cacao del sabato

Vuoi acquistare una quota di case e terreni nella più creativa Città Verde italiana?

Ecovillaggio Solare

Siamo giunti alla fase cruciale della costruzione della nostra Eco Town che è già un centro di produzione culturale e di formazione, una fucina di idee e di possibilità per un modo diverso di vivere e di creare nuove relazioni.
Una città con il 99,99% di alberi e lo 0,01% di costruzioni. Una valle verdissima dove ci sono, oltre alla Libera Università di Alcatraz e all’Ecovillaggio Solare, una decina di altri centri, agriturismi, scuole, luoghi di produzione teatrale e artistica. Un progetto che è il frutto di 35 anni di esperienza e ha una storia di eventi di successo nel settore della comunicazione, della diffusione delle ecotecnologie, dei gruppi d’acquisto e dell’economia etica. Una scommessa generazionale dove tentare soluzioni alternative e concrete.
Ora la costruzione dell’Ecovillaggio è avviata, con una casa restaurata, arredata e già utilizzata, Casa Solare finita e abitata e altre due case quasi ultimate.
È arrivato il momento di completare il progetto continuando anche il recupero degli altri rustici presenti. Abbiamo pertanto deciso di cedere queste proprietà al grezzo, e, per facilitare la partecipazione al nostro progetto abbiamo pensato anche alla formula della cessione di quote: in altre parole cerchiamo persone che vogliano partecipare con il loro denaro a questo progetto di sviluppo, ottenendone un equo vantaggio.
Una volta ristrutturate secondo i criteri della bioedilizia queste proprietà potranno essere rivendute o comunque reimmesse sul mercato.
Proponiamo l’acquisto di quote di un rudere, posto in una splendida posizione, con 20.000 metri quadrati di boschi, oliveti, prati pascolo e seminativi. Questo podere è limitrofo ad Alcatraz e all’Ecovillaggio Solare.
La partecipazione all’investimento avverrà tramite la cessione di quote di proprietà a chi intende partecipare con noi a questa iniziativa, con tutti i crismi di legalità e quindi anche procedendo all’intestazione formale dei diritti che si acquistano.
La quota minima di partecipazione è di 5.000 euro.
Inoltre ora, grazie alla nuova legge regionale è possibile costruire vicino a questo rudere due casette indipendenti di circa 80 mq + 16 mq di serra bioclimatica a sud per un totale di 96 mq.
Abbiamo la possibilità di vendere la cubatura per la costruzione dell'abitazione oltre a 2000 mq di terreno adiacente alla casa.
Qualora chi fosse interessato lo desiderasse possiamo anche fornire i contatti con progettisti e costruttori in bioedilizia per la costruzione di case in classe A.

Chi fosse interessato ci può contattare via e-mail gabriella@alcatraz.it, Oppure telefonare in orario d’ufficio allo 075/9229776

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Vuoi abitare in una Green Town?

Vuoi abitare in una Green Town?Carissimi,
come già sapete ormai l'Ecovillaggio Solare ha iniziato a vivere. Da novembre dell'anno scorso i primi abitanti popolano la collina e siamo ormai alla fine del primo anno scolastico a Gubbio per i bimbi di Sara e Gianni e di Barbara e Fabio.
Alessandro ha rimesso in produzione gli alberi di nocciole e in autunno dovremmo aver un gran bel raccolto, Mario ha installato i suoi megaschermi per vedere qualsiasi cosa a 150 pollici, Giulia e Nino vanno e vengono ancora dal Piemonte ma stanno risolvendo le ultime incombenze per riuscire a stabilirsi definitivamente nel loro appartamento al primo piano.
Il cagnolino di Fabio ha già trovato un paio di tartufi senza alcun addestramento e prevediamo che ci darà grandi soddisfazioni.
Risolti un po' di problemi burocratici, stiamo iniziando la costruzione del Rustico A di Capuzzola e in pochi mesi anche quel borgo sarà abitato. Intanto stiamo anche sistemando il Mulino così da avere, in attesa delle nuove costruzioni, la sala comune e la piscina riscaldata immediatamente disponibili. Alla contrada Mulino stiamo anche allestendo le camere da letto per organizzare attività e corsi. 
Insomma, un po' alla volta il tutto comincia a prendere forma.
All'interno della Green Town inoltre sono stati avviati i lavori anche a Vallicelle: si tratta della ristrutturazione di un rudere e non riesco a dirvi l'emozione di vedere quella bellissima casa con le sue vecchie pietre man mano riprendere vita. E' stata anche ripulita la vegetazione intorno al rudere di Boschi, e i vecchissimi ulivi che circondano la casa risplendono. Pare abbiano più di mille anni, non so se sia vero ma posso assicurarvi che sono maestosi, larghi che ci si può dormire dentro, impressionanti nella loro autorevolezza di vecchi alberi saggi. 

A questo punto le possibilità per chi abbia voglia di vivere in mezzo alla natura o di fare un investimento in un progetto ecologico sono molte e permettetemi di riassumerle.

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I cacciatori di mammut non sono mai esistiti

I cacciatori di mammut non sono mai esistiti

Carissimi,
in questi giorni ad Alcatraz si è parlato molto di mammut. Il nostro era bellissimo, fatto di legno e stoffa, tenuto su con una carrucola, ondeggiava sinuosamente mentre quattro ragazze stranamente vestite facevano le gambe e Mario Pirovano manovrava la proboscide molto compreso nel suo ruolo. 
Ma c'era anche un gran lumacone e una pentola con altri lumaconi. 
Tutto questo perchè abbiamo girato un video di una canzone con la Bandabardò dove cercavano di spiegare come mai molto probabilmente i nostri antenati non si cibavano di grandi mammiferi.
Tutta questa storia è raccontata nel libro di Jacopo Fo & C. dal titolo La Vera Storia del Mondo che vi ripresentiamo oggi.
Buona lettura!

PERCHÉ I CACCIATORI DI MAMMUT NON SONO MAI ESISTITI

Nelle pitture rupestri preistoriche troviamo sovente scene di caccia ad animali di taglia media o grande.
E questa circostanza ha indotto a pensare che quella fosse un'attività abituale dei primitivi. Io credo, al contrario, che essi trovassero interesse a dipingere quelle scene proprio perché non erano fatti abituali ma straordinari avvenimenti da ricordare con pitture celebrative.
Sui libri di storia scolastici vediamo spesso disegni di uomini primitivi che circondano giganteschi mammut e li uccidono con lance di legno e pietra.
Credo proprio che a quei tempi scene del genere fossero molto improbabili. Anche se i nostri progenitori erano probabilmente più forti di noi, a causa della vita selvaggia, è difficile che siano riusciti in simili imprese.
La caccia era indirizzata verso piccole prede come topi, conigli e serpenti.
Già la cattura di un cervo era una cosa eccezionale. Provate voi, se ci riuscite, ad avvicinarvi a un cervo tanto da poterlo colpire con una lancia. E anche se ci riuscite, quante probabilità avete di ucciderlo o di ferirlo gravemente?
Le tecniche di caccia ai grandi animali dovevano tener conto dell'enorme disparità di forze ed erano ben più astute e complesse di un attacco con lance e pietre. L'umanità cacciò all'inizio soprattutto sfruttando alcune particolarità del territorio.
Ad esempio, si approfittava di burroni verso i quali decine di battitori armati di bastoni sospingevano un branco di cavalli facendoli precipitare. Una volta feriti o morti, gli animali erano facile preda degli uomini. In altre situazioni le prede venivano spinte in gole o valli ristrette dove venivano bloccate e poi abbattute con una pioggia di macigni.
Queste tecniche di caccia richiedevano molta organizzazione e l'uso delle grida e di rumori di sassi o legni percossi diede probabilmente origine al gusto per la musica.

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Uranio impoverito

Uranio impoverito

Carissimi,
questa settimana riportiamo integralmente un articolo apparso su Il Fatto Quotidiano che contiene una notizia passata un po' troppo in silenzio. 
Si tratta di una sentenza definitiva della Corte d'Appello di Roma che afferma con "inequivoca certezza" la connessione tra l'esposizione all'uranio impoverito e la malattia che ha colpito tanti nostri militari che erano stati in Kosovo tra il 2002 e il 2003, in questo caso specifico, un sottoufficiale morto di cancro. 
La battaglia per il riconoscimento dei danni provocati dai proiettili all'uranio impoverito è stata una delle tante affrontate da Franca Rame prima, durante e dopo la sua elezione al Senato.
A giusto due anni dalla morte, ci piace pensare che questa sentenza l'avrebbe un po' rappacificata nei confronti di questo terribile dramma passato sotto silenzio. 
Questo Cacao del Sabato è dedicato a lei.
Se volete leggere di tutte le iniziative prese da Franca contro l'uranio impoverito e avere ulteriori informazioni, potete andare qui

Franca Rame

26 maggio 2015 
Da Il Fatto Quotidiano 
Articolo di Andrea Pitoni

Uranio impoverito
Sentenza definitiva della Corte d'Appello. Sul caso di un sottufficiale morto di cancro dopo la missione in Kosovo. Con "l'inequivoca certezza" del nesso di causalità tra esposizione alla sostanza tossica e la malattia. L'avvocato Tartaglia: "Dimostrato che i vertici militari conoscevano i pericoli e non hanno fatto nulla per prevenirli". Leggiero (Osservatorio militare) chiede un incontro a Mattarella (che declina)

E' una storia di silenzi, omissioni e verità nascoste. Ma anche di morte e sofferenza. La racconta la prima pronuncia della corte d'appello di Roma, definitiva dal 20 maggio, sui casi dei decessi legati all'uso dell'uranio impoverito in Kosovo. Ed è una sentenza dirompente. Non solo per l'entità del risarcimento record (quasi 1 milione 300mila euro oltre al danno da ritardato pagamento) accordato ai familiari di un militare italiano ammalatosi e deceduto per un tumore contratto dopo aver partecipato proprio a quella missione. Ma anche per le motivazioni con le quali il ministero della Difesa è stato condannato a pagare. Innanzitutto, perché la decisione della prima sezione civile della corte d'appello di Roma conferma, come già accertato dal tribunale, "in termini di inequivoca certezza, il nesso di causalità tra l'esposizione alle polveri di uranio impoverito e la patologia tumorale". Ma, sanziona, come già fatto dal giudice di primo grado, anche la condotta dei vertici delle Forze Armate per aver omesso di informare i soldati "circa lo specifico fattore di rischio connesso dell'esposizione all'uranio impoverito".

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La scopata galattica

Carissimi, 
oggi per il Maggio dei libri, in offerta il libro di Jacopo Fo: La scopata galattica!
Questo libro raccoglie quanto scritto ne Lo Zen e l'arte di Scopare e aggiunge moltissime cose: si parla di storia, di amore e sentimenti, di tecniche, di difficoltà, di malintesi e ci spiega come risolvere in modo semplice ed efficace i mille problemi legati alla sessualità. Che sono molti, psicologici e fisici.
E lo fa, come sempre nei libri di Jacopo, in modo divertente, leggero, semplice e mai volgare. 
Di sesso si parla tantissimo, se ne ride tanto, i cabarettisti ne fanno il loro pezzo forte ma pochissimi danno le informazioni essenziali, quasi nessuno ti dice quello che veramente serve sapere. 
Lo fa questo libro di cui vi anticipiamo un brano che parla d'amore.
Buon divertimento!

La scopata galattica

Seduzione e colpi di fulmine

Che cos'è l'amore? Che cosa succede quando ci si innamora?
Rispondere a questa domanda in modo esauriente è impossibile. L'amore è un sentimento talmente grande che, come il concetto di zen, sfugge alla definizione verbale. 
Se ti sei innamorato sa cos'è l'amore. 
Solo ascoltando il proprio cuore si può sentire (e non "capire") la natura di questo sentimento. 
Quello che si sa è che due occhi messi in una data maniera, un gesto, quell'onda nei capelli, possono scatenare, nel giro di un solo istante una tempesta emotiva in grado di cambiare l'intero destino di una vita. 
Niente è potente come l'amore. La morte è molto potente ma non è in grado di cambiare la vita, può solo interromperla. Il dolore può distruggere una persona ma non può creare un universo di sensazioni, spronare a grandi imprese, ispirare opere d'arte e atti di generosità incredibili. Il dolore è solo molto doloroso. Ma il male è di per sé un'esperienza che chiude la mente alle percezioni, distacca dal mondo...

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Tombini di ghisa

Tombini di ghisa

Qualche giorno fa un 46enne di Caltignaga, nel Novarese, ha rubato 5 tombini di ghisa dalle strade del paese, portandoseli a casa dove poi sono stati ritrovati dai carabinieri. Ora alla denuncia per furto aggravato si aggiunge quella di attentato alla sicurezza dei trasporti.
Tombini di ghisa?!? Suggestioni salviniane...  
(Fonte: Corriere di Novara)

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Un uomo bruciato vivo

Un uomo bruciato vivo

Carissimi,
questa settimana vi presentiamo un libricino scritto da Dario Fo con Floriana Cazacu dal titolo "Un uomo bruciato vivo" che racconta una storia tragica, quella di Ion Cazacu, padre di Floriana, piastrellista romeno, bruciato vivo nel 2000 da un impresario edile di Gallarate, per aver chiesto lo stipendio che gli spettava. 
Nella pagina di presentazione del libro sul sito di Commercioetico.it troverete anche un video dove Dario ne parla alle Invasioni Barbariche di Daria Bignardi. VIDEO

Vi riportiamo qui la seconda di copertina e l'introduzione al libro. Poche pagine, un racconto per non dimenticare, per aiutare Floriana e proteggere anche suo marito, anch'egli minacciato e vittima di violenze e soprusi. Se volete, aiutateci a diffondere questa testimonianza, perché l'attenzione, la memoria, la conoscenza possano fermare l'orrore che prospera nel silenzio. 

Un esercito di nuovi schiavi

Pensiamo sia bene aprire il racconto a dialogo, che verte soprattutto su un aberrante fatto di cronaca avvenuto all'inizio di questo secolo, con una notizia quasi del tutto sconosciuta: secondo il rapporto realizzato da Fillea e Ires-Cgil, l'evasione e l'elusione fiscale nell'edilizia, per quanto riguarda la sola Lombardia, nel 2010 ammontava a un miliardo e 100 milioni di euro.
Il 2 luglio 2012, alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, il sostituto procuratore Nadia Calcaterra e il capitano delle fiamme gialle Paolo Pettine indicono all'improvviso una conferenza stampa, nella quale danno notizia di un'operazione, condotta simultaneamente dalla procura e dalla finanza, attraverso la quale è stata portata alla luce una vera e propria organizzazione criminale che dal 2005 ha messo in atto in Brianza e dintorni un'ingente frode contributiva e fiscale per oltre 23 milioni di euro, utilizzando lavoratori, prevalentemente extracomunitari, che figuravano impiegati presso una medesima impresa, con legale contratto e pagamento dei contributi, quando in verità costoro erano assunti da altre aziende, che fungevano da copertura per l'impresa principale...

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Valesantasubito

Carissimi questa settimana lasciamo la parola a Valeria Ferretti, volontaria del Nuovo Comitato Nobel per i Disabili e disabile a sua volta. Valeria è la promotrice della campagna"Adotta una barriera e abbattila".
Valeria è una persona solare, bella e iperattiva. Le abbiamo chiesto di parlarci un po' della sua vita, e quando ha voglia di mandarci qualche sua pillola di saggezza. 
Buona lettura!

Valesantasubito

Siamo seri. La vita di una persona con disabilità fisica, cognitiva o sensoriale che sia, non è facile. L'Italia non è ancora un paese per tutti, purtroppo. Tra barriere architettoniche e culturali non è semplice. E non di rado, ti trovi a dover affrontare delle situazioni surreali. Non sai se piangere o ridere per non piangere. 
Aggiungiamoci poi che le disabilità sono molto diverse tra di loro, creare un paese completamente accessibile è molto difficile, se non quasi impossibile.
Molti pensano che il vero dramma dell'essere disabili sia la disabilità stessa.  O i piccoli grandi problemi di tutti i giorni. I più romantici pensano al fatto che un disabile non può vedere il tramonto, oppure non può fare una passeggiata in riva al mare o ancora, non può sentire la "Primavera" di Vivaldi.
Drammi su drammi su drammi insomma!
Ma no. I veri drammi per una persona disabile non sono questi. 
La vera tragedia per un disabile (ma non solo...) sono gli esseri umani.
Sì, esatto. Le persone. E le più pericolose sono quelle che credono che i disabili siano angioletti, docili come agnellini, carini e coccolosi come i pinguini di Madagascar.
Noi disabili ci troviamo spesso ad affrontare un sacco di situazioni paradossali, al limite del surreale. A volte ci si avvicina quasi al paranormale.
Alcuni di noi si offendono, altri si incazzano, altri si chiudono in se stessi, altri se ne fregano.
Io no, io mi trasformo in una bastarda, ma con eleganza. Con la rubrica "Valesubitosanta" mi prendo la licenza poetica di raccontarvi le avventure di una ragazza disabile.  Anzi no, mi prendo la licenza poetica di raccontare i vostri approcci con la disabilità... attenzione dunque a domande e comportamenti "strani", potreste essere i protagonisti involontari di questa rubrica.
Torniamo un attimo seri. Con questa rubrica voglio raccontarvi in modo ironico e un po' bastardo con eleganza (e a volte non troppo politicamente corretto), le questioni più o meno serie che riguardano direttamente o indirettamente le persone diversamente abili...

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Giotto o non Giotto

Giotto o non Giotto

Carissimi, 
lunedì prossimo 20 aprile alle 21, su Rai 5, andrà in onda la seconda parte dello spettacolo-lezione di Dario Fo: Giotto o non Giotto. Riprendiamo anche noi dal libro edito dalla Franco Panini Editore e parliamo degli affreschi del Maestro toscano alla Cappella degli Scrovegni a Padova.
La parola a Dario Fo, buona lettura!

Giotto a Padova

Sul rovescio della grande parete d'ingresso alla Cappella degli Scrovegni sta dipinto un imponente affresco colmo di figure: si tratta del giudizio Universale aperto da una miriade di angeli che si levano in alto come un sipario. Sotto, quasi in mostra, uno dietro l'altro vediamo i dodici apostoli. In basso nel proscenio, a sinistra le anime degne, dal lato opposto i reprobi aggrediti da demoni che ne fanno scempio. Sono anime dannate, ma i loro corpi soffrono come da vivi, insomma siamo all'Inferno.
Dalla calca degli uomini eccelsi addobbati alla maniera trecentesca spunta un volto ornato da uno zuccotto giallo: secondo la tradizione dei Padovani, quello è Giotto o, meglio, il suo autoritratto.

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Giotto o non Giotto

 

Giotto o non Giotto

Carissimi, lunedì prossimo, 13 aprile, Dario Fo su Rai 5 presenta una straordinaria lezione su Giotto.
Chi ha affrescato la Basilica Superiore di Assisi? Per svelare questo enigma il premio Nobel per la letteratura ha indagato l'opera del geniale artista, portando alla luce sorprendenti intuizioni. È così nato anche il volume "Giotto o non Giotto", curato da Franca Rame e pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore che trovate qui

GIOTTO O NON GIOTTO

Punto di partenza del libro e dello spettacolo è l'enigma che da oltre sette secoli divide la critica d'arte: fu Giotto ad affrescare le celeberrime Storie di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi?
Per rispondere all'affascinante quesito, nella sua opera Dario Fo intraprende un'esplorazione che parte da Assisi, tocca Padova con l'analisi della Cappella degli Scrovegni e arriva fino agli ultimi capolavori di Santa Croce a Firenze. Un'indagine che riserverà al lettore numerose sorprese, e farà luce su aspetti della vita e dell'arte di Giotto poco esplorati dalla critica d'arte ufficiale: dall'attività di usuraio del pittore alle segrete influenze dei Vangeli apocrifi sulla sua opera. Un viaggio reso ancor più suggestivo dai racconti, dai dialoghi in volgare e dalle "giullarate" che impreziosiscono il testo, a corredo del quale sono presenti oltre duecento illustrazioni tra riproduzioni a colori delle opere di Giotto e personali creazioni del premio Nobel.
Lo spettacolo inizialmente avrebbe dovuto essere registrato davanti alla Basilica Superiore di Assisi ma poi il vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino, si rifiutò di farlo rappresentare nella città di San Francesco, e il tutto si è spostato a Perugia. L'"incidente" non toglie nulla all'assoluto fascino di questa rappresentazione che cerca di rivalutare un pittore sconosciuto: Pietro Cavallini. Dice Dario: "Voglio ridare a un grande artista, un grande innovatore, ciò che gli spetta. Gran parte dei ventotto riquadri della Basilica Superiore di Assisi sono di sua mano. E in questa operazione di giustizia non sono solo. Anche Bruno Zanardi, insigne restauratore e storico dell'Arte, la pensa come me. Anche lui ritiene che, a parte la giovinezza di Giotto, all'epoca causa di impedimenti per l'affidamento di una commessa così importante, è lo stile a far pensare alla mano dell'artista romano".

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