cacao del sabato

Posso essere chi voglio, Peter Vercauteren

Posso essere chi voglio, Peter Vercauteren

Carissimi, questa settimana siamo onorati, e non è un modo di dire, di ospitare un libro veramente appassionante e molto interessante. 

Si tratta di "Posso essere chi voglio" di Peter Vercauteren che dice di sé: "... Mi sembra di essere un pipistrello, o un'altra creatura con un udito ultrasensibile, che è accidentalmente finito sotto un martello pneumatico ..."
La parola al libro, per acquistarlo direttamente online cliccate qui

 

Prefazione

 

L'autore di questo libro soffre di autismo, in combinazione con un'intelligenza superiore (patologia nota come sindrome di Asperger). Questa è una forma di autismo nel senso più puro del termine, dato che ci sono anche molti casi di persone con autismo unito a ritardo mentale.
L' autismo non è una malattia ma è prima di tutto un'altro modo di affrontare la realtà. Il processo del pensiero procede in modo diverso, e per questo l'individuo è diverso ...
Posso essere chi voglio può essere di grande aiuto per imparare a comprendere la "cultura autistica", attraverso la comprensione delle tecniche di mimetizzazione e di compensazione utilizzate spesso dalle persone autistiche e del "prezzo che queste devono pagare" al fine di essere accettate dalle "persone normali".
Cercare di essere come gli altri, utilizzando spesso un'interpretazione troppo letterale del "comportamento neurotipico" (le persone autistiche spesso definiscono neurotipiche le persone normali), diventa una strategia per sopravvivere tra la gente normale e per essere accettati proprio come afferma Gunilla Gerland in "Una persona vera".
L'autore di questo libro ha ricevuto la propria diagnosi soltanto in età adulta, rappresentando per lui una vera e propria "liberazione". Per molte persone normali, per noi,  può sembrare un po' scioccante l'essere felici per una tale diagnosi. Ma per l'autore la diagnosi ricevuta ha rappresentato la possibilità di dare un nome al suo "essere diverso" e di scoprire la sua vera identità. A quel punto si poteva smettere di cercare con ostinazione di essere "normale". Solo quando è stata riconosciuta la vera identità di un individuo, può iniziare l'integrazione personale.
Dato che l'autismo non è una "malattia" non ha senso cercare di curarla.
Lo scopo è quello di formare una società in cui entrambi i modi di pensare (il neurotipico e l'autistico) possano coesistere l'uno accanto all'altro in armonia. Per fare questo è necessario un adattamento in entrambe le direzioni.
(...)
Ci sono molte persone che continuano a credere che gli autistici non possano conoscere l'amore o che non possano mai essere veramente felici. Questo libro è necessario al  fine di cancellare anche questo malinteso.

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Disabilità e “ostacoli”. Adottiamo una barriera e abbattiamola

Disabilità e “ostacoli”. Adottiamo una barriera e abbattiamola

Carissimi,
questa settimana vi presentiamo un progetto ideato, organizzato e gestito da Valeria, una nuova volontaria del Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili Onlus. 
Valeria ha scritto un articolo per il mensile “Tutto Montagna” che viene distribuito nei 10 comuni dell'Appennino Reggiano. In questo articolo racconta di un’iniziativa dal nome “Adotta una barriera e abbattila” che, come dice il nome, si occupa di barriere architettoniche, non solo per segnalarle ma anche e soprattutto, per eliminarle.
Il progetto è ambizioso ma sappiamo che possiamo farcela, con l'aiuto di tutti. Iniziamo, e un pezzetto alla volta, determinati come sappiamo essere, arriveremo all'obiettivo.
Augh!

Disabilità e “ostacoli”. Adottiamo una barriera e abbattiamola
E’ un progetto per abbattere realmente le barriere nato grazie al Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili, l’organizzazione fondata dalla famiglia di Dario Fo, che vi ha investito il denaro del Nobel. Quello sul nostro territorio sarà sperimentale, e una volta messo a punto sarà replicato a livello nazionale. 

Navigando sul web e leggendo i giornali è possibile trovare centinaia di progetti che si occupano di disabilità. La disabilità è affrontata in tutte le sue sfumature, da quelle pratiche, come ad esempio l’abbattimento delle barriere architettoniche o l’integrazione scolastica, a quelle più emotive, la sessualità e la gestione delle emozioni. 
Decine sono i progetti, che nello specifico si occupano di segnalare la presenza di barriere architettoniche nei luoghi pubblici e privati. Questi progetti si occupano di fare “da tramite” tra i cittadini e gli enti competenti, purtroppo però le amministrazioni non possono intervenire, non per negligenza o palese disinteresse, ma semplicemente perché non ci sono i fondi necessari.
Alcuni lettori potrebbero obiettare dicendo “Eh, ma i soldi per fare i loro comodi li trovano!”. Che piaccia o no, i soldi per l’abbattimento delle barriere architettoniche però non ci sono.
Esistono dei contributi per le azioni sociali, ma, paradossalmente, per questo scopo non sono previsti.   
Allora perché creare un nuovo progetto sulle barriere architettoniche, potrebbe chiedersi (giustamente) qualcuno? Perché è di questo che stiamo parlando: un progetto per abbattere realmente le barriere, anche quelle del “non si può fare” e “non ci sono i soldi”.
“Adotta una barriera” è un progetto diverso, innovativo, che va oltre la semplice segnalazione all’ente competente. “Adotta una barriera e abbattila” si pone l’ambizioso obiettivo di fare fede al proprio nome.
Il progetto nasce grazie al Comitato Il Nobel per i Disabili, l’organizzazione non lucrativa fondata dalla famiglia Fo nel 1998, dopo l’assegnazione del Nobel per la Letteratura a Dario Fo.  
Io collaboro con questo importante Comitato e sarò la responsabile del progetto stesso, per questo motivo avremo l’onore e la responsabilità di sviluppare il progetto pilota nel nostro territorio, l’Unione dei Comuni dell’Appennino Reggiano. In questa fase di collaudo studieremo i punti di forza e di criticità del progetto che abbiamo ideato e stileremo le linee guida che saranno alla base del progetto nazionale.
Perché partire dalla nostra zona? 

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Grazie!

Grazie a tutti quelli che ci hanno aiutato a dare una nuova auto a Totò, così si può spostare e andare a trovare i suoi amici, fare gite con la famiglia e vedere cose belle.
comitatonobeldisabili.it

 

Grazie ai volontari del Comitato che in ogni modo hanno contribuito a far funzionare la baracca. In particolare ai nuovi arrivi: Paola che ci ha regalato centinaia di segnalibri, calamite, ciondoli, mattonelle e che è un vulcano di idee. A Valeria che con il suo progetto: “Adotta una barriera e abbattila” ci aiuterà a rendere questa Italia più a portata di disabile.

Grazie a Sara Agostini che conduce corsi su come si costruiscono cooperative che stiano in piedi. Grazie al suo lavoro ne sono nate tre, una più bella dell’altra.

Grazie ai ragazzi dell'associazione Fiorivano le Viole di Perugia che ci hanno mostrato come in due anni un quartiere degradato possa diventare una importante realtà culturale, artistica, commerciale.

Grazie all’Usl di Bologna che ci ha permesso di mostrare l’arte di chi non ha voce tramite la costruzione della galleria arte Irregolare e grazie a quanti insieme a Jacopo hanno dipinto una parete dell’ex manicomio con animaletti giganti. Grazie ad Armando che in soli due giorni ha reso il tutto armonico.

Grazie a Cinzia, per tutto: per l’attenzione e la cura con cui segue le persone che si rivolgono al Comitato, per la pazienza con cui segue i progetti, per l’affetto profondo con cui ci ascolta.

Grazie a Silvia e al suo cane Blu, che è nero, un cucciolo e pesa già 50 kg.

Grazie a Mario, Sara, Gianni, Fabio, Barbara, Giulia, Nino, Alessandro, Federica e Rosanna che abitano e abiteranno Casa Solare nell'Ecovillaggio di Alcatraz. Grazie per la fiducia, l'affetto e la pazienza.

Grazie a tutti i lettori, e sono veramente tanti, che ogni giorno ci leggono e sorridono con noi.

Grazie a quanti hanno acquistato su CommercioEtico.it, dandoci fiducia e apprezzando il nostro lavoro.

Grazie agli oltre 900 iscritti al gruppo FB Succhi ed Estratti di frutta e verdura.

Grazie a Sabina che con il suo affettuoso cipiglio segue i Gruppi d’acquisto e i fornitori: non abbiamo ancora capito quanti lavori fa e soprattutto quando dorme. Sappiamo solo che per noi è una risorsa insostituibile.

Grazie a Pia che tiene i conti, segue i clienti, fa i pacchi, risponde alle mille domande sui prodotti con una precisione teutonica, grazie perché ci prepara il caffè tutte le mattine evitando così pericolose crisi d’astinenza.

Grazie ad Armando, grafico, illustratore, restauratore, fine umorista, e grazie al suo cane Perciò che è convinto che la parola “Caffè” significhi “biscotto”.

Grazie a Sebastian che ci dimostra ogni giorno che i calabresi hanno un grande senso dell’umorismo e che con calma e determinazione Energia Arcobaleno ce ne farà vedere di tutti i colori.

Grazie a Stefano Andreani, il commercialista più romantico del mondo, ma non diteglielo che si incavola.

Grazie a me, Gabriella, perché sono una brava persona.

Grazie a Simone per Cacao, per i siti web, per il Comitato Nobel per i Disabili, per... sarebbe una lunghissima lista, grazie.

Grazie a Maria Cristina perché con la sua cagnolina Kleine in braccio controlla i conti, fa battute fulminanti, ed è di una saggezza impagabile.

Grazie a Jacopo per il suo ottimismo contagioso e irremovibile, perché non si ferma mai, perché è un bravissimo pittore e uno scrittore originale e divertente.

Grazie a Dario Fo che ci dimostra ogni giorno che l’età è un concetto astratto, che sforna libri e quadri alla velocità del fulmine, e non si riesce a stargli dietro, che quando sta su un palcoscenico sembra un ragazzino che ha voglia di sghignazzare e di prendere in giro il mondo raccontando verità scomode, mai domo, mai rassegnato.

Grazie a Franca che da lassù ci fa tenere i piedi per terra.

Grazie a tutti, davvero, grazie. E che sia un 2015 da applauso!

Noi ci ritroviamo tutti il 7 gennaio: Buonissime Feste!

 

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Fiorivano le viole in una serata di dicembre

Fiorivano le viole in una serata di dicembre

Noi della montagna siamo esseri solitari, poco inclini a spostarci dal nostro habitat naturale, specie la sera, specie in inverno.
Ho provato in tutti i modi a non andarci a quell’appuntamento che Silvia continuava a spostare di giorno in giorno, finché mi sono resa conto che continuare ad accampare scuse sarebbe sembrato veramente troppo scortese.
E allora ho coinvolto i miei amici Armando, artista, grafico, illustratore, e Stefano-Bertea (sì, proprio così, lui si chiama con nome e cognome), artigiano, problem solver, detto anche il Cavaliere Nero per l’aria da orco e perché ci sono giorni in cui è meglio stargli alla larga. Ma sono pochi.
Insieme a noi anche Silvia col suo cucciolo, trattasi di un cane che già a tre mesi pesa 12 chili, sembra un orso marsicano ma ha il carattere di Heidi, a lui sorridono le colline, i mondi e pure la pianura. Un entusiasmo alla vita decisamente irritante.
Sembriamo più un gruppo di punkabbestia che la delegazione di Alcatraz. 
L’Associazione “Fiorivano le viole” si trova a Perugia, appunto in via della Viola, praticamente in centro ma nascosta nei vicoli di questa città medioevale, bellissima e tutta salite e strade strettissime. 
Dalle mille luci della piazza passiamo immediatamente ai vicoli bui, sembra di entrare in un altro mondo, com’è che son 21 anni che son qui e ‘sto posto non lo conoscevo? Tacito la mia coscienza che mi ricorda che a Perugia se va bene ci vengo una volta all’anno e sgrano gli occhi. 
Ci sono alcune botteghe aperte: abbigliamento vintage, un laboratorio di non so cosa, sembrano sculture, foto, oggetti di cartoleria. Boh...
Poi un altro laboratorio di ceramica e arriviamo alla sede dell’Associazione dove in vetrina è esposto un presepe fatto con materiale riciclato: viti, fili elettrici, un tappo, una lampadina rossa (sarà uno dei re Magi...). A ricordare che presto sarà Natale alcuni alberelli appesi sopra le botteghe fatti di pigne, rami e un filo di luci. Ma sulle pareti esterne delle case sono stati appesi quadri raffiguranti i soggetti più disparati: uno enorme ritrae due bambini neri che giocano, un altro un albero, un altro una Madonna, nera anch’essa. 
Arriva Pietro, specializzando in medicina, e ci porta un po’ in giro. Hanno appena aperto una galleria d’arte dove incontriamo Elisa e Valeria. Mi parlano di Josè, il pittore di molti dei quadri esposti. Sono in mostra anche le opere delle ragazze, oltre a delle magnifiche ceramiche.
Ok, finalmente ci sediamo in un ristorante che si chiama “La Fame” dove incontriamo anche Donatella, e mi raccontano che...
L’Associazione “Fiorivano le viole” nasce un paio d’anni fa a Perugia con lo scopo di riportare in vita un quartiere ormai abbandonato. Decine le botteghe sfitte, le case pur avendo molti residenti erano un po’ trascurate, i vicoli troppo bui. 
Pietro, Donatella, Giovanni, Giuseppe vivono in questo quartiere e decidono che forse si può fare qualcosa: chiedono ai proprietari dei negozi abbandonati di concederglieli in comodato (vale a dire gratuitamente), ci avrebbero pensato loro ad affidarli a giovani artisti, artigiani così da far riprendere loro vita e con i negozi riprendeva così vita anche il quartiere. 
Intanto, oltre al lavoro per rimettere a posto i negozi, parte anche tutta una serie di altre iniziative: corsi, laboratori, concerti, installazioni artistiche in giro per la via...
“La cosa più difficile” ci racconta Donatella “E’ stato convincere il primo proprietario ad affidarci il suo negozio, poi con gli altri è stato più semplice”. Nell’arco di due anni sono circa 15 i negozi gestiti dall’Associazione. In questo tempo alcuni sono stati affittati dagli stessi artigiani, altri da chi ha visto che la zona rifioriva... come le viole. 
“Siamo indietro” dice Donatella e mi viene da ridere, in soli due anni questi ragazzi hanno fatto un lavoro incredibile, specie se si pensa che ognuno di loro ha un altro lavoro. 
Due anni e l’Associazione conta 400 iscritti, 50 ci lavorano attivamente. 
Ogni giorno nei vari laboratori si tengono corsi di disegno e acquerello per adulti e bambini, lezioni di pianoforte, chitarra, scultura, ceramica, carta, pittura e arredo, argilla. Poi ci sono i gruppi di lettura...
Ogni pomeriggio, fino a sera tardi, in via della Viola si può partecipare a qualcosa di interessante o anche semplicemente ludico.

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L'uomo più romantico del mondo

L'uomo più romantico del mondo

Si chiama Yassan, è giapponese, si definisce un artista del GPS e proprio con il GPS ha chiesto alla fidanzata di sposarlo. Ha camminato 7.163 chilometri lungo tutto il Giappone, da Hokkaido a Kyushu, taggando sullo smartphone tutte le località che visitava. Alla fine del “giro” la traccia GPS componeva la scritta: “Merry Me” (Sposami). Si spera che lei abbia risposto di sì.
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I due polli di Hassad

I due polli di Hassad

Capita che nel mezzo della notte mi sia trovato ad attraversare il deserto a bordo di una limousine con una nebbia da Val Padana. Il deserto era quello tra Abu Dhabi e Dubai, solcato da un nastro d'asfalto a sei corsie lungo 160 chilometri. La limousine era gentile concessione della compagnia aerea che mi risarciva di una connessione per Bangkok perduta a causa di una falsa partenza a Roma. 
Ed è li', nel deserto, che Mohammed – l'autista - mi ha raccontato la sua storia... e io ho pensato: ma guarda un po' che ora dovevo essere in volo sopra l'India e invece mi trovo nel deserto con un autista siriano che ha dieci figli e tredici nipoti! Stava negli Emirati Arabi da 42 anni e mi ha raccontato un pezzo di vita, tant’è che alla fine non mi sono neanche arrabbiato per aver perso la coincidenza.
La famiglia di Mohammed e' tutta in Siria perché lui non si può più permettere di farli stare con sè ad Abu Dhabi. Gli stipendi sono calati - ora prende 300 dollari al mese - e il costo della vita e' aumentato, al punto che spende metà dello stipendio solo per pagarsi una stanza. Ma Mohammed e' uno di quei poveri pieni di dignità che sembrano tutto tranne che poveri. Ha un vestito stirato bene, e una camicia bianca con una cravatta regimental. Un naso adunco dà ancora più profondità agli occhi scuri e buoni, incorniciati da capelli troppo neri per un cinquantasettenne. 
Torna ogni anno in Siria, Mohammed, volando in Giordania e prendendo l'autobus fino al confine... “e poi mi tocca trascinarmi il bagaglio per due chilometri a piedi sotto al sole, per arrivare al check point... e poi la polizia ti urla e tu non puoi dire niente che altrimenti quelli ti ammazzano”. Mohammed lo sa come si deve trattare la polizia. Suo figlio non lo sapeva e sono già cinque mesi che è in carcere per essersi rifiutato di continuare a dare due polli al giorno agli sgherri di Hassad, che è per quello che "ci sono problemi" ora in Siria... sono cinquant'anni che continuano ad urlarci e a chiederci soldi... e ora ancora di più... anche se di soldi c'è ne sono sempre meno, visto che chi ha potuto se ne è andato. Quelli arrivano e ti chiedono due polli al giorno, che ci vogliono dieci ore di lavoro per guadagnarli due polli... e come fai a continuare a darglieli se a casa hai i figli che hanno fame? Mentre qui a Dubai il presidente, lo vedi quello su quei cartelloni lungo la strada? E’ un uomo giusto e Dio ha messo la sua mano benigna su questo paese che ora prospera.

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Gruppo di acquisto Olio extravergine di oliva

Gruppo di acquisto Olio extravergine di oliva

Cari amici,
anche per quest’anno siamo lieti di potervi presentare uno dei nostri prodotti d’eccellenza: l’olio biologico “Selezione Merci Dolci” prodotto dagli amici dell’oleificio Ranieri. E chi poteva farlo meglio di Sabina, che da anni tiene, con affetto e precisione, i contatti con i numerosi GAS che si affidano a lei per gli ordini e con il nostro fidato fornitore? A lei, dunque, la parola!

“Come molti di voi sapranno quest’anno è stato un anno difficile per la produzione dell’olio a causa di un’infestazione degli olivi che ha creato innumerevoli danni e ridotto drasticamente la produzione. Da più di un mese sia i telegiornali che la carta stampata non hanno fatto che parlare dell’infestazione da “mosca” a macchia di leopardo che ha interessato l’olivaggio italiano, un’infestazione che ha ridotto e impoverito la quantità di olio di cui dispongono gli oleifici di tutta Italia. Questo, ovviamente, ha portato a un aumento talvolta esagerato dei costi del nostro olio di derivazione “esclusivamente italiana”. Come tutti gli anni, in collaborazione con i nostri amici dell’oleificio Ranieri, CommercioEtico ha lavorato per poter offrire un prodotto di qualità nonostante tutte le difficoltà incontrate nel reperire olive biologiche sane, di buona qualità e rigorosamente italiane. Quest’anno, dopo oltre 10 anni, per la prima volta abbiamo davvero temuto di non riuscire a soddisfare le richieste dei nostri cari e fedeli clienti, di coloro che da anni conoscono e apprezzano la nostra filiera, di coloro che numerosi ci hanno contattato per acquistare l’olio “Selezione Merci Dolci”.

Eh sì, cari amici, a distanza di pochi giorni dall’uscita della nuova produzione dobbiamo confessare che quest’anno più che mai è stato difficile riuscire a reperire un olio biologico dalle qualità elevate come abbiamo sempre fatto nell’arco di questo decennio. In Italia, purtroppo, sono poche le aziende agrarie che sono state in grado di produrre un olio certificato ed è facile immaginare cosa sia successo ai prezzi, che hanno registrato un’impennata record. I danni alle coltivazioni hanno messo in ginocchio grandi e piccole aziende che, in alcuni casi, non sono state più in grado di garantire la certificazione biologica. Capirete bene, quindi, quanto impegno abbiamo dovuto dedicare per riuscire a ottenere una nuova produzione rispettosa di tutte quelle caratteristiche di qualità che fanno del nostro olio un prodotto d’eccellenza.

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Mamma Chimica: l'omeopatia

L'omeopatia

E' da un po' che volevo scrivere di questo argomento. Spesso mi arrivano messaggi tramite il sito Mammachimica.it per avere qualche delucidazione, info o consiglio e quindi mi sono decisa.
Non sono un medico, quindi non posso e non voglio assolutamente fare lezioni a nessuno su come ci si cura, ci mancherebbe! Lo premetto, a scanso di qualsiasi equivoco. Ma, come chimico, è per me proprio impossibile sostenere l'omeopatia...
 
Spesso l'omeopatia compare tra i rimedi “naturali” di cura, ma non sono assolutamente la stessa cosa. L'utilizzo di erbe o piante per risolvere qualche problema di salute ha una base scientifica e... chimica. Ovvero, se sui bambini spalmo una crema all'arnica in caso di ematomi o gonfiori dovuti ai frequenti traumi di gioco, è perché l'arnica contiene “naturalmente” dei principi attivi, delle molecole chimiche, che sono analgesiche, antiinfiammatorie ecc. e quindi efficaci per questo tipo di incidenti, (oltre al potentissimo rimedio che hanno tutte le mamme è cioè la “coccola” aggiuntiva che deriva mettendo la cremina!). 
Banalmente, se per prevenire raffreddori invernali dei bimbi o sostenerli quando già li hanno, preparo amorevolmente spremute d'arancia, è perché queste contengono la preziosa vitamina C (ovvero l'acido ascorbico, una bellissima molecola) che è un antiossidante naturale e molto importante nella nostra dieta (mia mamma per farmi mangiare frutta e verdura mi terrorizzava con terribili racconti di marinai malati di scorbuto!).
D'altronde, so che per molti è difficile ammetterlo, ma “tutto” è chimica! Cioè tutto può essere “descritto” da una ben precisa formula chimica o miscela di queste. Anche l'acqua, l'aria, gli estratti naturali dei fiori o piante sono molecole chimiche, certamente naturali, cioè non sintetiche (non prodotte in laboratorio), ma sempre molecole sono!
Quindi è “naturale” che un certo decotto, balsamo o tintura madre funzioni per risolvere alcuni problemi di salute, c'è un motivo scientifico, ovvero il principio attivo al loro interno. 
E proprio per questo, bisogna stare attenti anche a ciò che è “tutto naturale”: anche il botulino e la cicuta lo sono, ma sono anche mortali! 

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Dario Fo, un alchimista di altri tempi

I quadri e le tavole disegnati da Dario Fo

Carissimi,
in questi giorni stiamo aggiornando le pagine del sito shop.dariofo.it, continuando a inserire i quadri e le tavole che Dario Fo ha disegnato per lo spettacolo su San Francesco e quelle per lo studio e il libro su Lucrezia Borgia: “La figlia del Papa”.

I quadri e le tavole disegnati da Dario Fo

E’ un lavoro lungo che facciamo nei ritagli di tempo, le tavole sono tante e bisogna prima creare vari file che mostrino i dettagli, l’immagine grande, l'anteprima, ecc.
Sembrerebbe, e in parte lo è, anche un po’ ripetitivo ma dopo un po’ è come se la pittura di Dario ti risucchiasse, lo scorrere del mouse sul quadro per inserire i particolari ti fanno vedere meglio il suo tratto, ne capisci il movimento, e ci caschi dentro mentre voli tra i colori.
L’arte fa questo effetto? Non lo so, io non sono un’esperta, non so fare una O con il bicchiere, non capisco nulla di colori, di tecniche e non saprei da che parte iniziare a scrivere di pittura. Ma so che le tavole di Dario hanno un’anima e quando ho la fortuna di vederlo lavorare rimango incantata per ore, come può un tratto diventare un cavallo che sembra vivo?
Durante l’estate del 2013 ho passato due giorni a Cesenatico, faceva un caldo assassino, Dario stava preparando La figlia del Papa e passava le giornate tra pittura e scrittura, al suo tavolo si alternavano gli assistenti: qualcuno a dipingere, altri a fare ricerche, altri ancora a scrivere quello che il Maestro dettava. Una vera e propria bottega, come dovevano essere quelle del Rinascimento...

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Oregon, Alaska e DC dicono sì alla marijuana ricreativa

Oregon, Alaska e DC dicono sì alla marijuana ricreativa

In occasione delle elezioni di metà mandato negli USA sono stati votati anche molti referendum e in Oregon, Alaska e nel District of Columbia è stata approvata la legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo per chi ha più di 21 anni. Nel DC il referendum è passato con il 70% dei voti favorevoli.
Bocciato invece l'uso medico della cannabis in Florida dove nonostante il 57% dei volti favorevoli, non è stato raggiunto il quorum richiesto.
(Fonte: IlPost)

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