movimento idee

Cosa faresti se non avessi paura?

Lo ha chiesto Sheryl Sanberg, mente economica di Facebook, durante un discorso augurale a un gruppo di neolaureate.
Ha detto anche: “La fortuna aiuta veramente gli audaci” e “Siate incredibili”.
Queste parole tratte dal numero 917 di Internazionale, che dedica la copertina a Sanberg, sono capitate a fagiolo proprio oggi. Il numero di Internazionale è dell’ottobre 2011, era finito chissà dove e me lo sono ritrovato in mano persuaso che fosse l’ultimo numero.
Ci sono giornate durante le quali sono convinto che la magia esista e che quasi tutto sia possibile.

Nel numero scorso di Cacao della Domenica ho raccontato il mio fantasmagorico progetto di creare una comunità di relazioni personali, gioco, arte e lavoro, che contenga anche sistemi di acquisto consociato, banca del tempo, moneta complementare.
Questo articolo ha provocato un dibattito molto interessante con alcuni lettori.
Ho deciso quindi di continuare il discorso.
Al di là della forma del progetto che ho proposto, vorrei occuparmi oggi dell’esigenza che cercavo di soddisfare.

Tutto parte da una domanda: come si evolvono i sistemi di organizzazione sociale?
Per secoli oltre agli stati guerrieri feudali e alle organizzazioni religiose non c’è stato altro.
Lo sviluppo della borghesia ha portato alla nascita delle corporazioni professionali che erano contemporaneamente organizzazioni sindacali, banche, assicurazioni e sistemi di garanzia sulla qualità dei manufatti, sul rispetto dei contratti e dei pagamenti. Se non pagavi un membro di una corporazione, nessuno di quella corporazione ti avrebbe più fornito prodotti.
La nascita del movimento socialista e comunista hanno dato vita ai moderni partiti politici, con le loro organizzazioni di massa, associazioni culturali come l’Arci o le Acli, diffuse sul territorio, che si occupavano di sport, tempo libero, eventi culturali, gestire luoghi di socializzazione come le case del popolo.
Nel secolo scorso l’unica novità dal punto di vista organizzativo sono stati i gruppi di autocoscienza femminista, dove per la prima volta ci si incontrava per raccontare la propria vita, e le comuni, dove si tentava di creare un diverso modo di condividere e abitare.
Oggi internet ci ha portato la rivoluzione dei social network.
Io credo che si sia nel mezzo di una crisi epocale, che investe la nostra cultura, e che renderà inevitabile un cambiamento delle relazioni economiche e degli stili di vita.
E credo che perché questo cambiamento avvenga sarà necessario inventare un nuovo tipo di organizzazione delle relazioni sociali.
Immagino un tipo di organizzazione che superi la separazione tra sfera politica, sfera relazionale e sfera lavorativa.
Il modello dominante nella nostra società è stato fino ad oggi quello della separazione.
Si separano i costi di produzione di un bene dai costi ambientali di quella produzione. Quando lavoriamo abbiamo un’identità precisa, ci sono i sindacati che unificano i lavoratori. Ma quando spendiamo i nostri soldi diventiamo improvvisamente consumatori individuali.
Ugualmente siamo solitari nei rapporti familiari e di amicizia, come di fronte alle malattie o a problemi legali.
Sempre più negli ultimi anni assistiamo a esperienze che cercano di “organizzare” le nostre diverse identità: sono nate associazioni dei consumatori, di alcolisti anonimi, di famigliari di disabili, gruppi che difendono identità sessuali, eccetera.
Nel mio ultimo articolo ho provato a immaginare come potrebbe essere un’organizzazione di nuovo tipo, che rappresenti la totalità dell’individuo contenendo le sfere private e pubbliche, politiche e lavorative.
Non so se il la mia idea verrà messa in pratica ma è in questa direzione che vedremo delle novità in futuro.

Le direttrici del nuovo tipo di organizzazione sociale che immagino nascerà sono:

1) Il motore dell’aggregazione è di tipo lavorativo. Immagino strutture cooperative o imprese che considerano centrale carburante dello sviluppo economico un nuovo patto tra manager, finanziatori e lavoratori.

2) Considerare la cooperazione indispensabile non solo per produrre ma anche per acquistare, con la costituzione di gruppi di acquisto globale, dallo spillo alla casa.

3) Valorizzazione dell’insieme delle competenze di una persona (siamo bravi in campi diversi). Quindi persone che svolgono diversi lavori. Puoi essere contemporaneamente un bravo orafo, un valente massaggiatore e un abile organizzatore di feste. E puoi trarre reddito da tutte queste attività senza dover scegliere un solo lavoro. Un modo ampiamente sperimentato di ottenere reddito da diverse competenze sono le banche del tempo. Ma anche il baratto, il riciclo e il riuso offrono esempi di diversa gestione dei beni. Ugualmente sono interessanti le esperienze di condivisione (cohausing) o uso collettivo (car sharing).

4) Unificare l’identità di lavoratore con quella di consumatore mettendoci dentro tutte le diverse passioni e attitudini ma anche autogestire l’economia. E qui le esperienze sono ormai molte, dalle banche etiche cooperative, alle monete complementari, alle cooperative che investono i risparmi dei soci in impianti fotovoltaici o eolici. E cooperative, come quella dell’Ecovillaggio Solare di Alcatraz, che gestiscono la costruzione di un sistema abitazione integrato che offre possibilità enormi di risparmio, condivisione, opportunità relazionali, economiche e lavorative.

5) Un altro elemento dovrebbe essere una funzione di servizi alla persona e alla comunità. Olivetti, un grande rivoluzionario poco conosciuto, creò negli anni ’30 scuole per i dipendenti, colonie e centri ricreativi per i loro figli, case e sistemi di credito e assicurazione. E un servizio di assistenza che aiutava i dipendenti in varie situazioni particolari. L’idea era che la fabbrica dovesse occuparsi dell’insieme della vita dei dipendenti ottenendo in cambio una più alta qualità delle relazioni aziendali e quindi del lavoro. Googe e Facebook, come molte aziende moderne, investono grandi risorse per rendere il posto di lavoro simile a un parco giochi. Hanno capito che l’aspetto ludico è essenziale per la creatività dei dipendenti e ha effetti galvanizzanti sui fatturati. Cosa succederebbe se un’azienda creasse un Ufficio Giochi e Divertimenti, con professionisti che si occupano di organizzare eventi divertenti? E cosa succederebbe se si occupassero anche di fare una sorpresa alla telefonista triste, reclutando 20 colleghi che le portano la colazione a letto la domenica mattina? E' possibile immaginare un’azienda che si occupi di creare plusvalore ludico? Che potrebbe combinare un ufficio risorse umane che iniziasse a compilare la lista di tutte le passioni, i desideri e le competenze di tutti i dipendenti, allo scopo di offrire opportunità di connessione/condivisione e gioco?

6) E cosa succederebbe se mischiassimo tutto quello fin qui detto, creando un’interfaccia digitale che renda fluida e comunicativa l’enorme rete di interconnessioni e opportunità disponibili? Un super Facebook con la tua pagina che oltre a ospitare immagini e messaggi ti segnala chi avrebbe bisogno di te o sarebbe interessante che tu conoscessi?

7) Ultima domanda: se un tipo di organizzazione sociale di questo tipo esistesse creerebbe una sinergia sociale che ancora non s’è mai vista sul pianeta? Faccio un esempio. La più grande rivoluzione economica del Medioevo è derivata dallo sviluppo delle corporazioni. Ad un certo punto alcune corporazioni arrivarono a collegarsi con le loro gemelle di altre città, creando reti che coprivano mezza Europa. La possibilità di avere rapporti con una persona fidata in un’altra città permise di inventare le lettere di credito. Invece di portarti i soldi appresso, col rischio di essere rapinato, consegnavi il denaro alla tua corporazione e andavi poi a farti dare quei soldi dalla corporazione di un’altra città, presentando un foglio di carta con i dovuti sigilli. La stessa logica fu utilizzata per costruire le prime forme di consociazione: dieci proprietari di una nave si mettono assieme socializzando il rischio. Se una delle 10 navi affonda ognuno ci rimette un decimo del danno. Il sistema delle società di rischio e delle lettere di credito sta alla base del moderno sistema bancario, assicurativo e azionario. E questo sviluppo sarebbe stato impossibile senza la creazione del un nuovo modello di relazione sociale contenuto nel sistema delle corporazioni professionali. Ora mi chiedo: se si sviluppasse un livello di interazione sociale più complesso, quali sinergie potrebbero nascere? Potrebbe uscirne un’economia quadridimensionale (idea da vertigine teorica) al posto dell’attuale economia monodimensionale (il denaro). Un’economia dove esiste una moneta ufficiale (euro), una moneta collaterale (Wir, banche del tempo), una moneta che ha solo scopo ludico e che fa parte di un sistema di gioco a punteggio (chi fa ridere di più ha diritto di essere il re dei buffoni per un giorno) e una moneta del bene comune. Anche questa del bene comune non è una novità. Esistono già alcune centinaia di aziende, soprattutto in Austria e Germania, che certificano reciprocamente sia la qualità dei prodotti sia l’impatto ecologico e sociale dell’impresa. Se questa paga bene i dipendenti, non strapaga i top manager, si occupa della crescita culturale dei giovani della zona, organizza servizi di pubblica utilità o solidali, investe nella difesa ambientale, acquisisce un punteggio che può pubblicizzare sulle etichette dei suoi prodotti. Puoi comprare un barattolo di ananas liscio oppure scegliere un ananas che ti offre anche 100 punti di bene comune. Le aziende che già praticano questo sistema puntano sul fatto che esisteranno sempre più consumatori etici interessati a una vera qualità totale. E l’importanza che ha oggi il commercio equo e solidale con il terzo mondo fa sospettare che abbiano ragione. E questi imprenditori con l’additivo del bene comune, immaginano anche che lo Stato ad un certo punto riconoscerà esenzioni fiscali alle aziende, commisurati alla contabilità di questo nuovo tipo di merce: il Bene Comune. Ma perché non immaginare che anche i cittadini che consumano prodotti con alto tasso di bene comune possano a loro volta trarre vantaggi sociali dalla loro scelta (chi raccoglie etichette con 10 mila punti di Bene Comune avrà diritto ad essere abbracciato da 111 persone nel giorno della Grande Marmotta).

Bene mi fermo qui perché credo di aver dato l’idea.
Per favore se vuoi partecipare con un contributo alla discussione in corso, pubblica il tuo post qui sotto, non FB, no mail, no scrivere a Babbo Natale, sennò viene fuori un casino che non si riesce a seguire il dibattito perché si disperde in mille rivoli.
Grazie a chi parteciperà ordinatamente alla discussione.
Per compiere grandi imprese serve piccolo metodo.
 


Ti serve una comunità, altro che community!!!

Carissime e carissimi, questo articolo è dedicato a chi ha ancora voglia di immaginare passi di danza verso un futuro molto più divertente.
Vorrei raccontarvi alcune riflessioni su quel che si potrebbe fare, anche se per ora non vedo il modo di realizzarle.
Quindi chi ama l’arte di progettare mi perdonerà se mi abbandono a sogni che ancora sono nebulosi e non hanno gambe per correre.
A volte il futuro inizia proprio giocando con idee un po’ strampalate.
Allora ti racconto il mio sogno.
Metto insieme scene sparse…
Questo sistema tardo capitalista non funziona e non si vede all’orizzonte soluzione.
E’ una crisi di valori, di stili di vita, di cultura.
Il vecchio non funziona più e il nuovo ancora non è maturo.
Cosa ci manca?
Conosco un solo metodo per fantasticare in modo produttivo: partire da me.
COSA DESIDERO?

Punto primo
Voglio la tribù!

Quel che di buono abbiamo sperimentato negli ultimi 30 anni è che ad Alcatraz passa un sacco di gente simpatica. Persone che hanno un comune modo di intendere la vita, senza ideologie e preconcetti, ma con un desiderio per ciò che è buono, tranquillo, gentile, creativo, rispettoso.
Ma questi rapporti tendono a disperdersi.
Facebook è divertente e permette di mantenere i contatti, ma la relazione resta circoscritta a scambi verbali, immagini, nel migliore dei casi emozioni.
Ma questo tipo di community non aiuta a costruire livelli di relazione e di collaborazione più stretti e più produttivi.

Punto secondo
Alcatraz tutto l’anno

Ogni volta che abbiamo messo insieme un laboratorio creativo abbiamo verificato che un certo tipo di persone riesce a esprimere un’altissima capacità creativa, livelli di professionalità che potrebbero benissimo dar da vivere: perché c’è la passione, la motivazione, il piacere di inventare.
Ad Alcatraz si incrociano continuamente professionisti di grande valore e dilettanti di grande spirito. Una combinazione potenzialmente esplosiva.
Ma fin’ora si è trattato di momenti. Momenti bellissimi ma solo momenti, parziali. Non realtà continuative capaci di diventare lavoro, denaro per vivere, un certo livello di tranquillità sociale (il riconoscimento del valore del tuo lavoro) ed economica.
Immagina se Alcatraz potesse essere un ente che centralizza offerte di lavoro che permettono di creare laboratori stabili.
Vieni qui, crei, giochi, sperimenti, e questo paga il costo del tuo soggiorno e se va bene ti arrivano anche dei soldi sonanti.

Punto terzo
Una congregazione di professionisti creativi ed ecoetici.

In questi anni, girando per l’Italia con gli spettacoli ho conosciuto tantissime realtà eccellenti, persone che non solo la pensano giusta ma hanno anche la professionalità per realizzare eventi e collaborazioni, che stanno in piedi economicamente e che creano posti di lavoro.
Cosa succede se metti insieme questi ingegni?
Anche qui abbiamo fatto esperienze eccellenti. Ma episodiche. Io vedo una colossale squadra di lavoratori instancabili e furenti, se ci mettessimo assieme sposteremmo le montagne… Ma collaborare stabilmente è faticoso perché difficilmente porta anche vantaggi materiali…

Punto quarto
Esiste in effetti una grande fame di prodotti culturali, ecotecnologici, modalità di coordinamento e sinergia tra consumatori e produttori etici.

Esistono molti gruppi d’acquisto, banche del tempo, mercatini del biologico, del riuso e dell’usato, forme di risparmio etico, una quantità incredibile di cooperative sociali, aziende socialmente impegnate, il commercio solidale, l’associazionismo di base eccetera. Ma questa enorme realtà è spezzettata, scollegata, non costituisce una vera comunità relazionale sinergica e solidale. Non solo non si riesce a costruire un soggetto politico unitario, non si riesce neppure a connettere questo mondo (mi spieghi perché non esiste una compagnia di telefonia cellulare del Movimento? Perché non esiste una borsa del biologico o una moneta complementare unitaria? Lo Scec è ottimo ma non si propone come moneta complementare - vedi miei articoli sul Wir svizzero - ma come una sorta di carta sconti, cioè non paghi il 100% del valore di un servizio con gli Scec, ma solo una quota. Inoltre lo Scec viene regalato quindi rinuncia alla concorrenza diretta con l’euro, giustamente perché ha un altro scopo).
Stiamo cercando di spiegare agli italiani che serve un’altra economia e che la cultura della cooperazione è una necessità e l’efficienza energetica un comandamento divino (siamo contro lo spreco) e contemporaneamente non siamo capaci di moltiplicare per 10 la potenza del movimento creando un’autostrada sinergica. Non socializzando offerte, domande, finalità, contatti, referenze, progetti, informazioni; sprechiamo buona parte delle nostre risorse.
E pretendiamo di non capire la necessità della coesione e intanto riuscire a spiegare come far funzionare la nuova economia… Non si riesce. La gente lo sente che parli di cose che tu per primo non riesci a realizzare!

Punto cinque
Il vuoto relazionale

Quante persone conosci in un anno?
Se uno conosce solo 40 persone all’anno, del sesso che gli interessa, non c’è da stupirsi se non trova la persona giusta per amarsi.
Idem per quanto riguarda gli amici.
Devi baciare molti rospi per trovare un bel principe.
Allora un obiettivo prioritario per tutti quelli che desiderano amori o amicizie o tutti e due, è quello di arrivare a incontrare almeno 2.000 persone nuove all’anno.
Gli alternativi culturali in Italia sono almeno un paio di milioni. Rischi di morire senza avere mischiato i tuoi batteri con il 99% di questa bella gente. Come fai ad accettare una simile amputazione?
La vita è l’arte dell’incontro o no?

Punto sei
Nuove strutture comportamentali

Sto dicendo cose risapute, che pensiamo un po’ tutti. Quel che manca non è né la volontà, né la coscienza. Manca la modalità.
Una macchina che faciliti i sistemi relazionali e professionali e le potenzialità di gruppi di acquisto globali…
Una macchina. Un’infrastruttura.
A un certo punto il bisogno di formare le nuove generazioni ha prodotto l’invenzione delle scuole.
Macchine che producono un certo tipo di percorso didattico.
Una cosa del genere ci serve.

Allora immagino un sistema.
Come è fatto?
Altre idee sempre sparse.
Innanzi tutto non è uno spazio aperto.
E’ un posto interdetto a chi non ha voglia di stare bene e preferisce ammorbare gli altri.
E' un posto dove si scambia la qualità, non ci interessano testi mediocri, cibi mediocri, sentimenti mediocri.
E' un posto senza gerarchie ma dove vale quel che porti alla tribù, quel che vuoi scambiare, quel che vuoi connettere e la tua capacità di farlo e non solo di dirlo.
E ognuno esprime un giudizio pubblico sulla sua esperienza di cooperazione con ognuno dei membri della tribù.
Non è solo un posto per il tempo libero, non è solo un posto per lavorare, non serve solo a formarsi, non serve solo a fare impresa.
Non è solo una bottega creativa.
Ed è un posto che si autocostruisce, si autogoverna, trova da sé, nel fare, le sue regole.
Un luogo di incontro che allarga le prospettive e le possibilità.
Un posto per realizzare sogni che non puoi fare in solitudine.
Un centro di scambio solidale di beni, servizi e risorse.
Un luogo di organizzazione di cordate per imprese memorabili.
Un posto dove la tua fantasia ha un valore sociale e economico.
Non un semplice social network ma un modo di far esistere quello che non c’è e di cui abbiamo bisogno per cambiare realmente le cose (non è in crisi solo la politica ufficiale, i continui dissidi interni a ogni gruppo dimostrano che sono stantii proprio i vecchi schemi organizzativi, che separano lavoro, politica e vita personale).

Come funziona in soldoni.
Visto che sognare è gratis facciamolo alla grande. Immaginiamo che domani Alcatraz prende una commessa eccellente. Ci pagano il giusto per realizzare 100 articoli al giorno, o 100 quadri, oppure ci commissionano la gestione di un call center ecologista che dà informazioni sulle ecotecnologie a tutti gli italiani…
Per reggere un grosso ritmo produttivo, invece di creare un piccolo gruppo che lavora otto ore al giorno mettiamo insieme 10 coordinatori e 200 collaboratori.
Possono essere pagati in euro oppure in parte anche in una moneta alternativa (abbiamo già stampato i talenti della Libera Repubblica di Alcatraz, su carta filigranata, mica bubbole!).
Creiamo così il primo nucleo di una comunità, che in parte si ritrova a Alcatraz periodicamente per formarsi e produrre, in parte collabora via web.
Abbiamo così creato un piccolo gruppo e messo carburante nel motore…
E diciamo che c’è anche un attivo economico di gestione che reinvestiamo per creare occasioni di incontro in giro per l’Italia tra queste 200 persone e i loro amici. La rete si allarga. Diventiamo un’efficiente agenzia per far incontrare le persone e questo migliora la qualità del lavoro e la qualità delle vite individuali.
Iniziamo a investire poi su un altro punto: creazione di occasioni di scambio di merci e servizi tra queste 200 persone selezionate.
Scambi circolari tipo banca del tempo, non scambi a due tipo eBay.
Si crea un database di professionalità, hobby, conoscenze.
E si creano strumenti semplici tramite i quali se voglio sapere qual è un buon ristorante a Parigi c’è chi me lo consiglia. E tutti questi scambi interni alla tribù possono essere ripagati in talenti, che potrebbero corrispondere sia a un valore in euro che a un valore in ore di lavoro.
Inizia a crearsi un portale dove si mettono in comune risorse e consigli, recensioni di libri ed esperienze terapeutiche e scambi di gentilezze e regali (qualcuno si ricorderà l’esperimento del Gioco dei Regali su questo blog).
A questo punto l’offerta potrebbe iniziare a essere interessante. Possibilità di guadagno, possibilità di aumentare il valore del denaro che si spende attraverso varie forme di baratto, possibilità di incontro, possibilità di valorizzare tutto l’insieme delle competenze individuali, anche quelle che esulano dall’area lavorativa principale.
Altri si uniscono, si trovano altri sbocchi commerciali per i “prodotti” della tribù (vedi il progetto Mamma Service che da tempo teniamo nel cassetto).
Alcatraz inizia a funzionare come centro di coordinamento e laboratorio permanente multidisciplinare. E si creano altri spazi analoghi in altre parti d’Italia. Centri di incontro, sinergia, collaborazione professionale, formazione.
Immagino decine di piccoli vantaggi quotidiani che si potrebbero ottenere da una simile infrastruttura. Vantaggi materiali e immateriali.
Il valore aggiunto di questo sistema è che i consigli non te li dà un qualunque utente della rete ma una persona che è referenziata dal suo stesso essere parte attiva di un sistema intrinsecamente selettivo (se gestisci un lavoro collettivo gli incapaci e gli stupidi hanno vita breve visto che la rete permette di fornire dopo ogni momento di collaborazione report sulla qualità di questa collaborazione, quindi chi non mantiene fede alla parola data o chi non lavora con passione, salta fuori alla svelta. Non perché ci sia una commissione d’esame, un capo o una gerarchia ma perché le singole relazioni lasciano traccia, vengono contabilizzate in un profilo individuale realizzato con i contributi degli altri membri della tribù, in modo diretto e trasparente. Quindi è la collettività nel suo complesso che seleziona naturalmente, non ci sono posizioni di rendita, non ci sono centri di potere, se non l’autorità data dalla qualità dei tuoi contributi unanimemente riconosciuta).

Vedo infinite applicazioni di un sistema simile.
Ovviamente questo è solo un abbozzo di idea a livello intuitivo.
E disgraziatamente non ho sottomano nessuna commessa sostanziosa per finanziare il primo nucleo propugnatore.
Ma vorrei comunque sapere che ne pensi.
Grazie a chi vorrà dare il suo contributo.
Leggerò tutto con grande attenzione (anche perché da anni ho scoperto che i navigatori che approdano a questo blog sono una razza strana che non ama gli insulti e le polemiche a vuoto e al contrario ama condividere ragionamenti. Quindi ORSU’!!!).


Italia: morire di sete sotto la pioggia

Fra mille anni si chiederanno: ma quanto erano stupidi?

Siamo uno dei paesi più belli del mondo. Abbiamo il mare, le montagne, pianure fertili, foreste e vulcani.
Abbiamo una quantità di opere d’arte che non ha eguali.
I dipinti e le statue prodotte dai nostri antenati riempiono i musei di tutto il mondo.
Molte delle invenzioni più importanti della storia sono state realizzate da italiani.
Abbiamo un gusto straordinario nel vestire e nell’arredare case e giardini.
Abbiamo la migliore cucina del pianeta e siamo tra i popoli che vivono più a lungo.
E siamo alla bancarotta fraudolenta.
Come è possibile?
Sono mesi che ascolto giornalisti, economisti, politicisti e più li ascolto più mi rendo conto che non hanno la più pallida idea di come si possa uscire dalla crisi.
Pare un controsenso perché molti dicono cose giustissime, che realmente risolverebbero questa situazione economica.
Il problema non è che non si sa come uscire dalla crisi in teoria.
Il problema è che nessuno è in grado di mettere in pratica le idee che risolverebbero la crisi.
Ogni anno buttiamo via 500 miliardi di euro in sprechi, assurdità burocratiche, evasione fiscale e mafia.
Se si desse un taglio a questo sperpero e si riformasse la società, con una burocrazia efficiente e una giustizia veloce, tagliando le unghie a corrotti e truffatori, la nostra nazione diventerebbe istantaneamente florida!
Lo stesso Monti ha detto chiaramente che questa è la ricetta.
Ma nun gliela fa!
Non ci riesce, il tapino.
L’Italia è ostaggio di una banda di politici corrotti, imprenditori corrotti e mafiosi corrotti, schiava di un modello di vita corrotto.
Succede così che un imprenditore che deve incassare 2 milioni di euro dallo stato si suicida perché va in fallimento per un credito di 500mila euro verso lo stato, il quale stato non paga ma vuol essere pagato (e stato lo scrivo minuscolo perché la maiuscola tocca meritarsela).
C’è soluzione a questo stato di cose?
Anche qui, teoricamente sì. Basterebbe unire chi ha capito dove sta il problema (tantissimi) e vincere le prossime elezioni. Una formazione che si presentasse con quattro proposte chiare (solo 4) vincerebbe a man bassa.
Ma in pratica neanche questo è possibile perché gli italiani che hanno capito COME si potrebbe fermare il disastro NON hanno capito il concetto di collaborazione, mediazione, alleanze su un (vero) programma.
C’è una sola persona in Italia che ci possa salvare: sei tu.
Adesso tutto dipende dal fatto che tu decida che vuoi veramente fare qualche cosa di utile e sensato nella tua vita, a casa tua e con le persone che conosci.
Ripongo in te tutte le mie speranze.
Lo so che pensi: ma che dice! Cosa posso fare io?
Sinceramente non so cosa tu possa fare, non ti conosco e non so quindi quale siano le tue possibilità.
Comunque se non lo fai siamo spacciati.


Tu sei Dio. Questo è il problema!

Jacopo Fo Dio c'è e vi saluta tutti Illuminarsi ridendo Due giorni fa ho avuto un’illuminazione (mi capita così).
Domanda: e se il fondamentale problema psicologico umano sia che siamo convinti di essere Dio?
Ipotesi: l’essere umano fin dalla nascita vive esperienze che sono strutturalmente indirizzate a convincerlo di essere il creatore e signore dell’Universo. E quando sperimenta che non è esattamente così e verifica la limitatezza del suo potere si incazza.
Sono due giorni che provo ad applicare questo modello di interpretazione a varie situazioni psicologiche e combacia magistralmente.
Ho anche telefonato a mia cugina Enrica Rame, che oltre a essere laureata è pure una luminosa terapista transazionale e insigne insegnante di yoga, cioè praticamente una Dea, e le ho chiesto se qualcuno ci avesse già pensato.
Mi ha detto che in effetti nel modello transazionale è importante arrivare alla coscienza del proprio limite.
La cosa mi ha confortato.
Quindi vorrei aprire una discussione attorno alla misura di questo problema della mappatura del limite umano.
Prima osservazione: trovo la sindrome da Dio ovunque.
Il giocatore d’azzardo che punta tutti i soldi che ha su un numero della roulette cosa sta cercando di dimostrare? Io penso che uscirà il 22 e se uscirà sarà la prova che l’Universo fa quel che desidero.
E se il 22 non esce il giocatore si venderà anche il materasso per riprovare la sensazione di essere Dio. Da questo nasce la dipendenza per il gioco. Divento dipendente grazie a una vincita che mi dimostra che sono Dio e poi sono disposto a tutto pur di riprovare questa meravigliosa emozione: la prova della mia divinità.
E cosa cerca il latin lover perennemente in caccia di una una donna che si lasci conquistare? Sono Dio quindi tutte le donne cadono ai miei piedi. E ovviamente qualunque rifiuto è cocente.
E non è forse il depresso un Dio offeso perché il mondo non fa quel che lui vuole?
E il tossicomane ottiene dal buco uno stato di intangibilità perfetta che testimonia la sua divinità.
E non è forse l’autistico un piccolo Dio che rinuncia al suo rapporto con ciò che la sua mente ha creato?
E via così…

L’aspetto del ragionamento che mi incuriosisce è che essere, sentirsi un’unità, poter controllare il proprio corpo, parlare, guidare un’auto, viaggiare, scegliere come vestirsi, sono tutte esperienze che concorrono a confermare la nostra divinità, il nostro potere assoluto su noi stessi e il mondo inanimato che ci circonda. Pensa che posso prendere un ferro da stiro e metterlo dentro l’armadio e poi andarmene e quando ritorno il ferro da stiro è ancora lì ubbidiente e silenzioso, dove IO ho deciso di metterlo.
Ovviamente se poi tua moglie ti sposta il ferro da stiro vieni preso da violenti conati d’ira selvaggia perché non c’è niente che ti faccia incazzare come qualcuno che si permette di mettere in dubbio con i fatti la tua divinità.

Tutto questo ragionamento è iniziato riflettendo sull’esperienza dell’Ecovillaggio. Dopo 18 anni anni di sforzi finalmente siamo arrivati ad aprire i cantieri e si vedono i risultati.
E’ un momento grandioso, di grande soddisfazione.
Ma io quando le cose vanno bene resto sempre un po’ stupito, perché in effetti ho sperimentato una buona quantità di fallimenti e in fondo mi ci trovo ormai bene a sbattere la faccia per terra.
Edison sperimentò più di mille tentativi falliti prima di riuscire a realizzarne una lampadina che funzionasse. Ecco potrei fare una bella competizione con lui…
Così adesso che contemplo il successo mi viene da chiedermi quanto questo risultato dipenda da me e quanto dalla fortuna.
E ancora una volta mi rendo conto che la mia quota di merito è veramente bassa.
Ci sono stati almeno una decina di momenti nei quali tutto poteva saltare per aria.
Se non fossimo riusciti a costruire il ponte che collega le due parti di Alcatraz, se non fossimo riusciti a ottenere la modifica del piano regolatore, se i carotaggi avessero dato risultati diversi, se non avessimo trovato l’acqua, se…
E il risultato non è dipeso certo dalla mia bravura. Certo, mi sono impegnato, ma soprattutto ho avuto la fortuna di trovare gente straordinaria che ha creduto in questo progetto. E anche questo poteva non succedere anche se mi impegnavo allo stremo.
Insomma, se quando ho iniziato a lavorare su questo sogno avessi saputo realmente a che rischi mi esponevo, mi sarei messo lo stesso all’opera?
Lo sentivo, lo desideravo, lo vedevo, quindi ci ho creduto e mi sono buttato infischiandomene dei rischi. Mi sono detto: vedremo strada facendo. Quando ti va bene sembra un comportamento dinamico. Quando ti va male no.
Ma questo è un comportamento da matto convinto di avere i super poteri o no?
E' vero che non esiste grande progetto che non preveda rischi?
Ipotesi: l’Universo è per motivi suoi misteriosi animato da un impulso prioritario all’espansione, allo sperimentare nuove forme. Si evolve dalla riproduzione asessuata, per scissione, a quella sessuata, proprio perché il sesso moltiplica le probabilità di evoluzione, crea dinamiche complesse, competizione e gelosia, colpi di fulmine e sensazioni esplosive.
E l’Universo alla fine produce l’essere umano allo scopo di avere una creatura che è strutturalmente votata a inventarsene sempre di nuove e a questo scopo genera la sindrome del Io sono Dio.
E questa sindrome ipermotiva l’umano a creare progetti a manetta e a cercare di realizzarli a costo della vita.
Esattamente allo stesso modo l’universo ha creato gli spermatozoi. Esserini che sono tutti estremamente convinti di essere il predestinato alla fecondazione. Una balla colossale visto che su  milioni di spermatozoi emessi a ogni eiaculazione solo uno, una volta su mille, riesce a fecondare qualche cosa di meglio di un preservativo (salvo rari casi di sfigati che producono una sola eiaculazione nella loro vita e la fanciulla, grazie a quell’unica volta, resta incinta…).
E tutti gli spermatozoi nuotano come pazzi per raggiungere l’ovulo… E questo è magico perché in realtà gli spermatozoi raggiungono l’ovulo proprio grazie alla corrente spermatica che viene prodotta dal loro nuotare parossistico con le loro codine microscopiche, eroiche creature… Nuotando tutti insieme contribuiscono a sospingersi reciprocamente, solidali, fino a che uno arriva alla meta, riscattando così la missione di tutti gli altri.
Allora similmente l’Universo ci lancia a milioni a tentare i nostri più o meno folli progetti e solo pochi ci riescono… E quelli che ci riescono devono il successo comunque all’incessante tentare di milioni e da questo sono sospinti… E va bene così e tocca capire come stanno le cose e magari temperare l’entusiasmo per i propri progetti deliranti, pensarci su, calcolare rischi e costi, studiare vie di minima resistenza, minimizzare i rischi, crearsi salvagente a ciambella per limitare i danni in caso di disastroso scontro frontale con la realtà.
E forse una cosa che bisognerebbe insegnare a scuola, e sulla quale dovrebbe essere improntato l’insegnamento della storia umana, è il fatto che, siccome sei un po’ fesso e, illuso dalle percezioni, sei convinto di essere Dio, DEVI sapere che c’è un momento nel quale un’idea assurda che non sta in piedi neppure se soffiano i 4 venti, ti sembrerà assolutamente logica e perfettamente realizzabile e a te parrà evidente che hai tutte le capacità per tradurla in realtà.
Ecco devi sapere che questo è già successo a milioni di eroi e persone qualsiasi negli ultimi 10mila anni almeno, e che la differenza tra una persona che vive decentemente e una che si rovina da sola è proprio la capacità di fermarsi un attimo quando un progetto ti pare perfetto e assolutamente impossibile il fallimento. Se hai questa sensazione vuol dire che sei nel bel mezzo di una crisi di Deliro Divino. E quindi devi fermarti, ridere di te, riflettere e arrivare al punto di vedere che il tuo progetto può saltare mille volte e che le probabilità reali di arrivare in porto sono veramente bassissime.
Allora puoi intraprendere quell’impresa essendo terrorizzato dall’idea di fallire.
Qualcuno osserverà che però se sei terrorizzato dall’idea di fallire probabilmente fallirai, perché chi ha successo generalmente è un pazzo scriteriato che non si ferma troppo a riflettere e si butta d’istinto sulla vita come un cane pazzo e affamato.
Vero anche questo… La questione è spinosa. Forse si dovrebbe essere da una parte consci della realtà e dall’altra ebbri di entusiasmo divinizzato, contemporaneamente. Cioè schizofrenici. E forse è proprio la schizofrenia che distingue l’essere umano dalla scimmia.

Oppure, ipotesi 2, bisognerebbe darsi una calmata perché siamo proprio fuori di testa a livello globale (e si vede, basta guardare il crollo dell’economia mondiale) e si dovrebbe iniziare a usare il cervello e cercare di fare progetti con passi lunghi come le nostre gambe e smetterla di giocare d’azzardo e di partire alla carica contro le mitragliatrici nemiche incuranti di ogni rischio.

Il mio problema è che sostanzialmente sono d’accordo con entrambe le ipotesi e forse pure con qualche altra.
Essendo Dio non vedo perché mi devo limitare ad avere un’idea sola. Ho due idee contemporanee che sono l’una il contrario dell’altra e voglio vedere chi me lo impedisce.
Ma forse se mi aiutate è meglio.
 


Questa è la battaglia tra il bene e il male.

Dirlo mi fa fatica.
Ma come possiamo chiamarla altrimenti?
C’è una linea rossa che taglia in due il tempo.
Un traguardo potremmo dire.
Ci sono due corridori.
Se il corridore con la maglietta grigia oltrepassa per primo la linea rossa un miliardo di persone muoiono nel giro di un anno.
Se passa per primo il corridore con la maglietta blu il mondo continua a essere il casino che è sempre stato ma si evita un’ecatombe. Un miliardo di persone, mi capisci? Non è cosa da poco. Un miliardo di vite.
Se questa non è la madre di tutte le battaglie non so che dire… Eppure è una questione che sembra interessi a una minoranza… i media non ne parlano… nessun politico è andato in televisione a dire: “FERMATEVI! STATE PREPARANDO UN’APOCALISSE…”

Ma chi sarebbero questi due corridori?
Sono due modi di pensare.
Questo rende difficile questa guerra. Non ci sono eserciti a combattersi bellamente in un campo di battaglia cosparso di cadaveri e morenti. Non ci sono trombe e bandiere. E neppure il frastuono della battaglia che costringe la gente ad accorgersi che sta succedendo qualche cosa.
Non c’è un fiume di sangue.
La gente muore di fame senza sanguinare.
L’Umanità si alza ogni mattina, ognuno segue le sue storie ma l’insieme di queste storie determineranno scelte che avranno un esito: determineranno o impediranno la più grande strage della storia del mondo.

Ma perché succederà tutto questo? Cosa ucciderà a un miliardo di persone?
Potremmo dire l’avidità umana, o la stupidità… Siamo nel bel mezzo di una crisi energetica, i consumi mondiali stanno crescendo grazie allo sviluppo di Cina, India, Brasile, Indonesia e Russia, il petrolio è sempre più costoso da estrarre, il nucleare fa paura… Entro breve tempo il prezzo del petrolio si attesterà su un prezzo superiore a quello dei combustibili ricavati dai cereali e dai legumi.
E allora si userà cibo per fare andare le macchine e illuminare le nostre città di notte. E il prezzo del cibo aumenterà sempre di più, seguendo quello del petrolio…
E chi oggi vive con un dollaro al giorno non avrà denaro sufficiente per comprare cibo. E un miliardo di persone resterà senza mangiare… E moriranno.

Ma come possiamo fermare questo disastro?
Esiste un solo modo: dobbiamo impedire che il prezzo dell’energia sia maggiore di quello del cibo. E non possiamo certo stabilirlo per legge. Dobbiamo realizzare un’opera colossale, una rivoluzione delle tecnologie, del modo di pensare, di acquistare, di consumare, di risparmiare.
Questa non è una novità. In molti lo ripetiamo da decenni.
La novità è che le rivolte nel mondo arabo, il disastro nucleare in Giappone e la conseguente chiusura di parecchie centrali nucleari nel mondo hanno creato un’instabilità dei rifornimenti energetici…
Quindi a questo punto il fattore TEMPO è essenziale.

Su quali forze possiamo contare?
Oggi un grande numero di ricercatori, scienziati, sperimentatori, imprenditori e comuni cittadini sta dimostrando con i fatti che le nuove tecnologie ci permetterebbero di ottenere tutta l’energia di cui abbiamo bisogno dalle fonti rinnovabili.
E convertire la produzione mondiale in percentuale consistente entro pochi anni è la più grande sfida che l’umanità abbia mai affrontato.
Una sfida tecnica, economica e tecnologica.
Dobbiamo fisicamente costruire decine di milioni di impianti solari, eolici, idrici, a biomasse.
Potremmo riuscirci ma per farlo abbiamo bisogno che questo sviluppo tecnologico sia al centro dell’attenzione dell’Umanità.
Le forze politiche e sociali e i media dovrebbero concentrare e coordinare tutte le risorse disponibili su questo fronte.
Al contrario, la logica di gran parte dei partiti e dei movimenti è concentrata su questioni diverse e riserva alla concretezza della rivoluzione energetica scarse risorse.
I partiti e i movimenti oggi sono bravi a organizzare il consenso ma hanno poca capacità di  installare pannelli fotovoltaici… oggi servono gruppi di acquisto energetici, fondi di investimento, scuole di formazione e gruppi di ricerca ecotecnologica.
Lo stesso vale per i media, prigionieri del gossip, che hanno rinunciato al loro ruolo di guida culturale della società in cambio di una valigia di denaro.

La questione che vorrei mettere sul tappeto è: come possiamo organizzare un movimento politico, sociale ed economico veramente in grado di far fronte alle necessità?
Come possiamo superare vittoriosi la linea rossa di un miliardo di morti?
Se non si inizia a discutere di questo non ci riusciremo.
Questo è un appello. Non ho risposte, non ho soluzioni. Proprio per questo sento la necessità bruciante che si inizi a parlarne. Sarebbe il primo passo.

Dal 4 al 10 luglio ci troveremo ad Alcatraz per festeggiare i nostri 30 anni di attività e l’inizio dei lavori di costruzione dell’Ecovillaggio Solare (il 20 giugno, alle ore 15, abbiamo fondato la cooperativa che gestirà la ciclopica impresa!!!).
Durante questa settimana di festa discuteremo di progetti e sogni e di come organizzarci e lavorare per impedire che sia superata la linea rossa dell’ecatombe.
Chi non potrà venire di persona potrà esserci grazie a una supertecnologica diretta web.
So che sarà difficile e duro, ma sono convinto che riusciremo a vincere la più grande battaglia che la nostra generazione deve affrontare… Dopo che De Magistris ha vinto a Napoli e i referendum hanno raggiunto il quorum possiamo ben dire che tutto è possibile.
Viviamo il tempo dei miracoli!

 


La sinistra è morta per mancanza di idee

Ricardo Semler(La fine del modello di partito leninista)

Viviamo in un sogno.
Come in Matrix non vediamo la realtà.
Ho sentito ripetere un milione di volte che la sinistra italiana non è capace di opporsi in modo decente a Berlusconi.
Ma poi non ho sentito molti dire cosa farebbero loro, al posto di Bersani.
In un articolo precedente ho raccontato la storia della Semco, grossa azienda brasiliana dove il proprietario,
Ricardo Semler, ha deciso un cambiamento radicale del sistema. Orari flessibili e stipendi flessibili, ognuno decide quanto guadagnare e quanto lavorare, si accorda con i colleghi e si reca al lavoro all’ora che preferisce, non ci sono neppure turni fissi!
Sono stati aboliti i controlli e molta burocrazia aziendale.
I lavoratori in assemblea intervistano i candidati per le nuove assunzioni, siano essi manager o semplici manovali.
I dipendenti discutono i programmi imprenditoriali e ogni anno l’azienda investe nella creazione di nuove imprese proposte dai dipendenti. E chi ha avuto l’idea collabora a gestirla. Quindi chi ha buone idee diventa rapidamente un manager. In questo modo la Semco permette ai lavoratori di sviluppare le loro aspirazioni, realizzare progetti, trovare la propria unicità.
La chiave di tutto per Ricardo Semler è trattare i lavoratori da adulti, puntare sul loro senso di disciplina e responsabilità e sulla loro creatività.
La Semco 20 anni fa era un’acciaieria, oggi è un sistema estremamente variegato di imprese in decine di settori diversi: dai software alla ristorazione. (Clicca qui)
Ecco, questo secondo me vuol dire avere un vero programma innovativo. Avere un nuovo modello di società in testa ed essere capaci di svilupparlo.
Un modello che parte dalla capacità della gente di pensare collettivamente.
La sinistra italiana non ha nulla di tutto questo.
Viaggia ancora pensando che la partita consista nel vincere le elezioni e “governare bene”, e poi non ci riesce neanche molto. Ma anche se la sinistra governasse in modo perfetto, non riuscirebbe a rispondere ai bisogni del paese. Il mondo sta cambiando alla velocità della luce e solo riuscendo a immaginare un modello Semco globale possiamo sperare di stare al passo con i tempi e fermare il declino morale e economico italiano.
Dobbiamo creare una nazione che consideri adulti i propri cittadini, capaci di prendersi le loro responsabilità e non possiamo farlo con partiti politici che considerano i propri iscritti dei bambini. 
C’è qualcuno che ha il coraggio di dirmi che veramente i partiti interpellano i loro militanti per conoscere le loro idee e fare appello alla loro creatività?
Se sei stato una sola volta a una discussione precongressuale non puoi dirmelo!
Ci sono linee politiche decise ai vertici che si scontrano, ci sono documenti già scritti che vengono discussi, leaderini di paese che si esibiscono in discorsi difficili di fronte al delegato regionale. E’ un teatrino dove non ci si mette veramente a sviscerare i problemi, a far funzionare l’intelligenza collettiva per trovare soluzioni.
Questo in pratica significa che non si discute mai di come affrontare i problemi concreti della gente.
Oggi il movimento progressista è scisso in due parti ben distinte. Da una parte ci sono le battaglie elettorali gestite dai partiti, dall’altra c’è una marea di organismi di base, che con i partiti di sinistra hanno rapporti solo saltuari e casuali, che si occupano di cambiare le cose: costruiscono gruppi di acquisto, cooperative per autocostruzioni edilizie, comitati di difesa del territorio, gruppi di solidarietà, gruppi culturali eccetera eccetera.
Tutte le grandi novità nel modo di fare politica non vengono dai partiti: il commercio equo e solidale, la finanza etica, le banche del tempo… Ma ancora queste entità non sono in grado di connettersi e dare vita a un’azione collettiva capace di generare un progetto elettorale. E sicuramente arrivarci sarà un processo lungo e graduale. Ma lo sviluppo delle comunità web e l’uso crescete delle potenzialità di connessione che la rete offre spingono prepotentemente in questa direzione.
Immagino “forme di partito” completamente nuove.
Vediamo cosa succede...

 

 


Happenig Seminole ed elezioni. La situazione politica, le elezioni e l'arte della trattativa e del combattimento Seminole

Jacopo Fo Indomiti SeminoleI Seminole hanno resistito 500 anni perche' non hanno mai smesso di lottare e di trattare. Le due cose contemporaneamente. Ecco perche' ci siamo messi a raccontare la storia Seminole.
Se vogliamo uscire dal pantano tocca essere disposti a combattere fino in fondo e mediare.

Stamattina mi sono svegliato storto, anzi molto storto. Ieri abbiamo avuto una serie di problemi tecnici. E poi c'era la tensione del momento fatidico. Si', perche' non e' che il solo fatto di mettere insieme 18 attori, cantanti, musicisti, scrittori, ballerini e fumettari basti per far uscire qualche cosa di buono. Non e' automatico. Puo' quagliare o non quagliare, dipende dal caso, dalla fortuna, da quel che hai mangiato. E ovviamente io stavo molto in tensione. Su questa storia abbiamo messo 8 mesi di lavoro nel collettivo web sul mio blog “privato” (http://www.jacopofo.com/facciamo-un-romanzo-collettivo).
Quello che e' successo oggi e' stato grande. Mio padre che improvvisava insieme a grandissimi cantori, Sergio Laccone, i Modena City Ramblers, i Sud Sound System, Imad Zebala. E abbiamo trasmesso in diretta la nascita di un paio di canzoni improvvisate con dei livelli musicali altissimi. Raro che si riesca a registrare il momento della nascita di un pezzo. Generalmente questo la gente non lo vede, al pubblico arriva il pezzo finito. Ma io credo che far vedere questa fase del lavoro creativo sia importantissimo, sia una lezione fenomenale e rara.
Al di la' della produzione di un dvd dello show, che e' lo scopo del lavoro, questa parte, questo mostrare il vivo della pratica creativa, era per me l’obiettivo fondamentale. E lo abbiamo centrato al 100%. Abbiamo immortalato un momento magico, lo abbiamo pure vissuto con grande emozione. (E poi ho avuto una grande emozione a sentire mia madre recitare magistralmente un pezzo scritto da me...)

Cosa c’entra questo con la situazione politica e le elezioni?
Tantissimo, e cerco di spiegare il perche'.
Questa iniziativa sui Seminole mi ha fornito un quadro che reputo molto realistico della situazione del movimento progressista oggi: la maggioranza della gente e' scoglionata. Scoglionata a un punto tale che anche se organizzi un evento veramente di grandissimo livello non ci crede, si sta occupando d’altro. Intendiamoci, il nostro obiettivo non era fare grandi numeri. Quelli li faremo quando quel che abbiamo fatto andra' in televisione. Non quella italiana che da tempo rifiuta di trasmettere qualunque cosa realizzata da Franca e Dario, questo prodotto e' destinato a paesi civili dove ci sono tv che fanno cultura, andremo in onda nei paesi scandinavi, in Francia e in Canada… Ma comunque mi ha sinceramente stupito il poco interesse che un evento cosi' potente ha trovato nella stampa nazionale, solo il Fatto Quotidiano ci ha dato lo spazio per parlarne. E mi ha stupito ancor di piu' che poche migliaia di persone siano interessate a quel che stiamo realizzando.
La situazione era ben diversa qualche anno fa. Quando mandammo in onda “Ubu Bas va alla guerra” fu visto da 2 milioni di persone. 150 mila solo sul web, su Virgilio, durante la diretta.
Certo c’era la grande emotivita' dell’inizio della guerra in Iraq e ci fu una mobilitazione di migliaia di siti web e singoli che si scatenarono a scrivere mail a chiunque conoscessero. Per questa iniziativa ci hanno linkato 400 siti circa, che non e' certo poco, ma rispetto a Ubu c’e' un baratro.
Stamattina ho passato un’ora al telefono con Michele Dotti, che insieme a Marco Boschini si sta impegnando allo stremo per cercare di organizzare una consociazione di associazioni della societa' civile, per fare una lista alla francese, di grande unita' ecologista. Ecologie Europeenne ha preso alle ultime elezioni il 16% dei voti, e qualche cosa di simile e' accaduto in Germania e altri Paesi…
In Italia pare impossibile riuscire a mettere insieme un fronte di volonterosi.
Ancora prima di iniziare c’e' chi chiede di tirar fuori distinguo, linee di confine, tabu' e dogmi. E la cosa e' in salita…
Oltretutto, sfoderando la proverbiale rissosita' italica, gia' c’e' chi accusa Marco e Michele di essere due furbastri con chissa' quale obiettivo recondito… Forse vogliono solo farsi eleggere…
Ma cavolo, sono due ragazzi che da sempre si fanno in quattro per missioni in Africa, iniziative ecologiche, comuni virtuosi, eccetera… Ma io li benedico se hanno ancora la voglia di provare a far politica in modo corretto… Ma la nevrosi pessimista vuole le sue vittime da sacrificare sull’altare del nichilismo, dello sfascismo.
Ora, porca patata zozza, mi chiedo: ma la vediamo la situazione in Italia?
I dogmatici dovrebbero chiedersi: cosa succedera'?
Cioe' cavolo, crolla Pompei, intere regioni sono sott’acqua, e' uno scenario da caduta dell’impero romano!
Io vedo che se va su di nuovo Berlusconi (improbabile, ma possibile) siamo morti.
E siamo morti anche se va su un inguacquo PD, UDC, Fini.
Abbiamo poche possibilita' di fare qualche cosa di meglio ed evitare anni di sudore e sangue per milioni di italiani che gia' oggi sono in difficolta'.
E, ahime', anche se ci uniamo tutti insieme a Grillo, se andiamo da soli contro il PD, abbiamo un successo travolgente e prendiamo il 7%, spingiamo il PD tra le braccia dell’UDC e lasciamo Di Pietro a rappezzare qualcosina... E moriamo poveri e democristiani.
L’unica possibilita' di salvare l’Italia dal tracollo totale e' quella di trovare qualche cosa di meglio. Non la cosa perfetta. Quella realizzabile.
Io credo che Travaglio abbia centrato il discorso: bello Vendola, bravissimo, ma possiamo star certi che il PD non accettera' mai un candidato che e' di un partito che non sia il PD. E mi sembra anche logico.
Travaglio cosa dice? Concentriamo la nostra forza su un candidato che sia PD e contemporaneamente abbia caratteristiche di onesta' e spirito innovativo. E schieriamoci dietro a questo candidato pretendendo pero' alcuni impegni essenziali.
Ad esempio, io porrei come condizione primaria che il PD rinunci a candidare inquisiti. E poi io vorrei anche che il PD giurasse che nei primi 30 giorni di governo il Parlamento approvera' quella cinquantina di leggi elementari ed essenziali che cambierebbero il volto della giustizia e della spesa della pubblica amministrazione. Una cinquantina di leggi che sono tutte gia' scritte e presentate in Parlamento da tempo. Tutte firmate anche da esponenti del PD, quindi il PD dovrebbe condividerle. Ma sono leggi che finora non si ha avuto il coraggio di portare in aula quando la sinistra aveva la maggioranza. Beh, vogliamo che si giuri che il Parlamento le approvera' subito.
Questo non vorra' dire che se vinceremo le elezioni avremo il governo che sogniamo. Vuol dire che riusciremo pero' a togliere dai binari alcune grosse pietre che stanno per far deragliare la nazione Italia.
Questo e' il mio obiettivo fondamentale e sono disposto a allearmi anche con il PD per arrivarci.
Capisco che l’idea di ritirarsi puri e perfetti oltre il disgusto per l’inciucio abbia il suo fascino.
Ho sentito dire: dobbiamo toglierci da questo pantano, costruire lentamente, magari ci metteremo 10 anni prima di creare un partito che possa vincere le elezioni.
10 anni? Ma avete calcolato quanti morti e quanto dolore causerebbe il tracollo italiano?
Si', morti. Non e' un gioco. L’Italia e' veramente al collasso come dice Beppe Grillo (che io amo). Ha ragione. Ma proprio perche' ha ragione non possiamo rinunciare a costruire un salvagente. Non posso limitarmi a dire: “Ora guardate come questa Casta inciuciona porta l’Italia al massacro e la prossima volta fate meglio i vostri conti quando votate…” Non me la sento.
C’e' di mezzo il posto di lavoro di milioni di persone, l’assistenza medica, l’aria velenosa delle citta', il disastro geologico, la distruzione di un patrimonio artistico incredibile.
Non posso ritirarmi dalla battaglia in purezza. Non ce la faccio. Io sono disposto a combattere e a trattare. Le due cose insieme possono ammortizzare i colpi piu' duri e ottenere risultati anche se circoscritti.
Quelle 50 leggi che il PD ha presentato e mai approvato, se fossero attuate, creerebbero, con costi ridicoli, nuovi posti di lavoro (piu' di un milione li porterebbe solo una saggia politica energetica e mica i posti di lavoro di B. a fare docce fredde e saltare sul lettone di Putin… posti veri).
Teoricamente potremmo mettere insieme un 16% alla francese che ci dia il peso per indurre il PD a fare il bravo… Entro certi limiti…

Io credo che un simile progetto potrebbe perfino funzionare. Ma servirebbe mettere insieme un paio di migliaia di attivisti concreti che si mettessero a cucire insieme i contatti tra terzo settore (cooperative sociali) movimento etico, gruppi di difesa del territorio e delle minoranze… Esistono ancora? Io credo di si', sono lo zoccolo durissimo, gli incrollabili, quelli che continuano a tirare la carretta negli organismi di base… Ma sono un pochettino stanchi. E li capisco…. Gli ultimi 10 anni sono stati duri…
Ancora non vedo moltissima gente disposta a sbattersi, ANCORA, per un sogno…
Per questo, per inciso, abbiamo deciso di raccontare la storia dei Seminole. In questo momento di scoramento e scazzatura puo' essere utile ricordarsi di quanto grande puo' essere la determinazione degli esseri umani e di come sempre, alla fine, questa determinazione trionfi. Magari ci metti 500 anni ma ci riesci. Se non tu i tuoi figli.
E noi non dobbiamo neanche resistere 100 anni nascosti nelle paludi mangiando solo coccodrilli CRUDI, senza neanche piu' poter avere una casa.
Noi dobbiamo solo riuscire a mettere su una cavolo di alleanza tra gente di buona volonta', con obiettivi chiari e semplici che ormai sappiamo a memoria, e riuscire a spostare un po’ il PD verso il buon senso individuando un candidato che possa incarnare un sano borghese razionalismo, legalitarismo, efficienza, innovazione.
Beh, non e' poco…. Ma non e' neanche come scalare il Monte Bianco con le scarpette da ballo.

Il primo passo in questa direzione e' contarci. Ci servono una montagna di firme, sotto la dichiarazione di intenti di questo nuovo “movimento dei movimenti”, dobbiamo fondare una cosa basata sulle buone pratiche invece che sulle chiacchiere. Ma non riusciamo neanche a partire se non ci mettiamo un minimo di attivismo. Cioe', sto parlando di raccogliere un paio di milioni di firme… Le buone vecchie sane firme. Abbiamo bisogno di dimostrare che ci siamo!
Se lo facciamo tutto il resto e' in discesa. Perche' se raccogliamo 2 milioni di firme vuol dire che si sono svegliati i guerrieri e perche' se raccogliamo 2 milioni di dichiarazioni di voto possiamo convincere la parte abulica e la parte pessimista del movimento che si puo' immaginare qualche cosa di leggermente diverso. Ma tocca darsi una mossa… E senno' accontentatevi della soddisfazione di aver gridato: “Affonda!” Mentre la nave affondava.
Poi pero' non vorrei sentire lamentele.
E vorrei concludere in modo proporzionato alla reale gravita' del momento con la poesia che sostenne Mandela nei momenti piu' duri dei suoi 27 anni di prigionia.

INVICTUS

dalla notte che mi avvolge
nera come la fossa dell’inferno
rendo grazia a qualunque Dio ci sia
per la mia anima invincibile.
la morsa feroce degli eventi non m’ha tratto smorfia o grido
sferzata a sangue dalla sorte non si e' piegata la mia testa
di la' da questo luogo d’ira e di lacrime
si staglia solo l’orrore della fine
ma in faccia agli anni che minacciano
sono e saro' sempre imperturbato
Non importa quanto sia stretta la porta
quanto impietosa la sentenza
Sono  il padrone del mio destino:
il capitano dell'anima mia.

Di William Ernest Henley

Diventa promotore del sogno:
http://www.abbiamounsogno.it/index.php/aderisci

Su questo argomento:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/20/si-va-a-votare/72665/

Hanno promosso questo appello:
Michele Dotti - Educatore, formatore e scrittore
Francuccio Gesualdi - Coordinatore Centro nuovo modello di sviluppo
Marco Boschini - Assessore a Colorno
Andrea Segre' - Preside Facolta' di agraria di Bologna, ideatore del Last Minute Market
Riccardo Petrella - Economista, fondatore del Contratto Mondiale dell'Acqua
Jacopo Fo - Scrittore, attore, esperto di ecotecnologie
Chiara Sasso - Rete dei Comuni Solidali
Flavio Lotti - Coordinatore Tavola della pace e Enti locali per la pace
Dario Fo - Attore, scrittore nobel per la letteratura
Franca Rame - Attrice e scrittrice
Fabio Salviato - Fondatore di Banca Etica
Michele Buono - Giornalista, autore televisivo
Luca Fioretti - Sindaco di Monsano
Antonio Vermigli - Rete Radio Resch, promotore Marcia per la giustizia di Quarrata
Franco Bassi - Socio fondatore circolo arci Fuori Orario
Salvatore Borsellino - Movimento delle Agende Rosse
Domenico Finiguerra - Sindaco di Cassinetta di Lugagnano
Federico Taddia - Scrittore e autore radiofonico, radio 24, La stampa
Don Andrea Gallo - Sacerdote, fondatore della comunita' di San Benedetto al Porto di Genova
Alessio Ciacci - Assessore all'ambiente Capannori
Giulietto Chiesa - Giornalista, pacifista e politico
Vincenzo Cenname - Gia' sindaco di Camigliano
Loris Mazzetti - Giornalista, autore televisivo
Marco Fratoddi - Direttore de La nuova Ecologia
Don Giorgio De Capitani - Sacerdote, Monte di Rovagnate
Lucia Cosmetico - Giornalista ed autrice radiofonica
Massimo Marino - Ambientalista, Gruppo delle Cinque Terre
Eugenio Scardaccione - Dirigente scolastico, vice-presidente del GEP (Gruppo Educhiamoci alla Pace)
Matteo Ponzano - Direttore di Reset Radio
Alfredo Giacon - Movimento Etico Solidale, scrittore e velista
Giovanni Costa - Imprenditore, Eco-Recuperi
Giuliano Tallone - Ambientalista
Ezio Orzes - Assessore all'ambiente di Ponte nelle Alpi
Paolo Cacciari - Giornalista e politico
Eugenio Melandri - Fondatore di Chiama l'Africa e direttore di Solidarieta' internazionale
Salvatore Giannella - Giornalista gia' direttore di Airone e L'Europeo
Padre Ottavio Raimondo - Missionario Comboniano


Perche' tanti falliscono pur avendo buone idee e ottime capacita' lavorative?

Ci ho messo quei trent’anni e passa ad arrivarci ma alla fine ci sono riuscito.
In tutti questi anni ho potuto realizzare molto, e di questo ringrazio la fortuna. Sono meriti miei invece i numerosi fallimenti.
Negli ultimi 35 anni si e' ripetuta innumerevoli volte la scena del fallimento di un mio grande progetto.
Fino ad un certo punto andava tutto bene, si ottenevano buoni risultati ma poi a un certo TRACK, tutto andava a sbattere contro un muro invisibile.

Faccio un esempio: realizzi una serie di incontri con un comune, viene fuori un progetto strepitoso, inizi a lavorare, realizzi un primo intervento di efficienza energetica a costo zero, funziona tutto, tutti sono entusiasti, tu tiri fuori un progetto di ristrutturazione globale del sistema energetico, tutti sono entusiasti. Il progetto parte, poi rallenta e muore. Hai ottenuto 10 ma quando cerchi di smuovere 100 succede qualche cosa. Cambia il sindaco, si ammala, diventa buddista, si innamora di una minorenne.
Ogni volta che succedeva una di queste sfighe mi dicevo: “Puo' capitare… Qualche cosa e' andata storta…  riproviamo…” Ma poi passano gli anni, i decenni, tu ti sforzi come un pazzo a limare, migliorare, riorganizzare, aspetti una nuova onda positiva curando piccoli gioiellini ben fatti, arriva l’onda, parti, tagli il traguardo per primo alla prima tappa, trionfo, poi al traguardo della seconda tappa, quella con il super premio, non ci arrivi mai.
Elencare tutte le volte che abbiamo vinto la prima tappa e perso il Giro D’Italia sarebbe lungo e noioso. Ma sono proprio tante.
A un certo punto ho pensato di avere una tara che mi impedisce di andare oltre un certo livello.
Poi, in un periodo di depressione, ho iniziato a sospettare di essere finito su di una lista nera dei reietti.
Da un certo punto in poi ho avuto una sorta di illuminazione prerazionale. Non me la sono piu' sentita di buttarmi da solo nelle storie. Se trovavo una persona molto quadrata che ci stava avevo il doppio di probabilita' di riuscita. Cosa volesse dire poi “Trovare una persona piu' quadrata di me” non mi era chiaro. Andavo a tentoni.

Qualche giorno fa, discutendo con Gaetano e Dario delle difficolta' enormi che incontriamo a convincere i sindaci a compiere scelte di efficienza energetica, ho capito che cosa non avevo capito.
Una grande luce si e' accesa nel mio cervello e io mi son detto: “Sono un idiota.”
La soluzione del problema che mi ha angustiato per decenni e' ovvia, banale.

La mia idea e' che io vado da un sindaco, gli parlo, gli spiego cosa potrebbe fare, gli porto esempi realizzati e verificabili, credenziali scientifiche, certificazioni, avvalli di enti rispettabili, un pacchetto semplificato, preconfezionato. Tutto perfetto, tutto in ordine, tutto chiaro, onesto, trasparente e conveniente, e non faccio la cosa essenziale.

Vorrei spiegarmi bene, cosi' mentre lo spiego lo capisco meglio anche io, perche' e' un’idea nuova.
Allora: cosa porta un sindaco a decidere di compiere un’azione elementare come isolare termicamente tutti i tetti del comune?
La convenienza, il buon senso, gli ideali ecologici?
No. Il meccanismo e' completamente diverso.
E non sto parlando di un sindaco corrotto, no, parliamo di un bravo sindaco che vuole il bene dei cittadini.
Il mio errore e' pensare che il sindaco ha tutto il potere.
Il sindaco non ha il potere, e' un mediatore. E’ uno strano animale che e' riuscito a convincere persone che a volte si odiano a mettersi insieme per farlo diventare sindaco.
Tra la sua intenzione di isolare il tetto e la realizzazione di questo progetto c’e' di mezzo un mare di eventualita'.
Innanzi tutto il sindaco deve fare 600 cose urgenti e sa benissimo che 500 dovra' rimandarle (se tutto va bene).
Se hai mai gestito un’azienda sai che comandare vuol dire in gran parte decidere cosa puoi non fare restando a galla comunque.
Quindi perche' la tua proposta vada in porto deve succedere che una serie di persone, che hanno dei rapporti organici con il sindaco, gli dicano che la tua proposta e' piu' urgente del festival delle lumache sorde e dei problemi che il sindaco ha con l'amante e con sua zia con la sciatica.

Riflettendo su questa questione ho ripercorso la storia delle iniziative di maggior successo alle quali ho partecipato.
E mi sono reso conto che dal Male a Tango ai pannelli solari la costante e' che si sono formate delle squadre di professionisti con caratteristiche umane molto diverse. Teste che funzionavano in maniera diversa. Qualita' particolari.
Oggi penso che avremmo potuto avere lo stesso successo anche senza un paio dei grandi autori che fecero il Male. Ma se mancava Lionello Massobrio non avremmo concluso nulla. Un personaggio molto “diverso” anche se e' un regista. Lui aveva una mente fatta in modo diverso. Dovevamo stampare il primo numero del Male e non avevamo soldi. E nessuno credeva nel nostro progetto e voleva finanziarci. Arriva Massobrio e ci dice: datemi il giornale che ve lo stampo.
Ma tu hai i soldi per la tipografia?
Certo che no!
Porta il giornale in tipografia e gli dice: ti pago tra tre mesi. Poi va dal distributore e lo convince a dargli un anticipo come se avessimo gia' venduto il 25% della tiratura. Poi cerca un’altra tipografia disposta a stampare un numero con pagamento a tre mesi. Un delirio. E non oso pensare cosa sarebbe successo se il quinto numero non fosse andato esaurito, permettendoci di pagare i debiti. Avremmo dovuto fare dei mutui per ripagare tutti. Ma quando Lionello ci spiego' come si doveva fare era tutto cosi' semplice logico, ineluttabile.
Massobrio aveva il dono incredibile di parlare con dieci persone e convincerle completamente. Faceva lo stesso con le donne. Non potevano dirgli di no. Far l’amore con lui era una necessita' improrogabile primaria. Anche se non piaceva non poteva rinunciare. Sarebbe stata una follia!

Ecco, raccontando questa storia ho capito un libro che ho letto 10 anni fa: Il punto critico (I grandi effetti dei piccoli cambiamenti, di Gladwell Malcolm, Editozioni BUR)

Tra le altre cose utili racconta con dovizia di esempi storici che, perche' un nuovo comportamento si diffonda, e' necessaria la collaborazione di 3 tipologie umane: l’esploratore che trova la novita', la prova e si convince che va bene. Poi c’e' una specie di uomo delle tecniche, quello a cui chiedi consiglio se devi comprare un cellulare perche' ci capisce. E infine c’e' il comunicatore, quello che dice: “Avete visto che l’esploratore ha trovato questa cosa buona e l’esperto ha detto che e' veramente buona, anch’io l’ho provata, e' fantastica, se la provi anche tu resterai entusiasta!”
Fino a che questa squadra non si coagula intorno a un nuovo comportamento o prodotto, le cose non si muovono.

Mi sembra un concetto semplice in fondo, quando lo hai capito. La diffusione di un comportamento e' un fenomeno complesso, le persone hanno paura di sbagliare, non hanno voglia di mettersi li' a capire la novita', sono distratte.
Non basta che incontrino qualcuno che gli dice che si possono piantare pomodori migliori, non gli basta neanche vedere un campo di pomodori migliori.
Non e' un fenomeno esclusivamente razionale, non riguarda solo la comprensione. La persona che ha capito che gli conviene cambiare deve poi trovarsi in una SITUAZIONE EMOTIVA DI CAMBIAMENTO caratterizzata da un mix di fascinazione, esaltazione, desiderio, che gli permettano di superare diffidenza e paura del cambiamento e del connesso possibile fallimento.
Ho parlato di pomodori non a caso. Il libro cita uno studio sul tempo impiegato in una certa regione perche' i contadini si convincessero a adottare un nuovo tipo di pomodoro, piu' buono, piu' resistente alle malattie, piu' produttivo. Una qualita' di pomodori veramente e indiscutibilmente superiore, tanto che alla fine tutti iniziano a coltivarla. I primi campi con le prime piantine di pomodori di questa varieta' superiore si diffondono nel 1928, ma ci vogliono 7 anni perche' la meta' degli agricoltori adotti questa novita'. E altrettanti perche' il resto dei contadini si decida a gettarsi nel cambiamento.
Questo ci puo' far capire che la paura e' un cardine essenziale della nostra mente.
Attenzione, la paura ha un funzione determinante anche nello spingere gli innovatori. Solo che fa pressione su circuiti mentali diversi.
Il coraggioso ha il terrore di perdere la possibilita' di avvalersi dell’innovazione. Nella sua mente la paura di perdere un vantaggio (che lo metta al sicuro dai disastri della vita) ha un peso maggiore della paura di subire una perdita per un insuccesso. Da un certo punto di vista potremmo addirittura affermare che il comportamento dell’innovatore che nel 1928 pianta i nuovi pomodori e' scriteriato. Infatti il danno che potrebbe trarre da un insuccesso e' maggiore del vantaggio che trarrebbe da un successo. L’innovatore gioca d’azzardo, il conservatore va sul sicuro. I suoi pomodori funzionano, ci guadagna bene. Perche' cambiare se persiste il minimo dubbio, la minima possibilita' di insuccesso? Egli cambia solo quando le certezze sui nuovi pomodori sono esattamente equivalenti a quelle sui vecchi pomodori.
Tutto questo discorso per dare un’idea della complessita' di valutazioni e paure che giocano intorno alla decisione di cambiare.
Ma torniamo al nostro sindaco che deve decidere se isolare il palazzo del comune, e mettiamolo vicino a un personaggio, che chiameremo X, che sfiora spesso un deflagrante successo ma raramente lo coglie fino in fondo. Andare fino in fondo presuppone un notevole cambiamento.
Il sindaco soffre di un’affezione alla capacita' di cambiare perche' lo trattiene il senso comune che sta nella testa del suo gruppo di potere.
Mister X soffre di un’affezione che blocca il successo, il cambiamento radicale insito nel successo totale.
Quel che ne viene fuori nella mia mente, e' che esiste un tavolo da gioco, coperto di panno verde e ben delimitato, sul quale si svolge la partita della realizzazione o della non realizzazione di un cambiamento.
Questo tavolo da gioco e' l’universo delle relazioni.
Per questo e' piu' facile vincere quando sei parte di una squadra, perche' piu' persone hanno piu' relazioni, quindi piu' potere relazionale.
Ma questo non sempre e' vero. Una banda di diseredati del Bronx ha infinitamente meno relazioni di una banda di commercialisti milanesi.
E molti studi dimostrano che possiamo calcolare il livello di successo potenziale di un individuo scoprendo di quante persone e' capace di indicare nome, cognome e 5 informazioni sul tipo di vita, lavoro, capacita'.
Ma voglio andare oltre: questi aspetti sono solo una facciata della questione.

Non basta conoscere, bisogna emozionare.

Possiamo misurare il “tasso di relazione sociale” di una persona, ma possiamo immaginare anche un “tasso di relazione emotiva”.
Ci sono persone che conoscono tutti ma che sono considerate da tutti inaffidabili.
Il che vuol dire che quando si forma una squadra di lavoro e' importante sapere che serve qualcuno che abbia carisma emotivo. Ti serve Obama, uno che quando parla alla gente si sente che sta bene.
Persone che hanno la dote di abbassare il livello di paura delle persone. Danno sicurezza.
Attenzione, non per forza poi queste persone devono essere il leader. In una buona squadra nessuno e' il leader. Se c’e' uno che comanda vuol dire che gli altri non sono abbastanza bravi. Ci puo' essere un catalizzatore. E catalizzatore e leader possono essere due persone diverse.
E attenzione attenzione, non e' detto che il comunicatore emotivo carismatico sia quello che parla davanti alla folla, a volte si', a volte no. A volte quello che parla davanti alla folla e' solo uno simpatico che racconta belle barzellette. Ma nessuno gli da' retta se propone nuovi pomodori senza avere dietro qualcuno che abbia credibilita' emotiva.

E qui improvvisamente capisco quale e' il problema di Mister X e quale e' la differenza tra le imprese che hanno avuto pieno successo e quelle che non ne hanno avuto.
La squadra. La squadra e' tutto. Ma non per quello che fa nel suo insieme, internamente, non solo per i prodotti che produce. E’ importante per la sua capacita' di produrre una rete di emozioni, una trasmissione di emozioni attraverso una rete di persone emotivamente ben disposte.

Il risultato di questo discorso mi spiega finalmente che cosa sto facendo ormai da qualche anno, in modo istintivo.
Mi fa capire fino in fondo una cosa che alla grossa in effetti avevo gia' compreso da tempo ma che ora mi appare con una nitidezza e un peso preponderanti.
Mi sembra di scorgere il nucleo.
In pratica bisogna rovesciare un paradigma operativo: “ho una buona idea-la propongo a chi trarrebbe vantaggio dall’usarla” diventa “buona idea-trovo una squadra-la squadra genera un campo emotivo positivo intorno all’idea-qualcuno vuole la nostra idea”.
E la cosa essenziale e' il CAMPO EMOTIVO POSITIVO.
Infatti se guardiamo il mondo vediamo che i malvagi si occupano essenzialmente di questo. Vivono per questo.
La Massoneria, i complotti, i party mondani, i motoscafi, le fondazioni letterarie, i consigli di amministrazione degli enti, i giri di magnaccia e puttane, i sensali, i mediatori, i sostegni elettorali, il clientelismo. Sono tutti sistemi che potremmo inscrivere nella categoria degli strumenti utili a determinare un Campo Emotivo Positivo intorno al disonesto.
Tenere le fila di favori e controfavori, debiti e crediti, contatti e credenziali e' l’attivita' essenziale.
Quel che produce il gruppo e' indifferente, l’importante e' avere i mezzi emotivi per imporre che sia comprato (per MEZZI EMOTIVI in questo caso leggi: mazzette, favori, pistole, ricatti)
Per inciso proprio perche' la costruzione di un campo emotivo e' una cosa di una complessita' che supera le capacita' umane di gestione, io non credo alla possibilita' del successo dei complotti. Essi diventano automaticamente una bolgia di campi emotivi con sottoinsiemi emotivi discordanti. Il complotto si spezza in sotto-complotti con gruppi di complottatori che cercano di fregare altri gruppi per prendere il controllo del complotto.
E questo funziona anche per i complotti dei buoni.
(La soluzione e' la rete capace di cooperare in modo semplice sulle singole azioni senza proiezioni di cervellotici modelli onnicomprensivi. La realta' e' complessa e imprevedibile).

E per finire cosa faro' da grande

Nonostante tutte le meditazioni pacifiste la mia formazione resta militarista. Quindi penso ai 7 samurai.
Forse esiste un film senza spade che racconta come un gruppo di giocatori di qualche sport si mette insieme per formare una grande squadra, ma non me lo ricordo.
E poi nei 7 samurai il processo di aggregazione del gruppo e' grande.
Tutto comincia con due contadini paurosi e ignoranti che partono a cercare dei samurai che difendano il villaggio dai briganti. Per pagarli hanno solo riso. Una follia. Sono loro gli esploratori, i primi eroi della storia. E sono loro che poi riescono a mediare col villaggio. Ma non hanno avuto l’idea. L’idea l’ha avuta un vecchio saggio. E la prima persona che devono trovare e' qualcuno che poi comandi i samurai, uno capace di formare un gruppo, di dare fiducia.
E cosi' via. E il settimo samurai e' un pazzo. Interessante. Nel gruppo devono esserci grandi biodiversita', grande tolleranza e comprensione. E alla fine e' l’elasticita' di questo samurai anomalo e istrionico a risolvere la situazione. Lui in realta' non e' un samurai, e' della casta infima dei contadini. Ma e' lui che diventa il leader, che parla ai contadini del villaggio che hanno paura di combattere. Lui conosce la loro vita. Li insulta, li deride, gli fa vedere che non cambiare sarebbe sicuramente peggio di cambiare, gli mostra che la strada del cambiamento e' l’unica via possibile. E allora, finalmente, si crea una grande squadra. E la tecnica della battaglia sara' quella di dividere gli avversari e poi buttarsi tutti sul gruppo piu' piccolo di nemici. Li ammazzano tutti, due per volta, combattendo sempre in trenta contro uno.

Bene, ti auguro di trovare alla svelta gli altri 6 samurai del tuo gruppo e che siano simpatici.
Questa e' la mission, poi colleghiamo i gruppi di samurai (o di calciatori) e facciamo una super rete di stati emotivi.
L’inquinamento, la fame e la guerra hanno i giorni contati.


Il grande mistero dell’Umanita': perche' l’uomo medio e' cosi' coglione? (E anche la donna)

Nella presentazione di un mio libro, “Ti amo ma il tuo braccio destro mi fa schifo, tagliatelo”, sul risvolto di copertina avevo scritto che Adamo era un coglione, perche' quando Dio (che e' uno che in un giorno ti fa tutte le stelle del firmamento, mica cazzi) ti dice NON MANGIARE LA MELA devi proprio essere scemo per non ubbidire.
Ma quando mi arrivo' il libro stampato scoprii che una mano misteriosa alla frase: “Adamo era un coglione” aveva aggiunto le parole: “Per non parlare di Eva”.
Cazzo, telefono invelenito alla casa editrice e dopo un’indagine che Sherlock Holmes mi fa una pippa, scopro che l’aggiunta e' stata decisa da una donna.
Minchia!
Masochista questa!
Le telefono e appuro che non e' in grado di spiegare come mai si sia permessa di modificare il testo di un libro senza avvisare l’autore. Scopro che non ne ha la minima idea.
Perche' una donna ce l’ha con le donne tanto da contravvenire a fondanti principi che regolano le relazioni tra autore e editore, rischiando peraltro evidenti ritorsioni?

E’ un tema affascinante sul quale mi sono accapigliato con la meravigliosa Eleonora Albanese, questa mattina, sul suo letto, dopo averle portato il caffelatte in trepidante attesa di poter avere accesso alle morbidezze aleggianti di tepore che nascondeva sotto l’imbottita di bambagia di seta.
Invece ci siamo messi a analizzare il motivo per il quale, sostanzialmente, gli esseri umani potrebbero vivere alla grande se solo smettessero di essere indolenti, stupidi, privi di autostima, complici della distruzione del proprio mondo fantastico.

Devo ammettere che in questi giorni sono provato dalla protervia del potere post democristiano e dalla vuotaggine mentale in cui brancola il movimento progressista e ho optato per una scelta esistenziale spartana (allo scopo di non soccombere psicologicamente alle oscure trame del nulla). Mi sono messo a lavorare duro (costruire e' stabilizzante, specie se tiri su dei bei muri), ho raddoppiato il movimento fisico, e mi sono dedicato con costanza ad ammazzare nazisti. Uso un fucile di precisione, in un videogames sull’avanzata dell’Armata Rossa in Blenorussia. Poi di notte continuo a sognare scontri epici con le Orde del Male. Ma io, una volta tanto, sono armato meglio e ho una mira da paura.
E mentre guardavo un film dove l’attore che fa 007 e' un ebreo blenorusso che si mette a sparare sui nazisti, mi son chiesto: MA VERAMENTE IN QUESTO MONDO LA GENTE PUO’ ANDARE COSI’ FUORI DI TESTA DA UCCIDERE UN ALTRO ESSERE UMANO?

In un altro videogames mi hanno dato un fottutissimo carro armato Sherman e dovevo sfondare le linee dei tank nazisti sulle Ardenne.
Un gioco da ragazzi. I carri nazisti mi possono colpire anche 3 volte e sopravvivo, e mi bastano 2 colpi per far saltare i loro carri. Questo perche' gioco in modalita' principiante perche' mi piace vincere facile.
Ma mentre sterminavo la Panzerdivision la mia fottutissima anima comunista mi diceva che era una stronzata perche' in realta' gli Sherman erano dei carri di merda che avevano la corazza piu' leggera e i cannoni meno potenti dei carri tedeschi. (E non lo dice Travaglio, lo dice Discovery Channel).
E mi metto a riflettere su quanto cavolo dovettero stare male i carristi Usa quando si accorsero che li avevano mandati a farsi massacrare su carri da schifo.
Probabilmente non sapevano neanche che i sovietici invece avevano dotato le truppe di carri al livello di quelli tedeschi. Da notare che entrambi gli Stati maggiori sapevano quanto erano spesse le corazze tedesche e quanto erano potenti i loro cannoni. Ma quelli del Pentagono hanno detto: machissenefrega! e c’hanno rimesso decine di migliaia di carri armati e equipaggi.
E tutti gli eroici sottufficiali, capocarro, mitraglieri, cannonieri, gente con le palle cubiche capace di morire bruciati vivi senza deflettere di un solo millimetro, non sono stati capaci di dire ai loro capi: TESTE DI CAZZO, QUESTI CARRI ARMATI SONO UNA CHIAVICA!
Io ho avuto culo che non sono nato in tempo per finire crivellato sulla spiaggia della Normandia.
Ma cazzo, avrei fatto carte false per non partecipare a quello sbarco demenziale a culo scoperto sotto il fuoco delle mitragliatrici.

Questo e' l’assurdo: ci sono esseri umani che dimostrano un eroismo totale ma sono incapaci di far valere assennatamente i loro sacrosanti diritti.
Perche'?
Io credo sia una questione di Dna culturale. Hanno introiettato fin da piccoli un modello del mondo che non contempla la possibilita' di essere artefici della propria vita e del cambiamento.
Non hanno proprio idea delle potenzialita' che lasciano morire. Non hanno un immaginario fantastico.
Il nostro nemico non e' Berlusconi, e' l’IGNAVIA.
Siamo noi la maggioranza sana del paese. Ma siamo sprovvisti di capacita' di metterci veramente a cambiare le cose.
Continuo a incontrare gente inferocita col governo. Mi vien da chiedergli: scusa ma tu che fai di concreto contro questo delirio di politici corrotti?
Non hanno aderito a nessun gruppo d’acquisto, non hanno costruito un punto di ritrovo alternativo, un evento, una festa ribelle, un’impresa etica. Niente. Continuano a lavorare sotto padrone, dando ogni giorno buona parte del loro tempo al sistema e ogni tanto protestano al bar o in piazza. E come possiamo concludere qualche cosa?

Disgraziatamente non ho la soluzione per smuovere il Dna culturale della gente.
Ma qualche azione di commandos possiamo concretizzarla.
Ad esempio Eleonora ha lanciato nelle sue trasmissioni tv una campagna per il benessere quotidiano. E questa campagna prevede, tra l’altro, di troncare quelli che ti svegli e trovi sulla pagina di Facebook la foto straziante del bimbo malato per la donazione. Cioe' e' una coltellata alla schiena. Si prevede che se sei mio amico lo sai che io gia' mi faccio in quattro con 12 iniziative di solidarieta'… Puoi anche risparmiarmi la botta di angoscia subito dopo il caffe'.
Bisogna dirgli che non e' il modo di relazionarsi. Prova a darmi un’emozione positiva, se ti interesso come persona, cosi' poi avro' piu' energia per fare qualche cosa di buono.

Eleonora ieri ha aperto la sua trasmissione http://www.livestream.com/alcatrazindiretta dicendo che si era alzata felice perche' c’era un bel sole.
Una persona le ha risposto sulla chat simultanea che se doveva alzarsi per andare in miniera non si sarebbe sentita cosi'…
Ok, non voglio piu' parlare con persone che invece di essere contente che nonostante la bruttezza di una certa parte del mondo riesco a essere contento, mi sgridano perche' non soffro come un minatore.
E poi quando ti alzi e ti immedesimi in un minatore triste che forza hai per combinare qualche cosa di buono?
E se io sono triste, il minatore sta meglio?
Che poi magari il minatore, nonostante faccia un lavoro durissimo, riesce perfino a essere piu' allegro del super manager che ha tutto ma ha il cuore vuoto.
Retorica?
Si', ma e' anche vero. Ci sono piu' depressi a New York che nel deserto del Kalahari che e' un posto dove per farti un bicchiere d’acqua devi marciare per 10 chilometri sotto un sole che sembra una lampada abbronzante aliena.
Scriviamolo finalmente sui muri che il mondo migliora tanto piu' le persone riescono a creare un’energia positiva.
Il problema non e' berluschino, e' che abbiamo l’energia bassa.

Durante il maggio francese del ’68 sui muri c’era scritto:
La spiaggia sotto i pave' (i cubetti di porfido che lastricavano le strade di Parigi, i Sampietrini…)
E poi c’era scritto: Siate realistici, chiedete l’impossibile.

Siamo riusciti a trascinare mezzo mondo verso la rivolta e a trascorrere momenti impagabili quando siamo riusciti ad affermare il sogno, il diritto umano alla visione fantastica della vita.
E non lo chiedevamo con i cortei. Lo facevamo senza permesso. Subito.
Li', sui materassini delle palestre dei licei occupati.
Baci ribelli, illegali, che appena i giovani che avevano un minimo di sangue nelle vene lo venivano a sapere, che ci si baciava nella scuola occupata, diventavano rivoluzionari.
La rivoluzione era la cosa piu' bella che potevamo regalarci.
Si cantava, si ballava, ci si lasciavano crescere i capelli, si accorciavano le gonne, si parlava per ore del futuro migliore, si autogestivano le scuole, si viaggiava in autostop e si faceva l’amore. Che cazzo potevi volere di piu'?
Avevamo gia' vinto. La rivoluzione era li'!
Ebbrezza pura.
Questo trascina il mondo.
Desiderio di amore, di cambiamento, di gioco, di contatto.
Vuoi tirare giu' il governo?
Emozionati.


Artisti all’assalto!!! (Te lo do io il Natale!)

Sappiamo, (perche' abbiamo con noi oracoli, profeti, e indovini di straordinaria potenza) che questo Natale tu hai assoluta necessita' di realizzare un regalo pazzesco.
E noi lo realizzeremo per te.
Prova a pensare a qualunque cosa.
Ad esempio vuoi un quadro con il viso della persona che ami? Te lo facciamo noi.
Vuoi una statua? Non c’e' problema. Vuoi farle la sorpresa di entrare in bagno e trovarsi di fronte tutte le piastrelle dipinte una per una (smaltate) che nell’insieme sono un quadro iperrealista di lei che va a cavallo nella brughiera normanna con i capelli al vento?
Preferisci che cavalchi un drago rosa con la sella d’oro?
Non c’e' problema. Anzi se vuoi il drago rosa c’e' proprio lo sconto del mese!
Costruiamo case in bioarchitettura per le Barbie, cavalli a dondolo a grandezza naturale rivestiti con una tappezzeria di raso, deliziose cassettiere, colonne di comodini, coperte di carta pesta decorata, librerie cellulariformi, maglioncini per cellulari in lana vergine o in lana porcona.
Piedi di porco dipinti con violette e ciclamini stilizzati, cani di pezza alti tre metri con dentatura in pannolenci anallergica e manto in cotone biologico, anallergico, del commercio equo e solidale e imbottitura in bambagia di topo artico (la migliore). Se vuoi prima di spedirtela possiamo cantarci sopra dei mantra cosi' ti arrivano con un buon feeling. Oppure vuoi 10 claun che le fanno una serenata sotto casa? Preferisci una banda di 30 ottoni? Se vuoi possono anche suonare “Fra Martino Campanaro” jazz con degli influssi slavi da paura.
Vuoi un servizio fotografico di lei in piscina con Richard Gere? (Fotomontaggio) Vuoi la copia del Corriere della Sera che annuncia il tuo matrimonio? Una moneta con sopra il suo viso da regalare con i confetti? Vuoi un gioiello disegnato apposta per te?
Non sai cosa regalare e vuoi che ci spremiamo le meningi?
Dicci com’e' lei (o lui) e noi ti facciamo 5 proposte da lasciarla senza fiato. Altro che diamanti. Regalale la fantasia. La fantasia e' per la vita. I diamanti sono solo soldi in una confezione gradevole.
Ti interessa? Mandaci una mail a info@alcatraz.it con il tuo numero di telefono. Ti richiameremo.

Qualcuno dira': “Ma in soldoni quanto mi costa?”
Ecco alcuni esempi di prezzi (escluse spese di spedizione).

Un mattone tipo lego, ma 100 volte piu' grosso, in legno massiccio, firmato LA BATTAGLIA PER L’ARTE, 30 euro. Ottimo come fermacarte e strumento bellico. Pesantissimo.

Bottiglie di vetro contenenti “Vero sangue verde di extraterrestre, miracoloso contro le verruche” 20 euro.

Confezione comicoterapia: Ridisol, Sganasciol e Ghignagel, rimedio omeopatico: 15 euro.

Una bottiglia di un vino biologico eccellente, con etichetta dipinta a mano e pensata apposta per te ed eventualmente con tua foto, 30 euro. 1000 bottiglie (per chi ha molti amici), 20 euro l’una.

Piatto diametro 40 centimetri, in ceramica dipinta con motivi ornamentali a scelta (scarafaggi, formiche, vermoni, scene bucoliche, momenti epici tratti dalla storia del Movimento Operaio) 100 euro.

“Quadro 40x 40, tempera e tecnica mista su legno, di Eleonora Albanese, Claudia Rordorf , Armando Tondo,  Jacopo Fo, 160 euro.
In spregio alle regole del mercato i prezzi degli artisti del Gruppo Lepre Bianca sono tutti uguali e vanno a misura: 0,10 euro a centimetro quadrato (il Gruppo Lepre Bianca e' un sottogruppo del laboratorio creativo: LA BATTAGLIA PER L’ARTE, dipartimento italiano dell’International Rebel Art).

Torre di comodini anni ’50; metri 2,50 di altezza, decorata con tempere profumate, 1200 euro.

Parete bagno metri 2x4, composizione piastrelle policrome con immagine stilizzata grosso elefante allegro, spedita in scatoloni con piastrelle 20x20 numerate, 3.000 euro.

Carta da parati, illusione ottica, tipo trompe l'oeil, grande finestra che guarda su Paradiso Terrestre (o a scelta grande discarica), metri 3x2, 4.000 euro.

Vera automobile senza targa e non molto funzionante, anzi poco, dipinta con smalto da carrozziere in modo imbarazzante, 4.000 euro.

Pannello metri 12x3 con scena di sbarco di marziani con grandi seni gialli e blu, molto sexy, dipinto a mano, 12.000 euro. Se si preferisce che sia dipinto solo da pittori astemi che non fumano 18.000 euro.

Scarpa di cemento armato, lunghezza metri 6, altezza metri 3, forma a scarponcino, con dentro letto, bagno, wc, ingresso a tombino, con ampia vetrata a lucernario, 58.000.

Casa tenda con coibentazione spaventosa, metri quadrati 15, esterno pvc stampato con immagini luddiste di distruzioni ottocentesche di macchine a vapore, o, a scelta, etichette di barattoli di passata di pomodoro anni ‘50 e ‘60, interno canapa color sabbia, pavimento in abete coibentato, porta a vetri tripli e finestra, struttura portante in lamellare o profilato alluminio, adatta a climi polari, 8.000 euro. Versione completa di wc a dondolo (nostro brevetto) 16.000 euro.

Non sto scherzando, tu ordini, noi costruiamo. Se ordini subito consegniamo entro il 20 dicembre, in confezione blindata. Per l’eventuale spedizione di gioielli lo facciamo veramente, te li consegna un commando di poliziotti privati, a casa tua, con un piccolo sovrapprezzo di 140 euro. Molto emozionante. E anche questo e' incredibile ma vero. Passeremo alla storia come quelli che hanno trasformato il commercio in una forma di dadaismo estremo!
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