cacao della domenica

Ecologia: ci sono 3mila euro all’anno per te. Li vuoi? Dacci una mano!

Martedì alle ore 14,30 presenteremo al Senato il Libro Bianco di Ecofuturo, scaturito dal festival dell’anno scorso ad Alcatraz.
La nostra ricerca dimostra che l’Italia butta ogni anno dalla finestra 200 miliardi di euro, più di 3mila euro a testa.
Non c’è nessuno che nega che dalle ecotecnologie possa venire un forte impulso per la ripresa dell’economia (e un milione di posti di lavoro, come minimo…) ma le cose vanno estremamente a rilento.
Ecco perché stiamo lavorando per riuscire a unire un fronte di persone di buon senso, disposte a superare le divisioni per ottenere alcuni semplici cambiamenti ampiamente finanziabili con i risparmi ottenuti.
Molto spesso si tratta addirittura di microriforme a costo zero.
Ad esempio, le casse dei Comuni italiani sono vittime di un regolamento assurdo che prevede che le biomasse ottenute dalle potature e dagli sfalci degli spazi verdi siano conferite in discarica, il che ha un costo e impedisce ai sindaci di ricavare denaro dalla vendita di questi scarti vegetali.
È stata lunga la battaglia su questa questione ma alla fine, il 27 maggio, è stata modificata una sola parola nel regolamento sui rifiuti. Secondo i calcoli della Fiper questo salutare cambiamento normativo permetterà ai Comuni di incassare più di 200 milioni di euro all’anno.
Questo piccolo ma concreto risultato ci convince a insistere.
E siamo così riusciti a mettere insieme, nell’incontro al Senato (incredibile ma vero) molte associazioni ecologiste e parlamentari del Pd, di Sel e del M5S!

I settori nei quali si potrebbero tagliare i costi o si potrebbero ricavare denari sono moltissimi. Si va dai biodigestori che permettono di produrre gas combustibile dai liquami umani e animali, all’isolamento termico, a nuovi sistemi per produrre energia e calore (geotermia, idrico, eolico…), ripulire i fondali dei porti, produrre bioplastiche dagli scarti agricoli…
(Per la lista completa ti rimando al Libro Bianco di Ecofuturo).

Quel che voglio dire qui è che ci troviamo di fronte a un problema che spesso viene malinteso.
In un’Italia sconvolta dalle ruberie e dallo strapotere delle lobby è facile pensare che anche il grande ritardo sulle ecotecnologie sia dovuto agli inciuci criminali. Certo anche il malaffare ha il suo peso ma 30 anni di esperienza come promotore ecotecno mi insegnano che, INCREDIBILMENTE, disonestà e lobby rappresentano solo una piccola parte del problema.
Siamo gli ultimi in Europa nell’uso dei pannelli solari termici. Non c’è nessuno che impedisce agli italiani di capire che il sole può scaldare l’acqua per fare la doccia.
E in questo caso esiste la possibilità di detrarre parte del costo della spesa dall’Irpef. Inoltre le banche, per questo tipo di interventi sono disponibili a prestare i soldi e lo fanno pure a tassi convenienti. Quindi, spalmando l’investimento su 10 anni si ottiene un risparmio. Eppure arriviamo a stento ad avere un quinto dei pannelli solari di Austria e Grecia.
I cittadini italiani sono i più spreconi d’Europa, e lo Stato spreca addirittura cinque volte di più delle famiglie. ORRORE!!! Ma le assicurazioni sprecano sei volte di più, le banche sette volte!!! Ho sempre pensato che banche e assicurazini fossero le entità più attaccate al denaro. Invece si scopre che non è così. Riescono a bruciare (letteralmente) più soldi dei Comuni.
Il problema è culturale.
E lo vediamo nella difficoltà che da anni incontriamo nel far conoscere le possibilità offerte dalle ecotecnologie.
Si tratta di argomenti che solo raramente, per strani fenomeni mediatici, diventano interessanti per i giornalisti.
E anche il movimento progressista non ha ancora messo in cima alle sue priorità la rivoluzione verde.
Sento molti sindaci lamentarsi perché non ci sono più soldi per le amministrazioni locali. Ma raramente qualcuno chiede loro perché non hanno sostituito le lampadine dei lampioni. Un mare di soldi… Milano e Roma hanno bollette che superano i 20 milioni di euro. Si potrebbero tagliare almeno dell’80%.
I pochi Comuni che lo hanno fatto vengono raramente citati per non offendere i sindaci di sinistra, da Cofferati, a Pisapia a Chiamparino a De Magistris, che non hanno neppure iniziato a tagliare veramente i pantagruelici costi energetici e sfruttare per il bene dei cittadini le risorse disponibili (non capiscono proprio che la cacca è oro!).
Ed è anche assurdo che questo argomento abbia sia così poca attrattiva per i progressisti in genere. Quando scrivo su questi argomenti il numero di condivisioni su FB crolla. Chissenefrega. Meglio parlare di altri temi che colpiscono emotivamente di più. Leggiamo fiumi di inchiostro sostenuti da decine di migliaia di “mi piace” sulle auto blu o gli stipendi dei parlamentari. Temi che giustamente fanno infuriare la gente. Ma nella migliore delle ipotesi, se tutti i parlamentari guadagnassero quanto i 5Stelle e le auto blu fossero azzerate, si otterrebbe un risparmio di 10 miliardi di euro all’anno. Dalle ecotecnologie i miliardi di risparmio potenziale sono venti volte tanto. In più, uscire dal modello dei carburanti fossili provocherebbe uno spaventoso aumento dei posti di lavoro, perché le ecotecnologie hanno bisogno di manodopera qui, in Italia. Abbiamo almeno 10 milioni di case da isolare meglio. Ed è un lavoro artigianale colossale che non si può andare a fare in Cina. Ma neanche i sindacati che lottano contro la disoccupazione se ne interessano. È un argomento tabù… Ho incontrato decine di sindacalisti ponendo loro le stesse domande: perché non vi impegnate sulla rivoluzione verde? La risposta non c’è. Ti guardano strano e basta. Soldi dalla merda? Assurdo! Lo pensano ma non hanno il coraggio di dirtelo.

Se sei arrivato a leggere fino a qui vuol dire che sei un tipo strano come me.
Quindi ti faccio una richiesta: ci dai una mano a impestare il web su questo argomento?
Ti va di inventarti video, disegni, fotomontaggi, canzoni per dar forza a questa campagna? Siamo quattro gatti a darci da fare e ogni singolo gatto in più fa la differenza…
Qualunque azione è buona, compreso scrivere a giornali e trasmissioni tv progressiste, chiedendo che diano più spazio. Ti prego: bombardali amorevolmente!
Prima o poi vinceremo comunque perché la storia va in questa direzione. Ma se vinciamo prima è meglio per tutti!
E pure per questo benedetto pianeta…

NB
Dall’1 al 6 settembre si terrà il secondo Festival Ecofuturo. Ne faremo vedere delle belle! Puoi partecipare direttamente o collegarti via web in diretta. Sei dei nostri?

Jacopo Fo


Hai un problema? Rivolgiti al Mammuth!

Abbiamo costruito il Mammuth per girare il demo per il musical "La vera storia del mondo". E ora siamo veramente entusiasti di questa realizzazione.
Il Mammuth è decisamente espressivo, ti guarda e a volte sembra che ti capisca proprio. Una creatura fantastica. Ci siamo innamorati. E ora vorremmo condividere questo grande sentimento. Hai un problema? Forse il Mammuth ti può aiutare!
Vuoi chiedere al tuo amore di sposarti? Vuoi animare la festa del paese? Vuoi protestare in piazza? Approfitta del Mammuth. Può venire direttamente da te e sprigionare tutta la forza creativa che contiene! Il Mammuth è l'equivalente pacifista della bomba atomica. E non sporca! Come fai a vivere senza il Mammuth? Per informazioni su come avere il Mammuth a casa tua con un costo ridicolo scrivi a elena chiocciola alcatraz punto it. Non perdere questa occasione!!! Barrisci!


Intercettazione telefoniche Mafia di Roma

Gli italiani si chiedono: "Com'è finita con la ragazza dotata di tette pazzesche?"

Diciamo la verità: questo è l'interrogativo che assilla gli italiani, intesi come maschi. Alle italiane interessa meno.
Nelle intercettazione dei dialoghi tra le bestie che avevano scoperto che la disperazione dei migranti rende più dell'eroina, brilla un dialogo oltre i limiti del trogolo.
Uno dei furbetti racconta in totale stato di esaltazione onanistica che ha appena assunto una ragazza di rara bellezza e dotata di protuberanze frontali che vengono aggettivate in modo entusiastico.
Ma non è amore. È solo la pubblicità del prodotto da barattare. Lo scopo della descrizione è valorizzare una merce di scambio: te la mando... vedrai... E dall'altro capo del filo l'altro risponde, con i pantaloni già abbassati:  sì! Mandamela mandamela!!!!!
Ora c'è da dire che le forze dell'ordine, forze pervase da rigurgito crudele, han deciso di non metterci a parte di quel che succede dopo. Cioè siamo di fronte al solito mercimonio del demonio, con la giovane beltà che si concede al laido porco? Cioè lei si sottopone a un consumistico amplesso nel quale lui la usa e la sottomette, la classica cosa veloce, banale e squallida che appaga l'ansia di possesso del maschio potente, frustrato e insicuro?
Oppure (cavolo!) la bella si rifiuta di giacere con la bestia? Lui sbava cretino e lei gli dice in faccia: "Mi fai schifo ribrezzo e noia, sei un vigliacco e puzzi!" Cavolo! Così si fa! Roba da mandare in onda con sotto le note dell'Internazionale! E vaiiiiii!
Ma c'è anche una terza ipotesi!
Lei ci sta, ma solo una volta. E sadicamente gli impone di fare sesso sul serio, non si accontenta di un'unione senz'anima, vuole la passione, vuole il desiderio. E è lei che scopa lui, selvaggiamente. E lui dà fuori di testa perché si rende conto di non aver fatto sesso veramente, col cuore, neppure una volta in tutta la sua vita. E lui si prende una cotta spaventosa. Lei si licenzia e lo manda a fare un bagno. E lui è veramente disperato. E soffre. Oh cavolo, se soffre! Soffre come solo gli uomini senza valore possono soffrire. Perché si rendono conto di essere il nulla dentro un vestito con un pessimo rapporto qualità/prezzo.
Una merda!
Ma, ora che ci penso, ci sarebbe pure una quarta possibilità.
La indovini?
Lui ci prova, tronfio e arrogante. Lei lo rintuzza con qualche risolino. Lo prende in giro. Gli dice che è un bel porco. Ma non ci sta. Lui prova a fare il rude e saltarle addosso. Lei gli afferra il dito mignolo e glielo storce arrivando al limite della frattura. Però il ditino non glielo rompe. Poi gli caccia i polpastrelli del dito medio e dell'anulare tra la clavicola e la giugulare. Un'antica mossa di kung fu. Estremamente dolorosa. E lui si accascia.
Lei gli dà un bacino sulla fronte e se ne va.
E lui perde la testa. Lei si lascia corteggiare. Lui sbava e la copre di regali. Ci mette un mese per riuscire ad appoggiarle la mano sul seno. Deraglia. Lei lo blocca: "Solo dopo il matrimonio." Si sposano. Lei fa sesso con lui una sola volta. Conserva il seme come una diligente stagista americana. E dopo 6 mesi chiede il divorzio. E gli alimenti. Per tutta la vita.
E lui allora sta veramente male.
Sta più male di un profugo siriano.
Perché a quelli lì se gli togli i soldi gli togli tutto!
Sono nariccio del Diavolo.

Jacopo Fo


Il mondo è tutto uno spot!


(Le avventure di Fausto Pernigotti, pubblicitario dirompente)

“Mi faccio un brand da paura!” Urlò l’amministratore delegato in preda a una crisi di autoesaltazione. “Metterò il nostro marchio sulle magliette dei calciatori della nazionale! Lo vedranno tutti!”
Seduti ai lati dell’enorme tavolo del consiglio d’amministrazione stavano una decina di uomini incravattati e di donne estremamente eleganti nei loro tailleur grigio acciaio e nero notte siderale. Pernigotti aveva deciso di indossare un gessato sottile à la mode dei gangster di Chicago per comunicare la sua alterità senza uscire dagli schemi. Era comunque in giacca e cravatta. Sperava anche di incutere un certo timore grazie all’associazione estetica con la malavita internazionale. Era lì per fare il maggior danno possibile.
Quando l’amministratore delegato della Rubinetti e Tubi spa, Antonello Brandirali terminò la sua allocuzione, Pernigotti alzò la mano come se fosse stato a scuola. Il movimento attirò gli occhi di Brandirali: “Dica Pernigotti.”
Il responsabile del marketing sorrise e poi iniziò con voce gentile e armoniosa il suo attacco in tre mosse. Ovviamente non poteva dire all’AD: “Lei sta buttando i soldi dalla finestra perché non capisce un bigolo fritto di comunicazione”. Quindi iniziò con un’apertura a gambero leccante, una mossa di karate aziendale più devastante di un calcio frontale: “Mi sembra sicuramente un’azione potente di rafforzamento del brand! Un investimento sul futuro dell’azienda e anche direi una prova di grande coraggio e ottimismo per un’impresa di medie dimensioni come questa: un impegno a crescere, a sviluppare prepotentemente le esportazioni.” Finito il salamelecco partì con un movimento laterale mimetico, quello che nell’arte marziale del Wing Chun si chiama il barcollare dell’ubriaco, ovvero l’attacco dissimulato: “C’è solo un punto che mi lascia perplesso: il tempo. Mi chiedo se questo sia il momento migliore. Mi spiego: c’è la crisi, i nostri principali clienti sono idraulici, piccoli costruttori, appassionati del fai da te. Tutta gente sulla quale la crisi si è accanita con veemenza. Potrebbero pensare: se hanno i soldi per sponsorizzare la Nazionale vuol dire che questi della Rubinetti e Tubi ci guadagnano un botto sul nostro sangue! Un’idea sbagliata certo, la Rubinetti e Tubi tratta tutti i clienti con il guanti bianchi. Ma certe idee, certo livore disfattista fa presa. Al marketing non interessa se i clienti sbagliano o hanno ragione. Noi dobbiamo massificare gli utili. Credo che dovremmo riflettere sul fatto che potrebbe esserci un’azione pubblicitaria meno costosa e più redditizia nell’immediato. Certo, sponsorizzare la Nazionale è un gran bel colpo. Ma io credo che dovremmo riflettere un poco su quanto sono due milioni di dollari e quando, quando, rientreranno nelle casse dell’azienda…”
E lì si fermò come un terrorista che ha appena acceso la miccia e ora sta a vedere se il ponte salta in aria davvero. Assaporò il gusto della tensione che aveva in gola. Si stava giocando il posto e forse anche la vita di qualche migliaio di persone.
Intanto, la piccola assemblea di dirigenti era entrata in agitazione. Pernigotti aveva violato le due leggi aziendali più importanti:
Uno, mai contraddire il capo.
Due, mai contraddire il capo da solo. Diventi una minaccia per i tuoi colleghi. Chi fa troppo e chi non fa niente sono i due nemici principali di chiunque voglia vivere in tranquillità il tran tran aziendale.
Intanto Brandirali, l’AD, guardava Pernigotti in sospeso: “Eh?” sospirò interrogativo e imperioso nelle stesso momento, come a dire: “E allora, visto che ti sei permesso di contraddirmi di fronte alla mia schiera, spero che tu avrai una cazzo di idea, ma di molto sensata, per far pubblicità alla mia cazzo di azienda!”
Pernigotti, per una frazione di secondo, meditò sul fatto che è curioso che i maschi riescano a condensare in un solo suono, a volte simile a un sospiro, a volte più vicino a un grugnito o a un gemito, una serie complicatissima di concetti e sentimenti. Le donne anche. Ma meno.
Quel tempo, decimi di secondo, che si prese per pensare alle particolarità umane, non era studiato, ma gli venne bene, perché amplificò il valore delle parole che seguirono al silenzio.
“Mi sono permesso di fare una piccola inchiesta sulle ultime tendenze della comunicazione. E ho notato che c’è un trend in grande crescita. Chi ha guadagnato di più negli ultimi 15 anni?
Chi è cresciuto di più? Se potessimo schierare di fronte a noi i capitani di queste industrie vedremmo che tutti hanno stampato in faccia lo stesso sorrisino beffardo. Perché loro hanno scoperto il trucco. La carta vincente nel mondo degli affari di oggi. L’ultimo ritrovato per conquistare l’anima dei consumatori.
E perché solo questi manager sono riusciti a sfondarsi di soldi mentre tanti altri hanno fallito? Perché hanno visto oltre le convenzioni. Cosa hanno in comune queste aziende? Qual è il loro trucco? Incredibile ma vero oggi vince chi regala!
Regalare è l’imperativo assoluto: Google, Facebook, You Tube, WhatsApp… Regalano servizi a miliardi di utenti. Bill Gates ha regalato 35 miliardi di dollari per combattere povertà e malattie. Una cifra che nessuno mai aveva avuto il coraggio di regalare. È come se avesse regalato un impero! Chi mai lo avrebbe fatto? La Danone ha investito 150 milioni di dollari nella lotta alla denutrizione infantile. Body Shop è divento un marchio mondiale rinunciando al packaging e investendo i soldi risparmiati in azioni di sostegno verso le popolazioni che producono le materie prime che l’azienda impiega”.
Pernigotti si fermò a guardare le facce che aveva davanti. Metà dei presenti optava per un'espressione scettica. L’altra metà aveva la faccia d’alabastro.
Ma quel che importava era la faccia di Brandirali, che se non altro risultava attento. Pernigotti si grattò il mento e si rese conto che quella mattina non si era rasato.
“La mia proposta è semplice: con la metà di quel che ci costerebbe la sponsorizzazione della Nazionale potremmo costruire 11mila 111 orti in Africa con Slow Food. Diamo lavoro a centinaia di persone e cambiamo l’economia di 11mila 111 comunità. Poi investiamo 200mila euro per raccontare con una Web serie quel che di buono abbiamo fatto con tutti questi orti, e poi spendiamo altri 200mila euro per far conoscere questi video. E abbiamo risparmiato 600mila euro sui due milioni che costa la Nazionale.”
Pernigotti non aggiunse una parola. Sarebbe stato superfluo e il superfluo generalmente distrugge gli eserciti.
Brandirali lo guardò intensamente. I labbroni leggermente biascicanti tremarono impercettibilmente. Poi disse con la sua voce forte: “Lei Pernigotti ha detto un mucchio di stronzate!”
Pernigotti incassò il tre a zero contraendo il viso visibilmente.
Poi si alzò, sorrise ai presenti e disse in modo chiaro: “Bene, io ci ho provato. Voi ne siete testimoni. E credo pure di essermi giocato la stima che ho accumulato in questi anni. Diciamo che da un certo punto di vista si tratta di uno smacco plateale! Ma da un altro punto di vista chissenefrega. Sono lieto di comunicarvi che un’ora fa ho ricevuto l’sms dell’accredito sul mio conto corrente di una spaventosa vincita alla lotteria. Quindi rassegno le mie dimissioni e vi saluto. Gli 11mila 111 orti me li farò da me. E per il resto della mia vita mi dedicherò a imprese più appassionanti del venire qui ogni mattina alla Rubinetti e Tubi. Buona continuazione a tutti!”
E detto questo prese la sua cartelletta e se ne andò.
Per un lungo istante la sala riunioni fu pervasa da un silenzio esorbitante.
Intanto, lungo il corridoio, Pernigotti camminava contento. Non avrebbe avuto più niente a che fare con quella gente. Igiene per la mente.

Nb
Slow Food patrocina la rete Terra Madre che sta effettivamente costruendo 10mila orti in Africa. Ne hanno già realizzati 1643 che coinvolgono decine di migliaia di persone. Far partire un orto costa 900 euro.
Terra Madre sta anche organizzando a MILANO, per il 3-6 Ottobre 2015 un incontro tra migliaia di contadini di tutto il mondo. Servono denaro, biglietti aerei e case dove ospitare i contadini.
Se vuoi concederti il lusso di appoggiare questo progetto visita wefeedtheplanet.com/it

NB2
Sull’incredibile impresa sponsorizzata da Danone vedi Un mondo senza povertà di Mohamad Yunus, ed. Feltrinelli

 

Jacopo Fo


Abbiamo un grosso problema col mammut!

Quando una bestia molto pelosa, alta 3 metri e mezzo, ti dice che bisognerebbe fare urgentemente qualche cosa, e te lo dice con due occhi lacrimosi ed estremamente grandi, se non hai il cuore di pietra è probabile che ti senta smuovere dentro qualche cosa.
Se poi la bestia in questione è l’ultimissimo della sua specie ormai estinta, le sue parole potrebbero diventare cariche di significati sottintesi molto profondi. Forse troppo. Si rischia di cadere nel mistico.
Forse è per questo che la maggioranza delle persone evita di parlare di filosofia con i mammut.
Anzi molti negano addirittura la possibilità di farlo. Dicono che i mammut si sono estinti da tempo. E dicono pure che i mammut non parlano.
Cazzate.
Ma per dirti tutto devo cominciare dall’inizio.
Dunque…
Forse ti sono sfuggiti gli ultimi sviluppi degli eventi qui ad Alcatraz. Tutto è iniziato con il solito progetto esagerato: realizzare con la Bandabardò un film musical che racconti per filo e per segno la storia del mondo. E decidiamo di iniziare dall’età della pietra e precisamente dalla caccia ai mammut. Che per inciso è una bugia scolastica. Sono state trovate vicino a villaggi antichissime enormi colline di chiocciole di lumaca. Segno evidente che per secoli quei primitivi mangiavano lumache, altro che mammut. Il motivo è semplice: hai mai provato ad abbattere un mammut a sassate? E' un lavoro lungo e pericoloso.
Volevamo rendere l’idea di QUANTO  fosse pericoloso e per farlo avevamo bisogno di un mammut. Ci siamo informati innanzi tutto sulle questioni burocratiche perché in stalla la burocrazia è tutto (o tutto è burocrazia). Abbiamo chiesto alla Asl che tipo di domande dovevamo compilare per tenere in casa un mammut. Ci hanno risposto che era un problema perché il mammut non è nella lista degli animali domestici e neanche in quella delle bestie allevabili a scopi agricoli, alimentari, sportivi o circensi. Il mammut non è un animale contemplato legalmente. Quindi non potevano darci il microchip che è obbligatorio, perché non c’è la categoria e il microchip deve per forza essere impostato con la categoria corrispondente alla bestia posseduta.
A quel punto abbiamo capito che per avere il microchip per mammut avremmo dovuto scalare un percorso legale impercorribile. Un disastro insomma. Allora abbiamo rinunciato a informarci su quanto costa un mammut e i problemi relativi all’alimentazione e al trasporto perché, praticamente, possedere un mammut, anche non sessualmente, è una pratica non contemplata e quindi intrinsecamente illegale. Da noi è vietato tutto ciò che non è esplicitamente permesso.
Allora visto che noi, la Bandabardò e il gruppo di Alessandro Cofanelli, il regista, discendiamo da genie di lottatori incapaci di arrendersi ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: ce lo si fa!
Detto fatto abbiamo lanciato urla strazianti sul Web alla ricerca di volontari disposti a compiere l’impossibile e si è radunata qui sulle colline un’orda di esseri umani che non conoscono il significato della frase: non si può fare.
Eleonora Albanese, una delle donne più belle dell’occidente cristiano, ha coordinato il look, Stefano Bertea ha costruito lo scheletro in puro legno di sandalo, Armando Tondo ha diretto un manipolo di cartapestatori e lo si è fatto, pelo per pelo, vertebra per vertebra, compresa la proboscide che da sola pesa 20 chili. E quando l’abbiamo costruito abbiamo pure girato il musical con la canzone del mammut che scorrazzava in su e in giù nel prato lungo il torrente, decinaia di selvaggi e altri effetti speciali inimmaginabili. Poi abbiamo caricato il mammut sopra un camion, e con la gru di Andrea Casciari lo abbiamo portato all’interno del capannone perché non prendesse acqua. Ed è stato a quel punto che ha preso a parlare.
Questa la storia, tale e quale a Pinocchio, solo molto più grossa.
La questione è che a differenza di Pinocchio il nostro mega burattino non combina marachelle. La sua testa di carta, colla e stracci, per qualche oscuro motivo, è presa dalle questioni esiziali del mondo.
Vuol parlare dei pensionati che Berlusconi gli aveva promesso 1000 euro e sono sotto i 500… Fa domande indisponenti tipo: “Ma se tutti gli Stati che hanno mandato i loro eserciti in Iraq avessero investito gli stessi soldi che hanno speso per fare la faccia cattiva in sviluppo economico e culturale, adesso l’Isis starebbe ugualmente demolendo Palmira? E i pacifisti europei dove sono finiti? Hanno terminato l’autostima o hanno perso il sogno di poter contrastare la guerra?” Un florilegio di interrogativi a dir il vero alla fin fine ammorbanti. Non è che ce lo deve venir a dire un mammut che siamo in un momento terribile…
A un certo punto non ho retto più e gliel’ho detto: “Ma se siete così intelligenti voi mammut, mi sai dire com’è che vi siete estinti?”
“Jacopo” mi ha detto lui, “Io non sono un mammut, io sono un burattino. Non lo sai che i mammut si sono estinti almeno 20mila anni fa?”.
Cioè, come ci discuti con un burattino sapientone? Vuol sempre avere lui l’ultima parola!
Quindi la domanda è: qualcuno vorrebbe tenersi in casa il mammut? Si chiama Tranquillo e non sporca. Mangia solo libri e giornali e come escrementi fa delle palle di cellulosa che si potrebbero usare per decorare l’albero di Natale. E non russa.

Jacopo Fo

 

Video Mammut

Gallery foto su FB alcatraz


Chi ha il potere?

Questa settimana vorrei farvi una segnalazione nepotista, a favore di un giovane autore teatrale che incidentalmente è mio padre. Dario ha ritradotto e recitato un testo del ‘500 di Étienne de La Boétie Trovo questo testo particolarmente bello ma anche molto interessante per chi desideri costruire un mondo migliore. Sostanzialmente La Boétie sostiene che i potenti cesserebbero immediatamente di dominare sui popoli se i cittadini rifiutassero di servire. La Boétie sostiene che ribellarsi al Re, organizzare insurrezioni e rivolte è completamente superfluo, oltre che pericoloso. Basterebbe che le persone fossero un po’ meno vili. Credo che sia essenziale comprendere questa realtà per organizzare un’opposizione pacifica: Martin Luther King e Gandhi la chiamarono disubbidienza civile. Per abbattere il re è sufficiente “Non servirlo più! Sì, avete capito bene… non si tratta di sottrargli qualche cosa… ma di non attribuirgli più niente… È sufficiente che non si faccia più nulla a suo vantaggio…”

Nel 1980 era ormai chiaro che il proletariato italiano non avrebbe fatto la rivoluzione. Riflettendo sulla situazione arrivai alla medesima conclusione di La Boétie, con una piccola aggiunta: rispetto al 1500 le possibilità del popolo di imporre il proprio volere pacificamente sono enormemente cresciute. Nel 1500 il potere era ancora in mano a una casta guerriera. E se è vero che questi aristocratici criminali non avrebbero potuto mantenere il potere se il popolo avesse rifiutato un rapporto di sudditanza, è anche vero che il re teneva saldamente in mano un esercito capace di sparare coi cannoni sui sudditi. In questi 500 anni il potere militare bruto ha via via ridotto la propria influenza a favore del potere derivante dalla capacità di produrre e dal controllo delle leve finanziarie. Ma contemporaneamente è aumentato pure il potere politico e la capacità di comunicare in mano ai popoli. Ma la trasformazione forse più grande è stata quella delle merci. Oggi non basta avere la forza produttiva per invadere i mercati. Oggi bisogna riuscire a intercettare i gusti della gente. La storia imprenditoriale degli ultimi 50 anni è una potente prova di quanto sto dicendo. Oggi alcuni degli uomini più ricchi del mondo devono la loro fortuna a questa capacità; Microsoft, Google, Facebook sono le imprese che hanno capitalizzato di più, nella storia del mondo, in una manciata di anni. Contemporaneamente molti dei colossi di 50 anni fa sono spariti perché non hanno capito in che direzione andavano i desideri dei popoli. Un’altra novità è che oggi esistono alcune centinaia di milioni di consumatori che hanno capito questo e che usano la propria capacità di acquisto come strumento di lotta politica: voti ogni volta che fai la spesa. E oggi milioni di persone devono la vita a questo modo di rifiutare ingiustizie e abusi. Quante vite ha salvato il boicottaggio finanziario delle case farmaceutiche che tenevano alti i prezzi delle medicine salvavita in Africa? Quante vite ha reso dignitose il commercio equo e solidale? Quanta natura abbiamo protetto scegliendo di mangiare cibi biologici? Quanto hanno migliorato il mondo i gruppi di acquisto, i sistemi di baratto e di condivisione?… Sta succedendo qualche cosa di più di quel che La Boétie sognava. Stiamo usando una leva straordinaria per combattere le multinazionali del dolore sul loro stesso terreno. Quando mai le aziende si erano preoccupate della loro immagine etica, ecologica, umanitaria? Molti lo faranno solo per convenienza, certo... Comunque lo fanno. È una nuova cultura che avanza, nuovi valori che crescono contigui all’economia del dono, che non è solo una cosa buonista: su internet i miliardi sono stati fatti soprattutto regalando servizi (Google e FB sono gratis!). E non si può dire che Bill Gates abbia regalato 35 miliardi di dollari solo per fare bella figura. Uno regala 10 milioni di dollari per fare bella figura. Quando si supera il miliardo ci devi proprio credere. E anche questo aspetto è interessante: oggi l’idea del valore sociale è talmente forte da portare dei miliardari, che magari hanno fatto ogni nefandezza per accumulare denaro, a cercare una redenzione regalando la maggior parte di quel che possiedono. Certo non rischiano comunque di morire poveri. Ma in ogni caso non era mai successo in tutta la storia del mondo. Anzi, una volta è effettivamente successo, in Danimarca, all’inizio del 1800 il re regalò tutte le sue terre ai contadini… (vedi sempre di Dario “C’è un re pazzo in Danimarca”). Quindi, signori e signore, abbiamo veramente modo di cambiare il mondo senza dover sparare un solo colpo e senza dover fare scontri di piazza. Basta colpire i potenti dove gli fa più male: il portafoglio. Fai soffrire i malvagi: non comprargli più un cazzo! PS: Nel 1980 pubblicai un libro dal titolo: “Come fare il comunismo senza farsi male.” Tutt’ora disponibile su CommercioEtico