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Le 6 diete più assurde (e pericolose)

People For Planet - 2 ore 40 min fa

Molte delle diete pubblicizzate su Internet non solo sono assurde e deliranti ma addirittura pericolose per la salute di chi le attua.

L’unico vantaggio è quello economico per chi le propone, che si tratti di libri, tisane, preparati, ecc.

Per perdere perso non basta tutta la bibliografia sulla dieta mediterranea, la dieta chetogenica, la dieta proteica, la dieta degli zuccheri, la dieta vegana. Certo è che a farsi un giro nel Web si scopre che il mondo delle diete è ampio e variegato e se alcune sono decisamente pericolose e disequilibrate, altre sono solo sconcertanti,  altre ancora divertenti perché magari, perché no, funzionano… Magari chiedi ai Vip quale dieta usano.

Le diete incredibili tra chetogenica, proteine, zuccheri, fibre, grassi

Vediamone alcune:

1 – La dieta visiva
Prima di sedersi a tavola bisogna indossare occhiali dalle lenti azzurre. Il colore azzurro smorza il giallo e il rosso degli alimenti rendendoli così meno appetitosi e quindi inducendo la persona a mangiare di meno. Innocua.

2 – Senza olfatto
Prima di iniziare a mangiare ci si tappa il naso per non sentire l’odore del cibo. Anche in questo caso si inibisce un po’ il gusto e si smette di mangiare appena sazi. Se ci pensate è quello che ci accade quando siamo raffreddati: il cibo non ha sapore e quindi è meno appetibile. Innocua.

E fin qui tutto bene, in fondo mettersi occhiali colorati o tapparsi il naso non procura un gran danno se non alla nostra immagine quando andiamo al ristorante, e in fondo perdere peso val bene una figuraccia.

Più andiamo avanti nella ricerca, però, e più incontriamo soluzioni che sono anche pericolose come ad esempio:

3 – La dieta del batuffolo di cotone
Prevede di mangiare cinque batuffoli di cotone (o di carta di giornale) precedentemente immersi in un succo o in un frullato. L’idea è che il cotone riempie lo stomaco e passa la sensazione di fame e quindi si dimagrisce. Può anche darsi… ma qualcuno dovrebbe spiegare a chi la propone che né il cotone, né la carta da giornale sono commestibili e anche senza essere specialisti della materia si può immaginare che alla lunga, e forse anche alla corta, una dieta di questo genere provochi danni allo stomaco o all’intestino.

4 – La dieta del gelato
Prevede di mangiare 3 kg di gelato al giorno. Preferibilmente da farsi in estate, ché in inverno si rischia l’assideramento interno. Che sia una dieta completamente sconclusionata da punto di vista nutrizionale appare evidente.

Altre diete del genere prevedono per esempio l’ingestione di un chilo di ghiaccio al giorno, o l’assunzione di soli liquidi: frullati proteici, estratti o anche sola acqua.

Questi “regimi alimentari”, chiamati anche “detox”, sono di solito estremamente efficaci nel breve periodo, fanno dimagrire molto in pochi giorni con una controindicazione non da poco: nello stesso breve periodo i chili persi si riprendono e di solito anche con qualche interesse.

Pratiche alimentari decisamente pericolose

5 – La dieta della Tenia
La leggenda racconta che questa “pratica” sia stata la responsabile del forte dimagramento in pochissimi mesi di Maria Callas. Pare che la cantante lirica abbia ingerito una Tenia (il verme solitario) da una coppa di champagne. Il parassita si attaccò così alle pareti intestinali “mangiando” tutto quello che arrivava, impedendone l’assorbimento da parte dell’organismo.

E’ estremamente pericoloso ingerire un parassita come la Tenia. Nausea, stanchezza, diarrea o costipazione sono alcuni degli effetti di questa strana ospitalità, e ancora peggio: se le larve arrivano al cervello i danni possono essere davvero gravi, basti pensare che la neurocisticercosi – l’infezione causata dalla Tenia – è responsabile del 30% dei casi di epilessia in Asia e Africa (http://www.who.int/en/news-room/fact-sheets/detail/taeniasis-cysticercosis)

In conclusione, se le altre non funzionano potete provare:

6 – La dieta della preghiera
Cioè, bisogna pregare ogni giorno che si perda peso. E non mangiare mentre si prega, ovviamente.

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Timo: proprietà e benefici dell’erba aromatica

People For Planet - 4 ore 40 min fa

Dal canale YouTube Il Giornale del Cibo,​ insieme alla Dott.ssa Daniela Destino, biologa nutrizionista, scopriamo il timo, non tra le erbe aromatiche più conosciute, ma sicuramente molto interessante!

Una pianta che è molto più di un semplice insaporitore. Quali sono le proprietà del timo? Sapete che si può usare sia fresco che secco? Ecco tutte le caratteristiche nutrizionali, le​ proprietà & benefici, come usarlo in cucina e anche quali possono essere le controindicazioni.

Il Giornale del Cibo

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“Test antidroga a tutti i politici”: La sfida della ministra Dadone (M5S)

People For Planet - 7 ore 37 min fa

“Io invito i colleghi, soprattutto quelli che hanno fatto polemiche, a farci tutti insieme un test antidroga. In un’ottica costruttiva, così daremo un bel messaggio: siamo tutti coesi nella lotta alla droga”.

Così la ministra per le Politiche Giovanili, Fabiana Dadone, ospite della trasmissione Un giorno da Pecora su Radio Rai, ha risposto alle critiche sulle sue posizioni antiproibizioniste.

La ministra ha da poco ricevuto dal premier Mario Draghi la delega per le politiche antidroga, scatenando un putiferio nel centrodestra per via delle sue posizioni a favore della liberalizzazione della cannabis, mai nascoste ai microfoni. I primi a insorgere sono stati Fratelli d’Italia e Forza Italia, con Giorgia Meloni che ha dichiarato: “Per anni FdI ha chiesto l’assegnazione della delega perché era scandaloso che nessuno si occupasse a tempo pieno dell’emergenza droga, ma è grave e deludente che per un compito così delicato come la lotta alle dipendenze sia stato scelto un esponente politico firmatario di proposte per legalizzare la cannabis”. Subito seguita dal senatore azzurro, Maurizio Gasparri, che ha chiamato direttamente in causa il premier: “Draghi se lo metta bene in testa. Sono pronto a qualsiasi iniziativa contro il governo se ci fossero cedimenti su questa materia”.

Di contro, il presidente della Commissione Giustizia alla Camera Mario Perantoni, del M5S, ha però annunciato che è pronto a “calendarizzare la proposta di legge per inserire nel nostro ordinamento i principi relativi alla coltivazione a uso personale e il diritto dei malati a curarsi con la cannabis“, proposta di legge che vede come primo firmatario il deputato di +EuropaRiccardo Magi.

Una polemica ripresa dai conduttori Giorgio Lauro e Geppi Cucciari durante la trasmissione di ieri, 14 aprile, durante la quale Fabiana Dadone in veste di ospite ha risposto prontamente, con parole che tuttavia suonano come una provocazione senza possibilità di riscontro. Non fosse altro perché i politici disposti a sottoporsi a un test antidroga sarebbero molto pochi.

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Sarà finalmente possibile curare gli animali con farmaci umani

People For Planet - 8 ore 40 min fa

Una vera rivoluzione, finalmente. Un veterinario potrà presto prescrivere medicinali per uso umano per la cura degli animali domestici “a condizione che tale medicinale contenga il medesimo principio attivo del medicinale veterinario”. Con il decreto firmato ieri dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, sarà finalmente possibile curare gli animali domestici anche con farmaci “ad uso umano” e questo significa che il 40% delle famiglie italiane potranno risparmiare fino al 90% per alcune patologie animali. Chiaro che per alcune famiglie – e per la maggior parte dei canili – significherà avere la possibilità di concedere cure prima limitate o assenti per motivi economici.

Dopo anni di attesa

“Si tratta di un provvedimento di equità atteso da anni da milioni di cittadini. Una scelta che consentirà di garantire con più facilità le cure agli animali da compagnia e un risparmio importante per tante famiglie italiane e per le strutture che si occupano di cani e gatti”, ha detto il Ministro della Salute.

È dal 2006 che associazioni animaliste, parlamentari, consiglieri regionali e comunali di diverso orientamento politico hanno sostenuto questo obbiettivo, denunciando prezzi troppo elevati dei farmaci veterinari che spesso sono la causa dell’abbandono degli animali.

Un riconoscimento fondamentale

“Prendersi cura sempre meglio della salute degli animali da compagnia, non è solo un gesto d’affetto e di riconoscenza. Significa garantire una importante funzione relazionale e sociale che gli animali svolgono verso gli umani e tutelare la salute seguendo l’ottica One Health, un approccio che tiene insieme il nostro benessere, quello degli animali e quello dell’ambiente” ha concluso il ministro Speranza.

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Purchase Order Finance, uno strumento per le PMI per finanziare gli ordini dei clienti quando non si possiede la liquidità

People For Planet - 9 ore 40 min fa

Avete ricevuto un ordine importante da un cliente di elevato standing e non avete la liquidità necessaria per mettere in piedi le operazioni necessarie (es. acquisto materiali, investimenti, ecc.) per soddisfarlo?

Nel nostro viaggio delle ultime settimane nel mondo degli strumenti di finanza alternativa per le piccole imprese (qui, qui, qui, qui), dobbiamo allora soffermarci sul Purchase Order Finance (POF), una soluzione innovativa tra le più interessanti nel panorama della Supply Chain Finance, quell’insieme di soluzioni che consentono a un’impresa di finanziare il proprio Capitale Circolante facendo leva sul ruolo che essa ricopre all’interno della “catena di fornitura” in cui opera e delle relazioni con gli altri attori della filiera.

Oggi assistiamo sempre più spesso ad iniziative verticali a sostegno delle PMI di un determinato settore con logiche di filiera o territoriali di distretto. Non solo, le (poche) banche e, soprattutto, il mondo fintech sembrano anche più disposti ad accettare forme di mitigazione del rischio meno invasive per il richiedente il credito, cercando di ribaltare il rischio di perdita utilizzando questi strumenti alternativi.

POF Purchase Order Finance

Il purchase order finance è l’impiego di un ordine ricevuto da un cliente con elevato merito creditizio come garanzia per ottenere un finanziamento: rispetto alle soluzioni tradizionali, il focus del finanziamento fa un passo indietro spostandosi dalla fattura all’ordine.

Questo strumento consente ad un’istituzione finanziaria di sostenere l’ordine con un finanziamento che può coprire fino al 50% del valore dell’ordine. Solo dopo che l’ordine viene accettato, eseguito e fatturato dal fornitore, l’istituto finanziario viene progressivamente ripagato. In molti casi questo processo di rimborso è eseguito attraverso un finanziamento di factoring con un intermediario che può anche essere diverso dall’erogatore di POF.

Costi e soluzioni

E’ opportuno sapere, però, che le soluzioni di Purchase Order Finance presentano una serie di costi di accesso e, soprattutto, di gestione che devono essere negoziati con attenzione e professionalità.

In primo luogo, per accedere alle soluzioni di POF, i fornitori potrebbero dover sostenere costi di reclutamento e consulenza per trovare il giusto partner erogatore del finanziamento, dato che questi attori, professionalmente specializzati, sono ancora poco diffusi.

In secondo luogo, considerato il numero elevato di contratti, ordini e fatture proveniente dai rapporti commerciali, non sono da sottovalutare i costi di gestione e controllo della soluzione, che sono inferiori quando il processo è digitalizzato o superiori quando esso è prevalentemente cartaceo (come accade nella maggior parte dei casi).

Inoltre, per accedere a una soluzione di POF, il fornitore deve anche affrontare la raccolta di una serie di documenti (contratti, ordini, lettere di credito, …) che richiedono costi legali e di compliance.

Ma la voce di spesa più rilevante non solo per il POF, ma anche per altre soluzioni di Supply Chain Finance sono i costi finanziari (variabili a seconda del tipo di POF) tendenzialmente elevati, anche a causa della soluzione di factoring che viene aggiunta nella fase post-spedizione.

Il cambiamento passa attraverso la consapevolezza che il sostenimento finanziario delle piccole imprese non si svolge solo attraverso il canale bancario classico ma, con le opportune salvaguardie di conoscenze, occorre rendersi conto che, oltre la filiale della propria banca, esiste un mondo di soluzioni quantomeno da esplorare.

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Solventi per smalto: i migliori per salute e ambiente

People For Planet - 11 ore 40 min fa

Il video su TikTok da 2 milioni di visualizzazioni ha fatto parlare di sé la crema leva smalto “innovativa” di Sephora: priva di acetone, che non puzza e strizza l’occhio a chi giustamente è attento alla salute e all’ambiente. Ma c’è da fidarsi? Cosa contiene questo tubetto dal look giovane e smart? Ed è effettivamente una novità? Cosa offre oggi il mercato?

Quanto meno un occhio all’ambiente

Marie Vanderstichel, Head of Incubator di THE SIGN TRIBE, start up della bellezza che distribuisce il prodotto per Sephora, ci ha spiegato: “A differenza dell’acetone, la nostra crema è fatta con un solvente – il propylene carbonate – che non è né irritante, né infiammabile, né considerato pericoloso. Si tratta dunque certamente di un’alternativa più dolce per il consumatore e le sue unghie rispetto al classico acetone. Purtroppo, non abbiamo effettuato uno studio di impatto ambientale. Ma, per essere il più sostenibile possibile, abbiamo una formulazione che è vegana e un prodotto che non ha un imballaggio secondario”. E – verissimo – anche solo questo non è poco. Il tubetto si presenta nudo e crudo, bello e pratico, senza inutili packaging.

Il parere del Centro Antiveleni

“Il prodotto sembra sicuro – ci conferma Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia – il suo principale ingrediente è effettivamente noto per non essere tossico. Ma non è certo una novità avere dei solventi per unghie privi di acetone. Addirittura, ce ne sono di privi di sostanza chimiche in assoluto”. E conviene sceglierli? “Beh, una volta comprovata la loro efficacia, certamente meno prodotti chimici e tossici si usano – dall’acetone in giù – meglio è. Importante tra l’altro ricordare l’importanza di tenere ogni tipo di solvente o detersivo o sostanza chimica anche solo potenzialmente tossica lontano dalla portata dei bambini”. In generale comunque, “tutti i solventi chimici aggressivi – in primis l’acetone – possono causare una polmonite chimica per inalazione”, continua Locatelli, e certamente sono aggressivi sulle unghie. Quindi partiamo dal presupposto che dimenticare il vecchio acetone è già un bel passo avanti.

Capire l’Inci (gli ingredienti)

Come orientarsi, però, tra le mille alternative al vecchio sistema? Prima di tutto, leggendo l’inci, ovvero la composizione del prodotto, è meglio se è presente un solo solvente in alte dosi che tanti solventi in piccole dosi. “In certi casi i levasmalto non contengono acetone ma più solventi chimici diversi – continua Locatelli – che possono essere più pericolosi perché si combinano e reagiscono tra loro, si potenziano a vicenda, finendo per creare una tossicità complessiva che è maggiore rispetto alla tossicità dei singoli ingredienti”. Dunque, in altre parole, se c’è un solvente alternativo all’acetone, presente in alta percentuale, è sempre meglio di tanti solventi a basse percentuali. E anche in questo la proposta di Sephora è interessante: il propylene carbonate è presente in una concentrazione al 70%, alla quale si uniscono poi semplici olii emollienti.

I solventi migliori

Semaforo particolarmente verde, inoltre, “anche per ingredienti quali l’alcol isopropilico o i solventi alcolici, tutti molto meno pericolosi dell’acetone”, aggiunge Locatelli.

Ma ancora meglio…

Volendo passare a prodotti totalmente green, e ben recensiti in rete in quanto a funzionamento, vi segnaliamo un esempio di prodotto naturale e ambientalista della ditta Americana Peacekeeper. Si chiama “Eco-Easy Vegan Nail Polish Remover” ed è composto unicamente da alcool proveniente dalla fermentazione della barbabietola da zucchero, glicerina, menta verde e rosmarino. Il composto è addirittura biodegradabile al 100% e completamente privo di allergeni. E’ liquido e si usa come i solventi tradizionali, magari con un pizzico di pazienza in più.

Ancora, altro esempio è Suncoat2in1 Gel Remover & Cuticle Balm, 100% naturale e vegano, anch’esso biodegradabile, senza acetone o acetato e capace – come tutti gli altri prodotti citati finora – di rimuove smalti convenzionali (non i semipermanenti). Come funziona? Si applica una piccola quantità di gel su ogni unghia, esattamente come il prodotto di Sephora, si stende con un panno o un batuffolo di cotone sulla superficie dell’unghia e si lascia agire per 2 minuti.

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Fukushima, perché ci riguarda | Pfizer, all’Eu 50 milioni di dosi in più per giugno | Via truppe Usa dall’Afghanistan

People For Planet - 13 ore 15 min fa

Corriere della Sera: Italiani via dall’Afghanistan prima che svanisca l’ombrello aereo degli Usa;

Il Giornale: Stop ad AstraZeneca: dalla Danimarca parte l’effetto domino;

Il Manifesto: Fukushima, perché questo nuovo disastro ci riguarda;

Il Mattino: Zaki cittadino italiano, sì del Senato con la Segre: «Un innocente in prigione»;

Il Messaggero: È morto Bernie Madoff, il finanziere autore della più grande truffa finanziaria Usa;

Ilsole24ore: Coinbase, la «Borsa» dei bitcoin vola al debutto poi rallenta – I record di Wall Street non scaldano l’Europa – Pieno di utili per le banche Usa;

Il Fatto Quotidiano: “Ingiustizia sociale, battaglia anticasta non è finita”. Vitalizio per il corrotto Formigoni, i 5 stelle all’attacco. E la commissione del Senato si giustifica con una balla;

La Repubblica: Regioni in pressing per le riaperture. Venerdì nuova cabina di regia. Figliuolo: “In arrivo altri 7 milioni di dosi Pfizer”;

Leggo: Pfizer, all’Europa 50 milioni di dosi in più entro giugno: all’Italia circa 6,5 milioni;

Tgcom24: Biden annuncia ufficialmente il ritiro delle truppe Usa dall’Afghanistan | Ok Nato: si inizia il primo maggio;

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Plastic Free – Gela aderisce al movimento ambientalista.

Gela Le Radici del Futuro - Mer, 04/14/2021 - 21:20

Plastic Free, la onlus nata nel 2019 per sensibilizzare sulla pericolosità della plastiche gettate nell’ambiente, arriva anche a Gela. Domenica 18 aprile è giornata nazionale per la raccolta rifiuti nelle spiagge. Nella nostra città, il raduno è previsto per le 9:30 di fronte all’ex Lido “La Conchiglia”. Inizialmente, l’appuntamento era previsto per il 21 marzo, poi rimandato a causa maltempo, ma contava già la partecipazione di un centinaio di aderenti. L’attuale referente dell’iniziativa è il giovane Marco Amato, subentrato a Paolo Giordano.

Sono diverse le realtà gelesi che stanno appoggiando la causa di Plastic Free, tra cui le associazioni culturali SMAF, Cambiamenti, Raptus e Fattore CO2. Presenti anche i soci del Leo Club, che nella settimana precedente hanno organizzato un evento simile presso la spiaggia di Manfria con la collaborazione dei sopracitati. L’evento vede anche il patrocinio del comune di Gela. L’obiettivo degli organizzatori sarebbe proprio quello di stipulare un accordo con l’amministrazione per inserire la bandiera Plastic Free a Gela e vietare l’utilizzo delle plastiche nelle spiagge in modo tale da garantire la salvaguardia dell’ambiente e della fauna marina.

Non sarebbe neanche la prima volta che i cittadini attivi (in particolar modo, i giovani) si danno da fare per il ripristino del decoro e della riqualificazione urbana. Anche nello scorso e negli anni precedenti alcune associazioni e comitati di quartiere hanno fatto la loro parte, ma la responsabilità della popolazione non è mai troppa. “Siamo consapevoli che il nostro operato non basterà a preservare la pulizia delle spiagge, ma per noi è importante dare l’esempio. – sostiene Amato – Penso anche che sia essenziale fare campagna di informazione nelle scuole, coinvolgere soprattutto i bambini. Contiamo di organizzare altri raduni, non solo nelle spiagge ma anche in altre zone di degrado. Un esempio sarebbero le free walk, delle passeggiate organizzate per rimuovere i rifiuti gettati in strada.” Lo scorso 14 marzo, gli stessi rappresentanti del movimento a Gela hanno aderito alla pulizia di Bosco Furiano a Caltanissetta.

Oltre alla partecipazione diretta alle raccolte nei vari comuni, vi sono vari modi per supportare Plastic Free a livello nazionale. Dal sito ufficiale è possibile acquistare dei gadget, fare una donazione al 5×1000 o tramite bonifico bancario. Ogni euro di contributo equivale all’impegno nel rimuovere 1 kg di plastica dalle spiagge o dalle città. L’iniziativa è rivolta a tutti gli interessati, nei limiti di quanto consentito dai decreti legislativi in vigore e nel rispetto delle misure anti-Covid. Sarà necessario munirsi di guanti anti-taglio, oltre che di mascherina. Ai partecipati è consigliato registrarsi nell’apposito format che riporta tutte le info e i contatti.

L'articolo Plastic Free – Gela aderisce al movimento ambientalista. proviene da Gela Le radici del Futuro.

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Il successo e l’umiltà di Sadio Mane

People For Planet - Mer, 04/14/2021 - 19:00

Dopo essere stato deriso varie volte per aver portato con sé spesso un telefono rotto ma funzionante, che poteva cambiare ogni giorno, il giocatore senegalese del Liverpool SADIO MANE, ha risposto:

“Perché dovrei? Se volessi potrei comprare 10 auto Ferrari, 20 orologi Rolex o due aerei privati, ma per fare cosa?
Avevo fame e dovevo lavorare sul campo anche con la sete.
Sono sopravvissuto alle guerre, alle carestie, alla fame nera, ho giocato a calcio a piedi nudi, non ho studiato e molte altre cose, ma oggi grazie a quello che guadagno dal calcio posso aiutare la mia gente.
Abbiamo costruito scuole, ospedali, un parco giochi e forniamo vestiti, scarpe e cibo alle persone che vivono in condizioni di estrema povertà.
Inoltre, do 70 euro al mese a tutte le persone in una regione molto povera del Senegal, per contribuire all’economia familiare.

Non è necessario sfoggiare un bel cellulare di nuova generazione, un Rolex d’oro, un auto di lusso, ville di lusso e viaggi in jet privati, preferisco la classe economica.
Preferisco che la mia gente riceva un po’ di ciò che la vita mi ha dato.

Que­sta si chiama lotta onorevole contro l’egoismo, contro la povertà, contro la fame in ogni parte del Mondo, non solo nel mio paese”.

 Ispirato a Nasir Karim

Fonte foto copertina Città Nuova

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10 cose che non compro nel 2021

People For Planet - Mer, 04/14/2021 - 18:00

Avete mai sentito parlare di Shopping Ban? Ve lo spiega Elle Growth! PEr una vita all’insegna del non spreco e del minimalismo!

Spunti, idee, consigli per non circondarsi la vita di cose inutili.

Elle Growth

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L’insostenibile desiderio di cambiare
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Il latte fa male? Non è vero, è solo l’ennesima bufala del web

People For Planet - Mer, 04/14/2021 - 17:00

… e sottolinea i benefici derivanti dal consumo di questo alimento e dei suoi derivati.

Non è vero che acidifica il sangue, mettendo a rischio la salute delle ossa. Non è vero che fa ingrassare né che accresce i livelli di colesterolo, così come non è vero che predispone allo sviluppo di tumori. Tra le tante vittime delle “bufale alimentari” sul web c’è anche il latte vaccino: in rete circolano articoli e post secondo i quali il consumo di questo alimento nuocerebbe alla salute. Ma si tratta di falsi miti che il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), principale ente di ricerca italiano dedicato alle filiere agroalimentari, ha voluto sfatare con una giornata dedicata all’argomento.

Anche Valeria Del Balzo, biologa nutrizionista della Società italiana di scienza dell’alimentazione, intervistata da Peopleforplanet, smentisce le chiacchiere che circolano in rete su latte e derivati e sottolinea i benefici derivanti dal loro consumo: “Latte e derivati, se consumati secondo le raccomandazioni nutrizionali, contribuiscono a fornire macro e micro-nutrienti essenziali durante tutto l’arco di vita. Non ci sono evidenze scientifiche che attestino che il loro consumo sia nocivo”, consigliandone l’assunzione all’interno di una dieta varia e bilanciata secondo le raccomandazioni dei Larn, i Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia per la popolazione italiana.

Diversi benefici

“Tanto per iniziare il latte contiene molta acqua, ed è quindi un alimento molto idratante – spiega l’esperta-. A fronte di poche calorie, ha una densità nutrizionale elevata: contiene proteine animali di alta qualità biologica che forniscono all’organismo  amminoacidi essenziali e diversi micronutrienti tra cui spicca in particolare il calcio, che è altamente biodisponibile e, quindi, viene assorbito dal nostro organismo in quantità elevata rispetto al calcio contenuto negli alimenti di origine vegetale (cicoria, cime di rapa, rucola, lattuga). Completano il profilo nutrizionale le vitamine A e D e gli acidi grassi a catena corta, alcuni dei quali sono particolarmente importanti perché contribuiscono al mantenimento del microbiota intestinale, proteggendo da diverse malattie come obesità, diabete di tipo 2, dislipidemie e tumori, tutte condizioni che hanno in comune lo squilibrio della flora batterica intestinale che, in un meccanismo a cascata, comporta infiammazioni che vanno ad alterare il sistema immunitario favorendo l’insorgere di queste patologie. Altre sostanze presenti nel latte, i peptidi, hanno poi varie azioni protettive nei confronti del nostro organismo, pur se non nutrizionali, preservando ad esempio dal rischio cardiovascolare e dall’invecchiamento grazie alla prevenzione della formazione di radicali liberi nelle cellule”. Il consumo di yogurt e di prodotti caseari, spiega l’esperta, è consigliato anche a chi è intollerante al lattosio, con l’accortezza di scegliere, tra le diverse proposte in commercio, prodotti privi di questa sostanza.

Importante per le ossa

Le porzioni raccomandate dai Larn è di 250 grammi al giorno tra latte e yogurt. “Questa quantità garantisce un ottimo apporto di calcio fondamentale per proteggere le ossa, e aiuta almeno fino ai primi 30 anni di vita a garantire un buon metabolismo dell’osso e raggiungere la cosiddetta ‘massima densità ossea individuale’, in grado di proteggere le ossa dall’osteoporosi in età adulta”, spiega Del Balzo. “Ma possono essere consigliate anche porzioni maggiori, ad esempio negli sportivi o in soggetti con particolari necessità di fabbisogno energetico”.

Non è vero che acidifica il sangue

Una teoria che circola nel web è che il consumo di latte e latticini provochi una perdita di calcio dalle ossa in seguito all’acidificazione del sangue, contribuendo allo sviluppo dell’osteoporosi. “Questa affermazione non ha alcun fondamento scientifico. Per acidificare il sangue e mettere in funzione questo processo significa che si è in una condizione di patologia. Nessun alimento da solo può arrivare a innescare questo meccanismo”, spiega Del Balzo.

Nessun allarme per il contenuto di grassi

Per quanto riguarda i grassi del latte, il loro contenuto è relativamente basso (circa 3,6 % nel latte intero, 1,8% in quello parzialmente scremato) e “alcuni di essi svolgono un ruolo positivo per il nostro organismo, perché forniscono energia e contribuiscono al mantenimento in salute del microbiota intestinale, preservando l’organismo da numerose malattie, soprattutto se si scelgono latte scremato e prodotti caseari fermentati e a basso contenuto di grassi. Molto limitato è poi il contributo del consumo di latte all’apporto totale di colesterolo alimentare. Più attenzione va posta ai formaggi, limitandone le quantità”. 

Formaggi due volte a settimana

Se per quanto riguarda il latte e lo yogurt la quantità consigliata per il consumo è di 250 grammi cumulativi al giorno, per i formaggi si parla di porzioni da 100 grammi se freschi, o da 50 grammi se stagionati, due volte a settimana.

Latte e rischio tumorale

Un altro mito da sfatare è il collegamento tra consumo di latte e aumento del rischio di sviluppo di tumori. “L’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, interpellata al riguardo ha affermato che non c’è un legame scientificamente dimostrato tra i fattori di crescita tumorali e l’assunzione di latte”, spiega Del Balzo. Al contrario, si legge in un documento del Crea, “è stato osservato un effetto protettivo per il tumore del colon-retto, mentre esistono solo prove limitate riguardo l’associazione tra un consumo molto alto di latte e derivati, superiore a 400 grammi al giorno, e l’aumento del rischio di sviluppare il tumore della prostata”.

Articolo scritto il 22/01/2019

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Senato: Formigoni, condannato per corruzione, riavrà il vitalizio

People For Planet - Mer, 04/14/2021 - 16:00

Dopo la condanna definitiva a 5 anni e 10 mesi di reclusione per corruzione, Roberto Formigoni è riuscito a farsi annullare l’atto che annulla il vitalizio ai parlamentari condannati per gravi reati. La delibera Grasso-Boldrini votata nel 2015 dal Consiglio di Presidenza stabilisce infatti che il vitalizio debba essere negato a chi viene condannato in via definitiva per reati gravi.

 “La decisione, che tiene conto di sentenze della Corte costituzionale e delle leggi che si sono susseguite dal 1966 fino al 2019 sul diritto alla pensione che non può essere sospeso se non in caso di evasione o latitanza, è una interpretazione basata sulle norme vigenti e si applica erga omnes, non riguarda il caso singolo”, ha detto Giacomo Caliendo, senatore di Forza Italia e presidente della commissione. 

Le motivazioni con cui la Commissione ha accolto il ricorso di Roberto Formigoni non sono ancora state rese pubbliche, ma qualora il Senato non dovesse opporsi alla decisione della Commissione ricorrendo al Consiglio di Garanzia, anche Ottaviano Del Turco, l’ex presidente della Regione Abruzzo condannato in via definitiva a 3 anni e 11 mesi di reclusione per induzione indebita, riotterrà il vitalizio. 

La carriera dell’ex presidente della Lombardia

Ex parlamentare ed ex governatore della Lombardia, Roberto Formigoni è stato condannato a 5 anni e 10 mesi di carcere. Uscito dal carcere dopo 5 mesi, dal 22 luglio 2019 si trova agli arresti domiciliari

A febbraio 2019 la Cassazione ha sancito in via definitiva la sua condanna per corruzione in relazione ai soldi fuoriusciti dalla casse dell’istituto Maugeri di Pavia e dell’ospedale San Raffaele di Milano. 

Una corruzione perpetrata per lungo tempo, con un danno erariale di quasi 47,5 milioni di euro, cifra che lo scorso 17 settembre 2020, la Corte dei Conti lombarda ha stabilito debba essere risarcita in solido da Formigoni insieme agli ex vertici della Fondazione Maugeri, la Fondazione stessa, il presunto faccendiere Pierangelo Daccò, e l’ex assessore Antonio Simone. 

“Senza reddito per sopravvivere”

Ma Formigoni sarebbe rimasto senza nemmeno “un reddito minimo che assicuri la sua stessa sopravvivenza”, a detta dei suoi legali, che con questa istanza sono riusciti nel novembre 2019 a garantirgli una parte del vitalizio, nella forma di un assegno mensile di 700 euro. 

“Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza emessa dalla Commissione Contenziosa, ma vedere riconosciuto il privilegio del vitalizio a un condannato come Formigoni rimane una vergogna”, hanno dichiarato in una nota congiunta i senatori del M5S nel Consiglio di Presidenza del Senato. “Sconfortante assistere a questa restaurazione, proprio mentre tutto il Paese affronta una durissima crisi sanitaria, economica e sociale”, prosegue infine il comunicato.

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Perché Striscia la Notizia deve chiudere

People For Planet - Mer, 04/14/2021 - 15:00

Con tutto il male che ci fa la tv, e la pubblicità, sarà mica solo Striscia la Notizia ad aver fatto il suo tempo? No, ma diciamo che rappresenta nel mondo la nostra immagine stereotipata di gente ignorante, di una società vecchia e misogina, prepotente e baruffona. È un po’ come pagare due personaggi simpatici perché, imitando gli occhi a mandorla dei cinesi e sbeffeggiando il loro accento, confermino contemporaneamente lo stereotipo di quel che restiamo: italiani pizza, mafia e mandolino.

gerry scotti e michelle hunziker possono scusarsi quanto vogliono ma le loro scuse non saranno MAI considerate sincere perchè 1. continueranno a lavorare in quel programma del cazzo 2. si stanno scusando solo perchè tutti a livello internazionale hanno visto quel video https://t.co/XAIMdCKCCA

— daily changbin cypher + daily i miss hyunjin (@blueprintscb) April 14, 2021 Cosa è successo

In una puntata di Striscia la Notizia, i due conduttori hanno sbeffeggiato la cultura, la fisionomia e l’accento cinese come due bambini delle elementari, mentre si parlava di una nuova sede a Pechino. Peccato che li ha notati un noto account Instagram internazionale, che li ha ovviamente accusati di razzismo: Diet Prada, profilo americano da 2,7 milioni di follower, aveva ripreso i commenti dello scrittore e star dei social Louis Pisano.

Il precedente

Forse, l’onda anomala che ha finalmente colpito Gerry Scotti e Michelle Hunziker, creando un putiferio internazionale, farà cadere luce anche sulle riflessioni che, da ultime, ha fatto la stampa svizzera sulla nostra tv, e in particolare su Striscia la Notizia, il mese scorso.

La giornalista Barbara Bachmann aveva scritto, indignata, sul domenicale del quotidiano svizzero Neue Zurcher Zeitung: “Ciò che sarebbe inconcepibile nella maggior parte dei paesi europei, in Italia è una tradizione. Ragazze seminude e truccate, spesso sottoposte a interventi di chirurgia estetica, sono l’ornamento degli spettacoli televisivi. Il loro compito è incarnare lo stereotipo della bambola, apparentemente perfetta. Questa immagine viene proposta anche nella tv pubblica. Cambiare questo modo di rappresentare il tv la femminilità sembra quasi impossibile in Italia”.

Nel riprendere la notizia, il settimanale Internazionale ha posto bene in evidenza l’immagine, e il riferimento era diretto. Tuttavia, nell’augurarci la morte imminente di un programma stupido e diseducativo, speriamo anche che il riferimento alla tv pubblica italiana non cada, anch’esso, ignorato.

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Il clima? La responsabilità è dei ricchi

People For Planet - Mer, 04/14/2021 - 14:00

La politica prenda di mira l’élite dei benestanti, i più potenti inquinatori al mondo. Questa è l’unico strategia possibile “per innescare un passaggio a comportamenti più sostenibili e fornire alternative low carbon accessibili e disponibili per le famiglie più povere”. Lo dice il rapporto della Cambridge Sustainability Commission on Scaling Behavior Change, amplificato ieri dalla Bbc.

Il 10% produce il 50% delle emissioni

Il rapporto spiega che nel periodo 1990-2015, quasi la metà della crescita delle emissioni globali assolute è stata dovuta al 10% della popolazione globale, i più ricchi. La punta del 5% a maggior reddito ha contribuito, da sola, a produrre oltre un terzo (37%) delle emissioni.

Per arrivare a questi dati, 31 scienziati hanno studiato il comportamento delle persone in relazione all’ambiente.

Cosa significa essere “equi”?

I Paesi più poveri, come l’India, sostengono da sempre che dovrebbe essere consentito loro di aumentare il loro inquinamento perché è molto più basso pro capite rispetto alle emissioni delle nazioni ricche. Ed è questa la vera questione al centro dei complicati negoziati alla base del vertice sul clima della prossima settimana, organizzato dal presidente Usa Joe Biden e della 26esima Conferenza delle parti dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (COP26) che dovrebbe tenersi a novembre a Glasgow.

Siamo tutti sulla stessa barca?

È un po’ il leitmotiv degli ambientalisti da sempre. Ma è vero? No, non è vero perché non subiamo allo stesso modo gli effetti dei cambiamenti climatici e neppure lo provochiamo. L’élite inquinatrice, i cittadini dei Paesi più benestanti, e tra loro i più ricchi, devono essere responsabilizzati, con le buone o con le cattive. “L’1% più ricco della popolazione mondiale deve ridurre le proprie emissioni di almeno 30 volte entro il 2030, mentre il 50% più povero dell’umanità potrebbe aumentare le proprie emissioni di tre volte il livello attuale”, hanno calcolato gli esperti.

Per salvare il pianeta, serve eguaglianza e giustizia sociale

Il rapporto dimostra che una combinazione di sforzi per ridurre drasticamente l’impronta di carbonio dei più ricchi e per costruire infrastrutture a prezzi accessibili e low carbon per alloggi, trasporti ed energia per le famiglie più povere fornisce la migliore via da seguire e sottolinea che «lungi dall’essere approcci competitivi, i cambiamenti del comportamento individuale e il cambiamento sistemico sono collegati e possono essere positivamente auto-rinforzati”.

Il peso delle “loro” scelte

Per la Cambridge Sustainability Commission «è necessario un cambiamento sostenibile dei comportamenti, se vogliamo evitare livelli pericolosi di riscaldamento globale, oltre a cambiamenti nella politica, nella fornitura di servizi e nell’innovazione tecnologica, sono necessari anche cambiamenti di vasta portata negli stili di vita». La Rapid Transition Aliance ricorda che “dopo un lungo periodo di abbandono, il cambiamento sostenibile del comportamento è ora considerato un elemento essenziale per raggiungere ambiziosi obiettivi climatici, con i governi che lo includono come parte delle loro iniziative di politica climatica per raggiungere il net zero entro il 2050”.

Che cosa dobbiamo fare?

È chiaro che «la transizione verso un’economia low carbon deve essere accelerata e approfondita, e perché ciò avvenga è fondamentale il “consenso” sociale: la sensazione che questo sia uno sforzo collettivo per affrontare una minaccia esistenziale».

Viaggi, case e auto devono ridimensionarsi

La politica dovrebbe intervenire innanzitutto per controllare il bombardamento pubblicitario che rende glamour “i viaggi aerei frequenti, le grandi auto e le grandi abitazioni”.

Viaggi, energia, alloggi e cibo inquinante sono lussi che andrebbero tassati. Ad esempio chi viaggia frequentemente in aereo non dovrebbe avere facilitazioni o incentivi (sconti, raccolta miglia..). Si propone di vietare la vendita o almeno la promozione di SUV e altri veicoli altamente inquinanti. Sovvenzionare invece le case più sostenibili e le auto elettriche; realizzare transizioni giuste sostenendo il trasporto pubblico elettrico e programmi energetici comunitari.

Pulire la politica dai conflitti di interesse

La Commissione si spinge a chiedere “un riequilibrio delle istituzioni per rompere i legami tra le industrie inquinanti e il nostro sistema politico, attraverso donazioni di partito e porte girevoli, potenziando l’azione per il clima guidata dai cittadini, attraverso le assemblee cittadini e l’impegno democratico, e sfidando le tendenze dominanti riguardo a una settimana lavorativa di 5 giorni e al lavoro di assistenza non retribuito”.

La vera rivoluzione

Alle critiche di chi ha sostenuto che la tecnologia, e non le scelte impopolari, possono risolvere la questione, Newell ha ribattuto alla BBC: “Siamo totalmente a favore dei miglioramenti tecnologici e di prodotti più efficienti, ma è chiaro che è necessaria un’azione più drastica, perché le emissioni continuano a salire. Dobbiamo tagliare il consumo eccessivo e il punto migliore per iniziare è il consumo eccessivo tra le élite inquinanti che contribuiscono molto più della loro quota di emissioni di carbonio.

Compensare non basta

Queste sono le persone che volano di più, guidano di più  le auto più grandi e vivono nelle case più grandi che possono facilmente permettersi di riscaldare, quindi tendono a non preoccuparsi se sono ben isolate o meno. Sono anche il tipo di persone che, se lo volessero, potrebbero davvero permettersi un buon isolamento e pannelli solari. Per affrontare il cambiamento climatico, tutti devono sentirsi parte di uno sforzo collettivo, quindi ciò significa che i ricchi devono consumare meno per dare l’esempio ai più poveri. Le persone ricche che volano molto potrebbero pensare di poter compensare le proprie emissioni piantando alberi o con progetti per catturare il carbonio dall’aria. Ma questi schemi sono molto controversi e non sono provati nel tempo. I ricchi devono semplicemente volare di meno e guidare di meno. Anche se possiedono un SUV elettrico, questo è ancora un drenaggio del sistema energetico e di tutte le emissioni create in primo luogo dal veicolo”. Mentre, allo stesso tempo, sono lobby di ricchi e potenti quelle che da sempre frenano un cambiamento coraggioso in senso ambientalista.

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Covid: il disastro italiano

People For Planet - Mer, 04/14/2021 - 13:00

Politici incompetenti, tecnici confusi, funzionari incapaci, media che raccontano la qualunque, molti italiani che non capiscono, corruzione impunita (giustizia che non funziona).

E poi l’app Immuni che non può essere efficace perché la gente ha paura di perdere la propria privacy (ma poi regalano tutti i loro dati a Google)…

E intanto non hanno ancora vaccinato gran parte di chi ha più di 80 anni e i malati gravi… E hanno pure smesso di erogare gli aiuti alle aziende in crisi…

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No allo smartphone in bagno: aumenta il rischio di emorroidi

People For Planet - Mer, 04/14/2021 - 08:00

Alzi la mano chi non è mai andato in bagno accompagnato dal proprio telefono. Ormai i cellulari con le loro connessioni a internet sono così prepotentemente presenti nelle nostre vite tra social network, videogiochi e applicazioni varie, da portarceli dietro anche quando siamo in bagno. Anzi, soprattutto quando si va in bagno, dirà qualcuno, dato che è un momento di tranquillità in cui possiamo dedicarci al 100% a rispondere a messaggi, mail e chat, ottimizzando i tempi. Eppure chattare, mandare messaggi e consultare lo smartphone mentre si è seduti sul water aumenta il rischio di sviluppare le emorroidi.

Aumenta la pressione sui vasi sanguigni

A sostenerlo è Sarah Jarvis, medico di medicina generale a Londra e direttore di patient.info, portale britannico dedicato a cittadini e operatori sanitari che si occupa di salute e medicina, che ha sconsigliato di utilizzare il telefonino mentre si è in bagno perché, ha spiegato in un’intervista al quotidiano online The Sun, se si porta il telefono al gabinetto si tende a rimanere seduti più a lungo, aumentando la pressione sui vasi sanguigni che si trovano nella parte inferiore del retto e nell’ano e accrescendo così il rischio di sviluppare, o di peggiorare se già se ne soffre, le emorroidi.

Ricettacolo di batteri e virus

Ma la comparsa o il peggioramento delle emorroidi non è l’unico rischio che si corre quando si entra in bagno con il telefonino. Si rischia anche di coprire di batteri e virus il nostro device. Come spiega Lisa Ackerley, esperta di igiene, “nel gabinetto ci sono germi sul water, sul pulsante di scarico, sul porta rotolo. Questi germi possono portare diverse malattie ed è il motivo per cui, dopo essere stati in bagno, ci laviamo le mani”. Mentre il telefono quello no, dopo essere stato in bagno non viene lavato, diventando un vero e proprio ricettacolo di batteri e virus.

Articolo scritto il 8/10/2019

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Niente giallo fino a maggio | Il futuro: vaccinazioni con un microchip | Facebook, italiani i più derubati dopo egiziani

People For Planet - Mer, 04/14/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Meno tosse, più spossatezza e nausea: come sono cambiati e perché i sintomi del Covid?;

Il Giornale: Vaccinazioni con un microchip. “Ecco perché il futuro è questo”;

Il Manifesto: Niente giallo fino a maggio. Si studiano i nuovi protocolli;

Il Mattino: Usa e migranti, Biden blinda il confine Sud;

Il Messaggero: Ucraina, Nato alla Russia: «Fermare subito le truppe». Biden a Putin: allentare le tensioni;

Ilsole24ore: Def, scostamento ulteriore di 40 miliardi e nuovo fondo Recovery Plan da 30 miliardi – Novità Dl sostegni, dal bonus affitti allo stop alla Tosap per locali all’aperto;

Il Fatto Quotidiano: L’estrazione di Bitcoin divora più energia dell’Italia. Ma c’è una via sostenibile per le cripto;

La Repubblica: Da provincia più colpita al crollo dei contagi: Piacenza diventa un caso di studio. Ipotesi immunità di gregge;

Leggo: Euro 2020, via libera del governo per il pubblico allo stadio Olimpico: «Aperto almeno al 25%»;

Tgcom24: Dati Facebook, gli utenti italiani i più derubati dopo gli egiziani: “Noti numero di telefono e datore di lavoro”;

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Insonnia, stress, cyberbullismo: i social network danneggiano la salute mentale degli adolescenti

People For Planet - Mar, 04/13/2021 - 17:00

L’uso frequente dei social network nuoce alla salute degli adolescenti, in particolare a quella delle ragazze. Tra gli effetti indesiderati messi in evidenza ci sono l’aumento dei livelli di ansia e stress, problemi di insonnia, riduzione dell’attività fisica, maggior rischio di essere vittime di episodi di cyberbullismo.

I dati arrivano da uno studio pubblicato su The Lancet Child & Adolescent Health ed è stato realizzato da un gruppo di ricercatori del Great Ormond Street Institute of Child Health dell’University College London di Londra. Gli studiosi hanno utilizzato i dati provenienti da Our Futures, uno studio longitudinale rappresentativo a livello nazionale realizzato su 12 866 studenti inglesi di 866 scuole secondarie di età compresa tra 13 e 16 anni. L’esposizione all’uso dei social network è stata esaminata incrociando l’età dei partecipanti allo studio (13-14 anni, 14-15 anni e 15-16 anni) con la frequenza di utilizzo di social network (da una volta a settimana o meno, fino a più volte al giorno) come Facebook, Instagram, WhatsApp, Twitter e Snapchat.

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Effetti maggiori sulle ragazze

Dallo studio è emerso che gli effetti collaterali che derivano dall’uso di Facebook, Instagram e simili riguardano soprattutto le ragazze: il 60% degli effetti negativi sulla loro salute deriva dalla loro maggiore esposizione al cyberbullismo e da livelli inadeguati di sonno e di attività fisica, “fattore, quest’ultimo, che però tra i tre gioca un ruolo minore”, precisano gli autori dello studio. E tanto maggiore è la frequenza d’uso dei social media, tanto più importanti risultano essere gli effetti negativi. Per quanto riguarda i maschi, invece, gli stessi fattori hanno influito sfavorevolmente sulla salute solo nel 12% del totale dei ragazzi coinvolti nello studio.

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Ridurre l’uso dei social network non serve

A differenza di ciò che si potrebbe comunemente dedurre, spiegano i ricercatori, limitare l’accesso ai social media da parte dei ragazzi potrebbe non essere il modo più indicato per migliorare il loro benessere: “I nostri dati suggeriscono che gli interventi per ridurre l’uso dei social media per migliorare la salute mentale nei giovani potrebbero essere fuori luogo. Sarebbe piuttosto più indicato prendere in considerazione interventi di salute pubblica mirati a prevenire episodi di cyberbullismo o ad aumentare la resilienza agli stessi, oltre che provvedimenti atti a garantire adeguati livelli di sonno e attività fisica”.

Articolo scritto il 2/11/2019

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Come essere organizzati: 5 abitudini per giornate consapevoli

People For Planet - Mar, 04/13/2021 - 15:00

Dal canale YouTube Elle Growth un video speciale e diverso, in cui parliamo di come organizzazione e le abitudini per una giornata consapevole e una vita consapevole.

Elle Growth

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Russia e Ucraina si preparano alla guerra?

People For Planet - Mar, 04/13/2021 - 12:30

Grandi movimenti militari russi sollevano in queste ore forti preoccupazioni internazionali su una guerra imminente. Le truppe russe si muovono verso il confine orientale dell’Ucraina e in Crimea, che le forze di Mosca hanno annesso dall’Ucraina nel marzo 2014. Twitter porta avanti notizie in questo senso, amplificando preoccupazioni e timori di analisti dell’intelligence che parlano di missili a corto raggio di Iskander.

“Sono fatti nostri”

Il Cremlino non ha finora fornito dettagli sulle unità coinvolte. Il portavoce del presidente Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha detto che lo spostamento delle truppe attraverso il territorio russo è un “affare interno” che non dovrebbe riguardare nessuno. Peskov ha anche accusato l’Ucraina di aver inscenato “provocazioni“. Intanto, fonti dell’intelligence ucraina hanno detto alla BBC che le forze extra ammontano a 16 gruppi tattici di battaglione, ovvero fino a 14mila soldati. In totale, secondo la presidenza ucraina, la Russia ha ora circa 40mila militari al confine orientale e circa altrettanti in Crimea.

Un’invasione?

Sì, potrebbe essere, scrive la Bbc, ma gli analisti dicono che una grande e scenografica invasione è abbastanza improbabile. L’infiltrazione sarebbe piuttosto, storicamente, il metodo preferito dalla Russia. Le forze speciali russe senza insegne – soprannominate “omini verdi” – hanno preso il controllo della Crimea nel 2014 in questo modo. Può darsi che si tratti anche soprattutto di azioni dimostrative, da entrambe le parti: uno sfoggio di muscoli.

Dialogo fermo

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskij ha chiesto di parlare al telefono con Putin, ma non ha ottenuto risposta. Mosca ha inoltre ignorato una riunione concordata con altri mediatori storici, Germania e Francia.

Perché la crisi

Dopo l’insediamento a Washington di Joe Biden, il premier ucraino ha fatto chiudere tre importanti stazioni televisive russe, controllate da un oligarca vicino a Putin. sulla linea del cessate il fuoco sono ricominciate le uccisioni tra truppe regolari e indipendentisti con almeno 28 morti dall’inizio dell’anno (14 mila da quando è scoppiato il conflitto nel 2014). Queste le “provocazioni” di cui parla Putin, anche se i morti sul confine sono più ucraini che russi. Fatto sta che Zelenskij ha però aumentato drasticamente le capacità operative del suo esercito – non si capisce se per primo o per come conseguenza delle scelte di Putin – anche grazie ad aiuti occidentali e turchi: Erdogan ad esempio ha inviato a Zelenskij alcuni droni.

La risposta internazionale

Gli Stati Uniti hanno inviato verso il Mar Nero due navi da guerra e la Russia ha risposto con una ammonizione a non avvicinarsi troppo alle sue coste o a quelle della Crimea.

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