responsabilità

Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

Una fetta enorme di italiani trova ovvio giustificarsi quando sono in ritardo spiegando per quale motivo non hanno potuto rispettare l’orario stabilito.
E’ un comportamento che a molti pare ovvio.
Credo che sia importante sapere che presso altri popoli questo modo di pensare è inconcepibile.
Per un giapponese sarebbe addirittura una vergogna.
Un giapponese che arriva in ritardo chiede scusa e se è molto depresso può arrivare a fare harakiri, cioè suicidarsi.
Ma il racconto del perché del ritardo è considerato un comportamento assolutamente indegno.
Il motivo di questo disonore dipende dal fatto che giustificarsi vuol dire non possedere la dignità di ammettere fino in fondo la propria responsabilità.
L’italiano medio a questo punto dirà che se c’è lo tsunami mica è colpa mia se sono arrivato in ritardo. La colpa è dello tsunami (cazzo!).
Ma il giapponese da questo orecchio non ci sente.
Se sai che per arrivare all’appuntamento devi passare lungo la costa DEVI prevedere che ci potrebbe anche essere uno tsunami, sentire le previsioni del tempo, scegliere strade alternative, partire il giorno prima… Qualunque cosa pur di non rischiare di arrivare in ritardo.
Questa grossa differenza culturale credo sia alla base del fallimento del Sistema Italia.
In Giappone sarebbe inconcepibile che un primo ministro spiegasse l’impossibilità di realizzare il programma elettorale col fatto che ci sono un sacco di giudici comunisti e di giornalisti comunisti.
I giapponesi credono che se ti presenti alle elezioni con un programma questo deve tener conto che il paese è pieno di giudici e giornalisti bolscevichi e malvagi.
Se non te ne eri accorto quando hai redatto il programma elettorale sei un pirla e non hai scuse.
Ma anche i tedeschi e in generale i popoli del nord Europa di cultura protestante, hanno sistemi economici che funzionano meglio proprio perché hanno un’etica diversa della RESPONSABILITA’.
E non è un caso se in questo momento Portogallo, Spagna, Italia e Grecia sono nella merda.
Questi popoli sfigati hanno in comune l’idea della potenza sovrastante del Demonio.
Di fronte ai fallimenti essi possono dire: “Io sono stato bravo e buono, ce l’ho messa tutta per realizzare questa impresa, ma sono stato sfortunato, il Diavolo si è messo di mezzo e mi ha rovinato tutto!”
Invece i protestanti e in special modo i calvinisti, hanno una visione diversa della responsabilità umana.
Il loro modo di pensare è improntato sulla parabola dei talenti.
Dio dà a ognuno una certa quantità di talenti e pretende che tu, tanti o pochi che siano i talenti che ricevi, riesca a moltiplicarli. E non ci sono scuse: che c’è Satana lo sai e lo devi mettere in conto. Se Lucifero ha prevalso su di te vuol dire che non hai avuto una vera fede. Non hai saputo fare appello al divino che è in te, hai ceduto al vizio e al peccato, non hai coltivato la forza soprannaturale e infinita della fede. Quindi sei uno svaporato e non un valido guerriero di Dio.
Questa logica ha un’implicazione essenziale: la tua missione sulla Terra è quella di completare la creazione, di glorificare Dio con le tue azioni.
Quindi è essenziale che tu ti sforzi per capire quali sono i talenti che Dio ti ha donato, e quale è la tua conseguente missione su questa Terra (c’è una missione da compiere e tu vivi per compierla).
E se tu capisci qual è il senso della tua vita, l’obiettivo che Dio ha nascosto nella tua esistenza, e se avrai piena fede in questo disegno divino non ci sono cavoli: tu DEVI RIUSCIRE a realizzarlo. Sennò sei un pusillanime, peccatore, smidollato, senz’anima.
E vorrei sottolineare che in questa visione la vera fede in Dio è il valore assoluto della vita: sviluppare la propria fede, imparare a riconoscere nel quotidiano il progetto divino è la grande sfida che Dio ci propone.
Se sono veramente convinto di aver scoperto qual è la mia missione nella vita, se sono veramente convinto che esiste un disegno divino, io raggiungo una forza sovrumana perché so che Dio è con me. E se cado non posso piangermi addosso, devo aver fiducia nel fatto che Dio mi ha fatto cadere perché ero in errore, per darmi un insegnamento, che mi porterà al successo. DEVO applicarmi a correggere l’errore che ha causato la sconfitta e DEVO rialzarmi E CONTINUARE A COMBATTERE PERCHE DIO LO VUOLE.
Non ci sono scuse, attenuanti, giustificazioni, proroghe, condoni, sanatorie, indulti, amnistie.
Non ci sono cazzi e le chiacchiere stanno a zero.
Nella cultura giapponese questo concetto è tradotto in termini diversi ma altrettanto efficaci.
La cultura zen non contempla l’esistenza di un Dio come lo immaginiamo noi, personificato, con una coscienza di sé.
Lo zen, il tao cinese, è la positività insita nella materia, è ciò che non esiste fisicamente ma permea ogni cosa e ne determina la qualità. La cosa importante nella brocca, come nella finestra e nella porta e nel mozzo della ruota è lo spazio vuoto. Una brocca esiste per contenere acqua grazie allo spazio vuoto.
In altri termini potremmo dire che credono a una qualità immateriale che genera la natura profonda di ogni singola particella sub atomica, e che contiene di per sé, naturalmente, un disegno positivo. Quindi non c’è un Dio che distribuisce talenti ma piuttosto un caos che contiene un senso profondo.
Lo scopo dell’essere umano non è obbedire a un Dio ma capire e unirsi allo scopo misterioso delle semplici leggi naturali. Non esiste il concetto cristiano di peccato ma la dissonanza rispetto alle leggi della natura viene considerata un disastro, peggio che finire all’inferno. L’universo non ti punisce perché hai peccato ma perché non hai capito.
Nella cultura cinese l’osservazione della realtà è una forma di preghiera e anche un sistema per modificare la realtà.
Lo scopo dell’essere umano e comprendere le forze che hanno generato la vita e comprendere come agire in modo consono a queste forze.
Questa impostazione ha generato una società incentrata sulla ricerca scientifica che ha preceduto di secoli il resto dell’umanità sul piano tecnologico. Invenzioni come la bussola, il timone, la carta, il denaro, la polvere da sparo, i sensori antisismici e molteplici macchine, sono state concepite in Cina e solo molto tempo dopo sono state esportate altrove.

Ma anche se tu hai una mente più laica di una scarpa trarrai vantaggio dal cogliere il senso profondo della visione calvinista e taoista della realtà e dello scopo della vita.
La storia della filosofia e delle religioni ha espresso in altri, svariati modi, quest’idea di RESPONSABILITA’ esistenziale; ma la ciccia non cambia.
Questa visione dell’azione umana è una necessità per chi desidera realizzare una grande impresa.
Sostituisci Dio o il Tao con qualunque altra entità di tuo gradimento, chiamalo Senso della Poesia, Rispetto del Senso del Mondo, Lotta per Diffondere Amore, Comicoterapia…
Il risultato finale non cambia.
Se vuoi vincere devi avere un motivo profondo per vincere, dare un’importanza prioritaria al risultato finale. Solo così puoi sperare di saper mobilitare fino in fondo le tue forze.
Servono 10 mercenari intelligenti per battere un patriota.
Ma se i mercenari fossero intelligenti non farebbero un lavoro di merda.
E qui torniamo al discorso delle motivazioni che abbiamo ampiamente trattato nei capitoli precedenti.
Il godimento che dà perseguire la passione per il proprio scopo supremo ci regala una forza, una costanza, un’intelligenza e una sensibilità eccezionali. Molto eccezionali. Lottare solo per il bottino non può farci sperimentare la stessa passione.
Ho potuto sperimentare direttamente questo incredibile fenomeno. Un giorno con un gruppo di compagni milanesi del Gruppo Gramsci andammo a un convegno di studenti medi.
La sede fiorentina del Gruppo Gramsci era sprovvista di bagno. Quindi ad un certo punto chiedemmo a un compagno di Firenze di farci da guida per raggiungere un vespasiano. Eravamo una decina. Trovammo un vespasiano e mentre facevo pipì notai che, dall’altra parte della strada, un gruppo di giovani stava estraendo spranghe e catene da alcune moto parcheggiate.
Era successo che questo compagno, evidentemente non troppo sveglio, ci aveva portati a far pipì di fronte alla sede del MSI. Riposi quindi il mio membro nei pantaloni e insieme agli altri iniziai a fuggire perché al momento eravamo sprovvisti di strumenti ragionevoli per l’autodifesa. E in più eravamo sovrastati da forze nemiche preponderanti. Cioè, erano il doppio di noi. Iniziò così una fuga disperata. Ora il caso vuole che tra di noi ci fosse un ragazzo claudicante. Quindi negato per la corsa. Ora è evidente che tra i 20 inseguitori doveva esserci per forza un giovane nazionale che sapesse correre più velocemente del nostro compagno claudicante. Ma quel che accadde fu che il più veloce dei nemici non riuscì a raggiungere il più lento di noi e potemmo metterci tutti in salvo, raggiungendo il grosso della truppa rossa all’interno della nostra sede. E a quel punto eravamo di più noi.
Da questa esperienza ho tratto l’insegnamento che il più lento dei fuggitivi accorda la sua velocità sul più veloce dei suoi compagni. Invece il più veloce degli inseguitori accorda la sua velocità su quella del più lento dei suoi.
E questo è un fenomeno che deriva dalla forza della passione.
Il desiderio di non farsi picchiare è generalmente superiore al desiderio di picchiare.
Ovviamente ci devono essere condizioni appropriate all’esplodere di questa superiorità emotiva.
Se ti pigliano in 10 in un vicolo cieco molto probabilmente non riesci a lasciarli tutti stesi ma non mettere mai un limite alla provvidenza divina. E’ infatti noto che, negli ultimi 200mila anni, tutti quelli che si sono arresi a un aggressione enormemente più forte sono stati fatti a pezzi. Tra quelli che invece hanno continuato a lottare una miserrima percentuale si è salvata. Pochi ma buoni e tentar non nuoce. Attenzione: a volte la reazione vincente non è stata di tipo militare. Alcuni eminenti ricercatori sostengono ad esempio che in 18 casi le vittime si siano salvate raccontando una barzelletta. Ma non sanno dire quale.

 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?