anni fa la segregazione razziale era legale negli Usa. 30 anni fa la maggioranza degli esseri umani era convinta che masturbarsi portasse alla cecita'.25 anni fa in Italia potevi uccidere tua moglie se la scoprivi a letto con un altro senza rischiare la galera.11 anni fa lo stupro in Italia era un reato contro la morale e non contro la persona nonostante sia difficile stuprare una donna senza sequestrarla e senza farle violenza.
Ma non solo alcuni degli aspetti peggiori della società sono spariti.
4000 anni fa la vita media sul pianeta era al di sotto dei 30 anni. La durata dell’esistenza umana ha continuato ad allungarsi e negli ultimi 100 anni questo aumento è stato enorme.
Ed è aumentata notevolmente anche l'aspettativa di vita nel Terzo Mondo, nonostante le guerre, le carestie, le epidemie, le rapine delle Multinazionali e la spietata corruzione dei governi.
Negli ultimi 40 anni ha continuato a diminuire perfino il numero dei morti in guerra.
Tutti gli indicatori di benessere sono migliorati in modo notevole: istruzione, disponibilità di acqua corrente ed elettricità, salari, abbandoni scolastici, numero di poveri, assistenza medica, pensioni, protezione degli orfani, dei disabili, dei malati di mente, delle minoranze.
E se guardiamo all’Italia scopriamo che da noi c’è stato un miglioramento addirittura più rapido che altrove.
In realtà la situazione in Italia 50 anni fa era pazzesca. Se realmente confrontiamo i dati quasi non riusciamo a crederci. L’Italia degli anni ’50 era in condizioni simili, per molti versi, a quelle dell’Albania o del Marocco di oggi.
A partire dal 1800 milioni di italiani sono stati costretti a emigrare. In Italia si soffriva la fame e a centinaia di migliaia morivano di denutrizione e pellagra e per la mancanza di cure e igiene.
Oggi è raro trovare un immigrato proveniente dal Terzo Mondo che non sappia leggere e scrivere. Anzi spesso ci accorgiamo che gli extracomunitari che arrivano da noi sono diplomati o laureati. I nostri immigrati erano invece in maggioranza analfabeti . E ancora negli anni ‘50 più del 10% della popolazione era analfabeta e più del 20% non aveva finito le elementari.
Se poi prendiamo in considerazione la situazione dei poveri scopriamo che a quei tempi anche da noi esistevano vere e proprie favelas con migliaia di baracche di lamiere e cartoni, niente fogne e servizi igienici. Nessuna scuola, nessun asilo, nessun poliziotto che facesse rispettare la legge.
Analizzando il livello di benessere medio scopriamo che anche qui ci sono stati cambiamenti positivi. Certo, poi siamo caduti nel consumismo ma è indiscutibile che oggi la maggioranza delle donne non siano più costrette a passare ore e ore a lavare i panni perché la lavatrice è entrata nell’uso comune. Sono decine i beni che semplificano la vita di tutti i giorni dando più tempo alle persone per occuparsi d’altro.
Cinquant’anni fa, le otto ore lavorative erano per la maggioranza dei lavoratori un obiettivo ancora da conquistare. Il sabato di riposo era un miraggio. Idem il pulmino che ti viene a prendere i bambini a casa. Nelle campagne i ragazzini andavano a scuola a piedi, a volte camminando per chilometri a piedi nudi, per non consumare le scarpe.
La percezione del livello di povertà oggi è completamente cambiata, e questo è un bene, ma se vogliamo giudicare il percorso della storia dobbiamo accorgerci che il tenore di vita di un operaio è enormemente migliore anche perché le moderne tecnologie hanno fatto crollare il prezzo di molti beni di consumo essenziali. Nel 1950 un paio di scarpe costava parecchio e il cappotto era uno status symbol. Dalle biro, agli accendini, dalle lamette da barba ai libri, alle radio, alle automobili tutto costa in proporzione molto meno e spesso la qualità è superiore.
A quei tempi, in tutto il mondo, nel suo insieme la vita sociale era molto più dura e ingiusta. Se una malattia ti lasciava infermo, se subivi un’ingiustizia o eri discriminato, avevi ben poche possibilità di trovare aiuto. Non esistevano le organizzazioni del volontariato, le associazioni in difesa di disabili, donne, bambini e persone affette da particolari malattie. Non esistevano associazioni di tutela dei malati, dei consumatori, degli omosessuali. Essere in qualche modo diverso significava affrontare il disagio e l’emarginazione in totale solitudine.
E’ degli anni ‘60 il caso Braibanti, stimato intellettuale omosessuale condannato al carcere per aver “plagiato” un ragazzo, peraltro maggiorenne. Esisteva proprio il reato di plagio. Praticamente la tua famiglia, lo psicologo e il giudice potevano decidere che l’omosessualità era una malattia e potevano condannare alla prigione chi ti aveva contagiato.
Quando si dice che tutto va peggio bisognerebbe sprecare due minuti a pensare che cosa volesse dire realmente vivere 50 anni fa.
Vorrei proprio vedere chi sarebbe disposto a far cambio e tornare a vivere allora.
Credo che sarebbe sufficiente mostrare la foto di un trapano per dentista di quei tempi per convincere chiunque a cambiare idea.


Mamme Zen - nuova edizione

Jacopo Fo Mamme ZenPare impossibile che alcune idee fondamentali sui bambini non siano ancora condivise dalla maggioranza degli esseri umani .
E non parlo solo di genitori ignoranti che picchiano i figli. Illustri ginecologi, pedagogisti e psicanalisti non hanno ancora capito che il bambino e’ un individuo con dei diritti elementari che vanno rispettati.
Quando nasce e’ come un foglio bianco, Il fatto che tanti adulti siano incapaci di vivere con pienezza la vita o, addirittura, arrivino a compiere orribili violenze, mostra che sono stati negati loro, nell’infanzia, elementi fondamentali per una crescita piena ed equilibrata.
Il miglioramento della qualita’ della vita umana passa per un radicale cambiamento dell’atteggiamento degli adulti vero i bambini.
Ci vuole piu’ amore e disponibilita’ con i piccoli per avere un mondo migliore domani.

Carissimi,
questa settimana siamo contentissimo di presentarvi la nuova edizione di un libro di Jacopo e di Monica Traglio “Mamme Zen”.
Buona lettura!

Prefazione alla Nuova Edizione
di Jacopo Fo

Rileggendo questo libro dopo quasi 20 anni dalla sua prima stesura possiamo essere orgogliosi di aver contribuito, insieme a tanti altri, alla diffusione della cultura del parto dolce, del rispetto delle esigenze estintive dei neonati, di un rapporto educativo improntato sullo sviluppo delle capacita’ creative del bambino e sul rispetto per la sua persona.
Oggi in tutta Italia e’ finalmente possibile trovare strutture pubbliche dove si pratica il parto non traumatico.
Sono ormai molti i pediatri che consigliano alle madri di seguire l’istinto piu’ delle tabelle, far dormire i bambini con la mamma invece di segregarli nelle culle e dare loro da mangiare quando e quando desiderano.
Molte ricerche scientifiche hanno dimostrato che la operazione della madre dal neonato ha ricadute gravi sulla salute dell’infante. Sui vocabolari medici e’ oggi presente la parola “marasma” che e’ proprio la sindrome psicofisica che colpisce i neonati lasciati soli nella nursery.
E vi sono studi che dimostrano che i bambini che dormono con la madre e prendono il latte quando lo desiderano strisciando verso il suo seno, ne traggono enormi vantaggi. Difficilmente passano le notti a piangere, sono piu’ tranquilli e imparano meglio a respirare, diminuendo la probabilita’ di malattie polmonari. Inoltre allattare di  notte senza doversi alzare e quasi neppure svegliarsi, e’ per la madre un vantaggio enorme. E si inizia a comprendere che vi e’ un nesso tra il parto traumatico e la separazione dalla madre, l’allattamento notturno a orari fissi del bambino tenuto nella culla e lo sbalestramento che poi toglie il sonno ai bimbi di notte facendo impazzire i genitori costretti alla veglia a turno per mesi. Un vero disastro inflitto a genitori e figli senza che ne venga alcun vantaggio.
….
Insomma, il mondo migliora… E’ quindi con piacere e speranza che ti proponiamo queste pagine, immaginando che tu sia una mamma o un papa’ che ha deciso di mettere in discussione le strategie antiquate e irrispettose dei diritti naturali, cercando di dare il meglio per la tua creatura.
Ti facciamo i nostri migliori auguri.


Notizie dal Burkina Faso e Stefano Benni

Simone e’ partito martedi’ mattina per un altro mese in Africa. Quando era andato a dicembre quello che aveva trovato al suo arrivo era stato sconfortante: l’orto non esisteva quasi piu’, gli animali erano pochi e magrissimi, le strutture portavano i segni del vento e dell’incuria.
Con Pia, Cecilia, Carlo e Caterina si rimboccarono le maniche e fecero ripartire le attivita’, chiedendosi anche cosa e perche’ non riuscissero a comunicare, dal momento che appena lasciati soli i ragazzi africani sembravano non in grado di continuare quanto iniziato.
Dopo un mese avevano fatto ripartire il forno e insegnato alle donne a cuocere il pane (magnifiche baguette), avevano ripristinato l’orto e spiegato ai ragazzi che dare da mangiare alle galline non e’ uno spreco ma un investimento: loro poi daranno uova e carne buona, cosi’ che si possa mangiare qualcosa di piu’ di quattro ossa rachitiche.
Ma la cosa piu’ importante era stata affiancare ai ragazzi gia’ presenti Hamed, un giovane universitario burkinabe’ che ha capito lo spirito dell’iniziativa del centro e ne ha abbracciato il progetto.

Questa volta l’arrivo di  Simone e’ stato diverso: quando ha raggiunto il Centro ha aperto la bocca dallo stupore e non l’ha ancora richiusa: ogni giorno 150 donne, divise in 3 gruppi da 50, arrivano al Centro e cucinano il pane che poi vanno a rivendere al mercato, si occupano dell’orto, degli animali e delle altre attivita’ necessarie per il progetto. Addirittura in molti ora comprano il pane direttamente al Centro, ormai parte integrante del villaggio.

In una telefonata a Pia, questa volta rimasta in Italia, Simone entusiasta raccontava che nell’orto ci sono melanzane, zucchine, piselli e carotine, che i polli sono grassi e che il tacchino e’ talmente in buona salute che incute un totale rispetto. Non puoi discutere con una bestia da 15 chili.
Al Centro si fa la raccolta differenziata dei rifiuti… tocca dirglielo a Bassolino.
Ora un forno solo non basta piu’, stanno pensando di costruirne un altro, piogge permettendo: questa volta lo faranno gli stessi ragazzi africani, che in tal modo potranno apprendere le tecniche  di costruzione e realizzarne altri nei villaggi vicini. Questo e’ lo scopo: il Centro Ghelawe’ e’ nato per essere un Centro di Formazione.
Siamo contentissimi di questi sviluppi e permetteteci di dire forte: viva le donne!
Alla prossima telefonata, con nuovi aggiornamenti.

E ora permetteteci un ringraziamento a cui teniamo molto: il progetto del Centro avviato in Burkina Faso e’ arrivato al suo terzo anno di vita e gran parte di cio’ che e’ stato costruito e realizzato lo si deve anche alle centinaia di persone che hanno acquistato le magliette con la poesia che ci e’ stata regalata in una sera d’inverno da Stefano Benni, un amico straordinario, il nostro Lupo.
Proprio in questi giorni esce nelle librerie la prima ristampa del suo ultimo libro: “La Grammatica di Dio. Storie di solitudine e di allegria” edito da Feltrinelli, 25 racconti suonati con tutti gli strumenti della scrittura. Un sinfonia benniana…
Vi proponiamo qui di seguito “L’indovina”, un breve racconto dove viene nominato un gatto, Pippo, che ci e’ particolarmente caro.
Grazie Lupo, e buona lettura a tutti voi

L’Indovina

L’indovina Amalia, famosa cartomante, accolse il cliente nel suo studio.
Sul tavolo c’erano una statuetta egizia, il gatto nero Pippo, tre pacchetti di sigarette e un mazzo di tarocchi.
- Tagli il mazzo – disse Amalia, con voce baritonale.
Il cliente esegui’.
La cartomante Amalia estrasse tre carte e le scopri’ lentamente davanti a se’.
- La prima carta dice che nel marzo di quest’anno ci saranno spaventosi attentati a Londra, Parigi e Roma e un ordigno atomico verra’ lanciato su Washington.
L’uomo degluti’.
- La seconda carta dice che la reazione degli Stati Uniti provochera’ la Terza Guerra Mondiale con due miliardi di morti nel quadro di una catastrofe climatica che sommergera’ due terzi delle terre emerse.
L’uomo si gratto’ la testa.
- La terza carta dice che la donna a cui sta pensando la ama ancora e tornera’ da lei.
- Grazie, grazie – disse l’uomo quasi con le lacrime agli occhi.
Pago’, usci’ e quando fu in strada, la gente, gli alberi, il cielo, tutto gli sembrava piu’ bello e luminoso.


Edgar Allan Poe, Tre passi nel delirio - Recensione audiolibro

audioracconti Edgar Allan Poe Tre passi nel delirioCarissimi,
questa settimana vi presentiamo un nuovo cd audio della FullColorSound, in catalogo su CommercioEtico.it. Si tratta di “Tre passi nel delirio”, tre racconti: “Berenice”, “Il gatto nero” e “Il rumore del cuore”, letti da Giuseppe Cederna, Antonio Catania e Andrea Castelli sulle musiche rispettivamente di Paolo Fresu, Roberto Gatto e Gianluca Petrella, ed Emanuele Zottino.
Tre racconti di straordinaria efficacia che in tre modi diversi ci raccontano il mondo di Edgar Allan Poe e narrano il lato oscuro dell’animo umano.

Mi hanno chiamato folle; ma non e' ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell’intelletto, se la maggior parte di ciò che e' glorioso, se tutto ciò che e' profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell’intelletto in generale
Edgar Allan Poe

Pubblichiamo un estratto dal libretto allegato al cd audio. Buona lettura!

Il rumore del cuore
Si', e' vero, nervoso, molto, spaventosamente nervoso, ero e sono ancora; ma perche' volete dire che sono pazzo? Il male ha reso acuti i miei sensi, non distrutto, non smorzato. Soprattutto era acuto il senso dell’udito, udivo tutte le cose che accadevano in cielo ed in terra, io le udivo, e molto di quel che accadeva all’inferno. E allora, allora come posso essere pazzo? Ascoltate e osservate con quanta lucidita', quanta calma, io sia in grado di raccontarvi l’intera storia.
Non saprei dire in che modo quell’idea i sia entrata in mente ma, una volta concepita, prese a perseguitarmi giorno e notte. Non avevo uno scopo. La passione non c’entrava, volevo bene al vecchio, non mi aveva fatto nulla, non mi aveva offeso, non volevo il suo oro. Fu per il suo occhio, credo. Sicuro, fu per quello! Aveva un occhio simile a quello di un avvoltoio, azzurro chiaro, con un velo sopra. Quando si posava su di me,  mi gelava il sangue; e cosi', a poco a poco, lentamente, presi la decisione di ucciderlo, quel vecchio, e liberarmi cosi' di quell’occhio, per sempre.
Ecco il punto. Voi mi credete pazzo. I pazzi non sanno quello che fanno. Avreste dovuto vedere me, invece, quanto saggiamente mi comportai, con quanta attenzione, con che prudenza, con che dissimulazione mi misi all’opera!
Non sono mai stato tanto gentile col vecchio come la settimana prima di ucciderlo. E ogni notte, intorno a mezzanotte, giravo il chiavistello della sua porta e la aprivo cosi' delicatamente… e poi, e poi quando avevo aperto abbastanza per farvi passare la testa, introducevo una lanterna cieca, tutta
chiusa, chiusa che non lasciasse filtrare nessuna luce, e quindi spingevo dentro la testa. Certo avreste riso, vedendo quanto abilmente io mi muovevo! Lentamente, molto lentamente, cosi' da non disturbare il sonno del vecchio. Mi ci voleva un’ora per mettere l’intera testa dentro l’apertura tanto da poterlo vedere disteso sul letto. Un pazzo! Un pazzo sarebbe stato cosi' prudente? E poi quando la testa era tutta dentro la stanza scoprivo la lanterna con cautela, con molta cautela. I cardini stridevano. La aprivo quanto bastava perche' il sottile raggio di luce cadesse su quell’occhio da avvoltoio. E feci questo per sette lunghe notti – ogni notte, proprio a mezzanotte – ma trovavo l’occhio sempre chiuso, e cosi' era impossibile fare il lavoro, perche' non era il vecchio che mi opprimeva, ma il suo Occhio Malvagio.

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Per vedere gli altri titoli disponibili http://www.commercioetico.it/dvdvhscd/full-color-sound.htm

 


Lezioni di teatro di Dario Fo

Questa settimana riprendiamo la presentazione dei Dvd di Franca Rame e Dario Fo attualmente disponibili su www.commercioetico.it.
In particolare ci occupiamo di due Dvd dedicati alle lezioni di Teatro di Dario Fo e vi presentiamo un brano tratto dal Manuale Minimo dell’Attore: si tratta della trascrizione di un esilarante corso tenuto dallo stesso Dario anni fa in cui si spiegava il ruolo, la storia dell’attor comico. In particolare si parlava di clown…
Buon lettura

“Il mestiere del clown e’ costituito da un insieme di bagagli e filoni di origine spesso contraddittoria; un mestiere affine a quello del giullare del mimo greco- romano, dove concorrono gli stessi mezzi di espressione: voce, gestualita’ acrobatica, musica, canto, e con in piu’ la prestidigitazione, oltre a una certa pratica e dimestichezza con animali anche feroci. Quasi tutti i grandi clown sono abilissimi giocolieri, mangiatori di fuoco, sanno servirsi di fuochi d’artificio e sanno suonare alla perfezione uno o piu’ strumenti.
In “La Signora e’ da buttare”, uno spettacolo in cui agivano veri clown – i Colombajoni, Charlie, Romano e la moglie di Alberto, acrobata) – mi trovai a dover  impiegare vari effetti e giochi acrobatici tipo rompicollo, esplosioni, evoluzioni con un trapezio, camminate su trampoli molleggiati, cascate a picco in un bidone. I Colombajoni li conoscevano e li sapevano eseguire tutti alla perfezione, e ce ne insegnarono molti altri che non erano previsti nel copione.  Da loro ho imparato tutto quello che so del e sul clown, compreso il saper suonare il trombone. Franca imparo’ ad andare sul trapezio  ed eseguire la cascata all’ingiu’ rimanendo appesa per i soli piedi e con le gambe ripiegate. Proprio per la complessita’ e la vastita’ delle tecniche che un clown deve acquisire, si puo’ ben asserire che un attore che si sia procurato tutto quel bagaglio tecnico si ritrova di gran lunga avvantaggiato... non solo nel comico ma, e vedo i “pantoufles” del teatro che inorridiscono, anche nei ruoli tragici.
Spesso si assiste all’imitazione del clown da parte di attori che credono di risolvere il gioco con un semplice ficcarsi una pallina rossa sul naso, calzarsi un paio di scarpe smisurate e berciare con la voce di testa. Si tratta di un’ingenuita’ da pernacchio. Il risultato e’ sempre fastidioso e stucchevole. Bisogna mettersi in testa che si diventa clown solo in conseguenza di un gran lavoro, costante, disciplinato e faticoso, e – ancora – grazie a una enorme pratica perseguita per anni. Clown non ci si improvvisa. 
Ai nostri giorni, il clown e’ diventato un personaggio destinato a divertire i bambini: e’ sinonimo di puerilita’ sempliciotta, di candore da cartolina d’auguri, di sentimentalismo. Il clown ha perso la sua antica capacita’ di provocazione, il suo impegno morale e politico. In altri tempi il clown aveva saputo esprimere la satira alla violenza, alla crudelta’, la condanna all’ipocrisia e dell’ingiustizia. Ancora qualche secolo fa, era una catapulta oscena, diabolica: nelle cattedrali del Medioevo, sui capitelli e nei fregi dei portali, si ritrovano rappresentazioni di comici buffoneschi che si esibiscono in accoppiamenti provocatori con animali, sirene, arpie, e che mostrano sghignazzanti il proprio sesso.
Il clown viene da molto lontano: prima della nascita della Commedia dell’Arte esistevano gia’ i clown. Si puo’ dire che le maschere all’italiana siano nate da un matrimonio osceno fra giullaresse, fabulatori e clown, poi, in seguito ad un incesto, la “commedia” ha partorito decine di altri clown.


Dario Fo e Franca Rame: Hellequin – Harlekin – Arlekin – Arlecchino

Il teatro di Dario Fo e Franca Rame in dvd www.commercioetico.itCari amici,
questa settimana continuiamo a parlarvi del teatro di Dario Fo e Franca Rame presentandovi un’opera spassosissima: "Hellequin – Harlekin – Arlekin – Arlecchino"
Scritto per la Biennale di Venezia in occasione dei 400 anni dalla nascita di Arlecchino, questo testo viene messo in scena per la prima volta al Palazzo del Cinema del Lido nell’ottobre 1985 e riproposto in varie sedi nei mesi successivi.
Dario Fo porta in teatro la piu’ celebre maschera della commedia dell’arte ispirandosi alle presentazioni fatte in Francia quattro secoli fa dal comico italiano Tristano Martinelli davanti al re e alla regina, che pare si divertissero molto alle intemperanze e scurrilita’ di questo “Zanni in seconda”, furbo e cialtrone allo stesso tempo, saggio e folle, grande e miserabile, comunque e sempre provocatore e anticonformista.
Un personaggio ben diverso dalla versione ufficializzata da Molie’re e Goldoni, piu’ popolare e piu’ vicino semmai al fabliaux dell’alto Medioevo e a Rabelais. Lo interpreta mirabilmente Dario Fo con uno spirito vicino a quello del suo capolavoro, Mistero Buffo, affiancato da una Franca Rame ironica-bizzosa-svampita nei panni delle varie Marcolfe e Franceschine.

Prologo
Dario entra in scena: veste un costume che riecheggia quello di Arlecchino e si rivolge al pubblico

Dario: Il costume che io indosso e’ quello del primo Arlecchino, e noterete subito che non ho la maschera. Ci sono stati dei critici che, la prima volta che sono apparso cosi’, si sono messi quasi a urlare scandalizzati: “Non ha la maschera!” non sapendo essi stessi che il primo Arlecchino non portava assolutamente la maschera, ma un maquillage piu’ o meno simile a questo che vedete sulla mia faccia.
Il primo Arlecchino fu un grande comico italiano di Mantova, si chiamava Tristano Martinelli, e si trovava in Francia con la compagnia del Geloso.
All’inizio Arlecchino era uno “Zanni in seconda”, come veniva chiamato, cioe’ di rincalzo, ma esprimeva una irruenza a dir poco sconvolgente e, soprattutto, di dimensioni completamente nuove. Irrompeva sul palcoscenico buttando all’aria l’assetto della commedia. Non resisteva al ruolo fisso, il suo era piuttosto un antiruolo. Inscenava situazioni e gesti di una scurrilita’ e pesantezza brutali: abbassava le braghe di colpo e si metteva a defecare… questo e’ il termine “raffinato”, non quello usato da Arlecchino. Naturalmente era tutto finto, non e’ che eseguisse oscenita’ reali. Faceva anche pipi’ sul pubblico, quasi sempre con acqua colorata, quasi sempre.
Alcune volte invece…
Insomma, provocava nel modo piu’ sguaiato urlando battute scurrili che alludevano indifferentemente al sesso, alla fame, alla guerra, alla morte, all’inferno… Distruggeva ogni buon modo di pensare, ogni morale.
Ecco: Arlecchino era fondamentalmente un amorale.
Quelle sue provocazioni suscitarono un successo incredibile; con le sue entrate oscene aveva rotto le normali convenzioni dello spettacolo.

Buona lettura e buona visione…


Tutto il teatro di Dario Fo e Franca Rame

 

Carissimi,
siamo veramente contenti di aver inserito nel nostro catalogo online Commercioetico.it 30 delle opere piu’ famose di Dario Fo e Franca Rame, in DVD!
E questa settimana vi parliamo di un’opera del 2002: “Ubu Roi - Ubu Bas” riprendendo dal sito brianzapopolare.it il testo dell’intervento di Dario Fo al Palavobis di Milano, il 23 marzo 2002.
La parola a Dario Fo.

UBU ROI - DI JARRY

Tutto il teatro di Dario Fo e Franca Rame in dvdVi voglio parlare di un testo che sto rileggendo in questi giorni con grande interesse: un testo teatrale di satira grottesca, si tratta di un capolavoro del Surrealismo. Il suo titolo, molti di voi lo ricorderanno, e' "Ubu Roi", Ubu re.
Ubu e' il personaggio protagonista di quest'opera. L'autore e' Alfred Jarry, nato a Laval nel 1873 e vissuto a Parigi fino al 1907; morto quindi a soli 34 anni, ma per raggiungere la fama a Jarry basto' questa sua farsa surreale.
Quando Ubu Roi fu messo in scena alla fine dell'Ottocento, a Parigi, ebbe un successo strepitoso.
La farsa racconta di un paese immaginario, fantastico; presumibilmente situato in Europa, ma potrebbe anche collocarsi in America Latina o in Asia.
In questo paese vive il nostro Ubu, un uomo di gran talento, spregiudicato e alle volte rozzo che si batte con tutti i mezzi per conquistare un grande potere economico e politico.
In poche parole, questa e' la storia tragica e farsesca della sua irresistibile scalata. Carica di allegorie e smaccate, strizzate d'occhi ai piu' grotteschi fatti storici del tempo di Jarry.
Ancora oggi questo testo viene recitato in tutto il mondo, sempre con gran successo da centinaia di compagnie che naturalmente tendono ad adattare le allusioni satiriche alla situazione del Paese in cui viene messo in scena.
Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale ('15-'18), il fenomeno Ubu-Roi riesplode in modo incredibile. Non c'e' teatro moderno nel mondo che non l'abbia in repertorio. Ogni regista di talento ci mette nuovi giochi allegorici, allusivi alla realta' contingente.

Ubu bas
Finche' arriva Jean Jaques Cajou, teatrante geniale che rielabora una sua versione clownesca dal titolo "Ubu Bas", Ubu basso.
Un testo pieno di situazioni spassosissime. Originali, molto vicine al nostro tempo.
Opera che stranamente non ottiene il grande successo che meritava, forse perche' in quegli anni si stava profilando l'esplosione della Seconda Guerra Mondiale. In tutta Europa si viveva un clima di tragica tensione e la gente non amava vedersi riflessa dentro lo specchio concavo della satira.
Ora, qualche settimana fa, come dicevo, rileggendo il testo di Jarry, mi sono trovato appresso, come compendio, quest'altro lavoro di Cajou, dal titolo "Ubu bas".
L'ho letto d'un fiato e ne sono rimasto fulminato, estasiato per la giocondita', il divertimento, la follia grottesca.
Vediamola insieme questa super-farsa a partire dal protagonista Ubu bas: questo e' un personaggio straordinario in quanto a vitalita', grinta; non e' molto colto, anzi direi che e' piuttosto rozzo in certi atteggiamenti, pero' possiede una verve nel dialogare fatta d'iperbole e luoghi comuni piuttosto avvincenti.
Gesticola, si atteggia a uomo sicuro di se' e fa dichiarazioni smaccatamente fasulle con una sicumera sconvolgente. Tutto avviene in un ambiente da clown.
Infatti lui, Ubu bas, e' un po' clown, pero' sempre abbigliato con una certa eleganza... un po' caricata, sempre tirato.
Il piazzista
Purtroppo essendo "bas", soffre di un evidente complesso di statura. Cosi' per ovviare alla "vis comique" del "tappo", cerca di rimediare adottando tacchi alti e sottosuole nascoste per elevarsi. Cura molto il portamento: camminata ritta, sorriso splendente, si esercita in ogni momento ad atteggiare bocca e ganasce a un'espressione di gioconda cordialita'. Ogni tanto... ahime', forza un po' troppo i muscoli facciali e gli capita di ingripparsi le mascelle, bloccate in un ghigno orrendo ed e' costretto a sferrarsi manate pesanti sulla faccia per liberarsi dall'ingrippata. Oltretutto, ogni tanto, per troppa sicurezza di se', inciampa in gaffe tremende, da seppellire di vergogna anche un elefante, ma lui non se ne accorge: (mimando stupore) "E perche', che c'e'?!".
In fondo, come tutti i clown, e' un candido sprovveduto, ma con una grande dote... quella del venditore, un bateleur, come dice in gergo Cajou, l'autore.
Un piazzista di grande fascino attraverso il quale riesce a catturare attenzione e interesse della gente e riesce a vendere l'invendibile.
A convincere il pubblico dello straordinario valore e qualita' di tutto cio' che va offrendo, usa trucchi, gioca basso e giura, giura perfino sui figli! Sulla testa dei figli! "Che un fulmine di fuoco cada su questi miei innocenti se quel che dico non e' la verita'!", un fatto che  impressiona...specie i figli... che hanno sempre la dissenteria.
Siamo sempre nel clima surreale del circo….

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"Non è un paese per vecchi" fa schifo! Tanto sangue poche idee!

 

Si vede che gli Usa sono proprio moralmente in crisi. Come si fa a dare 4 oscar a un film così insulsamente violento? Una roba da vomitare. Un gusto per gli squarci e i cadaveri da macelleria... Ma che schifo! Speravo a qualche cosa di meglio vista la regia dei fratelli Coen. Evidentemente si sono bevuti il cervello. Un altro film avvilente è "V for Vendetta" con la bellissima Natalie Portman che viene torturata dal suo maestro. Un film fintamente libertario e ribelle in realtà pop nazista. La tortura diventa una via per chissà quale crescita. Menate da sacrificio assoluto. Nazista. Proprio. E già che ci sono vi sconsiglio anche "L'ultimo inquisitore" di nuovo con la Portman Natalie, sempre disgraziatamente bellissima e con lo spagnolo Javier Bardem, il cattivo di "Non è un paese per vecchi". La lobby del caos, sezione Holliwood, ha rapito Natalie Portman e la costringe a fare nefandezze. LIBERIAMOLA!


Acqua bell'acqua, 10 storie sul bene piu` prezioso

Favole sull'acqua Libro-CD commercioetico.itCari Lettori,
questa settimana vi presentiamo un nuovo libro che abbiamo inserito nel catalogo di CommercioEtico.it.
Edito dalla Emi, s’intitola Acqua bell'acqua, 10 storie sul bene piu` prezioso.
Una raccolta di favole illustrate per bambini che parlano di acqua, accompagnate da un Cd le cui voci sono stati offerte da altrettanti artisti in appoggio alla campagna sull’acqua portata avanti da ACRA (Associazione di Cooperazione Rurale in Africa e America latina).
I testi letterari sono stati scritti da: Pietro Formentini, Laura Fusca, Giancarlo Migliorati, Emanuela Nava, Roberto Piumini, Giusy Quarenghi, Guido Quarzo, Silvia Roncaglia, Bruno Tognolini, Virginia Zamparelli.
I disegni sono di: Emanuela Bussolati, Giusy Capizzi, Cristiana Cerretti, Sophie Fatus, Cristiano Lissoni, Giovanni Manna, Lilia Marcucci, Giulia Orecchia, Andrea Valente, Antonio Vincenti.
Le voci narranti sono di Enrique Balbontin, Anna Bonel, Lella Costa, Laura Curino, Bano Ferrari, Pietro Formentini, Marina Massironi, Giovanni Storti, Dario Vergassola.
Una grande collaborazione tra chi disegna, legge e scrive che produce un libro bello, coloratissimo e poetico, e un cd audio con le voci piu’ amate.
Ne proponiamo un estratto, nel Cd questa poesia e’ letta da Lella Costa.

La Fonte
di Silvia Roncaglia

C’era una fonte
una fonte,
ma che fonte!
Era una fonte infante,
una fonte bambina
che zampillava acqua
ridente e cristallina.
Rideva di ogni gioco
fra spruzzi smeraldini
e poi piangeva un poco
come fanno i bambini.
Giocava con il sole,
brillava con la luna
E cresceva ogni giorno
certa di aver fortuna.

E divenne una fonte,
una fonte,
ma che fonte!
Una fontana donna
con singhiozzi d’amore
e di spuma la gonna.
Baciava sulle labbra
ogni stanco viandante
che si fermava a bere
la sua acqua invitante.
E riempiva le brocche
traboccando sorgiva
e sognava le bocche
protese alla sua riva.

E divenne una fonte,
una fonte,
ma che fonte!
Una vecchia fontana
coi muschi incastonati alla sottana
con la bocca sdentata e arrugginita,
soltanto un filo d’acqua.
solo un filo di vita.
E sgocciolava piano
i suoi giorni passati
come piccole perle di memoria,
tutti i sogni sognati,
la sua liquida storia.

Parte del ricavato della vendita del libro andra’ a finanziare i progetti di accesso all’acqua della campagna “Qualcuno non se la beve!” e in particolare la costruzione di pozzi e infrastrutture idriche in Africa e America latina.

Indice e maggiori informazioni

 


Il mio nome e' Iran (seconda parte)

Libri il mio nome è Iran davar ardalanCarissimi,
questa settimana vi proponiamo un secondo brano dal libro "Il mio nome e' Iran", di Davar Ardalan.
Avvincente, piacevole e incorniciato da una raffinata prospettiva storica, "Il mio nome e' Iran" e' il racconto appassionato di una donna cresciuta tra tradizione iraniana e valori occidentali.
E' un libro che narra un'affascinante epopea familiare: tre generazioni di donne eccezionali le cui vite si intrecciano tra politica, religione e sentimento.
Donne divise tra due paesi amati, ma nettamente separati: l'Iran e l'America.
In questo breve brano il racconto di quando l'autrice dagli Usa torna in Iran nel 1983, in piena rivoluzione islamica.
Buona lettura!

Capitolo 9
TEHERAN
1983-1987

Partii che in America era giorno, arrivai in Iran in piena notte. A casa trovai ogni cosa come l'avevo lasciata tre anni prima, le magliette nel mio armadio erano ancora piegate cosi' come le avevo riposte.
Il filo di perle che mio padre mi aveva portato da un viaggio in Giappone era ancora posato sul como'.
Sentivo la stessa musica che aveva riempito le mie giornate a Teheran: il fruttivendolo che camminava in mezzo alla strada vendendo le sue merci, il bahrfi - lo spalatore di neve - che vagava per le strade in inverno, il richiamo alla preghiera da una moschea. Non erano solo canzoni e preghiere quelle che sentivo, ma anche la recita delle poesie - mitiche, mistiche, moderne - ogni volta che accendevo la televisione o ascoltavo la radio. Era come se i suoni ritmici fossero parte stessa dell'anima iraniana.
Anche se la vita domestica non era cambiata, compresi ben presto che io invece lo ero. Ancora una volta, e persino a casa, non avevo idea di chi fossi. Stavo sopprimendo i miei sentimenti e mi stavo identificando troppo fortemente con le persone che mi circondavano; eppure sentivo che, se mi fossi arresa completamente, avrei potuto essere respinta. Il rifiuto, la separazione e l'abbondano avevano lacerato la mia anima; non potevo permettermi di correre di nuovo questo rischio.
Non ero mai stata davvero interessata a praticare la mia religione. Era stata zia Maryam, la sorellastra di mia madre nata dal secondo matrimonio di mio nonno Abul Qasim, a insegnarmi le preghiere quando ero bambina. Maryam era esattamente l'opposto di mia madre in tutto, tranne che nei suoi principi islamici. Era cresciuta in Iran da genitori iraniani, anche se non religiosi. Sposandosi, era entrata a far parte di una famiglia iraniano-turca che seguiva rigidamente i dogmi dell'Iran sciita, apprendendo ogni cosa dalla sua devotissima suocera. La sua vita familiare era stata felice, con quattro figlie che erano divenute le mie sole amiche: all'epoca tutte le mie vecchie conoscenze avevano lasciato l'Iran.
La zia Maryam e suo marito Mohammad erano attivamente prodigati per la Rivoluzione. Dal momento che pensavano che la loro religione fosse poco compresa in Occidente, incoraggiarono mia madre a tradurre libri dal persiano in inglese (ma non le opere di Shariati, che rimase un autore controverso anche dopo la Rivoluzione), libri sulle pratiche di culto dell'Islam come la preghiera o il digiuno. Alla fine, mia madre tradusse un libro con mio zio Mohammad, sulle cinque preghiere rituali.
Io volevo capire meglio la condizione delle donne devote alla religione. La zia Maryam mi racconto' di due donne che avevano vissuto alla Mecca e che erano divenute veri e proprio modelli per la tradizione islamica. Sperava che i suoi racconti riuscissero a ispirarmi e a infondermi nuova fiducia.
La prima donna, Agar, appare nel Vecchio Testamento e svolge un ruolo centrale tra tutti i discendenti di Abramo. Allora come oggi, La Mecca era circondata dal deserto, a 80 chilometri dal Mar Rosso, e aveva un solo pozzo, Zamzam, che esiste ancora e fu scoperto proprio Agar, la seconda moglie di Abramo, e da suo figlio Ismaele.
Agar era una schiava etiope che Abramo aveva lasciato alla Mecca con il loro figlio piccolo. Mentre Agar correva tra due colline per cercare l'acqua in quella che era una terra desolata e desertica, il figlio comincio' a piangere e a dare calci al suolo, scoprendo cosi' il pozzo.
Agar inizio' quindi a barattare acqua con le carovane di passaggio, per ottenere in cambio cibo e altri beni. Fu questa attivita' commerciale a segnare la nascita della Mecca, citta' fondata da una donna.
In onore di Agar e dei sacrifici che sostenne in quanto progenitrice delle tribu' arabe che fanno risalire la loro stirpe ad Abramo tramite Ismaele, anche oggi i pellegrini che si recano alla Mecca compiono sette volte lo stesso percorso che fece Agar tra le due colline.
Mi stupi' molto apprendere che era stata una donna a fondare una citta' che accoglieva ogni anno due milioni di persone in occasione del pellegrinaggio rituale.
Il secondo personaggio a cui la zia Maryam faceva riferimento era Khadija, era una delle donne piu' ricche dell'intera Arabia. La donna, vedova quarantenne, era dotata di notevole senso pratico e acquisi' molte carovane composte da centinaia di cammelli, che faceva partire due volte all'anno. Nel periodo invernale, quando l'acqua era disponibile lungo il percorso e faceva piu' fresco, la sua carovana si muoveva verso la Siria; in estate, invece, verso l'Etiopia.
Khadija sposo' il Profeta Maometto, al quale fu lei a fare la proposta di matrimonio, e divenne la madre di sua figlia Fatima.
Mi parve strano che, in una cultura che io avevo sempre pensato dominata dai maschi, una donna potesse chiedere a un uomo di sposarla.
Anche se non avevo ancora considerato l'idea del matrimonio, questa storia in qualche modo mi fece pensare che, se avessi incontrato qualcuno, avrei potuto chiedergli di sposarmi.

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