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Beppe Grillo - Delirio (in DVD!!!)

Beppe Grillo DVD DELIRIO www.commercioetico.itCarissimi,
questa settimana Vi presentiamo il nuovo Dvd di Beppe Grillo: Delirio.
Si tratta di un’uscita eccezionale perché crediamo che sia la prima volta che uno spettacolo venga presentato in dvd prima che sia terminata tournee teatrale: anzi, in questo caso non solo non e' finita ma e' addirittura iniziata da pochissime settimane…
Lo spettacolo, registrato a Mantova il 6 novembre 2008, si apre con un discorso pronunciato da Robert Kennedy nel 1968, durante la campagna presidenziale, tre mesi prima di essere ucciso.
Sconvolgente la sua rivoluzionaria attualita'.
Buona lettura e buona visione!

Per acquistare il DVD direttamente online http://www.commercioetico.it/dvdvhscd/beppe-grillo.htm

“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel
mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicita' delle sigarette,
e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni
per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualita' della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidita' dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onesta' dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equita' nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto cio' che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Puo' dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.”

Beppe Grillo Delirio Tour-Ancona 28/09/08


La mamma di Psycho è lui con la parrucca

E' uscito in libreria, edito da Rizzoli, il libro più bastardo del mondo: racconta 500 trame di film, con tanto di finale.
"La mamma di Psycho è lui con la parrucca" è infatti una raccolta, condotta online tramite il sito http://www.spoilerin.com, di  "spoiler", dall'inglese to spoiler, rovinare.
Si scopre così che il film "Titanic" finisce con la nave che affonda, che ne "I soliti sospetti" Keyser Soze è Kevin Spacey e che nel film "Fuga da Alcatraz" il protagonista alla fine evade.
Nel film Philadelphia il protagonista non riesce invece a guarire, il Nuovo Cinema Paradiso chiude e Hulk si ritira nella foresta per mimetizzarsi.
(Fonte: Corriere.it)

Fonte imm


PANNELLI SOLARI GRATIS, il libro!!!

Pannelli solari gratis libroQuando Jacopo si mette in testa di comunicare un messaggio, diventa inarrestabile. Dopo un video di 2 ore e 26 minuti http://www.jacopofo.com/?q=video_convegno_pannelli_solari , decine di post sul blog, un'apparizione da Santoro, arriva ora
PANNELLI SOLARI GRATIS, il libro!!!
Come produrre energia senza un investimento iniziale, tutto quello che c'e' da sapere sull'energia solare, le tecnologie fotovoltaiche, l'iter burocratico e relative leggi.
Un libro che ti da' tutti gli elementi per decidere se ti conviene veramente dotarti di un impianto che produce elettricita' dal sole.
Una parte del libro e' ovviamente dedicata al Gruppo di acquisto (http://www.jacopofo.com/pannelli-solari), che in questi mesi ha raggiunto risultati da capogiro:

Richieste primo studio di fattibilita': 1396
Richieste sopralluogo per installazione: 309
Avvio installazione: 152
Impianti installati: 51

E come dice GrauSam nel blog, impianto MD_001194, installato: “Posso solo invitare, chi e' ancora titubante, a iniziare al + presto l'iter per l'installazione, e' una sensazione indescrivibile.”

Pubblichiamo un breve estratto del libro. Buona lettura!

Il sole ci salvera'

Il petrolio, il gas fossile e il carbone sono facili da estrarre e da impiegare.
Hanno permesso uno sviluppo industriale velocissimo e hanno fruttato immense ricchezze.
Ma i combustibili fossili hanno portato enormi problemi: guerre, inquinamento e una cultura alienante che ha fatto del concetto di “bruciare”, il simbolo di uno stile di vita distruttivo.
Per un secolo le parole d’ordine dei paesi industrializzati sono state distruggere, abbattere, cementificare, consumare, bruciare.
Non c’e' da stupirsi se oggi le persone abbiano poco tempo per se stesse, per gli amici, per far l’amore, ridere, giocare con i figli o fare arte.
Ma finalmente questo sistema e' andato in crisi: le guerre e l’inquinamento sono diventate un peso insopportabile per l’umanita' e il petrolio sta finendo. Quello che resta, poi, e' molto sporco e si trova a grandi profondita', quindi sara' sempre piu' difficile da estrarre e piu' caro.
Per fortuna oggi possediamo tutte le tecnologie necessarie per affrontare la fame di energia del mondo, sostituendo i combustibili fossili con fonti rinnovabili di energia. Possiamo cioe' produrre tutta l’energia che ci serve sfruttando i fenomeni naturali, senza bruciare niente e senza fare danni.
Il vento e l’acqua si muovono incessantemente producendo enormi quantita' di energia. Pensate a quanta acqua scorre ogni istante nei fiumi del mondo o alla potenza delle onde del mare e delle maree. Il sole poi, ci inonda di energia.
Abbiamo a disposizione una quantita' di energia migliaia di volte superiore a quella che ci servirebbe se tutti i Paesi del mondo consumassero quanto gli Stati Uniti d’America.
Dobbiamo solo trovare le tecnologie adatte a trasformare le forze della natura in elettricita'. Fino a ora non ci siamo riusciti pienamente solo perché i grandi gruppi economici hanno bloccato lo sviluppo di queste tecnologie con ogni mezzo.
La prima auto diesel costruita da Ford negli anni Trenta era alimentata ad olio di canapa e costruita in parte con fibra di canapa. A quei tempi l’olio di canapa era piu' conveniente della benzina e la fibra di canapa e la resina di canapa potevano sostituire con vantaggio alcune applicazioni della plastica derivata dal petrolio.
I fabbricanti d’auto e i petrolieri si consociarono per bloccare questa novita' e costrinsero Ford a adattare il suo motore diesel all’alimentazione a gasolio. Sempre in quegli anni la marijuana divenne il nemico numero uno dei petrolieri, che finanziarono una campagna stampa volta alla criminalizzazione di quest’erba. Da spettacolare fonte di carburante fu trasformata in pianta del diavolo e fu messa fuori legge in quanto potente droga che corrompeva i giovani costringendoli a uccidere i genitori e a dedicarsi alla perversione sessuale di massa.
Nei successivi decenni la lobby dei petrolieri ha agito allo scopo di limitare i fondi destinati alla ricerca di sistemi per ricavare energia elettrica da fonti rinnovabili. Diverse innovazioni eccellenti sono state sviluppate ma poi tenute sotto chiave.
Gia' negli anni settanta la Fiat aveva costruito un’auto a idrogeno che a tutt’oggi non e' stata messa in commercio.
In altri casi invenzioni formidabili sono state bloccate consciamente. E' il caso dell’automobile ad aria compressa, che da 8 anni e' in attesa di omologazione in Europa. Si tratta di un’auto leggerissima, monovolume, a 6 posti, e con ampio bagagliaio, che raggiunge i 150 km di velocita' e garantisce 500 km di autonomia, con un costo per 100 chilometri corrispondente a circa 2 litri di benzina.
Invece di stendere tappeti rossi e facilitare in ogni modo la messa in produzione di quest’auto si e' fatto di tutto per bloccarne la produzione. L’anno scorso finalmente l’azienda indiana Tata Motors ha acquistato i diritti per produrre questo veicolo che potra' cosi' essere lanciato sul mercato.
Sono innumerevoli le tecnologie che pur essendo disponibili non sono state appoggiate e quindi non hanno conosciuto il successo che meritavano.
Negli anni Ottanta, l’ingegner Palazzetti progetto' per la Fiat il Totem un generatore “simultaneo” di corrente elettrica e di calore. Era costituito dal motore di una 127 alimentato a gas che girando produceva energia elettrica. Il calore della combustione scaldava l’acqua dei caloriferi e quella dei rubinetti. Geniale, economico, con un costo iniziale contenuto. Ne furono venduti in quantita' irrisoria rispetto alle potenzialita'.
Lo stesso discorso vale per le batterie cinetiche, costituite da dischi di ferro contenuti in cilindri di acciaio sottovuoto, che vengono fatti girare vorticosamente, sospesi su cuscini calamitati. L’energia elettrica viene immagazzinata nel movimento rotatorio.
Attualmente vengono usati da decine di aziende con diverse applicazioni, ma non hanno mai raggiunto il successo che meritano.
Cio' dicasi anche per le turbine a bassa velocita', che misurano poco piu' di un metro e lavorano con le correnti d’acqua, senza aver bisogno di una cascata. Ogni turbina produce un kilowatt all’ora. Ne potremmo installare milioni in tutti i corsi d’acqua del pianeta. Essendo piccole non interferiscono neppure con la navigazione. La Corea del Sud ne ha installate 10.000 in un colpo solo.
Ma per ora sono tra i pochi ad aver capito la convenienza di questa tecnologia.
Nel settore delle caldaie sono molto interessanti anche i risultati ottenuti con gli ultrasuoni.
Le caldaie ultrasoniche producono un suono violento non udibile dall’orecchio umano, anche se vanno comunque isolate acusticamente in modo totale, perché non sarebbe salutare vivere in una casa dove si e' costretti a sorbirsi ultrasuoni tutto il giorno.
Si tratta di una tecnologia apparentemente fantascientifica perché questi ultrasuoni, prodotti elettricamente, scaldano l’acqua con un dispendio di energia bassissimo e permettono di risparmiare il 15% rispetto al costo di una caldaia a gas.
In realta' non si tratta di qualche cosa di nuovo. E' noto da piu' di un secolo che se si bombarda l’acqua con appropriati ultrasuoni, si ottengono delle bolle di vuoto che poi implodono nell’acqua scaldandola. Questo avviene perché il suono e' una vibrazione ed e' capace di scuotere l’acqua con tale violenza da generare simili fenomeni.
Ma anche tecnologie ben piu' note, come i pannelli solari termici, cioe' quelli che producono acqua calda per i rubinetti e per il riscaldamento, sono sottoutilizzate.
In Austria tre anni fa c’erano 200 m2 di pannelli solari termici ogni 1.000 abitanti, in Grecia 240, in Italia solo 10.
Oggi siamo in fase di sviluppo, ma certamente ancora lontani dalla potenzialita' di 1.000 metri quadrati di pannelli solari termici ogni 1.000 abitanti.

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Guida al Consumo Critico Edizione 2009

Nuova Guida al Consumo Critico 2009Carissimi, questa settimana siamo lieti di presentarvi la nuova Guida al Consumo Critico edita dalla EMI.
Siamo alla quinta edizione di quella che si puo' definire la Treccani del Consumo Critico, qui si trova tutto, ma proprio tutto, su tutti i prodotti alimentari, per l’igiene personale e per la pulizia della casa.
Questa edizione in particolare e' arricchita da una serie di altri consigli, adattandosi alle esigenze di oggi, dove non e' piu' solo importante analizzare di un impresa i comportamenti relativi ai diritti dei lavorati, agli squilibri Nord-Sud, alla corsa agli armamenti. Ora e' necessario porre attenzione anche ad altre emergenze come la crisi delle risorse, l’eccesso dei rifiuti, l’esproprio dei beni.
Ecco quindi una Guida allargata con un’ampia parte iniziale molto ben documentata che analizza i vari modi di consumare di cui vi anticipiamo alcuni brani.
Buona lettura e, soprattutto, buoni consumi!

Consuma sobrio
Viviamo in un sistema che osanna la ricchezza come scopo di vita. A livello industriale le parole d’ordine sono carriera, eleganza, lusso. A livello di sistema l’imperativo e' crescere, cresce, crescere. Non importa se la nostra ricchezza annua procapite supera i 24mila euro, se abbiamo un’automobile ogni due persone, se perfino i bambini hanno un cellulare, se soffriamo di tutti i mali tipici dell’eccesso di consumi.
Contro ogni logica continuiamo a voler produrre di piu' e consumare di piu'. E’ la follia spacciata per virtu'.

La base biologica del pianeta, su cui poggia la nostra esistenza, si sta assottigliando di giorno in giorno. Oltre che dell’acqua potremmo parlare del pesce. Da una ricerca pubblicata su Nature nel maggio 2003, risulta che negli oceani e' rimasto solo il 10% dei grandi pesci esistenti nel 1950. Sono stati decimati perfino i merluzzi, un tempo cosi' numerosi da rallentare le navi che transitavano nell’Atlantico del Nord.

Consuma libero da scorie
La chiamano societa' dei consumi, ma forse sarebbe piu' appropriato chiamarla societa' dei rifiuti, destino inevitabile di tutto cio' che consumiamo.
I rifiuti che conosciamo meglio sono quelli urbani, per intendersi cio' che va a finire nella nostra pattumiera di casa. Ma si tratta solo della punta dell’iceberg. Con troppa facilita' dimentichiamo i rifiuti gassosi, anidride carbonica, anidride solforosa e quant’altro fuoriesce dai tubi di scappamento delle nostre auto e dai camini delle nostre caldaie. Cosi' come dimentichiamo i rifiuti solidi, liquidi e gassosi emessi lungo la filiera produttiva di tutto cio' che compriamo.

Consuma corto e naturale
Il Millennium Ecosystem Assessment – il rapporto di valutazione dell’ecosistema voluto nel 2000 dal segretario dell’ONU Kofi Annan e diffuso dopo quattro anni di lavoro di 1360 esperti della FAO e del WWF nel marzo 2005 – dimostra che fra le cause principali di inquinamento e distruzione di ecosistemi e biodiversita' c’e' la produzione di cibo. Uno dei fattori d’inquinamento e' il trasporto dei prodotti alimentari da un capo all’altro del mondo e proprio per attirare l’attenzione sull’inquinamento e lo spreco d’energia che si cela dietro ai chilometri percorsi dal nostro cibo, nel 1992 il ricercatore inglese Tim Lang ha coniato l’espressione “food miles”.

Consuma equo
Oltre agli aspetti ambientali e' bene prestare attenzione anche a quelli sociali, specie se si tratta di prodotti che vengono dal Sud del mondo. Questi, infatti, non di rado sono ottenuti nella totale violazione dei diritti dei lavoratori, o in cambio di salari che mantengono i contadini sotto la soglia della poverta' assoluta.

Ugo Morales, dirigente sindacale del Guatemala, tira le conclusioni: “Per voi consumatori del Nord, le banane sono tutte uguali. Ma per noi lavoratori del Sud sono diverse a seconda delle condizioni di lavoro. Dunque, ogni volta che mangiate una banana o che bevete un caffe' chiedetevi in quali condizioni e' stato ottenuto in modo da fare del vostro consumo un momento di liberazione sindacale per noi.”

Partito in sordina, quasi come un gesto di buon cuore, ben presto il commercio equo e solidale ha mostrato una grande carica rivoluzionaria perché afferma principi diametralmente opposti a quelli del sistema economico dominante.

Nel caso del caffe', l’impegno di Fairtrade, struttura del commercio equo, e' di pagare ai produttori un prezzo che non scende mai al di sotto di 1.01 dollari Usa/lb, ma che segue le fluttuazioni del prezzo internazionale in caso di rialzo. Apparentemente quando il prezzo internazionale e' sopra 1.01 dollari USA, la condizione dei produttori del commercio equo sembra uguale a quella del circuito internazionale. In realta' i primi percepiscono sempre piu' dei secondi perché intascano tutto il prezzo che nell’altro caso e' corroso dalle intermediazioni interne, a volte formate anche da due o tre passaggi.

Consuma senza crudelta'
Ogni volta che compriamo carne o derivati animali, corriamo il rischio di renderci complici di crudelta'. Il  metodo piu' sicuro per evitare di farlo e' di effettuare i nostri acquisti presso un piccolo allevatore di fiducia e tramite un gruppo d’acquisto solidale.

I prodotti provenienti da allevamenti biologici devono recare in etichetta le stesse indicazioni dei prodotti da agricoltura biologica.
Nel caso delle uova la provenienza e' riconoscibile da un codice stampato su ognuna di esse. Se il numero iniziale e' lo 0 indica che proviene da allevamento biologico. L’1 indica allevamento all’aperto, il 2 allevamento a terra, il 3 l’allevamento in gabbia (o batteria).

Consuma democratico
Se e' fondamentale porre attenzione alla storia sociale ed ambientale dei prodotti, e' altrettanto importane concentrarsi sul comportamento di chi ce li offre. Talvolta, infatti, puo' esserci niente da ridire sul prodotto come tale, ma molto da obiettare sull’impresa produttrice.
Prendiamo per esempio, la passata di pomodoro a marchio Bertolli. In origine era espressione di una piccola azienda toscana, ma oggi questo marchio fa parte dell’impero Unilever ovvero la seconda multinazionale piu' grande del mondo del settore alimentare. Unilever possiede piantagioni di te' in Africa e India, e' uno dei piu' grandi acquirenti di olio di palma e di cacao. Tutti settori estremamente critici caratterizzati da salari al limite della sopravvivenza, da problemi ambientali di ogni tipo e perfino dalla presenza di lavoro minorile talvolta in schiavitu'. Unilever e' anche un fornitore importante di prodotti alimentari all’esercito statunitense mentre in vari paesi del mondo e' denunciata per atteggiamento antisindacale. Le critiche alle multinazionali potrebbero continuare e non si limitano solo a materie correlate con la produzione, ma sfondano anche nel politico e nel sociale. Ne citiamo tre: l’invasione della politica, l’elusione fiscale e la segretezza, tre tendenze comuni a molte imprese.

Consuma sovrano
L’esperienza dimostra che dove i consumatori si fanno sentire, le imprese disposte a cambiare, non perché si convertono alla causa dell’ambiente o della giustizia, ma perché non vogliono perdere quote di mercato. Dunque ogni vola che andiamo a fare la spesa ricordiamoci che siamo potenti e che le imprese sono in una posizione di profonda dipendenza dal nostro comportamento di consumatori. Noi, infatti, con i nostri acquisti, abbiamo la possibilita' di far salire o scendere i loro profitti.

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Toxic. Obesita', cibo spazzatura, malattie alimentari: inchiesta sui colpevoli

Cari lettori,
questa settimana vi proponiamo una recensione della seconda novita' editoriale Nuovi Mondi Media. Il libro s'intitola “Toxic. Obesita', cibo spazzatura, malattie alimentari: inchiesta sui colpevoli”, di William Reymond, un giornalista francese che vive da tempo negli Stati Uniti, autore, tra l’altro di “Coca Cola - L’inchiesta proibita”, pubblicato dalla casa editrice Lindau.
Toxic racconta in che modo l’Europa sta diventando esattamente come gli Stati Uniti: obesa.
L’attuale e drammatica situazione non e' il risultato di un semplice cambio nelle abitudini o di una precisa volonta' di mangiare male o molto come vogliono farci credere l’industria agroalimentare e quella farmaceutica (che ha investito milioni di dollari per far accettare l’idea che l’obesita' sia una malattia chiamata Sindrome Metabolica).
Frutta e verdura sono contaminate, i dolci sono intrisi di grassi nocivi, le bibite gassate vengono addolcite con sostanze volutamente iperglicemiche, ci sono hamburger che contengono la carne di… 400 vacche differenti.
Fantascienza? Paranoia? Niente di tutto questo. Solo una realta' comprovata dall’esperienza diretta dell’autore e da numerosi studi scientifici qui riuniti in un saggio documentato e brillante.
Un viaggio nella nostra alimentazione quotidiana alla scoperta delle manipolazioni e dei raggiri che partono da produttori agricoli, allevatori, aziende farmaceutiche, ricercatori, pubblicitari e che finiscono diretti nei nostri piatti.
Vi proponiamo il primo capitolo.
Buona lettura!

Libri www.commercioetico.it

Per maggiori informazioni sul libro http://www.commercioetico.it/libri/nuovi-mondi-media/toxic.htm

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Oceano
Il mio sogno americano ha avuto innanzitutto il dolce richiamo della Coca-Cola e quello croccante delle fettine di pancetta affumicata. Quello caramellato della torta di anacardi e quello cremoso del gelato alla vaniglia. La tenerezza di una costata di manzo e il gusto piccante delle ali di pollo fritte in salsa agrodolce.
Il mio sogno americano ha avuto un retrogusto di Paradiso. Un Eden democratico in cui il biglietto d’ingresso non costava granche' e le porzioni erano gargantuesche. Un rifugio confortevole dove non esisteva il concetto del senso di colpa.
Meglio ancora, gli Stati Uniti mi avevano disinibito. Per la prima volta in vita mia, coi miei patetici chili di troppo, appartenevo di fatto alla categoria delle persone normali. I grassi ora erano gli altri, non piu' io. Questa nuova realta' mi era balzata agli occhi fin dall’arrivo all’aeroporto.
In effetti, bisognerebbe fare un’indagine presso i turisti europei che sbarcano nel continente americano. Sono convinto che, come me, prima ancora di far caso alla dimensione delle automobili o all’architettura monumentale, tutti notino anzitutto l’aspetto pachidermico di certi membri della popolazione locale.
Perche' qui l’eccesso e' la norma. E' un cliche' tanto facile quanto azzeccato. L’americano e' eccessivamente generoso. O competitivo. O insopportabile. Comunque sia, non fa mai niente a meta'. E allora si tuffa, abbandonandosi senza ritegno e anzi molto allegramente, in un oceano di abbuffate.
Negli Stati Uniti basta poco per abituarsi al paesaggio saturo di obesita'. Dopo aver trascorso qualche giorno in loco, l’occhio non nota nemmeno piu' i corpi deformati dal grasso. D’altra parte la societa' americana pare aver integrato perfettamente questa nozione. E, come se si trattasse di vendere un prodotto politically correct, e' riuscita a creare un universo positivo che ruota intorno al sovrappeso. Talvolta, la pancia diventa persino sinonimo di virilita'. I negozi specializzati in taglie XXXL non sono ghetti vergognosi, anzi mettono orgogliosamente in mostra il loro motto: qui vestiamo l’uomo, quello vero! Quello che non lascia le cose a meta'. Che lavora sodo e che mangia sul serio.
Meglio ancora, il grasso talvolta raggiunge l’apice della cool attitude. Questo fenomeno, promosso da rapper obesi e imprenditori scaltri, e' anche all’origine della trasformazione di una parola del vocabolario inglese. Esigenze di commercializzazione, infatti, le hanno fatto subire una mutazione economico-culturale che da fat l’ha resa phat. Pur conservando anche il significato originale di grasso, questo vocabolo ormai e' diventato uno slogan alla moda (per veicolare significati come cool) e viene usato da molte aziende (come Phat Farm) che lo inseriscono nel loro marchio per vendere costosi capi di abbigliamento particolarmente abbondanti,
E poiche' si parla di abbigliamento, bisognera' citare anche un altro miracolo americano. Il miracolo che, dopo un volo internazionale dall’Europa e qualche sana tappa culinaria, vi permettera' di infilarvi, malgrado qualche rotondita' superflua qua e la', in un paio di pantaloni che vestono piu' stretto rispetto al vecchio continente. Un allegro fenomeno che si manifesta anche in presenza di magliette e camicie. Negli Stati Uniti, vittime di un valzer che ruota impazzito verso il basso, le etichette trasformano una taglia Extra-Large europea in una sensazionale Medium americana.
Ricordo perfettamente il giorno in cui, per la prima volta, mi sono reso conto della portata mondiale di questa epidemia di obesita'. Tornato in Francia, mentre camminavo per le vie di Parigi, ho incrociato con lo sguardo una donna che doveva avere una quarantina d’anni.
Ho avuto immediatamente l’impressione di conoscerla. In realta', quello che mi era familiare era la sua andatura. Assomigliava a una delle americane che incontro ogni giorno al supermercato o al parcheggio del McDonald’s. A una di quelle signore che parcheggiano il piu' vicino possibile all’ingresso per risparmiarsi la fatica del tragitto a piedi.
Per un attimo mi sono perfino chiesto se non si trattasse di una turista. E, va a sapere perche', questa domanda mi ha ossessionato. Allora sono tornato sui miei passi, deciso ad abbordarla col falso pretesto di chiedere indicazioni su una strada. Un po’ timorosa ma gentile, la mia camminatrice obesa mi ha fornito col fiato corto tutte le informazioni.
Non c’era alcun dubbio, il suo accento parigino mi aveva dato all’istante la prova che non si trattava affatto di un prodotto esportato dagli Stati Uniti, ma di una francese doc.
Il libro che avete tra le mani e' nato, inconsciamente, da quello shock. Il mio incontro risale al 2001 ma da allora questi miei incontri si assomigliano tutti: sono diventato un osservatore degli altri. Se camminate affianco a me, non crediate che vi stia ascoltando. In realta' io scruto, spio, cerco, confronto, valuto, peso e soppeso.
E da nord a sud, da est a ovest, le mie constatazioni sono sempre le stesse. Senza nemmeno rendercene conto, senza il minimo rumore, siamo cambiati.

SCHEDA TECNICA

Titolo: TOXIC
Autore: William Reymond
Pagine: 380
Formato: 17,5 x 21
ISBN 978-88-89091-57-9
Prezzo in libreria: 16,50 Euro


Tutto quello che sai su Dio e' falso

Libri Tutto quello che sai è falsoCarissimi,
questa settimana vi presentiamo un nuovo libro edito da Nuovi Mondi Media: “Tutto quello che sai su Dio e' falso”. Il titolo richiama evidentemente un altro best-seller della casa editrice emiliana: “Tutto quello che sai e' falso”, e non a caso.
Il curatore di questo nuovo e imponente tomo (oltre 650 pagine) altri non e' che Russ Kick, lo stesso del primo libro che ha venduto piu' di 100mila copie solo in Italia. Kick e' anche l’ideatore e il curatore del sito http://www.disinfo.com/ che si occupa da molti anni di informazione indipendente negli USA.
Ma lasciamo a lui la parola pubblicando l’introduzione del nuovo libro e una straordinaria lettera di un blogger iraniano.
Buona lettura!

Tutto quello che sai su Dio e' falso - Russ Kick
Introduzione

Allora, cosa si puo' trovare in una delle nostre corpose e collaudate antologie, curate da me e pubblicate da Disinformation, il cui tema e' la religione?
Il volume si apre con una triade di articoli – di Richard Dawkins, James A. Haught e Douglas Rushkoff – che considerano i problemi generali inerenti al credo religioso. Passiamo poi ad affrontare questioni particolari riguardo alle quali la religione sta attualmente facendo rizzare i capelli alla societa' laica, dall’affissione in luoghi pubblici di un’antica lista di regole per Israeliti della tarda eta' del Bronzo all’insabbiamento, durato decenni, dei crimini di sacerdoti che abusano di bambini. I Buckner, padre e figlio, dimostrano semplicemente che gli Stati Uniti non furono fondati su principi cristiani, e Douglas Rushkoff fornisce resoconti di prima mano dei tentativi istituzionalizzati da parte del giudaismo di reprimere se stesso. Nasrin Alavi racconta la speranza riguardo a una possibile riforma islamica che sta iniziando in Iran.
Subito dopo, quattro punti di vista obiettivi e distaccati sulla Bibbia. Il lungo articolo di Ruth Hurmence Green distrugge irreparabilmente l’amorevole immagine di Gesu' facendo la cosa piu' lineare che sia immaginabile: leggere il Nuovo Testamento, in particolare i Vangeli, e riferire cio' che vi e' scritto veramente. E se vi siete chiesti chi ha scritto realmente i Vangeli - tradizionalmente attribuiti a Matteo, Marco, Luca e Giovanni - l’articolo di Gary Greenberg vi riservera' una, per cosí dire, rivelazione. Bobbie Kirkhart esamina in che modo le persone riescano a complicarsi la vita quando cercano di prendere alla lettera la Bibbia. La sezione successiva, che porta il titolo a effetto “Io c’ero!”, presenta i resoconti elettrizzanti ed emozionanti di una conferenza per studenti musulmani finalizzata alla jihad, di una chiesa cristiana assetata di sangue, di un ritiro del fine settimana di un nuovo movimento religioso e di una cerimonia Macumba, con tanto di sacrificio animale. Due saggi fotografici presentano sconvolgenti immagini di reliquie, luoghi e rituali religiosi.
Dopodiché Dianna Narciso, Greta Christina e Paul Krassner discutono il loro non credo in un essere superiore, il che ci conduce delicatamente alla sezione successiva, in cui si considerano alcune azioni che le persone hanno fatto nel nome di Dio e dei profeti, dal maledire i nemici al sottomettere in schiavitu' le donne attraenti.
Dato che sono costituzionalmente incapace di curare un’antologia che non abbia in qualche modo a che fare con il sesso, preparatevi a gustare i quattro saggi sul “Peccato piu' popolare”.
I primi due ci regalano un approccio orientale, con uno sguardo dettagliato sulle statue esplicite dei templi indu' e un assaggio dei versi erotici creati da un Dalai Lama del passato.
Nel secondo gruppo, il cristianesimo viene messo a nudo con Jack Murnighan, che rivela un sorprendente poema medievale, e Kristan Lawson, che svela qualcosa di molto singolare rispetto all’altare piu' sacro della Cristianita'.
A questo punto, ci spostiamo su musica e libri. Nel saggio piu' lungo dell’antologia, Dan Barker fornisce una panoramica epica sui non credenti che ci hanno regalato molta della piu' grande musica del mondo attraverso le composizioni classiche e il grande canzoniere americano. Troverete alcuni nomi molto familiari. Quindi, David V. Barrett e Michael Standaert leggono tra le righe di due dei piu' grandi successi editoriali religiosi di tutti i tempi: il Codice Da Vinci e la serie Gli esclusi.
Le nostre lezioni di storia si aprono con lo sguardo allegro di Bill Brent sul sorprendente nesso tra religione e bowling, quindi diventano terribilmente serie quando Michael Parenti strappa via il velo di romanticismo e ingentilimento della storia teocratica del Tibet.
Robert Damon Schneck ci intrattiene con la storia vera di un uomo del XIX secolo che si assunse l’onere di costruire un nuovo messia, mentre Erik Davis ci riporta a tempi piu' recenti esaminando il ruolo della California come terreno di sperimentazione religiosa.
Concludiamo con una miscellanea di oggetti vari, compresa una sorprendente conversazione di H.G. Wells con Gesu', un esame del sottovalutato ruolo che feci e urina svolgono nel culto religioso, la stroncatura degli esorcismi da parte di Benjamin Radford. Infine, per concludere, vi propongo dei minisaggi su una gran varieta' di argomenti – dal dibattito teologico di vecchia data sul come sia rimasta esattamente incinta la Vergine Maria fino al film che ha innescato un enorme, sebbene in gran parte dimenticato, incidente terroristico negli Stati Uniti – e recensioni letterarie che si occupano, tra le altre cose, del pene di Gesu' nell’arte rinascimentale, il ridimensionamento del cristianesimo da parte di Mark Twain, la tratta degli schiavi islamici, il mito di Confucio e il vero ideatore della parola scientology.

INNI DI RIFORMA. L’ISLAM, L’IRAN E I BLOG
Il blogger iraniano Lbaharam si chiede:

“Che cos’hanno imparato quelli come me dopo 12 anni di formale educazione religiosa? Qual e' il risultato di un regolare bombardamento di informazioni sacre in questa nostra Repubblica Islamica?
1. Quando parli della tua religione per piu' di 20 anni, i suoi problemi non potranno che venire evidenziati.
2. L’educazione religiosa e' il modo migliore per creare degli agnostici nel mondo moderno. Basta guardarsi intorno, pensare alle persone che conoscete personalmente e che sono andate in scuole islamiche tristemente note per la loro rigidita', come Haghani, Kamal, Moofid, ecc.
3. Persino quanti sono maggiormente dipendenti dalla religione a un certo punto finiranno in overdose.
4. Il problema non e' l’Islam, ma alcuni dei nostri compagni musulmani radicali.
L’altro giorno ho visto un muratore che dormiva profondamente accanto a una betoniera accesa; sembrava che avesse sviluppato la capacita' di non sentire tutto quel rumore. Dopo tanti anni di bombardamento di fatti religiosi, si smette semplicemente di sentirli.”
Coloro che hanno vissuto nel momento della Rivoluzione Islamica un quarto di secolo fa sono ora una minoranza.
Piu' del 70% della popolazione dell’Iran e' composta da persone sotto i trent’anni e il tasso di alfabetismo tra uomini e donne giovani si attesta ben al di sopra del 90%, persino nelle aree rurali. Sono le voci dei giovani istruiti che si rivelano attraverso quel peculiare fenomeno che e' la blogosfera iraniana. Internet ha aperto un nuovo spazio virtuale per la liberta' d’espressione in Iran, un paese che e'
stato ribattezzato “la piu' grande prigione per giornalisti del Medio Oriente” da Reporter Senza Frontiere. Con un numero stimato di 700.000 blog, il farsi e' oggi la quarta lingua piu' diffusa al mondo nel mondo dei diari online.
Un blogger si chiede: “Qualcuno ha notato l’assenza spettrale di graffiti nei nostri bagni pubblici da quando sono arrivati i weblog?”. Tuttavia, a differenza dei graffiti, i blog iraniani sono globali e senza confini.
Negli ultimi dieci anni, piu' di 100 pubblicazioni, compresi 41 quotidiani, sono state chiuse. Eppure oggi, con decine di migliaia di weblog iraniani, c’e' un mezzo di comunicazione alternativo che sfida ogni controllo. Anche se gli argomenti trattati da molti blog potrebbero sembrare poco interessanti in base agli standard generali, la maggior parte di loro aggira le limitazioni imposte dalla censura di Stato.
C’e' un’infinita varieta' di blogger che sono fan di qualsiasi cosa, da Harry Potter a Marilyn Manson.
La fiorente gioventu' iraniana viene descritta dal filosofo iraniano Ramin Jahanbegloo (capo del Dipartimento di Studi Contemporanei all’Ufficio per la Ricerca Culturale dell’Iran) come la “quarta generazione”, che si sta allontanando dall’Islam politico per dirigersi verso un “secolarismo islamico”, basato sulle tradizioni musulmane e sulla storia culturale persiana. A riprova del pensiero di Jahanbegloo vi sono le innumerevoli voci iraniane della blogosfera che, giorno dopo giorno, cercano di tenere separati gli atti del regime dai loro personali sistemi di fede islamica.

Il fatto di tenere un blog, se da una parte da' ad alcuni iraniani la liberta' di difendere la propria fede, dall’altra fornisce anche una valvola di sfogo per dare voce al loro risentimento e disapprovazione di un sistema religioso che governa ogni aspetto della loto vita.

Anche se sono forse banali per gli standard occidentali, i commenti spontanei dei blogger riguardo alla “Sacra” Guida Suprema sono denunciati come blasfemi nella Repubblica Islamica Iraniana. La blasfemia comporta la pena di morte, e cosi' anche un gran numero di reati, dall’omicidio, lo stupro, la rapina a mano armata, fino al traffico di droga, l’adulterio e l’apostasia.
Rimane da vedere per quanto tempo un piccolo gruppo di religiosi che sta ormai invecchiando puo' imporre il proprio desiderio di uno stato islamico su una societa' in cui la maggioranza dei cittadini ha meno di trent’anni e non ha alcun ricordo della Rivoluzione. Un giovane blogger, che si rivolge al “Leader della Rivoluzione”, scrive:
“Sua Santita',
lei si e' mai innamorato? Si e' messo mai a fissare il colore cremisi del vino, quando ti sembra ancora di sentire il punto in cui lei ti ha baciato sulle palpebre? Ha mai ballato? Ha mai mangiato le Maz Maz [patatine iraniane] intinte nella Mast Moseer [una salsa cremosa]? Ha mai indossato i jeans? Sa qual e' il deodorante di sua madre? Ha mai pianto la notte? Per quanti anni e' andato a scuola? Ha mai fatto l’abghosht [uno stufato iraniano]? Ha mai fatto un buon barbecue? Mi dica, qual e' la terza legge di Newton?
Quante volte il profumo della primavera a Shiraz [una citta' iraniana] l’ha fatta impazzire? Ha mai baciato un cane? Ha mai ascoltato la musica classica persiana? O che mi dice del rap? Lei fischia mai?
L’ha mai baciata sul collo? E dietro le orecchie?
Ha mai scaricato un mp3 da Internet? Ha mai chiesto al tizio del chiosco delle sigarette come gli va la vita? Mai camminato per la citta' a mezzanotte? Le hanno mai passato al setaccio la casa e confiscato i libri?
e' mai stato costretto ad andare in esilio? Le e' mai capitato di scervellarsi per recuperare nelle sue memorie il motivo di quelle piastrelle nella cucina di sua madre (per tre notti di fila), ma di non riuscire proprio a ricordarsi il colore? Ha mai chiamato sua madre da molto lontano chiedendole di descrivere il colore di quelle piastrelle – per poi, al solo sentir nominare quel colore, singhiozzare entrambi senza controllo?
Ha mai desiderato ardentemente le finestre del suo appartamento a Teheran?”


Se fai sesso con gli elefanti non stare mai sotto (in DVD!!!)

Carissimi,
questa settimana vi presentiamo un altro nuovo DVD con uno spettacolo esilarante di Jacopo Fo: “Se fai sesso con gli elefanti non stare mai sotto”.
Si tratta di un recital con brani tratti da “Lo Zen e l’arte di fare l’amore”, “Anche la sogliola finge l’orgasmo, figuriamoci il resto” e “Ti amo, ma il tuo braccio destro mi fa schifo, tagliatelo!”
La registrazione dello spettacolo e' stata fatta presso il teatro del Satiri a Roma. Vi riportiamo qui sotto un brano dello spettacolo.
Buon divertimento!

Per acquistare online il dvd clicca qui

dvd jacopo fo se fai sesso con gli elefanti non stare mai sottoMa sono io l’unico pirla al mondo o siamo tutti un po’ stupidi?
Questa domanda mi ha assillato per anni e ho scoperto che non c’e' categoria di esseri umani al mondo che non sia invasa dalla stupidita' galattica.
Per esempio: i capitalisti americani. Gente che e' famosa per l'acume. C'hanno una  testa cosi' grossa che devono girare con quattro guardie del corpo che gliela sostengano.
Ad esempio il padrone della ditta che produce il whiskey "Wild Turkey", il whiskey del "tacchino selvaggio" vuole festeggiare i duecento anni della nascita di questa impresa . Fa un contratto con una grossa ditta di pubblicitari che hanno un'idea stupenda: sulla citta' nella quale e' nato questo whiskey "tacchino selvaggio" far volare, al tramonto, uno stormo di tacchini bianchi, bellissimi. Una cosa proprio emozionante…
Noleggiano tre aerei, ci caricano sopra tremila tacchini e ne buttano trecento sulla citta' prima di accorgersi che i tacchini non volano!
Ve le vedete queste bombe di carne tacchina che vengono giu', quaranta chilogrammi cadauna a seicentocinquanta chilometri orari che esplodono al suolo con schizzi di sangue e interiora per ottantacinque metri di diametro? C'e' la gente che passeggia per strada, al tramonto, chiacchierando del piu' e del meno e BUUUM!!!
Hanno fatto un tale disastro su questa citta' che il padrone del whiskey "Wild Turkey "  ha dovuto vendere tutte le sue proprieta', anche la Porsche, per pagare i danni per quello che e' passato alla storia come il primo bombardamento a base di tacchini, su una citta' del Nordamerica, in tempo di pace.
Si puo' ipotizzare che forse gli americani non sono cosi' furbi.
Continente nuovo... prendiamo i giapponesi. I giapponesi sono notoriamente dei fuoriclasse dell'intelligenza. C'e' stato un gruppo di artistiche, per prendere in giro il consumismo, ha lanciato una corrente di design di oggetti che non si possono usare.
Ad esempio hanno inventato i famosi ombrellini per le punte delle scarpe. Sono proprio degli ombrellini, con un bastoncino e una fibbietta.
Te li metti sulle scarpe. L'uso e' chiaro: quando piove hai l'ombrello grande ma, ahime', camminando la punta dei piedi si bagna, e allora mettiamoci il sub-ombrello.
Oppure c'e' la lavatrice da passeggio. e' un salvagentone di plastica con una botola
che si apre: ci butti dentro acqua, vestiti, detersivo. Poi passeggi e cosi' fai il bucato.
Quando devi fare la centrifuga fai un po' di twist.
Questi artisti decidono a un certo punto di ironizzare sul fatto, e pare che sia proprio vero, che i giapponesi non si lavino molto… (anche gli italiani non e' che si lavino molto... ma ora parliamo dei giapponesi) e inventano le mutande per il risparmio del consumo della biancheria.
LE MUTANDE A TRE BUCHI.
Hanno un buco grande dove ci si infila, come le nostre mutande, ma invece di avere solo due buchi per le gambe, ne hanno anche un terzo. Funzionano in modo molto semplice. Il primo giorno ti infili le mutande: una gamba, l’altra gamba, un buco, due buchi… il buco in piu' lo pieghi, c’e' un bottoncino per bloccare il buco piegato, e vai in giro. Il secondo giorno non utilizzi il primo buco vecchio: utilizzi il secondo buco vecchio e il buco nuovo. Il buco vecchio viene piegato e bloccato con il bottoncino. Il terzo giorno hai usato tutti i buchi ma facendo ruotare la mutanda ti trovi ad avere un davanti che non hai ancora usato ed e' pulito.
Il didietro ai giapponesi non interessa (voi sapete che hanno inventato una pillola per
fare la cacca che non puzza: FAI DEGLI STRONZI BIANCHI CON DELLE STRISCE BLU COME IL DENTIFRICIO MACLEEN'S).
Il quarto giorno, idea geniale, rovesci le mutande e ricominci daccapo per altri tre giorni.
Il settimo giorno non vai a lavorare e non ti metti le mutande. Risultato: una settimana, un paio di mutande!
Ovviamente era uno scherzo e questi artisti ci sono restati malissimo quando hanno venduto un milione di esemplari di queste mutande.

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Nel video i celebri Chindogu giapponesi di cui Jacopo parla nello spettacolo

 


Il lavoro fa schifo

E' arrivato anche in Italia il libro “Il lavoro fa schifo” (Edizioni Elliot, 14,40 euro) di Cali Ressler e Jody Thompson, fondatrici della societa' di consulenza Rowe.
Propongono alle aziende una nuova filosofia del lavoro che guarda ai risultati e non piu' al tempo passato a lavorare.
I dipendenti vengono retribuiti in base a precisi obiettivi da raggiungere in un tempo prestabilito, lasciando loro la liberta' di decidere come e quando lavorare.
Questo permette agli impiegati di vivere liberamente i propri impegni, di potersi dedicare quando serve alla famiglia, di stare meno tempo nel traffico e di lavorare con meno stress, ottenendo migliori risultati.
Una proposta valida anche per Alitalia: gli aerei volano quando i piloti ne hanno voglia.

Fonte imm


Non e' vero che tutto va peggio - Estratto dal libro

Libri Jacopo Fo Non è vero che tutto va peggioCarissimi,
questa settimana vi proponiamo un altro brano tratto dal libro “Non e' vero che tutto va peggio” di Michele Dotti e Jacopo Fo.
In particolare, vi proponiamo un capitolo in cui si parla di storia: davvero decide tutto chi sta ai vertici del potere?
Oppure i veri cambiamenti, le vere rivoluzioni si sono potuti verificare quando a muoversi era la gente comune?
Informarsi per credere.
Buona lettura

I veri progressi sono frutto di lotte nonviolente!
Se ripercorriamo la storia ci accorgiamo che fra mille guerre e rivolte, i veri progressi a favore del popolo sono sempre stati il frutto di lotte nonviolente!
Dallo scontro militare sono emersi molto raramente progressi per il popolo; usciva sconfitto un potente, per lasciare il posto a un altro potente, il tutto sulla pelle della povera gente, che non ne traeva alcun beneficio. Come recita un proverbio africano: “Quando gli elefanti lottano, il vero perdente e' l’erba che calpestano”.
Tuttavia alcune battaglie di resistenza hanno avuto il merito di denunciare con forza e coraggio le ingiustizie della loro epoca, mettendo in discussione la legittimita' del sistema che le produceva e per questo meritano di essere ricordate.

Spartaco, i Sioux, la resistenza africana
A Roma, nel 73 a.C., sotto la guida di Spartaco gli schiavi si ribellarono, tenendo testa all’esercito romano per due anni, ma alla fine furono sconfitti e 6000 di loro furono crocifissi lungo la Via Appia. Si trattava tuttavia di una denuncia senza precedenti del sistema fondato sulla schiavitu'.
Negli Stati Uniti d’America ai tempi della “conquista del West”, alcune tribu' opposero resistenza; avevano ottenuto cavalli dagli spagnoli e fucili da francesi e inglesi, e li usarono con scaltrezza, in particolare nel caso delle tribu' Apache e Lakota (i Sioux). Ma la potenza di fuoco dei coloni fu inevitabilmente superiore e le tribu' furono rimosse con la forza dalla loro patria ancestrale. Nel 1830, per esempio, 50.000 Cherokee della Georgia furono radunati in campi di prigionia e fatti marciare in inverno, fino a riserve preparate per loro in Oklahoma. Molti non sopravvissero al supplizio.
Le riserve erano state collocate in territori che i bianchi non volevano, e se gli indigeni ne uscivano venivano decimati dalle mitragliatrici dell’esercito. Alcuni opposero piu' resistenza di altri: i Lakota dichiararono guerra in difesa della loro patria sulle Colline Nere, in cui i coloni avevano scoperto l’oro. Essi distrussero un distaccamento della cavalleria statunitense guidato da Custer, ma subirono poi una reazione spietata e vennero sconfitti in modo conclusivo nella battaglia del Ginocchio Ferito (Wounded  Knee) nel 1890. A questo punto, dei quattro milioni e mezzo di indigeni che avevano abitato il Nordamerica nel 1500, quelli superstiti erano meno di mezzo milione.
E' piuttosto diffusa l’idea che i popoli africani non reagirono ai colonizzatori europei. In realta' vi furono numerose rivolte anche molto consistenti; nei territori dell’attuale Burkina Faso, ad esempio, la rivolta dei Marka, Bwaba, Bobo, Samo e Gourounsi, nel 1915-1916, sollevo' quasi 300.000 persone contro il reclutamento militare e le esazioni degli agenti dell’Amministrazione coloniale, ma fu crudelmente repressa tra l’aprile e il settembre 1916, e porto' alla divisione di Alto Senegal e Niger, un territorio troppo vasto per essere controllato efficacemente, e alla creazione della colonia dell’Alto Volta (oggi Burkina Faso).
Insomma, come sempre accade di fronte alla forza, il potere si riorganizza per continuare a esercitare indisturbato il suo controllo; cio' che puo' sorprenderlo e metterlo in scacco e' quanto e' mosso da una logica nuova, che non fa leva sulla forza fisica o militare, ma piuttosto sulla forza della coscienza.
Una forza che rifiuta l’ordine esistente e propone una visione radicalmente nuova.

Porgi l’altra guancia?
“Quando Cristo dice: ‘Se qualcuno ti colpisce sulla guancia destra, porgigli anche l’altra’ non propone affatto - come spesso si e' ritenuto impropriamente - una reazione arrendevole di fronte alla violenza. Per schiaffeggiare, generalmente, si usa la mano destra. Ma, un colpo dato cosi', arriva sulla guancia sinistra, e Gesu' invece specifica ‘sulla guancia destra’. Non si puo' peraltro pensare che si riferisse ad un colpo dato con la mano sinistra, poiché all’epoca questa mano era usata solo per le mansioni impure ed avrebbe portato vergogna a chi l’avesse usata per schiaffeggiare.
Gesu' quindi parla di un colpo dato sulla guancia destra con il dorso della mano destra. Questo non e' un colpo dato per fare male. e' simbolico. Con esso si intendeva umiliare, porre in una posizione di inferiorita' l’altro. Era usato da un padrone nei confronti del suo schiavo, da un marito nei confronti della moglie, da un genitore verso un figlio, o da un Romano verso un Giudeo. Il messaggio del potente verso il suo subordinato era chiaro: tu non sei nessuno, ritorna in basso a cio' cui appartieni.
e' a questo costume che Gesu' si riferisce quando dice ‘Se qualcuno ti colpisce’. Porgendo l’altra guancia, la persona colpita mette l’aggressore in una situazione insostenibile. Egli non puo' piu' ripetere il manrovescio perché ora il naso dell’altro lo ostacola. La guancia sinistra diventa un buon bersaglio, ma solo le persone di uguale rango colpiscono con le mani, e l’ultima cosa che il padrone vuole e' che il suo schiavo possa asserire la sua eguaglianza. Questa non e', naturalmente, una maniera per evitare la sofferenza; il padrone puo' fustigare lo schiavo quando vuole. Ma una conquista e' fatta: il sottomesso dice, in certi termini, ‘Io non voglio piu' subire questo trattamento. Io sono tuo eguale, io sono figlio di Dio’.
Porgendo l’altra guancia, l’oppresso esprime il rifiuto di un’ulteriore umiliazione. Questa non e' sottomissione, come la Chiesa ha insistito nel suggerire. e' una sfida. Potrebbe suonare un po’ idealistico, ma tutti i popoli del mondo in questa maniera potrebbero prendere nelle loro mani il coraggio per resistere, in modo nonviolento, a chi li umilia”.

Per acquistare il libro online http://www.commercioetico.it/libri/librijacopo/non-e-vero.html

 

Michele Dotti