cacao della domenica

La scoperta (storica) della mente insetto!


(C’è un’ape dentro di te! Ma non è cattiva, ti ama)

È assolutamente indispensabile che tu sappia che una serie di decisioni che hai preso nella tua vita dipendono dal tuo cervello primordiale. Cioè ci sono dei giovedì che ragioni come un’ape. A volte come una cavalletta. Non lo dico per deprimerti. A volte è assolutamente meglio ragionare in modo coleottero. Probabilmente questa possibilità straordinaria di pensiero ti ha salvato la vita o ti ha evitato disastri spettacolari quanto dolorosi. Il cervello insetto è una tua risorsa essenziale perché è estremamente semplice. Mediamente la formica ha un grande senso pratico binario. Si fa una sola domanda per volta e di fronte ai grandi interrogativi della vita si chiede: “si mangia o non si mangia?” Che sintesi! Che immediatezza.
Scoprire la propria potenzialità coccinella è fonte di semplificazione. Quante volte nella vita hai sperimentato la tua straordinaria capacità di ragionare a oltranza ottenendo un colossale ingarbuglio di sottigliezze e sofismi? E quante persone hai visto naufragare a causa di un eccesso di intelligenza e autoanalisi?
Comunque è anche importante sapere che a volte situazioni complesse non possono essere ridotte all’alternativa si mangia non si mangia. E può essere utile rendersi conto che c’è anche un’insetto che parla dentro di te. E puoi anche dirgli: “Stai zitto moscerino!” ed evitare così guai tremendi. A volte gli insetti dicono stronzate. Hanno il cervello di una mosca.

Disgraziatamente di questa idea del cervello insetto e della sua benefica capacità semplificatrice non si parla molto. Forse c’è qualche testo super specialistico ma sul web non ho trovato nulla…
Comunque vale la pena diffondere questa nozione cerebrale. Quindi approfondirla.
Ma andiamo per ordine…

La molteplicità delle identità che ci abitano non ha una precisa corrispondenza nelle aree del nostro cervello. E' importante sapere che la nostra materia grigia non è un tutt’uno. La forma fisica del nostro cervello conserva le strutture via via elaborate nel corso dell’evoluzione della nostra specie. Quindi esiste un’area cerebrale centrale che è quella rettile, intorno a questa si è sviluppata la mente mammifero; solo nella buccia del cervello (la corteccia cerebrale) risiede la mente “umana” intelligente… Questo sostiene la scienza moderna. Ma io sospetto che se si guardasse un po’ meglio all’interno della mente serpente troveremmo una piccolissima zona, più piccola di una capocchia di spillo, che è figlia del livello evolutivo precedente a quello rettile. Infatti prima di diventare esseri squamosi i nostri antenati primordiali erano insetti. E se guardassimo bene dentro questa capocchia di spillo troveremmo sicuramente una massa cerebrale invisibile ad occhio nudo: ovvero la mente ameboide. La mente cellulare invece probabilmente non sta nel centro del centro del cervello, per via che le cellule sono decerebrate. In effetti è in corso a livello scientifico una grande discussione: cosa governa le cellule? Dove ce l’hanno il cervello?
Ho trovato affascinante l’ipotesi espressa da Bruce Lipton in Biologia delle Credenze: egli sostiene che la mente cellulare non risieda nel Dna ma nella membrana cellulare, in quanto è questa che decide cosa deve entrare e cosa deve essere espulso dalla cellula e inoltre determina la specializzazione delle proteine (vedi Anatomia umana: mi manca un pezzo! Chi coordina tutte le funzioni del mio corpo?)

Ragionandoci sopra ho ipotizzato che una qualità essenziale della nostra mente insetto sia la sua semplicità…
A questo punto dovrei dire qualche cosa sulle capacità derivanti dall’esistenza del cervello ameba e della mente cellulare.
In effetti non ne so nulla. Datemi qualche anno per rifletterci sopra. Sospetto però che queste capacità ruotino intorno alla dote dell’empatia. Tipo quando sei abbracciato alla persona che ami, quella meravigliosa sensazione estatica non potrebbe essere un po’ tipo estasi dell’ameba al sole? Secondo me le amebe se la spassano…
(A questo punto la mia identità ameba mi suggerisce che qualcuno stia pensando che io sia uscito di senno).
Invece vorrei affermare che c’è senso a scrivere oggi su temi poco conosciuti… Abbiamo bisogno di cambiare il modello del mondo e c’è bisogno del contributo di tutti. Io quel che so fare meglio è filosofeggiare in modo cazzeggiante… Quel che spero è di provocare altri a entrare nel gioco delle idee irregolari.

Prima di concludere voglio aggiungere un’altra osservazione che mi pare di portata storica... Si dice che la mente guerriera abbia la sua centrale operativa nella mente serpente improntata sulla pulsione combatti o fuggi...
Si dimentica che le alternative non sono 2 ma 3: c’è anche la possibilità nasconditi (mimetizzati, resta immobile…), comportamenti che troviamo già completamente formati negli insetti. Comprendere che la scelta prevede anche l’opzione nasconditi ci permette di capire meglio i nostri comportamenti. Ad esempio è la madre del conformismo: nelle situazioni di pericolo uniformati alla massa… È quel che sta accadendo in questo momento di stress da crisi; invece di incazzarsi e agire in modo organizzato molti cercano di rendersi invisibili...

È importante comprendere che alcune nostre identità sono profondamente determinate nel loro modo di ragionare e nei pareri che ci propongono dal loro essere figlie di particolari fasi geologiche della nostra evoluzione. Altre identità sono strutture culturali complesse (l’identità stupida, quella artigiana, quella materna o paterna, il poliziotto interiore ecc…)

Altre identità ancora, che potremmo definire secondarie (ma non per questo meno importanti), non hanno stretti rapporti con particolari aree del cervello relative a memorie genetiche o strutture culturali.
Ad esempio una serie di complesse contingenze, tempeste ormonali e suggestioni evocative possono averti creato un’identità Fonzie che può diventare, all’atto pratico, altrettanto determinante nelle tue scelte relazionali di identità primarie come quella del Guerriero, dell’Artigiano o della Grande Madre.
Ma se ti fai rovinare la vita dal Fonzie che è in te non verrai perdonato nel giorno del Giudizio Universale. I demoni ti avranno e non proveranno nessuna pietà.

Ho trattato il tema delle diverse identità “culturali” e di come sarebbe il caso di trattarle in “Tu non sei una persona! Tu sei un condominio di differenti identità!”, un articolo di una profondità che io stesso sono restato sconcertato rileggendolo e mi sono chiesto: “Ma chi è questa bestia che ha scritto questa roba qua?!?”. Quindi ti suggerisco di leggerlo per ottenere effetti mirabolanti sul tuo stile di vita.

P.S.:
Cambiare… sembra facile.

Negli ultimi 30 anni mi sono applicato a cercare di comprendere il più grande mistero dell’umanità, al cui confronto questioni come il moto perpetuo o l’energia bionica sono quisquilie. Se le persone scoprissero come si fa a cambiare, la loro vita migliorerebbe in modo esponenziale. Il cambiamento certamente porta a compiere errori e a esporsi a rischi ma la costanza nel cercare il miglioramento sperimentando sempre nuovi approcci è anche l’unica via che ci permette di evolvere. E l’evoluzione è una delle leggi fondamentali del creato. Lo dimostra il fatto che la massa informe delle particelle subatomiche aveva già dentro di sé questa direzione fisiologica strutturale; tant’è che le particelle elementari si sono fuse tra loro fino a formare la diversità delle sostanze chimiche che sperimentando tutte le possibili combinazioni si sono evolute in esseri viventi di tutte le forme e colori.
Quindi il cambiamento è nella natura delle cose. E certamente durante la nostra vita continuiamo a cambiare. Qualcuno dice: “Io non cambio mai…” ma è una balla. Cambiamo ogni giorno. Niente di noi è uguale. Tra l’altro invecchiamo… Quindi non cambiare è impossibile. Utile sarebbe cambiare in meglio…
Ma nonostante il cambiamento sia nella natura dell’Universo gli esseri umani spesso temono il cambiamento positivo proprio a causa delle contraddizioni insite nella complessità della loro mente. Trovare il modo di disinnescare l’eccesso di pulsioni reazionarie e valorizzare l’essenza progressista della natura umana è quindi la madre di tutte le battaglie e come tale la più difficile da condurre. Ovviamente nessun umano ha il potere di cambiare le altre persone secondo i suoi desideri. Il massimo che posso immaginare è di rendere noto che esistono delle precise procedure che possono permettere ad ognuno di riconoscere i propri meccanismi conservatori e di intraprendere con essi una trattativa amorevole allo scopo di ammorbidirli.
In questi anni sono riuscito ad appurare con certezza questo stato delle cose. In particolare ho verificato che le persone non cambiano quando si convincono che sarebbe utile farlo. Il cambiamento richiede una serie concatenata di fattori… E sospettando che se si conoscessero meglio i meccanismi che determinano le decisioni più persone cambierebbero in meglio la loro vita ho iniziato a scrivere questa serie di articoli…

Jacopo Fo

Per leggere l'articolo di domenica scorsa clicca qui

Tu non sei una persona! Tu sei un condominio di differenti identità!

I Trukese e gli Yapese della Micronesia, non hanno mai combattutto una guerra negli ultimi 100mila anni.
Si sono invece dedicati a migliorare la loro ars amandi, i passi di danza e i modi di cucinare il pesce.
Hanno anche elaborato una filosofia esistenziale piuttosto evoluta.
Il centro di questa loro scienza del vivere è il riconoscimento che noi non siamo individui “unitari” ma una cooperativa di individualità contradditore, un condominio esistenziale.
Tutti noi siamo ben coscienti che nella nostra testa si svolge un intenso, continuo dibattito… Ogni volta che ci troviamo a prendere una decisone sperimentiamo una sorta di schizofrenia (benefica) che si traduce in una vera e propria teatralizzazione che prende la forma di personaggi che si scontrano sostenendo questa o quella scelta. Alla fine una di queste identità prevale e noi arriviamo a decidere.
Ma né a scuola né nelle conversazioni con gli amici ci si dedica a identificare e descrivere queste identità… È un tema del quale discutono solo gli specialisti della psiche, più o meno laureati.
Tra questi popoli saggi e pacifici si tratta invece di un argomento fondamentale per il benessere di ognuno. Infatti questi “selvaggi” sono convinti che il benessere di una persona dipenda essenzialmente dalla capacità di conoscere le identità che abitano la nostra mente e apprendere a usare ciascuna per quel che sa fare meglio. L’identità stupida, ha capacità straordinarie di animare una festa ma è meglio contingentarla se mi trovo in mezzo a una tempesta e devo riuscire a tenere a galla la mia canoa.
Un punto parimenti importante è poi la necessità di non generare mai guerre interiori.
Al contrario, la nostra cultura è strutturalmente basata sulla repressione della propria identità selvaggia. Abbiamo succhiato con il latte concetti colpevolizzanti: il peccato originale, la possessione demoniaca…
Se voglio dimagrire cosa faccio? Prendo la mia identità golosa e la chiudo in una cella buia situata nei sotterranei della mia anima.
Poi però succede che mi sveglio nel cuore della notte, mentre la mia identità poliziotta dorme, l’identità golosa riesce a evadere dalla sua prigione emotiva, vado in cucina, spalanco il frigorifero, mi ci butto dentro e mi sbafo l’equivalente del consumo alimentare mensile di un villaggio del Burkina Faso di media grandezza.
L’idea che ci sia dentro di noi una parte malvagia, negativa, pericolosa, viziosa è un disastro per la nostra vita. E l’idea che sia possibile domarla o ingabbiarla è altrettanto deteriore.
Come si fa a vivere odiando o temendo una parte di se stessi?
È al contrario indispensabile per il nostro benessere porre fine a queste ostilità.
Credo che sia necessario affrontare un momento nella propria vita, dedicato proprio alla pacificazione di sé. Accettare quel che sei globalmente, considerare come una risorsa la propria biodiversità interiore, accettare e riconoscere la propria sana schizofrenia
Ed è necessario giurare a se stessi che non si prenderanno più decisioni senza prima aprire una trattativa con le diverse identità e i loro desideri.
Parlo proprio di mercanteggiare, trovando passo passo un modo per dare a ogni parte di sé un buon motivo per continuare a cooperare con le altre.
Ad esempio, se voglio dimagrire potrei fare un accordo con la mia anima golosa, promettendo che mai più mangerò qualche cosa che non sia buonissimo. In cambio la mia parte golosa accetterà di masticare di più ogni boccone per assaporarlo meglio. Azione che non è per nulla in contrapposizione con l’obiettivo esistenziale del della mia parte golosa: godere del cibo.
Se io mastico più a lungo cibi sopraffini scopro una serie di retrogusti deliziosi che il cibo pattume non mi offre. Il panino Mc Donald è gradevole in bocca per poco. Ha un sapore che riesce a ingannare il mio palato solo per pochi istanti. Se lo mastico a lungo mi esplode in bocca un gusto ben poco gradevole. Se invece mastico a lungo un cibo di qualità esploro livelli superiori di delizia. E quest’esperienza organolettica piena mi sazia prima. Il cibo masticato a lungo espande la sua massa e mi dà prima una sensazione di satollità. Infine, la sensazione di sazietà si ottiene dopo circa venti minuti che si è iniziato a mangiare, a prescindere da quanto si mangi realmente. Gli umani primitivi facevano fatica a trovare cibo e la natura, seguendo la sua logica di grande economicità, ha ritenuto superfluo creare un meccanismo di sazietà immediato, visto che nessuno riusciva a mangiare troppo in meno di venti minuti. Quindi il problema delle persone soprappeso non è quello di mangiare troppo ma quello di mangiare troppo nei primi venti minuti.
Ma c’è anche un’altra questione da affrontare.
Non tutte le persone possono dimagrire senza procurarsi danni ben superiori della grassezza. Proclamare la dittatura dei principi dogmatici è una stronzata pazzesca. Il grasso può essere un modo fondamentale per mantenere l’equilibrio psicologico. C’è gente che riesce con sforzi disumani a dimagrire ma poi si butta da un ponte perché vivere da magri è diventato per loro insopportabile.
Per questo è così importante avere un buon rapporto con le proprie identità, essere dialoganti e comprensivi, avere pietà per i propri limiti e rispettarli. Tutto quello che un buon cristiano dovrebbe fare verso gli altri bisognerebbe innanzi tutto metterlo in pratica verso se stessi. Gesù disse: “Ama il prossimo tuo come te stesso.” Ecco bisognerebbe anche amare tutte le nostre identità come amiamo quelle “socialmente buone”.

A questo punto vorrei invitarti a osservare meglio le tue identità.
E vorrei notare che esse non sono tutte sullo stesso livello.
Ovviamente ognuno è fatto alla sua maniera e ha particolari identità che si formano nel corso della vita. Ma ve ne sono tre che sicuramente tutti ospitiamo e che hanno una particolare rilevanza nella nostra vita.
Una è l’identità che potremmo chiamare ARTIGIANA, quella che serba il ricordo di tutte le cose che siamo riusciti a fare, memorizza il come si fa e ovviamente si ricorda bene anche di tutte le volte che abbiamo fallito. Ha un’indole quindi molto pratica (pragmatica) ed è estremamente potente proprio perché ha la responsabilità di condurre le attività complesse. Questa identità puntigliosa e precisa ha un grande potere dentro di noi perché tutte le altre identità, solitamente, sono disposte ad affidarle il comando quando ci sono problemi da risolvere. Quando questo non accade e diamo da fare lavori complicati alla nostra identità stupidotta, a quella infantile o a quella che si occupa di fare a pugni, la nostra vita precipita nel casino.
È quindi molto importante che questa identità sia tenuta nella giusta considerazione. Ma non deve strafare. Essendo un’identità con un grande senso pratico è anche in grado di capire, se glielo si spiega bene, che deve imparare a spegnersi quando non serve. Le persone che vivono la maggioranza del loro tempo sotto la dittatura del Grande Pragmatico, fanno una vita un po’ caccosa per via che se racconti barzellette, vai a ballare o fai l’amore con la stessa pedanteria con la quale ripareresti il rubinetto del lavandino, sei una persona talmente noiosa che anche i tuoi piedi cercano di starti il più lontano possibile.
Ma essendo un’identità pratica non è difficile convincerla che lei fa molta fatica a compiere tutti i lavori con attenzione ed è assolutamente necessario che si riposi ed economizzi le forze di modo di essere bella pimpante quando ci sono questioni complesse. Cioè, possiamo convincere il Grande Pragmatico del fatto che essendo fondamentale per la nostra vita deve economizzare le energie e può anche accorgersi che se si mette in animazione sospesa quando non serve e si gode da spettatore giochi, creazioni artistiche e baci d’amore, fa pure il pieno di energia e poi diventa più efficiente.

Altrettanto potente dentro di noi è l’identità guerriera. Essa vive in una zona profonda della nostra mente.
In molti libri di psicologia si parla delle pulsioni umane riconoscendo essenziale tra queste la reazione fuggi o combatti.
Ci si riferisce al fatto che quando percepiamo una situazione di difficoltà tendiamo a cadere in uno stato atavico di semplificazione della realtà, le sottigliezze filosofiche evaporano istantaneamente insieme alla capacità di distinguere le sfumature. La nostra identità guerriera, quando prende il controllo, va per le spicce. O è bianco o è nero. Amico o nemico, fuggire o combattere.
Per capire meglio questo discorso e quanto sia importante è necessario riflettere sulle implicazioni di questa particolarità della nostra natura. La nostra mente si è evoluta cercando di sopravvivere. Per riuscirci ha sviluppato un’incredibile capacità di riconoscere schemi nella realtà.
E quando questi schemi non contengono elementi di pericolo la mente è felice, le dopamine e le endorfine scorrono dandoci benessere e tutto è ok: la mente si autogratifica.
Quando c’è qualche cosa che non siamo capaci di identificare chiaramente, la mente entra in uno stato di stress che la spinge a tentare febbrilmente di identificare la novità che ha di fronte per riuscire a capire se è il caso di attivare le modalità guerriere oppure ci si può rilassare perché quella macchia gialla in mezzo ai cespugli non è il manto di una tigre dai denti a sciabola ma un fottutissimo rametto di fiori di ginestra.
Questo meccanismo è il principale inibitore dei grandi cambiamenti. Ci incazziamo perché la nostra vita non è come la desideriamo, decidiamo un cambiamento radicale e appena iniziamo a muoverci verso l’agognato mondo migliore la nostra mente guerriera va in paranoia perché non riesce a identificare la situazione nuova e automaticamente legge quel che non conosce come potenziale mortale pericolo.
Questo è il motivo essenziale per cui cercare di cambiare la nostra vita alla svelta ci porta al fallimento (vedi Cosa rende felice il tuo cervello e Perché devi fare il contrario di David Di Salvo). Solo i cambiamenti piccoli e costanti funzionano perché sono i soli a non scatenare il panico del guerriero e la controreazione restauratrice delle abitudini (che dà quiete e ci premia con le endorfine).

Un’altra fondamentale identità la potremmo chiamare la Grande Madre per le femmine e il Grande Padre per i maschi.
Quando fai una scelta, la decisione chi la prende?
Siamo d’accordo che quando prendo una decisione, c’è un’identità dentro di me che sancisce che quella è la decisione presa?
Un’identità che usa una certa voce, che parla con un certo tono…
Un’identità forte. Penso che dovremmo renderci conto dell’esistenza di questa identità e riconoscere il suo potere. Darle importanza e chiederle di essere mediatrice attenta e saggia… È lei che tiene insieme il condominio. È lei che può accettare e comprendere tutta la biodiversità che ci abita. È lei che deve mediare tra le varie esigenze… È la regista del nostro film, colei che studia il piano ed elabora le strategie  che ci possono portare alla realizzazione della nostra leggenda personale. È lei che governa il timone della nave.
È importante che l’identità infantile, la tua anima più semplice e interiore, meno strutturata, dialoghi con questa Grande Madre o con questo Grande Padre. Bisogna riconoscere questa identità e chiederle di essere estremamente amorevole e comprensiva con noi, chiederle di trattare e patteggiare in modo che ogni identità sia appagata il più possibile.
Credo proprio che sia utile recitare questo dialogo... certo, mettersi a parlare nella propria testa con un’altra parte di se stessi può sembrare da schizzati duri. Ma se osserviamo quel che succede nella nostra mente ci vuol poco ad accorgersi che questa discussione interna avviene in effetti continuamente, in vari modi. A volte l’identità cronista si mette a descrivere quel che succede come se fosse una partita di calcio, a volte l’identità dubbiosa recita in diretta un sottotesto a dialoghi e azioni. A volte due voci inziano a parlare simultaneamente chiedendo comportamenti inconciliabili tra loro. Siamo scissi…
L’importante è accorgersene, essere coscienti dei meccanismi e gestirli amorevolmente, senza aver paura che ci sia un mostro malvagio che ci odia acquattato in un baule nel sottotetto della mente. Non c’è niente dentro di noi che non ci ami. Ci amiamo tantissimo.
Diciamocelo.

Jacopo Fo

Notte dell’onestà: vogliamo dire quanto si rubano complessivamente?

Ecco il canovaccio del mio intervento alla notte dell’onestà (VIDEO).

La disonestà italiana è la più grande rapina della storia.
E c’è da chiedersi perché non riusciamo a farlo capire a tutti gli italiani onesti. Forse non si incazzano perché non hanno capito bene quanti soldi si rubano!
Quanto ammonta l’insieme del malloppo? E, in effetti, non è chiaro.
Se vai su internet e cerchi: “Quanto si rubano in Italia” il totale non lo trovi.
Neanche sul sito dell’Istat… chissà perché. Ma non lo trovi neanche sui siti progressisti.
Invece dovremmo scriverlo in grande su tutti i nostri profili FB.
Io c’ho messo un po’ a mettere insieme i numeri, ci sono varie stime. Ho scelto quelle più prudenti.

Eccovi la lista delle ruberie.
Allora, prendiamo una voce dello sperpero italiano che fa incazzare tutti: le pensioni d’oro. Quanto ci costano? Una cifra allucinante: 1 miliardo e 300 milioni di euro all’anno.
Sono duemilaseicento miliardi di lire.
Ci sono funzionari pubblici che di pensione prendono molto più di Obama! E secondo alcuni le pensioni d’oro ci costano in realtà molto di più, ma come ho detto stiamo bassi…
Ma questa è solo una voce del grande magna magna della politica, se noi avessimo un’amministrazione pubblica come quella francese, che è un po’ più decente, potremmo risparmiare almeno 13 miliardi…
Corruzione, evasione fiscale e lavoro nero, costano almeno 260 miliardi, cioè 20 volte i costi gonfiati della politica.
La corruzione, per funzionare meglio, ha bisogno di inefficienza, 60 miliardi. E per agevolare i ladri serve una burocrazia che non funzioni e tribunali lenti, un costo per gli italiani di 80 miliardi.
Gli incidenti sul lavoro, la contraffazione delle merci, i crack finanziari, l'estorsione e l'usura: 100 miliardi.
E la mafia? 150 miliardi di euro minimo.
E infine possiamo aggiungere furti e rapine semplici: 26 miliardi di euro. Una sciocchezza a confronto del resto…
Totale: più di 680 miliardi di euro.
Spaventoso!

 

Sento che qualcuno è incredulo… Magari qualche stima è esagerata…
Va bene, facciamo una mediazione. Un taglio secco.
Diciamo che si rubano solo 500 miliardi di euro.
Credo che su questa cifra non possiamo essere smentiti da nessuno.
Possiamo andare in giro a gridarlo tranquillamente: la ruberia nazionale ci costa almeno 500 miliardi di euro!
Rubano più di 8mila euro all’anno a ogni italiano, compresi gli anziani con la pensione minima!

Se riuscissimo a ridurre questa ruberia colossale l’Italia sarebbe un paradiso!
Ma qui nasce un problema: noi italiani siamo quasi tutti matematicolesi!
Se ti dicono 500 miliardi non riesci neanche a immaginare quanti siano…
Se fino ad ora non siamo riusciti a far capire agli italiani quanto ci rubano vuol dire che quel che abbiamo detto e ripetuto fino ad oggi non funziona! Non si capisce!
Dobbiamo trovare un sistema nuovo per far comprendere ai nostri connazionali cosa vuol dire che ci rubano 500 miliardi di euro.
Signore e signori, io credo di aver trovato il sistema: la mazzetta!
Ogni attivista impegnato contro la corruzione dovrebbe sempre avere con sé una mazzetta come questa (mostro una piccola mazzetta). Entri nel bar e chiedi: “Se queste fossero banconote da 100 euro quanti euro sarebbero?”
Dite dite!
Questi sono 1.000 foglietti, quindi sarebbero… 100mila euro.
Fate attenzione per favore, lo so che è complicato ma vincere la corruzione non è una cosa semplice, tocca fare uno sforzo disumano.

Questa mazzetta da centomila euro è spessa dieci centimetri.
Allora, dato che una banconota è spessa circa un decimo di millimetro, se faccio una pila di 500 miliardi in banconote da 100 euro quanto è alta la pila?
La risposta è terrorizzante: 500 chilometri!!!!
Quasi come da Roma a Verona!
Lo so che sembra incredibile ma visto che sono matematicoleso i calcoli me li sono fatti fare da un gruppo di professori di ingegneria, e non è stato facile neanche per loro!
E possiamo aggiungere che se invece li stendo per terra, una banconota da 100 vicina all’altra, 500 miliardi di euro occupano 60 chilometri quadrati.
E quanti metri cubi di banconote? SEIMILA! Per caricarli e portarli via ci vogliono 200 camion!
Che c’è da chiedersi che tasche enormi abbiano i ladri! Che poi vanno in giro tutti sbilanciati…

Se lo raccontiamo così forse le persone iniziano a capirlo!
E s’incazzano veramente…

Ma non è finita!
Perché tutti questa ruberia crea dei danni sociali e morali enormi.
In un sistema dominato dai disonesti, gli onesti, quelli che sanno fare il loro lavoro, quelli che hanno idee, vengono penalizzati!
La rapina generale soffoca le potenzialità, distrugge le possibilità, la voglia di fare.
La misura di questo danno collaterale ce la dà il fatto che la Francia, che ha circa gli stessi abitanti dell’Italia, ha un Pil maggiore di circa 250 miliardi di euro.
Questi 250 miliardi di euro di differenza con la Francia sono il costo delle opportunità bruciate!

Dovremmo riuscire a raccontare come funzionano le cose nel resto d’Europa…
Una mia amica mi ha telefonato sconvolta dalla Spagna raccontandomi che là vai dal medico di base, ti fa direttamente la prenotazione per le visite specialistiche e gli accertamenti via internet, ti mette tutto sulla tua tessera sanitaria elettronica, in ospedale ci mettono i risultati delle analisi, le diagnosi specialistiche e le medicine che devi prendere e poi vai in farmacia, ti leggono la carta sanitaria e ti danno quel che ti serve… Niente Cup, ricette, impegnative… Niente uffici che puoi telefonare solo dalle 11 alle 13…
E parliamo della Spagna, non della Danimarca!

Oltre ai soldi ci rubano il tempo. Ci rendono complicate le cose più semplici!
E alla fine i furbi che trionfano e la burocrazia inutile ci deprimono. E questo è grave perché a noi non interessa solo il Pil. Noi vogliamo alzare il Pif: il Prodotto interno felice.
E possiamo farlo se convinciamo abbastanza persone che così non si può andare avanti!
Vogliamo cancellare la miseria, vogliamo più allegria, più musica, più feste in piazza, vogliamo dei politici che parlino d’amore!
E si può fare.
Iniziamo andando a dire in giro a dire a tutti quanti sono 500 miliardi di euro!
Scrivetelo sul vostro profilo Facebook!

Jacopo Fo

Paranoia fredda: non avere un sogno fa malissimo

Quaderni di Naturopatia Complementare 11

C'è un esperimento che da tempo mi fa riflettere. Un esperimento malvagio, con strani risultati.
Hanno preso tre gruppi di topi. Il primo viene lasciato vivere in pace. Il secondo viene colpito in modo casuale da una serie di scariche elettriche. Il terzo gruppo subisce anch'esso scariche elettriche ma ha la possibilità di bloccare queste scosse tramite un pulsante. Quale gruppo di topi vive più a lungo? I topi che subiscono la scarica elettrica senza poter fare niente per evitarlo muoiono prima di quelli lasciati in pace nelle loro gabbiette. Lo stress uccide... Ma quelli che vivono di più sono i roditori che subiscono le scosse ma hanno modo di reagire.
A quanto pare la soddisfazione che si trae dall'affrontare con successo una difficoltà ha un potere vitalizzante tale da allungare la vita di un roditore che di certo ha un sistema psichico meno evoluto del nostro. È quindi ipotizzabile che l'effetto della soddisfazione sia per gli umani ancora più forte. Le conferme non mancano. Molte ricerche dimostrano che avere un sogno e darsi da fare per realizzarlo ha un effetto notevole sulla salute fisica e mentale.
Sarebbe importante diffondere questa informazione: troppe persone non si rendono conto che la causa prima del loro malessere è la mancanza di una sfida emozionante. Una sfida che per offrire il massimo del benessere deve essere ardua ma realizzabile. Infatti, vincere fa proprio bene. Ho letto che i vincitori dell'Oscar vivono mediamente 5 anni in più degli artisti che magari guadagnano moltissimo ma non godono per la pubblica approvazione.
E possiamo supporre che la mancanza di un obiettivo nella vita sia una delle principali ragioni di malessere. Trovo impressionante la quantità di persone che non hanno il piacere di focalizzare le proprie energie verso un risultato positivo.
Anche senza ricorrere alle prove scientifiche mi sembra banale osservare che queste persone hanno una qualità di vita inferiore e tendono a perdere energia. Credo che oggi, da noi, questa sindrome di assenza di senso sia una patologia particolarmente diffusa. E credo che andrebbero denunciati come untori psicologici quelli che si affannano a dire che i giovani italiani  sono una generazione senza speranze... Sono portatori sani di mal di testa, cistiti e gastriti.
Similmente pericolosi mi sembrano coloro che propongono grandi imprese che non hanno nessuna possibilità di avere successo. Avere un grande sogno che non porta da nessuna parte deprime il sistema immunitario. Per questo da tempo ho aderito alla filosofia dei piccoli passi. Trovo estremamente produttivo darsi obiettivi realizzabili in poco tempo. Questo a molti sembra vile ma l'atteggiamento spaccone provoca depressioni paranoiche.

Se i delusi, gli stanchi, i post apatici, i passivi, i vacui inseguitori di vittorie insignificanti, i tessitori di trame bacate si convincessero che corrono un rischio mortale, forse potrebbero risvegliarsi.
Ma forse c'è un altro argomento che potrebbe dare coraggio alle persone tiepide: se non passi all'azione rischi di cadere vittima della paranoia fredda, del terrore lento.
Infatti, chi si butta a realizzare i propri sogni invece di conservarli nei cassetti blindati della propria fantasia, chi accetta la sfida della realtà e si scontra con le dure asperità del mondo e qualche volta riesce anche a ottenere risultati, si allena, conosce le proprie potenzialità e fa crescere la fiducia, la speranza di poter affrontare i rovesci, semplicemente perché sa di essere capace di impegno, duttilità, determinazione. E sa che insistere paga.
E come si sente chi rinuncia? Non sperimenta la propria forza, non la coltiva, non la allena. E quindi si sente molto più debole e incapace, e teme enormemente di più di essere colpito dalla malasorte e di non essere in grado di reagire. È una forma di paura, di ansia che verticalizza lo stress, e debilita il corpo e la mente. Si tratta di uno stress di tipo stanco, di sottofondo, non esplosivo, un panico freddo appunto, apparentemente meno potente degli stress shoccanti ma forse più dannoso.
Inoltre, chi rinuncia a prendere il proprio posto nel mondo, a realizzare la propria leggenda personale, chi si sottrae, magari acquattandosi in un buchetto tranquillo, disperde una parte essenziale dell'energia dell'umanità.
Ogni essere è un'entità unica, l'unica a poter compiere quella certa azione in quel particolare modo. Possiamo immaginare che tutti i malanni del mondo siano frutto della rinuncia di un gran numero di persone.
Quando il peggio trionfa è perché troppi hanno rinunciato a produrre la loro parte di meglio. Questa abulia sociale è la forza di coloro che hanno come obiettivo la devastazione delle vite degli altri.
I guerrafondai, i razzisti, i grandi criminali non avrebbero compiuto le loro orribili imprese senza la passività di gran parte del popolo.

E se ancora questo discorso non bastasse aggiungo che se non ti butti nella vita riduci pesantemente la tua possibilità di incontrare persone interessanti il che è grave perché la vita è l'arte dell'incontro.
E siccome per realizzare qualunque impresa è fondamentale la capacità di conoscere persone di valore e cooperare, se non partecipi ai tuoi sogni rinunci al piacere della collaborazione, che è un bisogno fondamentale per le persone, un istinto primario come mangiare e dormire.
E questo comporta il più grave danno immaginabile alla tua ricchezza: perdi la possibilità di guadagnare un grande capitale umano!
Il capitale umano si calcola molto semplicemente: quante persone sono disposte ad alzarsi nel cuore della notte per venirti a soccorrere, gratis?
Fai due conti. Se ce ne sono meno di dieci stai vivendo la miseria più nera!
È il corrispettivo relazionale di vivere con meno di un dollaro al giorno. È uno stato esistenziale malinconico e doloroso.
Un altro sistema per calcolare il proprio capitale umano si ottiene contando con quante persone che non conoscevi hai avuto la possibilità di parlare per almeno mezz'ora nell'ultimo anno. Se sono meno di 30 ti consiglio seriamente di iscriverti a una scuola di Salsa e di organizzare una cena conviviale almeno una volta al mese.

Ah... Dimenticavo... Realizzare imprese appassionanti è veramente orgasmatico, godurioso ed esalta l'attività endocrina.
Inoltre scatena la libido. Sia la tua che quella delle persone che ti stanno intorno. Il desiderio si coltiva realizzando desideri ed è infettivo.

Jacopo Fo

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Sembra facile amarsi nel tempo…

Ho già scritto sul fatto che la nostra cultura dedica milioni di opere all’innamoramento, dal primo sguardo al primo bacio e altri milioni di opere a quel che succede tra la prima rissa coniugale e il divorzio con coltellate.
Su quel che succede tra il primo bacio e la prima rissa non si racconta nulla, tanto che alcune coppie passano direttamente dal primo bacio alla prima rissa.
Non si dice nulla su come si fa a conservare viva una storia d’amore. Si tratta della più grave e devastante censura. Ognuno di noi si trova in solitudine ad affrontare la sfida di continuare ad amarsi.
E non si dice nulla anche di un’altra questione soggiacente, il fatto che se si riesce a vivere insieme coltivando il sentimento amoroso, succede che si affrontano anche momenti drammatici, insieme, e questo crea un sentimento di fiducia, di condivisione, di complicità potente che rende il rapporto diverso, estremamente soddisfacente anche dal punto di vista erotico.
Il latin lover che cambia donna tutte le notti in realtà è uno sfigato perché le prime volte che fai l’amore con una donna che non conosci c’è imbarazzo, non sai cosa le piace e viceversa; dal punto di vista sessuale (nel senso dei chilogrammi di piacere che assapori) non è un gran che, al di là della soddisfazione mentale di averne conquistata un’altra… E il donnaiolo, chi non sperimenta l’unione con un’altra persona anche nelle avversità, non proverà mai quel tipo di incontro sessuale che puoi avere solo con una persona nella quale riponi fiducia perché ti ha dimostrato nei fatti che ti è amica.
Detto questo vorrei scrivere a proposito degli scontri che avvengono nella coppia.
Quel che accade a volte è che si accumulano una serie di eventi che vanno a formare una specie di quaderno delle doglianze. Un lungo elenco di crimini che la tua amante ha commesso nei tuoi confronti (e viceversa).
Questa serie di colpe, di azioni riprovevoli, formano nel tempo una macigno che si infrappone tra i due amanti, un macigno che si solidifica nel tempo tanto che poi è difficile da scalfire.
E proprio perché  in proposito non esiste letteratura, racconto ti trovi da solo a fare i conti con le parole che perdono significato, con le azioni fraintese, con gli sguardi non capiti.
A volte questi scontri, queste tensioni, si cristallizzano intorno a fatti reali. Ci sono coppie che vivono per decenni scontri a proposito di fedeltà, di divisione del lavoro e altre questioni che hanno una loro concretezza. Si pensa che se la persona che ami smettesse di fare quel che ti addolora, tutto andrebbe bene.
Ma in realtà anche se questi problemi non ci sono si possono accumulare ruggini.
E la situazione diventa più difficile perché non c’è un comportamento specifico che se cessasse di esistere si risolverebbe tutto.
Ci sono delle lagnanze, si tratta di questioni che non hanno una misura certa… Nel senso che se il problema è il tradimento parliamo di un’infrazione oggettiva. Ma la situazione è più scivolosa quando si è di fronte a lamentele come “lavori troppo” o “non mi dai attenzione”, “non sei accogliente”, “soffri di sindrome del controllo”,  “non sei gentile con me di fronte agli altri”, “non mi ascolti”.
Sono infrazioni non chiaramente misurabili. Quando una persona lavora troppo? A quale livello l’attenzione per l’amante diventa sufficiente?
Credo che questi contrasti su questioni scarsamente misurabili siano infidi perché nascondono dei circoli viziosi. A qualunque contestazione posso rispondere con una contro contestazione: “Lavoro troppo perché tu sei diventata poco accogliente ed è diventato faticoso aprirsi un varco fino a un momento di tenerezza!”. E via così. Paradossalmente se c’è una colpa indiscutibile (sei andato a letto con un’altra!) si può uscire dallo scontro giurando: “Non lo farò mai più, perdonami!”.
Ma come si fa a giurare che “Ti darò più attenzione” quando magari ti sembra di essere sempre attento e sensibile verso di lei ma quel che fai, quel che dici, non viene percepito per quel che è.
Questi scontri sono insidiosi proprio perché ci si muove nella palude del qui pro quo, del malinteso e non si arriva mai a un punto in cui si può tirare una riga (è assodato, è certo, è chiaro che lei ti ha tradito….).. Ognuno resta in fondo convinto che l’altra persona abbia le traveggole!
Non scrivo perché ho una soluzione.
Sono arrivato soltanto a identificare una questione di metodo. Il metodo è la mia passione e ho sperimentato che anche se non sai dove andare, l’unico aiuto vero che puoi darti è la disciplina del seguire un procedimento che abbia un senso.
Ovviamente dico questo nel caso che l’amore sia ancora vivo. Se una storia è diventata un purgatorio, meglio troncare.
Ma se c’è ancora il sentimento, se l’idea di fare a meno di lei la senti insostenibile, allora nel caos delle emozioni, l’unica bussola è seguire almeno un metodo che abbia un senso.
Innanzi tutto bisogna rinunciare ai processi. E' completamente inutile mettersi a discutere su quel che l’altro ha fatto o non ha fatto.
Quando sei nella palude dei malintesi qualunque tentativo di far capire gli errori all’altra persona è una perdita di tempo. Per ogni accusa lei avrà una contro accusa, e ti accorgerai amaramente che il ricordo di quanto si è detto e fatto è completamente divergente. Ognuno vive e ricorda quel che gli serve. E inoltre ci sono falsi ricordi, allucinazioni visive e auditive… Uno strazio.
L’altro comportamento che trovo utile è rendersi conto che entrambi si vive dentro lo stesso dolore. Un dolore che non è uguale esteriormente ma che dà lo stesso livello di sofferenza. Avere pietà per il dolore dell’altro, sapere che si sta affrontando insieme un gran casino è importante perché ci mette entrambi dalla stessa parte della barricata. Va a valorizzare il patrimonio di solidarietà che si accatasta vivendo una lunga storia d’amore. Voglio dire che si possono vivere grandi scontri di coppia mantenendo un livello di solidarietà comunque. Sentire che l’altra persona non è solo l’antagonista ma anche, contemporaneamente (assurdamente) naufrago sulla tua stessa barca.
C’è poi una cosa che aiuta sempre. Riuscire a fare qualche cosa per stupire l’altro.
Lo stupore è l’evento che innesca la cotta amorosa, lo stupore spalanca le percezioni, ci fa sentire la vita nella sua illuminante interezza. Se riesci a stupire la persona che ami, riporti dentro l’anima quell’esaltazione che solo lo stupore contiene.
Questo è tutto, per ora. Se scopro qualche altro particolare vi telefono. Ma sarebbe cortese da parte di qualcuno contribuire a questo tentativo di mettere assieme idee su come ci si potrebbe comportare quando la tua storia d’amore è in difficoltà ma ancora senti che il tuo cuore è pieno di sentimento.

Jacopo Fo
 

La mia vita con Wolinski (quello di Charlie)

Ho iniziato a leggere le vignette di Charles quando avevo 12 anni.
Wolinski mi frullava il cervello in modo effervescente.
Abitavo sopra Cernobbio e scendevo in paese per comprare Hara-Kiri, una rivista patinata, a colori, piena di sconcezze e battute folgoranti. La rivista arrivava sempre con giorni di ritardo e io facevo la spola da casa all’edicola mattina e pomeriggio. Scendendo in bicicletta dalla montagna pregavo di trovarla. Poi dovevo tornare indietro spingendo la bici in salita. Ma ne valeva la pena. Hara-Kiri era il peccato in formato rivista.
Ad un certo punto mia madre si preoccupò vedendomi leggere un giornale con dentro le donne nude e parolacce a mitraglia… Ma la discussione venne troncata dal fatto che al terzo numero la rivista chiuse. Era troppo estrema per il pubblico italiano.
Avevo visto per la prima volta le vignette di Wolinski in un libro sul maggio francese. E mi ero innamorato di lui, di Reiser (morto nel 1983) e di Willem (che si è salvato dalla strage perché è allergico alle riunioni di redazione… Grandissimo!). Ma Wolinski era il massimo perché metteva in scena situazioni imbarazzanti, dialoghi fulminanti tra uomini e donne… E poi disegnava ragazze bellissime che avevano una voglia smodata di far l’amore. Una ventata di ilarità luddista che dava sollievo dal bacchettonismo della sinistra italiana. Wolinski era politicamente scorretto, estremo, incredibilmente sincero nel confessare debolezze e desideri proibiti, e mi instillò l’inizio di un senso di insofferenza verso la rigidità leninista di quegli anni, mi insegnò a pensare altrimenti. E forse uno dei motivi per i quali in Francia non si raggiunse mai il fanatismo ideologico dei comunisti extraparlamentari italiani fu il fatto che la forza dissacrante di Charlie fece da antidoto… Con Reiser e Willem misero insieme una banda di scatenati che per 40 anni è stata la coscienza anarcoide dei francesi. 40 anni a prendere per il culo la stupidità di una nazione sono una bella cura che a noi è mancata.
 

- Nostra figlia si è fidanzata con un negro, ebreo, orbo e zoppo!
Gesù Maria!
Caro, sii gentile, non dirgli subito che sei anche comunista

 

Wolinski aveva un gusto straordinario per l’assurdo, una capacità dinamitarda di costruire dialoghi nei quali donne e uomini si dicevano la verità su ideologie e sentimenti.
Ci riusciva mettendo i suoi personaggi in situazioni impossibili che provocavano reazioni capaci di far trasparire i meccanismi mentali più oscuri.
Cosa dice un tranquillo rincoglionito piccolo borghese a una donna bellissima che sta abbracciata a un albero? Lei lo cinge con braccia e gambe, l’albero, e l’uomo si accorge che lei sta copulando con l’albero medesimo: e cosa dice a questo punto?
Cosa dice un figlio pacato e responsabile a un padre porcone che sta palpeggiando una ragazza lussuriosa?
Cosa risponde una donna estremamente vogliosa a un giovanotto romantico e imbranato?
Come reagisce una femminista quando si accorge che il suo vicino di casa tiene una giovane donna con i piedi che affondano in un vaso a mo’ di radici, perché in effetti lei è una pianta, cioè è nata da un seme vegetale?
Com’è il sesso con una donna albero? E come vede il mondo una donna albero?
E cosa si dicono due omuncoli conformisti (l’anima della Francia reazionaria) di fronte a una birra, commentando dall’alto in basso tutto e tutti?
Che cosa ti dice tua madre se scopre che vivi con 20 donne che non pensano a nient’altro che a fare sesso con te?
Cosa risponde il ragazzino alla bonissima signora che gli chiede: “Cosa vuoi fare da grande?”

Wolinski sa la risposta che non ti aspetti. Ma appena la leggi capisci che quella è la risposta vera. Quella scomoda.

Wolinski propone in modo dirompente di cambiare punto di vista, di andare a vedere cosa c’è dietro l’immagine, di giocare l’antico esercizio del facciamo finta che per andare a scoprire che le idee preconfezionate, dei benpensanti come dei ribelli, sono una trappola… e lo si vede portandole alle estreme conseguenze.
Wolinski non critica opponendosi all’avversario, lui pratica una sorta di Judo mentale, si unisce alla direzione di pensiero dell’avversario e le fa superare il limite, la porta alle estreme conseguenze e così scopre il retropensiero, l’aspetto disgustoso e stupido di tutti i preconcetti, i pensieri banali e i pensieri abitudinari. Wolinski è un killer del conformismo di qualunque colore. Un cacciatore di frasi omologate, un casseur di vetrine luccicanti e false.
 

Nello studio di Wolinski

Quando iniziai a disegnare vignette partii imitando il sessuomane parigino.
Poi Wolinski inventò Paulette, disegnata dall’eccelso Pichard. Paulette viveva in un mondo dove gli uomini erano maiali e nessuna donna stava al di sotto della quarta di reggiseno. Le labbra polpose erano di norma.
La prima tavola della storia infinita mostrava una ragazza discinta, che guardava la notte distesa in un letto e diceva: “Amo la notte perché è nera!” E io ero già partito per un eccitante viaggio della fantasia.
Paulette è una ragazza bellissima. E' miliardaria per via di un’eredità esagerata ma ha il cuore sensibile. Ad un certo punto riflette preoccupata: “Forse sono comunista!”.
Colonna della storia è un vecchio porco che la ama e che incontra una marmotta magica alla quale chiede di riavere i suoi 20 anni per poter concupire la fanciulla. Lla talpa è magica ma anche un po’ cieca e un po’ scema e invece di trasformarlo in un giovane aitante lo muta in una ventenne mora, riccioluta e ovviamente popputa in modo esagerato.
Il vecchio si incazza selvaggiamente ma d’altronde trova appassionante potersi toccare le tette. Mollai la lettura solo parecchi volumi dopo perché la svolta sadomaso dell’opera mi infastidiva… In fondo sono un bravo ragazzo… Ma i primi volumi furono un viaggio sensazionale nell’assurdo e in una comicità infantile estrema. Leggevi e pensavi: “Ma questi non possono essere così stupidi!?!”
Era la forza di Wolinski: non cercava mai, in nessun caso, di sembrare una persona per bene, non cercava di farsi stimare dai lettori, non cercava l’applauso facile. Leggi Wolinski e scopri che ti racconta di cose che ti vergogneresti a dire ma che pensi molto intensamente. Secondo me vale una terapia psicanalistica sulle rimozioni ideologiche.
L’ultimo anno di liceo trovai il primo lavoro della mia vita: distribuivo volantini che pubblicizzavano L’Arcibraccio, rivista italiana diretta da Staletti che aveva creato il braccio italiano della banda di Charlie Hebdo. Staletti mi pubblicava anche qualche vignetta e me le pagava duemila lire l’una, l’equivalente di 20 biglietti del tram.
Per me ero un onore grandissimo collaborare, anche se alla lontana, con Wolinski, Willem e Reiser, uscire sullo stesso giornale.
Poi l’Arcibraccio fallì ma ormai ero infettato e il mio scopo, lasciata la scuola e dopo le prime vignette pubblicate su giornali “veri”, divenne quello di fare un giornale disegnato, “alla francese”.
Dopo svariati tentativi fallimentari riuscimmo a fare il Male, grazie a Pino Zac, che veniva dal Canard Enchéné, il fratello più anziano e più buono di Charlie. E la prima cosa che facemmo dopo aver ottenuto un successo epocale, fu quella di regalarci il lusso di comprare le vignette dei tre francesi e pubblicarle.
 

- Cosa vuoi fare da grande, piccolo mio?
L’ossessionato sessuale, signora

Quest’uomo gentile quanto feroce, geniale, imprevedibile, caustico, pazzescamente vitale e comico è stato ammazzato con i suoi amici e compagni.
Quello che ha fatto saltare i nervi dei terroristi non è stato solo il fatto che abbiano deriso il Profeta come hanno deriso qualunque altro simbolo, Dio, merce, idea o autorità che fosse. Quello che li ha fatti veramente incazzare è che hanno rovistato nelle contraddizioni, nelle assurdità, nelle ossessioni di questi poveri imbecilli sessuofobi e privi di fantasia.
E vorrei osservare che altri hanno insultato il profeta con molta più malvagità, con l’aggiunta del disprezzo, dell’odio razzista e addirittura della peggiore pornografia blasfema.
Un gruppo di fascisti americani ha addirittura prodotto un film orribile, ma girato con grandi mezzi, nel quale si vede Maometto infilare la testa tra le gambe di una donna producendosi in comportamenti orali vergognosi e impuri. Un insulto un milione di volte più violento e volgare di tutte le vignette di Charlie.
Ma una presa in giro intelligente, che scoperchia le bassezze mentali del conformismo islamico violento, fa paura cento milioni di volte di più. E bisogna ucciderla.
Stupidi senz’anima. Non avete la più pallida idea della statura dell’uomo che avete ammazzato.

E vorrei aggiungere che anche nel momento della morte la satira ha colpito duro. C’è una Dea satirica che ama Charlie.
I terroristi sbagliano l’indirizzo e vanno inizialmente all’archivio di Charlie invece che alla redazione. Vengono scoperti perché perdono la carta d’identità. Tamponano un’auto, perdono anche un passamontagna e non riescono a farla franca. Non è un azione di commandos, è un fumetto!

 

- Ora è il vostro turno di saltarmi

Molto però mi rammarica che il martirio di questo avamposto della satira mondiale venga oggi sfruttato da beceri coglionazzi per alimentare il razzismo e l’odio contro l’Islam.
Come si fa a dire, come ha fatto l’astuto Salvini, che sono gli islamici e non i cristiani ad andare in giro ad ammazzare la gente? Com’è possibile che l’opinione che gli islamici siano più violenti dei cristiani sia così diffusa?
Sono gli stereotipi contro i quali Charlie combatte da sempre.
Le idee facili e sceme sono possibili solo grazie a un’amnesia selettiva.
Sono mille anni che gli eserciti europei attaccano l’Islam producendosi in massacri inauditi. Incredibile che si possa dimenticare che è la cultura cristiana che produce i campi di sterminio, la bomba atomica, i desaparecidos.
E che dire della rapina continua verso i popoli dei paesi poveri, con un susseguirsi di guerre criminali?
E chi è che ha inizialmente finanziato il terrorismo che ora attacca le nostre capitali?
Chi ha finanziato i Talebani, Bin Laden, Saddam, l’Isis?
Chi era amico fraterno dei dittatori islamici che hanno massacrato i moderati democratici per decenni?
Oggi nella cultura islamica l’estremismo è potente proprio perché per un secolo i dittatori amici della cristianità hanno sistematicamente sterminato l’ala riformista e progressista della cultura islamica. Migliaia di intellettuali democratici uccisi. Decine di percorsi pacifici verso la democrazia sgozzati nella culla.
Non è incredibilmente contraddittorio, al limite del comico, che tutti i nemici mortali di oggi abbiano iniziato la loro carriera come alleati degli Usa e dell’Europa?
E che dire della pratica della tortura, dei proiettili all’uranio impoverito, dei massacri per errore compiuti dai droni?
Si calcola che la guerra in Iraq abbia provocato più di 600mila morti, direttamente o indirettamente. Chi sono i violenti?

Credo che si sia realmente in una situazione che richiede grande mobilitazione, anche dopo i funerali.
Il messaggio di Charlie è l’unico che ci può portare fuori dal disastro.
Bisogna che la gente sappia che il terrorismo islamico nasce dall’umiliazione che l’Occidente ha infitto all’Islam. La Guerra Santa del Califfato è l’ultimo frutto marcio del colonialismo.
La pretesa di fermare il terrorismo islamico con la sola repressione è infantile. Dobbiamo difendere le nostre città ma dobbiamo anche seguire la via proposta dal Papa: sviluppare il dialogo e la solidarietà, risolvere alla radice i problemi di miseria che abbiamo creato noi occidentali e smetterla di andare in giro per il mondo con i nostri eserciti. Non c’è altra via.
La domanda è: quanti morti saranno necessari per capire che non c’è un’altra possibilità se vogliamo vivere in pace?
L’ondata di razzismo, assalti alle moschee a colpi di granate e aggressioni agli islamici per strada sta montando. E queste violenze indiscriminate contro i musulmani sono il miglior regalo per i terroristi. E sono i signori come Salvini i migliori reclutatori di Al-Qaida. Ogni volta che parla, un islamico decide di passare alla lotta armata.

A questo punto la domanda è: la società civile sarà capace di una reazione vera ed efficace o faremo solo finta?
Il giorno prima della strage di Parigi la capacità di iniziativa del movimento pacifista europeo era a livello lumaca paralitica. Ora siamo nel pieno della tempesta emotiva… Di tutto questo Charlie sono io che cosa resterà fra una settimana?
La risposta l’avremo contando le bare.
(Pregate Wolinski forse adesso due parole a Dio le dice lui!)

Jacopo Fo

Vignette Jacopo Fo

Parigi: e mo’ sono tutti Charlie. Leggi qui l'articolo di Jacopo e guarda le altre vignette