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Attentati Parigi: su Facebook rissa sul terrore e la pace

Attentati Parigi: su Facebook rissa sul terrore e la pace

Discorsi da bar che senti in televisione.
E discorsi da tv che senti al bar.
E anche la sindrome da panico fa le sue vittime. C’è quello che scrive sul suo profilo:
“Ho visto 35 volte il terrorista dell’Isis in fuga. È grave?”
Ci sono i pacifisti del “Mi piace”, mettono like ovunque.
E ci sono quelli che si incazzano:
“Cosa metti a fare ‘sto like? Ti piacciono le stragi”?
Ci sono quelli preoccupati di non avere abbastanza armi:
“Ma se chiudiamo le fabbriche di armamenti poi con cosa ci difendiamo dal terrorismo?!?”
E ci sono quelli che hanno una visione d’insieme:
“I terroristi di Parigi avevano la cittadinanza francese o belga. Erano emarginati, condannati per piccoli reati… Alla radice del terrorismo c’è la miseria economica e quella non meno grave, culturale… Investire meno soldi in armi e più in istruzione e sviluppo”.

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Il “Mi Piace” su Facebook protetto dalla Costituzione americana

Mi piace FacebookI fatti risalgono a 4 anni fa: un vice-sceriffo di Hampton (Virginia) viene licenziato per aver cliccato  “Mi piace” sul profilo di un avversario politico del suo capo durante l'orario di servizio. Licenziato in tronco. Daniel Ray Carter passa alle vie legali, primo grado, e perde. Oggi, a distanza di 4 anni, la Corte d'Appello di Richmond gli ha dato ragione, stabilendo che “sostenere un candidato politico con un 'mi piace' sui social network è un diritto protetto dal primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, la libertà di espressione”.
Zuckerberg for President!

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Facebookate

Festa Amburgo FacebookBramfeld, Amburgo, Germania: dimentica di taggare come privato l'evento su Facebook, in 15.000 accettano di partecipare alla festa per il suo 16.mo compleanno.
La buona notizia è che si sono presentati solo in 1.500. 104 agenti di Polizia e una squadra di vigili del fuoco sono riusciti a rimandarli a casa. 11 arresti.
(Fonte: TMNews)


Fiscebook

L'Agenzia delle Entrate userà le informazioni dei social network per stanare chi bara sulla dichiarazione dei redditi, scrive Zeusnews.
In pratica se dichiarate 5.000 euro all'anno e poi su Facebook taggate la foto del vostro yacht di lusso, aspettatevi una notifica.


Facebookate

Lecce: imbrattano i muri della scuola con scritte offensive e pubblicano le foto della loro bravata su Facebook. Consultando i profili di alcuni giovani che bazzicano la zona, gli agenti di Polizia sono riusciti a intercettare le foto e risalire ai diretti responsabili.
Rischiano i lavori forzati su Farmville.
(Fonte: Quotidiano di Puglia, segnalata da Claudio)


Jumo, il Facebook del buone cause

Jumo

Creato da Chris Hughes, uno dei fondatori di Facebook, e' un social network dedicato alle opere di pace, ai progetti di solidarieta', alla lotta contro la poverta'.
Si puo' accedere usando il proprio account Facebook, una volta scelte le categorie di interesse (animali, diritti umani, salute, ambiente, istruzione e altre) nella propria bacheca compaiono tutte le ultime notizie e novita' delle associazioni e istituzioni scelte.
http://www.jumo.com/

Fonte imm


Anche la Regina Elisabetta II d'Inghilterra e' su Facebook

Facebook

Basta cercare il profilo “The British Monarchy”. Potrete seguire le vicende della Famiglia Reale inglese, guardare le foto e lasciare commenti sullo scontro generazionale con il figliolo Carlo.
(Fonte: Ansa)

Fonte imm


Facebook e Twitter aumentano la produttivita'

TwitterLo rivela uno studio dell’Universita' di Melbourne, in netta controtendenza con molte aziende che invece li stanno vietando in orario di lavoro.
Navigare in rete, aggiornare il proprio profilo Facebook o scrivere qualcosa su Twitter rende gli impiegati rilassati e piu' felici, concede loro qualche momento di divertimento a favore di una maggiore produttivita' e attenzione nel lavoro.
L'importante e' non esagerare: e' stato stimato che il tempo ottimale di social-svago non debba superare l'80% dell'orario lavorativo (o forse era il 20%?).
(Fonte: Corriere.it)

Fonte imm


Facebookmania 1

Accusato di stalking in internet, la Polizia australiana gli notifica un'ingiunzione restrittiva tramite Facebook. Con una mail sull'account e addirittura un video con un ufficiale della Polizia che legge l'atto.
Il proprietario del profilo ha confermato di aver preso visione del documento e poi si e' nascosto in un gruppo.
(Fonte: Tgcom)