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Attentati Parigi: su Facebook rissa sul terrore e la pace

Attentati Parigi: su Facebook rissa sul terrore e la pace

Discorsi da bar che senti in televisione.
E discorsi da tv che senti al bar.
E anche la sindrome da panico fa le sue vittime. C’è quello che scrive sul suo profilo:
“Ho visto 35 volte il terrorista dell’Isis in fuga. È grave?”
Ci sono i pacifisti del “Mi piace”, mettono like ovunque.
E ci sono quelli che si incazzano:
“Cosa metti a fare ‘sto like? Ti piacciono le stragi”?
Ci sono quelli preoccupati di non avere abbastanza armi:
“Ma se chiudiamo le fabbriche di armamenti poi con cosa ci difendiamo dal terrorismo?!?”
E ci sono quelli che hanno una visione d’insieme:
“I terroristi di Parigi avevano la cittadinanza francese o belga. Erano emarginati, condannati per piccoli reati… Alla radice del terrorismo c’è la miseria economica e quella non meno grave, culturale… Investire meno soldi in armi e più in istruzione e sviluppo”.

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Parigi: e mo’ sono tutti Charlie

Disegno di Jacopo Fo

Ma Charlie era il nemico pubblico numero 1!
Ho sentito valanghe di stronzate in tv. Uno tsunami. Charlie è stato censurato un’altra volta. Che vergogna. Anzi, alcuni si affannano a utilizzare questa strage per giustificare gli assalti alle moschee e le aggressioni a musulmani pacifici e indifesi. E si discute di nuovi mirabolanti dispiegamenti di forze armate tecnologiche che ci dovrebbero salvare dal terrorismo.
I ragazzi di Parigi hanno disegnato migliaia di vignette per dire al mondo che i potenti raccontano balle sulla sicurezza e l’unico modo per fermare il terrorismo è smetterla di andare a rubare con le armi in mano le ricchezze dei popoli “in via di sviluppo”.
Certo aumentiamo le difese e facciamo diventare reato anche la partecipazione al terrorismo ovunque si verifichi (deve essere reato andare a combattere con il califfato dell’Isis). Ma queste azioni, per quanto necessarie, sono pecette: se non si va alla radice del problema dovremo continuare a sperimentare la violenza di pazzi islamici o cristiani (come in Norvegia…).
Solo un cambiamento del modello di sviluppo può cambiare le cose.

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Acqua pubblica a Parigi

Acqua pubblica a Parigi Eau de ParisDal primo gennaio 2010, quando la gestione del servizio idrico della città di Parigi è passata dalle mani di due multinazionali (Veolià e Suez) all'ente di diritto pubblico Eau de Paris, sono stati risparmiati 35 milioni di euro all'anno, con una riduzione dell'8% dei costi in bolletta per i cittadini.
Il “segreto di questo successo” è presto spiegato da Anne Le Strat, presidente di Eau de Paris: non ci sono intermediari (prima la stessa acqua poteva cambiare molte volte gestore prima di arrivare al rubinetto), non c'è l'obbligo di remunerare gli azionisti e un ente pubblico può godere di sgravi fiscali maggiori di un'azienda privata.
(Fonti: IlCambiamento)

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Stanze del buco

Narcosala Bilbao SpagnaIl Consiglio comunale di Parigi ha approvato l'apertura di una narcosala sperimentale per la somministrazione controllata di eroina.
Dopo una visita alle strutture di Ginevra e Bilbao, Laurent El-Ghozi, medico e presidente dell'Associazione “Elus, sante' publique et territoire”, ha dichiarato: “Le narcosale sono parte di una gamma di strumenti che consentono la prevenzione, l'accesso alle cure e la limitazione del traffico di stupefacenti. Ho trovato questi luoghi ben inquadrati e sicuri sia sul piano sanitario che per i cittadini che vivono nei dintorni. Siamo lontani dall'essere fuorilegge”.
(Fonte: Aduc)
Fonte imm


Parigi lancia Autolib

Visto il successo del progetto Velib, che permette di noleggiare una delle 20mila biciclette messe a disposizione dal Comune di Parigi (http://it.wikipedia.org/wiki/V%C3%A9lib%27), il sindaco Delanoe ha ora lanciato Autolib, lo stesso principio applicato alle auto elettriche.
Le auto da noleggiare a ore saranno 3.000, distribuite in oltre 1.000 stazioni sparse per la citta'. L'abbonamento costera' circa 15 euro al mese piu' 5 euro per ogni mezz'ora di utilizzo del veicolo.
(Fonte: Ansa)

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