cacao della domenica

La mia vita con Wolinski (quello di Charlie)

Ho iniziato a leggere le vignette di Charles quando avevo 12 anni.
Wolinski mi frullava il cervello in modo effervescente.
Abitavo sopra Cernobbio e scendevo in paese per comprare Hara-Kiri, una rivista patinata, a colori, piena di sconcezze e battute folgoranti. La rivista arrivava sempre con giorni di ritardo e io facevo la spola da casa all’edicola mattina e pomeriggio. Scendendo in bicicletta dalla montagna pregavo di trovarla. Poi dovevo tornare indietro spingendo la bici in salita. Ma ne valeva la pena. Hara-Kiri era il peccato in formato rivista.
Ad un certo punto mia madre si preoccupò vedendomi leggere un giornale con dentro le donne nude e parolacce a mitraglia… Ma la discussione venne troncata dal fatto che al terzo numero la rivista chiuse. Era troppo estrema per il pubblico italiano.
Avevo visto per la prima volta le vignette di Wolinski in un libro sul maggio francese. E mi ero innamorato di lui, di Reiser (morto nel 1983) e di Willem (che si è salvato dalla strage perché è allergico alle riunioni di redazione… Grandissimo!). Ma Wolinski era il massimo perché metteva in scena situazioni imbarazzanti, dialoghi fulminanti tra uomini e donne… E poi disegnava ragazze bellissime che avevano una voglia smodata di far l’amore. Una ventata di ilarità luddista che dava sollievo dal bacchettonismo della sinistra italiana. Wolinski era politicamente scorretto, estremo, incredibilmente sincero nel confessare debolezze e desideri proibiti, e mi instillò l’inizio di un senso di insofferenza verso la rigidità leninista di quegli anni, mi insegnò a pensare altrimenti. E forse uno dei motivi per i quali in Francia non si raggiunse mai il fanatismo ideologico dei comunisti extraparlamentari italiani fu il fatto che la forza dissacrante di Charlie fece da antidoto… Con Reiser e Willem misero insieme una banda di scatenati che per 40 anni è stata la coscienza anarcoide dei francesi. 40 anni a prendere per il culo la stupidità di una nazione sono una bella cura che a noi è mancata.
 

- Nostra figlia si è fidanzata con un negro, ebreo, orbo e zoppo!
Gesù Maria!
Caro, sii gentile, non dirgli subito che sei anche comunista

 

Wolinski aveva un gusto straordinario per l’assurdo, una capacità dinamitarda di costruire dialoghi nei quali donne e uomini si dicevano la verità su ideologie e sentimenti.
Ci riusciva mettendo i suoi personaggi in situazioni impossibili che provocavano reazioni capaci di far trasparire i meccanismi mentali più oscuri.
Cosa dice un tranquillo rincoglionito piccolo borghese a una donna bellissima che sta abbracciata a un albero? Lei lo cinge con braccia e gambe, l’albero, e l’uomo si accorge che lei sta copulando con l’albero medesimo: e cosa dice a questo punto?
Cosa dice un figlio pacato e responsabile a un padre porcone che sta palpeggiando una ragazza lussuriosa?
Cosa risponde una donna estremamente vogliosa a un giovanotto romantico e imbranato?
Come reagisce una femminista quando si accorge che il suo vicino di casa tiene una giovane donna con i piedi che affondano in un vaso a mo’ di radici, perché in effetti lei è una pianta, cioè è nata da un seme vegetale?
Com’è il sesso con una donna albero? E come vede il mondo una donna albero?
E cosa si dicono due omuncoli conformisti (l’anima della Francia reazionaria) di fronte a una birra, commentando dall’alto in basso tutto e tutti?
Che cosa ti dice tua madre se scopre che vivi con 20 donne che non pensano a nient’altro che a fare sesso con te?
Cosa risponde il ragazzino alla bonissima signora che gli chiede: “Cosa vuoi fare da grande?”

Wolinski sa la risposta che non ti aspetti. Ma appena la leggi capisci che quella è la risposta vera. Quella scomoda.

Wolinski propone in modo dirompente di cambiare punto di vista, di andare a vedere cosa c’è dietro l’immagine, di giocare l’antico esercizio del facciamo finta che per andare a scoprire che le idee preconfezionate, dei benpensanti come dei ribelli, sono una trappola… e lo si vede portandole alle estreme conseguenze.
Wolinski non critica opponendosi all’avversario, lui pratica una sorta di Judo mentale, si unisce alla direzione di pensiero dell’avversario e le fa superare il limite, la porta alle estreme conseguenze e così scopre il retropensiero, l’aspetto disgustoso e stupido di tutti i preconcetti, i pensieri banali e i pensieri abitudinari. Wolinski è un killer del conformismo di qualunque colore. Un cacciatore di frasi omologate, un casseur di vetrine luccicanti e false.
 

Nello studio di Wolinski

Quando iniziai a disegnare vignette partii imitando il sessuomane parigino.
Poi Wolinski inventò Paulette, disegnata dall’eccelso Pichard. Paulette viveva in un mondo dove gli uomini erano maiali e nessuna donna stava al di sotto della quarta di reggiseno. Le labbra polpose erano di norma.
La prima tavola della storia infinita mostrava una ragazza discinta, che guardava la notte distesa in un letto e diceva: “Amo la notte perché è nera!” E io ero già partito per un eccitante viaggio della fantasia.
Paulette è una ragazza bellissima. E' miliardaria per via di un’eredità esagerata ma ha il cuore sensibile. Ad un certo punto riflette preoccupata: “Forse sono comunista!”.
Colonna della storia è un vecchio porco che la ama e che incontra una marmotta magica alla quale chiede di riavere i suoi 20 anni per poter concupire la fanciulla. Lla talpa è magica ma anche un po’ cieca e un po’ scema e invece di trasformarlo in un giovane aitante lo muta in una ventenne mora, riccioluta e ovviamente popputa in modo esagerato.
Il vecchio si incazza selvaggiamente ma d’altronde trova appassionante potersi toccare le tette. Mollai la lettura solo parecchi volumi dopo perché la svolta sadomaso dell’opera mi infastidiva… In fondo sono un bravo ragazzo… Ma i primi volumi furono un viaggio sensazionale nell’assurdo e in una comicità infantile estrema. Leggevi e pensavi: “Ma questi non possono essere così stupidi!?!”
Era la forza di Wolinski: non cercava mai, in nessun caso, di sembrare una persona per bene, non cercava di farsi stimare dai lettori, non cercava l’applauso facile. Leggi Wolinski e scopri che ti racconta di cose che ti vergogneresti a dire ma che pensi molto intensamente. Secondo me vale una terapia psicanalistica sulle rimozioni ideologiche.
L’ultimo anno di liceo trovai il primo lavoro della mia vita: distribuivo volantini che pubblicizzavano L’Arcibraccio, rivista italiana diretta da Staletti che aveva creato il braccio italiano della banda di Charlie Hebdo. Staletti mi pubblicava anche qualche vignetta e me le pagava duemila lire l’una, l’equivalente di 20 biglietti del tram.
Per me ero un onore grandissimo collaborare, anche se alla lontana, con Wolinski, Willem e Reiser, uscire sullo stesso giornale.
Poi l’Arcibraccio fallì ma ormai ero infettato e il mio scopo, lasciata la scuola e dopo le prime vignette pubblicate su giornali “veri”, divenne quello di fare un giornale disegnato, “alla francese”.
Dopo svariati tentativi fallimentari riuscimmo a fare il Male, grazie a Pino Zac, che veniva dal Canard Enchéné, il fratello più anziano e più buono di Charlie. E la prima cosa che facemmo dopo aver ottenuto un successo epocale, fu quella di regalarci il lusso di comprare le vignette dei tre francesi e pubblicarle.
 

- Cosa vuoi fare da grande, piccolo mio?
L’ossessionato sessuale, signora

Quest’uomo gentile quanto feroce, geniale, imprevedibile, caustico, pazzescamente vitale e comico è stato ammazzato con i suoi amici e compagni.
Quello che ha fatto saltare i nervi dei terroristi non è stato solo il fatto che abbiano deriso il Profeta come hanno deriso qualunque altro simbolo, Dio, merce, idea o autorità che fosse. Quello che li ha fatti veramente incazzare è che hanno rovistato nelle contraddizioni, nelle assurdità, nelle ossessioni di questi poveri imbecilli sessuofobi e privi di fantasia.
E vorrei osservare che altri hanno insultato il profeta con molta più malvagità, con l’aggiunta del disprezzo, dell’odio razzista e addirittura della peggiore pornografia blasfema.
Un gruppo di fascisti americani ha addirittura prodotto un film orribile, ma girato con grandi mezzi, nel quale si vede Maometto infilare la testa tra le gambe di una donna producendosi in comportamenti orali vergognosi e impuri. Un insulto un milione di volte più violento e volgare di tutte le vignette di Charlie.
Ma una presa in giro intelligente, che scoperchia le bassezze mentali del conformismo islamico violento, fa paura cento milioni di volte di più. E bisogna ucciderla.
Stupidi senz’anima. Non avete la più pallida idea della statura dell’uomo che avete ammazzato.

E vorrei aggiungere che anche nel momento della morte la satira ha colpito duro. C’è una Dea satirica che ama Charlie.
I terroristi sbagliano l’indirizzo e vanno inizialmente all’archivio di Charlie invece che alla redazione. Vengono scoperti perché perdono la carta d’identità. Tamponano un’auto, perdono anche un passamontagna e non riescono a farla franca. Non è un azione di commandos, è un fumetto!

 

- Ora è il vostro turno di saltarmi

Molto però mi rammarica che il martirio di questo avamposto della satira mondiale venga oggi sfruttato da beceri coglionazzi per alimentare il razzismo e l’odio contro l’Islam.
Come si fa a dire, come ha fatto l’astuto Salvini, che sono gli islamici e non i cristiani ad andare in giro ad ammazzare la gente? Com’è possibile che l’opinione che gli islamici siano più violenti dei cristiani sia così diffusa?
Sono gli stereotipi contro i quali Charlie combatte da sempre.
Le idee facili e sceme sono possibili solo grazie a un’amnesia selettiva.
Sono mille anni che gli eserciti europei attaccano l’Islam producendosi in massacri inauditi. Incredibile che si possa dimenticare che è la cultura cristiana che produce i campi di sterminio, la bomba atomica, i desaparecidos.
E che dire della rapina continua verso i popoli dei paesi poveri, con un susseguirsi di guerre criminali?
E chi è che ha inizialmente finanziato il terrorismo che ora attacca le nostre capitali?
Chi ha finanziato i Talebani, Bin Laden, Saddam, l’Isis?
Chi era amico fraterno dei dittatori islamici che hanno massacrato i moderati democratici per decenni?
Oggi nella cultura islamica l’estremismo è potente proprio perché per un secolo i dittatori amici della cristianità hanno sistematicamente sterminato l’ala riformista e progressista della cultura islamica. Migliaia di intellettuali democratici uccisi. Decine di percorsi pacifici verso la democrazia sgozzati nella culla.
Non è incredibilmente contraddittorio, al limite del comico, che tutti i nemici mortali di oggi abbiano iniziato la loro carriera come alleati degli Usa e dell’Europa?
E che dire della pratica della tortura, dei proiettili all’uranio impoverito, dei massacri per errore compiuti dai droni?
Si calcola che la guerra in Iraq abbia provocato più di 600mila morti, direttamente o indirettamente. Chi sono i violenti?

Credo che si sia realmente in una situazione che richiede grande mobilitazione, anche dopo i funerali.
Il messaggio di Charlie è l’unico che ci può portare fuori dal disastro.
Bisogna che la gente sappia che il terrorismo islamico nasce dall’umiliazione che l’Occidente ha infitto all’Islam. La Guerra Santa del Califfato è l’ultimo frutto marcio del colonialismo.
La pretesa di fermare il terrorismo islamico con la sola repressione è infantile. Dobbiamo difendere le nostre città ma dobbiamo anche seguire la via proposta dal Papa: sviluppare il dialogo e la solidarietà, risolvere alla radice i problemi di miseria che abbiamo creato noi occidentali e smetterla di andare in giro per il mondo con i nostri eserciti. Non c’è altra via.
La domanda è: quanti morti saranno necessari per capire che non c’è un’altra possibilità se vogliamo vivere in pace?
L’ondata di razzismo, assalti alle moschee a colpi di granate e aggressioni agli islamici per strada sta montando. E queste violenze indiscriminate contro i musulmani sono il miglior regalo per i terroristi. E sono i signori come Salvini i migliori reclutatori di Al-Qaida. Ogni volta che parla, un islamico decide di passare alla lotta armata.

A questo punto la domanda è: la società civile sarà capace di una reazione vera ed efficace o faremo solo finta?
Il giorno prima della strage di Parigi la capacità di iniziativa del movimento pacifista europeo era a livello lumaca paralitica. Ora siamo nel pieno della tempesta emotiva… Di tutto questo Charlie sono io che cosa resterà fra una settimana?
La risposta l’avremo contando le bare.
(Pregate Wolinski forse adesso due parole a Dio le dice lui!)

Jacopo Fo

Vignette Jacopo Fo

Parigi: e mo’ sono tutti Charlie. Leggi qui l'articolo di Jacopo e guarda le altre vignette


Il nostro programma per l’inverno: fare network!

Per gli appassionati a oltranza della politica, un articolo teorico (molto sintetico)

Soffro di una rara malattia sociale: pensarla altrimenti.
E provo sconcerto (bruciante) osservando che quel che a me sembra logico e essenziale, per gran parte dei progressisti è solo una questione secondaria.

1) Da anni battiamo sulla questione della corruzione e della burocrazia e del non funzionamento della giustizia che sono la chiave di volta della crisi italiana. Ma il movimento progressista non sembra proprio condividere questa priorità assoluta.
2) Siccome non possiamo aspettarci molto da Renzi sarebbe il caso di vedere cosa possiamo fare agendo direttamente sui problemi invece che investire le nostre forze in un’opposizione parlamentare e di piazza che non può portare nessun risultato. Mi riferisco in modo particolare a quel che potremmo ottenere subito sviluppando i gruppi d’acquisto e la consociazione dei consumi. Ma in Italia sono impegnati su questo fronte pochissime persone.

Potremmo sviluppare l’economia alternativa creando finalmente il NETWORK ETICO GLOBALE. Per riuscirci abbiamo bisogno di alcuni strumenti, qualcuno sta provando a organizzarli senza trovare il sostegno necessario, il che porta a risultati encomiabili ma insufficienti.
Ecco la mia idea, ci servono (possibilmente subito):

- una rete di connessione tra i siti progressisti  (stradaalternativa.it raccoglie “solo” 550 siti)
Questa rete dovrebbe essere connessa con un sistema consociato di vendita degli spazi pubblicitari. Oggi i siti del movimento generano un traffico enorme, pari a quello dei grandi gruppi editoriali, ma la loro frammentazione impedisce la raccolta pubblicitaria. Ogni anno buttiamo via milioni di euro che potrebbero dare forza enorme alla nostra capacità di comunicare il nuovo. Critichiamo lo spreco e l’irrazionalità della pubblica amministrazione ma essere meno spreconi non è una nostra priorità. Inoltre non diamo la possibilità a chi fa economia e cultura alternativa di comunicare con il popolo progressista. E anche questo è un grave danno economico e culturale. Lo spreco del sistema Italia fa il paio con lo spreco di risorse nella galassia progressista; il vizio di fondo è lo stesso. Ma per i progressisti è più grave: come fai a proporre un mondo solidale se non ti interessa cooperare con chi sta facendo la tua stessa battaglia? Questo discorso vale per tutte le possibilità che elenco qui di seguito. Tonnellate di risorse e opportunità sprecate.

- Creare un network progressista vorrebbe dire anche rendere disponibile una mappa delle realtà alternative (ci sono diversi portali che lavorano in questa direzione ma hanno poca visibilità e sono parziali, ad esempio il nostro networketico.it)

- E si potrebbe aggiungere una “borsa” dove le aziende progressiste possano offrire direttamente i loro prodotti, fornendo prezzi e disponibilità.

- E quante migliaia di euro potrebbero risparmiare le famiglie se esistesse un sistema di consociazione di acquisti di servizi e beni durevoli con la possibilità di aderire a una “carta sconti e servizi” nazionale? Per ora esistono solo gruppi di acquisto settoriali come quelli per olio bio, elettricità. C’è poi il GAI per auto ibride che ha superato le 200 auto acquistate.

-Un sistema circolare di baratto di beni e servizi reoose.it sta crescendo ma non ha ancora il successo che merita e non esiste una moneta complementare efficiente). Attivare un sistema di scambio etico svilupperebbe la forza dell’economica alternativa.

- Un sistema di raccolta di investimenti destinato alla crescita di gruppi d’acquisto o di autocostruzione di case e allo sviluppo di imprese etiche ed ecologiche.

- Un sistema di certificazione delle ecotecnologie e dei prodotti biologici ed etici che certifichi anche, sul modello austriaco, la qualità etica ed ecologica di un prodotto dando un punteggio crescente di “impatto sociale positivo e sostenibilità”. In questo modo i consumatori potrebbero scegliere prodotti che non sono solo buoni ma che generano positività. Questo spronerebbe più imprenditori a scegliere il modello si sviluppo alternativo. Anche in questo settore esistono alcune esperienze parziali come Premio Natura e Green Tourism che certifica strutture turistiche ed è appena sbarcato in Italia. A questo sistema dovrebbe essere connesso un portale sul modello di Ciao.it che raccolga giudizi sui prodotti espressi però da un pubblico interessato alla qualità globale.

Perché siamo così in pochi a vedere che queste sono le priorità per cambiare le cose?
Perché temi importanti ma meno determinanti mobilitano centinaia di migliaia di persone mentre su questo fronte siamo impegnati così in pochi?
Vuoi la risposta buona o quella cattiva?
Quella cattiva è che esiste una grande parte degli oppositori che adora incazzarsi per le questioni semplici ed emotive: lo stipendio vergognoso di dirigenti pubblici e politici, le auto blu, i voli privati con gli aerei di Stato, lo spaventoso consumo di carta igienica al Senato sono temi importanti ma il loro effettivo impatto sulla vita della gente è inferiore allo spazio che hanno nell’iniziativa del movimento. Ma questi bersagli hanno il vantaggio di essere di facile comprensione e appariscenti e se ne parli ottieni subito un grande sostegno. Se qualche anno fa volevi strappare un applauso sfrenato in un’assemblea progressista ti bastava alzarti e urlare: “Berlusconi è un cornuto!” E lo dico per esperienza. Mi sono goduto l’applauso e poi gliel’ho detto che era assurdo incontrarsi in assemblea per fare a gara tra chi parlava peggio di B. e che forse era invece il caso di discutere sulle cose concrete che potevamo fare noi per cambiare. Dopo che ho detto ciò mi hanno applaudito in 3. Ma sono soddisfazioni anche queste…

Oggi avremmo bisogno di lasciar perdere i discorsi facili. Dovremmo concentrarci sugli obiettivi di sostanza e mettere insieme le nostre forze e i nostri cervelli.
La caratteristica comune delle nostre proposte è che sono difficili da realizzare.
Servono risorse, energie e capacità. E soprattutto servono persone disposte a scommettere professionalmente su progetti tanto ambiziosi, che richiedono lavoro a tempo pieno.
È difficile trovare persone che siano al contempo capaci e disposte a essere pagate per un lavoro difficile e pieno di incognite, sulla base dei risultati accettando il rischio dell’insuccesso.
Per questo e per questioni di intolleranza agli apparati burocratici e al centralismo democratico assembleare abbiamo da tempo rinunciato alla speranza che un partito politico tradizionale faccia suo questo programma. Ci ho provato con l'Italia dei Valori, con il M5S e con Sel, e pure con la sinistra del Pd, ma non c’è stato niente da fare. Guardano altrove.
Ma mentre facevamo questi tentativi, tanto per provarci, non abbiamo smesso di valutare un’ipotesi alternativa intorno alla quale Alcatraz ha continuato a crescere in questi anni, senza riuscire ancora a rendere palpabile l’esistenza di un’organizzazione che non è né un partito né un movimento né un sindacato ma una rete di professionalità e progetti.
Qualche settimana fa ho annunciato che si era conclusa la costruzione della macchina. Cioè abbiamo finalmente tutti i pezzi che ci servono. Il 2015, a Dio piacendo, lo dedicheremo a far germogliare le interconnessioni, le strutture, le opportunità che abbiamo messo assieme e che già hanno cominciato a lavorare in sinergia.

E sarebbe innanzi tutto auspicabile che qualcun altro venisse a darci una mano. Non chiediamo tanto, una decina di persone. Ma anche tre sarebbero sufficienti. A patto che sappiano fare il loro mestiere.

Ti interessa?

Per una descrizione dettagliata della “macchina” vedi La gioia sta arrivando!

Jacopo Fo


Mangiare cibo biologico senza condirlo con l’arte e la comicità fa male.

L’arte non è un optional. Non è una cosa che puoi fare o non fare.
L’arte è un nutrimento essenziale.
L’arte del gioco, dell’amore, del giardinaggio, della cucina, insieme alle arti classiche, sono uno strumento formidabile di iniziativa sociale.
E se poi all’arte unisci la filosofia del ridere (che non inquina e non ingrassa) ottieni uno strumento potente per rendere la tua vita più divertente e per migliorare la società.
Il grande limite che unisce oggi il governo e l’opposizione è la mancanza del senso dell’arte e dell’empatia.

E siccome la situazione sociale è difficile e impantanata credo che sia il momento giusto per lanciare un appello alla mobilitazione artistica nazionale. Serve un’ondata creativa che risvegli gli animi e i desideri ed eroda questa cappa di pessimismo e delusione che è il principale nutrimento della crisi economica e morale.

Vedendo che la maggioranza degli italiani resta indifferente a scandali come quello della mafia romana, scandali continui e abnormi, c’è da stupirsi. E c’è da stupirsi che quasi nessuno abbia voglia di alzare la testa e di imporre la fine dell’impunità, del delirio burocratico, dei processi infiniti e degli assolti per prescrizione… Quante volte lo abbiamo detto?
Evidentemente non è sufficiente, la controinformazione ormai è superflua, la gente sa come stanno le cose e se ne frega.
E più rifletto su questa paralisi più mi rendo conto che continuare a ripetere gli stessi discorsi è ormai sintomo di delirio compulsivo. Dobbiamo assaltare le trincee dell’indifferenza usando altri strumenti, inventando altri linguaggi, possiamo penetrare le barriere del vuoto mentale preconfezionato con lo stupore, il comico, il surreale.

Si impone un cambiamento. Nel 2015 Alcatraz diventerà, ancor di più, un centro di resistenza artistica. Ci dedicheremo in modo prioritario a organizzare gruppi creativi, video, spettacoli, laboratori.
E vediamo se riusciamo a invadere pacificamente, col divertimento, gli strati abulici della mente collettiva.
E' o non è un bel movimento?

E tanto per iniziare, dopo 33 anni, abbiamo cambiato il programma di Alcatraz per Capodanno e per l’Epifania. A fianco del tradizionale corso di Yoga Demenziale terremo due laboratori creativi (vedi alcatraz.it).
Ognuno porterà le sue idee ma per cominciare abbiamo anche una proposta da farti: creare insieme un’opera multicanale (vedi sotto).
Per 10 giorni Alcatraz diventerà un centro di propulsione emotiva, di studio cromatico, di esaltazione del bello, di trasmutazione danzante. E chi vorrà potrà partecipare via web: trasmetteremo tutto in diretta e raccoglieremo contributi anche da migliaia di chilometri di distanza (questo fatto che siamo interconnessi mi eccita…)

Facciamo un nuovo media. E che sia divertente.
Da giorni sto riflettendo sulla possibilità di creare qualche cosa di completamente diverso.
L’esplosione dei social network, di Youtube e degli altri sistemi di interconnessione ha aperto nuove sterminate possibilità ma fa anche sì che la nostra comunicazione sia frammentata su diversi canali.
L’idea è quella di creare una sorta di rivista che riunisca periodicamente tutto il marasma che produciamo.
Non ho ancora le idee chiare ma vorrei non chiarirmele da solo.
Provo quindi a esprimere quel che mi passa per la testa come provocazione per i cervelli di chi ha interesse per una simile impresa.
Innanzi tutto oggi la forza di FB è la continuità del messaggio. Grande vantaggio postare vari messaggi al giorno e interagire con commenti. Ma è anche dispersivo e la pagina del social network diventa una gabbia (nel senso della gabbia grafica), semplice ma limitante.
Immagino per prima cosa una comunicazione scadenzata, l’uscita della meta-rivista è un evento che avviene il 27 del mese ed è accompagnata da un web party, durante il quale il collettivo degli autori presenta l’opera e ne discute con i lettori in diretta, dalle ore 21,30 in poi.
La rivista potrebbe presentarsi come una schermata web unica, che si scorre magari in orizzontale ed è munita di una colonna sonora/voce fuori campo. Tutto avviene in questa pagina unica, che ha una misura grande; una specie di nastro di immagini ferme o in movimento; la pagina scorre come una lunga striscia colorata; nel monitor vedi via via solo una porzione.
Lo sfondo della pagina è fatto di grandi disegni, vignette e brevi testi, sui quali galleggiano televisori che attivati mostrano racconti, canzoni… Ci sono oggetti che si possono toccare con il cursore e cambiano di colore, di forma o di dimensione oppure si muovono, agiscono, danno vita ad animazioni o aprono bandiere di immagini. Nella rivista c’è ogni sorta di linguaggio: teatro, danza, canto, musica, disegno, fotografia, videoarte, racconto scritto.
Sarebbe poi divertente che ci fosse la possibilità di commentare singole porzioni della lunga striscia che potrebbe contenere pezzi di una specie di “muro” a disposizione degli utenti per aggiungere non solo scritti ma anche suoni, video e immagini.
E si potrebbe poi creare una versione cartacea, come oggetto d’arte a sé, un prodotto materiale per chi non vuole rinunciare a maneggiare la creatività, fisicamente. E potrebbe esserci anche un’appendice in pdf, una specie di “prossimamente” che possa essere inviato (e su questo vorrei parlare con qualche webmaster per sapere cosa e come si potrebbe fare).
Sei dei nostri?

Jacopo Fo


Il Buddha degli idraulici (versione spray)

Premessa
Forse per crescere è inevitabile soffrire.
Ma tu hai già sofferto abbastanza.
Ora hai diritto alla password.

Prefazione
C’è il Dio degli eserciti,
il Dio delle piccole cose,
il Buddha delle periferie,
la Santa Rita da Cascia dei coglioni.
Poi c’è il Buddha degli idraulici.
Quello che quando il rubinetto perde lo aggiusta.

Questo è il libro della grande saggezza del Buddha degli idraulici.

1. Tutti i padri dicono di amare i figli. Ma è una balla. Se fosse vero quando nevica le strade sarebbero piene di pupazzi di neve.

2. Come ebbe a dire un giorno Jean-Jaques Rousseau: “L’essere umano, sostanzialmente, è una gran testa di cazzo. Però ci sono dei giorni, che con una luce particolare può sembrarti un Dio”.

3. Esprimere a Dio la tua incondizionata ammirazione e la tua totale sudditanza estatica mi sembra un atteggiamento un po’ da leccaculo.
Dio si deve impegnare di più. Sono migliaia di anni che gli esseri umani si maciullano e si massacrano. E non è che Dio può venirci a dire che lui è innocente. Il difetto sta sempre nel manico. Mica l’ho fatta io questa cagata di guazzabuglio di galassie in fiamme e ragazze anoressiche che odiano il sesso orale perché contiene troppe calorie!
Eccheccazzo.

4. Se aspetti di essere sicuro che quel che fai sia perfetto prima di farlo, allora in tutta la tua vita non riuscirai a fare neanche una scoreggia.

5. Non credere a tutto quello che ti raccontano i giornali.
La stampa mente, la tv mente, la radio mente.
E anche la tua mamma non ti ha detto la verità su Babbo Natale.

6. “La vita fa schifo” disse la donna delle pulizie alle quattro di notte guardando il cesso della birreria “Il vecchio pirata” di Edimburgo.
Non aveva tutti i torti.

Vuoi picchiare un lottatore di Sumo?
Va bene, ma non precipitare le cose.
Il primo passo per realizzare il tuo sogno è trovare un lottatore di Sumo masochista.

7. Se fossimo nati per soffrire le donne invece delle tette avrebbero due rubinetti.

8 . Per farmi accettare le tue scuse dovresti convincermi che non sei venuto all’appuntamento perché eri morto.
Non mi basta che tu fossi svenuto, ferito, contuso.
Dovevi essere morto, clinicamente morto.
Possibilmente con la testa staccata dal collo.
Allora potrei diventare comprensivo.
(Le scuse sono la leva del Diavolo).

9. La vita non ha senso.
Questo è il problema.
Il senso glielo devi dare tu.
Non è facile.
Devi far finta di essere Dio e chiederti se avresti preferito non creare niente e restare solo al mondo per altri 20 mila miliardi di anni.
Dopo così tanto tempo, forse, anche il rischio di dare ad Adolf Hitler la possibilità di esistere ti potrebbe sembrare un’alternativa da prendere in considerazione.

10. Il mondo non è perfetto. Anzi per dirla tutta ogni tanto fa un po’ schifo.
Ma Dio non ne ha colpa.
Avrebbe voluto creare un mondo migliore ma non aveva i mezzi.
Dio non è onnipotente.
E solo più abile della media dei commercialisti.
Esistono altri dei che creano mondi perfetti dove la donna meno bella è Marilyn Monroe e il tuo sistema immunitario usa il tritolo contro i virus.
Quando fanno le feste tra di loro tutti prendono per il culo il nostro Dio perché da noi le ragazze rischiano la cellulite.
E lui ci resta male.

Dobbiamo assolutamente darci da fare per migliorare questo universo.
Conviene a tutti.

11. Mai uno che dica che vuol fare la guerra per trombasi la moglie di un generale.
Trovano sempre giustificazioni più decenti.

12. Ci sono animali migliori di noi.
Ad esempio gli orsi bianchi sono bellissimi.
Però noi abbiamo i fucili.
Che è meglio.

Per centinaia di milioni di anni gli esseri umani sono stati una specie di giocattolo per il regno animale.
Non avevamo artigli, zanne, unghie retrattili, code a martello, pungiglioni, denti avvelenati.
Non volavamo, non eravamo capaci di andare sott’acqua, non correvamo veloci.
Quando gli altri animali non sapevano che cazzo fare dicevano: “Andiamo a fare male agli esseri umani che sono così deboli e brutti!”
E tigri, leoni, serpenti, orsi, lupi, rinoceronti, elefanti, zecche, cimici, pulci, zanzare, scorpioni, risolvevano così i pomeriggi noiosi.
Merda!
Ci siamo rintanati nelle grotte, abbiamo usato il fuoco per sbarrare l’entrata, abbiamo imparato a costruire asce di pietra, aghi, pentole, muri, trapani, mulini a vento, frullatori col turbo. E quando abbiamo avuto bazooka abbastanza potenti siamo usciti fuori e abbiamo sterminato tutti quegli animali stronzi.
E abbiamo trasformato questo pianeta di cacca in un bel drive-in con asfalto a perdita d’occhio.
Ora i nostri bambini possono giocare in pace.

13. Tu sei onnipotente!
Guarda un sasso. Digli: “Non muoverti”. Vedrai che ti ubbidisce.
Ordinare ai sassi di mettersi a volare è stupido.
Perché dovrebbero farlo?
I sassi adorano stare fermi e ascoltare il vento che gli solletica le molecole.

14. Nuvole, come donne nude distese nel cielo.
C’è tanta di quella poesia in ogni battito di farfalla che anche una merda di vacca a volte riesce a commuovermi.

15. Nessuno sa esattamente perché le galline abbiano smesso di volare.
Ma date loro un buon motivo e vedrete che ricominceranno.
In nessun caso invece gli aerei riusciranno a fare le uova.

16. Siate realisti. Solo gli avvenimenti veramente improbabili hanno qualche probabilità di realizzarsi.
Beh, forse questo non è tutto vero.
Ma chi l’avrebbe mai detto che il Muro di Berlino sarebbe crollato così velocemente?
Tutti abbiamo qualche colpo di fortuna nella vita.
Ognuno secondo le proprie aspirazioni. I cercatori di tesori trovano galeoni affondati pieni d’oro, agli stitici al massimo gli viene la diarrea.

17. Se non ci sei quando ti sparano non riescono a colpirti.
E se ti colpiscono, rantolando, digli che hai nascosto 20 milioni di dollari dietro allo specchio, in un appartamento al terzo piano in via Garibaldi… e poi muori. Senza dirgli né il numero civico né la città. Ma sai quanto gli rode?

Jacopo Fo


Hai diritto di vivere?

 
Soffri per una lesione primaria al sentimento di avere il diritto di camminare su questa terra?
(A proposito dei fatti miei…)
 
Continuo ad accorgermi che in italiano mancano le parole per esprimere parecchi concetti.
Ad esempio, il sentimento del diritto di essere.
Si è parlato a fiumi di autostima.
Ma sinceramente io di autostima ne ho fin troppa. Nel senso corrente della parola: l’autostima è intesa come la convinzione di essere capaci di realizzare un progetto, di riuscire in un’impresa. Una cosa importante, fondamentale per vivere bene.
Ma qui vorrei parlare di un sentimento diverso (anche se il concetto è confinante). Un’idea che meriterebbe una parola a sé.
 
Tra i tanti regali che ho ricevuto dalla mia famiglia l’autostima è certamente importante. Quando avevo 18 anni mio padre mi disse che dovevo costruire una ventina di maschere di cartapesta. Io obiettai che non sapevo come fare. Lui mi mandò quattro giorni dal grande Donato Sartori, ad Abano Terme a imparare. 
In casa si dava per scontato che si poteva fare tutto. Bastava informarsi sulla tecnica necessaria e non aver paura dei fallimenti, la vita è una gara di resistenza, se insisti alla fine ci riesci. Nessuno prendeva in considerazione l’idea che non fossi capace di fare quel che mi si chiedeva. La fiducia ha una grande potenza e se tutti sono convinti che ce la puoi fare è probabile che tu ci riesca. E, in effetti, consegnai le maschere stando nei tempi del debutto dello spettacolo dei miei…
Per quanto riguarda invece il diritto di essere in famiglia c’era una visione molto dura: non ce l’hai, te lo devi guadagnare.
Mia madre mi ha tirato su dicendomi che dovevo diventare un vero comunista. Il che voleva dire molte cose. Prima di tutto essere comunista non è una cosa come essere dell’Inter o del Milan. Essere comunista è uno stile di vita, una serie di scelte, un modo di pensare e di agire.
E se si dava per scontato che ci sarei riuscito ma era sottinteso anche che avrei dovuto sudare per arrivarci.
Il mondo era pieno di comunisti di carta velina.
(Ovviamente in famiglia si giudicava che le dittature socialiste non avessero niente a che vedere con il Vero Comunismo… Mia madre rischiò di farci sterminare tutti all’aeroporto dell’Avana, litigando con gli ufficiali della sicurezza per il loro burocratismo idiota e prepotente. E i miei ritirarono l’autorizzazione a rappresentare i loro spettacoli in Urss dopo l’invasione della Cecoslovacchia…).
 
Quest’idea del corrispondere con le azioni alle proprie idee è per molti versi giustissima ma ha una controindicazione che a me è costata cara: l’idea di non avere il diritto di essere in quanto persona vivente e la tendenza a giustificarsi con l’azione per ripagare la fortuna di esistere e di essere pure un privilegiato per molti versi…
Il fatto di pagare il mio livello di privilegio con una serie di handicap (tipo bombe in casa o il dover andare a scuola scortato dalla polizia) non esauriva il costo morale ed etico dell’esistere.
In questo sono molto vicino ai problemi che vivono le persone di confessione protestante: Dio ti dà una certa quantità di talenti e devi dimostrare la tua fede facendoli fruttare. Un’idea edificante che contiene i germi di una grande sofferenza.
 
Sono arrivato a un’età che suggerisce i bilanci esistenziali.
E guardando a quel che ho fatto e a come l’ho fatto vedo che troppo spesso, in casa e fuori, mi sono sentito in dovere di fare parecchie cose spinto dal bisogno di pagare il lusso di vivere, di essere accettato, di essere amato. Ho coltivato un sentimento di essere in debito con tutto e forse questo sentimento di inadeguatezza mi ha limitato parecchio. E' un sentimento che comunichi in mille modi e che risulta irritante per le persone… Il che è comprensibile… Qualche anno fa la mia amica e grandissima persona, Gabriella, me lo ha detto… Ma ho impiegato un po’ a digerire il concetto.
 
Ora che sono cresciuto un po’ di più posso dire che la vita ha senso se la vivi intensamente, e non ci riesci se non hai un atteggiamento solidale verso gli altri. Perché sono le relazioni il sale della vita e agire in favore della collettività è il più grande lusso.
E credo che nella mia vita di essere stato un buon comunista, e a volte non è stato facile, ma credo anche di avere il diritto ad essere a prescindere dalle mie capacità. A prescindere da quanto io sia abile.
 
Il che non vuol dire che sia positivo rinunciare ad alzarsi dal letto e concludere qualche cosa di utile e di bello…
Realizzare i sogni è la più grande fortuna che si possa incontrare. La passione è essenziale. Ed essa, certo, comporta l’impegno. E non c’è risultato senza la determinazione, possibilmente incrollabile, nel perseguire i propri obiettivi.
Ma non credo che le “buone azioni” debbano essere considerate la tassa che ti dà diritto a vivere.
 
E mi chiedo anche quante persone abbiano interiorizzato questo tipo di senso del dovere, questo sentimento di dover pagare il diritto alla vita, e a quanti questo sentimento sia già costato troppo.
Per quanto mi riguarda è ora di smettere.
Sono un buon comunista perché assaporo la bellezza del vivere e credo nell’ottimismo della storia. Costruiremo un mondo veramente migliore se sapremo godere delle cose migliori del mondo come è adesso… Adoro De André ma si sbagliava: dai diamanti non nasce niente ma non nasce niente neanche dalla merda. Le cose buone nascono dallo stupore per il fatto stesso di essere vivi e di scoprire che abbiamo un’incredibile occasione per camminare su questa terra. E che ne abbiamo pieno diritto. Milioni di spermatozoi e centinaia di ovuli avrebbero voluto nascere, noi abbiamo vinto la lotteria, siamo nati e siamo ancora vivi. E questo è grande, illimitato e assoluto!
Camminerò su questa terra per tutto il tempo possibile e sperimenterò tutte le sensazioni possibili.
E non esiste ragione al mondo perché io non mi senta in diritto di farlo. Non è un’opzione è un dovere assoluto: onorare la fortuna del vivere.
Aug!
 
Jacopo Fo

Uomo: cosa succede se mentre fai pipì prendi la mira?

 

 
(A proposito del rapporto tra pensiero, azione e benessere del corpo)
 
Qualche anno fa l’associazione urologi inglesi lanciò una campagna di prevenzione dei disturbi prostatici molto particolare.
Distribuirono dei sacchetti che avevano lo scopo di finanziare la ricerca. Sacchetti che curiosamente contenevano delle palline di circa un centimetro di diametro composte di una sostanza galleggiante ed effervescente. L’uso era gettare una pallina nel wc e poi fare pipì cercando di colpirla provocando il vistoso aumento dell’effervescenza e il rapido annichilimento della suddetta pallina galleggiante.
Lo scopo era più di comunicazione che di sostanza: le palline avevano un costo proibitivo e solo pochi miliardari avrebbero potuto utilizzarle quotidianamente.
L’obiettivo dell’operazione palline era di rendere comprensibile una delle più recenti conquiste della ricerca urologica: la scoperta che l’uomo, per atavici motivi, quando cerca di colpire un bersaglio facendo pipì e può osservare l’effetto devastante del proprio getto urinico, prova una grande soddisfazione limbica e al contempo modifica il modo in cui utilizza la muscolatura vescicale, compiendo così una benefica ginnastica che tonifica le fibre; detta ginnastica quindi, andando a sciogliere contratture muscolari, migliora la circolazione sanguigna, ultimo effetto di codesta pratica è di conseguenza la riduzione di fenomeni come l’ipertrofia prostatica.
Questa scoperta, non dando la possibilità concreta di pubblicizzare un nuovo prodotto, non ha avuto una forte promozione tra gli addetti ai lavori. Nessuna casa farmaceutica ha valutato potesse essere remunerativo produrre simili palline e sguinzagliare migliaia di informatori medici, armati di viaggi premio alle Maldive, alle costole dei dottori della mutua.
 
Resta il fatto che si tratta di uno dei cippi che indica un interessante confine della ricerca clinica, quello del rapporto tra le modalità delle nostre azioni, la nostra partecipazione emotiva a queste azioni e il buon funzionamento del nostro organismo.
Potremmo parlare di intenzione/risultato di un’azione oppure di submodalità emotivo-simbolica di quel che fai.
Questo dipartimento della neurofisiologia comprende anche il modo di pensare. Ormai si sa che certe idee negative fanno male alla salute ma è importante comprendere che l’effetto del pensiero diventa realmente potente perché determina non solo idee ma modi di compiere un’azione. La dottoressa Fabrizio, docente all’Università La Sapienza di Roma, ha a lungo sperimentato un metodo efficace contro alcuni tipi di malanni cronici, ad esempio l’emicrania con aura, incentrato sulla presa di coscienza del malato della qualità di una serie di gesti quotidiani che diventano potenti proprio perché continuamente ripetuti.
Chiaramente questa osservazione (e il successivo cambiamento della submodalità) va applicata a numerose azioni.
Ad esempio la Fabrizio lavora sul modo di sedersi. Ha un certo peso il fatto che una persona non abbia l’abitudine ad accomodarsi al meglio sopra una sedia, appoggiandosi allo schienale; è negativo se si siede come se fosse pronta ad alzarsi subito, si siede sul bordo della sedia invece che al centro, non si appoggia allo schienale, non è a suo agio. Questi modi di fare attivano i muscoli in modo sbagliato e alla lunga creano una serie di danni e malfunzionamenti. Queste modalità (o submodalità, come le definisce Milton Erickson) portano con sé un sentimento, un modo di pensare, che non dà a quella persona “il diritto” di sedersi comodamente, di sentirsi a suo agio, contengono mancanza di autostima e sensazione di non avere sufficienti diritti e potere e ha sicuramente effetti negativi sullo stato d’animo, il senso di sé e quindi riducono il benessere… Ma è particolarmente interessante osservare che l’effetto negativo sul corpo di un pensiero, massifica la sua azione originando un modo di muoversi innaturale. Quindi agire sullo stato psicologico senza agire sulla coscienza del modo di muoversi che da questo discende, riduce enormemente le potenzialità della cura.
 
Su questo terreno stiamo studiando e sperimentando all’interno della Scuola di Naturopatia Complementare, cercando di raccogliere esperienze di diversi ricercatori e terapeuti e cercando di capire in che direzione possiamo realizzare sperimentazioni.
Per ora siamo riusciti a individuare una serie di titoli e di domande.
Eccole.
 
- Che peso ha il modo nel quale “ascolto” la malattia? Ho sperimentato che la mia passione per l’ascolto delle sensazioni mi  ha portato a un danno notevole perché a un certo punto ero entrato nella “contemplazione del dolore”. In un modo che ancora non so spiegare era come se il mio inconscio avesse mal interpretato qualche cosa… Io ascoltavo il dolore, perché il dolore è un messaggio del corpo che deve arrivare da qualche parte per innescare il meccanismo dell’autocura… In qualche modo mi sentivo gratificato dalla mia capacità di sopportare (psicopatologia spartana!); il mio irrazionale ha interpretato questo atteggiamento, e la pratica dell’ascolto del dolore, come una richiesta di dolore e ha iniziato a fornirmene in gran quantità. Fino a quando ho capito che così stavo sempre peggio e avevo mille acciacchi… Ho quindi smesso di concentrarmi sul dolore per sentirlo meglio e ho iniziato a cercare di ascoltare le sensazioni diverse, guardare altrove, pur senza oppormi al dolore (opporsi, contrarsi, quando si prova dolore non funziona perché rende più difficile per il corpo “capire” quale è lo squilibrio e quindi cosa fare per intervenire. Il dolore è parte della cura in quanto è una comunicazione urgente).
 
- Nel caso di ferite, ulcere e simili quanto è importante se io creo un’area di contrazione intorno alla ferita e contemporaneamente considero quell’area sporca o cattiva o brutta?
Pensare di muovere al rallentatore la pelle intorno a una ferita ha un effetto positivo perché costringe a tonificare la pelle e i muscoli della zona? (vedi articolo settimana scorsa). E poi è meglio se unisco al micromovimento un sentimento di amore e riconoscenza verso la parte malata, in quanto si è sobbarcata l’onere di ammalarsi per mantenere il mio organismo in equilibrio (la malattia è il modo che il corpo a volte sceglie per riequilibrarsi o per tamponare uno squilibrio. Cioè il sintomo è parte dell’autocura).
 
- Gli stati emotivi provocano processi mentali ma anche movimenti muscolari e altri fenomeni fisici. Probabilmente per questo motivo azioni che creano emozioni e conseguenti sensazioni emotive possono generare guarigioni… È il caso dell’efficacia di alcuni procedimenti sciamanici ma anche il motivo per cui ho benefici durante una crisi di emorroidi giocando ai videogames sparatutto?
 
- Camminare guardando per terra piuttosto che al disopra della linea dell’orizzonte (come sarebbe naturale) determina cambiamenti della modalità con ricadute sulla spina dorsale oltre che sull’umore?
Camminare pestando i piedi per terra oltre a distruggere i menischi crea danni a cascata alle relazioni interpersonali e alla fisiologia? Attraverso quali meccanismi questo succede?
 
- Quando respiri in modo naturale espandi i polmoni in fuori, verso l’alto, ma anche e soprattutto verso il basso. Il movimento del diaframma spinge in basso (di alcuni centimetri!) tutti gli organi interni, dal cuore e il fegato fino a vescica e intestini. Quando espiro il diaframma risale verso l’alto portando con se gli organi interni. Questo movimento genera anche un’azione di sostegno fondamentale al lavoro di pompa svolto dal cuore.
È da notare che anche il contemporaneo movimento verso l’alto dei polmoni durante l’inspirazione, seguito da un movimento verso il basso quando si lascia uscire l’aria, è importante anche se muove meno apparati interni; ha comunque un effetto tonificante essenziale e supporta la circolazione sanguigna della parte superiore del corpo. 
Ovviamente i polmoni hanno anche un movimento orizzontale di espansione… Sostanzialmente il palloncino dei polmoni si gonfia e sgonfia, producendo un movimento di andata e ritorno in tutte le direzioni.
Respirare avendo un’idea errata del respiro crea una serie di danni a tutti gli organi che dovrebbero essere tonificati e sostenuti da questo movimento. In questo caso una visualizzazione sbagliata del movimento genera un peggioramento della qualità muscolare. Il fatto di non percepire la modalità del respiro in modo corretto agisce negativamente sul modo di respirare. Ad esempio, a causa di una serie di lezioni di yoga impartitemi da insegnanti ben poco informati, ho maturato un’idea nella quale l’espirazione era connessa a un rilassamento del ventre, quindi a un cedimento degli organi interni verso il basso, contemporaneamente pensavo che muovere i polmoni anche verso l’alto e in fuori fosse cosa da militaristi violenti (pancia in dentro, petto in fuori). Il che mi ha inferto problemi di pressione eccessiva dall’ombelico in giù e contemporaneo eccesso di rilassamento dei tessuti… Ma ovviamente questo errore di movimento ha dietro anche un’immagine di sé che è difettosa anche dal punto di vista psicologico. Non mi vedo come una sfera pulsante con grande forza e unità ma un po’ mollusco troppo rilassato. Il che comporta danni emotivi e relazionali. Cioè vengo “sentito” come un pastina.
 
PS
Questo articolo fa parte di una serie di testi che sto scrivendo per contribuire allo sviluppo della Scuola di Naturopatia Complementare di Alcatraz. Si tratta di un percorso di formazione professionale ma anche di un ambito di ricerca, incontro e discussione tra diverse esperienze. A marzo inizierà il secondo ciclo di lezioni.
 
La Scuola di Naturopatia Complementare ha un costo elastico: si paga a seconda delle possibilità.
 
Jacopo Fo