cacao della domenica

La Vera Storia del Mondo 4

Oggi vorrei proporti la prima parte, ancora in bozza, dello spettacolo che stiamo preparando insieme ad Enrico e Finaz della Bandabardò.
Si tratta di un kolossal che vorremmo realizzare coinvolgendo altri attori e cantanti. Realizzare una tournée sarebbe proibitivo per i costi, quindi abbiamo pensato di farne un film con colossali scenografie, girando pezzo per pezzo con diversi gruppi.
Lo stesso meccanismo parcellizzato lo useremo anche per realizzare scenografie e costumi. Se l’idea ti piace e vorresti collaborare segnalati a elena chiocciola alcatraz punto it (entra anche tu nell’Alcatraz Big Band!)

 

La Vera Storia del Mondo 4
Come fu che scendemmo sugli alberi e arrivammo a ballare il bughi bughi e a fare sesso per telefono

(Buio)
(Voce fuori campo con tono da imbonitore (claun blu)
: All’inizio c’era il nulla, poi ci fu un gran botto e si formarono le galassie in fiamme.
Poi i pianeti e tra questi la terra.
Piovve per milioni di anni e la terra si raffreddò.
Poi nacquero le prime cellule e i batteri che si moltiplicarono.
Attore 2 (claun bianco): E i batteri colonizzarono l’acqua, la terra e il cielo.
Ma non facevano sesso. Si scindevano.

(intanto lentamente la scena si illumina e appaiono alcuni attori che stanno dentro a bozzoli-batterio. Gli attori entrano in scena a due a due, formando un unico batterio e poi si scindono.)
 

Claun Blu: E non era certo un’esperienza divertente spaccarsi in due. E non esisteva l’amore… E la vita era abbastanza noiosa.
Claun Bianco: Allora i batteri inventarono IL SESSO! E non fu cosa facile costruirsi un sesso, senza neanche sapere cos’era il sesso perché non era stato ancora inventato.
Claun Indisciplinato: Essi dovettero farselo il sesso, che è un lavoro di AUTOARTIGIANATO molto difficile!!!… e poi devi trovare un altro batterio che abbia un sesso che combacia col tuo… Un casino boia!
Claun Bianco: AUTOARTIGIANATO non è una parola che esiste!
Claun Indisciplinato: Senti, mangiavocabolario, esiste. Sull’ultima edizione della Quattrocani!
Claun Bianco: Ma si dice Treccani!
Claun Indisciplinato: Non sai che una cana è restata incinta e ha partorito un altro cane e sono diventati quattrocani!?!

Il Claun Bianco si incazza e lo manda a quel paese cercando con lo sguardo e i gesti solidarietà da parte del pubblico e del Claun Blu.

Intanto i batteri estraggono dall’imbottitura sessi di strane forme assurde e coloratissimi, e iniziano a provarseli reciprocamente, e quando trovano il batterio con un sesso che combacia iniziano a copulare in una danza sfrenata.

Claun Blu (parlando tipo telecronaca): Ecco: ha origine il sesso, la sessualità.
Claun Bianco: E fu allora che iniziò il casino.
(Buio)

Claun blu (in proscenio): Passarono alcuni miliardi di anni.
Poi un giorno Dio decise che era giunto il momento di creare l’uomo e la donna. Ma disse loro che non dovevano mangiarsi la mela.

Claun Bianco: Ma loro la mela se la mangiarono subito, per via che gliel’aveva detto il serpente.
(in scena entrano Adamo, Eva, l’albero (che cammina) e il serpente, enorme, formato da due attori, un serpente con 4 gambe… Eva coglie la mela, la morde e poi la offre a Adamo)

Claun Blu: Ecco, questo è il preciso momento del peccato originale: Eva ha appena morsicato la mela, dice che è buona e la offre ad Adamo!

Claun Indisciplinato: Ma Dio non poteva farli un pelo più furbi questi primi umani? Perché Dio già lo sapeva che avrebbero disubbidito. Perché è onnisciente! Come dice la canzone:
(Un mimo tira una tenda sulla destra del palcoscenico e appare l’orchestra, abbigliata con tuniche di diversi colori, che inizia a suonare)

Di poi che Dio sapeva,
avanti lo crearlo,
che per un sol peccato
l’uom si saria perduto
con tutto che poteva
volendolo salvarlo
creandolo più forte più saggio e provveduto

di poi che Dio sapeva
che si saria tradito
così d’esser punito
crear non lo doveva

Crear non ci doveva
per esser giudicati
salvati o inabissati secondo li peccati
da lui già preveduti
a noi già destinati.

Di poi che Dio conosce
avanti il farci nati
se in terra sarem santi
oppure scellerati
perché far recitare a ognuno questa commedia.

Dicendo avrà successo
che invece è già stampato
Che sia perché a star solo nel cielo s’è annoiato
s’è messo a far l’autore per non morir d’inedia
Perché far recitare ad ognuno sta commedia?
(Testo di Dario Fo, musiche di Fiorenzo Carpi)

Claun Bianco: Questo è un altro discorso, siamo qui per raccontare la storia… Non divaghiamo! (Così dicendo spinge fuori l’orchestra che sta sopra un praticabile munito di rotelle)

Claun Blu: E lì si capì subito che c’erano grossi problemi.
Perché quando Dio becca Adamo che ha mangiato la mela e gli dice: “Adamo perché hai mangiato la mela” Lui risponde…

Un faro illumina Adamo Cantante che canta un rock lamentoso:
Non è colpa mia! È stata Eva!

Claun Blu: Cioè il primo uomo era uno stronzo vigliacco che alla prima difficoltà dà la colpa a sua moglie!!!
(Mentre l’attore racconta si svolge una pantomima: Dio - grande, due attori stanno uno sulle spalle dell’altro coperti entrambi da una grande tunica. Dio ha luci sulla testa, una stella di led intermittenti - scaccia malamente Adamo ed Eva e dà dei calcioni al serpente che cerca di morderlo quando lui si distrae prendendosela con Adamo.)
L’orchestra appare camminando dalla sinistra.
Intanto Adamo continua a lamentarsi cantando:
Non è colpa mia, è stata Eva,
mi ha detto lei: mangia la mela!
E io l’ho mangiata!
Povero me!
Lei ha quelle cose rotonde davanti
E io guardo sempre lì
E quando inizia a parlare
Vado in confusione!

Claun Blu: Poi iniziò l’età della pietra. Ed erano veramente tempi duri.

Claun Indisciplinato: Era l’Età della Pietra!
L’essere umano era nudo!

Claun Bianco: Al massimo aveva qualche pelle, corteccia conciate…

Claun Blu: E delle foglie di fico

Claun Indisciplinato: Ma già cantava

Claun Blu: E la prima canzone della storia del mondo
era una canzone d’amore che diceva:
Mi piaci perché sei grassa.
Che ai tempi dell’età della pietra le donne erano generalmente magre
E le grasse andavano fortissimo.
(Un mimo tira una tenda sul fondo e appare di nuovo l’orchestra, ora sono vestiti di foglie)

Sei grassa
E anche un poco bassa
Grandi rotoli di ciccia
Sei bella perché sei grassa
Sei la mia glassa
Claun Bianco (parlato) che la glassa non era stata ancora inventata ma già la sognavano, la premonivano)
bella grassa
sei molto grassa
sei cicciona
appetitosa come una ippopotamo saltellante
sei rotolosa e traballante
mi piaci molto
perché hai molta superficie
che scivolarci sopra mi rende felice

Claun Blu: E via così perché avevano appena imparato a parlare e avevano ancora poche parole.

Claun Blu: Dopo che fu inventata la musica venne inventato il dissidio matrimoniale.
Il matrimonio non c’era ancora perché tutti scopavano con tutti ma già preconizzavano…
Claun Indisciplinato: Bello preconizzavano! Si vede che hai studiato.
(Claun Blu ha un gesto di stizza)
Claun Blu: …preconizzavano già le incomprensioni intersessuali
E fu, pare, Testa Dura, il famoso uccisore di tigri, che scrisse i versi immortali che fan così.
(Dal fondo del palcoscenico l’orchestra e i mimi avanzano brandendo clave e lance, di fronte a loro il Guerriero Cantante)

Ho picchiato una tigre coi denti a sciabola
a mani nude
Due coccodrille
le ho mangiate crude

E tu mi hai detto
nella grotta:
Non sei sensibile
Non mi ascolti mai!
 
E ti giuro
non è vero
che ho guardato
quella ragazza
che si chiama:
Grandi Tette Che Stanno Su Da Sole

Ti prego baciami
Non tenermi il muso
Sono un po’ contuso

Cerco il cibo per la tribù
Strangolo i caribù
E certe volte non ce la faccio più
Coguari irosi
serpenti schifosi
Giaguari incazzosi
Rinoceronti bavosi

E poi quando torno nella grotta
Mi trovo questa che mi rimbrotta

Claun Bianco: Poi c’era quella che faceva:

Cacciare il tapiro
È un lavoro duro
Aspetto che passi qui sotto
Per buttargli in testa un pietrone
Aspetto da tre giorni
E se il tapiro non arriva sono guai
Ahi Ahi Ahi,
sono qui solo nella foresta primordiale
ho un’erezione bestiale
e sta arrivando una tempesta micidiale

Claun Bianco: Ecco fermiamoci qui che ci sono dei bambini…

Claun Blu: Ascoltando le canzoni dell’Età della Pietra si capisce subito che a scuola ci hanno raccontato molte cose non vere.
Ad esempio, sui libri c’è scritto che l’uomo paleolitico era un grande cacciatore che ammazzava elefanti, bufali, giraffe in gran quantità.
Ma sono tutte allucinazioni di poveri professori rachitici che fantasticano sull’idea di essere discendenti da maschi guerrieri invincibili …
Non so se avete presente cosa voglia dire in realtà alzarsi la mattina, e andare ad ammazzare un mammuth insieme a una banda di trogloditi… E le ultime scoperte degli archeologi confermano ormai in-con-tro-ver-ti-bil-men-te che i nostri antenati si nutrivano di animali meno impegnativi.
Claun Indisciplinato: Com’è che hai detto quella parola lì? Incon-tron-tron-contr-vert.
Claun Blu: Incontrovertibilmente!
Claun Indisciplinato: (estatico) Ridillo!
Claun Blu: Incontrovertibilmente!
Claun Indisciplinato: Meraviglioso.
Claun Blu: Incontrovertibilmente!
Claun Indisciplinato: Ridillo!
Claun Bianco: BASTAAAA!

Claun Blu: Vicino ai villaggi più antichi, di 8-9mila anni fa, sono state trovate montagne enormi di conchiglie, gusci di lumache e chele di granchio… Oltre a un po’ di frutta e verdura non mangiavano praticamente altro, per migliaia di anni. Insomma preferivano prendersela con creature senza denti, che possibilmente stavano anche ferme o si muovevano molto piano…
Non a caso c’è una canzone di quei tempi che dice:

Ma vacci tu
a dar la caccia coi bastoni di bambù
ai mammuth ai mammuth
Io preferisco le bistecche di lumaca
e l’insalata.
Che se i mammuth s’incazzano
Magari poi ti schiacciano
Invece se si arrabbia
una lumaca
al massimo
ti può sbavare.
I MAMMUT UHH
I MAMMUT UHH

Claun Bianco: Poi ci fu un momento in cui l’essere umano contemplò la sua vita e disse: vorrei apportare dei miglioramenti sostanziali!
Claun Blu: E lì partì il progresso tecnologico.
Un’era di grandi invenzioni.
E potremmo dire che l’atto di nascita di questa rivoluzione scientifica e sociale fu ancora una volta una canzone che ebbe grandissimo successo nell’Età della Pietra:

(Il Cantante Guerriero, si siede per terra sul proscenio, 3 mimi portano una grande pietra alla quale lui appoggia la schiena, l’orchestra si dispone intorno a lui)

Sgrùm
Claun Blu
(parlato) Sgrùm sarebbe una tipica imprecazione paleolitica, che fa esplicito riferimento al genitale maschile singolare
Sgrùm
quanto vorrei avere un coltellino svizzero
Con la pinzetta, con la pinzetta
E pensa sgrùm
che c’è qualcuno che ci dice che il mondo
va a peggiorare, a peggiorare

Che io ti vorrei vedere
A vivere qua
Diecimila anni fa
Che io ti vorrei vedere
A vivere qua
Tanto per vedere che effetto ti fa.
senza pinzetta sgrùm
senza pinzetta sgrùm

Claun Indisciplinato: Poi inventarono il preservativo.
Claun Blu: (Sposta Claun Indisciplinato per prendere la parola.)
Il primo preservativo dell’Età della Pietra aveva un difetto: era fatto di pietra.
Praticamente te facevi sesso con un pietrone e lei percuoteva il pietrone con una grossa mazza di pietra, enorme… E tu godevi.
Claun Indisciplinato: Ma se c’era il terremoto era meglio!
(Due attori mimano la scena)

Claun Blu: Poi qualcuno inventò il Preservativo Moderno che era fatto con il budello di capra.
Claun Bianco: Ma prima dovevi prendere la capra.
(Dietro i 3 dialoganti passa una capra montata su un carretto con le ruote e tirata con una corda, le zampe sono mobili e si muovono in parallelo al movimento delle ruote. Tutto il corpo della capra è anch’esso basculante,. Dietro la capra corre un cavernicolo armato di clava. Escono di scena e si sente un botto della clava e il belato disperato del caprino)
Claun Indisciplinato: accenna una canzone:
Chiappa la capra!
Chiappa la capra!

(Sull’aria della Cucaracha)
Claun Bianco (operettistico): Sopra la panca la capra canta,
sotto la panca la capra crepa!

Claun Blu: (spazientito) Allora! Abbiamo ancora 6mila anni da raccontare! Se fate così finiamo dopodomani! Su! Contegno.
(Claun Blu e Claun Bianco attoniti, come se non avessero sentito.)
Claun Blu: E fu così che per semplificare le cose inventarono l’allevamento del bestiame.
Claun Indisciplinato: (vendicativo) E anche la perversione visto che qualcuno iniziò a fare sesso con le capre.
Claun Bianco: Ma la vuoi smettere!?! Non pensi ad altro… Non pensi…
(Claun Indisciplinato se ne va offeso)

Claun Blu: Subito dopo aver inventato il coltellino svizzero e il preservativo l’Umanità conobbe un lungo periodo di pace, prosperità e divertimento.
Mangiavano lumache e ciliegie…
Claun Indisciplinato: E trombavano dalla mattina alla sera perché non c’era altro da fare.
Claun Blu: (Un po’ seccato.) Sì, è vero. C’era l’amore libero, e grandi feste, e l’unione dei corpi e il piacere fisico erano considerati un miracolo, un regalo della Dea Madre.
E quando raggiungevi l’estasi orgasmica entravi in comunione con la Dea.
Claun Indisciplinato: Cioè nel sesso ci si mettevano di impegno perché era un atto di devozione verso la divinità. (mentre parla si esalta) Era lo scopo della vita! L’atto supremo! Il raggiungimento dello scopo spirituale dell’essere al mondo. IL MASSIMO!
Le donne non le dovevi pregare!!! TI SALTAVANO ADDOSSO!
Claun Bianco: E ululavano!
Claun Blu: (rivolto a Claun Bianco) MA TI CI METTI ANCHE TU!?!?

(L’orchestra avanza da destra in proscenio)

La dea Madre ha creato il mondo
La dea Madre ti ha creato
E tutto ti ha regalato
Il cielo, il sole, il mare
e le banane da mangiare
Le stelle, i fiori  
le gambe per ballare
Per tutto la devi ringraziare
La dea Madre ti ha creato
E se tu vuoi esserle grato
Devi fare sesso scatenato

Sesso divino
Sesso consacrato
Sesso nell’acqua
Sesso sul prato
Sessso suu!
Sessso giuu!
Non perdere tempo
Non c’è niente in tv!

Claun Bianco: Poi, un bel giorno, forse inebriato anche dall’invenzione del vino, l’essere umano si mise a costruire le piramidi.

Claun Indisciplinato: Una roba tipo isterismo di massa!
Claun Blu: Le costruirono in Egitto, India, Cina, Indocina e anche in America. Che poi si discusse per secoli sul perché abbiano fatto tutta quella fatica.
Erano enormi.
Claun Bianco: (con tono da presentatore televisivo) Ma noi stasera, finalmente, siamo in grado di dire perché gli umani costruirono le piramidi.
Claun Indisciplinato: Le fecero perché oltre al sesso non c’era niente da fare di divertente.
(Entra in scena lo spigolo della base di una piramide che va a occupare un terzo della scena)
Claun Blu: (esaltato finalmente anche lui) E per questo essi inventarono il luna park.
(lungo la piramide scivolano slitte con a bordo strani personaggi, c’è anche un marziano, con sottofondo di musichetta allegra e luci colorate).
Claun Bianco: Ma la festa non durò a lungo perché da qualche parte un gruppo di idioti inventò la guerra. Che si dimostrò ben presto un’esperienza sgradevole.

Claun Blu: Ormai è storicamente dimostrato che la guerra non è sempre esistita: fu inventata in un preciso momento, nelle steppe tra Europa e Asia.
Claun Bianco: Quella era gente che invece di continuare a mangiare lumache si era ingolosita per l’abbacchio.
E si era data all’allevamento forsennato delle capre e delle pecore.
Claun Blu: E il troppo stroppia!
Claun Blu: L’allevamento delle capre è un’attività che valorizza l’individualismo.
Il bravo allevatore aumenta il numero di animali del suo branco. Quello scemo li perde.
Claun Bianco: E devi difendere le capre dalle belve feroci.
Claun Indisciplinato: Ma soprattutto i giovani pastori venivano mandati via per mesi, sui pascoli estivi, in cima alle montagne, da soli, a badare le capre, senza ragazze… si masturbavano in modo eccessivo! Che masturbarsi non rende ciechi ma emotivamente sordi sì.
Claun Blu: E questi giovani, quando tornavano all’accampamento, tutti sgarrupati dai morsi dei lupi con i quali avevano combattuto, avevano una voglia pazzesca di fare sesso e non sentivano ragioni.
Fu la solitudine a far diventare violenti i giovani allevatori.
Claun Indisciplinato: Segaioli.
Claun Bianco: E piantala!
Claun Blu: Un giorno qualcuno si sentì umiliato, si convinse che tutta la carne che portava a casa, tutti i pericoli che doveva affrontare per proteggere le capre non erano ripagati abbastanza… Perché lui era brutto e le ragazze copulavano con tutti tranne che con lui… E allora s’incazzò e scoprì che il più forte poteva prendere tutto quello che voleva.
Claun Indisciplinato: (Quasi in falsetto, gridando) E diventò cattivissimo.
Claun Blu: E così iniziarono lo stupro, la guerra, la rapina.
Partì una tremenda follia.
(i mimi iniziano una danza nella quale si colpiscono e si rubano capre l’un l’altro)

E iniziò una gara selvaggia a chi inventava armi più terribili in modo tale da rendere meno rischiosa l’attività di depredare e sottomettere altri esseri umani.
Costruirono archi capaci di trafiggere un uomo a 20 metri, domarono i cavalli, forgiarono armi di bronzo, costruirono scudi di legno e pelle. E partendo dalle steppe del nord invasero tutto il mondo, da oriente a occidente, si riversarono nelle valli fertili, lungo i grandi fiumi, dove mangiatori di lumache e pesce avevano scoperto l’agricoltura e creato grandi e ricchi villaggi. Aggredirono quei pacifici costruttori di dighe e canali e li resero loro schiavi.
E la guerra fu.
Claun Indisciplinato: L’umanità iniziò la corsa verso la follia.
E perse il gusto di far l’amore.
Claun Blu: Perché il maschio guerriero e vincitore, impazzito per le violenze vissute in battaglia, smise di ascoltare le emozioni.
Per uccidere devi soffocare le emozioni.
Ma poi, quando hai soffocato le emozioni, non sei più capace di fare l’amore!

(Durante questo pezzo i mimi si combattono, muoiono, risorgono, usano armi sempre più evolute, alcune donne vengono maltrattate ma si ribellano…. Il tutto è una specie di danza buffa con continue trasformazioni dell’abbigliamento e i guerrieri diventano sempre più imponenti… Alla fine entra in scena un guerriero enorme, un burattino di 3 metri sorretto attraverso dei pali da due attori… Agita il braccio armato di spada, urla parole incomprensibili. C’è una musica di sottofondo martellante, tamburi da battaglia. La musica cresce in modo parossistico)

(BUIO)
Tutti gli attori cantano in proscenio:
S’ammazzano s’ammazzano
Si prendono a mazzate
Le mazze di legno
Le mazze dentate
Mandibole di cammello
Corna di grifone
Zanne di elefante
Un sasso
Un bastone
Ammazzali ammazzali
Hanno un altro odore
Ammazzali ammazzali
Fagli del dolore!
Taglia via la testa
Staccagli le braccia
Onore, vendetta
Rabbia

Questa è la violenza
Se la provi
Non puoi più farne senza!

Voce fuori campo Claun Blu (con pathos):
Seguirono secoli e secoli di guerre, orrori distruzioni.
Claun Bianco e Claun Indisciplinato: (contemporaneamente in modo leggermente sfalsato per creare un effetto drammatico) Seguirono secoli e secoli di guerre, orrori distruzioni.
La guerra era diventata la professione più redditizia del momento…
E si inventavano sistemi sempre più raffinati di combattere.

(Entra in scena la falange tebana, costituita da 2 coppie di attori che portano sulle spalle due tubi di plastica rigida ai quali sono attaccati manichini di soldati con gambe e braccia collegate a quelle degli attori in modo tale che il movimento degli attori è trasmesso ai manichini)

RAP:
La falange tebana
è una gran buriana
Mille uomini messi in quadrato
Un muro di scudi
un tetto di scudi
Con  le lance e le spade che spuntano fuori
Un quadrato di scudi che avanza nella pianura
E si scontra con un altro quadrato di scudi
nella radura spade e lance
e gente che corre e gente che suda
che urla paura! che urla paura!
Lo sai quando i due muri di scudi
di spada e di lance si scontrano
Il rumore che fa?*
Il rumore che fa?*
Il rumore che fa?*

Cacofonia
Di armi che vanno in pezzi
Sotto la spinta di 100 tonnellate
E il rumore delle ossa che si rompono
E gli strilli di dolore che si lamentano
e gente che corre e gente che suda
che urla paura! che urla paura!
Lo sai quando i due muri di scudi
di spada e di lance si scontrano
e in più i feriti che urlano
Il rumore che fa?
Il rumore che fa?
Il rumore che fa?

Il pubblico partecipa alla musica sostenendola con pentole e coperchi
La musica sale sempre più forte e ritmata, con l’aggiunta di urla.

Claun Blu (intermezzo parlato): Nel vocabolario del soldato greco
ci sono 11 parole che definiscono le diverse tipologie del rumore delle falangi che cozzano una contro l’altra mentre il sangue schizza dappertutto

Cantante Guerriero:
E tu Penelope mi dici
Che mi sono dimenticato di portarti
Dei fiori
Dal campo di battaglia
Ma ti chiedi mai se non sei un po’ una lagna?

Entra in scena la Claunessa Gialla: Ah ma allora insisti con il lamento del maschio
C’hai la supremazia sessuale, cosa vuoi di più?
Cantante Guerriero: Scopare di più!
Claunessa Gialla: Ma sei fissato.
Cantante Guerriero: Sì, come nella canzone che scrisse un giorno
un soldato che era al seguito di Alessandro Magno il grande conquistatore

(Attacca una cosa tipo tintarella di luna)
Sono qui nel deserto
sono qui lungo il mar rosso
vorrei farmi un bagno ma
non posso
5 anni di guerra
a mangiar la terra
di una cosa mi sono accertato
sono fissato
Guardo le dune del deserto
vedo sederi a perdifiato
vedo seni a perdita d' occhio
vedo cosce in ogni lato
(STOP ROMANTICO)
e le nuvole sono piene, le nuvole sono tonde,
non c' è trucco non c' è santi
sono passere giganti
volanti
inebrianti
cantanti

Claunessa Gialla: E basta! Su! Controllati.

Cantante Guerriero (riprende a cantare): Io sono

Claunessa Gialla: Bastaaaaa! Che poi scusa, ma Passere volanti è orribile, come ti vengono certe idee?
Sono fissato (riparte la musica, Claunessa Gialla fa un gesto secco e la musica si interrompe, lei guarda minacciosa l’orchestra).

Claun Blu: Il giorno dopo arrivarono i romani
Che erano dei gran rompicoglioni
Che volevano prendere tutto loro.


La scoperta (storica) della mente insetto!


(C’è un’ape dentro di te! Ma non è cattiva, ti ama)

È assolutamente indispensabile che tu sappia che una serie di decisioni che hai preso nella tua vita dipendono dal tuo cervello primordiale. Cioè ci sono dei giovedì che ragioni come un’ape. A volte come una cavalletta. Non lo dico per deprimerti. A volte è assolutamente meglio ragionare in modo coleottero. Probabilmente questa possibilità straordinaria di pensiero ti ha salvato la vita o ti ha evitato disastri spettacolari quanto dolorosi. Il cervello insetto è una tua risorsa essenziale perché è estremamente semplice. Mediamente la formica ha un grande senso pratico binario. Si fa una sola domanda per volta e di fronte ai grandi interrogativi della vita si chiede: “si mangia o non si mangia?” Che sintesi! Che immediatezza.
Scoprire la propria potenzialità coccinella è fonte di semplificazione. Quante volte nella vita hai sperimentato la tua straordinaria capacità di ragionare a oltranza ottenendo un colossale ingarbuglio di sottigliezze e sofismi? E quante persone hai visto naufragare a causa di un eccesso di intelligenza e autoanalisi?
Comunque è anche importante sapere che a volte situazioni complesse non possono essere ridotte all’alternativa si mangia non si mangia. E può essere utile rendersi conto che c’è anche un’insetto che parla dentro di te. E puoi anche dirgli: “Stai zitto moscerino!” ed evitare così guai tremendi. A volte gli insetti dicono stronzate. Hanno il cervello di una mosca.

Disgraziatamente di questa idea del cervello insetto e della sua benefica capacità semplificatrice non si parla molto. Forse c’è qualche testo super specialistico ma sul web non ho trovato nulla…
Comunque vale la pena diffondere questa nozione cerebrale. Quindi approfondirla.
Ma andiamo per ordine…

La molteplicità delle identità che ci abitano non ha una precisa corrispondenza nelle aree del nostro cervello. E' importante sapere che la nostra materia grigia non è un tutt’uno. La forma fisica del nostro cervello conserva le strutture via via elaborate nel corso dell’evoluzione della nostra specie. Quindi esiste un’area cerebrale centrale che è quella rettile, intorno a questa si è sviluppata la mente mammifero; solo nella buccia del cervello (la corteccia cerebrale) risiede la mente “umana” intelligente… Questo sostiene la scienza moderna. Ma io sospetto che se si guardasse un po’ meglio all’interno della mente serpente troveremmo una piccolissima zona, più piccola di una capocchia di spillo, che è figlia del livello evolutivo precedente a quello rettile. Infatti prima di diventare esseri squamosi i nostri antenati primordiali erano insetti. E se guardassimo bene dentro questa capocchia di spillo troveremmo sicuramente una massa cerebrale invisibile ad occhio nudo: ovvero la mente ameboide. La mente cellulare invece probabilmente non sta nel centro del centro del cervello, per via che le cellule sono decerebrate. In effetti è in corso a livello scientifico una grande discussione: cosa governa le cellule? Dove ce l’hanno il cervello?
Ho trovato affascinante l’ipotesi espressa da Bruce Lipton in Biologia delle Credenze: egli sostiene che la mente cellulare non risieda nel Dna ma nella membrana cellulare, in quanto è questa che decide cosa deve entrare e cosa deve essere espulso dalla cellula e inoltre determina la specializzazione delle proteine (vedi Anatomia umana: mi manca un pezzo! Chi coordina tutte le funzioni del mio corpo?)

Ragionandoci sopra ho ipotizzato che una qualità essenziale della nostra mente insetto sia la sua semplicità…
A questo punto dovrei dire qualche cosa sulle capacità derivanti dall’esistenza del cervello ameba e della mente cellulare.
In effetti non ne so nulla. Datemi qualche anno per rifletterci sopra. Sospetto però che queste capacità ruotino intorno alla dote dell’empatia. Tipo quando sei abbracciato alla persona che ami, quella meravigliosa sensazione estatica non potrebbe essere un po’ tipo estasi dell’ameba al sole? Secondo me le amebe se la spassano…
(A questo punto la mia identità ameba mi suggerisce che qualcuno stia pensando che io sia uscito di senno).
Invece vorrei affermare che c’è senso a scrivere oggi su temi poco conosciuti… Abbiamo bisogno di cambiare il modello del mondo e c’è bisogno del contributo di tutti. Io quel che so fare meglio è filosofeggiare in modo cazzeggiante… Quel che spero è di provocare altri a entrare nel gioco delle idee irregolari.

Prima di concludere voglio aggiungere un’altra osservazione che mi pare di portata storica... Si dice che la mente guerriera abbia la sua centrale operativa nella mente serpente improntata sulla pulsione combatti o fuggi...
Si dimentica che le alternative non sono 2 ma 3: c’è anche la possibilità nasconditi (mimetizzati, resta immobile…), comportamenti che troviamo già completamente formati negli insetti. Comprendere che la scelta prevede anche l’opzione nasconditi ci permette di capire meglio i nostri comportamenti. Ad esempio è la madre del conformismo: nelle situazioni di pericolo uniformati alla massa… È quel che sta accadendo in questo momento di stress da crisi; invece di incazzarsi e agire in modo organizzato molti cercano di rendersi invisibili...

È importante comprendere che alcune nostre identità sono profondamente determinate nel loro modo di ragionare e nei pareri che ci propongono dal loro essere figlie di particolari fasi geologiche della nostra evoluzione. Altre identità sono strutture culturali complesse (l’identità stupida, quella artigiana, quella materna o paterna, il poliziotto interiore ecc…)

Altre identità ancora, che potremmo definire secondarie (ma non per questo meno importanti), non hanno stretti rapporti con particolari aree del cervello relative a memorie genetiche o strutture culturali.
Ad esempio una serie di complesse contingenze, tempeste ormonali e suggestioni evocative possono averti creato un’identità Fonzie che può diventare, all’atto pratico, altrettanto determinante nelle tue scelte relazionali di identità primarie come quella del Guerriero, dell’Artigiano o della Grande Madre.
Ma se ti fai rovinare la vita dal Fonzie che è in te non verrai perdonato nel giorno del Giudizio Universale. I demoni ti avranno e non proveranno nessuna pietà.

Ho trattato il tema delle diverse identità “culturali” e di come sarebbe il caso di trattarle in “Tu non sei una persona! Tu sei un condominio di differenti identità!”, un articolo di una profondità che io stesso sono restato sconcertato rileggendolo e mi sono chiesto: “Ma chi è questa bestia che ha scritto questa roba qua?!?”. Quindi ti suggerisco di leggerlo per ottenere effetti mirabolanti sul tuo stile di vita.

P.S.:
Cambiare… sembra facile.

Negli ultimi 30 anni mi sono applicato a cercare di comprendere il più grande mistero dell’umanità, al cui confronto questioni come il moto perpetuo o l’energia bionica sono quisquilie. Se le persone scoprissero come si fa a cambiare, la loro vita migliorerebbe in modo esponenziale. Il cambiamento certamente porta a compiere errori e a esporsi a rischi ma la costanza nel cercare il miglioramento sperimentando sempre nuovi approcci è anche l’unica via che ci permette di evolvere. E l’evoluzione è una delle leggi fondamentali del creato. Lo dimostra il fatto che la massa informe delle particelle subatomiche aveva già dentro di sé questa direzione fisiologica strutturale; tant’è che le particelle elementari si sono fuse tra loro fino a formare la diversità delle sostanze chimiche che sperimentando tutte le possibili combinazioni si sono evolute in esseri viventi di tutte le forme e colori.
Quindi il cambiamento è nella natura delle cose. E certamente durante la nostra vita continuiamo a cambiare. Qualcuno dice: “Io non cambio mai…” ma è una balla. Cambiamo ogni giorno. Niente di noi è uguale. Tra l’altro invecchiamo… Quindi non cambiare è impossibile. Utile sarebbe cambiare in meglio…
Ma nonostante il cambiamento sia nella natura dell’Universo gli esseri umani spesso temono il cambiamento positivo proprio a causa delle contraddizioni insite nella complessità della loro mente. Trovare il modo di disinnescare l’eccesso di pulsioni reazionarie e valorizzare l’essenza progressista della natura umana è quindi la madre di tutte le battaglie e come tale la più difficile da condurre. Ovviamente nessun umano ha il potere di cambiare le altre persone secondo i suoi desideri. Il massimo che posso immaginare è di rendere noto che esistono delle precise procedure che possono permettere ad ognuno di riconoscere i propri meccanismi conservatori e di intraprendere con essi una trattativa amorevole allo scopo di ammorbidirli.
In questi anni sono riuscito ad appurare con certezza questo stato delle cose. In particolare ho verificato che le persone non cambiano quando si convincono che sarebbe utile farlo. Il cambiamento richiede una serie concatenata di fattori… E sospettando che se si conoscessero meglio i meccanismi che determinano le decisioni più persone cambierebbero in meglio la loro vita ho iniziato a scrivere questa serie di articoli…

Jacopo Fo

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Tu non sei una persona! Tu sei un condominio di differenti identità!

I Trukese e gli Yapese della Micronesia, non hanno mai combattutto una guerra negli ultimi 100mila anni.
Si sono invece dedicati a migliorare la loro ars amandi, i passi di danza e i modi di cucinare il pesce.
Hanno anche elaborato una filosofia esistenziale piuttosto evoluta.
Il centro di questa loro scienza del vivere è il riconoscimento che noi non siamo individui “unitari” ma una cooperativa di individualità contradditore, un condominio esistenziale.
Tutti noi siamo ben coscienti che nella nostra testa si svolge un intenso, continuo dibattito… Ogni volta che ci troviamo a prendere una decisone sperimentiamo una sorta di schizofrenia (benefica) che si traduce in una vera e propria teatralizzazione che prende la forma di personaggi che si scontrano sostenendo questa o quella scelta. Alla fine una di queste identità prevale e noi arriviamo a decidere.
Ma né a scuola né nelle conversazioni con gli amici ci si dedica a identificare e descrivere queste identità… È un tema del quale discutono solo gli specialisti della psiche, più o meno laureati.
Tra questi popoli saggi e pacifici si tratta invece di un argomento fondamentale per il benessere di ognuno. Infatti questi “selvaggi” sono convinti che il benessere di una persona dipenda essenzialmente dalla capacità di conoscere le identità che abitano la nostra mente e apprendere a usare ciascuna per quel che sa fare meglio. L’identità stupida, ha capacità straordinarie di animare una festa ma è meglio contingentarla se mi trovo in mezzo a una tempesta e devo riuscire a tenere a galla la mia canoa.
Un punto parimenti importante è poi la necessità di non generare mai guerre interiori.
Al contrario, la nostra cultura è strutturalmente basata sulla repressione della propria identità selvaggia. Abbiamo succhiato con il latte concetti colpevolizzanti: il peccato originale, la possessione demoniaca…
Se voglio dimagrire cosa faccio? Prendo la mia identità golosa e la chiudo in una cella buia situata nei sotterranei della mia anima.
Poi però succede che mi sveglio nel cuore della notte, mentre la mia identità poliziotta dorme, l’identità golosa riesce a evadere dalla sua prigione emotiva, vado in cucina, spalanco il frigorifero, mi ci butto dentro e mi sbafo l’equivalente del consumo alimentare mensile di un villaggio del Burkina Faso di media grandezza.
L’idea che ci sia dentro di noi una parte malvagia, negativa, pericolosa, viziosa è un disastro per la nostra vita. E l’idea che sia possibile domarla o ingabbiarla è altrettanto deteriore.
Come si fa a vivere odiando o temendo una parte di se stessi?
È al contrario indispensabile per il nostro benessere porre fine a queste ostilità.
Credo che sia necessario affrontare un momento nella propria vita, dedicato proprio alla pacificazione di sé. Accettare quel che sei globalmente, considerare come una risorsa la propria biodiversità interiore, accettare e riconoscere la propria sana schizofrenia
Ed è necessario giurare a se stessi che non si prenderanno più decisioni senza prima aprire una trattativa con le diverse identità e i loro desideri.
Parlo proprio di mercanteggiare, trovando passo passo un modo per dare a ogni parte di sé un buon motivo per continuare a cooperare con le altre.
Ad esempio, se voglio dimagrire potrei fare un accordo con la mia anima golosa, promettendo che mai più mangerò qualche cosa che non sia buonissimo. In cambio la mia parte golosa accetterà di masticare di più ogni boccone per assaporarlo meglio. Azione che non è per nulla in contrapposizione con l’obiettivo esistenziale del della mia parte golosa: godere del cibo.
Se io mastico più a lungo cibi sopraffini scopro una serie di retrogusti deliziosi che il cibo pattume non mi offre. Il panino Mc Donald è gradevole in bocca per poco. Ha un sapore che riesce a ingannare il mio palato solo per pochi istanti. Se lo mastico a lungo mi esplode in bocca un gusto ben poco gradevole. Se invece mastico a lungo un cibo di qualità esploro livelli superiori di delizia. E quest’esperienza organolettica piena mi sazia prima. Il cibo masticato a lungo espande la sua massa e mi dà prima una sensazione di satollità. Infine, la sensazione di sazietà si ottiene dopo circa venti minuti che si è iniziato a mangiare, a prescindere da quanto si mangi realmente. Gli umani primitivi facevano fatica a trovare cibo e la natura, seguendo la sua logica di grande economicità, ha ritenuto superfluo creare un meccanismo di sazietà immediato, visto che nessuno riusciva a mangiare troppo in meno di venti minuti. Quindi il problema delle persone soprappeso non è quello di mangiare troppo ma quello di mangiare troppo nei primi venti minuti.
Ma c’è anche un’altra questione da affrontare.
Non tutte le persone possono dimagrire senza procurarsi danni ben superiori della grassezza. Proclamare la dittatura dei principi dogmatici è una stronzata pazzesca. Il grasso può essere un modo fondamentale per mantenere l’equilibrio psicologico. C’è gente che riesce con sforzi disumani a dimagrire ma poi si butta da un ponte perché vivere da magri è diventato per loro insopportabile.
Per questo è così importante avere un buon rapporto con le proprie identità, essere dialoganti e comprensivi, avere pietà per i propri limiti e rispettarli. Tutto quello che un buon cristiano dovrebbe fare verso gli altri bisognerebbe innanzi tutto metterlo in pratica verso se stessi. Gesù disse: “Ama il prossimo tuo come te stesso.” Ecco bisognerebbe anche amare tutte le nostre identità come amiamo quelle “socialmente buone”.

A questo punto vorrei invitarti a osservare meglio le tue identità.
E vorrei notare che esse non sono tutte sullo stesso livello.
Ovviamente ognuno è fatto alla sua maniera e ha particolari identità che si formano nel corso della vita. Ma ve ne sono tre che sicuramente tutti ospitiamo e che hanno una particolare rilevanza nella nostra vita.
Una è l’identità che potremmo chiamare ARTIGIANA, quella che serba il ricordo di tutte le cose che siamo riusciti a fare, memorizza il come si fa e ovviamente si ricorda bene anche di tutte le volte che abbiamo fallito. Ha un’indole quindi molto pratica (pragmatica) ed è estremamente potente proprio perché ha la responsabilità di condurre le attività complesse. Questa identità puntigliosa e precisa ha un grande potere dentro di noi perché tutte le altre identità, solitamente, sono disposte ad affidarle il comando quando ci sono problemi da risolvere. Quando questo non accade e diamo da fare lavori complicati alla nostra identità stupidotta, a quella infantile o a quella che si occupa di fare a pugni, la nostra vita precipita nel casino.
È quindi molto importante che questa identità sia tenuta nella giusta considerazione. Ma non deve strafare. Essendo un’identità con un grande senso pratico è anche in grado di capire, se glielo si spiega bene, che deve imparare a spegnersi quando non serve. Le persone che vivono la maggioranza del loro tempo sotto la dittatura del Grande Pragmatico, fanno una vita un po’ caccosa per via che se racconti barzellette, vai a ballare o fai l’amore con la stessa pedanteria con la quale ripareresti il rubinetto del lavandino, sei una persona talmente noiosa che anche i tuoi piedi cercano di starti il più lontano possibile.
Ma essendo un’identità pratica non è difficile convincerla che lei fa molta fatica a compiere tutti i lavori con attenzione ed è assolutamente necessario che si riposi ed economizzi le forze di modo di essere bella pimpante quando ci sono questioni complesse. Cioè, possiamo convincere il Grande Pragmatico del fatto che essendo fondamentale per la nostra vita deve economizzare le energie e può anche accorgersi che se si mette in animazione sospesa quando non serve e si gode da spettatore giochi, creazioni artistiche e baci d’amore, fa pure il pieno di energia e poi diventa più efficiente.

Altrettanto potente dentro di noi è l’identità guerriera. Essa vive in una zona profonda della nostra mente.
In molti libri di psicologia si parla delle pulsioni umane riconoscendo essenziale tra queste la reazione fuggi o combatti.
Ci si riferisce al fatto che quando percepiamo una situazione di difficoltà tendiamo a cadere in uno stato atavico di semplificazione della realtà, le sottigliezze filosofiche evaporano istantaneamente insieme alla capacità di distinguere le sfumature. La nostra identità guerriera, quando prende il controllo, va per le spicce. O è bianco o è nero. Amico o nemico, fuggire o combattere.
Per capire meglio questo discorso e quanto sia importante è necessario riflettere sulle implicazioni di questa particolarità della nostra natura. La nostra mente si è evoluta cercando di sopravvivere. Per riuscirci ha sviluppato un’incredibile capacità di riconoscere schemi nella realtà.
E quando questi schemi non contengono elementi di pericolo la mente è felice, le dopamine e le endorfine scorrono dandoci benessere e tutto è ok: la mente si autogratifica.
Quando c’è qualche cosa che non siamo capaci di identificare chiaramente, la mente entra in uno stato di stress che la spinge a tentare febbrilmente di identificare la novità che ha di fronte per riuscire a capire se è il caso di attivare le modalità guerriere oppure ci si può rilassare perché quella macchia gialla in mezzo ai cespugli non è il manto di una tigre dai denti a sciabola ma un fottutissimo rametto di fiori di ginestra.
Questo meccanismo è il principale inibitore dei grandi cambiamenti. Ci incazziamo perché la nostra vita non è come la desideriamo, decidiamo un cambiamento radicale e appena iniziamo a muoverci verso l’agognato mondo migliore la nostra mente guerriera va in paranoia perché non riesce a identificare la situazione nuova e automaticamente legge quel che non conosce come potenziale mortale pericolo.
Questo è il motivo essenziale per cui cercare di cambiare la nostra vita alla svelta ci porta al fallimento (vedi Cosa rende felice il tuo cervello e Perché devi fare il contrario di David Di Salvo). Solo i cambiamenti piccoli e costanti funzionano perché sono i soli a non scatenare il panico del guerriero e la controreazione restauratrice delle abitudini (che dà quiete e ci premia con le endorfine).

Un’altra fondamentale identità la potremmo chiamare la Grande Madre per le femmine e il Grande Padre per i maschi.
Quando fai una scelta, la decisione chi la prende?
Siamo d’accordo che quando prendo una decisione, c’è un’identità dentro di me che sancisce che quella è la decisione presa?
Un’identità che usa una certa voce, che parla con un certo tono…
Un’identità forte. Penso che dovremmo renderci conto dell’esistenza di questa identità e riconoscere il suo potere. Darle importanza e chiederle di essere mediatrice attenta e saggia… È lei che tiene insieme il condominio. È lei che può accettare e comprendere tutta la biodiversità che ci abita. È lei che deve mediare tra le varie esigenze… È la regista del nostro film, colei che studia il piano ed elabora le strategie  che ci possono portare alla realizzazione della nostra leggenda personale. È lei che governa il timone della nave.
È importante che l’identità infantile, la tua anima più semplice e interiore, meno strutturata, dialoghi con questa Grande Madre o con questo Grande Padre. Bisogna riconoscere questa identità e chiederle di essere estremamente amorevole e comprensiva con noi, chiederle di trattare e patteggiare in modo che ogni identità sia appagata il più possibile.
Credo proprio che sia utile recitare questo dialogo... certo, mettersi a parlare nella propria testa con un’altra parte di se stessi può sembrare da schizzati duri. Ma se osserviamo quel che succede nella nostra mente ci vuol poco ad accorgersi che questa discussione interna avviene in effetti continuamente, in vari modi. A volte l’identità cronista si mette a descrivere quel che succede come se fosse una partita di calcio, a volte l’identità dubbiosa recita in diretta un sottotesto a dialoghi e azioni. A volte due voci inziano a parlare simultaneamente chiedendo comportamenti inconciliabili tra loro. Siamo scissi…
L’importante è accorgersene, essere coscienti dei meccanismi e gestirli amorevolmente, senza aver paura che ci sia un mostro malvagio che ci odia acquattato in un baule nel sottotetto della mente. Non c’è niente dentro di noi che non ci ami. Ci amiamo tantissimo.
Diciamocelo.

Jacopo Fo


Notte dell’onestà: vogliamo dire quanto si rubano complessivamente?

Ecco il canovaccio del mio intervento alla notte dell’onestà (VIDEO).

La disonestà italiana è la più grande rapina della storia.
E c’è da chiedersi perché non riusciamo a farlo capire a tutti gli italiani onesti. Forse non si incazzano perché non hanno capito bene quanti soldi si rubano!
Quanto ammonta l’insieme del malloppo? E, in effetti, non è chiaro.
Se vai su internet e cerchi: “Quanto si rubano in Italia” il totale non lo trovi.
Neanche sul sito dell’Istat… chissà perché. Ma non lo trovi neanche sui siti progressisti.
Invece dovremmo scriverlo in grande su tutti i nostri profili FB.
Io c’ho messo un po’ a mettere insieme i numeri, ci sono varie stime. Ho scelto quelle più prudenti.

Eccovi la lista delle ruberie.
Allora, prendiamo una voce dello sperpero italiano che fa incazzare tutti: le pensioni d’oro. Quanto ci costano? Una cifra allucinante: 1 miliardo e 300 milioni di euro all’anno.
Sono duemilaseicento miliardi di lire.
Ci sono funzionari pubblici che di pensione prendono molto più di Obama! E secondo alcuni le pensioni d’oro ci costano in realtà molto di più, ma come ho detto stiamo bassi…
Ma questa è solo una voce del grande magna magna della politica, se noi avessimo un’amministrazione pubblica come quella francese, che è un po’ più decente, potremmo risparmiare almeno 13 miliardi…
Corruzione, evasione fiscale e lavoro nero, costano almeno 260 miliardi, cioè 20 volte i costi gonfiati della politica.
La corruzione, per funzionare meglio, ha bisogno di inefficienza, 60 miliardi. E per agevolare i ladri serve una burocrazia che non funzioni e tribunali lenti, un costo per gli italiani di 80 miliardi.
Gli incidenti sul lavoro, la contraffazione delle merci, i crack finanziari, l'estorsione e l'usura: 100 miliardi.
E la mafia? 150 miliardi di euro minimo.
E infine possiamo aggiungere furti e rapine semplici: 26 miliardi di euro. Una sciocchezza a confronto del resto…
Totale: più di 680 miliardi di euro.
Spaventoso!

 

Sento che qualcuno è incredulo… Magari qualche stima è esagerata…
Va bene, facciamo una mediazione. Un taglio secco.
Diciamo che si rubano solo 500 miliardi di euro.
Credo che su questa cifra non possiamo essere smentiti da nessuno.
Possiamo andare in giro a gridarlo tranquillamente: la ruberia nazionale ci costa almeno 500 miliardi di euro!
Rubano più di 8mila euro all’anno a ogni italiano, compresi gli anziani con la pensione minima!

Se riuscissimo a ridurre questa ruberia colossale l’Italia sarebbe un paradiso!
Ma qui nasce un problema: noi italiani siamo quasi tutti matematicolesi!
Se ti dicono 500 miliardi non riesci neanche a immaginare quanti siano…
Se fino ad ora non siamo riusciti a far capire agli italiani quanto ci rubano vuol dire che quel che abbiamo detto e ripetuto fino ad oggi non funziona! Non si capisce!
Dobbiamo trovare un sistema nuovo per far comprendere ai nostri connazionali cosa vuol dire che ci rubano 500 miliardi di euro.
Signore e signori, io credo di aver trovato il sistema: la mazzetta!
Ogni attivista impegnato contro la corruzione dovrebbe sempre avere con sé una mazzetta come questa (mostro una piccola mazzetta). Entri nel bar e chiedi: “Se queste fossero banconote da 100 euro quanti euro sarebbero?”
Dite dite!
Questi sono 1.000 foglietti, quindi sarebbero… 100mila euro.
Fate attenzione per favore, lo so che è complicato ma vincere la corruzione non è una cosa semplice, tocca fare uno sforzo disumano.

Questa mazzetta da centomila euro è spessa dieci centimetri.
Allora, dato che una banconota è spessa circa un decimo di millimetro, se faccio una pila di 500 miliardi in banconote da 100 euro quanto è alta la pila?
La risposta è terrorizzante: 500 chilometri!!!!
Quasi come da Roma a Verona!
Lo so che sembra incredibile ma visto che sono matematicoleso i calcoli me li sono fatti fare da un gruppo di professori di ingegneria, e non è stato facile neanche per loro!
E possiamo aggiungere che se invece li stendo per terra, una banconota da 100 vicina all’altra, 500 miliardi di euro occupano 60 chilometri quadrati.
E quanti metri cubi di banconote? SEIMILA! Per caricarli e portarli via ci vogliono 200 camion!
Che c’è da chiedersi che tasche enormi abbiano i ladri! Che poi vanno in giro tutti sbilanciati…

Se lo raccontiamo così forse le persone iniziano a capirlo!
E s’incazzano veramente…

Ma non è finita!
Perché tutti questa ruberia crea dei danni sociali e morali enormi.
In un sistema dominato dai disonesti, gli onesti, quelli che sanno fare il loro lavoro, quelli che hanno idee, vengono penalizzati!
La rapina generale soffoca le potenzialità, distrugge le possibilità, la voglia di fare.
La misura di questo danno collaterale ce la dà il fatto che la Francia, che ha circa gli stessi abitanti dell’Italia, ha un Pil maggiore di circa 250 miliardi di euro.
Questi 250 miliardi di euro di differenza con la Francia sono il costo delle opportunità bruciate!

Dovremmo riuscire a raccontare come funzionano le cose nel resto d’Europa…
Una mia amica mi ha telefonato sconvolta dalla Spagna raccontandomi che là vai dal medico di base, ti fa direttamente la prenotazione per le visite specialistiche e gli accertamenti via internet, ti mette tutto sulla tua tessera sanitaria elettronica, in ospedale ci mettono i risultati delle analisi, le diagnosi specialistiche e le medicine che devi prendere e poi vai in farmacia, ti leggono la carta sanitaria e ti danno quel che ti serve… Niente Cup, ricette, impegnative… Niente uffici che puoi telefonare solo dalle 11 alle 13…
E parliamo della Spagna, non della Danimarca!

Oltre ai soldi ci rubano il tempo. Ci rendono complicate le cose più semplici!
E alla fine i furbi che trionfano e la burocrazia inutile ci deprimono. E questo è grave perché a noi non interessa solo il Pil. Noi vogliamo alzare il Pif: il Prodotto interno felice.
E possiamo farlo se convinciamo abbastanza persone che così non si può andare avanti!
Vogliamo cancellare la miseria, vogliamo più allegria, più musica, più feste in piazza, vogliamo dei politici che parlino d’amore!
E si può fare.
Iniziamo andando a dire in giro a dire a tutti quanti sono 500 miliardi di euro!
Scrivetelo sul vostro profilo Facebook!

Jacopo Fo


Paranoia fredda: non avere un sogno fa malissimo

Quaderni di Naturopatia Complementare 11

C'è un esperimento che da tempo mi fa riflettere. Un esperimento malvagio, con strani risultati.
Hanno preso tre gruppi di topi. Il primo viene lasciato vivere in pace. Il secondo viene colpito in modo casuale da una serie di scariche elettriche. Il terzo gruppo subisce anch'esso scariche elettriche ma ha la possibilità di bloccare queste scosse tramite un pulsante. Quale gruppo di topi vive più a lungo? I topi che subiscono la scarica elettrica senza poter fare niente per evitarlo muoiono prima di quelli lasciati in pace nelle loro gabbiette. Lo stress uccide... Ma quelli che vivono di più sono i roditori che subiscono le scosse ma hanno modo di reagire.
A quanto pare la soddisfazione che si trae dall'affrontare con successo una difficoltà ha un potere vitalizzante tale da allungare la vita di un roditore che di certo ha un sistema psichico meno evoluto del nostro. È quindi ipotizzabile che l'effetto della soddisfazione sia per gli umani ancora più forte. Le conferme non mancano. Molte ricerche dimostrano che avere un sogno e darsi da fare per realizzarlo ha un effetto notevole sulla salute fisica e mentale.
Sarebbe importante diffondere questa informazione: troppe persone non si rendono conto che la causa prima del loro malessere è la mancanza di una sfida emozionante. Una sfida che per offrire il massimo del benessere deve essere ardua ma realizzabile. Infatti, vincere fa proprio bene. Ho letto che i vincitori dell'Oscar vivono mediamente 5 anni in più degli artisti che magari guadagnano moltissimo ma non godono per la pubblica approvazione.
E possiamo supporre che la mancanza di un obiettivo nella vita sia una delle principali ragioni di malessere. Trovo impressionante la quantità di persone che non hanno il piacere di focalizzare le proprie energie verso un risultato positivo.
Anche senza ricorrere alle prove scientifiche mi sembra banale osservare che queste persone hanno una qualità di vita inferiore e tendono a perdere energia. Credo che oggi, da noi, questa sindrome di assenza di senso sia una patologia particolarmente diffusa. E credo che andrebbero denunciati come untori psicologici quelli che si affannano a dire che i giovani italiani  sono una generazione senza speranze... Sono portatori sani di mal di testa, cistiti e gastriti.
Similmente pericolosi mi sembrano coloro che propongono grandi imprese che non hanno nessuna possibilità di avere successo. Avere un grande sogno che non porta da nessuna parte deprime il sistema immunitario. Per questo da tempo ho aderito alla filosofia dei piccoli passi. Trovo estremamente produttivo darsi obiettivi realizzabili in poco tempo. Questo a molti sembra vile ma l'atteggiamento spaccone provoca depressioni paranoiche.

Se i delusi, gli stanchi, i post apatici, i passivi, i vacui inseguitori di vittorie insignificanti, i tessitori di trame bacate si convincessero che corrono un rischio mortale, forse potrebbero risvegliarsi.
Ma forse c'è un altro argomento che potrebbe dare coraggio alle persone tiepide: se non passi all'azione rischi di cadere vittima della paranoia fredda, del terrore lento.
Infatti, chi si butta a realizzare i propri sogni invece di conservarli nei cassetti blindati della propria fantasia, chi accetta la sfida della realtà e si scontra con le dure asperità del mondo e qualche volta riesce anche a ottenere risultati, si allena, conosce le proprie potenzialità e fa crescere la fiducia, la speranza di poter affrontare i rovesci, semplicemente perché sa di essere capace di impegno, duttilità, determinazione. E sa che insistere paga.
E come si sente chi rinuncia? Non sperimenta la propria forza, non la coltiva, non la allena. E quindi si sente molto più debole e incapace, e teme enormemente di più di essere colpito dalla malasorte e di non essere in grado di reagire. È una forma di paura, di ansia che verticalizza lo stress, e debilita il corpo e la mente. Si tratta di uno stress di tipo stanco, di sottofondo, non esplosivo, un panico freddo appunto, apparentemente meno potente degli stress shoccanti ma forse più dannoso.
Inoltre, chi rinuncia a prendere il proprio posto nel mondo, a realizzare la propria leggenda personale, chi si sottrae, magari acquattandosi in un buchetto tranquillo, disperde una parte essenziale dell'energia dell'umanità.
Ogni essere è un'entità unica, l'unica a poter compiere quella certa azione in quel particolare modo. Possiamo immaginare che tutti i malanni del mondo siano frutto della rinuncia di un gran numero di persone.
Quando il peggio trionfa è perché troppi hanno rinunciato a produrre la loro parte di meglio. Questa abulia sociale è la forza di coloro che hanno come obiettivo la devastazione delle vite degli altri.
I guerrafondai, i razzisti, i grandi criminali non avrebbero compiuto le loro orribili imprese senza la passività di gran parte del popolo.

E se ancora questo discorso non bastasse aggiungo che se non ti butti nella vita riduci pesantemente la tua possibilità di incontrare persone interessanti il che è grave perché la vita è l'arte dell'incontro.
E siccome per realizzare qualunque impresa è fondamentale la capacità di conoscere persone di valore e cooperare, se non partecipi ai tuoi sogni rinunci al piacere della collaborazione, che è un bisogno fondamentale per le persone, un istinto primario come mangiare e dormire.
E questo comporta il più grave danno immaginabile alla tua ricchezza: perdi la possibilità di guadagnare un grande capitale umano!
Il capitale umano si calcola molto semplicemente: quante persone sono disposte ad alzarsi nel cuore della notte per venirti a soccorrere, gratis?
Fai due conti. Se ce ne sono meno di dieci stai vivendo la miseria più nera!
È il corrispettivo relazionale di vivere con meno di un dollaro al giorno. È uno stato esistenziale malinconico e doloroso.
Un altro sistema per calcolare il proprio capitale umano si ottiene contando con quante persone che non conoscevi hai avuto la possibilità di parlare per almeno mezz'ora nell'ultimo anno. Se sono meno di 30 ti consiglio seriamente di iscriverti a una scuola di Salsa e di organizzare una cena conviviale almeno una volta al mese.

Ah... Dimenticavo... Realizzare imprese appassionanti è veramente orgasmatico, godurioso ed esalta l'attività endocrina.
Inoltre scatena la libido. Sia la tua che quella delle persone che ti stanno intorno. Il desiderio si coltiva realizzando desideri ed è infettivo.

Jacopo Fo

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Sembra facile amarsi nel tempo…

Ho già scritto sul fatto che la nostra cultura dedica milioni di opere all’innamoramento, dal primo sguardo al primo bacio e altri milioni di opere a quel che succede tra la prima rissa coniugale e il divorzio con coltellate.
Su quel che succede tra il primo bacio e la prima rissa non si racconta nulla, tanto che alcune coppie passano direttamente dal primo bacio alla prima rissa.
Non si dice nulla su come si fa a conservare viva una storia d’amore. Si tratta della più grave e devastante censura. Ognuno di noi si trova in solitudine ad affrontare la sfida di continuare ad amarsi.
E non si dice nulla anche di un’altra questione soggiacente, il fatto che se si riesce a vivere insieme coltivando il sentimento amoroso, succede che si affrontano anche momenti drammatici, insieme, e questo crea un sentimento di fiducia, di condivisione, di complicità potente che rende il rapporto diverso, estremamente soddisfacente anche dal punto di vista erotico.
Il latin lover che cambia donna tutte le notti in realtà è uno sfigato perché le prime volte che fai l’amore con una donna che non conosci c’è imbarazzo, non sai cosa le piace e viceversa; dal punto di vista sessuale (nel senso dei chilogrammi di piacere che assapori) non è un gran che, al di là della soddisfazione mentale di averne conquistata un’altra… E il donnaiolo, chi non sperimenta l’unione con un’altra persona anche nelle avversità, non proverà mai quel tipo di incontro sessuale che puoi avere solo con una persona nella quale riponi fiducia perché ti ha dimostrato nei fatti che ti è amica.
Detto questo vorrei scrivere a proposito degli scontri che avvengono nella coppia.
Quel che accade a volte è che si accumulano una serie di eventi che vanno a formare una specie di quaderno delle doglianze. Un lungo elenco di crimini che la tua amante ha commesso nei tuoi confronti (e viceversa).
Questa serie di colpe, di azioni riprovevoli, formano nel tempo una macigno che si infrappone tra i due amanti, un macigno che si solidifica nel tempo tanto che poi è difficile da scalfire.
E proprio perché  in proposito non esiste letteratura, racconto ti trovi da solo a fare i conti con le parole che perdono significato, con le azioni fraintese, con gli sguardi non capiti.
A volte questi scontri, queste tensioni, si cristallizzano intorno a fatti reali. Ci sono coppie che vivono per decenni scontri a proposito di fedeltà, di divisione del lavoro e altre questioni che hanno una loro concretezza. Si pensa che se la persona che ami smettesse di fare quel che ti addolora, tutto andrebbe bene.
Ma in realtà anche se questi problemi non ci sono si possono accumulare ruggini.
E la situazione diventa più difficile perché non c’è un comportamento specifico che se cessasse di esistere si risolverebbe tutto.
Ci sono delle lagnanze, si tratta di questioni che non hanno una misura certa… Nel senso che se il problema è il tradimento parliamo di un’infrazione oggettiva. Ma la situazione è più scivolosa quando si è di fronte a lamentele come “lavori troppo” o “non mi dai attenzione”, “non sei accogliente”, “soffri di sindrome del controllo”,  “non sei gentile con me di fronte agli altri”, “non mi ascolti”.
Sono infrazioni non chiaramente misurabili. Quando una persona lavora troppo? A quale livello l’attenzione per l’amante diventa sufficiente?
Credo che questi contrasti su questioni scarsamente misurabili siano infidi perché nascondono dei circoli viziosi. A qualunque contestazione posso rispondere con una contro contestazione: “Lavoro troppo perché tu sei diventata poco accogliente ed è diventato faticoso aprirsi un varco fino a un momento di tenerezza!”. E via così. Paradossalmente se c’è una colpa indiscutibile (sei andato a letto con un’altra!) si può uscire dallo scontro giurando: “Non lo farò mai più, perdonami!”.
Ma come si fa a giurare che “Ti darò più attenzione” quando magari ti sembra di essere sempre attento e sensibile verso di lei ma quel che fai, quel che dici, non viene percepito per quel che è.
Questi scontri sono insidiosi proprio perché ci si muove nella palude del qui pro quo, del malinteso e non si arriva mai a un punto in cui si può tirare una riga (è assodato, è certo, è chiaro che lei ti ha tradito….).. Ognuno resta in fondo convinto che l’altra persona abbia le traveggole!
Non scrivo perché ho una soluzione.
Sono arrivato soltanto a identificare una questione di metodo. Il metodo è la mia passione e ho sperimentato che anche se non sai dove andare, l’unico aiuto vero che puoi darti è la disciplina del seguire un procedimento che abbia un senso.
Ovviamente dico questo nel caso che l’amore sia ancora vivo. Se una storia è diventata un purgatorio, meglio troncare.
Ma se c’è ancora il sentimento, se l’idea di fare a meno di lei la senti insostenibile, allora nel caos delle emozioni, l’unica bussola è seguire almeno un metodo che abbia un senso.
Innanzi tutto bisogna rinunciare ai processi. E' completamente inutile mettersi a discutere su quel che l’altro ha fatto o non ha fatto.
Quando sei nella palude dei malintesi qualunque tentativo di far capire gli errori all’altra persona è una perdita di tempo. Per ogni accusa lei avrà una contro accusa, e ti accorgerai amaramente che il ricordo di quanto si è detto e fatto è completamente divergente. Ognuno vive e ricorda quel che gli serve. E inoltre ci sono falsi ricordi, allucinazioni visive e auditive… Uno strazio.
L’altro comportamento che trovo utile è rendersi conto che entrambi si vive dentro lo stesso dolore. Un dolore che non è uguale esteriormente ma che dà lo stesso livello di sofferenza. Avere pietà per il dolore dell’altro, sapere che si sta affrontando insieme un gran casino è importante perché ci mette entrambi dalla stessa parte della barricata. Va a valorizzare il patrimonio di solidarietà che si accatasta vivendo una lunga storia d’amore. Voglio dire che si possono vivere grandi scontri di coppia mantenendo un livello di solidarietà comunque. Sentire che l’altra persona non è solo l’antagonista ma anche, contemporaneamente (assurdamente) naufrago sulla tua stessa barca.
C’è poi una cosa che aiuta sempre. Riuscire a fare qualche cosa per stupire l’altro.
Lo stupore è l’evento che innesca la cotta amorosa, lo stupore spalanca le percezioni, ci fa sentire la vita nella sua illuminante interezza. Se riesci a stupire la persona che ami, riporti dentro l’anima quell’esaltazione che solo lo stupore contiene.
Questo è tutto, per ora. Se scopro qualche altro particolare vi telefono. Ma sarebbe cortese da parte di qualcuno contribuire a questo tentativo di mettere assieme idee su come ci si potrebbe comportare quando la tua storia d’amore è in difficoltà ma ancora senti che il tuo cuore è pieno di sentimento.

Jacopo Fo