Ti serve una comunità, altro che community!!!

Carissime e carissimi, questo articolo è dedicato a chi ha ancora voglia di immaginare passi di danza verso un futuro molto più divertente.
Vorrei raccontarvi alcune riflessioni su quel che si potrebbe fare, anche se per ora non vedo il modo di realizzarle.
Quindi chi ama l’arte di progettare mi perdonerà se mi abbandono a sogni che ancora sono nebulosi e non hanno gambe per correre.
A volte il futuro inizia proprio giocando con idee un po’ strampalate.
Allora ti racconto il mio sogno.
Metto insieme scene sparse…
Questo sistema tardo capitalista non funziona e non si vede all’orizzonte soluzione.
E’ una crisi di valori, di stili di vita, di cultura.
Il vecchio non funziona più e il nuovo ancora non è maturo.
Cosa ci manca?
Conosco un solo metodo per fantasticare in modo produttivo: partire da me.
COSA DESIDERO?

Punto primo
Voglio la tribù!

Quel che di buono abbiamo sperimentato negli ultimi 30 anni è che ad Alcatraz passa un sacco di gente simpatica. Persone che hanno un comune modo di intendere la vita, senza ideologie e preconcetti, ma con un desiderio per ciò che è buono, tranquillo, gentile, creativo, rispettoso.
Ma questi rapporti tendono a disperdersi.
Facebook è divertente e permette di mantenere i contatti, ma la relazione resta circoscritta a scambi verbali, immagini, nel migliore dei casi emozioni.
Ma questo tipo di community non aiuta a costruire livelli di relazione e di collaborazione più stretti e più produttivi.

Punto secondo
Alcatraz tutto l’anno

Ogni volta che abbiamo messo insieme un laboratorio creativo abbiamo verificato che un certo tipo di persone riesce a esprimere un’altissima capacità creativa, livelli di professionalità che potrebbero benissimo dar da vivere: perché c’è la passione, la motivazione, il piacere di inventare.
Ad Alcatraz si incrociano continuamente professionisti di grande valore e dilettanti di grande spirito. Una combinazione potenzialmente esplosiva.
Ma fin’ora si è trattato di momenti. Momenti bellissimi ma solo momenti, parziali. Non realtà continuative capaci di diventare lavoro, denaro per vivere, un certo livello di tranquillità sociale (il riconoscimento del valore del tuo lavoro) ed economica.
Immagina se Alcatraz potesse essere un ente che centralizza offerte di lavoro che permettono di creare laboratori stabili.
Vieni qui, crei, giochi, sperimenti, e questo paga il costo del tuo soggiorno e se va bene ti arrivano anche dei soldi sonanti.

Punto terzo
Una congregazione di professionisti creativi ed ecoetici.

In questi anni, girando per l’Italia con gli spettacoli ho conosciuto tantissime realtà eccellenti, persone che non solo la pensano giusta ma hanno anche la professionalità per realizzare eventi e collaborazioni, che stanno in piedi economicamente e che creano posti di lavoro.
Cosa succede se metti insieme questi ingegni?
Anche qui abbiamo fatto esperienze eccellenti. Ma episodiche. Io vedo una colossale squadra di lavoratori instancabili e furenti, se ci mettessimo assieme sposteremmo le montagne… Ma collaborare stabilmente è faticoso perché difficilmente porta anche vantaggi materiali…

Punto quarto
Esiste in effetti una grande fame di prodotti culturali, ecotecnologici, modalità di coordinamento e sinergia tra consumatori e produttori etici.

Esistono molti gruppi d’acquisto, banche del tempo, mercatini del biologico, del riuso e dell’usato, forme di risparmio etico, una quantità incredibile di cooperative sociali, aziende socialmente impegnate, il commercio solidale, l’associazionismo di base eccetera. Ma questa enorme realtà è spezzettata, scollegata, non costituisce una vera comunità relazionale sinergica e solidale. Non solo non si riesce a costruire un soggetto politico unitario, non si riesce neppure a connettere questo mondo (mi spieghi perché non esiste una compagnia di telefonia cellulare del Movimento? Perché non esiste una borsa del biologico o una moneta complementare unitaria? Lo Scec è ottimo ma non si propone come moneta complementare - vedi miei articoli sul Wir svizzero - ma come una sorta di carta sconti, cioè non paghi il 100% del valore di un servizio con gli Scec, ma solo una quota. Inoltre lo Scec viene regalato quindi rinuncia alla concorrenza diretta con l’euro, giustamente perché ha un altro scopo).
Stiamo cercando di spiegare agli italiani che serve un’altra economia e che la cultura della cooperazione è una necessità e l’efficienza energetica un comandamento divino (siamo contro lo spreco) e contemporaneamente non siamo capaci di moltiplicare per 10 la potenza del movimento creando un’autostrada sinergica. Non socializzando offerte, domande, finalità, contatti, referenze, progetti, informazioni; sprechiamo buona parte delle nostre risorse.
E pretendiamo di non capire la necessità della coesione e intanto riuscire a spiegare come far funzionare la nuova economia… Non si riesce. La gente lo sente che parli di cose che tu per primo non riesci a realizzare!

Punto cinque
Il vuoto relazionale

Quante persone conosci in un anno?
Se uno conosce solo 40 persone all’anno, del sesso che gli interessa, non c’è da stupirsi se non trova la persona giusta per amarsi.
Idem per quanto riguarda gli amici.
Devi baciare molti rospi per trovare un bel principe.
Allora un obiettivo prioritario per tutti quelli che desiderano amori o amicizie o tutti e due, è quello di arrivare a incontrare almeno 2.000 persone nuove all’anno.
Gli alternativi culturali in Italia sono almeno un paio di milioni. Rischi di morire senza avere mischiato i tuoi batteri con il 99% di questa bella gente. Come fai ad accettare una simile amputazione?
La vita è l’arte dell’incontro o no?

Punto sei
Nuove strutture comportamentali

Sto dicendo cose risapute, che pensiamo un po’ tutti. Quel che manca non è né la volontà, né la coscienza. Manca la modalità.
Una macchina che faciliti i sistemi relazionali e professionali e le potenzialità di gruppi di acquisto globali…
Una macchina. Un’infrastruttura.
A un certo punto il bisogno di formare le nuove generazioni ha prodotto l’invenzione delle scuole.
Macchine che producono un certo tipo di percorso didattico.
Una cosa del genere ci serve.

Allora immagino un sistema.
Come è fatto?
Altre idee sempre sparse.
Innanzi tutto non è uno spazio aperto.
E’ un posto interdetto a chi non ha voglia di stare bene e preferisce ammorbare gli altri.
E' un posto dove si scambia la qualità, non ci interessano testi mediocri, cibi mediocri, sentimenti mediocri.
E' un posto senza gerarchie ma dove vale quel che porti alla tribù, quel che vuoi scambiare, quel che vuoi connettere e la tua capacità di farlo e non solo di dirlo.
E ognuno esprime un giudizio pubblico sulla sua esperienza di cooperazione con ognuno dei membri della tribù.
Non è solo un posto per il tempo libero, non è solo un posto per lavorare, non serve solo a formarsi, non serve solo a fare impresa.
Non è solo una bottega creativa.
Ed è un posto che si autocostruisce, si autogoverna, trova da sé, nel fare, le sue regole.
Un luogo di incontro che allarga le prospettive e le possibilità.
Un posto per realizzare sogni che non puoi fare in solitudine.
Un centro di scambio solidale di beni, servizi e risorse.
Un luogo di organizzazione di cordate per imprese memorabili.
Un posto dove la tua fantasia ha un valore sociale e economico.
Non un semplice social network ma un modo di far esistere quello che non c’è e di cui abbiamo bisogno per cambiare realmente le cose (non è in crisi solo la politica ufficiale, i continui dissidi interni a ogni gruppo dimostrano che sono stantii proprio i vecchi schemi organizzativi, che separano lavoro, politica e vita personale).

Come funziona in soldoni.
Visto che sognare è gratis facciamolo alla grande. Immaginiamo che domani Alcatraz prende una commessa eccellente. Ci pagano il giusto per realizzare 100 articoli al giorno, o 100 quadri, oppure ci commissionano la gestione di un call center ecologista che dà informazioni sulle ecotecnologie a tutti gli italiani…
Per reggere un grosso ritmo produttivo, invece di creare un piccolo gruppo che lavora otto ore al giorno mettiamo insieme 10 coordinatori e 200 collaboratori.
Possono essere pagati in euro oppure in parte anche in una moneta alternativa (abbiamo già stampato i talenti della Libera Repubblica di Alcatraz, su carta filigranata, mica bubbole!).
Creiamo così il primo nucleo di una comunità, che in parte si ritrova a Alcatraz periodicamente per formarsi e produrre, in parte collabora via web.
Abbiamo così creato un piccolo gruppo e messo carburante nel motore…
E diciamo che c’è anche un attivo economico di gestione che reinvestiamo per creare occasioni di incontro in giro per l’Italia tra queste 200 persone e i loro amici. La rete si allarga. Diventiamo un’efficiente agenzia per far incontrare le persone e questo migliora la qualità del lavoro e la qualità delle vite individuali.
Iniziamo a investire poi su un altro punto: creazione di occasioni di scambio di merci e servizi tra queste 200 persone selezionate.
Scambi circolari tipo banca del tempo, non scambi a due tipo eBay.
Si crea un database di professionalità, hobby, conoscenze.
E si creano strumenti semplici tramite i quali se voglio sapere qual è un buon ristorante a Parigi c’è chi me lo consiglia. E tutti questi scambi interni alla tribù possono essere ripagati in talenti, che potrebbero corrispondere sia a un valore in euro che a un valore in ore di lavoro.
Inizia a crearsi un portale dove si mettono in comune risorse e consigli, recensioni di libri ed esperienze terapeutiche e scambi di gentilezze e regali (qualcuno si ricorderà l’esperimento del Gioco dei Regali su questo blog).
A questo punto l’offerta potrebbe iniziare a essere interessante. Possibilità di guadagno, possibilità di aumentare il valore del denaro che si spende attraverso varie forme di baratto, possibilità di incontro, possibilità di valorizzare tutto l’insieme delle competenze individuali, anche quelle che esulano dall’area lavorativa principale.
Altri si uniscono, si trovano altri sbocchi commerciali per i “prodotti” della tribù (vedi il progetto Mamma Service che da tempo teniamo nel cassetto).
Alcatraz inizia a funzionare come centro di coordinamento e laboratorio permanente multidisciplinare. E si creano altri spazi analoghi in altre parti d’Italia. Centri di incontro, sinergia, collaborazione professionale, formazione.
Immagino decine di piccoli vantaggi quotidiani che si potrebbero ottenere da una simile infrastruttura. Vantaggi materiali e immateriali.
Il valore aggiunto di questo sistema è che i consigli non te li dà un qualunque utente della rete ma una persona che è referenziata dal suo stesso essere parte attiva di un sistema intrinsecamente selettivo (se gestisci un lavoro collettivo gli incapaci e gli stupidi hanno vita breve visto che la rete permette di fornire dopo ogni momento di collaborazione report sulla qualità di questa collaborazione, quindi chi non mantiene fede alla parola data o chi non lavora con passione, salta fuori alla svelta. Non perché ci sia una commissione d’esame, un capo o una gerarchia ma perché le singole relazioni lasciano traccia, vengono contabilizzate in un profilo individuale realizzato con i contributi degli altri membri della tribù, in modo diretto e trasparente. Quindi è la collettività nel suo complesso che seleziona naturalmente, non ci sono posizioni di rendita, non ci sono centri di potere, se non l’autorità data dalla qualità dei tuoi contributi unanimemente riconosciuta).

Vedo infinite applicazioni di un sistema simile.
Ovviamente questo è solo un abbozzo di idea a livello intuitivo.
E disgraziatamente non ho sottomano nessuna commessa sostanziosa per finanziare il primo nucleo propugnatore.
Ma vorrei comunque sapere che ne pensi.
Grazie a chi vorrà dare il suo contributo.
Leggerò tutto con grande attenzione (anche perché da anni ho scoperto che i navigatori che approdano a questo blog sono una razza strana che non ama gli insulti e le polemiche a vuoto e al contrario ama condividere ragionamenti. Quindi ORSU’!!!).


Commenti

Come sempre ottime idee, e come sempre rischiano di cozzare contro l'individualismo che ci opprime. Anche il mio sogno sarebbe creare un'azienda che produca reddito e felicità (o anche solo sollievo). Pensa ad un centro, in qualunque periferia di Milano, dove i nonni e le nonne possano esserlo anche di nipoti altrui, magari consentendo alle mamme di lavorare senza spendere uno sproposito in baby sitter, in uno spazio attrezzato; dove sia possibile mangiare con 3 euro (prendendo contatti con supermercati di zona), a condizione che ogni tanto vieni a sbucciare le patate o a cucinare; dove i "somari" della zona possano fare il doposcuola con professori senza cattedra; dove si possano fare piccole azioni locali di scambio e condivisione, ma dove la sera si possa fare musica bevendo una buona birra, magari artigianale e fatta sul posto (sia la musica che la birra); dove sia possibile offrirsi alle aziende per piccoli lavori (tipo volantinaggio) da far svolgere a disoccupati della zona; dove se sai fare collane, disegni su bottiglie, merletti o dolci puoi metterli in rete e avere un reddito. E dove tutto possa essere pagato con la moneta che vogliamo noi.

Come non essere d'accordo? Leggendo il tuo scritto mi sono reso conto che partendo dall'idea di creare una comunity progressista sono arrivato a pensare un'impresa commerciale godereccia.... Grazie per il contributo

Ciao a tutti,
mi chiamo Katerina ho 29 anni e vivo a Roma,esco adesso da un'esperienza lavorativa distruttiva di 5 anni in una di quelle aziende qui l'unico ed eterno scopo è guadagnare, devo ammettere i primi anni ci sono cascata:credevo che vi amministrassero persino degli esseri umani, ma mi sbagliavo ne avevano soltanto le sembianze.Ho passato gli ultimi 2 anni a far leva sui colleghi per un rapporto di maggior collaborazione anzichè competizione gratuita, sull'armonia, sulla ricerca di serenità,ho iniziato a portare avanti l'idea di accontentare di piu' il cliente magari con maggiori sconti perchè un cliente contento torna sempre,ho iniziato a parlare di chiedere di venire istruiti meglio sui nostri servizi per poter essere piu' professionali e ho iniziato a litigare col mio superiore per la sua mancanza di equità nei confronti dei suoi sottoposti,risultato?Trasferita in un'altra unità lavorativa che ha appena perso la gara d'appalto.Conseguenze?Vado in mobilità il 31 maggio...ma DA UN ALTRO PUNTO DI VISTA ...è stata una benedizione, ora io non sono ricca e pago l'affitto però nel corso del tempo si è sempre fatta piu' forte dentro di me l'idea di un mondo e di un modo di vivere completamente diverso da quello che ho vissuto, vorrei fare un mestiere magari un po' piu' utile agli altri e al mondo o perlomeno vendere un qualcosa che giova e sia utile a tutti, vorrei vivere in una comunità semplicemente perchè sono curiosa e adoro confrontarmi e sentire tante idee diverse e voglio soprattutto metterle in pratica.Mi piacerebbe poter comprare una casa in mezzo al verde in una comunita' tipo alcatraz, vorrei che al centro ci fosse un enorme terreno di cui ognuno ne usufruisce e vorrei che ci fosse anche un edificio teatro dove gli abitanti della comunità possano esibirsi nella danza o in tutto quello che vogliono,vorrei avere a disposizione anche un forno come quelli antichi perchè io adoro fare il pane, credo che sia un rituale sacro e mi piacerebbe mantenermi vendendolo,inoltre mi piacerebbe costruire anche un centro d'ascolto perchè ho idea che se le persone avessero un luogo dove poter confrontarsi con gli altri potendo esprimere liberamente e apertamente le loro emozioni e paure avremmo debbellato tante di quelle malattie!!!!!!...magari sono solo mie fantasie magari invece spunti per qualcosa di diverso e ne parlo qui perchè purtroppo la maggior parte delle persone che conosco o non ha fiducia e tanta paura di tentare o preferisce adeguarsi all'economia "invertita"(perchè per me malata) di quest'epoca,io non voglio invece continuare a vivere così male, l'unico mio problema io soldi non ne ho.Ma ho braccia forti e idee e voglio proprio reinventarmi!!!!!!!!!!Si puo' fare??Aiutatemi ad aiutarmi!

Cara Katerina

mi sembra che le nostre aspirazioni siano proprio simili.

Nell'Ecovilaggio che stiamo costruendo c'è anche la sala multifunzionale da usare anche come teatro...

E il centro di ascolto lo metterei all'interno della comunità di lavoro e gioco che proponevo di discutere.

Adesso c'è da scoprire quante persone possono essere interessate...

Auguri! 

...allora appena mi libero dal "male" vengo lì ad Alcatraz a farmi una chiaccherata...chissà che non vi siano altre persone che la pensano così
:-) ti ringrazio!
Katerina

Caro Jacopo, io sono convinto che tu non abbia alcuna idea delle reali potenzialità commerciali che hai. Io vengo da una full immersion di 20 anni come Mega Super Marketing Manager (beh, forse è un pochettino esagerato) della principale azienda di formazione italiana. Ora sono fuori e mi sto disintossicando lentamente, anche se ovviamente non trovo più lavoro in questo settore. Quello che mi è rimasto è di essere in grado di pensare come "loro". Combattere il capitalismo con le loro stesse leggi, perchè sognare non costa nulla, ma il sogno è bello perchè sai che se vuoi puoi realizzarlo, l'utopia è bella perchè invece sai che non puoi realizzarla neanche volendo. E il sogno si realizza meglio con un business plan alle spalle. Prova a spostare la prospettiva, ad uscire dall'autoreferenzialità che ti porta a parlare cercando di spiegare le tue ragioni a chi non è in grado di capirle. Digli che hanno ragione, qualunque cazzata dicano, e parlagli con il linguaggio che questi anni di televisione hanno imposto: soggetto, verbo e complemento oggetto. Parla con le regole della pubblicità e porta gli altri ad arrivare da soli a darti ragione. Se vuoi vendere un prodotto magnificandone le doti reali non lo venderai mai, se invece metti in risalto quello che la gente vorrebbe da quel prodotto avrai la fila. Avvia una serie di attività partendo dai rapporti che hai, circondandoti di persone che credano al progetto. Che bisogno hai di una commessa da 50.000 euro al mese quando hai in mano una macchina che ne può fatturare molti di più? Pensa agli impianti fotovoltaici: ci sono ditte che non hanno i servizi che hai tu ma fatturano milioni all'anno perchè hanno una politica commerciale ed una rete di vendita.
Pensa all'idea di sfruttare Alcatraz come punto di raccordo per promuovere ad esempio gite scolastiche tra Umbria e Toscana: organizza 5 giorni di viaggio studio per scolaresche, in giro per Assisi, Gubbio, Spoleto, Perugia, magari fino a Siena e Firenze. La sera vengono a dormire li ed un giorno viene completamente dedicato alla ecosostenibilità o a quello che vuoi. Assieme ai ragazzi verrà anche qualcuno di quegli strani animali che tanto si sbattono per migliorare un sistema che sta affondando e che si chiamano professori. Parlando con loro si possono avviare collaborazioni che neanche ti immagini, o forse sì. Tanti semi buttati a maturare.
Insomma, di idee ce ne sono tante ma l'idea base è quella di fare il capitalista, usare le loro leggi per fare profitto e poi, invece di dividersi il bottino, reinvestire in ciò che vuoi.
Scusami se ho usato un tono da "professore", me ne sto rendendo conto ora che rileggo. Evidentemente non mi sono ancora del tutto disintossicato.
Ti abbraccio

Caro Jacopo, secondo me hai scritto cose importanti, in questa società così in crisi ci sono molte persone brave che possono aggregarsi ed essere utili.
Da dove partire?
Propongo di partire da un seminario da fare ad Alcatraz. Tema:
La creazione di impresa sociale.
Relatori gratis (io per primo), partecipanti gratis per quanto riguarda il seminario.

Così si comincia a ragionare sul fare impresa in modo etico, poi su questa base si aggregano le bamche per il microcredito, la Regione, il Comune e i primi clienti privati.

Ne abbiamo parlato quando sono stato tuo ospie e conto di tornare presto da te per proseguire il ragionamento, però se riusciamo a lavorare un po' anche via mail si fa prima.

Colgo l'occasione per chiederti una cosa che non c'entra:
Si può chiudere in bellezza il Maggio dei libri, consentendo in una sola giornata (31 maggio) di comprare tutti i libri proposti a un euro, con un minimo di 5 libri per volta? così si risparmia sulle spese di spedizione.

Buona domenica
Massimo

Carissimo in questo caso non credo che si possa iniziare se non da una fonte di lavoro. E deve essere bella grossa. Se non troviamo una commessa da almeno 50 mila euro al mese non credo si possa lanciare una simile iniziativa. Sono anni che ci provo seguendo vie a basso costo, basate sul volontariato ma non ci riesco. Per quanto riguarda i libri scrivi a www.mercidolci.it, sono loro che gestiscono quell'attività. Sono una società a sé.

I partecipanti dovrebbero, secondo me, usare le proprie sostanze - o dedicare il proprio tempo o un mix di due - per il molteplice scopo di dar vita al progetto, di avvicinarsi fisicamente agli altri e di creare più comunità all'interno del quale sia possibile sviluppare una micro-economia basata su una moneta complementare, sull'approvigionamento sostenibile di energia e cibo, sull'abbattimento del superfluo, sul riciclo e sulla condivisione di beni, spazi e modalità operative.

Le sostanze comunitarie amministrate in maniera condivisa permetterebbero alle comunità di scegliere liberamente la strada da percorrere senza influenze da parte di chi finanzia, che non avrebbe a cuore il bene del progetto; inoltre, il grado di partecipazione di ciascun membro, avendo messo in gioco i propri averi, sarebbe sicuramente più elevato e finalizzato allo scopo comune.

Le comunità reali, rispetto alle virtuali, avrebbero la fantastica caratteristica della prossimità dei membri, che aprirebbe la porta sia ad un miglore sviluppo delle idee, che ad una gestione più ottimale delle problematiche che inevitabilmente sorgeranno. Non dimentichiamo che i nostri predecessori, con le famiglie allargate, ci hanno portato fuori dal dopo guerra, mentre noi, separati come siamo, ci stiamo andando di nuovo incontro.

La moneta complementare favorirebbe gli scambi all'interno delle varie comunità e credo sia più opportuno utilizzare monete già esistenti per evitare frammentazioni: lo Scec mi sembra che sia come il Wir, l'unica differenza è che non è ancora molto diffuso. Creare nuove monete non favorirebbe le sinergie tra chi già oggi opera in modalità alternativa al consumismo / capitalsmo sfrenato.

Gli spazi comuni permetterebbero la riduzione di quelli privati e permetterebbero l'interazione tra le persone: come valutereste dei posti dove, invece della televisione, le persone alla sera si "distraessero" con giochi comuni, spettacoli auto gestiti, brain storming comunitari o, più semplicemente, con serate di comicità esilarante o di voli pindalici? Quante cose si potrebbero fare?

L'auto approvigionamento di energia e alimentari permetterebbero la diminuzione dei costi e delle necessità comunitarie, senza considerare il beneficio che si avrebbe nel vivere in posti non inquinati, mangiando cibo sano.

Una volta formate, queste comunità indipendenti, auto-sufficienti ed integrate, darebbero vita ad un naturale scambio sia di beni che di progetti, creando una rete capillare che favorirebbe l'entrata di nuovi membri che per necessità non potranno cambiare città o regione. Il grado di soddisfazione e di benessere interno faranno da calamità sia per i nuovi membri che per i committenti che potrebbero necessitare di fornitori vicini.

Uno dei diritti/doveri/lavori che ritengo sia fondamentale nelle comunità, sarebbe quello della perpetuazione dello spirito delle stesse, attraverso l'educazione dei figli, che vanno quanto prima sottratti al sistema scolastico nazionale, ormai troppo nozionistico e anti-sociale. C'è anche da considerare la possibilità di creare degli spazi in cui i bambini possano giocare essendo seguiti da persone del gruppo, permettendo così a chi deve allontanarsi per lavoro o necessità, di poterlo fare con il massimo del supporto.

Secondo me sarebbe fantastico ed anche molto semplice in quanto la fatica che oggi ciascuno di noi fa per portare avanti la propria barca, sarebbe suddivisa tra i vari membri e la sera il caricabatterie sarebbe assicurato! Sarebbe un po' come vivere sempre in un villaggio turistico.

Buona vita,
Antonello

Caro Antonello, sono d'accordo con il tuo discorso in generale. Ma non credo che funzioni un meccanismo di vita comune con impegni annessi. Noi stiamo costruendo un ecovillaggio per un'ottantina di famiglie che si basa invece su un'assenza di obblighi, oltre a quelli banali previsti dal codice civile e dal buon senso e la buona educazione. Abbiamo ridotto al minimo le regole puntando invece sule sinergie spontanee. Lo stesso discorso per l'autofinanziamento di un tale progetto. Non si riesce perché tutti hanno i loro problemi, e dopo un po' chi lavora gratis è travolto dalle sue necessità impellenti. Io credo che un simile progetto possa realizzarsi solo se c'è realmente una fonte di lavoro e ricchezza che genera la spinta iniziale e la nutre nel tempo.

Mi rendo conto che snocciolare tutti gli aspetti del progetto tramite post non è la soluzione migliore perché si rischia di non capirsi bene.

Condivido l'assenza di regole, anche io le detesto, ma alla base dovrà esserci unità di intenti e di vedute, per cui uno statuto ritengo debba essere stabilito altrimenti il progetto rischia di fallire prima di iniziare.
Conosco anche l'eco-villaggio e l'ho anche valutato, ma alla fine non ho aderito perché nasce più come un progetto residenziale che come un progetto comunitario. Lì basta forse un regolamento di condominio, qui le sinergie sono troppo complicate, secondo me, per non essere regolamentate.

Ritengo che iniziare con una commessa esterna possa essere addirittura un problema, perché se uno non investisse del suo, allora non avrebbe la stessa determinazione per far funzionare il tutto; inoltre finché ci saranno quei soldi andrà tutto bene, ma se dovessero venire a mancare, potrebbe rompersi l'armonia. Una volta avviata la comunità e raggiunta magari l'autosufficienza economica, sarebbero invece una manna da augurarsi.

Io penso che le persone che dovrebbero dare vita alle comunità, siano quelle che possono farlo perché magari si possono portare dietro il lavoro, perché hanno delle rendite o perché possono ricoprire i ruoli necessari da subito (mi vengono in mente alcuni lavori, che giustamente dovranno essere pagati, come il coltivatore / giardiniere, gli intrattenitori serali, l'amministratore - non credo si possa evitare - poi si pensa insieme a cosa serve e come farlo, ovviamente). In questa prima fase le persone coinvolte si annusano, si conoscono e cominciano a fare insieme i programmi per gli sviluppi futuri.

Avviata la comunità, direi che si debba integrarla con la realtà circostante, cercando di fornire servizi etici, economici e funzionali agli abitanti dei paesi limitrofi e non solo, anche sul web, un po' come fa Alcatraz: mi viene in mente per esempio, una scuola per l'infanzia, un b&b, un ristorante biologico, la vendita dei prodotti coltivati, servizi di ogni tipo in base alle competenze presenti e quanto altro.
Tutti gli introiti, pagati i lavoratori, dovrebbero andare con la massima trasparenza nelle casse comunitarie, di modo che si possa raggiungere l'autofinanziamento e, magari, si possano fare dei prestiti a tassi superagevolati ai soci presenti o futuri per pagarsi l'alloggio, una nuova attività interna, per sostenere l'avvio di altre comunità o qualsiasi altra esigenza che abbia affinità con il bene comune) - Se non è socialismo questo...! :)

Superata questa fase, la comunità sarà viva, vegeta e molto prospera e comincerà ad attrarre le altre persone in cerca di una soluzione di vita diversa, persone che questa volta potranno trovare il lavoro direttamente dentro la comunità stessa o arricchirla con le loro esperienze, ma stavolta provando anche l'avventura, senza il peso di dover sostenere la nascita di un progetto.

Magari sto prendendo una toppa clamorosa, ma credo che la cosa si possa fare, anche perché l'Italia è piena di borghi ormai abbandonati, che con poco possono essere comprati e recuperati, come ho avuto modo di leggere anche sui giornali recentemente. C'è solo da fare i conti con i terremoti, suppongo. Si può prendere uno di quelli, ridargli la linfa e trasformarlo in un punto di eccellenza per qualcosa, anche solo per la vita che ci si può condurre.

Ritengo essenziale incontrarci con tutte le persone coinvole, anche solo per renderci contro che non si può fare o per conoscerci visto che fino ad oggi non ho avuto il piacere di venire ad Alcatraz.

Ciao,
Antonello

Caro Jacopo,
quello che scrivi è grandioso e sarebbe davvero un sogno ad occhi aperti realizzare una comunità vera, etica e solidale come quella che auspichi. Forse ora sembra un po' utopia ma io credo che con forza di volontà, tanto lavoro e impegno (e tanta testardaggine!) si possa concretizzare. Ciò che dici è bellissimo, ma in un Paese come questo, dove se non hai i soldi e se non conosci qualcuno che conta non fai nulla, ci vorrà del tempo e bisognerà vincere non pochi ostacoli. Io ho 26 anni e sono piena di sogni grandi ed etici: vorrei lavorare nel non profit per occuparmi di tutela ambientale e faunistica, vorrei vedere che nel mondo c'è più rispetto per le persone e per l'ambiente, vorrei dare il io contributo che, per quanto piccolo, è importante per cambiare le cose. Ci provo, io come tutti gli altri che credono in questi sogni, ma purtroppo non ci sono terreni abbastanza fertili per raccogliere frutti a breve termine. Ma non dobbiamo arrenderci, perchè altrimenti ci sottomettiamo a questo sistema marcio. Sarò banale, ma io credo in un futuro migliore! Nel mio piccolo condivido con chi mi circonda le mie idee lagate al risparmio delle risorse, al rispetto dell'ambiente e alla tutela della biodiversità e cerco di adottare comportamenti etici e a basso impatto abientale: compro biologico (inoltre sono vegetariana, quindi non contribuisco all'impatto ambientale legato all'allevamento), faccio la raccolta differenziata, vado a piedi o col bus piuttosto che con la macchina, faccio acquisti equosolidali e faccio volontariato alla protezione animali. Come me ci sono tante, tante persone che si impegnano e che credono in quello che fanno! Sarebbe meraviglioso avere una comunità (ma sarebbe meglio una società) dove ognuno possa contribuire al benessere collettivo mediante le proprie competenze e, soprattutto, attraverso i propri talenti. Ognuno dovrebbe essere libero di esprimere sé stesso e le proprie passioni, condividendo ciò che è realmente. Immagina che cosa straordinaria sarebbe! Se tutti facessimo rete e avessimo l'opportunità di dare alla comunità quello che siamo, le cose cambierebbero, sarebbe una rivoluzione.
Tu chiedi come possiamo fare: bene, io ti suggerisco di organizzare un incontro (su skype o meglio ancora ad Alcatraz)per fare un mega brainstorming, dal quale possono emergere idee e soluzioni. Meglio scontrarsi e confrontarsi di persona, così l'interazione è più efficace. Potresti fare più incontri, anche perché dubito che tutte le persone interessate a partecipare riescano a concentrarsi in un solo appuntamento. Io ho delle idee, ho entusiasmo, passione e voglia di fare! Quando incominciamo a costruire la realtà che vogliamo davvero??? Nel mio piccolo, se posso contribuire in qualche modo, sarò felice di partecipare alle iniziative che ci saranno. Ma non lanciare il sasso per poi ritirare la mano: ovvero, non raccontare i tuoi sogni (facendo sognare anche noi!)per poi non dare vita a nessuna iniziativa concreta per realizzarli. Come tu stesso hai riconosciuto, ci sono tanti professionisti e talenti che possono aiutarti a costruire la comunità di Alcatraz (che in embrione non sarebbe altro che la società in cui vorremmo vivere), ma ci sono anche tanti dilettanti volenterosi e brillanti che hanno energie da spendere nel progetto. Devi solo cogliere ciò che possono darti! La passione per le idee in cui crediamo può cambiare la realtà i meglio! E allora basta parole, ma diamoci da fare sul serio.

Cara Giulia, a Massimo di Bologna, che proponeva un incontro, ho appena risposto che se non ci sono dei soldi (una commessa) per partire trovo inutile tentare. Ritorno sulla pagina e trovo la tua lettera... Beh vediamo allora, se oltre a voi due ci sono altri interessati a incontrarsi per me va comunque bene vedersi e sognare insieme... Vediamo se qualcun altro entra nella discussione che cosa dice.... E al limite se si vuole far qualche cosa subito, proviamo a invitare altre persone a partecipare a questa discussione... Caso mai si formasse veramente un gruppo di una ventina di promotori la cosa cambierebbe verso e sarebbe interessante incontrarsi... Quindi vediamo se si riesce realmente intanto a aprire qui un gruppo di discussione... E anche se ci sono idee specifiche e dettagliate su eventuali iniziative.

Sono venti anni che non dormo e vivo solo. Gli unici barlumi che mi fanno ogni tanto mangiare qualcosa o chiudere occhio sono i ricordi di posti in cui ho dormito assieme ad altri (dormitori e ostelli). Suonavo il piano e sono capace di farlo a orecchio, e a livello di Bollani, (se non anche meglio), ma non posso finchè non chiudo occhio. Per piacere. Qualcuno mi indicasse un posto dove poter andare a stare . Mentre scrivo mando questo http://www.youtube.com/watch?NR=1&feature=endscreen&v=100jyoCAC9g ,così mi illudo ci sia qualcuno attorno a me, gente che riposa,calma, coi sandali, e storie simili. Ho bisogno di USCIRE da quiiiiiiiii di soldini ne ho un pò , quindi non è un problema però non voglio spendere 1000 euro per seguire corsi,discorsi,discipline, di cui non mi impippa un beneamato tubo. Non posso leggere sono miope come una talpa; risposte brevi per cortesia. HELP cell. 345 2112939 danieleimperato@yahoo.it

Investo volentieri un tot per un centro dove stare assieme ad altri.Ritengo infatti che il confronto con gli altri potrebbe ulteriormente contribuire a ridarmi un minimo di appetito e di sonno :))) : gli argomenti cui mi interesso sono tutto ciò che riguarda il buon sonno, il relax, il riposo,lo stop all'attività del sistema simpaticotonico cronica, il training autogeno, la psicologia del riposo, la Pnl del riposo, il buddhismo del riposo, lo Yoga NIdra, la musica rilassante,i massaggi a sfioramento, la castità assoluta al di fuori della procreazione, l'uso della voce a scopo tranquillizzante...

Attento Daniele, che la castità fa male! ABBIAMO FISIOLOGICAMENTE BISOGNO DI FAR L'AMORE... Far l'amore ti fa addormentare come un bimbo e dormire con una qualità di riposo e di sogni assolutamente superiore! Se non fai l'amore mai dormire è dura! Far l'amore è creativo, socializzante, estatico, sentimentale.

Carissimo, un vero problema non dormire. Ma non conosco un posto dove si pratichi il sonno collettivo... E se ti facessi un giro per ostelli per un po' di giorni? Almeno inizi a dormire... Rispondere al tuo problema potrebbe essere uno dei compiti possibili per un organismo come quello che immagino... Ma visto che ora non c'è intanto ho pubblicato un articolo in cui chiedo a chi ha avuto il tuo stesso problema come ha fatto ad affrontarlo. Avere dei consigli da altre persone magari ti può aiutare a risolvere l'insonnia. Ho anche scritto cosa faccio io per addormentarmi. http://www.jacopofo.com/insonnia-solidale-addormentarsi Auguri per sonni smodati!

ciao a tutti!

complimenti a jacopo per l'idea e a tutti voi che la state arricchendo con i commenti!

Qui in Svizzera le varie attività eque e solidali si sono riunite in una rete, hanno la propria camera di commercio e partecipano attivamente alla vita politica e culturale delle città! I ristoranti equi e solidali sono sulle guide turistiche, gli imprenditori equi e solidali pubblicano le loro offerte di lavoro... (l'indirizzo della camera di commercio equa e solidale di Ginevra è http://www.apres-ge.ch o http://www.apres-vd.ch per quella di Losanna)

Per cominciare, mi sembra importante che ci sia un "alcatraz" in città, un luogo dove la gente possa andare ogni tanto, magari un ora dopo il lavoro a discutere e creare nuove idee di lavoro equo e solidale: questo luogo dovrebbe essere aperto anche a persone esterne alla rete alternativa (che spesso sono eque e solidali senza saperlo)... Provate a contattare i responsabili di http://www.coworkingproject.com, penso che una collaborazione potrebbe interessarli!

Se poi qualcuno vuole farsi un giro tra Ginevra e Losanna per vedere tutte le iniziative che nascono qui, mi faccia segno!

In bocca al Lupo e a presto!
Marco

Grazie per queste informazioni...
Riprova che in Italia potremmo fare molto di più e che mancano le infrastrutture sociali per coordinarsi e rendere l'attività alternativa molto più efficiente.

che tu ci creda o no pensavo a una cosa del genere ieri sera!!! evviva la sincronicità!!! penso che sia un'ottima cosa, che sia quello che serve, che sia possibile farlo. che ci sono tanti talenti sprecati. che ci vorrà del tempo. che la gente sia anestetizzata-rassegnata-offuscata e bisognosa di essere risvegliata. che bisogna aiutarsi, condividere. che bisogna fare alleanza di cervelli. che bisogna dare possibilità. che le possibilità siano un pò più a disposizione di tutti. che devo venire presto ad Alcatraz. che se sognamo in molti le cose si avverano.
quindi posso solo dire grande Jacopo, come sempre. e grazie infinite per quello che fai/fate. Forse vorresti sapere altro, forse qualcosa di più pratico, ma per ora m'è venuto questo. buonanotte!

Anch'io ho la sensazione che qualche cosa si stia muovendo nei sogni della gente NOSTRA

Sto da mesi lottando per avere una concessione di un casello ferroviario, abbandonato da quasi 20anni, e quando riuscirò ad avere in mano quei mattoni puzzolenti, potrò far crescere concretamente l'idea che fino a qualche tempo fa chiamavo mia, ma che è come uno tra tanti semi della stessa pianta. alcatraz è stata una scossa di fiducia, ed ho avuto il piacere di essere macao per qualche tempo, vedendo come questo seme germogli in fretta quando ci sono le condizioni adatte.

Ho partecipato ad un corso di tai chi, e spero di riuscire a venire durante lo yoga demenziale. Sto imparando molte cose in un orto comunitario, e a scuola cerco di essere una spugna (a casa mi strizzo poi). Penso che ci siano molte persone alla ricerca di esperienze vere e sincere, di conoscenza tramandata oralmente e di aneddoti con il finale che scoppietta.
Se costruissimo una sorta di logo, che accomuna le realtà che devono nascere (il magico casello) e già esistenti, tramite internet si potrebbero coordinare le attività, e concretizzarle nei vari luoghi, che sarebbero riconoscibili alla stregua di un macdonald

Ottima idea, ma anche in questo caso il lavoro sarebbe enorme e dopo vari tentativi preferisco avere i mezzi per arrivare al risultato prima di partire...

Ciao Jacopo, è un po' di tempo che non ti leggevo, ma sappi che la mia enorme stima nei tuoi confronti non è mai calata!

Sto cercando di propugnare ovunque l'idea di usare l'informatica per riunire economicamente le persone... però si potrebbero fare dei progetti focalizzati e gruppi di lavoro. Per esempio un'idea che ho avuto recentemente è costruire (o scegliere) un sistema di car-sharing nazionale da usare in massa (magari proponendolo contemporaneamente al M5S il per fare rapidamente "massa"). Ce n'è già qualcuno in giro ma non saprei nemmeno io quale è il migliore.
Oppure mettere in rete cittadini con un mercatino in franchising.

Ho messo un'idea generale in questo sito

https://sites.google.com/site/therisingunity/ideas/economy/demercificare

Scusa se i documenti sono un po' pipposi o poco chiari, sarà deformazione professionale :)

Credo che tu abbia fatto un buon lavoro di sintesi di varie esperienze.
Resta che dopo parecchi tentativi non credo sia possibile partire senza un notevole investimento iniziale... I volontari su una cosa così è difficile trovarli... almeno per me... Spero che se trovo i mezzi vorrai collaborare...

L'idea di Jacopo è grande, ma nei commenti che ho letto penso si stia andando fuori strada rispetto alle sue intenzioni (oppure non ho capito io una cippa di niente).
A mio parere non è necessario partire con grosse commesse. All'inizio la comunità si svilupperebbe per forza sul web, di conseguenza è necessario solo un webmaster e una persona che coordini il tutto (che potrebbero anche essere la stessa persona, dato che non dovrebbe essere necessario molto tempo da dedicare al progetto).
Si parte raccogliendo le adesioni di chi vuole far parte della rete, ognuno invia un curriculum in cui spiega chi è, quali sono le sue competenze, le esperienze che ha fatto e quali beni/servizi vuole offrire. Se non arrivano un tot di curriculum (ad esempio minimo 200/300) non se ne fa niente, dato che significa che l'iniziativa non interessa abbastanza.
Ognuno avrà una pagina nel sito, nel quale sarà pubblicato il curriculum e i recapiti che vorrà mettere a disposizione per essere contattato (minimo una mail). Nella pagina compariranno anche i commenti di chi ha acquistato i suoi beni/servizi.
Le pagine individuali possono essere modificate solo dal coordinatore, così come i commenti sono inviati al coordinatore che poi li pubblica, positivi o negativi che siano. Il titolare della pagina può in qualsiasi momento inviare al coordinatore una nuova foto o una nuova copia del curriculum, e una replica in caso di commento negativo.
Deve essere possibile fare ricerche nel database del sito per nome, per zona, per tipo di servizio/competenza/bene offerto.
Fondamentale sarà la spinta mediatica che Jacopo potrà dare grazie al suo network di contatti, e al fatto che, conoscendo tante persone valide e già referenziate, potrà cercare di convincerle a partecipare in modo tale da creare un primo nucleo di base.
GESTIONE MONETARIA
Non dimentichiamoci che la rete che si andrà a costituire deve dare la possibilità, a chi vorrà, di portare a casa la pagnotta, o almeno un pezzo, quindi si deve trovare il modo di monetizzare i beni e i servizi che vengono proposti. Dico “a chi vorrà” perchè la rete dovrà unire chi vuole portare a casa la pagnotta facendosi pagare in euro, chi si accontenta di scambiare beni e servizi con altri beni e servizi, e chi mette a disposizione qualunque cosa gratuitamente.
I talenti della repubblica di alcatraz potrebbero essere una buona unità monetaria, alla quale però si deve dare un valore in moneta corrente, per semplicità si potrebbe fare 1 talento = 1 euro.
1) mantenimento della rete: partendo dal presupposto che la rete non deve generare profitto per chi la crea ma solo vantaggi per i partecipanti, ma deve comunque coprire i costi (webmaster, coordinatore, eventuale burocrazia, ecc.), è necessario prevedere per ogni partecipante un contributo annuo in euro, che servirà a coprire tali costi. In cambio del contributo saranno consegnati altrettanti talenti spendibili per acquistare beni e servizi della rete. Per renderli spendibili ognuno è obbligato ad accettare in pagamento talenti per almeno il 20% dell'importo da incassare). Non si tratta quindi di un contributo a fondo perduto, ma è cofinanziato da tutti attraverso l'accettazione dei talenti (che funge come uno sconto sul bene/servizio acquistato), ed inoltre è nulla in rapporto ai potenziali vantaggi che si possono ottenere facendo parte di una rete di questo tipo.
Il bilancio dei contributi e dei costi della rete sarà messo online.
2) rapporti tra i partecipanti: ognuno può farsi pagare in denaro (con l'obbligo di accettare in pagamento talenti per almeno il 20% dell'importo dovuto), in talenti, limitarsi allo scambio di beni e servizi senza far girare denaro, oppure non volere nulla in cambio per quanto offerto.
Anche chi acquista solamente (senza vendere) beni e servizi dalla rete è necessario parteciparvi, e come tutti avrà una pagina con la possibilità di parlare di sé stesso però senza curriculum.
Ipotesi entità dei contributi: devono essere diversi a seconda di cosa si mette in vetrina, non è giusto far pagare uguale chi offre prestazioni professionali o pubblicizza l'azienda e chi offre recensioni su libri o ristoranti...
Esempio: 50 euro annui per chi pubblicizza professioni o aziende o servizi assimilabili; 10 euro annui per chi acquista solamente, per chi mette a disposizione beni/servizi/informazioni/idee in modo non professionale, o semplicemente per chi è una bella persona e vuole partecipare ad una rete di altre belle persone anche per conoscerle e basta o per cercare tra loro l'anima gemella...
Il contenuto di tutte le pagine degli aderenti è visibile a tutti, dato che la rete deve essere una vetrina che deve raggiungere più persone possibili, ma i recapiti per contattare sono visibili solo dopo il versamento del contributo (viene dato un accesso con username e password).
EVOLUZIONE
Dalla rete si potrà poi passare alla conoscenza personale, e se i partecipanti saranno in buon numero, alla formazione di reti locali che potranno organizzare autonomamente iniziative sul territorio, ad esempio coinvolgendo anche le banche del tempo. Ma questo verrà dopo... Ora iniziamo a raccogliere i curriculum!!
Spero che quello che ho scritto possa dare qualche spunto.

Non so se sono davvero arrivata al capolinea della mia vita per come l'ho vissuta finora: se così fosse e potessi aderire alla comunità, questo mi sembra un buon progetto!
Ci risentiamo...

Caro Gothicdream, ottimo il tuo piano dettagliato. Solo dissento sula possibilità di farlo in modo volontaristico. C'ho provato svariate volte in questi anni e si riescono a fare alcune cose (ad esempio il laboratorio sui Seminole dentro questo blog) ma non altre. Quindi attendo di trovare la commessa giusta... Comunque se la trovo mi farebbe piacere se partecipassi perché mi sembra tu abbia senso pratico, materia rara...